La tragedia di Peschiera

Il dolore del papà di Silvia: «Arrivava e la casa si illuminava»

La tragedia di Peschiera
Silvia Doriguzzi
Silvia Doriguzzi
Silvia Doriguzzi
Silvia Doriguzzi

«Averla a casa era sempre una gioia. Ogni volta che riapriva la porta, tutto l’appartamento si illuminava con il suo sorriso. Era una ragazza solare, sapeva fare gruppo, era socievole, tosta, non mollava mai». A poco di 24 ore dalla tragedia, il bellunese Luca Doriguzzi, il papà di Silvia ricorda così la figlia ventenne morta due pomeriggi fa in ospedale a borgo Trento dopo essere stata recuperata nelle acque del lago in fin di vita.

 

Si trova nella sua casa a Longarone, dove si svolgeranno i funerali della figlia.

Non ci sono dubbi per gli inquirenti sulle cause della morte della ventenne bellunese. Si tratta di un decesso provocato da cause accidentali. Dopo il tuffo dal pontile a Castelnuovo del Garda tra le località di Pioppi a Peschiera e Campanello, avvenuto alle cinque del mattino di martedì, la giovane ha picchiato la testa contro un sasso e ciò le è stato fatale.

 

Il corpo della giovane è stato recuperato dopo essere rimasto immerso per un quarto d’ora da un ispettore di polizia, in vacanza al Camping del Garda Village di Castelnuovo, Mauro Trinca Rampelin, chiamato dagli amici della giovane e da un altro ragazzo. Una volta riportata sul pontile, Silvia è stata rianimata da due carabinieri di Peschiera, chiamati poco prima dal poliziotto, poi supportati dai sanitari del 118 e trasportata a Borgo Trento dov’è morta nel pomeriggio. «Non ho ancora parlato con gli amici che si trovavano con Silvia l’altra mattina.

I carabinieri mi hanno detto che erano molto spaventati da tutto ciò che era successo», dice ancora il padre, «ma li chiamerò nei prossimi giorni».

 

Vuole parlare subito, invece, coi militari e con il poliziotto che hanno rianimato Silvia in un primo momento. «Li voglio ringraziare di cuore e prenderò i contatti quanto prima, hanno fatto di tutto di più», dice. Resta in silenzio alcuni secondi prima di tornare a parlare: «Mi passa avanti tutta una vita», dice. Ancora una pausa: «Il suo sorriso, lo vedrà in tutte le sue foto, era sempre così, era la sua essenza».

 

Eppure la ventenne «non ha avuto una vita facile: io e sua madre ci siamo separati quando lei aveva solo un anno», rivela ancora il padre. Lei era rimasta a vivere con la mamma «ma ci vedevamo due, tre volte alla settimana. Avevamo un bel rapporto». La scuola, le amicizie, i primi amici e poi la voglia di viaggiare di diventare un’operatrice turistica. «Aveva già lavorato a Peschiera lo scorso anno al camping Butterfly, si era innamorata del lago di Garda e voleva tornarci».

Era stata la madre a trovare una famiglia, residente a Peschiera che aveva dato ospitalità a Silvia da una ventina di giorni. «Mi aveva detto che avrebbe fatto la stagione in un bar ma non mi chieda quale» dice. Il locale è il Filò, una caffetteria gelateria in pieno centro a Peschiera in via XXIV Maggio. «Doveva iniziare sabato ma aveva già preso contatti con il titolare del bar e stava imparando il nuovo lavoro». Era venuta nel Veronese «per cercare nuovi stimoli professionali che, le nostre zone, qui in Cadore, non potevano darle».

 

Era una ragazza intraprendente Silvia: «Voleva imparare le lingue», ricorda ancora il padre. Poi il pensiero torna allamorte della figlia: «Non mi sto ancora rendendo conto di vivere questa tragedia». Tenta di elaborarla: «Vede, faccio parte del Soccorso alpino qui in Cadore. Ho vissuto casi terribili. Ho visto morire molti giovani dell’età di Silvia». Ma non ci si fa mai il callo a certe situazioni: «Ma non pensi che possa capitare a te e quando succede non ci credi». Spunta anche il rammarico: «Le ho raccomandato mille volte di stare attenta quando va in giro».

La disperazione: «Sapeva nuotare come un pesce, non poteva essere più sfortunata». Ha solo una richiesta finale da fare: «Non descrivetela come una scavezzacollo. L’altra sera, stava trascorrendo una serata in compagnia. L’abbiamo fatto tutti quando avevamo vent’anni». •

Giampaolo Chavan