sabato, 13 marzo 2010

VERONA

CAMBIA PAESE

In soli due mesi nel Veronese
più cigs che nel 2009

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Verona. Cassa integrazione record a Verona. Nei primi due mesi dell'anno le ore autorizzate della straordinaria (cigs) hanno superato l'ammontare complessivo dell'intero 2009 e sono più che triplicate quelle della ordinaria (cigo): oltre 3,5 milioni di ore contro le 2.774.898 dell'anno scorso per la cigs e 756.813 ore contro le 238.053 della cigo. Ma la provincia scaligera sembra ancora in tenuta rispetto alle altre province venete in termini assoluti di monte-ore di ammortizzatori sociali, mentre segna un balzo in percentuale della cigs a febbraio. Vicenza e Treviso sono le città venete in cui le aziende hanno fatto più ricorso alla cassa integrazione: Vicenza, contanto anche la straordinario e il settore dell'edilizia ha segnato 21.138.487 ore autorizzate e Treviso poco più di 16 milioni di ore, Padova 14.454.715 mentre Verona ha chiuso il 2009 con 7.201.025 dietro addirittura a Venezia (7.712.287) e Belluno (quasi 9 milioni di ore) e davanti solo a Rovigo con 6.346.392 ore.
PIÙ FORMAZIONE. «Senza negare le difficoltà che perdurano e, quindi, in alcune situazioni peggiorano», commenta il vicepresidente di Confindustria Verona, Franco Zanardi, «è giusto sottolineare anche che il ricorso agli ammortizzatori sociali nel Veneto è più contenuto rispetto alla media nazionale, e a Verona è più contenuto che nel resto del Veneto. In attesa della riforma degli ammortizzatori sociali da tempo annunciata, va accolto con grande soddisfazione il progetto di legge che allunga da 52 a 78 settimane la cassa integrazione ordinaria per il biennio 2010-2011. Ancora più provvido sarebbe passare quanto prima ad un ricalcolo ad ore dell'utilizzo della cassa, rispetto all'attuale conteggio a giorni, in modo da ottimizzare l'uso delle risorse a disposizione. Come Confidustria Verona ci sentiamo anche di auspicare qualsiasi forma di finanziamento della formazione che si potrebbe, anzi si dovrebbe perseguire durante i periodi di cassa. Quanto sopra, al fine di migliorare l'occupabilità dei dipendenti temporaneamente in esubero».
Dall'analisi dei dati statistici dell'Inps di Verona, risulta che la cassa integrazione ordinaria nei primi due mesi del 2009 è stata di 238.053 ore contro le 753.813 ore di gennaio-febbraio di quest'anno. Peggiori i dati della cassa speciale: 23.244 ore a gennaio-febbraio 2008 contro le 64.312 ore dei primi 2 mesi del 2009 e addirittura delle 3.539.198 ore del primo bimestre di quest'anno. Se poi i dati della cigs li rapportiamo ad anno intero risulta che: in tutto il 2008 sono state autorizzate 185.297 ore, nel 2009 2.774.898 ore e solo nei primi due mesi del 2010 sono state 3.539.198 ore.
BALZO DELLA CIGS. A febbraio sono state autorizzate a Verona oltre due milioni di ore di cassa integrazione pari ad un incremento del 933,2% (la media tra 2.535% della cigs e +182,4% della cigo) rispetto a febbraio dell'anno scorso contro il +381,9% della media regionale e il +662,5% di Vicenza e il +103% di Treviso. A pesare è stata soprattutto la cassa speciale integrazione speciale quindi. «Questi dati», commenta il segretario della Cisl di Verona, Massimo Castellani, «sono un'ulteriore conferma della preoccupante situazione del mondo del lavoro, che riflette la crisi economica in atto. Come già preannunciato dal sindacato Cisl, l'onda lunga della crisi si fa e si farà sentire ancora per parecchio tempo e proprio i mesi futuri si preannunciano come i più pesanti sul fronte occupazionale, mentre non si intravvedono sul fronte politico i segnali di una chiara volontà di intervenire sulle cause del problema».

Piano economico della filovia, slitta l'ok della Giunta

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Slitta ancora il piano economico-finanziario per costruire la filovia. La Giunta, dopo averlo esaminato, non l'ha approvato. Punta a farlo venerdì mattina, in una ulteriore riunione in cui dovrà dare il via libera al documento, prima di iscriverlo all'ordine del giorno del Consiglio, presumibilmente lunedì. E quindi, dopo l'esame in commissione, portarlo in aula per votarlo, già giovedì.
L'assessore alla mobilità Enrico Corsi ha illustrato al sindaco Flavio Tosi e ai colleghi assessori il piano finanziario, elaborato dalla società Class, gli aspetti tecnici del progetto e la convenzione fra Comune e Atv, l'Azienda trasporti Verona che gestirà i futuri filobus. Il sistema sarà a trazione mista, elettrica e diesel. L'Azienda mobilità e trasporti, titolare dell'intera operazione filovia, darà in concessione-affitto i mezzi all'Atv.
«La Giunta ha chiesto di poter approfondire ancora il piano finanziario e anche la convenzione», commenta Corsi, dopo la seduta di giunta, «e quindi si è deciso di rinviare tutto a venerdì mattina». Atv deve così esprimere la valutazione sul progetto, ma da verificare c'è anche la disponibilità della banche a concedere il mutuo per la parte di spesa non coperta dal ministero delle infrastrutture. Il bando di gara dovrebbe essere indetto in aprile. In ogni caso entro il 19 luglio si dovrà sapere quale azienda lo avrà vinto.
Il sistema filoviario scaligero costerà 144 milioni più Iva, di cui 86, cioè il 60 per cento, messi dallo Stato (è il finanziamento in origine destinato alla tramvia e convertito per il sistema filoviario, voluto dall'amministrazione Tosi). I restanti 58 milioni dovranno metterceli il Comune, l'Amt (grazie agli introiti del piano della sosta) e potenzialmente anche privati che dovessero comprare quote Atv. La somma comprende il completamento del sottopasso di via Città di Nimes (16 milioni) per far passare i mezzi in superficie, il deposito delle vetture alla Genovesa (15) e poi semafori e centraline lungo i tracciati (10). La filovia avrà due percorsi, di 23 chilometri complessivi. Uno est-ovest, da San Michele fino allo stadio. L'altro, sud-nord, dall'ospedale di Borgo Roma a Ca' di Cozzi.E.G.

Lungadige Capuleti. C'è una scadenza per il parcheggio

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Avanti tutta con il parcheggio pertinenziale di lungadige Capuleti, «che dovrà essere terminato entro la fine dell'anno», spiega l'assessore alla mobilità Enrico Corsi. La giunta comunale dà il via libera alla ripresa dei lavori e di avvia a stipulare una convenzione con la cooperativa Cangrande Parcheggi, presieduta da Paolo Campion, per stabilire una scaletta di interventi e come attuarli. E ribadisce una precisa scadenza per terminare l'opera. L'amministrazione di Palazzo Barbieri, come aveva indicato nei giorni scorsi il sindaco Flavio Tosi, spinge per far concludere i lavori del parcheggio (rallentati dalla necessità di pareri e di via libera della sovrintendenze) in modo che non intralcino la futura ristrutturazione del Ponte San Francesco e le opere stradali per rifare il grande incrocio di Breccia Cappuccini. Un'opera, quest'ultima, rientrante nella riconversione dell'ex complesso industriale delle Cartiere Verona, in Basso Acquar.
I tempi si stringono, quindi, per la cooperativa Cangrande, che dovrà non solo terminare i lavori entro la fine di quest'anno, ma anche far riaprire il lungadige Capuleti alla circolazione automobilistica. «Abbiamo avuto rassicurazioni sul prosieguo dei lavori e il rispetto dei tempi», dice Corsi, «e ricordo che la cooperativa ha versato una fidejussione di sei milioni come garanzia».E.G.

Campone, spunta l'ipotesi di un accordo

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Enrico Giardini



Verona. Un po' di uffici e negozi da vendere a privati e una quota di edificio da destinare a uffici del Comune e del tribunale. In pratica: trattare. Evitando di attendere a lungo che si consumi il processo. È la soluzione proposta dall'assessore all'urbanistica e neovicesindaco, Vito Giacino, per risolvere il caso del Campone, l'ex carcere di via Del Fante immerso da 15 anni nel degrado — come ha documentato L'Arena domenica con un reportage — e da qualche tempo anche al centro di un procedimento giudiziario.
Il gruppo Santoni spa di Arco di Trento, dopo aver acquistato l'edificio dalla società dei fratelli Magnoni che a loro volta l'avevano acquistato in un bando di gara dalla Patrimonio dello Stato Spa, ha avviato una causa. Contestando che la Regione, anzitutto, insieme alla Provincia di Verona e al Comune, avesse il diritto a esercitare un diritto di prelazione sull'immobile, in origine pubblico in quanto proprietà dello Stato.
I Magnoni avevano poi rivenduto l'immobile, in cui volevano ricavare uffici e appartamenti, emerso che l'ex caserma austriaca, poi carcere, avrebbe avuto un vincolo di destinazione pubblica. Il Gruppo Santoni, ora, contesta agli enti pubblici — ma in particolare alla Regione, come capofila — di aver chiesto in ritardo, rispetto ai termini del bando di gara, il diritto di prelazione sull'acquisto.
«Ricordo che la causa è in primo grado e quindi i tempi potrebbero allungarsi di molto», spiega Giacino, «ma comunque mi pongo una domanda, che necessità di una premessa. Non mi risulta che ci sia da parte del governo l'intenzione di creare all'ex Campone una sede staccata della Corte d'Appello di Venezia per le province di Verona e di Vicenza, anche se, e qui parlo anche da avvocato, province come Verona e Vicenza ne avrebbero bisogno».
La domanda, allora, è questa: «Vogliamo aspettare l'esito del giudizio», puntualizza Giacino, «tenendo presente che se fosse a nostro vantaggio comunque la Corte d'Appello difficilmente verrà qui? Vogliamo quindi lasciare nel degrado per tanto tempo l'edificio, o è meglio aprire una trattativa con i privati che l'hanno comprato e fare in modo che al Campone si ricavino uffici per il Comune e aule giudiziarie, oltre a un grande parcheggio interrato? Io ovviamente», spiega ancora l'assessore all'urbanistica, «propendo per la seconda soluzione. E comunque penso sia giusto condividere questo orientamento sia con la giunta che con la commissione urbanistica e il Consiglio comunale».
Al momento, nell'area interna al complesso — che vale una decina di milioni — il Comune intende ricavare un parcheggio di superficie per gli avvocati, i dipendenti del vicino tribunale (ex caserma Mastino) e quanti frequentano le aule giudiziarie.
Ma quale potrebbe essere la base di partenza per trattare con i privati? «Io penso che un imprenditore, se ha la possibilità di abbreviare la conclusione di una vicenda giudiziaria, che per lui è comunque un debito, la voglia sfruttare», conclude Giacino. «Aprire una trattativa per cedere al Comune spazi pubblici da ristrutturare e utilizzare con nuove funzioni credo sia una scelta da cogliere, con una trattativa certa su spazi certi. Sempre meglio che una causa pendente. In ogni caso, produrremo una relazione giuridica sulla causa in corso, che non è semplice, per muoverci al meglio».

Dopo bora e neve, la pioggia 
Disagi al volante e treni in ritardo

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Verona. Previsioni meteo. Vento e neve, quasi in forma di burrasca, hanno colpito tutto il Veneto dalla prime ore della mattinata, dopo una notte nella quale la bora in pianura ha soffiato con raffiche fino ad 80 km orari. Il manto bianco non ha raggiunto accumuli consistenti, anche perché la neve si è trasformata in pioggia in varie province. Venezia, caso raro ma non eccezionale, ha vissuto stamane l’accoppiata neve-acqua alta. Su strade e autostrade del Veneto sono in funzione i mezzi spargisale, mentre sulle arterie al di sopra degli 800 metri d’altitudine sono necessarie per le auto le catene e le gomme da neve. Da domani le condizioni del tempo dovrebbero migliorare con temperature in aumento e un fine settimana che promette sole.
E a causa della neve ci sono stati rallentamenti sulle strade, specialmente in periferia, mentre i treni sia regionali, sia ad alta velocità Frecciabianca ed Eurostar, da e per la stazione di Verona Porta Nuova, hanno subìto questa mattina rallentamenti accumulando moderati ritardi, tra i 5 e i 15 minuti con punte fino ad un'ora per alcune tratte locali.

Nevicata record in città
E ora è pericolo ghiaccio

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Alessandro Azzoni



Verona. Un evento con pochi precedenti quello di ieri. Negli ultimi 100 anni sono state al massimo quattro o cinque le nevicate che hanno interessato Verona e provincia in marzo, a stagione quindi avanzatissima e a pochi giorni dalla fioritura delle piante.
Quello di ieri, in particolare, è stato il terzo evento «marzolino» più significativo dal 1945, superando di poco anche quello, già eccezionale, di cinque anni fa.
I fiocchi hanno smesso di cadere solo in serata, lasciando a terra tra 5 e 7 centimetri di manto bianco nei vari quartieri. Sarebbe bastato un grado in meno e ne avremmo avuti il doppio. La neve è scesa infatti con temperature sempre positive (tra 0° e 1°), attecchendo stabilmente al suolo solo dalla mattinata inoltrata. Bastava però imboccare la via delle Torricelle per notare accumuli di neve ben maggiori, fino a 10 centimetri a forte San Mattia.
L'evento è stato originato da una pesante colata di gelo russo piombato lunedì nel Mediterraneo e dalla contemporanea genesi di una bassa pressione che ha fra l'altro portato un'eccezionale nevicata a Barcellona e in Costa Brava. Spostandosi verso est ha così interessato anche l'Italia richiamando aria ulteriormente gelida dalla Russia sotto forma di bora. Il forte vento è un altro elemento distintivo di un episodio freddo che entrerà nella storia.
Un veloce «nivotour» veronese compiuto poco dopo mezzogiorno ci ha permesso di notare spessori nevosi piuttosto diversi. I 3-4 centimetri della città diventavano subito una decina appena sopra Negrar e almeno 6 o 7 nelle colline di Caprino e Rivoli. Il velo di neve di Lazise lasciava spazio tre o quattro dita di manto bianco a Pastrengo e Calmasino.
A Villafranca, zona aeroporto (lo scalo è stato chiuso alcune ore nel pomeriggio), lo spessore del manto nevoso aumentava vistosamente rispetto alla zona di Santa Lucia, mentre a Mozzecane rasentava quasi i 10 centimetri. Meno neve a est: tra 4 e 6 centimetri a Caldiero e San Bonifacio. Discorso diverso per le province confinanti. A Mantova la neve ha toccato i 15 centimetri e a sud del Po si superavano i 20. Per non parlare di quanto accaduto in Emilia, paralizzata da 40 centimetri di neve.
A Verona siamo stati invece «graziati» dal frequente fenomeno del phoen lessinico, ossia da quella corrente di aria tiepida che scende dalle montagne a nordest dalla città quando soffia la bora o lo scirocco, vento che fa della nostra città una delle meno nevose di tutta l'Italia settentrionale. Di conseguenza, più ci si allontana dai Lessini, più la neve cade in quantità.
Molti si chiedono cosa accadrà ora e se finalmente la primavera si farà sentire. Dalle previsioni pare che la stagione dei fiori debba attendere un po'. Già oggi comparirà qualche schiarita con temperature sui 6-7 gradi, ma dalla serata il termometro scenderà di nuovo, con possibilità di gelate diffuse venerdì mattina. Nel fine settimana avremo invece più sole e già sabato il termometro guadagnerà di nuovo i 10 gradi. Tempo analogo domenica, ma con temperature ancora negative. Clima più mite da lunedì, ma non è primavera.[FIRMA]

Strada, marciapiedi e aiuole
così cambia corso Porta Nuova

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Verona. Sono cominciati, con i primi interventi di sostituzione di alcune parti rovinate della pavimentazione in pietra a ridosso degli alberi ai lati del viale, i lavori di sistemazione di corso Porta Nuova. Essi culmineranno in aprile con il rifacimento del manto stradale. L'operazione, secondo le previsioni di Palazzo Barbieri, terminerà entro metà maggio.
I lavori interesseranno marciapiedi, aiuole centrali e asfalto e dovranno terminare entro il 30 maggio, quando la nostra città ospiterà la tappa conclusiva di 15,3 chilometri del 93° Giro d'Italia. I ciclisti percorreranno il corso rimesso a nuovo prima di terminare la tappa a cronometro all'interno dell'Arena. L'assessore a strade e giardini Paolo Tosato assicura che per quella data «sarà tutto a posto». E precisa: «L'intervento sul corso l'avremmo fatto comunque, a prescindere dal Giro, poiché era programmato da tempo».
MARCIAPIEDI. Per rifare la pavimentazione, nei tratti di marciapiede rovinati dalle radici degli alberi, verranno utilizzate lastre in pietra bianca di Prun. «Oltre che migliorare l'estetica, in questo modo eliminiamo un potenziale pericolo per i passanti che possono inciampare sulle pietre sconnesse» commenta Tosato.
AIUOLE. Terminati i lavori sugli ampi marciapiedi ai lati del corso, l'intervento proseguirà sui cordoli in pietra rosata delle aiuole centrali. «Cercheremo di salvaguardare il più possibile le parti originali e sostituiremo solo quelli rotte, inoltre», informa l'assessore, «in due punti le aiuole saranno prolungate con l'eliminazione dei due piccoli varchi che non possono essere utilizzate dalle autovetture perché troppo stretti ed estenderemo l'impianto di irrigazione. I varchi più grandi, utili perché rendono più fluida la viabilità, rimarranno invece aperti».
ASFALTATURA. Il cantiere per il rifacimento dell'asfalto partirà a metà aprile e interesserà entrambe le carreggiate da volto San Luca fino all'incrocio semaforico con circonvallazione Oriani e circonvallazione Raggio di Sole, a ridosso dell'antica Porta. Questa operazione si svolgerà dal 15 aprile al 15 maggio e la segnaletica orizzontale sarà ultimata per la tappa finale del Giro, il 30 maggio. L'assessore Tosato assicura che, durante i lavori, la circolazione delle vetture sarà sempre garantita con l'eliminazione provvisoria degli spazi per la sosta sui lati del corso. L'intervento alle casse comunali costerà 320mila euro: 290mila per i lavori di asfaltatura e 30mila per la sistemazione di marciapiedi e aiuole.
VIA FACCIO. Tosato, infine, fa sapere che saranno probabilmente ultimati entro il 21 marzo i lavori di ripristino della viabilità in via Faccio, in Basso Acquar dove, a causa del cedimento della condotta fognaria, si era creata una grande voragine sulla strada, fortunatamente senza conseguenze per i passanti. La previsione si basa sullo stato di avanzamento dei lavori di ripristino della struttura. Ieri l'assessore ha fatto il punto sui lavori con i tecnici di Acque Veronesi. In questi giorni si sta lavorando alla ricostruzione della volta in calcestruzzo.E.S.

Veronetta, multe ai furbetti della sosta

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Verona. Durante il fine settimana appena concluso i servizi specifici effettuati dalla Polizia municipale nel quartiere Veronetta hanno portato al controllo di 35 persone, 15 veicoli fermati, 76 violazioni al divieto di sosta, un ciclomotore sottoposto a fermo amministrativo per guida senza patentino, una revisione irregolare e due conducenti senza documenti. Le verifiche hanno riguardato anche la sosta selvaggia nelle zone di lungadige Sammicheli, via e vicolo Seghe San Tomaso e interrato dell’Acqua Morta, dove i residenti avevano segnalato alcune problematiche. Le violazioni accertate hanno riguardato principalmente soste abusive su stalli riservati ai residenti, ma anche su marciapiedi, spazi disabili e zone dove il veicolo creava intralcio alla circolazione. I controlli proseguiranno nei prossimi giorni.

Bortolussi: «Verona capitale
di un Veneto ecologico»

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M.Batt.



Verona. È un Veneto radicalmente diverso da quello impostato dal centrodestra, quello che ha in mente Giuseppe Bortolussi, candidato alla presidenza del Veneto per Partito democratico, Italia dei Valori, Federazione della sinistra, Sinistra ecologia libertà-Psi e Idea.
Veneziano di Gruaro, 62 anni, sposato, tre figlie, Bortolussi si è laureato in giurisprudenza a Padova. È presidente dell'Associazione artigiani e piccola impresa (Cgia) di Mestre e da cinque anni è assessore alle attività produttive del Comune di Venezia, con il sindaco Massimo Cacciari, con cui era in giunta anche nel 1996. Come con il candidato del centrodestra Luca Zaia, abbiamo rivolto a Bortolussi alcune domande sulla sua idea di Verona nel Veneto futuro.
Bortolussi, presidente della Cgia di Mestre, da anni Verona si lamenta di essere tenuta ai margini del Veneto. È una lagnanza fondata secondo lei o è il solito piagnisteo veronese?
Guardi, sono stato molto sorpreso, nei miei incontri nel Veronese, di rilevare questa emarginazione, secondo la quale sarebbe privilegiata l'area metropolitana Padova-Treviso-Venezia rispetto all'asse Verona-Vicenza-Padova. Sono sorpreso perché Verona e Padova sono cresciute molto dal punto di vista economico negli ultimi anni. Ma sicuramente ci sono aspetti che possono aver contribuito a questa sensazione di marginalità, come per esempio il mancato arrivo del sistema metropolitano ferroviario. E il problema vero è che la Regione non ha fatto lo Statuto.
Scusi, che cosa c'entra?
C'entra molto, perché lo Statuto regionale attribuisce competenze e deleghe a Province e Comuni. Il centrodestra governa la Regione da 15 anni, la Lega da 13 e non l'hanno voluto fare. Con la Lega continuerà il centralismo: si eviterà di dare la possibilità agli enti locali di scegliere. E proprio per questo è mancata la programmazione: manca il piano socio sanitario regionale; manca il Sistema ferroviario metropolitano, manca il Ptrc, il piano cave, il piano rifiuti, il piano del commercio. Programmare significherebbe decentrare sul territorio, cioè federalismo istituzionale. Non lo vogliono fare. Questo è il centralismo regionale veneziano e in tutte le Province venete raccolgo la stessa lamentela. E Venezia è peggio di Roma: è più vicina.
Torniamo alla prima domanda: per Verona allora quale ruolo propone nel suo Veneto?
La grande differenza è che noi abbiamo un'idea strategica per la regione, che può diventare la culla verde, ecologica, turistica e sostenibile d'Europa. Gli altri no, promettono quello che non hanno mantenuto mentre governavano. Verona, in particolare, ha il reddito più alto in Veneto, è la più potente, ha una grande ricchezza produttiva. Ha la forza dell'agroalimentare, ha il distretto vitivinicolo; bellezze paesaggistiche e patrimonio culturale oltre che finanziario. È la seconda provincia turistica del Veneto dopo Venezia, la quarta in Italia. Nel Veneto verde, nel Veneto ecologico a economia sostenibile che noi vogliamo, Verona con i suoi prodotti, il lago, la montagna potrebbe essere assieme a Treviso la capitale di questa regione.
Cosa sarebbe il Veneto verde? La Green economy?
È un modello molto semplice da realizzare, che noi proponiamo da tempo, non perché lo dice Obama. Il Veneto ha tutte le caratteristiche per diventare la prima regione verde d'Italia e potrebbe diventare autosufficiente anche dal punto di vista energetico, con microcentrali idroelettriche, fotovoltaico e biomasse. Altro che inceneritori: rimettere in attività Ca' del Bue non ha senso, perché siamo la seconda regione in Italia per raccolta differenziata. Ma i rifiuti sono un business e quindi bisogna fare termovalorizzatori anche se non ce n'è bisogno. Lo stesso discorso vale anche per le centrali nucleari: si crea solo allarme. E business. Ma nell'economia verde c'è molta più offerta di lavoro.
E in questo nuovo approccio culturale, i ruoli delle città quali diventano?
La marginalità di Verona è tale se rapportata al consueto vecchio modello, ma se cambiamo modello ecco che la marginalità non esiste ma anzi Verona diventa capitale di questo sistema ecosostenibile. Il problema è che finora gli amministratori di centrodestra hanno visto il territorio veneto come una grande cava dalla quale estrarre ogni tipo di business. Il centrodestra è sostanzialmente centralista: non vuole il cittadino protagonista, per cui evitano il confronto. Come per il Traforo delle Torricelle, dove dicono no al referendum. Il Veneto che intendo io sarebbe una svolta completa rispetto ai 15 anni di Galan.
Per esempio?
Stop alla grande distribuzione, incentivi a chi abbatte capannoni dismessi; tutela dei piccoli negozi per far rivivere i centri storici come centri commerciali e centri culturali; sviluppo del sistema metropolitano ferroviario per mettere davvero le città venete in rete con i trasporti. Evidentemente questo Smfr che era previsto non è stato fatto perché non ritenuto una priorità.
E come sposa il Veneto verde con la necessità di infrastrutture?
L'Alta velocità va fatta ma con un tracciato che impatti il meno possibile. Io sono d'accordo con il centrodestra friulano: i treni veloci devono correre lungo l'autostrada già esistenti, non va consumato altro territorio e dove vanno realizzate gallerie.
Il suo rivale Zaia ha detto che in caso di vittoria, nella sua Giunta ci saranno dei veronesi. E nella sua? Quali criteri seguirà?
Già nella composizione del listino ho inserito giovani, donne e persone con esperienza politica perché ritengo che non ci si possa improvvisare amministratori. Altro criterio, l'appartenenza geografica perché tutte le province siano rappresentate. E farei subito l'assessorato alla montagna, di Belluno come di Verona.
Il trend del centrosinistra veneto in questi anni è negativo: cosa manca?
L'aria sta cambiando e anche il centrosinistra scegliendo il sottoscritto tenta un percorso nuovo, diverso per il Veneto, che guarda alle piccole imprese, al lavoro, a tematiche nuove. È stato abbattuto uno steccato.

Tosi: «La mostra di Corot un successo
nonostante l'esiguo aiuto della Regione»

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Verona. Il sindaco di Verona e l’assessore alla Cultura hanno presentato oggi il bilancio di chiusura della mostra “Corot e l’arte moderna. Souvenirs et Impressions”, svoltasi dal 27 novembre al 7 marzo all’interno della Gran Guardia.  Il sindaco ha espresso particolare soddisfazione poiché “i dati hanno dimostrato che il ritorno sulla città è stato di gran lunga superiore alle aspettative e agli investimenti messi in campo; a fronte di una spesa effettuata dal Comune di poco più di 1 milione di euro - ha spiegato – la ricaduta economica per la città è stata di oltre 5 milioni di euro. Nonostante non si sia potuto contare sugli importanti contributi regionali che ci erano stati promessi ma che si sono poi ridotti all’esigua cifra di 20 mila euro e che sarebbero stati utili per una maggiore pubblicizzazione dell’evento, siamo riusciti a superare l’obiettivo previsto di 70 mila visitatori, raggiungendo il risultato delle 81.118 visite”.

“Anche la sede espositiva della Gran Guardia - ha aggiunto il sindaco – si è dimostrata la cornice adatta per un evento di prestigio come quello appena concluso, riuscendo a far convivere perfettamente l’attività espositiva con quella congressuale che la caratterizza per tutto l’arco dell’anno.”

Soddisfatto per gli obiettivi raggiunti anche l’assessore alla Cultura. “Oltre ad aver rispettato il mandato di dare vita ad una mostra di elevata qualità ma comprensibile ed apprezzabile da tutti, con un occhio di riguardo alle attività didattiche per i più giovani - ha detto - siamo anche riusciti nell’intento di portare sul territorio, comprensivo dei 54 comuni limitrofi, una ricaduta economica importante”. “I positivi risultati raggiunti durante questi tre mesi di esposizione - ha detto ancora l’assessore - ci incoraggiano a dare nuovi sviluppi alla felice collaborazione con il museo parigino del Louvre, attraverso alcuni eventi importanti e di qualità che si verificheranno già nel corso del prossimo autunno fino ad arrivare, tra qualche anno. all’attesissima esposizione dedicata a Paolo Veronese”.

Presenti la direttrice dei Musei d’arte e monumenti del Comune di Verona Paola Marini, il direttore di Civita Alberto Rossetti, il presidente di Verona Tuttintorno Stefano Ghelli Santuliana, il vice presidente della Banca Popolare di Verona Alberto Bauli, il presidente della Cooperativa Verona 83 Gianni Curti, il direttore di Confcommercio Paolo Arena, la vice presidente di Agsm Anna Leso e il direttore della Camera di Commercio Cesare Veneri.

Margherita Hack: «Più cultura
e scienza per battere i pregiudizi»

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Elena Cardinali



Verona. La cultura fa audience. Lo ha dimostrato l'aula gremita fino a occupare tutti gli spazi possibili della capiente sala T2 al Polo Zanotto dell'università che ieri ha accolto l'astrofisica Margherita Hack nell'incontro dedicato a Ipazia d'Alessandria, matematica, astronoma e fisica vissuta tra IV e V secolo ad Alessandria d'Egitto, seguace della filosofia neoplatonica, uccisa da alcuni monaci cristiani e diventata una martire del Paganesimo e della libertà di pensiero. Accanto alla Hack, Gemma Beretta, autrice della biografia storica «Ipazia d'Alessandria». L'evento era organizzato dal Comitato Pari opportunità di ateneo guidato da Elda Baggio in collaborazione con il gruppo «Le radici dei diritti» e alcuni istituti scolastici del territorio.
La storica figura di Ipazia, che ebbe fama di maestro di filosofia oltre che di astronomia, è stata un pretesto per dibattere del ruolo della scienza nel mondo moderno, partendo da Galileo e da Keplero, «le cui teorie furono pesantemente avversate dalla Chiesa», ha ricordato la professoressa Hack, «a dispetto della fondatezza delle loro conclusioni. Oggi la Chiesa non osa più mettere in discussione i risultati delle scienze non biologiche», ha detto ancora l'astrofisica, che di recente, proprio a Verona, si è confrontata con il vescovo Giuseppe Zenti, «ma continua a imporre veti sulla ricerca delle scienze biologiche, in particolare sulle staminali e sulla fecondazione assistita».
Sul ruolo delle donne nel mondo scientifico, Margherita Hack ha ricordato come fino all'800 fosse proibito alle ragazze di iscriversi ai licei e all'università. «In questo senso la figura di Ipazia, che superò anche i suoi maestri in conoscenza e studi, appare emblematica di una situazione che solo oggi le donne hanno riconquistato: la libertà di studiare e di dimostrare l'assurdità di certi pregiudizi, come il fatto che le donne sarebbero più portate alle materie umanistiche anzichè a quelle scientifiche. La realtà di questi ultimi anni ha dimostrato il contrario: oggi ci sono molte più donne medico e più ricercatrici mentre c'è ancora una differenza numerica tra donne e uomini, ma sempre minore, nel campo dell'ingegneria. Le donne pagano ancora lo scotto di un certo tipo di educazione che ha creato loro molti complessi. Ma bisogna fare come nello sport, che è molto educativo per tutti: ci insegna a competere per vincere, con le nostre qualità».
Dal ruolo delle donne al senso della religione, «un'invenzione per spiegare ciò che la scienza ancora non ha spiegato», come ha detto l'astrofisica che non ha mai fatto mistero di essere atea. E non sono mancati strali alla politica: «Se la legge è uguale per tutti non si capisce perchè assistiamo a certi artifici per aggirare le regole. Ci stiamo avviando a una forma subdola di dittatura, spalleggiata dalla tivù e da certa informazione. Per questo servono la cultura e la scienza, per non farci abbindolare».

Pellegrini: «Piuttosto di vivere da vegetale
vorrei che qualcuno staccasse la spina»

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Verona. «Ho pensato varie volte al tema della vita in stato di grave malattia. Se capitasse a me preferirei passare ad un mondo migliore che vivere la vita di un vegetale». Non c’è solo il nuoto nei pensieri di Federica Pellegrini: la campionessa olimpica e mondiale al settimanale «Diva e Donna» in edicola domani, reduce dalle tre gare vinte al meeting di Berlino, esterna le sue riflessioni sulla vita.

Il 2009 per lei si è chiuso con due perdite importanti: quella di Alberto Castagnetti, il tecnico a cui si era completamente affidata, e sua nonna, scomparsa meno di due settimane dopo. L’azzurra della piscina confessa che sarebbe pronta a staccare la spina di una persona cara. «Se me lo chiedesse, sì» dice, la Pellegrini, ambasciatrice della Giornata Mondiale del rene l’11 marzo. «Da un anno mio nonno è in dialisi - spiega -. A ottobre, 12 giorni dopo la scomparsa di Alberto Castagnetti è morta mia nonna. Stava malissimo da tempo, è stato meglio così. Ma per me è stata una batosta dietro l altra. Questo è il momento più duro. È difficile andare avanti senza la guida di Alberto. Non mi sento più sicura di niente. Ho davanti tre anni duri, fino alle Olimpiadi di Londra 2012, dove voglio arrivare a fare quattro gare: 100, 200, 400, 800 stile libero. La paura più grande è che crolli questo grande sogno costruito con Alberto. All’80% i miei successi sono merito suo».

Rapina in casa, anziana legata e imbavagliata

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Alessandra Vaccari



Verona. Odilla ha 83 anni, e ieri pomeriggio è stata picchiata, legata e rapinata a casa sua. Ma Odilla non è una ricca vedova e nemmeno abita in una supervilla. Odilla da giovane faceva la donna di servizio, abita in una casa Agec a Montorio, in via della Prateria, e ieri in quella casa di 30 metri quadrati composta da una stanza e il bagno è stata rapinata della sua fede nuziale e degli orecchini che aveva comprato decine di anni fa. Unico lusso che si era permessa in tutta la vita.
Erano le due di ieri pomeriggio quando a casa dell'anziana hanno bussato. Lei credeva che fosse una vicina e ha aperto. Le sono saltati addosso in due in quel palazzone che sembra un ospizio, con corridoi lunghi e la luce che fa in fretta a spegnersi per non pesare sulla bolletta e quindi sulle tasche di chi tanti soldi non ha. Hanno strappato il filo del telefono e con quello hanno legato le gambe dell'anziana. Con un laccio di cotone le hanno immobilizzato le mani e poi, siccome lei continuava a lamentarsi le hanno messo un pezzo di nastro adesivo sulla bocca. «Salvatemi, salvatemi, aiuto», cercava di urlare Odilla. «Zitta che sennò ti sentono, smettila», ha sentito la vicina di casa Eleonora, quando ormai esasperata per quei lamenti che subito aveva scambiato per una canzone era andata a bussarle alla porta per chiederle di fare un po' di silenzio.
«Mi sono decisa ad andare a bussare alla porta perchè non riuscivo a fare un pisolino, e ho sentito quelli che le dicevano qualcosa. Sono tornata indietro per prendere le chiavi da dentro l'uscio, e nel frattempo loro sono andati via», ha detto Eleonora. Meno male, perchè i due, grandi, magri e veronesi avevano anche un coltello per minacciare Odilla. «L'ho trovata a terra con l'orecchio che sanguinava perchè le hanno strappato l'orecchino dal lobo. Poi le hanno fatto male alle costole perchè uno dei due dopo averla sbattuta a terra le si è coricato sopra per rubarle le cose. Non avete idea di come l'ho trovata, della situazione che ha vissuto e poi anch'io, perchè non sapevo cosa fare, avevo le gambe che mi tremavano, c'era sangue anche su un asciugamano», continua Eleonora e parla attraverso la porta perchè è così terrorizzata che neanche vuole vedere altri sconosciuti. Per oggi ne ha avuto abbastanza. «Mia figlia voleva portarmi a casa sua, ma io voglio stare qui, questa è la mia casa, ma certo che ho paura. Hanno rubato delle biciclette e un giorno mentre eravamo sedute fuori a goderci il sole sono entrati nella casa di un'altra anziana e le hanno portato via 70 euro. Questa è terra di nessuno. Qui abitano soltanto anziani e chiunque ci può far del male».
A casa di Odilla sono arrivati la sorella Pia, il cognato e il nipote. Un'altra nipote l'ha accompagnata in ospedale seguendo l'ambulanza. Bisognava verificare che non avesse nulla di rotto: le costole soprattutto, dato che Odilla lamentava male al torace, dove uno di quelli s'era seduto sopra di lei. L'anziana non ha niente di grave, è «soltanto» sotto choc. Poteva morire d'infarto per lo spavento, e per cosa? Per due orecchini e una fede nuziale che avevano valore soltanto per lei. Nel caso qualcuno si presentasse in qualche negozio che cambia oro in cambio di contanti, sarebbe bene che i commercianti avvisassero i carabinieri o la questura. Gli inquirenti ieri pomeriggio hanno cercato di avere una descrizione dei due, nelle prossime ore saranno mostrate delle fotografie, nella speranza di rintracciare questi delinquenti.

«Liste in orario? Tribunali chiusi»
L'accusa del radicale Bortoluzzi

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Venezia. «Oramai è evidente a tutti che queste elezioni regionali si svolgeranno, se si svolgeranno, nell’illegalità manifesta»: l’accusa è di Michele Bortoluzzi, della giunta nazionale Radicali Italiani. «Ai tanti casi segnalati, alle indagini delle procure, ai decreti salva-liste si aggiunge dal Veneto - denuncia Bortoluzzi - una novità: gli uffici preposti non erano, con alcune differenze, in grado di accogliere le liste da presentare». Il caso dei Tribunali chiusi, per l’esponente radicale, «dovrebbe fare riflettere tutti: non si tratta di scaricare le colpe sui Presidenti dei Tribunali o sui cancellieri, ma la vera domanda è: il Ministero ha allertato gli uffici preposti?». «Di certo è stato allertato quello di Roma, dove il PdL ha potuto depositare la sua lista - afferma -. Di certo non sono stati allertati i Tribunali di Verona, Vicenza, Belluno perfettamente chiusi in orario di ricevimento delle liste - conclude - mentre il Tribunale di Padova, che pare fosse aperto prima, alle 19.50 risultava chiuso ed in quello di Venezia tra le 18.45 e le 19.20 non c’era nessuno in grado di ricevere la lista».

Aggredito giocatore della Reggiana con la sua ragazza 

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Giampaolo Chavan



Verona. «Erano in una ventina, ci hanno circondato appena fuori dallo stadio. Prima ci hanno insultato, poi mi hanno dato dei calci alle gambe. Se non c'erano i vigili del fuoco che ci hanno fatto entrare nei cancelli all'interno dello stadio, non so come sarebbe finita».
Brutta esperienza quella di ieri per Robert Cavalheiro Anderson, 27 anni, il difensore della Reggiana, aggredito dai tifosi dell'Hellas al termine della partita con la Reggiana fuori dalla tribuna vip. Insieme a lui, anche la fidanzata, Francesca Catellani è stata colpita al volto da un giornale da un tifoso dell'Hellas. «Gli ultrà hanno riconosciuto il mio fidanzato e hanno iniziato ad insultarci, mi hanno dato della p...», rivela la giovane «eppoi ci hanno aggredito».
In realtà, i danni per la coppia accompagnati da altre due amiche, rimaste illese, sono molto limitati. Nessuno dei due, infatti, presenta ferite evidenti. «Ci siamo salvati solo grazie all'intervento dei vigili del fuoco che ho chiamato tra le grate della cancellata quando ho visto che le cose si stavano mettendo male», aggiunge la giovane. A non far precipitare la situazione anche l'atteggiamento di Anderson: «Non ho reagito alle loro provocazioni altrimenti non so come sarebbe andata a finire», aggiunge il giocatore, rimasto ieri in tribuna perchè squalificato. Il brasiliano annuncia l'avvio di un'azione legale: «Presenterò una querela anche perchè mi ricordo perfettamente il volto di chi si è avvicinato al mio».
In realtà, l'atmosfera ieri fuori dal Bentegodi al termine della partita non era certo delle più pacifiche. Sabato il Siulp con il segretario Davide Battisti, aveva già fatto conoscere tutto il suo disappunto verso l'autorizzazione concessa dalla Prefettura di far arrivare al Bentegodi i tifosi della Reggiana. E, infatti, qualche tafferuglio c'è stato.
Al termine della partita, un gruppo di ultra veronesi da piazzale Olimpia si è staccata e ha iniziato a tirare i sassi nel parcheggio del palazzetto dove si trovavano i 382 tifosi, in attesa di tornare a Reggio Emilia in auto. Che, dal canto loro, hanno risposto, lanciando bottiglie e fumogeni. Gli scontri sono durati pochi attimi giusto il tempo per polizia e carabinieri di organizzare un paio di cariche per separare le due tifoserie. Alle 17.10 è stato dato il via libera alle auto dei fan dei granata di partire. La polizia ha denunciato un fan della Reggiana sorpreso a scavalcare i cancelli del Bentegodi.

Regionali, sfilano i big
E va in scena la protesta

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Con una visita alla casa di Giulietta il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Giuseppe Bortolussi apre oggi, festa della donna, una fitta settimana elettorale. L'appuntamento in via Cappello è alle 17. Bortolussi punterà l'attenzione sulla partecipazione delle donne alla vita politica, tema, secondo il Pd, «totalmente sottovalutato dal centrodestra e in particolare dalla Lega» per l'assenza di candidature femminili nella lista provinciale del Carroccio.
MELONI E LA RUSSA. Il centrodestra, che alla guida del Veneto candida il ministro leghista Luca Zaia, risponderà dopodomani, mercoledì, portando in riva all'Adige il ministro delle Gioventù Giorgia Meloni. Sabato, inoltre, sarà a Verona il ministro della Difesa e coordinatore nazionale del Pdl Ignazio La Russa. Il programma veronese dei due ministri è ancora in fase di definizione.
La Meloni era attesa in città la scorsa settimana ma aveva dovuto rinunciare all'ultimo momento per partecipare al Consiglio dei ministri straordinario di venerdì che ha varato il discusso decreto salvaliste.
BORTOLUSSI. Il candidato del centrosinistra Bortolussi oggi comincia la sua giornata veronese in Valpolicella. Alle 10,30 è al mercato di Negrar. Alle 18, dopo l'«incursione» alla casa di Giulietta, si riunisce con gli imprenditori e i lavoratori del marmo all'enoteca Al Covolo a Sant'Ambrogio.
La giornata di Bortolussi si conclude alle 20,45, a San Pietro in Cariano in sala Lonardi con un dibattito su «Federalismo, infrastrutture, lavoro».
PIAZZA DEI SIGNORI. Un «presidio a difesa della democrazia» si svolge oggi alle 17,30 in piazza dei Signori su iniziativa dei partiti del centro sinistra veronese (Pd, Idv, Rifondazione comunista, Pdci, Sinistra ecologia e libertà, Psi, Radicali) per protesta «contro l'ennesima violazione delle regole democratiche da parte del governo di centro destra per salvare le sue liste presentate fuori dai termini e con vistose irregolarità in Lombardia e nel Lazio».
Il Pd scaligero organizzerà pullman per la manifestazione di sabato a Roma. A tale riguardo il deputato del Pd Giampaolo Fogliardi attacca l'«arroganza del centrodestra che crea un precedente pericoloso per le future consultazioni elettorali». Sul «salvaliste» il candidato Pd Paolo Tovo chiama in causa Tosi e la Lega: «Parlano sempre di rispetto della legge, come fanno ad accettare questa porcheria?». Per Tovo «bisogna reagire con civiltà, ma con determinazione, per far capire agli italiani, che oramai si è superato il confine della democrazia e siamo arrivati all'inizio di una nuove fase populista e autoritaria».
UBOLDI. Il candidato del Pd Roberto Uboldi, infine, torna ad accusare l'assessore e candidato leghista Enrico Corsi di abusivismo nell'uso dei manifesti elettorali. «Dopo Montorio», afferma Uboldi, «nuovi manifesti elettorali abusivi sono stati rivenuti questa volta nel quartiere di San Zeno dove, sulle vetrine di un esercizio pubblico commerciale, si staglia per ben tre volte il volto sorridente di Corsi». E conclude: «Ovviamente anche stavolta dirà che non è colpa sua, ma dei commercianti».

Addio ad Alberto Ronchey
Disse «no» al rock in Arena

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Alberto Ronchey, 83 anni - morto venerdì scorso, ma la notizia è stata diffusa solo oggi ad esequie avvenute - era nato a Roma il 27 settembre 1926; è stato ministro per i Beni culturali e ambientali per i governi Amato e Ciampi e presidente del gruppo editoriale Rizzoli Corriere della Sera. Dopo la laurea in giurisprudenza, cominciò l’attività di scrittore e soprattutto quella di giornalista. Per molti anni fu inviato speciale de La Stampa di cui divenne in seguito direttore. Nel 1973 lasciò il giornale tornando a Roma, pur conservando con il quotidiano un rapporto di collaborazione per la politica estera. Passò in seguito al Corriere della Sera come editorialista e inviato speciale per dimettersi dal giornale nel 1981 e approdare a Repubblica, diventando editorialista del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

Nel giugno del 1992 assunse la carica di ministro dei beni culturali nel governo di Giuliano Amato e fu confermato nel dicastero nell’aprile dell’anno dopo da Carlo Azeglio Ciampi. Nel suo mandato come ministro Ronchey si contraddistinse per una serie di provvedimenti tesi a migliorare il sistema-cultura in Italia, come la legge varata per dare efficienza a musei statali, biblioteche e archivi, con servizi di vendita di pubblicazioni e di ristoro (legge n.4 del 14 gennaio 1993). Fu più di uno il caso in cui assunse decisioni difficili come il ricorso alla mobilità del personale per tenere i musei aperti nei giorni festivi o gli «sfratti» dati alla musica rock dall’Arena di Verona, alla lirica da Caracalla ed alle bancarelle dagli Uffizi. Bisognerà attendere cinque anni per rivedere il Festivalbar nell'anfiteatro.

Acque Veronesi: «Tavolo per le sorti del sistema»

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Guido Cuzzolin, presidente di Acque Veronesi, torna a chiedere ad Aato la convocazione di un tavolo dove decidere le sorti del sistema idrico veronese.
Spiega infatti: «La decisione del Governo di sopprimere gli Ambiti territoriali ottimali (Aato) entro il 2011 che è stata assunta con l'approvazione del decreto sugli enti locali mette ancora di più in primo piano la necessità di arrivare a una definizione degli obiettivi che devono essere perseguiti in forma coordinata da Aato veronese ed Acque Veronesi».
E prosegue: «Proprio il fatto che l'esecutivo abbia previsto una scadenza così ravvicinata per quanto riguarda la soppressione di Aato, rende quindi improrogabile la necessità di sederci in tempi brevissimi attorno ad un tavolo e decidere la sorte del servizio idrico nel Veronese. Come ho già numerose volte affermato, quindi, ribadisco l'invito all'Aato a convocare un incontro nel quale valutare con la massima serenità e serietà la situazione attuale e programmare un percorso comune, perché ne va del futuro stesso del servizio idrico in settanta Comuni del Veronese, città compresa. Un servizio che riguarda più di 700mila abitanti».
Luigi Pisa, presidente di Aato risponde subito: «Non ho problemi a convocare un'assemblea, conviene però farla dopo le elezioni visto che a decidere sul destino di Aato spetterà alla Regione». E aggiunge: «Giovedì 18 marzo avremo un consiglio di amministrazione al quale i vertici di Acque veronesi sono stati invitati che potrebbe essere già un momento di dialogo, ad ogni modo credo che l'obiettivo sia comune, ovvero mantenere pubblica l'acqua». Il direttore generale di Aato, Luciano Franchini, spiega quello che potrà accadere dopo l'approvazione del decreto.
«Il Governo rinvia in questo modo alle Regioni di legiferare sulla nuova organizzazione visto che gli atti di Aato saranno nulli da qui a un anno», spiega Franchini, «e se il Senato approverà il decreto così com'è, la Regione potrà decidere se trasferire alle Province le funzioni di Aato relative ad acque e rifiuti in modo congiunto o separato».
Nel caso in cui la Regione opti per un trasferimento separato, la gestione delle reti idriche potrebbe restare legata alla legge regionale 5 del 1998, quella che stabilì la divisione della Regione in otto Aato.
Vale a dire che, a dispetto dell'imperativo nazionale, nel Veneto tutto potrebbe rimanere invariato. Ecco perché occorrerà attendere l'esito delle elezioni, con buona pace di Acque veronesi che preme per una modifica della convenzione con Aato al fine di ottenere i prestiti bancari necessari agli investimenti dell'azienda.G.C.

Ludwig trent'anni dopo, la confessione

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Marco Furlan, 51 anni, libero da un anno, ha scontato quasi 30 anni perché colpevole di dieci omicidi compiuti tra il 1977 e il 1984 dal gruppo neonazista Ludwig che si riprometteva di ripulire il mondo. Furlan e Abel all'epoca avevano circa vent'anni. Enrico Lucci delle Iene su Italia Uno l'altra sera ha intervistato «uno di loro», ripreso di spalle e senza nome, che ha raccontato e ha ammesso le proprie responsabilità e quelle del gruppo Ludwig. E non era Abel, che intervistiamo in un altro articolo. Ecco la trascrizione integrale.
Perché non vuoi che si ricordi il tuo nome?
Sto tentando a fatica un inserimento sociale.
Perché Ludwig?
Noi avevamo uno stemma con un'aquila e stava molto bene "lud" a sinistra e "wig" a destra.
Cosa vi ispirava?
L'ispirazione nostra era di origine nazista.
Per quanti omicidi siete stati condannati?
Dieci.
Perché avete compiuto questi omicidi?
Pensavamo stupidamente che esistono categorie di persone che sono da condannare, cioè depravati, tossicodipendenti, prostitute, religiosi...
Quali colpe avevano?
Quelle di non rispondere ai nostri rigidi criteri morali.
E questi criteri che cosa presupponevano?
Onestà, pulizia, devozione, rettitudine, integrità morale.
Che motivazione avevi?
Pensavamo che con la violenza e col sangue si potesse migliorare la società.
A chi ti ispiravi?
Il mio principale ispiratore era Hitler.
Perché l'ideologia nazista stimola l'omicidio?
La parte di nazismo che impone la pulizia della società per forza di cose porta all'omicidio.
Come doveva essere ripulita la società?
Col ferro e col fuoco. Questi erano i nostri strumenti.
Perché non usavate pistole ma coltelli, martelli e asce?
Nutrivamo un certo fascino per questi strumenti, per la loro primitività.
E quale sentimento provavi mentre stavi per uccidere una persona?
Volevo che fosse veloce, immediato, per non provare sentimenti.
Qualche vittima ti ha detto qualcosa poco prima di morire?
Parole intere no, qualche gemito.
Il prete fu ucciso con un punteruolo sormontato da un crocifisso. Perché?
Questo voleva essere un po' un simbolo di condanna
Perché? Che aveva fatto il prete?
A parer nostro non seguiva il vero Cristianesimo.
Perché incendiaste il cinema porno a Milano?
I frequentatori dei cinema porno erano dei depravati.
Lì morirono sei persone. Voi guardavate le fiamme che bruciavano tutto?
No, no, noi siamo scappati.
Dopo gli omicidi come ti sentivi?
Avevo l'euforia per il fatto che fosse andato bene e quindi si andava a cercare i giornali.
E poi cercavi l'eco di questo omicidio?
Era fondamentale. Più se ne parlava e più c'era soddisfazione
E che facevi?
Compravo i giornali, guardavo le televisioni
E che dicevi con il tuo complice?
Simbolicamente festeggiavamo.
Come?
Un brindisi.
Rispetto alle vittime che cosa pensavate?
Di avergli comminato la giusta punizione.
Non avevate paura di finire in galera?
Avevamo il terrore di finire in galera.
Quanti anni hai passato in carcere?
Quasi trent'anni.
È stato giusto condannarti?
È stato giustissimo.
E ti sei meritato di uscire?
Io penso di sì, ora sono un altro uomo.
Ti sei pentito di quello che hai fatto?
Molto, sì.
Hai mai pensato alle vittime
Spesso.
Hai pensato al momento in cui gli toglievi la vita?
Tutt'ora mi capita di pensarci
C'è un momento in particolare che ti è rimasto in testa?
Quello del prete col crocifisso. Vedevo che soffriva ma non trasmetteva odio nei miei confronti. E questo è terribile.
Perché dobbiamo credere al tuo pentimento?
Io cercherò di riscattarmi nel modo migliore.
Oggi che pensi di chi uccide?
Che la vita umana sia da rispettare in ogni condizione.
Tu uccideresti ancora?
Assolutamente no.
Che pensi oggi del nazismo?
Che fu un'ideologia folle, ha fatto milioni e milioni di vittime che non avevano assolutamente alcuna colpa.
E degli immigrati oggi che pensi?
Temo con tristezza che se a quei tempi ci fossero stati gli immigrati li avrei inseriti tra quelle categorie da condannare.
E oggi invece che ne pensi?
Che non esistono categorie di persone da condannare. Gli immigrati poveretti hanno la sola colpa di aver avuto meno fortuna di noi.
Esiste l'idea di purezza che avevi in testa?
Non esiste, il bello della società è che è variegata.
Hai mai parlato con i familiari delle tue vittime?
Alcuni familiari li ho cercati, ho avuto il grande dono di ricevere il perdono da loro. Non tutti mi hanno risposto.
Vuoi dire qualcosa ai familiari delle persone uccise con cui non hai parlato?
Mi piacerebbe tanto poter prendere le loro mani nelle mie e dire quanto immenso è il mio dolore.
A un ventenne delirante che ci sta guardando, oggi cosa diresti?
Ventenne nazista ma anche non nazista medita e pensa che offendere un'altra persona è una grande vigliaccata. La persona umana è da rispettare in ogni condizione; pensa a non fare come me, non gettare la tua vita: la passerai in galera e la galera esiste ed è davvero molto, molto pesante. Se vuoi sentirti un grande uomo rispetta la vita umana.

Il Campone condannato a morire nel degrado

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Fabiana Marcolini



Verona. Il portone che si affaccia su via del Fante non si apre più. La serratura è bloccata e per entrare nel vecchio carcere della città ricavato da una caserma austriaca gemella dell'attuale palazzo di Giustizia, si passa dalla porta di servizio percorrendo per un centinaio di metri il passeggio esterno, ora infestato di piante e erbacce. Si entra da lì, dal cancello dei fornitori e per arrivare all'armeria e alla matricola bisogna passare dai cortili, quelli per l'ora d'aria dei detenuti, dove piante di fichi selvatici, arbusti diventati alberi e edera sono cresciuti dappertutto. Da lì, e solo dall'esterno ormai, si accede all'ingresso ornato dai due altorilievi opera di Agostino Barbieri e realizzati nei primi anni Quaranta. Una porta che in quarant'anni hanno varcato in molti, dai narcotrafficanti dell'operazione Arena agli autori di delitti che hanno occupato per anni le pagine di cronaca. Al Campone vennero reclusi anche i terroristi che sequestrarono il generale Dozier, isolati dal resto dei detenuti e isolati tra di loro, negli anni di Tangentopoli anche politici e imprenditori: furono tra gli ultimi a percorrere i corridoi della prima e seconda sezione perchè il 1° aprile 1995 il Campone chiuse. Pensato per 200 detenuti era arrivati negli ultimi anni ad ospitarne oltre 300.
Tutto è rimasto come era, ci sono ancora i registri delle presenze, i cartellini degli «ospiti», i libretti sanitari che stabilivano i turni per la guardia ai detenuti ricoverati in ospedale. Nell'ufficio che era del direttore centinaia di volumi racchiudono gli appelli, le richieste, le annotazioni di servizio, la storia dietro le sbarre di chi in quella galera ha trascorso anni.
Tutto intatto, coperto di guano ma le stanze sono in parte ancora arredate, con manifesti di donne seminude, poster dell'Hellas e scritte a fornire la visuale di un carcere che in molti rimpiangono. Perchè era nato con un altro concetto, aveva la struttura di una caserma e nelle camerate ci stavano anche venti detenuti, gli spazi erano diversi così come diversi erano i rapporti umani. Quattro sezioni: la prima e la seconda per i comuni, al secondo piano l'infermeria e la terza, isolata dal resto, era la sezione dei pedofili e di chi si era macchiato di reati sessuali. La scala che porta la terzo piano è riparata da un cancello, le pareti schermate e i detenuti scendevano da una scala diversa per accedere al cortiletto chiuso. Non potevano entrare in contatto con i comuni, la loro vita sarebbe stata a rischio, nonostante i controlli. Poi la quarta la sezione, quella femminile, con una cucina riservata e con la sala in cui le suore insegnavano a cucire. È l'unica parte in cui i muri sono dipinti, e su ogni porta c'è una scritta che invita a pregare. Lì c'era la chiesa, con un mastodontico altare in marmo. Quello è rimasto.
Al pianoterra la zona servizi, i laboratori, il cinema e le cucine, la sala colloqui e i locali in cui le guardie trascorrevano il poco tempo libero giocando a carte o a calcio balilla. In uno stabile accanto, invece, c'era caserma dove alloggiavano. Per questo chi ha fatto servizio al Campone ne parla con nostalgia: era la vita di tutti i giorni, i colleghi sostituivano la famiglia e il rapporto con i detenuti era diverso.
«Eravamo pochi, io sono arrivato nel 1980 e sono stato uno degli ultimi ad andare via ma lasciare lo stabile di via del Fante è stato triste», lo dice con un timbro di voce che tradisce l'emozione. È un agente di polizia penitenziaria che il Campone lo conosce in ogni angolo. «Beh, all'epoca eravamo guardie e vivevamo tutti in caserma, quella è stata la mia seconda casa: sono arrivato che avevo 18 anni. Ci sono ritornato un paio di anni fa, quando venne la commissione ministeriale a fare un sopralluogo ed è stato come tornare indietro: mi sono fermato in portineria perchè facevo fatica, ero emozionato. Conosco ogni porta, ogni serratura. Sa, quando ce ne andammo chiudemmo tutte le finestre, come si fa quando si lascia una casa, per evitare che entrassero animali, perchè sarebbe stato un peccato che tutta la struttura andasse in rovina».
Scale, corridoi, celle: 15 anni fa un microcosmo ora feudo di piccioni e topi. Sporco, ma i muri hanno tenuto, non ci sono infiltrazioni d'acqua, le «carte» sono intatte. Ammucchiate nelle stanze della direzione, nell'ufficio dove venivano tenuti i registri delle presenze e degli appelli. «Era un detenuto a tenere in ordine, ha catalogato tutto, raccolto, sistemato e archiviato». La storia recente di chi in carcere c'è stato è stata trasferita nella nuova struttura, quella datata consegnata invece all'archivio di Stato e in via del Fante sono rimasti molti registri e faldoni degli anni Settanta. Accatastati e in parte ancora nelle scansie, ma sono lì.
Grandi archi, come la gemella ex caserma Mastino, l'attuale palazzo di giustizia che si vede dalle finestre, attraverso le sbarre, e lunghi corridoi dove si affacciavano le cucine, la sala colloqui e il cinema.
«I rapporti con i detenuti erano diversi, si lavorava con distensione e difficilmente c'erano problemi. Lo so che può sembrare assurdo ma, vede, il rispetto che regnava al Campone facilitava la convivenza e non c'erano grosse difficoltà a mantenere un buon livello di sicurezza (gli "ospiti" arrivarono ad essere anche 350)».
E all'interno di quelle stanze con le brande e i letti a castello le regole della convivenza si intrecciavano anche con la solidarietà. «Beh sì, finire in carcere non è bello, per questo chi ci arrivava per la prima volta trovava assai spesso un aiuto nei compagni di cella. Non sto dicendo che sia un luogo piacevole, non è così. Ma se uno ci deve restare cerca di creare meno problemi possibile e rispetta le regole. Là era così. Forse il fatto che il 90 per cento dei detenuti fosse italiano facilitava la comunicazione. E la disciplina».

Corot in 100 giorni richiama oltre 70mila visitatori

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Alessandra Galetto



Verona. Una chiusura all'insegna del grande successo, con migliaia di visitatori in coda in questo ultimo fine settimana di apertura, per la grande mostra «Corot e l'arte moderna. Souvenir et Impressions», che ha chiuso definitivamente i battenti ieri sera, alle 21, con orario straordinario prolungato per la concomitanza delle manifestazioni indette dal Comune per la ricorrenza dell'8 marzo.
La mostra, inaugurata il 27 novembre, curata da Vincent Pomarède, direttore del Dipartimento di Pittura del Musée du Louvre e massimo esperto di Corot primo frutto dell'accordo pluriennale realizzato tra il Comune e il Museo del Louvre, che ha portato alla Gran Guardia 100 dipinti, una quarantina prestati dal Louvre e gli altri arrivati dai maggiori musei internazionali, ha raggiunto ampiamente l'obiettivo, in termini di presenze, che si era posta l'amministrazione: la quota di 70mila visitatori è stata infatti non solo raggiunta ma superata.
Solo nella giornata di sabato, i visitatori entrati alla Gran Guardia sono stati 3.015 e anche ieri la coda davanti all'ingresso segnalava un finale all'insegna del tutto esaurito. Il fascino di quello che la critica ha definito «l'ultimo dei classici e il primo dei moderni», affermazione di cui, in un certo senso la mostra è la dimostrazione visiva, ha attirato un pubblico eterogeneo, composto certo da molti giovani ma non solo: tanti i veronesi, ma molti anche i visitatori arrivati da tutta l'Italia e dall'estero.
Uno degli aspetti sicuramente vincenti di questa grande mostra è stata proprio la scelta di affiancare al maestro francese le opere di artisti che lo hanno preceduto ma anche dei pittori dei secoli successivi, creando un percorso espositivo lungo un arco di quattro secoli, da Poussin a Picasso: proprio attraverso i 100 dipinti esposti, emerge il ruolo di Corot come ponte tra passato e futuro, tra tradizione e modernità. Anche le varie sezioni della mostra sono state realizzate per far comprendere come l'arte di Corot abbia intimamente influenzato non solo la prima generazione di impressionisti ma a suo modo anche i "fauves", i cubisti e l'arte astratta, in una qualità di rapporti e sfumature evidenziati dall'accostamento tra le sue creazioni e quelle di Denis e Sisley, Monet, Renoir e Cézanne, Mondrian, Braque e Picasso. In questo senso, l'esposizione ha avuto un carattere intelligentemente bilanciato tra il grande rigore filologico, l'approccio didattico, e lo straordinario fascino regalato dalla sede espositiva.

San Zeno, si cambia ancora
Arrivano gli stalli gialloblù

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Ilaria Noro



Verona. Nuova rivoluzione da domani a San Zeno e anche questa volta riguarda la viabilità.
Per ovviare ai disagi per il traffico che è costretto a subire il quartiere da quando è stato aperto prima e ampliato poi il cantiere per la costruzione del parcheggio interrato in piazza Corrubbio, l'assessore al Traffico e al Commercio Enrico Corsi, ha disposto tre importanti provvedimenti, «volti a migliorare la mobilità nella zona».
BUS E TAXI. In primis verrà cancellata la corsia preferenziale per bus e taxi di via Lenotti e la strada sarà quindi percorribile da tutte le auto in entrambe i sensi di marcia. Al momento, invece, la viabilità privata è consentita soltanto in un'unica direzione; quella che porta a piazza Pozza a San Zeno.
Verrà abolito anche il senso unico in via Scarsellini, al momento percorribile solo da via Lenotti e in direzione delle Rigaste. Lungo la strada sono già stati posti i cartelli che impongono domani il divieto di sosta: la motivazione è "sistemazione della segnaletica stradale", che verrà ovviamente modificata. A farne le spese, sono quindi i posti auto disegnati su di un lato di via Scarsellini.
Ma a questo disagio si promette di far fronte il terzo ed ultimo provvedimento studiato da Corsi e dal settore traffico: quello di modificare anche il parcheggio vicino alla sede dell'Ater.
SEDE ATER. Quell'area di sosta conta una cinquantina circa di posti auto, che al momento sono delimitati con gli stalli blu. Nel corso della prossima settimana, invece, verranno ridisegnati a favore dei residenti per le ore notturne e diventeranno quindi parcheggi giallo-blu: in cui cioè dalle 19 alle 9 di ogni giorno, la sosta è riservata solo ai residenti senza garage, mentre durante il giorno è fruibile da tutti, e quindi anche dai clienti dei negozi della zona.
Tutti e tre i provvedimenti verranno allestiti a partire da domani, anche se ci vorrà qualche giorno perché diventino attivi a tutti gli effetti.
MODIFICHE TEMPORANEE. «Abbiamo concordato queste modifiche alla viabilità con l'obiettivo di ridurre al minimo i disagi che inevitabilmente crea al quartiere un cantiere come quello di piazza Corrubbio. Le decisioni sono state prese dopo diversi incontri di confronto avuti con alcuni rappresentanti dei residenti e delle attività commerciali della zona», spiega Corsi.
«Tutte queste modifiche sono ovviamente temporanee», chiarisce l'assessore Corsi, «ma rimarranno in vigore fin tanto che ce ne sarà necessità e quindi, presumibilmente, per l'intera durata dei lavori di costruzione del parcheggio sotterraneo», specifica l'assessore.

Dormiva sotto i portici del centro
Homeless presa a calci e pugni

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Verona. Senzatetto aggredita a calci e pugni da tre persone «scocciate» dal fatto che dormisse sotto un portico. È accaduto nei giorni scorsi, di fronte ai giardini della chiesa di San Tomaso, subito dopo il ponte Nuovo. Lei, una homeless straniera, educata, che non parla mai e che vive in strada ma non di elemosine e la cui unica stranezza è che ogni tanto parla da sola, aveva trovato riparo sotto il portico tra via Santa Maria Rocca Maggiore e lungadige Re Teodorico. Mite e silenziosa, se qualcuno le offre la colazione lei lascia il denaro che avrebbe dovuto versare nella cassettina della beneficenza. Non disturba proprio nessuno ma la settimana scorsa però, a notte fonda, due uomini e una donna hanno iniziato a colpirla mentre stava dormendo. Le urla di dolore della barbona e quelle dei suoi aggressori hanno svegliato un giovane che abita nel palazzo, si è affacciato alla finestra e percependo che qualcuno era in pericolo ha chiamato il 113 prima di scendere.
Una volta in strada vedendo che i tre continuavano a picchiare la povera donna si è avvicinato ed è intervenuto per difenderla: ex pugile, ha colpito con una testata uno dei due uomini (che avrebbe riportato un trauma al naso) e per evitare un pugno dell'altro lo ha colpito al torace. In quel momento sono arrivate le pattuglie e la contesa è terminata. Non è chiaro se qualcuno abbia sporto denuncia, resta il fatto che nessuna comunicazione dell'episodio sarebbe ancora arrivata in Procura.F.M.

Vito Giacino nominato vicesindaco

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Verona. In apertura la politica amministrativa perché poco fa il sindaco Tosi ha nominato Vito Giacino, attuale assessore all’Urbanistica del comune di Verona, nuovo vicesindaco. Sfuma così per l’assessore Benetti, la possibilità di poter assumere la carica, dopo il suo passaggio dall'Udc al Pdl. Il primo cittadino scaligero ridisegna così i poteri della Giunta: più spazio alla cordata di Giancarlo Conta, assessore regionale uscente all’Ambiente, rappresentata da Giacino e un freno invece alla corrente che fa riferimento al sottosegretario Brancher. Giacino ricoprirà così la carica lasciata vacante, un anno e mezzo fa, da Alfredo Meocci.

Inoltre, Tosi, con proprio decreto, ha assegnato oggi la delega relativa all’Edilizia sportiva all’assessore allo Sport  Federico Sboarina, in quanto le competenze in materia di Edilizia sportiva sono strettamente connesse agli indirizzi propri dell’assessorato allo Sport. All’assessore Vittorio Di Dio vengono confermate le competenze in materia di Edilizia pubblica, Rapporti con i veronesi nel mondo, Tursimo sociale e Pari opportunità.

Disinnesco bomba, tutti i provvedimenti

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Verona. Per consentire le operazioni di disinnesco di un ordigno esplosivo ritrovato in via Gardesane 49, domenica, in tutte le strade che si trovano nel raggio di 500 metri dal luogo del rinvenimento, sarà vietato il transito di veicoli e pedoni, dalle 6,30 fino al termine delle operazione di disinnesco, previsto orientativamente intorno alle 8.
Il divieto riguarderà: via Gardesane dal civico 22 al 51; via Stradella Bionde dal civico 12m all'intersezione con via Gardesane; via De Pinedo, dall'incrocio di via Bionde a via Gardesane; via Bresciana tra il civico 27 e il 12; via Bacilieri tra via Gardesane e l'accesso carrabile dell'Hotel Elefante. La Prefettura coordinerà tutte le operazioni che prevedono lo sgombero dei residenti entro le 6.30; fra le 7 e le 8 il Genio Guastatori di Legnago provvederà alla delicata fase del despolettamento dell'ordigno bellico. Al termine dell'operazione sarà consentito il rientro dei cittadini nelle abitazioni e saranno riaperte le due principali arterie di collegamento tra Verona e il lago di Garda. Alle 8 circa è previsto il trasferimento dell'ordigno all'aeroporto di Boscomantico, dove tra le 12.30 e le 14 verrà fatto brillare.
Il centro di accoglienza per i cittadini coinvolti sarà allestito all'interno del Centro Usato Vicentini di via Bresciana 37, che ospiterà anche il posto comando avanzato in cui saranno presenti tutti gli organismi coinvolti nell'attività di disinnesco.
Pertanto dalle 6,15 fino al termine delle operazioni di disinnesco saranno istituiti i seguenti obblighi: svolta a destra su via Bionde o a sinistra su via Lucio III per i veicoli che da via Stanga giungono all'intersezione con via Bionde; svolta a destra per i veicoli circolanti su via De Besi, una volta giunti all'incrocio con via Bresciana; svolta a destra su via Binelunghe o a sinistra su via Bassone per i veicoli provenienti da Bussolengo che da via Bresciana giungono all'intersezione con via Binelunghe; svolta a sinistra su via Bresciana in direzione Bussolengo per i veicoli che da via Barsanti arrivano all'incrocio con via Bresciana; svolta a destra o a sinistra per i veicoli circolanti su via Gardesane, provenienti dalla Croce Bianca e diretti a Bussolengo, una volta giunti all'intersezione con via Bionde; svolta a destra per i veicoli circolanti su via Gardesane, provenienti da Bussolengo, una volta giunti all'intersezione con via Bassone; svolta a destra in direzione Bussolengo per i veicoli circolanti su via Ferrarin, giunti all'intersezione con via Gardesane; svolta a destra su via De Pinedo, in direzione Chievo, per i veicoli circolanti su via Bionde giunti all'intersezione con via De Pinedo; svolta a destra su via Gardesane in direzione Verona per i veicoli circolanti su via Bionde, una volta giunti all'intersezione con via Gardesane; svolta a destra per i veicoli circolanti su via Ca' dell'Albera giunti all'intersezione con via Bresciana; svolta a destra per i veicoli che da via Ca' del Bisso giungono all'intersezione con via Bacilieri. Avranno invece l'obbligo di proseguire dritto i veicoli circolanti su via Bionde, giunti all'intersezione con via Stradella Bionde, e i veicoli circolanti su via Lugagnano, giunti all'intersezione con via Bacilieri.

Ronda della Carità, da 15 anni al fianco degli ultimi

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Verona. Un fenomeno sempre più diffuso testimoniato da numeri imponenti come 40mila pasti e 3mila coperte. A tanto ammonta, ogni anno, la distribuzione dei volontari della Ronda della Carità a Verona e provincia a quelle persone definite «i senza fissa dimora». Senza contare quanto distribuito da numerosi altri centri, istituti religiosi e parrocchie. A queste persone, domani alle 16, nell'auditorium del Nuovo Seminario Vescovile in via Seminario 8, è dedicato l'incontro «Vite nascoste, i senza fissa dimora» nell'ambito degli eventi celebrativi per il 15° anno di attività della Ronda della Carità.
L'incontro ha l'obiettivo di conoscere meglio questa realtà per scoprire la ricchezza del volontariato impegnato ogni giorno con gli ultimie.
Al dibattito, coordinato dal caporedattore di Telepace Roberto Zoppi, interverranno il vescovo Giuseppe Zenti; l'assessore alle politiche sociali del Comune Stefano Bertacco; l'assessore provinciale alle poLitiche della famiglia e volontariato Marco Luciani; il direttore della Caritas Diocesana monsignor Giuliano Ceschi; il direttore della Casa di Accoglienza il Samaritano Michele Righetti; il vicepresidente della Ronda della Carità Rino Allegro, ed il professore Massimo Santinello che, insieme al professore Gioacchino Lavanco, ha curato il libero «I senza fissa dimora. Analisi psicologica del fenomeno e ipotesi di intervento».M.U.

Tosi: «Zona stadio e sicurezza
Non c'è nessuna emergenza»

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Verona. “Per il quartiere dello Stadio, è assurdo e fuorviante parlare di emergenza sicurezza e di situazioni di degrado: la zona è stata monitorata e seguita da questa Amministrazione fin dai suoi esordi e i controlli ci sono. Pur ringraziando, quindi, l’assessore Di Dio per le segnalazioni che ha portato all’attenzione della Giunta comunale, debbo però anche dire che mi sembrano eccessivamente allarmistiche e che non trovano fondamento nella realtà dei fatti”.

 “Nella scorsa settimana – ricorda il sindaco – la Polizia Municipale nell’attività di contrasto alla prostituzione, ha sanzionato, in sole tre ore, 14 clienti in via Albere, via Palladio, piazzale Guardini e lungo la Strada regionale 11: resta, è vero, il problema del Palladio, sul quale abbiamo posto una costante attenzione, a partire dal grande blitz interforze del dicembre 2007 che aveva portato al sequestro di alcuni appartamenti; quell’inchiesta sta ancora proseguendo, si è ulteriormente implementata grazie anche alla Polizia municipale e il quartiere continua ad essere costantemente sorvegliato anche dalle pattuglie miste dell’Esercito con Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato”.

“Nell’ultimo mese, inoltre – ha detto ancora il Sindaco – grazie ad un’attività di controllo del territorio svolta congiuntamente dalla Polizia municipale e dall’Arma dei Carabinieri, sono stati tratti in arresto nella zona 7 spacciatori, cosa che ha ridotto drasticamente il fenomeno dello spaccio in quella zona. Ho motivo di ritenere che, a breve, vi saranno ulteriori sviluppi che, credo, coinvolgeranno non solo criminali comuni, ma anche alcune attività economiche.

Tutti gli interventi delle varie forze dell’ordine sono coordinati attraverso la Prefettura, dato che più volte, al Tavolo Provinciale per la sicurezza, sono state trattate le tematiche riguardanti la zona Stadio. Quanto ad alcuni episodi specifici segnalati dai cittadini, hanno già trovato o stanno per trovare la necessaria risposta”. Sulla situazione allo Stadio interviene anche il presidente della 3ªCircoscrizione: “alcune zone del quartiere Stadio versavano in situazione allarmante 3 anni fa, non certo oggi. Siamo consapevoli che si tratta da sempre di aree delicate, ma da quando si è insediata l’attuale Amministrazione sono stati compiuti numerosi i passi avanti. Nella sede della nostra circoscrizione, ad esempio, esiste uno Sportello Sicurezza al quale gli abitanti del quartiere si possono rivolgere per segnalazioni, che poi provvediamo a trasferire agli organi di competenza: un vero e proprio punto di ascolto e di riferimento per i cittadini che possono sentirsi liberi di segnalare anche situazioni delicate. Molte delle indagini avviate nella zona sono partite proprio da queste indicazioni”.

Trapianti in aumento nel Veneto: 
438 nel 2009, +19% rispetto al 2008

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Verona. Nel corso dell’ultimo anno il Sistema trapianti del Veneto ha raggiunto un risultato «storico»: per la prima volta è stata raggiunta la quota di 438 trapianti d’organo effettuati, rispetto ai 351 dell’anno precedente, con un aumento del 19%. Sono aumentate anche le donazioni da vivente nel trapianto di rene, mentre sono in aumento i dinieghi alla donazione da parte delle famiglie dei deceduti, passato dal 21,6% del 2008 al 27,3% del 2009 (il dato nazionale è del 30,3%). I donatori effettivi sono stati 116 nel 2009 contro 130 nel 2008. I dati emergono dal rapporto sull’attività di trapianto 2009 nel Veneto, presentato oggi all’Azienda ospedaliera integrata di Verona dall’assessore regionale alla sanità Sandro Sandri e dal coordinatore del Sistema trapianti professor Francesco Calabrò.

«Ancora una volta - ha sottolineato Sandri - il Veneto si conferma ai vertici nazionali in un settore sanitario ad altissima valenza tecnica e scientifica, con un grande lavoro d’equipe. Ricordiamoci che per un trapianto si attivano ben 120-130 operatori con tempi di intervento tra le 6 e le 8 ore. I risultati di quest’anno sono ancora più significativi, perchè raggiunti in un quadro che registra anche un aumento dei dinieghi alla donazione. Ciò deve indurre tutto il sistema a rafforzare le azioni di tipo culturale ed informativo che, come dimostra il successo del programma di formazione della fondazione per l’incremento dei trapianti d’organo e di tessuti (Fitot) nelle nefrologie per la donazione di rene da vivente, è la strada da seguire». Analizzando l’andamento in relazione ai vari organi, emerge che sui 438 trapianti effettuati, 287 sono stati di rene (39 di questi da donatore vivente), con aumenti sensibili in tutti i centri veneti. I pazienti in lista d’attesa sono diminuiti, passando dai 1.307 del 2008 ai 1.121 del 2009.

Giornata mondiale della poesia a Verona

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Verona. La poesia del cinema è il focus delle celebrazioni della Giornata mondiale della Poesia promossa dall’Unesco e organizzata dall’Accademia mondiale della Poesia per il 18 e 19 marzo a Verona. L’evento ha il patrocinio, tra gli altri, del ministero dei Beni e delle attività culturali, del ministero degli Affari esteri e Rai teche, il supporto di regione Veneto.

Sono previste le presenze di Tonino Guerra, Theo Angelopulos, Francesco Barilli, Andrea Guerra, Amedeo Pagani, Marcia Theophilo, Wim Wenders, Andrea Zanzotto, Sergio Zavoli.

Al centro della Giornata la poetica di Guerra, testimoniata dai numerosi lavori che il maestro di Pennabilli ha prodotto per i maggiori registi della storia del cinema: Federico Fellini, Angelopulos, Francesco Rosi, Elio Petri, Michelangelo Antonioni, Wenders, Giuseppe Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Marco Tullio Giordana, Francesco Barilli. Per la Giornata Mondiale della Poesia, l’Accademia che annovera tra i suoi soci fondatori Wole Soynka, Seamus Heaney, Mario Luzi, Adonis ha promosso il Concorso ’Gocce, un sms per salvare l’acqua con una poesià.

Corsi: «Traforo, il referendum non si può fare»

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Marco Cerpelloni



Verona. Traforo, resta acceso il confronto. Lunedì sera in seconda circoscrizione i cittadini hanno potuto intervenire chiedendo chiarimenti sulle nuove modifiche all'opera. Ad accogliere le istanze, l'assessore alla Mobilità Enrico Corsi. Ha presentato gli aspetti tecnici del progetto Giorgio Zanoni, dirigente dell'ufficio traffico. In sala, l'incontro si è tenuto al Centro Marani, erano presenti i consiglieri comunali Paolo Zanotto, Stefania Sartori, Giancarlo Montagnoli, Elio Rocco Insacco e Ciro Maschio. Tra il pubblico anche il presidente del comitato contro il collegamento autostradale delle Torricelle, Alberto Sperotto. Il consiglio circoscrizionale è stato diviso in due parti dopo la presentazione da parte dell'opposizione di una mozione pregiudiziale per mancanza di documentazione. I capigruppo hanno concordato di mostrare il progetto dell'infrastruttura per poi riprendere la prossima settimana il dibattito e passare al voto.
L'assessore Corsi ha ribadito l'intenzione dell'amministrazione di procedere: «Resta fondamentale portare a termine il programma dell'amministrazione con quest'opera strategica e fondamentale. La situazione della viabilità va risolta e questa è una risposta, come lo è la filovia per il trasporto pubblico di massa». Corsi poi sottolinea come «quest'opera tuteli al massimo il territorio» e particolarmente l'area di «Avesa, Ponte Crencano e Quinzano, dove resterà interrata». L'assessore ha aggiunto che «l'infrastruttura creerà un polmone verde, in quanto sulla sua copertura non si potrà costruire: è un sistema ecologico, con sistemi di ultima generazione nel rivestimento delle pareti, nella pavimentazione e nel filtraggio dei fumi». Si è soffermato anche sull'unica opera di compensazione nel territorio della seconda circoscrizione, nell'area di via Preare, dicendo che «il parcheggio scambiatore potrà dare una risposta anche alle esigenze dell'ospedale» e annunciando che «vi passerà il filobus e vi saranno bus navetta per il nuovo polo ospedaliero». Corsi ha spiegato come il traforo sia in grado di «intercettare il traffico che oggi attraversa Parona» per, poi, proseguire sul tema del pedaggio, dicendo che «si potrebbe arrivare anche a esenzioni per una parte della città».
I cittadini hanno manifestato, anche con forza, i loro dissensi. Vogliono conoscere «l'impatto del traffico su via Mameli» che Corsi dice «essere, oggi, per il 60% di attraversamento». Sugli espropri, l'assessore interviene dicendo che «l'amministrazione, pur considerando l'interesse generale su quello del singolo, si rende disponibile a collaborare per trovare una soluzione comune». L'intervento del consigliere Zanotto ha evidenziato l'esigenza di «avere trasparenza per un'opera così importante», aggiungendo che «è comprensibile l'ansia degli espropriandi, poiché prima della delibera di pubblica utilità non si è parlato del tipo di traffico». I cittadini rimarcano che «la città non deve diventare la scorciatoia di un traffico che si rivela essere non solo cittadino, ma anche provinciale e, persino, regionale». Sperotto prosegue sulla possibilità di procedere con la consultazione popolare «voluta dalla maggioranza dei cittadini secondo recenti sondaggi». Corsi ribatte dicendo che «la domanda di referendum è nulla e non praticabile qualora si crei danno all'amministrazione pubblica. Con la dichiarazione di pubblica utilità si entra in una fase di non ritorno. La ditta, se si impedisce la realizzazione dell'opera, acquisisce un diritto risarcitorio».
L'ultima richiesta di referendum, avanzata da un comitato presieduto dall'avvocato Carlo Trentini, è stata «congelata» dal Comune, e non dal Collegio dei garanti, per la concomitanza dell'iter referendario con la campagna elettorale delle regionali. Il Collegio dei garanti (presidente Canevaro, Maccagnani e De Petris), che ha il compito di giudicare l'ammissibilità del referendum, non ha imposto alcuno stop e anzi ha chiesto per lettera al Comune di notificargli i quesiti proposti, sollecitando una decisione in merito alla prosecuzione o meno dell'iter.

Primo ricorso sul Motorcity
«C'è il territorio da tutelare»

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Fabio Tomelleri



Trevenzuolo e Vigasio. Il contenzioso ambientalista contro "Motorcity" si sposta sul piano legale. Legambiente ricorrerà al Tribunale amministrativo regionale per l'annullamento della delibera con cui la Regione, il 29 dicembre scorso, autorizzò il progetto dell'autodromo di Vigasio e Trevenzuolo. Il provvedimento contestato dagli ambientalisti è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale regionale martedì 2 marzo. «Ci rivolgeremo al Tar», annuncia Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, «per la salvaguardia del territorio e soprattutto per la salute dei cittadini». Gli ecologisti non condividono le prescrizioni rilasciate dai tecnici regionali nel parere con è stato autorizzato l'intervento, che trasformerà quattro milioni e mezzo di metri quadrati di territorio.
«È stata recepita solo una delle osservazioni che avevamo presentato», spiega Bertucco, «quella sul "fantomatico" casello dedicato al "Motorcity" sull'autostrada del Brennero. Sarà obbligatoria la realizzazione dello svincolo per aprire il parco di divertimenti e il centro commerciale. Per il resto c'è una grave sottovalutazione del progetto e del devastante impatto che avrà sull'area». Il presidente osserva: «La commissione si limita a prevedere un monitoraggio dell'aria. Non fa riferimento a quanto sottolineato dall'Agenzia regionale di prevenzione ambientale (Arpav) di Verona l'anno scorso sull'aumento del traffico, previsto di sei volte».
Bertucco lamenta la mancata attenzione «alle previsioni di mobilità che noi riteniamo sorprendenti». E conclude: «Non c'è nessun obbligo preciso per l'accordo di programma con la Provincia di Verona sulla viabilità. Alle molte osservazioni pervenute la commissione ha risposto in modo generico che il progetto autodromo è previsto da una legge regionale del 1999. Ma, all'epoca, si parlava solo della pista. Non di tutto il resto». Franco Bonfante, consigliere regionale del Pd, sottolinea: «L'unica cosa significativa è il casello: non sarà facile ottenere una simile opera. Questo potrà mettere in difficoltà gli investitori vista la crisi economica. Noi rimaniamo contrari all'intervento».

L'odissea degli studenti-sardine

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Verona. Un inverno da dimenticare per gli studenti che usano l'autobus per andare e tornare da scuola. Cioè quasi tutti. Tra cantieri per lavori stradali, eventi fieristici che ingolfano la zona sud della città e maltempo, i ritardi, le coincidenze saltate se non addirittura le corse annullate non si contano più. I problemi riguardano soprattutto le destinazioni più distanti, come Valeggio, Sandrà o Boscochiesanuova, ma quelle relativamente vicine come Pescantina e San Giovanni Lupatoto e la città.
«Finisco tutti i giorni scuola alle 12.40 anziché dieci minuti più tardi come gli altri miei compagni perché se perdo l'autobus delle 12.50 devo aspettare quasi un'ora e mezza per la corsa successiva». A raccontare la sua personale odissea del tragitto casa-scuola è Clarissa, 17 anni, che frequenta le «Stimate» in piazza Cittadella e abita a Valeggio sul Mincio. «Inoltre dalle 2 alle 4.30 c'è un buco totale di corse per Valeggio. Ci sarebbe un pullman alle tre ma in quel caso bisognerebbe scendere a Villafranca e prendere la coincidenza. E con i ritardi è difficile avere la certezza di riuscire a salire».
«Noi non ci lamentiamo. Tolto qualche disagio per i frequenti ritardi, nell'ordine dei 10, 15 minuti al massimo, è tutto regolare. Ma a Paola, una nostra compagna di classe che abita a Boscochiesanuova, è capitato ancora di non riuscire a venire a scuola perché il pullman non era proprio partito dal suo paese», spiega Gioia, 15 anni, che studia alle «Seghetti». «Mi chiedo come mai per Bussolengo c'è il doppio delle corse rispetto a Pescantina. Da quando finisco scuola a quando salgo sul primo pullman diretto verso casa passa poco meno di un'ora», spiega Alessandro, 15 anni, studente al «Ferraris».
Ma anche chi viaggia solo sulla tratta urbana salire dalla fermata all'autobus atteso può essere un'impresa. Alcune corse, nelle ore di punta della mattina e intorno all'una, sono talmente stipate che salire diventa difficile. «In orario scolastico, viaggiare è un incubo. Capita che a volte alcuni ragazzi siano costretti a rimanere a piedi e attendere la corsa successiva», spiega una signora che lavora a Quinzano ma abita in centro e dal lunedì al venerdì e qualche volta anche il sabato, utilizza il 24 per il tragitto casa-ufficio. «Questi ragazzi costretti a viaggiare stipati come sardine mi fanno pena. Da mamma, penso se i genitori, che sborsano i soldi per gli abbonamenti, siano a conoscenza di come viaggiano i figli», aggiunge la signora, 54 anni, alla fermata del bus.
«Anziché vicino a scuola, spesso vado fino alla stazione e salgo lì sul bus: così sono sicura di non rimanere a piedi perché poi salgono talmente tanti ragazzi che a volte non ci stiamo. Ci vorrebbero più "bis" nell'ora di punta. E ci sono alcune corse dirette al mio paese che dalla stazione non passano. E i ragazzi che studiano vicino alla stazione devono venire a piedi fino in corso Porta Nuova», spiega Greta, 15 anni, allieva delle «Seghetti» che abita a Badia Calavena.I.N.

Festa della donna, tutte le iniziative

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Verona. Prenderà il via ufficialmente venerdì 5 marzo, alla Gran Guardia, l’edizione 2010 di “Ottomarzo. Femminile, plurale”, la manifestazione promossa dall’assessorato alle Pari opportunità del Comune di Verona per la Festa della Donna. Il programma dell’evento è stato presentato oggi a Palazzo Barbieri dall’assessore alle Pari opportunità; presenti il presidente della Consulta delle Associazioni Femminili Franca Consorte, il coordinatore dell’Ufficio Scolastico Provinciale Anna Lisa Tiberio, la coordinatrice didattica del Conservatorio Statale di musica “Dall’Abaco” Luisa Zecchinelli.

L’assessore ha ricordato come l’appuntamento stia assumendo negli anni dimensioni crescenti grazie ad un calendario di eventi sempre più ricco, dedicato non solo alle donne e che esce dalla tipica accezione legata al genere per coinvolgere un panorama sempre più ampio di soggetti legati alle Pari Opportunità.

Sono più di cinquanta gli eventi che andranno ad occupare l’intero mese di marzo e che interesseranno quasi tutte le circoscrizioni con aperitivi letterari, convegni, spettacoli, concerti, mostre, laboratori, incontri e rassegne fotografiche.

Per quanto riguarda gli appuntamenti di spettacolo e divertimento, l’assessore ha segnalato l’esibizione del Quartetto Euforia, sabato 6 marzo alle 21, all’Auditorium della Gran Guardia; la rappresentazione teatrale “Giulietta”, prodotta dalla Fondazione AIDA, in programma lunedì 8 marzo alle 21, al Teatro Camploy; i concerti all’Auditorium della Gran Guardia domenica 7 marzo: alle 16.30 “L’immagine della donna: la natura e l’arte” e alle 20.45 lo spettacolo a cura del Conservatorio “Dall’Abaco”.

Numerosi gli appuntamenti di riflessione e approfondimento, tra cui: “Donne in emergenza. Il contributo femminile nello scenario del terremoto a L’Aquila del 6 aprile 2009”, che si terrà sabato 6 marzo a partire dalle 8.45 nella sala convegni della Gran Guardia; ancora sabato 6 marzo, a partire dalle 15, la sala convegni della Gran Guardia ospiterà una serie di incontri-dibattito tra cui “8 marzo: i ruoli e le opportunità di uomini e donne nel nuovo contesto sociale” e “Padri separati, opportune parità. Per donne e non solo”. Lunedì 8 marzo, a partire dalle 9.30, all’Auditorium della Gran Guardia si terrà l’incontro riservato alle scuole “I disturbi del comportamento alimentare”. Sempre lunedì 8 marzo, alle 10.30. nella sala Arazzi di Palazzo Barbieri, l’Associazione dei Consiglieri Emeriti del Consiglio comunale di Verona organizzano l’incontro “Donne nella ricostruzione”.

Il calendario degli appuntamenti riserva spazio anche per l’arte: alla Buvette della Gran Guardia sarà allestita la mostra “Femminile plurale. Grafica e illustrazioni di Gek Tessaro”, mentre al Palazzo della Ragione sarà di scena la seconda edizione della mostra “Cre-Attive”, che vede protagoniste circa trenta associazioni femminile.

Tre gli aperitivi letterari in programma nella Buvette della Gran Guardia: con lo scrittore Marcello Veneziani, sui temi trattati nel suo libro “La sposa invisibile”, sabato 6 marzo alle 18.30; con l’attrice ed autrice Giorgia Wurth, per la presentazione del suo libro “Tutta da rifare”, lunedì 8 marzo alle 18; martedì 9 marzo, alle 18, l’appuntamento è con “La Donna nella poesia dialettale veronese”, momento dedicato alla lettura di poesie di Berto Barbarani, Tolo da Re, Egidio Meneghetti e Wanda Girardi Castellani.

Due incontri (lunedì 11 e giovedì 18 marzo, alle 14) porteranno la manifestazione anche all’interno della Casa Circondariale di Montorio per discutere sul tema “Prevenzione, salute e benessere della donna”. Inoltre, mercoledì 8 marzo dalle 17.30 alle 19.30, ingresso gratuito per tutte le donne alla mostra “Corot e l’arte moderna. Souvenirs et Impressions” (chiusura biglietteria ore 18.15).

Sabato 6 e domenica 7 marzo apertura straordinaria della mostra fino alle 21 (chiusura biglietteria ore 20.15) e ingresso ridotto per tutte le donne a 4 euro.

Il programma completo è disponibile sul sito www.ottomarzotuttolanno.it .

«Attacco razzista, Marini deve andarsene»

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Verona. «Nato a Nogara 28 anni fa, da padre eritreo e madre di Gazzo». Non credeva di trovarsi a dover precisare in pubblico le proprie origini, Yared Ghebremariam-Tesfaù: il consigliere del Pd in sesta circoscrizione apostrofato nel corso di una seduta sul traforo con un «vergognati extracomunitario» dal vicepresidente e coordinatore della commissione cultura Loris Marini, della Lega. Ma l'insulto, «scappato» a Marini nella concitazione del dibattito e udito da tutto il consiglio attraverso il microfono dell'assessore Enrico Corsi, seduto al suo fianco, ora scatena la reazione del Pd a livello di circoscrizione, Provincia e Regione. «Sulla questione non arretreremo di un passo», dicono i rappresentanti del partito.
E ieri è stata presentata la mozione di biasimo e sfiducia nei confronti di Marini, inviata al presidente della circoscrizione Mauro Spada (Pdl), in cui l'episodio è definito «un attacco di intolleranza razzista» da punire con le dimissioni del leghista. Presenti il consigliere regionale del Pd Franco Bonfante, i segretari provinciale e cittadino Giandomenico Allegri ed Emanuele Amaini, Susanna Beltrame dei Giovani democratici e, per la sesta circoscrizione, il capogruppo Donatella Andreani e il consigliere Giorgio Furlani, insieme allo stesso Ghebremariam Tesfaù.
Nel documento, si chiede all'intero consiglio della sesta di riconoscere «l'inopportunità di vedersi rappresentato da un personaggio che non esita a utilizzare frasi di stampo razzista in sede istituzionale per offendere pesantemente una persona». Marini viene definito «indegno della carica che ricopre» anche in merito alla «incapacità di gestire le sue pulsioni razziste». «La Lega», dice Bonfante, «finge di non aver alcun problema con le persone di origine straniera purché siano in regola, ma in episodi come questo emerge tutta la sua insofferenza».
Yared, che a Verona ha frequentato il liceo classico e ora la facoltà di Giurisprudenza, si dice «amareggiato ma non ferito da quell'affermazione, proprio per la sua bassezza». E precisa che Spada e altri esponenti del Pdl si sono subito scusati con lui. Marini «lo ha fatto due giorni dopo, dicendomi di non aver usato la parola "extracomunitario" come un insulto». Intanto, per il segretario della Lega Matteo Bragantini l'uscita di Marini, «è stata inopportuna e sbagliata, ma provocata dalla veemenza della discussione politica, non dalle sue idee. Lo dico perché Marini, che si è sempre dedicato al volontariato, è conosciuto per essere persona seria e corretta».L.CO.

«Vergognati immigrato». Bagarre in Consiglio

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Verona. «Vergognati extracomunitario». Così il vicepresidente della sesta circoscrizione (Borgo Venezia), il leghista Loris Marini, di 79 anni, si è rivolto al consigliere del Partito democratico Yared Ghebremariam Tesfau, 28 anni, di origine etiope, al culmine di un'accesa discussione sul Traforo delle Torricelle. Alla seduta aveva partecipato anche l'assessore Enrico Corsi che ha illustrato il progetto prendendo posto accanto al vicepresidente Marini.
La discussione era stata incandescente, e sia da una parte che dall'altra non erano mancate polemiche e provocazioni. Ma l'epiteto a sfondo razzista pronunciato dall'esponente della Lega Nord ha lasciato tutti allibiti. Tanto che lo stesso Marini, rivela Ghebremariam, gli ha poi chiesto scusa personalmente.
«Mi ha detto che gli era scappata e questo la dice lunga sui sentimenti che albergano nell'anima di certi politici, ma a livello personale», afferma il consigliere del Pd, «non ho problemi ad accettare le sue scuse poiché non mi sento minimamente offeso da una dimostrazione di un pensiero di così basso livello, il problema piuttosto è che queste parole sono state pronunciate da una persona che ricopre un ruolo istituzionale e di garanzia». A tale proposito, il gruppo del Pd annuncia che inviterà il presidente Mauro Spada (Pdl) a punire Marini con una «nota di biasimo» e a sollecitarne le dimissioni da vicepresidente.
L'accaduto si è verificato al termine di un lungo botta e risposta tra l'assessore e i rappresentanti dell'opposizione. Ai consiglieri del Pd che ironizzavano sulla «compattezza» della maggioranza, Corsi rispondeva citando ad esempio di efficienza amministrtativa l'aver «tolto i vu cumprà» dalle vie del centro. Una frase a cui il giovane consigliere democratico replicava ironicamente complimentandosi «per il livello culturale». Da lì è scoppiata la bagarre culminata con l'insulto di Marini.
Sul fatto interviene anche il consigliere regionale del Pd Franco Bonfante: «La gravità di simili affermazioni espresse da chi rappresenta le istituzioni non può essere ignorato, nè tantomeno tollerato in una società civile».E.S.

Liste, i radicali chiedono verifiche

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Venezia. Il delegato per la Lista Bonino Pannella di Venezia, Michele Bortoluzzi, ha depositato ricorsi alla commissione circoscrizionale per l’accesso agli atti di tutte le liste Provinciali di Venezia, ed alla Corte d’Appello per l’accesso agli atti delle candidature regionali, quindi di Bortolussi, Zaia, De Poli. Nelle province di Treviso, Padova, Belluno, Verona e Vicenza i radicali hanno depositato altri analoghi ricorsi. Un gruppo di persone «competenti, sia giuridicamente e sia elettoralmente è pronto - spiega Bortoluzzi -, nel caso in cui la Corte accolga la richiesta, ad entrare in azione, per controllare le decine di infrazioni che ci sono state segnalate in Veneto dai delegati, dagli uffici anagrafe e, anche, dai carabinieri in alcuni casi». Secondo Bortoluzzi le liste di comunali e regionali in Veneto «devono essere ricontrollate una ad una, firma per firma e data per data, per verificare se vi siano state forzature delle procedure».

Bestemmia e viene squalificato
In A il primo a pagare è Di Carlo

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Verona. È l’allenatore del Chievo Domenico Di Carlo la prima vittima in serie A della nuova norma che punisce chi bestemmia in campo. Il giudice sportivo lo ha punito con un turno di squalifica. Non era invece una bestemmia quella pronunciata dal giocatore del Chievo Marcolini, assolto dal giudice esaminate le immagini televisive. «Il calciatore clivense - si legge nella decisione -, uscendo dal terreno di gioco in conseguenza dell’espulsione inflittagli dall’arbitro pochi attimi prima, proferiva apparentemente un’espressione gergale, in uso nel Triveneto ed in Lombardia, con becero riferimento a ’Diaz’ e non a Dio (il diverso movimento delle labbra nelle pronuncia della vocale aperta ’A' rispetto alla vocale ’O' legittima quanto meno un’incertezza interpretativa)».

Traforo, avanti tra ricorsi e liti

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Enrico Santi



Verona. «Il Traforo non può diventare oggetto di baratto nella maggioranza con questioni politiche come il caso Benetti, perché è una cosa troppo importante e delicata». Il presidente della seconda circoscrizione (Borgo Trento) Alberto Bozza smentisce le voci di ritorsioni da parte di settori del Pdl che non digeriscono il passaggio dell'assessore all'Istruzione dall'Udc ai berlusconiani sotto l'ala protettrice del sottosegretario Aldo Brancher. Bozza, tuttavia, non mimizza le tensioni: «Il caso Benetti è di estrema gravità, ma viaggia su binari diversi e nel Pdl non c'è intenzione di strumentalizzare le due faccende o di farne materia di ricatto». Tornando sul tema del Traforo delle Torricelle, il presidente Bozza afferma che il progetto all'esame del Consiglio di circoscrizione «è frutto di un confronto costruttivo ma anche duro e critico poiché l'opera ha un impatto molto forte e all'interno della coalizione abbiamo battagliato per avere garanzie di tutela del territorio ottenendo cambiamenti sostanziali».
ESPROPRI. Intanto, con la pubblicazione dell'avviso all'albo pretorio comunale, sui siti web di Comune (www.comune.verona.it) e Regione (www.rveneto.bandi.it) e sui quotidiani locali, ha preso il via il procedimento di esproprio delle aree necessarie alla realizzazione di quello che Palazzo Barbieri chiama «anello circonvallatorio a nord con traforo delle Torricelle». I proprietari delle aree interessate adesso, hanno 30 giorni di tempo per inviare eventuali osservazioni. Gli elaborati potranno essere consultati il mercoledì dalle 9 alle 13 o in altre giornate, previo appuntamento telefonico allo 045.8079267 e allo 045.8079361 negli uffici del settore Mobilità e traffico di lungadige Galtarossa 20/b.
Ma il coordinamento degli espropriandi promette battaglia e annuncia una manifestazione sotto Palazzo Barbieri «con le carriole, i nostri animali, i trattori e i carri spargi letame». E promettono: «I nostri avvocati sono al lavoro, ci opporremo con tutte le nostre forze agli espropri e ad un'opera che nessuno ha avuto il coraggio di spiegare». E tornano ad attaccare l'assessore alla mobilità Enrico Corsi. «Declinando l'invito a partecipare a un incontro in sala Marani, Corsi aveva definito "prematura" un'assemblea pubblica fino a quando non saranno definite le particelle degli espropriandi, ma il giorno dopo», afferma Paola Fontana del coordinamento, «la lista degli espropriandi veniva pubblicata sui giornali, dando così avvio non al confronto, ma alla procedura di esproprio, per non dire che il 13 gennaio l'assessore si era detto disponibile a discutere "forme alternative" all'esproprio, mentre ora tira dritto per la sua strada». I proprietari dei terreni, infine, parlano anche di «elenco zeppo di errori, omissioni e imprecisioni» e annunciano «osservazioni e, se necessario, i dovuti ricorsi». Tra l'altro fanno presente che gli espropriandi «risulterebbero essere 441 contro i 600 annunciati».
REFERENDARI. Non demordono neppure i Cittadini per il referendum che ieri, informa il loro portavoce Carlo Trentini, hanno inviato una nuova diffida al Collegio dei garanti di Palazzo Barbieri, che invocando le regole dello Statuto comunale aveva decretato lo stop alle procedure per la consultazione, e al segretario generale Francesco Marchi.
CGIL. Infine, contro il Traforo si dichiara anche Carla Pellegatta, segretario generale della Cgil-Verona in una dichiarazione anticipata dal periodico Verona In. «La considero una scelta sbagliata», afferma la dirigente sindacale, «non solo perché ritengo sia un'opera inutile, dannosa e assolutamente incompatibile con il territorio e la tutela dell'ambiente, ma anche perché con le stesse risorse si potrebbero mettere in atto interventi davvero necessari per chi oggi è in gravi difficoltà per effetto della crisi economica».

La domenica ecologica batte anche le auto

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Ilaria Noro



Verona. Una giornata ogni tanto senza auto non fa la differenza. «Ma almeno in quella giornata i cittadini respirano meglio perché le concentrazioni di polveri nell'aria si abbassano. Quando di parla del blocco del traffico si pensa ai disagi inflitti alle persone. Ma non si considerano i disagi inflitti dalle auto e dallo smog a tutti i cittadini e alla città stessa».
A commentare negativamente la scelta dell'amministrazione comunale di aderire alla giornata ecologica con manifestazioni di piazza limitandosi però a sconsigliare l'uso dell'auto anziché vietarlo, è stato il geologo e noto conduttore televisivo, in Rai e La 7, di trasmissioni di divulgazione scientifica Mario Tozzi, che ieri mattina è salito sul palco allestito in piazza Bra per parlare ai veronesi di rifiuti e di raccolta differenziata.
«Senza traffico, si può circolare liberamente in bicicletta e percorrere le strade senza il rischio di finire intossicati. Inoltre, fermare le auto è un segnale forte: serve a sensibilizzare le persone. Ed è un modo per far sperimentare ai cittadini anche i mezzi pubblici, liberi di circolare più velocemente», ha spiegato Tozzi.
Questione auto a parte, la giornata ecologica è stata un successo. Migliaia le persone, molti bambini, che hanno aderito alle varie iniziative organizzate dal Comune in centro città. La parola d'ordine è stata «riciclare». Alla raccolta differenziata dei rifiuti era infatti improntata la maggior parte dei giochi organizzati per i più piccoli, degli spettacoli e degli stand informativi allestiti in piazza Bra, presi d'assalto tutto il giorno.
Dopo le simpatiche lezioni di Mr Butter sui rifiuti, e la spiegazione più scientifica di Tozzi sulla raccolta differenziata, si è esibito il quartetto dei Riciclato gruppo musicale, che hanno suonato con racchette da tennis, teglie da forno, battilardo e barattoli di vernice. Sono andate a ruba le borse della spesa in cotone, distribuite dall'Ecosportello del Comune. Così come le penne e i quaderni realizzati con le confezioni di Tetra-pack riciclate.
In piazza Erbe, i più piccoli si sono divertiti con i coloratissimi giocattoli in plastica e altro materiale di riciclo, creati dalla fantasia e dall'abilità di Mastro bottiglia, il Gioco dell'oca, la pista delle biglie allestita da Amia. Il tutto rallegrato dalle canzoni dei più famosi cartoni animati, da Heidi a Ufo robot, suonate dalla band musicale di VeronaMarathon.
Molte altre occasioni di svago e d'informazione, con i giochi antichi ed ecologici in piazza dei Signori, gli stand dell'Ulss 20 sui consigli di una vita sana e i trekking a piedi intorno e dentro le mura. E dall'imbrunire, in collaborazione con Agsm, sono state spente le luci dell'Arena, di Castelvecchio, della Gran Guardia e di Palazzo Barbieri, per sensibilizzare sul risparmio energetico.
Il problema delle polveri sottili è passato invece in ultimo piano. Ed è stato trattato praticamente solo nello stand dell'Anci, Associazione nazionale comuni italiani, in piazza Bra, dove insieme a palloncini colorati sono stati distribuiti i volantini dal titolo «Che aria tira in città». E che così spiegavano il senso della giornata: «I sindaci dei Comuni italiani chiudono il traffico nei centri urbani per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e chiedere il sostegno», per migliorare la qualità dell'aria. Cosa che a Verona non si è verificata.
«Abbiamo avvisato l'Anci delle modalità con cui avremo aderito al progetto», spiega l'assessore all'Ecologia Federico Sboarina. «A parte il fatto che il traffico in città è stato fermato la scorsa domenica, anche avessimo deciso per il blocco delle auto, sarebbe stato comunque poco efficace. Non dobbiamo dimenticare che in contemporanea con la domenica ecologica si sono svolte infatti anche la partita del Chievo e ben tre fiere», conclude Sboarina.

Caso Benetti, la maggioranza
rischia vendette sul Traforo

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Verona. Le fibrillazioni all'interno del Pdl-area Forza Italia causate dal caso Benetti - l'assessore dell'Udc in procinto di passare al partito berlusconiano, settore Brancher - unite alle frizioni fra Pdl-area An e Lega nord dopo che l'assessore regionale Massimo Giorgetti aveva preso posizione a favore del referendum sul Traforo delle Torricelle, il cui iter nel frattempo è stato bloccato dal Collegio dei garanti di Palazzo Barbieri, potrebbero avere pesanti ripercussioni nella maggioranza. E la guerriglia intestina al centrodestra potrebbe prendere di mira proprio il Traforo, progetto simbolo dell'amministrazione Tosi, rallentandone l'iter.
Oggi a mezzogiorno, in municipio, Alberto Benetti chiarirà la propria posizione con una conferenza stampa e questa sera, in sala Marani, il consiglio della seconda circoscrizione (Borgo Trento) esprimerà il proprio parere, non vincolante, sull'opera. E se le tensioni politiche non dovessero affievolirsi, per l'assessore leghista alla mobilità Enrico Corsi potrebbero esserci sorprese sgradite. Un'avvisaglia gliel'aveva data il voto di martedì scorso - prima quindi che esplodessero le polemiche sull'annunciato «trasloco» di Benetti - in quinta circoscrizione (Borgo Roma). Con 10 voti favorevoli, otto contrari e quattro astenuti, era passato un ordine del giorno presentato dal Pd che chiede al sindaco di favorire la realizzazione del referendum sul Traforo «vista l'importanza dell'opera, il suo costo, il fatto che la sua realizzazione segnerà per decenni il futuro di Verona». Sul documento del Pd il Pdl si è spaccato. In Forza Italia, il capogruppo aveva votato a favore e due consiglieri si erano astenuti. A favore anche i rappresentanti di An. Contro l'ordine del giorno dell'opposizione erano rimasti solo Lega e Lista Tosi.
E proprio in casa di Corsi, a Montorio, le commissioni lavori pubblici e ambiente dell'ottava circoscrizione avevano approvato «con riserva» il progetto viabilistico. Le perplessità maggiori riguardano i flussi di traffico che secondo la convenzione stipulata con la società Technital dovrebbero essere garantiti per i prossimi 50 anni, vale a dire fra i 40mila e i 50mila passaggi al giorno. Per avere un'idea, il trafficatissimo passante di Mestre è percorso ogni giorno da 52mila autovetture. A fine mese, tuttavia, il consiglio della circoscrizione ha espresso parere favorevole e «senza riserve» ha ribadito il presidente Dino Andreoli.
E stasera il progetto torna al vaglio della seconda circoscrizione presieduta da Alberto Bozza, consigliere provinciale del Pdl di fede galaniana che sul caso Benetti non aveva mancato di esprimere il proprio disappunto per un'operazione che accontenterebbe solo i brancheriani. Ma la vera cartina di tornasole sullo stato di salute del centrodestra sarà, al termine delle discussioni nelle circoscrizioni, la votazione della variante urbanistica in Consiglio comunale dove una folta pattuglia di Forza Italia è in sofferenza. Se Benetti restasse in giunta, in quota Pdl, e magari anche come vicesindaco carica ancora vacante dalle dimissioni di Meocci, più di un consigliere vedrebbe sfumare le proprie speranze. Un avvertimento, nei giorni scorsi, l'aveva lanciato Bruno Tacchella: «In Consiglio potrebbero esserci conseguenze». E i maldipancia nei gruppi di Forza Italia e An, ma anche nell'Udc che ora vuole un nuovo posto in giunta al posto del «transfuga» Benetti, potrebbero non garantire il numero legale per il via libera a un'approvazione che spianerebbe la strada alla gara d'appalto. Secondo le previsioni i lavori partiranno nei primi mesi del 2011.
Intanto, Palazzo Barbieri ha dato il via alla procedura per gli espropri che coinvolge circa 600 proprietari di terreni. Ma il coordinamento che li riunisce promette battaglia. Così come non demordono i promotori del referendum sul Traforo i cui legali hanno presentato un ricorso contro lo stop all'esame dei quesiti imposto dal Collegio dei garanti.E.S.

Si sfidano in otto per il posto di governatore del Veneto

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Sono otto gli sfidanti in gara per la carica di Governatore del Veneto. Ma nelle elezioni del 28 e 29 marzo si sceglieranno anche i sessanta consiglieri regionali.
LA SCHEDA. La votazione avviene su un'unica scheda. A destra è riportato il nome e cognome del candidato alla presidenza della giunta regionale e capolista della lista collegata, affiancato dal simbolo della lista regionale o dai simboli nel caso sia sostenuto da più liste.
COME SI VOTA. L'elettore ha a disposizione tre voti: un voto per una lista provinciale; una preferenza per uno dei candidati della lista provinciale prescelta; e un voto per un candidato presidente.
È ammesso il voto disgiunto solo per il candidato presidente. L'elettore può esprimere il suo voto per una delle liste provinciali, tracciando un segno nel relativo rettangolo. A tale voto può associare un solo voto di preferenza scrivendo il nome e cognome, oppure solo il cognome, di uno dei candidati compresi nella lista prescelta. Se l'elettore indica solo la preferenza e non la lista provinciale, il voto viene assegnato anche alla lista di cui fa parte il candidato e al candidato presidente.
Se l'elettore sceglie una lista provinciale e dà la preferenza al candidato di un'altra lista è considerato valido il voto di lista, ma non la preferenza. Il terzo voto che l'elettore può dare è quello per il candidato presidente della giunta regionale e per la lista a cui fa riferimento.
Il voto si può esprimere tracciando un segno su uno dei simboli della lista regionale oppure sul nome del candidato presidente. Il voto per il candidato presidente può essere disgiunto da quello espresso per una lista provinciale. Si può infatti votare una lista provinciale e per un candidato presidente indicato in una lista regionale non collegata alla lista provinciale prescelta.
Se l'elettore scrive la sua preferenza per una lista provinciale tale voto si intende espresso anche per il candidato presidente della lista regionale collegata. Se invece l'elettore esprime il proprio voto solo per un candidato presidente il suo voto non si intende espresso per alcuna delle liste provinciali collegate.
I SEGGI. I quattro quinti dei seggi assegnati alla regione, 48 per quanto riguarda il Veneto, sono attribuiti, con il metodo proporzionale di seguito illustrato, alle liste provinciali concorrenti nelle circoscrizioni provinciali.
GLI SCRUTINI. Lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi, quindi lunedì e proseguirà fino a quando tutte le sezioni non avranno ultimato il conteggio. Nelle ore successive si conosceranno, quindi, anche il nome del nuovo governatore e dei consiglieri.

Il liceo musicale resta al palo
Doveva aprire al «Montanari»

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Elena Cardinali



Verona. Il liceo musicale a Verona per ora resta un sogno nel cassetto. La Conferenza Stato-Regioni che doveva decidere sulla questione, ha finito per non prendere una decisione. Deluso il dirigente scolastico del liceo pedagogico «Montanari», Calogero Carità, che aveva fatto richiesta di avviare il liceo musicale a partire dal prossimo anno scolastico:«Per Verona è un'occasione persa. C'erano già parecchie domande da parte di famiglie veronesi di iscrivere i figli al liceo musicale e a tutti abbiamo dovuto chiedere di pazientare in attesa della decisone della Conferenza Stato-Regioni. Invece si è preferito non decidere e rimandare la questione di un anno o forse più. Peccato, perchè Verona ha tutti i requisiti per aprire un liceo musicale: basta pensare alla presenza di un Conservatorio importante come quello scaligero e della Fondazione Arena».
Anche la Provincia aveva espresso parere favorevole all'avvio di un liceo musicale a Verona, un corso di studi, è il caso di dirlo, intonato con una città di grande tradizione musicale.
«L'unica cosa approvata è mantenere le ore di musica nel biennio delle scienze umane», precisa il professor Carità. Che aggiunge:«So che sono stati approvati solo i corsi già esistenti da anni in forma sperimentale nei Conservatori e anche in numero ridotto. Inoltre anche il previsto liceo coreutico non decollerà per il prossimo anno scolastico».
Una nota diffusa dalla Flc, la Federazione dei lavoratori della conoscenza della Cgil precisa che in un recente incontro al Ministero dell'Istruzione, l'Amministrazione ha formalmente comunicato alle organizzazioni sindacali che l'anno prossimo saranno attivati non 40 classi di Liceo musicale e 10 di liceo coreutico, ma, rispettivamente, dieci e una. «La vicenda, che è una eloquente dimostrazione della fretta con cui si sta cercando di far partire ad ogni costo il riordino della secondaria di secondo grado dal prossimo anno scolastico, merita uno specifico approfondimento», continua la nota. «L'ultima versione del regolamento sui Licei, pubblicata sul sito dell'Indire, segnala, nelle premesse, che le Regioni Lombardia e Friuli Venezia Giulia, in occasione del parere della conferenza unificata, hanno richiesto che per "il liceo musicale e coreutico sia quantificata a livello regionale la previsione di attivare in prima applicazione a livello nazionale 40 sezioni musicali e 10 coreutiche", mentre, all'articolo 13 comma 6 secondo periodo, si stabilisce che alla ripartizione si provvede in sede di intesa con la Conferenza Unificata sul dimensionamento della rete scolastica».
Ma l'intesa non è stata stipulata. «Il Ministero ha deciso di partire comunque mediante la confluenza delle sperimentazioni di liceo musicale e coreutico attivati con decreto ministeriale, secondo l'articolo 13 comma 3 della bozza di regolamento», precisa la Flc, «tenuto conto che questa versione prevede che, in prima applicazione, siano istituite sul territorio nazionale non più di 40 sezioni musicali e di dieci sezioni coreutiche. Dal monitoraggio effettuato risultano esistenti, appunto, 10 licei musicali ed uno coreutico. L'elenco sarà pubblicato sul sito dell'Indire dal primo marzo. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: i ragazzi che potranno iscriversi per il 2010-11 ai nuovi percorsi saranno circa 300 in tutta Italia, mentre dalle materie di indirizzo si otterranno risparmi pari a circa due milioni di euro rispetto alla prevista attivazione, con relativa copertura finanziaria, di 50 sezioni. Dunque questo neonato settore contribuirà subito alla politica dei tagli del Ministro dell'Economia».

Le Penne nere festeggiano novant'anni

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Alessandra Vaccari



Compiono novant'anni, ma l'impegno e l'entusiasmo sono rimasti gli stessi. È un traguardo importante quello che festeggiano in questi giorni gli alpini veronesi: il 90° anniversario della fondazione della sezione Verona 1920/2010.
In occasione di questo anniversario, ci sono una serie di iniziative per ricordare al meglio i primi 90 anni di storia.
I festeggiamenti cominciano venerdì 5 marzo, alle 16.30 con l'inaugurazione mostra "Gli Alpini a Verona" nella sala del Palazzo del Mutilato, in via del Mutilato 8. La mostra resta aperta fino a domenica con orario 10/12.30 e 15.30/18.30, ed è allestita in collaborazione con il Museo Storico Nazionale degli Alpini di Trento. Sempre venerdì alle 17 c'è l'incontro con i volontari della Protezione Civile nell'auditorium del Palazzo della Gran Guardia. Alle 20.30 sempre all'auditorium Gran Guardia serata con il coro Ana di Milano, dirige il maestro Massimo Marchesotti.
Il giorno dopo, dalle 8, al teatro K2 assemblea annuale dei delegati della sezione, a seguire la sfilata verso la basilica di San Zeno dove, alle ore 11, il vescovo Giuseppe Zenti, celebrerà una messa solenne per tutti gli alpini, accompagna il rito il coro sezionale Ana di San Zeno diretto dal maestro Renato Amedeo Buselli. Alle 12.30 sfilamento per le vie cittadine per raggiungere la Targa del VI Alpini in piazza Bra per gli onori ai caduti. Saranno presenti autorità civili e militari e rappresentanti della sede nazionale. Tutti i capigruppo, con i loro gagliardetti, saranno presenti anche con i loro sindaci alpini.
Domenica 7 marzo con inizio alle 10 alzabandiera in Piazza Bra la nostra Protezione Civile sarà schierata con tutti i mezzi e il nucleo cinofili darà dimostrazioni pratiche. Saranno inoltre collocati dei punti di informazione che illustreranno l'attività svolta dalla sezione nello sport, la Protezione Civile, dal gruppo Giovani e dal gruppo Storico oltre che uno spazio riservato alle 14 Zone in cui è divisa la sezione.
Nello stand della sezione si potranno trovare volumi e gadget alpini. La mattinata sarà allietata dalla musica e dal carosello della Fanfara storica Alpina della Sezione di Vicenza in divisa storica e diretta da Luca Busato, lo spettacolo si ripete nel pomeriggio.
Durante l'anno sono previste altre iniziative.

Traforo, si uniscono le voci della protesta

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Marco Cerpelloni



Passante delle Torricelle, sale la protesta di chi perde i propri beni. Il coordinamento degli espropriandi si è ritrovato in sala Marani venerdì sera per un confronto con i cittadini. È stato più volte rimarcato che «gli espropriandi hanno il diritto di conoscere il proprio futuro, mentre l'amministrazione rifiuta di incontrarli». I cittadini hanno sottolineato che stanno «attendendo risposte che non arrivano» aggiungendo che «molti non vogliono l'autostrada delle Torricelle e chiedono di essere consultati con il referendum».
All'incontro promosso dal coordinamento che annovera 600 espropriandi hanno partecipato anche Alberto Sperotto, presidente del comitato contro il collegamento autostradale delle Torricelle, Carlo Trentini, avvocato dell'associazione Cittadini per il referendum, e Pietro Zanoni, espropriando. Ha introdotto Paola Fontana, portavoce del coordinamento.
È stato chiesto se «è giusto non ascoltare le ragioni di chi pensa che 20 milioni di auto e camion nel verde della città siano un danno alla salute». Sperotto ha illustrato i dubbi che sussistono sul filtraggio delle polveri sottili ed evidenziato le opere di compensazione che «ammontano a 318.350 metri cubi di cemento». Ha proseguito dicendo che «i sondaggi sono chiari: molti sono contrari al Traforo e ancora di più a questo progetto». Si è rimarcato che «oltre il 90 per cento dei veronesi vuole il referendum».
Per l'avvocato Trentini, uno dei punti essenziali deve essere «l'informazione». Questo perché si tratta di «un'opera con caratteristiche tali che non si può non conoscerne il costo». E non sono solo punti «economici per la realizzazione e il guadagno che deriva dal pedaggio e dalle opere di compensazione», ma anche quelli «ambientali, paesaggistici, sanitari e umani». Quest'ultimo, un «dato di fatto che non deve essere trascurato: 600 persone saranno espropriate delle loro case e aziende. Del lavoro svolto in una vita e nelle precedenti generazioni».
Dai cittadini, nel seguire del dibattito, sono emerse le maggiori perplessità sul tema della salute. Preoccupa il «non considerare prioritari gli aspetti sanitari, ambientali e sociali derivanti dalla realizzazione di questa autostrada cittadina». Giuseppe Campagnari, consigliere provinciale, ha richiamato l'attenzione «sull'iniquità dei pedaggi. Le opere pubbliche, in genere, sono fatte con i soldi dei cittadini. Ma con le tasse, non paghiamo tutti allo stesso modo. Si paga proporzionalmente al reddito. Con i pedaggi, invece, si paga allo stesso modo». Poi si è soffermato sui caselli autostradali: «In corrispondenza di tutti i caselli autostradali sono previste rivalutazioni immobiliari e, quindi, nuovi interventi edificatori per realizzare centri commerciali e direzionali».

Il tappeto di orso bianco fa infuriare gli animalisti

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Pellicce vere e finte per confezionare mobili, abiti e tappeti. E gli animalisti s'arrabbiano. A Luxury&Yachts, la fiera dedicata al lusso che si sta svolgendo in Fiera, in uno stand di antiquariato è esposto anche un tappeto d'orso bianco autentico. Infuriati gli animalisti che etichettano senza mezzi termini l'esibizione come «lusso inaccettabile». Firmato Gaia&Ambiente, che precisa:«Esporre quel che resta di un animale ora protetto perché in via di estinzione è immorale».
Gli animalisti avevano anche protestato per l'esposizione di alcune casseforti in pelle di pitone. Per queste e per l'orso bianco arriva la precisazione dall'organizzazione di Luxury&Yachts:«Facciamo presente che le cassaforti esposte sono tutte in ecopelle (cioè finta, ndr). Per quanto riguarda il tappeto in pelle d'orso, a detta dell'espositore, l'orso è stato cacciato 15 anni fra, prima del divieto di caccia per questa specie, ora, protetta. Teniamo a precisare che non siamo comunque responsabili di quanto esposto in fiera dagli espositori».
Intanto ieri Luxury&Yachts ha registrato un afflusso eccezionale di visitatori provenienti da diverse regioni italiane, in particolare dalla Lombardia e dall'Emilia Romagna. Secondo le prime stime, la rassegna del lusso, che chiuderà i battenti domani, ha già superato il 30 per cento di visitatori rispetto all'ultima edizione. Tra le particolarità l'omaggio a Gianni Versace nella mostra «Tribute to italian fashion and luxury» curata da Franco Jacassi che espone abiti e accessori vintage appartenenti al suo archivio personale.

Traforo e espropri, ecco l'elenco

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Verona. Nei giorni scorsi l'assessore alla mobilità Enrico Corsi l'aveva annunciato come imminente. E oggi Palazzo Barbieri avvia il procedimento di esproprio nei confronti di circa seicento proprietari di terreni che si trovano lungo il tracciato del Passante nord - Traforo delle Torricelle.
A pubblicazione avvenuta (oggi l'elenco è sul nostro giornale), gli interessati hanno 30 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Gli elaborati del progetto preliminare e della variante urbanistica, si legge nell'avviso pubblico, potranno essere consultati il mercoledì dalle 9 alle 13 o previo appuntamento telefonico con l'ufficio Mobilità e traffico di lungadige Galtarossa.
Varato il piano degli espropri, il prossimo passo sarà la votazione in Consiglio comunale della variante urbanistica dell'opera che sarà costruita in project financing. Concluso questo iter partirà la gara d'appalto. Secondo le previsioni i lavori partiranno agli inizi del 2011. L'opera consisterà in un tratto lungo 12 chilometri di cui quattro in galleria o in trincea coperta, cinque svincoli, un ponte sull'Adige, un parcheggio da 1.300 posti, due aree di servizio, una foresteria da 80 camere, un autoparco a Verona nord con 150 stalli per i camion e un motel da 100 camere con tanto di minimarket, ristorante e auditorium. Il tutto per un costo previsto di 388 milioni di euro
Intanto, il Pd ha presentato un ordine del giorno in Consiglio sollecitando il Comune «a favorire la consultazione dei cittadini su una tematica di tale importanza».

Sulle strade cartelli elettorali di Corsi abusivi
L'assessore: «E' colpa della mia agenzia»

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Verona. Botta e risposta fra l'assessore leghista Enrico Corsi e il consigliere comunale del Pd Roberto Uboldi, entrambi in corsa per un posto in Consiglio regionale. Oggetto del contendere sono i tabelloni elettorali di Corsi lungo la strada tra Montorio e Mizzole. Uboldi accusa l'assessore di scorrettezza nel posizionamento dei manifesti. «L'abusivismo», fa sapere il consigliere dell'opposizione, «è confermato da una comunicazione ufficiale del Comando della polizia municipale al quale avevo presentato un esposto». Dopo le verifiche, la polizia municipale ha emesso sanzioni per violazione delle norme del codice della strada.
«Ho fatto presente il fatto», risponde Corsi, «alla ditta che ha sede in provincia che cura la mia campagna elettorale, chiedendo il rispetto di tutte le norme. Nella risposta arrivatami per fax», continua l'assessore, «il responsabile dell'agenzia si è assunto tutta la responsabilità per eventuali denunce e proteste».
«Da più di una settimana», denuncia Uboldi, «il volto dell'assessore Corsi si staglia ad ogni curva della circonvallazione di Montorio: quattro tabelloni elettorali, ma pare che sparsi per la provincia ce ne siano altri, fissati su pali e lastre di metallo fanno bella mostra di sé sul rettilineo dopo la rotonda di ingresso Montorio, direzione Mizzole».
Uboldi afferma di aver «invitato chi di dovere a svolgere gli accertamenti del caso, che hanno confermato i nostri sospetti: tutti i manifesti sono abusivi. E soprattutto violano il Codice della strada, che dispone per l'installazione di cartelli pubblicitari una distanza di 1,5 metri o 3 metri, a seconda dei casi, dal ciglio della strada, mentre i manifesti distano solo pochi centimetri, ma la cosa paradossale», esclama il consigliere del Pd, «è che a violare il Codice della strada sia proprio l'assessore alla viabilità». Per Uboldi, inoltre, «i pali sono anche molto pericolosi in caso di fuoriuscita di strada dei veicoli. Evidentemente», conclude, «non bastavano gli adesivi della Lega appiccicati dappertutto e la sanatoria sulle affissioni abusive, che l'onorevole Fogliardi ha cercato di contrastare con un emendamento al decreto Milleproroghe, bocciato dalcentrodestra».

Motor City, architetto fa causa al Comune

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Fabio Tomelleri



Vigasio. C'è un progetto dell'autodromo che non verrà mai realizzato. È quello firmato dall'architetto Desana Lyskova, che lo ha steso assieme al marito geometra Roberto De Togni, fratello dell'ex assessore allo sport Giorgio, con la consulenza dell'architetto Lumir Lysek. La progettista ha citato in giudizio l'amministrazione del sindaco Daniela Contri perché chiede di essere pagata per quel piano, diverso da quello di "Motorcity", approvato a fine dicembre dalla Regione. Lyskova vuole il saldo della parcella di 387 mila euro, che equivalgono alla preparazione dei disegni della prima versione della pista automobilistica.
Il piano, secondo l'architetto e il geometra, fu commissionato dal Comune nel 2000, dopo l'approvazione nel 1999 della legge regionale che istituì l'"Autodromo del Veneto" tra Vigasio e Trevenzuolo. Tre anni fa i due professionisti chiesero al Comune il corrispettivo per i progetti di sette anni prima, ma l'amministrazione rispose picche. Nel Consiglio comunale che si svolse nel giugno del 2007 l'ex vicesindaco Pietro Robbi, sollecitato sull'argomento dalla minoranza, diede la sua versione dei fatti. Precisò che l'unico incarico affidato per il progetto depositato in Regione riguardava la Pro Com, società del Principato di Monaco, per un importo di 500 mila delle vecchie lire. Ogni altro tipo di rapporto professionale, secondo Robbi, doveva essere risolto tra De Togni e l'impresa monegasca.
Lyskova e il marito non condivisero le motivazioni comunali e, il 24 aprile 2008, scrissero all'ente per ribadire che il loro piano esisteva e che era stato commissionato dall'amministrazione. Il Comune fece un nuovo riscontro, da cui emerse che negli archivi non risultavano «incarichi, impegni di spesa o progetti a firma della professionista».
A questo punto Lyskova ha scelto di passare alle vie legali: ha avviato alla sezione di Legnago del Tribunale di Verona la causa civile contro l'amministrazione. La richiesta è sempre la stessa: ottenere il saldo della stesura del progetto. La professionista è difesa dall'avvocato Luciano Grisi. La giunta ha ribadito la volontà di opposizione alla domanda di pagamento ed ha nominato per il patrocinio del Comune l'avvocato Donato Bragantini di Verona, a cui ha chiesto «provvedere al recupero di tutte le spese a carico dell'ente, per impedire l'emergere di danni di natura economica conseguenti all'esborso di spese legali a carico del Comune per ricorsi proposti da terzi». Spetterà ai giudici stabilire chi ha ragione. Se il Comune perderà la causa, dovrà pagare un conto salato di 473 mila 976 euro, che comprendono la parcella e le spese per Iva e Cassa architetti. «Abbiamo chiesto alla Regione copia conforme dei progetti depositati», spiega De Togni, «sui quali, oltre alla firma del nostro studio, c'è quella dell'ex vicesindaco Robbi con il timbro del Comune. Negli ultimi tre anni abbiamo scritto varie volte al Comune per trovare una soluzione bonaria, ma l'amministrazione ha sempre negato l'esistenza del progetto. Se emergerà che le carte sono sparite dai cassetti qualcuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».

Fabio Tomelleri

«Il lusso è un'opportunità per lo sviluppo»

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Elena Cardinali



Il lusso in tempo di crisi. Un'inutile ostentazione o un'opportunità per l'economia nazionale? «Una realtà fondamentale per lo sviluppo del made in Italy», risponde deciso il sottosegretario all'Economia e alle Finanze, l'onorevole Alberto Giorgetti, intervenuto all'inaugurazione di Luxury and Yachts, la rassegna del lusso che si svolgerà in Fiera fino a lunedì primo marzo.
Alla cerimonia inaugurale ha fatto gli onori di casa il presidente di VeronaFiere Ettore Riello, il quale ha ricordato che «qui si vede un'Italia propositiva nel settore del lusso, realtà che va sostenuta anche perchè dà lavoro a molte persone». Presenti al taglio del nastro il dottor Roberto Ditri, presidente di VicenzaFiere, il presidente di Luxury & Yachts Luciano Coin e la senatrice Cinzia Bonfrisco.
Il sottosegretario Giorgetti ha ricordato che il settore del lusso in Italia vale il tre per cento del Pil, rappresenta oltre 162.000 aziende e dà lavoro a 950.000 addetti, con un valore di 20 miliardi per le esportazioni. «E anche se il 2009 ha dato qualche segnale di criticità», ha precisato l'onorevole Giorgetti, «questo settore ha dimostrato di essere radicato sui mercati, con aspettative di crescita significative, che merita di essere sostenuto dal Governo poichè rappresenta una realtà fondamentale per lo sviluppo, un'eccellenza nel mondo, l'eccellenza del made in Italy».
Il dottor Ditri ha sottolineato la collaborazione tra i due enti fieristici, il veronese e il vicentino, nella gestione di Luxury and Yachts, «un modo per dimostrare che in Veneto si è capaci di fare squadra». E ha annunciato un'altra rassegna a novembre dedicata alle auto di lusso.
La senatrice Bonfrisco si è detta particolarmente entusiasta del settore vintage all'interno di Luxury and Yachts e ha a sua volta sottolineato che «il lusso è la risposta italiana alla crisi, che indica come la prospettiva dello sviluppo del made in Italy sia l'occuparsi delle fasce di mercato medio alte dove è importante sconfiggere la concorrenza, in particolare quella cinese, con la forza del marchio italiano di qualità. Per questo è fondamentale salvare la tracciabilità delle produzioni italiane».
A Luxury and Yachts presente anche l'aeroporto Catullo che vuole fare della differenziazione dei flussi di transito uno dei driver del proprio sviluppo. Già da ora all'utenza business, sono offerti un ventaglio di servizi finalizzati a ottimizzare i tempi d'attesa con proposte dedicate e spazi riservati. L'offerta è presentata nel dettaglio allo stand dell'aeroporto, all'interno del Padiglione 11, stand 10-11, dove ieri c'è stato un incontro tra esponenti politici e responsabili della Fiera con il presidente Fabio Bortolazzi. Nello stand sarà disponibile una postazione per il web check in.
Luxury & Yachts si trova nei padiglioni 10 e 11, con ingresso da Porta Re Teodorico, aperto dalle 10 alle 20. E oggi, accanto a luury and Yachts, s'inaugura il Salone Italiano del Golf, altra eccellenza nel settore del lusso ma con possibilità d'accesso sempre più ampie, grazie anche a pacchetti turistici che al golf dedicano proposte a esperti e appassionati.

Elena Cardinali

«Tangenziali e caselli, Verona sud nel caos»

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Marco Scipolo



Il Pd, preoccupato per i problemi viabilistici attuali e venturi della quarta circoscrizione, ha organizzato nel teatro di San Giovanni Evangelista un incontro dove ha illustrato ai residenti i progetti che avranno contraccolpi sul territorio e alcune proposte alternative. Nell'assemblea, moderata dal vicecoordinatore del circolo locale Pd, Andrea Della Chiesa, sono intervenuti Vincenzo D'Arienzo, capogruppo provinciale Pd, e Francesca Predicatori, dirigente Arpav, che ha parlato della critica qualità dell'aria.
«In nessun'altra parte della città», ha detto D'Arienzo, «vi è la somma di progetti che rappresentano sì lo sviluppo di Verona ma condensano in una realtà così piccola anche le ripercussioni negative senza che alcuno, il Comune in particolare, sia presente a coordinare». E' noto che Santa Lucia e Golosine sono quartieri già assediati dal traffico, soprattutto in via Mantovana e via Roveggia. «L'A4 sarà raddoppiata: da Brescia a Padova ci sarà il collegamento delle tangenziali che provocherà la trasformazione della tangenziale Sud in strada a pedaggio», ha spiegato D'Arienzo evidenziando che l'iter relativo alla tangenziale Sud è ora giunto alla commissione valutazione impatto ambientale nazionale, dopo aver già ricevuto il parere positivo della Provincia e della Regione. Sono previsti l'ampliamento dello svincolo di via Mantovana, il potenziamento dell'uscita di Alpo e nuove uscite nei pressi del Quadrante Europa, dell'aeroporto Catullo e del casello di Verona sud per permettere la connessione con la A4.
«Già così vediamo che insistono in pochi chilometri 5 caselli di un certo rilievo», ha commentato il consigliere provinciale. Si temono più polveri e maggior traffico di attraversamento nei quartieri. Tra le proposte del Pd: «lasciare gratuito il tratto della tangenziale Sud, costruire due parcheggi scambiatori all'aeroporto e Verona sud, posizionare barriere antirumore». Sugli interventi che interessano la zona dell'aeroporto, D'Arienzo ha suggerito la metropolitana di superficie Verona-Mantova e il potenziamento del trasporto pubblico da e per Verona. Sulla pressione automobilistica proveniente dal villafranchese, sono stati consigliati «un nuovo collegamento viario dall'area della rotonda Iperfamila con zona Alpo, dissuasori sul percorso Dossobuono-Madonna di Dossobuono e l'incentivazione dell'uso della strada di gronda nord». Apprensione anche per il progetto della Fiera che contempla la creazione di un nuovo ingresso all'incrocio tra viale dell'Industria e via Roveggia e di un nuovo padiglione nell'area ex Don Calabria oltre all'aumento di eventi fieristici. Per il Pd il Comune «deve garantire la cronologia degli interventi: prima la mobilità e i parcheggi e poi lo sviluppo della Fiera». La richiesta è ferma: «E' urgente che il Comune si interessi per la prima volta di tutta questa partita; serve una sintesi tra gli interessi economici e della collettività». Nel corso dell'incontro raccolte firme per una petizione contro le tangenziali a pagamento. [FIRMA]

La giornata ecologica accende i motori

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Verona. Dimostrazioni di raccolta differenziata dei rifiuti, passeggiate lungo i bastioni, discese dall'Adige in gommone e giochi in piazza. La giornata ecologica fa il bis, domenica, ma stavolta senza il blocco della circolazione automobilistica come domenica scorsa in occasione della maratona di Verona. L'amministrazione comunale illustra con l'assessore all'ambiente Federico Sboarina il programma.
BRA. In collaborazione con Arpa e Amia in piazza Bra la manifestazione «Ogni rifiuto ha la sua strada». Alle 10.30 lo spettacolo teatrale per bambini «Riciclare è una magia», seguito dall'intervento di Mario Tozzi, geologo e noto conduttore televisivo di trasmissioni di divulgazione scientifica. Ci saranno anche stand informativi, come quello dell'Anci, l'Associazione dei Comuni. In quello dell'Amia sarà possibile consegnare lampadine a basso consumo usate. Consegnandone due si potrà ritirare un kit di sacchetti per la raccolta differenziata. Allo stand dell'ecosportello del Comune si raccoglieranno occhiali e telefonini usati al fine di poter riutilizzare alcune loro parti. In serata, in collaborazione con Agsm, si spengono le luci dei principali monumenti,.
ALTRE PIAZZE. In piazza Erbe e in piazza dei Signori per tutto il giorno ci saranno giochi ecologici, come la pista delle biglie proposta da Amia, i laboratori sull'energia di Agsm, Mastro Bottiglia con gli oggetti del riuso, l'Ecosportello comunale con il gioco dell'oca, i disegni da completare con il mais colorato, il Ludobus di Ridoridò con giochi compisti da materiali poveri. Gli esperti dell'Ulss 20 forniranno informazioni utili su come guadagnare in salute inserendo fra le proprie abitudini una camminata quotidiana. Verona Marathon mette a disposizione un complessino musicale che allieterà il pubblico. In piazza dei Signori al mattino la Fondazione Bentegodi propone attività sportive per bambini. Nel pomeriggio i ciclisti potranno effettuare la punzonatura delle bici con l'incisione sul telaio del codice fiscale del proprietario, per rendere più facile identificare la propria bici in caso di furto. Collaborano all'iniziativa gli Amici della bicicletta. In piazzetta Pescheria nel pomeriggio giochi tradizionali come «rana» e «biliardo olandese» con ll'Associazione Giochi Antichi.
VISITE GUIDATE. Le guide di Città nascosta propongono due itinerari in centro, per scoprire le bellezze storiche. Partenza davanti alla Gran Guardia (scalinata) alle 15; durata circa un'ora e mezza. Le visite sono gratuite. Gli itinerari: «Nel cuore della Verona Romana» e «Il fascino di Verona ispira Shakespeare: sulle tracce di Montecchi e Capuleti».
RAFTING. Domenica si potrà scendere in gommone sull'Adige, partendo da lungadige Catena (ex trattoria All'Adige) fino alla vecchia Dogana, ai Filippini. Partenze alle 10.30 e e alle 14, costo a persona 5 euro. Prenotazione obbligatoria, telefonando al 347-8892498 o via mail info@adigerafting.it.
PASSEGGIATE. Il Comitato del Verde propone passeggiate gratis di due ore e mezza nel vallo di Cangrande, «Respira nel verde tra le Torri di Verona»; ritrovo alle 10 in piazzetta Santa Toscana. Per prenotarsi telefonare al 346-4924825 entro domani, orario d'ufficio, e-mail comitatoverde@virgilio.it. Informazioni all'Ecosportello del Comune, 045-8078666, e-mail ecosportello@comune.verona.it o consultare www.comune.verona.it.

Glaxo, oggi il tavolo al ministero
La protesta: «Cervelli in fuga»

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Verona. Questo pomeriggio a Roma, al ministero dello Sviluppo, si svolge il primo tavolo interministeriale con i vertici della multinazionale Glaxo e le rappresentanze sindacali, per risolvere la vicenda legata all'intenzione dell'azienda di dismettere il centro ricerche veronese.
E i ricercatori e lavoratori del centro ricerche Glaxo Smithkline che hanno manifestato contro l’annunciata chiusura del centro scaligero decisa dalla multinazionale farmaceutica, questa mattina a Verona davanti alla Prefettura, hanno portato in piazza anche le fanfare. Indossando il camice bianco, con appeso il cartello «cervello in fuga», i ricercatori hanno incontrato il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, poi una delegazione assieme ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Carla Pellegatta, Massimo Castellani e Lucia Perina, hanno partecipato ad un incontro con il prefetto, Perla Stancari. «Il prefetto - ha spiegato un portavoce dei ricercatori - ha promesso che verrà a visitare il centro ricerche, esempio di eccellenza non solo per la città di Verona, creato nel 1990 e che adesso, dopo appena vent’anni si vuole smantellare».
«I ricercatori Gsk - era scritto su uno striscione - sono come i panda, ormai ne resta qualcuno in Cina», un riferimento ironico al presunto trasferimento della ricerca nelle neuroscienze nei nuovi insediamenti cinesi, voci peraltro smentite dai top manager Glaxo. E intanto uno sciopero di 8 ore è stato effettuato alla Glaxo, indetto da Cgil, Cisl, Uil e dall'Ugl in concomitanza con l'incontro a Roma tra governo e parti sociali. 

Il presidente della Provincia Giovanni Miozzi ha dichiarato: “La salvaguardia dei posti di lavoro è oggi la priorità assoluta della Provincia. L'impegno quotidiano mio personale e della Giunta è certamente per la Glaxo, ma anche per le altre realtà imprenditoriali che a Verona, come purtroppo nel resto del Veneto, stanno vivendo un momento di grave difficoltà. Considero la tutela del posto di lavoro essenziale per la dignità delle persone. Il lavoro resta peraltro un diritto sancito dalla Costituzione. Quello della Glaxo è un caso complesso perché riguarda una multinazionale e perciò non può che essere affrontato, come accade in queste ore, a livello governativo. Il territorio però deve continuare a presidiare e non abbassare la guardia: le istanze di Verona devono essere chiare a tutto il governo”.

Lo sciopero di oggi, si legge in un comunicato congiunto, coinvolge tutti i lavoratosi di Gsk, Glaxosmithkline e gsm, Global Manufacturing & Supply di Verona e di ViiV, la nuova azienda creata da Gsk e Pfizer per farvi confluire i rispettivi farmaci per la lotta contro il virus dell'Hiv. I sindacati hanno organizzato due presidi, uno a Verona, in piazza Dante dalle 9.30 alle 12 davanti alla prefettura e l'altro a Roma, davanti alla sede del ministero dello Sviluppo, sede del confronto tra governo e parti sociali dove i ricercatori effettueranno un altro sit-in di protesta.

«È necessario passare da un'impostazione politica di sostegno e tamponamento delle crisi industriali a una politica attiva ed efficace, costruita dal governo con iniziative, risorse, strumenti, luoghi di presenza e partecipazione per giungere a soluzioni condivise, finalizzate al rilancio delle attività industriali e produttive», sostiene in un comunicato il segretario confederale della Cisl, Luigi Sbarra, a proposito dell'incontro di oggi del ministro del Lavoro Claudio Scajola con i rappresentanti della categoria dei chimici di Cgil Cisl, Uil e Ugl. «Il governo», afferma Sbarra, «è chiamato a realizzare sistemi di relazioni e comunicazioni con le grandi imprese multinazionali, come è il caso di Glaxo, per prevenire possibili fughe dal territorio italiano. Non è più accettabile la dispersione di esperienze professionali, attività di ricerca, produzioni, posti di lavoro».
«Il tavolo» sottolinea Sbarra, «dovrà produrre soluzioni credibili e chiare, finalizzate a impedire il blocco delle attività industriali e di ricerca della Glaxo, salvaguardando così il patrimonio di conoscenza, di sapere ed il lavoro degli oltre 500 ricercatori».

Bruciare legna aiuta l'ambiente e il portafoglio

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Olga Bussinello



Verona. Utilizzare la legna o le biomasse legnose non solo fa bene all'ambiente ma anche al portafoglio. Circa 50 centesimi per la legna, 36 per il pellet e 19 per il cippato, contro i 52 di un litro di metano o gli 83 di un litro di gasolio a parità di efficienza energetica.
Un dato, questo, che, in un momento di crisi economica fa rivalutare la legna da ardere protagonista di Progetto Fuoco, la mostra internazionale di impianti ed attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione di legna, che ieri ha tagliato il nastro della settima edizione in fiera.
«Oggi le biomasse legnose sono considerate un'enorme potenzialità energetica.», ha affermato Ettore Riello, presidente di Veronafiere spa, «In Italia sta aumentando l'impegno verso le energie alternative e questa manifestazione che è già leader a livello mondiale, ogni anno riesce ad offrire esempi assolutamente innovativi di impianti ecologici per fornire energia termica con un maggior rispetto per l'ambiente».
Su oltre 60 mila metri quadrati di esposizione, oltre 500 aziende, di cui 150 estere provenienti da 18 paesi, presentano il meglio in fatto di tecnologia e design applicata ai caminetti e alle stufe a legna o a pellet. Dalla tecnologia austriaca arriva la stufa più silenziosa del mondo (grazie al motoriduttore che gira in continuo e la caldaia murale a pellet (7 kW di potenza, ad aspirazione automatica, adatta all'appartamento). Mentre da Conegliano le stufe da incasso con rivestimento laterale in vetro trasparente e led luminosi a variazione cromatica (da utilizzare con telecomando) e la stufa più sottile al mondo di appena 25 centimetri. Da Cremona arriva, infine, la diffusione differenziata dell'aria calda nelle stanze di casa: collegabile al termocamino e gestito col telecomando, il sistema è anche dotato di umidificatore e profumatore dell'aria mediante essenze naturali. E da Udine, la Mcz presenta in anteprima Scenario, primo camino che è anche Tv nato dalla collaborazione con Loewe.
Tutte novità che interessano in misura sempre crescente le famiglie italiane. Secondo un'indagine dell'Apat, agenzia per la protezione dell'ambiente, nel 2007 più del 26% delle case in Italia si è riscaldata bruciando legna. In cifre, oltre 5,5 milioni di famiglie. Il consumo complessivo di combustibile legnoso in Italia si aggira sui 20 milioni di tonnellate all'anno, circa il 20% dell'energia da fonti rinnovabili, seconda dopo l'idroelettrica (che conta il 57%), molto più di eolico, fotovoltaico e solare termico che tutte assieme non superano il 3% ( fonte Enea). Fra le regioni più affezionate a questo prodotto, oltre a Trentino Alto Adige e Veneto, anche Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo, Molise e Basilicata (dati Aiel).
«La straordinaria affluenza registrata nella prima giornata è per noi motivo di grande soddisfazione e riprova dell'interesse che questa manifestazione suscita negli operatori del settore», sottolinea Ado Rebuli, presidente di Piemmeti spa, «Qui si può trovare tutta la filiera: dalle risorse agro ambientali, agli artigiani, all'industria al commercio."
Un'attenzione verso questi prodotti riconfermata anche da Giacarlo Conta, assessore regionale all'Ambiente. «Dopo il progetto pilota denominato "il bosco in pianura", iniziato due anni fa per riqualificare la zai di Padova, stiamo attendendo quello dei comuni di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio per compensare paesaggisticamente il perimetro di Ca' del Bue. A disposizione dell'intervento abbiamo messo quasi un milione di euro. Dopo questo sarà la volta del passante di Mestre».

Per la «voragine» di via Faccio
due mesi di lavori

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Lorenza Costantino



Verona. Il cantiere per riparare la fognatura crollata sabato si è allargato si può dire, nel tempo e nello spazio. E in via Faccio, la tensione degli automobilisti sale. Nonostante le precauzioni prese per limitare i disagi alla viabilità, tra cui la scelta di procedere alla chiusura delle corsie solo nei momenti di minor traffico per poi riaprirle nelle ore di punta, ieri mattina qualche automobilista approfittava della coda per scendere dalla propria vettura e andare a dirne quattro al conducente dell'auto davanti, tra urla e colpi di clacson. Nervi a fior di pelle quando, nel tardo pomeriggio, è stato esposto sulla recinzione del cantiere il comunicato con la «presunta durata dei lavori»: 60 giorni, invece della quindicina di cui si parlava all'inizio.
Il problema di ieri, giorno cruciale a causa dell'installazione delle palancole (lunghe paratie d'acciaio per il contenimento delle pareti di scavo), consisteva nella riduzione da quattro e due corsie della carreggiata che, dal sottopasso ferroviario dopo via Basso Acquar, porta verso il centro. Nell'ultimo centinaio di metri, una serie di segnali e coni stradali indicava di immettersi nelle corsie aperte. Ma la fretta o la mancanza di gentilezza di molti automobilisti rendeva questa operazione assai difficile per altrettanti, specie se alla guida di mezzi pesanti: da qui, le colonne a tratti e le «scenette» tra conducenti.
E nel pomeriggio, si è resa indispensabile anche la chiusura dell'unica corsia in direzione di via Basso Acquar, dalle 14 alle 17, costringendo chi avrebbe dovuto passare di lì alla ricerca di percorsi alternativi, ma evitando perlomeno l'orario di rientro, che ha creato coda di per sé. Semafori riprogrammati e quattro vigili nell'incrocio per risolvere gli incolonnamenti.
Ma se sulla strada è andata peggio che nei giorni precedenti, notizie migliori, se così si può dire, arrivano dal cantiere, per il quale è terminata la messa in sicurezza: c'era la preoccupazione, infatti, per l'eventualità che le palancole di 8 metri da piantare lungo il perimetro dello scavo incontrassero un terreno troppo duro o pietroso. «L'operazione, in questo caso, sarebbe durata ben oltre la giornata di ieri», spiegano i tecnici dell'impresa Ritonnaro, la quale effettua i lavori per conto di Acque Veronesi, gestore della rete fognaria. Per fortuna, invece, oggi si torna alla situazione precedente, con la carreggiata verso via Basso Acquar di nuovo aperta e, per quanto riguarda quella in direzione del centro, tre corsie libere (la destra verso ponte San Francesco, la centrale verso via del Fante e la sinistra per la svolta in direzione del sottopasso per viale Dal Cero).
Se i giorni per il ripristino della fognatura crollata sono passati da 15 a 60, non è colpa degli operatori del cantiere che lavorano 10 ore al giorno già da domencia. Ma solo ora che gli scavi hanno portato alla luce, a sei metri sotto il livello dell'asfalto, la volta della vecchia conduttura, larga circa 4 metri e alta 2, si è potuta fare una vera stima del danno: piuttosto consistente. «Dovremo tagliare la parte non crollata, pulire il fondo della conduttura dai detriti, e ricreare la copertura con una calotta metallica e una gettata di cemento», spiega il capocantiere Giovanni Rosa. «La difficoltà», continuano Roberto Penazzi di Centro studi progetti e Alessandro Tadiello di Acque Veronesi, «sta nel fatto che, proprio in questo punto, nella conduttura principale confluisce un ramo secondario, ma di portata piuttosto ampia, proveniente dall'altro troncone di via Faccio. Sarà necessario deviare il getto in una condotta provvisoria per lavorare all'asciutto».

«Fiera, l'assedio dei visitatori
ci sfratta dalle nostre vie»

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Verona. Fine settimana di passione per gli abitanti di Golosine e dei dintorni della Fiera, «sfrattati» dalle proprie vie dall'invasione delle auto dei visitatori delle rassegne che si svolgono in questi giorni, «Progetto Fuoco», iniziata ieri, «Luxury and Yachts» che parte domani e da sabato il Salone italiano del Golf.
«Sono anni che chiediamo soluzioni alle diverse Amministrazioni ma senza veri risultati», protesta Enrico Marcolini, un residente della zona. «Tutto quello che gli amministratori comunali hanno fatto è stato di applicare la sosta con disco orario nelle vie dove di solito parcheggiano i residenti. I quali possono sì parcheggiare come sempre grazie a un pass appositamente rilasciato, ma senza riuscire mai a trovare posto poichè i visitatori della Fiera, infischiandosene dei divieti e del disco orario, occupano tutti i posti liberi. E i residenti sono gabbati e costretti a girare a lungo per trovare un parcheggio».
Troppo poche le multe inflitte dai vigili, lamenta Marcolini che invoca la più volte annunciata attivazione del parcheggio scambiatore della Genovesa, con obbligo per i visitatori di lasciarvi l'auto e di utilizzare il bus navetta.
Una richiesta analoga viene anche dal presidente della quarta circoscrizione, Giuseppe Simone, schierato dalla parte dei residenti:«I responsabili della Fiera devono capire che non possono solo fare utili senza pensare ai disagi che le rassegne fieristiche fanno subire ai residenti del quartiere. E allora si attivino per far aprire il parcheggio della Genovesa dove far confluire obbligatoriamente i visitatori. Un incentivo potrebbe essere nell'offrire insieme al costo del ticket per la Fiera anche il biglietto di andata e ritorno per la navetta. Insomma, qualcosa bisogna di concreto va studiato per liberare gli abitanti del quartiere dallo smog e dalla sosta selvaggia che li penalizza pesantemente».E.CARD.

Ex calciatori Hellas Verona onlus
lunedì al primo incontro ufficiale

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Verona. Prima uscita ufficiale dell’associazione “Ex calciatori Hellas Verona onlus”. La partita benefica, in cui si affronteranno i componenti dell'associazione e una squadra di calcio della Valpolicella, si propone di raccogliere fondi per gli ex calciatori dell'Hellas momentaneamente in difficoltà. L'incontro si terrà  lunedì alle 15 in occasione della 139ma Antica fiera di Fumane. Gli ex gialloblù che scenderanno in campo sono Osvaldo Bagnoli, Pierino Fanna, Gigi Sacchetti, Nico Penzo, Luciano Marangon, Franco Nanni, Sergio Maddè, Emiliano Ciccio Mascetti, Alessandro Renica. Oggi al Palazzo Scaligero l'assessore allo Sport Ruggero Pozzani ha tenuto a battesimo la prima uscita ufficiale dell’associazione “Ex calciatori Hellas Verona onlus”.

I giovani neopatentati? Poco preparati

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Danilo Castellarin



Verona. Verona è stata scelta insieme ad altre quattro città italiane per un progetto-pilota sulla sicurezza stradale, particolarmente rivolta ai neopatentati.
L'iniziativa, denominata Aci Ready2Go, è affidata all'Automobile Club Verona che da molti anni gestisce un'autoscuola. Da qualche giorno, al consueto tirocinio fatto di lezioni pratiche e teoriche, si aggiunge un vero e proprio simulatore di guida, con sedile anatomico, gabbia di sicurezza, volante anatomico, pedaliera, roll-bar, contachilometri, contagiri e maxi schermo per riprodurre tutte le situazioni di guida.
Il simulatore è molto realistico, riproduce le classiche vibrazioni della guida, perfino le sbandate e la perdita di aderenza se piove e l'auto non è provvista del controllo di trazione. Se poi l'allievo sbaglia, non mette la freccia, infila un divieto oppure commette qualche sciocchezza, zac, il video segnala i punti persi sulla patente in tempo reale, provare per credere.
L'Automobile Club Verona ha voluto fare qualcosa in più: prove di guida sicura sul piazzale dello Stadio Bentegodi, per mettere alla prova le reazioni degli allievi di fronte allo scarto improvviso di fronte a un ostacolo, la guida sul bagnato, la frenata con e senza l'abs (antiblocksystem) e il controllo al derapàge. Sono previsti veri e propri corsi di guida sicura con metodo esclusivo di insegnamento.
Per esercitarsi alla parte teorica ci sarà anche la possibilità di correggere i quiz dal telefono cellulare e di allenarsi da casa col personal computer, via internet. Dunque, una forte spinta verso le nuove tecnologie nel rispetto di una tradizione che ha formato generazioni di automobilisti italiani. Ai ragazzi che si iscrivono verrà consegnato una chiavetta usb, un manuale on line, un cd con programma esclusivo che può essere installato a casa e un dvd brevettato Aci che si avvantaggia dell'esperienza accumulata dalle società del gruppo, come Aci Vallelunga e Aci Sport.
L'iniziativa segue quella realizzata lo scorso autunno davanti al Palazzetto dello Sport d'intesa con il Comune e la Polizia municipale per i teen agers in ciclomotore e scooter.
LE CINQUE REGOLE. Per ampliare il concetto di "autoscuola" e rispondere con strumenti moderni e flessibili alle esigenze di apprendimento, sicurezza e consapevolezza delle nuove generazioni di utenti della strada l'Automobile Club Verona ha realizzato un metodo di insegnamento innovativo, volto in particolare a rafforzare, con moduli pratici, le più frequenti aree critiche di apprendimento.
Si tratta, come spieghiamo anche nell'articolo qui a fianco, di approfondire le situazioni di guida più difficili nelle quali i ragazzi neopatentati possono trovarsi: l'immissione in autostrada, la guida in montagna, l'uso del freno motore, la guida di notte, e così via.
1) Comportamenti preventivi e di responsabilità, con istruzioni di primo intervento in caso di guasto ed incidente, al fine di impedire il peggioramento dello scenario in attesa dell'arrivo dei soccorsi.
2) Guida difensiva, cioè osservazione ragionata del contesto in cui si guida, ed "eco-guida" (uso corretto del cambio, guida fluida ecc.)
3) Guida in condizioni di scarsa visibilità, nebbia, gelo, neve e in galleria.
4) Posizione di guida, frenata ABS, slalom tra coni.
5) Esecuzione di controlli periodici e di piccoli interventi (sostituzione ruote in caso di foratura, montaggio catene da neve e altro ancora.).

Traforo, Corsi contestato dai cittadini degli espropri

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Verona. Traforo, in seconda circoscrizione aumenta la contestazione dei cittadini che saranno espropriati. «Il tracciato era stato promesso più a nord, attendiamo chiarimenti» dicono i proprietari dei terreni interessati. Occasione per manifestare il disappunto è stato il primo incontro sul tema con la presentazione dell'opera da parte dell'assessore alla Mobilità Enrico Corsi e dei tecnici Technital alle commissioni consiliari Urbanistica e Mobilità. Invitati dall'opposizione, lunedì sera nella sede di via Villa, hanno partecipato anche due tecnici esterni: Roberto Dal Negro, direttore del reparto di Pneumologia dell'ospedale Orlandi di Bussolengo, e Giorgio Massignan, presidente di Italia Nostra. Il prossimo appuntamento sarà lunedì primo marzo, quando si riunirà il consiglio in convocazione straordinaria in sala Marani alle 20.30. La seduta è aperta alla cittadinanza.
Per Mario Gianelli, capogruppo nella seconda circoscrizione del Partito democratico, «il progetto è stato presentato alle commissioni consiliari in modo sommario, superficiale e lacunoso. Questo, ha impedito di avere un adeguato approfondimento sui vari aspetti essenziali: l'impatto sulla salute, il piano economico finanziario, lo studio dei flussi di traffico a supporto del progetto, i problemi della cantierizzazione e altro ancora». «Abbiamo chiesto un'integrazione alla documentazione fornitaci dal Comune, in particolare per quanto riguarda l'aspetto del flusso veicolare», prosegue Gianelli. «È importante, infatti, capire quanto questa opera sarà di beneficio alla città anche in proporzione all'impegno finanziario. Come pure, si vuole fare luce sulla convenzione essendo questa particolarmente importante poiché lega la città a chi eseguirà il progetto. Sta di fatto, che solamente lunedì mattina ci sono stati forniti alcuni documenti senza, però, essere accompagnati dal piano finanziario. Inoltre, l'assessore ha dichiarato che i dati sui flussi sono incompleti riservandosi di portare quelli finali in un secondo momento. A ciò, si aggiunge una sua clamorosa non conoscenza della convenzione con la Technital». Donatella Bovo, Lista Tosi, coordinatrice della commissione Viabilità, ribatte: «L'esposizione è stata più che ampia su tutto il tracciato del traforo. E non si è trattato di una commissione per capire se il traforo è accettato o meno. Il traforo si fa e questo non è in discussione. La commissione è stata fatta solo per accettare alcune proposte sulla struttura».M.C.

Domenica ecologica, Verona: no al blocco
Ma sì a visite guidate in città, rafting e giochi

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Verona. Non è ancora definito l'elenco dei Comuni dell'area padana che domenica aderiranno al blocco anti smog fortemente voluto dai sindaci di Milano, Letizia Moratti, e di Torino, Sergio Chiamparino. La stragrande maggioranza dei Comuni dell'hinterland milanese, ad esempio, ha deciso di snobbare l'iniziativa. Dei 134 Municipi della provincia di Milano, infatti, solo due sono al momento disposti a fermare le auto: Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo, entrambi governati da giunte di centrosinistra. La controprova che la tutela della salute deve piegarsi alle direttive di partito.
NO AL BLOCCO. L'assessore comunale all'Ambiente, Federico Sboarina, su questo fronte non indietreggia di un centimetro: «Il blocco del traffico non serve a nulla», ribadisce. E a supporto della sua tesi offre i dati di domenica scorsa: «Nella nostra provincia il traffico era bloccato in 89 Comuni, capoluogo compreso, ma i dati dell'inquinamento rilevati dalle centraline dell'Arpav ci dicono che l'aria era uguale a quella di Milano o Monza, dove le auto al contrario hanno circolato».
GIOCHI. Così Verona vivrà la seconda domenica ecologica consecutiva senza dover lasciare le auto in garage, perchè l'amministrazione ha deciso di privilegiare l'aspetto ludico-educativo della giornata.
Nel pacchetto di iniziative che l'assessore Sboarina presenterà questa mattina ai colleghi della Giunta, per l'approvazione, sono previsti infatti vari appuntamenti ludici e educativi. «Ripeteremo, potenziandola, l'iniziativa fatta domenica scorsa», anticipa l'assessore all'Ecologia, «con giochi ecologici per i più piccoli che si svolgeranno in piazza Erbe e in piazza dei Signori, in collaborazione con Amia e Agsm. Sempre in piazza dei Signori, in collaborazione con gli Amici della bicicletta, sarà possibile fare gratuitamente la punzonatura della propria due ruote, per evitare spiacevoli sorprese».
RAFTING SULL'ADIGE. «Ai veronesi offriremo inoltre», illustra l'assessore Sboarina, «l'opportunità di vivere l'Adige, facendo rafting in gommone da ponte Catena alla Dogana vecchia, con partenza rispettivamente alle 10.30 e alle 14. Prevediamo inoltre di rendere il centro storico più godibile offrendo ai veronesi, ma non solo, visite guidate con partenza da piazza Bra alle 14 e il trekking urbano delle mura. In piazza Bra, poi, si svolgeranno le già previste iniziative di Arpav e Amia sul riciclo e la raccolta differenziata dei rifiuti, rivolta in maniera particolare ai più piccoli, ossia i cittadini di domani. Infine, stiamo cercando di organizzare in piazzetta Pescheria giochi antichi, sulla falsariga del Tocatì».
MONUMENTI SPENTI. Sul fronte delle iniziative educative, l'amministrazione «sta valutando se spegnere l'illuminazione dei monumenti», spiega Sboarina, «per dare un segnale concreto sul risparmio energetico. Vorremmo poi sensibilizzare i veronesi sul car pooling, che non deve essere concepito come uno strumento per raggirare il blocco del traffico, ma un sistema che consente un reale risparmio energetico.

Si fingono amici su Facebook
e chiedono 500 euro: indagati

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Verona. Accesso abusivo a un sistema telematico, frode informatica, sostituzione di persona e truffa: sono i reati contestati a due venticinquenni che, in concorso, hanno cercato di estorcere denaro attraverso Facebook ad un ignaro utente del social network. A scoprirli sono stati gli agenti della squadra mobile della questura di Verona assieme al personale della sezione veronese della Polizia Postale, che hanno indagato in stato di libertà due giovani. «Occhio alle password», ammonisce la polizia: i due, infatti, dopo vari tentativi hanno indovinato la password della pagina Facebook di un amico della loro vittima telematica e l’hanno contattata fingendosi lui per ottenere del denaro. I due giovani indagati - ha spiegato la polizia nella conferenza stampa - avevano chiesto alla vittima un prestito di 500 euro in contanti, sostenendo di trovarsi in aeroporto in procinto di partire per Parigi e di aver avuto un problema economico.

In realtà i due, è stato ricostruito, avevano alterato le password di accesso di un altro utente loro amico, compagno di chat della vittima, riuscendo a presentarsi con il nome di quest’ultimo all’ignaro internauta. Ma il ragazzo si è insospettito della strana richiesta di denaro, e dopo alcuni controlli eseguiti sul social network ed una telefonata con il vero amico (che si trovava in ospedale e non all’aeroporto) ha fatto chiarezza sul tentativo di truffa, denunciandola alla sezione Polizia postale e delle comunicazioni di Verona. Da qui è partita l’operazione per smascherare il responsabile del furto di identità virtuale. Il sedicente amico è stato ricontattato via internet, tramite Facebook, fissando un appuntamento per la consegna del denaro che - a detta del truffatore - doveva essere prelevato da una seconda persona, riconoscibile da un cappellino nero in testa. All’atto della consegna dei soldi sono usciti allo scoperto gli agenti, in abiti civili, che hanno dapprima bloccato il giovane che aveva intascato la somma e poi il complice che lo attendeva a bordo di uno scooter.

AmiTer: «Tagliano gli alberi vicino al Lombroso?»

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Verona. Alberi di fronte ai giardini Lombroso in pericolo? L'associazione Gli Amici della Terra è in allarme: «La campagna "sicurezza" del comune di Verona contro gli alberi sembra continuare», scrive l'associazione in un comunicato stampa. «Ormai da due mesi moltissimi alberi della città vengono potati o tagliati in una campagna vasta e sistematica come abbiamo già denunciato. Nessun controllo è possibile. Nessun consigliere comunale o circoscrizione protesta o interviene». 

«Siamo francamente stufi di fare l' elenco dei giardini, delle vie, delle circonvallazioni, delle piazze, dei valli delle mura dove si è fatta legna negli ultimi due mesi», scrivono. Ora tocca alle piante dei giardini di fronte al Lombroso? «Tutte, tranne una veramente compromessa, sono state recentemente potate nel mese di gennaio e ora vengono probabilmente tagliate. Si perchè il numero (scritto in verde pisello invece che in rosso,come per le robinie di Regaste S.Zeno) che su ognuna di loro appare ha probabilmente il significato di una condanna». E concludono: «Se è così, perchè allora sono state buttati via i soldi per potarle»?

Ordigno bellico, brillerà il 7 marzo
Chiudono la Sr 11 e la Gardesana

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Verona. Il disinnesco di un ordigno della seconda guerra mondiale, trovato a Verona in un cantiere edile, avverrà domenica 7 marzo. La bomba, dal peso di 500 libbre - metà delle quali tritolo - è venuta alla luce durante lavori di scavo nella sede di una concessionaria auto, in località Croce Bianca. Oggi nella prefettura scaligera si è tenuto un vertice che ha messo a punto le modalità d’intervento. 

L’ordigno sarà fatto brillare da una squadra dell’8/o Genio guastatori Folgore di Legnago. A partire dalle 6,30 del mattino e fino al termine dell’operazione, previsto per le 12,30, saranno evacuate 130 persone che risiedono nelle zone limitrofe, poche in quanto l’area interessata dal ritrovamento si trova in una zona scarsamente popolata. Saranno notevoli, invece, i disagi alla viabilità: fino al termine dell’operazione saranno chiuse al traffico la S.R. 11 e la via Gardesana, l’altra arteria che conduce al Lago di Garda. All’intervento prenderanno parte anche la polizia municipale e la protezione civile, che garantirà assistenza alle famiglie costrette a lasciare le loro abitazioni.

Traforo, l'assessore Corsi: «Piano
degli espropri in dirittura finale»

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Verona. «Ormai siamo in dirittura finale, il piano degli espropri lungo il tragitto del Passante nord-Traforo delle Torricelle sarà ultimato in tempi brevissimi». Di più l'assessore alla mobilità Enrico Corsi afferma di non poter dichiarare sulla conclusione di un iter particolarmente delicato e al centro, nei giorni scorsi, anche di furiose polemiche tra i rappresentanti dei proprietari dei terreni agricoli interessati all'opera viabilistica e l'amministrazione comunale.
«Si tratta», fa sapere l'assessore Corsi, «di circa 600 persone». Con una petizione sottoscritta da un migliao di aderenti, i proprietari dei terreni che si trovano soprattutto a Quinzano, San Rocco e Ponte Crencano, avevano chiesto a Palazzo Barbieri di bloccare e rivedere il meccanismo degli espropri. Per pagarli è stato stabilito un tetto di 50 milioni di euro.
La petizione è stata inviata al Comune, alla Regione e al ministero dell'agricoltura.
L'assessore Corsi, a tale proposito, si era detto disponibile «ad un confronto per valutare possibili meccanismi innovativi alternativi all'esproprio, come richiesto dalla petizione del coordinamento degli espropriandi». E.S.

Via Faccio, è iniziato lo scavo
Ma la viabilità è a rischio

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Lorenza Costantino



Verona. Primo giorno di lavori, prima certezza su almeno una delle cause che tre giorni fa hanno scatenato il crollo della condotta fognaria sotto via Faccio, il più grave che fino ad oggi abbia coinvolto la rete delle acque nere del centro. La colpa, stabilita da un'analisi del cratere effettuato dagli operatori di Acque Veronesi con una telecamera robotizzata, sarebbe proprio dell'albero dell'aiuola spartitraffico. Le radici del bagolaro, infilatesi tra i mattoni della volta quando erano ancora sottili e ingrossandosi con il tempo, hanno fatto da pressione sulla chiave di volta e minato la stabilità della struttura: non certo tra le più recenti. Il dubbio che sorge ora è se anche gli altri alberi della fila, circa una decina di bagolari «spaccasassi», abbiano fatto la loro parte per rovinare la volta in più punti.
Per saperlo, si può solo scavare. Ieri, infatti, le pale meccaniche hanno continuato a togliere terreno nel cantiere allestito in mezzo all'incrocio, tutto intorno alla voragine, per creare una base sicura da dove gli operai potranno raggiungere la condotta fognaria, scendendo a circa sei metri sotto il livello dell'asfalto, e riparare il danno alla parte crollata. La falla verrà coperta con una calotta di cemento armato rafforzata da grandi viti per saldarla alla struttura originaria.
A controllare le operazioni, insieme ai tecnici di Acque Veronesi, anche il direttore operativo Nicola Costantini: a preoccuparlo, ha ammesso «è soprattutto il passaggio dei mezzi pesanti vicino all'area del crollo».
Grossi camion, infatti, ieri continuavano a percorrere via Faccio proprio a filo del cantiere. Impensabile, anche per questo motivo, proseguire i lavori senza prima rafforzare le pareti dello scavo con micro-pali o palancole, cioè strutture metalliche di contenimento, così da scongiurare una frana del terreno.
L'installazione, però, determinerà già da oggi l'allargarsi del cantiere su altre porzioni della strada, peggiorando la viabilità. Ieri, intanto, quattro agenti della polizia municipale, presenti su via Faccio per l'intera giornata, hanno gestito la circolazione da e per via Basso Acquar: i momenti più critici sono arrivati in corrispondenza delle ore di punta, in particolare la mattina. Ma le quattro corsie lasciate aperte in direzione del centro, come pure l'unica verso Basso Acquar, sono riuscite ad assorbire il traffico e, nonostante qualche breve coda a tratti, sono state sufficienti a evitare grossi ingorghi. Il problema vero e proprio per la viabilità, come temono sia la polizia sia Acque Veronesi, arriverà appunto con la chiusura di ulteriori carreggiate.
Oltre a quella dove si è aperta la voragine, un buco ampio circa due metri per uno e mezzo e fondo sei, ieri si è cominciato a scavare anche nell'altra carreggiata, la più interna del senso di marcia in direzione del centro: è da quella parte, probabilmente, che gli operai raggiungeranno la condotta per non essere esposti al rischio di ulteriori crolli. E in mattinata è stata fatta una prima indagine all'interno del cratere grazie a una telecamera robotizzata dotata di fari e ruote: gli operatori di Acque Veronesi, dopo averla assicurata a un cavo, l'hanno calata fino sul fondo, guidandola della postazione di controllo su un furgone e osservando le immagini attraverso un computer.
Ma la spiegazione delle radici, da sola non basta: «La volta era già debole di per sé. Le intemperie e, soprattutto, il peso e le forti vibrazioni delle migliaia di veicoli che ogni giorno percorrono questo tratto di strada», spiegano i tecnici di Acque Veronesi, «devono aver contribuito non poco all'accaduto».

Gli artigiani: «Ci manca il fiato
e senza ripresa spariremo»

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Giovanni D’Alessio



Verona. Agli artigiani inizia a mancare l'ossigeno, sempre più rarefatto. Il saldo negativo -638 tra imprese avviate e cessate tra 2008 e 2009 è uno dei segnali che la crisi c'è ancora e morde, più dell'anno scorso. L'artigianato, da sempre in Italia camera di compensazione nei momenti di crisi sta grattando con le unghie il fondo del barile, «se la ripresa non arriva entro pochi mesi ci saranno altre chiusure. Ora ci manca proprio il fiato e quando ci saremo mangiati tutto, rimarrà solo la piazza», ha affermato Ferdinando Albini, presidente di Confartigianato Verona e vicepresidente della Camera di Commercio, all'incontro con i parlamentari veronesi, arrivati in corso Porta Nuova dopo l'incontro con i lavoratori della Glaxo.
Alla faccia delle rassicurazioni sulla ripresa in corso, sono le associazioni degli artigiani veronesi (Confartigianato con Albini, Cna con Vandino Guerra e Casartigiani con Pasquale Vaia) a dire che non vedono segni di ripresa diffusa e a lanciare il grido di dolore. Grido sommesso, si passi la contraddizione che cerca di chiarire la dignità con cui i tre presidenti hanno tratteggiato il quadro: «C'è poco lavoro e il portafogli è vuoto», ha dichiarato Vaia. «Non chiediamo aiuto alle banche, ma di essere ascoltati e capiti», ha precisato Guerra. «Le piccole imprese, pur di non licenziare si stanno mangiando il capitale e se va avanti così l'artigianato rischia di diventare un ricordo» senza artigiani e senza dipendenti.
Ai parlamentari, (Gian Pietro Dal Moro, Giampaolo Fogliardi e Mariapia Garavaglia, del Pd; Anna Cinzia Bonfrisco, Pdl; Matteo Bragantini e Alessandro Montagnoli, Lega) gli artigiani hanno presentato un documento congiunto che riassume richieste antiche, ma ora fondamentali, per trovare la maniera che le amministrazioni pubbliche paghino in tempi decorosi per i lavori fatti e non dopo 180 o 360 giorni, che le banche prestino i soldi alle imprese a un giusto tasso, visto che i confidi arrivano a garantire fino al 70%, che il fisco non si accanisca con gli studi di settore e consenta alle imprese in difficoltà ma con prospettive, di pagare gli stipendi, dilazionando i versamenti dei contributi; che non si finanzino opere faraoniche (è stato citato il ponte sullo Stetto di Messina), ma che si spalmino i fondi sul territorio.
Dagli interventi dei parlamentari, oltre al gioco delle parti tra maggioranza e opposizione, sono emerse alcune proposte: dalla moratoria di un anno sull'applicazione degli studi di settore allo sblocco del patto di stabilità per i Comuni all'aggiornamento di Artigiancassa, (privatizzata nel 1994, nel 1996 nel Gruppo Bnl e dal 2006, con Bnl, nel Gruppo Bnp Paribas), al coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti affinché possa finanziare gli enti virtuosi.
Dietro, nemmeno tanto, a tutti gli interventi, c'era comunque il convitato assente: la banca, accusata di «comportarsi male e di aver paura di dare liquidità» da Bragantini, ma non solo da Bragantini.
Gianfranco Castellani, segretario della Cna ha parlato della «necessità di tornare indietro, alla produzione di beni e servizi, dopo 30 anni di creazione di ricchezza virtuale» mentre nelle banche «ricominciano a girare prodotti finanziari», che poco o nulla hanno a che fare con chi produce.
Tra le proposte, quella di Montagnoli, che ha invitato i colleghi parlamentari a «fare sistema» a prescindere dal colore politico, per portare in Parlamento le istanze degli artigiani veronesi e del Veneto, e quella della Bonfrisco: un tavolo sul credito, da riunire a cadenza mensile, il primo lunedì del mese, «in cui siano convocati il prefetto, le banche, prime fra tutte Banco Popolare e Unicredit, per esaminare la situazione del credito e le difficoltà di fronte alle quali si trovano le imprese artigiane».

Alto San Nazaro, smottamenti del terreno
Il Comune alla ditta: «Garantire sicurezza»

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Verona. Gli assessori all’Urbanistica e all’Edilizia privata, insieme al presidente della 1ª Circoscrizione, hanno fatto il punto questa mattina sullo stato di avanzamento dei lavori ad Alto San Nazaro, in seguito ad alcune segnalazioni da parte del comitato dei residenti sul pericolo di smottamenti di terreno. A seguito dell’ultimo sopralluogo effettuato dai periti comunali per monitorare le grotte, costituite da materiale tufaceo, l’Amministrazione comunale ha inviato oggi una lettera con la quale invita la ditta esecutrice dei lavori, la Borgo Alto San Nazaro, “a porre in essere tutte le azioni necessarie al fine di garantire la messa in sicurezza delle aree, a completare le opere di urbanizzazione secondaria previste dal Pua, relazionando sullo stato dei lavori e sul rispetto degli obblighi assunti”. Nella missiva viene inoltre ricordato che le opere di urbanizzazione realizzate nella zona di Alto San Nazaro devono essere realizzate in conformità a quanto deliberato dal Consiglio comunale, in particolare per quanto riguarda la “Relazione Geologica Tecnica Integrativa” relativa alla messa in sicurezza della scarpata, a difesa delle proprietà e delle infrastrutture sottostanti. La riqualificazione dell’area situata nel quartiere Veronetta, avviata nel settembre dello scorso anno, è frutto di una convenzione tra Comune e privati che, come hanno ricordato gli assessori, stabilisce che “le aree oggetto di cessione al Comune, in quanto opere di urbanizzazione secondaria, restano a disponibilità della ditta esecutrice dei lavori e per tanto la messa in sicurezza del sito resta di totale e assoluta competenza della ditta, fino all’ultimazione dei lavori”. “In ogni caso l’Amministrazione comunale – hanno sottolineato gli assessori - prosegue nella sua opera di controllo su questo sito particolare e delicato dal punto di vista geologico.” L’assessore all’Edilizia privata ha spiegato infatti che i sopralluoghi dei periti hanno evidenziato che, a seguito delle abbondanti piogge degli ultimi giorni, alcuni frammenti si sono staccati dai soffitti ma la situazione resta quella di totale sicurezza. “Si tratta semplicemente di particelle di pulviscolo – hanno detto ancora gli assessori – fuoriuscite dalla rete metallica zincata, posizionata dalla ditta responsabile sullo strato roccioso già nei mesi scorsi.” Il recupero edilizio di Alto San Nazaro, una delle zone più degradate del quartiere di Veronetta, prevede la realizzazione di 6 palazzine a tre piani di proprietà della cooperativa Borgo Alto San Nazaro, ricostruite fedelmente e dotate di parcheggi pertinenziali interrati. In ciascuna palazzina saranno realizzati sei appartamenti. Il progetto prevede inoltre la realizzazione, a carico dei privati, di un parco pubblico di 14 mila metri quadri, dotato di percorso ciclopedonale e panchine per la sosta e di un parcheggio di 454 metri quadri, per la maggior parte ad uso pubblico.

Ricomincia con i manifesti la battaglia contro Ca' del Bue

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Renzo Gastaldo



San Giovanni Lupatoto. Il Consiglio comunale ha confermato la sua totale opposizione all'inceneritore di Ca' del Bue e ha deciso di avviare un'altra serie di iniziative di «forte impatto mediatico», che saranno decise nei prossimi giorni dai capigruppo consiliari. Si comincerà con un manifesto, che sarà affisso anche in città, e che chiederà una seria riflessione sulla realizzazione dell'inceneritore. Si valuterà poi se ricorrere di nuovo agli striscioni ma sembra scontato che non ci sarà più la scritta «Tumori? No, grazie» che aveva scosso più di una sensibilità. Si richiameranno invece le decisioni assunte dalla Regione con le quali è stato votato di non realizzare i due inceneritori a Treviso senza però sospendere Ca' del Bue.
L'assemblea (riunita su richiesta delle minoranze) ha votato all'unanimità un documento che pone una serie di interrogativi partendo dal bando Agsm che vede l'inceneritore quale unica soluzione tecnologica per la chiusura del ciclo rifiuti (senza valutare ipotesi come il trattamento a freddo).
Il documento richiama anche le responsabilità di non aver acquisito tutte le conoscenza disponibili sia in materia di gestione dei rifiuti sia per i danni potenziali alla salute e all'ambiente connessi alla tecnica dell'incenerimento.
La riunione era cominciata con un muro contro muro fra minoranza e maggioranza. La prima aveva in sostanza accusato la seconda di aver fatto calare la tensione nella lotta a Ca' del Bue, attuando un tattica di dialogo che non ha portato risultati. L'ex sindaco Taioli ha detto: «Ci preoccupano le diossine e che si vada verso una gestione privata, orientata solo ai ricavi e a bruciare quanti più rifiuti possibile». Amabile Dal Sasso (Pd) si è chiesta se i cittadini lupatotini siano di serie B, visto che si bloccano inceneritori a Treviso ma non a Verona: «C'è sotto qualche patto scellerato? Con questi presupposti, serve ancora cercare l'unanimità? Mi sento presa in giro».
Aldo Marcolongo (Pd) ha ricordato i danni derivanti dalle emissioni dei camini degli inceneritori «che arrivano a svariati chilometri di distanza» ed ha affermato: «A Brescia le emissioni diossina sono dieci volte superiori a quelle dichiarate. Con l'inceneritore ci saranno ricadute sulla salute e sui valori degli immobili. Gli Usa hanno deciso di abbandonare l'incenerimento».
Il civico Stefano Filippi ha sostenuto la necessità di un maggior coinvolgimento della popolazione. Luigi Biondaro ha ribadito che la posizione di totale opposizione finora tenuta non ha portato frutti concreti e che occorre un chiarimento delle posizioni dei partiti.
A difesa dell'operato della maggioranza sono intervenuti il presidente del consiglio Daniele Turella («Forse qualcuno ha dimenticato gli incontri con i tecnici, gli striscioni, i tavoli istituzionali a cui abbiamo partecipato, la raccolta porta a porta avviata con successo, tutte cose che la passata amministrazione non aveva fatto»), il capogruppo Pdl Paolo Pasqualini («Il problema della salute esiste, non abbiamo fatto terrorismo mediatico»), Angelo Perbellini («Meglio lavorare insieme»), Bruno Chiavegato («Appoggiamo i contenuti delle lettera»), Graziella Bonafini («Battaglia da fare uniti») e Alberto Brunelli («La nostra azione non ha fatto partire l'inceneritore»).
Il sindaco Fabrizio Zerman ha concluso rivendicando appassionatamente le azioni messe in atto e confermando la totale opposizione all'inceneritore da parte sua e della maggioranza che guida.

Verona Marathon, il sole
lancia la carica dei 10mila

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Alessandra Galetto



Verona. La città si ferma per la corsa dei 10mila che diventa, oltre che una grande manifestazione sportiva, una straordinaria festa capace di animare vie e piazze del centro storico. La Verona Marathon di ieri, vinta dal keniano Hilary Mutai, che ha chiuso in 2h17'43", con 6.500 partecipanti arrivati da 23 nazioni (la maggior parte dall'Europa, ma anche da Kenya, Somalia, Etiopia, Marocco, Canada, Stati Uniti e Argentina) iscritti ufficialmente sui due percorsi rispettivamente di 42 e 21 chilometri (2.500 gli iscritti alla "vera" maratona e 4.000 alla half-marathon), e con almeno altri 4.000 che si sono uniti, sia pure senza pettorale, al serpentone di podisti e partecipato comunque alla gara, ha avuto infatti chiaramente, anche in questa sua nona edizione e forse più che negli anni scorsi, il carattere di un evento collettivo, capace di coinvolgere centinaia di veronesi, che hanno applaudito i runner lungo il percorso.
Complice della riuscita sicuramente la giornata di sole, che ha invogliato molti cittadini ad appostarsi in vari punti del percorso per assistere alla corsa, e fondamentale anche il fatto che, a differenza dell'anno scorso, la partenza e l'arrivo fossero in Bra (l'anno scorso invece in Fiera), trasformata per l'occasione in una passerella di atleti e pure in fiera di prodotti legati allo sport, dall'abbigliamento alla gastronomia, con alcune bancarelle di prodotti tipici di fronte alla Gran Guardia, e gli stand delle ditte sportive sotto il loggiato. Naturalmente presenti in Bra anche i banchi del ristoro, e lo spazio dove gli atleti hanno potuto consumare un meritato piatto di tortellini a fatica ultimata, dopo aver fatto un po' di stretching sui gradini della Gran Guardia, che intorno alle 12,30 apparivano coma una sorta di palestra all'aria aperta, tra volti accaldati, scambi di pacche sulla spalla, sorrisi, magari un po' tirati dalla stanchezza, ma anche appagati per l'arrivo in un contesto così vivace.
«Sono soddisfatto perché, al di là della competizione sportiva, questa si sta dimostrando, come era nelle nostre intenzioni, una festa per la città», ha spiegato in proposito il presidente della Verona Marathon Costantino Falsiroli, che per tutta la giornata di ieri ha seguito l'evento dalla sua postazione alla Gran Guardia. «Abbiamo lavorato per un anno interno in modo da dare agli appassionati una gara competitiva su percorso il più possibile studiato e completo, ma con una logistica e servizi capaci di venire incontro alle diverse esigenze: quelle dei podisti più esperti appunto, ma anche delle famiglie. E in questo senso la Family runner, partita alle 9, un'ora prima della maratona, che ha registrato oltre un migliaio di partecipanti e che ha avuto per madrina l'ex miss Italia Silvia Battisti, ha confermato che la partecipazione è varia e eterogenea e che la festa è stata per tutti. Uno sforzo reso possibile dall'aiuto di 1.000 volontari, che si sono distribuiti con varie mansioni lungo l'intero percorso con punti di ristoro ogni 5 chilometri».
Bastano del resto pochi dati per spiegare la necessità di tanto personale: per i 10mila podisti, l'organizzazione ha preparato quasi 20mila bicchieri tra acqua, te caldo e sali reidratanti, 20mila banane (25 quintali), 8.000 mele (15 quintali) e 7.000 arance (15 quintali), andate distribuite negli otto punti di ristoro lungo un percorso che, partendo dalla Bra, ha quindi imboccato corso Porta Nuova e via Piave: e il grande viale ha regalato un colpo d'occhio straordinario col serpentone di corridori che riempivano il cavalcavia.
Un po' come, poco prima, alla partenza: in una via Pallone strapiena a perdita d'occhio verso Ponte Aleardi, intenta a scaldare i muscoli aspettando il via, mentre sopra i 10mila si aggirava l'elicottero che ha ripreso la gara e lo speaker Paolo Mefer salutava il sindaco Flavio Tosi, e procedeva col conto alla rovescia. E suggestivo in assoluto l'arrivo, con il passaggio degli atleti all'interno dell'Arena invasa dalla musica della marcia trionfale di Aida, per gli ultimi passi sul tappeto verde che conduceva direttamente al sospirato arrivo in Bra.

Referendum sul traforo, il Comune
dice ancora no

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Verona. L'iter referendario sul traforo non deve essere bloccato o rallentato a causa delle elezioni regionali. Lo affermava la magistratura in una sentenza di appena qualche mese fa e lo ribadiscono i comitati nati a sostegno del referendum e contro il traforo. E la decisione del segretario generale del Comune, che ha disposto in un atto notificato due giorni fa la sospensione dell'iter referendario sul traforo, ha scatenato una vera e propria bufera di proteste da parte dei sostenitori del referendum.
Appellandosi all'articolo 19 che prevede la sospensione nei tre mesi che precedono e in quelli che seguono le elezioni, infatti, il segretario ha sospeso l'iter. Ma a scatenare l'ira dei sostenitori del referendum è stato il fatto che questa scelta, già portata avanti durante lo scorso referendum, in prossimità delle elezioni europee, è già stata ritenuta illegittima dal Tribunale. «La sospensione è da intendersi per le operazioni di voto e per quelle strettamente connesse alla consultazione elettorale, non alla questione dell'ammissibilità dei quesiti e alla fase successiva di raccolta delle 7.500 firme necessarie per il referendum. Lo ha sancito il Tribunale», spiega l'avvocato Carlo Trentini, coordinatore dei Cittadini per il referendum, il Comitato spontaneo nato qualche settimana fa e che raccogli adesioni illustri; per l'occasione era presente anche Lamberto Oldrizzi, nefrologo e componente del comitato di bioetica dell'Ulss 20.
Ora «Cittadini per il referendum», per mezzo di Trentini, ha già annunciato che inoltrerà ricorso. «Ciò che è grave è che la pubblica amministrazione decida di non adeguarsi ad una sentenza della magistratura», tuona Trentini. E nella polemica interviene anche Alberto Sperotto, presidente del comitato di cittadini contro il collegamento autostradale delle Torricelle. «La Giunta ed il Segretario generale consapevolmente non rispettano la decisione del Tribunale. Si tratta di una chiara manifestazione di arroganza del potere e di disprezzo verso il principio fondamentale della civiltà occidentale: quello in base al quale chi governa è servo della legge e ad essa subordinato. Noi le sentenze le abbiamo sempre rispettate, come quella che ha confermato il parere dei Garanti, e la stessa cosa ci saremmo aspettati dalla giunta che amministra. I cittadini devono sapere che questa decisione ha l'evidente intento ostruzionistico di ritardare la raccolta delle firme e che si basa su una interpretazione del regolamento comunale già chiaramente respinta dal Tribunale in una motivata decisione del settembre 2009», dichiara Sperotto.
«Su un'opera tanto importante, che cambierà il volto della città, è giusto che la città si interroghi e che non siano i soli amministratori, pur legittimamente eletti a governare la città», sostengono quindi i Cittadini per il referendum. Sarebbe indispensabile, insomma, un dibattito informato e l'esercizio diretto della democrazia. Tanto più che questi nuovi quesiti che dovrebbero passare al vaglio dei veronesi, sono «radicalmente diversi dai precedenti in quanto non più abrogativi ma consultivi», conclude Trentini.I.N.

Traforo, accordo in Provincia tra Lega e Pdl

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Verona. E siamo alla verifica politica in Provincia imposta dalla Lega Nord al Pdl dopo la posizione favorevole al referendum sul Traforo delle Torricelle espressa dal presidente Miozzi. Dichiarazione che non era andata giù al Carroccio fortemente orientato, invece, a realizzare il tunnel. Stamani la verifica tra i due partiti di maggioranza si è svolta proprio nella sede provinciale della Lega. Poco fa, in un comunicato congiunto i due partiti affermano di avere raggiunto un accordo. “Pur ribadendo l'assoluta libertà dei cittadini di promuovere il referendum – è scritto in una nota - le Segreterie dichiarano, coerentemente con i programmi elettorali di Comune e Provincia che prevedono l'opera, che non si attiveranno per la raccolta firme.

Sanremo fa il record di ascolti 
Mazzi: «Al di là di ogni previsione»

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Sanremo. Soddisfazionedel direttore artistico veronese Gianmarco Mazzi: ‹‹Siamo contenti, i risultati ci premiano; significa che abbiamo trovato una formula, una combinazione che arriva alla gente, addirittura superiore alla nostre aspettative. Questi risultati dimostrano che abbiamo creato qualcosa di bello che alla gente è piaciuto, e che è arrivato. Sanremo è come una piazza dove la gente deve avere il piacere di venire e stare lì perché vedono qualcosa di bello››. Riguardo alle polemiche che avevano accompagnato l’esibizione di Romeo e Giulietta«, Mazzi chiarisce: ‹‹Non è vero che sono produttore di Romeo e Giulietta, come è stato scritto da qualche giornale, e non sono neanche il manager di Cocciante. La collaborazione al casting del Musical risale al 2007 e l’opera è ferma dall’estate del 2008; semplicemente nella serata di Gala, quando mi sono visto in difficoltà, ho richiamato alcuni atisti tra cui anche Cocciante, che era stato presente anche lo scorso anno. E sapete cosa mi ha detto, quando l’ho invitato: ancora?››.

Mazzi, sul presunto plagio della canzone di Noemi circolato in rete, dichiara «Non sono informato, è un concetto complicato, l’assoluta originalità oggi un requisito difficile da raggiungere. La serata di ieri è sempre stata concepita come una serata con versioni un po' libere. Quanto a Lippi nessuno di noi ha mai pensato che cantasse. Non me la sono sentita di interromperlo mentre parlava perchè mi sembrava irrispettoso nei suoi confronti fermare una persona che ci ha regalato un sogno, mentre per quanto riguarda l’inserimento nel brano di Pupo di parti che potessero omaggiare ai mondiali di calcio, la serata dei duetti lo permette. Capisco il regolamento, però non sono neanche un amministratore di condominio, sono un uomo di spettacolo. Quando trovo un ospite, un artista, che ci mette del suo, io alzo l’asticella».

E su Bonolis dice: «l’impianto di questo Festival di Sanremo è frutto di una collaborazione nata con Bonolis fin dal 2005. Lui è un grande innovatore, mi ha insegnato molte cose. Nell’impianto di quest’anno, nelle armi vincenti c’è molto di quello che lui ha trasmesso a me su quello che si poteva innovare. Quest’anno ho messo tutto quello che in questa esperienza ho maturato con lui. Gli sono molto grato».

Via Faccio, si apre una voragine di 6 metri

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Verona. A partire da oggi, per la durata di qualche giorno, l’incrocio di Breccia Cappuccini tra via Faccio, Basso Acquar, via del Fante e circonvallazione Raggio di Sole, sarà interessato dai lavori di ripristino di una volta fognaria cittadina, con possibili disagi alla viabilità della zona. Durante la notte, infatti, una vera e propria voragine profonda circa 6 metri si è aperta lungo la volta fognaria di via Faccio; alle 6 di questa mattina un mezzo di Amia è rimasto danneggiato dopo essere incappato nella frana. Nessuna conseguenza per l'operatore a bordo dell'autocarro. Sul posto sono intervenute subito le pattuglie della polizia municipale e i tecnici di Acque Veronesi per la messa in sicurezza del luogo che, nei prossimi giorni, sarà interessato dai lavori di ripristino. Per limitare al massimo i disagi alla circolazione, i tecnici del Settore Traffico provvederanno ad allestire una minicentrale operativa all'interno della garritta posta all'incrocio; da questa postazione gli agenti della Polizia municipale potranno vedere su un monitor le immagini provenienti dalle telecamere poste nella zona, in modo da gestire i tempi semaforici con il sistema manuale. Da lunedì, e per tutta la durata dei lavori di ripristino della volta fognaria, 6 agenti della Polizia municipale saranno presenti all’incrocio di Breccia Cappuccini per gestire la viabilità della zona. La Polizia municipale consiglia, per la prossima settimana, di evitare il transito nella zona, individuando già da subito percorsi alternativi e, per coloro che devono raggiungere il posto di lavoro o accompagnare i figli a scuola, di preventivare una partenza da casa anticipata. La cause dell’accaduto sono al vaglio dei tecnici di Acque Veronesi che esploreranno tutta la fognatura con speciali telecamere.

Catenaccio sul sentiero E5 Si chiede aiuto alla Regione

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Anna Zegarelli



Verona. Hanno chiesto aiuto alla Regione i residenti di Valdonega. L'inaspettata chiusura, la settimana scorsa, del sentiero europeo conosciuto come E5 li ha lasciati sconcertati. Per accedervi occorre attraversare un tratto di proprietà privata alla fine di via Marsala.
Qui, il cancello è stato chiuso con un catenaccio dai proprietari e quanti provengono dalla passeggiata di San Mattia si sono trovati la strada sbarrata e sono dovuti tornare indietro percorrendo molta strada.
Lo hanno raccontato ieri all'assessore regionale Massimo Giorgetti che con il consigliere comunale Stefano Ederle, per altro presidente della commissione sicurezza, sono stati invitati dagli stessi residenti a prendere visione della situazione. Erano presenti anche alcuni rappresentanti del Cai, ente che tutela il sentiero.
Sono proprio i volontari del Cai a vigilare sui sentieri della collina e della montagna veronese e Ezio Etrari, vicepresidente, ha spiegato che il tratto di strada considerato privato è invece da considerarsi l'allacciante al sentiero europeo. «Ha anche un numero questa allacciante è il 7», spiega Etrari che, cartina alla mano, datata ancora 1980 precisa, «ogni sezione e sottosezione del Cai ha un determinato numero di sentieri da controllare e manutentare». Nella cartina infatti sotto la dicitura «allacciante 7» si legge: «Dalla Valdonega al termine di via Marsala si prosegue per una stradella che si trasforma in un sentiero che sempre in pendio si innesta con la variante alla dorsale. A 100 metri dalla fontana di Sommavalle».
Superato il cancello è un vero spettacolo naturale che sorprende ancora di più se si pensa che è a pochi passi dalla via Mameli, una delle strade a più alta densità di traffico della città. E per questo i residenti chiedono a gran voce che il loro diritto, così come quello di tutti i veronesi, ad entrare non venga più negato. Giorgio Calafà, residente, è tra quelli che alla vista del lucchetto sul cancello ha subito scritto al Comune e si è interessato per capire se davvero si trattasse di proprietà privata o di un abuso.
«È risaputo che alla fine della via Marsala esiste a favore del Comune un'area detta di servitù su area privata. E il fascicolo 3883 delle mappe catastali me ne ha dato conferma», dice rivolgendosi a Giorgetti e a Ederle affinché facciano chiarezza. «Al di là delle carte credo ci sia da valutare i perché abbiano portato ad una presa di posizione così forte da sbarrare l'entrata, tanto più se consapevoli del fatto che tanti camminatori si sono trovati a dover tornare indietro». Precisa Giorgetti: «c'è una competenza anche della Regione in questo generi di sentieri, e ora valuterò e cercherò di capire il da farsi». Ederle ha già pronta una mozione che presenterà in consiglio comunale dove puntualizzerà la questione sicurezza «Questo accesso è l'unico possibile nel caso qualcuno possa trovarsi in pericolo o sentirsi male».

«Si investe poco a favore delle bici»

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Verona. Un bilancio in positivo in termini di crescita e attività svolte, con il raggiungimento di quota 1.816 iscritti che ne fanno la maggiore delle Fiab provinciali a livello nazionale, e la previsione di arrivare a 2.000 associati nel 2010. Ma l'assemblea annuale degli Amici della Bicicletta, che si è svolta ieri pomeriggio nella sede del circolo ricreativo di Unicredit per fare un bilancio del 2009 e procedere al rinnovo delle cariche del direttivo, ha messo in luce anche qualche ombra, più consistente quando il presidente Paolo Fabbri, ieri confermato, ha analizzato il lavoro dell'associazione nei mesi scorsi nel contesto delle decisioni in termini di mobilità prese nei mesi scorsi dall'amministrazione.
È proprio nell'amministrazione, infatti, che la cultura delle due ruote pare incontrare, a detta di Fabbri, i maggiori ostacoli ed è dunque su questo aspetto, sulla necessità cioè di assumere maggiore visibilità e soprattutto incidenza nelle scelte della città (traforo, mobilità, piste ciclabili, parcheggi, inquinamento) che l'associazione intende muoversi nei prossimi mesi.
«Non c'è dubbio che la Fiab, nonostante la sua crescita come realtà rappresentativa della cittadinanza, incontra ancora molta difficoltà nel rapporto con le amministrazioni, e in particolare con quella comunale», ha detto Fabbri. «Non siamo stati capaci di entrare nelle elezioni provinciali, però a livello provinciale qualche passo è stato fatto. Dal Comune siamo invece percepiti tutt'oggi come avversari politici a prescindere. Molti provvedimenti recenti sono andati in direzione contraria all'incentivo alla ciclabilità: tolte le corsie preferenziali nella Ztl, eliminata la ciclabile di via Teatro Nuovo per guadagnare 6 posti auto, tolta la ciclabile di via Ghetto; la nostra manifestazione S.i.n.d.a.c.o. non ha avuto interlocutore, tanto per fare qualche esempio».
E aggiunge: «A Verona si investe sui semafori intelligenti e sul traforo, opera alla quale ci siamo opposti a fianco del comitato contrario perché la riteniamo assurda e dannosa: si investe dunque per incentivare l'auto, mentre sulla metropolitana e sui mezzi pubblici non si fa nulla di concreto. Certo si dice che domeniche come questa di blocco del traffico non sono risolutive per l'inquinamento: ma intanto non vediamo profilarsi altre soluzioni. È su queste questioni che come Amici della bicicletta chiediamo di venire ascoltati, mentre nella Consulta sulla mobilità continuiamo ad essere ignorati».A.G.

Da Sorgenia cifre gonfiate,
«stangate» da ventimila euro

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Alessandra Vaccari



Verona. Cosa fareste se vi arrivasse una bolletta annuale dell'energia elettrica da 28 mila euro, al posto di quella da 7/8 mila che vi è arrivata fino al mese prima? Un mezzo infarto, certo. Ma poi, se verificando che è impossibile che il vostro ammontare corrisponda a tanto e andaste avanti per mesi con la società di energia che vi minaccia di tagliare l'erogazione perchè siete morosi visto che vi ostinate a sostenere le vostre ragioni e a non pagare, non arrivereste sfiancati a una qualsiasi meta?
È quanto sta accadendo a svariate decine di clienti che si erano serviti o si stanno tuttora servendo di Sorgenia, il primo operatore privato italiano del mercato nazionale dell'energia elettrica e del gas naturale con oltre 500 mila clienti in tutta Italia e impianti di generazione elettrica su tutto il territorio nazionale e in Francia.
Lamentele che sono arrivate anche ad Agsm, dato che la nostra azienda distribuisce, trasporta l'energia di Sorgenia, e ha con questo operatore un rapporto commerciale. Infatti sono gli operatori Agsm ad andare a fare i rilievi dei consumi. Ma come è stato constatato le verifiche dei contatori sono state fatte bene. Per questo non si capisce la ragione della fatture «pazze».
A essere non proprio soddisfatti del servizio non sono semplicemente i clienti, utenti terminali, ma anche Agsm che ha ricevuto le proteste degli stessi e non ha alcuna intenzione di rimetterci la faccia al posto d'altri.
«A dicembre Sorgenia ci ha inviato un ordine di stacco energia per morosità. Il nostro negozio non poteva certo permettersi di restare senza luce e gas», dice una commerciante storica del centro, «non vi sto a raccontare le telefonate, le mail, i fax inviati a Sorgenia per chiarire che noi non potevamo aver consumato 130mila chilowattora di energia a fronte delle 30 mila usuali. Ma non c'è stato verso di farci ascoltare. La minaccia era sempre la stessa. Morosi, quindi saremo rimasti senza erogazione. Per fortuna Agsm mi ha aiutata. Nei giorni scorsi la situazione s'è sbrogliata, da Sorgenia è arrivata una nota d'accredito di circa 16 mila euro».
Errore nei sistemi? il fenomeno sembrerebbe in crescita come conferma Agsm.
«Noi a Sorgenia i dati li abbiamo inviati corretti. Non sappiamo cosa sia poi accaduto. Ma le segnalazioni per queste fatture «pazze» ci sono arrivate a decine e stiamo prendendo in considerazione l'ipotesi di muoverci contro l'operatore che con questi errori ci sta danneggiando».
Ma Riccardo Bani, direttore generale di Sorgenia, ribatte: «Dopo alcune segnalazioni, ci siamo accorti che un problema di acquisizione dei dati di lettura nei sistemi informativi ha determinato degli errori in alcune bollette nella zona di Verona. Tale problema è dovuto anche ad alcune difficoltà nei flussi di comunicazione dei dati da parte di Agsm Verona. Stiamo provvedendo a risolvere il malfunzionamento. Ci scusiamo con tutti i clienti che avessero ricevuto fatture non in linea con i loro consumi. Ciascuno di loro sarà rimborsato per i consumi non effettuati ed erroneamente fatturati. Anche in questa occasione vogliamo ribadire che tali fenomeni spesso nascono per la difficoltà di dialogo con le società di distribuzione nell'acquisizione dei dati. Sarebbe utile adottare in tutta Italia un unico standard di comunicazione dei dati di consumo, in modo da agevolare il lavoro di società di vendita nazionali come Sorgenia, a vantaggio della qualità del servizio per gli utenti».


Agsm, la maggioranza boccia
la commissione d'inchiesta

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Verona. Non ci sarà alcuna commissione consiliare d'inchiesta bipartisan a controllare le carte e i bilanci di Agsm. Con 27 voti contrari (11 i favorevoli) il Consiglio comunale ha respinto la mozione con cui le forze di opposizione chiedevano per l'appunto la costituzione di una commissione - peraltro prevista dallo statuto della stessa Agsm - «per acquisire le necessarie informazioni utili e esprimere gli indirizzi che le competono». La mozione, al pari della richiesta del consiglio straordinario di ieri pomeriggio, era stata presentata dalla minoranze il 28 gennaio, in seguito alle «dichiarazioni rilasciate alla stampa locale da un consigliere di amministrazione di Agsm, nominato tre anni fa dall'attuale maggioranza, e della successiva risposta del presidente di Agsm, che avevano evidenziato una spaccatura all'interno del consiglio di amministrazione».
«Una mozione di metodo», l'ha definita Giancarlo Montagnoli (Pd), «presentata per fare la necessaria chiarezza su alcune questioni. Quella del personale, in primo luogo, perchè si dice che Agsm debba ridurre l'organico di 200 unità. Poi sulla mancanza di strategie future e sulle modifiche allo statuto di Agsm che verranno presentate in commissione la settimana prossima».
Presente in aula il presidente di Agsm, Gian Paolo Sardos Albertini, che ha ripetuto al Consiglio quanto affermato in commissione: «Le difficoltà di Agsm sono dovute alla crisi, che ci ha costretto a chiudere più volte la centrale termoelettrica del Mincio perchè la richiesta energetica è diminuita. Difficoltà normative, con il quadro di riferimento per i pubblici esercizi che continua a cambiare. E poi la contravvenzione, che ci ha costretto a prevedere una riserva».
Marco Giorlo (Gruppo misto) ha invitato Agsm «a una accelerazione convinta su Ca' del Bue e le alleanze», mentre Marco Gruberio (Forza Italia) si è calato nei panni dell'avvocato difensore di Agsm, sostenendo che «la sede idonea per fornire ai consiglieri le dovute informazioni su Agsm è la settima Commissione».
Paolo Zanotto (Pd) si è detto «preoccupato per la scelta del Comune di attingere a piene mani dalle riserve di Agsm e delle aziende partecipate», ha auspicato «la riduzione dei consiglieri di amministrazione» e soprattutto «la fusione con Amia, necessaria per gestire al meglio i rifiuti e funzionale a migliorare le credenziali di Agsm in vista di future, auspicabili alleanze».
Patrizia Bravo (Pd) ha sollecitato «più trasparenza e informazioni ai consiglieri comunali sull'operato di Agsm», mentre Carlo Pozzerle (Pd) ha evidenziato come «Agsm abbia abdicato al proprio ruolo nell'affaire Ca' del Bue». Stefania Sartori (Pd) ha inutilmente invitato «la maggioranza a volere la commissione, viste le scarse risposte avute oggi», ma Ciro Maschio (An) ha ribadito «che la mozione non è sostenibile e che le sue premesse non sono condivisibili».

Traforo e autodromo, i due no della sinistra

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Sinistra ecologia e libertà insieme a Partito socialista, sotto un unico simbolo. Un accordo politico che, sottoscritto in occasione delle elezioni regionali di fine marzo, nasce con l'intento di iniziare a rinnovare il panorama frammentato delle forze di sinistra guardando all'esempio di Nichi Vendola.
I candidati della lista provinciale Sel-Psi sono nove, scelti «con il criterio dell'esperienza e della competenza amministrativa». Tra loro ci sono ex amministratori di Verona e provincia e attivisti dei comitati contro il traforo delle Torricelle e l'inceneritore di Ca' del Bue: Paolo Andreoli, Serena Betti, Plinio Boni, Giuseppe Campagnari, Paolo Ferrari, Vincenzo Genovese, Giovanna Lonardi, Giovanna Maria Righetti, Umberto Toffalini.
«Un passo avanti verso l'unità della sinistra», commentano i candidati: obiettivo comunque non facile, visto che Rifondazione e Pdci, invitati a partecipare, hanno declinato. «Ma noi non ci arrendiamo e ci prefiggiamo un confronto serrato con tutto il centrosinistra per ridisegnare un progetto politico fondato sull'uguaglianza sociale, il lavoro, i diritti civili e soprattutto la green economy, un nuovo modello che preservi le risorse della terra e promuova una migliore condizione umana».
E intanto, i punti proposti per la nostra città riguardano il contrasto ai progetti della giunta comunale sulla realizzazione del passante nord con traforo delle Torricelle, definito «uno sperpero clamoroso e inutile di denaro pubblico» e sulla costruzione dell'autodromo di Vigasio; inoltre, si punta allo studio di una soluzione alternativa all'inceneritore di Ca' del Bue e di un nuovo piano di escavazione che tuteli maggiormente il territorio. Si applica sul locale, spiegano i candidati, «pure la tematica classica di un nuovo modello economico, per preservare dalla crisi anche le posizioni finora ritenute inattaccabili, come dimostra il caso Glaxo». C'è poi il capitolo dell'inquinamento atmosferico e acustico: «Per il primo», ricordano i candidati, «siamo già al 35esimo giorno di superamento di Pm10, e per quanto riguarda il secondo, la nostra città è ampiamente fuorilegge».
I banchetti di Sel-Psi saranno presenti oggi in via Cappello, domani in via Mazzini, lunedì e martedì in piazza Bra.L.CO.

Traforo, la protesta dei consiglieri

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Marco Cerpelloni



Verona. «Ora si fermi l'iter del Traforo e si pensi a Borgo Trento». A chiederlo sono i consiglieri provinciali e della seconda circoscrizione del Partito democratico, che aggiungono: «Da anni ci battiamo contro la sciagura di un'autostrada in città. Era stato promesso un progetto a nord. Dopo la vittoria, il sindaco Tosi ha cambiato il progetto modificando il programma elettorale per cui è necessario far pronunciare i cittadini con un referendum».
L'opposizione attacca, vuole la consultazione diretta dei cittadini. Non solo, i consiglieri dell'opposizione della seconda circoscrizione hanno anche chiesto un «gruppo di lavoro nella commissione Lavori pubblici sulla variante 305 al Prg vigente», cioè al completamento dell'anello circonvallatorio a nord, noto come Traforo delle Torricelle.
Questo a seguire la richiesta da parte del Cdr Mobilità e traffico del Comune al consiglio circoscrizionale di formulare un suo parere sull'opera. «Chiediamo venga costituito un gruppo di lavoro che dovrà produrre un documento di analisi sull'argomento», dicono i consiglieri dell'opposizione. «Il regolamento delle commissioni della seconda circoscrizione , dà la possibilità su argomenti di particolare complessità e rilevanza, di costituire gruppi di lavoro a cui possono partecipare cittadini della circoscrizione esperti in materia», spiega Mario Gianelli, capogruppo in circoscrizione del Pd.
«Come opposizione, considerata la grande attenzione e preoccupazione che desta questa opera nei nostri quartieri, abbiamo, senza esitazione, chiesto al presidente di permettere al nostro territorio di poter usufruire di un momento e di uno spazio istituzionale dove alcuni suoi più valenti cittadini possano, con professionalità e capacità, esprimersi su questo progetto che, se realizzato, andrà innegabilmente e definitivamente a ridisegnare e condizionare l'ambiente in cui viviamo. Ci è stato, però, negato».
I consiglieri del Pd, concludono: «Serve un forte impegno e subito da parte dei candidati veronesi a fermare l'iter di un'opera così devastante ed occorre ripensare completamente alla viabilità di Borgo Trento, tenendo conto che l'ospedale, terminati i lavori, porterà un traffico insopportabile per un quartiere già critico. Il Traforo non farà che peggiorare la situazione. E' il momento di dimostrare con i fatti cosa vuol dire democrazia partecipativa».
Ora gli appuntamenti in Seconda circoscrizione sull'argomento «Traforo» sono fissati per lunedì prossimo con la commissione congiunta Urbanistica e Mobilità per analizzare l'opera, a cui i consiglieri dell'opposizione hanno chiesto la partecipazione di due tecnici esterni, e per lunedì primo marzo quando il consiglio si esprimerà in merito.
A questo ultimo appuntamento parteciperà anche l'assessore alla Mobilità Enrico Corsi.

«Nessuna speranza di ripresa
per l'edilizia veneta nel 2010»

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Verona. Vede un futuro nero il presidente Ance Veneto, Stefano Pelliciari, secondo il quale per l'edilizia «non ci sono speranze di ripresa consistente. Il 2010», dice, «sarà ancora un anno di passione». Pellicciari, che ieri a Mestre ha tenuto un incontro per presentare le prospettive del settore, spiega che «non ci sono indicazioni, anche dal punto di vista degli investimenti pubblici: è tutto fermo in Veneto per le elezioni. Speriamo che dopo si metta in moto qualcosa».
Prioritario, per Pelliciari, è fare le riforme. «Bisogna cambiare», spiega, «l'organizzazione della gestione pubblica, cambiare le regole. La burocrazia è una delle maggiori debolezze dell'Italia: è costosa, inefficiente e produce danni indiretti. Negli ultimi 65 anni abbiamo prodotto un tale coacervo di leggi e regolamenti che sono serviti a trasformare il nostro sistema burocratico in un mostro ingovernabile. Nessuno è più in grado di realizzare un'opera pubblica o privata, ottenere un'autorizzazione e un servizio in tempi ragionevoli, con costi giusti».
Per il settore edile il 2009 in Veneto si è chiuso con un -10,6% negli investimenti e le indicazioni per quest'anno non sono affatto rosee: la crisi sarà alleggerita dal Piano Casa, ma farà segnare comunque un -8,2%, e i veri effetti si apprezzeranno solo nel 2012.
Il dato è emerso ieri all'incontro di Mestre durante la presentazione del Rapporto congiunturale sull'industria delle costruzioni in Veneto da parte dell'Ance regionale, l'associazione delle imprese edili.
Secondo l'Ance nel 2009 gli investimenti in costruzioni sono stati pari in Veneto a 14.917 milioni. Gli investimenti complessivi nel settore delle costruzioni sono diminuiti del 10,6%, un calo un po' più accentuato rispetto al dato nazionale (-9,4%). Per il 2010 si prevede che la crisi continuerà a manifestarsi con intensità più forte rispetto alla media delle altre regioni. Il calo produttivo stimato per il 2010 si colloca fra il -9,0% ed il -8,2%. Il primo valore (-9,0%) non tiene conto del contributo che potrà derivare dal «piano casa» a sostegno dei livelli produttivi del prossimo anno.
Il secondo valore (-8,2%) include, invece, tali effetti. Gli effetti sostanziali del piano casa sui livelli produttivi si potranno manifestare, a detta dell'Ance, solo nel medio periodo, con risultati consistenti attesi nel 2012 e nel 2013. A dispetto del crollo consistente degli investimenti nelle costruzioni, è stato spiegato dal presidente Ance, Stefano Pelliciari, i dati su occupazione e chiusura delle imprese sono abbastanza contenuti per quanto riguarda le imprese Ance.

«Numero chiuso? Solo se necessario»

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Giorgia Cozzolino



Provincia. Numero chiuso alle scuole superiori? La domanda sorge spontanea dopo l'annuncio, da parte dell'assessore provinciale all'Edilizia scolastica Marco Luciani, che l'istituto alberghiero Angelo Berti di Soave non potrà, per il momento, accettare nuovi iscritti bloccando, di fatto, la crescita della scuola.
E in effetti una sorta di «numero chiuso» per le iscrizioni scolastiche è stato introdotto laddove ci sono dei problemi di spazio o per non sovraccaricare determinati istituti. È la prima volta che viene ufficializzata questa procedura che, secondo l'assessore Luciani, è una semplice norma di buon senso per permettere «una seria organizzazione delle aule». E spiega: «Non ho mai parlato di numero chiuso, si tratta semplicemente di una valutazione di sostenibilità della crescita del numero degli studenti nel rispetto degli spazi a disposizione».
Luciani precisa infatti che, di norma, alla Provincia viene inviata la richiesta delle aule a luglio, quindi solo due mesi prima dell'inizio delle lezioni, un tempo troppo breve per trovare classi aggiuntive.
La questione non riguarda quindi solamente l'istituto Berti di Soave, dove da anni è in corso una battaglia per ottenere una dignitosa sede unica dell'alberghiero che, per tradizione del territorio e per la capacità della classe insegnanti, registra un continuo trend di crescita. Il problema si presenta anche in altre scuole e per diversi motivi. Luciani fa sapere che rispetto all'anno scolastico 2008/2009, il numero di studenti alle scuole superiori è aumentato del 2,16 per cento, vale a dire che si sono iscritti 636 alunni in più portando il totale della popolazione studentesca delle superiori a quota 30.054. Il dato curioso è che, a fronte di tale crescita, il numero delle classi è diminuito di tre unità, passando da 1.324 a 1.321.
«Questo è frutto dei nuovi parametri ministeriali che consentono di avere più studenti per ciascuna classe. Per certi versi è una fortuna, perché altrimenti ci saremmo ritrovati a dover recuperare almeno una ventina di classi in più e già le difficoltà, al momento del mio insediamento, non mancavano».
L'assessore spiega infatti di aver dovuto affrontare un «domino» di spostamenti e modifiche alle classi degli istituti superiori della città e della provincia innescato dall'accordo tra Comune di Verona e l'Ufficio scolastico provinciale (ex provveditorato) relativa la dismissione degli istituti professionali Bombrenzoni e Da Vinci i cui studenti sono stati dirottati all'istituto Sanmicheli che, a quel punto, aveva necessità di nuove aule. Questo ha appunto scatenato un meccanismo a caduta che ha coinvolto altre scuole come il Boccioni, il Nani e il Marconi di Verona. «Al di là di queste criticità, ho voluto impegnare tutte le risorse disponibili nel triennio per mettere a norma le scuole, prima di pensare ad eventuali ampliamenti», precisa l'assessore, «per questo è ancor più necessario programmare le presenze nei vari istituti. Il caso di Soave è effettivamente un problema, fino a quando non si risolverà il nodo della sede, ma il criterio di sostenibilità lo abbiamo applicato a tutte le scuole della provincia».
Infatti, si nota subito dalla delibera di giunta, che quasi tutte le scuole in crescita, come ad esempio il liceo classico Cotta di Legnago, il Bolisani di Villafranca, il Levi e il Calabrese di San Pietro in Cariano, l'Einaudi, il Pasoli, il Marco Polo e il Pindemonte di Verona, hanno l'autorizzazione, «previa verifica» ad aumentare il numero di classi, così pure come tutti gli altri istituti il cui numero è stabile da alcuni anni.
Il «no» da parte della Provincia è invece categorico per il Berti di Soave, che però può crescere nella sede centrale di Verona, e per l'ex Carnacina ed ex Levi di Garda dove però il surplus di studenti potrà essere dirottato nella sede staccata di Bussolengo. «No» anche per il Medi di Villafranca perché a breve partiranno dei lavori per la certificazione antincendio che renderanno alcuni spazi della scuola inagibili e l'istituto alberghiero di Legnago (l'edificio ex Ricci), già cresciuto di tre classi e giunto a «pieno regime».
Tra i «no» anche il nuovissimo Messedaglia di Verona dove la bellezza dell'edificio ha attirato studenti per sette nuove classi a scapito degli altri due licei scientifici scaligeri, il Fracastoro (-5) e il Galilei (-2).

Pm 10,«bruciato» il limite annuo
delle 35 giornate di superamento

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Verona. Ieri, 17 febbraio, Verona ha già raggiunto il limite consentito in un anno di giornate di superamento delle polveri sottili: 35 giorni. E mentre Venezia, Vicenza, Padova dicono sì alla domenica senza auto il 28 febbraio in tutta la Valpadana, i sindaci di Verona e Treviso frenano, o si dicono contrari. Tutti i comuni capoluogo della regione manderanno in ogni caso loro rappresentanti al tavolo anti-smog convocato domani a Milano dal sindaco Letizia Moratti. Contraria da sempre agli interventi a spot, Padova, con il vice sindaco Ivo Rossi, conferma che aderirà alla proposta bipartisan di blocco del traffico il 28 febbraio. Anche Venezia, spiega il sindaco Massimo Cacciari, dirà sì alla domenica senza auto, pur ritenendo che queste misure, anche se allargate, servono soprattutto a sensibilizzare la gente più che ad abbattere gli inquinanti. La città dovrà decidere tuttavia se mantenere o spostare di sette giorni la domenica ecologica già prevista il 21. Convinta adesione alla proposta Moratti-Chiamparino arriva dal sindaco di Vicenza, Achille Variati, anch’egli del centrosinistra.

Dirà di no, invece, il sindaco di Verona, Flavio Tosi. Il capoluogo scaligero ha già in programma il fermo delle auto domenica 21, in concomitanza con la maratona. Più avanti, dice Tosi, se ne potrà riparlare. Dubbioso infine GianPaolo Gobbo, sindaco di Treviso, che invierà all’incontro un proprio delegato, e sul sì o no al blocco non ha ancora deciso, ma ritiene siano altre le misure (incremento trasporto su rotaia) per abbattere lo smog. Nel 2009, quella scaligera è stata la città veneta con il maggior numero di superamenti del limite di polveri sottili - 104 i giorni in cui il limite è stato superato.

Stop al parking di San Giorgio 
Via a lungadige Capuleti

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Se l'assessore alla mobilità Enrico Corsi fosse stato un contemporaneo dell'imperatore Augusto avrebbe probabilmente utilizzato l'espressione «alle calende greche» nell'indicare la data di avvio del cantiere del parcheggio pertinenziale di Porta San Giorgio. Le calende, nel calendario romano, corrispondevano al primo giorno di ogni mese, periodo nel quale venivano normalmente regolati debiti e prestiti, ma nel calendario greco le calende non esistevano. Quindi era come dire «mai».
ALLARME CANTIERI. Ma Corsi non vive nell'antica Roma e soprattutto non ha i poteri di un imperatore. Per questo, al termine della riunione della Giunta comunale riunitasi ieri nel centro d'incontro di Parona - edificio che ospita anche le cucine della tradizionale «festa delle renga» - ha dovuto accontentarsi di dire che è stato deciso di chiedere un rinvio della firma della convenzione con la ditta «per poter fare ulteriori verifiche sull'impatto dei lavori». Significa che c'è l'intenzione di far saltare l'opera? «Dico solo», afferma Corsi, «che bisogna posticipare l'intervento finché non migliorerà la situazione viabilistica della zona».
L'obiettivo a Palazzo Barbieri, tuttavia, è trovare un'alternativa condivisa alla struttura da 500 posti auto interrati. «Dare il via al cantiere vicino a Porta San Giorgio e nella zona dell'ex Verona-Caprino in concomitanza con i lavori per costruire il passante nord con traforo delle Torricelle», aveva sottolineato l'assessore nei giorni scorsi, «vorrebbe dire aggravare in maniera pesante la circolazione automobilistica, perché il tratto lungadige San Giorgio-via Mameli è uno dei più trafficati ed è quello che si vuole alleggerire costruendo il traforo». La ditta interessata è quella dei fratelli Mazzi, che farà gestire i garage interrati alla Saba Italia.
Nei mesi scorsi la polizia municipale aveva effettuato due test per verificare l'impatto del cantiere sul traffico. Inoltre si erano valutate alcune ipotesi, già sottoposte alla Soprintendenza, per spostare lo scavo più in alto verso via Nievo. Lo stesso Corsi alla vigilia della riunione di Giunta aveva confermato l'intenzione di cercare «un altro luogo in cui dare alla ditta vincitrice la possibilità di costruire un parcheggio di analoga capienza».
PIAZZA CORRUBBIO. Nella riunione di di ieri, su proposta di Corsi, la Giunta ha approvato «nuove soluzioni per la finitura di superficie» del progetto di parcheggio interratto di piazza Corrubbio nel quartiere di San Zeno. L'opera, voluta dalla passata amministrazione, è contestata dai residenti ma i reperti archeologici finora rinvenuti non giustificherebbero una sospensione dei lavori. L'intervento approvato dalla Giunta consiste «nella riqualificazione con maggior verde, alberi e aiuole, dell'area di superficie».
LUNGADIGE CAPULETI. Sempre restando in tema di parcheggi, l'assessore alla mobilità ha annunciato la ripresa dei lavori in lungadige Capuleti. «Il cantiere», aggiunge perentorio, «si dovrà concludere entro un anno». L'opera, aveva detto in precedenza il sindaco Flavio Tosi, dovrà essere terminata entro la primavera 2011, prima che comincino i lavori per sistemare l'incrocio di Breccia Cappuccini, nell'ambito delle opere compensative del recupero delle ex Cartiere.
Infine, la Giunta ha dato l'ok alla costruzione, da parte dell'azienda ospedaliera, di un ponte pedonale sull'Adige per agevolare il transito dall'ospedale al previsto parcheggio di Forte Procolo.E.S.

Parcheggio piazza Corrubbio, il comitato
«Perché a S. Giorgio ci si ferma e qui no?»

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Verona. Il Comitato contro il parcheggio in piazza Corrubbio punta il dito contro l'Amministrazione e e mette in risalto 5 aspetti che secondo loro non sono chiari nella gestione della faccenda

 1) L'assessore aveva "rassicurato" i sanzenati che il progetto di "riqualificazione" di Piazza Corrubbio sarebbe stato condiviso con loro e con la circoscrizione, avrebbe tenuto conto delle loro esigenze ed osservazioni, sarebbe stato discusso in pubbliche assemblee. Il progetto della "nuova" piazza, invece, è stato già approvato e nessuno lo conosce. Bella concezione di "urbanistica partecipata"!

2) Si continua a dire che l'opera è stata ereditata dalla passata amministrazione. Il Contratto con la Ditta che ha vinto la gara d'appalto per il parcheggio è stato firmato da questa Amministrazione il 14 gennaio 2008; il Sindaco Tosi è stato eletto nel maggio 2007, sette mesi prima, quindi avrebbe avuto tutto il tempo per trovare una soluzione diversa.

3) Si dice che ormai non c'è più niente da fare che il lavoro è stato assegnato e se si recede il Comune dovrebbe pagare una penale elevatissima. Proprio l'assessore Corsi sta bloccando e rinviando i lavori per il Parcheggio a Porta San Giorgio, ereditato dalla passata aministrazione nello stesso ed identico modo del Parcheggio di Piazza Corrubio. Perchè il parcheggio di San Giorgio si può bloccare e quello di Piazza Corrubbio no?

4) L'assessore Corsi dice che anche lui non vorrebbe il parcheggio in piazza Corrubbio, ma che ha le mani legate. Per altri lavori pubblici ben più importanti del parcheggio in questione, ed ereditati dal passato (ad es. la Tramvia o il Polo Finanziario a Verona Sud), questa Amministrazione è riuscita a modificare progetti, spostare finanziamenti statali, fermare appalti in corso (aprendo contenziosi legali ancora in corso). Due pesi e due misure?

5) L'assessore aveva promesso che avrebbe cercato un accordo con la Ditta Rettondini per "spostare" il parcheggio in una zona limitrofa, offrendo soluzioni alternative. A noi non risulta nessun passo ufficiale e documentato in questa direzione. Dopo l'ordine del giorno approvato all'unanimità dal Consiglio Comunale, quali iniziative concrete ha preso la Giunta per "ricercare tutte le soluzioni giridicamente ammissibili per individuare un'area diversa e valutare la posibilità di sospendere i lavori"?

Treni
italo-tedeschi sfidano Trenitalia

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Verona. A due mesi dall’avvio della collaborazione, che ha sancito anche in Italia la liberalizzazione del mercato ferroviario, Deutsche Bahn, Osterreichische Bundesbahnen e le italiane LeNord si dichiarano pienamente soddisfatti del nuovo collegamento tra l’Italia, l’Austria e la Germania. Lo hanno sottolineato oggi a Verona i responsabili delle tre società, autodefinendosi «pioneri della liberalizzazione del mercato ferroviario».

Attualmente sono dieci i treni del gruppo che collegano l’Italia alla Germania: cinque sulla linea Monaco-Bolzano, quattro su Verona ed infine uno per Milano ed uno per Bologna. Erwin Kastberger delle ferrovie austriache ha sottolineato come «l’obiettivo è rafforzare il servizio, inserendo anche alcune novità significative sul territorio italiano come i treni Rayal Jet che prevedono tre classi di viaggio». Marco Kampp delle Db Bahn ha invece rimarcato «il grande gradimento riscontrato in questi due mesi dalla clientela: l’80% dei convogli arriva in perfetto orario e nostra intenzione è aumentare sì l’offerta, ma anche il livello di qualità da dare ai nostri clienti». Luigi Margari di LeNord, il partner italiano del progetto, capace di investire un milione di euro in questa sfida e di assumere 50 addetti, ha invece ricordato come «quello che ci è stato dato da Rfi, le ferrovie italiane, non è quello che abbiamo chiesto e che ci dovrebbe venire per diritto. Sia a livello di tracce, sia a livello di servizi». «Un esempio? Avevamo chiesto un treno con partenza alle 7 del mattino da Milano Centrale - ha polemizzato Margari - quello che ci è stato dato parte venti minuti prima da Porta Garibaldi. Noi quindi continueremo a chiedere e a pretendere quello che ci deve essere dato per diritto».

Ca' del Bue:
l'opposizione
riaccende il
dibattito in aula

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Renzo Gastaldo



San Giovanni Lupatoto. I riflettori del consiglio comunale si riaccendono sull'inceneritore di Ca' del Bue. Le forze politiche di opposizione hanno infatti chiesto una nuova convocazione sull'argomento per domani alle 20.30. La richiesta è firmata dai consiglieri del Partito democratico Amabile Dal Sasso e Aldo Marcolongo, dai civici Remo Taioli, Stefano Filippi e Luigi Biondaro (quest'ultimo ha voluto specificare che la sua è soltanto una firma tecnica per consentire la discussione) .
Spiega Marcolongo: «È una iniziativa del Pd che ha trovato l'appoggio dei consiglieri civici, appoggio indispensabile per mettere in discussione l'argomento in consiglio in modo da riportare la questione dell'inceneritore al centro del dibattito. È infatti un tema troppo importante per la salute della cittadinanza lupatotina per lasciarlo cadere nel dimenticatoio. Ci preoccupano molto i fumi e le polveri che usciranno dai camini dei forni a griglia che, secondo le previsioni, inizieranno a funzionare nel 2014 e anche quelli del vecchio inceneritore con i forni a letto fluido, che pure dovrebbe essere rimesso in funzione». E aggiunge: «Abbiamo rilevato infatti una caduta di tensione sul problema e uno sfilacciamento di iniziative assai pericolosi. Ci sembra, in sostanza, che la questione non sia più tra le priorità dell'amministrazione e che sia considerato solo una inevitabile scocciatura. Non voglio tornare a mettere in evidenza i problemi di salute che si manifestano nelle popolazioni residenti nei pressi degli inceneritori e ricordo che San Giovanni Lupatoto è esattamente sottovento all'impianto».
Prosegue ancora Marcolongo: «Vorremmo sapere quali iniziative ha in programma il sindaco per contrastare l'inceneritore e soprattutto vorremmo capire perché vengano applicati, a livello regionale, due pesi e due misure. Mi riferisco al fatto che la Regione approva a Venezia un documento proposto dalla Lega Nord che blocca la costruzione di due inceneritori posti fra Treviso e Venezia, ma non blocca Ca' del Bue, di cui si continua a prevedere il rifacimento».
E conclude: «Chiediamo al sindaco Zerman anche di spiegarci che fine anno fatto le quasi 6mila firme di cittadini lupatotini che a metà 2009 hanno reso esplicita, sottoscrivendo una petizione, la loro opposizione all'inceneritore di Ca' del Bue. Ci domandiamo che uso ne è stato fatto, se giacciano impolverate in qualche cassetto o se invece siano state consegnate a qualcuno e con quali esiti».
Alla riunione del consiglio comunale sono state invitate anche le associazioni e i gruppi (circa una decina prevalentemente a matrice ambientalista e culturale) che avversano l'inceneritore. Per loro non è prevista però la possibilità di intervento nel dibattito, salvo che non venga convocato un consiglio aperto.
I gruppi avevano inviato a fine dicembre una diffida ai vestitici degli enti e delle società committenti dell'inceneritore. I responsabili venivano diffidati dall'avviare i lavori dei nuovi forni a griglia in quanto risultavano carenti le valutazioni degli effetti sul territorio circostante.


Rubano una borsa a una donna, due passanti
fanno arrestare gli scippatori dalla polizia

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Verona. Collaborazione tra cittadini e agenti di polizia ha portato ieri a Verona all’arresto di uno scippatore e due suoi complici. Vittima dello scippo una signora di 57 anni, raggiunta da un uomo che con estrema violenza le ha strappato la borsa, dandosi alla fuga. La donna, colta da malore, è stata soccorsa da un cittadino di 31 anni il quale, dopo averla fatta accogliere in un’agenzia di viaggi, ha rincorso lo scippatore che nel frattempo era salito su un’auto dove lo attendevano due complici. Mentre il soccorritore allertava la questura di Verona fornendo la targa dell’auto, un altro cittadino, di 56 anni, ha sentito da lontano le urla della donna e ha notato l’auto con i tre uomini darsi alla fuga. È quindi salito sulla propria automobile e li ha seguiti dopo aver a sua volta chiamato le forze dell’ordine. Sul posto sono arrivate tre volanti della polizia, che, grazie alle indicazioni ricevute, hanno bloccato nei due sensi una via percorsa dagli scippatori, che sono stati arrestati senza scampo. Nella velocissima operazione gli agenti hanno recuperato la borsa nella quale, oltre a 250 euro, la signora teneva alcuni oggetti in oro. Per oggi è prevista l’udienza di convalida degli arresti. «Grande apprezzamento» è stato espresso dal questore di Verona Vincenzo Stingone, il quale oggi incontrerà i due cittadini che hanno dato esempio di cittadinanza attiva senza mettere a rischio né la propria né l’altrui incolumità.

San Valentino
come Natale
25% in più
di turisti e affari

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Verona. Un successo superiore alle aspettative degli organizzatori, che conferma la forza promozionale della nostra città sotto l'etichetta di città dell'amore, grazie al mito di Giulietta e alla poesia di Shakespeare.
La sesta edizione di «Verona in Love», andato in scena nell'ultimo fine settimana, in occasione della ricorrenza di San Valentino, in un centro affollatissimo (qualcosa di simile solo al grande afflusso pre-natalizio per i mercatini di Norimberga), si dimostra una formula più che vincente, capace di attirare tra le mura scaligere nell'arco di due giorni circa 50 mila presenze italiane e straniere, di riempire gli alberghi del centro in una stagione decisamente «bassa», di fare il tutto esaurito in ristoranti e bar e di segnare qualche record di visitatori in alcune delle più significative mostra in corso, vedi per esempio la grande esposizione «Corot e l'arte moderna» allestita alla Gran Guardia, che ha avuto tra sabato e domenica 3.500 visitatori, cioè il fine settimana record dall'inaugurazione ad oggi.
«La manifestazione è cresciuta moltissimo e quest'anno ha fatto davvero il fondamentale salto di qualità, collocandosi come festival cittadino per eccellenza», conferma Loris Danielli, amministratore unico di Provincia di Verona Turismo. «Per il prossimo anno si dovrà pensare ad un allargamento degli eventi anche ad altre piazze, piazza dei Signori infatti si è rivelata addirittura troppo piccola rispetto al pubblico numerosissimo. La forza dell'iniziativa sta senza dubbio nella sua caratterizzazione tematica: il mito di Giulietta e Romeo è noto in tutto il mondo ed è quello che rende famosa in Italia e all'estero la nostra città. E' su questo che dobbiamo puntare con una sinergia di forze. Va anche detto che questa manifestazione ha portato un introito alla città straordinario rispetto all'investimento necessario per l'organizzazione: come Provincia abbiamo stanziato 55mila euro, di cui tre quarti pagati dagli sponsor: dunque un investimento molto contenuto per il risultato ottenuto».
Il successo è confermato dagli albergatori. Spiega Beppino Olivieri, coordinatore degli hotel del centro per Confcommercio: «Moltissime presenze: hanno lavorato bene tutti gli alberghi, con un pubblico giovane, vivace, dinamico che è sicuramente anche un potenziale cliente per il futuro. Ristoranti e bar hanno registrato il tutto esaurito, finalmente vediamo il risultato di uno sforzo congiunto, che nella ricorrenza di San Valentino ha fatto vincere Verona su molte altre città per la formula accattivante del progetto».
«Un festival vincente in quanto valorizza uno dei miti per cui la nostra città è famosa nel mondo», conviene Gianni Zenatello, presidente della sezione Turismo di Confindustria Verona. «I due elementi fondanti, di vero appeal turistico, restano infatti la lirica e il mito di Giulietta: non c'è turista che non arrivi a Verona con la curiosità di visitare i luoghi shakespeariani, a partire dalla casa di Giulietta. Verona in Love ha l'intelligenza di valorizzare questo mito».
Anche i primi dati del consorzio di promozione turistica «Verona Tuttintorno» confermano il risultato più che positivo: oltre 4.000 presenze negli alberghi (cui va aggiunto l'extra alberghiero, quindi intorno a 5.000) nella notte di sabato, e circa un centinaio di pacchetti turistici venduti direttamente dal consorzio.
«Almeno un 25% di lavoro in più rispetto ad un fine settimana normale», stima Daniele Ribecchi, presidente del settore Caffè e bar di Confcommercio.
«E un 25% in più anche rispetto al Verona in Love dell'anno scorso: la rassegna è cresciuta ed è nota in Italia e in Europa, richiama presenze anche dall'estero. Credo che questa sia la prova che la strada da seguire è quella di investire sui marchi che tirano». A.G.

Bufera in Provincia: la Lega
chiede una verifica politica

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Verona. “Miozzi troppo spesso parla a nome della maggioranza senza averla interpellata”, denuncia il capogruppo della Lega Nord Fabio Venturi, secondo cui è necessario definire le modalità del referendum per il Motorcity e per il Polo Logistico di Isola della Scala, dopo la questione Traforo, vista la disponibilità al referendum manifestata pubblicamente dal presidente. E chiede al presidente Miozzi una verifica politica. Fino a quando non sarà fatta questa verifica – avverte Venturi - gli assessori del Carroccio diserteranno la giunta.

Caso Glaxo, l'eurodeputato del Pd
Luigi Berlinguer chiede un incontro

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Verona. L'Eurodeputato del Pd, Luigi Berlinguer, eletto nella circoscrizione Nord Est, sarà domani a Verona. Già ministro della Pubblica istruzione e impegnato sui temi della ricerca scientifica, Berlinguer ha chiesto un incontro alle associazioni sindacali veronesi sul caso Glaxo. L’incontro è fissato per le 17 nella sede della Cisl.   Successivamente si sposterà in sala Lucchi, dove parteciperà assieme a Giuseppe Bortolussi all’incontro con i circoli del Pd veronese per lanciare la campagna elettorale in vista delle prossime regionali.

Lega-Pdl, braccio di ferro sul traforo

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Verona. Sul traforo tra Lega e Pdl si sta consumando un braccio di ferro non tanto sui contenuti della questione, quanto sulla ricerca del consenso in vista delle elezioni regionali. Da una parte il sindaco Tosi che tira dritto per la propria strada, dall'altra gli alleati ex An Massimo Giorgetti e Giovanni Miozzi che sostengono la proposta di un referendum. E tra gli alleati continua il gelo. Ma potrebbe essere, questo scontro, la spia di uno scenario di primavera molto vivace.
Ieri il capogruppo della Lega Nord in Consiglio provinciale, Fabio Venturi, ha rilanciato la provocazione: «Se Miozzi è improvvisamente afflitto da una sorta di "referendatio precox" per il traforo, allora è giusto pensare ad una consultazione popolare pure sul progetto promosso dal PdL per Motorcity, l'autodromo di Vigasio, e sul Centro intermodale e Polo logistico di Isola della Scala». E presenterà le proposte in Consiglio.
«In un periodo di crisi economica, non è irrilevante far pesare irresponsabilmente sulle spalle dei cittadini la spesa di quasi un milione di euro per riproporre una scelta referendaria che i veronesi hanno già fatto alle elezioni amministrative. Ricordo che il programma dell'amministrazione Tosi aveva posto il traforo tra le priorità assolute», incalza Venturi, che accusa il Pdl di gettare «benzina sul fuoco di un rapporto fragile» e conclude cercando di zittire il presidente: «Ora chiederò un referendum sul Motorcity e sarà guerra aperta, perché Miozzi la deve smettere di parlare da ex militante di An, in veste di presidente, quando la maggioranza in Provincia siamo noi».
La replica è affidata a Giacinto Albanese, vice capogruppo del Pdl chiede un «dibattito non condizionato da veti» e aggiunge che «se il presidente Miozzi non può esprimere la propria opinione e non ha la stessa dignità di Tosi, qualcosa non quadra». E chiude: «E' necessario un chiarimento della maggioranza. Siamo tutti favorevoli all'opera e ci batteremo per farla, ma con la partecipazione più ampia possibile dei cittadini. Senza vuote ripicche, che un amministratore non deve fare. Di cosa abbiamo paura, visto che abbiamo sia in Comune che in Provincia oltre il 60 per cento del consenso dei cittadini?».
La vera partita è che la Provincia è finita in mezzo alla campagna elettorale per le regionali, dove la Lega punta alla vittoria totale sul Pdl con la candidatura a governatore del ministro Luca Zaia. A Verona quindi il Carroccio avrebbe il sindaco e la sponda del governatore. Potrebbe avere la tentazione di prendere nella tenaglia anche la Provincia. Come? Promuovendo di fatto, il giorno dopo le elezioni regionali (in caso di vittoria) una mozione di sfiducia nei confronti di Miozzi per tornare al voto e correre in solitudine con un proprio candidato, così come voleva già fare due anni fa. A quel punto il Pdl dovrebbe correre assieme all'Udc per reggere la competizione. Uno scenario da tutti contro tutti nel centrodestra che a quel punto però, tra la difficile campagna elettorale per la Regione e l'eventuale continuazione per la Provincia, rischierebbe di avere contraccolpi sulla gestione del Comune dove Pdl e Lega continuano ad essere alleato.

Bonfante: «Borgo Nuovo, il Comune caccia
le associazioni di volontariato dalla cittadella»

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Verona. “Il Comune di Verona sta cacciando le associazioni di volontariato dalla cittadella appositamente realizzata per loro nel quartiere Borgo Nuovo”. Lo denuncia il Consigliere regionale del Partito Democratico, Franco Bonfante, secondo cui la cosa più grave è che malgrado questi spazi siano stati realizzati anche con fondi regionali, il Comune agisce in totale libertà: a farne le spese, ricorda, realtà associative come il gruppo scout, gli alpini, il circolo Noi, l’associazione San Vincenzo, Amnesty International ed Emergency”. Bonfante chiede quindi alla Giunta regionale “se è al corrente della situazione e se intende intervenire”.

«Il quartiere Navigatori
è il parcheggio della città»

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Verona. Parcheggi: ponte Catena sull'orlo di una crisi di nervi. «Il quartiere Navigatori è il parcheggio libero della città», ne sono convinti i residenti che da alcuni mesi, da quando il confinante quartiere di Borgo Trento è diventato un posteggio a pagamento dopo la realizzazione degli stalli blu, trovano in sosta sotto casa le auto di moltissimi impiegati e lavoratori del centro città. Come non bastasse, sostengono, anche i dipendenti della vicina Azienda Ospedaliera hanno trovato più comodo posteggiare il proprio mezzo nel quartiere da quando anche il loro parcheggio interno è in fase di riqualificazione.
La situazione è al limite ma quello che proprio non va giù a chi risiede a ponte Catena è di essere multato perchè obbligato a lasciare, per disperazione, la propria automobile fuori dagli spazi bianchi.
Se all'inizio il malcontento si era limitato a un confronto tra residenti, l'esasperazione è emersa quando fuori dalla chiesa dello Spirito Santo il circolo del Pd «Enzo Biagi» ha allestito uno stand per informare gli abitanti del quartiere della loro presa di posizione.
Il volantino oltre a illustrare le cause del sovraffollamento legate al piano sosta in borgo Trento e alla chiusura del parcheggio dipendenti dell'ospedale lancia una proposta, o meglio la richiesta: «serve una soluzione che consenta a tutti i residenti di parcheggiare, tanto più che la zona non ha sufficienti garage rispetto agli appartamenti esistenti».
Per gli esponenti del Pd della terza circoscrizione una possibile via d'uscita sarebbe realizzare degli stalli dedicati ai residenti, come quelli giallo blu che da alcuni mesi sono comparsi nei quartieri limitrofi al centro.
Al banchetto c'erano anche i consiglieri comunali all'opposizione, tra questi Roberto Uboldi, Roberto Fasoli, e per la Provincia era presente Lorenzo Dalai oltre al segretario provinciale del Pd Giandomenico Allegri.
E se da un parte la soluzione proposta poteva di primo acchito apparire buona, dopo un'attenta riflessione c'era chi si domandava perché pagare un posto auto sotto casa quando fino a poco tempo fa il quartiere era vivibile e tranquillo e soprattutto si trovava da parcheggiare.
Come è ormai consuetudine a ogni problema di quartiere corrisponde un comitato e anche per «questo caso» ne è sorto uno che ha ben chiaro il fatto di non volere nessuna connotazione politica, tanto più in un periodo così vicino alle elezioni regionali.
Di certo i residenti sono al limite della sopportazione e poco importa se a breve, a marzo, stando alle dichiarazioni del direttore generale dell'Azienda Ospedaliera, Sandro Caffi, per i dipendenti verrà aperto il parcheggio all'interno dell'ex caserma Quarta Ore, in via Da Vico. E non sono rassicurati nemmeno dall'apertura di un'area sosta a Forte Procolo.
«Non credo che una passerella sull'Adige per i dipendenti agevolerà l'utilizzo di questo nuovo piano della sosta», assicuravano alcuni residenti all'uscita dalla chiesa.
Sotto accusa c'è finito anche il troppo consumismo, il fatto che per ogni famiglia oggi ci siano come minimo due automobili.
«È un quartiere che nonostante invecchi è sempre in crescita», hanno fatto notare altri. E di questo anche gli esponenti del Pd cittadino ne sono consci. «I residenti del quartiere Navigatori sono circa 9 mila», ha sottolineato Giovanni de Biasi, consigliere di circoscrizione.
Ma quel che tollerano a malapena è il fatto che tutto ciò sta stravolgendo il modo di vivere al quale erano abituati. «Prima potevamo fermarci in pasticceria, ora non è nemmeno pensabile arrivarci in auto, magari per una sosta prima di entrare a casa. Anche per andare in Posta è un problema». «In un solo giorno io e mia figlia abbiamo preso una multa a testa», racconta una signora, «dopo aver cercato invano parcheggio in via Moncenisio (una delle vie più interne del quartiere, ndr), ho lasciato l'auto a pochi metri dalla curva».
La stessa situazione la vivono coloro che risiedono sul lungadige catena. «Alle 17 ho girato come una pazza per riuscire a trovare un posto. Dopo mezz'ora ho parcheggiato in una via lontana dalla mia e con le borse della spesa l'ho fatta a piedi fino a casa», ha aggiunto una casalinga.A.Z.

Intimidazione contro la sede di Casa Pound
Un grosso petardo danneggia la vetrata

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Verona. Accertamenti sono in corso a Verona da parte della Digos su un grosso petardo fatto esplodere nel corso della scorsa notte da ignoti davanti a Casa Pound, il circolo della destra radicale veronese. Lo scoppio ha danneggiato la porta a vetri del locale, nel quale stazionavano alcune persone e ha lievemente distorto il montante della porta, lasciando intatti i vetri. Questa è la seconda volta che la sede dell'associazione subisce un attacco. Sull'accaduto indaga la Digos

Buco alla «Latte Italiano»
Condanne per 5 anni e 9 mesi

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Verona. Un'udienza lunga, caratteristica comune a tutte quelle che hanno riguardato la vicenda del buco da 8 milioni di euro della Latte Italiano ma ieri, a differenza di quanto avvenuto nel corso del processo a carico del leader del Cospa Vilmare Giacomazzi e ad altri tre soci, il pubblico in aula è rimasto in completo silenzio. Nessun commento, nessuna intemperanza, nessuna ammonizione da parte del presidente del collegio Paola Vacca: soci e parenti degli imputati hanno ascoltato la requisitoria del pm Marco Zenatelli e le richieste di condanna, le conclusioni della parte civile (rappresentata dall'avvocato Capoti) e l'arringa del difensore, l'avvocato Maruzzo. Non c'erano nemmeno i trattori in sosta al parcheggio del tribunale.
Non ci sono stati commenti alla lettura del dispositivo che condanna Giacomazzi a due anni di reclusione mentre Simone Dossi, Stefano Cesare Scandola e Roberto Musola a un anno e tre mesi, tutti responsabili di falso in bilancio (concesso agli imputati il beneficio della pena sospesa).
Assolto Giacomazzi dall'accusa di estorsione (perchè secondo l'accusa - circostanza poi negata dalla parte offesa in aula - aveva costretto un fornitore a firmare un contratto sotto minaccia) e anche da quella di truffa (per la vicenda relativa al marchio Latte Italiano la cui realizzazione e pubblicizzazione era stata commissionata ad altra società ma che in seguito Giacomazzi aveva intestato a se stesso).
Confiscate le quote di aumento del capitale, quelle che furono utilizzate per commettere il reato (500mila euro), confiscato il contratto tra Latte Italiano e la Nuova Era (ritenuto falso in quanto stabiliva la penale relativa ad una mancata fornitura di latte e la sanzione andò a compensare la parte di debito non pagata da Latte Italiano alla fornitrice) e infine condannata la società (per la prima volta imputata in un processo) a pagare 350 quote ad un prezzo di 258 euro l'una.
Un processo complesso perchè complesso è lo scenario nel quale si inserisce ma che è destinato a non concludersi con questa sentenza: il collegio ha infatti disposto la trasmissione degli atti alla procura affinchè valuti l'ipotesi di bancarotta fraudolenta (questo perchè nelle more dell'indagine il tribunale ha dichiarato il fallimento della società) con tutta probabilità in riferimento ai comportamenti che originarono i «sospetti» dei soci poichè dal momento della dichiarazione che «chiude» una società vengono infatti analizzate le condotte degli amministratori.
Articolato il dispositivo, tra sessanta giorni saranno depositate le motivazioni, e complicata la situazione originaria perchè, come ha ribadito nel corso dell'arringa il difensore degli imputati, è stata una situazione di contrasto quella che ha portato la Latte Italiano al fallimento, una società formata fisicamente da due figure antitetiche: venditori e fornitori.
Questa infatti la caratteristica che fin dall'inizio ha in qualche modo creato «una confusione di ruoli»: i soci erano creditori e debitori della società poichè chi faceva parte della coop che forniva il latte era socio della srl che lo commercializzava. «Chi vende ha interesse a ricevere il prezzo migliore e il dovuto in tempi brevi, chi compra invece vorrebbe dilatare i tempi di pagamento e abbassare il costo. Fino al 2006 questa era la volontà comune», ha sottolineato Maruzzo, «in dicembre si crea la frattura e Giacomazzi corre ai ripari. Ci sono un sacco di cose dette che non sono poi state confermate, come ad esempio la costrizione a firmare». Una matassa ingarbugliata da quel doppio ruolo che investiva tutti, al tempo stesso debitori e creditori della sociatà. Confusione pericolosa.F.M.

Domenica ecologica: città a piedi o in roller
Maratona e Mezza maratona dalla Bra

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Verona. Domenica, in concomitanza con la “Giornata Ecologica”, si terranno la Maratona di Verona e la Mezza maratona “Giulietta e Romeo”. Le due manifestazioni sportive sono state presentate questa mattina a Palazzo Barbieri dall’assessore allo Sport Federico Sboarina insieme al presidente del Comitato organizzatore della Veronamarathon Natale Callipari. L’assessore ha sottolineato la crescita dell’evento sportivo nel corso degli anni, tanto da essere divenuto la terza maratona più importante d’Italia per numero di iscritti, e ha ricordato le novità dell’edizione 2010 della gara: la partenza e l’arrivo da piazza Bra, anziché dalla Fiera come l’anno scorso, il passaggio all’interno dell’anfiteatro Arena poco prima dell’arrivo sul Liston, all’altezza del 42esimo km di gara, la predisposizione di un nuovo percorso con strade ampie nella prima parte della gara per agevolare gli atleti.  Da piazza Bra partiranno circa 6500 podisti; di questi circa 2500 affronteranno la maratona classica di 42 km e 185 metri, mentre gli altri 4000 si cimenteranno nella “Giulietta e Romeo half marathon – trofeo Sergio Pennacchioni”, la mezza maratona sulla distanza di 21 km e 97 metri. Da piazza Bra si punta verso la zona industriale per poi rientrare nella zona storica attraverso piazza San Zeno in direzione di ponte Catena. Dopo 17 km e 400 metri è previsto il bivio: i podisti della mezza maratona punteranno verso il centro storico, mentre i podisti della maratona percorreranno in andata e ritorno lungadige Attiraglio fino a Parona per poi affrontare gli ultimi 13 km in centro storico toccando i più importanti luoghi storici della città. Oltre 3000 persone sono inoltre attese per la “family run”, la maratona non competitiva su due percorsi di 5 e 10 km interamente in centro storico (ci si può iscrivere anche domenica prima della gara). Altri due eventi precederanno la partenza della Maratona: alle 9.45 partiranno i roller, 300 atleti che percorreranno un tracciato di 35 km, alle 9.55 il via della Veronamarathon disabili che faranno da apripista ai 6.500 atleti che saranno incolonnati in via Pallone da dove alle 10 partirà la nona edizione della Veronamarathon. La manifestazione sportiva si svolgerà in concomitanza con la “giornata ecologica”, in cui sarà in vigore il blocco della circolazione dei veicoli dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Il blocco del traffico riguarderà tutti i veicoli a motore, compresi i motorini. Le principali deroghe riguardano le auto a metano/gpl, gli autobus, i veicoli a servizio dei disabili, i veicoli di operatori assistenziali, i veicoli in uscita dallo Stadio al termine della partita e il car pooling (almeno 3 persone a bordo). La Polizia municipale invita i cittadini a non utilizzare l’auto nella giornata di domenica e spostarsi a piedi o con i mezzi pubblici.

Impresentabile e imbarazzante
Fischi su un Chievo inguardabile

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Raffaele Tomelleri



Verona. Inguardabile. Incomprensibile. Indisponente. Imbarazzante. Impresentabile. Irritante. Scegliete l'aggettivo che volete, il risultato non cambia. Il peggior Chievo degli ultimi anni si affloscia al cospetto di un Siena orgoglioso e coraggioso, ma non certo irresistibile. Oddio, sia chiaro, Alberto Malesani se l'è meritata in pieno, la partita. Ha vinto, non ha rubato niente, s'è preso pure la rivincita su chi ha scelto di contestarlo (o insultarlo) dimostrando, se non altro, almeno scarsa memoria. Detto questo, e dato a Malesani quello che gli spetta, il Chievo è stato a momenti addirittura disarmante. Un disastro su tutta la linea, una squadra senz'anima, un burattino senza fili. Fame? Grinta? Cuore? Anima?
Ma lasciamo perdere, per favore. Il Chievo è stato esattamente il contrario, firmando una resa senza condizioni al termine della partita più brutta della gestione Di Carlo. Capire perché tocca adesso al mister che deve farlo presto e bene. Perché, meglio essere chiari, il Chievo di ieri potrebbe essere capace di tutto. Anche di andare in serie B.
FIAMMATA IN AVVIO. Uno sprazzo, giusto per illudersi e illudere. Un assist di Bogdani per Pinzi, chiuso da Curci al momento del tiro. Tre minuti son passati e l'approccio sembra quello giusto. Sembra. In realtà è una fiammata, una delle poche. Il Siena, allora, prende coraggio. Riordina le idee. Abbassa il ritmo ed esegue, alla perfezione, il compito affidatogli da Malesani. Niente svolazzi, né colpi di genio, ma calcio razionale, ordinato, persino coraggioso. Non è un caso che le uniche vere palle gol, già nel primo tempo, siano bianconere. Sorrentino esce su Reginaldo (38') e poi Yepes sfiora un clamoroso autogol su cross basso di Tziolis, sfuggito a tutti sulla sinistra. Yepes devia, il palo salva il Chievo, ma non riesce, purtroppo, a svegliarlo.
RIPRESA DA INCUBO. Ti aspetti chissà che cosa, quando si ricomincia. Magari il Chievo con la faccia feroce, non spettacolare, ma cattivo, concreto, deciso a vincere una partita che vale molto, per la salvezza. Il Chievo, invece, ha gli occhi a forma di cuore, forse per via di San Valentino. È in vena di regali, o forse non si rende conto di scherzare col fuoco, o magari si intenerisce davanti alla triste (e immeritata) condizione del Siena. Buttiamola sull'ironia, almeno non ci si arrabbia troppo. È sempre il Siena a giocare con l'anima in mano: Calaiò impegna Sorrentino (1'), poi, dopo un'incornata di Granoche (22') deviata da Curci, il Siena manda l'ennesimo segnale. L'azione è splendida: Ghezzal-Reginaldo, «taglio» per Calaiò, scattato a tempo, solo davanti a Sorrentino, ancora bravissimo a rubargli l'attimo fatale. Adesso, dici, il Chievo si sveglia, si scuote, si dà una mossa. Macché. Passano 8 minuti e arriva il colpo del ko. Cross dalla sinistra, respinta corta, palla a Reginaldo che si coordina e piazza un destro da campione, impossibile per Sorrentino.
FORCING INUTILE. Solo allora il Chievo ci prova. A suonare la carica è Bentivoglio, in campo ancora troppo tardi. Uno dei pochi a regalare qualcosa da ricordare. Prima timbra la traversa di testa a Curci battuto, poi (48') non riesce a scavalcare il portiere, sempre di testa. In mezzo, la banda Malesani ci mette un'altra occasionissima, con Ghezzal, stoppato sempre da Sorrentino, un attimo prima del 2-0. Giusto così, diciamolo chiaro. Lo dicono, senza troppi giri di parole, anche i fischi che accompagnano il Chievo agli spogliatoi. Come si possa passare da una prestazione convincente come quella di Genova a una inquietante come quella col Siena, è un altro dei rebus che Mimmo Di Carlo deve adesso risolvere.
Presto, prestissimo, possibilmente subito. Prima che l'aria viziata delle sabbie mobili cominci a girare anche dalle parti di Veronello. SOS, dov'è finito il Chievo?

San Valentino, in centro un assalto di innamorati

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Alessandra Galetto



Verona. L'amore è davvero senza confini e quello andato in scena ieri tra le mura scaligere ha bisogno di uno spazio più ampio: la sesta edizione di «Verona in love» rivela che piazza dei Signori è troppo piccola per le migliaia di innamorati che da ogni parte d'Italia e anche dall'estero, per la ricorrenza di San Valentino, hanno scelto la città di Giulietta e Romeo come luogo ideale in cui trascorrere la giornata più romantica dell'anno.
Il fine settimana appena trascorso ha visto un successo straordinario, superiore alle stesse aspettative degli organizzatori: intorno alle 17, ieri pomeriggio, bastava un colpo d'occhio alla piazza in cui per due giorni ha trionfato il «Cuore da scoprire», ovvero il mercatino di prodotti tipici e artigianali con gli stand disposti a forma di cuore, per capire che l'anno prossimo questo festival avrà bisogno di spazi più ampi, confermandosi di fatto come «il» festival di Verona, elemento connotante la nostra città a livello internazionale, capace di un forte richiamo ben oltre i confini provinciali.
«Sono oltre mille i sigilli che stiamo consegnando alle coppie, e se pensiamo che in due giorni sono stati offerti circa diecimila bicchieri di Bardolino, possiamo tranquillamente affermare che la manifestazione, in un solo fine settimana, ha richiamato almeno ventimila presenze», ha spiegato Loris Danielli, amministratore delegato di «Provincia di Verona Turismo».
E quando, scesa ormai la sera, cinquecento coppie vengono invitate ad «entrare» nel cuore delle bancarelle per suggellare il loro amore con un bacio lungo un minuto a formare un «Cuore di baci» che viene immortalato dall'alto, con una foto dalla Torre dei Lamberti, la piazza diventa proprio una cartolina romantica, che immortala non soltanto i mille innamorati, ma anche il successo della manifestazione.
Se il clou della festa resta in piazza dei Signori, ieri di fatto tutto il centro città è stato preso d'assalto da migliaia di persone, con moltissimi giovani e giovanissimi che, mano nella mano, hanno percorso e visitato i luoghi mitici dell'amore. Secondo i dati forniti dalla polizia municipale, oltre 50mila persone tra sabato e domenica hanno preso d'assalto il centro storico per la manifestazione Verona in Love.
Ieri pomeriggio i parcheggi Arena, Isolo, Arsenale, Tribunale e Passalacqua si sono esauriti in poche ore e la polizia municipale, che aveva potenziato i servizi, è stata costretta a deviazioni e chiusure di strade. Oltre 150 i bus entrati in città.
Il cortile della Casa di Giulietta è stato «invaso» fin dal mattino, e per tutto il giorno in via Cappello, per entrare, si è formata una coda fitta ma paziente, perché l'amore non ha fretta e fin che aspettano queste coppie decidono quale messaggio affidare al post-it che nessuno rinuncia a lasciare affisso alle pareti dell'ingresso. Coda anche per salire sulla Torre dei Lamberti, complice magari la promozione del Comune che consente ad ogni coppia di entrare con un solo biglietto.
Uguale promozione, una coppia un solo biglietto, era stata attivata anche per la mostra di Corot e in Gran Guardia e i conti hanno dato ragione: è stato il week end di massima affluenza alla mostra con 3.500 presenze: 1.150 sabato e 2.350 domenica.
Una festa per le coppie che hanno potuto anche interrogare l'oroscopo per sapere il proprio futuro. L'hanno fatto in tantissimi, affollando ancora una volta piazza dei Signori, dove, dalle 16, è andato in scena il divertente spettacolo condotto da Franco Oppini che, con Ada Alberti di Canale 5 e il sessuologo Marco Rossi di Rai 2, tra musica e battute scherzose, ha proposto l'«Eroscopo»: pronostici di coppia segno per segno. Si scopre così che per stregare un Gemelli vale la massima «in amore vince chi fugge», quindi meglio fare un passo indietro e farsi desiderare, mentre chi è nato sotto il segno del Cancro quest'anno può incontrare l'anima gemella.
Sono anche state svelate piccole strategie come la seduzione di alcuni profumi. Irresistibile l'abbinata lavanda e zucca, chi l'avrebbe mai detto? Il pubblico ascoltava rapito, i più coraggiosi hanno anche chiesto qualche consiglio. Con le stelle non si scherza, meglio essere sicuri del vaticinio.

Traforo, alleati contro anche in Provincia

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Verona. Quella voglia matta di referendum. Si infiamma ogni giorno di più il ping pong fra gli alleati Lega e la frangia ex An del Pdl sul nuovo referendum relativo al passante nord con traforo delle Torricelle. Anche i vertici del partito e gli amministratori non mancano di intervenire dopo che l'assessore regionale Massimo Giorgetti ha dichiarato che, pur essendo favorevole al traforo, non vede nulla di male nel dare la parola ai cittadini (in Comune martedì sono stati depositati cinque nuovi quesiti referendari, contro il traforo). Prende posizione ora il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, Pdl ex An, secondo cui «il passante è una priorità assoluta, e mi auguro anzi che si cominci quanto prima, ma non trovo nulla di strano nel consultare i cittadini. Se fosse stato fatto un referendum anche per l'autodromo Motorcity, ci sarebbero stati meno problemi».
Pronta la replica di Fabio Venturi, capogruppo in Consiglio provinciale della Lega, partito che, dal sindaco Flavio Tosi all'assessore alla mobilità Enrico Corsi, alleato con il Pdl in Comune e in Provincia, ritiene invece (come ha sostenuto l'assessore Daniele Polato, dirigente del Pdl a livello provinciale) che il vero referendum sul traforo sia quello tenuto quasi tre anni fa quando i cittadini veronesi hanno eletto Tosi. Che nel programma aveva il traforo. E quindi è titolato a portarlo avanti. «Il Passante nord non è nelle competenze della Provincia, ma del Comune di Verona. Come non lo erano la questione dell'ospedale di Malcesine e altre questioni», spiega Venturi. «E anche stavolta Miozzi parla come presidente della Provincia senza sentire prima l'opinione della sua maggioranza, di cui noi della Lega siamo la maggioranza. Infine mi permetto di chiedere al sindaco Miozzi: ma perché a Isola della Scala non ha fatto il referendum sul "suo" Centro intermodale e Polo logistico, che porterà un bel po' di camion nella sua zona?». Ma a questo punto lo scenario si allarga al Motorcity, in base alle dichiarazioni di Miozzi: «Benissimo, allora vorrà dire che nel prossimo Consiglio provinciale come Lega proporremo una mozione chiedendo di indire un referendum sull'autodromo, visto che immagino Miozzi parli a nome della maggioranza».
Inviata a smorzare i toni, invece, il sottosegretario Aldo Brancher: «È una polemica inutile, l'opera era nel programma», mentre invita l'amministrazione Tosi a una verifica, su questo tema, la senatrice del Pdl Cinzia Bonfrisco: «L'opera è stata anche da noi fortemente voluta e siamo convinti che vada fatta, ma il sindaco Tosi comprenda la necessità di condividere ulteriormente alcuni dettagli, in particolare sul tracciato, per definire meglio dove l'opera inizia e dove finisce».
Il sottosegretario all'economia Alberto Giorgetti, coordinatore regionale del Pdl, afferma che «noi avevamo lanciato un referendum sul traforo anche tempo fa, quindi non è una novità, il che non significa non essere d'accordo sull'opera. Ma sun questa vicenda ci sono state troppe reazioni sopra le righe».
Per il deputato del Pd Giampaolo Fogliardi, invece, «l'amministrazione abbia il coraggio di chiedere ai cittadini un parere su un' opera mastodontica che dovrebbe impegnare la città per i prossimi 50 anni. Mi chiedo inoltre se in prospettiva futura non sarebbe meglio investire quelle risorse in un sistema di trasporto urbano efficiente che unito a una rete di parcheggi scambiatori metterebbe Verona in linea con le moderne città del nord Europa».E.G.

Ballo in maschera per l'Airc

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Camilla Madinelli



Verona. Ditelo con i fiori. Ma anche con piume, occhiali rossi a forma di cuore, foglie con coccinelle incorporate, mascherine vezzose, cappello da corsaro o da vigile, tacchi a spillo o parrucca di foggia settecentesca. Ditelo persino con una faccia da… Frankenstein, unica nota fuori coro (ma a carnevale ogni scherzo vale) in un'atmosfera da mille e una notte a Villa Pellegrini Cipolla, magnifica reggia a Castion, che ha ospitato il «Gran bal en tete des fleurs» organizzato da Vis Vitae onlus a favore dell'Associazione italiana ricerca sul cancro (Airc).
Nelle sale affrescate della villa, accompagnate dalle note di valzer e tango, si sono presentate 450 persone (di cui la metà giovani) che hanno accolto ben volentieri l'invito a unire divertimento e solidarietà, voglia d'allegria e aiuto concreto per l'Airc.
C'erano famiglie di imprenditori e nobili al gran completo, genitori e figli dai nomi noti e blasonati, politici e artisti: dai Serego Alighieri ai Colleoni, dai Biasi agli Ederle, passando per l'assessore regionale Stefano Valdegamberi e l'ex presidente del consiglio provinciale Massimo Galli Righi, dalla scrittrice e stilista Marina Rebonato al direttore comunicazione e marketing di Esselunga Alberto Brunelli, fino al sottosegretario alla salute Francesca Martini.
Grazie alla mega lotteria con premi griffati e donazioni è stata raccolta una consistente cifra che andrà a finanziare la ricerca contro i tumori che ad oggi in Italia colpiscono ogni anno 250mila persone e sono la causa di morte per circa il 30 per cento. Bando alla tristezza però.
Il professor Giovanni Pizzolo dell'Università di Verona ha sottolineato che sono stati fatti progressi straordinari nelle cure dei pazienti, che si sono affinate le tecniche diagnostiche e che le percentuali di sopravvivenza sono notevolmente aumentate negli ultimi decenni. Ma la ricerca costa e i finanziamenti non bastano mai, c'è sempre bisogno del buon cuore della gente.
Un cuore grande come quello dei rampolli delle famiglie bene di Verona che hanno fondato Vis Vitae onlus, a cui non manca l'entusiasmo e la voglia di aiutare chi ne ha bisogno, già distintisi l'anno scorso con una gran ballo in Gran Guardia a favore della Fondazione Fibrosi Cistica.
A fare gli onori di casa a Castion, oltre a un elegante Carlo Pellegrini Cipolla, c'erano i «fioriti» Elisa Boner, Camilla, Carlo Andrea e Giovanni Mattia Ederle, Jacopo Nidini, Michele Peduzzi, Chiara e Paolo Salvelli, Marianna e Massimilla di Serego Alighieri. La più giovane è Camilla, 21 anni, il senior è Michele, 31 anni. Per preparare l'evento benefico hanno lavorato tre mesi, raccolto le donazioni di una serie di aziende amiche, pensato a ogni dettaglio per far divertire soprattutto i numerosi giovani che non si sono fatti attendere.
«Non è vero che siamo privi di valori», afferma il presidente della onlus Paolo Salvelli. «Crediamo fermamente nel nostro progetto, che si fonda proprio sui giovani e vuole sensibilizzare alla solidarietà sociale».
Entusiasta e quasi commossa la presidente Airc Verona, Claudia Wallner. «Questi ragazzi sono fuori dal comune, stupendi», dichiara. «Non è mai successo in Italia che un'associazione di volontariato doni tutto, completamente, a un'altra associazione. Un caso più unico che raro di cui andare fieri nella nostra città».

«Invisibili», la Ronda apre un'altra mensa

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Lorenza Costantino



C'è un luogo nuovo dove gli «invisibili», ovvero le molte persone senza fissa dimora che vivono entro i confini della città, possono approdare d'ora in poi per ricevere un pasto caldo e un po' di sollievo dalle temperature invernali.
È la mensa allestita in via Università, all'interno del complesso Passalacqua, dalla Ronda della carità - Amici di Bernardo: l'associazione che dal 1995, senza mai saltare un giorno, si occupa di fornire cibo e beni di prima necessità, come vestiario e coperte, a chi vive per la strada. Il rifugio si trova al piano terra degli ex uffici militari, nella palazzina accanto al parcheggio.
Una quarantina di posti in più che va a raddoppiare quelli già disponibili nella prima struttura dell'associazione, in viale del Lavoro, davanti alla fiera, attiva già da due anni. Le pareti sono state dipinte di colori allegri per creare un'atmosfera più accogliente possibile. Un cartello invita a rispettare il luogo «come fosse casa propria».
Il nuovo punto d'appoggio per senzatetto, aperto ogni giorno dalle 22.30 alle 11.45, è stato inaugurato ieri mattina, nella vigilia del quindicesimo compleanno dell'associazione, dal presidente Marco Tezza e il vice Rino Allegro, insieme all'assessore ai servizi sociali Stefano Bertacco, il presidente della Provincia Giovanni Miozzi e il comandante della polizia municipale Luigi Altamura, alla presenza di numerosi volontari e anche di Elisabetta Bonagiunti, presidente del Csv (Centro servizio per il volontariato). I rifugi della Ronda della carità lavorano all'interno di una rete di assistenza, gestita da Comune, onlus ed enti religiosi, che comprende altre mense, come quelle dei frati di San Bernardino e del Barana, quelle di via Prato Santo e del Don Calabria, più i tre dormitori al Camploy, a Corte Marini e alla Locanda del samaritano della Caritas, per un totale di oltre 250 posti letto.
«Questa è una zona critica», commenta Tezza. «Molti senzatetto si riuniscono nei giardini davanti al cimitero monumentale, nei pressi di Porta Vescovo e della Giarina. La nuova mensa si colloca quindi in un punto strategico per cercare di attirare e aiutare queste persone». Chi sono? «Si tratta soprattutto di stranieri», spiegano Tezza e Allegri, «ma un buon 15 per cento è rappresentato da italiani. Finiscono a vivere in strada per i motivi più disparati, dalla perdita del lavoro allo sfratto, per problemi di droga, alcolismo e mentali. O più semplicemente perché non possono più contare sull'aiuto della famiglia».
Lorenza Costantino

Un weekend da batticuore

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Da secoli Verona fa rima con Amore. E se Shakespeare ne ha consacrato il nome ambientando nella città scaligera l'indimenticabile «Romeo e Giulietta», è impossibile pensare a città migliore per festeggiare San Valentino.
Un weekend indimenticabile quello che si propone alle coppie di innamorati in visita a Verona oggi e domani. Eventi legati al tema dell'Amore e appuntamenti culturali, teatrali e musicali sono offerti ai veronesi e ai numerosi visitatori della città attraverso la manifestazione «Verona in Love - Un Cuore da Scoprire» promossa da Consorzio Verona TuttIntorno e Provincia di Verona Turismo in collaborazione con Regione del Veneto, Provincia e Comune.
Nelle due giornate, suggestive luminarie d'amore nel centro storico cittadino accompagneranno gli innamorati tra i monumenti di Verona, avvicinandoli ad interessanti appuntamenti con l'Amore. A partire dal meraviglioso cuore di Verona che si svelerà nell'evento «Un Cuore da Scoprire», ricco expo di suggestive bancarelle disposte a forma di cuore con di prodotti enogastronomici ed artigianali a tema.
In questa suggestiva cornice non va persa, stamattina, l'iniziativa che il Festival Schermi d'Amore propone alla Biblioteca Civica, con la riproduzione di celebri addii d'amore in loop.
Domani, il momento più atteso da tutti i romantici è la cerimonia di consegna del premio «Cara Giulietta», destinato alle più belle e appassionate lettere d'amore scritte alla giovane Capuleti da innamorati di tutto il mondo. Dalle 15 alle 17 nell'angolo del «Sigillo d'Amore» è possibile ricevere una pergamena personalizzata, promessa d'Amore tra gli innamorati che riporterà i loro nomi scritti in stile gotico e fissata con ceralacca. Il momento del bacio scocca alle 17,30 con «Un Cuore di Baci», un bacio lungo un minuto che le coppie presenti potranno scambiarsi nel grande cuore rosso di Piazza dei Signori.
Durante la manifestazione il loggiato di Fra' Giocondo diventerà «Loggiato in Love», con offerta agli innamorati di golose prelibatezze. Da non perdere inoltre i «Soffi d'Amore», cuori di coriandoli che coloreranno Piazza dei Signori regalando a chi trova il cuore rosa una bottiglia di Bardolino Chiaretto.
Per chi ama visitare la città, la Torre dei Lamberti si tingerà del colore dell'amore e tutte le coppie che vorranno visitarla potranno entrare pagando un solo biglietto. La casa e la tomba di Giulietta saranno ad ingresso gratuito, mentre il Salotto di Giulietta, sede del club dedicato all'eroina shakespeariana, aprirà i battenti a tutti i visitatori interessati a vedere e leggere le lettere conservate in archivio. Due ingressi al prezzo di uno per le coppie di innamorati anche alla mostra «Corot e l'arte moderna. Souvenirs et Impressions». Nei ristoranti che esporranno la locandina di «Verona in Love», possibilità di partecipare al concorso «Due Cuori a Tavola» con menu a tema.

Traforo, Pd e Udc attaccano il Pdl
E Miozzi appoggia il referendum

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Verona. Scatena polveroni nel centrodestra. Ma anche nuovi attacchi del centrosinistra e del centro alla maggioranza Lega-Pdl-Lista Tosi che amministra Palazzo Barbieri. Dopo aver aperto una crepa nel Pdl, e aver suscitato la reazione ferma del sindaco Flavio Tosi e dalla Lega («il traforo è nel nostro programma e quindi si fa») la posizione dell'assessore regionale Massimo Giorgetti di voler sostenere il referendum sul traforo, pur dichiarandosi favorevole all'opera, continua a far discutere.
Stefania Sartori, capogruppo del Pd in Consiglio comunale, spiega: «Il gruppo del Pd manifesta il proprio appoggio alla indizione del referendum. Inaccettabile ci appare la posizione del sindaco e di una parte del Pdl che pretendono di ritenere assorbita dalla elezione di Tosi a primo cittadino la consultazione popolare sul concreto progetto approvato dalla Giunta tanto più che Tosi promise un tracciato che non attraversasse i quartieri nordoccidentali della città. Ben venga quindi la presa di posizione a favore del referendum di un autorevole esponente del Pdl. Ciò testimonia in modo evidente le laceranti divisioni nella maggioranza».
Ma anche Stefano Valdegamberi, assessore regionale, dell'Udc — partito non più alleato con Lega e Pdl ma che ha un assessore, Alberto Benetti — attacca: «Gli smemorati celtico padani della Lega sul traforo delle Torricelle hanno la faccia di bronzo», dice. «Conservo ancora il volantino a firma Flavio Tosi e Paolo Tosato diffuso durante la campagna elettorale delle amministrative comunali, quando promettevano che il traforo sulle Torricelle sarebbe stato realizzato a nord di Avesa e Quinzano senza creare problemi ai quartieri, via Santini e zona di San Rocco. La realtà attuale? Il traforo attraverserà esattamente Avesa e Quinzano alla faccia delle promesse elettorali esibite in campagna elettorale».
Per Valdegamberi, è «l'ennesimo volta faccia dei padani che come per l'inceneritore di Cà del Bue e per Motor City dimostrano tutta la loro doppiezza e opportunismo».

Intanto, dopo il coordinatore cittadino del Pdl e assessore regionale, Massimo Giorgetti, anche il presidente della provincia, Giovanni Miozzi, d'accordo con un referendum consultivo che – afferma – è un segno di democrazia e della volontà di condividere le scelte strategiche con la città. Per Miozzi il traforo è comunque necessario e quel che conta è che alla fine un tracciato condiviso venga realizzato.

La «Casa del Bottone» abbassa la serranda

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Ilaria Noro



Un altro pezzetto della Verona storica e caratteristica ha abbassato le serrande, per non alzarle mai più. Dopo oltre mezzo secolo di attività ha chiuso i battenti ieri, definitivamente, la «Casa del bottone da Nando», la storica merceria di Corso Porta Borsari aperta nell'ormai lontano 1955.
Prima di congedarsi dai veronesi, costretti da oggi ad andare chissà dove per poter scovare i prodotti particolari, tradizionali e di alta qualità venduti al suo interno, questa Bottega storica ha lanciato il proprio grido d'allarme, per bocca della sua proprietaria Maria Luisa Graziani.
«Con la tristezza nel cuore, ma abbiamo dovuto prendere questa decisione e chiudere», spiega Maria Luisa che nel suo negozio ha lavorato fin da quando era ragazzina, da quando aiutava il papà Ferdinando.
A far morire, giorno dopo giorno, questo negozio caratteristico sono stati i costi. Sempre maggiori fino a diventare insostenibili, anche a fronte di una clientela fedele, ma ormai scoraggiata dai problemi logistici da affrontare per raggiungere il centro. «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'aumento dell'affitto di questi locali, che è quasi raddoppiato», racconta Maria Luisa, che fa un'analisi precisa di quelli che sono i problemi dei commercianti del centro.
«Il problema maggiore sono i parcheggi. Alle porte della Ztl non ce ne sono. Io ero e sono d'accordo con la limitazione alle auto delle vie del centro. Ma la gente è comoda e deve poter trovare un posto relativamente vicino dove lasciare l'auto. Altrimenti reggere il confronto con i centri commerciali diventa impossibile, anche a fronte di un'offerta qualitativa superiore», aggiunge. Ora, al posto della merceria «Da Nando», aprirà il negozio di orologi che è in via Pellicciai. «Alcuni imprenditori avevano mostrato interesse per questi spazi, con l'intenzione di aprire una gelateria o un locale di sushi. Invece sono contenta di questa scelta: non posso proseguire io ma è bene che qui ci sia un altro esercizio caratteristico per la città anziché le solite attività in franchising».
A godere invece degli ultimi prodotti sopravvissuti alla liquidazione totale, saranno le ragazze ospiti della Casa della Giovane, l'associazione di volontariato di via Pigna, i senza tetto aiutati dalla Ronda della Carità e un istituto di suore.

Ilaria Noro

Traforo delle Torricelle 
è scontro totale sul referendum

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Verona. Com'era prevedibile, la presa di posizione dell'assessore regionale Massimo Giorgetti a favore del referendum consultivo sul Traforo delle Torricelle, chiesto dal comitato ma sul quale il sindaco leghista Flavio Tosi si è sempre espresso negativamente, ha scatenato una bufera politica senza precedenti nella maggioranza di centrodestra che governa a Palazzo Barbieri.
«Giorgetti parla a titolo personale, non certo a nome del Pdl» sbotta Daniele Polato, Pdl, assessore al patrimonio e referente del sottosegretario Aldo Brancher. «Trattandosi di un'opera primaria e di rilievo provinciale che come Pdl, tra l'altro, abbiamo contribuito a migliorare, sarebbe opportuno che prima di fare dichiarazioni di questo tipo se ne discutesse nel direttivo del partito, ma non è lo stesso Giorgetti a dire che bisogna rapportarsi con i colleghi?». E continua: «Quando ero coordinatore cittadino abbiamo fatto le due del mattino insieme al sindaco Tosi, al sottosegretario Brancher, al collega Bertacco e a Giorgetti condividendo un percorso comune sul Traforo che non prevedeva l'appoggio ad un eventuale referendum. Il consenso di cui gode questa amministrazione è il miglior referendum, per non dire che di questi tempi sarebbe folle spendere centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici per tale consultazione».
Concorda con Giorgetti invece il capogruppo di An in Consiglio comunale Ciro Maschio: «Premettendo che sono favorevole all'opera, che come Pdl-An abbiamo contribuito a migliorare, mi ero detto favorevole al referendum, se ce ne fossero i presupposti tecnici e giuridici, più di un anno e mezzo fa, considerando l'enorme impatto per la città. Credo non ci sia niente di male a chiedere il parere dei cittadini». E a chi parla di spreco di denaro pubblico per i 900mila euro necessari alla consultazione, replica: «Per un'opera da quasi 400 milioni di euro, non penso farebbe problema».
È di tutt'altro parere Andrea Miglioranzi, capogruppo della Lista Tosi, che taglia corto: «L'opera è stata definita in giunta, è stato fatto il bando per il progetto, il difensore civico ha disposto l'accesso agli atti, il Collegio dei garanti si è espresso sui quesiti referendari e il tribunale ha confermato la loro inamissibilità, quindi credo che dal punto vista tecnico si siano fornite le più ampie garanzie e, inoltre, nel 2007 i cittadini hanno votato il programma elettorale che comprendeva quest'opera. Ma», esclama, «il problema è politico: o Massimo Giorgetti cerca un po' di visibilità con sparate fini a se stesse perché è in campagna elettorale o dobbiamo dedurre che An ha deciso di fare opposizione all'interno della maggioranza. Anch'io», aggiunge, «ho sempre dialogato con il comitato e se il tracciato sarà tutto interrato fino a Quinzano il merito è di tutta la maggioranza».
Nel centrosinistra, il capogruppo Pd in Consiglio provinciale Vincenzo D'Arienzo, parla di «centrodestra spaccato fra due partiti alternativi con il risultato che la città non è governata». Per D'Arienzo «la scusa accampata da Tosi della campagna elettorale in corso non può spiegare le divisioni, è come dire che fino al 28 marzo il Pdl la pensa diversamente per smarcarsi dalla Lega e dal giorno dopo dirà che ha scherzato. Né è credibile il sindaco», afferma, «quando si rimanda al voto di due anni fa a suo dire favorevole al traforo poiché come è noto, a sua firma autografa, nella zona aveva fatto circolare un volantino in cui diceva che il traforo sarebbe passato lontano da Avesa e Quinzano». E lancia una sfida a Giorgetti: «Vuole dare una mano al comitato? Si spenda in prima persona nella raccolta delle firme per il referendum. Se invece tutto rimane sulla carta la gente capirà».
Infine, per Giuseppe Campagnari, consigliere provinciale della Federazione della sinistra, «pare che la destra abbia finalmente capito ciò che noi sosteniamo da anni, cioè che traforo e autodromo sono due opere inutili e nocive. Ben venga dunque il referendum proposto dai cittadini sul primo e quello avanzato dal leghista Fabio Venturi sul secondo. Peccato che finora Pdl e Lega si siano lasciati sfuggire tutte le occasioni per esprimere le rispettive contrarietà con un voto che conti davvero».E.S.

Via a Google maps street view ma manca tutto il centro

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Verona. E' partito Google maps street view per Verona. Ma è un po' una delusione: infatti, per ora, si potranno percorrere “ad altezza d'uomo” e con panoramica a 360 gradi soprattutto le strade della periferia sud, San Michele, Borgo Venezia, San Massimo, praticamente tutta la Zai, un pezzo di A4, dell'Autobrennero, le tangenziali, la Gardesana tra Lazise e Bardolino. Ma il centro rimane sostanzialmente fuori: a parte un pezzo di Corso Porta Nuova, di Val Verde. C'è Viale Piave ma mancano tutte le strade e i luoghi più famosi del centro storico. Forse i “navigatori” di Google hanno avuto paura della Ztl? Oppure è un inizio in sordina e tra poco arriveranno anche altre immagini. Per utilizzare il servizio si fa così: si digita http://maps.google.it, si sceglie Verona e poi, quando si ha la mappa visualizzata, si seleziona l'omino giallo in alto a sinistra e lo si trascina sulla cartina. Si illumineranno di blu alcune zone. Sono quelle percorribili con Street View. Basta posizionarsi sulla strada che si desidera con il cerchio verde e farci doppio click sopra. Poi si potrà percorrere la strada muovendosi a destra e a sinistra, andare su e giù per la via e guardare pure il cielo. La navigazione è molto intuitiva e impressionante per la qualità e la nitidezza. I visi delle persone sono stati oscurati, come le targhe, ma il resto è lì, quasi a portata di mano.

Mercato «a chilometro zero»
Un successo anche all'Arsenale

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Lorenza Costantino



Verona. Un debutto un po' sottotono, ostacolato dalla pioggia. Ma a sentire il parere entusiasta dei primi clienti del mercatino a chilometri zero di Borgo Trento, allestito ogni giovedì nel giardino interno all'Arsenale, non ci vorrà molto a spargere la voce. E a replicare così il successo già riscosso dall'iniziativa di Comune e Coldiretti in altri quartieri, soprattutto a Borgo Venezia e Borgo Roma.
I cittadini che ieri, tra le 9 e le 13, riempivano le loro sporte tra i 26 chioschi dei produttori della provincia veronese (la maggior parte di frutta e verdura di stagione, ma anche di latticini, salumi, miele e confetture) sono già pronti a dichiararsi fidelizzati alla filiera corta.
E non sanno fare altro che allargare le braccia di fronte alla polemica di Confcommercio e dei commercianti di quartiere, i quali temono di perdere i loro clienti. Si arriva al mercatino da Borgo Trento e dal centro storico, a piedi o in bici: gli acquirenti non fanno una grande spesa, ma affermano che d'ora in poi verranno «volentieri ogni settimana: è così comodo». Il motivo principale della preferenza, rispondono tutti, è «il migliore rapporto qualità-prezzo».
Prodotti visibilmente freschissimi da acquistare con ampio risparmio, che talvolta tocca il 70 per cento: questo si ottiene saltando il rivenditore. «Sì, abbiamo "tradito" l'ortofrutta di quartiere da cui andiamo di solito».
«Finalmente anche noi di Borgo Trento abbiamo l'opportunità di rifornirci direttamente dai produttori locali», commenta un gruppo di residenti. «Questi formaggi, per esempio», aggiungono aprendo la borsa della spesa, «vengono dalle malghe della Lessinia».
Altri, per fare acquisti qui, oltre ai negozi di quartiere hanno "boicottato" anche i supermercati della zona, come Famila, Migross, A&O. Ma precisano: «Al mercatino della Coldiretti non si trova tutto: una tappa dai soliti rivenditori resta inevitabile, quindi non si capisce la loro agitazione. Per un solo giorno alla settimana, poi...». Se la stessa domanda viene girata ai produttori locali, c'è chi risponde con faccia mesta: «Non siamo presenti in tutti i mercatini della città», quasi si sentisse un po' in colpa nei confronti dei commercianti. E c'è chi invece non trattiene la propria rabbia: «La vendita diretta è per noi l'unica soluzione a guadagni irrisori», spiega il titolare di un'azienda agricola di Caprino. «Prendiamo le mele: il rivenditore le paga 25-35 centesimi al chilo, il consumatore anche fino a due euro».
Filippo Moroni, rappresentante della Coldiretti, spiega il successo dei mercatini a chilometri zero con il fatto che «qui la gente trova quello che negli altri negozi ormai non c'è più: i prodotti locali. I negozi di quartiere, invece di scimmiottare la grande distribuzione con un eccesso di prodotti "contro stagione"», conclude, «tornino ad abbracciare la causa della territorialità. C'è posto per tutti».

Ecco tutte le novità delle scuole superiori

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Verona. La Giunta regionale del Veneto, su proposta dell'assessore alle politiche dell'Istruzione e della Formazione Elena Donazzan, ha approvato la delibera che dà il via alla riforma Gelmini nella scuola secondaria del Veneto, disegnando il completo riordino degli indirizzi dell'offerta formativa e fissando il dimensionamento della rete scolastica regionale.
«Mentre a livello nazionale», afferma l'assessore Donazzan, «si dibatteva sull'opportunità di partire subito con la riforma o di farla slittare di un anno, nel Veneto abbiamo scelto con decisione di non procrastinare la riorganizzazione, anche perché quanto previsto dalla riforma era già in buona parte patrimonio del nostro sistema di istruzione tecnica e di formazione professionale».
La riorganizzazione, che punta a una razionalizzazione dei tanti indirizzi nati come sperimentali e poi rimasti nella prassi, riguarderà gli alunni che si iscriveranno al primo anno delle scuole secondarie.
Gli studenti delle altre classi, invece, salvo decisioni diverse del Miur che dovrebbe emanare i regolamenti, proseguiranno nei loro indirizzi fino alla quinta classe. La riforma sarà quindi applicata in maniera graduale anche se dei cambiamenti previsti dalla riforma Gelmini, soprattutto per quanto riguarda l'istruzione tecnica, potrebbero essere applicati già al triennio superiore.
«Il quadro approvato», spiega l'assessore Donazzan, «è il frutto di un lungo percorso di lavoro che abbiamo portato avanti nelle singole province coinvolgendo gli assessori alla Politiche scolastiche, i sindaci e il personale della scuola. Nel definire le linee della riorganizzazione abbiamo cercato di rispettare sia le vocazioni delle singole scuole sia quelle del territorio».
La riforma Gelmini prevede la riduzione dei licei a sei indirizzi: artistico, classico, scientifico, linguistico, musicale e coreutico, delle scienze umane. Per l'istruzione tecnica sono previsti due settori, economico e tecnologico, e 11 indirizzi. Nel settore economico sono stati inseriti due indirizzi: amministrativo, finanza e marketing; turismo.
Nel settore tecnologico sono stati definiti nove indirizzi: meccanica, meccatronica ed energia; trasporti e logistica; elettronica ed elettrotecnica; informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; chimica, materiali e biotecnologie; sistema moda; agraria e agroindustria; costruzioni, ambiente e territorio.
I nuovi istituti professionali si articolano in due macrosettori: settore dei servizi e settore industria e artigianato. Ai due settori corrispondono sei indirizzi. Per il settore dei servizi: agricoltura e sviluppo rurale; socio-sanitari; enogastronomia e l'ospitalità alberghiera; commerciali. Per il settore industria e artigianato: Produzioni artigianali e industriali e Servizi per la manutenzione e l'assistenza tecnica.

Verona in Love, gli appuntamenti per il weekend

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Alessandra Galetto



Verona. Cuori rossi come motivo conduttore del fine settimana che Verona, per eccellenza città dell'amore, dedica agli innamorati in occasione della festa di San Valentino, con la sesta edizione di «Verona in Love». Saranno infatti proprio i cuori, quelli appesi ad illuminare le vie del centro storico, ma anche il grande «cuore da scoprire» formato dalle bancarelle con prodotti caratteristici legati alla ricorrenza che orneranno piazza dei Signori, e ancora i cuoricini che pioveranno dall'alto sulle coppie che affolleranno questi stand alle 17,30 di sabato a guidare veronesi e turisti in un vero e proprio percorso dedicato all'amore, costellato di eventi, appuntamenti, opportunità per gli innamorati.
Per chi è in coppia infatti il Comune offre l'entrata gratuita alla Casa e alla Tomba di Giulietta il 13 e il 14, mentre Agec illuminerà di rosso la Torre dei Lamberti e consentirà alle coppie di salirvi con un unico biglietto; per le coppie inoltre sarà possibile avere due ingressi al prezzo di uno per la mostra «Corot e l'arte moderna» alla Gran Guardia. Alla Casa di Giulietta sarà allestita inoltre per l'occasione l'originale mostra «Terzo tra noi l'amore - ex libris dal fondo Pariani», una curiosa selezione di «ex libris» sul tema dell'amore, tratta dalla collezione di Alberto Pariani: oltre 2.500 pezzi che, insieme ai libri e al materiale grafico, fanno parte delle raccolte della Biblioteca civica a partire dal 1959. Clou della manifestazione però resterà, sabato e domenica, piazza dei Signori con le bancarelle di «Un cuore da scoprire» e, novità di quest'anno, «Loggiato in Love»: sotto la Loggia di Frà Giocondo cioccolatini a forma di cuore offerti a tutti gli innamorati. In piazza dei Signori si potrà inoltre ritirare il «Sigillo d'amore» una pergamena scritta a mano in stile gotico come sigillo per ogni coppia. Che domenica alle 16 potrà conoscere il suo futuro durante l'«Eroscopo», ovvero «Oroscopo sentimentale del 2010», con la conduttrice di Canale 5 Ada Alberti e il sessuologo Marco Rossi. Non mancheranno le occasioni di musica e spettacolo: sabato pomeriggio, sempre in piazza dei Signori, «Live in Love», musica dal vivo con la Jazz Set Orchestra, mentre alle 16 nel foyer del Teatro Nuovo «Un'ora di musica» con il Quartetto Maffei. Alla Gran Guardia sia sabato che domenica alle 18,30 «Note d'amore», con orchestra sinfonica e solisti del Conservatorio. Per gli appassionati di danza, al Filarmonico «L'opera da tre soldi» di Kurt Weill, al Camploy «Ballata» liberamente tratto dalla avventure di Corto Maltese con Compagnia Arearea, al Nuovo «La natura e l'amore» con RBR Dance Company. Domenica sera alle 21 al Teatro Filippini «Giulietta» di Fellini, a cura di Fondazione Aida e Club di Giulietta.

Traforo delle Torricelle
Il Pdl appoggia il referendum

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Enrico Giardini



Verona. S'infila in tunnel di veleni politici, il centrodestra, sul Passante nord con traforo delle Torricelle. «Siamo favorevoli a costruirlo, ma è giusto dare la parola ai cittadini con il referendum», dice il Pdl. «No, il passante era nel programma, noi abbiamo vinto le elezioni e siamo titolati a costruirlo», ribatte la Lega. I due partiti sono alleati, in Comune, Provincia, Regione e Governo e anche per le prossime elezioni regionali del 28 e 29 marzo.
Quasi avendo letto nel pensiero al presidente della Camera Gianfranco Fini, ex An — «il Pdl deve uscire dalla condizione di subalternità nei confronti della Lega», afferma — ad accendere un'altra ultima miccia, dopo gli attacchi alla gestione di Agsm e al piano della sosta di Borgo Trento (articolo a destra), è l'assessore regionale Massimo Giorgetti, coordinatore cittadino «congelato» del Pdl in quanto candidato alle regionali. Pur a favore del Passante, Giorgetti ammette di essere disposto a dare una mano a raccogliere le firme per il referendum promosso da un nuovo comitato che ha depositato i cinque quesiti in Comune e ora attende che si esprima il Collegio dei Garanti. Che ha già bocciato il precedente referendum del comitato anti-passante.
«Già prima che venisse respinto il primo referendum avevo dichiarato che se fosse stato dichiarato ammissibile sarei stato disponibile a dare una mano per raccogliere le firme», dice Giorgetti, ribadendoci quanto affermato in una diretta su Telearena, «e confermo questa mia posizione per il nuovo. È una questione di principio e libertà: su un'opera di tale portata è giusto dare la possibilità ai cittadini di esprimersi, al di là del voto espresso alle elezioni, senza paura. Possono dare indicazioni a chi amministra». Pronta la replica del sindaco leghista Flavio Tosi. «La verità è che siamo in clima di campagna elettorale», dice. «Comunque il referendum c'è stato nel 2007, quando i cittadini hanno votato il nostro programma che si distingueva anche sul Passante e se ora non lo facciamo è meglio che andiamo a casa. Una consultazione costerebbe 900mila euro e sarebbe uno sperpero di denaro pubblico, perché alla fine sapremo quello che si sa già».
E se il capogruppo del Pdl in Consiglio provinciale Alberto Bozza, presidente della Seconda circoscrizione, rivendica che «grazie al Pdl il passante sarà interrato fino Quinzano», il capogruppo della Lega in Provincia Fabio Venturi, presidente della Quinta, lancia una provocazione: «Se ci si deve fermare a discutere qualsiasi opera pubblica, come quelle proposte da Giorgetti in Regione, ogni volta ci vorrebbero anni. Mi chiedo però perché Giorgetti non propone un referendum sull'autodromo Motorcity, visto che nemmeno c'è nel programma dell'amministrazione provinciale del presidente Miozzi, vicino a Giorgetti».

Nuova legge, Agec non potrà gestire
sia cimiteri che pompe funebri

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«La nuova legge approvata dal Consiglio regionale in materia funeraria offre finalmente al Comune di Verona lo strumento per affermare l’incompatibilità tra gestione dei cimiteri ed esercizio di pompe funebri e per dirimere il noto contenzioso aperto da alcuni privati nei confronti della municipalizzata Agec». Lo ribadisce Raffaele Bazzoni, presidente della commissione sanità del Consiglio veneto, che ha portato a compimento la stesura della nuova legge veneta in materia di funzioni e servizi funerari. «L’articolo 5 della nuova legge - spiega Bazzoni - chiarisce al comma 4 che l’attività funebre è incompatibile con la gestione del servizio cimiteriale e del servizio obitoriale. Una norma, questa, che risponde ai pronunciamenti dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che, interpellata di recente in merito al caso di Verona, ha invitato il Comune a rimuovere posizioni dominanti nel settore e ha suggerito di sancire una netta incompatibilità tra l’attività di onoranze funebri e la gestione delle aree cimiteriali per evitare che il gestore dei cimiteri tragga un inevitabile vantaggio concorrenziale dalla sua presenza in loco per l’ulteriore attività di operatore funebre». «Sono convinto - prosegue Bazzoni - che il sindaco di Verona Flavio Tosi sarà pronto ad accogliere e ad applicare le nuove norme, visto che da assessore regionale è stato tra i proponenti di tale iniziativa legislativa proprio al fine di evitare posizioni dominanti nella gestione dei servizi pubblici. Non sfugge a nessuno infatti come la posizione avvantaggiata di Agec, che risulta gestire 23 cimiteri e il 70% dei funerali a Verona, ed è stata già oggetto di richiamo da parte del Garante per la concorrenza, contrasti con la legge veneta appena approvata».

Sul piano sosta di Borgo Trento sono scintille

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Verona. «Rivedere il piano della sosta di Borgo Trento». «Ma se l'abbiamo deciso insieme». Scintille nella maggioranza di centrodestra anche sul Piano sosta di Borgo Trento. Il provvedimento è entrato in vigore alla fine dell'anno scorso e disciplina l'utilizzo di circa 2.600 posteggi per automobili, metà dei quali a pagamento (blu) e metà a disco orario (bianchi), con permessi da 18 euro al mese per i residenti con posto auto in strada e da 30 per dipendenti di studi, negozi o aziende.
Come per il referendum contro il passante nord con traforo delle Torricelle (vedi articolo a sinistra) a lanciare il sasso è l'assessore regionale Massimo Giorgetti, del Pdl ex An. «Auspico che venga rivisto il piano per la sosta in Borgo Trento», spiega, «perché con gli stalli a pagamento e la mancanza di parcheggi, anzitutto quelli scambiatori ma anche quello di via De Lellis, per non parlare dei dipendenti dell'ospedale che non hanno più il parcheggio, le automobili stanno invadendo il vicino quartiere Navigatori, in zona Ponte Catena».
Giorgetti rincara la dose. «Qui manca una visione d'insieme», spiega, «e invece bisogna coordinare gli interventi, altrimenti avanti di questo passo diventerà a pagamento in zona Catena e così le auto si sposteranno al Saval o in Borgo Milano.
L'affondo dell'esponente del Pdl parte in vista del Consiglio comunale di oggi, in cui verrà discussa una mozione, presentata due mesi e mezzo fa dal consigliere comunale del Pdl-An Elena Traverso e sottoscritta anche dai gruppi di Pdl-Forza Italia, Lega Nord e Lista Tosi, che rileva i disagi provocati dalla sosta selvaggia nel quartiere Catena. E chiede all'amministrazione di attivare in tempi brevissimi un tavolo di coordinamento fra settore traffico, circoscrizione terza e amministratori del territorio per tutelare i posti auto dei residenti. Trasalisce però l'assessore alla mobilità, Enrico Corsi: «Il Piano della sosta di Borgo Trento è stato condiviso anche dalla seconda circoscrizione, a guida Pdl», dice, «e mi pare che stia già andando bene. Quanto al quartiere Catena, presto apriremo il parcheggio alla caserma Riva di Villasanta, da 700 posti auto, per i dipendenti dell'Azienda ospedaliera, e questo sgraverà ancora di auto in sosta Borgo Trento». Per il sindaco Flavio Tosi «tutte queste scelte vengono discusse e approvate in Giunta» ma è invece il presidente della Seconda circoscrizione, Alberto Bozza, del Pdl ex Forza Italia a porre un problema: «Hanno ragione sia Giorgetti che Corsi. Il Piano sosta per Borgo Trento è positivo e dà ordine al quartiere», spiega, «ma quando l'assessore Corsi l'ha fatto entrare in vigore non ha garantito che tutto fosse pronto per fare in modo che fosse efficiente. Oggi mancano i controlli per i trasgressori che lasciano l'auto per diverse ora negli stalli blu o bianchi. Così chi ha pagato il permesso, residente o lavoratore, non trova mai posto. Così tutto si ripercuote su ponte Catena, Valdonega e Ponte Crencano». Secondo Bozza, «anche il parcheggio dell'Arsenale da 350 posti per lavoratori, compresi quelli del centro, si è aperto troppo tardi».E.G.

Rifiuti, 
la differenziata
rende meno
salata la bolletta

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Verona. A partire da aprile, la raccolta porta a porta dei rifiuti sarà estesa a Cadidadivid e zone limitrofe, alla Bassona e a San Massimo, fino al confine tracciato dallaferrovia. Per il momento, quindi, il quartiere dello Stadio ne resterà escluso. A settembre, inoltre, il porta a porta arriverà a Montorio e ad Avesa. A renderlo noto è il presidente dell'Amia Paolo Paternoster, che ieri, a Palazzo Barbieri, ha partecipato alla presentazione della campagna informativa sul recupero dei rifiuti, in programma domenica 28 febbraio in piazza Bra. «L'obiettivo, dopo questa estensione del porta a porta», afferma Paternoster, «è arrivare al 58 per cento di raccolta differenziata».
Inoltre, il presidente dell'Amia ha annunciato che per i veronesi la prossima bolletta dei rifiuti sarà più leggera grazie, assicura, all'incremento della raccolta differenziata e conseguenti ai minori costi di conferimento in discarica.
L'iniziativa, presentata ieri in municipio, ha lo scopo di «consolidare la fiducia dei cittadini nella raccolta differenziata». Ad illustrarla c'erano l'assessore regionale alle politiche dell'ambiente Giancarlo Conta, l'assessore comunale Federico Sboarina e il direttore generale dell'Arpav Andrea Drago. La giornata di sensibilizzazione, domenica 28 in Bra, prevede alle 10,30 lo spettacolo teatrale per bambini «Riciclare è una magia», alle 11,45 l'intervento di Mario Tozzi, geologo e protagonista di programmi televisivi di divulgazione, alle 15 musica con il «Riciclato circo musicale».
«Il Veneto», sottolinea l'assessore Conta, «è al primo posto per raccolta differenziata, con il 54 per cento nel 2008 e l'obiettivo di arrivare al 65 entro due anni». Nel 2008, secondo i dati dell'Arpav, l'utilizzo dei rifiuti provenienti dalla differenziata è stato pari al 51 per cento: il 98 per cento della carta è stato utilizzato nelle cartiere per la produzione di nuovi imballaggi, il 95 per cento del vetro è stato utilizzato nelle vetrerie, e il 99 per cento degli imballaggi in alluminio è stato usato nelle fonderie mentre l'organico è stato trasformato in compost per l'agricoltura. Conta, infine, evidenzia i due milioni di euro stanziati dalla Regione per iniziative educative nelle scuole.E.S.

Il Comune vende spazi alla Fiera

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Verona. Il Comune vende due aree alla Fiera, di fronte e a fianco del quartiere fieristico, e intasca quattro milioni. Le aree sono poste in viale del Lavoro e via Scopoli, cioè di fronte e a fianco del palaexpo di Veronafiere, e in viale dell'Industria e via Olanda, cioè la parte di strada situata fra il parcheggio multipiano e il parcheggio Re Teodorico, già della Fiera che le usa durante le manifestazioni e le rassegne. Le aree vendute, di proprietà comunale, erano già utilizzate dalla Fiera come parcheggi, pagando un affitto di 50mila euro all'anno al Comune. D'ora in avanti, quindi, manteranno la stessa funzione ma verranno valorizzate dall'ente presieduto da Ettore Riello. «Abbiamo capitalizzato la rendita di due aree significative che il Comune dava in gestione alla Fiera e questo consente all'amministrazione di introitare denaro che verrà impiegato per costruire opere pubbliche a vantaggio dei cittadini veronesi», spiega l'assessore al patrimonio, Daniele Polato, che ha curato la delibera di vendita approvata dalla Giunta.
«È stato importante esserci coordinati con la Fiera», aggiunge, «che con questa disponibilità di aree, destinate a parcheggi, potrà svilupparsi ancora. Un risultato vantaggioso per entrambi. Ringrazio il direttore della Fiera Giovanni Mantovani, il vicepresidente Marco Bisagno, i tecnici del Comune e della Fiera per aver collaborato fattivamente alla riuscita dell'operazione».E.G.

Riciclo rifiuti, campagna Arpav 
al via

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Verona. Prende il via da Verona la campagna informativa sul riciclo «Rifiuti… ognuno ha la sua strada», organizzata da Arpav (Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto) insieme alla Regione Veneto e a Conai – consorzio per il recupero degli imballaggi. Domenica 28 febbraio in piazza Bra si terrà il primo appuntamento dell’iniziativa, con la collaborazione dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Verona: a partire dalle 10.30 si svolgeranno spettacoli teatrali e musicali eseguiti dal «Riciclato Circo Musicale», gruppo che suona strumenti realizzati in materiali riciclati; poi l’intervento di Mario Tozzi, geologo e presentatore del programma Gaia e lo spettacolo «Riciclare è magia» dedicato ai più piccoli. La raccolta differenziata dei rifiuti del Veneto è ai vertici nazionali con il raggiungimento del 54% nel 2008 e l’obiettivo di arrivare al 65% entro due anni. L’evento è stato presentato questa mattina a palazzo Barbieri dall’assessore comunale all’Ambiente Federico Sboarina e regionale Giancarlo Conta, dal direttore di Arpav Andrea Drago e dal presidente di Amia Paolo Paternoster. In piazza Bra domenica 28 febbraio saranno anche posizionati punti informativi e gazebo, che forniranno informazioni specifiche sul riciclo. L’iniziativa si sposterà successivamente nelle altre città del Veneto.

Sacconi:
«Subito un tavolo
la Glaxo deve
restare qui»

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Elena Cardinali



Verona. È deciso il ministro del Welfare Maurizio Sacconi:«Il centro ricerche di GlaxoSmithKline deve restare a Verona. Qui non si tratta di vedere come riassorbire i ricercatori che dovrannor estare a casa ma di volere fino in fondo una discussione sulle ragioni della sopravvivenza di questo centro di Gsk. In questo Paese il dialogo sociale esiste. E questo è uno strappo non condivisibile». E ha annunciato l'apertura di un tavolo interministeriale «per trovare tutte le soluzioni in grado di salvaguardare i posti di lavoro di un centro di eccellenza come la Glaxo».
Il ministro Sacconi ha affrontato la spinosa questione Gsk ieri mattina alle 8.30 in un incontro in prefettura con il prefetto Perla Stancari, il presidente della Provincia Giovanni Miozzi, l'assessore provinciale al lavoro Fausto Sachetto, le rappresentanze sindacali provinciali e quelle delle Rsu di Gsk. Circa l'annunciata chiusura del centro ricerche veronese il ministro ha ribadito che non verranno accettate «acriticamente decisioni imposte dall'alto dalla multinazionale». E ha evidenziato l'aspetto che riguarda i posti di lavoro «che sono tutti importanti da tutelare» ma c'è anche la questione di «un'etica aziendale che non può prescindere dalla mission di una società come la Glaxo, impegnata nella ricerca e nelle neuroscienze per la salute di tanti cittadini». «È vero che ciascuno ha un proprio ambito di libertà», ha sottolineato Sacconi», «però a questa libertà si unisce la responsabilità. È la regola che stiamo adottando con tutte le compagnie, anche multinazionali, di non accettare decisioni unilaterali. Non è nella nostra tradizione, non è nella prassi consolidata che si fonda, invece, sul dialogo sociale».
Quelli dei ricercatori di GlaxoSmithKline, ha precisato il ministro, «sono posti di lavoro particolari, che vanno salvaguardati». Un patrimonio di conoscenze che non può essere abbandonato per meri criteri di economicità. E ai giornalisti che gli chiedevano se sia ipotizzabile una riconversione del Centro ricerche verso le nanotecnologie, il ministro ha detto che ci si può anche pensare ma che non è questo l'obiettivo attuale. Ha invece parlato di «continuità della base produttiva e della base occupazionale». Senza mettere in discussione regole di economicità, ha ribadito Sacconi, «bisogna essere lungimiranti e valutare il capitale umano. Ai vertici di Gsk chiediamo di fare questa scelta, al di là degli indicatori di profitto».
Il presidente della Provincia Giovanni Miozzi ha sottolineato che «la cosa più importante dell'incontro in prefettura è stato di portare all'evidenza nazionale un problema locale, tenendo conto di cosa rappresenta Gsk per Verona e per l'Italia. Aver riunito tutti ad uno stesso tavolo è un segnale molto forte».
«L'annuncio dell'intenzione di Glaxo di trasferirsi da Verona è una notizia pesante per i lavoratori e per la città». Lo ha dichiarato il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti, secondo il quale «sicuramente una scelta di tale entità comporterebbe gravi ripercussioni a livello socio-economico per Verona, il Veneto e il Paese». «Per questo è mia intenzione nei prossimi giorni, presente a Verona anche il direttore generale delle Dogane Giuseppe Peleggi», ha annunciato Giorgetti, «studiare con lui ed ai vertici di Glaxosmithkline soluzioni alternative al fine di non dimettere il prezioso patrimonio di persone e strumenti impegnati quotidianamente nel Centro Ricerche, riconvertendo la struttura a simile impiego, tutelando così in primis i circa 600 ricercatori attualmente assunti».
«Un incontro positivo, perchè finora le istituzioni hanno sempre sentito l'azienda e mai la voce dei lavoratori, del sindacato». Ivana Dal Forno, segretaria generale Femca Cisl Verona, ha commentato così a Cnrmedia l'incontro in prefettura. «Abbiamo anche fatto presente», ha detto la sindacalista, «quali potrebbero essere le ricadute per la ricerca sulle dipendenze in Italia, con il taglio del Centro Gsk e abbiamo avuto un riscontro positivo da Sacconi, il quale ci ha detto che c'è un interesse nazionale nel chiedere all'azienda di rivedere le sue decisioni». Il principale cliente in Italia per Glaxo, conclude Dal Forno, «è lo Stato: per questo crediamo che chi ha veramente capacità di far leva in questo senso sia proprio il Governo».

Tosi a Unicredit: «Garanzie per il lavoro»

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Verona. «Considerato il difficile momento dal punto di vista occupazionale che anche la nostra città sta attraversando, ritengo sia prioritario ottenere una garanzia assoluta sul mantenimento dei posti di lavoro a Verona, in particolare per i dipendenti della Direzione generale della Banca Corporate (circa 400) anche nel caso di una eventuale riorganizzazione di Unicredit Banca». È la dichiarazione del sindaco di Verona Flavio Tosi, alla luce del comunicato diffuso dalla rappresentanza dei dipendenti bancari di Unicredit. «Analoghe garanzie devono essere date anche nell’interesse dei clienti - aggiunge Tosi - delle aziende che in questo difficile momento per l’economia hanno bisogno di una banca vicina, vicina in tutti i sensi». «Forse di minor importanza da un punto di vista sociale, ma fondamentale da un punto di vista strategico - rileva il sindaco - è anche il mantenimento del radicamento nella nostra città del gruppo UniCredit, nato da una fusione a livello bancario tra Verona e Milano». Nel dichiararsi «seriamente preoccupato da questa ipotesi di riorganizzazione» Tosi esprime l’intenzione di incontrare al più presto l’avvocato Castelletti, quale rappresentante della Fondazione Cariverona nel CdA di Unicredit Italiano e gli organi della Fondazione stessa, «che fortunatamente è ancora il primo azionista di Unicredit e che è, quindi, naturalmente vocata, così come l’Amministrazione comunale, a difendere le prerogative del territorio veronese».

Videogames, al via il primo master d'Italia

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Verona. Probabilmente Dante 's Inferno, il videogioco ispirato alla Divina Commedia che ha destato polemiche per la sua poca aderenza all’opera originale, sarebbe venuto meglio se progettato da italiani. Il primo master universitario italiano per futuri creatori di videogame ha appena visto la luce a Verona, e verrà presentato ufficialmente giovedì, con lo scopo di formare qualche creatore di universi fantastici che faccia concorrenza a quelli statunitensi o giapponesi in un mercato in espansione anche da noi. Per il suo primo anno il corso ha 18 iscritti, tra cui una ragazza, che saranno impegnati per 1600 ore tra lezioni teoriche, pratiche e stage nelle aziende produttrici di videogiochi. Durante tutto l’arco del corso gli studenti cureranno la produzione del loro primo videogame.

«Sono tutti laureati in informatica e ingegneria informatica, ovviamente appassionati di videogame che hanno voluto vedere ’cosa c’è dentro' - spiega Andrea Masiello, direttore del master - tranne uno che invece ha deciso di accostarsi a questo tipo di attività solo perchè annoiato dalla programmazione ’tradizionale'. Dal punto di vista tecnico saper creare un videogioco è molto difficile, al punto che nelle università americane si impara a programmare proprio partendo da questa settore. La progettazione e la programmazione dei videogiochi è un’attività multidisciplinare, che tocca diverse aree dell’informatica, programmazione, ingegneria del software, grafica, elaborazione dei suoni, interazione uomo-macchina, intelligenza artificiale), richiede solide basi in matematica e fisica ed ha connessioni con altre discipline come la biomeccanica e le scienze umane come la narrativa e la psicologia".

Secondo il rapporto annuale dell’Aesvi, l’associazione degli editori di software videoludico italiani, il settore è in forte espansione nel nostro paese, e fino al 2008 ha messo a segno crescite in doppia cifra fino ad assestarsi a più di un miliardo e duecento milioni di euro di fatturato, con il mercato dei videogiochi che non ha conosciuto crisi anche negli ultimi anni. «In questo momento l’Italia non è al livello dei colossi stranieri come Usa, Giappone o Gran Bretagna, ma anche da noi ci sono ottime case produttrici e il mercato è in continua crescita - spiega Fusiello - con questo corso speriamo anche di fare un pò da motore per lo sviluppo di tutto il movimento».

Blocco del traffico, le deroghe e le iniziative 

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Verona. Domenica 21 febbraio sarà in vigore il blocco della circolazione dei veicoli, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Il blocco del traffico riguarderà tutti i veicoli a motore, compresi i motorini. Le principali deroghe riguardano le auto a metano/gpl, gli autobus, i veicoli a servizio dei disabili, i veicoli di operatori assistenziali, i veicoli in uscita dallo Stadio al termine della partita e il car pooling (almeno 3 persone a bordo). La circolazione è consentita sulla Tangenziale Est (da Via Valpantena all’altezza dello svincolo di Poiano fino al raccordo verso il casello autostradale di Verona Est e la vicina Tangenziale Sud), Tangenziale Sud (dal raccordo del Casello autostradale di Verona Est sino a quello del Casello di Verona Nord), itinerario di indirizzo verso i parcheggi dello Stadio Bentegodi (dal Casello di Verona Nord lungo la Mediana con uscita obbligatoria allo svincolo per i parcheggi dello Stadio) e l’itinerario di indirizzo verso il parcheggio della Fiera dal Casello di Verona Sud, Viale delle Nazioni, Viale del Lavoro, limitatamente al percorso più breve per e dal parcheggio dell’ex mercato ortofrutticolo. Per tutte le informazioni l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune metterà a disposizione sabato 20 e domenica 21, dalle 9 alle 18, il numero verde 800 202525. Per ogni altra informazione è possibile consultare le pagine internet del comune www.comune.verona.it .

Iniziative Diverse le attività proposte dall’assessorato all’Ambiente del Comune: per tutto il giorno in piazza Bra saranno presenti stand che, in collaborazione con Agsm ed Amia, forniranno informazioni e gadget sul risparmio energetico e la raccolta differenziata. In piazza Erbe sarà allestita un’area dei giochi ecologici in cui i bambini potranno giocare all’EcoGiOca, utilizzare materiale riciclato e sperimentare altre attività legate al riciclo.

Anche le Circoscrizioni partecipano all’iniziativa con alcune manifestazioni:
1^ Circoscrizione: pulizia del tratto di bastioni che va da Porta Nuova a via Città di Nimes, in collaborazione con Amia che fornirà l’attrezzatura necessaria;
2^ Circoscrizione: pulizia del sentiero di collegamento tra via Monte di Villa e via Gazzo (Avesa) da un lato, e piazza San Valentino (Quinzano) dall'altro, pulizia del percorso della salute delle Torricelle. Il ritrovo è fissato alle 9 nel parcheggio di via Villa (Piscine Santini);
3^ Circoscrizione: camminata e biciclettata promosse dall’ associazione “Fare Ambiente”. La partenza è fissata alle ore 11 lungo la pista ciclo-pedonale di via Galvani;
4^ Circoscrizione: pulizia dell’area verde di via Mozambano, in programma dalle 10 alle 13;
5 ^ Circoscrizione: raccolta rifiuti e pulizia dei cigli stradali e delle zone verdi lungo via Turazza (compresa la pista ciclabile), via delle Grazie e via Canale Milani. I volontari saranno dotati di giubbetti con fasce catarifrangenti; La partenza è fissata alle 10.30 da via Turazza; alle 12, in piazza Roma a Cadidavid, è previsto un momento di ristoro a base di gnocchi;
6^ Circoscrizione: dalle 10 alle 12, davanti alla Chiesa di Santa Croce, sarà allestito un punto informativo sulla giornata ecologica;
7^ Circoscrizione: punto informativo nella sede della Circoscrizione, dalle 10 alle 12;
8^ Circoscrizione: passeggiata ecologica in Valsquaranto, in collaborazione con i Centri Anziani: la partenza è fissata alle 9.30 da piazzale Penne Nere, con proseguo nella zona industriale di Montorio - percorso ciclo-pedonale fino a Mizzole - villa Poggiani e villa Piatti - proseguimento in direzione Pigozzo e deviazione in località Fasola. Il ritorno è previsto a Montorio, per le ore 12. Blocco del traffico Domenica 21 febbraio, in occasione della Giornata ecologica, sarà in vigore il blocco della circolazione dei veicoli dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Nucleare in Veneto, Calderoli contro Zaia
«Il suo no non è la posizione della Lega»

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Roma. Il ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, Lega Nord, smentisce il suo collega di partito e candidato alla presidenza del Veneto per l'alleanza Lega Pld Luca Zaia che si era detto contrario ad un impianto atomico in Regione. Quelle di Zaia – afferma Calderoli – sono semplici posizioni personali che non rispecchiano la posizione della Lega. Una volta avuta la certezza che dal nucleare non deriveranno problemi ma solo benefici – precisa Calderoli – rinunciarci per motivazioni ideologiche non avrebbe senso».

Zaia pochi giorni fa aveva dichiarato che «il nucleare può essere una strada», ma «il Veneto la sua parte l'ha già fatta». Con «il rigassificatore al largo delle sue coste, e con la riconversione al carbone di Porto Tolle - spiegava il ministro in un'intervista sul Corriere della Sera - da quel che ci dicono i tecnici, il nostro bilancio è positivo». E se il governo le chiedesse di mettersi una mano sul cuore? «Il Veneto - è la risposta di Zaia - la mano sul cuore la mette da sempre. Questo però non significa che continueremo a farlo. Prima dovremmo vedere con dati inoppugnabili che non ci sono alternative in tutte le Regioni in cui il bilancio energetico è negativo. E anche allora, io manterrei le mie più totali perplessità».

Scorie radioattive, carburanti e veleni
Quando le «bombe» viaggiano sui binari

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Ilaria Noro



Verona. Non solo Gpl e carburanti vari. Sulla strada ferrata viaggiano molte altre sostanze pericolose e micidiali come scorie radioattive proveniente dagli ospedali, cloro e veleni. Cisterne cariche di materiali altamente infiammabili e tossici, etichettate dagli addetti ai lavori come «potenziali bombe» che viaggiano su rotaia.
Lo scorso lunedì, una di queste cisterne, che trasportava gas propano liquido, ha perso parte del contenuto e solo grazie allo spirito d'osservazione di un ferroviere che, accortosi del problema ha lanciato l'allarme, e al rapido intervento delle forze dell'ordine, si è potuto evitare il peggio.
Eppure, nonostante questo quadro ben poco rassicurante, aggravato anche da controlli sulla sicurezza ritenuti insufficienti e dalle molte aziende private che, in seguito alla liberalizzazione, ora trasportano autonomamente, i rischi maggiori per i passeggeri rimangono quelli legati ai ritardi, dovuti ai continui guasti.
Nel 2009, sulle linee che coprono la zona del veronese, Mantova e Vicenza, i guasti sono stati 2.300. Mediamente, più di sei al giorno. Si tratta per lo più di mancate chiusure dei passaggi a livello, e quindi di sbarre che non si abbassano, guasti ai «deviatoi», ovvero agli scambi dei binari che dirottano il treno su una o sull'altra linea. E ancora, rotture dei fili della tensione. Tra le linee più malridotte quelle del Basso veronese come Legnago.
«Sembrano episodi gravi. In realtà il sistema di sicurezza complessivo è efficiente. Il treno si ferma, in attesa che lo scambio venga riparato o le sbarre abbassate. Ma ciò si traduce, nella miriade di ritardi che poi si aggravano a catena e che i passeggeri, soprattutto i pendolari, ben conoscono», spiega Claudio Capozucca, segretario regionale di Fit Cisl.
Ad andarci di mezzo, sempre e comunque, è la tabella di marcia. Insomma, si sa che, prima o poi, si parte. Si sa che, bene o male, si arriva. Ma non si sa quando si arriva, molto probabilmente non in orario. Vittime dei continui ritardi delle ferrovie lo sono soprattutto i pendolari e gli studenti che, per risparmiare sulle tratte che effettuano quotidianamente, scelgono i treni regionali. «Si è creata una sorta di discriminazione tra passeggeri di serie A, quelli che viaggiano sui treni veloci quali ad esempio il Frecciarossa, e quelli di serie B, che viaggiano sulle tratte minori e sui regionali. Tratte in cui guadagno per l'azienda è minore e che quindi vengono sacrificate, a favore delle altre», prosegue Capozucca. A causare questa situazione di disservizio costante avrebbe contribuito anche il forte ridimensionamento di personale attuato negli ultimi anni. Se nel '93 i ferrovieri nel compartimento veronese erano 12 mila oggi sono circa 3.700. «E per supplire alle carenze, si vive di appalti, sub appalti e contratti di lavoro che molto hanno a che vedere con le logiche di mercato e di quantità e ben poco con quelle di qualità, formazione, professionalità. Lo stesso vale per la manutenzione ordinaria delle infrastrutture ferroviarie, ormai di fatto del tutto sostituita con quella straordinaria: si interviene solo a fronte di un guasto», denuncia Capozucca.
Inoltre, complice sarebbe anche la liberalizzazione, rea di aver fatto colare a picco gli standard di sicurezza. «In Inghilterra, prima di dire che la liberalizzazzione ha fallito ci sono volute centinaia di morti. Noi speriamo che ci si renda conto prima che è necessario dettare delle linee minime e condivise sulla sicurezza e le condizioni di lavoro», spiega Capozucca, annunciando che il prossimo 19 febbraio ci sarà uno sciopero nazionale per ribadire tutte queste problematiche, cui parteciperanno anche gli autoferrotramvieri. «Viaggiano più camion che treni e soprattutto per quanto riguarda il trasporto di materiali pericolosi, il rapporto è di uno a tre. Senza contare il fatto che un camion stipato di gas e altro transita anche in pieno centro città».