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IL PRESIDIO.

Camion, trattori, furgoni mezza provincia bloccata

Centinaia di persone e mezzi. Momenti di tensione, strade bloccate e casello di Soave chiuso tre ore. Cacciati alcuni amministratori. Chiavegato: «Mandiamoli tutti a casa»
La protesta dei Forconi
La protesta dei Forconi
La protesta dei Forconi
La protesta dei Forconi

La rivoluzione dei Forconi è iniziata. Almeno 600 persone ieri mattina si sono radunate al casello autostradale di Soave per dare il via alla ribellione popolare contro lo Stato.
Fin dall'alba i manifestanti hanno iniziato a presentarsi al presidio permanente montato a fianco al casello, mentre da Cerea sono partiti oltre una ventina di trattori e furgoncini di artigiani scortati dai Carabinieri della Compagnia di Legnago e dalle pattuglie dei vigili di Legnago e Cerea. Nel frattempo al presidio, poco dopo le 9, gli autotrasportatori hanno dato vita a un'azione dimostrativa. Una cinquantina di camion ha intasato per oltre un'ora la strada regionale 11 e la bretella di collegamento tra la Porcilana e l'autostrada. Gli automezzi hanno iniziato a girare attorno alle rotonde presenti in zona paralizzando di fatto il traffico. Al rientro nel parcheggio del presidio, i mezzi hanno continuato a far sentire l'assordante suono dei loro clacson accolti dagli applausi dei manifestanti.
Attimi di tensione si sono registrati poco prima delle 10 quando Patrizia Badii, dei Liberi imprenditori federalisti europei (Life) e portavoce del presidio permanente, intervistata ad Agorà, trasmissione di Raitre, si è scagliata contro i politici in studio. Il collegamento è stato subito stoppato tra le urla rabbiose della gente. Nemmeno a farlo apposta, poco dopo è arrivato al presidio l'ex deputato della Lega e sindaco di Oppeano Alessandro Montagnoli. La folla si è scatenata con grida, fischi, offese di ogni tipo contro la classe politica, qualcuno ha provato a cercare il contatto fisico con Montagnoli ma è stato fermato da altri manifestanti. A quel punto è intervenuto Lucio Chiavegato, presidente di Life, che ha invitato Montagnoli ad allontanarsi. La stessa fine di Montagnoli l'ha fatta il sindaco di Roncà Roberto Turri, anche lui leghista, che nei giorni scorsi si era dimostrato favorevole alla protesta.
Salito su un trattore Lucio Chiavegato ha poi tenuto un comizio aizzando i presenti. «Noi qui non vogliamo politici che vengano a farsi belli», ha esordito, «ci dispiace per i disagi creati ma siamo qui per cambiare un sistema che non funziona più e mandare a casa questi farabutti che stanno davanti alla televisione a dirci quel che dobbiamo fare. Non ce andremo da qua», ha detto Chiavegato, «finchè non saranno loro ad andarsene».
Nel pomeriggio, alle 14, i ribelli si sono divisi in due tronconi, uno è partito a piedi con l'obiettivo di arrivare al supermercato Famila di San Bonifacio e poi tornare indietro. Il secondo gruppo ha invece deciso di continuare a manifestare a un centinaio di metri dal casello e di invadere le carreggiate per bloccare l'ingresso e l'uscita. Per tre ore il casello è rimasto chiuso con le forze dell'ordine costrette a schierarsi per impedire ai manifestanti di raggiungere l'autostrada a piedi. Per fortuna i facinorosi si sono dimostrati pochi, sempre sorvegliati dagli stessi organizzatori. Alle 17 nuovo blocco del casello, chiuso a singhiozzo per circa 30 minuti con gli agenti del reparto mobile di Milano pronti a intervenire. In serata gli organizzatori hanno prudentemente stoppato gli atti dimostrativi e all'interno del presidio sono arrivate le telecamere di Quinta Colonna e Piazza Pulita. Poi i più irriducibili sono rimasti a dormire all'interno del tendone, pronti a ripartire a oltranza dal prima mattino di oggi.

Francesco Scuderi

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