«Orfeo ed Euridice», Muti la dirige per la terza volta
CLASSICA. La prima domani a SalisburgoÈ nota la predilezione del grande maestro per le opere di Gluck
Terminate tutte le prove, Riccardo Muti si prende una pausa di respiro fino della prima di Orfeo ed Euridice, in programma domani al Grosses Festspielhaus. È la seconda prima in cartellone al Festival di Salisburgo, particolarmente pregnante quest'anno perché festeggia il novantesimo anniversario della fondazione: dopo il Dionysos del contemporaneo Wolfgang Rihm, il capolavoro classico di Gluck.
Per Muti, quella con Gluck, è una frequentazione artistica fondamentale, un amore durato una vita. L'Orfeo è una tappa decisiva del suo percorso gluckiano. Domani tornerà a dirigerla, accompagnando dal podio la Wiener Philharmoniker, l'orchestra "regina del Festival.
La regia è di Dieter Dorn, classe 1935, tedesco dell'est fuggito dalla Ddr nel 1956, prima della costruzione del Muro di Berlino, con fama in Germania di non essere un fanatico del cosiddetto Regietheater (teatro di regia), ovvero l'idea che la regia deve fortemente connotare l'opera, provocare, fino, a volte, stravolgerla.
È la terza volta che Muti dirige un allestimento dell'opera, dopo uno storico a Firenze nel 1976 con regia di Luca Ronconi e scene di Pier Luigi Pizzi, e un altro alla Scala nel 1989 con la regia di Roberto De Simone. A queste si aggiungono numerose esecuzioni in forma di concerto, a Filadelfia, alla Carnegie Hall e tre anni fa a Firenze, senza contare incisioni celebri come quella con Agnes Baltsa ed Edita Gruberova. Un gemellaggio Muti-Gluck dunque di lunga data.
«Quest'opera», dice, «rappresenta tutto un percorso gluckiano, prima di questo Orfeo ci sono state Ifigenia in Aulide, Ifigenia in Tauride (scene di Giacomo Manzù), Alceste, Armide, un percorso molto importante, un autore cui mi sono dedicato molto»
