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Benvenuto Cellini, presentato a Verona l'autoritratto ritrovato

L’autoritratto di Benvenuto Cellini, morto nel 1571
L’autoritratto di Benvenuto Cellini, morto nel 1571
L’autoritratto di Benvenuto Cellini, morto nel 1571
L’autoritratto di Benvenuto Cellini, morto nel 1571

Era riapparso nel mercato antiquariale parigino nel 2004, per poi diventare parte di una collezione privata. A distanza di sedici anni, è stato possibile attribuirne con certezza la paternità a Benvenuto Cellini. L’Autoritratto del grande scultore e orafo fiorentino, l'unica opera d'arte pittorica sopravvissuta dell’artista, si prepara quindi a diventare una nuova, preziosissima testimonianza della storia dell’arte del Cinquecento, grazie alle analisi scientifiche condotte da Silvain Brams nel laboratorio dell’Istituto d’Arte di Conservazione e del Colore di Parigi (IACC) e agli studi critici di Annalisa Di Maria, specializzata nell’iconografia pittorica rinascimentale, e Andrea da Montefeltro, ricercatore scientifico e scultore. Sono stati proprio i due studiosi, membri della Commissione di esperti di Arte e Letteratura del Centro Unesco di Firenze, a intervenire nella Conferenza Internazionale in occasione delle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Benvenuto Cellini (13 febbraio 1571) tenutasi ieri, con la partecipazione e collaborazione del Club per l’Unesco di Verona, nella data del suo compleanno: l’artista nacque infatti il 3 novembre, nel 1500.

Luogo prescelto per questo appuntamento con l’arte, il Palazzo della Gran Guardia. Protagonista e ospite d’onore, dunque, l’Autoritratto dell’artista, olio su carta di 61x48 centimetri, datato intorno alla seconda metà del Cinquecento. Il dipinto è stato svelato in Italia per la prima volta di fronte al pubblico veronese, aggiungendosi ad altre opere leggendarie di quello che viene considerato il più grande rappresentante del Manierismo, dalla celeberrima saliera creata per il sovrano francese Francesco I di Francia, capolavoro di oreficeria, conservata oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna, al bronzeo Perseo con la testa di Medusa in Piazza della Signoria a Firenze.

Ma anche altri templi dell’arte, dagli Uffizi alla Biblioteca Reale di Torino, ospitano le opere di Cellini, «l’orafo sanguinario», come venne chiamato, per la sua indole rissosa e violenta che lo costrinse a lasciare Firenze a più riprese, trovando rifugio in altre città italiane così come in Francia, allontanandosi da quel padre che lo voleva musicista e relazionandosi con papi e sovrani che ne intravvedevano il talento. A queste si aggiunge l’autobiografia La Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze, uno dei saggi più perspicaci della letteratura sulla vita quotidiana rinascimentale, capace di suscitare l’attenzione di Johann Wolfgang von Goethe, che la tradusse in tedesco, attratto dalla sua scrittura spregiudicata e priva di censure, con la quale tratteggiò la sua epoca regalando pagine memorabili, come quelle in cui narra i tragici giorni del Sacco di Roma, che lo videro protagonista nei panni inediti di bombardiere e maestro d’artiglieria in Castel Sant’Angelo, fra maggio e giugno 1527.

«Si tratta della testimonianza più importante dei lineamenti e dei tratti del viso di Benvenuto Cellini», ha ricordato la dottoressa Annalisa Di Maria. «Sul piano umanista, filosofico e spirituale l’artista era ispirato dal grande Leonardo Da Vinci e dall’accademia neoplatonica fondata a Firenze da Marsilio Ficino. Siamo nell’epoca in cui l’uomo riscopre la propria centralità». E di certo Cellini era ben consapevole del suo straordinario talento: l’Autoritratto assume dunque un grande valore storico-artistico, ma anche autobiografico, che va a confermare la sua fisionomia, già ben nota attraverso il celebre affresco del soffitto di Giorgio Vasari a Palazzo Vecchio di Firenze del 1563. La notizia del ritrovamento del dipinto in Francia fece all’epoca il giro del mondo, suscitando grande clamore. Oggi, grazie alle ricerche degli studiosi, abbiamo a disposizione molti dettagli: essa fu realizzata dall'artista in un periodo particolarmente significativo della sua vita inquieta e tempestosa, racchiudendo la sua ricerca della bellezza perfetta. A raccontare questa avventura, che getta nuova luce su uno dei personaggi più discussi e affascinanti del Rinascimento, è intervenuto anche il veronese Leonardo Rovani, genero della famiglia che possiede l’Autoritratto e futuro direttore del Cellini Art Fund, un fondo finanziario creato in Lussemburgo per la gestione dell’opera. «Verona è la mia città e possiede un inestimabile patrimonio artistico», ha dichiarato Rovani, durante la presentazione che ha sancito un rafforzato gemellaggio tra la città scaligera e Firenze. «Ecco perché l’abbiamo scelta come punto di partenza per far conoscere l’opera, che a partire da adesso sarà a disposizione di musei e fondazioni per mostre dedicate alla figura di Benvenuto Cellini. Vogliamo rendere onore al maestro permettendo agli studiosi di proseguire le indagini».•.

Silvia Allegri