Università, via libera alla riforma Gelmini

RIVOLUZIONE. In Senato sostegno di rutelliani e Svp. Ora alla Camera
Commissariamento per gli atenei meno efficienti, ricercatori a termine e valutazione per i professori
30/07/2010
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Il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, nell'aula del Senato

ROMA
Primo via libera dal Senato al ddl Gelmini di riforma dell'Università e il testo nei prossimi mesi passerà all'esame della Camera. Ieri la maggioranza si è allargata perché ai voti del centrodestra si sono aggiunti quelli dei tre senatori dell'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli e i due senatori della Svp, forze tradizionalmente all'opposizione. Tra i punti principali dei 22 articoli del ddl, più poteri al consiglio di amministrazione degli atenei, per i quali è previsto l'allargamento degli esperti esterni, minimo tre, e la finalità esclusiva di gestione. Favorita poi la federazione tra università per razionalizzare la distribuzione delle sedi, ottimizzare l'utilizzazione delle strutture e delle risorse e migliorare l'offerta formativa. Prevista anche la fusione degli atenei più piccoli. Ogni università potrà avere non oltre 12 facoltà. Via dagli atenei i mini-corsi accademici cui sono iscritti, a volte, anche meno di dieci studenti.
Vita più difficile per gli atenei e le facoltà meno efficienti: per quelli con i conti in rosso scatterà il commissariamento. Non potranno bandire concorsi le università che continueranno a far confluire oltre il 90% dei finanziamenti statali negli stipendi del personale. Inoltre, il 7% dei fondi che annualmente lo Stato trasferisce alle università verranno stanziati solo se darà l'assenso l'Agenzia nazionale di valutazione dell'università. Arriva poi un fondo per il merito destinato a promuovere l'eccellenza fra gli studenti universitari più bravi, che richiederà stanziamenti adeguati e da cui scaturiranno le nuove borse di studio. Rimarranno le borse di studio per studenti meno abbienti.
Per i ricercatori vengono introdotti i contratti di ricerca triennali in sostituzione del contratto a tempo indeterminato: al termine del secondo contratto i ricercatori dovranno arrivare all'abilitazione all'insegnamento come docente associato. In caso contrario, non potrà più continuare l'attività accademica. Anche l'incarico dei rettori comporterà un limite: dai 16 anni attuali, la riforma prevede che al massimo potranno firmare due incarichi da quattro anni. Avviate le basi per l'introduzione di un codice deontologico che fisserà in modo esplicito i doveri dei docenti. Non c'è il limite di ore inizialmente imposto ai docenti, viene invece allargata la possibilità, sempre per i prof. universitari, di svolgere attività private al di fuori degli atenei. Per quanto riguarda l'età pensionabile dei professori ordinari il limiteè stato ridotto, ma di soli due anni: da 72 a 70. Per gli associati la soglia scende a 68 anni.
Gelmini ha definito questa riforma «epocale»: «Consente all'Italia di tornare a sperare. Il provvedimento disegna un'università più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale», Di avviso completamente diverso sono le opposizioni. Il senatore dell'IdV Pardi ha parlato di un progetto «non di riforma, ma di implosione delle strutture universitarie». E Luigi Zanda (Pd) attacca: «È presuntuoso chiamare questa una riforma dell'università. Impedisce a un'intera generazione di partecipare alla ricerca universitaria e mette il paese a margini della sfida internazionale».