Patrimonio storico

Forte di San Michele, il baluardo da 32 bocche di fuoco nel nuovo libro di Davide Peccantini

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Plastico del Forte San Michele (Museo dell'arma del Genio di Roma)
Plastico del Forte San Michele (Museo dell'arma del Genio di Roma)
Forte San Michele

Le truppe italiane che il 16 ottobre 1866 entrarono per prime a Verona sostarono molte ore in prossimità del forte di San Michele, prima di ricevere l'ordine di riprendere la marcia verso Porta Vescovo, dove gli ultimi reparti austriaci si accingevano a lasciare per sempre la città sui convogli ferroviari. La fortificazione era parte del complesso sistema difensivo cittadino che fu il baluardo della potenza austriaca in Italia e fece di Verona la pietra angolare del cosiddetto Quadrilatero, ma oggigiorno di quest'edificio sopravvivono pochi resti dei due portali ad arco che ne costituivano la via d'accesso, assieme ai ponti levatoi, e il toponimo via Contrada del Forte, parallela a via Unità d'Italia e a via Dolomiti, nonché un plastico eseguito prima della demolizione e conservato al Museo dell'Arma del Genio di Roma.

Ora un libro ne svela i segreti e la storia, a partire dall'edificazione voluta dal feldmaresciallo Radetzky e affidata alla maestria architettonica dell'ingegnere Conrad Petrasch, che elaborò, fra gli altri, anche i progetti di costruzione dell'Arsenale e di Castel San Pietro. L'autore del libro è Davide Peccantini, presidente dell'associazione Quartiere Attivo, insegnante e divulgatore specializzato nella storia dei quartieri di Verona, ai quali ha dedicato numerosi scritti. Per «Il forte di San Michele», volume di cento pagine stampato con i contributi della Settima Circoscrizione, di Amia e Consorzio Zai, ha studiato i documenti degli Archivi di Stato di Vienna e di Verona, intrecciato le fonti storiche con le testimonianze letterarie e percorso a ritroso più di un secolo di storia per raccontare ciò che l'edificio ha rappresentato per la zona a est della città.

«Il forte, originariamente chiamato Werk Kaiserin Elisabeth, dal nome dell'imperatrice Elisabetta di Baviera, fu costruito tra il 1854 e il 1856 come avamposto orientale, strategico per bloccare eventuali attacchi che raggiravano da sud tutte le fortificazioni di Verona», spiega Peccantini. «Da un lato proteggeva la ferrovia, incrociando il fuoco con il forte Santa Caterina, dall'altro era il collegamento via pista con il forte di Montorio. Proprio per la sua posizione avanzata, venne integrato nella linea del secondo campo trincerato di Verona. All'epoca era praticamente piantato in mezzo all'attuale Statale 11, tant'è che la strada venne deviata per poterlo circumnavigare, un po' come accadde a Forte Gisella. Venne demolito dopo la Prima guerra mondiale, quando la proprietà passò dal Demanio alla famiglia Astori con il vincolo dell'abbattimento ai fini della lottizzazione del terreno e della vendita, con l'obiettivo di urbanizzare la zona».

All'interno del libro, l'autore ha inserito mappe e foto che riguardano i progetti del forte, un'analisi sulla storia del quartiere di San Michele durante l'Ottocento, secolo attraversato dalla costruzione della linea ferroviaria Venezia – Milano, e il racconto di una giornata storica per la città: il 16 ottobre 1866, quando le truppe dell'esercito italiano, con il generale Giacomo Medici, aspettarono l'arrivo della delegazione comunale, capitanata dal podestà Edoardo De Betta, per entrare in città e sancire così il passaggio di Verona dall'impero austriaco al regno d'Italia, grazie alle dinamiche avvenute nella Terza guerra d'indipendenza. Non mancano, poi, gli aneddoti successivi alla dismissione del forte che poteva essere armato con 32 bocche da fuoco di vario calibro.

Non è la prima opera scritta dall'autore sul quartiere di San Michele: nel 2018 Peccantini ha pubblicato il «Risorgimento a San Michele», un'analisi sulla transizione del quartiere tra l'impero austriaco e il Regno d'Italia tra il 1866 e il 1874, frutto di una serie di incontri di divulgazione sulla storia di San Michele e Madonna di Campagna. .

Laura Perina

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