CAMBIA IL CLIMA CAMBIA IL MUSEO

Il dialogo virtuale tra generazioni sulle responsabilità ecologicheI plastiglomerati roccia formata da rifiuti di plastica
Il dialogo virtuale tra generazioni sulle responsabilità ecologicheI plastiglomerati roccia formata da rifiuti di plastica
Il dialogo virtuale tra generazioni sulle responsabilità ecologicheI plastiglomerati roccia formata da rifiuti di plastica
Il dialogo virtuale tra generazioni sulle responsabilità ecologicheI plastiglomerati roccia formata da rifiuti di plastica

Cosa c’è dentro uno smartphone? 200 grammi di tecnologia per la quale sono necessari 30 kg di materiali grezzi e 13 tonnellate d’acqua. Per confezionare l'oggettino servono 40 elementi, alcuni dei quali – il Tantalio, l’Ittrio – scompariranno in natura entro un secolo. Ma c’è molto altro: ad esempio che nel 2019 nel mondo sono stati prodotti 53,6 miliardi di tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici, ovvero 7 kg a persona. E solo il 17% è stato riciclato correttamente. Sono solo due esempi per tradurre l'allarme sostenibilità in qualcosa di tangibile. L’Agenda 2030 irrompe anche al museo. Il Muse di Trento dall’inizio di ottobre ha ripensato una intera sezione della struttura concepita dall’architetto Renzo Piano e inaugurata nel 2013. E lo ha fatto intrecciando la riflessione teorica e la ricerca a casi pratici, in un periodo travagliato della storia dell’umanità com’è quello della pandemia da Covid che ha messo a nudo non solo la fragilità della specie ma anche quella di un modello di sviluppo. Ecosistemi e sopravvivenza umana viaggiano insieme, è chiaro oggi più che mai, in quello stesso tempo che si dichiara già insoddisfatto dell’esito del G20 di Roma e della 26esima Conferenza sul cambiamento climatico di Glasgow . Il Museo delle scienze si è confrontato con i 17 obiettivi dell’Agenda e li ha tradotti in un percorso agevole su 400 metri quadrati attorno a sei tavoli - il tavolo è simbolo del confronto dialettico virtuale ma resta in fondo il migliore luogo fisico dove incontrarsi – al centro del quale c’è la sfera illuminata della Noaa, l'agenzia National Oceanic and Atmospheric Administration, simbolo della complessità. I filoni di riflessione riguardano la perdita della biodiversità , il cambiamento climatico propriamente detto e la demografia. Fisico, comunicatore scientifico e coordinatore delle azioni del Muse per l’Agenda 2030, David Tombolato è il curatore della Galleria della sostenibilità: «Non potevamo proporre letture banali, tutti sappiamo ormai cosa sta accadendo alla Terra – spiega – Abbiamo scelto di approfondire come si può passare dalla consapevolezza alle azioni e come le azioni individuali e quelle della comunità globale sono connesse. Il dialogo tra generazioni e la responsabilità di chi c’era prima rispetto a chi vive ora il pianeta e ancora di più rispetto a chi lo abiterà domani, mi sono sembrati un buon modo di comunicare sia i timori che le speranze per il nostro futuro». Sei attori interpretano ciascuno un periodo storico tra il 1950 e il 2040, ponendosi reciproche domande sullo sviluppo, sul benessere raggiunto, sui prezzi da pagare per lo sfruttamento delle risorse, in un dialogo a coppie su grandi monitor – larga parte del materiale dell’allestimento è riciclo interno al museo – collegati ai sei tavoli. Un accenno alle lotte di Chico Mendes in Amazzonia, alla nonna di tutti gli ambientalisti la biologa Rachel Carson; uno alla studentessa svedese Greta Thunberg citata nel dialogo Sosteniblabla. E poi alcune grandi questioni: come avere uno stile di vita sostenibile? Come fermare l’accumulo di anidride carbonica? La biodiversità ha il volto della deforestazione e dello sfruttamento forsennato delle risorse – il caso delle coltivazioni di cotone che hanno desertificato aree africane e asiatiche - ma anche quello dei coralli delle Maldive che l’università di Milano- Bicocca sta cercando di ripristinare. L’impatto dell’Antropocene può essere invece ben riassunto da tre ammassi contorti che arrivano dalle Hawaii: i plastiglomerati, ovvero rocce formatesi dalla fusione della plastica con altri elementi naturali o scarti di attività umane. Identificati una prima volta nel 2014: vederli qui fa certamente un brutt’effetto. Il tavolo della demografia parla di un aumento della popolazione fino a 8 miliardi e del loro impatto sull’uso delle risorse: ma non tutti hanno lo stesso accesso e le stesse opportunità, generando disparità sociali gravi che a loro volta ostacolano lo sviluppo sostenibile. Il tema della fame nel mondo, è la riflessone del Muse, è tutt’altro che risolto... A proposito di futuro, la Galleria invita a superare i modelli tradizionali e ad usare creatività: propone tre provocatori oggetti futuribili come la frutta sintetica, un cappellino per regolare il sonno e la veglia, le pillole per imparare la tolleranza, tutti frutto di un gioco del tipo “immagina se…”. Un ampio corner con otto diverse esperienze è dedicato al mondo dell’impresa che si misura con esperienze di sostenibilità: dal Gruppo Lavazza a Esselunga e Fastweb.•.

Nicoletta Martelletto