venerdì, 12 marzo 2010
VILLAFRANCHESE
CAMBIA PAESESondaggio
Gli stalli blu del parcheggio all'ex stazione di Borghetto sono facilmente individuabili?
Ressa alla festa al castello. Tragedia sfiorata all'ingresso
Villafranca. Poteva anche finire in tragedia. Fortunatamente qualche santo ha guardato in giù sabato scorso quando, sotto la spinta dei giovani che si erano assiepati all'ingresso del castello per accedere al palatenda montato all'interno delle antiche mura, dov'era stato organizzato uno "student party" con discoteca, hanno ceduto le staccionate in legno che separano il passaggio dai fossati laterali. Grazie a Dio nessun giovane è volato di sotto insieme ai pali, ai passamano e ai mattoni nei quali erano infissi. Il pericolo in caso di caduta non era rappresentato soltanto dal dislivello tra l'ingresso e il fossato, ma anche dalla presenza, parte per parte, di due cancelli con le punte che chiudono gli scivoli d'entrata nei fossati. Le staccionate cadute sono state sostituite, provvisoriamente, da due file di transenne.
Il fatto è che dopo il fallimento della cosiddetta "discoteca analcolica" organizzata nello stesso palatenda qualche settimana prima (poche decine i giovani presenti), nessuno pensava che lo "student party" avrebbe richiamato tale folla di giovani, soprattutto adolescenti: si parla di oltre duemila ragazzi. Una marea che si è ammassata all'ingresso tra le 20 e le 21,30 spintonandosi contro le staccionate che hanno fatto da imbuto, cedendo poi. Una folla inaspettata che ha riempito il palatenda. Tanto che ad un certo punto organizzatori, amministratori (erano presenti il sindaco Mario Faccioli e l'assessore alle manifestazioni Gianni Faccioli) e forze dell'ordine (carabinieri e polizia urbana), hanno chiuso il cancello del castello per un po' per impedire che all'interno della struttura montata tra le mure si accalcasse troppa gente.
«Le staccionate non hanno retto allo spintonamento della ressa», conferma l'assessore Faccioli smentendo che ci fossero stati vandalismi. «Oltrettutto erano di legno scadente. Stiamo già prendendo provvedimenti per sostituire i pali in legno con qualcosa di più forte. Ci siamo resi conto che tali sostegni non bastano e diventano pericolosi. Muretti? No, non possiamo. Comunque per qualsiasi cosa dobbiamo avere il benestare della soprintendenza. Il party? Una discoteca normale, come si usa tra i giovani. Il Comune ha appoggiato l'iniziativa di una associazione che ha pagato regolarmente l'affitto del castello e ci ha rilasciato una cauzione in caso di danni. Con questa pagheremo i danni subiti. L'amministrazione ha appoggiato l'iniziativa perchè tanti genitori e famigliari chiedono iniziative in favore dei giovani perchè non cerchino discoteche fuori Villafranca».
Con le sole transenne adesso non si potranno organizzare altre serate? E l'ingresso al castello non può risultare pericoloso ai visitatori "normali"? «Questa serata era l'ultima. Adesso aspettiamo che si apra la stagione. Comunque con le sole transenne non si può far niente perchè non servono da protezione, ma solo da deterrente. Comunque, ripeto, è stata una bella esperienza. Magari ci fosse la possibilità di farne ancora. Giovani ubriachi? No, allegri sì, ma ubriachi no».
«Qualcuno c'era», racconta un giovane presente. «La maggior parte dei partecipanti erano adolescenti, liceali e giù di lì venuti da tutta la provincia, e qualche bamboccio ubriaco c'è scappato».MOR.PEC.
«Medaglia d'oro anche un po' mia»
Fabio Tomelleri
Vigasio. C'è anche il tocco di un medico veronese dietro l'unico oro olimpico ottenuto dall'Italia a Vancouver. Il dottor Giampaolo Cantamessa, vigasiano di 61 anni, specialista in medicina dello sport, considera pure un po' sua la medaglia che lo sciatore Giuliano Razzoli, ha conquistato sulle nevi canadesi. Da due anni segue l'atleta emiliano al Fisiocenter di Bagnolo San Vito (Mantova), diretto dal dottor Matteo Benedini. Tra le fotografie con dedica di sportivi italiani che tappezzano lo studio di Cantamessa, in viale Europa a Vigasio, campeggia quella con l'autografo di Razzoli: «A Giampaolo con amicizia».
Cantamessa è come un meccanico della Formula Uno: controlla che la macchina, cioè il fisico dell'atleta, funzioni alla perfezione e individua le cause di eventuali problemi, per risolverli e vincere le gare. «Il paragone calza a pennello», sottolinea il medico, «poiché sono il consulente per la diagnostica traumatologica di Razzoli. Lo conobbi nel 2008, quando, in preparazione del mondiale 2009, ebbe una lesione muscolare alla coscia e venne a Bagnolo per le cure. Lo sottoposi a ecografia, lo staff del dottor Bendini seguì la riabilitazione. Da allora quando ha problemi o ha bisogno di un controllo, Razzoli non esita a chiamarmi. Lo visito a Bagnolo, oppure all'ambulatorio di Vigasio o al centro Squassabia di Verona, con cui collaboro». L'ultimo controllo effettuato dal medico su Razzoli è avvenuto a Verona, a fine gennaio, prima della partenza per le gare di Kitzbuhel e Vancouver. «Era assieme al fisioterapista della nazionale. Prima di lasciare il centro lo sciatore mi chiese: "Cosa devo portare da Vancouver?". Gli risposi con una battuta: "La medaglia olimpica". Sono stato un buon profeta. Poi, quando l'ho sentito in televisione dedicare la vittoria a quanti lo hanno aiutato mi sono sentito chiamato in causa. È stato il più bel riconoscimento».
Dopo l'oro olimpico Cantamessa ha inviato un messaggio di congratulazioni sul cellulare di Razzoli. «Gli telefonerò dopo l'ultima gara del 14 marzo per una rimpatriata, magari a base di lambrusco e parmigiano», prosegue sorridendo, «e, prima o poi, dovrà farmi vedere la medaglia». In due anni di collaborazione lo specialista di Vigasio ha potuto apprezzare le qualità del campione. «Il suo fisico è potente», sottolinea, «e lo stile della discesa ricorda quello di Alberto Tomba. Razzoli è un ragazzo che desta simpatia, di una solarità eccezionale. Ed è un professionista serissimo. Al Fisiocenter è stato sottoposto a un lavoro di miglioramento della postura».
Cantamessa aggiunge: «È un giovane con i piedi per terra. Quando si presentò al centro non era il campione di oggi, ma già si faceva notare per le sue potenzialità. Ha fatto enormi sacrifici, per questo si merita il successo, perché ha la maturità di gestirlo». Razzoli durante le visite chiacchierava volentieri con il medico veronese. «Spesso ha ricordato con affetto papà Antonio e mamma Tiziana. Più volte mi ha confessato la sua passione per i vini pregiati: gli farò assaggiare quelli veronesi».
L'oro olimpico si aggiunge al lungo elenco di risultati in ambito sportivo a cui il dottor Cantamessa ha contribuito con la sua opera negli ultimi trent'anni. Lo specialista fu dal 1991 al 2003 , responsabile sanitario del Chievo Verona e visse la favola che portò i «mussi volanti» dalla serie C1 alla A.
«Ebbi buoni rapporti con l'allenatore Gigi Del Neri e con Alberto Malesani mantengo tutt'ora una bellissima amicizia: lo sento spesso, anche dopo tanti anni». L'ultima foto con la squadra della Diga ritrae il dottore tra l'ex capitano Eugenio Corini e Oliver Bierhoff. «Fu scattata a Tokyo nel giugno del 2003», conclude, «durante la tournée giapponese della squadra».
Oggi Cantamessa, oltre a prestare servizio nei centri fisioterapici, continua la sua opera di medico di base curando 1.500 mutuati del paese, è medico sociale del Vigasio, squadra calcistica di Eccellenza, e della Pallamano Vigasio, che milita nella serie A1 femminile ed è in lizza per i "play off".
Allo studio un piano comunale contro il rischio caduta aerei
Villafranca. Aree attorno al Catullo vincolate per contenere i danni di un eventuale incidente aereo. Le zone sottoposte a restrizioni di tipo urbanistico saranno individuate dal Comune con il Piano di rischio aeroportuale. Il progetto è solo all'inizio e riguarderà la zona sul versante villafranchese dello scalo. La giunta ha incaricato il personale dell'ufficio tecnico di compilare i documenti con le indicazioni e le previsioni ambientali. Verranno innalzati i livelli di protezione e posti dei limiti alle costruzioni.
Il piano avrà delle norme che restringeranno la possibilità di insediamento delle persone nelle zone esterne allo scalo. I tecnici compileranno un elenco con le attività che saranno giudicate non compatibili con l'aeroporto, perché pericolose o sensibili al passaggio degli aerei. I terreni privati verranno divisi in tre fasce. La classificazione cambierà in rapporto alla distanza dei terreni dall'area di movimento degli aerei. Il tipo di operazioni e i velivoli che atterreranno e decolleranno dall'aeroporto contribuiranno alla definizione dei vincoli sulle zone. Nella stesura delle prescrizioni i tecnici dovranno tenere conto delle caratteristiche di costruzione e delle modalità operative della pista principale.
I vincoli saranno riportati sulle mappe del vecchio piano regolatore e su quelle del nuovo Piano di assetto del territorio (Pat), in fase di preparazione.
Il Piano di rischio aeroportuale sarà concordato con la Direzione centrale per la regolazione degli aeroporti dell'Ente nazionale aviazione civile (Enac). Il Comune, concluso il progetto, lo invierà all'ente che controllerà tutti gli incartamenti ed esprimerà le proprie valutazioni sulle scelte. Ai funzionari dell'Enac spetterà il compito di verificare i dati raccolti dall'amministrazione. Concluso l'iter promuoveranno o bocceranno il piano. Una volta ottenuto il via libera dell'aviazione civile le norme entreranno in vigore e il Comune sarà obbligato ad applicarle.
Il documento sui vincoli è previsto da una norma statale del 2006 inserita nel Codice della navigazione. La legge stabilisce che i Comuni individuino vicino agli scali zone con restrizioni alle case e ai capannoni per «mitigare le eventuali conseguenze di un incidente».
Il Piano del rischio aeroportuale non è il solo strumento approvato in questi anni dal Comune per fronteggiare gli incidenti durante i decolli o gli atterraggi. Nel 2008 nel piano di protezione civile l'amministrazione aggiornò le procedure per il coordinamento dei soccorsi nell'ipotesi della caduta di un aereo.F.T.
Tre «spaccate» in sette mesi.
La tabaccheria ora è in vendita
Giorgio Guzzetti
Castel d'Azzano. Terza spaccata con furto in sette mesi per la tabaccheria al centro di Rizza, in via Piave 59: «Ecco le date: 23 agosto, 19 novembre e questa notte, il 6 marzo», elenca con precisione Miriam Manzati, contitolare insieme alla sorella Alice dell'esercizio. Alice continua: «Sono date che è impossibile dimenticare; a questo punto non ne possiamo più. Dopo il secondo furto, pur con qualche rammarico, avevamo cominciato a pensare di mettere in vendita il negozio. Dopo quest'ultima notte i dubbi sono spariti; non vediamo alternative».
La tabaccheria e profumeria si trova proprio in centro, accanto al supermercato: ha tre vetrine, un ampio locale in cui si trovano in vendita tabacchi, profumi, cancelleria e dolci. La porta di accesso di vetro ieri mattina è stata in fretta sostituita con un pannello di legno.
La spaccata è avvenuta alle 4,45 di ieri. Quattro i malviventi che, come potranno documentare anche le riprese delle telecamere interne, con una mazza da muratori hanno spaccato la vetrata della porta d'entrata, quindi hanno infranto le vetrine dei profumi. Hanno ripulito gli scaffali, stesso trattamento per le sigarette: interi ripiani svuotati. Prima di andarsene, i quattro non hanno trascurato di aprire la cassa e prelevare i pochi spiccioli che conteneva e prima di andar via pure una manciata di dolciumi. Il tutto in quattro minuti. I quattro sarebbero quindi fuggiti indisturbati su un Suv.
La dinamica e la durata della razzia sono state rilevate dalle telecamere. «Dopo il primo furto», spiega però la signora Miriam Manzati, «abbiamo aumentato le misure di sicurezza installando quattro telecamere, due esterne e due interne, sei sensori, i vetri blindati e anche gli allarmi con il collegamento alle forze dell'ordine. Non è servito a nulla». «Non solo», continua lo sfogo la titolare, «ma nei nastri delle telecamere relativi ai due furti precedenti, che abbiamo consegnato ai carabinieri, si vedono bene i volti dei ladri, tuttavia finora non c'è stata nessuna traccia di loro. Tutto questo ci dà un senso di impotenza e di paura. Cosa dobbiamo fare per tutelarci, difendere i nostri interessi e lavorare con un minimo di sicurezza?».
Pochi minuti dopo lo scasso, i carabinieri erano già sul posto. «I ragazzi che abitano sopra il negozio», spiega ancora la signora Miriam, «hanno confermato che i carabinieri sono arrivati pochi secondi dopo che i ladri erano scappati; a parer loro devono averli incrociati per strada. Stamattina (ieri ndr) poi sono venuti ancora i carabinieri per effettuare un sopraluogo, hanno preso la mazza da muratori e il piede di porco che i ladri per la fretta, o perché troppo carichi della refurtiva, hanno dimenticato qui. Stiamo facendo l'inventario di quanto ci hanno portato via per completare la denuncia».
Mentre Manzati parla la gente entra, compra, chiede notizie dell'accaduto, impreca, solidarizza, incoraggia: è la vita del negozio che continua, ma, conclude la titolare «Dopo una serie di episodi di questo tipo è la fiducia che viene a mancare, il senso di impotenza che ti prende dentro e allora è finita. Vedere poi alla telecamera come i ladri si muovano in casa tua, come prendano, arraffino, portino via, senza neppure la preoccupazione di coprirsi il volto, è decisamente umiliante. Ecco perché vendiamo, non ce la facciamo più a vivere qui dentro».
La tabaccheria di via Pace, a Rizza, non è il primo negozio preso di mira nel paese di Castel d'Azzano. Nei mesi scorsi nell'occhio del ciclone era entrato anche il negozio di occhialeria di via Marconi, che a sua volta è stato ripetutamente oggetto di spaccate e di furti notturni.
Paque, segnalati a Venezia gli errori della variante
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il Villafranchese rischia di essere penalizzato dalle modifiche al Piano d'area Quadrante Europa (Paque) approvate lo scorso 9 dicembre in Regione. Perciò la giunta del sindaco Mario Faccioli ha inviato a Venezia richieste di correzione e integrazione della delibera votata dall'amministrazione del governatore Giancarlo Galan .
La variante permetterà il recupero di edifici storici e aree verdi a Castel d'Azzano, la costruzione di un terminal intermodale per il trasporto combinato lungo l'asse ferroviario ad Isola della Scala e quella di un centro logistico ed altre specializzazioni ad Oppeano. Per il municipio le modifiche avranno ripercussioni sulla viabilità e sugli aspetti socio-economici del Villafranchese.
Lo scorso 3 agosto il Comune chiese che la modifica del Paque fosse sottoposta a un Valutazione ambientale strategica (Vas). L'amministrazione Faccioli domandò di collaborare e partecipare alla progettazione della variante «per sviluppare tematiche di interesse della comunità di Villafranca». Entrambe le istanze furono bocciate dalla Regione che lo scorso dicembre approvò la modifica del piano.
Nella delibera municipale con le proposte di modifica si legge: «È necessario, vista la rilevanza delle modifiche proposte, uno studio specifico per la valutazione dei potenziali impatti sulla viabilità e sugli aspetto soci-sanitari ed economici locali».
Ai tecnici regionali sono state segnalate dimenticanze o errori sulle mappe. Come quelli sugli ambiti di protezione del suolo, cioè quelle aree dove è vietata l'apertura di nuove cave. Il 14 ottobre 2003 il Consiglio comunale approvò l'estensione del vincolo ai terreni all'estremità sud-occidentale del Comune, comprese le frazioni di Quaderni e Rosegaferro, fino al confine con Valeggio. Ebbene nella nuova variante non compaiono le zone aggiornate.
Un'altra puntualizzazione chiesta dall'amministrazione Faccioli riguarda il futuro ampliamento del Magalini. Nell'allegato N della variante si legge la didascalia «rilocalizzazione del polo ospedaliero» accompagnata da un simbolo su un area del centro di Isola della Scala dove invece è prevista la chiusura dell'ospedale. Il municipio ha chiesto che venga aggiornata, sottolineando che Villafranca «è interessata in via principale alla localizzazione nel proprio territorio del polo ospedaliero del comprensorio dell'Ulss 22».
Un' altra questione affrontata dal Comune è quella del parco comunale del Tione. Nelle mappe del piano d'area, secondo l'amministrazione di Villafranca, va inserita anche quella zona a verde, istituita il 4 ottobre 2007 dal commissario prefettizio Elio Faillaci. Altre integrazioni richieste sono per la viabilità e la futura metropolitana di superficie. Sulle strade il Comune ha auspicato l'adeguamento, in variante, del tracciato della Grezzanella secondo il progetto definitivo del primo lotto, oggi in costruzione.
La giunta Faccioli poi ha evidenziato la necessità dell'inserimento «della chiusura dell'anello della circonvallazione della città, in corso di programmazione nel Piano di assetto del territorio (Pat)».
Sulla metropolitana il Comune ha chiesto che nelle norme del Paqe venga introdotta la possibilità «della dismissione del tracciato della metropolitana di superficie che attraversa Dossobuono e la realizzazione, in contemporanea, di un percorso alternativo che colleghi Verona con Vigasio e Isola della Scala».
Elementari e medie unificate. È nato l'istituto comprensivo
Vetusto Caliari
Mozzecane. L'attesa istituzione di una direzione scolastica a Mozzecane è diventata realtà. La Giunta regionale ha accolto ed approvato la proposta del Comune che già aveva incassato il voto favorevole del Consiglio scolastico provinciale di Verona. Si formerà così un istituto comprensivo formato da scuola elementare e media unite sotto un'unica direzione. Alla nuova realtà scolastica è stato aggiunto anche Nogarole Rocca dove esistono i due ordini di scuole. Attualmente le scuole dei due Comuni sono sezioni staccate delle direzioni della scuola elementare e scuola media di Vigasio.
L'assessore provinciale alla scuola Marco Luciani commenta: «Abbiamo seguito ed applicato le linee indicate dalle Regione alla Provincia di percorrere la strada dell'istituzione di istituti comprensivi. Abbiamo accolto le richieste del territorio. La soluzione di creare un istituto comprensivo a Mozzecane con l'aggiunta di Nogarole Rocca risponde a criteri di omogeneità. I dirigenti scolastici delle elementari e delle medie di Vigasio avevano condiviso la proposta fatta dalla Commissione d'ambito provinciale di istituire a Mozzecane un istituto comprensivo con Nogarole e lasciare a Vigasio una sola direzione con Trevenzuolo ed Erbè».
«La proposta tecnica», aggiunge il sindaco di Mozzecane Tomas Piccinini, «è scaturita proprio nell'ambito scolastico ed ha trovato ampio successo non solo in Provincia ma anche nei sindaci dei cinque Comuni interessati. La razionalizzazione delle direzioni scolastiche riconosce quindi la necessità che Mozzecane, considerato il numero di frequentanti, abbia anche in loco la dirigenza scolastica».
Le scuole di Mozzecane e Nogarole sono sempre state sezioni staccate di altre scuole di paesi vicini. La nuova direzione scolastica amministrerà 300 alunni alla scuola elementare di Mozzecane e 270 in quella di Nogarole, 270alunni nella scuola media di Mozzecane e 100 in quella di Nogarole per un totale di 845 studenti.
L'assessore comunale alla scuola di Mozzecane Graziano Zerminiani commenta: «Siamo soddisfatti che sia andata a buon fine una proposta nata anche dai genitori. Avere l'istituto comprensivo nel nostro Comune permetterà al personale docente e a tutti i genitori di vivere l'attività scolastica senza grandi trasferte. Gli uffici della nuova direzione saranno ricavati provvisoriamente nell'edificio della scuola materna con nido che entrerà in funzione nel prossimo anno scolastico».
La notizia dell'istituzione di un istituto comprensivo a Mozzecane è stata accolta con soddisfazione dai genitori. Fausto Scatolon rappresentante dei genitori nel Consiglio d'istituto della scuola media: «L'abbiamo voluto noi genitori. La nostra scuola media è la più grande sia come numero di classi sia come numero di studenti. Diventava scomodo inoltre recarsi a Vigasio per tutti gli aspetti amministrativi e per parlare con la dirigenza. La sede centrale è troppo decentrata rispetto alla nostra realtà. Ora ci gestiremo la scuola in tutti i suoi aspetti. Avere poi un solo dirigente renderà più snelli i rapporti».
Emanuela Pasqualini rappresentante genitori Mozzecane ed assessore nel Consiglio di circolo della scuola elementare aggiunge: «Sono contentissima, inizia una nuova esperienza. Un grazie al sindaco Piccinini e all'assessore alla scuola Zerminiani».
Lori Ann Lo Monaco altra rappresentante di Mozzecane nel Consiglio di circolo: «La novità dell'istituto comprensivo che completerà la formazione del nuovo polo scolastico penso sia un'ottima cosa. Sicuramente offrirà ulteriori occasioni di crescita. Polo scolastico e autonomia porteranno sicuramente buoni frutti».
Lite sui volantini della Lega
«Deturpano il territorio»
Emanuele Zanini
Sona. La frazione di Lugagnano viene "tappezzata" da volantini a sfondo politico e scoppia la polemica tra maggioranza e opposizione. Nei giorni scorsi un manifesto della Lega Nord con la scritta a caratteri cubitali "Elezioni regionali 2010. Gestione del Comune di Sona. Saranno presenti: Bragantini, Fontana, Mazzi, Venturi, Chiarel" è stato affisso in diversi punti della frazione.
Tra le vie principali del paese i fogli sono stati attaccati sulla segnaletica stradale, sui pali della luce, sui cestini portarifiuti, sulle pensiline delle fermate dell'autobus, sui muri delle case. Sulla questione il capogruppo della lista civica di minoranza "L'Incontro" Gianluigi Mazzi, secondo il quale a compiere il gesto, senza rispettare il regolamento comunale che delimita l'affissione di manifesti elettorali in precisi spazi circoscritti, sarebbe stata una militante della Lega, ha chiesto l'intervento della polizia municipale.
«Chiedo un intervento immediato, forte e deciso, da parte delle autorità competenti, prima della bagarre politica sotto le elezioni. Il degrado del nostro territorio», sottolinea Gianluigi Mazzi, «non deve assolutamente essere determinato da persone incivili e poco propense al rispetto delle regole».
I volantini sono stati tolti in buona parte. Ne sono rimasti solo pochi brandelli qua e là. Per Gianmichele Bianco, consigliere comunale de "L'Incontro", «dopo aver avuto degli scambi informali con alcune persone dei vari partiti e gruppi sono emerse ipotesi che tenderebbero ad alleggerire e cancellare il grave gesto di inadeguatezza ambientale e regolamentare».
La prima tesi, secondo Bianco, è che i manifesti intendevano semplicemente pubblicizzare un evento e non fare propaganda politica. «Ma nel volantino», sostiene Bianco, «non si parla di tematiche specifiche che possano interessare la cittadinanza». La seconda tesi, secondo il consigliere di minoranza, è che i volantini siano stati affissi da ignoti. «L'operazione invece», sottolinea Bianco, «è stata compiuta da mani della Lega. L'aggravante è che in questo modo si è imbrattato il paese di centinaia di manifesti che vanno ad appesantire il grado di incuria e sporcizia delle strade. Sono esterrefatto», conclude il consigliere, «che un regolamento votato e approvato in consiglio all'unanimità sia, dagli stessi membri dell'amministrazione comunale ignorato e calpestato in questo modo».
Di tutt'altro avviso il sindaco di Sona Gualtiero Mazzi che afferma che il volantino è stato realizzato per comunicare un incontro. «Alla serata ero presente», spiega. «E il tema da discutere c'era, eccome. Si è parlato di questioni legate ai progetti futuri dell'amministrazione sul territorio comunale e la sua gestione». «La polizia municipale», aggiunge il primo cittadino di Sona, «ha trovato anche numerosi volantini del Pd che pubblicizzavano un incontro in sala consiliare, sparsi in diversi punti delle frazioni».
Primo ricorso sul Motorcity
«C'è il territorio da tutelare»
Fabio Tomelleri
Trevenzuolo e Vigasio. Il contenzioso ambientalista contro "Motorcity" si sposta sul piano legale. Legambiente ricorrerà al Tribunale amministrativo regionale per l'annullamento della delibera con cui la Regione, il 29 dicembre scorso, autorizzò il progetto dell'autodromo di Vigasio e Trevenzuolo. Il provvedimento contestato dagli ambientalisti è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale martedì 2 marzo. «Ci rivolgeremo al Tar», annuncia Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, «per la salvaguardia del territorio e soprattutto per la salute dei cittadini». Gli ecologisti non condividono le prescrizioni rilasciate dai tecnici regionali nel parere con è stato autorizzato l'intervento, che trasformerà quattro milioni e mezzo di metri quadrati di territorio.
«È stata recepita solo una delle osservazioni che avevamo presentato», spiega Bertucco, «quella sul "fantomatico" casello dedicato al "Motorcity" sull'autostrada del Brennero. Sarà obbligatoria la realizzazione dello svincolo per aprire il parco di divertimenti e il centro commerciale. Per il resto c'è una grave sottovalutazione del progetto e del devastante impatto che avrà sull'area». Il presidente osserva: «La commissione si limita a prevedere un monitoraggio dell'aria. Non fa riferimento a quanto sottolineato dall'Agenzia regionale di prevenzione ambientale (Arpav) di Verona l'anno scorso sull'aumento del traffico, previsto di sei volte».
Bertucco lamenta la mancata attenzione «alle previsioni di mobilità che noi riteniamo sorprendenti». E conclude: «Non c'è nessun obbligo preciso per l'accordo di programma con la Provincia di Verona sulla viabilità. Alle molte osservazioni pervenute la commissione ha risposto in modo generico che il progetto autodromo è previsto da una legge regionale del 1999. Ma, all'epoca, si parlava solo della pista. Non di tutto il resto». Franco Bonfante, consigliere regionale del Pd, sottolinea: «L'unica cosa significativa è il casello: non sarà facile ottenere una simile opera. Questo potrà mettere in difficoltà gli investitori vista la crisi economica. Noi rimaniamo contrari all'intervento».
Il titolare della discarica di Caluri: «Ormai subiamo danni incalcolabili»
Fabio Tomelleri
Villafranca. In tempo di crisi c'è chi non può lavorare per ordine del Tar. Non avviene in un cantiere qualsiasi, bensì nella discarica che la Rope di Cairo Montenotte (Savona) vuole riaprire a Caluri. Il sito per rifiuti speciali non putrescibili è stato contestato da enti, come i Comuni di Villafranca e Povegliano, dal comitato Caluri e da Legambiente. La terza sezione del Tribunale amministrativo regionale, qualche giorno fa, ha scelto di non procedere nell'esame del ricorso presentato dal comitato di frazione e dall'associazione ambientalista. La magistratura ha ritenuto sufficiente la prima sentenza, emessa all'inizio di febbraio, con cui annullò l'autorizzazione regionale alla discarica, contestata in un primo tempo dal Comune di Villafranca.
Da allora il cantiere è fermo, e Roberto Pensiero, legale rappresentante della Rope, non si dà pace all'idea delle perdite economiche che la sua azienda nel frattempo subisce, in un periodo non facile per l'economia. Pensiero s'infervora: «Chi devo ringraziare se subisco un danno incalcolabile? È una sentenza talmente sbrigativa che non entra nel merito del progetto. Non lo penso solo io, ma tutti i legali a cui nel frattempo ho mostrato il documento. Credo che abbia spiazzato gli stessi componenti del comitato contrario al sito».
Pensiero assicura che le carte per la discarica erano a posto. «Addirittura nella sentenza viene riportata una cosa che, secondo noi, non è vera, perché non esiste nessun vizio di procedura».
Il rappresentante della Rope sottolinea i problemi che il fermo del cantiere provoca alla sua azienda: «Qui si parla di milioni di euro investiti e se il decreto di autorizzazione della Regione è stato emanato è perché è stata condotta un'istruttoria approfondita e corretta. Se i magistrati avessero letto i fascicoli del procedimento avrebbero notato che lo Studio di impatto ambientale (Sia) spetta all'azienda».
Sul mancato coinvolgimento del Comune di Povegliano nel procedimento, contestato dal Tar, l'imprenditore osserva: «Abbiamo invitato Comuni che addirittura distano 20 chilometri dal sito di Caluri. Abbiamo presentato il progetto due volte. Addirittura Povegliano ha partecipato ad alcune fasi del procedimento. Il voto di questo Comune alla conferenza dei servizi, comunque, non avrebbe cambiato l'esito della finale dell'istruttoria». E commenta: «Questo è un paese dove un imprenditore, dopo tre anni di impegno per un progetto, non sa se i soldi che ha speso li potrà poi recuperare. L'impianto è lì, pronto ad entrare in esercizio, ma dovremo attendere mesi prima di sapere se potremo avviarlo». Roberto Pensiero conferma la volontà di proseguire con l'intervento: «Stiamo valutando ogni azione possibile per aprire l'impianto. Consideriamo sia l'azione legale, sia il rifacimento della Valutazione di impatto ambientale (Via). Dovremo consultarci con gli avvocati della Regione».
L'impresa dovrà tener conto anche del cambio ai vertici dell'amministrazione regionale di fine marzo, al seguito delle elezioni che rinnoveranno presidente, consiglio e giunta. «Noi non possiamo chiedere niente alla Regione», dice Pensiero, «dobbiano soltanto attendere che l'amministrazione regionale prenda in esame il progetto che abbiamo presentato due anni fa». E ribadisce: «Abbiamo bisogno di risposte certe, ma, purtroppo così non è. Un decreto ci ha imposto di sospendere i lavori, che abbiamo pressoché ultimato. Per noi rimane il danno che ormai è difficile da calcolare».
Anche Legambiente però è sicura nel voler contrastare la riattivazione della discarica di Caluri. Il presidente regionale dell'associazione ambientalista Michele Bertucco commenta: «Nel ricorso avevamo sollevato il mancato coinvolgimento di Povegliano. Il Tar non è entrato nel merito delle altre eccezioni giudicando la motivazione giuridica molto forte. Ora si tratta di capire cosa farà la ditta .Di fronte alla ripresentazione del progetto con il Comitato di Caluri metterremo in atto tutte le iniziative necessarie per scongiurare un ulteriore pericolo per i cittadini e per il territorio».
Ossario in gestione al Comune «Così vogliamo valorizzarlo»
Maria Vittoria Adami
Sommacampagna. «L'Ossario di Custoza è di proprietà della Provincia. Non è prevista la sua cessione, ma solo la concessione in uso al Comune di Sommacampagna, nell'ottica di una valorizzazione del Sacrario». È la risposta lapidaria della Provincia, in seguito all'interrogazione del consigliere Vincenzo D'Arienzo, che accusava l'ente di voler «disfarsi» del monumento ottocentesco perché «antieconomico».
«Il piano delle valorizzazioni e delle dismissioni dei beni immobili non strumentali prevede l'utilizzo convenzionale, con il Comune di Sommacampagna, per la gestione del sito», spiega l'assessore provinciale al patrimonio, Stefano Marcolini. «La destinazione avrà finalità pubbliche in ambito storico, turistico e culturale. In questo modo sarà valorizzato il complesso monumentale: sinora il mero servizio di custodia da parte della Provincia ha consentito l'accesso al sacrario, ma non l'effettiva diffusione della conoscenza del suo valore storico e simbolico».
La valorizzazione dell'Ossario e del suo messaggio, nell'ottica di Provincia e Comune di Sommacampagna, sarà esercitata da quest'ultimo, dunque, poiché da sempre l'immagine della frazione di Custoza si identifica con il monumento.
L'assessore provinciale alla cultura, Marco Ambrosini, ha rigettato le accuse di D'Arienzo, che ha parlato di «disinteresse» dell'ente nei confronti del sito storico. «Più di un elemento dimostra come l'attenzione della Provincia nei confronti del sacrario», ha obiettato Ambrosini, «non è mai cessata e anzi è continuata nel tempo. L'ultimo esempio è il mese di iniziative "Morte li adeguò", organizzate dal Comune di Sommacampagna con il nostro patrocinio, per commemorare i caduti di tutte le guerre. La manifestazione ha avuto il momento clou una settimana fa a villa Vento, con centinaia di partecipanti e la visita ufficiale all'Ossario in notturna. Non c'è nessuna inerzia». Provincia e Comune, tramite alcuni parlamentari, stanno inoltre vagliando la possibilità di chiedere all'Unione europea il riconoscimento per l'Ossario di «monumento dell'Europa unita ante-litteram», giacché contiene le spoglie di popoli diversi, vincitori e vinti insieme. «Sarebbe il primo monumento di carattere transnazionale», conclude Ambrosini, «e il riconoscimento europeo darebbe un nuovo impulso alla sua valorizzazione culturale e dell'intera area».
Da parte sua Sommacampagna ha diverse iniziative in cantiere, miranti a valorizzare il sito storico. «Vogliamo che la kermesse "Morte li adeguò", che prende il nome da una lapide della cappella dell'ossario, diventi un appuntamento annuale. Con questo evento abbiamo unito giornata della memoria e del ricordo, ragionando su questi temi e partendo proprio dall'ossario. Custoza è ricordata come terra del vino e di battaglie: vogliamo diventi un simbolo di pace tra i popoli. Per capire l'Europa si dovrà passare da Custoza. Rilanceremo, in tal senso, la rassegna internazionale di cori, che ogni estate si tiene all'ossario. Coinvolgeremo in progetti di promozione del territorio Consorzi e strade del vino; organizzeremo convegni di studi internazionali. Riporteremo le scolaresche di tutta la provincia in gita qui. L'Ossario diventerà un'antenna trasmettitrice di valori di fratellanza, unità e pace: sentimenti che fondano l'Europa. Porteremo avanti questi obiettivi con o senza ottenimento della gestione del sito».
D'Arienzo aveva anche chiesto se il custode che andrà in pensione a breve sarà sostituito. La risposta spetterà al Comune quando prenderà in gestione l'Ossario.
L'ospedale è aperto da poco
e ha già bisogno di riparazioni
Fabio Tomelleri
Villafranca. Nuovi lavori in vista al Magalini. Mentre monta la polemica sul Consiglio comunale dedicato al polo sanitario, previsto martedì scorso ma annullato all'ultimo minuto, il piccolo ospedale, aperto appena un anno e cinque mesi fa, ha già bisogno di manutenzione.
Giovedì il reparto di Medicina, con i suoi 22 pazienti, verrà trasferito dal terzo al primo piano dell'edificio. Verrà ricollocato nelle stanze che l'azienda stava allestendo per la Lungodegenza riabilitativa. Personale e malati vi rimarranno per 20 giorni, il tempo necessario per consentire agli operai di rifare il pavimento del corridoio all'ultimo piano, che si è sollevato in più punti a causa dell'umidità. Le operazioni per lo spostamento di pazienti, medici, infermieri e attrezzature dureranno mezza giornata. Il trasloco è stato deciso dall'Ulss 22 per permettere alla ditta di concludere in tempi rapidi l'intervento. Gli operai dovranno togliere il linoleum e rifare il sottofondo in cemento. Dovranno attendere che la parte inferiore si asciughi completamente prima di posizionarvi sopra un nuovo strato di copertura sintetica.
«Le bolle si sono formate sotto il pavimento», spiega Alessandro Dall'Ora, direttore generale dell'Ulss 22, « per l'umidità del sottofondo. Evidentemente il linoleum vi era stato steso sopra troppo in fretta, senza che il cemento si fosse asciugato del tutto. L'evaporazione dell'acqua ha creato le deformazioni del pavimento». Il direttore assicura: «Non ci saranno costi aggiuntivi: la ditta che aveva realizzato l'intervento la prima volta si occuperà del rifacimento». Il reparto di Medicina fu trasferito da Isola della Scala al Magalini nell'ottobre del 2008. Sul futuro ampliamento dell'ospedale, la minoranza polemizza con il centrodestra. I cinque consiglieri del Partito democratici (Pd), di Cittadini per Zanolli e di Dossobuono insieme, in comunicato congiunto spiegano: «Da tempo abbiamo sollecitato la convocazione del Consiglio per avere notizie sul nuovo ospedale e i servizi da trasferire. Della conferenza di giovedì scorso sul polo ospedaliero, promossa da Sandri e Dall'Ora, abbiamo appreso dalla stampa: significa che nemmeno chi è stato eletto per amministrare viene messo in condizione di conoscere». E aggiungono: «Anche il Consiglio di martedì si sarebbe prestato ad un mero fine elettorale per una battaglia politica tra le forze di maggioranza ai danni della collettività».
Gli esponenti della minoranza chiedono: «Come sarà il polo a due gambe? Quali reparti andranno a Villafranca e quali a Bussolengo? Quali le eccellenze dell'una o dell'altra gamba? Come gestirà l'Ulss i due ospedali con il buco di bilancio che si ritrova? C'è un piano per le risorse umane?». Infine sottolineano: «Ai rappresentanti di Pdl e Lega importa poco di sperperare somme ingenti dei contribuenti. A loro interessa la campagna elettorale per stabilire chi prevarrà tra i due partiti».
Paolo Tovo, candidato del Pd alla Regione, stigmatizza «la solita politica degli annunci». Poi dice: «C'è da sperare che la gente cominci a capire che stanno giocando sulla nostra pelle una partita indecente. Né Sandri né Dall'Ora sanno quello che succederà nel nuovo ospedale, non arriveranno ulteriori servizi. Forse è per evitare domande scomode che la Lega ed i suoi non ha accettato il confronto in Consiglio comunale».
«La conferenza stampa è una scelta legittima dell'assessore regionale e del direttore dell'Ulss», afferma Maurizio Facincani, presidente del Consiglio, «e vorrei che dopo l'assegnazione dell'appalto per il polo i responsabili venissero relazionassero ogni tre mesi sullo stato dei lavori. Se si è giunti a questo punto è anche merito delle battaglie compiute nel passato dalle amministrazioni precedenti. Ritengo importante il passaggio del commissario Antonio Canini fatto in Consiglio comunale. Sono convinto che, in attesa del nuovo polo, gli spazi dell'ospedale, oggi, possano essere riempiti con i reparti e le specializzazioni chiesti dal Comune».
La Procura apre un'inchiesta
sulla morte del giostraio
Francesco Bommartini
Villafranca. La procura della Repubblica ha aperto un'inchiesta sul decesso di Patrizio Morandi, il giostraio che domenica era rimasto schiacciato nel meccanismo che muove la sua giostra, in un tragico incidente sul lavoro. Il sostituto procuratore Fabrizio Celenza ha disposto un'ispezione esterna della salma escludendo però di effettuare l'autopsia. La giostra "I classici di Walt Disney" è stata posta sotto sequestro e sigillata. Resterà a disposizione dell'autorità giudiziaria finchè i carabinieri di Villafranca e lo Spisal (Servizio igiene sicurezza ambienti di lavoro) non concluderanno le indagini.
Antonella, moglie di Patrizio Morandi, si era accorta immediatamente dell'avvenuta tragedia quando ha sentito uno strano rumore provenire dala parte inferiore della giostra, dove il marito stava controllando il congegno.
«A Villafranca in tanti conoscevano mio marito», ha spiegato la vedova ieri mattina circondata dai due figli, parenti e amici di famiglia nella sua roulotte, «veniamo sempre a fare la sagra dei santi Pietro e Paolo. Inoltre ogni anno, nelle vicinanze delle festività pasquali, portiamo la giostra qui di fianco al castello. Per questo dobbiamo ringraziare Mario Faccioli, il sindaco che conosciamo da quando era assessore al commercio. È sempre stato gentile con noi permettendoci di occupare questo spazio. In aprile, altrimenti, lavoreremmo poco. Questo per noi è un periodo poco redditizio». Poi, provata dagli eventi delle ultime ore, ma con decisione, ha continuato: «I miei figli hanno sempre frequentato le scuole di Villafranca quando ci troviamo qui. Alberto ha 17 anni e quindi non frequenta più ma Simone, che ne ha 12, va alle Cavalchini-Moro».
Quando le si chiede se continuerà a girare di città in città con le sue attrazioni, la signora Morandi non ha dubbi: «È la mia vita. Io e i miei due figli continueremo la tradizione sostenuti da amici e parenti». Samuele, 32 anni, che conosceva Patrizio fin da bambino, dice: «Era una persona fantastica. Amava i bambini e la famiglia». Su un lato della giostra qualcuno ha appoggiato un vasetto con un'orchidea per ricordare Patrizio. C'è un biglietto: «Resterai per sempre tra i miei ricordi d'infanzia più belli». Patrizio Morandi, 46 enne residente a Calcinato, alle 12,30 di domenica si era sdraiato sotto la giostra attirato da un rumore che proveniva da sotto la piastra dopo aver messo in moto il macchinario. Quando si era steso, aveva appoggiato la testa per verificare se uno dei cuscinetti avesse dei problemi. Così facendo era stato colpito da uno spuntone di acciaio che gli aveva fatto sbattere il capo contro una piastra fissa, non lasciandogli via di scampo.
Sul posto sono arrivate due autopompe dei vigili del fuoco, un'ambulanza e i carabinieri con il capitano Alberto Granà e il comandante di stazione Marco Fruncillo, che conosceva Morandi da sempre. L'intervento per estrarre il corpo di Patrizio Morandi era durato quasi un'ora.
Ieri mattina pendeva ancora dalla parte superiore della giostra la codina che i bambini cercano di strappare durante i giri di carosello. Ma non c'era musica né allegria. Solo tanto cordoglio.
Motor City, architetto fa causa al Comune
Fabio Tomelleri
Vigasio. C'è un progetto dell'autodromo che non verrà mai realizzato. È quello firmato dall'architetto Desana Lyskova, che lo ha steso assieme al marito geometra Roberto De Togni, fratello dell'ex assessore allo sport Giorgio, con la consulenza dell'architetto Lumir Lysek. La progettista ha citato in giudizio l'amministrazione del sindaco Daniela Contri perché chiede di essere pagata per quel piano, diverso da quello di "Motorcity", approvato a fine dicembre dalla Regione. Lyskova vuole il saldo della parcella di 387 mila euro, che equivalgono alla preparazione dei disegni della prima versione della pista automobilistica.
Il piano, secondo l'architetto e il geometra, fu commissionato dal Comune nel 2000, dopo l'approvazione nel 1999 della legge regionale che istituì l'"Autodromo del Veneto" tra Vigasio e Trevenzuolo. Tre anni fa i due professionisti chiesero al Comune il corrispettivo per i progetti di sette anni prima, ma l'amministrazione rispose picche. Nel Consiglio comunale che si svolse nel giugno del 2007 l'ex vicesindaco Pietro Robbi, sollecitato sull'argomento dalla minoranza, diede la sua versione dei fatti. Precisò che l'unico incarico affidato per il progetto depositato in Regione riguardava la Pro Com, società del Principato di Monaco, per un importo di 500 mila delle vecchie lire. Ogni altro tipo di rapporto professionale, secondo Robbi, doveva essere risolto tra De Togni e l'impresa monegasca.
Lyskova e il marito non condivisero le motivazioni comunali e, il 24 aprile 2008, scrissero all'ente per ribadire che il loro piano esisteva e che era stato commissionato dall'amministrazione. Il Comune fece un nuovo riscontro, da cui emerse che negli archivi non risultavano «incarichi, impegni di spesa o progetti a firma della professionista».
A questo punto Lyskova ha scelto di passare alle vie legali: ha avviato alla sezione di Legnago del Tribunale di Verona la causa civile contro l'amministrazione. La richiesta è sempre la stessa: ottenere il saldo della stesura del progetto. La professionista è difesa dall'avvocato Luciano Grisi. La giunta ha ribadito la volontà di opposizione alla domanda di pagamento ed ha nominato per il patrocinio del Comune l'avvocato Donato Bragantini di Verona, a cui ha chiesto «provvedere al recupero di tutte le spese a carico dell'ente, per impedire l'emergere di danni di natura economica conseguenti all'esborso di spese legali a carico del Comune per ricorsi proposti da terzi». Spetterà ai giudici stabilire chi ha ragione. Se il Comune perderà la causa, dovrà pagare un conto salato di 473 mila 976 euro, che comprendono la parcella e le spese per Iva e Cassa architetti. «Abbiamo chiesto alla Regione copia conforme dei progetti depositati», spiega De Togni, «sui quali, oltre alla firma del nostro studio, c'è quella dell'ex vicesindaco Robbi con il timbro del Comune. Negli ultimi tre anni abbiamo scritto varie volte al Comune per trovare una soluzione bonaria, ma l'amministrazione ha sempre negato l'esistenza del progetto. Se emergerà che le carte sono sparite dai cassetti qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».
Fabio Tomelleri
Il nuovo ospedale sarà pronto a 10 anni dal rogo del vecchio
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il Magalini rimarrà così per i prossimi tre anni. Se tutto andrà bene il nuovo ospedale da 216 posti letto aprirà i battenti nel 2013, a dieci anni dall'incendio che il 23 marzo 2003 rese inagibile il vecchio edificio. Sandro Sandri, assessore regionale alla sanità, e Alessandro Dall'Ora, direttore generale dell'Ulss 22, ieri al Magalini hanno illustrato il progetto del nuovo ospedale. Sandri ha indicato i tempi con qualche contraddizione. A voce ha affermato che sarà pronto «fra due anni e mezzo-tre», ma sul comunicato distribuito all'incontro c'è scritto che i lavori «si concluderanno in tre anni e mezzo-quattro». L'assessore ha elencato i reparti e le specialità che verranno attivate nel polo, che sarà alto sei piani, di cui due sottoterra, lungo 105 metri e largo 30. «Ci saranno», ha osservato, «tutte le funzioni sanitarie e ospedaliere di una importante struttura». E ha aggiunto: «Con i fondi verrà completata la sistemazione antistimica del monoblocco, che è l'unico edificio non adeguato alle norme sui terremoti». «Il nuovo polo sarà dotato di tecnologia avanzata» ha spiegato Dall'Ora che ha avanzato l'ipotesi della riapertura del reparto di Ostetricia. «L'ospedale di Isola della Scala verrà chiuso dopo il completamento del nuovo Magalini», ha osservato, «per questo è allo studio l'ipotesi di aprire l'Ostetricia a Villafranca, non prevista nelle schede regionali. Il Magalini colmerà il vuoto che si creerà con lo spostamento dei servizi dedicati alle nascite dall'ospedale di Borgo Roma a quello di Borgo Trento. Il nuovo assetto dipenderà dalla riorganizzazione sanitaria che verrà decisa dalla Regione nei prossimi tre anni».
Fino al completamento del polo da 216 letti non verranno aperti nuovi reparti nel piccolo Magalini . «Oggi nell'avancorpo», ha spiegato Dall'Ora, «manca tutta la parte tecnologica. È impensabile spostarvi la chirurgia o altri reparti a spizzichi e bocconi: sarebbe rischioso e pericoloso. Non si può dar corso ad altre funzioni ulteriori rispetto a quelle attive oggi. Amplieremo le dotazioni di medicina e riabilitazione». Sul personale, il direttore ha osservato: «Non ho dati che evidenzino problemi di carenze a Villafranca». E sui posti auto attorno al futuro polo sanitario ha precisato: «Il Comune ha individuato due aree limitrofe. Spetta all'amministrazione decidere i tempi e modi in cui realizzarli».
Medico e farmacista tra i candidati
Lino Fontana
Si stanno delineando gli schieramenti per le prossime elezioni amministrative del 28 marzo. Una novità sul numero delle liste che dalle tre della precedente consultazione elettorale passano a quattro, salvo arrivi dell'ultima ora che la piazza dà per molto improbabili visti i tempi stretti per approntare gli elenchi che dovranno essere depositati entro mezzogiorno di sabato. Anche se alcuni candidati non intendono rendere noti il simbolo, il motto e la lista, è dato per certo che ormai i movimenti alle elezioni saranno quattro. Riscenderà in campo il sindaco uscente, Fabio Meneghello, che con la sua lista civica, dichiarata di centro-centro-destra "Insieme per Trevenzuolo", si ripresenta per un secondo mandato. «Nella lista che presenteremo, sono riconfermati tre degli attuali quattro assessori perché il quarto mi risulta si sia candidato in un'altra lista. Avremo comunque un rinnovamento del 40 per cento degli aspiranti consiglieri». Una novità viene invece dalla rinuncia a presentare una lista da parte del centro sinistra che, fino ad oggi, era rappresentato in consiglio comunale da Liberto Canoso, dalla lista "Tre stelle" , figura storica che ha ricoperto il ruolo di minoranza in consiglio comunale, interrottamente dal 1995 ad oggi. «Abbiamo deciso di stare alla finestra a guardare quello che accadrà», hanno sottolineato alcuni esponenti della "Tre stelle". Si affacciano invece nuovi volti nell'agone politico: Osvaldo Zoccatelli e Lino Squassabia.
Il primo medico di base in paese, ha costituito attorno a sè una lista civica «senza riferimenti politici, aperta a tutti», sottolinea il neo candidato sindaco. «Il simbolo, il motto ed i candidati in lista li sveleremo sabato alla presentazione ufficiale delle liste. Si tratta comunque di una nuova esperienza che affronto perché sollecitato, da qualche anno, da un gruppo di giovani del luogo che mi hanno chiesto insistentemente di essere il loro candidato sindaco. I nostri candidati hanno una età che va dai 30 ai 40 anni e ci sono anche alcune donne». Il secondo è Lino Squassabia, impreditore locale nel settore della vendita di arredamenti per la casa. «La nostra è una lista civica che raccoglie persone del luogo con l'obiettivo dichiarato di recuperare la dignità del nostro territorio e la dignità dei nostri concittadini. Abbiamo preparato una squadra che si sta adoperando per raggiungere questo obiettivo, composta da imprenditori, ma anche da professionisti, operai, tutta gente del territorio, con una età che va dai 30 ai 35 anni. Abbiamo anche una presenza femminile perché riteniamo che la donna meriti più attenzione da parte della politica».
Riscende invece in campo con il proprio simbolo l'unica forza politica ben definita: la Lega nord-Liga veneta, attualmente rappresentata in consiglio comunale da Daniele Sarti. Si è già presentata, domenica scorsa, alla cittadinanza con un volantino su carta patinata, con la foto del candidato sindaco Paola Pedrotti, farmacista del luogo, e il motto: per il cambiamento, fatti e non parole. Il logo con la scritta: "Trevenzuolo-Roncolevà-Fagnano" (in alto) e due cerchi con la scritte: "Uniti per il cambiamento e Lega nord-Liga veneta-Bossi". Paola Pedrotti sindaco". Sulla sua candidatura Pedrotti è stata laconica: «Rilascio interviste solo dopo il 28 febbraio». Infine, sui problemi Motor city e agroalimentare, nesssuno dei candidati si è espresso. Sabato si saprà, dai loro programmi che depositeranno con la lista, come intenderanno affrontare queste importanti problematiche.
Lino Fontana
Malati e con rami pericolosi. Si abbattono i pini in via Bixio
Maria Vittoria Adami
Le piante hanno il bollino, in via Nino Bixio. Dei circa 250 pini marittimi che costeggiano l'arteria villafranchese, un'ottantina sono stati segnati e saranno abbattuti. Le operazioni sono già iniziate e alcune piante sono state tagliate sino alla base. Si procede di paio in paio, con un diradamento, in modo da non bloccare il traffico già provato dalla chiusura di via Trento.
Comincia così il processo di riqualificazione di via Nino Bixio, anche se i tempi saranno lunghi. Per ora saranno solo abbattute le piante più malandate, vecchie o malate.
«I pini hanno creato danni al sottosuolo», spiega il sindaco Mario Faccioli, «e sono pericolosi: sul marciapiede hanno provocato delle balze sulle quali le persone inciampano. Quando nevica, i rami non reggono il peso e si spezzano».
Durante le nevicate di quest'inverno, infatti, diverse auto si sono trovate sepolte da grossi tronchi che hanno ceduto sotto il peso della neve. «Abbiamo provveduto alla mappatura delle piante, individuando quelle più pericolose, perché inclinate o dannose ai marciapiedi o con problemi di salute. Per ora le diradiamo».
La strada non cambia il look dai primi anni Sessanta. Quando si pensò, con una scelta rivelatasi sbagliata, di sostituire gli ombrosi tigli con piante più moderne e di moda, ma che si sono mostrate inadatte alla zona: gli attuali pini marittimi. Gli alberi vecchi e spelacchiati sono un pessimo biglietto da visita. Ma non sono l'unico cruccio di questa via. Molti cittadini si sono lamentati per la sporcizia: quest'estate campeggiavano cartelli scritti a mano dagli abitanti della zona che chiedevano ai proprietari dei cani di raccogliere le deiezioni.
È una strada trafficata, sulla quale gli scontri sono frequenti. L'ultimo ha provocato l'abbattimento di un lampione a metà del corso, che tuttora non è stato rimpiazzato.
«È una via che grida vendetta», ha ammesso il sindaco, «sulla quale interverremo per gradi. Stiamo studiando un piano con Acque veronesi per il rifacimento di tutti i sottoservizi, solo in parte rimessi a nuovo a Villafranchetta. Il resto è tutto da rifare. Le piante andranno rase al suolo tutte e sostituite da tigli o da lecci. Occorrerà rifare l'impianto di illuminazione pubblica, la ciclabile e i parcheggi. Sarà un processo di riqualificazione graduale».
Temi e modi, però, non sono certi. Il pacchetto di opere a garanzia di un completo ripristino di via Bixio, previsto per il 2010, è slittato prima al 2011, quindi, con il nuovo piano triennale illustrato a dicembre, al 2012. La spesa prevista è di due milioni e mezzo di euro. Le opere riguardano fognature, condutture di gas, acqua ed elettricità, nonché il rifacimento dei marciapiedi, attualmente coperti da uno strato di asfalto. Entro tre anni, inoltre, saranno realizzate due rotonde per far defluire meglio il traffico dalla zona dell'ex Metropol: una all'incrocio con via Napoleone III una con via Pace, entrambe a carico dei privati costruttori impegnati a Villafranchetta.
Nasce il nuovo auditorium al posto del vecchio cinema
Fabio Tomelleri
Villafranca. Una sala «sospesa» nel vuoto. Il futuro atterra nell'area dell'ex cinema Metropol. È stato presentato ieri il progetto della struttura che verrà realizzata dalla società "Gestione Cinema" e ceduta gratuitamente al Comune. L'edificio è la contropartita per la costruzione, nell'area accanto a piazza Villafranchetta, di un complesso di 40 appartamenti, oltre a uffici e negozi, per un totale di 30.586 metri cubi. I lavori, burocrazia permettendo, inizieranno tra aprile e giugno.
La giunta venerdì ha approvato la variante al Piano integrato di riqualificazione urbanistica, edilizia e ambientale. Per l'avvio del cantiere manca il voto del Consiglio comunale e il rilascio del permesso per costruire. Il sindaco Mario Faccioli ha precisato i motivi per cui è stata scelta una sala polivalente al posto del teatro, approvato dal Comune cinque anni fa. «Per prima cosa non abbiamo una sala degna del Comune di Villafranca», ha detto, «poi ci interessava ridurre i costi di gestione». Sui tempi di realizzazione dell'opera ha osservato: «Dall'inizio dei lavori la ditta avrà tre anni per completare l'opera, ma il progettista si è impegnato a terminare la costruzione entro due».
L'accesso principale alla sala da 450 posti a sedere, sarà su un fianco del complesso, di fronte alla biblioteca. La costruzione, a carico dell'impresa, costerà un milione 955 mila 688 euro. Il resto, fino al raggiungimento di 286 mila 582 euro, ce lo metterà il Comune, che provvederà all'acquisto di poltrone, proiettori, impianto audio, tende, sipario, oltre agli arredi delle zone comuni e dei servizi. La sala sarà rialzata rispetto al piano terra. Sotto ci sarà la rampa di accesso al parcheggio sotterraneo, su due livelli, ampi 4 mila 329 metri quadrati. I posti auto saranno vincolati ad uso pubblico e si sommeranno a quelli ricavati sotto piazza Villafranchetta. «Il palco sarà largo 11,80 metri e profondo 8,25 metri», ha spiegato il progettista Lucio Merlini, «e nel disegno abbiamo tenuto conto del foyer, della sala reception, della zona per il carico e lo scarico. Verranno realizzate rampe per consentire l'accesso ai disabili a tutti i livelli. La sala avrà una pendenza variabile: ospiterà manifestazioni e conferenze. Avrà due camerini e, nella parte superiore, la sala proiezioni e la zona per il "service"».
Merlini ha aggiunto: «Avrà spazi verdi anche nei piani rialzati: i luoghi esterni diventeranno parte dell'edificio. La vecchia galleria del Metropol verrà collegata al complesso e ci sarà un accesso pedonale da corso Vittorio Emanuele». Sullo scavo per i parcheggi il progettista ha sottolineato: «Utilizzeremo la tecnica delle paratoie, con la realizzazione di una scatola a tenuta stagna che sarà immersa per 4-5 metri nella falda».
Un nodo da sciogliere sarà quello della viabilità. La "Gestione cinema" realizzerà una rotatoria all'incrocio tra via Napoleone III e via Bixio. Una seconda rotonda sarà collocata al posto del semaforo tra via Bixio e via Pace, ma sarà a carico dei lottizzanti di Villafranchetta. «Il complesso sarà dotato di residenze di qualità», ha rimarcato Enrico Savio, figlio di Pietro Savio, legale rappresentante della "Gestione Cinema", «poiché gli edifici avranno isolamento termico, acustico, pannelli solari e saranno illuminati con la luce naturale».
Ospedale, indetta la gara per l'appalto della nuova ala
Morello Pecchioli
Villafranca. È stato pubblicato mercoledì mattina sulla Gazzetta Ufficiale Europea l'avviso per l'appalto dei lavori per l'ampliamento dell'ospedale Magalini di Villafranca. Sono 31 i milioni di euro a base d'asta. A questi andranno poi aggiunte le spese tecniche, l'iva, importi e oneri vari fino a raggiungere i 40 milioni assegnati per costruire un ospedale vero e proprio, con il pronto soccorso, le sale operatorie, il reparto di terapia intensiva e per completare i tre piani di ricovero per un totale di 220 posti letto. Quelli previsti dal progetto che risale al maggio del 2008.
«Ci abbiamo messo due anni per arrivare a questo punto», dice soddisfatto l'architetto Antonio Canini, il dirigente regionale per l'edilizia pubblica che fu nominato commissario straordinario (ora è commissario delegato) dopo il devastante incendio del Magalini, «ma alla fine ci siamo arrivati. Il progetto, bloccato per mancanza di fondi, nel frattempo è stato aggiornato secondo le nuove norme di sicurezza. Le prossime tappe? Entro il 21 aprile, come prevedono le norme europee, vanno presentate le domande con tutti i documenti necessari per la partecipazione alla gara. Dopo di che le ditte hanno 120 giorni per presentare le offerte. Una commissione le valuterà e assegnerà i lavori alla ditta vincitrice. Salvo contestazioni il cantiere sarò operativo entro l'anno».
Per discutere sull'ospedale era stato convocato per martedì prossimo, 23 febbraio, un apposito consiglio comunale che ieri è stato annullato: Canini, che doveva essere presente per relazionare, ha scritto al sindaco Mario Faccioli suggerendo il rinvio del consiglio. Del resto il futuro del Magalini è uno dei temi caldi delle prossime elezioni regionali, come lo fu alle amministrative, e c'è da star sicuri che tutti i partiti, nessuno escluso, in campagna elettorale ne faranno tema di convegni, dibattiti, assemblee, volantinaggi e raccolta di firme ai gazebo.
Intanto l'ospedale-la parte attualmente aperta al pubblico-,presenta parecchi problemi, dalla mancanza di personale all'umidità che cola lungo le pareti: in cucina, in magazzino, in cardiologia. Dall'inutilizzo di strumenti medici (l'apparecchio radiologico che fa l'ortopantomografia, il panorama dentario, è rotto da sei mesi e nessuno ha, ancora, provveduto ad aggiustarlo) al problema dei furti. Sparisce di tutto, dai rotoli di carta igienica alle placchette degli interruttori della luce. C'è perfino chi si porta via l'acqua potabile dei boccioni: è stato visto chi si riempiva bottiglie di plastica appoggiate sotto l'erogatore.
«Non c'è controllo», lamenta un'impiegata, «e si fa fatica perfino ad avere una scopa. Non chiediamo il mondo, ma gli strumenti necessari per le diagnosi. La gente se la prende con noi, siamo stufi di far da bersaglio».
Loredana Mazzonelli, presidente del Tribunale del malato, dice che aspettava con ansia il consiglio comunale. «L'avviso per l'appalto è stato pubblicato? Bene, ma in attesa dell'ampliamento si può far molto, per esempio incrementare i servizi, dotare l'ospedale di apparecchiature, per esempio la Tac, per diagnosi più efficaci. Così non si può andare avanti, soprattutto la cittadinanza che ne ha più di bisogno non può più aspettare».
Nuova biblioteca su due piani. Tornerà a Palazzo Guarienti
Alessandro Foroni
Valeggio. La biblioteca comunale, chiusa dall'estate scorsa, cambierà volto e tornerà nella prestigiosa sede di palazzo Guarienti. Continuano infatti i lavori per completare il recupero dell'ala sinistra di Palazzo Guarienti (iniziati nel 2005) e sono cominciate le operazioni per realizzarvi una struttura bibliotecaria efficiente che possa accogliere tutti i volumi e garantire agli utenti un buon servizio culturale. «Sarà una biblioteca su due piani», rivela Leonardo Oliosi, che è contemporaneamente assessore alla Cultura ed al Bilancio, «e diventerà uno spazio moderno, al passo con le strutture migliori della provincia. Recentemente sono stati approvati i progetti esecutivi per l'arredo e le luci e sono partite anche le operazioni di revisione del patrimonio librario, affidate alla cooperativa Charta di Mantova».
La biblioteca comunale era sorta sul finire degli anni Sessanta e fu collocata inizialmente sull'angolo destro del palazzo comunale (dove ora si trova la polizia municipale). Era poi stata spostata nei primi anni Ottanta a palazzo Guarienti, che da poco era stato restaurato. Poi, nel 1995, il trasferimento in via Baden Powell, dietro il parco Ichenhausen, causa lo spostamento a palazzo Guarienti degli uffici del Comune (il cui restauro fu completato nel 1997). Questa sede angusta e poco adatta (prima era un negozio d'abbigliamento), ha provocato un calo dell'utenza e dei prestiti dei volumi (scesi dagli iniziali 4-5.000 a circa 2.000 all'anno).
«La situazione della biblioteca ed il pensionamento del bibliotecario», continua Oliosi, «c'hanno spinto ad accelerare per poterla rilanciare e ridare al più presto un servizio efficiente ai valeggiani che erano abituati ad un'idea di biblioteca buia e dagli scaffali polverosi e troveranno invece qualcosa di completamente diverso».
A piano terra, nello spazio occupato prima dalla sala civica sarà presente una selezione di quanto disponibile in tutta la biblioteca, oltre a materiali per la scelta veloce (come la narrativa per adulti e giovani adulti, i piccoli manuali, le guide turistiche, i percorsi tematici). Inoltre ci saranno le novità librarie, i giornali quotidiani e le postazioni per i personal computer. Sempre al piano terra, nella saletta attigua saranno ospitate le proposte per i più piccoli, con angolo morbido, accompagnati dai genitori e per i bambini fino a 9-10 anni di età.
Al primo piano altra narrativa e lo spazio per l'approfondimento, con la saggistica e per l'ascolto della musica, oltre ad un deposito per i documenti meno consultati. Al secondo piano invece spazi utili per corsi ed incontri.
Variante
al Paque,
è polemica
Lino Fontana
Trevenzuolo. È stato un regalo non proprio gradito quello che la giunta regionale ha fatto a Trevenzuolo adottando la variante numero 4 al Piano d'Area Quadrante Europa (Paque).
In pratica la variante prevede che a Oppeano ci sia una «filiera per la trasformazione e commercializzazione di prodotti di eccellenza come un centro tabacchi, un polo siderurgico, un centro tessile, un centro logistico. Ma anche una cittadella dell'artigianato, un centro servizi e un centro commerciale». Per Isola della Scala, inoltre, si prevede un polo logistico «costituito da un insieme di strutture e funzioni finalizzate alla riconversione sostenibile del territorio urbanizzato dismesso per la valorizzazione del settore agroalimentare e del turismo». Infine il Comune di Erbè «riorganizza e riqualifica le aree produttive esistenti in prossimità dei nodi per funzioni turistiche ricettive, direzionali e commerciali connesse ai sistemi della filiera agroalimentare e ricettivo del tempo libero».
Nell'ultimo recente consiglio comunale di Trevenzuolo sono state approvate, dalla sola maggioranza col voto contrario dei due gruppi di minoranza (Tre stelle e Lega nord), le osservazioni alla variante richieste dalla Regione. Il sindaco, Fabio Meneghello, ha dichiarato che si tratta di una serie di interventi in alcuni Comuni limitrofi «simili alle nostre scelte, fatte già a suo tempo con il Motorcity e agroalimentare, che rischiano di sovrapporsi. Inoltre la stesura di questa variante», ha proseguito, «non è stata fatta in modo trasparente, contraddicendo a quello che era lo spirito della programmazione territoriale, visto che i Comuni limitrofi non hanno fatto scelte simili alle nostre e che oggi sono obbligati a fare per poter dare possibilità di sviluppo e gettito alle loro amministrazioni».
Meneghello ha poi aggiunto che si tratta di scelte non concordate preventivamente sotto l'aspetto politico, «almeno per quanto ci riguarda non siano stati interpellati», ha chiarito.
«Chiediamo che ci sia una condivisione nella realizzazione di interventi per evitare dei doppioni e concorrenze negli stessi settori produttivi o commerciali in Comuni vicini», ha proseguito, «Se venisse meno questo principio, il Paque diventerebbe uno strumento urbanistico ingovernabile e non sarebbe più un piano d'area razionale». Meneghello ha detto infine che «è opportuno che i lavori di urbanizzazione e di realizzazione dei Piani urbanistici attuativi (Pua) partano contemporaneamente altrimenti le strade restano in un deserto».
Ma secondo Liberto Canoso (Tre stelle) è condivisibile la prescrizione della Regione e della Provincia, ovvero che le strade siano realizzate prima degli insediamenti. «Non possiamo attendere che Trevenzuolo soffochi per il traffico, che aumenterà anche per realizzare gli insediamenti, senza prima avere adeguate infrastrutture viabilistiche funzionanti e funzionali agli insediamenti da realizzare».
Le minoranze rimproverano alla maggioranza l'osservazione fatta alla Regione dove si chiede che tali scelte debbano prima essere concordate con gli altri Comuni limitrofi i quali devono anche essere preventivamente informati. «È quantomeno strano che questa maggioranza chieda di essere preventivamente informata, quando a suo tempo si è guardata bene dall'informare i Comuni limitrofi che stava approvando il motorcity e l'agroalimentare».
In bicicletta fino a Bologna lungo le ferrovie dismesse
Villafranca. Per gli Amici della bicicletta-Fiab di Verona è una di quelle notizie che lasciano il segno. La Regione Emilia Romagna, le Province di Bologna e Modena ed altri nove Comuni emiliani interessati, hanno chiesto ed ottenuto dalle Ferrovie dello Stato la cessione del sedime del vecchio tracciato della linea ferroviaria Bologna-Verona, che corre parallelo all'attuale nuova linea, per un totale di circa 37 chilometri arrivando fino ad Ostiglia.
«Secondo il progetto d'insieme, l'iniziativa ha come obiettivo di collegare le città di Bologna e Verona con una pista ciclabile», sottolinea Paolo Fabbri, presidente dell'associazione veronese Amici della bicicletta. Fabbri osserva, però, che da Ostiglia in poi, verso Verona, non è possibile utilizzare il vecchio tracciato della linea ferroviaria in quanto utilizzato per il raddoppio. A questo punto, a risolvere il collegamento fino a Verona, o quasi, ci ha pensato il Comune di Isola della Scala, Comune capofila che, con altri sei Comuni veronesi e la compartecipazione del Consorzio Tartaro-Tione, ha redatto un progetto preliminare per realizzare una pista ciclabile che, partendo da Povegliano, giunge fino a Gazzo Veronese percorrendo la sponda del fiume Tartaro.
«Il Comune di Isola della Scala con i Comuni di Povegliano, Vigasio, Erbè, Nogara e Gazzo Veronese hanno già approvato il progetto di una pista ciclabile di rango provinciale e regionale per una lunghezza di 45 chilometri per una spesa prevista di circa 5 milioni di euro», sottolinea l'architetto Berto Bertaso dell'ufficio tecnico di Isola della Scala. Ora devono essere reperiti i fondi necessari a livello comunitario, regionale e provinciale. Di certo mancherebbe il collegamento tra Gazzo Veronese e Ostiglia, Comuni per altro confinanti, e tra Povegliano e Verona. «Per quest'ultimo tratto», aggiunge il presidente Fabbri, «sarebbe possibile realizzare una ciclabile seguendo la strada della "Grezzanella" fino a Dossobuono e da qui c'è una vasta scelta di viabilità secondaria con cui arrivare comodamente a collegarsi con la ciclabile del quartiere Santa Lucia passando per la Zai». Ma gli Amici della bicicletta prospettano anche un'alternativa a questa soluzione, ovvero che da Isola della Scala si possa utilizzare la ferrovia dismessa che attraverso Vigasio e Castel d'Azzano giunge a Dossobuono.
Rimanendo in tema di ciclabili, gli amanti delle due ruote veronesi sottolineano come solo la Provincia di Verona non si sia ancora pronunciata sull'utilizzo della dismessa linea ferroviaria Ostiglia-Legnago-Grisignano di Zocco-Treviso per il tratto che corre in territorio veronese, «nonostante questo sia un obiettivo fissato da una legge regionale del 2008 che metteva a disposizione delle Province venete 200mila euro all'anno per dieci anni per preservare la continuità del tracciato della ferrovia dismessa, tutelarne il valore paesaggistico, ambientale, storico e culturale rivalorizzandolo attraverso la promozione del ciclo-turismo».LI.FO.
Il Piano casa
decolla a fatica
ma c'è tempo
fino al 2011
Maria Vittoria Adami
Villafranca. La montagna ha partorito un topolino. Il Piano casa è entrato in vigore, ma per ora non decolla. Secondo le previsioni, della nuova legge doveva approfittare l'85 per cento della popolazione italiana: i cittadini con abitazioni di proprietà. Sono stati in pochi invece a sfruttare sinora la possibilità di ampliare o ricostruire la propria casa. Nel comprensorio, solo Villafranca spunta dati a due cifre: all'ufficio tecnico è depositata una trentina di pratiche, di cui 20 già istruite. Nei Comuni limitrofi le domande si contano sulle dita di una mano. «C'è molto interesse», spiega il sindaco di Villafranca, Mario Faccioli. «Parecchi cittadini chiedono informazioni, soprattutto per gli interventi di ampliamento». C'è ottimismo a palazzo. L'applicazione della legge, però, si scontra da un lato con le esigue disponibilità economiche delle famiglie, dall'altro con la mancata attuazione dello snellimento burocratico che il Piano prometteva agli esordi. La legge, partita in primavera dal Governo, è passata in estate in Regione e in autunno di Comune in Comune. Molte tappe, che l'hanno snaturata.
Il Piano casa a Villafranca è stato recepito in maniera integrale. «Non abbiamo posto prescrizioni o limiti», continua Faccioli, «se non quelli imposti dalla Regione per la tutela di beni ambientali, culturali e storici». Le richieste potranno essere presentate entro l'11 luglio 2011.
Cosa si potrà fare? A Villafranca il Piano casa non si può applicare ai centri storici e nelle aree vincolate, in aree inedificabili o tutelate. Sono esclusi gli edifici abusivi con obbligo di demolizione e quelli a destinazione commerciale, se volti a eludere le disposizioni sulla programmazione di centri commerciali; quelli in aree ad alta pericolosità idraulica.
Il centro storico di Villafranca resta blindato. Idem per quelli delle frazioni. Escluse dal Piano le corti di antica origine e le unità residenziali a valore storico ambientale nel parco del Tione. Fuori gli otto Piruea insistenti sulle vie Vivenza, Volturno, Troiani, Fantoni, e sulle aree ex Publigas, Metropol, Mazzi di Dossobuono e in via Pellico a Quaderni; fuori anche i Pua (Piani urbanistici attuativi), gli edifici in zona F "servizi aeroportuali", attività industriali o produttive in contesti residenziali e urbani, edifici non residenziali in zone agricole.
Negli altri casi si può ampliare un'abitazione del 20 per cento del volume. Il volume aumenta del 10 per cento se si utilizzano fonti di energia rinnovabile. Se la casa è di prima del 1989, la percentuale sale al 40 se l'edificio viene demolito e ricostruito utilizzando tecniche di edilizia sostenibile. Nelle case a cortina (attaccate le une alle altre, con la sola facciata esposta alla strada) sarà possibile recuperare il sottotetto con una sopraelevazione.
Sabato sera
la grande sfilata
con i carri da
tutta la provincia
Maria Vittoria Adami
Villafranca entra nel vivo del Carnevale a partire da oggi. La Fondazione Aurora, questa stasera, metterà in scena la prima de «La Rivista: Un giorno d'inferno». Lo spettacolo si terrà al teatro Smeraldo di Valeggio fino a martedì prossimo, alle 20.45, e promette un ritorno alle origini: sarà infatti una satira concentrata esclusivamente sulle magagne e i personaggi di Villafranca.
Rispetto alle ultime edizioni, gli autori promettono meno musica, accompagnata dalla Pigdog and the shotwinders Orchestra, e più testi, con la regia di Gianni Piazzi.
Per il cinquantaquattresimo carnevale villafranchese, invece, le famiglie dovranno attendere l'arrivo di sabato sera. A partire dalle 20, i carri allegorici in arrivo da tutta la provincia e reduci dal veronese venerdì gnocolar sfileranno per le vie del centro.
Villafranca sfoggerà, come ormai è tradizione, le tre opere realizzate dalle borgate che da anni si contendono i titoli in palio sul territorio scaligero e non: ovvero i carri di Rosegaferro, Pozzomoretto e Alpo. Qualche anticipazione in proposito: i primi due tratteranno temi di attualità, mettendo in scena la crisi economia e la politica internazionale. Il terzo, come da tradizione, ha scelto un tema tratto dalla letteratura per bambini e dai cartoni animati: Pinocchio.
Alla sfilata parteciperanno la bellezza di 1.300 figuranti guidati da Papà del Gnoco e dal Castellano di Villafranca, al secolo Duilio Dolci.
Il corteo si radunerà in via Perugia, per scendere lungo via Nino Bixio e sbucare in corso Vittorio Emanuele, dopo aver tagliato per via Bellotti. Al Castello sarà allestito il palco con la giuria e, nella tensostruttura, i ristoratori villafranchesi serviranno gnocchi per tutti, a partire dalle 19.
Da quando, una decina d'anni fa, l'appuntamento con il carnevale è passato dal pomeriggio di martedì grasso al sabato sera, però, i bambini hanno perso la magia di poterlo festeggiare insieme alla famiglia. Per i più piccoli, infatti, la parata in notturna si tiene troppo tardi e quest'anno inoltre non è prevista alcuna sfilata delle mascherine in centro, nel pomeriggio,alla quale partecipare con i genitori.
I bambini dovranno accontentarsi delle feste organizzate con la scuola. La settimana scorsa, gli alunni di alcuni asili d'infanzia si sono trovati sotto la tensostruttura al Castello con le loro maschere. Quelli di Dossobuono, invece, hanno sfilato per le vie del centro. Sabato prossimo sarà la volta di 1.100 bambini delle elementari di corso Vittorio Emanuele, via Luigi Prina e Alpo. «Nella mattinata, le classi che hanno aderito all'iniziativa», spiega l'assessore alle manifestazioni Gianni Faccioli, «potranno divertirsi in maschera nella tensostruttura al Castello. È una formula già sperimentata con i bambini della scuola d'infanzia e che è piaciuta. Non prevediamo altri appuntamenti per loro».
Il cartellone del carnevale villafranchese si concluderà il 28 febbraio a Rosegaferro, con la sfilata dei carri e la gran gnocolada 2010.
«In concomitanza con il carnevale», conclude Faccioli, «sabato e domenica, in via Pace, si terrà un mercatino dedicato alla festa di San Valentino. Alle bancarelle si potranno acquistare, per tutta la giornata, oggetti ispirati al tema della festa degli innamorati, cioccolata, prodotti di gastronomia e abbigliamento».
Centro riaperto al traffico contro la crisi del commercio
Alessandro Foroni
Valeggio. La crisi morde le attività commerciali e l'idea di riaprire parzialmente al traffico la zona a traffico limitato, istituita nel dicembre 2003, torna in primo piano. A volerlo è la nuova amministrazione che, dopo aver reso disponibili alcuni posti macchina in via Sala, ora pensa a riaprire l'accesso a piazza Carlo Alberto. «Non intendiamo mettere completamente in discussione la ztl», dichiara Andrea Molinari, l'assessore alla viabilità, «ma effettuare una sperimentazione che vada incontro alle difficoltà dei commercianti del centro storico. Così collocheremo dei parcheggi anche a nord della piazza, da dove si potrà entrare per poi svoltare all'altezza del pozzo in via Magenta, anche se c'è chi vorrebbe che si percorresse tutta la zona destra. La misura, che potrebbe partire a febbraio, sarebbe valida dal lunedì al venerdì fino ad aprile, per poi riprendere ad ottobre».
Sulla stessa falsariga il primo cittadino, Angelo Tosoni. «Non vogliamo distruggere quanto fatto in precedenza», afferma il sindaco, «ma verificare se le attività trarranno qualche utilità da questa misura». Enrico Bertuzzi, dell'Associazione Aav (Associazione attività valeggiane) che raggruppa i commercianti del centro storico favorevoli alla riapertura della piazza, conferma le pressioni esercitate sull'amministrazione comunale. «Abbiamo avuto incontri ripetuti con sindaco ed assessori», sostiene Bertuzzi, «e sono soddisfatto perché così si darà risposta alla scarsità di parcheggi comodi, ai problemi viabilistici di chi abita in via Magenta, ma soprattutto a quelli gravosi delle realtà commerciali che, aumentando la fruibilità del centro storico, potranno rifiorire». L'istituzione della ztl, conseguente al rifacimento della pavimentazione (in pietra di Prun e trachite), era stata fortemente richiesta dai valeggiani, desiderosi di tornare a vivere la piazza senza traffico ed affollata come si vede nelle foto d'epoca. Nel 2005 ci fu poi il ricorso al Tar di un gruppo di commercianti della piazza che sostenevano di aver ricevuto un danno e volevano riaprirla. Ricorso ritenuto inammissibile e respinto con la sentenza del 9 aprile 2008. I ricorrenti di allora lamentano un calo costante delle loro attività. «Qui c'è vita il fine settimana e nelle ore centrali della giornata», dicono, «ma poi la piazza si svuota». Luisa Castioni, titolare di un negozio di pasta fresca, sottolinea che «il problema dei parcheggi liberi c'è anche nelle vie limitrofe». Eppure su questa inversione di rotta per la ztl sono molte le voci contrarie. «Riaprire la ztl», afferma l'ex-sindaco Fausto Sachetto, che l'ha realizzata, «sarebbe un delitto, perché la piazza perderebbe le sue caratteristiche che penso possano tornare utili anche ai commercianti, come dimostra il fatto che molti paesi c'hanno imitato negli anni successivi». Anche per Franca Benini, commerciante, «la piazza è bella così, anche se bisognerà studiare delle iniziative per renderla più vivibile». Dello stesso parere Gianni Turrini, rappresentante di Confcommercio, che invita «a concentrarsi sul piano per la viabilità e sulla qualità dei servizi offerti». Per l'assessore al commercio, Francesco Bonfaini, «è una prova, la crisi non si risolve solo riaprendo la piazza. Inoltre gli stessi che la chiedono sanno che l'80 per cento dei valeggiani la vogliono chiusa».
L'opposizione lancia la sfida. Abbandonate le commissioni
Emanuele Zanini
Sona. Clima politico sempre più incandescente a Sona. L'ultima scintilla parte dalla minoranza che lascia le commissioni consiliari. I sei rappresentanti della lista "L'Incontro" Marco Aldrighetti, Mirko Ambrosi, Gianmichele Bianco, Renato Farina, Giovanni Forlin e Gianluigi Mazzi, hanno presentato al sindaco Gualtiero Mazzi e ai consiglieri comunali le dimissioni da quattro commissioni: quelle per l'adeguamento dello statuto comunale, per il piano dell'assetto del territorio, per l'ecologia e l'ambiente e per la scuola. Rimangono "integre" solo le commissioni elettorali e dei giudici popolari.
L'opposizione ritiene che «le commissioni non sono state per nulla considerate dall'amministrazione, nonostante siano previste dallo statuto e dal regolamento comunale e siano state solo dopo un anno dall'insediamento di questa amministrazione». Le intenzioni del Comune di rendere le commissioni come strumento «indispensabile e necessario» sono rimaste lettera morta, dice la minoranza. «Ci sono stati solo un paio di incontri in due anni», sottolineano i dimissionari, «nonostante siano sorti vari problemi su scuola, viabilità, ambiente e sociale. Su questi fatti il Consiglio deve avere qualcosa da dire, ma poco o nulla ha detto. Si tratta di una perdurante assenza di cooperazione, di discussione, di rispetto, di considerare un punto di vista diverso dal proprio. In questo modo non può esserci un confronto democratico. Diciamo no a questo clima di tensione che si sta respirando a Sona e diciamo basta a queste commissioni "necessarie" solo per le finalità del Comune».
L'Incontro aveva presentato da tempo una lettera da leggere in Consiglio comunale. «Tuttavia», si lamentano i rappresentanti della lista civica, «non abbiamo mai avuto l'occasione di discuterne tra i banchi dell'aula consiliare visto che è da due mesi che non viene convocato un Consiglio. Riteniamo alquanto singolare questo "tempo morto" per un Comune come il nostro che attraversa emergenze di varia e grave natura (dai regolamenti edilizi sul "piano casa" che potevano influenzare il Pat, al dibattito sulla scuola, all'inquinamento dell'acqua, fino alla riunione su Ca' di Capri della cui esistenza i consiglieri di minoranza sono venuti a conoscenza per caso). Così facendo il Consiglio è spogliato del suo ruolo di luogo di importanza, di dibattito, di indirizzo, di discussione ed approfondimento».
«Con le nostre dimissioni», aggiungono i consiglieri, «lo statuto è violato, il regolamento è frantumato, dal momento che secondo le due carte le commissioni sono obbligatorie». Per Gianmichele Bianco «l'amministrazione si era insediata con la promessa di stare vicino alla gente, ma finora non sta intervenendo sui problemi seri. Siamo disponibili a ricreare le commissioni ma solo se con obiettivi e calendari chiari».
Secca la risposta del sindaco. «Non credo che sia rinunciando a un incarico di punto in bianco che si dia una risposta ai problemi. Prima d'ora non c'è stato alcun tentativo concreto di discussione, non c'è mai stata una richiesta o invito formale ai presidenti delle commissioni. Fuggire non è mai la risposta migliore. Sulle riunioni delle commissioni», aggiunge Gualtiero Mazzi, «non mi risulta che la minoranza ne abbia mai richieste o sollecitate, nonostante ogni settimana trovi il tempo di inviare serie di interpellanze». In merito alla eventuale violazione dello statuto e del regolamento comunale «verificherò se si dovranno rifare o meno le commissioni ed eventualmente analizzerò le motivazioni della loro presa di posizione», replica il primo cittadino di Sona. «Non fosse così andremo avanti senza di loro».
Impianto per
i rifiuti ferrosi.
La Provincia
impone lo stop
Fabio Tomelleri
Villafranca. Dopo il sequestro preventivo da parte della procura sul centro di riciclaggio dei rottami a Coronini interviene la Provincia. Carlo Poli, dirigente del settore ambiente, ha vietato alla Colfer di proseguire l'attività di recupero dei materiali ferrosi e non nell'impianto, posto sotto sequestro il 21 dicembre dopo un sopralluogo degli ispettori dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpav). Il controllo partì dalla segnalazione di un residente che, la scorsa estate, denunciò la presenza di cumuli di rottami alti fino a 20 metri all'interno dello stabilimento, oltre a rumori e polveri causati dalle operazioni di stoccaggio dei materiali.
Il dirigente provinciale ha chiesto all'Arpav i verbali del sopralluogo, svolto il 15 ottobre, da cui emerge che la ditta non ha rispettato, in parte, una precedente diffida, emanata dal settore ambiente di Palazzi Scaligeri il 26 febbraio del 2009.
Gli ispettori dell'agenzia regionale hanno rilevato materie non previste dalla norma sia all'interno sia all'esterno dell'area, oltre a buche sulla pavimentazione del piazzale e controlli della radioattività del materiale eseguiti a campione e non su carichi completi. Hanno pure scoperto «una considerevole emissione di polvere e rumore in fase di movimentazione dei materiali» e una lunga lista di irregolarità: «Cumuli di rifiuti disposti alla rinfusa e con promiscuità tra le varie tipologie contenute; notevole quantità di materiale di scarto in quantità superiore alla potenzialità dell'impianto (due cumuli di rottami alti nove metri); materiale e rifiuti, tra cui bombole e lastre in ferro, in zona esterna all'impianto non autorizzata; materie prime seconde (mps) in cataste instabili».
Poli ha ordinato che, dopo il dissequestro dell'area, la Colfer possa «esercitare solo la gestione di rifiuti ed mps già nel sito, per allontanare i materiali in eccesso in idonei impianti di smaltimento, recupero e commercializzazione. Entro 30 giorni la ditta dovrà presentare una relazione delle operazioni intraprese».
Un tecnico di fiducia della ditta ha steso il piano di sistemazione del centro di riciclaggio. Verrà sottoposto, per l'approvazione, ai dirigenti provinciali dell'Arpav e alla magistratura. Tra gli interventi proposti ci sono la riduzione della quantità dei rottami accatastati, varie manutenzioni, il ricontrollo e lo smaltimento di materiali dentro e fuori l'area.
Roberto Cobelli, titolare della ditta di smaltimento, afferma: «Abbiamo intenzione di seguire le regole, così come abbiamo sempre fatto. Per questo abbiamo presentato il piano e ci adegueremo a quanto ci chiederanno Provincia e Arpav, senza sollevare polemiche. I vicini hanno le loro ragioni e per questo faremo in modo di trasferirci nel nuovo capannone di via Sommacampagna il più presto possibile». Sul cantiere del nuovo stabilimento, sequestrato per un anno dalla magistratura per le altezze difformi, Cobelli osserva: «Siamo in dirittura d'arrivo. Ci servono le autorizzazioni per l'agibilità. Spero che ci vengano rilasciate in tempi brevi. Dispiace quando l'attività di un'azienda, che cerca di mettersi in regola, viene fermata per questioni burocratiche. Sarà il primo impianto chiuso del Veneto per gli standard dei macchinari e delle lavorazioni».
Il Tar ha bocciato la discarica. Caluri ora non può riaprire
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il Tar boccia la riapertura della discarica di Caluri. La terza sezione del Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso, presentato dal Comune di Villafranca, contro il sito per rifiuti non putrescibili della Rope. I giudici hanno annullato la delibera del 28 aprile 2009, con cui la Regione autorizzò l'impianto di stoccaggio.
L'istanza è stata esaminata assieme ad un'altra causa, presentata da Legambiente e Comitato di Caluri, sempre contro la discarica controllata della frazione.
Nella sentenza che ha annullato il provvedimento regionale, il collegio dei giudici ha ritenuto fondata la questione, sollevata dal Comune di Villafranca, dell'esclusione dell'amministrazione di Povegliano dall'approvazione del progetto. «La stessa Regione riconosce che il Comune di Povegliano non è stato coinvolto nel procedimento», ha scritto Giuseppe Di Nunzio, presidente della Terza sezione, «mentre, al contrario, avrebbe dovuto parteciparvi ed esprimere il parere previsto dalla legge». Per la magistratura il territorio poveglianese ricade nella fascia «potenzialmente interessata alla propagazione di inquinanti nel sottosuolo, delimitata da un raggio di due chilometri a monte della discarica rispetto al deflusso della falda, e da un raggio di cinque chilometri a valle del sito». La Rope, che in ottobre decise il rinvio dell'apertura dell'impianto di stoccaggio in attesa dell'esito del ricorso, sta decidendo le proprie contromosse.
«Il fatto che la sentenza del Tar non abbia toccato gli aspetti tecnici», spiega Roberto Pensiero, rappresentante legale della Rope, «è positivo. Non appena ci sarà notificata la sentenza, valuteremo ogni azione. A quanto pare si tratta solo di una formalità e siamo disposti a ripetere tutte le procedure per l'autorizzazione. A noi premeva che il progetto fosse inoppugnabile sotto il profilo tecnico». Mario Faccioli, sindaco di Villafranca, è soddisfatto, ma non si abbandona a facili entusiasmi. «Così va bene», osserva, «tuttavia voglio leggere per bene le carte. Siamo preoccupati per la sostanza dell'intervento, non per i vizi formali». Anna Maria Bigon, sindaco di Povegliano: «Abbiamo sempre sostenuto che il nostro Comune era interessato dall'impatto della discarica: per questo ci siamo associati alla causa promossa da Villafranca. La falda nel sottosuolo di Caluri è collegata con quella di Povegliano».
«Siamo contenti che sia stata evitata un'ulteriore devastazione dell'ambiente in un territorio già martoriato», dice Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, «e la collaborazione tra la nostra associazione, il comitato Caluri e gli enti dimostra che lavorare assieme paga. Prima di muoverci dovremo capire se la Rope presenterà ricorso al Consiglio di Stato». «Continueremo a lottare contro la discarica», spiega Anna Maria Bertolini, presidente comitato Caluri, «tutti devono capire che non si può realizzare un impianto così in mezzo a un paese». Sulla questione interviene Franco Bonfante, consigliere regionale del Pd: «In tempi non sospetti provai a far desistere la Regione dall'autorizzazione della discarica. Si sapeva che il Comune di Povegliano era contrario, ma non si è voluto ascoltarlo. Mi impegnerò affinché non venga riattivato l'iter di autorizzazione della discarica, prendendo in giro i cittadini».
Vandali devastano l'oratorio «Genitori, controllate i figli»
Mariella Falduto
Gli atti vandalici non sono purtroppo da tempo una novità nel territorio comunale. Ignoti tornano periodicamente in attività nel capoluogo e nelle frazioni, dimostrando la loro incivile abilità nel maneggiare bombolette di vernice spray, e non solo.
I vandali questa volta si sono accaniti sulla sede del circolo parrocchiale "Noi" e sul teatro di Tarmassia, utilizzato in questo periodo anche per la messa domenicale da quando nel novembre scorso la chiesa è stata dichiarata inagibile per il distacco di parte del controssoffitto. Entrambi sono stati ristrutturati da poco grazie anche al lavoro di volontari.
Il sito della frazione, indirizzo www.tarmassia.it, informa che «in questi giorni si sono verificati atti di vandalismo causati da ignoti ai danni della struttura del Circolo Noi e del teatro La cosa molto grave è che questi gesti si sono ripetuti per più giorni. I carabinieri locali sono stati allertati. Il foglio informativo parrocchiale invita tutti a collaborare per vigilare sulle strutture parrocchiali. Sui muri, appena dipinti, sono state scritte parole triviali, bestemmie e sparso materiale oleoso. Il mese scorso sempre ignoti hanno tagliato con un cannello e relativa bombola a gas i cestini dei rifiuti della nuova lottizzazione artigianale in via 25 aprile, scassinando anche la porta della cabina Enel».
Mentre si incomincia a pensare di istallare un sistema di videosorveglianza e di chiudere tutti i varchi alla proprietà parrocchiale, il direttivo del Circolo ha divulgato un volantino e scritto una lettera alle famiglie che il sito riporta: «Ogni genitore si chieda come passa il tempo libero il proprio figlio. Oltre ai vergognosi fatti verificatisi nei giorni precedenti (imbrattamento dei muri, scritte offensive e bestemmie, rottura di bottiglie e spargimento di vetri) abbbiamo verificato che ignoti sono riusciti ad introdursi nel teatro-chiesa e hanno imbrattato le tuniche dei chierichetti con grasso spray o sostanza similare. Temiamo inoltre che il tetto della cucina sia stato adibito a luogo di aggregazione, avendo trovato sullo stesso resti di merende e pezzi di tegola sul marciapiede sottostante».
Il direttivo si dice «preoccupato per l'incolumità di chi azzarda comportamenti così pericolosi e declina sin d'ora ogni responsabilità per danni a persone o cose che si dovessero verificare all'interno degli ambienti parrocchiali»; avvisa «che a seguito di questi ultimi fatti è stata inoltrata denuncia contro ignoti presso i Carabinieri di Isola della Scala»; e chiede a «chiunque avesse notizie utili per individuare i responsabili o fosse stato testimone degli atti vandalici» di rivolgersi alla parrocchia o al direttivo.
La nota continua: «Chiudere gli occhi e voltare le spalle non rende giustizia a coloro che hanno il diritto di aggregarsi in un luogo sicuro per divertirsi in maniera sana e responsabile. Inoltre viene vanificato il lavoro di tutti coloro che hanno contribuito al restauro del Circolo.
I genitori dei ragazzi che frequentano il Circolo sono invitati a confrontarsi e a riflettere con i loro figli sulla gravità di tali comportamenti, aiutandoli a rifiutare e a denunciare l'inciviltà.
Su indicazione del segretario nazionale dei circoli Noi, verranno chiusi tutti gli accessi agli ambienti parrocchiali (giardino, campi da pallavolo e da calcio). Chi volesse usufruirne al di fuori degli orari di apertura, deve essere regolarmente tesserato e accompagnato da un adulto che risponda di eventuali danni a cose o persone».
Mariella Falduto
L'esempio
dell'Abbè Pierre
nei 25 anni
di Emmaus
Morello Pecchioli
Villafranca. Anche i santi si arrabbiano. Perfino di brutto. Quando vedeva persone venire emarginate, quando assisteva a qualche episodio di razzismo, l'Abbè Pierre, il fondatore del Movimento Emmaus internazionale, morto il 22 gennaio del 2007, si adirava per davvero. E tirando fuori una voce tonante, insospettabile in quel volto mite e in quel corpo minuto, protestava e denunciava con tutte le sue forze. Lo ha raccontato Renzo Fior, presidente di Emmaus Italia, l'altra sera nella sede del Gruppo Tosoni in via Postumia a Villafranca, dove il giornalista Gian Antonio Stella, da lui invitato per ricordare il terzo anniversario della morte dell'Abbè, ha presentato il suo ultimo libro: «Negri froci giudei & co. L'eterna guerra contro l'altro».
«Non si contano più gli episodi di disprezzo», ha detto Fior, «che quotidianamente avvengono nei confronti dei più deboli. A questo si aggiunge una politica fatta di divieti e di leggi che hanno il solo scopo di accanirsi contro gli immigrati. Se fosse ancora tra noi l'Abbè Pierre tuonerebbe in maniera risoluta e forte contro queste politiche discriminatorie e persecutorie verso persone che hanno la sola colpa di essere nate e di vivere nella povertà e nella miseria. Fare memoria di lui, ricordare la sua vita, significa riflettere sul testamento che ci ha lasciato: "Servire per primi i più infelici: in questo sta la vera pace e una vita degna di essere vissuta. Non possiamo pensare di essere felici da soli". Ecco perché, per ricordare il terzo anniversario della sua morte, per celebrarlo in maniera coinvolgente, abbiamo invitato il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella. Che mette, nel suo lavoro, lo stesso impegno di Emmaus nel denunciare la montante barbarie contro gli ultimi e contro i diversi».
E non c'è dubbio che Stella sia stato "coinvolgente" proprio come si aspettava Fior che, nel presentare la serata, ha sottolineato la necessità di mettere al centro della vita di ognuno e della società la «passione per l'uomo, la lotta contro la barbarie che considera l'altro, il diverso, un nemico e la lotta perché gli uomini possano davvero essere uguali». Stella, davanti a una sala affollatissima, introdotto dalla giornalista del Corriere Veneto Tiziana Cavallo, ha raccontato il suo libro e «l'eterna guerra contro l'altro», aiutandosi con una serie di diapositive, e partendo dal concetto che ogni popolo considera se stesso al centro del mondo. È stato un excursus totale attraverso il tempo e lo spazio, mettendo sul tavolo luoghi comuni («italiani brava gente», «gli italiani non sono mai stati razzisti…»), ipotesi, concetti, razzismi, fascismi e nazismi di ogni tipo, violenze di ieri e di oggi, figure positive e negative. «Non è un libro di storia», ha sottolineato l'autore, «è un continuo va e vieni attraverso i secoli. È un libro sull'oggi: per capire il tempo in cui viviamo si deve partire dal passato».
L'incontro con Stella e il suo libro è stato anche l'anticipo delle iniziative che Emmaus Villafranca metterà in campo quest'anno per celebrare il 25° anno di presenza a Villafranca, il 20° della cooperativa Sos Casa che si occupa di dare un tetto di prima accoglienza a chi non lo trova (è attualmente impegnata nella ristrutturazione di dieci appartamenti a Pol di Pastrengo) e del 20° di fondazione della Cooperativa La Buona Terra, che si occupa del mercato equosolidale. «Una delle iniziative che intendiamo avviare quest'anno», conclude Renzo Fior, «è un corso di formazione particolare: una serie di incontri alla ricerca della felicità».
Il Comune annulla l'acquisto delle sedie da 700 euro l'una
Emanuele Zanini
Sona. L'amministrazione comunale ha ritirato la delibera 1140 con la quale aveva intenzione di spendere quasi 13 mila euro per l'acquisto di 20 sedie per la sala della giunta. Il provvedimento aveva scatenato le reazioni dell'opposizione che aveva attaccato la decisione di sborsare tutti quei soldi, nonostante i debiti milionari del Comune. Il ritiro della determina per Meri Pinotti, assessore comunale all'arredo urbano, all'organizzazione e all'innovazione, non è tuttavia un dietro front rispetto alla decisione di acquistare le sedie. «Nessun pentimento. Le poltrone in sala giunta», spiega, «verranno sostituite ugualmente, anche se non nell'immediato. Abbiamo deciso infatti di ritirare la determina in quanto in questi ultimi giorni la situazione è repentinamente mutata rispetto alla fine dell'anno (la determina 1140 è del 31 dicembre scorso)», rivela Pinotti. «I lavori per la ristrutturazione dell'edificio dell'ex canonica (dove, seppur in forte ritardo rispetto al previsto, è in programma la realizzazione di nuovi uffici comunali, ndr) sono ripartiti, dopo un periodo in cui erano rimasti fermi per problemi tra le ditte incaricate della realizzazione dell'opera. In questo modo», sottolinea l'assessore, «abbiamo la possibilità di inserire la spesa delle poltrone nell'investimento globale (e più corposo) che andremo ad effettuare per l'arredo dei nuovi uffici comunali che si realizzeranno al secondo piano dell'edificio in ristrutturazione. In questo modo possiamo razionalizzare le spese». Per il momento la sala giunta rimane così com'è, con le sue venti poltroncine rosse, che per l'assessore non sono comunque all'altezza di una «stanza di rappresentanza per un Comune con 16mila abitanti come Sona». «La sala giunta», sottolinea l'assessore, «è utilizzata, oltre che per le riunioni, anche per celebrare matrimoni, effettuare corsi di formazione, per rilasci della cittadinanza italiana. Ritengo pertanto che per svolgere tali attività sia importante avere una stanza decorosa».
Sulla scelta iniziale di investire 12.772 euro nell'acquisto delle sedie (quasi 700 euro ciascuna), senza utilizzare le convenzioni della Consip, società per azioni del ministero dell'Economia costituita per stipulare appalti a cui devono aderire gli enti pubblici come i Comuni per l'acquisto di materiali vari, replica Massimo Vincenzi, responsabile tecnico del settore Lavori pubblici del Comune. «Fino a un tetto di 40mila euro», afferma Vincenzi, «si può andare a trattativa privata ed è discrezionalità del Comune aderire o meno alla Consip. In questo caso cercavamo delle poltrone di buona qualità e che durassero nel tempo senza dover effettuare ulteriori acquisti a breve termine. Abbiamo valutato diverse soluzioni ma per le nostre esigenze le offerte della Consip (che propone sedie con un costo per ognuna di circa 200 euro, ndr) non erano soddisfacenti. Comunque», aggiunge il dirigente comunale, «le sedie presenti in sala giunta non sarebbero state eliminate, ma riportate laddove erano, cioè nelle stanze di alcuni uffici comunali». Intanto nulla è stato deciso della destinazione dei 13mila euro previsti per le sedie. «Si vedrà se reinserirli nell'acquisto dei mobili dei nuovi uffici», affermano Pinotti e Vincenzi, «o reinvestirli in altri settori».
Il Kroen chiude: musica dal vivo e una piccola bara
Francesco Bommartini
Villafranca. È stato un funerale del locale all'insegna della musica. S'è tenuto l'altro ieri sera all'Arci Kroen di Villafranca. I gestori del circolo, che dal gennaio del 2008 ha ospitato sul proprio palco 300 gruppi di 19 diverse nazionalità, hanno voluto celebrare il termine definitivo delle attività annunciato già alla fine del dicembre scorso. Per l'occasione è stata allestita, in una delle stanze al piano terra, una camera ardente con tanto di lumini e una cassetta a forma di bara dove inserire eventuali offerte.
Romano Dal Colle, presidente e direttore artistico del Kroen, spiega: «Sono molti i problemi che ci spingono a riconsegnare le chiavi al privato proprietario dello stabile. Quelli di tipo economico riguardano l'affitto troppo alto, il tetto da dove entra acqua, l'impianto fognario e quello elettrico da aggiustare. A questi vanno ad aggiungersi i controlli dei vigili sulle strade villafranchesi che, seppur sacrosanti, hanno inibito molti iscritti a prendere l'auto per recarsi in un posto che, tra l'altro, si trova in una zona dove non si passa certo per caso».
Dal Colle smentisce però la cessazione delle attività del gruppo di lavoro del Kroen: «Con il nostro gruppo di lavoro organizzeremo altri eventi in luoghi di Verona come Interzona, Esposta e Malalido. Intanto ci guarderemo intorno per trovare un posto dove trasferirci. Di una cosa siamo certi: non resteremo a Villafranca. Dei 2.600 iscritti al circolo la metà veniva da fuori Verona e i villafranchesi, non tutti, ci hanno snobbato spesso e volentieri».
Mercoledì sera sono accorse al "Funerale del Kroen" un centinaio di persone. Per l'occasione l'ingresso era gratuito. Ad animare la serata c'erano gli italiani "Righetti" e, alle 23, sono saliti sul palco al piano superiore gli americani "Savage Republic", band musicale che incide i propri dischi per l'etichetta di culto Neurot Recordings e che ha proposto un concerto intenso durato un'ora e mezza. «Hanno anche composto una canzone che si chiama Kroen», ha detto a fine set Romano Dal Colle, «sono amici del circolo e sono venuti perché erano di passaggio dall'Italia per il loro tour europeo».
Nonostante l'invito a presentarsi al circolo Kroen vestiti a lutto al circolo di via Arnaldo Porta non si sono viste facce meste. Lo sconforto viene però a galla nelle parole dei presenti. Francesco Sessa, assiduo frequentatore del circolo, dichiara: «Ora a Villafranca non c'è più nessun locale che proponga qualcosa d'interessante. Per me questo posto era una gemma e anche se non era a Verona, dove vivo, sono sempre stato disposto a prendere l'auto per recarmici. Le persone spesso si dimostrano diffidenti davanti alla proposta di novità, la chiusura del circolo Kroen ne è l'ennesima riprova». Concorda con lui Francesco Cignoli: «È un peccato. Spero che i gestori possano riaprire presto altrove. Il Kroen è stata un'eccezione non solo per Villafranca, ma anche per Verona».
La crisi non concede tregua Servizi sociali presi d'assalto
Maria Vittoria Adami
«I servizi sociali sono in prima linea», afferma, parlando della crisi, l'assessore alle politiche sociali Riccardo Maraia. E lo conferma la lunga fila di cittadini in attesa al pianterreno del municipio: in queste settimane, fino al 26 febbraio, si devono consegnare le richieste per ottenere il contributo sull'affitto. Lo scorso anno le domande accolte sono state 209, per un totale di 173mila euro erogati, distribuiti tra i nuclei familiari numerosi e le persone bisognose di un supporto per pagare l'affitto di casa.
La fila davanti agli uffici dei servizi sociali, però, non chiede solo questo. Da mesi, bussano alla porta cittadini in difficoltà, a fronte della crisi economica, spesso ignari delle forme di sostegno di cui possono beneficiare. Famiglie con anziani a carico, nuclei numerosi o con minori in difficoltà possono usufruire di diverse agevolazioni, previo passaggio dagli uffici dei Servizi sociali e dall'assistente.
Tra le misure anticrisi adottate, il Comune doveva mettere in piedi la commissione dell'economia e delle professioni. Nulla di fatto. Nel frattempo, però, ha girato sul sociale, in due tranche, 210mila euro in più. «I servizi sociali sono sempre in piena attività», spiega Maraia, «offrendo diverse misure anticrisi, a cominciare dal bonus per l'affitto. Ci sono poi i sostegni di primo sollievo, dedicati ad anziani e minori: si tratta di cifre stanziate per sostenerli nelle spese alimentari e nei pagamenti delle bollette. Per questo il Comune ha erogato 90mila euro, cui si aggiungono i diecimila ottenuti dalla Regione». Ulteriori 15mila euro son stati stanziati a favore di anziani con basso reddito, per i sostegni al pagamento del metano. 458 famiglie con reddito inferiore a 7500 euro, invece, hanno beneficiato del bonus per il pagamento dell'energia elettrica; 67 sono stati i bonus gas concessi, per mezzo di una decurtazione delle bollette. Su questo fronte, anche l'Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) ha stanziato un fondo suddiviso in Bonus energia e Bonus gas, per l'erogazione dei quali il Comune svolge la parte burocratica.
Sul fronte casa, invece, si riapre il bando per l'assegnazione delle case popolari: sono state accolte 115 domande su 145. «Per i minori», continua Maraia, «ogni anno stanziamo contributi per l'acquisto dei libri di testo scolastici, mentre ulteriori 60mila euro sono stati investiti per i progetti di inserimento di ragazzi in strutture protette. Altri 210mila euro vengono spesi ogni anno a sostegno del servizio domiciliare, per persone non autosufficienti: il consorzio Solco, per mezzo della cooperativa San Marco, porta loro pasti caldi in orari prestabiliti e offre assistenza per la pulizia personale. Nel 2009, le persone assistite con questo servizio sono state 132». Altri 60mila euro, infine, sono andati a favore del centro anziani di Dossobuono, mentre alla casa di riposo, il Comune contribuisce al pagamento delle rette di una trentina di persone.
La città sfiora quota 33mila abitanti Aumentano ancora gli stranieri
Carlo Rigoni
L'aumento della popolazione è inarrestabile, ma la tendenza in campo nazionale è confermata anche a Villafranca dove i residenti crescono sensibilmente grazie soprattutto all'arrivo degli stranieri. È il dato più appariscente che emerge dal quadro statistico elaborato dall'ufficio anagrafe e riferito all'anno appena concluso. Se il 2008, con 483 nuovi cittadini, è stato l'anno che ha visto superata la quota di 32 mila abitanti, il 2009, con 458 nuovi iscritti, ci porta sulla soglia dei 33 mila avendo il Comune raggiunto i 32.866 residenti.
Passando ad analizzare le cifre, si mantiene pressoché costante il saldo attivo per fatto naturale che si attesta tra i 60 e i 110 con la punta di 117 lo scorso anno. Negli ultimi 365 giorni si sono avuti 358 nati contro 273 morti. Ancora una volta nessuna cicogna è arrivata nel territorio comunale, in seguito a disastroso incendio che distrusse l'ospedale Magalini sette anni fa. Cosicché tutti i bambini villafranchesi anche nel 2009 hanno visto la luce, nella quasi totalità e in ordine decrescente, nei reparti maternità di Bussolengo, Peschiera, Borgo Roma, Borgo Trento e Isola della Scala.
Giugno è stato il mese con maggior numero di nascite (41) seguito da dicembre (34) e ottobre (32). Sempre giugno ha il primato nei decessi (47), caso veramente insolito data la stagione, seguito da ottobre (33) avvenuti all'incirca la metà fuori Comune e quindi nei vari ospedali.
Dal movimento migratorio si è avuto un incremento di 373 persone scaturito da 1.441 arrivati, la maggior parte provenienti dall'estero, contro 1.068 partiti.
Gli stranieri sono aumentati di 317 persone, passando da 2.773 a 3.090 e si attestano a oltre il 9 per cento dell'intera popolazione residente. Parlano 72 lingue. I più numerosi in assoluto provengono dalla Romania (1.093), in quantità decisamente inferiore dal Marocco (282), dalla Moldavia (177), dall'Albania (172). Quindi, dall'India (145), dal Ghana (140), dalla Jugoslavia (128). A seguire dallo Sr. Lanka (98), dalla (Nigeria (77). Stanno aumentando i cinesi (71). i tunisini (67), i brasiliani (64). Si mantengono tra i 20 e i 40 i provenienti dalla Polonia, Pakistan, Bosnia, Colombia, Croazia, Cuba. Germania, Eritrea, Macedonia, Senegal Russia.
Calano i matrimoni celebrati sia con rito religioso (133) dei quali 63 nel Comune e 73 fuori Comune sia con quello civile, 35 a Villafranca e 14 in altri Comuni. Sul territorio la popolazione è così dislocata: capoluogo 17.626 (dei quali 5.603 nel centro storico), Dossobuono 6.448, Alpo 2.364, Rizza 1.340, Caluri 601, Pizzoletta 1.307, Quaderni 1.697, Rosegaferro 1.483.
Carlo Rigoni
Ruba una pistola in una casa e la punta contro un giovane
Alessandra Vaccari
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Non è andato troppo lontano da casa sua per mettere a segno un furto. È rimasto persino nella stessa via Vittorio Veneto dove abita a circa 300 metri di distanza. E proprio perchè nella zona è conosciuto anche per i numerosi precedenti penali, quando un residente ha notato i carabinieri in zona, ha subito collegato la loro presenza all'avvistamento del pregiudicato, dando un'indicazione che ha permesso di arrivare al suo arresto.
Andrea Sgrenzaroli, 39 anni, precedenti penali per furto, porto abusivo di armi, atti contrari alla pubblica decenza, con problemi di droga e molto altro ancora, sabato notte è stato arrestato dai carabinieri di Isola della Scala e Villafranca che sono arrivati a casa sua dopo una «soffiatamp;#187; fondamentale.
Nel pomeriggio l'uomo era entrato dalla porta della taverna lasciata aperta a casa di vicini. Cercava probabilmente denaro da rubare, ma nel comodino della camera da letto ha trovato una pistola Mauser 7.65 regolarmente denunciata e due caricatori. Stava uscendo quando a casa è arrivato il figlio dei proprietari di casa, che s'è trovato davanti Sgrenzaroli con la pistola in pugno che si nascondeva il volto con la manica della tuta che indossava e chiedeva, anzichè denaro, la via d'uscita.
Il giovane sotto choch per quell'arma puntata addosso che non sapeva essere quella del padre e soprattutto temendo che a casa ci fosse la madre, ha indicato l'uscita senza quasi capire il perchè di una simile richiesta. Il giovane ha poi chiamato il padre che era a Bovolone e la madre, che per fortuna era a messa. È passata oltre un'ora prima che la famiglia desse l'allarme. Un tempo eccessivo per qualsiasi tipo di indagine. Per fortuna un residente «sveglio» ha fatto il collegamento tra la presenza dei carabinieri e quella del pregiudicato e ha detto ai militari di aver notato Sgrenzaroli in zona ore prima.
I militari sono andati a casa del pregiudicato che vive con i genitori. Sotto il materasso hanno trovato la pistola. In un armadio i due caricatori da cui però mancavano alcuni colpi che l'uomo ha indicato doveva aveva esploso, apparentemente senza motivo. In realtà alcuni proiettili sono stati trovati nella via indicata, via cefalonia, vicino all'ufficio postale. Stamattina alle dieci il pregiudicato comparirà davanti al giudice per la convalida dell'arresto.
Alessandra Vaccari
Nuove fognature in 17 strade
Arrivano i soldi dalla Regione
Fabio Tomelleri
Incrementare il numero degli utenti allacciati alla fognatura pubblica. Lo vuole l'Autorità di ambito territoriale ottimale (Aato) veronese con un piano da due milioni 639 mila euro che interesserà 17 strade, in città e nelle frazioni, oggi sprovviste di fogne o con una rete non adeguata.
Vista la mole del progetto la Regione contribuirà alla spesa con 950 mila euro. Tra i sei finanziati in provincia di Verona, quello villafranchese è il piano più consistente, seguito dal collegamento dell'acquedotto tra San Bonifacio e Almisano, di due milioni e 639 mila euro.
Gli scavi inizieranno in autunno. Sei i nuovi tratti previsti nel capoluogo: quello più lungo, in via Molini, sarà di 600 metri. In via Dossetto la fognatura sarà lunga 360 metri, in viale Postumia 300 e correrà dall'albergo Antares fino alla pizzeria La Greca. In via Calatafimi il tratto realizzato sarà di 270 metri e in via Custoza la condotta, cieca, sarà di 210. In via Baden Powell il nuovo tratto sarà di 160 metri.
A Rizza la rete verrà estesa in quattro strade: in via dell'Amicizia sarà lunga 400 metri. In via Morandini il tubo, di 235 metri, collegherà gli impianti sportivi alla rete centrale. In via La Risorta l'allacciamento sarà di 210 metri e in via Mischi di 170. Ad Alpo i cantieri occuperanno quattro vie. Il più esteso, di 630 metri, verrà allestito da via Comotto fino al canale Conagro. In via Ognissanti di Sopra e lungo la strada del Chiodo saranno realizzati due collegamenti di 480 e 350 metri. In via Melotti saranno allacciate alla rete le case popolari. A Pizzoletta verrà sostituito il collettore di via Duca degli Abruzzi. La tubazione, in gres, oggi è usurata e non può subire riparazioni. Il piano degli interventi include i paesi di Rosegaferro e Quaderni. Nella prima frazione saranno prolungate le fogne di via Croce, per 540 metri. A Quaderni la rete raggiungerà le case di via Le Prete, su un tratto di 180 metri. L'Aato ha impegnato 139 mila euro per i lavori del 2010 ed ha spalmato il resto della somma sul bilancio delle prossime annate.
Quello appena approvato è, in ordine cronologico, il terzo intervento sulla rete fognaria villafranchese degli ultimi tre anni. Nel 2008 e nel 2009 l'Aato realizzò, tramite la società Acque Veronesi, le condotte di via Quadrato per un importo di 579 mila 916 euro. L'anno scorso iniziarono i lavori di allacciamento delle abitazioni di Pozzomoretto alla rete di smaltimento principale: il costo fu di 700 mila euro.
Sul finanziamento regionale per i nuovi interventi Giancarlo Conta, assessore all'ambiente, sottolinea: «Renderemo più efficienti gli impianti indispensabili per il territorio. La gestione corretta delle reti garantirà un servizio sicuro per la salute dei cittadini e il rispetto dell'ambiente»
Niko Cordioli, consigliere comunale del Popolo della libertà (Pdl), osserva: «Pur non avendo rappresentanti villafranchesi in Consiglio a Venezia, l'amministrazione regionale ha avuto un occhio di riguardo verso le esigenze nostri cittadini non solo per lo smaltimento delle acque, ma anche in altri settori, come la viabilità e la gestione dell'irrigazione».
Donna va a ballare e muore
Tragica serata al Palacover
Carlo Rigoni
Villafranca. Muore al palacover tra le braccia del marito fulminata da un ictus una donna al termine di una serata danzante. Giovedì sera Santina Pezzo, 70 anni che abitava a Rosegaferro in via Croce, con il marito Beniamino Cordioli, mediatore conociutissimo in zona, e alcuni amici, si era recata nella tensostruttura allestita nello spiazzo antistante il mercato ortofrutticolo in via Fantoni dove ieri sera si è tenuto il concerto in favore dei terremotati di Haiti promossa dal Comune e dalla Provincia. La sera prima, invece, era in programma lo spettacolo "disco d'argento" con la partecipazione di sedici orchestre. «Un avvenimento a concorso», riferisce l'organizzatore Paolo De Guidi, «seguito da alcune emittenti televisive con protagonisti i complessi musicali che si sono disputati appunto il disco d'argento con il quale è stato premiato il vincitore».
Santina e Beniamino Cordioli avevano deciso di partecipare all'evento Prima delle danze avevano cenato insieme agli amici. Fin da giovani amavano il ballo e anche in questa occasione si sono portati più volte in pista al suono dei motivi lenti. Tutto stava procedendo nella più assoluta normalità; nessun sintomo premonitore di quanto sarebbe poi accaduto, anche perché Santina era di sana e robusta costituzione e mai aveva accusato disturbi di una certa importanza.
«Alle 22.45», racconta Beniamino Cordioli, «ho proposto a mia moglie di rincasare, lei mi ha risposto di aspettare ancora un poco. Poi con altre amiche si è ritirata in toilette; una volta uscita, si è seduta vicino al guardaroba e quando l'ho aiutata a infilarsi il cappotto è stramazzata a terra senza un lamento».
A quel punto sono accorse alcune persone che erano nel Palacover, è arrivata tempestivamente l'ambulanza con un medico, sono state impiegate tutte le tecniche per rianimarla, ma per Santina non c'è stato nulla da fare.
L'ictus non le ha lasciato scampo e la morte l'ha colta improvvisamente. La salma, subito dopo i vani soccorsi, è stata trasportata e composta nella camera mortuaria al cimitero del capoluogo. I funerali si terranno lunedì pomeriggio nella parrocchiale di Rosegaferro.
La scomparsa di Santina Pezzo, originaria di Valeggio, ma abitante nella frazione dal matrimonio, ha suscitato sincero cordoglio per la sua bontà e per la notorietà della famiglia. Due figlie sposate abitano in altrettante villette attigue.
«Era veramente una brava donna di casa». Così la ricorda Rosetta Albertini Cordioli che abita sempre in via Croce: «Insieme ci trovavamo spesso ad accompagnare e prendere con tanto amore i nipotini alla scuola elementare. Era preziosa nell'aiutare le figlie. Lascia un grande vuoto».
Musicisti
sul palco
per aiutare
Haiti
Maria Vittoria Adami
Villafranca. Se i cittadini veronesi vorranno fare qualcosa per la popolazione terremotata di Haiti, non dovranno che godersi una serata all'insegna della musica. Il Comune di Villafranca, nel giro di pochi giorni, ha organizzato un grande concerto di solidarietà al palacover di via Fantoni per domani sera, alle 21.
Si alterneranno sul palco diversi artisti veronesi da Pia Sheridan con Cmt Musical theatre company a Enrico Nascimbeni; dal villafranchese Gilberto Lamacchi al volto sanremese Filippo Perbellini; dai Nuovi Cedrini a Carmine Kavour, per finire con Deborah Kooperman, Carlo Facchin e Maler. Presenteranno Cristian Saudino e Mauro Micheloni.
L'amministrazione comunale, per l'organizzazione del concerto, si è rivolta a Ivano Massignan di Eventi, che a sua volta ha seguito l'idea degli artisti scaligeri Sheridan e Lamacchi. Ha ottenuto, inoltre, il patrocinio della Provincia, con il plauso del presidente Giovanni Miozzi: «La sensibilità del territorio e dei suoi cittadini», ha commentato quest'ultimo, «è sempre grande e queste occasioni ne sono l'esempio».
«Abbiamo messo a disposizione Villafranca per un evento al quale invitiamo tutti i veronesi», ha spiegato il sindaco Mario Faccioli. «È giusto che un'amministrazione comunale si muova, al di là di commenti di circostanza, anche con fatti concreti. Con la collaborazione di Massignan l'idea ha trovato sintesi a Villafranca. È un evento organizzato in pochissimo tempo, ma fatto col cuore». «Sono scettico nei confronti di iniziative improvvisate», ha commentato Massignan, «ma ho seguito l'entusiasmo di Lamacchi e Sheridan e ne è uscito un programma con artisti locali di prestigio. È un segnale che le forze territoriali possono fare molto e smuovere, magari, enti più importanti».
Sarà una serata informale, come ha spiegato Pia Sheridan, durante la quale si alterneranno videoproiezioni e artisti sul palco. Hanno dato un sostegno morale anche Sonohra, Massimo Bubola, Franco Oppini e Bobby Solo, assenti perché fuori città.
«Ognuno ha un talento che può mettere a disposizione degli altri», ha concluso Lamacchi: «noi artisti con le nostre canzoni, le persone venendo allo spettacolo, Paolo De Guidi mettendo a disposizione il palacover, il Comune ospitando l'evento».
L'ingresso costa 10 euro. Beneficiaria dei fondi raccolti durante la serata sarà l'associazione Medici senza frontiere, che presenzierà anche all'interno del palacover con uno stand. «Il denaro raccolto», ha spiegato Giovanni Di Cera, del gruppo scaligero di Msf, «andranno convogliati nel fondo di emergenza, per le funzioni mediche e sanitarie che l'associazione svolge. Saranno utilizzati per rispondere ai bisogni immediati e per progetti ordinari di assistenza medica, una volta che sarà terminata la fase di emergenza».
Le equipe, infatti, sono ancora sotto pressione e continuano a fornire cure di pronto soccorso al maggior numero di persone possibile. Nella prima settimana sono state curate da Medici senza frontiere oltre tremila terremotati, per circa 400 interventi chirurgici. Le patologie più diffuse sono traumi e fratture, ferite alla testa, cancrene e amputazioni, sindromi da schiacciamento.
Per parte sua, Villafranca oltre ad ospitare l'evento si muoverà in concreto: è al vaglio dell'amministrazione comunale la possibilità di portare avanti un progetto per costruire una scuola ad Haiti.
Lite sulla discarica a Caluri
La parola passa ai giudici
Fabio Tomelleri
Villafranca. La battaglia legale sulla discarica di Caluri è alle battute finali. Domani a Venezia i giudici del Tribunale amministrativo regionale (Tar) esamineranno i due ricorsi, presentati da Legambiente e dal Comune di Villafranca, contro l'autorizzazione regionale all'impianto per rifiuti speciali della Rope. L'udienza fu concordata nell'incontro dello scorso ottobre tra le parti e i magistrati. Legambiente, affiancata dal Comitato Caluri, e il Comune avevano rinunciato all'esame immediato della richiesta di sospensione della licenza, ma in cambio volevano un'analisi più approfondita dei ricorsi. I legali della Rope, in attesa della convocazione in tribunale, si sono limitati alle operazioni di preparazione dei terreni dove verranno smaltiti i rifiuti non putrescibili.
Oltre a depositare il proprio ricorso, il Comune ha appoggiato pure quello di Legambiente, integrando con elementi utili la contestazione alla discarica. I legali incaricati dall'amministrazione, Nicola Avanzi e Giuliano Dalfini, nel documento definiscono il sottosuolo di Caluri «geologicamente fragilissimo», poiché nell'area ci sono le falde che alimentano gli acquedotti di Villafranca e Povegliano. Per i difensori, «le falde sottostanti sono ampiamente sfruttate per l'agricoltura e l'allevamento zootecnico». Citano poi il piano regolatore generale (Prg), approvato nel 1994, che individua come discarica i soli lotti Due e Tre, già autorizzati e sfruttati negli anni scorsi dalla Bastian Beton, «escludendo implicitamente l'insediamento di ulteriori impianti».
Nelle prescrizioni del Prg è ribadito che «essendo il territorio comunale di alimentazione diretta delle falde poste più a valle, si rende necessario prevenire ogni forma di smaltimento di sostanze nocive nel sottosuolo».
Un altro punto contestato è quello dei monitoraggi effettuati dalla Rope sui terreni. Il Comune rileva che sui dati «manca un contraddittorio» e che le acque sono inquinate sia a monte e che a valle. Le perplessità dell'amministrazione sono pure sulla collocazione dell'area gestita dalla Rope, ritenuta troppo vicina a quella dell'ex discarica Bastian Beton. Gli avvocati comunali si chiedono: «Com'è possibile valutare distintamente i lotti di una cava che ha vissuto gli stessi problemi e che è stata scavata oltre il limite?». Secondo il Comune ci sono ulteriori fattori che possono fermare l'apertura della discarica, come l'espansione dell'abitato di Caluri, la costruzione di un albergo a 400 metri di distanza, la realizzazione di nuovi lotti nella zona industriale, e «un secondo lotto di discarica riempito fuori norma e sanato ancora dalla Regione».
Un passaggio della causa è dedicato alla discarica di fanghi di marmo, approvata dalla Regione a Gazii, su cui pende un altro ricorso del municipio. «La presenza di stirene nei marmi», scrivono gli avvocati, «fa ritenere che si tratti, in realtà, di una discarica di rifiuti speciali e non di inerti. Per questo è incompatibile con l'impianto di Caluri».
I componenti del Comitato della frazione si aspettano una sentenza a loro favorevole. In caso contrario si dicono pronti ad alzare di nuovo le barricate. «Ci aspettiamo un verdetto contrario all'apertura della discarica», spiega Anna Maria Bertolini, presidente del Comitato Caluri, «poiché l'impianto si trova in centro al paese. Gli stessi funzionari della Regione negarono l'autorizzazione per un progetto analogo negli anni scorsi. Perché ora hanno cambiato idea? Se il Tar ci darà torto saremo disposti ad appellarci al Consiglio di Stato: la decisione la prenderemo tutti assieme. A fronte di questi ricorsi, ci sono le assicurazioni e i progetti della Rope che si è sempre dichiarata disponibile a risolvere i problemi dell'impianto.
Lavori finiti
in tempi record
a Pazzon
riapre la primaria
Barbara Bertasi
Caprino. Gli alunni della primaria di Pazzon sono rientrati nella loro scuola. L'amministrazione comunale lo aveva comunicato al dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Caprino, Enzo Gradizzi, il quale ha spedito l'avviso ai genitori dei bambini, quest'anno 108, che, erano stati spostati alla «Scipione Nichesola», nel capoluogo, dopo che, all'inizio dell'anno scolastico, si erano verificate a Pazzon lesioni strutturali che avevano reso necessario l'evacuazione per il consolidamento statico dell'edificio.
L'orario resta invariato, dalle 8.10 alle 13.10, e il percorso dello scuolabus torna quello in atto prima della chiusura. Da settembre anche il doposcuola «Le Piccole Canaglie» s'era svolto a Caprino: «È ripreso da martedì il rientro pomeridiano a Pazzon con l'orario dalle 14 alle 16, il mercoledì e il venerdì», ragguaglia l'assessore ai servizi sociali Paola Arduini. «Sono lieta che quest'operazione non abbia creato particolari disagi».
«Come avevamo promesso i tempi di esecuzione degli interventi sono stati rispettati e ne abbiamo approfittato per farne altri», procede l'assessore ai lavori pubblici Moreno Dal Borgo. «Le opere di consolidamento sono state fatte a dicembre durante le vacanze natalizie, e ora la struttura è accessibile e sicura».
Il cantiere aperto è stato l'occasione per dar corso ad altri interventi: «Abbiamo dotato la scuola di una batteria di 9 nuovi bagni, suddivisi in 4 per i maschi, altrettanti per le femmine e uno per portatori di handicap nel rispetto della normativa che ne richiede uno per aula. Nei servizi abbiamo rifatto gli impianti idrico-sanitari ed elettrici. Pavimenti, rivestimenti e porte sono nuovi. Le due aule dove s'erano aperte crepe nei muri sono state tinteggiate».
«La chiusura della scuola», prosegue Dal Borgo, «ha consentito di realizzare anche il nuovo impianto antincendio necessario, su precise prescrizioni del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, per strutture che ospitano oltre 100 persone».
Ciò ha comportato un nuovo allacciamento idrico dalla strada comunale all'interno dell'edificio e la posa in opera di due dispositivi a manichetta da usare in caso di incendio, posti sui due lati del fabbricato, come prescritto sempre dal Comando.
Il costo complessivo dei lavori è stato di 100mila euro. «Si è trattato di un impegno notevole per l'amministrazione che ha dato, in breve tempo, risposta concreta a un'emergenza verificatasi a sorpresa, proprio all'inizio dell'anno scolastico. Vediamo con soddisfazione completato l'intervento che ci auguriamo sia di gradimento a quanti ne usufruiranno».
E chiude: «Un doveroso ringraziamento va alle maestranze che hanno lavorato anche durante le festività per consentire la riapertura nei tempi promessi».
Autodromo, la Regione vota sì
Ma la Lega Nord si astiene
Fabio Tomelleri
Vigasio. L'autodromo Motorcity incassa il sì definitivo della Regione, ma la Lega si astiene. La giunta ha votato, a maggioranza, la presa d'atto del giudizio favorevole sul Motorcity di Vigasio e Trevenzuolo, espresso dalla commissione per la Valutazione dell'impatto ambientale (Via) il 2 dicembre scorso. L'autorizzazione diventerà efficace dopo la pubblicazione della delibera sul bollettino regionale. Alla votazione c'erano tutti gli assessori, mancava solo il presidente Giancarlo Galan. L'esito dell'alzata di mano è stato di 10 assessori a favore e due astenuti. I tre veronesi, Giancarlo Conta, Massimo Giorgetti, entrambi del Pdl e Stefano Valdegamberi dell'Udc, come da pronostico, si sono schierati per il sì. L'altro assessore di Verona, Sandro Sandri della Lega Nord, si è invece astenuto assieme al collega di partito Franco Manzato, che ha presieduto la riunione al posto di Galan.
La giunta ha accolto in maniera integrale la relazione dei tecnici della commissione ambientale. Nel documento è stato espresso parere positivo all'opera, condizionato dalla realizzazione di alcuni interventi. Come la strada a quattro corsie che collegherà l'autodromo e gli altri insediamenti previsti nell'area (District Park e Centro agroalimentare) con l'autostrada del Brennero e la futura Mediana. Queste opere furono richieste dalla Provincia per compensare l'aumento di traffico previsto all'avvio di Motorcity.
Con l'approvazione regionale è caduto l'ultimo ostacolo alla realizzazione del piano di lottizzazione, che occuperà quattro milioni e mezzo di metri quadri, divisi tra i Comuni di Vigasio e Trevenzuolo. La società Autodromo del Veneto, dopo la pubblicazione della delibera, potrà avviare i progetti degli edifici e delle opere urbanistiche del complesso, inclusi la pista per i piloti, il polo tecnologico, il centro commerciale, il parco divertimenti e la zona ricettiva.
Il voto degli assessori leghisti è stato particolarmente travagliato e un po' contraddittorio, poiché fu proprio il Carroccio, nel 2008, a contestare in tutte le sedi il progetto appoggiato dal resto del centrodestra. Lo provano sia i volantini contro la «cementificazione del territorio», firmati e diffusi da Giovanni Codognola, segretario di circoscrizione del Carroccio, sia le dichiarazioni dei consiglieri regionali Vittorino Cenci ed Emilio Zamboni al convegno organizzato dal Pd a Vigasio nello stesso anno. Dopo le elezioni provinciali dello scorso anno, l'atteggiamento leghista nei confronti del progetto mutò. Gli assessori della Lega in Provincia approvarono, assieme ai colleghi del centrodestra, la valutazione per l'impatto ambientale dell'autodromo. Ed ora l'astensione della componente leghista in giunta regionale.
Sandro Sandri spiega perché non ha votato contro il progetto. «Era una questione squisitamente tecnica», afferma, «e perciò non ci siamo potuti opporre alla presa d'atto. Noi non siamo sostanzialmente d'accordo all'autodromo, ma dare una valutazione negativa era praticamente impossibile. In mano non avevamo elementi tecnici per opporci. Abbiamo rimarcato il nostro dissenso astenendoci dal voto».
Franco Bonfante, consigliere del Pd, critica la giunta e l'astensione della Lega. «Rimaniamo fermi nella nostra posizione», spiega, «e cioè favorevoli alla pista automobilistica in sé, ma contrari a tutto ciò che le sorgerà attorno e che porterà alla devastazione di quattro milioni e mezzo di metri quadrati di territorio. È stata stravolta l'idea originaria, che prevedeva un autodromo con pochi edifici di completamento. Oltre alla speculazione edilizia l'intervento porterà molto traffico e non i numerosi posti di lavoro promessi. La promozione dello sviluppo economico non potrà compensare i problemi viabilistici e di inquinamento».
Sull'astensione degli assessori leghisti osserva: «La Lega Nord ha dimostrato ancora una volta la sua incoerenza. I leghisti avevano proclamato la loro contrarietà al Motorcity anche di fronte alla popolazione di Vigasio. Si sono rimangiati tutto dopo che Luca Zaia è stato indicato come candidato del centrodestra alla presidenza della Regione. Hanno barattato lo sviluppo equilibrato del territorio dei prossimi 50 anni con una poltrona».
Fabio Tomelleri
Province, i presidenti studiano che tagli fare per salvarle
Mariella Falduto
L'Unione regionale delle Province del Veneto ha scelto come sede per la sua prima riunione del 2010 Isola della Scala. Ha portato nella sede dell'Ente fiera in municipio, i presidenti Gianpaolo Bottacin, Belluno, Barbara Degani, Padova, Tiziana Michela Virgili, Rovigo, Leonardo Muraro, Treviso, Francesca Zaccariotto, Venezia e Giovanni Miozzi, Verona, nella doppia veste di sindaco. Mancava all'appello solo Attilio Schneck in rappresentanza di Vicenza.
«Siamo venuti qui per assaggiare il riso», ha spiegato sorridendo Muraro, presidente di turno dell'Unione, «ma soprattutto per riconoscere il lavoro che il Comune fa per la valorizzazione dell' economia e dei prodotti del territorio».
L'Unione si riunisce in media una volta al mese di solito a Padova; il primo incontro dell'anno ha offerto l'occasione per un aggiornamento su quanto emerso nella riunione di insediamento dell'ufficio nazionale di presidenza dell'Unione delle Province italiane (il Veneto ha due rappresentanti, Muraro e Miozzi ) tenutasi l'altro ieri a Roma, soprattutto in merito alla proposta di riduzione del 20 per cento del numero dei consiglieri provinciali prevista per il 2011. I presidenti dovranno esprimersi sull' argomento entro il 28 gennaio prossimo per arrivare a livello nazionale con un documento condiviso.
Ma intanto i rappresentanti delle Province venete hanno dato qualche anticipazione in difesa del ruolo delle Province, dimostrando di considerare più importante salvaguardare l'istituzione, e di ritenere quello della riduzione del numero dei consiglieri un problema secondario.
«Fare il presidente della Provincia», dice Degani, «comporta una responsabilità grandissima e senza avere immunità, ma è un ruolo attivo di grande soddisfazione. Il numero dei consiglieri non è "il' problema"». «Quella della riduzione», osserva Muraro, «è un' idea più accettata dalle Province del Nord Italia che da quelle del Sud. E dai risultati di un sondaggio che abbiamo effettuato emerge che il ruolo delle Province venete non è tra le priorità dei cittadini, occupa infatti l'ultimo posto dopo la riduzione del numero dei parlamentari e del numero delle Camere, la riforma elettorale, il Federalismo istituzionale e quello fiscale».
Miozzi osserva che la salvaguardia dell'istituzione Provincia è un concetto condiviso a livello nazionale, e tiene a dire a chi considera inutile il ruolo delle Province, che «incidono sulla spesa per gli enti pubblici solo per il 2 per cento. E quella di Verona è tra le più virtuose».
«Se si vuole razionalizzare la spesa», aggiunge Bottacin, «si può ridurre il numero delle Province, o prima ridurre quello dei parlamentari, oppure risparmiare in altro modo. Per esempio, io ho rinunciato all'auto blu e all'autista». Il giovane presidente bellunese ha parcheggiato la Ford davanti al municipio vicino alle grosse auto di rappresentanza e alla Punto bianca della Provincia di Padova; il vigile prima di sapere chi fosse gli aveva detto di spostare l'auto perché lo spazio era riservato a quelle dei presidenti.
L'Unione ha approvato il bilancio di previsione, discusso la normativa sulla cessione dei beni demaniali a Province e Comuni, e si è conclusa a tavola. I presidenti, ospiti dell'Ente fiera, hanno assaggiato il risotto all'isolana e quelli con il radicchio e con la zucca. «Eccezionali», è il commento di Muraro.
Tante strade
da riasfaltare
subito per neve
e maltempo
Fabio Tomelleri
Villafranca. Strade ridotte a gruviera dalla neve e dalla pioggia. Il Comune corre a ripararle e prepara la lista delle asfaltature per i prossimi mesi. L'ondata di maltempo delle scorse settimane ha lasciato decisamente il segno su diverse arterie cittadine.
In via Quadrato alcune buche si sono aperte nell'asfalto per l'azione combinata delle abbondanti nevicate, a cui sono seguite altrettanto copiose piogge. La pavimentazione stradale si è sgretolata in diversi punti, creando rischi per il passaggio di automobili, moto e biciclette. Il lato destro della carreggiata, in direzione di Verona, è sprofondato verso il marciapiede.
Altri disagi hanno interessato via Postumia. Gli automobilisti sono stati costretti a compiere manovre spericolate, per evitare di finire con le ruote in due buche che si sono aperte proprio all'ingresso del capoluogo.
Lunedì mattina il Comune ha inviato per le strade i propri operai a chiudere le fessure con il catrame, ripristinando così le condizioni di sicurezza per il traffico.
«Due addetti alla manutenzione hanno riparato il manto di via Quadrato e via Postumia», spiega Francesco Arduini, assessore ai lavori pubblici, «poi hanno compiuto un sopralluogo nei quartieri e nelle frazioni. Sono intervenuti dove erano state segnalate le anomalie. Ieri è stata incaricata anche una ditta esterna per le riparazioni». «Gli interventi», sottolinea, «saranno coperti con il fondo accantonato dall'amministrazione per le manutenzioni ordinarie».
Nei prossimi giorni la giunta approverà inoltre il piano delle asfaltature straordinarie, inserito nel bilancio di previsione del 2009. Non sarà facile la compilazione della lista degli interventi soprattutto dopo gli ultimi episodi di maltempo, poiché sono parecchie le strade in condizioni precarie, sia a Villafranca sia nei centri minori che le stanno attorno. Nei casi più urgenti il Comune è già intervenuto prima di Natale. Come ad Alpo, dove l'asfalto è stato ripristinato in alcune strade. «Siamo ancora in fase di valutazione dei punti dove aprire i cantieri, finanziati con i fondi del 2009», prosegue l'assessore Arduini, «e nei prossimi giorni approveremo in giunta l'atto di indirizzo per dare il via ai lavori».
Il sindaco Mario Faccioli a sua volta osserva: «Ci troviamo a dover recuperare una situazione viabilistica trascurata dall'amministrazione precedente. Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo effettuato gli asfalti previsti nel triennio 2006-2008. La legge non permette più di finanziare queste operazioni con i mutui. Il patto di stabilità, inoltre, vincola sia le entrate sia le uscite del bilancio municipale. Abbiamo pensato di sostenere le manutenzioni con il ricavato delle vendite dei terreni individuati con il piano delle alienazioni dei beni comunali».
Sulle strade che hanno bisogno di riparazioni Faccioli puntualizza: «La pavimentazione di alcune è in condizioni critiche. In altre il passaggio dei veicoli è compromesso. Non sarà facile intervenire dappertutto. Manterremo lo stanziamento sui 5-600 mila euro. Per recuperare il tempo perduto occorrerebbero cifre ben più alte, da un milione e mezzo a cinque milioni di euro. Fino ad oggi abbiamo privilegiato le arterie più trafficate. Non trascureremo i bisogni delle frazioni, in particolare Dossobuono, Rosegaferro, Rizza e Quaderni».
Montate
le colonnine
con autovelox
Emanuele Zanini
Sona. Autovelox in arrivo a Sona e nelle frazioni. La polizia municipale in questi giorni sta installando sulle strade del territorio comunale otto dispositivi per misurare la velocità dei veicoli in transito. I primi quattro box "speed check" (questo il loro nome, i primi a essere utilizzati in provincia) sono stati già posizionati: uno si trova in via Canova, la strada che collega Sona e Lugagnano. Gli altri tre sono stati collocati a Lugagnano in via Capitello, in via San Francesco e in via Beccarie. Entreranno in funzione da metà gennaio, quando all'interno dei box verranno inseriti i rilevatori della velocità.
Gli "speed ceck" sono delle colonnine arancioni, illuminate all'interno, in modo da essere visibili non solo di giorno, ma anche di notte. Gli altri quattro devono ancora essere installati e sono previsti in via Roma a Sona, in via Barbarago a Palazzolo e in via Cherubina a San Giorgio in Salici. La collocazione dell'ultimo box non è ancora stata decisa, anche se sarà con ogni probabilita a Lugagnano. Tra le opzioni più probabili via Bussolengo, e via Sacharov. Questi ultimi quattro apparecchi saranno attivati entro febbraio.
Le cabine sono state posizionate in punti dove di solito gli automobilisti tendono a correre e superare i limiti di velocità, anche in presenza di piccole rotonde, come quella di via Salazzari. La polizia municipale sta completando pure l'installazione dei cartelli che segnalano la presenza degli autovelox. «La funzione», spiega il comandante della polizia locale Roberto Mori, «non è quella di staccare multe a raffica e di fare cassa. Lo scopo dei box è quello di essere un deterrente per coloro che tendono a correre e allo stesso tempo uno stimolo ad alzare il piede dall'acceleratore. L'automobilista quando transita con l'auto non sa infatti se il meccanismo di rilevazione di velocità è attivo o meno». In un primo periodo (almeno fino alla fine di gennaio) non ci saranno rilevazioni con l'autovelox. In questo modo gli automobilisti si possono abituare alla presenza delle colonnine arancioni. Poi il sistema sarà attivato e funzionerà in modo saltuario e casuale anche se la funzione principale sarà sempre quella di prevenzione. Tuttavia se qualcuno verrà pizzicato e fotografato dall'autovelox, scatterà la multa.
«I primi riscontri sono positivi», aggiunge Mori. «In questi giorni nei punti in cui sono stati installati i primi box, ancora privi di autovelox, abbiamo potuto notare che molti automobilisti appena vedono la cabina rallentano vistosamente. Se il progetto avrà l'esito sperato non è escluso che venga esteso su altri punti delle strade comunali». Il costo dell'opera non supera i 10mila euro.
Binari sollevati
e rimontati.Tre ponti costruiti
in 100 ore
Fabio Tomelleri
Villafranca. Tre ponti da realizzare in cento ore. Un'impresa che sembra impossibile quando si parla di opere pubbliche in Italia. Invece, sul tragitto della Grezzanella, ci stanno riuscendo, lavorando giorno e notte, festività comprese. È iniziata sabato mattina la costruzione, a tempo di record, dei tre sottopassi della linea ferroviaria Verona-Modena in via Le Che, in via Cadelora e sulla Grezzanella, che collegherà Dossobuono a Nogarole.
Gli operai che lavorano per Veneto strade avranno tempo fino a giovedì alle 4 per terminare l'opera. A quell'ora i binari, rimossi per far posto ai sottopassi, dovranno trovarsi di nuovo al loro posto e consentire il passaggio dei treni.
«Abbiamo concentrato il lavoro di tre mesi in cinque giorni», spiega l'ingegnere Mirco Sparesotto, progettista della Grezzanella, «e sul cantiere, aperto 24 ore su 24, si sono alternati in tutto 80 operai. Una sessantina di loro era all'opera domenica notte. Lavorano cinque ditte in contemporanea».
Per i tre attraversamenti è stata utilizzata la tecnica "a spinta". Accanto ai punti di intersezione con la ferrovia sono stati costruiti tre monoliti, cioè blocchi di cemento armato che costituiscono la struttura portante del sottopasso. Collocati nelle buche, sono poi stati spinti sotto la sede ferroviaria da martinetti idraulici.
«Il monolito più grande, sulla Grezzanella, pesa 7.500 tonnellate», osserva Gastone Vinerbini, presidente di Veneto strade, «e gli altri due, in via Le Che e in via Cadelora, raggiungono 4.500 tonnellate ciascuno. Ad ogni struttura sono stati applicati 16 martinetti idraulici per la spinta».
Ieri mattina la posa dei due monoliti più piccoli era conclusa e gli operai vi stavano ricollocando sopra i binari. Lo spostamento del blocco maggiore era ancora in corso ed è proseguito nel pomeriggio. «I monoliti minori sono lunghi 30 metri», sottolinea Vinerbini, «e formano un angolo retto con le rotaie. Il maggiore, di 45 metri, invece, è inclinato di 45 gradi rispetto all'asse ferroviario ed ha richiesto più tempo per essere collocato».
La velocità di con cui sono stati mossi i blocchi più piccoli è stata di due metri all'ora. Per quello sulla Grezzanella lo spostamento è stato più lento: un metro e mezzo ogni ora, sceso a mezzo metro nella fase cruciale. La tecnica a spinta è stata preferita a quelle tradizionali perché più rapida e sicura. «Abbiamo tempi ristrettissimi perché la linea Verona-Mantova è secondaria per il trasporto dei passeggeri ma principale per quello delle merci», osserva Vinerbini. Poi puntualizza: «L'operazione è delicata poiché il margine di tolleranza è di soli tre centimetri». Sulla tempistica aggiunge: «Siamo in anticipo di 36 ore rispetto ai programmi. Lavoreremo anche il giorno dell'Epifania per concludere in tempo, prima che i treni tornino in circolazione». Con le stesse procedure verrà realizzato a marzo l'ultimo sottopasso, in via Cascina Verde. «Il primo tratto di Grezzanella dovrà essere pronto entro giugno del 2011», conclude Vinerbini, «ma con quest'operazione anticiperemo di due mesi la fine dell'opera».
Dodici milioni per fare il centro del Chievo
Fabio Tomelleri
Villafranca. La "Città dello sport" costerà 12 milioni di euro. Due milioni di euro li metterà il Comune, altri 10 il Chievo, mentre la Regione interverrà con un contributo di 900 mila euro. È tutto spiegato in un documento della giunta regionale, che contiene l'accordo per il finanziamento a fondo perduto dell'opera. I 12 milioni preventivati dalla Regione si riferiscono alle sole opere edilizie e di arredo urbano. A questi vanno aggiunte le altre spese, tra cui quelle per gli espropri dei terreni privati e la progettazione. La giunta municipale, in una delibera dello scorso 4 dicembre, ha valutato in circa 17 milioni di euro l'investimento complessivo sull'area.
Nel progetto non è stata abbandonata l'idea di completare il parco urbano del Tione. Nel patto approvato a Venezia, l'intervento che trasformerà l'area di 160 mila metri è definito "Parco del Tione-Città dello sport" che si svilupperà accanto all'area verde di via Calatafimi, il cui primo lotto, completato più di un anno fa, è costato alle casse comunali 750 mila euro.
L'intesa regionale prevede che il Comune realizzi opere per almeno due milioni di euro. È più di quanto chiesto, all'inizio del 2008, dai privati al commissario prefettizio Elio Faillaci per erigere il teatro nella zona dell'ex cinema Metropol. Il cofinanziamento previsto per il Comune, allora, era di un milione 600 mila euro. Poi l'accordo sul teatro sfumò, poiché il nuovo sindaco Mario Faccioli ritenne l'investimento troppo oneroso. La "Città dello sport", invece, è considerata un'opera prioritaria dall'amministrazione, tanto da giustificare una serie di strutture pubbliche, la più costosa delle quali sarà il parcheggio, con strade di accesso ai campi da calcio, illuminazione e fognature, per un totale di 680 mila euro. Verrà costruita una pista ciclabile da 580 mila euro. Il Chievo si farà carico della parte più consistente degli interventi: nove milioni 950 mila euro, di cui tre milioni e 300 mila serviranno per il complesso formato da albergo, centro benessere, zona ristorante e altri servizi.
Il patto con la Regione impegna il Comune e la società di calcio «a garantire la disponibilità di ulteriori somme necessarie all'intervento». I costi aggiuntivi, quindi, saranno a carico dell'amministrazione e del Chievo. Il Comune, tuttavia, potrà chiedere, man mano che procederà con le spese per i lavori, anticipi sul finanziamento regionale, fino al 90 per cento del totale. La Regione ridurrà i finanziamenti in proporzione, nel caso in cui i costi per le opere sarano inferiore a quelli pattuiti.
La costruzione di edifici, aree verdi e percorsi attrezzati della "Città dello sport" non sarà l'unico onere a carico del Comune. Secondo il protocollo d'intesa, firmato il 15 ottobre scorso dal sindaco Mario Faccioli e dal presidente del Chievo Luca Campedelli, l'amministrazione curerà la stesura del piano particolareggiato. Inoltre acquisirà i terreni privati, ampi 48.565 metri quadrati, nel perimetro del parco del Tione e, concluso l'iter di approvazione, cederà al Chievo, in diritto di superficie, ovvero senza la piena proprietà, l'area su cui sorgerà il centro. L'accordo prevede l'adozione definitiva del progetto da parte del Consiglio comunale. Il patto tra società e amministrazione ha agevolato l'arrivo dei contributi. Il finanziamento è stato ottenuto grazie a una legge regionale che prevede l'incentivazione di impianti sportivi "di eccellenza" e privilegia il sostegno economico ai progetti con partecipazione di capitale privato all'intervento, immediata disponibilità di aree e apertura di cantieri in tempi brevi.
Il centro rottami resta escluso dalla nuova zona industriale
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il centro di riciclaggio dei rottami in via Sommacampagna rimarrà escluso dalla zona industriale. Il Consiglio comunale, all'unanimità, ha respinto la richiesta della Colfer di inserire il grande capannone a ferro di cavallo, costruito lungo la provinciale 26, tra le aree produttive del capoluogo. L'edificio, sorto in zona agricola, su un'area di 40 mila metri quadrati, l'anno scorso fu ribattezzato "ecomostro" dagli Amici di Beppe Grillo villafranchesi. Nel nuovo centro la ditta ha deciso di trasferire il proprio impianto per i rottami, ferrosi e non, di località Coronini, ai piedi della collina di Custoza. Il Comune, in attesa del nuovo Piano di assetto del territorio (Pat), ha deciso di aggiornare le mappe del vecchio piano regolatore. Per questo, lo scorso 5 novembre, Roberto Cobelli, titolare dell'azienda che ricicla rottami, aveva chiesto all'amministrazione di correggere le carte geografiche, contrassegnando il nuovo sito della Colfer con il reticolato che individua le aree destinate a fabbriche e imprese artigiane. La domanda, tuttavia, è stata respinta, sia dai tecnici sia dai consiglieri comunali. Se accolta, la modifica avrebbe permesso l'utilizzo, in futuro, del capannone per altre attività industriali. Il sito di riciclaggio, ora, potrà operare lo stesso, ma verrà considerato come un'"attività temporanea", come stabilito dalla determinazione del 26 ottobre 2005, con cui il dirigente del settore ecologia della Provincia di Verona autorizzò l'impianto.
L'architetto Gloria Vanzini, responsabile dell'unità urbanistica del Comune, ha spiegato: «Sulle tavole si è voluto individuare l'ambito dell'attività con simboli grafici che richiamino la legge regionale del 2000 e la determinazione del settore ecologia provinciale, che hanno consentito tale insediamento e ne disciplinano gli interventi». Ha ricordato che l'impianto di stoccaggio e recupero è classificato come attività «in zona impropria: nel caso specifico si tratta di un'area agricola che, per altro, non trova riscontro nelle norme del piano regolatore, ma solamente nella determinazione della Provincia». Vanzini ha aggiunto che «in caso di cessazione dell'attività prevista dal progetto, dovrà essere ripristinata l'originaria destinazione d'uso dell'area e dovranno essere rimosse le strutture realizzate». Tale operazione, quando avverrà, non sarà semplice, visto che sul sito, un tempo occupato da un'abitazione e da un allevamento di suini, sono sorti il capannone, alto più di 13 metri, e le palazzine degli uffici aziendali.
Il centro di riciclaggio di via Sommacampagna fu al centro di polemiche e discussioni anche in passato. Nel 2006 Claudio Magagna, ex membro della commissione ambiente della Provincia, sostenne la «non edificabilità» dell'alto muro costruito attorno all'area. Poi, nell'estate del 2008, i grillini villafranchesi denunciarono, sul loro sito internet, la costruzione dell'enorme capannone. Pure il Comune riscontrò differenze nella struttura costruita, rispetto ai disegni presentati all'ufficio tecnico.
Quindi, nell'ottobre del 2008, la procura mise i sigilli al cantiere. I lavori furono sbloccati lo scorso settembre. La ditta chiese una sanatoria per le difformità.
Ultimo concerto per l'addio
Chiude il circolo Arci-Kroen
Francesco Bommartini
Villafranca. L'Arci Kroen chiude i battenti con l'ultimo concerto al circolo di via Arnaldo Porta domani sera. Chiuderà così una delle poche strutture di Villafranca che fino ad oggi ha proposto musica live e cultura alternativa con continuità e che ha ospitato anche una sala prove per gruppi musicali locali. Romano Dal Colle, presidente del Kroen e direttore artistico, spiega: «Le motivazioni che ci spingono a cessare l'attività in questa città sono principalmente di carattere economico. L'affitto è altissimo tanto che credo che nemmeno locali che propongono cover band riescano a pagare cifre così elevate. Inoltre l'impianto fognario ed elettrico hanno dato qualche problema e molte persone si sono lamentate con noi per la lontananza dal centro città e per i continui controlli stradali. L'affluenza negli ultimi tempi è diminuita. Oltre a me il gruppo che gestisce il circolo comprende altre sei persone».
Al Kroen dall'11 gennaio 2008, giorno della sua apertura, hanno suonato oltre 300 gruppi musicali di 19 diverse nazionalità. Gianpaolo Antonioli, direttore artistico e vicepresidente, dice: «Io e Romano abbiamo intenzione di continuare con il Kroen, ma non a Villafranca. Le forze ci sono ancora, il gruppo di lavoro è unito, ma dobbiamo valutare se ci sono le prerogative per ricominciare». Poi aggiunge: «Credo che Villafranca non sentirà la nostra mancanza. Il pubblico che frequentava il locale veniva spesso da fuori Verona, di villafranchesi ne avrò visti 20 in due anni. Per questo tipo d'iniziative, queste sono zone deprimenti. L'amministrazione di Villafranca non si è mai dimostrata interessata a collaborare con noi, nonostante all'inizio della nostra attività avessimo fatto delle proposte per organizzare dei festival. Abbiamo quindi deciso di rimanere autonomi dall'amministrazione che però ci ha attaccato quando abbiamo dato la disponibilità ad ospitare la festa del circolo Pink, dove ci sarebbe stata una manifestazione gay, trans e lesbo, e quando abbiamo organizzato la manifestazione "Verona Caput Fasci"». Alvise Pettoello, cliente del circolo, parla già al passato: «Il Kroen era un'isola felice. È vero che era fuori mano per chi abita a Verona come me, ma era un posto dove potersi estraniare dalla mentalità che va per la maggiore a Verona. Spero che si trovi presto un'altra location per questo tipo d'iniziative». Più radicale Stefano Torregrossa: «Villafranca è culturalmente tristissima. Si salvano il castello, grande palcoscenico ufficiale per eventi e band mainstream, e Lo Scalo, adatto alla Villafranca-bene e al pubblico da discoteca. Ma i locali, i pub, i live-club o i luoghi di aggregazione di altro tipo sono assenti da anni, anche per lo scarso interesse delle amministrazioni che hanno sempre prediletto le questioni economiche e commerciali a quelle culturali. In tutto questo, il Kroen era la classica mosca bianca».
Francesco Bommartini
Il Comune trova
altri soldi per
salvare Palazzo
Bottagisio
Fabio Tomelleri
Il restauro di Palazzo Bottagisio non può più subire ritardi. Ma, sull'intervento, maggioranza e opposizione si dividono. Il Comune ha inserito, tra le priorità, il completamento della ristrutturazione, avviata negli anni scorsi, dell'edificio storico di via Pace. La dimora, che ospitò, l'11 luglio 1859, l'incontro tra gli imperatori Francesco Giuseppe d'Austria-Ungheria e Napoleone III di Francia, è agibile al pianterreno e, solo in parte, al primo piano. Per restituire al palazzo l'antico splendore mancano la sistemazione delle stanze vicine alla sala del trattato, restaurata questa primavera, e dell'intera parte superiore.
A questo scopo il Comune, nei mesi scorsi, ottenne dalla Fondazione Cariverona un contributo di 600 mila euro. L'amministrazione, ora, ha deciso di coprire, con un mutuo di 1 milione 200 mila euro, il resto della spesa e di dare il via ai lavori nel secondo trimestre 2010. Il nuovo prestito non comprometterà la stabilità del bilancio municipale, poiché è stata rinviata la costruzione della nuova palestra di Rosegaferro, con il relativo impegno di spesa.
Il terzo stralcio del recupero di Palazzo Bottagisio ha acceso il dibattito tra le forze politiche. In Consiglio comunale la minoranza, di centrosinistra, ha espresso dubbi sulla programmazione amministrativa e votato contro la modifica del piano degli interventi comunali. Paolo Martari, capogruppo del Partito democratico, ha osservato che la delibera sul Bottagisio «coglie delle opportunità» per i finanziamenti della Cariverona. Allo stesso tempo, però, ha definito il provvedimento «non condivisibile nello spirito e nella previsione».
Luciano Zanolli, di «Cittadini per Zanolli», ha sottolineato: «Mi dispiace non conoscere l'utilizzo che verrà fatto, a lavori finiti, del palazzo. Per il Bottagisio e la ristrutturazione della palestra di Quaderni, in tutto, si spenderanno 900 mila euro in più rispetto alle previsioni iniziali: l'amministrazione non ci fa una gran bella figura».
Immediata la replica del centrodestra. Nicola Terilli, dell'Udc, ha detto: «Si va a promuovere un intervento per creare un contenitore culturale. Mi sarei aspettato l'astensione dell'opposizione». Riccardo Maraia, assessore al bilancio, ha evidenziato: «Per questa e altre tre opere l'amministrazione è riuscita a ottenere, da enti ed istituzioni, contributi per un totale di 1 milione 750 mila euro. E' un risultato che non va sottovalutato».
Luca Zamperini, assessore al patrimonio, ha sottolineato: «Nel 2005 l'amministrazione Zanolli promise che avrebbe completato il recupero di Palazzo Bottagisio entro il 2009. Ma, dopo il nostro insediamento, nel 2008, agli atti c'era solo un progetto preliminare. La Soprintendenza, inoltre, ha perorato l'intervento e ci ha ammonito, ritenendoci responsabili, con le passate amministrazioni, del degrado dell'edificio. Sono crollate parti di soffitto affrescate: stiamo perdendo un pezzo del patrimonio storico e artistico nel cuore della città. Speriamo in ulteriori contributi. E' un intervento che va realizzato a priori».
Villafranca imbiancata, il traffico va in tilt
Francesco Bommartini
La neve caduta abbondante lunedì sera ha mandato in tilt Villafranca e le sue frazioni. E il sindaco Mario Faccioli non nasconde le grandi difficoltà che il Comune nelle ultime 24 ore ha dovuto affrontare: «La situazione non si può definire normale. Alle 2 dell'altra notte siamo passati con le pale a pulire le strade. Nonostante i circa 300 quintali di sale sparso nei giorni scorsi, il fondo stradale si è ghiacciato. Il traffico era molto intenso: a Sommacampagna, in tangenziale e in autostrada, ci sono stati grossi problemi e gli automezzi sono stati dirottati a Villafranca».
Aggiunge Faccioli: «Lunedì le previsioni davano pioggia e invece è arrivata una bella nevicata». Ieri il Comune era impegnato su tutti i fronti per ripulire il centro alla scopo di consentire il normale svolgimento del mercato di oggi. «Sono intervenuti gli uomini della protezione civile e anche 35 militari del Terzo Stormo, inviati dal colonnello Fabio Noccetelli, che ci hanno aiutato a ripulire i marciapiedi. Dossobuono, Alpo e Rizza hanno avuto problemi analoghi».
Ma Graziano Tovo, consigliere di minoranza del Comune, attacca Faccioli in un documento sottoscritto anche da Paolo Martari, Luciano Zanolli, Alessandrino Dal Maso e Renzo Piazzi: «C'era un traffico incredibile. Le strade sono rimaste totalmente innevate: quelle dei comuni vicini erano in condizioni migliori. Non si poteva affidare il servizio di pulizia delle strade al Gsi? Non abbiamo notato un tempestivo spargimento di ghiaino o di sale e le strade si sono ridotte a una lastra».
A Dossobuono ai postini è stato vietato di uscire in motorino per effettuare le consegne della corrispondenza: troppo pericoloso sfidare il ghiaccio su due ruote. Il servizio così si sta svolgendo da giorni a singhiozzo.
Ieri mattina, sempre a Dossobuono, si è vissuto il momento peggiore, con le auto che procedevano a passo d'uomo. Analoga situazione a Villafranca, dove la via centrale è rimasta a lungo chiusa. Disagi per tutti e inevitabili lamentele.
Più tranquilla Anna Maria Bigon, sindaco di Povegliano: «Siamo in allerta da quattro giorni. Anche ieri mattina, prima dell'alba, abbiamo pulito le strade. La circolazione in questo modo è stata regolare e i servizi sono stati garantiti: il personale monitora l'ingresso delle scuole, i bus sono passati regolarmente e il servizio postale è stato garantito. Fino a lunedì erano stati sparsi 60 quintali di sale sulle strade e 6 quintali e mezzo sui marciapiedi. Ne abbiamo richiesti altri 100 quintali che saranno cosparsi nelle prossime ore».
Aggiunge Giovanni Tratta, comandante dei vigili di Valeggio: «La situazione si può definire abbastanza tranquilla. I problemi ci sono stati sulle due strade gestite dalla Provincia: la sp 28 e la terza mediana che va verso Cavriana». Sono state liberate dalla neve verso le 11.30 di ieri. «Lunedì sera è stato sparso altro sale. I 60 quintali che c'erano sono terminati, ora ne sono arrivati altri 100».
Daniela Contri, sindaco di Vigasio, conclude: «Qui sei volontari della protezione civile hanno lavorato lavorato dalle 5 del mattino di ieri. Hanno anche portato in ospedale persone che si sono sentite male, perchè il 118 si rifiutava di uscire. Dalla settimana scorsa spargiamo sale e la situazione sembra sotto controllo».
Francesco Bommartini
Monossido,
7 persone
intossicate
Vigasio. Il monossido di carbonio di una stufa ha intossicato, questa notte, sette extracomunitari che condividevano un’abitazione di Vigasio nel veronese. Scattato l’allarme i sette sono stati soccorsi e ricoverati in ospedale dove non sarebbero in pericolo di vita. Sul posto anche i vigili del fuoco che hanno registrato la presenza del monossido.
Il Centro malati è senza sede
«Siamo costretti a chiudere»
Fabio Tomelleri
Villafranca. Chiuso per mancanza di sede. Il Centro per i diritti del malato di Villafranca, dopo 21 anni, ha cessato le proprie attività.
I volontari dell'associazione hanno deciso di chiudere lo sportello villafranchese, aperto il 15 dicembre 1988, per la tutela dei pazienti degli ospedali e dei servizi sanitari in genere. D'ora in poi, quanti vorranno segnalare disfunzioni sanitarie, o chiedere assistenza per i piccoli e grandi casi di malasanità, dovranno recarsi altrove, a Bussolengo o a Verona. Il direttivo ha detto basta perché, dall'estate del 2008, non riesce a disporre di un posto dove ricevere le segnalazioni e fornire consulenza a quanti la richiedono. Fin dalla sua costituzione, lo sportello, aperto due volte alle settimana, era allestito in una stanza dell'ex distretto dell'Ulss 22, in corso Vittorio Emanuele, concessa in comodato gratuito.
La sala è stata chiusa nel giugno del 2008, dopo il trasferimento degli uffici sanitari all'interno dell'ospedale Magalini. Loredana Mazzonelli, presidente dell'associazione, si attivò subito dopo l'abbandono dei locali di corso Vittorio Emanuele. Scrisse ad Alessandro Dall'Ora, direttore generale dell'Ulss 22, per l'ottenimento di nuovi spazi. La risposta all'istanza non arrivò mai, nonostante i ripetuti tentativi di richiesta al dirigente sanitario. Mazzonelli, lo scorso 9 novembre, spedì un'ultima lettera a Dall'Ora, in cui ribadì le difficoltà sorte per mancanza di uno spazio. «È per noi impossibile procedere oltre», scrisse Mazzonelli, «poiché riceviamo le persone, che si rivolgono al nostro centro, in abitazioni private o luoghi di fortuna». Anche a questa comunicazione seguì il silenzio dei vertici sanitari territoriali.
«Abbiamo constatato che non c'è stata data alcuna possibilità alternativa», spiega Mazzonelli, «e Dall'Ora, nelle scorse settimane, ci ha solo detto, a voce, di pazientare. Ma, dopo un anno e mezzo di vana attesa, non siamo più disposti ad aspettare. L'assessore al sociale di Villafranca, Riccardo Maraia, ci aveva fatto sapere che fra un paio di mesi si sarebbe liberato un posto al circolo Ciricupe. Noi volontari però abbiamo deciso di smettere: riteniamo concluso il nostro percorso».
Loredana Mazzonelli non nasconde la propria delusione per aver dovuto prendere questa drastica decisione: «Ci ha dato fastidio l'indifferenza mostrata dall'Ulss nei nostri confronti: una possibilità si sarebbe potuta trovare». La responsabile fornisce alcuni dati sull'attività del centro in 21 anni: «Ogni anno abbiamo seguito circa una quindicina di casi, molti con successo, altri purtroppo no: nell'arco di un ventennio, in tutto, sono stati più di 200 le pratiche delle quali ci siamo occupati. Si rivolgevano a noi anche dalla zona del lago poiché eravamo di riferimento per i Comuni del distretto sanitario. Le segnalazioni erano varie: dai pazienti che denunciavano di essere stati maltrattati dal personale alle problematiche sorte dopo alcune operazioni. Soprattutto davamo una risposta a quelle persone che non volevano che altri subissero quanto era accaduto a loro». Mazzonelli invita i pazienti a recarsi, per situazioni anomale, nei punti di riferimento rimasti sul territorio: «I cittadini si rivolgano con serenità all'ufficio relazioni pubbliche dell'Ulss 22 a Bussolengo oppure alle associazioni di volontari che operano a Verona, che sono il Centro per i diritti del malato, Veneto Salute e il Tribunale dei diritti del malato».
Copenaghen, fa il delegato Unicef a 17 anni
Francesco Bommartini
Villafranca. Un giovane di Villafranca ha rappresentato l'Italia nel J8 di Copenhagen, il forum dei giovani dedicato all'ambiente che ha anticipato il vertice dei grandi della terra nella capitale danese. Si chiama Lorenzo Monteforte, ha 17 anni, è studente del liceo linguistico a Verona ed è stato in Danimarca dal 27 novembre al 4 dicembre. «La proposta di partecipare al summit è arrivata mentre mi trovavo alla scuola Lavinia Mondin», spiega Lorenzo. «L'Unicef, che ha finanziato il progetto, mi ha proposto di partecipare al J8. Ho dovuto decidere in poco tempo ma non mi pento della scelta: è stata una bella esperienza».
Con Lorenzo a rappresentare la nazione, oltre a due accompagnatori dell'Unicef Italia, c'erano Michela Di Crisco, residente a Campobasso, Antonella Rosella di Benevento e la bolognese Caterina Terzaghi. «A differenza loro, io non ho fatto formazione in previsione del J8», sottolinea Lorenzo, «però avevo già cominciato ad appassionarmi di problematiche ambientali. Il mio interesse è iniziato con la visione del documentario di Al Gore "An inconvenient truth"».
Lorenzo è conscio dell'importanza della sua partecipazione al J8. Nell'ultimo mese si è sentito celebre un po' come i Pink Floyd, il suo gruppo preferito. «Sono stato intervistato sia in Danimarca che in Italia da giornali, televisioni e da un paio di radio tra cui Rai Uno». Poi continua: «Ogni giorno ci svegliavamo alle 6, alle 7 facevamo colazione in ostello, dove dormivo in una camerata con due haitiani e tre cinesi, e alle 8 cominciavamo a lavorare al municipio di Copenhagen, il City Hall. Qui ci ritrovavamo a discutere con centinaia di altri giovani dai 14 ai 17 anni provenienti da tutto il mondo e terminavamo alle 21. Prima di partire credevo che la situazione sarebbe stata più formale, ma mi sbagliavo. Ci sono state varie pause. Ne ho approfittato per pranzare, conoscere nuove culture, partecipare a balli di gruppo e giochi». Lorenzo è entusiasta di Copenhagen: «I ragazzi sono molto preparati. Fin da piccoli vengono educati sull'ambiente e le problematiche correlate. Là il 7 per cento dell'energia è ricavata utilizzando pale eoliche, utilizzano filtri per ripulire gli scarichi industriali, hanno macchinari per ricavare energia bruciando rifiuti e utilizzano l'acqua proveniente dal processo di vaporizzazione per alimentare i termosifoni». Sul summit Lorenzo dichiara: «Non ci sono mai stati problemi. Al termine dei lavori abbiamo stilato un documento che è stato consegnato ai grandi della terra. Per migliorare la situazione ambientale mondiale è necessario passare dalle parole ai fatti e soprattutto partire dal basso, dalle abitudini personali. Personalmente centellino l'acqua quando mi lavo i denti, stacco sempre il caricatore del cellulare dalla presa quando è carico, spengo la ciabatta cui è collegato il pc e faccio attenzione a non accendere troppe luci. Devo solo imparare a stare meno tempo sotto la doccia».
Francesco Bommartini
I dubbi degli ambientalisti: «Il calcio cancella il parco?»
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il parco del Tione, realizzato a metà, non piace agli ambientalisti e a chi lo dovrà frequentare. Il Comune ha già ufficializzato l'intenzione di creare, al posto del completamento dell'area verde, una cittadella dello sport. Associazioni ecologiste, cittadini e gruppi politici, invece, concentrano l'attenzione sulla parte del parco realizzata. Il primo lotto, per cui l'amministrazione dell'ex sindaco Luciano Zanolli impegnò 750 mila euro, è pressoché concluso da un anno. Sentieri, aiuole triangolari e lampioni sono installati da parecchi mesi. Gli ingressi al parco, tuttavia, sono sbarrati da transenne, anche se sono facilmente aggirabili a piedi. Sull'area verde manca ancora il collaudo finale del Comune.
Riccardo Tosoni, 54 anni, responsabile del Wwf di Villafranca, ribadisce le osservazioni, presentate due anni fa al commissario prefettizio Elio Faillaci e riproposte, con una lettera, l'anno scorso, al sindaco Mario Faccioli. Nella missiva, sottoscritta pure da Maria Luisa Zecchinato, dell'associazione "Il Trifoglio", fu chiesto di «attrezzare spazi aperti lungo il Tione, con aree per i giochi dei bambini, per l'incontro o la sosta». Venne suggerito l'inserimento di piante «che crescono spontaneamente sulle colline moreniche, o in pianura». Sull'arredo, le associazioni chiesero l'impiego di materiale riciclabile, o riciclato, e l'acquisto di lampioni a luce led. Tosoni conferma che, dopo più di un anno, nessuna delle osservazioni ha ricevuto risposta.
«Un parco rurale costerebbe meno», dice Tosoni, «e, comunque, è un grosso rammarico che non siano state seguite le nostre indicazioni. Gli attuali lampioni sono adatti più a una tangenziale che a un parco. L'amministrazione si è espressa negativamente sul polmone verde ma, fino ad oggi, non abbiamo avuto un incontro». Dubbi sul primo lotto li esprime pure un cittadino, Alberto Pasquetto, di 60 anni. «Il parco sembra abbandonato», osserva, «e proliferano le erbacce. Non potrà essere utilizzato d'estate: non c'è abbastanza ombra. Il sentiero principale è troppo largo. La sponda del Tione, frequentata per le passeggiate, è accesibile solo da una carrareccia. Nelle aiuole andavano collocate piante provenienti dal nostro territorio». Sul parco del Tione e le sue sorti future puntano l'attenzione gli Amici di Beppe Grillo. Elia Di Giovine attende una risposta all'interrogazione, presentata lo scorso 7 settembre, al presidente del Consiglio comunale, Maurizio Facincani. Nel documento chiedeva le ragioni per cui il parco era, ed è tuttora, «inspiegabilmente inutilizzato da oltre un anno». Adesso definisce «inqualificabile» la scelta di erigere il centro sportivo del Chievo, al posto del completamento dei giardini pubblici. «Gli impianti sportivi», spiega Di Giovine, «potrebbero trovare collocazione nell'area a nord, di 300 mila metri quadrati, a fianco della bretellina per Valeggio, più acessibile e prevista dalla Regione». Carlo Reggiani, esponente dei grillini, osserva: «Ultimamente si sente parlare solo di calcio a Villafranca. Gli altri progetti sull'area, il parco e il polo scolastico, che fine faranno? Richiamiamo l'amministrazione ad attenersi alla risoluzione delle esigenze prioritarie della comunità».
Scuole,
rivoluzione
in cinque
Comuni
Fabio Tomelleri
Sedi scolastiche rivoluzionate a Vigasio e nei Comuni di Mozzecane, Nogarole, Trevenzuolo ed Erbé. Da settembre 2010 verrà soppressa la direzione didattica di Vigasio, da cui dipendono gli asili e le scuole elementari del paese e dei Comuni di Trevenzuolo, Erbé, Mozzecane e Nogarole. Sparirà pure la presidenza delle scuole medie vigasiane "Montemezzi", a cui fanno riferimento pure le sedi staccate di Trevenzuolo (Fagnano), Mozzecane e Nogarole. Entrambe le dirigenze saranno sostituite da due istituti comprensivi, che avranno sede, rispettivamente, a Vigasio e a Mozzecane. La riorganizzazione è stata decisa, a maggioranza, nella riunione che si è tenuta all'Ufficio scolastico provinciale (ex Provveditorato) di Verona. All'incontro hanno partecipato Giovanni Pontara, dirigente dell'ufficio provinciale, Marco Luciani, assessore della Provincia all'istruzione, i dirigenti scolastici di elementari e medie, i sindaci di Vigasio, Mozzecane, Trevenzuolo, Erbé e Michela Carreri, assessore all'istruzione del Comune di Nogarole.
Secondo la nuova ripartizione, l'istituto comprensivo di Vigasio conterà 1.167 alunni e comprenderà materne, elementari e medie del paese e dei centri di Erbé e Trevenzuolo. Quello di Mozzecane avrà 850 studenti e includerà anche tutte le scuole di Nogarole. I responsabili scolastici, l'assessore provinciale e i sindaci di Vigasio, Mozzecane ed Erbé hanno dato parere favorevole alla revisione. Il Comune di Trevenzuolo si è astenuto, mentre la rappresentante di Nogarole ha votato contro, perché la sua amministrazione avrebbe preferito una suddivisione diversa.
La giunta municipale di Vigasio lo scorso 15 settembre, con una delibera, aveva sollecitato la redistribuzione delle sedi. La proposta, tuttavia, riguardava la creazione di un istituto comprensivo che comprendesse unicamente le scuole vigasiane. «Si trattava di una richiesta necessaria per la discussione al tavolo istituzionale», spiega il sindaco Daniela Contri, «ma siamo comunque soddisfatti dal nuovo assetto, proposto dalla preside delle medie e dal direttore didattico, che rende più omogenea la divisione delle scuole tra i paesi. Del resto non si potevano lasciare soli i Comuni più piccoli». Il sindaco vede con favore l'unificazione, sotto una stessa dirigenza, di asilo, elementari e medie. «La divisione "verticale" è più razionale», sottolinea, «ed è la soluzione adottata da molte scuole del territorio. La scelta di collocare a Vigasio sia la sede didattica sia quella delle medie era stata presa, a suo tempo, perché negli altri Comuni mancavano gli spazi per gli uffici. Essendo, nel frattempo, emersa la disponibilità di Mozzecane, è stato possibile creare i due poli».
La soppressione di una direzione scolastica in paese comporterà risparmi economici al Comune. «I costi del mantenimento delle due dirigenze pesava tutto sulla nostra amministrazione», conclude Contri, «e nessuno ci ha aiutava economicamente. Con un solo istituto comprensivo semplificheremo pure la distribuzione degli spazi negli edifici scolastici».
Dall'Ora va al centro disabili dopo le proteste dei genitori
Maria Vittoria Adami
Villafranca. Dopo oltre un anno, il direttore generale dell'Ulss22, Alessandro Dall'Ora, ha fatto visita al centro diurno Il girasole di Villafranca. I genitori dei ragazzi disabili che frequentano il ceod hanno persino invaso la sede dell'Ulss22 di recente: volevano richiamare la sua attenzione sul vuoto gestionale cui andrà in contro il centro, a partire dal prossimo gennaio. A dar loro man forte, in questi mesi, si sono schierati anche gli amministratori dei Comuni del distretto 3, presieduto da Villafranca e rappresentato dall'assessore comunale alle politiche sociali Riccardo Maraia.
La Casa del sole di Mantova, che gestisce il ceod, a fine dicembre concluderà il mandato. La mancata soluzione del problema da parte dell'Ulss ha messo in allarme i genitori, che pretendono continuità di servizio, soprattutto con i medesimi operatori. La questione si protrae da un paio d'anni, ma solo ora sembra essersi mosso qualcosa.
Dopo l'ultima invettiva di Maraia, alcuni giorni fa, che richiamava il direttore a «scendere dagli uffici di villa Spinola» per visitare il centro, Dall'Ora ha accettato "l'invito". Ieri ha visitato la struttura di via Malpighi e ha incontrato i genitori dei ragazzi ospiti, illustrando la tabella di marcia.
Da gennaio, per sei mesi, sarà riconosciuta una proroga alla cooperativa San Marco, alla quale il gestore ha subappaltato il servizio. Con questa sarà stipulato un contratto temporaneo, che attende tuttavia di essere messo sulla carta. Nel frattempo sarà messa in piedi la gara d'appalto. Il bando avrà una clausola per sollecitare il gestore ad usufruire degli stessi operatori, che seguono oggi i ragazzi. Non c'è, però, alcuna garanzia: «Non è automatico», ha spiegato Dall'Ora, «ma in genere il passaggio di personale è fisiologico».
Maraia ha prospettato le sue perplessità sul bando: «Una gara al ribasso non è sinonimo di garanzia e qualità. Qui c'è in gioco una forte componente riabilitativa che potrebbe perdere in qualità. Il bando, quindi, dovrà essere studiato nei minimi dettagli». A questo proposito i genitori hanno chiesto siano coinvolti anche i Comuni del distretto e che sia tenuto conto delle caratteristiche peculiari del ceod villafranchese. «I centri diurni sono regolati da norme regionali», ha risposto Dall'Ora, «e i finanziamenti arrivano da chi fa le regole. Si devono seguire determinate categorie. Al bando, tuttavia, saranno allegate le schede dei 19 ragazzi ospiti e delle terapie di cui necessitano».
Trattandosi di finanziamenti superiori ai quattro milioni di euro, le norme europee impongono che la gestione del ceod sia regolata da un bando. Per questo non è possibile scegliere la strada dell'affidamento diretto, come ha proposto Maraia. «Il bando è una garanzia», ha concluso Dall'Ora. «Nella gara, segnaliamo che tipo di servizio serve e lo portiamo a casa al prezzo migliore».
Su questo Maraia intende monitorare. Nel frattempo, per il ceod sono stati stanziati 375mila euro per lavori di manutenzione della struttura, che inizieranno tra venti giorni. «300mila euro», ha concluso l'assessore, «sono stati stanziati dalla Regione e 75mila dal Comune di Villafranca. Serviranno per realizzare un magazzino e il ricovero per gli automezzi. Si farà fronte ai problemi di umidità derivanti dal pavimento e da infiltrazioni, con impermeabilizzazione e controsoffitto.
Attorno alla struttura sarà realizzato un marciapiedi, che consentirà alle carrozzine di fare l'intero giro del caseggiato.
Infine, sarà creato un giardino chiuso: un'area protetta dove i ragazzi potranno stare all'aria aperta in tutta sicurezza».
Nuovo rinvio
per sistemare
la piazza centrale
e via Bixio
Fabio Tomelleri
Villafranca. Le riqualificazioni di piazza Giovanni XXIII e di via Nino Bixio possono attendere. Saranno sistemati fra tre anni il cuore storico della città e una delle arterie più importanti del centro, parallela a corso Vittorio Emanuele e via Messedaglia. Il nuovo piano triennale dei lavori pubblici, approvato dalla giunta, ha previsto lo slittamento, dal 2011 al 2012, dei due interventi. E non solo. Dall'elenco è stata depennata la riqualificazione delle aree esterne ed interne al castello, compresa la pedonalizzazione del tratto di corso Vittorio Emanuele, dalla piazza fino al maniero, dell'importo di due milioni e mezzo di euro. Quest'opera, fino allo scorso anno, era prevista per il 2011, assieme agli altri due progetti.
Gli importi per piazza Giovanni XXIII (400 mila euro), e via Bixio (due milioni e mezzo di euro) sono rimasti invariati rispetto al passato.
La riqualificazione della piazza, accanto al duomo, in origine fu prevista per il 2007. L'ex sindaco Luciano Zanolli ipotizzò l'avvio dei lavori per la fine dello stesso anno e la loro conclusione entro la primavera del 2008. La ristrutturazione doveva trasformare la piazza e corso Vittorio Emanuele nel "vero salotto" di Villafranca. Gli interventi, confermati nell'agosto successivo, slittarono con il commissariamento del Comune, dovuto alle dimissioni di tutti i consiglieri di minoranza e di alcuni dell'ex maggioranza. Elio Faillaci, commissario prefettizio, nel successivo aggiornamento delle opere fissò i lavori alla piazza per il 2010. Il sindaco Mario Faccioli, dopo l'insediamento, nell'aprile 2008, spostò l'intervento al 2011, assieme a quello su via Bixio. Quest'anno, infine, l'amministrazione ha posticipato le riqualificazioni di un ulteriore anno. Le condizioni di degrado di piazza Giovanni XIII sono sotto gli occhi di tutti. Così come è evidente il bisogno di sistemazione di via Bixio, l'unica via principale con i marciapiedi ricoperti d'asfalto. «Da parte nostra non manca la volontà di intervenire su piazza Giovanni XXIII», afferma il sindaco Mario Faccioli, «ma nessuno, finora, ha tenuto conto che occorrerà intervenire pure sui sottoservizi, dal gas alle fognature, dall'acquedotto all'energia elettrica. Stiamo valutando l'importo globale dell'operazione per avere una visione complessiva». Sulla pedonalizzazione di corso Vittorio Emanuele, Faccioli puntualizza: «È nel programma amministrativo, ma non rientra tra le priorità. Prima occorre un numero adeguato di parcheggi scambiatori per garantire l'accesso al centro».Su via Bixio, Francesco Arduini, assessore ai lavori pubblici, annuncia: «Sicuramente verranno tolti i pini marittimi ai lati della strada. È un tipo di pianta che non ha nulla a che fare con il contesto urbano. Abbiamo chiesto i permessi per la rimozione delle piante alle autorità competenti. Gli alberi saranno sostituiti con altri più adatti e resistenti, meglio se sempreverdi». Sulla nuova conformazione di via Bixio, il sindaco osserva: «Non sappiamo come sarà la sistemazione definitiva. Sarà comunque una progettazione lineare ed omogenea, come è stato fatto per via Quadrato».
Villafranca,
cuore e canestro
Ora manca solo
il palasport
Anna Perlini
Le alternative del basket di città, rappresentato dalla Tezenis, si chiamano Villafranca e San Bonifacio. Due cittadine che hanno molto in comune: una formazione sia maschile che femminile presenti nei campionati nazionali rispettivamente di C dilettanti e di B d'eccellenza, e uno sponsor che è punto di riferimento per l'economia del territorio, Bruno Tosoni e Dante Ferroli.
VILLAFRANCA. Nella città del castello, il basket è datato 1957, e nel panorama veronese si mette in luce alla fine degli anni '70, ma l'ambizioso progetto che ha trasformato la Polisportiva San Giorgio in un club semi-professionistico è del 2007, fortemente voluto dal suo patron Bruno Tosoni, messo nelle mani del presidente Stefano Pasqualetto, e di Sandro Boni, ex pivot della Scaligera Basket ora diesse del club gialloverde.
Acquisiti i diritti di C1, ora C dilettanti, Villafranca aspetta solo un palazzetto dello sport, che verrà costruito dal Cis insieme all'amministrazione comunale, per il salto definitivo verso categorie più importanti. La palestra Anti dell'istituto Bolisani è «sold out» nelle partite di cartello. Il segreto? Dirigenti alla mano, giocatori che collaborano con il club, patron presente all'Anti fra gli spettatori per lo scambio di vedute, e cittadinanza coinvolta.
Oltre alla prima squadra, sette le formazioni giovanili, più i due centri di minibasket, 200 in tutto i tesserati fra atleti, tecnici e dirigenti, tanto che la stessa amministrazione del sindaco Faccioli ha dato mandato proprio ai due club castellani, Tosoni ed Ecodent, di svolgere attività cestistica sul territorio. Non manca infatti di ambizione nemmeno il club femminile, protagonista in queste ultime stagioni senza però trovare conforto dai risultati finali, e A2 mancata di poco. Un po' per assecondare le imposizioni federali, ma anche per creare un legame con il territorio, l'Alpobasket '99 ha avviato da poco il suo settore giovanile, entrando nel contempo nelle scuole e collaborando con i cugini del Tosoni.
Il presidente Mario Soave gode della valida assistenza di Giuseppe Dotto, che ha coinvolto la figlia Francesca, trait d'union fra squadra e staff tecnico di Nicola Soave (figlio del presidente) e Paolo Saviano.
SAN BONIFACIO. La piccola Cantù del Veneto, così ribattezzata negli anni '70, quando era la capofila del basket veronese e mancò d'un soffio la promozione in A2, in questa stagione si è riaffacciata sul proscenio nazionale. Sei squadre giovanili e un centro minibasket per circa 200 tesserati, uno sponsor che è il più longevo dello sport scaligero (il primo abbinamento risale 1962) e sta ultimando il «PalaFerroli» che dal prossimo anno sarà la nuova casa del basket. A San Bonifacio la pallacanestro resta lo sport di riferimento, da una generazione all'altra, così adesso comincia ad affacciarsi in prima squadra il figlio di chi 30 anni prima aveva vestito la maglia della formazione senior. O guida la società. È il caso del presidente Andrea Boschetti e del diesse Massimo De Beni.
Nella femminile la Pregis New Polibasket si è lasciata alle spalle 17 anni di A2 con marchio Pakelo e ora ha un progetto di rilancio che coinvolge le giovani. La presidenza è passata a Tarcisio Caltran dopo che Lorenzo Cortese aveva scritto parte della storia biancorossa. Ora sono chiamate a collaborare anche le ragazze della prima squadra, per rilanciare il basket femminile.
Venduta l'ex casa di riposo per ripianare il bilancio
Lorenzo Quaini
Sommacampagna. L'ex casa di riposo di via Pontaron, lasciata in testamento alla comunità in punto di morte da don Giuseppe Conchieri, stata ceduta dal Comune all'asta. È stata accolta l'offerta della società Santoni di Trento, impresa che ha già effettuato importanti investimenti a Sommacampagna.
IL PREZZO. L'offerta di un milione e 100mila euro di Tullio Santoni è stata l'unica presentata. Il fabbricato sorge lungo la strada più ripida del capoluogo, che da piazza Castello conduce alla zona pianeggiante del paese. Con una punta di amarezza, il sindaco Gianluigi Soardi, che risiede in via Del Colle proprio accanto all'ex casa di riposo, commenta la decisione: «È una scelta dolorosa ma obbligata per evitare la paralisi finanziaria del Comune. Lo stabile rappresenta molto per la storia di Sommacampagna e, se fosse dipeso da noi, avremmo fatto scelte diverse. Purtroppo la situazione finanziaria ereditata dalla precedente amministrazione e alcune scelte disennate, come l'acquisto dell'immobile da adibire a casa alloggio a Caselle per un milione e 300mila euro senza adeguata copertura economica nel bilancio, ci hanno obbligato a procedere alla vendita per ripianare i conti. In caso contrario avremmo sforato il patto di stabilità, con la conseguente paralisi del Comune, l'impossibilità di compiere investimenti in opere pubbliche, il divieto di fare assunzioni e altri pesanti vincoli».
CASA PER ASSOCIAZIONI. Per l'assessore ai lavori pubblici, Stefano Stanghellini, «la cessione della casa di riposo ci permetterà di rilanciare gli investimenti. Tra questi c'è la progettazione, entro primavera, della nuova casa delle associazioni. Sarà una struttura moderna, completa di dotazioni di sicurezza, con ampi spazi». Il sindaco Soardi rassicura sull'intervento edilizio che sarà realizzato nell'area dell'immobile venduto. «Sarà nostra cura prestare attenzione affinchè nel trasformare l'ex casa di riposo venga evitato ogni rischio di speculazione».
LA STORIA. La casa di riposo di via Pontaron venne dismessa nel 1999 in coincidenza con l'inaugurazione di quella in via Matteotti. La convenzione prevedeva una permuta: il Comune cedette alla casa di riposo il terreno di via Matteotti, del valore di 950 milioni di lire, in cambio del fabbricato di via Pontaron con terreni circostanti del valore di un miliardo e 650 milioni di lire. Il vecchio fabbricato venne destinato all'attivazione di nuovi servizi comunali. La differenza di 700 milioni di lire è stata pagata dal Comune al momento della stipula del contratto.
OPPOSIZIONE CRITICA. Nel periodico "Sommacampagna Popolare informa", la minoranza attacca la maggioranza che si è detta costretta a vendere il fabbricato per il buco di bilancio. «Le bugie sulla vendita dell'ex casa di riposo si aggrappano a una tabella del bilancio di previsione 2009, delibera 64 del 17 dicembre 2008, che elenca i fabbricati che il Comune non utilizza per proprie attività quali scuole, impianti sportivi, uffici comunali e così via. Per il Comune la stesura di questo elenco è un obbligo di legge. Fra questi fabbricati c'è anche l'ex casa di riposo per la quale, come tutti gli altri fabbricati eccetto due, non era prevista la vendita e come valore veniva indicata la rendita catastale. Il prezzo di vendita ridicolo di 356 mila euro che i seguaci di Soardi ci accusano di avere assegnato all'ex casa di riposo è l'indicazione della rendita catastale. Per vendere l'ex casa di riposo lo scorso 30 settembre Soardi ha approvato una delibera. Abbiamo chiesto al sindaco di rinunciare alla vendita».
GLI INSULTI. L'opposizione denuncia che le sue ragioni sono state ignorate in consiglio comunale da Soardi, «urlando e insultandoci». «Con buona pace dei 3.600 cittadini che rappresentiamo», continua la nota, «e di consiglieri ed assessori di maggioranza che non si sono dissociati da questo volgare insulto. Inoltre non è vero, come si sente dire in giro, che la nuova amministrazione si è trovata ben due milioni di debiti lasciati dagli amministratori uscenti. Infatti, il 30 settembre scorso il sindaco Soardi, con tutta la maggioranza, ha scritto ed approvato in consiglio comunale il seguente documento: Si rileva che al momento attuale è stato accertato che non esistono debiti fuori bilancio per cui non si presenta la necessità di procedere ad alcuna azione di ripiano».
La nuova isola ecologica sorgerà nella zona industriale
Castel d'azzano. Maggioranza e minoranza consiliare d'accordo nell'individuare in via Toscanini, nella zona industriale a nord del paese, la nuova ubicazione dell'isola ecologica. La decisione è stata presa all'unanimità dal consiglio comunale per evitare di perdere il contributo di 200 mila euro concesso dallo Stato per la sua realizzazione. Il percorso per scegliere il luogo adatto è stato abbastanza travagliato. Fino a pochi anni fa, infatti, un centro di raccolta rifiuti era a sud del paese sulla strada che porta a Vigasio, in una situazione di emergenza che ha portato poi alla sua chiusura per mancanza di garanzie e autorizzazioni. La soluzione ventilata allora era di riproporla nella stessa zona, inserendola in una delle nuove lottizzazione previste nella variante del piano regolatore. L'iter s'è però bloccato e, vista anche la ristrettezza dei tempi per l'utilizzo del finanziamento, la scelta è caduta su un terreno già di proprietà del comune, ma posto dalla parte opposta del paese, nella zona industriale a ridosso di Verona.
Verrebbe collocata infatti in una parte della striscia di giardini pubblici che fiancheggia la zona industriale e che funge da barriera protettiva per la vicina zona residenziale. «La struttura sarà sistemata all'inizio di via Toscanini a ridosso della attuale stazione del gas metano», spiega l'assessore ai lavori pubblici Francesco Bonetti, «e stiamo terminando la trafila burocratica. Poi daremo il via alla progettazione e ai lavori. Con i 200 mila euro dello Stato e i 40 mila della Regione, l'opera peserà molto poco sulle casse comunali».G.G.
Il Comune affronta la crisi
Posto di lavoro
ai disoccupati
Vetusto Caliari
Mozzecane. Il Comune inserisce nel mondo del lavoro quattro persone disoccupate con un progetto che durerà quattro mesi. Saranno messe a disposizione della cooperativa Beta di Bussolengo che coordinerà l'esecuzione a regola d'arte del lavoro loro affidato. Il progetto prevede che le quattro persone siano utilizzate per la potatura degli alberi del verde pubblico. La proposta ha avuto il via libera dall'assessorato regionale al lavoro guidato da Elena Donazzan. La Regione finanzia il piano, come previsto dal decreto della giunta regionale con un contributo pari al 50 per cento del costo del lavoro sostenuto dalla cooperativa. L'altro 50 per cento sarà coperto dalle casse comunali. Il progetto è stato elaborato dall'ufficio servizi alla persona del comune di Mozzecane in collaborazione con l'ufficio tecnico.
L'assessore comunale alle manutenzioni Simone Faccioli dichiara: «Grazie a questo progetto riusciremo a dare il via ad alcuni lavori non previsti nel piano delle opere manutentive. A questo punto alcune persone in difficoltà risultano quindi essere una risorsa per il nostro Comune». «Il progetto», continua Faccioli, «coordinato con la Cooperativa, partirà a metà dicembre. Gli interventi saranno concentrati nella frazione di Grezzano dove c'è particolare bisogno di manutenzione del verde pubblico per poi proseguire in alcune zone del capoluogo».
Il sindaco Tomas Piccinini commenta. «È solo il primo di una serie di progetti che mirano a dare dignità alle persone attraverso il loro inserimento nel mondo del lavoro. È intenzione di questa amministrazione comunale ridurre il più possibile l'assistenzialismo fine a se stesso».
Il dirigente del settore servizi alla persona Umberto Bertezzolo illustra: «Le persone sono state scelte tra quelle conosciute dal servizio aventi i requisiti previsti dal bando regionale. È stata data priorità a quei nuclei familiari che hanno dimostrato ampia disponibilità a collaborare con l'assistente sociale e che sono privi di ammortizzatori sociali come indennità di disoccupazione e cassa integrazione».
Il parco inaugurato
a maggio
ancora chiuso
Fabio Tomelleri
Villafranca. Quando fu inaugurata, lo scorso maggio, l'area verde di via Isonzo venne definita "Parco per tutti". Ma, oltre sei mesi dopo il taglio del nastro, nessuno può ancora passeggiare nei giardini pubblici, sorti al posto di un'area pubblica in degrado, un tempo adibita a maneggio. Il cancelletto, che dovrebbe permettere a mamme e bambini l'accesso a sentieri, zone erbose e giostrine, è ancora chiuso a chiave. Così come non sono state rimosse le transenne che, all'imbocco di via Isonzo, impediscono l'accesso al parcheggio, nuovo di zecca, in grado di accogliere 60 auto. Tutto questo nonostante gli interventi di allestimento dell'area, eseguiti dai privati che stanno realizzando il piano residenziale "Vivenza", siano terminati da parecchi mesi. Sull'area di 11 mila metri quadrati, nonostante nessuno l'abbia ancora calpestata, è già stata tagliata l'erba, dopo che nel corso dell'estate, era cresciuta a dismisura.
Per portare a termine il "polmone verde" ed il parcheggio, la ditta ha lavorato a tempo di record, pure nelle festività. Diversi residenti, lo scorso anno, videro gli operai di un'impresa in subbappalto, impegnati nelle loro mansioni pure nella giornata di Ognissanti. Erano indaffarati a posizionare, uno per uno, i cubetti di porfido dei marciapiedi dalla parte di via Tione.
Lo scorso luglio il sindaco Mario Faccioli, visto che il parco era ancora chiuso, promise che l'intervento, con il collaudo e la consegna al Comune, si sarebbe concluso a breve. Secondo la convenzione, siglata tra amministrazione e privati, il passaggio delle consegne sarebbe dovuto avvenire entro settembre. Ma questa scadenza, invece, è stata abbondantemente superata.
Secondo l'architetto Fabrizio Boschini, progettista del parco, il ritardo, dovuto alle procedure burocratiche, sta per finire. «Abbiamo chiesto una variante al piano per l'adeguamento dei giochi all'utilizzo dei disabili, così come era stato chiesto dai promotori dell'iniziativa», spiega, «e conto di andare a ritirare il documento, all'ufficio tecnico comunale, questa settimana. Dopo aver ricevuto il nulla osta certificherò immediatamente la fine dei lavori, necessaria per la richiesta di collaudo finale. Un precollaudo delle strutture c'è già stato».
Il tecnico esterno, nominato dal Comune per la verifica di regolarità dell'opera, avrà tempo 60 giorni per portare a termine il proprio incarico. L'architetto Boschini, tuttavia, auspica che entro un mese tutte le procedure di verifica, che renderanno il parco finalmente agibile, vengano terminate. Se il collaudo avrà esito positivo le attrezzature e l'area passeranno in gestione all'amministrazione.
Il parco urbano è stato realizzato dalla ditta Tecnostrade ed è stato conteggiato come onere "extra standard", in contropartita sugli edifici residenziali previsti dal Piano integrato di riqualificazione urbanistica ed ambientale (Piruea) "Vivenza". L'allestimento del "polmone verde", attraverso la riqualificazione dell'ex maneggio, fu avviato nel settembre 2008.
Cava da ampliare a Quaderni La parola passa ai giudici
Fabio Tomelleri
Regione, Provincia e Comune si schierano contro l'ampliamento della cava di Quaderni. Un nuovo capitolo si è aperto nella battaglia legale tra la Bastian Beton, proprietaria dell'area di scavo a nord ovest della frazione, e gli enti che governano il territorio.
L'impresa di Rosegaferro ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) per ottenere l'autorizzazione e ricavare sabbia e ghiaia da una porzione di terreno, di 115 mila 573 metri quadrati, vicina a quella già sfruttata negli anni scorsi. Una prima causa davanti ai giudici amministrativi, non ancora conclusa, fu avviata dalla ditta il 6 giugno dell'anno scorso. L'impresa chiese l'annullamento di alcuni atti amministrativi, tra cui la variante del piano regolatore del 2003, approvata dal Consiglio comunale, che estendeva l'area di tutela ambientale del Piano d'area Quadrante europa (Paqe). La ditta domandò pure l'annullamento del parere della Commissione tecnica provinciale per l'attività di cava, approvato il 12 marzo 2008, contrario all'ampliamento.
Il 9 ottobre scorso, a più di un anno dalla prima causa, la Bastian Beton ha presentato al Tar la domanda di sospensione dei provvedimenti impugnati con il ricorso. L'impresa ha giustificato la seconda azione legale con il grave danno riportato per la mancata attività di scavo, che fino ad oggi non è stata avviata nella nuova zona. La società ha lamentato l'illegittimità del parere dei tecnici provinciali, perché, secondo l'azienda, hanno riprodotto le indicazioni urbanistiche comunali già contestate. Inoltre ha denunciato l'applicazione delle limitazioni all'attività estrattiva, previste dal Comune, anche se esisteva già il piano di allargamento della cava.
Il settore ambiente della Provincia, il 27 ottobre scorso, ha risposto alle contestazioni con una relazione sui motivi di ricorso. Secondo il documento la commissione, per approvare il parere negativo, ha tenuto conto in maniera legittima delle limitazioni urbanistiche comunali «che espressamente fanno salve solo le attività estrattive già autorizzate alla data di adozione del piano». L'amministrazione di Palazzi Scaligeri, nei giorni scorsi, ha affidato la propria difesa agli avvocati Franco Zumerle, di Verona e Francesco Curato, di Venezia.
Alla Provincia si è aggiunta la giunta regionale che, con una delibera, ha autorizzato i propri legali a resistere nel ricorso. In modo simile si comporterà pure l'amministrazione di Villafranca. Dagli uffici del settore ecologia arriva la conferma che gli incartamenti, con la richiesta di sospensione da parte della Bastian Beton, sono sono già stati trasmessi al settore legale, per l'incarico alla difesa. Il Comune prese già un provvedimento analogo in occasione del primo ricorso, incaricando il 18 luglio 2008 gli avvocati Giovanni Sala, di Verona, e Franco Zambelli, di Mestre, per opporsi alla causa.
La domanda di ampliamento della cava Quaderni è stata esaminata, lo scorso agosto, pure dalla commissione tecnica regionale, che ha sospeso il proprio giudizio per nuove verifiche sulla compatibilità con il territorio.
In crescita il numero di multe e c'è chi contesta il parcheggio
Alessandro Foroni
Volano le infrazioni al codice della strada, tanto che già a fine luglio hanno superato quota 3.700 e si apprestano quindi a concludere l'anno ben oltre le 4.400 registrate nel 2008 (con un introito per il Comune di 280 mila euro).
La gran parte dei cittadini guarda con favore le multe che vengono comminate in zone delicate, come lungo la strada per Castelnuovo al Fontanello dove c'è anche una scuola dell'infanzia cui va garantita sicurezza; qui dal 9 luglio è presente fisso un autovelox che registra velocità medie sui 90 orari, con punte che superano addirittura i 130.
Diversa tuttavia è la situazione per Borghetto, dove il parcheggio sterrato dell'ex stazione della Mantova-Peschiera lascia perplesso più d'un residente. «Non sono pochi che pensano che si tratti di un parcheggio gratuito, perché mancano le righe blu e lo spiazzo è sterrato», dichiara Michele Ravini, titolare di un esercizio nel piccolo borgo medievale, preso d'assalto da tantissimi turisti nella bella stagione. E così, tratti in inganno dal contesto, «In molti si beccano la multa», insiste Ravini. «Da me poi è capitato più d'un turista straniero cui avevano rotto i vetri della macchina e che abbiamo accompagnato dalla polizia municipale sperando invano di trovare i malfattori attraverso il sistema di videosorveglianza».
Anche Gabriele Bertaiola, titolare di un noto ristorante di Borghetto, registra la continua presenza di accertatori che non lasciano scampo a chi parcheggia erroneamente senza servirsi del parcometro. «Nei mesi caldi il problema dei parcheggi», conferma Anna Girardi, che lavora in uno dei negozi di Borghetto, «c'è sia per i turisti (tedeschi e olandesi, ma anche tanti italiani, soprattutto nel mese di agosto) che per chi lavora (il parcheggio è gratuito soltanto da novembre a marzo)».
Aggiunge Girardi: «C'è poi un grosso buco a livello di informazione, perché manca un ufficio apposito e noi dobbiamo supplire fornendo le informazioni più disparate, da quelle sul parco Sigurtà a quelle sul noleggio delle biciclette».
Secondo il comandante della polizia municipale il parcheggio a pagamento dell'ex stazione è del tutto regolare: «C'è pieno di parcheggi di questo tipo, dal lago di Garda alla riviera romagnola, perché è preminente la segnaletica verticale (vi sono installate 13 tabelle) rispetto a quella orizzontale; del resto abbiamo avuto poche contestazioni. Per i furti la videosorveglianza ci aiuta, sì, ma non è risolutiva».
L'assessore alla viabilità, Andrea Molinari, promette rinforzi: «A breve ci saranno altri due vigili, per assumerli utilizzeremo i due posti disponibili in pianta organica. Con questi nuovi ingressi arriviamo ad otto agenti, ma siamo comunque lontani da quanti sarebbero necessari, viste le numerose funzioni che fanno loro capo (dall'edilizia al commercio)».
«Lo sterrato», afferma poi Molinari rispondendo alle critiche sul parcheggio, «al momento è obbligato perché il terreno non è nostro, ma proprietà del demanio. A gennaio, inoltre, scadrà il contratto per l'autovelox, che sembra stia dando buoni risultati, e a quel punto decideremo se comprarlo o no, ma vorrei utilizzarlo in altre zone, come ad esempio le strade per Quaderni o per Marengo».
Si accende il Natale ed è una sfida alla crisi
Fabio Tomelleri
La crisi economica non frena i festeggiamenti natalizi del Comune. Ieri pomeriggio, con l'inaugurazione del villaggio di Natale e l'accensione delle luminarie nelle vie del centro, hanno infatti preso il via le manifestazioni che si protrarranno fino a inizio gennaio.
Il Comune, nonostante le ristrettezze di bilancio, non ha voluto rinunciare agli eventi, organizzati con l'associazione One Nite's Friends.
Tra le novità c'è quella della proiezione, sulla facciata del castello, di immagini natalizie, che si protrarrà per tutta la durata delle manifestazioni.
Il cuore della città, piazza Giovanni XXIII, è animato dal villaggio di Natale. Nelle caratteristiche casette in legno, vengono offerti prodotti tipici. Il villaggio rimarrà aperto tutti i fine settimana fino al 24 dicembre. Accanto funzionerà la giostra dei cavalli.
Via Pace sarà chiusa al traffico dal 19 al 24 dicembre, per consentire l'allestimento delle bancarelle della fiera di Natale, dove verranno venduti articoli in tema con il periodo.
Sono previste iniziative folcloristiche e culturali. A Palazzo Bottagisio, fino al 24, ogni sabato e domenica dalle 15 alle 19, sarà aperta al pubblico la mostra di fotografie «La Porrettana in cinque amici». Oggi invece, dalle 15,30 alle 18,30, pastori e zampognari percorreranno le vie centrali.
Martedì 8 dalle 9 alle 17, sempre in piazza, si esibiranno i madonnari della scuola di gessetto di Paola Damiani. Il gruppo folcloristico I campagnoli venerdì 11, dalle 18 alle 21, proporrà canti e danze della tradizione. Sabato 12 la banda di Dossobuono sfilerà in centro. La compagnia I Gotturni alle 15,30 organizzerà «Aspettando Santa Lucia» a Palazzo Bottagisio. In piazza Villafranchetta verrà allestito il mercatino di scambio di cose usate, a cura dei bambini delle elementari.
Domenica 13 dicembre tornerà il mercatino dell'antiquariato su corso Vittorio Emanuele. Alle 16 si esibiranno la banda di Romeno e i Lachè. Il raduno in costume dei Babbi Natale in moto si svolgerà sabato 19 alle 18. In piazza Giovanni XXIII, inoltre, saranno raccolte le letterine natalizie. Domenica 20 alle 15,30 suonerà la band «di Babbo Natale». Martedì 22 e mercoledì 23 si esibiranno I campagnoli e gli zampognari.
Per il secondo anno consecutivo il Comune organizzerà, giovedì 31, il Capodanno. Nel cortile interno del castello si esibirà il dj Gigi D'Agostino, dalle 19,30 fino al mattino (ingresso 10 euro).
Gianni Faccioli, assessore alle manifestazioni, spiega: «Nonostante il periodo di austerità, siamo riusciti, con l'aiuto delle associazioni, a proporre un discreto programma di manifestazioni. Abbiamo steso sui marciapiedi tappeti rossi e premieremo le bancarelle più belle. Abbiamo tagliato molte spese. È stato possibile allestire gli eventi grazie a commercianti e sponsor».
Sull'afflusso di pubblico, l'assessore Faccioli prevede: «Nella serata con Gigi D'Agostino attendiamo tra le cinquemila e le seimila persone. Durante tutto il periodo ci aspettiamo invece che gravitino nel centro di Villafranca dai 30 ai 40 mila visitatori».
Fabio Tomelleri
Disabili, nuovo attacco all'Ulss
Maria Vittoria Adami
«Dall'Ora deve scendere dal suo ufficio di villa Spinola e visitare i luoghi dove sono erogati i servizi rivolti ai ragazzi disabili. Poi ci dica se manderebbe suo figlio».
C'è una nuova invettiva contro il direttore generale dell'Ulss22 Alessandro Dall'Ora. Stavolta i dardi scoccano dall'arco dell'assessore alle politiche sociali di Villafranca, Riccardo Maraia. Quest'ultimo è impegnato in prima linea a fianco dei genitori dei disabili che frequentano il Ceod il Girasole e il servizio di psicomotricità del materno infantile.
Due le questioni urgenti: l'Ulss22 da due anni deve individuare il nuovo gestore per il Ceod, quello attuale (una cooperativa di Mantova) finirà il suo compito a fine anno e ancora non è stato trovato un sostituto; il materno infantile, invece, dall'ospedale Magalini è stato trasferito alla palazzina uffici dell'Ulss antistante, in spazi ristretti e poco ospitali per l'attività di psicomotricità e logopedia. A nulla sono valsi gli appelli di sindaci e genitori, neppure davanti all'invasione di questi ultimi della sede dell'Ulss 22 di giorni fa.
In merito al Ceod, il direttore generale ha dichiarato che è tutto sotto controllo e che i genitori non devono preoccuparsi delle vicende e delle modalità di gestione del centro. «Quanto affermato da Dall'Ora è una follia», sbotta Maraia. «I genitori non devono affatto occuparsi di queste cose? Il fatto che lo facciano è il sintomo di una gestione poco efficiente. Non possono non preoccuparsi. Le loro istanze attendono da 18 mesi sul tavolo del direttore. Se la questione gestionale del Ceod fosse stata risolta e non si fosse arrivati, come sempre, con l'acqua alla gola, i genitori non sarebbero arrivati a gesti plateali, come la manifestazione nella sede dell'Ulss con i loro ragazzi in prima fila. È un segno dell'esasperazione. Dall'Ora risolva i problemi e faccia il suo dovere, e i genitori torneranno a fare il loro».
Maraia ha accusato il direttore generale di non aver risposto neppure agli appelli e alle azioni politiche messe in atto dai sindaci del comprensorio, che chiedevano maggior efficienza nell'ambito dei servizi sociali. «Non abbiamo avuto risposta, attendiamo dal giugno scorso di essere convocati. È una vergogna. Dall'Ora spieghi una volta per tutte cosa ha intenzione di fare per il Ceod. Ci dica se, ancora una volta, prenderà misure provvisorie e prorogabili di mese in mese, senza trovare una soluzione definitiva».
Non sono piaciute neppure le dichiarazioni del direttore in merito alla collocazione del materno infantile: secondo Dall'Ora sarebbe posizionato in una struttura a norma. «Falsità», ha concluso Maraia, «il materno infantile ha trovato sede in locali per uffici. Manca un neuropsichiatra infantile da sei mesi. Delle due psicomotriciste, una soltanto è in servizio e si tratta di un'attività basilare». La faccenda è delicata, le famiglie dei ragazzi disabili di tutta l'Ulss 22 sono in subbuglio. Dall'Ora continua sulla sua strada.
Maria Vittoria Adami
Protesta per il centro disabili L'Ulss 22 cerca la tregua
Maria Vittoria Adami
Prove di tregua tra Ulss22 e Ceod Il girasole di Villafranca. Oggi si muoverà qualcosa, a dieci giorni dalla protesta dei genitori dei ragazzi disabili ospiti del centro, che da due anni invocano l'attenzione del direttore generale Alessandro Dall'Ora. I rappresentanti della cooperativa San Marco, che mette a disposizione gli operatori al Ceod, incontrerà in giornata Gabriele Bezzan, responsabile del distretto sociosanitario. Obiettivo dell'incontro sarà definire i termini della proroga con la quale l'Ulss22 affiderà il servizio provvisorio ai medesimi operatori. Questo per il tempo necessario ad indire il nuovo bando, volto all'individuazione del nuovo gestore del Ceod.
Il centro è attualmente condotto dalla Casa del sole di Mantova, che ha deciso di portare a termine il suo operato al 31 dicembre prossimo. Per l'erogazione dei servizi, sinora, si è avvalsa degli operatori della cooperativa San Marco, che non conoscono il loro futuro professionale. Un'incertezza che ha messo in allarme i genitori dei ragazzi: «I nostri figli sono abitudinari», spiegano, «necessitano perciò di continuità sia in termini di terapie, sia di operatori. Non abbiamo chiesto denaro, abbiamo chiesto solo che il gruppo di persone che segue i ragazzi rimanga il medesimo, qualsiasi sia il gestore prescelto».
La situazione d'impasse ha creato parecchi disagi. «I ragazzi sono inquieti, a causa del turnover pressante degli operatori», continuano i genitori. «Il servizio di psicomotricità è saltato perché la terapista è in gravidanza e non si è ritenuto opportuno sostituirla solo per pochi mesi, ad arrivare a fine anno. Abbiamo lanciato innumerevoli appelli al direttore Dall'Ora perché ci ricevesse e ci spiegasse come intenderà gestire il Girasole in futuro. Non siamo mai stati presi in considerazione».
Dall'Ora non ha incontrato il comitato di genitori, né ha risposto alle loro chiamate. «Non devono occuparsi delle faccende che riguardano la gestione del servizio», ha commentato. «Il Girasole resterà comunque attivo e cercheremo di mantenere la massima continuità. Nel bando per individuare il gestore inseriremo un punto in cui si caldeggia che il personale della cooperativa sia rilevato».
La protesta del Ceod si è acuita in questi ultimi tre mesi. A settembre anche i sindaci del comprensorio avevano sostenuto l'appello. A fianco ai genitori del Girasole, c'erano quelli dei bambini che frequentano il materno infantile. Quest'ultimo servizio è rivolto a 120 ragazzi disabili che necessitano di attività psicomotorie, riabilitative o di logopedia. Collocato due anni fa all'ospedale Magalini, da giugno è stato trasferito nella palazzina dell'Ulss antistante il nosocomio. Gli spazi sono angusti e condivisi con altri uffici. «Il materno infantile», conclude Dall'Ora, «ha una collocazione a norma e funzionale. È solo stato trasferito in una palazzina più vecchia e quindi meno bella rispetto al nuovo Magalini, che, tutti sappiamo, deve diventare un ospedale e non un contenitore di ambulatori».
Maria Vittoria Adami
Tensioni e show in Consiglio E il sindaco riceve un regalo
Maria Vittoria Adami
A Villafranca, la seduta del consiglio comunale non è degna di tal nome se non va in scena il Lucio Cordioli show. E gli spettatori, anche nella riunione dell'altro ieri, non sono stati delusi. Dopo essersi concluso il dibattito sulla mozione a difesa del crocifisso, il consigliere comunale del Pdl ha preso la parola.
Come sempre alzandosi in piedi, in tono solenne, ha annunciato di voler offrire un dono al sindaco Mario Faccioli: gli ha consegnato un libro verde, che ha fatto subito brillare gli occhi dei leghisti. Nulla a che fare con il Carroccio, però: « È un libro intervista ad un neurologo e c'è anche la dedica», ha spiegato, «si intitola "Rabbia. Un'emozione che spesso non riusciamo a dominare"». Il primo cittadino, con un sorriso tirato, ha accettato il regalo.
Cordioli ha elargito attenzioni anche ai consiglieri di minoranza. Sventolando alcuni volantini del Partito democratico, trovati per strada, ne ha esaminato il contenuto: «Allibisco al solo titolo: "Sono pericolosi, fermiamoli!". Un linguaggio alla Di Pietro, completamente fuori tema rispetto al contenuto. Un altro dice che la città è in mano al centro destra da 15 anni e non ha un ospedale. Cari amici, questo volantino, da oggi è superato. Abbiamo la consapevolezza che le risorse per il Magalini ci sono». Cordioli ha fatto riferimento alla conferenza stampa svoltasi nella mattinata di lunedì: l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri aveva annunciato la firma dell'accordo di programma con il ministero del Welfare, per il finanziamento di 40 milioni al Magalini.
L'intervento di Cordioli ha suscitato l'ira del consigliere Graziano Tovo: «È una strumentalizzazione indecente. Anche il presidente della quinta commissione regionale Raffaele Bazzoni ha detto che Villafranca ha perso la partita per avere un ospedale per acuti. Bussolengo è l'unico oggetto di attenzione della Lega Nord. Non è questione di edifici, ma di servizi, che non ci saranno».
La stoccata di Cordioli è andata anche ai compagni di partito di Isola della Scala: «Non siamo d'accordo con il consiglio comunale di Giovanni Miozzi, che non è solo un sindaco. Il suo gruppo ha sostenuto che sia irragionevole e una spesa di denaro pubblico investire sul Magalini. Non apprezziamo questa uscita, noi non abbiamo mai elaborato documenti di tal genere contro Isola della Scala».
Il coup de theatre ha fatto dimenticare il dibattito precedente di un'ora, con il quale il consiglio comunale, all'unanimità dei presenti, ha approvato una mozione condivisa. L'elaborato impegna l'amministrazione a prendere iniziative che garantiscano la presenza del crocifisso nelle scuole del Comune. Bocciata l'idea della minoranza di inserire un punto che richiamasse i politici ad assumere uno stile di vita coerente con i valori espressi dalla cultura cristiana.
Le critiche dell'opposizione alla Lega Nord e ai messaggi di xenofobia di taluni gruppi politici hanno fatto scattare il consigliere di maggioranza Filippo Dalfini: denunciando strumentalizzazioni, al momento del voto, è uscito dalla sala.
A Isola della Scala si vive bene È tra i 10 paesi più felici d'Italia
Camilla Ferro
Quanto stanno bene, forse, non lo sanno. Vivono in uno dei migliori paesi d'Italia. Hanno tutto di buono, non solo il riso: c'è l'aria, c'è la salute, c'è il lavoro, c'è l'istruzione, c'è la sicurezza. Isola della Scala è al decimo posto dei Comuni italiani per qualità della vita: lo dice una ricerca del Centro Studi Sintesi svolta su 8.101 paesi con più di 10mila abitanti attraverso cinquanta «indicatori» che vanno dal benessere economico all'istruzione, dalla sicurezza alle attività sociali, dalla partecipazione alla vita politica fino all'integrità dell'ambiente e allo stato di salute.
«Un grande risultato», comenta il sindaco Giovanni Miozzi, «una conferma del buon lavoro svolto in tutti questi anni dall'amministrazione: abbiamo fatto le cose bene, con passione e ora raccogliamo un risultato che ci fa onore e che sicuramente sarà motivo di vanto per tutti i concittadini. Continueremo su questa strada, con impegno, mettendo come sempre al centro del nostro operato le persone e i loro interessi».
Nella top cento che «Panorama» ha pubblicato nell'ultimo numero in edicola, la provincia veronese fa la sua bella figura: dopo Isola della Scala, al 24° posto c'è Grezzana, al 41° Legnago, al 42° Cerea e al 64° San Pietro in Cariano. «Credo davvero», spiega Miozzi nel ruolo allargato di presidente della Provincia, «che nei nostri paesi, in questi entrati nella ricerca in particolare, la qualità della vita sia effettivamente buona, si sta bene, c'è lavoro quindi reddito, c'è istruzione, c'è sicurezza, c'è rispetto dell'ambiente, c'è tanto volontariato e sanità d'eccellenza».
Il primo Comune della provincia e addirittura del Veneto dove si vive più felici: Isola della Scala, spiegano i tecnici che hanno svolto l'indagine nazionale, ha una Irpef media di 13.937euro per contribuente e la paga l'87,5% della popolazione lavorativamente attiva, ha depositi bancari per abitante pari a 10.023 euro, ha prezzo medio d'acquisto della casa di 210mila euro. Ancora: l'87,5 % degli abitanti della città del riso è andato a votare alle elezioni del 2008, ogni 100 residenti ci sono 30,8 auto anti-inquinamento di ultima generazione (euro 4), ci sono 124 veicoli in transito ogni chilometro di rete stradale Ancora: il 9,5% dei residenti è straniero, di questi il 47,8 è donna il che, sottolineano i ricercatori, «è un ottimo dato di integrazione: significa che c'è il ricongiungimento delle famiglie, che la coppia extracomunitaria forma qui la sua famiglia e attraverso i figli arriva a livelli totali di inserimento sociale».
Isola della Scala, poi, conosce la criminalità come «eccezione» più che come «regola»: furti e rapine sono mediamente 16 ogni 1000 abitanti. Florida è invece l'attività del volontariato, c'è più gente che fa il bene di quella che delinque: esistono 69 associazioni onlus ogni 1000 abitanti.
E ancora, l'istruzione: il 29,9% dei residenti è diplomato, ci sono 9,2 scuole e 1,6 biblioteche ogni 10mila abitanti; c'è un insegnante ogni 11,3 alunni delle elementari. Attività produttive: 2,1 bar; 2,6 ristoranti e 1,7 agenzie di viaggio ogni 1000 abitanti. Il grado di urbanizzazione è «medio» con una percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti sul totale di 48,6. Infine, il tasso di disoccupazione giovanile è dell'8,8%.
Camilla Ferro
Babbo Natale in Moto. Edizione 2009
Carissimi amici motociclisti e simpatizzanti, rieccoci puntuali per un'altra edizione del "Babbo Natale in Moto", ormai la 13ª. La formula rimane quasi invariata rispetto all' edizione del 2008. Dico quasi perchè, in questa edizione si aggiunge la presenza di SKY, che riprenderà tutta la manifestazione. Inoltre, sarà attivo un gazebo informativo a cura della Polizia Municipale di Verona, che darà importanti informazioni sugli articoli del C.d.S. che ci riguardano più da vicino. Non mi stancherò mai di ricordare a tutti coloro che vorranno partecipare che dovranno tenere un comportamento estremamente corretto, nel pieno rispetto del C.d.S., evitando qualsiasi manovra che possa creare pericolo a se stessi e agli altri partecipanti. Ricordo che lo spirito della festa è sì quello di una gara, ma di una gara di solidarietà. Questo è e deve restare: una festa per noi e per i bambini sostenuti da A.B.E.O., che saranno i beneficiari della generosità di tutti i partecipanti. AspettandoVi numerosi al Babbo Natale in Moto 2009, porgo i miei più cari saluti.
Con Il consiglio Direttivo del Motoclub Villafranca "The Ghost"
Il Presidente
Silvio Carletti
Tre anni
per costruire
il grande ospedale
Maria Vittoria Adami
Villafranca. Una splendida giornata di "sole" quella di ieri, secondo l'ottica della dirigenza dell'Ulss22 e dell'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri: all'ospedale Magalini di Villafranca l'esponente del Carroccio ha annunciato ufficialmente la firma dell'accordo di programma con i ministeri della salute e dell'economia. Vale a dire che arriveranno i 40 milioni di euro utili all'ampliamento del Magalini. Sotto lo stesso "sole" il commissario Antonio Canini ha illustrato gli aspetti tecnici che riguarderanno i prossimi tre anni della struttura villafranchese. E nonostante la pioggia, il sole doveva essere parecchio accecante, perché l'affollata platea di politici presenti all'annuncio della novella ha scordato, in pochi minuti, che il finanziamento arriva a sei anni dall'incendio dell'ospedale e, soprattutto, a due anni dall'approvazione regionale del progetto di ampliamento. Tutto dimenticato: i ritardi, le polemiche, i dubbi e persino quello slittamento dei 40 milioni del Magalini a favore dell'ospedale di Borgo Trento, che ha prolungato di oltre un anno l'attesa dei cittadini del sud ovest veronese. L'annuncio è arrivato, tra l'altro, in un giorno particolare. Proprio ieri scadeva l'ultimatum che il Consiglio comunale di Villafranca, qualche mese fa, aveva lanciato all'Ulss22, chiedendo che entro il 30 novembre fossero attivati al Magalini tutti i servizi utili ad un ospedale per acuti, con Pronto Soccorso, sale operatorie, reparti e via dicendo.
L'assessore Sandri ha dato la parola all'architetto Canini per illustrare cosa accadrà da qui in poi. «La nuova struttura sarà tarata per contenere 220 posti letto e sarà dotata di un piano interrato per servizi generali e le celle mortuarie. Al pianterreno troverà luogo la piastra d'urgenza e di rianimazione, con sale operatorie e pronto soccorso. Si svilupperanno quindi tre piani di posti letto indifferenziati e vi sarà un ultimo piano per servizi generali, mensa e logistica». Quest'ultimo fungerà da "jolly" permettendo di ospitare, in futuro, altri servizi all'occorrenza. Una volta costruito, infatti, il Magalini non potrà più essere ampliato. Sarà progettato per accogliere cinque sale operatorie (ne saranno attivate tre), otto i posti di rianimazione. Per il momento, non è previsto l'acquisto di Tac e risonanza.
È stato modificato il sistema di gara d'appalto, in base alle direttive della Comunità europea. «L'ospedale Magalini», ha continuato Canini, «presenta difficoltà di due ordini: parcheggi e accessi. Nel primo caso, con l'amministrazione comunale, sono state individuate due aree per realizzare posti auto a 300 metri dall'ospedale. Gli accessi saranno tre: uno pedonale in via Fantoni, quello carraio da via Pomedello e quello dell'emergenza (per il pronto soccorso) da via Muraglie».
Con i dovuti ritardi, si prevedono tre anni di cantiere, che potrebbero partire nel luglio prossimo: se la Regione delibererà sul progetto entro Natale, già a gennaio si potrebbe aprire il bando europeo. I lavori rientreranno nella somma di 40 milioni di euro. È ancora buio, invece, sui reparti che troveranno luogo nell'ospedale Magalini: «Secondo l'ottica del polo a due gambe», ha spiegato il direttore generale dell'Ulss22 Alessandro Dall'Ora, «saranno attive tutte le funzioni su entrambe le sedi. È chiaro che laddove esiste una apicalità, non sarà ripetuta nell'altro ospedale: vanno superati i dualismi di reparto».
Vandali al campo di calcio Rubato l'incasso delle partite
Giorgio Guzzetti
Castel d'azzano. Sono tornati i ladri-vandali nella sede del Casteldazzano calcio: nella notte tra domenica e lunedì i soliti ignoti hanno scavalcato il muro, divelto la porta del prefabbricato che funge da bar, rovistato, manomesso e rotte le suppellettili. Sono entrati quindi nella sede sotto le tribune e hanno sfondato la porta della segreteria. Una volta nella stanza, hanno prelevato l'incasso della partita di domenica e buttato all'aria tutte le carte nella ricerca di soldi.
I ladri sono poi andati a rovistare negli altri locali, lasciando i segni del loro passaggio. Ad accorgersi dell'incursione notturna è stato Roberto Fantoni, il factotum della società e direttore sportivo che racconta, abbastanza amareggiato: «Stamattina, come al solito, sono venuto in sede per riordinare dopo le partite che si sono disputate ieri. Bisognava lavare e mettere a posto le varie divise e pulire i locali. Non appena ho aperto il cancello, ho visto subito il prefabbricato del bar rotto, con la porta spalancata». «Ho fatto qualche passo», continua Fantoni, «e mi sono accorto che nella sede era tutto in disordine. Tutte le carte della segreteria erano a terra. Così, ho proseguito il giro negli altri locali per fare la conta dei danni. Sinceramente, è stata un'azione deprimente e scoraggiante».
I raid vandalici alla sede del calcio sono ormai stati una decina in questi ultimi anni con danni alle strutture, ogni volta rimesse a nuovo fino al raid successivo.
«Ho denunciato l'episodio ai carabinieri», racconta Fantoni, «e ho avvisato l'ufficio tecnico comunale della situazione che c'era nei locali. I responsabili del municipio mi hanno mandato subito il fabbro per rimettere in sicurezza porte e finestre divelte dai ladri. Ma ormai questa è diventata una lotta senza fine. Al di là del danno ai locali e dei pochi soldi dimenticati, causa anche l'amaro dopo partita per la sconfitta, in tutto nemmeno un centinaio di euro, il danno più grande è quello che ti tocca dentro e che ti lascia impotente: è una lotta continua per rimettere in sesto tutto, per poi rivedere di nuovo tutto distrutto. Perché?»
Acqua, più filtri anti-inquinamento
Francesco Bommartini
Villafranca. I filtri al carbonio dei pozzi di Dossobuono e Quaderni saranno cambiati una volta ogni anno e mezzo invece che ogni due anni per evitare che sostanze inquinanti superino i livelli consentiti. Lo ha dichiarato il sindaco Mario Faccioli a Dossobuono nell'assemblea pubblica "L'acqua...un bene comune da difendere", organizzata da Legambiente Dossobuono, Wwf Villafranca e Avsa Villafranca.
Ezio Tomelleri, responsabile del circolo il Riccio Legambiente, ha aprto i lavori parlando dell'inquinamento dell'acqua: «Ultimamente gli abitanti di Dossobuono, Alpo, Rizza si sono dovuti misurare con l'inquinamento da atrazina. Noi vorremmo continuare a considerare l'acqua pubblica come migliore di quella in bottiglia. Ci si accorge delle nostre risorse solo quando vengono toccate o avvelenate. L'emergenza di inizio ottobre è stata gestita bene dal Comune anche se l'avviso dei vigili è stato udito da pochi». Il sindaco Faccioli ha risposto: «Nella fase iniziale dell'emergenza abbiamo contato sul passaparola pur avvisando i media. Non sono pessimista per quanto riguarda la nostra acqua, credo però che manchi cultura sul tema e che sia importante la responsabilità individuale nell'utilizzo delle risorse pubbliche. L'amministrazione sta facendo tutto il possibile. Prossimamente ne parleremo ancora con Acque Veronesi a un tavolo provinciale».
Poi è intervenuto Nicola Costantini, tecnico di Acque Veronesi: «I tipi d'inquinante che possono minacciare la nostra acqua sono l'atrazina e la termotilazina. Se il primo erbicida è vietato da anni il secondo no, ma dovrebbe essere bandito. Nel caso di Dossobuono il superamento c'è stato a causa dell'innalzamento del livello d'inquinamento unito al fatto che i filtri al carbonio fossero al termine del loro ciclo d'utilizzo». Giovanni Sandri, responsabile del servizio igiene alimenti e nutrizione dell'Ulss 22 ha detto: «Il limite di presenza di atrazina che i gestori devono controllare non sia superato è di 0,10 microgrammi per litro. Nel caso dell'emergenza di ottobre questa soglia era stata superata di 0,02 microgrammi. Anche fosse stata 10 volte superiore non ci sarebbero stati problemi per la nostra salute. Bisognerebbe bere almeno 7 grammi di sostanza perché questa sia dannosa per l'organismo. Informare su questi temi è importante. Credo che l'atrazina che ha inquinato il pozzo di Cadelora sia stata utilizzata di recente».
Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto, ha sottolineato: «I filtri sono importanti ma risolvono il problema a valle, non a monte. Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione anche alle falde inquinate a livelli alti a causa dell'industrilizzazione e del contatto con metalli. Inoltre c'è una proposta di legge che permetterebbe, se accettata, di scavare anche in acqua e ciò sarebbe pericoloso». Bertucco ha poi attaccato: «Bisogna finirla con questo teatrino della politica sulla privatizzazione. Se davvero l'amministrazione è contraria dovrebbe proporre una legge modificativa: è l'unica via».
Alle lamentele di una signora che chiedeva di avere le analisi dell'acqua stampate sulla bolletta ha risposto Giandomenico Allegri, amministratore di Acque Veronesi: «È complicato riuscire a dare le analisi dell'acqua che serve la sua residenza o quella di altre persone. E si tratterebbe di analisi puntuali, non continuative. Comunque cercheremo di fare più controlli».
Artigiano fa centinaia di croci dopo il verdetto di Strasburgo
Giorgio Bovo
Povegliano. Già 160 sono le croci distribuite in chiesa. L'iniziativa è partita da un artigiano del paese dopo la sentenza della corte di Strasburgo che ha decretato che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni e alla libertà di religione degli alunni.
L'artigiano ha quindi deciso di costruire croci per poi distribuirle gratuitamente: «La croce rimanda direttamente al crocifisso, è un simbolo di pace e fratellanza e quindi può andare bene anche per un non cristiano. Noi cristiani crediamo ai valori della croce, che per tutti è comunque simbolo di amore». Il promotore vuole mantenere l'anonimato per non avere pubblicità e non intende fare una crociata pro o contro qualcuno o qualcosa.
«E poi», continua, «perché appendere i poster delle rockstar o esibire i segni di Halloween e levare la croce? Da qui la scelta di fare croci da esporre in casa, ma soprattutto sui balconi, sulle strade, perché la gente le veda». L'idea ha avuto successo: un altro falegname ha offerto la propria collaborazione e un'azienda ha regalato il legno. Monsignor Osvaldo Checchini ha accolto la domanda di benedire e mettere in distribuzione le croci, che è possibile trovare in chiesa «a disposizione di tutti coloro che vogliono ricordare Cristo crocifisso, che, morendo, ci ha testimoniato come non esiste un amore più grande di chi dà la vita», spiega il parroco. «Sui giornali c'è ancora l'eco delle dispute accese dopo la sentenza di Strasburgo. Anche in parrocchia ne abbiamo parlato sottolineando che non è giusto né opportuno fare una crociata in nome della croce e che il cammino educativo che coinvolge i ragazzi, non si può basare esclusivamente sulle nozioni, ha bisogno di testimoni. La vera crescita di un ragazzo si ha solo in presenza di esempi positivi, ma, soprattutto significativi. Molti sono i modelli che possono essere proposti ma, indipendentemente da un discorso di fede, ne esiste uno più significativo del Cristo? Nel mezzo di questi ragionamenti è arrivata la domanda di un gruppetto di artigiani, che ho accolto».
Firmato
l'accordo
per l'ospedale
Magalini
Nuovo capitolo sui finanziamenti per completare l'ospedale Magalini. Ieri pomeriggio l'assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri ha firmato a Roma con il ministro Maurizio Sacconi l'accordo per sbloccare i 40 milioni di euro destinati all'ospedale di Villafranca. Quei soldi, già stanziati, erano stati dirottati nel 2008 sull'ospedale di Borgo Trento. Erano serviti per pagare le fatture dei lavori della struttura sanitaria di Verona.
«È un momento di grande soddisfazione», ha sottolineato Sandri subito dopo la firma dell'accordo, «perché si porteranno così a compimento progettualità di grande rilievo per il nostro sistema ospedaliero. Penso, tanto per fare un esempio, al completamento del Magalini di Villafranca che così, dopo l'incendio, verrà restituito ai cittadini più moderno e efficiente di prima, rispondendo con i fatti alle tante parole che hanno alimentato sterili e pretestuose polemiche». Sandri ha anche sottolineato che «per restare ai livelli di eccellenza della sanità regionale e per rispondere alle esigenze di cura e assistenza che arrivano non solo dal Veneto, ma anche dal resto dell'Italia e dall'estero, l'opera di rinnovamento strutturale dei nostri ospedali va attuata e aggiornata costantemente, anche in momenti finanziari non facili come questi. Posso dire di essere orgoglioso che il Veneto ci stia riuscendo». Con l'accordo di ieri, dovrebbero, almeno sulla carta, essere accelerati i tempi per la realizzazione del polo da 216 posti letto. La firma arriva a pochi giorni dalla scadenza di un ultimatum fissato con una lettera trasmessa all'assessore Sandri e al direttore generale dell'Ulss 22 Alessandro Dall'Ora. Il Comune ha chiesto che, entro lunedì prossimo, siano riattivati tutti i reparti dell'ospedale Magalini, operazione che, alla luce dei fatti, sembra ormai impossibile. Ma intorno all'ospedale continuano a piovere polemiche. Elia Di Giovine, simpatizzante del Gruppo Grillo di Villafranca, ha scritto al commissario Antonio Canini per chiedere ancora una volta dov'è il progetto. Infatti, il gruppo aveva già denunciato che in Comune non c'è una copia del piano e Di Giovine sottolinea che non è depositata neanche all'Ulss 22.F.T.
Nuova strada per evitare ingorghi in centro
Mariella Falduto
La Provincia ha approvato il progetto preliminare di una nuova strada che mette in collegamento la provinciale numero 21 "di Villafontana" e la provinciale numero 24 "del Serraglio". Il progetto è stato presentato ieri mattina nella sede della Provincia dal presidente Giovanni Miozzi, sindaco di Isola della Scala, e dall'assessore provinciale alla Progettazione viabilistica Andrea Bassi con i consiglieri Flavio Rigo, Adelino Brunelli e Mauro Grezzani. Il progetto prevede la realizzazione di una rotatoria del diametro esterno di 60 metri che sostituirà l'attuale curva sulla provinciale 21 in direzione di Casalbergo, e di una bretella di collegamento tra la provinciale 21 e il nuovo svincolo della statale 12 che eviterà l'attraversamento del centro abitato soprattutto ai mezzi pesanti.
Attualmente infatti il traffico veicolare proveniente da Oppeano lungo la provinciale 21 e diretto al nuovo svincolo della statale 12 denominato "Isola della Scala centro", è obbligato ad inserirsi nel centro abitato del paese per poter raggiungere la provinciale 24 e così procedendo in direzione di Tarmassia arrivare allo svincolo in località Tondello. La nuova bretella avrà una lunghezza di un chilometro e mezzo, e una carreggiata larga 9,50 metri costituita da due corsie di 3,50 metri con banchine bitumate di 1,25 metri cadauna. Le corsie di ingresso ed uscita saranno realizzate con una larghezza superiore a 3,5 metri e le isole spartitraffico dei rami avranno una larghezza di 15 metri.
«Con questo progetto, che è una risposta concreta alle esigenze del territorio, diamo il via ad uno degli interventi inseriti nel nostro programma», spiega il presidente Miozzi, «l'opera si rende particolarmente urgente in quanto mette in sicurezza un tratto di strada sul quale pesano diversi incidenti. Come sindaco di Isola della Scala ringrazio i colleghi di giunta che non hanno sottovalutato i problemi di quest'area».
Per la scelta dell'intervento la Provincia ha valutato la condizione di realizzabilità, di costo e sicurezza, prediligendo un tratto stradale privo di intersezioni e sfruttando la vecchia sede della linea ferroviaria Verona-Ostiglia per la nuova bretella, cercando così di ridurre l'impatto sul territorio e i costi di esproprio. «La spesa prevista», dice Bassi, «è di un milione di euro, 580mila per lavori ed oneri, 420mila per espropri e iva; andremo a mettere in sicurezza la zona deviando il traffico generico e pesante dal centro abitato. La rotatoria evita, da un lato, una curva pericolosa e, dall'altro, costringe il flusso viario ad una diminuzione della velocità. Considerando che siamo al progetto preliminare, cui deve seguire il definitivo ed esecutivo, i tempi ipotizzabili sono di circa due anni e mezzo, in quanto la spesa consente di poter fruire di una procedura semplificata».
C'è il via libera al Piano casa con l'accordo di tutti i partiti
Fabio Tomelleri
Maggioranza e opposizione danno il via libera agli ampliamenti di abitazioni e capannoni del Piano casa. Ma, per la minoranza, troppi casi restano esclusi dalla norma. L'opposizione, in Consiglio comunale, ha sollevato obiezioni sui limiti voluti dall'Amministrazione alla legge regionale. Il piano prevede, nelle zone ammesse, ampliamenti fino al 20 per cento (30 per cento se si usano tecnologie ecologiche) del volume delle case e della superficie coperta dei capannoni.
Uno dei vincoli contestati è quello che esclude dagli ampliamenti le aree industriali, artigianali e commerciali, occupate da attività in attesa di conferma o da trasferire. «Capisco il vincolo per le ditte che devono essere spostate in zone idonee», ha osservato Luciano Zanolli, di Cittadini per Zanolli, «ma per quelle da confermare mi sembra una penalizzazione senza motivo. Sono attività riconosciute come compatibili con il territorio in cui sono inserite. Impedire il loro ampliamento non ha logica. Alcune, come le imprese all'ingrosso di materiali edili, le ditte di costruzione o stradali, non potrebbero trovare posto in zona industriale, dove vige il divieto per le attività commerciali. E poi, credo che stiano meglio dove sono ora». Zanolli ha aggiunto che la norma può essere impugnata davanti al giudice: «Se il piano di assetto del territorio (Pat) è definito, si può avere idea degli ambiti che possono creare problemi di compatibilità, ed escluderli dalla legge». Ha inoltre sottolineato: «Non ammettere l'ampliamento degli allevamenti, senza nominarli, è condivisibile, ma deve avere motivazioni più concrete dal compromettere il futuro del Pat».
Sull'esclusione delle corti di antica origine dagli ampliamenti, ha chiesto: «Perché non limitare il divieto ai fabbricati con vincolo di restauro o ristrutturazione? Così si consentirebbe l'applicazione del piano a quelli previsti in sostituzione, che non hanno alcuna valenza storica». L'altra osservazione ha riguardato le opere di urbanizzazione delle lottizzazioni. I due schieramenti hanno trovato un punto d'incontro sulle case a cortina, ovvero le abitazioni, addossate le une alle altre, con un unico fronte, senza soluzione di continuità. Il sindaco Mario Faccioli ha proposto, con una modifica, la loro sopraelevazione fino a rendere abitabili gli ultimi piani. Ha tolto, su richiesta di Zanolli, il limite del 30 per cento rispetto all'altezza di zona, prevista dal piano regolatore. Il primo cittadino ha ricordato che, nella scelta dei limiti del piano, «ho fatto una valutazione più di sinistra che di destra, per rispettare l'ambiente. Nel prendere le decisioni ho tenuto conto del futuro Pat, oltre che della portata limitata di alcuni sottoservizi, come le fognature in zona industriale». Sulle attività fuori zona, il sindaco ha precisato: «Sono tutte da trasferire, e lo faremo con il Pat. Alcune aziende sono a ridosso dei centri storici, altre troppo rumorose. Nelle zone agricole, invece, alcune realtà si trovano al limite della fascia di rispetto. Altre non sono ancora sanate. Il limite alle corti storiche è un orientamento politico».
Pure Renzo Piazzi, di Dossobuono insieme ha dato parere favorevole alla delibera. «Così com'era formulata», ha detto, «mi avrebbe impedito di votarla. Senza l'emendamento, le case di via Cavour, viale Europa, via Torre e via Stazione, tutte a cortina, non si sarebbero potute ampliare».
Fabio Tomelleri
Il Comune diffida la Regione
«L'ospedale non va chiuso»
Mariella Falduto
Isola della Scala. Ospedale, il Consiglio comunale si schiera a sostegno del futuro polo unico del sud ovest e intanto manda una diffida alla Regione e all'Ulss 22 a difesa della struttura sanitaria locale. In una delibera approvata all'unanimità, i consiglieri chiedono alla Regione di «riponderare le proprie scelte perseguendo la creazione del polo sanitario del sud ovest, sino ad allora mantenedo in vita la struttura sanitaria di Isola della Scala quale ospedale costitutivo o quantomeno integrativo della rete»; e diffidano la Regione e l'Ulss 22 «dall'adottare provvedimenti che comportino la dismissione delle funzionalità medico-ospedaliere attualmente attive presso l'ospedale di Isola, fintantochè l'ospedale di Villafranca non sia in grado si sostenere il trasferimento e di provvedere al concreto ed effettivo riassorbimento delle attività attualmente espletate presso l'ospedale di Isola, e comunque non prima della data del dicembre 2010, ad oggi erroneamente pretesa come termine utile all'ultimazione dei lavori dell'ospedale di Villafranca».
Il termine previsto dalla Giunta regionale per la dismissione dell'ospedale di Isola e la sua riconversione in Centro sanitario polifunzionale, 12 dicembre 2010, è stato ritenuto da una sentenza del Tribunale amministrativo regionale del 2008 (il Comune ha presentato al Tar tre ricorsi, ne ha vinti due nel 2004 e 2005, e si è visto respingere il terzo nel 2008), una data «logica e realistica» in quanto entro quella data si presume «che l'ampliamento dell'ospedale di Villafranca trovi la sua definitiva sistemazione».
Fatto questo contestato dal Comune, che contro la sentenza del Tar ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, e ora ribadito nella delibera del Consiglio comunale: «Ad oggi la possibilità dell'ampliamento dell'ospedale villafranchese fino ai previsti 231 posti letto non risulta né realistica né attuabile per la data del dicembre 2010 considerato la stadio atttuale delle opere e la mancanza di finanziamenti». Sottolineando la validità del «principio che l'ospedale non possa essere oggetto di dismissione fino al definitivo completamento di quello di Villafranca e comunque non prima del dicembre 2010», il Consiglio dice anche di ritenere «la scelta di portare a termine i lavori dell'ospedale di Villafranca irragionevole, un'operazione che confligge con il dichiarato obiettivo di razionalizzare e ridurre la spesa sanitaria», dato che la Regione ha già previsto la realizzazione del nuovo ospedale del sud ovest e la riconversione dell'ospedale di Villafranca che oggi si intenderebbe ampliare. Sarebbe «una ingiustificata spesa di denaro pubblico, evitabile attraverso il mantenimento in vita dell'ospedale di Isola, struttura già completa ed efficiente, quantomeno fino alla realizzazione del nuovo polo sanitario».
In difesa dell'ospedale di Isola era stata presentata anche una mozione dal consigliere Gianluca Mirandola (Gruppo misto-Udc), che dopo l'approvazione della diffida è stata trasformata in raccomandazione, accolta da sindaco e consiglieri, a tenera viva in Consiglio l'attenzione alla sanità locale.
Nuovi strumenti per i vigili
Comprati pistole e autovelox
Lorenzo Quaini
Sommacampagna. L'amministrazione comunale ha dato recentemente avvio ad un processo di rinnovamento delle dotazioni del corpo di polizia municipale. A comunicarlo è Matteo Marchi, assessore alla sicurezza e polizia locale. «Mediante la sostituzione di varie attrezzature ormai obsolete e l'acquisto di strumentazioni e mezzi di nuova generazione, abbiamo proceduto all'integrazione e al rinnovamento delle dotazioni tecniche della polizia locale».
Il corpo della polizia, con sede in via Gramsci a due passi dal municipio, è formato da sei agenti agli ordini del comandante, maggiore Marco Borrelli e del vicecomandante, tenente Elisa Folla. Informa Marchi: «Abbiamo proceduto a quattro sostituzioni: dell'autovelox in dotazione da utilizzare per il controllo della velocità in postazione fissa; del telelaser con un modello da ultima generazione in grado di rilevare la velocità per la contestazione immediata ed anche di effettuare misurazioni su strada, molto utili per i rilievi degli incidenti stradali; di due pistole da assegnare in dotazione agli agenti della polizia muncipale; di un'autovettura di servizio dotata delle strumentazioni necessarie per un servizio di pattugliamento con l'acquisto di una Fiat Grande Punto ecologica alimentata a metano in sostituzione appunto di una vecchia Alfa 146».
Per il maggiore Marco Borrelli, «l'attivazione di un sistema informatico di consultazione delle banche dati a bordo dell'ufficio mobile, di cui il corpo è dotato, ci permette di agire in tempo reale. Infatti ora è possibile, dal mezzo di servizio su strada, accedere a tutte le informazioni già disponibili presso il comando. Tale soluzione informatica è molto utile specialmente, quando, nelle ore notturne, non è presente un piantone nella centrale operativa.
Proprio nello scorso fine settimana (ndr. sabato 14 novembre), grazie alla banca dati, abbiamo provato la novità sul campo, scoprendo un automobilista la cui patente di guida era stata revocata nel 1994. Prima sarebbe stato impossibile, ora dal furgone è stato possibile collegarsi via internet con la motorizzazione». Dal canto suo, l'assessore Marchi sottolinea come «il rinnovamento delle attrezzature e mezzi della polizia municipale sia un primo passo necessario a mettere in condizione i nostri agenti di fornire un servizio migliore ai cittadini e garantire maggiore sicurezza per tutti.
Infatti la società e la tecnologia in questi ultimi anni si sono sempre più evolute ed anche le forze dell'ordine devono stare al passo con i tempi al fine di contrastare le violazioni alle regole di convivenza civile e poter dare risposte concrete ed efficaci alle esigenze dei cittadini».
Autodromo, è l'ora delle proteste dell'opposizione
Centrosinistra e ambientalisti all'attacco della giunta provinciale e, in particolare, della Lega Nord, per il via libera all'autodromo "Motorcity". Ieri, in Provincia, i consiglieri Vincenzo D'Arienzo, Franca Rizzi, Alice Leso e Clara Scapin, del Partito democratico (Pd), Marta Caldana e Sonia Milan, dell'Italia dei Valori (Idv) e Giuseppe Campagnari, di "Sinistra e libertà-Comunisti", hanno criticato il parere favorevole dell'amministrazione del presidente Giovanni Miozzi al progetto.
«La Provincia ha esautorato sé stessa», ha osservato D'Arienzo, «e i leghisti hanno gettato fumo negli occhi con la battaglia sui crocefissi nei luoghi pubblici e sui test per la droga: in realtà si riunivano con le altre forze del centrodestra per approvare l'autodromo. Adesso la palla passa al Comune di Verona. Auspico che il sindaco Flavio Tosi si svegli. Al prossimo Consiglio esporrò il volantino, diffuso dall'assessore Giovanni Codognola in migliaia di copie, in cui criticava "Motorcity"».
«È opportuno un voto del Consiglio provinciale», osserva Campagnari, «per questo ripresenteremo la nostra mozione. Gli assessori leghisti devono dimettersi». «È bastato un incontro serale per far cambiare idea alla Lega», ha sottolineato Scapin, «che non ha tenuto conto dei veri interessi della popolazione». «Prima i leghisti promettono di battersi per il territorio», ha aggiunto Milan, «poi si adeguano alle logiche di partito».
D'Arienzo ha lanciato una proposta: «È nostra intenzione chiedere l'istituzione di una commissione pubblica che controlli le procedure su tutte le grandi opere, oltre all'autodromo, dell'area di 12 milioni e mezzo di metri quadrati». Sulla questione "Motorcity" è intervenuto Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente. «La Lega dovrebbe avere l'onestà di tacere», ha spiegato, «dopo che ha costruito una campagna elettorale contro la devastazione territoriale: non ha fatto nulla se non avvallare il progetto. Non c'è nessun atto dovuto. Gli elementi per opporsi c'erano eccome. A cominciare dal casello autostradale dedicato, che non rientra nei piani di Autobrennero, al documento per le nuove strade, firmato e presentato in Regione dalle società lottizzanti, difforme da quello approvato dal Consiglio provinciale».F.T.
La Giunta provinciale vota sì all'autodromo
Fabio Tomelleri
Vigasio. La Provincia dà il via libera all'autodromo di Vigasio. Ieri mattina, il presidente Giovanni Miozzi e la giunta provinciale, hanno convalidato il parere positivo sul progetto "Motorcity", formulato lo scorso 17 luglio dalla commissione di Valutazione di impatto ambientale (Via). Ci sono voluti quattro mesi perché il documento arrivasse sul tavolo degli assessori, ma solo pochi istanti per renderlo efficace. Quelli che erano presenti alla riunione (non c'erano, giustificati, Luca Coletto, Fausto Sachetto, Gualtiero Mazzi e Marco Luciani), hanno votato a ranghi compatti, senza discutere, il parere tecnico. Compresi gli esponenti della Lega Nord, che tempo fa aveva distribuito un volantino, sottoscritto dall'assessore Giovanni Codognola, in cui si opponeva alla realizzazione del "Motorcity", criticandolo come «devastazione ambientale» . La delibera ora sarà inviata alla commissione ambientale della Regione, a cui spetterà l'approvazione finale del progetto, che include, oltre alla pista per le auto, un centro commerciale, un parco divertimenti, un polo tecnologico ed alberghi.
La giunta di Palazzi Scaligeri non ha apportato modifiche al verbale degli esperti, che hanno indicato come indispensabili i nuovi collegamenti stradali al "Motorcity", al Centro agroalimentare e al District Park. «È un atto normalissimo, non c'è niente di straordinario», dice Miozzi, «tanto che abbiamo impiegato solo pochi secondi per ratificarlo».
I leghisti definiscono la scelta della giunta «un atto dovuto». «Volevamo capire se c'erano particolari tecnici che potevano incidere sul progetto», spiega Fabio Venturi, capogruppo leghista in Provincia, «ma le motivazioni non erano sufficienti, così abbiamo dovuto adottare il provvedimento. Se la giunta avesse detto no, i privati avrebbero presentato ricorso immediato al Tribunale amministrativo regionale (Tar), con buone probabilità di vittoria. Purtroppo è la normativa che è sbagliata, perché, in questi casi, la politica non può dir nulla contro le valutazioni dei tecnici». Venturi assicura: «Il tavolo politico sull'autodromo e gli altri interventi ulteriori continuerà a riunirsi. Con i privati c'è dialogo. Rimaniamo contrari alla devastazione del territorio. Ma non possiamo raccontarci bugie: la situazione è difficile. Si interviene troppo tardi su un'area di 12 milioni e mezzo di metri quadrati, dove i privati hanno diritti per costruire».
«Purtroppo siamo solo spettatori», osserva Codognola, «perché le cose sono già state decise, negli anni scorsi, da Regione e Comuni. Destra e sinistra hanno voluto tutto questo, noi abbiamo solo guardato. Anche se, l'anno prossimo, vincessimo le elezioni a Vigasio e Trevenzuolo, non potremmo fermare "Motorcity". Quello che possiamo fare è chiedere altre strade, come la variante alla statale 12. In Regione, tramite i nostri referenti, cercheremo di porre ulteriori paletti. Ci abbiamo provato e ci proveremo anche con i nostri rappresentanti a Roma».
Rumore e smog di aeroplani. Chiesti controlli e barriere
Fabio Tomelleri
Villafranca. Barriere antirumore e maggiori controlli sull'inquinamento dell'aria attorno all'aeroporto. Li ha chiesti, in Consiglio, Renzo Piazzi, di "Dossobuono Insieme", a margine della discussione sulla ricapitalizzazione della Catullo, società che gestisce lo scalo villafranchese. L'esponente di minoranza ha osservato: «Negli anni Novanta, quando fu varato il piano regolatore, la sensibilità ecologica non era avanzata come oggi. Tuttavia si parlava di una zona di rispetto, e dell'attenuazione dell'impatto ambientale dell'aeroporto con piante e di barriere antirumore. Oggi di tutto questo si è persa ogni traccia: si parla solo di negozi e parcheggi per rilanciare lo scalo. Nei paesi nordici anche una semplice strada di campagna, se ci sono case attorno, viene dotata di barriere contro il rumore». Poi ha osservato: «Da tempo non si vede a Dossobuono la centralina che analizza la qualità dell'aria. Dovremo pensare a qualche altra via d'uscita per gli aerei in partenza. Ultimamente quasi tutti gli aerei decollano verso est e, quindi, sorvolano Dossobuono. Servono provvedimenti per rendere più vivibile la frazione».
Nella maggioranza Massimo D'Alto, della Lega Nord, ha parzialmente concordato con quanto espresso da Piazzi. «L'inquinamento c'è», ha dichiarato, «ma è altrettanto vero quello che l'aeroporto ha creato sviluppo sul territorio. Almeno quattro consiglieri comunali lavorano, a vario titolo, con il Catullo. È un grande ente che va sostenuto con un progetto di sistema».
I problemi ambientali sono stati toccati da Paolo Martari, capogruppo del Partito democratico, nel suo intervento: «L'aeroporto è un'opportunità ma grava sul territorio per l'inquinamento e la viabilità. Il suo potenziamento non può passare solo attraverso l'aumento di negozi e parcheggi».
Le ripercussioni dei voli sulla città e le frazioni sono state richiamate nella mozione, condivisa tra maggioranza e minoranza, che impegna il sindaco Mario Faccioli a chiedere, alla Catullo, un piano di investimenti articolato.
Il sindaco Faccioli, che si è impegnato ad invitare il presidente della Catullo, Fabio Bortolazzi, in Consiglio, ha spiegato quanto fa l'amministrazione per limitare inquinamento aeroportuale. «L'assessore all'ecologia Alessio Adami sta seguendo i piani di risanamento», ha detto Faccioli, «e potremmo creare una commissione specifica, che approvi linee di decollo degli aerei accettabili. Sono stati elaborati alcuni scenari, sui cui stiamo lavorando. Il piano antirumore sta proseguendo il suo iter».
Un quadro sui provvedimenti lo fornisce la relazione sullo stato di avanzamento dei programmi amministrativi, approvata dal Consiglio a fine settembre. Nel documento, compilato sulle indicazioni dell'ufficio tecnico, si legge: «Ad oggi la Commissione aeroportuale per l'ambiente ha approvato le procedure antirumore. In particolare il decollo nella direzione nord con virata a destra. È stata puntualizzata l'esigenza di un attento monitoraggio delle attività degli aerei».
Costi per Ici e lottizzazioni Dolci minaccia denunce
Giorgio Guzzetti
Castel d'Azzano. «Chiedo che siano riviste sia le tabelle comunali dei valori delle aree per l'imposta sugli immobili che le monetizzazioni concordate nelle lottizzazioni; in caso contrario sarò costretto ad informare la Procura, la Corte dei Conti e l'Intendenza di finanza». Questa è la conclusione di un lungo e dettagliato intervento del consigliere di minoranza Alfonsino Dolci durante la discussione nell'ultimo consiglio comunale per l'approvazione di sei lottizzazioni.
Per l'imposta sugli immobili, vale a dire l'Ici sulle aree fabbricabili, Dolci ha contestato il valore di 150 euro per metro quadrato stabilito dalla giunta il 19 febbraio 2008. «Tale valore», ha sottolineato Dolci, «è un falso tecnico, di gran lunga diverso e inferiore a quanto viene commercializzato sul posto». Ha quindi elencato una serie di dati raccolti dalle locali agenzie immobiliari e da privati interessati a vendere terreni edificabili, per concludere: «Stabilire lo stesso valore per terreni che hanno indici di fabbricabilità diversi, è fuorviante e porta ad eludere notevolmente i tributi che i proprietari devono versare ai fini Ici».
La differenza tra prezzo della delibera di Giunta e stime medie di mercato, secondo Dolci, è di gran lunga oltre il doppio. Discorso ancora più chiaro per la monetizzazione che corrisponde al valore di aree non cedute al Comune per opere di urbanizzazione secondarie (scuole, piazze, servizi.) previste dal piano di lottizzazione e non realizzate sul posto. «La monetizzazione», ha spiegato Dolci, «dovrebbe essere valutata come il valore venale del terreno edificabile. Ora in una lottizzazione il comune monetizza a 47 euro al metro quadrato circa 3.500 metri quando il proprietario l'ha pagato oltre 100 euro, come testimonia l'atto di acquisto allegato alla pratica edilizia, e sarà probabilmente accertato a 170/180 euro, da notizie informali avute dall'Ufficio delle entrate. Sono disparità queste che superano i limiti della decenza. Evidenti i danni alle casse comunali». «Per il principio di autotutela», ha concluso Dolci, «chiedo di sospendere la convenzione, rifare i conteggi e portare in Consiglio comunale una nuova convenzione con nuovi importi, altrimenti sarò costretto ad informare Procura e organismi di competenza».
«Il tema è complesso», ha chiarito nella risposta Francesco Bonetti vicesindaco e assessore ai lavori pubblici, «e le cifre di cui si parla sono i valori minimi di riferimento. Per comprendere meglio la situazione tuttavia abbiamo raccolto tutte le delibere in materia dei comuni limitrofi, compreso Verona, e abbiamo visto che i valori Ici stabiliti da noi sono molto al di sotto della media, eccetto per Verona». «A giorni», ha continuato l'assessore al bilancio Antonello Panuccio, «per garantire la massima trasparenza, riuniremo una commissione formata da capigruppo e aperta agli altri consiglieri, per esaminare ogni nuova lottizzazione e stabilire una tabella la più equa possibile sui valori Ici, tabella da portare in Consiglio».
Il dibattito si è sviluppato su sei lottizzazioni approvate che si estendono su tutto il territorio di Castel d'Azzano.
Schinaia fa lezione in classe «Ragazzi, bandite la violenza»
Mariella Falduto
Isola della Scala. «Bandite la violenza da ogni comportamento». È il consiglio dato dal procuratore della Repubblica Mario Giulio Schinaia agli studenti dell'istituto Stefani-Bentegodi che ha incontrato all'auditorium di Santa Maria Maddalena, nell'ambito del percorso di formazione "Costituzione e Cittadinanza" introdotto dal Ministero e attivato dalla scuola. Il rispetto di leggi, regole e istituzioni è stato l'argomento dell'incontro, una lezione di educazione alla legalità alla quale hanno partecipato anche il preside Lauro Berardinello, l'assessore Paola Perobelli, Annalisa Tiberio dell'Ufficio scolastico provinciale e Carmen de Simone, docente referente del percorso formativo e coordinatrice dell'incontro.
La legalità è materia di studio da anni all'istituto; per l'incontro con Schinaia gli studenti avevano preparato cartelloni su fatti di cronaca veronese come l'omicido di Nicola Tommasoli, le aggressioni a Francesca Ambrosi e allo stesso Schinaia, e ipertesti con analisi e classificazione dei reati, da quelli legati alla violenza personale e al territorio (tra cui violenza sulle donne e sui minori, furto, scippo, rapina, estorsione, bullismo, vandalismo), fino a calciopoli e alla corruzione nello sport. E avevano sottolineato la definizione di violenza come "ultima risorsa degli incapaci".
Schinaia, partendo dalla necessità di essere credibili ed efficaci quando si parla ai giovani, ha parlato dei modelli di comportamento che il mondo degli adulti ha saputo proporre («C'è da nascondersi», ha detto); ha sottolineato come la violenza sia l'altra faccia dell'ignoranza; ha invitato i ragazzi a pensare sempre a quello che si fa e alle conseguenze dei propri gesti, ad avere la forza e il coraggio di dire di "no" ai leader negativi, ad affermare la propria personalità con le parole isolando chi vuol farlo "menando le mani". Riferendosi all'omicidio Tommasoli ha chiesto: «Sareste capaci di prendere a calci un vostro compagno che sta a terra svenuto? Credo di no». E a proposito dell'aggressione di cui è stato vittima nel giugno scorso: «Adesso ho la scorta e quando vado in giro mi guardo alle spalle, un pensiero che prima non avevo. Verona è una città meravigliosa in cui vivo da trent'anni». Ha spiegato che quel ragazzo anziché aggredirlo fracassandogli una bottiglia sulla spalla (per fortuna non sulla testa) avrebbe potuto parlare per dirgli quello che pensava, invece così ha solo ha ottenuto di avere dei guai; ha approvato l'interesse dei giovani per la politica intesa come servizio e ha esortato: «Bandite da ogni comportamento la violenza come strumento di affermazione». A conclusione dell'incontro Daniele Pasquali, insegnante di italiano e storia, ha cantato accompagnandosi con la chitarra la canzone di Ivano Fossati "Mio fratello che guardi il mondo".
La Lega
verso il «sì»
all'autodromo
Fabio Tomelleri
La Lega Nord vuole più infrastrutture per il territorio in cambio del via libera agli interventi dell'autodromo, del District Park, del Centro agroalimentare. È quanto emerso nell'incontro politico tra le forze di governo del centro destra, che si è tenuto lunedì sera, nell'ufficio di Giovanni Miozzi, presidente della Provincia. La discussione tra i rappresentanti del Popolo della libertà (Pdl), tra cui il sottosegretario Aldo Brancher, e i vertici provinciali della Lega non si è limitata al solo intervento di «Motorcity» ma è stata allargata agli altri interventi progettati sul territorio e a quelli, in parte, già avviati, come la «Porta di Nogarole».
«Si è parlato degli interventi sull'intera zona», spiega Fabio Venturi, capogruppo della Lega in Provincia, «che prevedono la trasformazione di una superficie di 12 milioni di metri quadrati di territorio. Sono progetti avviati per iniziativa dei Comuni che hanno dato loro la possibilità di insediarsi, ma che, in prospettiva, avranno ripercussioni su tutti i centri che stanno attorno. E in questo senso penso a centri come Castel d'Azzano, ma anche il Comune di Verona, che è interessato, sia pur marginalmente, alla cosa. Per la prima volta si è parlato di questi temi dal punto di vista politico».
Il tavolo tornerà a riunirsi anche nelle prossime settimane. «Questi incontri li abbiamo chiesto come Lega. Non verrà affrontato solo il tema delle strade che serviranno le aree in trasformazione, ma anche della Mediana e del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp). Se abbiamo chiesto questo tavolo è per migliorare i progetti e valutare nuove infrastrutture. Lunedì abbiamo parlato pure della variante alla statale 12, necessaria come valvola di sfogo per Verona sud, Cadidavid e Buttapietra».
Dunque niente più barricate leghiste contro l'autodromo? «Non siamo contro la pista», prosegue Venturi, «ma contro tutto quello che ci sta attorno. All'inizio si pensava di farlo nel successivo passaggio in Regione, ma abbiamo verificato che non sarà necessario. Anche come Provincia non abbiamo la forza di bloccare i progetti, altrimenti la metteremo di fronte al pagamento di risarcimenti nei confronti di privati che non potrebbe sopportare dal punto di vista economico». Venturi preannuncia quindi che la giunta Miozzi approverà il parere di Valutazione di impatto ambientale (Via), scritto a luglio dai tecnici provinciali. «La politica non può toccare quel parere», dice, «si tratta di una mera presa d'atto. Potremmo modificarla solo con altre motivazioni tecniche, che non ci sono». Venturi non esclude che si possa rivedere anche le dimensioni dei singoli piani di lottizzazione. «Su Nogarole sono ancora in discussione un milione e mezzo di metri quadrati», prosegue Venturi, «e potrebbero anche essere ridotti, ma prima di affrontare questo argomento dobbiamo sentire il Comune interessato».
Da parte del Pdl, invece, le bocche sono rimaste chiuse sull'incontro di lunedì. Anche di fronte alla richiesta di spiegazioni avanzata ieri, in Consiglio provinciale, da Vincenzo D'Arienzo, capogruppo del Pd. «Chiediamo che i termini della questione vengano chiariti in Consiglio, perché ci sfugge la questione vera per cui la si è tenuta la riunione», ha detto D'Arienzo. Il presidente Miozzi ha risposto: «C'è una commissione aperta al dibattito e al confronto sulla questione. È lì che vanno discussi sia gli aspetti tecnici che amministrativi. Noi, di solito, teniamo una riunione politica ogni settimana. Quella di lunedì scorso era una di queste».
Autodromo, si cerca l'intesa sui soldi per le opere pubbliche
Fabio Tomelleri
Villafranca. Una lunga serata per decidere sui finanziamenti delle strade che serviranno a collegare l'autodromo «Motorcity» con il territorio. È il nocciolo della questione dibattuta ieri sera, a porte chiuse, nell'ufficio del presidente della Provincia, Giovanni Miozzi. Che la vicenda autodromo a Vigasio investa direttamente le forze politiche di centrodestra che governano Provincia e Regione lo provano gli stessi invitati alla riunione: per il Pdl c'erano il sottosegretario Aldo Brancher, il consigliere regionale Tiziano Zigiotto, e Alberto Bozza, capogruppo in Provincia. La Lega era invece rappresentata da Matteo Bragantini, segretario provinciale del partito, Luca Coletto, vicepresidente della Provincia e Fabio Venturi, capogruppo in Consiglio ai Palazzi Scaligeri.
Non è un mistero che proprio la Lega nord, in passato, tramite il proprio segretario di circoscrizione, Giovanni Codognola, si fosse dichiarata pronta ad alzare le barricate contro il progetto «Motorcity». Come è un dato di fatto che anche il Pdl non sia del tutto unito sull'intervento, con l'ala che fa riferimento a Zigiotto favorevole «a priori» all'intervento. In questo frangente la Provincia ha cercato di prendere tempo. Il parere della commissione di Valutazione di impatto ambientale provinciale (Via), favorevole all'autodromo ma con prescrizioni, è pronto da luglio; ma la giunta Miozzi deve ancora ratificare quanto stabilito dai propri tecnici. Appunto: arrivare a una delibera condivisa, da trasmettere alla Regione per la valutazione ambientale, era l'obiettivo dell'incontro di ieri sera. O almeno lo speravano i rappresentanti della società Autodromo del Veneto, che hanno atteso in una saletta gli sviluppi della situazione.
La «lunga notte» dell'autodromo è iniziata presto. Già alle 17.30 il presidente della Provincia, era in attesa nel suo ufficio. Da parte sua bocca cucita: «Si tratta di una riunione riservata». Alle 18 in punto è arrivato Zigiotto, insieme con Alberto Bozza e Stefano Montanari, tecnico della società che vuol realizzare l'autodromo. Montanari si è accomodato nella saletta, a disposizione per eventuali delucidazioni sul progetto. Gli altri due, invece, hanno atteso con Miozzi l'arrivo del sottosegretario Brancher.
I leghisti Coletto, Venturi, e Bragantini, hanno invece atteso la convocazione nell'ufficio del Carroccio, al piano superiore. Alle 18.40 è squillato il telefono. Si stava per cominciare. Anche il sottosegretario Brancher era arrivato.
«In realtà è un incontro tecnico», ha detto Venturi prima di entrare in riunione, «e il cuore della questione sta nel fatto che noi vogliamo che prima vengano fatte le infrastrutture per il territorio, poi si proceda con il vero intervento per fare l'autodromo». In realtà, la giunta provinciale sembra avere, se volesse bloccare l'intervento, poche frecce al suo arco. Lo stesso Venturi ha osservato: «Il privato ha diritti acquisiti che non si possono negare. Né la giunta può modificare quanto i tecnici della commissione Via hanno stabilito. Ora dobbiamo capire cosa ci dà il privato. Ma forse il carattere di questo incontro è stato enfatizzato troppo».
Fuori dall'ufficio di Miozzi, ad aspettare, c'era pure Martino Dall'Oca, presidente della società Autodromo del Veneto. «Sono qui», ha detto, «solo per un supporto tecnico. Comunque auspichiamo che si arrivi presto a definire la questione delle strade che la Provincia ha chiesto che vengano realizzate».
Lascia l'assessore Scalzotto. In Consiglio entra Debattisti
Fabio Tomelleri
Vigasio. La giunta perde un pezzo. Emanuela Scalzotto ha rinunciato, per motivi personali, all'incarico di assessore all'istruzione e di consigliere comunale. Ricopriva entrambi i ruoli dal 2005. Le dimissioni sono state comunicate dal sindaco, Daniela Contri, nel Consiglio convocato per la surroga della dimissionaria.
Scalzotto, nell'assemblea dei consiglieri, è stata sostituita da Leonardo Debattisti, 50 anni, primo dei non eletti della lista che vinse le amministrative, quattro anni fa. L'opposizione ha garantito il numero legale per la ratifica dell'avvicendamento. All'assemblea si sono infatti presentati meno consiglieri del previsto. Tra gli scranni della maggioranza mancavano Faustino Mirandola, Raffaello Cordioli (assente giustificato) e il vicesindaco Pietro Robbi. All'opposizione era assente, giustificata, Cristina Soardo. Il vicesindaco Robbi, fuori dal Consiglio, ha spiegato di non aver partecipato per una dimenticanza. «Ma se qualcuno mi avesse telefonato», ha chiarito, «sarei arrivato immediatamente».
Il sindaco ha spiegato che, fino alle elezioni del prossimo anno, il posto lasciato in giunta dall'ex assessore rimarrà vacante. «Gli incarichi che erano di Scalzotto», ha detto Contri, «saranno spalmati su tutta l'amministrazione, per i pochi mesi che mancano alla fine del mandato. Manterremo comunque la collaborazione con l'ex assessore. Sfrutteremo le sue competenze, acquisite negli anni».
Contri ha elencato gli impegni che Scalzotto ha portato avanti con successo dal 2005 ad oggi. «L'ultimo progetto a cui si è dedicata, in ordine di tempo», ha aggiunto il sindaco, «è stato l'avvio del micro-nido a Forette».
Gli assessori e i consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, hanno sottolineato la competenza dell'assessore Scalzotto.
Qualche esponente della minoranza ha però aggiunto un po' di pepe al dibattito. Come l'ex assessore Giorgio De Togni, che ha sottolineato: «Dispiace che la giunta, dopo aver perso me, rimanga senza un altro assessore. Mi auguro che chi seguirà i progetti di Scalzotto possa essere all'altezza della situazione».
Luigi Giaretta, della Lega nord, ha invece osservato: «Pur associandomi alle belle parole, non vorrei che le dimissioni dell'assessore fossero il punto di partenza per un suo successivo incarico, che ora sarebbe incompatibile con il ruolo di amministratore».
Il sindaco ha ribattuto: «Non nascondo che l'amministratore delegato di Gestione servizi integrati (Gsi) Vigasio abbia individuato in Scalzotto la persona idonea per la collaborazione nella gestione di alcuni servizi. Però conosco la correttezza di Emanuela: si è dimessa ponendosi in una posizione corretta e sostenibile».
«Politicamente, comunque, la ritengo una scusa per ottenere il nuovo incarico», ha replicato il consigliere Giaretta, «e ne prendo atto: il tempo dirà se ho avuto ragione».
«L'autodromo
si farà perché
già approvato»
L'autodromo di Vigasio e Trevenzuolo marcia senza ostacoli. E il fatto che la Provincia abbia rinviato la presa d'atto sul parere della commissione per la valutazione d'impatto ambientale non ha alcuna incidenza sull'iter che porterà a costruire l'opera. È questa la presa di posizione di Martino Dall'Oca, presidente della società Autodromo del Veneto Spa che ha progettato e realizzerà l'opera, nel territorio di entrambi i Comuni, su un'area di quattro milioni e mezzo di metri quadrati (ma si costruirà solo sul 23 per cento) con un investimento di un miliardo e mezzo.
«La presa d'atto del parere della commissione Via è un atto puramente consultivo», precisa Dall'Oca, «e fra l'altro doveva essere espresso già a metà luglio. Come ha dichiarato nei giorni scorsi il presidente della Provincia Giovanni Miozzi, dal punto di vista urbanistico l'autodromo esiste già, in base alle varianti approvate dai due Comuni. Quindi ora si tratta solo di decidere sulla viabilità, cioè sulle opere di compensazione come strade, parchi pubblici e parcheggi, che sarà la nostra società a pagare e realizzare spendendo circa 300 milioni».
Il progetto — di cui si discuterà oggi, in Provincia, a un vertice fra Pdl e Lega; vedi articolo a destra — prevede di costruire un autodromo, un parco divertimenti a tema, uno shopping center, una piattaforma di vendita per concessionarie di automobili, alberghi e un polo tecnologico-logistico. Il verde occuperà circa due milioni di metri quadrati, poco meno della metà dell'area.
Le opere viabilistiche di compensazione, cioè le strade, consistono principalmente nel costruire il nuovo casello autostradale di Vigasio e il collegamento con la Mediana Nogarola Rocca-Isola della Scala-San Bonifacio che l'Amministrazione provinciale vuole realizzare (opera da 400 milioni, in project financing).
«Il progetto del collegamento, da 120 milioni, c'è già e ora stiamo discutendo l'atto di indirizzo espresso dalla Provincia», prosegue Dall'Oca. «Questo è il vero nodo». Contro questa strada, fra l'altro, la Provincia di Mantova ha presentato un ricorso, su impulso del suo presidente, Maurizio Fontanili. Che nei giorni scorsi ha rilanciato la sua ferma opposizione all'autodromo, ma anche a quanto verrà costruito attorno. In un'area che, compresi i quattro milioni e mezzo di quella dell'autodromo, è estesa 12 milioni e mezzo di metri quadrati. «Le altri urbanizzazioni sono state approvate dai Comuni attorno», conclude Dall'Oca, «e comunque è grave che il presidente di un'altra Provincia, e per di più di un'altra Regione, contesti progetti e opere già approvate da altre amministrazioni».
Il mondo della cultura costretto all'esilio
Maria Vittoria Adami
Villafranca. Villafranca è un paese di carbonari ed esuli in patria. I cittadini, per fare cultura, musica, poesia, teatro, si radunano in taverne e case private. Per loro non ci sono spazi comunali adeguati e c'è chi ritorna all'antica prassi di organizzare eventi nei caffè. I contenitori, in città, scarseggiano o sono costosi e inadeguati per attività specifiche. Così, le band musicali di giovani strimpellano nei garage di casa, per buona pace dei vicini. Le associazioni culturali nascono e lavorano di taverna in taverna, in attesa che il Comune assegni loro una sede. E per il teatro? Si va in affitto o in prestito, a Valeggio.
IL TEATRO. Tutto tace. L'ipotetico intervento di recupero del teatro parrocchiale Verdi è andato in fumo. Con il piano di riqualificazione dell'area dell'ex Metropol, spunterà una sala conferenze da 400 posti, che non sarà attrezzata per mettere in scena una pièce teatrale. Come non lo è il palacover istallato al mercato ortofrutticolo: troppo grande, privo di acustica e senza palcoscenico, scena, camerini, attrezzature per luci e suoni. Perciò, nonostante ci siano due realtà teatrali ben affermate, non c'è teatro. La compagnia Aurora tornerà a Valeggio, per l'appuntamento, ormai non più villafranchese, della Rivista. Un mese prima di Carnevale comincerà le prove al teatro Smeraldo e l'intera città andrà in trasferta per godersi lo spettacolo. I Gotturni, invece, attivi sul territorio da trent'anni, hanno più volte chiesto una sede al Comune, ma nulla. Così hanno preso in affitto un locale, la sala Mirò di corso Vittorio Emanuele, dove hanno allestito un piccolo palco. «L'affitto», spiega Anna Bresaola, dei Gotturni «incide parecchio. Le difficoltà economiche si sommano a quelle logistiche. Serve un teatro. Vorremmo realizzare un centro per ragazzi e un'esposizione teatrale permanente. Abbiamo chiesto un luogo come la stazione o il tiro a segno, siamo disposti ad allestire il palco. Siamo un'associazione storica, operativa sul territorio e riconosciuta fuori sede. Lavoriamo stabilmente tutto l'anno, ma non c'è sede per noi, mentre è stata concessa a gruppi più giovani».
LE ASSOCIAZIONI CULTURALI. Solo Moscacieca, dopo anni di taverna, ha ottenuto una vera sede, all'ex stazione ferroviaria: Binario zero. però la convenzione per la gestione di Binario Zero scadrà a fine anno e ancora non si sa se sarà rinnovata dall'amministrazione comunale. Da sette anni una quindicina di persone, invece, ruota attorno a Linguafranca. L'associazione culturale si raduna nell'abitazione della presidentessa Maria Luisa De Marchi. Organizza la Primavera del libro e diversi incontri con autori, promuove laboratori nelle scuole e un concorso letterario rivolto ai ragazzi. «Cerchiamo uno spazio dignitoso per gli autori e le case editrici che invitiamo», spiega De Marchi, «non si può stare sempre all'aperto, in balia del tempo atmosferico: gli espositori alla Primavera del libro hanno edizioni pregiate e quest'anno il maltempo ha creato forti disagi. Abbiamo chiesto una sede per una sera la settimana, perché sia un punto di riferimento e per accatastare il materiale. Ma non c'è disponibilità. In questo modo si bloccano i progetti di avviare corsi di lettura e di scrittura e un gruppo di lettura. Servono spazi al coperto: una tensostruttura al castello, ad esempio». Ultima ruota del carro è la neonata Ti con zero. «Abbiamo chiesto una sede», dice la presidente Antonio Tommasi, «ma non c'è disponibilità. Forse tra le aule delle Cavalchini-Moro, liberate dal Bolisani spunterà qualcosa. Per ora ci raduniamo a casa di un associato».
GLI SPAZI. Gli spazi utilizzabili dalle associazioni culturali si contano sulle dita di una mano: l'auditorium, l'aula magna dell'Anti-Bolisani e l'ex stazione ferroviaria. A queste si aggiunge la nuova sala della biblioteca. Nessuna di queste collocazioni, però, è adatta per rappresentazioni teatrali o eventi di grande portata. Il numero esiguo degli spazi, inoltre, impone di prenotare con largo anticipo. L'auditorium è quasi sempre occupato dalle lezioni dell'Università del tempo libero, che anch'essa è senza fissa dimora. La sala, inoltre, non è abbastanza capiente, non c'è una buona acustica e le colonne interne ostacolano la visuale. Per le associazioni e i gruppi non a scopo di lucro richiederlo per una giornata, o a cadenza settimanale, risulta costoso. D'inverno una serata costa 25 euro. Per l'intera giornata il costo sale a 280 euro (160 nel periodo estivo). Per usare il videoproiettore, con l'operatore comunale, occorrono 25 euro l'ora. Le associazioni che non hanno fondi e che propongono un cartellone di eventi fitto faticano a sostenere le spese. A queste, poi, si aggiungono quelle per plateatico, se le iniziative sono esterne, l'affitto di sedie, tavoli e gazebo. Le poche centinaia di euro che ricevono per contributo dal Comune, dunque, se ne vanno in fumo.
Tutti d'accordo sul piano casa
Esclusa l'area dell'ex Icomec
Alessandro Foroni
Valeggio. È stata approvata all'unanimità in consiglio comunale la delibera che permette l'attuazione del Piano casa (legge regionale numero 14 del luglio 2009) il quale vuole dare una boccata d'ossigeno all'edilizia, in stasi dopo anni di forte sviluppo locale. La legge permette entro due anni ai proprietari degli edifici esistenti l'ampliamento fino al 20 per cento del loro volume se destinati ad uso residenziale e del 20 per cento della superficie coperta se adibiti ad uso diverso, con un ulteriore aumento del 10 per cento se si utilizzano fonti di energia rinnovabili.
La percentuale sale al 40 per cento e oltre per gli edifici costruiti prima del 1989 che vengano demoliti e ricostruiti con criteri di sostenibilità e con una ricomposizione planivolumetrica rientrante in un piano attuativo. Sono esclusi, oltre alla zona dell'ex Icomec di Salionze (per motivi di tutela ambientale), gli edifici vincolati, il centro storico, i centri storici minori (dal Fontanello ai Turchetti) e le corti rurali che hanno una schedatura regionale, tranne che per quelle ricadenti nella tutela di grado 3 (demolizione e ricostruzione). Per queste, dopo un approfondito confronto preconsiliare, è stata accolta la proposta della minoranza di "Valeggio anch'io": l'intervento sarà possibile ma non attraverso la dia (dichiarazione d'inizio attività), bensì con permesso di costruire ed approvazione del consiglio comunale.
«Vogliamo dare la possibilità di ampliamenti contenuti», ha dichiarato l'assessore all'Urbanistica ed all'edilizia privata, Martina Marconi, «a famiglie che vogliano acquisire una stanza o a piccole attività che necessitino di un piccolo ampliamento, mentre i grossi volumi nel settore produttivo dovranno passare per lo sportello unico».
Su questo aspetto non è stato d'accordo Albino Pezzini, capogruppo di "Insieme per Valeggio": «Avevamo proposto di togliere il limite di 100 metri quadrati nelle zone produttive in quanto significa limitare le attività esistenti sul territorio, obbligandole a fare lo sportello unico che comporta un iter burocratico ed una spesa non indifferente».
La capogruppo di "Valeggio anch'io", Maria Grazia Lugo, ha invece sottolineato «la particolare attenzione al territorio da parte dell'amministrazione comunale e del consiglio, anche grazie al passaggio in consiglio comunale degli interventi per il grado di tutela 3». E poi si è augurata «che rimanga la commissione edilizia ed un controllo del territorio tale che si sviluppi in modo armonico».
Il circo con animali non piace «Basta con questi spettacoli»
Emanuele Zanini
«Il Comune di Sona non permetta più di allestire sul proprio territorio circhi con animali ammaestrati». La richiesta è di un gruppo di persone che nei giorni scorsi ha inviato al sito internet de L'Arena decine e decine di lettere per protestare contro gli spettacoli del circo, in particolare quelli del Circo di Mosca che si è fermato in paese dal 29 ottobre all'8 novembre nell'area di fronte alla Grande Mela a Sona.
In un paio di giorni, la redazione del giornale è stata inondata da messaggi di cittadini provenienti da ogni parte d'Italia per protestare per i presunti maltrattamenti che gli animali utilizzati nei circhi subiscono prima delle esibizioni e per chiedere al sindaco di Sona a non permettere più la realizzazione di questi spettacoli. Per testimoniare con i fatti quello che accade in alcune lettere si cita un sito internet in cui si vede un'intervista a un ex circense che racconta le violenze che vengono riservate agli animali, mentre scorrono delle immagini in cui si vedono addestratori che frustano cavalli, elefanti ed altri animali.
«Il circo», scrive Marina sul sito web de L'Arena, «deve essere fatto solo da uomini, non da animali, schiavizzati e tenuti a bada con la frusta». «Gli animali», aggiungono Laura ed Emilio, «non vanno in bicicletta, non saltano nei cerchi, non siedono su sgabelli, non fanno i clown». Secondo Giovanna «questa condizione di sopraffazione ha un impatto estremamente negativo sui bambini che recepiscono questo comportamento del più forte, l'uomo, sul più debole, gli animali, come legittimo».
Altri ancora invitano a seguire l'esempio di gruppi che allestiscono spettacoli fatto solo da artisti e senza l'utilizzo di animali, come il Cirque du Soleil. Renata esorta il sindaco di Sona «a fare di tutto per cercare di rendere la vita difficile a questi spettacoli, applicando alla lettera le leggi ed eseguendo tutti i controlli previsti». Altri chiedono che ci siano maggiori controlli sulle affissioni. «In città ci sono manifesti un po' dappertutto», sottolinea Chiara, «in barba al pagamento della tassa di affissione. Chiedo che l'amministrazione comunale verifichi il rispetto delle normative previste, sia sulla tassa di affissione che quelle relative agli scarichi di liquami e sulla garanzia del benessere degli animali».
Altri cittadini intervenuti nella discussione minacciano di non venire o visitare Sona e il suo territorio finché non verranno proibiti le manifestazioni in cui si sfruttano gli animali. «Spero che Sona», commenta Balint, «decida di seguire l'esempio delle sempre più numerose amministrazioni che hanno già preso provvedimenti attraverso ordinanze ad hoc per rendere più stringenti e obbligatorie alcune norme basate sulle raccomandazioni Cites (Convenzione sul commercio internazionale di specie in pericolo, ndr) che i circhi devono rispettare».
«Penso che i controlli sulle condizioni degli animali utilizzati nei circhi siano approfonditi», replica il sindaco di Sona Gualtiero Mazzi. «Le verifiche dovrebbero essere più approfondite ad esempio sugli allevamenti di bovini, dove a volte le bestie vengono maltrattate e tenute in condizioni disumane. Se qualcuno però è a conoscenza di situazioni fuori norma non esiti a denunciarle. Riguardo ai manifesti», conclude il sindaco, «faremo degli approfondimenti attraverso la società esterna che gestisce il controllo delle affissioni per vedere se tutto è in regola».
Lavori di restauro al castello con due anni di ritardo
Fabio Tomelleri
Il castello "malato" sta per ricevere le prime cure. Saranno montate entro fine dicembre, con due anni di ritardo rispetto alle previsioni del Comune, le impalcature del cantiere che dovrà riportare all'antico splendore le torri e la cinta del maniero, simbolo della città.
Risale al 27 novembre 2007 la delibera con cui Elio Faillaci, commissario prefettizio, approvò il progetto preliminare e definitivo per la prima fase dei restauri, dell'importo di 500 mila euro. I lavori, previsti nel 2008, non sono ancora partiti, a causa delle difficoltà economiche del Comune, per il rispetto del "patto di stabilità", che vincola entrate e uscite del bilancio. Ora il risanamento è prossimo all'avvio. La giunta ha approvato il piano esecutivo e, entro un mese, si saprà il nome della ditta che avrà il compito di ripristinare il castello.
Sui restauri del monumento non si poteva più tergiversare. Lo ha ammesso, nero su bianco, l'ufficio tecnico comunale, nella relazione che accompagna il progetto. «L'intervento riguarderà in particolare tutte quelle opere che si rendono necessarie per interrompere il degrado della cinta», ha scritto l'architetto Antonio Benedetti, progettista comunale, «infatti, nel corso del tempo, quasi tutta la muratura ha subito gli attacchi degli agenti atmosferici, delle piante infestanti, di muschi, di fauna "invasiva" come colombi e storni, della "sedimentazione" di operazioni e lavorazioni, non consone allo stato e all'età del castello».
Per avere certezza delle condizioni in cui versa il castello basta dare un'occhiata, in particolare al lato nord, esposto al freddo e all'umidità. Nella prima fase, il ripristino sarà concentrato sul tratto di cinta e sulla torre d'angolo del lato nord-ovest. In pratica sulla parte a destra dell'entrata principale del castello, quella che si affaccia su corso Vittorio Emanuele. L'area, da qualche anno, è transennata, per evitare che pezzi di muratura finiscano sulla testa dei passanti. Prima di avviare i lavori, i tecnici hanno compiuto un'indagine sulla struttura. Hanno analizzato malte, intonaci, la patina che si è depositata sulla struttura e la muratura in generale. L'intervento dei restauratori sarà articolato in più fasi. Oltre all'eliminazione delle piante infestanti, si procederà con la pulitura a secco della cinta.
L'operazione richiederà accuratezza e precisione, tanto che, tra gli attrezzi, verranno utilizzati anche bisturi, spatoline flessibili e microscalpelli. Saranno sistemati e consolidati i merli e i parapetti. Il piano, e non poteva essere altrimenti, è già stato autorizzato dalla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici di Verona, che avrà il compito della supervisione.
Le fasi successive saranno estese anche al resto del Castello, per una spesa complessiva di otto milioni di euro, suddivisi in più anni.
«La prima parte dei lavori durerà dieci mesi», spiega Francesco Arduini, assessore ai lavori pubblici, «poi si procederà con la seconda, che è ancora allo studio. Interesserà la parte a sinistra, osservando la facciata da corso Vittorio Emanuele. Il primo stralcio diventerà un "cantiere pilota" per le sezioni successive.
Le tecniche adottate saranno le stesse anche nel caso in cui dovessero subentrare ditte diverse». Il cantiere non impedirà ai cittadini di accedere al cortile interno del maniero. «L'area dove verrà effettuato l'intervento sarà delimitata», aggiunge Arduini, «e la parte che resta rimarrà libera».
Fabio Tomelleri
Copertoni e rifiuti sulla riva Il Mincio usato come discarica
Alessandro Foroni
Copertoni, plastica, batterie, addirittura dell'eternit sono stati trovati sulla riva destra del Mincio, tra Borghetto e Pozzolo. I rifiuti sono emersi durante l'intervento di pulizia effettuato sabato mattina dai volontari dell'associazione di pesca sportiva Martin pescatore, con l' appoggio dell'amministrazione comunale. «Abbiamo trovato una batteria», ha dichiarato un esterrefatto Francesco Remelli, presidente dell'associazione che conta una novantina di soci, una ventina dei quali dediti alla pesca agonistica, «che sversava l'acido nel fiume e ci sono veramente rimasto male perché azioni come questa sono inqualificabili. In primo luogo perché danneggiano tutti coloro che vogliono godere di un ambiente in buone condizioni (abitanti del posto, pescatori, turisti), ma soprattutto perché a Valeggio e in ogni paese ormai ci sono i luoghi adeguati allo smaltimento di questi rifiuti pericolosi (isola ecologica in primis, ndr)».
In poche ore una decina di volontari hanno accumulato sacchi e piccole montagnole di copertoni, compresi quelli di grandi dimensione provenienti dalle ruote dei trattori. Proprio la presenza dei copertoni da trattore fa pensare che spesso sia gente della zona, magari sfruttando la posizione geografica (al confine tra Verona e Mantova), a considerare le rive del fiume come una discarica.
«In alcuni copertoni», rileva un altro volontario, Riccardo Remelli, «s'erano sviluppati degli arbusti, il che fa credere che fossero anni che da questa parte non venisse effettuata una pulizia». Per disincentivare questi comportamenti, Francesco Remelli lancia una proposta: «Chiudiamo l'accesso con una sbarra in modo da rendere impossibile il transito, se non agli autorizzati, come succede nel tratto tra Peschiera e Salionze dove vige un accordo con la Fips (Federazione italiana pesca sportiva), la quale contribuisce alla gestione dei cestini dei rifiuti». Anche lo storico locale Cesare Farinelli che spesso vive il Mincio, anche in canoa, sottolinea la necessità di un cambio di marcia nella sua gestione: «Finora il Mincio è stato lasciato a se stesso, con poca manutenzione e pochi controlli, ad esempio sul prelievo di acqua o sulla sporcizia (compresi gli alberi che cadono nel fiume), sulla proliferazione di alghe, di specie ittiche infestanti o sui manufatti che, davanti al ponte visconteo, formano le cascate e sono ormai fatiscenti». Per l'assessore all'Ecologia, Andrea Vesentini, serve la creazione di un tavolo specifico per le tematiche relative al Mincio: «C'incontreremo con gli enti interessati, dalla Provincia all'Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po), per organizzare questa chiusura e non solo. Abbiamo poi allo studio, assieme al collega Francesco Bonfaini, assessore alle Attività produttive, anche la copertura del canale diversivo con lastroni di cemento su cui riportare della terra, e la realizzazione di una palizzata alla punta (la confluenza tra il canale ed il Mincio). Certo la gestione delle rive e della punta diviene possibile solo con la preziosa collaborazione di associazioni come il Martin pescatore o come quella dei borghettani che hanno in mano le colonie di Borghetto».
Ospedale, fine mese decisivo
E ricomincia
la polemica
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il confronto tra maggioranza e opposizione sull'ospedale torna a riaccendersi. Si sta infatti avvicinando il 30 novembre, giorno fissato nei mesi scorsi dal Comune come termine per la riattivazione, da parte dell'Ulss 22, di tutti i reparti di area medica, compresa la Cardiologia e il potenziamento di Chirurgia.
La minoranza, in Consiglio comunale, ha presentato un'interrogazione dal titolo emblematico: "Ospedale fantasma". «Dopo le polemiche estive», ha detto Graziano Tovo, consigliere del Partito democratico, «che lasciavano intravvedere fuoco e fiamme se non fosse andato avanti un trasferimento di nuovi servizi, ci è giunta voce che nemmeno i pochi posti di lungodegenza saranno attivati. Lo scoramento e la rabbia del personale medico e paramedico sta crescendo, di fronte a carenze che causano pesanti critiche e proteste». Il consigliere ha evidenziato «il gravissimo ritardo e il danno arrecato alla popolazione che vive nel territorio», aggiungendo che «si tratterebbe, comunque, della riproposizione, in salsa nostrana, della celebre favola delle "vacche di Fanfani", o, dei carri armati di Mussolini, spostati ad arte per abbindolare il "popolo bue"».
Tovo ha ricordato le richieste del Comune all'Ulss sul Magalini, e la proposta, del sindaco Faccioli e del Popolo della libertà (Pdl), «di issare avveniristici contatori per la misurazione delle inefficienze e ritardi accumulati». Quindi ha lanciato l'affondo: «Balza agli occhi l'incapacità di Regione e Usl di porre in essere un piano strategico e rispettoso del territorio. Vorrei sapere se le "sparate" estive sono servite ad ottenere solo questo misero risultato, perché, allora, sarebbe stato meglio non averle fatte. Si dimostrerebbe che la presa in giro di Villafranca continua, tra alterne commedie ed uno stucchevole gioco delle parti».
«Non è questione di essere velleitari», ha risposto in Consiglio il sindaco Mario Faccioli, «questa maggioranza ha dato tempo fino a fine novembre per vedere i risultati, non aggiungo altro». Sui 40 milioni per ampliare la struttura, ha puntualizzato: «I tempi sono stati rispettati e i soldi sono arrivati. Mi aspetto che la Regione porti avanti con celerità il progetto». Fuori dall'aula consiliare, anche Maurizio Facincani, presidente del Consiglio comunale, ha fatto il punto della situazione: «Qualche settimana fa ho sentito il direttore generale dell'Ulss Alessandro Dall'Ora e mi ha confermato che si sta organizzando per attivare la parte più consistente degli impegni entro il 30 novembre. Riteniamo che ci siano spazi per l'acquisto di due o tre sale operatorie a norma, per aprire attività e reparti di area chirurgica. I poliambulatori e il distretto sanitario possono essere trasferiti nello stabile di fronte all'ospedale, o altrove, per dare maggior spazio all'attività ospedaliera. Il pronto soccorso deve diventare tale con l'attivazione immediata della macchina per la Tac e un'attività di laboratorio, diagnostica e dei rianimatori anestesisti».
Sandro Sandri, assessore regionale alla sanità, ha fornito ulteriori aggiornamenti sullo sblocco dei soldi per allargare il Magalini. «Il ministero dell'Economia e delle finanze ha firmato l'accordo di programma», ha spiegato, «e gli ultimi due passaggi saranno la mia firma e la convalida da parte della conferenza Stato-Regioni, alla quale parteciperò come rappresentante del Veneto. Entro fine novembre i 40 milioni per il Magalini saranno a disposizione». Poi ha osservato: «Certamente, entro fine mese, non potranno essere attivate tutte le cose che il Comune ha chiesto. Ma so per certo che Dall'Ora si sta dando da fare al meglio per risolvere molte delle problematiche segnalate».
Notte di dibattito per sei lottizzazioni
Giorgio Guzzetti
Castel d'Azzano. Maratona nell'ultimo consiglio comunale iniziato alle 20,30 e terminato alle 2,30. Sei ore di dibattito per deliberare su sei lottizzazioni che si estendono su tutto il territorio: due sono varianti minori al Prg approvato nel 2007, quattro i piani attuativi. La proiezione su uno schermo di piante e mappe, per la prima volta nella storia del consiglio, ha permesso al numeroso pubblico di rendersi conto dei consistenti cambiamenti programmati sul territorio. Le prime due molto vaste interessano Beccacivetta e Azzano; la prima comprende l'area a sud ovest del centro parrocchiale; la seconda la zona ad est e ovest di via Cavour.
«Prima di affrontare i piani attuativi di queste lottizzazioni», ha spiegato l'assessore ai lavori pubblici Francesco Bonetti, «abbiamo apportato delle modifiche, al piano già approvato, in base alle nuove esigenze del territorio. Precisamente: una pista ciclabile che da Rizza attraversi tutto il paese e arrivi fino a Scuderlanndo; una serie di nuove rotatorie per snellire il traffico; ridimensionamento da 60 a 40 metri della rotatoria già prevista ad Azzano, conferma dell'altezza massima dei fabbricati a dieci metri, ma con la stessa cubatura imposta dal Prg». Dalla discussione è emerso il problema della centrale via Cavour, un budello stretto tra case. «Le soluzioni possibili», spiega Bonetti, «sono un senso unico, le rotatorie prima e dopo la strettoia, soluzioni tutte da decidere con i residenti quando si stenderà il piano attuativo». La maggioranza ha votato compatta a favore, la minoranza si è astenuta. I piani attuativi delle quattro lottizzazioni riguardano tutti la zona di Ghiaia e Scuderlando, quartieri a nord di Beccacievetta a ridosso di Verona: due sono situate nella zona dell'hotel Cristallo, una terza più a sud sempre ad est della strada che attraversa il quartiere, l'ultima infine il terreno incolto alla Ghiaia, ad ovest della strada, dove saranno posizionati la nuova stazione di rifornimento e un supermercato. All'inizio della discussione i consiglieri di minoranza Alberto Tivelli e Paolo Ferrari, in maggioranza quando nel 2002 è stato approvato il Prg, hanno dichiarato che «la dignità del consiglio è ridotta a zero. Tutto è già deciso. Ce ne andiamo».
Poi l'attenzione si è spostata sulla viabilità, specialmente su una rotonda, non prevista, ma indispensabile alla Ghiaia in corrispondenza del nuovo distributore e supermercato. Il sindaco, Franco Bertaso, ascoltate le proposte della minoranza «si impegna a presentare una modifica della viabilità». Altri interventi invece hanno posto l'accento sulle conseguenze di queste nuove lottizzazioni: il piano parla di un aumento di 3 mila abitanti, la realtà sarà ben diversa con un paese che si avvicinerà ai 20 mila in neppure dieci chilometri quadrati.
Il Prg in vigore era stato deliberato, dopo una dibattito durato oltre 25 anni, dal consiglio comunale nel 2002 con maggioranza di sinistra guidata dal sindaco Alessandro Testini, assessore ai lavori pubblici Alberto Tivelli, ora in minoranza; il piano era stato poi approvato dalla Regione nel 2007, quando la guida dell'amministrazione comunale era passata al centrodestra, la stessa che regge ora il comune. Le due varianti approvate dal consiglio sono collocate la prima a Beccacivetta e abbraccia la zona che da via Bassette si estende fino al centro parrocchiale, per quasi 100 mila metri quadrati; la seconda ad Azzano, più ampia, comprende i terreni del Pio legato ad ovest di via Cavour e quelli ad est di un'azienda agricola.
«Contro la crisi
dell'edilizia
ci vuole
un commissario»
Maria Vittoria Adami
Villafranca. I dati sulla crisi economica in Italia, illustrati dalla Camera di commercio, hanno lasciato ammutoliti amministratori e imprenditori del sud ovest veronese, durante la riunione di Ance Verona, zona 5, tenutasi a Villafranca l'altro ieri sera. L'associazione costruttori edili ha lanciato l'ennesimo grido di allarme, per le difficoltà del settore: calo di commesse, eccessiva burocrazia, stretta creditizia delle banche, patto di stabilità che toglie liquidità ai Comuni.
L'impasse è lontana dallo sciogliersi, come ha sottolineato Fortunato Serpelloni, delegato di zona Ance Verona, che ha condotto il confronto con i sindaci di Villafranca, Mario Faccioli, Valeggio, Angelo Tosoni, Povegliano, Annamaria Bigon, Nogarole Rocca, Luca Trentini, Mozzecane, Tomas Piccinini, Trevenzuolo, Fabio Meneghello, e il consigliere di Sommacampagna, Renzo Girelli. Erano presenti il presidente della Provincia, Giovanni Mozzi, e l'assessore provinciale alle attività produttive Fausto Sachetto. Quest'ultimo ha esordito con una provocazione: «Siamo in uno stato di crisi e servono misure straordinarie come la nomina di un commissario con pieni poteri, per scavalcare la burocrazia, come è accaduto in Abruzzo con Guido Bertolaso. Il capo della Protezione civile non deve rispondere ai tanti enti e istituzioni che ostacolano i lavori e bloccano le amministrazioni locali».
Il Villafranchese vanta la maggior presenza di imprese edili della provincia, che nel Veronese sono 3.550. E chiede soluzioni rapide: appalti pubblici subito cantierabili, tempi brevi per gli interventi relativi ai piani casa e maggior fiducia delle banche nei confronti delle imprese.
Tra le soluzioni individua anche la realizzazione di infrastrutture e opere collaterali: strade di collegamento per l'aeroporto, caselli autostradali su A22 e A4, rete viaria attorno ad autodromo e centro agroalimentare tra Vigasio e Trevenzuolo. Il solo intervento per la strada Mediana porterà 400 milioni di euro di lavori, come ha sottolineato Miozzi. Si ripongono speranze anche sul piano casa.
Ma per tutto questo c'è uno scoglio: la burocrazia. «Per molti interventi», ha continuato Sachetto, «le risorse a disposizione ci sono, ma le pratiche burocratiche sono lunghe. La scuola di Valeggio ha la copertura finanziaria dal 2005, ma è giunta all'appalto solo nel 2009».
«La Via (Valutazione d'impatto ambientale) ha rallentato autodromo e centro agroalimentare», ha aggiunto Meghello: «per il primo è ancora ferma a Venezia, per il secondo è stata approvata dopo ben sei anni».
Dalle imprese, la crisi bussa alle porte dei municipi: «Gli operatori del settore», ha ammesso Bigon, «chiedono aiuto ai sindaci. I bilanci comunali, tuttavia, sono bloccati dal patto di stabilità. Auspichiamo il federalismo fiscale».
«A Villafranca», ha aggiunto Mario Faccioli, «tra le priorità, abbiamo l'edilizia scolastica, l'urbanistica e il rifacimento di alcune piazze. Darebbero fiato alle imprese edili, ma le amministrazioni dovrebbero godere di sgravi fiscali sull'Iva, almeno per alcuni interventi. Oggi il 30 per cento di un finanziamento va in fumo così».
Per Trentini le opere pubbliche sarebbero «un'iniezione di liquidità e lavoro, ma occorrono semplificazioni normative e testi unici». Leasing costruendo e accordi di programma sono le soluzioni di Piccinini a Mozzecane. Piano casa, appena approvato, e strutture ricettive per il turismo quelle di Tosoni a Valeggio. Sommacampagna ha poche speranze: deve un milione di euro ai fornitori per opere pubbliche realizzate in precedenza.
Autobrennero, la terza corsia sarà fatta prima della Mediana
Fabio Tomelleri
L'autostrada del Brennero sorpassa la Mediana. Partiranno all'inizio del 2011 i lavori per la terza corsia dell'autostrada A 22, nel tratto dal casello di Verona Nord a Modena. Prima, cioè, dell'apertura dei cantieri della Mediana, l'arteria a quattro corsie con cui la Provincia vuole collegare il casello di Nogarole, sull'Autobrennero, con quello di Soave, sulla Serenissima. Ieri mattina, all'oratorio di San Leonardo a Nogarole Rocca, i vertici dell'A 22 hanno presentato il progetto che porterà da due a tre, per ciascun lato, le corsie utilizzate dai veicoli. Il progetto definitivo ha ottenuto, lo scorso agosto, il via libera del consiglio di amministrazione della società. L'anno prossimo sono previste la gara, a livello europeo, e l'assegnazione dei lavori, che dureranno quattro anni e mezzo. L'investimento complessivo sarà di 750 milioni di euro.
«La terza corsia porterà a un incremento della sicurezza per auto e camion che percorrono l'autostrada», ha spiegato Paolo Duella, presidente dell'Autobrennero. Sugli altri progetti che riguardano la società, ovvero il nuovo casello di Vigasio, a servizio dell'autodromo Motor City, e quello, previsto a Dossobuono, per l'aeroporto, Duella, ha ricordato: «Il nostro piano finanziario, concordato con l'Azienda nazionale autonoma strade (Anas), prevede il finanziamento di 35 milioni alla Provincia per la Mediana e il casello a Pastrengo. Sulla connessione all'aeroporto stiamo discutendo con l'amministrazione provinciale, per quello di Vigasio non c'è nulla: ne ho appreso notizia solo dalla stampa» L'ampliamento delle carreggiate autostradali permetterà di assorbire un traffico che, entro il 2035, sarà aumentato del 75 per cento rispetto ad oggi.
Carlo Costa, direttore tecnico della società autostradale, ha elencato gli interventi che accompagneranno la nuova corsia. Dalla sistemazione dei ponti stradali, alcuni dei quali saranno ricostruiti, all'incremento delle piazzole di sosta. Per ridurre l'impatto del traffico autostradale sulle case saranno installate barriere antirumore, anche nel territorio di Nogarole. «Oltre a quelle già previste nel 2007», ha sottolineato Costa, «ne installeremo altre 114, su una lunghezza di 62 chilometri». La presentazione dei progetti dell'autostrada è stata l' occasione per fare il punto sulla Mediana.
Luca Trentini, sindaco di Nogarole, ha osservato: «Alla terza corsia seguiranno altri interventi, esterni all'autostrada, primo tra i quali la Mediana, che la Provincia vuole realizzare con il "project financing" (finanza di progetto, ndr), ovvero con il contributo dei privati. Entrambe le opere sono necessaria per sollevare le aziende dalla crisi».
Sollecitato dal pubblico, sulla nuova strada è intervenuto Andrea Bassi, assessore provinciale alla progettazione e manutenzione viabilistica. «La Provincia ha previsto l'investimento nel 2010», ha spiegato Bassi, «ma i tempi saranno più lunghi di quelli della corsia autostradale. Abbiamo accelerato sull'arteria, ma saremo in ritardo. Oggi abbiamo uno studio di fattibilità per il tratto da Nogarole a Soave, tuttavia non significa che verrà realizzato in una sola volta. Valutiamo in base alla risorse. Se procederemo a stralci, il primo tratto realizzato sarà quello da Nogarole alla superstrada Traspolesana. Verificheremo con Veneto strade la compatibilità tra il percorso disegnato dalla società e quello previsto con il "project financing". A breve incontrerò i sindaci del territorio per un confronto».
Fabio Tomelleri
Addio ad Alda, onda recitante
Maria Vittoria Adami
Villafranca. La chiamava poetessa, nonostante la decennale amicizia. Marisa Tumicelli Carlini, scrittrice villafranchese, si rivolgeva con questo titolo alla sua «amica, madre, maestra d'amore», Alda Merini. Lo utilizza anche adesso, come se la poetessa fosse ancora nella sua casa di via Marconi, a Villafranca, dove iniziò la loro amicizia.
«Conobbi Alda durante una serata di poesia a Negrar, una decina di anni fa», racconta Marisa Tumicelli a pochi giorni dalla morte di Alda Merini, spentasi a Milano all'età di 78 anni a causa di un tumore osseo.
«Le dissi che volevo rivederla e lei mi diede il suo numero. Nel 2001 istituii un premio letterario in onore di mia madre: "Giardini, emozioni e ricordi". L'anno successivo Alda ne fu la madrina».
La poetessa milanese, di cui ieri si sono celebrati i funerali di Stato in Duomo, partecipò alla serata di poesia all'auditorium di Villafranca, fermandosi a dormire a casa di Marisa Tumicelli, che ricorda: «Fu una notte speciale. Abbiamo letto, bevuto caffè, ci siamo inoltrate in lunghi silenzi e in canti. Mi dettò qualche verso. L'indomani eravamo profonde amiche. Da lì, mi telefonò tutti i giorni, soprattutto d'estate, quando si sentiva più sola».
Nacque un legame scandito dai versi che le due scrittrici si sono dedicate a vicenda, ora con una poesia, ora con una dedica. La Merini dedicò a Marisa alcuni versi pubblicati in un catalogo d'arte a fianco delle opere di Marcello Scuffi, esposte nella primavera scorsa a Villafranca: «Validissima scrittrice/ grande stratega la Marisa/ di ciò che scrive e dice/ senza paura di tacere le/ cose che ogni donna/ per pudore soffre e perdona».
L'estate scorsa Alda Merini non si sentiva bene. Marisa Tumicelli corse da lei, portandole i suoi ultimi racconti, all'inizio dell'autunno.
«Era il 25 settembre e andai a Milano. Sapeva di dover morire, ha persino indovinato il giorno. Mi regalò un vestito di velluto viola, che mi sarebbe servito per un incontro tra poeti, e un anello. Ci aggiunse due orologi con un cuore sul quadrante. Disse che li dava a me, perché sapeva che ne avrei avuto cura».
I regali furono accompagnati dalla lirica "A Marisa", dove elencava questi doni, dall'anello bianco perché «ti sei sposata con la mia poesia», ai due cuori dell'orologio «che brillano insieme nel giro delle ore come stelle nel cielo» e quel «vestito nuovo per una fede regale».
«È stato un giorno ricco di doni, di pensieri e di emozioni», ricorda Tumicelli, «capivo che qualcosa non andava. Poi il ricovero. Ho fatto la spola tra Villafranca e Milano diverse volte. Fino alla settimana scorsa. Ho passato in ospedale con lei la notte tra mercoledì e giovedì. Ci siamo dette tante cose, girovagando per i corridoi. Le avrò acceso 30 sigarette, ormai glielo concedevano. Ci siamo salutate alle 11 del mattino dopo e mi disse che non ci saremmo più viste».
Aveva ragione. Qualche giorno dopo, questa domenica, il musicista Giovanni Muti che ha musicato il Poema della croce della Merini, ha dato la mesta notizia all'amica villafranchese. «Ho perso un pezzo di vita», dice Tumicelli, «mi mancheranno le sue telefonate. Mi ha insegnato l'amore per la vita e per le cose semplici». A lei, «onda recitante nella notte», un gruppo di cittadini villafranchesi ha dedicato un'epigrafe. A lei saranno riservati i 20 racconti inediti di Marisa, pubblicati in forma di fiaba, intervallati da alcuni disegni e dai versi di Alda.
Lavori a tempo
di record
Ora Alpo ha
il suo parcheggio
Francesco Bommartini
Villafranca. Nuove opere per Alpo. L'amministrazione comunale ha realizzato un parcheggio nella zona delle scuole elementari e si sta adoperando per risolvere il problema delle strade che da tempo coinvolge la frazione. I lavori sono iniziati lunedì 26 ottobre per ricavare una trentina di posti auto in un'area di proprietà del Comune che si trova di fronte alle scuole elementari. Più volte i genitori che accompagnano i figli a scuola e coloro che usufruiscono del servizio postale limitrofo si sono infatti lamentati della mancanza di posti dove sostare le auto.
Roberto Dall'Oca, assessore al rapporto con le frazioni, ad opera ormai conclusa, spiega: «Poiché al Comune è stata ceduta un'area nelle immediate vicinanze delle scuole ho ritenuto opportuno delimitarne una parte per ricavarne un parcheggio di 25-30 posti auto. Con i dirigenti scolastici ci incontreremo a breve per verificare quale entrata tenere per accedere all'edificio scolastico in cui i ragazzi entrano dal retro. Limiteremo un numero di parcheggi riservati a docenti e personale ausiliario. Questo non risolverà del tutto il problema: le scuole infatti andrebbero spostate, com'è nelle intenzioni di quest'amministrazione, per adeguarle nelle dimensioni idonee allo sviluppo futuro della frazione e con servizi di parcheggio e mensa».
Nell'area acquisita l'amministrazione ha anche intenzione di costruire una piazza con parcheggi e palazzina servizi, sale riunioni, centri lettura, negozi, studi medici e farmacia. Risolto parzialmente il problema parcheggi, il Comune si è concentrato sulle strade. «Alpo ha soprattutto un problema stradale dovuto alla posa delle fognature», sottolinea Roberto Dall'Oca, «vista l'enormità dei costi per i lavori e la volontà di completarli con marciapiedi, gli interventi sono stati inseriti nei piani asfalti 2010. Una risposta concreta è stata data sui rallentatori realizzandone uno in entrata provenendo da Dossobuono e due in via Chiodo dove la velocità e il traffico erano di sicuro pericolo viste anche le dimensioni ristrette della strada. A tal proposito stiamo progettando l'allargamento stradale e la messa in sicurezza con marciapiedi e ciclabili da via Chiodo passando Ognissanti, altro punto pericoloso e fortemente richiesto dai residenti, fino a via Termine, opera che potrebbe usufruire del piano alienazioni o per accordi di programma sul Piano Regolatore. Vorrei ringraziare tutta la giunta per aver dato seguito alle mie richieste che sono quelle dei cittadini, ma in particolar modo ringrazio l'assessore ai lavori pubblici Francesco Arduini per la collaborazione e l'impegno profusi».
Al pacrcheggio davanti alla scuola ora manca soltanto la segnaletica.
Straziante addio
a Giulia morta nell'incidente
Fabio Tomelleri
Vigasio. Una piccola stella si è spenta sulla terra, ma ora brilla nel firmamento. Così gli ex compagni delle scuole superiori, ieri mattina, ai funerali celebrati nella chiesa parrocchiale, hanno salutato, per l'ultima volta, Giulia Falavigna, 18 anni, la giovane rimasta vittima, mercoledì, di un incidente stradale a Vo' di Isola della Scala, a bordo della sua auto, uscita di strada. La cerimonia funebre è stata celebrata da don Giorgio Prati e Don Roberto Turella, coparroci, e da don Elio Rinco, il prete, amico di famiglia, che abita a Isola della Scala, dove i Falavigna vissero fino a nove anni fa, prima del trasferimento a Vigasio.
Centinaia di persone hanno assistito alla cerimonia. L'arrivo, dall'ospedale di Borgo Roma, della bara della giovane, è stato accolto in rispettoso silenzio. Seduti nel primo banco, accanto al feretro, mamma Licia, papà Filippo e Simona, sorella di Giulia, si sono tenuti la mano per tutta la cerimonia. Intorno i nonni, i parenti e gli amici di famiglia, oltre a tanti giovani e semplici cittadini. Tra la folla c'erano il sindaco Daniela Contri e alcuni consiglieri comunali.
«Il nostro cuore è appesantito dal dolore, per la perdita di Giulia», ha ricordato don Giorgio Prati, nell'omelia, «e la vita, certo, non le ha risparmiato sofferenze. Il suo amore verso gli altri, però, era grande. Con i primi stipendi aveva adottato un bambino a distanza. Questo amore non è sparito, ma vive nel cuore di quanti lei ha aiutato». A fine messa gli amici della giovane hanno letto, commossi, alcuni messaggi d'addio. Nicole, amica d'infanzia di Giulia, ha ricordato: «Quando stavamo assieme ritornavamo ad essere due bambine: sorridi ancora, come hai sempre fatto». Un'ex compagna, a nome di tutti gli amici, ha detto: «Finalmente la tua piccola stella avrà un cielo in cui poter brillare».
Poi il corteo, a piedi, ha accompagnato il carro funebre fino al cimitero, sotto una fitta pioggia.
Un piano per fare lo stadio vicino ad Alpo
Morello Pecchioli
Villafranca. Villafranca vuole lo stadio da serie A e lo avrà. A quanto pare dovrà, però, accontentarsi di averlo vicino al suo territorio comunale, non dentro. È l'ipotesi (la terza dopo la ristrutturazione del Bentegodi e lo stadio nuovo a Villafranca) che si sta avanzando e che, forse, metterebbe tutti d'accordo: Chievo, Hellas Verona, comuni di Verona e Villafranca, Provincia e Regione. Riguarda la vasta zona che si estende tra lo Stradone dell'Alpo e la strada parallela che da Rizza va a Verona, all'altezza di Corte Contina. Sono i 500 campi di proprietà Colleoni.
È vero che in quell'area la Regione ha previsto (nel piano d'area del Quadrante Europa) un parco equestre con la costruzione di un ippodromo, ma dall'inizio del 2006 nessuna zolla è stata rivoltata in favore del galoppatoio. Tiziano Zigiotto, presidente della seconda commissione regionale, ci dichiarò che dopo l'adozione in giunta e dopo aver incassato il primo sì, l'ippodromo sarebbe dovuto tornare a palazzo Balbi per l'approvazione definitiva. Cosa che non ci risulta essere avvenuta. Toccherà alla futura giunta regionale «sbrinare» il galoppatoio messo, intanto, a congelare? Forse sì. O forse, visto che gli ippodromi sono in crisi, sarà cambiato il progetto: non più ippica, ma calcio, non più ippodromo ma stadio.
Uno stadio all'inglese. Una struttura d'eccellenza come chiede la legge appena licenziata dal Senato e che adesso passerà alla Camera. Per gli Europei del 2016 gli stadi (privati ma con una robusta iniezione di finanziamenti statali) dovrebbero favorire un nuovo modo di vivere il calcio e infondere una matura cultura sportiva. E poggiare la propria sopravvivenza su hotel, ristoranti, centri direzionali, commerciali e quant'altro fa introito e spettacolo. All'inglese, e qui il discorso è già concreto, sarà il centro sportivo del Chievo per il quale è già stata destinata un'area pubblica-privata, all'interno del Parco comunale del Tione. Il sindaco Mario Faccioli, ha chiuso qualche giorno fa la convenzione con i tre proprietari dell'area privata: Mario Adami, Giovanni Carlini e Francesco Dolci. La convenzione è una sorta di Piruea, i piani di riqualificazione urbanistica edilizia e ambientale: il Comune, in cambio della terra, riconoscerà ai proprietari un credito edilizio.
Sull'ipotesi di costruire lo stadio del Chievo a Villafranca ha ragionato anche Nino Serpelloni, presidente dell'Associazione imprenditori del Villafranchese (Aiv). «Premesso che la mia non è la risposta di uno sportivo e ricordando che Villafranca è collegata con Verona da una tangenziale costruita con i soldi dei Mondiali del '90, dico che un evento può creare un indotto interessante per il comprensorio. Mi riservo di valutare il progetto, ma uno stadio moderno, con attività importanti, non solo sotto il profilo calcistico, ma anche sotto quello sociale, farebbe del bene a Villafranca. Non lo vedo solo come attrattore di traffico, ma anche come struttura in grado di aprire nuove possibilità e portare benefici. Uno su tutti: la metropolitana leggera da Verona a Mantova. È finita l'epoca degli stadi da utilizzare due ore alla settimana. Adesso sono strutture sportive, sociali, culturali e commerciali vere e proprie».
Pasticcio nella maggioranza Il voto sul piano casa la divide
Fabio Tomelleri
Buttapietra. La maggioranza si spacca sul "piano casa". La proposta del sindaco, Gian Paolo Pighi, di porre limiti agli ampliamenti di abitazioni e capannoni, è stata bocciata, venerdì sera in Consiglio, da alcuni sostenitori della giunta e da tutta la minoranza. L'assemblea, durata più di due ore, era stata convocata unicamente per il piano, voluto dalla Regione, per rilancio dell'edilizia locale.
I consiglieri Pierluigi Visentini, Stefano Gregorotti, Antonio Lollato e l'assessore Emanuele Mazzotta, hanno votato assieme ai quattro esponenti dell'opposizione un emendamento, proposto da Gregorotti della maggioranza e dal leghista Renzo Giacopuzzi della minoranza, che recepisce in modo integrale la norma regionale, senza aggiungervi alcun vincolo. Con un'unica eccezione, quella di osservare la «distanza minima di 5 metri dai confini in caso di ampliamento in pianta degli edifici».
Dopo il voto, uno solo dei quattro esponenti di maggioranza, Lollato, ha dichiarato di aver sbagliato ad alzare la mano: «Pensavo che si votasse solo l'emendamento, non la delibera». Il risultato è stato comunque ritenuto regolare dal sindaco e dal segretario comunale.
Gli altri sei componenti della maggioranza, tra cui lo stesso Pighi e il vicesindaco, Rosanna Mazzi, hanno votato contro la modifica sostanziale del provvedimento. Loro preferivano quanto stabilito nella relazione preparata dall'ufficio edilizia privata del Comune. La bocciatura ha spiazzato il primo cittadino che, fino a quel momento, aveva permesso ai consiglieri di confrontarsi con Marco Bottacini, responsabile dell'urbanistica, per integrare il testo. L'assemblea, prima della ratifica, era stata pure sospesa per una decina di minuti, allo scopo di fare il punto sulle perplessità emerse nel dibattito, tra cui l'opportunità di escludere dal piano gli edifici di «interesse storico, ambientale e rurale».
Al ritorno in aula, oltre all'emendamento di Gregorotti e Giacopuzzi, ne sono stati depositati altri due. Il primo, di Conti, prevedeva che venisse specificata l'altezza massima raggiungibile per case e capannoni. Martino Soave, della maggioranza, aveva invece chiesto di mantenere «più uniformi possibili» le sagome delle residenze da ampliare.
L'approvazione del testo di Gregorotti e Giacopuzzi li ha superati entrambi. Dopo il voto, Pighi si è lasciato sfuggire un commento: «A questo punto potevamo evitare di venire a discutere in Consiglio, abbiamo perso un mese per preparare questo provvedimento. Il vincolo sui beni culturali censiti l'avrei lasciato».
Fuori dall'aula, Gregorotti e Giacopuzzi, non hanno nascosto la loro soddisfazione. Gregorotti ha spiegato: «Penso che il nostro sia l'unico Comune del Veneto ad aver recepito il "piano casa" integralmente, senza porre dei paletti. Del resto la legge è stato voluta dal Popolo della libertà (Pdl) per togliere i vincoli burocratici. Invierò copia del provvedimento agli assessori regionali Renzo Marangon e Massimo Giorgetti, firmatari della legge». Giacopuzzi ha detto: «Il sindaco deve prendere atto che la sua maggioranza è divisa. È un fatto negativo che sia stato battuto in assemblea. Deve dimettersi».
Fabio Tomelleri
Metà dell'avanzo di bilancio
per finanziare
il Catullo
Fabio Tomelleri
Villafranca. Maggioranza e minoranza trovano l'accordo sui nuovi finanziamenti all'aeroporto. Centrodestra e centrosinistra, l'altra sera in Consiglio comunale, hanno approvato all'unanimità lo stanziamento di 272. 854 euro che garantirà alla società Catullo, che gestisce lo scalo villafranchese, di proseguire negli investimenti e onorare gli impegni, assunti nel 2008, con l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) per il mantenimento della concessione per l'uso dell'aeroporto.
Il Comune non ha affrontato la spesa a cuor leggero: lo conferma il lungo dibattito tra le forze politiche, durato quasi due ore, che ha preceduto il voto. Per coprire l'aumento di capitale, che non sarà l'unico richiesto dalla Catullo, l'amministrazione ha dovuto impegnare più di metà dei 400 mila euro avanzati dalla gestione del bilancio comunale del 2008. Il Comune si è però riservato «ogni autonoma valutazione e decisione sui futuri incrementi di capitale programmati dalla società».
La minoranza di centrosinistra ha presentato una mozione, condivisa poi, con alcune modifiche, anche dal centrodestra, che impegna il sindaco Mario Faccioli a domandare al consiglio di amministrazione del Catullo «una proposta che risponda ai problemi di bilancio, investimento e alleanze» dello scalo.
Ha pure chiesto che non venga venduta la concessione dell'aeroporto di Montichiari (Brescia), gestito sempre dalla società veronese. L'opposizione, infine, ha proposto l'adozione di un piano industriale «finalizzato a consolidare il sistema di alleanze con Trento, Brescia, Bergamo, Mantova e Vicenza».
«È in discussione il futuro del nostro aeroporto», ha spiegato il sindaco Faccioli, «e per questo abbiamo deciso di finanziarlo, perché vogliamo mantenere la nostra rappresentanza nella società. Con la Provincia e il Comune di Mantova abbiamo avviato un dialogo costruttivo sulle future infrastrutture. La settimana prossima incontrerò, assieme a Giovanni Miozzi, presidente della Provincia di Verona, gli amministratori della città lombarda, per pianificare la futura metropolitana Verona-Mantova e il casello dell' Autobrennero a Dossobuono, entrambi strategici per l'aeroporto e la nostra città».
Paolo Martari, capogruppo del Partito democratico (Pd), ha osservato: «Villafranca, ancora una volta, pur ospitando per buona parte l'aeroporto, è chiamata a un ruolo secondario rispetto alla gestione strategica dello scalo, senza tenere conto che la città subisce l'inquinamento atmosferico, acustico, oltre al traffico da e per l'aerostazione». Luciano Zanolli, di Cittadini per Zanolli, ha sottolineato: «Il Comune pagherà, con questo e i prossimi aumenti di capitale, un milione 600 mila euro. Ciò potrebbe limitare la capacità dell'amministrazione di investimento in servizi pubblici». Francesco Pennacchia, del Popolo della libertà (Pdl), ha sostenuto che, per il rilancio dello scalo, «occorrono più spazi commerciali e parcheggi». Ma per Graziano Tovo, del Pd, «manca un piano che intensifichi il trasporto aereo».
Il distretto di polizia urbana bistrattato da tre Comuni
Fabio Tomelleri
Villafranca. Il distretto che unirà i vigili urbani dei Comuni del Villafranchese nasce in versione ristretta. Tre paesi, Bussolengo, Sona e Sommacampagna, sui nove inseriti dalla Regione nella circoscrizione "Verona 5 B", non hanno aderito all'alleanza tra i comandi di polizia locale. La mancata partecipazione ha un suo peso: i tre centri, con 50 mila 853 abitanti complessivi, rappresentano il 40,9 per cento della popolazione distrettuale. Il patto è stato invece sottoscritto da sei amministrazioni: Castel d'Azzano, Vigasio, Buttapietra, Mozzecane, Villafranca e Povegliano, che contano, in tutto, 73 mila 484 residenti. Il Comune di Villafranca sarà l'ente capofila dell'operazione. Il Consiglio comunale cittadino, con voto unanime, ha incaricato Angelo Competiello, comandante dei vigili, di spedire alla Regione la domanda per i contributi previsti per la costituzione del distretto. L'assemblea ha pure stabilito di avviare tutte le azioni possibili per estendere l'associazione, in convenzione, ai Comuni che non hanno accettato il piano.
Le attività del distretto riguarderanno la gestione comune della centrale operativa, dei sistemi di video-sorveglianza, l'assunzione di personale, l'acquisto di strumenti, la formazione dei dipendenti, lo scambio di agenti per operazioni congiunte di controllo del territorio e la creazione di sub distretti. Mario Faccioli, sindaco di Villafranca, ha spiegato che Bussolengo non ha accettato l'impegno «perché collabora già, per il servizio di vigilanza, con un Comune più a nord». Le amministrazioni di Sommacampagna e Sona, che all'inizio si erano riservate di aderire in un secondo tempo, non hanno inviato alcuna comunicazione entro i termini necessari per la domanda in Regione. Faccioli ha precisato: «La politica regionale è quella di non distribuire più contributi a pioggia alle singole amministrazioni. Molti hanno capito la filosofia dell'iniziativa, qualcun altro no. L'importante è che nessun Comune possa presentare, per conto proprio, richieste e proposte diverse sulla sicurezza. Potranno esserci spostamenti di paesi da un distretto all'altro».
Dall'opposizione Graziano Tovo, del Partito democratico (Pd), ha osservato: «Troviamo strano che nel distretto ci siano i Comuni di Vigasio e Mozzecane che, alcuni anni fa, si staccarono dal servizio convenzionato di polizia urbana dei cinque Comuni dell'Unione Tartaro-Tione. Queste continue variazioni di aggregazione non vanno bene».
Il fatto che i tre Comuni che non faranno parte del distretto siano guidati da giunte leghiste, ha aggiunto benzina sul fuoco. Paolo Martari, capogruppo del Pd, ha sottolineato: «È strano che paesi governati dalla Lega, che della sicurezza ha fatto il suo cavallo di battaglia, non abbiano aderito». «È una domanda che dovete rivolgere ai diretti interessati», ha replicato Camillo Beghelli, consigliere del Carroccio. Martari ha aggiunto: «Però voi avete come canale preferenziale il partito, per convincere le amministrazioni ad aderire». Alessandrino Dal Maso, di "Cittadini per Zanolli", ha commentato: «Trovo il piano sensato. Mi auguro che la discrezionalità, nell'accentrare le funzioni, sia a maglie larghe. Il fatto di aver accentrato i servizi a Villafranca ha fatto sì che la delegazione comunale di Dossobuono sia quasi scomparsa. Molti cittadini della frazione lamentano la scarsità di vigili che sono oggi a disposizione».
Disagi per i lavori al cimitero «Erano interventi urgenti»
Fabio Tomelleri
In visita al caro estinto tra ruspe e camion carichi di asfalto. I villafranchesi che fino a ieri hanno anticipato, rispetto al calendario, la visita ai propri defunti, hanno dovuto fare i conti con il cantiere, aperto venti giorni fa davanti al cimitero del capoluogo, per la trasformazione, in parcheggio, del piazzale antistante l'ingresso principale. I mezzi in manovra, nonostante i lavori fossero presegnalati, hanno causato disagi a chi si voleva recare nell'area cimiteriale a piedi, in bici o in auto.
Problemi anche per gli addetti di una ditta di onoranze funebri che hanno dovuto segnalare, agli automobilisti che seguivano un corteo, dove parcheggiare i veicoli per non intralciare i mezzi in manovra.
Camion ed escavatrici, oltre ad operare sull'area dei lavori, occupavano parte del piazzale a destra dell'entrata principale. Un rullo compressore era pure posteggiato a pochi metri dal cancello d'ingresso del cimitero. A complicare le cose ci sono pure le macchine e i furgoni, che utilizzano la strada che interseca il piazzale, come scorciatoia per spostarsi da via Molini a via Sant'Eurosia e viceversa.
Francesco Arduini, assessore ai lavori pubblici, assicura che i lavori verranno sospesi in tempo per la festa di Ognissanti e la commemorazione dei defunti, domenica e lunedì 2 novembre. «L'impresa mi ha garantito che entro domani concluderà parte degli interventi», spiega Arduini, «ed eseguirà una pulizia completa dei piazzali per consentire la sosta nei due nuovi parcheggi. Poi riprenderà ad operare il 4 novembre».
Sulla scelta di intervenire in questo periodo dell'anno, quando è prevedibile un maggior afflusso di visitatori al camposanto, l'assessore puntualizza: «Non potevamo fare altrimenti. Prima dovevano essere eseguiti gli interventi più urgenti, poiché l'opera è complementare al piano degli asfalti del 2008. Gli operai stanno comunque lavorando a pieno ritmo. Effettuo un sopralluogo tutti i giorni sull'area. Tanti cittadini si sono complimentati perché la sistemazione era necessaria».
Arduini assicura che i tempi del progetto «sono stati rispettati in pieno, la ditta ha compreso le nostre esigenze. Se non avesse piovuto la scorsa settimana avrebbe terminato l'intervento con un giorno e mezzo d'anticipo».
Il piano prevede, oltre all'asfaltatura della zona di fronte all'ingresso del cimitero e alla costruzione del marciapiede, la sistemazione dell'area dietro l'ex casa del custode, e la posa dei lampioni. «Sono già stati eseguiti gli scavi degli allacciamenti ai servizi ed installate le caditoie: i marciapiedi saranno completati e così la stesura dell'asfalto grosso», osserva Arduini. A primavera verrà steso un velo più fine di bitume.
Dopo il 4 novembre sarà realizzata una piattaforma, sopraelevata di alcuni centimetri rispetto all'asfalto, davanti all'ingresso. Permetterà ai visitatori di attraversare la strada in sicurezza, e costringerà i veicoli a rallentare.
Ex casa di riposo in vendita Scambio d'accuse su volantini
Lorenzo Quaini
Divampa la polemica fra maggioranza e minoranza sul destino dell'ex casa di riposo di via Pontaron, dismessa nel 1999 dopo 61 anni di attività e ora sede di alcune associazioni. Dopo l'ovattato confronto in consiglio comunale del 30 settembre scorso (delibera di vendita approvata con i voti unanimi della maggioranza e quelli contrari della minoranza) la parola è ora passata ai volantini.
La prima a lanciare la stampella è stata la minoranza capeggiata dall'ex sindaco Graziella Manzato. «Uno dei luoghi pubblici più significativi per la nostra comunità e per l'impegno dei cattolici nell'assistenza agli anziani è in vendita. Perchè? In consiglio comunale non sono emerse motivazioni credibili». La minoranza si difende poi dalle accuse: «Le favole diffuse ad arte sul buco del bilancio da ripianare non reggono. Solo due componenti della maggioranza hanno fortemente difeso la scelta di vendere: l'assessore Montresor e, con grande accanimento, il sindaco Soardi. La maggioranza sostiene che la vendita serve per pagare i debiti lasciati dall'amministrazione Manzato. È falso perchè hanno appena approvato la delibera numero 67 che sul bilancio afferma che non si presenta la necessità di procedere ad alcuna azione di ripiano. Poi, la maggioranza aggiunge che la vendita serve per rispettare il patto di stabilità 2009. È falso perchè la delibera numero 68 per la vendita non è motivata con il rispetto del patto di stabilità. E così un luogo che oggi è di tutti, prestigioso, immerso nel verde, in centro storico, carico di storia e valori morali, donato da don Conchieri alla comunità di Sommacampagna nel 1951, diventerà privato. Non possiamo stare a guardare. Perchè i luoghi pubblici, quando sono belli, devono diventare privati?»
A queste accuse la maggioranza risponde così: «Proprio l'attuale minoranza, quand'erano amministratori, inserì l'ex casa di riposo e il parco nella lista degli edifici da vendere (delibera numero 64 dello scorso 17 dicembre) alla cifra ridicola di 356 mila euro, meno di due appartamenti.
Come altri edifici pubblici della nostra comunità, l'ex casa di riposo è stata lasciata abbandonata ai topi ed alle erbacce». Poi c'è un attacco all'ex sindaco: «Manzato ha deciso inspiegabilmente di fermare un progetto di realizzare una casa famiglia per i più deboli dando compimento ad un sito importante per l'impegno dei cattolici nell'assistenza degli anziani. Questo progetto aveva ottenuto un contributo di quasi 500mila euro dalla Regione Veneto e dalla Fondazione Cariverona. Il contributo è stato spostato per trasformare in casa famiglia gli ex uffici di una banca assurdamente comprati a Caselle per una cifra incomprensibile di un milione e 350mila euro ovvero quattro volte di più del prezzo da loro indicato per l'ex casa di riposo, quest'ultima posta su un terreno straordinario di 4.000 metri quadrati. L'acquisto degli ex uffici della banca, completato in fretta e furia prima delle elezioni, ha messo in ginocchio le finanze del Comune ed in crisi il patto di stabilità determinando di fatto la necessità assoluta di vendere immobili di valore di proprietà comunale». «Per risolvere i disastri», continua la maggioranza, «lasciati dalla sinistra, oltre ad attivare progetti di vendita di importanti immobili come la ex casa di riposo, la nuova amministrazione è costretta a bloccare e rinviare i lavori e i pagamenti di alcune opere per non peggiorare la situazione già gravissima; sospendere e ritardare i pagamenti dei fornitori per circa un milione e 100.000 euro a imprese e aziende che hanno lavorato per il comune e che si troveranno nella condizione di non ricevere i compensi in un momento di grave crisi. A parlarci della differenza tra noi e la sinistra rimarranno opere inutili e faraoniche che non servono a nulla come il muro di Custoza (2.500.000 euro), il parcheggio in buca in via Osteria Grande (500.000 euro) ed i palazzoni sfortunatamente posti per sempre all'ingresso del paese».
Pace su villa Alessandri Sorgerà un nuovo parco
Francesco Bommartini
L'ingresso di villa Alessandri che dà sul parco pubblico che costeggia l'omonima via è accessibile. Dopo anni di contenzioso l'amministrazione ha deliberato la costruzione di una stradina pedonale che attraverserà il parco pubblico di fronte alla villa e nascerà una nuova area verde. Infatti, in cambio l'amministrazione ha ottenuto un semenzaio di proprietà dei Donadelli, padroni di villa Alessandri, posto sul prato pubblico. Giovanni Donadelli, medico della frazione, pagherà personalmente la costruzione della stradina e ospiterà nella sua proprietà anche una decina di eventi culturali organizzati dall'amministrazione villafranchese.
Roberto Dall'Oca, assessore alle frazioni che ha seguito il procedimento, spiega: «L'intenzione è quella di costruire nell'area verde antistante villa Alessandri un parco giochi. La popolazione di Dossobuono si è più volte lamentata del fatto che nel campo di via Frassini le giostrine fossero poche e mal messe. Il semenzaio sarà utilizzato per installare un baracchino tipo quello che distribuisce bibite e granite vicino al castello di Villafranca. Saranno installati anche dei tavoli con degli ombrelloni. Vorrei che tutto fosse pronto per l'estate prossima».
Anche l'istituto regionale Ville Venete aveva sollecitato l'amministrazione di Villafranca a trovare un accordo con Donadelli per la costruzione di un viale che permettesse di entrare dal portale inserito nelle mura di cinta. L'ultima lettera inviata a tal merito è datata 24 luglio 2008. Nel frattempo villa Alessandri è stata oggetto di un restauro conservativo completato dopo quattro anni di lavori.
Giovanni Donadelli dice: «Villa Alessandri è uno dei più begli esempi di villa veneta. Per questo motivo è stata rispettata in tutto e per tutto la sua struttura originaria. I proprietari originari, la famiglia Alessandri, la donarono agli istituti ospitalieri di Verona. Sono contento che si trovi a Dossobuono perché spesso la frazione non viene presa in considerazione quando si parla di arte».
Nell'annuario delle Ville Venete è scritto: «Sembra che a progettare il corpo principale della villa sia stato Domenico Curtoni, lo stesso architetto che ideò il palazzo della Gran Guardia in piazza Brà a Verona».
«Il fabbricato risale circa al Seicento», continua Donadelli, «durante i lavori è stato evidenziato sulla facciata un numero, il 1589: potrebbe essere stato il civico oppure l'anno in cui venne costruita la villa».
L'edificio è famoso per aver ospitato durante le guerre d'indipendenza Vittorio Emanuele II e, nel 1517, alcuni studiosi sono convinti che sia stato teatro dell'attuazione del trattato di Noyon firmato in precedenza dall'imperatore Massimiliano I, dal re Francesco I di Francia e da Carlo V re di Spagna. Secondo questo accordo Verona sarebbe stata restituita dagli imperiali ai veneziani dietro pagamento di 20mila scudi d'oro.
Sì dell'assemblea dei genitori Presto l'asilo sarà privatizzato
Lino Fontana
La scuola dell'infanzia "Luigi Bertoli" sarà privatizzata. Lo ha deciso, quasi all'unanimità, l'assemblea dei genitori riunita per approvare lo statuto della Fondazione Luigi Bertoli dove si prevede appunto la privatizzazione. «Su 64 genitori presenti, praticamente tutti hanno votato a favore, solo due si sono astenuti e nessuno è stato contrario. Sono soddisfatto del risultato ottenuto». Tira così un sospiro di sollievo il presidente Roberto Brutti che aveva ipotizzato, se non passava la privatizzazione, una possibile, anzi quasi certa chiusura della scuola in tempi anche brevi. «Ora possiamo chiudere una pratica iniziata il 30 aprile scorso con il decreto regionale e dovremo farlo entro questo mese».
Il problema della gestione della scuola dell'infanzia era emerso quando il parroco, don Luigi Pizzini, ne aveva chiesto il commissariamento all'assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi «per ripristinare il corretto funzionamento e il buon nome della scuola stessa». Contemporaneamente don Pizzini aveva inviato una lettera aperta a tutti i genitori per chiarire il motivo della sua assenza da una assemblea dei genitori «dovuta non per mia colpa, ma per scelta del consiglio di amministrazione di non convocarmi». E aveva ggiunto di aver chiesto il commissariamento perché gli era stato impedito di partecipare alle decisioni del Cda «e percependo la grave situazione d'incapacità della gestione della scuola». La lettera non risparmiava critiche al consiglio di amministrazione. «Non intendo in nessun modo sottoscrivere documenti o decisioni del Cda giacché lo ritengo non idoneo a formulare decisioni espressive per la scuola. Visto che devono essere prese dalla maggioranza del consiglio, se esso, deliberatamente, esclude un membro di diritto, come il sottoscritto, allora lo ritengo inadatto a continuare il suo mandato». Il parroco concludeva chiedendo ai genitori di associarsi a questo suo disagio e condividere soprattutto la sua richiesta di commissariamento. «E visto il clima di incertezza e di sfiducia», aveva aggiunto, «vi invito a non partecipare all'assemblea convocata per il 16 ottobre». A quel punto il presidente della scuola materna in accordo con il parroco decise di rinviare l'assemblea al 22 ottobre. Del risultato dell'assemblea, non è dato sapere se don Pizzini sia rimasto deluso oppure contrariato visto che, interpellato, ha risposto secco: «Non ho nessun commento da fare». Prima di inziare l'assemblea dei genitori il sindaco Paolo Brazzarola ha sottolienato l'importanza della privatizzazione: «Con essa le assenze per maternità e malattia saranno a carico dell'Inps e non più della scuola; si sburocratizza la gestione e, diventando Onlus, ci sono sgravi fiscali consistenti». Ha poi assicurato che il Comune continuerà ad erogare contributi, dai 50 ai 60mila euro all'anno, fino alla scadenza della convenzione (2010) rassicurando che «trattandosi di un servizio primario, la scuola non potrà comunque essere abbandonata a se stessa».
Nuovi scavi in via Quadrato Domani cambia la viabilità
Fabio Tomelleri
Nuovi cantieri e disagi in vista per gli automobilisti in via Quadrato. Domani inizierà la seconda fase della riqualificazione della strada principale di accesso alla città da Verona. Arnaldo Toffali, responsabile dell'ufficio tecnico comunale, ha ordinato il divieto di transito e di sosta, da domani a lunedì 16 novembre, lungo la traversa che collega via San Giovanni della Paglia e via Postumia, oltre alla soppressione, in quest'ultima strada, della corsia centrale in direzione Verona-Mantova, dall'obelisco fino all'incrocio con via Trento.
La chiusura delle arterie si è resa necessaria perché la Edoardo Bellesini di Villafranca, l'impresa che si è aggiudicata i lavori di via Quadrato, deve collegare le nuove linee del metanodotto che provengono da via San Giovanni della Paglia con la condotta che corre sotto via Postumia. Gli interventi comprenderanno anche la posa degli altri sottoservizi, come luce, acqua e gas.
«Dovranno essere collegate le fognature da via Quadrato a via San Giovanni della Paglia», spiega il sindaco Mario Faccioli, «è il tratto, per intenderci, che va dalla pasticceria al distributore di carburanti. Poi si procederà da via Quadrato a via Pasubio». Al completamento degli allacciamenti seguirà, immediatamente, la realizzazione di una rotatoria all'incrocio tra via Quadrato e via Trento, già approvata nei mesi scorsi dal Consiglio comunale. «Per agevolare gli interventi, nei mesi scorsi, abbiamo asfaltato la regionale 62 fermandoci prima del monumento», spiega Faccioli, «e lasciato libera l'area dove si dovranno effettuare gli scavi».
È invece rimandata all'anno prossimo l'asfaltatura finale del tratto di via Quadrato già riqualificato. «Per stendere l'asfalto fino», dice Faccioli, «dobbiamo aspettare che si assesti il sottofondo, poi interverremo con la copertura finale. Per questo prevediamo di intervenire nel 2010».
Sulla seconda fase della sistemazione della strada principale, Francesco Arduini, assessore ai lavori pubblici, osserva: «È un intervento consistente, da 399 mila euro, di cui 300 mila per i lavori, il resto è per spese varie. Il piano prevede che il cantiere rimarrà aperto 4 mesi: se il tempo sarà clemente e tutto filerà liscio, tuttavia, le opere potranno essere concluse anche prima». Sarà completata pure l'illuminazione pubblica, progettata nel primo stralcio. «Abbiamo affidato i lavori ad un'impresa, per un totale di 99 mila euro», aggiunge l'assessore, «e la novità consisterà nell'installazione, al posto delle normali lampadine, di dispositivi "led" (light emitting diode, ndr), che permetteranno di consumare il 40-50 per cento in meno di energia elettrica».
Arduini, infine, promette che i disagi al traffico e ai residenti saranno, per quanto possibile, limitati: «L'ufficio tecnico ha già predisposto un piano per la viabilità alternativo. Una volta aperti i cantieri monitoreremo costantemente la situazione. Chiediamo alla popolazione di sopportare le difficoltà che i lavori provocheranno».
Il primo stralcio della riqualificazione di via Quadrato iniziò nell'estate del 2008. I lavori si conclusero dopo circa 400 giorni.
Fabio Tomelleri
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