Convegno per i 140 anni dalla morte

Darwin, il genio sempre attuale. E i veronesi che anticiparono le sue teorie

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Charles Darwin
Charles Darwin
Charles Darwin
Charles Darwin

«Your Faithfully, Charles Darwin», con i distinti saluti il biologo ottocentesco chiude una lettera custodita oggi nell’affascinante archivio dell’Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona. La mostra, il presidente Claudio Carcereri De Prati, tra i preziosi documenti antichi conservati a Palazzo Erbisti. La missiva, non si sa indirizzata a chi, viene rispolverata non a caso dall’Accademia che, in occasione dei 140 anni dalla morte di Charles Darwin ne ricorda la figura con un pomeriggio di studi e letture soffermandosi sull’impatto che ebbe nel mondo scientifico veronese il pensiero darwiniano con la pubblicazione della celebre «L’origine della specie per selezione naturale».

 

Appuntamento

L’incontro, in presenza - ma si può seguire anche online - è per le 17 di martedì 19 aprile, data proprio della morte dello studioso. Aprirà i lavori Carcereri De Prati. Seguirà il presidente emerito Galeazzo Sciarretta, che parlerà della «illuminante e poderosa idea di Darwin», confrontandola con gli scienziati veronesi coevi come Tonini, Manganotti e De Betta. Poi, il biologo Daniele Zanini comparerà le sue scoperte botaniche baldensi con i principi darwiniani. «Due nostri accademici avevano già illustrato l’idea dell’evoluzione prima dell’opera darwiniana, per cui gli scritti del biologo inglese non poterono che suonare anche per una parte del mondo scientifico veronese come conferma di quanto già si sosteneva», spiega Carcereri De Prati. «Ci furono però anche accademici che, come in ogni dibattito scientifico, espressero disaccordo sull’idea evoluzionistica restando ancorati a una visione più tradizionale circa il tema della creazione. Martedì esamineremo tutti questi aspetti, ma presenteremo anche le ricerche effettuate sulla flora del Baldo che hanno consentito di scoprire nuove specie. L’incontro vuole essere un contributo alla ricerca scientifica, ricordando le menti degli accademici che ci hanno preceduto e presentando i risultati di ricerca che gli attuali portano avanti».

 

Hortus Europae

E qui entra in campo il socio dell’accademia e professore liceale Zanini che riprende i principi del grande naturalista per commentare le nuove segnalazioni botaniche baldensi. «Il ritrovamento di nuove piante sul Baldo è motivo di grande soddisfazione soprattutto nel momento in cui inizia la pratica Unesco per la sua candidatura a bene dell’umanità», spiega Zanini. «Fin dal Rinascimento il Baldo è considerato la montagna dei medici e dei botanici, talmente ricco di storia e di biodiversità da essere etichettato come Hortus Europae. Tale caratteristica è da imputare all’isolamento avvenuto durante le glaciazioni quaternarie, quando si caratterizzò come area di rifugio e di speciazione che, alla pari delle Galàpagos, consentì a molti organismi di differenziarsi. Per confermare le sue teorie, Darwin s’interessò dell’addomesticazione di molte specie, del loro incrocio e della selezione artificiale operata dall’uomo, come è successo nell’arco dei millenni per la vite domestica». E Daniele Zanini ricorderà il ritrovamento a Torri del Benaco di un esemplare maschio di vite selvatica progenitrice di molte varietà che si sono differenziate proprio sul Baldo, l’Enantio, e in Valpolicella: Oseleta, Negrara, Lambruscone.

 

Lo scienziato

Riprendendo la frase scritta da Darwin, «I mutamenti procedono in modo lento e impercettibile», Zanini analizzerà il modello di speciazione allopatrica di Mentha requienii, endemismo della Corsica, una specie alloctona rinvenuta a Malcesine. E ancora, Darwin, nel suo magistrale lavoro sulle Orchidee impollinate dagli insetti, rifiutò la teoria dell’inganno trofico, ipotizzando anche nelle dattilorize tipiche una minima presenza di secrezione nettarifera, come Zanini ha accertato nella Dactylorhiza incarnata, specie ritenuta estinta nel Veronese, ma ritrovata a Ferrara di Monte Baldo. Sarà pure analizzata la storia botanica, ecologica e medica del genere Aconitum, un’entità rara alla quale è stato riservato un progetto di conservazione in situ e di ripristino del suo ambiente di crescita.

 

I veronesi

«Fondata nel 1768, l’Accademia», aggiunge Sciarretta, «annovera nelle sue file illustri naturalisti, biologi e botanici concittadini, tra cui tre contemporanei di Darwin, alcuni anticipatori delle sue teorie». Della prima metà dell’Ottocento è l’accademico Carlo Tonini, nato a Verona nel 1803, laureato con lode in chimica a Padova e per un certo tempo direttore dell’allora farmacia Rigato, che scrive nel 1836, ben 23 anni prima della pubblicazione di Darwin: “La natura, nella produzione organica, sembra a passo a passo essere salita dalla composizione più semplice alla più complessa. Felci, canne, coralli, polipi e vari inverterbrati, ritrovansi proprio nelle montagne più antiche. Pesci, uccelli, rettili e quadrupedi, anche enormi, si ritrovano negli strati più moderni”. «Quanto darwinismo, prima dei lavori di Darwin, in queste poche righe», continua Sciarretta. «Innanzitutto, l’affermazione che sia stata la natura a salire di complessità: il fondamentale richiamo ai fossili e alla loro palese stratificazione temporale, come già insegnavano i progressi della geologia, scardina i ragionamenti sulla datazione della creazione del mondo, allora collocata solo nel 4004 a.C. I reperti fossili furono una colonna portante dell’ipotesi darwiniana e ne costituirono per un secolo la prova più forte».

Sette anni dopo Tonini, nasce a Verona Antonio Manganotti, che, dopo aver messo per alcuni anni a frutto la sua laurea esercitando alla farmacia Agli Angeli in piazza Bra, si dedica all’insegnamento, nei licei di Mantova e di Verona. Socio dell’Accademia nel 1844 ne sarà presidente dal 1887 al 1890. Nel 1853, sei anni prima della pubblicazione darwiniana, descrivendo l’orto botanico cittadino, allora situato dove oggi sorge l’ex Palazzo delle Poste, scrive: “Nello sviluppo di ogni individuo organizzato, seguendo una progressiva evoluzione negli organi diversi, addita natura istessa il criterio da seguire”. «Intendendo», continua Sciarretta, «per una classificazione sistematica dei viventi, poiché principio ormai dai naturalisti universalmente riconosciuto è quello del progressivo perfezionamento degli esseri o della comparsa di esseri sempre perfetti».

Infine Edoardo De Betta, nato nel 1822, si dedica agli studi zoologici, pubblicando lavori di rilevanza internazionale sulla fauna veronese e sui rettili. In Accademia dal 1854, ne è presidente per tre volte tra il 1869 e il 1886. «Dai suoi scritti», conclude Sciarretta, «appare, al contrario dei precedenti, una convinzione fissista, che non sembra essere intaccata dalla pubblicazione darwiniana, ormai sicuramente a sua conoscenza, a testimonianza del continuo dibattito che animò ieri, come oggi, il mondo scientifico». 

Maria Vittoria Adami