giovedì, 18 marzo 2010

BASSO VERONESE

CAMBIA PAESE

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La frutta non arriva e i bidelli vanno a comprare merendine

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Roberto Massagrande



Bovolone. È brutto essere «alla frutta», ma è brutto anche rimanere senza frutta. Lo possono testimoniare i 700 alunni della scuola elementare «Scipioni». Le arance che aspettavano con l'acquolina in bocca non sono arrivate, lasciandoli a bocca asciutta. È successo venerdì scorso, giorno fissato per la prima consegna delle casse di frutta fresca che dovevano arrivare per le classi, secondo quanto stabiliva il progetto «Frutta nella scuola», programma di alimentazione sana promosso dalla Unione Europea e fatto proprio dal ministero dell'Agricoltura e alla quale la «Scipioni» ha aderito, come altre 3mila scuole in tutta Italia.
Il progetto è stato finanziato con 15 milioni di euro dalla Ue a con altri 11 milioni dal Governo italiano.
I bambini però venerdì sono tornati a casa a stomaco vuoto. La frutta che aspettavano per merenda non è arrivata. «Colpa dello sciopero generale», è stato riferito ai genitori che quella mattina avevano mandato i bambini a scuola senza merendine perché dovevano essere sostituite da un buon frutto. Ma così non è stato. E pensare che tutto era stato organizzato a puntino per la merenda educativa: i sacchetti per la raccolta delle bucce erano stati distribuiti e i ragazzi avevano con loro, al posto del solito snack, le salviette per pulirsi le mani. Come non bastasse, i bambini hanno rischiato di rimanere a stomaco vuoto anche martedì mattina perché neanche ieri la frutta attesa è arrivata. Questa volta, però, il dirigente Filippo Bonfante ha mandato di corsa il personale scolastico - con i mezzi della scuola - a comperare qualcosa per non lasciare i bambini a bocca asciutta. A questo punto però protestano sia la scuola elementare «Scipioni» che il presidente della commissione mensa. «Come scuola abbiamo aderito al programma comunitario, informati di esso dall'ufficio scolastico provinciale. Dispiace che le famiglie se la prendano con la scuola perché anche noi siamo rimasti vittima del bidone», dice Filippo Bonfante, dirigente scolastico, «giovedì, nel tardo pomeriggio, ci hanno avvisato che la mattina dopo non ci sarebbe stata consegnata la frutta a causa dello sciopero e che il calendario di consegna, fissato da tempo, sarebbe stato modificato. Non potevano dircelo un po' prima? Si sapeva dello sciopero. Ormai avevamo avvisato i bambini di non portare la merenda. Il giorno dopo ci siamo scusati con i genitori, ma martedì il problema si è ripetuto: invece della frutta è arrivato un fax, con un calendario diverso di distribuzione che inizierà non prima del 18 marzo».
La società che si è aggiudicata l'appalto nazionale è l'Apofruit di Cesena. «Alla base di tutto questo, c'è stata un'incomprensione», dicono dall'Apofruit, «abbiamo vinto l'appalto impegnandoci a consegnare la frutta a 3mila scuole, alle quali se ne sono aggiunte altre 500 che non erano contemplate nella gara. Per questo abbiamo dovuto riorganizzare il calendario di consegna, che resta soggetto a variazioni, in caso di scioperi o maltempo. È un progetto di educazione alimentare che, oltre alla frutta, prevede la consegna di materiale informativo e gadget. Noi non sostituiamo il servizio mensa, questo deve essere chiaro. I nostri prodotti possono arrivare prima o dopo la merenda o il pasto. È meglio che i bambini in futuro si portino la merendina. Se arriva la frutta meglio». Ora non resta che aspettare domani, quando sarà consegnata, salvo disguidi, una pera.

Accordo tra Ulss21 e Comune per il palazzetto della salute

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Francesco Scuderi



Il palazzo della Salute è pronto per diventare realtà. Il Comune e l'Ulss21 hanno infatti sottoscritto l'accordo, approvato all'unanimità in consiglio comunale, che porterà all'acquisto e alla ristrutturazione del fabbricato «Ex supermercato Lidl» di viale dei Caduti. Sarà qui che sorgerà infatti il nuovissimo polo socio-sanitario destinato ad erogare i servizi alla popolazione che l'azienda sanitaria già prestava in precedenza, però da due sedi separate: una porzione del fabbricato «Villaggio Trieste», di circa 560 metri quadrati in via Monte Carega dove si trovano le attività sanitarie distrettuali, e un immobile di 350 metri quadrati in via Marconi adibito a consultorio familiare.
La scelta di riunire sotto un unico tetto e in un solo grande edificio tutti i servizi, è stata presa dopo che l'azienda sanitaria ha evidenziato, più volte, come l'attuale organizzazione dell'assistenza territoriale a Cerea sia «logisticamente inadatta alla moderna organizzazione di un servizio socio-sanitario sul territorio». Ma non solo. Alla scarsa razionalità dell'organizzazione vanno aggiunti anche i costi di gestire due edifici dell'Ulss 21: «Gestire due sedi è antieconomico, sia per il personale che per le spese di mantenimento». Inoltre, il Comune ha evidenziato l'opportunità di dotare di una sede adeguata anche la Croce rossa locale.
Per l'acquisto e la ristrutturazione dell'ex Lidl, il Comune e l'Ulss21 investiranno complessivamente 2.9 milioni di euro: 1 milione servirà per l'acquisto e 1,9 milioni per l'adeguamento delle strutture ad accogliere i servizi territoriali e distrettuali. I due enti si sono suddivisi le spese per l'acquisto e la sistemazione dell'immobile in millesimi: 39 millesimi, pari di 1,131 milioni di euro, saranno a carico del Comune, mentre l'azienda sanitaria avrà 61 millesimi, pari a 1,769 milioni di euro. Entrambi gli enti, per far fronte all'impegno che non è di poco conto, hanno chiesto un contributo economico alla Regione. L'amministrazione comunale spera di ottenere una cifra sostanziosa, di oltre 400 mila euro, cifra che, insieme al ricavato dalla vendita della farmacia comunale di Cherubine, gli consentirebbe di acquistare e sistemare i 912 metri quadrati coperti dell'ex Lidl.
«L'ex Lidl è il contenitore ideale che ci consentirà di dare maggiori servizi ai nostri cittadini», ha detto il sindaco Paolo Marconcini. «Le dimensioni dell'immobile si sono dimostrate sufficienti per accogliere i servizi già attivi e quelli futuri». Ma proprio i servizi che verranno erogati nel futuro palazzetto della sanità rappresentano una delle principali preoccupazioni dell'opposizione, assieme al costo, quasi 3 milioni di euro, giudicato «eccessivo»: l'ex sindaco Claudio Tambalo ha chiesto «l'istituzione di una commissione consiliare che faccia proposte sulle attività da inserire». Proposta che il primo cittadino Marconcini ha accolto positivamente.

Fotonotizie
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Mamma cerbiatta e il suo Bambi

BOVOLONE. Fiocco blu nel parco della valle lungo il Menago per festeggiare il piccolo Bambi. Mamma cerbiatta ha dato alla luce il suo piccolo nei giorni scorsi e ha già cominciato a farsi vedere in giro mentre accompagna il cucciolo nei primi saltelli. Si tratta di un evento piuttosto raro in cattività, ma all'interno del parco i cerbiatti si trovano bene.

Arriva il podista comunale che recapita la posta

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Fabio Tomelleri



Isola Rizza. Si chiamano «Tornado» e forse in paese le battute potrebbero sprecarsi, semmai non fossero sempre velocissimi. Ma quello che conta non pare essere la loro velocità, bensì il fatto che sono i primi in Italia - che si sappia - a consegnare a piedi, piedi calzati da specifiche scarpe da ginnastica, la corrispondenza del Comune. L'amministrazione, infatti, ha deciso di sostituire i messi comunali che si occupavano dei recapiti delle comunicazioni del municipio con dei podisti che, di corsa, appunto, portano di casa in casa le lettere a Isola Rizza. Loro si allenano e il Comune risparmia: in tempi di crisi non è cosa da poco. Avvisi, lettere e periodici, tutta la posta ordinaria del municipio che prima era compito dei 4 stradini del comune, viene ora consegnata - da un mese e mezzo, in via sperimentale - dal gruppo dei podisti «Tornado». Dalle consegne sono escluse raccomandate e comunicazioni riservate.
Per ora, come dicevamo, si tratta un esperimento, ma l'amministrazione ha già commissionato il perfezionamento di una convenzione annuale e dell'assicurazione con l'associazione dei podisti, che conta 55 iscritti. L'idea di utilizzare i marciatori è stata del vicesindaco e assessore al Bilancio Enrico Pasqualini. Appassionato di corse podistiche, anche Pasqualini è un «Tornado»: nel 1992 fu tra i fondatori del gruppo, presieduto di Milena Lonardi. I marciatori comunali hanno distribuito già 500 lettere e 1.250 bollettini comunali sono pronti ad arrivare nelle case a forza di gambe. «La nuova distribuzione permette al Comune di risparmiare 800 euro l'anno», dice il vicesindaco, «compreso il contributo di 3-400 euro che daremo all'associazione. E c'è un altro vantaggio: i 4 operai che prima svolgevano questo servizio, ora possono occuparsi di mansioni più urgenti». E c'è pure il risvolto sociale: «Concederemo contributi solo alle associazioni che svolgono servizi utili alla comunità», puntualizza Pasqualini.
I podisti, hanno accolto con entusiasmo l'incarico. «Il vicesindaco ci consegna il materiale per la distribuzione», spiega Lonardi, «e noi lo recapitiamo alle famiglie nel giro di qualche giorno. Ogni volontario copre 5-6 vie».
I podisti si muovono quasi sempre a piedi, tranne in qualche caso eccezionale. «Mi occupo di via San Fermo e delle strade limitrofe», dice Lonardi, «ma per raggiungere le famiglie che abitano oltre il cavalcavia della Transpolesana, devo usare lo scooter. Altri podisti, al contrario, percorrono tre-quattro chilometri a piedi per arrivare anche nelle zone più lontane, come le contrade Muselle e Merle». La cosa è contagiosa. E infatti Lonardi aggiunge: «Tra noi ci sono anche due pensionati che amano fare il giro tutti i giorni, per mantenersi in forma. Le mogli di alcuni podisti, invece, consegnano la posta e ne approfittano per portare a spasso il cane». I podisti-portalettere sono riconoscibili: «Indossiamo la tuta con il marchio del gruppo», dice Lonardi. E i residenti come giudicano il servizio? «Penso bene», conclude la presidentessa, «e anche se di solito non ci intratteniamo, qualcuno ha apprezzato di poter vedere facce nuove».

Al «San Biagio» l'eccellenza dei centri di terapia del dolore

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Bovolone. La lotta contro «il dolore inutile» ha da ieri il suo principale bastione al terzo piano dell'ospedale di Bovolone, dove è stato inaugurato il più moderno e attrezzato reparto pubblico di anestesia, rianimazione e terapia antalgica di tutta la provincia. Una realtà superata solo dal centro antidolore, privato, dell'ospedale Sacro Cuore di Negrar.
L'inaugurazione è coincisa con l'approvazione dell'attesissima legge, votata in parlamento il 9 marzo, sulla lotta al dolore che disciplina l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, per la quale sono stati stanziati 50 milioni di euro. Ora l'auspicio di tutti è che anche l'unita operativa dell'Ulss 21 possa beneficiarne. Anche in Regione erano di recente passate alcune direttive sul contrasto al dolore. «Una coincidenza casuale», ha ammesso l'assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri, «ma significativa sulla sintonia su questo tema».
L'unita operativa è stata realizzata nei locali lasciati desolatamente vuoti dopo la chiusura della dialisi, spostata a Legnago - come ha ricordato il direttore Daniela Carraro - per motivi di sicurezza del paziente «che ha bisogno di un ospedale per acuti per prevenire complicazioni. Stiamo riempiendo i vuoti lasciati in questo ospedale: è sotto gli occhi di tutti».
Gli spazi sono stati radicalmente ristrutturati e a tempo di record: i lavori sono iniziati il 28 gennaio 2009 e terminati il 5 marzo 2010. Spesa complessiva: 90 mila euro, stanziati nel bilancio 2010 dell'Ulss 21, con progetto dell'ufficio tecnico dell'azienda sanitaria. Oggi i pazienti affetti da dolore, di varia origine, trovano un'accettazione, tre box con lettini e altri quattro con poltrone, in un ambiente familiare. Le prestazioni offerte sono quanto di più avanzato ci possa essere: alcuni trattamenti avvengono in ambulatorio - aperto il mercoledì 8.30 - 13.30 con telefono 045.69.99.588 - e si va dall'agopuntura alla mesoterapia, passando per infiltrazioni mirate e terapie delle nevralgiche cranio facciali. Altri interventi si effettuano invece in sala operatoria. Per l'occasione il nastro è stato tagliato da ben otto mani, tra amministratori e politici. Il parroco, don Renzo Bonetti, ha benedetto la struttura. Il direttore dell'unità operativa antalgica, Francesca Sordo, ha riferito che lo stimolo a realizzare il reparto è venuto dalle richieste dei pazienti: il medico ha citato una lettera, scritta da un ammalato che esprimeva buoni giudizi sulle cure ricevute ma criticava il luogo, al «San Biagio», dove avvenivano. I pazienti che hanno bisogno di cure per resistere al dolore sono 2300 all'anno e crescono a una media di 350 all'anno.
Molti superano la fase acuta, ma per altri il dolore è cronico e questi sono seguiti per anni. Gli interventi in sala operatoria, mini invasivi, sono 600 all'anno. Nel suo intervento, il sindaco Riccardo Fagnani ha auspicato che la Regione che risulterà eletta riveda la classificazione del San Biagio come ospedale integrativo di rete con un punto di prima accoglienza.RO.MA.

Vigili in azione a Porto
Abbattute due tendopoli

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Stefano Nicoli



Legnago. Vivevano peggio degli animali in baracche costruite alla bell'e meglio nella golena dell'Adige, in mezzo alla sporcizia ed in condizioni igieniche disperate. Con qualche materasso lercio, alcune vecchie coperte e misere suppellettili come unico comfort in un rifugio di fortuna, emblema di un degrado e di una povertà estrema di cui si stenta a credere l'esistenza a pochi passi dal centro.
È uno scenario desolante quello in cui si sono imbattuti ieri mattina gli otto vigili urbani del comando di Legnago, che hanno individuato e smantellato a Porto, in una zona impervia del fiume racchiusa tra ponte Principe Umberto e ponte Limoni, altri due accampamenti abusivi. Due «campeggi della disperazione» abitati da sette romeni, uno dei quali minorenne e gli altri di età compresa tra i 20 e i 30 anni, che sono arrivati nella Bassa per inseguire un futuro migliore. E che invece si sono ritrovati non solo a vivere come topi in mezzo al fango e ai rifiuti senza un briciolo di dignità. Ma anche a chiedere l'elemosina in strada per mettere insieme il pranzo con la cena. Ed è proprio sulla scorta delle numerose segnalazioni giunte alla polizia locale dalle persone importunate dai questuanti stranieri al mercato e davanti all'ospedale che la polizia locale è riuscita a scovare l'ennesima baraccapoli costruita a filo d'acqua. Ma ad accelerare questa volta l'operazione di bonifica scattata all'alba, alla presenza del delegato alla Polizia locale Michele Menini e del consigliere leghista Andrea Grazio, è stata una querela presentata al comando dall'Ufficio periferico del Genio civile contro l'invasione dei terreni di loro pertinenza da parte degli immigrati.
Un particolare che, contrariamente a quanto era avvenuto per analoghi sgomberi, ha permesso così agli agenti di denunciare a piede libero i sette romeni e di trasmettere il fascicolo alla Procura trattandosi di un reato penale di competenza del giudice di pace. Tutto ciò una volta avvisato il tribunale dei minorenni di Venezia per gli atti riguardanti il 17enne e dopo aver provveduto a fotosegnalare i sei maggiorenni nella stazione dei carabinieri di Legnago. Questo è stato comunque solo l'epilogo di una mattinata frenetica conclusasi nel primo pomeriggio con la pulizia di entrambe le baraccapoli da parte di cinque operatori della Sive.
L'irruzione nella golena degli otto agenti, coordinati dal vice commissario Pietro Ballottin, è iniziata alle 6.30 quando sono scesi in riva all'Adige facendosi strada tra arbusti e discese ripide. In mezzo ad una fitta vegetazione si sono trovati di fronte una prima tendopoli realizzata con nylon, tronchi d'albero e cartoni. Ma i quattro materassi sistemati tra avanzi di cibo, stoviglie incrostate e qualche abito usurato erano vuoti: gli occupanti sono stati rintracciati un'ora più tardi, all'altezza del ponte della Ferrovia, mentre si dirigevano a Montagnana a chiedere la carità.
Nel secondo accampamento le quattro pattuglie in azione hanno sorpreso invece tre giovani che stavano dormendo accanto ad un falò acceso durante la notte per ripararsi dalle temperature rigide. E, a quel punto, sono iniziate le procedure per identificare gli occupanti dell'ennesima «camping» abusivo, che l'amministrazione non è più disposta a tollerare. «E non solo», confida Menini, «per una questione di sicurezza e di ordine pubblico. È infatti inammissibile che delle persone vivano in queste condizioni disumane e che rischino la vita a causa del freddo rigido e dei fontanazzi».

L'Ici sulla prima casa non c'è ma sul garage sì

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Bovolone. L'Ici sulla prima casa è stata tolta, come si sa, ma a Bovolone è rimasta «viva» quella sul garage. Nel regolamento comunale sull'imposta, infatti, è rimasto sempre in vigore l'articolo 3 nel quale si specifica che chi possiede un fabbricato ad uso garage superiore ai 16 metri quadrati è tenuto a presentare regolare dichiarazione Ici e a versare il relativo importo, utilizzando ovviamente l'apposito modulo. Un bel fastidio burocratico da affrontare e tutto per versare non più di 20/30 euro a contribuente. Una cifra bassa la quale, però, sommata per tutti coloro che la debbono pagare, garantisce alle casse comunali la bellezza di 120-130 mila euro. Denaro al quale, visti i tempi, l'amministrazione di Riccardo Fagnani non intende, per il momento almeno, rinunciare. L'alternativa sarebbe incrementare altre entrate o tagliare spese d'importo equivalente, pena il mancato rispetto del patto di stabilità.
Una esplicita richiesta di non considerare più il garages oltre i 16 metri quadri una pertinenza dell'abitazione principale era stata formulata dai consiglieri di minoranza. Il primo a sollevare il problema è stato il capogruppo del Pdl Costantino Turrini, trovando sostegno nel capogruppo di Bovolone Domani Osvaldo Richelli che ha fatto notare come il versamento di soli 20 euro - al di sotto l'Ici non è nemmeno dovuta - comporti al contribuente anche costi per il commercialista o per il Caaf.
Il tema è stata affrontato in Consiglio al momento di mettere al voto le aliquote Ici per il 2010 che sono al massimo e rimarranno invariate: al 6,5 per mille quella ordinaria, al 7 per gli alloggi sfitti.
Continua così il rapporto da sempre anomalo che Bovolone ha avuto con imposta comunale sugli immobili, da quando questo contestatissimo tributo è stato introdotto, nel lontano 1993. Allora il Comune presentò ricorso alla commissione censuaria centrale chiedendo che le tariffe d'estimo e le rendite catastali degli immobili sul proprio territorio venissero dimezzate. Il ricorso venne accolto e i bovolonesi ottennero di fatto il dimezzamento della base imponibile rispetto a tutti gli altri contribuenti. Le entrate in furono molto ridotte e il lo Stato sopperì parzialmente aumentando i trasferimenti, compensando tuttavia solo in parte il gettito Ici dimezzato. Per recuperare la perdita, venne introdotta nel regolamento Ici, approvato nel 2001 e modificato da nel 2007, la «clausola dei garages», beni immobili di pertinenza. Articolo che, con l'Ici abolita sulla prima casa, è rimasto tale e quale. Il preventivo per il 2010 prevede entrate Ici per due milioni e 120 mila euro, di cui 1 milione e 820 mila da imposta ordinaria e il rimanente da recupero dell'evasione. RO.MA.

La beffa dei tennisti ortolani

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Zeno Martini



Minerbe. Ricordate le mitiche zingarate del film «Amici miei»? Quella ideata da un gruppo di sei tennisti nei campi di Minerbe non avrebbe sfigurato nel copione di Mario Monicelli. Nell'arco di una notte, infatti, i sei, armati di zappe, spago per tirare le file diritte e piantine fresche di ortaggi, hanno trasformato un campo in terra rossa in un orto, con insalatina, rucola e radicchio. Alla rete dell'orto-campo hanno poi appeso un cartello: «Coltiva lo sport. Se sei già socio del club e ha la possibilità e la disponibilità di renderti utile a questo progetto, una parte del raccolto sarà tua gratuitamente, senza spese e la potrai gustare da solo o insieme alla tua famiglia. Si comunica che il campo numero 1 non sarà agibile fino a raccolto ultimato».
Uno choc per l'ignaro custode Giorgio Vivaldi: è stato lui il primo a vedere il «campo dei miracoli» alle 7 di mattina. E uno choc anche per il presidente Franco Castagna. Erano di fronte ad un mistero. Ma il mistero dell'orto in campo rosso, dopo alcune indagini da noi condotte, è stato risolto: l'avevano messo in atto i sei amici, soci del circolo, in un blitz notturno da contadini provetti, per rispondere così alle lamentele del presidente Castagna sull'improduttività, in inverno, del campo scoperto e sulla crisi economica che piombava anche sul club. Insomma, una sana ironia per una causa che forse darà i suoi frutti. Anzi: i suoi ortaggi. I sei «burloni» sono Maurizio Visentin, Renato Perin, Renzo Carraro, Roberto Finiletti, Paolo Paganotto e Gabriele Montagnoli. I primi quattro sono di Cologna Veneta, uno è di Veronella e l'ultimo di Oppeano. «Tutto è nato come uno scherzo», confessano i sei «che ci è venuto in mente ascoltando i mugugni del presidente Castagna sul calo dell'attività sportiva che è andata di pari passo con la crisi economica. Ma non è un'idea tanto assurda: se i migliaia di club italiani coltivassero verdure nei campi inutilizzati, riuscirebbero a far fronte almeno alle spese di gestione degli impianti, anche senza allievi». Forse i sei hanno calcolato che la verdura, al giorno d'oggi viene venduta a peso d'oro. Non si sa. Si sa solo che si sono divertiti parecchio. Basti pensare alla reazione del custode, Vivaldi, quando la mattina è andato agli impianti: «Ero certo che la sera prima non ci fosse nulla», ricorda «e poi, una coltivazione così curata, come poteva apparire improvvisamente a cancelli chiusi?». Vivaldi ha avvisato il presidente Castagna il quale ha creduto che il custode lo prendesse in giro. «Non ha dato troppo peso alla telefonata e si è presentato solo nel pomeriggio, con tutta calma», dice il custode. «Quando ha visto cosa era accaduto, ha dapprima sbottato e poi si è messo di buona lena a raccogliere, anzi a strappare gli ortaggi e poi a sistemare la terra rossa».

Il Consiglio si schiera unanime in difesa della scuola di Vigo

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Stefano Nicoli



Legnago. Il Consiglio comunale depone l'ascia di guerra e fa quadrato per garantire la sopravvivenza della scuola elementare di Vigo. Di fronte al rischio pressante che il prossimo anno scolastico non venga attivata la classe prima a causa del ridotto numero di iscrizioni - i bambini interessati a frequentare la «Gianni Rodari» sono infatti solamente nove contro il tetto minimo di 15 imposto dalla riforma Gelmini - l'assemblea ha raccolto l'appello del comitato genitori appena costituitosi nella frazione. Ed ha quindi approvato un documento unanime a sostegno delle famiglie, frutto della sintesi dei due analoghi ordini d'urgenza presentati ad inizio seduta dall'ex sindaco Silvio Gandini (Pd) e dal capogruppo della Lega Michele Menini.
Tutti gli schieramenti si sono così impegnati - in attesa del sit-in di protesta in programma lunedì dalle 8 alle 12 davanti al plesso di via Rovigo con la partecipazione del sindaco Roberto Rettondini e dell'assessore all'Istruzione Maurizio De Lorenzi- «ad attivarsi per una fattiva collaborazione con la dirigenza e le autorità scolastiche competenti, alla luce delle indicazioni normative che raccomandano un'efficace collaborazione tra scuole ed enti locali». Con l'obiettivo «di garantire la continuità della primaria di Vigo, che rappresenta un valore importante ed un collante per l'intera comunità». «E non solo perchè», ha rimarcato Gandini, «serve un centro vivace ed in piena espansione, arrivato a contare 1.700 residenti. Ma anche in considerazione del fatto che questo plesso offre il tempo pieno con 40 ore di lezione settimanali ed un servizio gratuito di baby sitting gestito a turno da un gruppo di volontari per prolungare la permanenza degli alunni fino alle 17.30». «Per l'amministrazione», ha aggiunto Menini, «è prioritario mantenere la scuola in ogni paese ed evitare forzosi spostamenti degli studenti in altri istituti. Pertanto, ci batteremo con ogni mezzo per soddisfare un'esigenza molto sentita e non distruggere quanto di buono è stato costruito finora». A questo riguardo, De Lorenzi ha annunciato che nei prossimi giorni incontrerà il dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale Giovanni Pontara «per salvaguardare la primaria di Vigo senza penalizzare gli altri plessi».
Tutte rassicurazioni accolte con entusiasmo dai genitori presenti tra il pubblico. «Ci auguriamo», ha confidato la referente Paola Giuliari, «che unendo le forze si possa sbloccare la situazione in modo da non essere costretti a dover portare i nostri bambini a Legnago. Anche perchè cancellando la prima potrebbero esserci altre fughe con il rischio che, con meno di 50 iscritti, la scuola chiuda». Un pericolo che le famiglie non sono di certo disposte a correre tanto più davanti ai 17 bimbi della materna che varcheranno le aule della «Rodari» nell'anno 2011-2012.

L'8 marzo, un ricordo con timbro e cartolina

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Paola Bosaro



Cologna. Donne in cartolina e sui timbri postali per celebrare la festa a loro dedicata l'8 di marzo. La Consulta delle donne, con Poste italiane e amministrazione comunale, ha realizzato un annullo filatelico speciale per la giornata. Lunedì 8, dalle 18 alle 20, nel Palazzo del Capitaniato, sarà possibile timbrare la propria corrispondenza con l'annullo celebrativo. In municipio saranno presenti, infatti, i dipendenti delle Poste che daranno la propria disponibilità per la vidimazione di lettere, cartoline e cartoncini-ricordo. Il timbro non sarà l'unico evento che darà risalto alla giornata dedicata alle donne. Le componenti della Consulta hanno preparato anche una cartolina della giornata, a tiratura limitata, di colore rosa, che riproduce un volto femminile sullo sfondo del ponte che un tempo attraversava il centro di Cologna. La cartolina potrà essere affrancata e timbrata sul posto, sempre lunedì sera, per inviare ad amici e a parenti degli auguri molto speciali.
Alle 19, la grafologa Daniela Caprioli Galeazzi illustrerà il profilo di donne famose interpretandone firme e grafia, in un incontro dal titolo «Ragione e sentimento nella scrittura delle donne del Novecento». In municipio verrà allestita anche una mostra filatelica sul tema dell'emancipazione della donna.
Le Poste si sono prestate a collaborare con la Consulta e il Comune anche perché l'azienda è per oltre la metà in rosa. Le donne che lavorano in Poste Italiane sono, infatti, in tutto 77.835, pari al 52 per cento del personale. In tutta Italia, i direttori donna sono la maggioranza, il 59 per cento, e dirigono più di 8.000 uffici su un totale di 14 mila. In Veneto, la percentuale è ancora più alta: il 65 per cento degli uffici postali è diretto da una donna e nella sola provincia di Verona 134 uffici su 213, pari al 63 per cento del totale, sono coordinati da donne.
«Questi numeri fanno di Poste Italiane una delle realtà con la più alta percentuale femminile in Italia; di queste, il 37 per cento ha meno di cinquant'anni contro una media maschile del 31 per cento. Significativa la presenza femminile anche come responsabile di Filiale, l'ex Direzione Provinciale. In Veneto: Venezia, Treviso e Belluno», dicono dalla direzione delle Poste. Inoltre, anche nel servizio recapito - tra i postini, insomma - la presenza femminile è in crescita: su un totale di 44mila portalettere circa 19.000 sono donne.
Infine, qualche curiosità: la regione che ha il maggior numero di impiegate femmine alle Poste è l'Emilia Romagna con l'82 per cento, segue il Piemonte, 75 per cento, e il Friuli, 73 per cento.

Tolleranza zero a San Vito. L'autovelox fisso è operativo

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Stefano Nicoli



Legnago. Per i guidatori che sfrecciano a tutta manetta per il centro di San Vito d'ora in avanti sarà tollerenza zero. E per chi non rispetterà i limiti in vigore sul tratto di regionale 10 che taglia in due la frazione - 50 chilometri orari per i mezzi di portata superiore alle 3,5 tonnellate e 70 per le auto e tutti gli altri veicoli secondo la differenziazione autorizzata ai primi di febbraio da Veneto strade - scatteranno perciò multe oscillanti dai 38 ai 2mila euro, con importi aumentati di un terzo dalle 22 alle 7 come prevede una recente normativa. Senza contare la sospensione della patente da sei mesi ad un anno per coloro che oltrepasseranno il tetto consentito di 60 chilometri all'ora.
Da ieri è diventato infatti pienamente operativo l'autovelox fisso installato a metà dicembre dal Comune in prossimità dell'incrocio con via Custoza. Con l'obiettivo di mettere in sicurezza un tratto di strada maledetto che è attraversato ogni giorno da oltre 25mila veicoli e che è stato teatro in passato di numerosi incidenti. La procedura per l'attivazione di «Traffiphot» - così si chiama il misuratore di velocità in grado di rilevare le infrazioni commesse 24 ore su 24 e persino in condizioni ambientali estreme - è stata completata questa settimana dall'installazione dei cartelli che preannunciano gli scatti automatici dell'apparecchio fornito per 115mila euro dalla ditta «Project Automation» di Monza. Tabelloni, che sono andati ad aggiungersi ai segnali posizionati nei giorni scorsi per annunciare il doppio limite introdotto dall'incrocio con la provinciale 500 fino all'intersezione tra via Limoni e via Padana inferiore est.
«A questo punto», sottolinea Michele Menini, delegato alla Sicurezza, «la sperimentazione è finita ed i vigili possono pertanto comminare le contravvenzioni previste dal codice della strada. Senza il rischio di imbattersi nei ricorsi con cui avrebbero potuto finora misurarsi di fronte ad una segnaletica incompleta». Nel frattempo, il periodo di transizione non è servito solo ad abituare soprattutto i pendolari alla presenza del rilevatore collegato direttamente alla centrale dei vigili. Ma anche a monitorare i guidatori incuranti dei limiti in vigore. Con il risultato che la scelta di piazzare il «Traffiphot» a San Vito, «per tutelare l'incolumità dei residenti e prevenire i rischi legati ad un transito esponenziale», si è rivelata provvidenziale. «Stando alle ultime rilevazioni», informa Carlo Lodola, comandante della polizia locale, «in una settimana sono infatti 400 i veicoli che superano, con una tolleranza minima di cinque chilometri, il limite dei 70 orari stabilito per i veicoli fino ai 350 quintali. Il che significa circa 57 infrazioni al giorno e 1.700 al mese, solo sulla corsia di marcia Padova-Legnago dove è in funzione per ora il misuratore. Il bilancio era stato di gran lunga peggiore prima dell'introduzione della doppia velocità sollecitata dal Comune «per adeguare l'andatura a quella prevista su gran parte della regionale 10 e non penalizzare eccessivamente gli automobilisti»: nel primo mese di sperimentazione erano stati infatti ben 15mila i trasgressori immortalati dall'autovelox.

Stop a incidenti e ingorghi
Più sicuri quattro incroci

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Stefano Nicoli



Legnago. Tre nuove rotatorie ed un crocevia ampliato per rendere più sicuri quattro punti neri della viabilità comunale. Con il vantaggio di velocizzare la circolazione tra San Pietro, Terranegra e Porto evitando code, intasamenti ed incidenti, specie nelle ore di punta. Dopo i due tentativi andati a vuoto nel 2006 e nel 2008, il Comune di Legnago potrà infatti beneficiare dei contributi stanziati ogni biennio dalla Regione per gli interventi a favore della mobilità e della sicurezza stradale. A sbloccare un progetto approvato dalla Giunta ancora quattro anni fa e rimasto finora fermo sulla carta in attesa del finanziamento regionale, è stato l'accordo di programma firmato lunedì scorso a Venezia con l'assessore alle Politiche della mobilità Renato Chisso dal sindaco Roberto Rettondini accompagnato a Palazzo Balbi dall'assessore ai Lavori pubblici Paolo Longhi e dal delegato alla Sicurezza Michele Menini. Un passaggio tecnico che permetterà ora all'amministrazione di incassare un assegno da 300mila euro con il quale coprire una parte dei 750mila euro necessari ad aprire i cantieri. E di appaltare perciò entro l'estate i lavori che, nel giro di un anno, consentiranno di eliminare i pesanti disagi lamentati in questi nodi stradali particolamente pericolosi e trafficati. Con tanto di illuminazione e di segnaletica ad alta visibilità. L'opera sicuramente più attesa tra quelle inserite nella «black list» di palazzo de' Stefani è la sistemazione dell'incrocio tra via Piccinato, via Pio X e via Padana inferiore est a Porto. L'«operazione sicurezza» garantirà in questo crocevia, reso ancora più insidioso dalla posizione sfalsata delle tre strade, la posa di una rotatoria con un raggio di 22 metri. Un secondo rondò sorgerà poi sulla regionale 10 a San Pietro, in corrispondenza del primo ingresso alla zona industriale per chi arriva da Legnago.
Gli altri due interventi prenderanno invece forma a Terranegra ed interesseranno via Paina e via del Pontiere all'altezza delle bretelle d'innesto alla regionale 10, rispettivamente, per Verona e Padova. Nel primo caso sarà costruita, sul confine con Angiari, una rotonda con un raggio di 20 metri mentre nel secondo il progetto prevede l'ampliamento dell'attuale intersezione da sei a nove metri e mezzo con l'inserimento di una terza corsia. «Questi due ultimi cantieri oltre a rendere più scorrevole il traffico all'uscita nord della città dove si verificano spesso ingorghi», informa Longhi, «ci permetteranno di concretizzare anche l'accordo sottoscritto nel 2007 tra Comune e Provincia. Con l'opportunità di ottenere così un ulteriore contributo di 100mila euro in cambio della presa in carico di un tratto della provinciale 44 del Bussé». «Dopo la doppia bocciatura del 2006 e di due anni fa quando il Comune era rimasto escluso dal finanziamento», conclude, «siamo riusciti a centrare un importante risultato grazie alla forte intesa politica con la Regione».

Spunta il sogno dell'oasi al posto delle vecchie cave

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Zeno Martini



Ronco. Un'oasi naturale, con specie di uccelli di ogni tipo, al posto delle malsane pozze d'acqua paludose delle vecchie cave di argilla abbandonate. Pensa in grande l'amministrazione comunale per la zona dove operavano le fornaci e che è la più scavata d'Italia ma anche un patrimonio naturalistico ineguagliabile. Per recuperare le vecchie cave argillose, il Comune ha presentato un grande piano di riqualificazione. La presentazione è avvenuta, alla presenza dell'europarlamentare del Pdl Lia Sartori, in un'oasi che si trova dentro la stessa oasi delle cave, ovvero la riserva faunistico venatoria della famiglia Riello, in località Foramelle.
L'amministrazione Fin si è rivolta a Sartori per cercare di ottenere i fondi necessari per realizzare l'operazione di salvaguardia e di ricomposizione ambientale. L' europarlamentare ha definito l'idea «bella, qualificante e lungimirante, perché andrà a beneficio non solo di Ronco, ma dell'intero circondario e della regione. Non posso promettere niente, ma mi darò da fare per vedere quali percorsi sono accessibili a livello europeo, locale, regionale e provinciale, affinché questo progetto, che va al di là dei bilanci di un ente locale di 6 mila abitanti, possa andare avanti».
Secondo l'amministrazione si tratta di una promessa d'impegno importante. Massimo Fin ha sottolineato che occorre «investire sulla risorsa di cui il nostro paese dispone, ossia l'acqua». Anche il Consorzio di bonifica veronese, ha raccolto la sfida dell'amministrazione. «Mettendo insieme le forze per andare e reperire le risorse, si riuscirà a riqualificare questo territorio», ha detto Fabio Passuello, consigliere del Consorzio. «Quello della riqualificazione del territorio, è un obiettivo che persegue anche il Consorzio», ha aggiunto l'ingegner Alberto Piva, «e questo è un intervento che si inserisce da un lato nel bacino dell'Adige e dall'altro si collega all'area delle risorgive».
La proposta è quella di sollevare dal degrado una zona umida di circa 73 ettari a nord della riserva privata dei Riello. Quest'ultima, rappresenta una bella fetta di territorio, 300 ettari, anch'esso a suo tempo devastato dalle fornaci in cerca di argilla, ma che a partire dall'inizio degli anni Ottanta è stata recuperata da Pilade Riello e dai figli dell'imprenditore che l'hanno resa un paradiso per picchi, oche, anatre, cicogne, aironi, fagiani, quaglie, beccacce, gazze, starne, peppole, spatole e quant'altro.
Il piano prevede lavori per stralci. Innanzitutto l'acquisto di 28,6 ettari di cave dismesse per ricavare un primo ambito contiguo di 33,6 ettari e qui ricavare la prima parte dell'oasi naturale. L'acquisto richiede circa 950 mila euro, più altri 500 mila euro abbondanti per gli interventi di risanamento e per realizzare percorsi, piste ciclabili, punti di osservazione e attrezzature leggere di svago. La seconda parte del piano coinvolge l'ultima fornace ancora operante, ossia la Stabila alla quale la Regione ha concesso di approfondire le cave di argilla su un fondo di 39 ettari: l'azienda si è impegnata, al termine degli scavi, a compiere una ricomposizione ambientale e, attraverso una convenzione con il Comune, a renderla un'area naturalistica aperta al pubblico. Tutto ciò completerebbe la grande oasi protetta dei sogni dell'amministrazione.

Un braccialetto al polso contro i rischi in corsia

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Stefano Nicoli



Legnago. Una pillola per la pressione anzichè un antidolorifico? Una radiografia al torace al posto di un esame cardiologico? Una trasfusione di sangue a chi invece non ha affatto bisogno di reintregrare piastrine o globuli rossi? Tutti rischi che in una corsia di ospedale sono sempre in agguato. E che l'Ulss 21, pur non avendo cause pendenti per quelli che in gergo vengono chiamati «eventi avversi», ha pensato di scongiurare alla radice ricorrendo ad un semplice sistema di prevenzione per garantire la massima sicurezza ai propri degenti: il braccialetto identificativo. Ossia una fascetta di materiale plastico con impressi i dati del paziente - nome e cognome, sesso, data di nascita, numero di accettazione e reparto di degenza - da indossare dall'ingresso alle dimissioni.
Quella che finora era una prerogativa della Neonatologia, per evitare scambi tra gli oltre mille bambini che ogni anno vengono alla luce all'ospedale di Legnago, diventerà così una prassi per gli oltre 23mila malati assistiti annualmente nelle strutture aziendali. Da lunedì scorso, è iniziata infatti al «Mater salutis» la sperimentazione del nuovo metodo di riconoscimento nell'unità operativa di Medicina e degli altri servizi dell'area internistica in attesa di allacciare il braccialetto al polso dei degenti di ogni reparto. Con uno scopo ben preciso: quello di garantire un'assistenza più sicura ai ricoverati, al riparo da possibili confusioni di identità e quindi da trattamenti diagnostisti, chirurgici o terapeutici inappropriati, destinati magari al vicino di letto o ad un omonimo di un'altra unità.
«L'introduzione di questi braccialetti», spiega Mauro Bertassello a capo della Dirigenza medica ospedaliera dell'Ulss 21, «è fra le buone pratiche riconosciute dalla letteratura internazionale per evitare errori legati alla non corretta identificazione del paziente nei vari aspetti del percorso assistenziale: la terapia farmacologica, la trasfusione, gli esami diagnostici, il corretto sito chirurgico ed il trasferimento del paziente da un reparto all'altro». Alcune condizioni specifiche possono infatti aumentare le situazioni di rischio. È il caso dell'età anagrafica (bambini o persone molto anziane), della demenza o dello stato confusionale, di omonimie così come di pazienti incoscienti sottoposti a sedazione o anestesia, pazienti sconosciuti o senza documenti, stranieri con difficoltà linguistiche. «Non vanno poi trascurate», sottolinea Bertassello, «alcune caratteristiche tipiche dell'attività ospedaliera che possono generare scambi di identità come il rapido turnover dei malati per la riduzione della degenza, l'avvicendamento degli operatori sanitari e la multidisciplinarità degli interventi».
«Tutti inconvenienti», aggiunge Daniela Carraro, direttore generale, «ai quali d'ora in avanti si potrà ovviare tramite il braccialetto, che entro la fine dell'anno contiamo di estendere in ogni reparto, a cominciare dal Pronto soccorso. Con il vantaggio di identificare con esattezza il paziente ogni qualvolta le attività mediche o assistenziali richiedano un contatto diretto con lo stesso». L'obiettivo finale è quello «di arrivare a realizzare, nell'ambito di un percorso clinico digitalizzato, un fascicolo sanitario completo di ogni degente».

Lo Stato ha sbloccato i fondi Via al recupero di Corte Severi

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Stefano Nicoli



Legnago. È scattato il conto alla rovescia per il recupero e la riconversione di Corte Severi, a Vigo. Il nodo economico, che finora aveva impedito all'Ater di aprire i cantieri nell'antico complesso in avanzato stato di degrado, è giunto infatti al pettine. E così, potendo disporre di un assegno da 1,7 milioni di euro staccato dallo Stato attraverso la Regione, l'Azienda territoriale potrà dar corso ad una ristrutturazione attesa da sette anni e rimasta finora imbrigliata in una sfilza di pastoie burocratiche.
Con la possibilità, da un lato, di ricavare i primi 11 alloggi di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata da affittare a canone agevolato ai cittadini meno abbienti. E, dall'altro, di dare sfogo ad un'emergenza abitativa esplosa anche nel capoluogo della Bassa: basti pensare che all'ultimo bando per usufruire di una casa popolare hanno partecipato 176 famiglie a basso reddito contro le 146 di quello precedente. «La difficile partita per la riconversione dello stabile», annuncia Niko Cordioli, presidente dell'Ater, «si è chiusa con lo sblocco dei fondi statali già inseriti a suo tempo nel Piano nazionale casa. Mettendoci finalmente nelle condizioni, sulla scorta del decreto ministeriale emanato lo scorso novembre e del conseguente via libera della Regione, di realizzare il primo stralcio dell'intervento». «Contiamo ora», aggiunge Cordioli, «di completare l'iter tecnico nel giro di un paio di mesi per indire poi la gara d'appalto e riuscire a partire con i lavori entro l'estate». Per far decollare l'operazione, messa a punto ancora dall'amministrazione Gandini contestualmente all'attiguo Piru di Corte Severi, l'Ater contribuirà con altri 297.700 euro: importo, che va ad aggiungersi ai 465mila investiti nel 2003 dall'Azienda scaligera per l'acquisto della Corte e che servirà per costruire un piano interrato da adibire a garage per l'intero fabbricato.
Per il momento le risorse a disposizione consentiranno all'Ater di riqualificare solo due dei quattro blocchi che compongono il fatiscente fabbricato. E, per la precisione, gli operai entreranno in azione nella porzione più interna mentre quella affacciata su via Rovigo sarà recuperata più avanti. Degli 11 appartamenti previsti tre sono destinati, in base alla metratura, a famiglie numerose, cinque a nuclei con al massimo due figli e gli altri tre a coppie o persone sole. «Si tratta comunque», sottolinea Paolo Longhi, assessore ai Lavori pubblici, «di un importante risultato al quale abbiamo puntato sin dal nostro insediamento insistendo con l'Ater sull'importanza di un recupero messo a rischio dai tagli al Piano nazionale casa resisi necessari dopo il terremoto in Abruzzo. A stretto giro il Comune rilascerà il permesso di costruire confidando che nel frattempo vengano reperiti i fondi per il secondo stralcio».
Se per assegnare i nuovi alloggi di Corte Severi il Comune dovrà aspettare ancora diversi mesi, per quelli in costruzione in via Volta a Porto l'attesa è invece agli sgoccioli. «I 27 appartamenti realizzati nel quartiere di sinistra Adige», conferma Cordioli, «sono a buon punto e se non ci saranno intoppi saranno pronti nei primi mesi del 2011».

Sindaco e parroco ai ferri corti sulla scuola di Pontepossero

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Lino Fontana



Sorgà. Se qualcuno aveva ancora dubbi che è a Sorgà che rivivono, più vitali che mai, don Camillo e Peppone, doveva partecipare all'assemblea nella quale, alcuni giorni fa, si sono affrontati don Luigi Pizzini e il sindaco Giambattista Bazzani. Il pomo della discordia tra i due - il «capo» religioso e quello civile - è sempre l'asilo di Pontepossero. Sulla piccola scuola parrocchiale della frazione che il Comune vuole riprendersi perché l'edificio è pubblico e che il parroco non vuole abbandonare, si è scatenato una bagarre alla quale hanno assistito, e partecipato, oltre cento persone tra applausi, mugugni, invettive e battibecchi. L'offensiva ha reso leciti i rinforzi dei rispettivi «eserciti». Il sindaco era accompagnato dai componenti della Giunta, il parroco dal presidente della Federazione italiana scuole materne, Dino Verdolin. Sembrava tutto tranquillo fintantoché don Pizzini esaminava in pubblico le vie da percorrere per contrastare la decisione del Comune sull'asilo. Tutte soluzioni, per altro, scartate: il ricorso al Tar per avere la sospensione della delibera di sfratto «avrebbe un costo considerevole per la scuole e se si perdesse, bisognerebbe anche appellarsi al Consiglio di Stato», ha detto il parroco; il ricorso al presidente della Repubblica «si porterebbe via dai sette agli otto anni e nel frattempo la delibera diverrebbe esecutiva; infine, lo sfratto della Pro loco per utilizzare gli spazi dell'associazione per trasferirvi l'asilo». Sembra questa, insomma, l'unica provocazione percorribile. Senonché, in quel momento, una persona dal pubblico ha proposto al prete di portare l'asilo in canonica, anziché occupare il capannone della Pro loco. A questo punto la miccia si è accesa ed è scoppiato una specie di finimondo che è scivolato, in alcuni momenti, nel personale e, in altri, in scenari apocalittici o quasi.
«Stai agendo per motivi politico-ideologici», hanno detto don Pizzini e Verdolin al sindaco. «Non è vero», ha ribattuto Bazzani, «abbiamo sempre riconosciuto alla scuola di Pontepossero un servizio pubblico, ma attualmente si è solo generata una spaccatura tra i bambini del comune: nella materna della frazione ci sono solo sei residenti e 20 che provengono da Castel d'Ario». La tensione, se possibile, è aumentata quando Verdolin ha sbottato al sindaco: «Non sei coerente. Da una parte fai la guerra ad una scuola cattolica, dall'altra mandi i tuoi figli dai Salesiani e alla Pontificia università. Avete un atteggiamento persecutorio verso la parrocchia». Dura la reazione del sindaco: «Il Comune non fa la guerra a nessuno. Non c'è alcuna legge che ci obbliga a dare gratis un edificio per una scuola non statale. Singolare come voi applichiate lo sgombero con la Pro loco e noi non possiamo fare altrettanto con la parrocchia. È certo che se il Tar vi desse ragione, vi chiederemmo l'affitto. Ho trovato più comprensione in Curia che con don Luigi». Apriti cielo. Verdolin ha accusato Bazzani di essere stato «in Curia a chiedere la testa di don Luigi». «È falso. Vi sfido a provare quello che dite», ha replicato il sindaco rosso di rabbia in viso.
Ma non era finita con le accuse e le controaccuse. Il consigliere di maggioranza Marzio Rossignoli ha puntato il dito contro il parroco perché «dal pulpito lei fa politica denigrando l'amministrazione comunale». A quel punto, tra applausi e caos totale, don Luigi Pizzini, alzandosi per abbandonare l'assemblea, ha azzardato uno scenario futuro: «Ricordatevi che se non si salva una scuola cattolica e tra 20 anni ci sarà un sindaco musulmano, qualcuno potrebbe chiedersi perché il parroco allora non si sia battuto per salvarla».

Domenica ecologica bis Centro chiuso al traffico

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Stefano Nicoli



Domenica ecologica bis per il capoluogo della Bassa. Dopo il «pasticciaccio» successo una settimana fa, domani il Comune ci riprova sperando che questa volta l'ordinanza sul blocco anti-smog non si perda negli uffici del municipio. E che perciò gli operai si ricordino di posizionare le transenne ed i segnali dimenticati invece domenica scorsa nei magazzini di palazzo de' Stefani. Con inevitabile strascico di polemiche e comprensibile sfuriata degli amministratori che, dopo il flop dell'iniziativa, hanno bacchettato pubblicamente sia il personale dell'ufficio tecnico che i vigili urbani per la magra figura rimediata con i cittadini e con la Provincia.
Smaltita la rabbia per l'incidente di percorso che ha vanificato di fatto l'adesione di Legnago alla «Giornata provinciale dell'ambiente», il sindaco Roberto Rettondini ha firmato un'ordinanza fotocopia di quella rimasta lettera morta il 21 febbraio. Domani, dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18, non si potrà petanto circolare nel perimetro racchiuso tra via Adige, viale dei Tigli, via De Massari, piazzetta Cotta, via Disciplina e Largo Venezia. Il divieto riguarda comunque solo i mezzi inquinanti che dovranno rimanere in garage al contrario dei veicoli elettrici, di quelli alimentati a gas metano o a gpl. Potranno transitare liberamente nelle vie chiuse al traffico anche i guidatori inseriti nelle 13 deroghe fissate nell'ordinanza riparatrice. A partire da chi deve raggiungere l'ospedale o altre strutture per curarsi o prestare assistenza, dai disabili autorizzati e dalle forze dell'ordine. Inoltre, sono esclusi dalle limitazioni gli operatori socio-sanitari, i mezzi pubblici, i clienti degli alberghi se muniti di prenotazione o fattura, i trasporti funebri e i cortei nuziali.
Per un giorno il centro storico della città diventerà dunque a misura di pedoni e ciclisti alla stegua di quanto succederà negli 80 Comuni capoluogo della Pianura padana che domani sbarreranno la strada a moto, auto e camion. A meno di nuove sorprese, che tuttavia l'amministrazione respinge categoricamente dopo la clamorosa «scottatura» presa sette giorni fa. «Un inconveniente come quello capitato», assicura Graziano Lorenzetti, assessore all'Ecologia, «non si ripeterà di certo: verificheremo infatti personalmente che le misure stabilite per sensibilizzare l'opinione pubblica e contrastare un inquinamento atmosferico ormai alle stelle vengano applicate dai dipendenti. Con l'auspicio che simili incidenti, dovuti ad un difetto di comunicazione tra gli uffici indipendente dalla Giunta, non succedano più in futuro in qualsiasi genere di manifestazione». Chi domenica scorsa ha potuto scorazzare tranquillamente in barba al blocco e alle polvere sottili è dunque avvisato. Anche perchè, oltre agli operai dell'ufficio tecnico, sarà in servizio sin dal mattino una pattuglia dei vigili incaricata di far rispettare l'ordinanza.

Laura e Roberto, due Down super assistenti del sindaco

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Paola Bosaro



Cologna. Laura riceve le telefonate. Roberto segue il sindaco negli uffici municipali e nel giro dei cantieri. Da fine gennaio, due ragazzi affetti da sindrome di Down affiancano Silvano Seghetto nelle sue mansioni istituzionali ogni ultimo mercoledì del mese. Una novità accolta con entusiasmo a Palazzo del Capitaniato.
Per fortuna non esistono soltanto le follie di chi fonda un gruppo su Facebook per giocare al bersaglio con i bambini Down, e la maleducazione di chi si insulta nella casa più spiata d'Italia usando il dispregiativo «mongoloide». Per fortuna esistono tanti esempi di civiltà e di accoglienza delle persone diversamente abili. Il Comune di Cologna, da parte sua, ha dato vita ad un'iniziativa originale che potrebbe fungere da modello anche per altre amministrazioni. Non c'è stato bisogno di straordinari esborsi di denaro né di procedure burocratiche estenuanti. Tutto è nato da un incontro. Seghetto si è recato al Ceod «Casa nostra» di Sabbion per i consueti auguri natalizi e ha lanciato la proposta di avere con sé, per qualche ora al mese, alcuni ospiti del Centro diurno, in qualità di collaboratori. L'idea è piaciuta alla coordinatrice della cooperativa, Maria Quattrin, che ha deciso di iniziare la collaborazione con due ragazzi. Per facilitare il trasporto in municipio, l'amministrazione ha messo a disposizione l'auto di servizio guidata dal messo comunale.
Il 27 gennaio scorso Laura Gazziero e Roberto Gambaretto, muniti di tesserino di riconoscimento, hanno fatto il loro ingresso ufficiale nel palazzo municipale. Accompagnati dal primo cittadino, hanno visitato tutti gli uffici e fatto conoscenza con i dipendenti. Si sono fermati a raccontare le loro impressioni e hanno avanzato anche qualche richiesta. «All'ufficio tecnico ho chiesto di installare più semafori», ricorda Roberto, che non sopporta le auto che sfrecciano in centro storico. «Non ditegli che sono allergico agli incroci semaforici», sorride Seghetto. Da quando è diventato sindaco, infatti, ha fatto scomparire le lanterne luminose da Cologna, sostituendole con rotonde. Mercoledì è stato il loro secondo giorno di lavoro. Laura ha preso molto sul serio il suo ruolo di segretaria perché, come ha spiegato, «voglio dimostrare quello che posso e che so dare». Quando consegna i documenti ai vari uffici «pretende» una firma di conferma sulla sua agenda. Risponde al telefono con piglio professionale e annota gli appuntamenti del sindaco. La «professionalizzazione» dei due sta trasformando anche il rapporto con i compagni all'interno del Ceod. «Notiamo che questi ragazzi sono diventati più rispettosi nei confronti degli altri», commentano le operatrici Egle Marcoccia e Giulia Dalla Grana. «Il miglioramento nella loro condotta è dovuto al confronto diretto con persone estranee, con cui si devono rapportare in modo diligente e scrupoloso».
Questo è solo l'inizio. Se l'esperienza darà buoni frutti il Comune è disposto ad allargarla anche ad altri ragazzi del Centro.

Impatto ambientale da rifare sul nuovo «divertimentificio»

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Al «divertimentificio» di Angiari serve una nuova Valutazione di impatto ambientale, la cosiddetta Via. Lo hanno ribadito i giudici della terza sezione del Tribunale amministrativo regionale che hanno accolto parte del ricorso presentato nel 2007 dalla società «Nuova Distribuzione», del gruppo Brendolan, contro l'autorizzazione rilasciata al «Parco del Lavigno», delle società «Fa Service» e «Immobiliare Cinquerre», del gruppo Rossetto.
Il verdetto ricalca quello emesso un anno fa dal Tar per l'annullamento del parco commerciale presentata dai commercianti della Bassa Arturo Berardo, Ezio Candio e Michele Tambalo. I magistrati, in questo caso, hanno accolto solo l'ottava censura presentata da «Nuova Distribuzione», riconoscendo come «decaduto» il giudizio di compatibilità ambientale utilizzato dalla Regione per approvare il centro commerciale il 26 e il 28 febbraio 2007. In conferenza dei servizi fu considerata la Via di una precedente struttura di vendita, di 14.998 metri quadrati, diversa da quella poi approvata, di 11.779 metri, e che aveva una differente ripartizione delle aree. La sentenza ha confermato l'annullamento, già sancito nel 2009, dei verbali della riunione per l'autorizzazione. I giudici hanno invece respinto le altre censure della «Nuova Distribuzione» sulle licenze commerciali, sulla delibera del Consiglio comunale del 2005 che riconosce il «Parco commerciale Lavigno», e sull'accordo di programma tra amministrazione e società investitrici. I magistrati hanno definito «tardiva» l'impugnazione di autorizzazioni e proroghe. Il Tar ha respinto pure le richieste di Comune, Regione e «Fa service» di annulamento del ricorso, sottolineando la necessità della nuova sentenza per evitare un «vuoto di tutela» nel caso di appello al Consiglio di Stato del verdetto del 2009.
La decisione dei giudici non preoccupa il sindaco Vincenzo Bonomo. «La società sta preparando la nuova documentazione di Via», ha detto, «questo è solo un allungamento dei tempi a discapito di chi aspetta posti di lavoro nel centro commerciale. Spero che l'iter si concluda a giugno o a settembre».
Roberto Rossetto, uno dei titolari della società omonima, ha confermato in una recente assemblea la prosecuzione dell'intervento: «Abbiamo investito 20 miliardi delle vecchie lire sull'area. Nel frattempo avvieremo i lavori su due lotti. È il venticinquesimo progetto in 20 anni. Sarà un centro del divertimento più che commerciale. Inizieremo a giugno, sperando di avere il Via in Regione».
Il «divertimentificio» ha dominato la politica amministrativa anche dopo la posa della sua prima pietra, il 23 maggio 2009. A novembre Laura Marcolongo, consigliere di minoranza di «Civica per Angiari», presentò un'interrogazione sul centro commerciale, non ancora discussa in Consiglio comunale, in cui chiese a che punto fosse, in Regione «l'approvazione del progetto. E in cosa consiste? Quali i tempi di realizzazione?». Invitò poi il sindaco a dedicare al centro un consiglio comunale». F.T.

Altolà della Corte dei conti Bocciate le nuove indennità

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Stefano Nicoli



Addio ai tanto contestati «stipendi d'oro». La Corte dei conti è stata chiara: «le argomentazioni addotte dal Comune di Legnago per giustificare l'aumento dell'indennità di funzione del sindaco e degli assessori per quanto suggestive non sono condivisibili». E così la Giunta guidata dal «doge» Roberto Rettondini - che lo scorso 14 ottobre aveva adeguato i compensi degli amministratori «al trattamento economico fondamentale del segretario comunale sulla scorta dell'articolo 82 del Testo unico sull'ordinamento degli enti locali - dovrà innestare la retromarcia ed optare per un'altra soluzione. Con l'effetto di dover rinunciare definitivamente ai sostanziosi ritocchi, oscillanti dal 25 al 75 per cento, decisi quattro mesi con effetto retroattivo alla data del suo insediamento.
In compenso, sempre in base alla pronuncia del massimo organo contabile dello Stato, i nuovi inquilini di palazzo de' Stefani potranno percepire le stesse indennità dei loro predecessori. Con buona pace di tutti, opposizione in testa. Il parere emanato nei giorni scorsi dalla sezione regionale della Corte dei conti presieduta da Bruno Prota - su esplicita richiesta del sindaco, che lo scorso 24 novembre aveva inoltrato due quesiti per verificare la possibilità di parametrare i compensi allo stipendio del segretario o di confermare , in alternativa, le vecchie indennità - taglia la testa al toro. E la delibera in questione, al centro di un gran polverone che ha visto scendere sul piede di guerra non solo il centrosinistra ma anche molti elettori del centrodestra, dovrà perciò essere stracciata e rimodulata. Anche se, per la verità, non è stata mai applicata ed il sindaco ha continuato a percepire 2.788,87 euro lordi al mese, circa 1.800 netti, contro i 4.456,67 intascati da Silvio Gandini, sempre al lordo delle trattenute.
«Finalmente», sbotta Rettondini, «è stata fatta chiarezza ed abbiamo trovato la via d'uscita in un ginepraio normativo che, in attesa della pronuncia della Corte dei conti, ci ha suggerito in via prudenziale di congelare la delibera approvata in base alle due interpretazioni formulate dall'Anci. In questa vicenda, dove ci hanno gettato tanto fango addosso e siamo stati bersagliati con polemiche strumentali pur non avendo intascato un euro, abbiamo preteso infatti il massimo rigore e la più totale trasparenza». «Quindi», aggiunge il sindaco, «non abbiamo nulla da rimproverarci ed ora adotteremo una nuova delibera applicando le stesse indennità in vigore fino a giugno, che dovrebbero essere ritoccate, in base alla legge, del 7 per cento».
La chiave di lettura del timoniere del Carroccio sull'«affaire stipendi» non è però condivisa dal consigliere della Rosa Claudio Marconi, che con il gruppo di opposizione ha raccolto oltre mille firme «per contestare una scelta vergognosa tanto più in un periodo in cui molti legnaghesi fanno fatica ad arrivare a fine mese». «Il parere dell'organo contabile», commenta l'esponente del Pd, «è la vittoria del buon senso popolare e della battaglia trasversale condotta per indurre l'amministrazione a ritornare sui propri passi». «E non accettiamo», conclude, «la difesa pretestuosa del sindaco che è corso ai ripari stoppando gli aumenti solo di fronte alla corale indignazione dei cittadini. Anche perchè, di norma, prima si chiedono i pareri e poi si fanno gli atti amministrativi».

L'Ulss 21 sblocca i fondi per l'assistenza in casa

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Stefano Nicoli



Legnago. L'Ulss 21 ha finalmente liquidato ai Comuni i fondi destinati dalla Regione all'assistenza domiciliare delle persone non autosufficienti. È finita così l'attesa per 931 famiglie della Bassa, che da mesi aspettavano di incassare l'assegno di cura riservato a chi si prende cura tra le mura domestiche di anziani, malati di Alzheimer e disabili gravi. Di pari passo, sono cessate anche le accese proteste dei beneficiari che, non vedendo arrivare il contributo distribuito abitualmente entro fine anno, da settimane tempestavano di chiamate i municipi dei loro paesi. I quali avevano però le mani legate e non potevano effettuare i pagamenti. Con inevitabili disagi specie per quei nuclei a basso reddito che devono stipendiare una badante per accudire i loro cari.
Le proteste sono arrivate al capolinea con la lettera spedita a metà febbraio da Raffaele Grottola, direttore dei Servizi sociali dell'Ulss 21, ai 25 centri assistiti dall'Azienda sanitaria di Legnago per informarli che la situazione si era risolta. E che potevano pertanto disporre dei soldi che avrebbero dovuto incassare ancora a novembre. Nei prossimi giorni i destinatari del provvedimento riceveranno infatti per posta l'agognato mandato di riscossione relativo al primo semestre del 2009, che in alcuni casi equivale ad un importo superiore ai 3mila euro. «Malgrado la Regione avesse già ripartito tre mesi fa le risorse in questione alle varie Ulss», spiega Grottola, «abbiamo dovuto rinviare l'erogazione dei 900mila euro spettanti ai Comuni della Bassa per problemi di liquidità dovuti alla ritardata approvazione del bilancio regionale. Fintantochè non è passata la nuova legge finanziaria, che ha bloccato a Venezia i trasferimenti, ci siamo trovati infatti alle prese con una sofferenza di cassa senza precedenti. Tanto che abbiamo dovuto chiedere persino un prestito ad un'altra Ulss per versare i contributi ai nostri 1.700 dipendenti».
A fare le spese di questo inghippo contabile-burocratico sono state, per l'appunto, anche le quasi mille famiglie che fanno affidamento sull'assegno di cura distribuito sulla scorta di una valutazione congiunta delle assistenti sociali e del medico di base. A cominciare dai 171 nuclei legnaghesi che preferiscono assistere a casa altrettanti congiunti non autosufficienti anzichè ricoverarli in case di riposo ed in altre strutture residenziali. «Questa settimana», assicura Erika Ferraresi, assessore ai Servizi sociali, «spediremo i mandati ai beneficiari che da due mesi continuavano a bussare in municipio per sollecitare la liquidazione dell'assegno avvenuta lo scorso anno a novembre. Se il ritardo si fosse prolungato, eravamo comunque pronti ad anticipare i 201mila euro in procinto di essere liquidati agli assistiti, con somme variabile tra i 166 e i 3120 euro, per non mettere in difficoltà soprattutto le famiglie meno abbienti».
A tirare un sospiro di sollievo di fronte al via libera dell'Ulss non sono stati tuttavia soltanto gli amministratori e le assistenti sociali di Legnago. Ma anche quelli degli altri Comuni della Bassa, che avevano in sospeso somme considerevoli. Basti pensare ai 106mila euro di Cerea, ai 66mila di Bovolone e ai 57mila di Nogara. Oltre che ai 50mila ripartiti a Castagnaro e ai 40mila arrivati a Minerbe.

Il Comune snobba il Tar Avanti tutta con le opere

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Francesco Scuderi



Cerea. Gli interventi urbanistici nel territorio comunale andranno avanti. L'amministrazione ha deciso di appellarsi al Consiglio di Stato per delegittimare la sentenza del Tribunale amministrativo regionale (Tar) che tre mesi fa ha di fatto stoppato - accogliendo un ricorso di uno studio privato - lo sviluppo del Piano di assetto territoriale (Pat) e in modo particolare gli interventi che prevede. E per dimostrare che nemmeno il Tar fermerà l'amministrazione e le sue intezioni di programmazione futura, giovedì, in consiglio comunale, il piano degli interventi verrà presentato e votato, dando così il via a nuove opere edilizie.
Il ricorso al Tar era stato presentato a novembre 2009 dallo studio «Asa» di Venezia, uno dei cinque studi tecnici che avevano partecipato al bando di gara del Comune a gennaio 2009 per affidare l'incarico di redazione del Piano degli interventi (Pi). All'aggiudicazione, «Asa» contestò la «non idoneità dei componenti della commissione giudicatrice del bando, priva di adeguati titoli di studio». Motivazioni che i giudici del Tar ritennero valide, al punto che annullarono «tutti gli atti impugnati». A questo punto al Comune rimasero due strade: rifare da capo il bando per la redazione del piano degli interventi oppure ricorrere al Consiglio di Stato. L'ente ha scelto il ricorso. «Abbiamo scelto di difendere il lavoro dei nostri tecnici e gli interessi dei cittadini», dice il sindaco Paolo Marconcini, «perché, senza questi intoppi legali, il piano sarebbe stato probabilmente approvato già all'inizio di quest'anno». Secondo il Comune il Tar non solleverebbe alcun dubbio sui contenuti dell'elaborato dell'architetto Maddalena Anselmi, la vincitrice del bando, ma solamente sui componenti della commissione esaminatrice e quindi il piano sarebbe da ritenersi «valido».
L'amministrazione si oppone quindi al Tar. Non solo. Ma gioca addirittura con i tempi della giustizia per realizzare i suoi programmi: consapevole che una sentenza del Consiglio di Stato non arriverà prima di cinque o dieci anni dopo dei quali, tra l'altro, esiste sempre la possibilità di ricorso in Cassazione, avrà tutto il tempo per portare avanti le opere e a quel punto, sentenze favoreli o sfavoreli, sarà troppo tardi per rifare una gara o tutto d'accapo. «In attesa della sentenza del Consiglio di Stato», chiarisce Giuliano Dalfini, il legale del Comune, «l'amministrazione porterà avanti i suoi piani urbanistici. Nel caso vincesse di nuovo, lo studio Asa potrebbe tutt'al più chiedere un risarcimento danni a Cerea». «La sentenza del Tar è stata chiara e non possiamo che opporci alla scelta del Comune», si limita ad affermare Francesco Spanò, titolare dello studio «Asa».

Giornata ecologica fantasma
Nessuno ha chiuso il centro

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Stefano Nicoli



Legnago. Nessuna transenna, nessun posto di blocco e centro storico aperto normalmente al traffico. È stata una domenica ecologica fantasma quella che l'altro giorno si è svolta a Legnago dove tutti i veicoli - compresi quelli inquinanti che sarebbero dovuti rimanere fermi in garage dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 - hanno potuto circolare in tutta tranquillità in barba allo smog e alle polveri sottili (PM10). Schivando, tra l'altro, le multe comminate dai vigili negli altri centri della provincia ai guidatori che non hanno rispettato le limitazioni imposte dalle 89 amministrazioni veronesi aderenti alla «Giornata provinciale dell'ambiente».
La delibera con la quale la Giunta, ancora lo scorso 30 dicembre, aveva approvato la partecipazione del Comune all'iniziativa è rimasta infatti lettera morta. Così come è stata completamente ignorata l'ordinanza firmata il 9 febbraio dal sindaco Roberto Rettondini per riservare a ciclisti e pedoni il perimetro racchiuso tra via Adige, viale dei Tigli, via De Massari, piazzetta Cotta, via Disciplina e Largo Venezia. E tutto perchè nessuno, in municipio, si è preso la briga di predisporre la segnaletica che, fatta eccezione per i veicoli alimentati a gas e gpl o inclusi nelle 13 deroghe al fermo, avrebbe consentito di abbassare l'inquinamento anche nel capoluogo della Bassa. Con l'effetto che la polizia locale, entrata in servizio con una pattuglia soltanto nel primo pomeriggio, non ha attivato i controlli per stoppare l'ingresso nel «circuito protetto» alle auto e alle moto per le quali era invece off-limits. Una bella frittata, insomma, che ieri ha fatto andare su tutte le furie la maggioranza ed in particolare l'assessore all'Ambiente Graziano Lorenzetti, che ha bacchettato i dipendenti «per la magra figura rimediata malgrado la manifestazione fosse stata predisposta per tempo nei minimi particolari». Con tanto di mostra al Torrione sulla riqualificazione ambientale dell'area produttiva di San Pietro e di mappa «verde» distribuita a tutte le famiglie.
Ma cos'è successo? «Semplicemente», spiega Lorenzetti fuori di se, «gli uffici non si sono raccordati e, per un difetto di comunicazione interna, non hanno ottemperato alle disposizioni della Giunta, che ha fatto invece regolarmente la sua parte». «La responsabilità», prosegue l'assessore, «è duplice e collegata: da un lato, il personale dell'Ufficio tecnico non ha posizionato i segnali; dall'altro i vigili, la cui presenza era auspicabile sin dal mattino, non hanno fatto rispettare l'ordinanza oltre a non aver avvisato gli operai reperibili per risolvere l'inghippo». A questo punto, la Giunta sta valutando se ripetere la giornata saltata domenica prossima nella speranza «che simili inconvenienti non si ripetano mai più».

Disco orario abolito in 400 posti auto

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Stefano Nicoli



Legnago. Il Comune «liberalizza» 400 posteggi regolamentati da disco orario per ridare ossigeno al mercato e alle attività commerciali del centro storico. A partire da questa mattina, gli automobilisti che il sabato frequentano il capoluogo potranno parcheggiare tranquillamente anche negli spazi delimitati dalle strisce bianche. Senza vincoli di orario e, quel che più interessa, al riparo da quelle multe che sono diventate ormai un'ossessione per chi si attarda tra le bancarelle, ai tavolini dei bar o tra gli scaffali dei negozi.
Tuttavia, l'«incantesimo» non durerà per tutta la giornata: l'agevolazione terminerà infatti alle 15 e da quel momento i vigili potranno riaprire il blocchetto delle contravvenzioni e sanzionare i guidatori ritardatari.
Così recita l'ordinanza firmata dal comandante della polizia locale Carlo Lodola su disposizione dall'amministrazione, che ha inteso in questo modo «agevolare il commercio ed uniformare la sosta in 14 strade strade che ruotano attorno alle piazzole degli ambulanti e al quadrilatero dello shopping»: Corso della Vittoria, piazzetta De Gasperi, piazzetta Cotta, piazzetta Di Vittorio, via Amendola, via De Massari, via della Repubblica, via Frattini, via Gramsci, via Primo Maggio, via Matteotti, via Minghetti, via Rosselli e viale dei Caduti. «Abbiamo accolto la proposta avanzata dall'associazione ViviLegnago», spiega Nicola Negri, assessore alle Attività produttive, «in quanto non aveva senso riservare un trattamento differenziato alle centinaia di persone che il sabato mattina arrivano in centro per fare o semplicemente per passeggiare. I 261 stalli a pagamento dislocati in nove vie adiacenti a quelle in cui è in vigore il disco orario sono infatti esenti dal ticket per tutto il weekend».
Ma la facilitazione in questione, che verrà applicata anche durante i mercati straordinari allestiti in giorni diversi dal sabato, punta a centrare un secondo bersaglio. «Mettere al riparo gli automobilisti da possibili multe», sottolinea Negri, «è anche l'occasione per attirare un maggior numero di visitatori ed animare la città. Con l'opportunità di garantire così potenziali clienti sia agli ambulanti che agli esercizi del più grande centro commerciale naturale della provincia alle prese con una crisi senza precedenti». «Ci auguriamo», aggiunge Marco Zerbinati, presidente di ViviLegnago, «che questo provvedimento contribuisca a risollevare il settore. È auspicabile però la collaborazione degli stessi negozianti e dei loro commessi, che devono dare il buon esempio evitando di occupare di primo mattino gli spazi svincolati dal disco orario per non penalizzare la clientela. Altrimenti, il provvedimento verrebbe vanificato».
I prossimi obiettivi sui quali sta lavorando ViviLegnago con il Comune riguardano «una maggiore elasticità nella gestione dei posteggi con parcometro e la modifica degli orari in cui sono attualmente consentiti il carico e lo scarico delle merci nelle sette vie a traffico limitato». «Nel primo caso», anticipa Zerbinati, «stiamo studiando delle iniziative promozionali che permettano ad esempio ai commercianti di scontare ai clienti il costo del ticket e di parcheggiare gratuitamente per 10 minuti, vale a dire giusto il tempo di fare colazione o di acquistare il giornale». «Per quanto concerne la Ztl», conclude il presidente di ViviLegnago, «sarebbe invece opportuno estendere fino a mezzogiorno l'orario delle consegne ora ristretto tra le 7 e le 10 poichè gran parte dei negozi aprono alle 9.30 ed i corrieri arrivano dalle 10 in poi».

Niente serate teatrali. Sì allo sconto sui rifiuti

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Lidia Morellato



Salizzole. Rinunciare alla rassegna teatrale invernale in cambio di uno sconto sulla tariffa per i rifiuti per le aziende e per le famiglie. In tempi di crisi la necessità aguzza l'ingegno. L'amministrazione di Salizzole, per esempio, per andare incontro all'economia di aziende e famiglie, ha pensato di accantonare, nel bilancio 2010, un fondo di 25 mila euro che verrà usato per ribassare la quota per il servizio rifiuti: il fondo è costituito da ciò che l'ente avrebbe speso per organizzare la stagione teatrale invernale e da altri tagli di spesa. Tra l'altro, lo sconto sulla tariffa dei rifiuti si farà anche se il servizio, nel suo complesso, è aumentato.
Non saranno toccate le tasche dei cittadini, insomma, quest'anno, malgrado la crisi: è questa la caratteristica saliente del bilancio di previsione approvato in consiglio comunale. «Abbiamo fatto uno sforzo di bilancio che si traduce in un aiuto concreto alle famiglie in questo momento di crisi», ha detto infatti il sindaco Mirko Corrà, «la cifra accantonata consentirà di avere una riduzione reale dell'11per cento per le attività produttive e del 3-4 per cento per le famiglie, rispetto alle tariffe del 2009. Siamo però stati costretti a tagliare alcune voci tra cui la rassegna teatrale invernale». Eppure, come dicevamo, il costo complessivo del servizio di smaltimento rifiuti ammonta a 386.726 mila euro e quest'anno risulta maggiorato di 10 mila euro per i nuovi servizi legati alla pulitura delle strade, a tre raccolte supplementari in occasione delle feste più importanti e della nuova gestione dell'ecocentro.
Bilancio, rifiuti e opere pubbliche hanno tenuto banco nell'ultimo consiglio comunale che è durato ben tre ore, un record per Salizzole abituato a rapidissime adunanze. Lo strumento previsionale per l'esercizio finanziario 2010, approvato con il voto contrario dell'opposizione, si attesta sui 4 milioni 343 mila euro. Nel dettaglio, illustrato da Angelo Campi, delegato a Bilancio e patrimonio, sono state previste entrate di 205 mila euro dall'Irpef, di 585 mila euro dall'Ici, di cui 50 mila ricavate da attività di accertamento; un contributo statale di 585 mila euro, sanzioni amministrative per 25 mila euro e oneri per 100 mila. Alle scuole sono stati destinati 69.500 euro, al sociale 286 mila euro, 11 mila euro in più rispetto il 2009.
L'opposizione ha votato contro e Gabriele Fagnani, della lista «Alba», ha aperto una discussione incentrata sulla restituzione dell'Iva applicata alla tassa di igiene ambientale, idea sostenuta da una mozione presentata dall'intera minoranza. La mozione è stata bocciata. Approvato poi, con voto contrario dell'opposizione, il piano delle opere per il 2010 che prevede il completamento dei marciapiedi di Engazzà, per un investimento di 475 mila euro di cui 237.500 derivanti da un contributo regionale; il miglioramento della sicurezza stradale in via Alighieri, via Tiepolo, via Giovanni XXIII e via Rossini, per un importo di 424 mila euro di cui 308 mila da fondi regionali. Prevista anche la riqualificazione della piazza della frazione di Bionde. Nella programmazione triennale compaiono invece il proseguimento della ristrutturazione del castello scaligero, la riqualificazione della piazza di Engazzà, una nuova area produttiva e asfaltatura di strade.

Fazioni,
bonifica salata
che pagheranno
tutti

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Bovolone. Sarà l'ufficio tecnico del comune, con l'Arpav, a preparare il piano di caratterizzazione - ovvero il piano di bonifica - dell'ammasso di rifiuti del deposito della società Fazioni G&C: 15 mila tonnellate andate a fuoco il 5 agosto 2003. Da allora, da sette anni, i rifiuti sono stati coperti da teli di nylon e attendono di essere smaltiti e l'area bonificata. La notizia che sarà il Comune a farsi carico di predisporre un progetto di eliminazione dei rifiuti semicombusti ha provocato polemiche in consiglio, soprattutto sui contributi regionali che serviranno a pagare tutto ciò. La così detta caratterizzazione è un passaggio obbligato del piano generale di risanamento: si tratta di un esame dettagliato della natura del rifiuto. Solo così al rifiuto potrà essere assegnato un codice (il Cer) per il conferimento e lo smaltimento più adeguato, preventivando i costi. Solo a piano fatto si potrà predisporre il risanamento e chiedere contributi pubblici per lo smaltimento. Sarà dunque denaro pubblico a risanare l'area: il recupero dei fondi dalla Fazioni si preannuncia alquanto improbabile, vista al carenza di garanzie patrimoniali della società.
Va ricordato che al primo incendio, ne seguì un secondo, il 12 dicembre del 2004, che interessò rifiuti triturati, pulper, dentro un capannone andato semidistrutto. La messa in sicurezza e la bonifica del secondo incendio è già avvenuta. I rifiuti sono stati smaltiti grazie anche alla collaborazione della stessa Fazioni, ma la quantità era pari a un decimo di quelli tutt'ora depositati all'aperto.
Ora la Giunta ha reso nota la sua strategia: affidare all'ufficio tecnico la caratterizzazione, lasciando che i processi, uno anche penale, facciano il loro corso. «I rifiuti sono in sicurezza, impermeabilizzati e continua il monitoraggio della falda», ha detto l'assessore Riccardo Faccioni. La falda infatti era risultata contaminata da benzene dopo il secondo incendio: da allora, dal 2005, è vietato l'uso di pozzi privati della zona. «La caratterizzazione è il primo passo per chiedere contributi. Senza un piano di bonifica non si può accedere a finanziamenti. Ci vorranno alcuni milioni di euro». L'opposizione, con in testa Ferdinando Sortino di Città Futura, ha contestato che la maggioranza si sarebbe fatat scappare, in autunno, il termine ultimo per accedere ai contributi regionali per la caratterizzazione. Sortino ha riferito che l'assessore all'Ambiente veneto Giancarlo Conta che gli avrebbe detto: «Non so cosa fare se Bovolone non presentala domanda». Tesi negata dalla maggioranza. RO.MA.

Varata
la commissione
«anti truffa»

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Stefano Nicoli



Legnago. Il Comune corre ai ripari per sorvegliare, con un team «anti-truffa», le finanze e le procedure tecnico-amministrative dell'ente. Dopo essere stata scottata dal buco milionario causato da Claudio Ziviani - l'ex economo del municipio accusato di aver sottratto dalle casse municipali 553mila euro in quattro anni con un ingegnoso sistema di bonifici e liquidazioni - la Giunta ha deciso di avvalersi di un'opportunità concessa dallo statuto comunale ma rimasta finora lettera morta. Forse perchè fino allo scorso settembre, quando è venuto a galla l'ingente ammanco, non se n'era ravvisata la necessità.
Il consiglio, dopo il via libera della conferenza dei capigruppo, ha istituito una commissione consiliare di vigilanza sulla gestione economica interna. Con l'obiettivo, almeno nella fase iniziale, «di monitorare le modalità operative con cui si estrinseca l'organizzazione di palazzo de' Stefani in stretta collaborazione con gli organismi tecnici e gli uffici preposti a garantire la regolarità amministrativa e contabile». Tutto ciò tramite «una ricognizione generale dei sistemi di controllo previsti dalla normativa e sulla loro applicazione». Oltre che «suggerendo verifiche gestionali in modo da assicurare un'attività efficiente, adeguata e al tempo stesso snella». Il che, tradotto nella pratica, significa che il nuovo organismo dovrà tenere gli occhi ben aperti ed accertarsi che la macchina operativa non si inceppi per scongiurare altri «prelievi» illeciti dai forzieri municipali. «Non si tratta perciò», ha sottolineato Paolo Longhi, assessore allo Statuto e ai regolamenti interni, «di una commissione speciale d'inchiesta finalizzata a far luce sulla vicende dell'ex economo di cui si sta occupando la magistratura. Bensì di un organismo permanente, che va ad aggiungersi alle quattro commissioni consiliari già in funzione per tutelare gli interessi del Comune e dei cittadini». «Il tutto», ha aggiunto, «mantendo ben distinta la funzione politico-amministrativa dalle competenze tecniche».
Per sveltire il lavoro della commissione, il consiglio ha ristretto a tre il numero dei componenti contro i nove delle altre. Ma non solo. Malgrado lo statuto non lo preveda, su proposta del presidente del consiglio Maurizio Raganà la maggioranza ha riservato la presidenza all'opposizione. «Con l'intento», ha ribadito Longhi, «di conseguire la massima trasparenza e di dare così maggior risalto alle finalità, comunque di indagine, perseguite dall'organismo».
E così l'assemblea ha eletto all'unanimità, con scheda bloccata, la terna di commissari, che sarà guidata dall'ex sindaco del Pd Silvio Gandini, affiancato dal leghista Nicola Scapini e da Riccardo Bariani del Pdl. In assenza dei titolari saranno tre supplenti ad assicurare il funzionamento della commissione: il capogruppo de «La Rosa» Damiano Ambrosini, il segretario della Lega Andrea Grazio ed il capogruppo del Pdl Alessandro Rettondini.
Nel frattempo, la giustizia sta facendo il suo corso. Il Comune dovrà però attendere ancora parecchi mesi per conoscere l'esito del procedimento penale aperto a carico del 57enne ex capo unità, che comparirà a luglio davanti al giudice Giuliana Franciosi per rispondere del reato di truffa e falso in atto pubblico. Lo scorso 5 febbraio, nell'udienza in cui l'ente si è costituito parte civile, il gup Guido Taramelli ha disposto infatti il rinvio a giudizio di Ziviani respingendo la richiesta di patteggiamento a tre anni avanzata dal suo legale.

Un paese
multietnico
grazie a case
e lavoro

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Sorgà. Gli straneri continuano ad aumentare a Sorgà e ormai rappresentano il 19 per cento della popolazione che è di 3.188 abitanti. La presenza di immigrati in paese è doppia, in percentuale, rispetto a quella provinciale - il 9,58 per cento - e regionale - l'8,36 per cento. Degli stranieri residenti, 524, il 25 per cento di essi sono minorenni e il 16 per cento è nato in Italia. Inoltre, il 40 per cento di essi è composto da uomini, maggiorenni, quasi tutti occupati, mentre solo una minima parte delle donne straniere lavora. Di questi, un terzo proviene da stati dell'Europa dell'est, il rimanente da paesi extra europei. L'alta percentuale di stranieri sul totale dei residenti è dovuta, sostanzialmente, a due fattori: i posti di lavoro e il basso costo degli alloggi. Nel primo caso, l'arrivo di stranieri è dovuto alla possibilità di trovare lavoro, anche se precario, nelle campagne - tabacco, raccolta ortaggi, - e nelle fabbriche della zona industriale di Bonferraro, ma anche in altri stabilimenti di paesi limitrofi e nel vicino mantovano. A Sorgà, inoltre, si trovano ancor alloggi a basso costo, rispetto ai paesi limitrofi. Il territorio è costellato di case fatiscenti, abbandonate dagli italiani, in zone rurali, che per qualche centinaio di euro vengono utilizzate da famiglie di immigrati.
Al 31 dicembre scorso gli stranieri sono aumentati, rispetto il 2008 di 26 unità, più 5 per cento. Sono invece leggermente in calo nelle nascite (12 contro i 16 del 2008) ma rappresentano, con 30 bambini, pur sempre il 40 per cento dei nati nel 2009. I morti sono stati 24 (-13 rispetto il 2008). Le famiglie straniere sono 209 con una media di 2,5 componenti ciascuna. Gli italiani sono 2.664 suddivisi in 917 famiglie con una media di 2,9 componenti per nucleo familiare. L'aumento totale degli abitanti è stato di 18 unità con una saldo attivo nati/morti di 6 abitanti. I matrimoni civili sono stati 8 - contro uno soltanto nel 2008 - di cui tre misti. Calano invece quelli religiosi: due contro i 6 dell'anno precedente.
Queste le provenienze degli immigrati: 163 dall'Europa unita; 161 dall'Africa, 151 dall'Asia; 43 da paesi europei non Cee e 6 dall'America. Tra le nazionalità, la più numerosa è quella romena con 136 residenti, segue l'indiana (130), la marocchina (83), nigeriana (43), senegalese (23), macedone (17), Sri Lanka (15), moldova (13), slovacca (11) tunisina (10) ed altre nazionalità, con alcune unità ciascuna.L.F.

Indigenti sotto la lente Arriva il buono sociale

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Stefano Nicoli



Legnago. Si chiama «buono sociale» l'ultima rivoluzione varata dalla Giunta perchè i soldi erogati dal Comune ai cittadini indigenti vadano a buon fine. E siano perciò utilizzati realmente per fare la spesa, acquistare farmaci e fronteggiare gli altri bisogni vitali per i quali vengono stanziati. Senza il rischio che qualche assistito li sperperi invece al bar, nelle ricevitorie o nelle agenzie di scommesse come è stato riscontrato in alcune occasioni.
A partire da marzo, i legnaghesi meno abbienti che busseranno in municipio per ottenere un sussidio economico riceveranno pertanto, anzichè somme in contanti, dei «ticket service»: così sono stati battezzati i buoni di importo variabile, pre-compilati dall'ufficio Assistenza in base alle effettive necessità del richiedente, che prevedono un impiego vincolato. I tagliandi in questione, stampati su speciali fogli anti-falsificazione con tanto di filigrana visibile in controluce, si potranno infatti utilizzare esclusivamente in supermercati, farmacie o altri punti vendita convenzionati. E i beneficiari, oltre a non poterli convertire in valuta, non avranno nemmeno la possibilità di intascare il resto se non li spenderanno per l'intero ammontare. Così come non sarà loro permesso di far provvista di sostanze alcoliche. «Con questo sistema avviato in via sperimentale», spiega Erika Ferraresi, assessore ai Servizi sociali, «il Comune permetterà a persone e famiglie in difficoltà di soddisfare ugualmente bisogni di prima necessità senza elargire direttamente denaro. Con un doppio vantaggio: da un lato, di controllare l'impiego degli aiuti distribuiti; e dall'altro, di evitare che i soldi della comunità vengano dissipati per ubriacarsi, drogarsi o puntare al lotto». «Non è ammissibile come è già capitato», prosegue l'assessore, «che qualche assistito tradisca la nostra fiducia ed una volta incassato il sussidio vada a giocare o ad ubriarsi al bar. Con l'effetto di suscitare le comprensibili proteste di molti cittadini, scandalizzati per certi comportamenti che d'ora in avanti non dovrebbero più ripetersi».
Il giro di vite in arrivo è stato reso possibile grazie alla convenzione siglata dal Comune con la «Accor Services Italia srl» di Milano: una delle maggiori società italiane per l'erogazione di questa tipologia di servizi ad imprese ed enti pubblici, che gestirà i «Ticket service» nel circuito dei negozi accreditati con verifiche periodiche e capillari. Il tutto in cambio di un corrispettivo pari al due per cento del valore dei buoni emessi dell'ente, che saranno cumulabili ed avranno un taglio minimo di 10.
I contributi in denaro - di cui lo scorso gennaio hanno beneficiato 71 legnaghesi per un totale di 9.440 euro mentre a tre famiglie sono state ripristinate le utenze domestiche tagliate per morosità - non saranno comunque eliminati del tutto. «Valuteremo caso per caso», annuncia Ferraresi, «ed in alcune situazioni continueremo ad erogare contante. Anche se in futuro intendiamo privilegiare il buono sociale tra il centinaio di cittadini, perlopiù disoccupati, genitori con minori a carico ed anziani, che ci chiedono in media assistenza ogni mese».

Ladri iellati scoprono per caso uno scheletro nell'oratorio

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Cerea. Questa volta i «tombaroli» - che per altro di tombe se ne dovrebbero intendere - devono aver esagerato se, nell'ennessima incursione compiuta a Villa Faval, hanno portato alla luce involontariarmente delle ossa umane. I resti dello scheletro erano all'interno dell'oratorio di Sant'Antonio. E anche se ora le ossa trovate dai due ladri di pezzi archeologici sono state prelevate e portate nei laboratori di medicina legale dell'Arma per analizzarle, c'è il sospetto che si tratti dei resti di Vincenzo Sartorelli, l'edificatore dell'oratorio, morto nel 1727.
Il ritrovamento è avvenuto tra martedì e mercoledì scorso. La villa, in stato di abbandono, si trova nell'omonima via, a Venera. Al suo interno sorge il piccolo edificio religioso, vittima di innumerevoli razzìe in passato. I malviventi si sono intrufolati nella villa, passando da un punto in cui il muro di cinta è ceduto. Superati rovi e sterpaglie, si sono diretti dietro l'oratorio. Qui hanno fatto saltare le porte che il proprietario dell'immobile, Roberto Braga, padre del sindaco di Sanguinetto Alessandro Braga, aveva saldato per impedire i furti. Evidentemente le saldature si sono dimostrate poca cosa per i novelli Indiana Jones. Ma quando si sono resi conto che la chiesetta era già stata spogliata in saccheggi precedenti ed hanno pensato di alzare la lastra davanti all'altare, hanno avuto la vera sorpresa: lì dentro c'era lo scheletro di un uomo. Spaventati, o disinteressati, hanno lasciato tutto al loro posto.
Mercoledì Roberto Braga ha scoperto il tutto: la buca nella chiesetta e le ossa. Ha allertato i carabinieri di Cerea. «Ho comperato la villa nel 1988», ha raccontato Braga, «e in questi anni ho subìto tantissimi furti, non so neanche quanti. Ho provato in tutti i modi a impedire l'accesso all'oratorio, ma niente. Quando sarà possibile, vorrei che qui sorgesse un albergo, con 40 stanze». Braga non sa dire se con l'ultima incursione siano spariti altri oggetti.
Reperti e beni spariti da qui in passato sono i candelabri, il tabernacolo, alcune stazioni della «Via crucis», un confessionale, un inginocchiatoio, il lavamani della sacrestia e l'acquasantiera, letteralmente divelta dalla parete. F.S.

Il Pdl sfiducia
il capogruppo.
È la terza surroga
in otto mesi

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Stefano Nicoli



Legnago. Sfiduciato ed esautorato da ogni potere di rappresentanza dagli stessi compagni di partito che lo avevano designato quattro mesi fa. Non è passato sotto silenzio il pesante j'accuse lanciato alla vigilia dell'ultimo consiglio comunale dal capogruppo del Pdl Stefano Zamperlin. Anzi, le dichiarazioni al vetriolo dell'esponente della sempreverde corrente forzista Conta-Venturato - che aveva denunciato «uno scollegamento tra assessori e consiglieri e l'esclusione del gruppo dalle scelte amministrative, con il Popolo della libertà sempre più succube della Lega» - ha scatenato un terremoto politico degno di un dramma pirandelliano.
Tant'è che, nella seduta di martedì sera, la «resa dei conti» non è tardata ad arrivare ed il delegato alle Politiche per gli animali ha ricevuto, com'era prevedibile, il benservito. Con l'effetto di incrinare ulteriormente i già fragili assetti del Pdl legnaghese, costretto a cambiare tre capigruppo in soli otto mesi. Dopo aver preso le distanze dal loro rappresentante, «che, senza avvertirci, ci ha illeggittimamente coinvolti in elucubrazioni politiche apprese con stupore e rammarico dalla stampa», Alessandro Rettondini e Riccardo Bariani - gli altri due consiglieri rimasti a tenere alta la bandiera del Pdl dopo il passaggio alla Lega di Paolo Castagna, il loro primo timoniere - hanno revocato il «mandato» a Zamperlin «essendo venuti meno i presupposti di fiducia e rappresentatività». Non prima però di aver evidenziato «una dicotomia tra la realtà e le affermazioni del nostro collega visto che nella riunione settimanale di pre-Giunta è possibile partecipare attivamente alla formazione delle scelte per il governo della città sin dalla fase embrionale». Quindi, il ruolo di nuovo capogruppo è stato assunto da Rettondini.
Alla «destituzione» di Zamperlin non ha preso parte il presidente del consiglio Maurizio Raganà, in quota sempre alla corrente Conta-Venturato. Il quale ha ritenuto corretto «astenersi dalla designazione ricoprendo una carica istituzionale, com'era avvenuto anche nelle due precedenti occasioni». Una «neutralità» andata di traverso al defenestrato, che forse si aspettava di ricevere un salvagente politico dal suo compagno di cordata. E così - malgrado il «congedo» ufficializzato in aula e nonostante la surroga sia stata legittimata dal segretario generale «sulla scorta dei numeri e delle scelte del gruppo visto che il regolamento consiliare non dice nulla al riguardo» - Zamperlin non ci ha pensato nemmeno alla lontana di gettare la spugna. «Non intendo affatto», ha annunciato, «dare le dimissioni e mi considero ancora il capogruppo del Pdl: Rettondini e Bariani non rappresentano la maggioranza e le mie dichiarazioni sono frutto di un ragionamento fatto assieme a tutta la squadra prima di manifestare agli assessori il nostro malcontento per la situazione venutasi a creare all'interno del partito».
A questo punto, nel consiglio convocato questa sera alle 20.30, il feuilletton diretto dietro le quinte da Massimo Venturato potrebbe riservare altri colpi di scena. E non è escluso che Zamperlin venga riabilitato per evitare fratture politiche che potrebbero alla lunga minare la solidità della maggioranza di centrodestra . Anche perchè Rettondini, incalzato dal suo «mentore» Agostino Rossini, sembrerebbe intenzionato a fare un passo indietro se non riceverà pubblicamente l'avvallo di Raganà, calato ora nel delicato ruolo di ago della bilancia.

Il Consiglio dice sì alla Snam. Metanodotto sotto il fiume

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Zeno Martini



Ronco. Sì del consiglio comunale al tracciato definitivo del nuovo metanodotto della Snam che partirà da Zimella ed arriverà in Lombardia, nel comune di Cervignano d'Adda. Il tratto che interessa il territorio di Ronco, è stato rettificato rispetto al percorso originale, che passava molto più a nord dell'attuale.
La seconda soluzione proposta dal Comune prevede che il metanodotto arrivi da Albaredo e Roverchiara, passi sotto l'alveo dell'Adige nel punto in cui il fiume fa un'ansa, attraversi il territorio a sud di Tombazosana seguendo il corso del Bussè, vicino al confine con Isola Rizza, fino ad entrare nel territorio di Oppeano.
«Questo metanodotto andrà a sostituire l'esistente che passa lungo via Foramelle e via Corso», ha sottolineato il sindaco Massimo Fin, «e soprattutto permetterà di togliere il tubo volante che attraversa ora l'Adige da una sponda all'altra, poco prima del ponte Ronco - Albaredo. La portata del condotto, inoltre, sarà maggiore di quella attuale».
I consiglieri di minoranza, Bruno Meneghelli, Paolo Zamboni e Antonio Frigo, si sono astenuti dal votare il metanodotto nonostante «con questa modifica il percorso sia migliorato rispetto a quello iniziale», ha evidenziato Meneghelli. Nella stessa seduta, stavolta con voti unanimi, il consiglio comunale ha approvato il regolamento del «Distretto di protezione civile Verona 5», detto «delle Valli»: con questo provvedimento di fatto Ronco aderisce al nuovo organismo.
Oltre a Ronco, il «Distretto di protezione civile Verona 5» raggruppa le protezioni civili di altri 16 Comuni del Basso veronese: il capofila è Legnago. «Lo scopo del distretto è quello di coordinare le squadre negli interventi di emergenza nella zona che interessa questi 17 paesi», ha spiegato l'assessore alla Sicurezza e protezione civile Massimo Meneghello, «mentre prima il coordinamento era uno solo, a livello provinciale, adesso il territorio è stato diviso in settori che si chiamano appunto distretti. Noi ci appoggiamo alla squadra di protezione civile dell'associazione alpini».

Un quarto
Paperone
al gioco
«Win for life»

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Roberto Massagrande



Ha baciato in fronte ancora la Bassa la dea bendata e per la quarta volta in meno di un mese nel 2010. È successo ieri mattina a Bovolone, nella ricevitoria di via Cavazza 8, del titolare Micael Ferrari dove alle nove un cliente, spendendo un euro per una schedina del noto concorso «Win for life», si è assicurato una rendita ventennale pari a 4 mila euro al mese.
l vincitore è con ogni probabilità un bovolonese perché la ricevitoria è frequentata, per stessa ammissione del titolare, in gran parte dai residenti della contrada Crosare. Siamo sulla strada che va a Salizzole e anche da lì, però, potrebbe essere arrivato il fortunato cliente diventato milionario: a quell'ora del mattino, infatti, c'è un certo traffico di pendolari.
Il vincitore ha centrato uno «zero», ovvero neanche uno dei numeri sui quali aveva puntato nella sua schedina, compilata a mano, sono stati estratti. Ecco la sequenza dei numeri, nessuno dei quali è uscito: 1,2,3,5,8,11,13,14,17,19. Lo sconosciuto ha tuttavia azzeccato il numerone, nel suo caso il 15 che viene estratto automaticamente dal computer, e così deve aver risolto tutti i problemi economici per un ventennio almeno, grazie al vitalizio che assicura il concorso.
«Mi sono fatto una vaga idea di chi possa essere, ma in realtà non lo so di preciso», dice Micael Ferrari, «la mia ricevitoria è frequentata più o meno sempre dalla stessa clientela. Ho rilevato il locale da qualche anno e questa per noi questa è la prima vincita. I biglietti della Win for life sono molto venduti. Sarà difficile individuare chi abbia azzeccato la combinata ma mi auguro che sia uno che ne aveva bisogno», conclude il titolare.
Risale a metà gennaio la prima vincita al concorso che sta avendo un crescente successo, in una ricevitoria di Cerea; poi, subito dopo, nel giro di una settimana, un altro incappò nella fortuna, a Bonferraro di Sorgà e poi ancora, il 25 gennaio, in una ricevitoria in piazza Garibaldi a Legnago, un trentenne della Bassa veronese è diventato milionario anche lui spendendo un solo euro.
Le schedine vincenti del concorso «Win for life» vanno consegnate agli sportelli Sisal di Milano o di Roma. Questo fa sì che sia davvero complicato scoprire chi le ha giocate.

Tre persone salvate grazie al multiprelievo

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Legnago. Tre vita salvate, tre malati che smetteranno di lottare con patologie irreversibili e tre famiglie rinate che non dovranno più peregrinare di ospedale in ospedale per strappare alla morte i loro cari. Non si tratta di un prodigio divino ma di un miracolo umano in cui si intrecciano sensibilità, altruismo e speranza. È infatti il risultato del prelievo multiorgano di fegato, reni e cornee effettuato nei giorni scorsi da un'equipe medica dell'ospedale di Legnago su un paziente 73enne della Bassa, deceduto per ischemia cerebrale.
Grazie al consenso dei suoi familiari, il centro trapianti in funzione dal 2001 nell'Ulss 21 ha attivato immediatamente l'iter che ha permesso di consegnare in poche ore il fegato del pensionato veronese ai medici del «Cardarelli» di Napoli dove è stato trapiantato ad un paziente in fin di vita. I reni sono andati invece all'Azienda ospedaliera di Verona mentre le cornee dell'anziano sono state depositate alla «Banca degli occhi» di Mestre dove verranno impiegate per assicurare il recupero della funzione visiva in pazienti affetti da degenerazioni, traumi o malattie congenite. Tutto ciò a margine di un intervento durato 12 ore, che è iniziato nelle sale operatorie del «Mater salutis» non appena la commissione per l'accertamento della morte cerebrale ha autorizzato il prelievo dopo aver accertato i requisiti clinici per la donazione: una procedura rigorosa ed estramente trasparente conclusasi dopo sei ore.
«Questa tipologia di prelievi», spiega Francesca Sordo, direttore dell'unità di Anestesia e Rianimazione, «prevede un protocollo rigido ed è possibile solamente in caso di morte cerebrale, sempre che la famiglia non si opponga qualora il potenziale donatore non abbia dato l'assenso in vita». «Nel caso del 73enne», aggiunge il primario, «erano presenti tutte le condizioni cliniche necessarie, a partire dalle lesioni primarie al cervello. L'anziano era infatti sano e non soffriva di patologie concomitanti come ci hanno confermato anche i colleghi dell'Anatomia patologica di Padova che hanno svolto la biopsia sul suo fegato per accertare che fosse trapiantabile». Quello andato a buon fine al «Mater salutis» è stato il primo prelievo multiorganico di quest'anno mentre nel 2009 ne sono stati eseguiti quattro accanto ad 80 prelievi di cornee e ad altri 27 di tessuto osseo. «Questa tipologia di prelievi», precisa Sordo, «non è frequente poichè la maggior parte dei pazienti colpiti da emorragia o da traumi cerebrali vengono trasferiti in Neurochirurgia a Verona».
A questo punto i medici del «Mater salutis» proseguiranno la campagna di sensibilizzazione nelle scuole «per incentivare la cultura delle donazioni». «Ringraziamo perciò i familiari del 73enne», conclude Daniela Carraro, direttore generale, «per la loro generosità, che serve da esempio per promuovere questa scelta. Purtroppo, i donatori in Italia sono in calo a causa della disinformazione e della contrarietà dei congiunti». S.N.

Le quote della discarica. Una bomba in Consiglio

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Legnago. Ad otto mesi dalle elezioni che hanno consegnato il municipio a Lega e Pdl, nello scacchiere politico locale continua a tirare vento di buriana. La doppietta di consigli comunali, che si aprirà stasera alle 20.30 per concludersi poi giovedì, si preannuncia infatti molto pepata. Almeno stando al piccante antipasto della vigilia servito trasversalmente da Pd e Popolo della libertà, che non ha nulla da spartire con i punti in scaletta visto che il piatto forte della convocazione si riduce all'ordine del giorno del centrosinistra su un tema già al centro di infuocati scontri tra i due schieramenti: il destino del centro italo-indiano che doveva sorgere nell'Edificio 13 di via Mantova. A rendere indigesto il doppio appuntamento alla maggioranza ci penseranno, infatti, due prese di posizione destinate ad avere strascichi politici. A cominciare dal pesante attacco sferrato dal capogruppo del Pdl Stefano Zamperlin che, «stanco, con i colleghi, di essere messo di fronte al fatto compiuto a causa dell'incomunicabilità con gli assessori designati dal partito», ha deciso di rendere pubblici i mal di pancia «di un Pdl allo sbando, con una segreteria completamente assente».
L'altra sferzata arriverà dall'ex vicesindaco Claudio Marconi, che presenterà un ordine del giorno d'urgenza «su una questione in cui il Pd e l'opposizione intendono vederci chiaro per scongiurare un errore che potrebbe costare molto caro alla città»: «la cessione all'Amia di quote della Lese, che farebbe perdere a Legnago il controllo della società che gestisce la discarica». S.N.

Discarica
di amianto
bloccata
per 2 anni

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Francesco Scuderi



Roverchiara. Per almeno altri due anni a Roverchiara non sarà costruita nessuna discarica d'amianto. L'area scelta dalla ditta veneziana «Nec new Ecololy» per realizzare un deposito sarà invece oggetto di uno studio idrogeologico sulle sue ex cave di argilla, nonché di un censimento faunistico e botanico. Tutto ciò impedirà, almeno per un paio d'anni, di costruire alcunché in via Fossa. Dunque l'escamotage, ideato a metà gennaio dal consigliere del Partito democratico Franco Bonfante per allontanare il progetto di costruzione di un deposito è riuscito in pieno. Già alla presentazione l'emendamento Bonfante aveva ricevuto, in pochi giorni, l'appoggio di tutte le correnti politiche del consiglio regionale, ma ora la cosa si è concretizzata. L'altra sera, infatti, il documento blocca-discarica è stato ufficialmente votato e inserito nella Finanziaria 2010 ed è diventato vincolante. Per lo studio ambientale e il censimento in località Fossa, infatti, sono stati stanziati 20mila euro, girati al il Comune di Roverchiara che se ne occuperà. Gli esiti di questo studio, poi, dovranno essere inviati entro il 31 dicembre alla competente commissione regionale per la successiva espressione di un parere da parte della Giunta. Nell'emendamento è stato scritto nero su bianco che fintanto che lo studio andrà avanti «sarà sospesa ogni procedura d'autorizzazione per l'utilizzo dell'area come discarica o deposito di rifiuti». In pratica, per i prossimi due anni la commissione regionale per la Valutazione d'impatto ambientale (Via) non potrà esprimersi sul progetto. «Sono soddisfatto per questo risultato ma non finisce qui», ha detto il consigliere Franco Bonfante. «È stata vinta una battaglia, non la guerra. Bisognerà tenere alta l'attenzione per impedire definitivamente la costruzione dell'impianto». Dello stesso parere sono i rappresentanti del comitato «No discarica» i quali, con l'aiuto del Comune, dovranno ora attivarsi per lo studio approfondito dell'area da consegnare in Regione tra due anni. «Abbiamo ricevuto un buon segnale dalla politica», confida il sindaco Gino Lorenzetti, «e per la prima volta mi sento ottimista, intravedo uno spiraglio positivo per una soluzione definitiva».

Neve salatissima per il Comune
Spesa record per l'emergenza

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Stefano Nicoli



Legnago. Un salasso di quasi 61mila euro per le casse del municipio di Legnago: il più alto da 10 anni a questa parte. La neve ed il ghiaccio che, tra metà dicembre e fine gennaio, hanno stretto in una morsa di gelo la città non hanno causato solo disagi ai pedoni e alla circolazione. Con inevitabile strascico di proteste e l'alzata di scudi dell'opposizione, che nel consiglio di martedì prossimo presenterà ben sei interpellanze «per puntare l'indice sui disservizi lamentati dai residenti e sulle pecche della macchina organizzativa comunale». Ma hanno lasciato in eredità al Comune anche un conto salatissimo per gli interventi garantiti, in occasione delle cinque nevicate cadute in sei settimane, dalla «squadra emergenza» messa in campo dall'amministrazione con l'impiego di 20 mezzi e 40 uomini.
Al punto che a Palazzo de' Stefani stanno incrociando le dita con la speranza di non veder più cadere un fiocco di neve da qui al prossimo inverno. Anche perchè ai 20mila euro di sale sparsi sulle strade e sui marciapiedi, per scongiurare incidenti ed il blocco del traffico, e ai 41mila versati alle ditte entrate in azione con spargisale, frangighiaccio e bobcat, devono aggiungersi altre due voci onerose: le ore lavorative extra dei dipendenti che hanno preso parte alle operazioni di pulizia e prevenzione; e le migliaia di euro necessarie a tappare buche e dislivelli dopo che neve e gelo, sommati all'opera corrosiva dei 1.400 quintali di sale distribuiti tra capoluogo e frazioni, hanno trasformato molte strade in una pericolosa groviera. «Checchè ne dica la minoranza pronta a strumentalizzare un evento di portata eccezionale di cui non si avevano ricordi da decenni», commenta Loris Bisighin, assessore alla Protezione civile, «i numeri dimostrano da soli che è stato fatto il massimo, con un impiego straordinario di risorse, per rendere praticabile e sicura la città. Basti pensare che siamo intervenuti subito, con ripetuti passaggi, non solo per liberare gli snodi principali e i punti sensibili. Ma anche per tamponare le carenze organizzative di Provincia e Veneto Strade ripulendo i tratti di loro competenza per non creare ingorghi e rallentamenti».
La Giunta a quanto pare non ha nulla da rimproverarsi pur lamentendosi di un primato scippato controvoglia all'invernata 2004-'05: allora la neve presentò un conto di 45mila euro contro i 38.500 di quella successiva e i quasi 33mila euro spesi nel 2001, l'anno in cui una coltre bianca paralizzò la città. «A questo punto», aggiunge Bisighin, «perfezioneremo il piano d'emergenza varato nel 2001 per garantire un servizio ancora più efficiente nelle future calamità. Quindi, incrementeremo da 600 a 1.000 quintali le scorte di sale in deposito e riorganizzeremo le quattro zone d'intervento individuando ulteriori punti sensibili ai quali riservare una priorità operativa».

L'Ulss 7 presta i soldi alla «21» Salvi i contributi del personale

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Stefano Nicoli



Dopo gli stipendi, accreditati regolarmente lo scorso 27 gennaio, l'Ulss 21 verserà ai suoi 1.700 dipendenti anche i contributi per l'ultimo mese di lavoro. Malgrado i conti in rosso comuni a molte Aziende sanitarie del Veneto alle prese con cronici problemi di liquidità. E nonostante i trasferimenti, già stanziati dallo Stato, siano ancora bloccati a Venezia in attesa dell'approvazione del bilancio regionale, impantanato in una mole di emendamenti che ha sta mettendo in ginocchio il comparto sanità.
L'appello, lanciato venerdì scorso da Daniela Carraro, direttore generale dell'Azienda sanitaria della Bassa, ai colleghi delle altre Ulss venete «per ottenere un prestito necessario a rispettare le scadenze contabili» ha sortito, infatti, l'effetto sperato. A garantire una boccata d'ossigeno alla 21, che una settimana fa aveva esaurito l'anticipazione di cassa proprio per pagare gli stipendi al personale ed evitare un braccio di ferro con i sindacati, sarà l'Ulss 7 di Pieve di Soligo, che non ha problemi di soldi. E che è pronta perciò a staccare all'Azienda ospedaliera legnaghese un assegno da 5 milioni e 315mila euro: quanto serve per versare i contributi previdenziali Inpdap, l'Irap e le ritenute erariali relativi al mese di gennaio. Oltre ai 380mila euro della quota annuale da corrispondere all'Inail.
L'Azienda trevigiana guidata da Lino Del Favero, presidente nazionale di Federancisanità, è infatti una delle poche Ulss a non essere in crisi. Tanto da aver chiuso negli ultimi cinque anni il bilancio sempre in attivo e da riuscire a pagare le forniture a 50 giorni. Una salute di ferro, insomma, che le ha permesso di gettare un salvagente finanziario all'Ulss di Legnago.
«Non si vorrebbe mai arrivare a questi estremi ma in attesa che si sblocchi la situazione in Regione», sottolinea il dg Carraro, «ho ritenuto opportuno chiedere in via precauzionale l'aiuto di Aziende che non hanno problemi di liquidità per poter rispettare il versamento dei contributi che vanno pagati entro il 16 febbraio. Restituiremo poi il prestito non appena i tesorieri delle banche autorizzeranno le rimesse alle singole Ulss sulla scorta dell'adozione del documento contabile». Com'è possibile che i forzieri della 21 siano a secco e che, malgrado il ridimensionamento degli ospedali periferici, il deficit oscilli tra i 15 e i 18 milioni di euro?
«Purtroppo», spiega l'avvocato Carraro, «ci troviamo a pagare lo scotto di un meccanismo regionale che ci riconosce una quota capitaria parametrata su 156mila abitanti quando in realtà il nostro bacino effettivo supera i 200mila assistiti specie per quanto concerne alcuni servizi, come la Cardiologia, l'Oncologia, la Radioterapia, che attraggono pazienti da fuori Ulss». «Da qui», conclude il dg, «una sofferenza di cassa con cui, stante la razionalizzazione avvenuta in passato, non dovremmo fare i conti. Tuttavia i vantaggi della riorganizzazione aziendale sono stati annullati nel 2001 dall'uscita dei 21mila abitanti di San Giovanni Lupatoto equivalenti a circa 21 milioni di rimborsi in meno».

La Lega si rinnova e guarda a Venezia

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La Lega nord non si accontenta dell'exploit che otto mesi fa le ha permesso di conquistare il municipio e di diventare il primo partito della città con il 31,6 per cento dei consensi. Il Carroccio nostrano - dopo aver piazzato ai primi di dicembre l'assessore allo Sport Maurizio De Lorenzi alla guida della settima circoscrizione che raggruppa 16 sezioni «padane» della Bassa - punta infatti «a raggiungere i 250 iscritti». E nel frattempo si impegnerà «per superare la soglia del 35 per cento in occasione delle Regionali di marzo». Con l'obiettivo, al quale stanno lavorando lo stesso De Lorenzi e «Re Sole» Luciano Giarola regista del successo elettorale di giugno, «di incassare quel pieno di preferenze che potrebbe garantire al bonavighese Vittorino Cenci, oltre alla riconferma a Palazzo Ferro Fini, l'ingresso nell'eventuale Giunta di Luca Zaia».
Bersagli ambiziosi, dunque, che la Lega è pronta a centrare anche con il sostegno della nuova segreteria legnaghese. L'assemblea dei soci militanti, riunita nella sede di Porto, ha affidato infatti all'unanimità la guida del partito, gestito finora da De Lorenzi, all'ingegnere 29enne Andrea Grazio, vice presidente del consiglio comunale. Ad affiancarlo nel prossimo biennio sarà un direttivo composto da Daniele Masin, Matteo De lorenzi, Cinzia Moretti ed Antonio Isolan. «Punteremo innanzitutto», annuncia il neo segretario, «ad incrementare gli attuali 180 iscritti coinvolgendo soprattutto i giovani per formare una nuova classe dirigente, che possa assicurare il turnover e fornire specifiche competenze». S.N.

Il concorso per due vigili fa flop Il comando resta sotto organico

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Stefano Nicoli



Legnago. I nove candidati che si sono presentati alla selezione indetta dal Comune di Legnago per l'assunzione di due nuovi vigili urbani a tempo indeterminato non hanno superato la prova. Malgrado si trattasse di una procedura per mobilità alla quale potevano accedere solamente agenti già in servizio in altri enti e dunque pratichi del mestiere. Oltre che in possesso dell'idoneità per indossare divisa, paletta e fischietto.
E così il comando della polizia locale - che con 22 addetti, compreso il comandante Carlo Lodola, ha toccato il minimo storico degli ultimi 30 anni a fronte dei tagli imposti dalle varie Finanziarie, di trasferimenti volontari e pensionamenti - è destinato a rimanere sotto organico. Almeno per altri tre mesi: ossia il tempo di perfezionare un concorso pubblico aperto a tutti gli aspiranti «ghisa» al di sotto dei 40 anni. Delle due l'una: o la commissione - presieduta dal segretario generale Alessandro Ballarin e completata dallo stesso Lodola e da Monica Sarti, vice comandante a Bovolone - è stata eccessivamente severa pretendendo l'impossibile dagli esaminati; oppure i concorrenti, provenienti anche da altre province, non si sono dimostrati all'altezza del compito chiesto dall'amministrazione, la quale era intenzionata ad impiegarli sulle strade cittadine. La verità sta probabilmente nel mezzo. Se da un lato è vero che qualche candidato ha toppato su domande tecniche facendo confusione sul codice della strada ed ignorando persino come comportarsi in caso di incidente mortale, dall'altro le aspettative della Giunta erano elevate.
«Abbiamo infatti la necessità», sottolinea Michele Menini, delegato alla polizia locale, «di personale qualificato per contrllare il territorio con interventi di polizia giudiziaria rivolti ad incrementare la sicurezza e a prevenire i reati. Evidentemente, sulla scorta di questi precisi requisiti rapportati alle esigenze operative del nostro comando, la commissione ha ritenuto, una volta verificati competenze e grado di professionalità, che nessuno dei nove candidati fosse in possesso dei titoli richiesti».
A questo punto per rinforzare il comando, orfano da dicembre dei due agenti assunti nel 2009 a tempo determinato, si dovrà ripartire da capo. Anche se l'amministrazione intende chiudere la partita velocemente, massimo entro maggio. «Non possiamo perdere altro tempo poichè», aggiunge Menini, «abbiamo bisogno di incrementare l'organico per stabilizzare il terzo turno di servizio, che è stato sperimentato con successo a dicembre. E che contiamo di riattivare, almeno per tre sere la settimana e con cadenza variabile, a partire da questo mese per contrastare, con pattugliamenti notturni, prostituzione, degrado, microcriminalità ed ogni altra situazione che possa arrecare disagio ai cittadini».
Nel frattempo l'amministrazione sta valutando con il segretario generale «come sgravare i vigili da incombenze prettamente di natura burocratica che potrebbero essere svolte dai colleghi di altri settori del municipio». «Il nostro obiettivo», annuncia Menini, «è quello di utilizzare più agenti possibili in strada anzichè in ufficio dove ora lavora quasi il 50 per cento degli operatori in organico. Quindi contiamo di recuperare personale trasferendo alcune mansioni non proprie di polizia municipale quali ad esempio il rilascio di autorizzazioni, la misurazione degli alloggi o la cessione di fabbricati».

Staffetta
tra musei
per amare
le Valli

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Legnago. Quattro domeniche al museo con la formula della «staffetta» tra le due sale cittadine ed un'unica regia: quella della Fondazione Fioroni che, da novembre, si occupa della gestione unificata di «Legnago musei», la rete culturale costituita dal Fioroni e dal Centro ambientale archeologico. Proprio qui oggi, alle 16.30, si terrà il primo appuntamento della rassegna patrocinata da Comune e Provincia. «Il filo conduttore della quarta edizione», ha spiegato Andrea Ferrarese, direttore della Fondazione, presentando gli eventi con la delegata alla Cultura Ester Bonfante, «sarà il comprensorio delle Valli grandi veronesi, la sua evoluzione storica e ambientale. Sarà approfondita la conoscenza di questo sito sia dal punto di vista archeologico, con analisi di testimonianze pre-protostoriche e romane, che sotto il profilo dell'ambiente, con le sedimentazioni che lo rendono unico nel panorama nazionale». Ad aprire le «Domeniche al museo», sarà una conferenza di Giovanni Leonardi, ordinario di Paletnologia all'università di Padova, dedicata a «Fondo Paviani: nuove ricerche e nuovi rinvenimenti». Per l'occasione, verranno illustrate le scoperte emerse nella terza campagna di scavo svoltasi lo scorso autunno nel grande villaggio arginato dell'età del Bronzo situato tra Vangadizza e Torretta. Domenica 7 febbraio, la rassegna si sposterà al Fioroni dove il vice direttore della Fondazione Laura Tognetti terrà una relazione sulle tracce fossili dell'antica viabilità romana ancora visibili, assieme alle opere di centuriazione agraria, nelle Valli grandi abitate nel I secolo dopo Cristo da coloni romani. Il 14 febbraio gli incontri ritorneranno in via Fermi: Federico Bonfanti, conservatore del Centro ambientale, parlerà dell'area sacra di Corte Lazise, la località di Villabartolomea in cui negli anni Venti sono affiorati armi ed altri strumenti dell'età del Bronzo, probabili offerte rituali. A chiudere il ciclo sarà, il 21 febbraio al Fioroni, Roberto Pollo dell'associazione «Valle Brusà», che spiegherà l'evoluzione ambientale delle Valli grandi analizzando 20 anni di studi sulle popolazioni di uccelli della Palude Brusà e del Bosco del Tartaro. Il ciclo si completerà con tre conferenze per tre giovedì, alle 15.30, dal 18 febbraio, promosse dal liceo Cotta e dai «Licei veronesi per l'archeologia» per scoprire il mondo degli Etruschi. S.N.

Piano territoriale approvato da un commissario ad acta

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Riccardo Mirandola



Gazzo. Ad un anno esatto dal suo sequestro da parte della magistratura nell'ambito dell'operazione «Gaio» che portò all'arresto dell'allora sindaco Stefano Negrini e di altre cinque persone - funzionari comunali, un assessore e due componenti della commissione edilizia - il Piano di assetto territoriale intercomunale, con un salto a pié pari, è stato approvato da un commissario ad acta e non dal consiglio comunale. Nell'ultima assemblea cittadina, infatti, si è verificato un colpo di scena: ben 9 consiglieri di maggioranza e 2 di minoranza si sono dichiarati «incompatibili» con l'approvazione dello strumento di pianificazione perché a vario titolo «interessati» ad alcune aree, facendo così mancare il numero legale. Numero che serviva per approvare la revoca della delibera del 5 gennaio 2009 con la quale si adottava il Pati voluto dalla passata amministrazione e per votare il nuovo strumento urbanistico: un Pati dal quale, lo ricordiamo, contiene circa un milione di metri quadrati in meno di aree edificabili. Visto che era impossibile votarlo in Consiglio, il Comune si è rivolto alla Regione che, in tempi record, ha nominato un commissario ad acta per far adottare immediatamente il Pati. Il commissario Roberto Maria Merlo De Fornasari ha esaminato la documentazione dello strumento urbanistico, ha revocare la vecchia delibera del 2009 e adottato, con un proprio provvedimento, il Pati rivisto dalla nuova maggioranza.
L'intervento del commissario ad acta rappresenta un fatto praticamente unico nel suo genere in Veneto e potrebbe aprire la strada alla soluzione di problematiche simili in altri Comuni. «I consiglieri hanno dimostrato grande senso civico dichiarandosi incompatibili», ha detto il vicesindaco Giampaolo Boninsegna. «ed è stata una scelta di garanzia nei confronti dei cittadini e degli altri Comuni coinvolti nel Pati, probabilmente danneggiati dalla scelte della precedente amministrazione. Finalmente, dopo le vicissitudini dell'amministrazione Negrini, anche per Gazzo c'è oggi la possibilità di uno sviluppo urbanistico del territorio, salvato da tentativi di azioni pressoché piratesche. Si è dato uno sviluppo armonico a tutte le frazioni del paese e anche a nuove attività produttive».
Ma la minoranza guidata da Giorgio Vecchini, critica sulla scelta di ricorrere al commissario, è ora sul piede di guerra. «In sei mesi di amministrazione la nuova Giunta ha voluto tagliare le aree edificabili solo per i loro interessi», accusa il capogruppo dell'opposizione ed ex vicesindaco. «Hanno danneggiato il territorio e i cittadini togliendo, ad esempio, le zone di espansione adiacenti al tracciato della nuova autostrada Nogara-Mare. Al contrario di quanto avveniva nel passato, le minoranze non sono mai state interpellate o quanto meno informate sulle scelte urbanistiche.
Si è solo voluto vendicarsi nei contronti di Negrini. Cercheremo di parlare con il commissario per esporre le nostre perplessità».
Nei prossimi giorni, la Giunta presenterà il Pati alla popolazione in un incontro pubblico. Gli altri comuni che hanno aderito al Pati - Salizzole, Concamarise e Sanguinetto - potranno ora procedere anche loro con l'adozione dello strumento urbanistico, sperando che non si verifichino casi di incompatibilità tali da costringere i sindaci a valutare anch'essi il ricorso al commissario ad acta.

Misteriosa migrazione di ibis Quattro esemplari a Tomba

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Zeno Martini



Ronco. Insolita migrazione nella campagna di Tombazosana, nei dintorni della riserva della famiglia Riello. In questi giorni sono stati avvistati quattro esemplari di ibis sacro. Si tratta di un uccello migratore dell'ordine dei ciconiformi, cioé delle cicogne, che vive nelle zone umide e calde dell'Africa e non certo in quelle fredde e nebbiose della Bassa. In particolare, l'ibis è diffuso nell'Africa subsahariana e nelle paludi dell'Iraq sud orientale e due specie particolari di ibis sacro vivono rispettivamente nelle isole Seychelles e nel Madagascar occidentale. Delle dimensioni di un gallo, l'ibis è un bellissimo animale e presenta un piumaggio bianco e un lungo becco nero ricurvo, che gli serve per catturare le prede di cui si nutre: insetti, in particolare locuste, cavallette, grilli e coleotteri, ma anche piccoli rettili come rane e lucertole.
La sua caratteristica è quella di avere il collo senza piumaggio, mentre sull'ala presenta un artiglio. Ma forse quello che rende più famoso al mondo l'ibis è che si tratta della prima specie di uccello ad essere stata protetta per legge nella storia finora conosciuta. Nell'antico Egitto infatti, fin da 2.400 anni prima dello storico greco Erodoto, la legge dei faraoni puniva con la morte l'uccisione, anche accidentale dell'ibis, venerato come «uccello sacro».
Gli antichi egizi consideravano l'ibis il simbolo del dio Thoth, il dio della scrittura, dell'arte e della scienza. Gli ibis venivano sepolti insieme ai faraoni. Non solo: nelle tombe di Saqqara sono stati ritrovati un milione e mezzo di ibis mummificati.
Oggi l'ibis in Egitto è un uccello estinto, ma si trovava a queste latitudini fino alla prima metà dell'Ottocento. Le famiglie di ibis egiziani subirono un rapido declino, mentre se ne crearono delle altre a sud del deserto del Sahara.
Eppure sono comparsi nella Bassa. E Igino Falco, nomen omen, è riuscito a fotografarne uno il 27 gennaio scorso in località Foramelle, vicino alle vecchie cave di argilla a Tombazosana. Habitat adatto all'ibis, ma fa freddo e in più in questa stagione c'è scarsità di insetti e rettili di cui si nutre. Dunque, come mai è arrivato fin qui? «È una presenza assolutamente eccezionale. Gli avvistamenti dell'ibis sacro nelle nostre zone è rarissimo: non esiste letteratura in merito alle migrazioni di questa specie in Italia», dice il sindaco, Massimo Fin, che è veterinario, appassionato ed esperto della fauna indigena.
«C'era stato qualche avvistamento dell'ibis nella nostra zona alcuni anni fa, ma poi non si erano più visti», conclude Fin, «ma da alcuni giorni questi esemplari, stanziano tra via Corso e la zona in località Foramelle». Difficile sapere se rimarranno qui a lungo e soprattutto capire come mai dall'Africa, abbiano compiuto un lungo viaggio per arrivare fin qui. C'è da sperare che sopravvivano.
Ci si chiede se mai possa capitare quello che è già accaduto in passato in Egitto? Ossia che il cicognide abbia abbandonato un luogo, l'Africa, per colonizzarne un altro, scegliendo le sponde dell'Adige invece di quelle del Nilo e l'Italia per nidificare. Per ora si tratta solo di mere ipotesi. Si dovrà verificare nei prossimi anni, infatti, se si tratti di un passaggio abbastanza casuale, dettato da mutamenti climatici, oppure l'inizio di una nuova migrazione di intere colonie.

Cura ingrassante per la discarica

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Stefano Nicoli



Cura ingrassante per la discarica di Torretta. Ad otto mesi dalla riapertura dei cancelli, l'impianto gestito dalla Lese ai confini con Bergantino (Rovigo) ha ottenuto l'autorizzazione che consentirà alla società partecipata al 51 per cento dal Comune di Legnago di raddoppiare le 60mila tonnellate di rifiuti conferite nel 2009. E quindi di rispettare, con un'economia di scala ed introiti in grado di ridare ossigeno ad un bilancio in caduta libera, il piano industriale dell'azienda tarato sulle 120mila tonnellate annue: 60mila da rifiuti urbani e l'altra metà costituita da rifiuti speciali.
Dopo aver dato lo scorso giugno il via libera al progetto di ampliamento, con bonifica incorporata, della piattaforma integrata esaurita anzitempo dall'emergenza rifiuti provinciale, la Commissione tecnica regionale ha autorizzato la Lese ad accogliere anche la seconda tipologia di immondizie: i rifiuti speciali per l'appunto. Che, sebbene il termine possa trarre in inganno e far balzare dalla sedia gli ambientalisti, non faranno tuttavia arrivare a Torretta materiali pericolosi nè tanto meno scorie tossico-nocive. «Si tratta», precisa Giammaria Spinelli, subentrato lo scorso ottobre a Maurizio Dusi alla guida della società, «sempre di frazioni di derivazione urbana, contenute nella normale pattumiera di casa, che vengono però selezionate a monte tramite un cosiddetto processo di sovvallo in modo da separare la parte secca dall'umido». A questo punto la «Legnago servizi» potrà quindi aumentare i conferimenti sempre con le dovute garanzie ambientali ed in conformità ai parametri regionali. «La concessione della Regione», spiega il presidente, «ci mette nelle condizioni di portare ogni anno in discarica 60mila tonnellate di rifiuti speciali preselezionati da altri impianti, tipo quello di Ca' del bue gestito da Amia, e provenienti non solo dal Veronese ma anche da fuori provincia. Con un vantaggio non indifferente per il bilancio della società messo a dura prova dai cinque mesi di fermo». «Fortunatamente», aggiunge Spinelli, «grazie ad Amia che ha dirottato a Torretta 170 tonnellate giornaliere di Rsu e al lavoro di squadra avviato nel frattempo da Comune, Lese e Provincia, siamo riusciti a raddrizzare quasi in positivo una situazione che a fine giugno appariva alquanto preoccupante».
In attesa di portare a pieno regime i conferimenti, le ruspe sono intanto al lavoro per realizzare due delle 21 nuove vasche previste nel progetto di ampliamento per un investimento di 40 milioni di euro interamente coperti dalla tariffa. In questo importo sono compresi, oltre alle spese per la gestione post mortem del sito, anche i costi per il risanamento del primo tratto di discarica: quello ricavato 28 anni fa nell'alveo dismesso del fiume Tartaro. «Attualmente», informa Spinelli, «stiamo riempiendo l'ultimo lotto esaurito nel 2008, che era stato innalzato di alcuni metri dopo il riavvio dell'impianto e che sarà completato entro marzo. Per quella data saranno pronte le prime due vasche che, sommate a quelle che verranno costruite in futuro, garantirannol'autonomia della discarica per altri 8 anni, fino al 2017. Con la possibilità di stoccare un milione e 600mila metri cubi di rifiuto secco».

Opposizioni
con il timer
Solo mezz'ora
per le carte

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Zeno Martini



Oppeano. Consiglieri di minoranza in municipio con il timer. Visto il poco tempo concesso loro dal sindaco Alessandro Montagnoli - tutti i giorni sì, ma solo per mezz'ora - per procurarsi documenti dagli impiegati del comune, forse converrà ai consiglieri circolare in municipio con in tasca uno di quei semplici timer da cucina caricati per suonare dopo 30 minuti esatti. Scaduta la mezz'ora, infatti, ogni sportello degli uffici pubblici si chiuderà davanti al loro naso. Questo, in sintesi, il contenuto di una nuova direttiva del sindaco agli uffici comunali di Oppeano sul tempo che hanno a disposizione le opposizioni per chiedere documenti sulla vita amministrativa: ogni giorno, dalle 8.30 alle 9. Non un minuto oltre. La decisione ha provocato la reazione dei consiglieri di opposizione i quali, nell'ultimo Consiglio, hanno presentato un'interpellanza per cercare di estendere l'orario.
Ma il sindaco ha risposto picche, ritenendo i termini fissati appropriati. «Chi vince ha il diritto e il dovere di governare e chi perde ha il diritto e il dovere di controllare, ma senza per questo oberare di lavoro gli uffici che prima di tutto devono rispondere ai cittadini e poi ai consiglieri», ha spiegato. Ha quindi portato ad esempio le richieste, definite «assurde e pretestuose», del capogruppo Franco Bettinardi, che voleva sapere l'anno di costruzione delle scuole e il numero degli alunni che entreranno a scuola nei prossimi dieci anni.
Bettinardi ha segnalato la situazione al prefetto. «Risponderò al prefetto», ha assicurato Montagnoli, «ma se non vi sta bene solo mezz'ora al mattino, fate ricorso al Tar».
«È vero che il nostro capogruppo ha presentato queste richieste», ha replicato la consigliere di minoranza Maria Luisa Bonizzi, «ma esiste un diritto-dovere riconosciuto a tutti i consiglieri di accesso agli atti e la mezz'ora al mattino non è sufficiente per prenderne visione e fare le copie». «Riconosciamo la necessità di regolare i tempi per accedere agli uffici, ma questo non può diventare un ostacolo e un limite al compito dei consiglieri di opposizione. Questa disposizione ha l'aria di una ripicca personale nei confronti del capogruppo, che va a ledere i diritti degli altri consiglieri. Chiedo rispetto reciproco dei ruoli». Alla fine il sindaco ha dato la propria disponibilità ad incontrare i consiglieri di minoranza, ma non ad aumentare i tempi di accesso agli uffici comunali.
Con un'altra interpellanza, il gruppo di opposizione ha chiesto poi chiarimenti sull'assunzione di una dipendente, al di fuori dalla pianta organica comunale, all'interno dello «staff del sindaco» con un contratto a termine della durata del mandato del sindaco in carica. Assunzione che costerà 30 mila euro l'anno. Il sindaco ha precisato che non era stata assunta solo una dipendente fuori organico, ma anche un nuovo vigile, un futuro capo dell'ufficio anagrafe e, per sei mesi, una coppia rimasta senza lavoro. Inoltre, dal 1° gennaio, il responsabile dell'area tecnica Luigi Borin, è stato assunto in via definitiva a Oppeano.
«Siamo sotto organico», ha avvertito Montagnoli, «ma non abbiamo assunto solo una persona, bensì cinque. Di quella extra organico, è consultabile il curriculum: saranno i cittadini a giudicare la correttezza di questa assunzione». «Per giudicare, i cittadini hanno bisogno di sapere», ha detto il consigliere di opposizione Claudio Marafetti, «ma credo che non sappiano della creazione di un nuovo ufficio, né che compiti abbia la nuova persona assunta».

Per 20 anni 4mila euro al mese «Mi costruirò un avvenire»

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Stefano Nicoli



Ha meno di 30 anni, è celibe, risiede in un Comune della Bassa ed appartiene ad una famiglia normale che non naviga nell'oro. È questo l'identikit del fortunato giocatore che domenica scorsa ha centrato, alla ricevitoria Meneghello di piazza Garibaldi, la terza vincita al nuovo concorso della Sisal «Win for life» (Vinci per la vita) messa a segno nella Bassa nel giro di dieci giorni. E che, com'era già successo a metà gennaio agli scommettitori baciati dalla dea bendata a Cerea e a Bonferraro, si è garantito così una rendita esentasse di 4mila euro al mese per i prossimi vent'anni. Oltre ad un premio immediato di 6.600 euro.
Mentre per i titolari della rivendita legnaghese il vincitore «rimane ancora un autentico fantasma e nessuno si è fatto vivo nemmeno in forma anonima», a conoscere la sua identità e la sua storia è il sindaco di Castagnaro Luca Sordo. Che, in veste di avvocato con studio nella centrale via Marsala, è stato contattato dal giovane a distanza di poche ore dall'estrazione che gli frutterà nel tempo 960mila euro: quasi due miliardi delle vecchie lire. Motivo della chiamata? Farsi assistere nella riscossione della vincita, che sarà disponibile a partire dal giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale generale esclusivamente agli sportelli Sisal di Milano o Roma. «Dire che il mio cliente è felice», confida Sordo misurando le parole per non tradire la privacy del suo assistito, «è poco visto che si è assicurato una tranquillità economica davvero inaspettata tanto più alla sua giovane età. Domenica mattina, tra le 10 e le 11, aveva scommesso infatti al Win for life così tanto per ingannare il tempo non essendo un patito del gioco». Ed invece la fortuna l'ha premiato al primo colpo sconvolgendogli letteralmente la vita. «Ci siamo sentiti anche questa mattina (ieri ndr)», aggiunge Sordo, «per definire la pratica dell'incasso, che perfezioneremo nei prossimi giorni. Ed il ragazzo non sta nella pelle per quanto gli è capitato».
Cosa ne farà del vitalizio che è in procinto di riscuotere? «Per il momento», svela il sindaco-avvocato, «non ha manifestato particolari desideri ma semplicemente l'intenzione di utilizzare i soldi vinti per costruirsi un avvenire e crearsi magari più avanti una famiglia». Sordo non si lascia sfuggire altri particolari sul neo milionario, che ci tiene a rimanere anonimo. Anche se, a scanso di equivoci, precisa «che non è un suo compaesano, nè un suo familiare nè un militante del suo partito (Pdl)». Sull'entità della puntata e sulla combinazione vincente l'avvocato è invece più loquace. «Il mio cliente», rivela, «si è aggiudicato il vitalizio con un'unica puntata ed investendo solamente due euro». Tanto è bastato a fargli azzeccare al concorso 303 di domenica tutti i 10 i numeri - la serie 2, 3, 5, 7, 10, 13, 15, 16, 17 e 19 infilata casualmente - necessari a sbancare il «Win for life». Complice il 6: il «numerone» assegnato dal computer ad ogni giocata.

Carico di eternit abbandonato in 434

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Una cinquantina di lastre di eternit, di tre metri per uno, per un peso complessivo che sfiora i 900 chilogrammi. È uno dei più ingenti quantitativi di cemento-amianto abbandonati negli ultimi anni nelle campagne di Legnago quello rinvenuto ieri ai margini della Transpolesana. A segnalare in municipio la presenza del materiale tossico-nocivo, gettato all'altezza della piazzola di sosta in prossimità dell'uscita di Vangadizza, ci ha pensato di primo mattino il consigliere della frazione Lucio Martinelli. Il quale, dopo essere stato allertato da alcuni automobilisti in transito sulla 434 in direzione di Rovigo, si è messo subito in contatto con l'ufficio ecologia e la polizia locale per consentire il recupero delle pericolose tegole ondulate, alcune ridotte in frammenti, scaricate quasi sicuramente nella notte tra sabato e domenica.
Immediatamente, i vigili hanno attivato l'iter per mettere in sicurezza il sito in attesa che vengano rimosse le speciali «tegole» depositate tra il guard rail e la scarpata laterale. «Tegole» che, in base alle dimensioni e al quantitativo, sembrerebbero essere state rimosse dal tetto di qualche vecchio capannone demolito o in fase di ristrutturazione. Ma l'impresa di turno, anzichè premunirsi di trasportarle in una struttura specializzata come prescrive la legge, ha trovato più comodo e conveniente disseminarle ai margini di un'arteria trafficata. Con tutti i rischi che ne conseguono per l'ambiente e per la salute di chi dovesse malauguratamente venire a contatto con le lastre che hanno trasformato la 434 in un immondezzaio a cielo aperto. E che ora saranno recuperate dalla Sive, la società partecipata dal Comune che ha in gestione la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
«Dopo un sopralluogo», spiega Pietro Ballottin, il vice commissario dei vigili a capo del settore edilizia-ambiente, «ho avvisato la società che ha così delimitato la zona interessata dall'abbandono. Ora la Sive dovrà predisporre un piano d'intervento, che prevede il ritiro dell'eternit, con gli opportuni trattamenti, da parte di una ditta abilitata ed il suo conseguente conferimento in una discarica autorizzata». La procedura si concluderà con la bonifica del sito com'è avvenuto di recente in via Ca' Vecchia a San Vito e in via Boara a Vangadizza: altre due località scambiate per depositi di rifiuti pericolosi. S.N.

Il Cipe fa strada alla Tibre, ok al primo lotto

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Via libera del Cipe per il primo lotto della bretella autostradale Ti-Bre, vale a dire da Parma e Nogarole-Rocca. Una infrastruttura che consentirà a Verona di collegarsi in tempi rapidi e in modo diretto con il porto di la Spezia che ha un retroporto limitato per ragioni orografiche a Santo Stefano di Magra.
Oltre all'approvazione del progetto dell' autostrada regionale medio-padana veneta, Nogara-Mare Adriatico che avrà un costo di 934,5 milioni (e di cui scriviamo a pagina 36), il Cipe ha approvato appunto la Ti-Bre autorizzando un primo lotto funzionale Parma nord-Terre Verdiane. L'importo complessivo dell'opera ammonta a 2,73 miliardi; per il primo lotto si tratta di un finanziamento da 513,5 milioni di euro.
«Si tratta - ha dichiarato il ministro Matteoli - di interventi infrastrutturali di grande rilevanza strategica per i territori interessati, attesi da tempo e che ora potranno essere realizzati nei tempi prestabiliti. Per le tre opere si attiveranno subito le procedure per la loro concreta realizzazione».
La notizia del via libera dal Cipe è arrivata ieri a Parma proprio mentre era al lavoro il tavolo interistituzionale con i presidenti delle Province di Parma, La Spezia e Verona che hanno siglato un documento per iniziative comuni.
IL COLLEGAMENTO AUTOSTRADALE. Per Verona si tratta di realizzare un progetto atteso da 30 anni, che ha attraversato tutte le amministrazioni provinciali sin dalla Prima Repubblica, ma sul corridoio intermodale Tirreno-Brennero c'è l'attenzione di 5 Regioni, 9 Province, 10 Comuni, 8 Camere di Commercio, 5 fra porti e interporti che hanno manifestato la volontà di voler lavorare assieme in un Tavolo di coordinamento interistituzionale. Di Tibre, quindi, ieri mattina in Provincia a Parma si è parlato molto e nello specifico del tratto che unirà il casello sull'A15 – A1 a Fontevivo (Pr) fino al nuovo casello "Terre Verdiane" che sarà costruito a Trecasali (Pr). Insieme saranno realizzate anche le piste di collegamento al Po, come viabilità di servizio al cantiere. «E' il primo passo decisivo che rende concreta la realizzazione della Bretella. L'orientamento del tavolo interistituzionale è che la Bretella deve arrivare a Mantova e poi a Nogarole Rocca» ha commentato Bernazzoli.
IL CORRIDOIO FERROVIARIO. Ma il presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi, insieme al presidente della Provincia di Parma Bernazzoli e al vice presidente della Provincia della Spezia Maurizio Giacomelli ha firmato in mattinata una ulteriore importante iniziativa di pressing per la Tibre. Le tre Province di Parma, La Spezia e Verona hanno infatti messo a punto un programma che impegna ciascun ente a promuovere presso le rispettive Regioni e nei confronti del Ministero delle infrastrutture, azioni precise e puntuali. Fra queste la creazione di una società pubblico-privata per gestire un servizio di trasporto su ferro: uno shuttle sul quale far viaggiare i container tra il porto di La Spezia e gli interporti di Parma e Verona. Dall'incontro "plenario" è emersa come priorità quella di rafforzare il corridoio ferroviario e mandare avanti gli investimenti conseguenti.
Il "Documento di programma per lo sviluppo dell'asse Tirreno - Brennero, sul trasporto intermodale e dei servizi logistici sulla direttrice Tirreno - Brennero" siglato ieri è articolato in 5 punti, coinvolge le tre province firmatarie in un impegno comune per le Tibre nei confronti delle rispettive Regioni e del governo. «Quando si fa una sinergia intelligente come quella fatta oggi», ha detto Miozzi, «non si può che essere soddisfatti e partecipare con convinzione. In questo modo si guarda al futuro avendo le idee chiare: un futuro in cui si arriverà ad abbassare il costo del trasporto delle merci, a rispettare di più l'ambiente visto che ci sarà una razionalizzazione del trasporto delle merci stesse, a creare posti di lavoro».
Questi i cinque punti in cui si articola il documento.
Primo: procedere nella realizzazione di Tibre autostrada, già approvata dal Cipe, per tutta la sua interezza da Parma all'innesto con A22 a Nogarole Rocca.
Secondo: inserire nella programmazione nazionale la progettazione e realizzazione del corridoio ferroviario La Spezia - Mantova, la nuova galleria di valico del Brennero, e una nuova galleria sulla linea ferroviaria La Spezia/Parma da realizzare anche per stralci non funzionali.
Terzo: sottoscrivere un memorandum d'intesa con il Ministero delle Infrastrutture e con Rfi per definire, in un atto di programmazione, i terminal ferroviari sul corridoio del Brennero, riconoscendo quelli già realizzati di Verona e Parma oltre a quello da tempo programmato di Isola della Scala in provincia di Verona.
Quarto: potenziare e adeguare secondo gli standard europei gli impianti-ferroviari esistenti all'interno del porto di La Spezia e del Centro internodale di S. Stefano, nonché dell'Interporto di Parma e dell'interporto Quadrante Europa di Verona.
Quinto: costituire con altri soggetti privati e pubblici una società di scopo, per gestire un servizio di trasporto su ferro tra il porto di La Spezia e gli interporti di Parma e Verona.
Altri servizi a pag. 36

Tanta gente,
lacrime e silenzio
per una tragedia
senza perché

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Francesco Scuderi



Casaleone. Percossa e attonita. Così Sustinenza ha accompagnato, in un clima irreale, i funerali di Mirco Andrioli, il 35 enne che il 12 gennaio scorso ha prima ucciso Jenny Del Vecchio con due colpi di pistola e ha poi puntato l'arma contro di se suicidandosi. La piccola chiesa di San Giacomo era gremita, tanto da non riuscire a contenere tutti i presenti al rito funebre. All'ingresso della bara, decorata con anthurium, gigli bianchi e rose sia bianche che rosse, il mormorio di chi attendeva l'arrivo del feretro si è subito placato. In quell'istante gli occhi di tutti i presenti si sono immediatamente rivolti verso Lorenzina, la mamma di Andrioli, che sorretta dal marito Gabriele e da un'altra parente ha raggiunto il bancone in prima fila. Seduta dall'altra parte c'era invece Elisa, la sorella di Andrioli, assieme al compagno Alvaro.
Tra i presenti, molte file più indietro, ha trovato posto anche Stefania Tarantella, la compagna con cui Andrioli conviveva da dieci anni in via Bassa e con la quale i rapporti erano ormai deteriorati al punto che, nonostante vivessero ancora assieme, avevano da tempo smesso di parlarsi. Tutto questo per non litigare davanti ai due figli Luca e Davide, di 6 e 2 anni, che invece alla cerimonia non erano presenti. Stefania Tarantella sapeva anche che il suo compagno già da agosto dell'anno scorso aveva iniziato a frequentare Jenny Del Vecchio e forse proprio per questo di recente era arrivata a chiedere al tribunale l'affidamento esclusivo dei due bambini. Tra lei e la famiglia Andrioli per tutta la durata della cerimonia gli sguardi non si sono mai incrociati.
«Due giovani vite sono state perse senza che esista una spiegazione», ha detto il parroco celebrante, don Pietro Bonadiman. «L'infermità umana ha giocato un ruolo determinante in un gesto drammatico, di cui nessuno conosce i motivi. Un'idea fissa e martellante ha soggiogato Mirco». Il prete ha poi rivolto un pensiero ai bambini di Andrioli e alla loro mamma. «Stefania, abbi sempre cura dei tuoi figli come hai sempre fatto e troverai persone generose sulla tua strada». Poi, rivolgendosi, anche ai genitori dell'uomo, ha aggiunto: «Avete perso un figlio, una ferita che non si potrà mai rimarginare».
Durante la cerimonia era presente anche una pattuglia dei carabinieri di Sanguinetto, che in modo discreto ha controllato il regolare svolgimento della cerimonia. Una semplice precauzione dopo che l'ex marito di Jenny Del Vecchio - dal quale la donna si era separata da tempo - aveva annunciato la volontà di presenziare ai funerali. Al termine della cerimonia la bara è stata tumulata nel cimitero di Casaleone.

I «portoghesi»
del cassonetto
finiscono nella
rete della Sive

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Stefano Nicoli



Legnago. Sarà la crisi economica che incombe o la dilagante tendenza a fare i furbi a spese degli altri cittadini. Sta di fatto che a Legnago continua ad ingrossarsi l'esercito dei «portoghesi del cassonetto», i quali, pur essendo residenti a tutti gli effetti e malgrado producano chili e chili di immondizia, si guardano bene dal pagare la tariffa rifiuti. Al punto che per la Sive - la società partecipata dal Comune che gestisce la raccolta in città - sono degli autentici fantasmi. Ma, d'ora in avanti, sarà sempre più difficile farla franca e per i trasgressori sono in arrivo multe salatissime. Come quelle che dai primi di gennaio sono state recapitate ad una trentina di evasori totali in attesa di spedire entro febbraio altri 70 accertamenti volti a sanare altrettante posizioni irregolari.
«Sono infatti già un centinaio», annuncia Graziano Lorenzetti, assessore all'Ecologia, «i mancati contribuenti, di ogni categoria sociale e solo in minima parte stranieri, smascherati finora grazie ad un piano di controlli mirato per l'appunto a far emergere l'evasione che comporta un danno non solo per l'ambiente ma anche per il gestore e le casse municipali. Oltre che per gli utenti diligenti costretti a sobbarcarsi il conseguente rincaro della tariffa oscillante quest'anno attorno al 4 per cento». «Comunque», promette l'assessore, «il giro di vite è solo all'inizio in quanto la Sive, avendo concluso l'incrocio tra i dati dell'Anagrafe comunale con i nominativi iscritti nei propri ruoli, è in grado di svolgere le verifiche in modo sistematico». Tuttavia, coloro che fino a questo momento hanno omesso di versare l'imposta hanno la possibilità di alleggerire le sanzioni onerose previste a carico dei furbetti di turno, che una volta scovati devono corrispondere alla Sive fino al 60 per cento dell'importo evaso oltre agli arretrati e agli interessi. Chi non è in regola può infatti autodenunciarsi e regolarizzare volontariamente le proprie pendenze: in questo caso la sanzione scenderà al 20 per cento della somma evasa. Altrimenti a stanarli ci penseranno gli «007» della Sive che controlleranno la città a tappeto con la polizia locale ed il personale del Comune.
«La campagna anti evasione», sottolinea Lorenzetti, «ha un duplice scopo. Da un lato serve a contrastare una pratica deprecabile, che incrementa gli abbandoni ed il degrado con un aggravio di spesa a carico di tutti i 12mila utenti serviti. Dall'altro consente di allargare la base imponibile e quindi di ridurre i costi con la possibilità di evitare aumenti della tariffa e di effettuare investimenti per migliorare il servizio».

Il municipio
ha pochi soldi
e il sindaco fa
il vigile urbano

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Francesco Scuderi



Concamarise. La crisi s'abbatte sui Comuni grandi e piccoli. Ma in questi ultimi le conseguenze sono molto più visibili. Provate a passare per Concamarise - il più piccolo paese della Bassa col suo migliaio di abitanti - magari alla guida di un'auto e mentre suona la campanella d'entrata nelle scuole: vi capiterà di vedere il sindaco impegnato a bloccare il traffico all'incrocio nei pressi del municipio per permettere agli alunni di attraversare le strisce pedonali di via Capitello ed arrivare incolumi in classe. Nonostante la pettorina gialla fosforescente e la paletta d'ordinanza - che pure sventola con una certa dimestichezza - Cristiano Zuliani non fa il vigile di professione: lo è diventato per obbligo. Colpa, appunto, dei conti del Comune: «Le nostre risorse sono limitate e quindi ci arrangia come si può», spiega. «Ho messo la suoneria sul cellulare perché mi avverta della scadenza: il mio ufficio in municipio è ad un tiro di schioppo».
In verità a garantire il servizio di sorveglianza stradale dovrebbe essere lo stradino comunale che, però, ha diritto alle sue ferie ed anche ad ammalarsi e, quindi, a rimanere a casa. A quel punto, piuttosto che chiedere aiuto ad un altro dei dipendenti comunali o, peggio, lasciare incustodito l'attraversamento, «ho deciso di darmi da fare in prima persona». Di assumere un vigile, ovviamente, non se ne parla: «E dove li troviamo i soldi per lo stipendio?». L'intraprendenza di Zuliani pare essere molto apprezzata nella piccola comunità di Concamarise, anche se qualche genitore lo ha accusato di volersi solo mettere in mostra: «Meglio che resti nel suo ufficio». «Ma io sono fatto così e non posso certo rinnegare la mia natura», ribatte il sindaco-vigile. «Faccio volontariato da vent'anni ed ho tenuto per me la delega al Sociale. È vero: qualche critica l'ho ricevuta, ma ho anche ricevuto molti ringraziamenti».
Del resto l'incarico di vigile urbano part-time non è l'unica attività che Zuliani svolge per aiutare i suoi cittadini: all'occorrenza si è preoccupato del servizio d'accompagnamento dello scuolabus ed ha anche guidato di persona l'auto comunale per il trasporto degli anziani alle visite in ambulatorio o in ospedale. Per fortuna che qualche volta piovono dei contributi: «Grazie ad 8mila euro arrivati dalla Regione, che dovremo però integrare con contributi privati, potremo presto acquistare un automezzo che sarà utilizzato principalmente per il trasporto degli anziani». E benedetti siano i volontari: «Abbiamo già avuto un incontro con la Federazione dei servizi di volontariato sociosanitario per creare un'associazione di volontariato che copra una serie di servizi alla persona».

Si abbatte una casa Nasce il nido dei sogni

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Elisabetta Papa



Un edificio da abbattere, ma anche un sogno da realizzare. Se il fatiscente edificio di proprietà comunale che si trova accanto alla scuola materna Grizzi a Menà dovrà essere abbattuto entro fine mese perché pericolante, la zona su cui sorge non rimarrà una spianata di terra. Quell'area potrebbe essere presto riutilizzata per la costruzione di un asilo nido. L'idea - che per il momento rimane «solo un'intenzione, mancando un vero progetto», sottolinea chi dovrebbe portare in porto il nido - arriva dall'azienda Calzedonia e dal Comune che, con ruoli e prerogative diverse, potrebbero contribuire alla costruzione di asilo aziendale, destinato ad ospitare non solo i figli dei dipendenti della ditta che ha un suo stabilimento a Menà, ma anche i bambini della frazione. «In questo modo», spiega il sindaco Luca Sordo, «potremmo restituire dignità all'area vicina alla materna e ampliare l' offerta scolastica, utilizzando in un'unica cittadella tutti i lasciti della contessa Grizzi». Da parte sua Calzedonia, pur cauta nel parlare di progetti, ammette di aver avuto, in proposito, «colloqui con sindaco e assessori di Castagnaro», dice l'amministratore delegato Marisa Golo, «ma di non siamo arrivati ad alcuna decisione in merito, pur sentendo forte l'esigenza di offrire ai dipendenti una struttura di questo tipo. L'intenzione dell'azienda», conclude Golo, «è quella di fissare un nuovo incontro con l'amministrazione per valutare, anche in termini economici e gestionali, se e come realizzare il nido». Al momento, l'unico fatto certo rimane l'abbatimento urgente del vecchio e fatiscente edificio di via Sant'Agostino 43. Ad accelerare i tempi della demolizione - intenzione che, visti gli alti costi che avrebbe comportato un restauro, il Comune aveva già espresso in passato - è stato il sindaco Sordo il quale, allarmato dal peggioramento strutturale provocato da piogge e nevicate del mese scorso, ha emesso un'ordinanza «urgente» per disporre l'abbattimento del fabbricato, frutto di un lascito del 1982 da parte della contessa Gemma Dal Fiume Grizzi. La struttura, «in precario stato manutentivo e con gravi lesioni» come evidenzia una relazione dell'ufficio tecnico comunale, presenta vistosi danni sia alla struttura muraria che al tetto, con forti possibilità di cedimenti. Cosa, quest'ultima, che coinvolgerebbe l'area circostante ed anche la strada di accesso alla vicina scuola materna. La demolizione sarà eseguita da «Demolizioni edili», ditta di Fiesso Umbertino (Rovigo), che lo farà gratuitamente in cambio della cessione dei mattoni derivanti dall'abbattimento.
L'area ricavata dalla demolizione, «da febbraio», spiega il sindaco, «potrà essere utilizzata provvisoriamente come parcheggio».

Il Comune toglie il pulmino agli anziani e poi glielo rende

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Stefano Nicoli



Prima ha deciso di lasciarli a piedi ritenendo che «il servizio, riservato esclusivamente agli iscritti all'Auser, non fosse di pubblica utilità». Poi, sull'onda di una protesta sostenuta da una petizione con 123 firme in calce, l'amministrazione ha ingranato la retromarcia. Tanto da rivedere, ieri sera in Giunta, la decisione con la quale lo scorso dicembre aveva deciso di non rinnovare la convenzione in atto da qualche anno con l'associazione legata alla Cgil per garantire il trasporto degli anziani al Centro per le attività sociali.
E così, per un altro anno, il sodalizio guidato da Nerea Pozzani potrà utilizzare il Renault Combi del Comune, che consente a molti pensionati del capoluogo e delle frazioni di frequentare nei weekend i locali di via XXIV Maggio dove vengono organizzate numerose iniziative per la terza età. Il ripensamento in corsa di Lega e Pdl non ha smorzato però una polemica, che dal sociale sconfina nell'ideologico. E che vede l'amministrazione di centrodestra ferma nelle sue convinzioni al punto che «nel giugno del 2011, quando scadrà il contratto con l'Auser, verrà modificato l'accesso al Centro con l'istituzione di una tessera passpartout valida per ogni sodalizio». «Ritornare sui propri passi è indice di intelligenza e di un buon modo di governare», mette le mani avanti il sindaco. «Tuttavia», aggiunge il doge leghista, «pur riconoscendo l'encomiabile impegno profuso in questi anni dall'Auser a sostegno della terza età legnaghese, la scelta di non rinnovare l'accordo sul trasporto, poi rivista in attesa di trovare una soluzione radicale, ci era stata suggerita da una questione di principio e di correttezza nei confronti di tutta la comunità. Per salire sul pulmino concesso dal Comune così come per sedersi al bar ed usufruire delle altre attività del Centro è infatti necessario iscriversi ad un'associazione nata in seno alla Cgil e quindi dichiaratamente di parte». Da qui il braccio di ferro terminato ieri sera con buona pace di entrambi i «contendenti». «Non è una battaglia politica ma è inammissibile», sbotta il sindaco, «che mia mamma, per fare un esempio, che ha 80 anni, così come qualsiasi altro anziano debba staccare la tessera dell'Auser per frequentare un luogo ricreativo che ogni anno costa al Comune oltre 50mila euro».
Detto, fatto. Da questo mese i volontari del sodalizio sono stati costretti a servirsi delle loro auto per prelevare e riaccompagnare a casa una parte dei loro 500 iscritti. Ma da sabato prossimo potranno rimettersi al volante del pulmino comunale. «Fortunatamente», commenta Nerea Pozzani, «alla fine il buon senso ha prevalso sfatando preconcetti che non hanno ragione di esistere. Noi non facciamo infatti politica, semmai politica sociale, e alla nostra associazione sono iscritti simpatizzanti di ogni partito. La tessera è imposta da una legge nazionale solo per ragioni assicurative. Ecco perchè eliminare il servizio avrebbe significato danneggiare e procurare gravi disagi agli anziani e allle persone fragili come abbiamo verificato nelle due settimane in cui siano stati costretti a rinunciare al trasporto».

Il colore della vita per l'addio di Jenny

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Riccardo Mirandola



Per dire addio a Jenny Dal Vecchio, la sua famiglia ha voluto che la chiesa fosse tutta addobbata con gerbere e rose gialle, il colore preferito dalla giovane mamma uccisa martedì scorso da Mirco Andrioli con due colpi di pistola, prima di togliersi a dsua volta la vita. In tanti ieri pomeriggio hanno voluto stringersi attorno alla mamma Sandra, alla sorella Cristina e alle piccole Elisa e Monica. La cerimonia funebre è stata officiata dal parroco don Ulisse Mantovani che fin da martedì si è mobilitato per aiutare la famiglia Dal Vecchio e in particolare le due bambine rimaste orfane e che d'ora in poi vivranno con la zia, proprio come ha chiesto Jenny nella sua lettera di addio.
«Jenny amava il giallo, ecco perché oggi la chiesa è piena di fiori di questo colore, il colore della vita. Questa mamma amava immensamente le sue due bambine e lo ha dimostrato in ogni occasione nella sua vita piena di difficoltà. Loro erano tutta la sua gioia di vivere. Ora dobbiamo pensare a queste due bambine, al loro futuro, alla loro felicità. Per questo le offerte che raccoglieremo in questa messa saranno interamente destinate a Elisa e Monica. Forse dovevamo capire di più il malessere di Jenny, così avremmo potuto starle accanto in questo periodo così difficile della sua vita».
Alla cerimonia funebre hanno voluto essere presenti anche i compagni di classe di Elisa, che frequenta la seconda media, accompagnati dai loro insegnanti.
Don Mantovani non ha voluto fare alcun accenno a Mirco, l'amante di Jenny che una settimana fa ha deciso di compiere il gesto estremo di uccidere la compagna per poi suicidarsi. I funerali di Mirco Andrioli si terranno domani alle 15 a Sustinenza.

Parte il «porta a porta» ma arriva la stangata

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Roberto Massagrande



Bovolone.  A Bovolone il 2010 sarà l'anno del porta a porta. Una notizia che in molti attendevano ma che porterà con sé conseguenze non del tutto apprezzabili. Dall'1 maggio, infatti, partirà la raccolta differenziata dei rifiuti casa per casa ampliando a tutta la città la sperimentazione già avviata a Villafontana. Un servizio che si trascinerà dietro un rilevante aumento della bolletta. Se la principale causa di aumento della bolletta dell'anno scorso andava ricercata nell'incremento dei costi di smaltimento in discarica dei vari rifiuti e nella diminuzione delle entrate ricavate dalla raccolta differenziata di carta vetro e plastica, quest'anno la tariffa di igiene ambientale salirà tra l'8 e il 12 per cento sia per coprire i maggiori costi del personale che per finanziare la campagna di informazione e sensibilizzazione.
Inoltre la nuova bolletta dei rifiuti non potrà non tenere conto della sentenza delle Corte costituzionale del luglio scorso con la quale la tariffa di igiene ambientale è stata parificata ad un tributo e come tale non assoggettabile all'Iva: questo da un lato farà sparire l'imposta a carico dell'utente finale, ma dall'altro determina un aumento dei costi a carico della società che gestisce la raccolta che non potrà detrarre l'Iva pagata per gli acquisti di beni e servizi. «Ma sugli aumenti pesa anche la forte crescita degli utenti che non pagano o pagano in ritardo», spiega il presidente di Bovolone attiva Marcello Fantini nella relazione annuale. «Un elenco che si sta allungando sempre più e che ha reso necessario aumentare un apposito fondo svalutazione crediti rischi che è stato aumentato del 97 per cento».
«Bovolone attiva» - la società che ha il Comune come socio unico e che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti - si avvale della possibilità di determinare la tariffa in base al metodo normalizzato: ovvero utilizzando gli indici di produttività di rifiuti per singola utenza calcolati dalla Regione.Chi adotta il compostaggio per l'umido avrà una sconto del 30 per cento della tariffa composta da una quota fissa ed una variabile che tiene conto non solo dei metri quadrati di abitazione ma anche del numero dei componenti del nucleo familiare. I criteri adottati vanno incontro a chi vive solo, tra questi molti anziani, e alle famiglie composte da sei persone o più. Il costo specifico di raccolta e smaltimento rifiuti per abitante - compresa la pulizia delle strade - è passato dai 90,13 euro del 2008 ai 122 previsti per quest'anno (35 per cento in più in tre anni); quello del servizio di raccolta era pari a 1,4 milioni nel 2008 ma salirà a quasi 2 milioni. La voce di costo destinata a crescere di più sarà quella per la raccolta differenziata: era pari a 167mila euro nel 2008, passerà a 372mila euro.

Multe in calo, persi 160mila euro

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Stefano Nicoli



Legnago. Sarà stato l'incremento dei controlli, la «tregua» suggerita dalla tornata elettorale di giugno o il cambio di rotta voluto dalla nuova Giunta Lega-Pdl, che preferisce «impiegare i vigili nel ruolo di agenti polizia giudiziaria anzichè di inflessibili accertatori a caccia di guidatori indisciplinati». Sta di fatto che nel 2009 le violazioni al codice della strada sono scese in città a 9.957 (una media di circa 830 al mese) - 10.332 se si sommano le 375 rilevate a Castagnaro, associato da un anno al comando di Legnago - rispetto alle 10.784 del 2008 e alle 10.410 del 2007. E di pari passo al calo, seppur relativo, di infrazioni sono diminuite anche le somme introitate dal Comune con l'attività sanzionatoria svolta dai vigili e dagli operatori di una ditta convenzionata: nelle casse di palazzo de' Stefani sono entrati, infatti, 655mila euro, comprese le cartelle esattoriali emesse in periodi precedenti, contro gli 814mila incamerati l'anno prima.
È questa la fotografia che emerge dal consuntivo annuale della polizia locale presentato ieri in municipio dal sindaco Roberto Rettondini con il comandante dei vigili Carlo Lodola ed il consigliere delegato Michele Menini. Contrariamente a quanto era successo nel 2008, i dati statistici rivelano che gli automobilisti in transito sulle strade cittadine sono sempre più inclini a rispettare il codice durante la marcia: negli ultimi 12 mesi sono state registrate infatti 3007 infrazioni, con 452 tragressori in meno dei 3.459 pizzicati nel 2008, perlopiù per il superamento dei limiti di velocità, l'assenza di cinture e l'uso del telefonino al volante. Anche il mancato rispetto dei divieti di sosta ha subìto una significativa flessione in linea con il trend dell'anno precedente dove erano state comminate 7.325 contravvenzioni, 330 meno del 2007: le multe elevate sono state 6.950 con un ulteriore calo di 375 infrazioni. E di queste ben 1.235 hanno interessato i parcheggi a pagamento controllati da due accertatori esterni. «Il nostro obiettivo», hanno sottolineato Rettondini e Menini, «non è infatti quello di infierire su chi sosta in città con un eccessivo fiscalismo. Bensì puntiamo, innanzitutto, sulla sicurezza e quindi sulla prevenzione dei reati privilegiando gli interventi di polizia giudiziaria». A questo proposito, nel 2009 sono state trasmesse all'autorità giudiziaria 24 denunce, di cui 14 per guida in stato di ebbrezza, tre per violazioni alle norme sull'immigrazione e due per furto aggravato.
«Inoltre», ha aggiunto il sindaco, «sono stati sgomberati sei accampamenti abusivi e due case dismesse mentre 32 questuanti sono stati allontanati dal parcheggio dell'ospedale, dai semafori e dal mercato». Il consuntivo, che vede pressochè stazionari gli incidenti (77 rispetto ai 74 dello scorso anno, accaduti in prevalenza ad aprile ed ottobre) ed in leggera crescita i ricorsi presentati al prefetto e al giudice di pace (258 contro i 241 del 2008) , conferma poi un fenomeno già emerso, con 50 casi, nel 2008: i vigili hanno trovato altri 34 veicoli che circolavano senza assicurazione.

Sbaglia
tutti i numeri
ma diventa ricco

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Bonferraro. Da ieri sera a Bonferraro c'è un altro milionario. La dea bendata infatti è tornata ancora una volta a baciare i giocatori che frequentano la tabaccheria di Sabina Bersan in via Oberdan. Dopo la vincita di un milione di euro del 2 maggio scorso che un fortunato giocatore si è aggiudicato con un semplice gratta e vinci, ieri sera si è verificata un'altra importante vincita stavolta con il Win for Life.
Un anonimo giocatore infatti dalle 17 alle 18 ha puntato una schedina del celebre gioco indovinando nessuno dei 10 numeri estratti ma azzeccando il cosiddetto «numerone» che gli ha permesso di portarsi a casa una rendita di 4mila euro mensili per i prossimi 20 anni per un ammontare complessivo di un milione di euro. Non solo. Nel caso in cui un giocatore non indovini nessuno dei 10 numeri estratti, il regolamento prevede una vincita di 10 mila euro che l'anonimo scommettitore di Boferraro vedrà aggiungersi al proprio bottino.
«Mi sentivo che oggi era una giornata fortunata», dice la titolare della tabaccheria, «ma non avrei mai pensato a una vincita del genere. La Sisal mi ha comunicato alle 19 che nella mia tabaccheria c'era stata questa giocata e credo che chi ha azzeccato la combinazione vincente non si sia ancora reso conto di avere in mano una schedina che gli permetterà di cambiare la propria vita. Non so chi può essere la persona che ha giocato quella schedina, ma di sicuro è uno della zona o al massimo dal vicino paese di Casteldario. Spero che come per la volta scorsa i soldi vadano a chi ne ha veramente bisogno». Per la tabaccaia comunque non sarà difficile risalire al nome del fortunato scommettitore poiché con il Win for Life le estrazioni vengono fatte ogni ora. Nell'arco di tempo che va dalle 17 alle 18 non saranno stati moltissimi coloro che hanno puntato 2 euro per sfidare la dea bendata. Proprio l'altro giorno a Cerea un altro giocatore è stato baciato dalla fortuna alla stessa maniera. «Questa è davvero una zona fortunata», conclude Bersan. R.M.

Rettondini
copia Tosi
Bivacchi
vietati in città

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Stefano Nicoli



Legnago. «Ordine, pulizia, decoro». Il sindaco Roberto Rettondini spinge avanti tutta nel solco di quella sicurezza, condita in tutte le salse, che da sette mesi è diventata la bandiera anche della nuova Giunta Lega-Pdl. E, sulle orme di quanto fece due anni fa a Verona il suo collega nonchè compagno di partito Flavio Tosi, dichiara guerra «ai bivacchi negli spazi pubblici, all'abbandono di rifiuti al di fuori dagli appositi contenitori e al bagno così come al lavaggio di cose e animali nelle fontane cittadine».
Senza risparmiare nella sua «crociata» - che a differenza di quella varata nel 2007 all'ombra dell'Arena non vieta di mangiare davanti ai monumenti e di camminare a torso nudo non fosse altro perchè a Legnago i turisti si vedono assai di rado - chi avesse la malaccorta idea di fare i propri bisogni in strada piuttosto che davanti ad un palazzo o nei vialetti del parco: coloro che saranno sorpresi dai vigili urbani a fare pipì oppure a trasgredire gli altri comportamenti resi off-limits dallo «sceriffo» di palazzo de' Stefani si vedranno comminare infatti multe tra i 25 e i 500 euro. Così prescrive l'ordinanza firmata da Rettondini che, dopo essere stata comunicata al prefetto, entrerà in vigore la prossima settimana sotto il Torrione. Traducendosi in un giro di vite «contro i barboni, i maleducati e chi non rispetta le regole della civile convivenza con atti contrari alla decenza, che possono creare anche problematiche igienico-sanitarie». Il «doge del Carroccio», dopo aver ereditato dal suo predecessore di centrosinistra Silvio Gandini le ordinanze che mettono al bando prostituzione ed accattonaggio, questa volta ci ha messo del suo, pur «fotocopiando» Tosi, «per rendere la città più vivibile e garantire il rispetto della legalità».
«Il proibizionismo», sottolinea il sindaco, «non ci appartiene ma è indispensabile colpire certi eccessi che si riscontrono ormai di frequente sul territorio da parte di soggetti, anche non residenti nel nostro Comune come uno storico barbone, che turbano gravemente l'utilizzo e la fruizione del suolo pubblico e delle aree private ad uso collettivo o che offendono il decoro del patrimonio comunale». «È inammissibile», aggiunge, «che panchine, marciapiedi e piazze si trasformino di sera in giagigli di fortuna e che vengano scambiate per vespasiani: se uno vuole vivere da clochard lo faccia pure ma non può pregiudicare i diritti degli altri procurando disagi a residenti e commercianti».
L'ordinanza anti-bivacchi non è ancora stata applicata ma è già finita nel mirino dell'opposizione. «È il classico slogan», afferma Damiano Ambrosini, capogruppo della Rosa, «di chi fa il forte con i deboli per nascondere una povertà amministrativa che è sotto gli occhi di tutti. Rettondini e la sua Giunta farebbero meglio ad occuparsi di cose più serie e a risolvere situazioni davvero critiche. A partire dai problemi di sicurezza lamentati a Vangadizza e nella zona delle piscine». «Comunque», chiosa ironico il cardinale del Pd, «sono deluso perchè mi aspettavo che per una questione così rilevante qual è la presenza di un barbone il sindaco chiedesse al ministro Maroni di inviare la Folgore».

Furti a raffica nelle automobili E la nebbia nasconde i vandali

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Stefano Nicoli



Scassinatori in azione nei parcheggi della zona sportiva di Casette. Malgrado i continui pattugliamenti delle forze dell'ordine, sono sempre di più i furti subìti e denunciati dai frequentatori della piscina comunale di via Olimpia, che al termine delle sedute serali di rana e stile libero trovano le macchine forzate e svuotate di borse, autoradio e qualsiasi altro oggetto di valore. Compresa la spesa fatta poco prima di indossare il costume come quella sottratta nei giorni scorsi dal bagagliaio della sua Fiat Punto ad una signora legnaghese, che frequenta con la sorella vigilessa il centro natatorio di Casette. E che per ben due volte, nel giro di due mesi, è stata presa di mira di ladri impossessatisi nel primo colpo, in attesa di far man bassa delle provviste, della borsetta nascosta dalla donna nel baule e contenente soldi, cellulare ed altri effetti personali.
Ma la malcapitata non è stata l'unica ad essere derubata dai piccoli criminali, che costringono i nuotatori a finire l'allenamento in caserma per la denuncia. E che, con i loro frequenti raid, stanno allungando la lista delle segnalazioni e delle proteste inoltrate in municipio e alla polizia locale. Mentre vigili e carabinieri raccomandano di non lasciare nulla nelle automobili, è in arrivo un giro di vite rivolto a contrastare, con controlli coordinati, un fenomeno che non accenna a placarsi. Complice anche la posizione isolata della zona. «Stiamo perfezionando un piano», annuncia il sindaco Roberto Rettondini, «che ci consentirà di riattivare già da questo mese il terzo turno di vigilanza istituito in via sperimentale lo scorso dicembre per combattere prostituzione, degrado e delinquenza. L'obiettivo è infatti quello di stabilizzare il servizio notturno dei vigili per incrementare prevenzione e sicurezza a fianco dei carabinieri, impegnati assiduamente a tutelare la città». In attesa di acciuffare i ladruncoli delle piscine, possono intanto tirare un sospiro di sollievo i vandali che lo scorso weekend hanno devastato l'ecocentro situato proprio a pochi passi dalle vasche comunali. A causa dell'oscurità aggravata da una nebbia fittissima la telecamera che sorveglia 24 ore su 24 l'isola ecologica non è riuscita ad immortalare i teppisti. Impedendo così ai vigili di risalire ai responsabili tramite le riprese del circuito di videosorveglianza.

Gioca 2 euro, vivrà di rendita per i prossimi vent'anni

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Italiano e risidente a Cerea o nei dintorni. È questo l'identikit del fortunato giocatore che si è portato a casa un vitalizio di 4mila euro al mese esentasse per i prossimi venti anni: quasi un milione di euro. Un risultato raggiunto con il minimo sforzo economico: una schedina da 2 euro del concorso a premi «Win for life» (Vinci per la vita) giocata nella ricevitoria dell'edicola «Sonia» di via XXV Aprile. Dei dieci numeri scelti in un lotto di venti non ne ha indovinato nessuno, azzeccando invece l'unica cifra che viene assegnata automaticamente dal computer: il cosiddetto «numerone» che gli ha fruttato altri 16.560 euro «una tantum» che andranno a sommarsi alla rendita mensile. Delle tredici estrazioni giornaliere del concorso, quella baciata dalla fortuna è avvenuta alle 20 di giovedì.
«Era l'ultima della giornata», racconta Sonia Alessandrin, titolare dell'edicola dal 2006 assieme al marito Marco. «Controllando il terminale non mi ero nemmeno accorta del messaggio che indicava la vincita. Pensavo fossero le solite indicazioni sull'ammontare del jackpot per la prossima estrazione». Ieri mattina, invece, ecco la sorpresa. «Mi ha telefonato un collega per dirmi che sulla televisione della Sisal dicevano che da me erano stati vinti i 4mila euro al mese per venti'anni». Sull'identità del misterioso vincitore inutile approfondire: «Qui non si è ancora visto nessuno, ma non sono tantissime le persone che vengono a scommettere per questo tipo di gioco», spiega Marco Alessandrin. «In media ci saranno una cinquantina di giocate al giorno e giovedì non c'è stato un gran movimento. All'estrazione delle 20 scommette soprattutto chi è uscito dal lavoro e magari prima di andare a casa si ferma per una puntata. Speriamo sia di Cerea e che non abbia buttato il biglietto vedendo di non aver azzeccato nemmeno un numero».
La caccia al fortunato è comunque già iniziata. Sospetti molti, certezze nessuna. Queste ultime, invece, riguardano il modo di spendere la rendita: «Saprei io cosa fare di tutti quei soldi, visto che prendo una pensione di 445 euro al mese», esclama un'anziana cliente della tabaccheria. Il vincitore potrebbe anche rimanere ignoto visto che l'unico modo per sbloccare la vincita è quello di presentarsi direttamente agli uffici Sisal di Roma o Milano con la schedina vincente. «Noi speriamo che ci venga a trovare, almeno per un ringraziamento», affermano Sonia e Marco. Dalla sua istituzione, nell'ottobre scorso, in Veneto «Win for life» ha regalato 19 i vitalizi ponendo la regione al terzo posto nella classifica che vede per ora al comando la Lombardia con 21 vitalizi ed il Lazio con 20. F.S.

Nucleare a Torretta? «Rischio non escluso»

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Il timore di veder sorgere una centrale nucleare a Torretta è tornato a farsi sentire nella Bassa. Dopo l'allarme lanciato nelle scorse settimane dagli ambientalisti legnaghesi, a rimettere sul tavolo un'ipotesi già circolata in città negli anni Ottanta ci ha pensato Ermete Realacci del coordinamento nazionale del Partito democratico.
Il quale, in un'intervista apparsa ieri sul quotidiano «La Repubblica», sostiene che la mappa all'interno della quale si individueranno i luoghi dove localizzare i nuovi reattori inseriti nel piano governativo è la stessa stilata nel 1979 dal Comitato nazionale per l'energia nucleare (Cnen) incrociando i dati sul rischio sismico, sulla popolazione e sulla disponibilità d'acqua.
Quindi, secondo l'esponente del Pd, che invita il Governo a sciogliere le riserve prima dell'imminente appuntamento con le Regionali, la zona delle Valli Grandi, fra l'Adige ed il Po, sarebbe uno dei 45 siti potenzialmente idonei ad ospitare i futuri impianti. «Da allora poco è cambiato: è questa la rosa entro cui scegliere», afferma Realacci. Una convinzione che sta prendendo sempre più corpo anche a Legnago dove lo scorso 21 dicembre - al termine di un'assemblea convocata proprio a Torretta - si è costituito il comitato anti-nucleare abozzato in due incontri preparatori promossi dal locale circolo di Legambiente. A guidare il fronte trasversale, che contrasterà l'eventuale insediamento del reattore nelle campagne a sud di Legnago, sarà il vicepresidente di Legambiente Lino Pironato affiancato da un direttivo di sette persone e da Alberto Pedron, uno dei promotori del primo comitato formatosi in città quando Torretta ottenne l'avversata «nomination» nel piano del Cnen. A sostenere l'azione del coordinamento legnaghese contribuirà anche il consigliere provinciale di Sinistra e Libertà Giuseppe Campagnari, che ieri si è impegnato a ripresentare la mozione contro il nucleare partendo dal presupposto «che Verona e il Veneto hanno una lunga tradizione nelle energie alternative». S.N.

Mirco e Genni, funerali separati
e non ci sarà il lutto cittadino

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Riccardo Mirandola



I funerali di Genni Dal Vecchio e Mirco Andrioli, che sono ancora da fissare, si terranno separatamente. Le rispettive famiglie hanno infatti deciso di celebrare due distinte cerimonie, quindi una a Sanguinetto e una a Casaleone. Ciò in attesa del nulla osta del magistrato che dovrebbe arrivare dopo l'esito delle autopsie sui corpi che si svolgeranno oggi all'istituto di medicina legale di Modena. I sindaci dei comuni di Casaleone e Sanguinetto, Gabriele Ambrosi e Alessandro Braga, non hanno ritenuto di proclamare il lutto cittadino, probabilmente per non dare adito ad altri possibili casi di emulazione dell'omicidio-suicidio.
La famiglia Dal Vecchio non intende in alcun modo acconsentire ad una cerimonia unica, gesto che potrebbe significare tenere uniti i due innamorati anche nell'ultimo addio. Per la mamma Sandra, infatti, Genni potrebbe essere stata addirittura indotta a compiere a togliersi la vita per l'attaccamento a Mirco che aveva una particolare influenza sulla figlia. «Aspettiamo a fissare la data del funerale di mia sorella», dice Cristina Dal Vecchio, «vorrei che quel giorno la chiesa fosse addobbata con fiori arancio, il suo colore preferito. Comunque ora ciò che ci ci preoccupa è il futuro delle mie nipotine, Monica ed Elisa, che vivono con me a Cerea. Ho presentato domanda di diventare loro tutore e anche per l'affido in modo che restino sempre con me, come Genni ha chiesto nella sua lettera di addio. Ho temuto che, in mancanza di un atto formale, le bambine mi venissero tolte, portate in istituto, aggiungendo un altro trauma alle due creature. Nessuno riuscirà a strapparmi le mie bambine e le terrò sempre con me per rispetto dell'ultima volontà di mia sorella. Per il momento non abbiamo avuto alcun gesto di solidarietà dal paese per quanto ci è successo. Abbiamo ricevuto la visita di tante persone, ma per ora iniziative specifiche per le nostre bambine non ce ne sono state». Il parroco don Ulisse Mantovani sta tenendosi in contatto con la famiglia Dal Vecchio per coordinare sia il funerale che eventuali iniziative di sostegno alle due piccole rimaste senza la loro mamma.

Le spara poi
si toglie la vita
Lei stringeva la
foto delle bimbe

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Daniela Andreis



Mirco e Genni volevano morire. Volevano morire insieme. Si amavano, ma ciò non bastava loro per vivere. Non bastava vedersi, non bastava essersi ritrovati dopo anni, perché da ragazzi erano stati fidanzati. E hanno deciso di ammazzarsi. Hanno scritto ognuno una lettera di scuse ai propri cari, ai genitori e ai figli - ne avevano due a testa - piccoli. Hanno lasciato i due biglietti sul cruscotto della macchina con la quale sono andati a mettere in pratica il loro intento, una Opel Corsa, di lui, con la quale hanno raggiungo un luogo remotissimo delle Valli. Si sono fermati di fianco a un casello ferroviario abbandonato in località Calandre di Ostiglia. Ed è lì, forse dalle 6 del mattino o forse già dalla sera di lunedì, che hanno messo in atto il loro piano di morte. Hanno collegato un tubo allo scarico dell'auto, tenendo acceso il motore con i finestrini chiusi. Il gas di scarico però non è bastato: ad un tratto la benzina è finita. Potevano prenderlo come un segno di vita, se non del destino. Invece avevano un cosiddetto «piano B» per farla finita: Mirco aveva una pistola calibro 9, regolarmente detenuta, con la quale ha sparato a Genni e poi si è sparato. Due soli colpi, alla testa. Spari così ravvicinati che i finestrini dell'Opel si sono infranti. Mirco Andrioli, 35 anni e Genni Dal Vecchio, 33, sono stati trovati cadaveri alle 11.30 di ieri da un uomo che, passando in quella zona di campagna, ha visto il tubo collegato allo scarico della Opel: si è avvicinato e ha scoperto i due amanti morti.
Sul posto sono arrivati i carabinieri di Ostiglia, del comando di Gonzaga, del nucleo operativo di Mantova e il magistrato Giulio Tamburini. I due corpi sono stati trasferiti all'ospedale Carlo Poma di Mantova per l'autopsia, ma non c'è dubbio che si tratti di un omicidio-suicidio. Di una sequenza mortale che i due trentenni, lui di Casaleone e lei di Sanguinetto, volevano con molta determinazione.
Nelle ore immediatamente successive sono state tante le ipotesi formulate sul perché di un gesto così drammaticamente insensato, almeno all'apparenza. Che lui non riuscisse a separarsi dalla compagna - dalla quale aveva avuto due figli, di due e sei anni - con la quale ancora conviveva, ormai burrascosamente per la relazione con Genni che era ripresa. Un rapporto che era ricominciato ad ottobre 2009, cioè quando la trentatreenne aveva lasciato la casa coniugale a Casteldario per tornare dalla madre, in via Cesare Battisti 146 di Sanguinetto. Altri ancora sussurravano di problemi di lavoro, economici, di guai di ogni tipo. Ma la cosa più vera pare essere che Genni fosse molto ammalata e che l'intervento al seno subito qualche tempo prima non fosse riuscito a debellare un tumore. Nelle prossime ore si saprà se la mancanza di speranza di vita per lei, li abbia indotti ad ammazzarsi pur di non separarsi l'uno dall'altro.
Questo spiegherebbe molte cose, come ad esempio il fatto che Mirco e Genni fossero sempre insieme. Da che si erano ritrovati dopo vite diverse, unioni, figli - lei con una bambina di 12 anni e una di 5 - non si lasciavano mai, si vedevano ogni giorno come due ragazzini. I ragazzini che erano stati quando era nato il loro amore. Genni era stato il primo amore di Mirco. Non si erano mai dimenticati. Non volevano dimenticarsi mai più.

L'autovelox di San Vito spara a raffica

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San Vito. Per i residenti di San Vito da anni non è più un mistero che in via Padana inferiore est camion e auto sfreccino a tutta manetta incuranti del limite dei 50 chilometri orari. Ora c'è anche il riscontro ufficiale, che supera di gran lunga la più catastrofica delle previsioni: in un mese sono stati, infatti, 15mila i guidatori dal piede pesante pizzicati a non rispettare il codice della strada dall'autovelox fisso installato dal Comune nel tratto di regionale 10 che taglia in due la frazione. E la statistica, resa nota ieri dal delegato alla Polizia locale Michele Menini e dal comandante dei vigili Carlo Lodola, acquista ancora più peso se si considera che si tratta dei trasgressori immortalati dal «Traffiphot» - così si chiama il misuratore automatico collocato all'altezza dell'incrocio di via Custoza in grado di rilevare le infrazioni commesse su entrambe le corsie - solamente in un senso di marcia: quello che da Bevilacqua conduce a Legnago. Altrimenti il bilancio sarebbe stato ancora più pesante e non si sarebbe limitato ad una media giornaliera di 500 violazioni.
Tuttavia i Button di turno possono mettersi il cuore in pace. E non solo perchè non dovranno mettere mano al portafogli per pagare multe oscillanti, in base al superamento del limite, dai 38 ai 2mila euro. Ma anche perchè non rischiano di vedersi sospendere la patente fino ad un anno. «Malgrado il rilevatore sia perfettamente funzionante e conforme alle disposizioni di legge», annuncia Menini, «il Comune ha previsto infatti una fase sperimentale e non emetterà pertanto le multe ai contravventori finora fotografati. Questo per dimostrare che l'obiettivo dell'amministrazione non è quello di fare cassa bensì di favorire la prevenzione: altrimenti non avremmo rinunciato ad un incasso di 570mila euro, solo applicando la sanzione minima».
La tregua per chi indugia sull'acceleratore è comunque agli sgoccioli. «Il monitoraggio», informa Menini, «terminerà nel giro di 10 giorni non appena verranno posizionati i due avvisatori luminosi commissionati per fornire una chance supplementare ai guidatori. E solo allora scatteranno le multe». «Nel frattempo», aggiunge, «la Giunta valuterà se restringere le rilevazioni alle fasce orarie di maggior pericolo, in particolare quelle serali, per non penalizzare i pendolari». S.N.

Il vicino di casa infuriato si accanisce contro la neonata

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Minerbe. È sfociata in un'aggressione violenta la tensione che correva da tempo tra vicini di casa, con irruzione in casa, calci e pugni ad una coppia, nonché la caduta di una bambina di sei mesi la quale, per fortuna, è atterrata su un divano, ma poteva rimanere ferita gravemente. Ci mancava solo quello, perché Michele Gnesato, 41 anni, pregiudicato, ha comunque collezionato una tale serie di reati in una sera soltanto che ieri il giudice per le indagini preliminari Giorgio Piziali ha impedito all'uomo di mettere piede a Minerbe, nel paese dove vive e dove vivono i protagonisti di questa vicenda. Il processo si terrà il 4 febbraio.
È da tempo che Gnesato e i suoi vicini di casa discutono. Per i rumori, soprattutto, che avrebbe provocato il quarantunenne incurante delle richieste della coppia di un po' di tranquillità. Forse le cose sono andate abbastanza bene fino a che non è nata la piccolina. A quel punto, i genitori forse hanno insistito di più sul rispetto del silenzio di notte. Fino a che domenica sera, verso mezzanotte e mezza, Gnesato ha avuto una reazione inaspettata e violenta alle richieste dei vicini di avere un po' di pace: richieste che la coppia aveva fatto alla convivente del quarantunenne. Dopo averli insultati, l'uomo improvvisamente è uscito di casa, ha scavalcato la recinzione dei vicini e si è scagliato, danneggiandola, contro la porta finestra riuscendo a entrare in casa anche se la coppia ha cercato di barricarsi in casa. Ha poi preso a calci e pugni sia l'uomo che la donna. Ma la signora aveva sua figlia in braccio, una neonata di sei mesi, e gli strattoni di Gneasato l'hanno fatta cadere. La piccolina, scagliata dalle braccia della mamma, è finita per fortuna sul divano e non si è fatta niente. Lo spavento è stato enorme però, per la coppia e anche per la piccolina. Con la forza della disperazione, a quel punto marito e moglie sono riusciti a spingere fuori di casa Gnesato, che forse quella sera aveva ecceduto con l'alcol, ma questo sarà appurato al processo. Il quarantunenne ha continuato imperterrito e accecato dall'ira a battere alla loro porta perché voleva a tutti i costi rientrare. Anche quando la donna è riuscita a chiamare il 112 e i carabinieri del nucleo operativo e Radiomobile sono arrivati sul posto in soccorso, Gnesato ha continuato a insultare e a minacciare chiunque. È stato arrestato per violazione di domicilio, lesioni - i coniugi hanno ferite guaribili in sette giorni - e danneggiamento. Il pubblico ministero di turno ha disposto la direttissima per ieri mattina quando il gip Giorgio Piziali ha convalidato l'arresto, lo ha liberato vietandogli di rimettere piede a Minerbe. D.A.

È una gara di solidarietà per i 3 gemellini

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Daniela Andreis



Cerea. Chi non ricorda quanti appelli sono stati diffusi sotto Natale per adottare bambini a distanza dell'Africa, del Brasile, per mandarli a scuola, sfamarli o per le cure mediche? Ne aggiungiamo un altro, uguale ma contrario: «Adottiamo i tre gemelli a vicinanza». A lanciarlo è don Gianluca Colato, il prete responsabile della Fondazione Madonna di Lourdes che da agosto scorso ospita Mariana nella sua casa famiglia di Cerea. Mariana è la giovane romena rimasta vedova del marito due mesi prima che i tre bambini nascessero.
I gemelli sono nati orfani di padre a giugno e da allora solo un prete si è occupato di questa fragilissima famiglia di Oppeano e, dopo che la vicenda è emersa grazie ad una interrogazione del consigliere regionale Franco Bonfante, si sono fatte vive tante persone di cuore: istituti di credito che vogliono contribuire, gente comune che ha telefonato da tutta Italia per trovare un modo per dare una mano, piccoli imprenditori. Ma non basta.
ORA LA TENEREZZA, MA POI? Non basta perché «ora la gente si fa viva, dimostrando carità e solidarietà straordinarie ma, passata l'ondata di commozione e di tenerezza che suscitano i gemellini, che ne sarà di loro?», dice il prete con la sua spiccata praticità umana, «un'ottima soluzione sarebbe trovare una ventina, una cinquantina di persone che li adottino, che pensino al loro sostentamento anche con un cifra minima a testa, ma che sia costante nel tempo e almeno fino alla maggiore età». «Sarebbe una cosa molto bella», prosegue don Gianluca Colato, «e potremmo così davvero pensare che Nicola, Diodato e Antonio sono i nostri bambini». Fa effetto pensare in questi termini, anche perché dovrebbero essere gli enti pubblici a ragione così in grande e a trattare i gemellini, ed ogni bambino nato nel nostro paese, come figli propri, proiezione del futuro.
UN FUTURO PER I BAMBINI. «Non so come dare un futuro ai miei tre figli», dice infatti Mariana, «so che non vorrei mai dovermi dividere da loro e che penserò all'affido solo se la mia situazione fosse tale da temere di trascinarli in una esistenza che li priverebbe di istruzione o di cure sanitarie o di sostentamento. Insomma, prima di tutto il loro bene, mettendoci tutte le mie forze. E qui, in Italia, perché mi sono trovata bene fin da subito e ancora mi trovo bene». «Malgrado ritenga che gli enti pubblici dovrebbero intervenire per aiutare questa mamma a tirare su i suoi bambini anche nel prossimo futuro», riprende don Gianluca Colato, «sarebbe davvero bello che si riuscisse a farlo senza l'intervento dei politici, ma con quello della gente».
DUE PRETI E TRE GEMELLI. «Oltre a don Gianluca, che mi sta aiutando tantissimo», riprende Mariana, «vorrei ringraziare con tutto il cuore don Ivo Pasa di Negrar: anche lui si è fatto in quattro per me e i bambini». Don Gianluca si sveglia anche a mezzanotte per aiutare Mariana a cambiare e ad allattare Nicola, Antonio e Diodato. Quando tre bambini di sei mesi e mezzo reclamano contemporaneamente di mangiare non c'è tanto da pensarci su. Se poi faticano a riaddormentarsi e c'è da cullarli, il prete non si tira indietro. E, scherzando, dice: «Tutta questa fatica! Spero venga ricompensata e che almeno uno dei tre diventi prete. Anzi, io avrei già scelto quale: Antonio, il moretto, il più vivace». Un'idea che è venuta anche ad un imprenditore del legno che ha espresso il desiderio che uno dei tre gemelli diventi falegname. «E va bene», conclude don Colato. «Uno lo lasceremo alla sua mamma. Ma ricordiamoci che tutti e tre sono, o possono essere, figli nostri».

Rigoletto al Teatro Salieri di Legnago

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Dimensione Lirica di Venezia e Mutina Eventi di Modena, in collaborazione con l’Associazione Musicale Culturale I Filarmonici Veneti di Legnago, producono una delle opere più amate dal pubblico. Il palcoscenico intitolato all'illustre compositore legnaghese, si prepara ad ospitare il celebre buffone verdiano, in uno spettacolo interamente firmato da Paolo Panizza e diretto da Francesco Ommassini sul podio dell’Orchestra Filarmonica Veneta fondata da Massimo Santaniello. Dopo il grande successo riscosso al Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme, Rigoletto approda sul palcoscenico del Teatro Salieri di Legnago, in uno spettacolo intermante firmato da Paolo Panizza, alla guida di un progetto ambizioso: "stiamo cercando di rispondere alla crisi imperante dei teatri italiani, che sono sempre più in difficoltà nell’ottemperare ai bisogni culturali dei vari territori. Dimensione Lirica vuole essere un tentativo di tornare all’impresariato, di reinventare un vecchio mestiere con le tecnologie e le esperienze moderne, creando prodotti tout-court come accade nelle compagnie di prosa. In questo modo si può dare vita ad un teatro nel teatro, ad un pacchetto completo ed itinerante composto dall’allestimento – scene, costumi, luci – e dalla compagine artistica – coro, orchestra e cast – memore del fatto che nei teatri già dotati di alcune strutture è possibile portare solo una parte del prodotto”. Il gusto classicheggiante del regista veronese è il filo conduttore del nuovo allestimento di Rigoletto: “la struttura scenografica crea, in maniera semplice ma corretta, l’ambientazione descritta nel libretto e i costumi del ‘500 contribuiscono a restare nel solco della tradizione, poiché preferisco inventare soluzioni nuove all’interno dello schema originale, restando sempre fedele a ciò che è scritto”. A vestire i panni del protagonista sul palcoscenico del Teatro Salieri di Legnago, accanto a Scilla Cristiano, che nel ruolo di Gilda ha ottenuto un vero e proprio trionfo personale alla prima al Teatro Nuovo di Salsomaggiore Terme, sarà Roberto Servile: “affrontare oggi Rigoletto, alla luce della mia crescita personale ed artistica, da un lato é rassicurante – dice il baritono ligure – perché posso fare conto sulla mia esperienza e maturità, d’altro canto mi pone delle prospettive interpretative sempre più vaste ed intriganti. Ciò significa che avere acquisito più mezzi di approfondimento porta a comprendere la titanica complessità di questa figura verdiana, dove il grande Peppino compie uno dei miracoli della sua produzione artistica. Nel riprendere Rigoletto, a distanza di un anno e mezzo dall’ultima esecuzione, ho lo stesso stupore della prima volta e devo necessariamente accingermi a una sorta di rilettura, perché ogni nota, ogni accento, ogni frase, celano e svelano ancora qualcosa di nuovo. Il meraviglioso connubio tra musica e parole mostra in tutta la sua potenza una naturale alchimia che sfocia nell’effetto teatrale, cosa tanto cara al Verdi della trilogia e che trova una particolare potenza espressiva in quest’ opera”. Ad affiancare Roberto Servile e Scilla Cristiano sarà Saverio Fiore nel ruolo del Duca di Mantova, diretti dalla bacchetta di Francesco Ommassini sul podio dell’Orchestra Filarmonica Veneta. “Per un giovane direttore affrontare un titolo importante come Rigoletto significa doversi confrontare con le esecuzioni dei più grandi Maestri” dichiara il musicista stabilmente impegnato nella prima parte dei violini secondi dell’Orchestra dell’Arena di Verona. “Molti ambiscono a nuove chiavi di lettura, tentando di differenziare la propria rappresentazione allontanandosi dalla tradizione, mentre la mia vasta esperienza teatrale con le opere di repertorio mi induce a ricercare i colori e le tinte fosche e scure che scaturiscono dal preludio, senza voler trasmettere caratterizzazioni più stravaganti”. Il giovane direttore, che oltre alla formazione di violinista e agli studi di composizione e direzione si è perfezionato sotto la guida del Maestro Donato Renzetti, sta lavorando a stretto contatto con i musicisti e i cantanti impegnati nella produzione. “Roberto Servile ha eseguito questo ruolo con i più grandi direttori ed è inevitabile l’arricchimento che consegue dal continuo scambio di idee ed opinioni. Penso che sia impossibile prescindere dalle qualità umane degli interpreti, pertanto la mia intenzione è quella di valorizzare le voci, che ritengo particolarmente adatte a questo repertorio e sono convinto che sarà un grande successo”.

Contatti:
Teatro Salieri di Legnago
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I Filarmonici Veneti
Orchestra Filarmonica Veneta
Tel. 334 6888112
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Teatro Salieri di Legnago
Sabato 23 gennaio 2010 ore 20,30

Tre gemelli rimasti senza papà
«Serve un aiuto straordinario»

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Daniela Andreis



Oppeano. Questa è la storia non di uno, ma di tre Bambin Gesù. Per quanto ci si sforzi di schivare la retorica della Natività che ha imperversato in questi giorni, come si può non pensare a questo parlando di Antonio, Diodato e Nicola, tre gemellini di sette mesi che non hanno mai visto il loro papà perché è morto tre mesi prima che nascessero e che ora si trovano, con la loro mamma - che di nome fa proprio Mariana - accuditi e accolti nella casa famiglia «Madonna di Lourdes»? Una casa ce l'avrebbero, la madre e i tre bambini, e si trova ad Oppeano. Ma da agosto hanno dovuto lasciarla e trasferirsi, su disposizione del Tribunale dei minori di Venezia e in accordo con la mamma, in affido alla comunità della Fondazione di don Gianluca Colato a Cerea. La signora Mariana da sola con i tre neonati non ce l'avrebbe mai fatta e soprattutto non avrebbe avuto, e non ha, abbastanza per loro, per le tre gocce d'acqua di un cielo a metà.
Metà del loro cielo, il papà, che si chiamava Antonio Capaldo, un piccolo imprenditore nell'edilizia, 44 anni, è morto improvvisamente ad aprile 2009. Allora la moglie aspettava i tre gemelli e il 24 giugno, sono nati, bellissimi e sanissimi. Se del caso si sono interessati subito i servizi sociali e l'Ulss 21, ora la situazione andrebbe presa in carico anche da altri enti, dal Comune di residenza e dalla Regione per esempio. Per questo il consigliere regionale Franco Bonfante ieri ha depositato un'interpellanza in cui chiede alla Giunta veneziana se si possa ricorrere, per questa famiglia spezzata e in difficoltà, ad una legge che stanzia contributi straordinari ai Comuni. Una copia dell'interpellanza è stata inviata, infatti, anche ad Oppeano.
«Ho conosciuto la storia dei tre bambini», racconta il consigliere Bonfante, «per puro caso. Ho partecipato alla messa di Natale nella chiesa di Palesella, di proprietà della Fondazione Madonna di Lourdes. Il parroco, don Colato, aveva pensato con la signora Mariana che nessun giorno sarebbe stato più giusto della notte in cui nasce Gesù bambino per battezzare i tre gemelli. È stata una cerimonia toccante, come si può immaginare».
Così, nei giorni successi, Bonfante si è informato sui quei piccoli, ha parlato con il parroco e ha scoperto che erano orfani. E che da qualche mese erano ospiti di Gianluca Colato.
«Sono andato a trovarli nella casa famiglia. Sono bellissimi. Ma a parte questo, hanno bisogno di aiuto, di un sostegno, che ci si muova subito per loro. La signora Mariana lavora come cameriera in un ristorante di Verona, ma non basta ovviamente». Evidentemente Mariana non ha potuto permettersi di lasciare il lavoro e di stare con i suoi tre gemellini, come molto probabilmente sarebbe successo se il marito non fosse morto. Però così è andata e la donna si è dovuta rimboccare le maniche e per qualche ora al giorno lasciare i suoi bambini nella casa famiglia. Alcune signore volontarie fanno la spola per occuparsi dei neonati, che ora hanno sette mesi: li cullano, li allattano, li cambiano. Tutto quello che richiedono i bambini, insomma: cibo, amore, attenzione, non oro, incenso e mirra. Doni veri, reali. Il momento è quello giusto, ma che i Magi siano davvero tali.

Abolito
lo «Sportello»
Sfrattati
gli stranieri

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Stefano Nicoli



Legnago. Che Legnago stia diventando sempre più una città multietnica e che gli oltre 1.600 immigrati residenti sotto il Torrione coprano ormai il 6,2 per cento della popolazione poco importa. Dopo quasi cinque anni di attività, lo «Sportello stranieri» - inaugurato in municipio nel marzo del 2005 dall'ex amministrazione Gandini e gestito finora dall'associazione per la mediazione interculturale «Il sorriso di Ilham» - ha chiuso definitivamente i battenti. Almeno di una retromarcia che appare tuttavia alquanto improbabile in attesa di trovare una formula alternativa.
Così ha voluto la nuova Giunta di centrodestra capeggiata dal «doge» leghista Roberto Rettondini, che nell'ultimo consiglio comunale ha annunciato la soppressione del servizio istituito a suo tempo «per favorire l'inserimento degli stranieri ed evitare situazioni di degrado». «Dietro a questa scelta», ha messo le mani avanti Erika Ferraresi, assessore ai Servizi sociali, rispondendo ad un'interpellanza presentata al riguardo dal suo predecessore Claudio Marconi, «non c'è alcuna motivazione di stampo razzista e nessunissima volontà di discriminare gli stranieri sebbene il nostro partito non abbia mai fatto mistero di non gradire gli immigrati che delinquono e non rispettano le regole creando problemi di sicurezza». «Semplicemente», aggiunge la lady di ferro del Carroccio, «riteniamo che gli 8mila euro spesi nel 2009 per garantire ogni settimana il funzionamento dello sportello non debbano gravare interamente sulle casse del nostro Comune. E questo perchè l'associazione non si è limitata in questi anni a fornire consulenza gratuita agli immigrati abitanti a Legnago ma ha assistito a costo zero anche numerosi stranieri residenti in altri centri della Bassa».
In ogni caso non è detta l'ultima parola anche se l'amministrazione non intende in alcun modo servirsi in futuro de «Il sorriso di Ilham». «A decidere su un'eventuale riattivazione del servizio», puntualizza Ferraresi, «sarà la conferenza dei sindaci partendo però dal presupposto che il Comune di Legnago non è più disposto ad accollarsi questa incombenza. Comunque, a coordinarlo non saranno di certo gli attuali gestori che si sono comportati scorrettamente in campagna elettorale strumentalizzando la loro attività a fini politici».
L'eliminazione dello sportello sta scatenando intanto vivaci reazioni con Marconi, da sempre convinto sostenitore dell'iniziativa, schierato in prima linea «contro una scelta sbagliata e condannabile di cui pagheremo tutti le conseguenze». «In questo modo», biasima l'ex vicesindaco del Pd, «si fa un rischioso passo indietro privando non solo gli stranieri ma anche gli italiani che dal 2005 hanno usufruito del servizio di un punto di riferimento irrinunciabile e non solo sotto il profilo burocratico». Per Marconi la giustificazione economica adotta dalla Giunta sarebbe poi «solo un pretesto che non renderà di fatto invisibile la nutrita colonia multilingue insediata in città e privata di uno strumento fondamentale per gestire l'integrazione». «Non è affatto vero», replica l'ex assessore, «che lo sportello è preso d'assalto dagli immigrati di altri centri, che coprono meno del 20 per cento dei contatti. Quindi, è una scusa magra ed in ogni caso si poteva ovviare al problema con una convenzione intercomunale come si è fatto per l'Ufficio lavoro».

Elettricità
dal biogas
un altro
maxi impianto

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Lidia Morellato



Salizzole. Secondo impianto biogas per la produzione di energia elettrica in paese, dopo quello avviato nel mese di aprile 2009 dall'azienda agricola Cazzola, nella frazione di Bionde. Anche questo avrà la stessa potenza, un megawatt, del primo, e sarà realizzato dalla società «La Collinetta», realtà agricola a indirizzo cerealicolo che ha una dimensione di 420 ettari - 195 dei quali in provincia di Pisa - e di cui Paolo Minozzi è socio, residente a Salizzole.
Il nuovo impianto produrrà fino a 24 mila chilowatt al giorno e sarà alimentato da insilato di mais, ovvero il granturco fatto maturare nei silos, autoprodotto dall'azienda e da idrobios, cioè scarti della macellazione animale frantumati e sterilizzati per mezzo di una specie di «digestore» e provenienti da «Mantova agricoltura», di Fossato, azienda associata de «La Collinetta».
La fermentazione delle materie prime che alimenteranno l'impianto produrrà energia elettrica, che sarà rimessa in rete e venduta all'Enel. Questo è il profilo di massima dell'impianto che sorge in via Zanon, nel comune di Salizzole, che ricopre una superficie di 30 mila metri quadrati e che sarà avviato, secondo le previsioni, il prossimo 15 gennaio.
«L'iter delle autorizzazioni si è concluso dopo circa un anno dalla richiesta e non abbiamo incontrato nessun tipo di difficoltà», riferisce dice Paolo Minozzi, «la nostra idea è quella di investire in fonti energetiche alternative ed è ormai da tempo che la Regione Veneto sta incentivando l'attivazione di queste strutture. Abbiamo in programma una presentazione pubblica all'avvio dell'impianto».
La realizzazione della centrale, costituita da due vasche da 6.000 tonnellate e da un generatore di corrente, ha richiesto un investimento pari a 4,5 milioni di euro. Dalla fermentazione della componente vegetale che inciderà per il 60 per cento e dalla parte animale si ricaverà l'85 per cento di gas metano, oltre ad ossigeno, vapore acqueo e anidride carbonica. Riguardo l'insediamento, è arrivato anche il parere favorevole del sindaco: «Penso si tratti di un'opportunità per il territorio, che si aggiunge a quella già presente a Bionde e che non dà alcun problema», dice il primo cittadino, «e che questa sia la via migliore per produrre energia senza inquinare. Un plauso va alle aziende che investono in questo senso».
L'azienda Minozzi punta molto sulle fonti di energia rinnovabili, tanto che ha recentemente provveduto ad installare anche un impianto fotovoltaico che occupa una superficie di 6.000 metri quadrati e produce 500 chilowatt all'ora, energia che, oltre a coprire i consumi di casa e dell'azienda che svolge anche attività di avicoltura, sarà destinata alla rete.

Pattumiera sempre più piena
La città va in controtendenza

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Stefano Nicoli



Legnago. La pattumiera dei legnaghesi è sempre più piena. Ma in compenso il capoluogo della Bassa si conferma uno dei Comuni più «ricicloni» a livello nazionale tra i centri con più di 20mila abitanti: lo scorso anno la percentuale di differenziazione ha raggiunto, infatti, il 67,25 per cento, suppergiù la stessa del 2008. Il dato sicuramente più rilevante, che emerge dal bilancio annuale della Sive - la società partecipata dal Comune che gestisce il servizio in città ed in altri nove centri della Bassa - riguarda però i 560 chilogrammi di immondizia prodotti nel 2009 da ciascuno dei 25.550 residenti contro i 546 del passato esercizio e i 565 del 2007. Il che significa che, in 12 mesi, la raccolta è salita del 2,84 per cento passando da 13.919 a 14.314 tonnellate, con conferimenti lievitati di 395mila chili.
«Questo aumento, determinato sia dalle frazioni avviate a smaltimento che da quelle recuperate», sottolinea Graziano Lorenzetti, assessore all'Ecologia, «va in controtendenza rispetto al trend segnato nella maggior parte dei Comuni della provincia dove, a causa della crisi e della chiusura di molte attività, si è toccato nel 2009 un calo di circa il 30 per cento. Il balzo di Legnago, oltre a scontare l'apertura di importanti attività commerciali, cela quindi un incoraggiante segnale, che confermerebbe una seppur timida ripresa dell'economia». Passando agli altri dati del consuntivo, emerge poi un significativo incremento dell'11,32 per cento del secco - 3.845 tonnellate contro le 3.454 del 2008 - mentre si sono bruscamente ridotti gli ingombranti con una flessione di quasi il 28 per cento - da 888 a 640 tonnellate - dovuta «ad un efficiente gestione degli ecocentri». Per quanto concerne le frazioni recuperate la variazione annuale è stata complessivamente del 3,15 per cento con 9.209 tonnellate riciclate contro le 8.928 del 2008: se l'umido è rimasto pressochè invariato a 2.290 tonnellate, gli aumenti più significativi si sono avuti per il verde (+ 10,46 per cento), la plastica (+9,69 per cento) ed il legno (+41,67 per cento).
Malgrado i progressi la strada è però tutta in salita e restano ancora dei nodi da risolvere. «Per migliorare il servizio», annuncia Lorenzetti, «abbiamo chiesto a Sive di ridifinire nel 2010 il piano dello spazzamento per una maggiore copertura del territorio e di intensificare la rimozione dei rifiuti abbandonati. Non va comunque dimenticato che un maggior decoro della città dipende anche dall'educazione dei cittadini». Un altro tasto dolente riguarda poi gli evasori totali. «Nei giorni scorsi», annuncia l'assessore, «è stato avviato, con i primi 30 accertamenti, un piano per contrastare l'evasione completa della tariffa. Ai trasgressori verranno applicate sanzioni fino al 60 per cento dell'importo evaso oltre agli interessi».


L'ufficio delle Poste riapre nel container super attrezzato

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Roberto Massagrande



Riapre oggi, alle 8.30, giusto in tempo utile per pagare le pensioni, l'ufficio postale di Bovolone, allestito in un container sul piazzale Donatori di Sangue. A quasi due mesi esatti dalla distruzione in un incendio dell'ufficio postale di via Madonna a seguito a un maldestro tentativo di una banda di ladri di far saltare il bancomat con l'acetilene, i bovolonesi torneranno ad avere l'ufficio postale.
Da due mesi i cittadini erano costretti a recarsi nei paesi limitrofi per le operazioni di sportello che richiedono l'uso di contanti: il camper d'emergenza parcheggiato davanti all'ufficio finito in cenere, infatti, aveva una operatività limitata nelle operazioni online, senza cioé l'uso di contanti. Per avere questi servizi, per esempio, c'era chi doveva farsi accompagnare in altri uffici postali oppure utilizzare l'autobus per raggiungere altre sedi. Ma solo l'ufficio di Villafontana è raggiungibile comodamente con i mezzi pubblici, ovvero con le corriere dell'Apt che circolano sulla linea Legnago-Verona. Ma nemmeno prendere l'autobus era così semplice: alcuni mezzi non sono ribassati - come quelli che girano in città - e hanno quindi degli scalini di accesso non facili da affrontare per gli anziani.
Il container modulare che sostituirà in tutto l'ufficio postale chiuso è lungo una ventina di metri ed è stato installato già il 5 dicembre, rispettando quindi i tempi comunicati dalle Poste. Poi però ci sono volute altre tre settimane per realizzare tutti i collegamenti necessari, compreso quello rete alla fognaria perché il nuovo ufficio - queste le previsioni - rimarrà in funzione per almeno un anno. Il prefabbricato è sottoposto alla videosorveglianza. Gli orari di apertura saranno: dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 14 e il sabato invece fino alle 13. Dal 4 gennaio l'ufficio sarà aperto anche al pomeriggio, con orario continuato dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 18.30. il sabato sempre fino alle 13. Gli sportelli in funzione saranno sei e ci sarà anche una saletta informazioni, a tutela della riservatezza dei clienti. La sede provvisoria sarà abilitata sia ai servizi postali ordinari che al Bancoposta ed ha un suo recapito telefonico che è lo 045.699.53.49.
In piazzale Donatori di sangue ormai è tutto pronto, compresa l'installazione di tre alberelli di Natale all'esterno. Per far fronte all'affluenza di pubblico, nel piazzale è stato introdotto il disco orario e sono stati ricavati ulteriori posti auto lungo un lato della vicina via Ormanetto. La vicenda della riattivazione dell'ufficio ha avuto un'eco anche in consiglio comunale, in un'interpellanza presentata da Beatrice Mantovani dalle fila dell'opposizione.
Intanto Poste Italiane sta valutando come ristrutturare tutto il pianterreno che è andato distrutto e che la società aveva in affitto. La riparazione è a carico della società e la spesa sarà senza dubbio ingente.

Ordinanza perpetua anti botti

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Stefano Nicoli



I fedelissimi di petardi, razzi e mortaretti dovranno farsene una ragione: a Capodanno sarà vietato sparare in città i tradizionali botti che accompagnano ogni 31 dicembre i festeggiamenti per la fine del vecchio anno e l'inizio di quello nuovo. E non solo domani sera ma anche per i futuri veglioni di San Silvestro della gestione Lega-Pdl. Almeno nelle vie del centro storico, nei dintorni dell'ospedale e nelle vicinanze della casa di riposo come nei pressi delle caserme e dei distributori di carburante dove potrebbero scatenarsi pericolosi incendi.
Così prescrive l'ordinanza firmata dal sindaco Roberto Rettondini «per proibire una volta per tutte l'esplosione delle ultime diavolorie pirotecniche malgrado provengano da rivenditori autorizzati e siano munite di regolare bollino comunitario». Il divieto non si limiterà infatti al 2009 che sta per andarsene ma sarà «perpetuo». Quindi, per non correre il rischio di vedersi comminare sanzioni fino a 500 euro e di venire denunciati per l'eventuale detenzione di «bombette» e girandole illegali, dovrà essere rispettato non solo dalle 20 di domani alle 8 di venerdì. Ma anche nei Capodanno che si succederanno da qui in avanti. Una misura preventiva drastica, che è stata suggerita al sindaco dal capogruppo del Pdl con delega agli Animali Stefano Zamperlin con una duplice finalità: da un lato quella di tutelare la quiete pubblica e l'incolumità delle persone; dall'altro quella di salvaguardare le bestiole ed in particolare i cani che si spaventano a morte allo scoppio dei petardi precipitandosi in fughe incontrollate rischiose sia per loro stessi che per la circoalzione stradale. «Il lancio dei botti», sottolinea Zamperlin, «provoca stress e panico tra gli animali da affezione che, avendo udito ed olfatto molto più sviluppato di noi umani, potrebbero avere nella confusione reazioni inconsulte come è capitato spesso in passato. Da qui l'inasprimento delle precedenti ordinanze con l'invito ai proprietari di custodire le loro bestiole in luoghi chiusi per scongiurare incidenti che sono sempre possibili».
Se i recidivi del mortaretto avranno vita dura nel capoluogo e nelle altre «zone sensibili», che domani saranno pattugliate dalla polizia locale, potranno comunque aggirare l'ostacolo sfogandosi in aperta campagna o nei centri limitrofi. «Raccomando comunque», scrive Rettondini nell'ordinanza, «di usare la massima prudenza specie in aree affollate e di accendere gli artifici pirotecnici a debita distanza da persone ed animali. Anche per i petardi di cui è ammessa la vendita al pubblico esiste infatti un oggettivo pericolo per la salute e lo stesso può dirsi per quei prodotti che si limitano a produrre un effetto luminoso senza detonazione». Il sindaco, «non potendo vietarne l'impiego in ambito privato», invita infine «ad adottare ogni possibile preacuzione nel maneggiare i botti evitando di affidarli ai minori poichè non si tratta di giocattoli».

È guerra aperta sull'appalto dell'ambulanza

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A distanza di cinque anni dal patto sindacale che aveva messo fine all'appalto esterno dell'ambulanza, al Pronto soccorso dell'ospedale di Legnago è di nuovo bufera sulla gestione delle emergenze. Le Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dell'Ulss 21 sono infatti scese sul piede di guerra per contestare, con il sostegno di Cgil, Cisl, Uil e Nursing Up, una scelta analoga a quella che nel 2002 aveva scatenato un'accesa vertenza interna risoltasi poi nell'aprile del 2004 con il rientro del servizio.
Anche in questo caso nel mirino delle organizzazioni sindacali è finita la procedura d'urgenza con la quale l'Azienda ospedaliera della Bassa ha appaltato a «Legnago soccorso», in via sperimentale per un anno a partire dal primo dicembre, un'ambulanza «Sierra 3» riservata al trasporto dei pazienti meno gravi (codici verdi e gialli). «Questa decisione», spiega Francesco Buonocore, direttore sanitario dell'Ulss 21, «ci è stata suggerita dalle esigenze gestionali del nuovo Pronto soccorso che, a fronte di spazi ampliati e dell'attivazione di 10 letti di Osservazione breve intensiva (Obi), richiede una nuova organizzazione del lavoro e del personale». «Quindi», aggiunge, «nell'impossibilità di incrementare l'organico e non avendo raggiunto un'intesa con i dipendenti per prestazioni aggiuntive abbiamo dato in appalto un'ambulanza recuperando così tre infermieri ed un autista soccorritore al giorno da impiegare in reparto».
La decisione dei vertici aziendali è andata però di traverso ai sindacati. I quali criticano aspramente «l'esternalizzazione del servizio sia alla luce dell'esperienza negativa fatta in passato sia nel timore che possa risentirne la qualità delle prestazioni anche in considerazione della mancanza di trasparenza nell'appalto». «Condividiamo la preoccupazione di ritrovarci solo con tre infermieri in caso dell'uscita contemporanea di due ambulanze ma in casi del genere», sottolineano i sindacati, «altre Ulss del Veneto hanno chiesto ed ottenuto deroghe al blocco delle assunzioni». Per quanto concerne il rifiuto a svolgere turni extra, i sindacati rimarcano «di aver presentato una proposta al riguardo ma che la disponibilità da parte del personale a svolgere prestazioni aggiuntive, con una paga dignitosa non ridotta ai 7 euro lordi all'ora proposti dalla direzione, è stata respinta». S.N.

Due milioni
per bonificare
tre aree inquinate
da anni

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Sono tre i Comuni del Basso veronese che potranno attingere dal fondo di rotazione destinato dalla Regione per gli interventi di bonifica di siti inquinati. Ad Albaredo (960mila euro). Cerea (quasi 710mila) e Legnago (circa 158mila), infatti, andranno circa 2 milioni dei 5 messi ad isposizione per Verona e provincia.
L'intervento più importante riguarda la discarica di via Rivalta, ad Albaredo, scoperta dalla polizia locale nel gennaio 2007. Si trattava di una vasta zona agricola (3.300 metri quadrati) sul retro di una casa situata al civico 7 dove erano stati smaltiti fino a 3 metri di profondità oltre 9mila metri cubi di materiale edile e di scarti di lavorazione industriale. La segnalazione era arrivata da una cittadina che era in trattativa con il proprietario per l'acquisto della casa e che si era accorta della presenza nei campi dell'abitazione di una discarica abusiva. A quel punto, oltre a recedere dal contratto, aveva deciso di presentare un esposto sulla vicenda. Il piano di bonifica ha un costo complessivo di oltre un milione di euro.
Il contributo regionale - circa il 40 per cento del totale - permetterà di far partire anche la bonifica dell'ex macello di Cerea inquinata da idrocarburi fuoriusciti da alcune cisterne interrate. La scoperta è del 2002, durante i lavori di costruzione di 20 abitazioni dell'Ater: lavori che da allora sono bloccati anche a causa dei contenziosi tra l'Ater, la ditta appaltatrice ed il Comune: l'azienda per l'edilizia territoriale accusava l'amministrazione dell'allora sindaco Claudio Tambalo di aver taciuto sull'inquinamento, mentre il primo cittadino si faceva forte di un documento precedente alla data di acquisto con il quale si informava l'Ater della situazione già emersa nel 1998 al seguito del quale la stessa azienda si era impegnato a bonificare l'area.
Molto più semplice, invece, la bonifica nell'area dell'ex zuccherificio legnaghese, alle spalle del nuovo centro commerciale, che ha eliminato i metalli pesanti ed altri inquinanti dal terreno. L'intervento complessivo è costato 250mila euro. Hanno collaborato Paola Bosaro
e Francesco Scuderi

La maglia nera alla provinciale 500

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Stefano Nicoli



Rallentamenti, code ed ingorghi con proteste e polemiche incorporate. Anche ieri per la Bassa è stata una giornata di autentica passione con il traffico paralizzato da uno spesso strato di neve e ghiaccio, che ha messo a dura prova i nervi degli automobilisti costretti a viaggiare a passo d'uomo. Per non parlare dei pedoni alle prese con pericolosi slalom su marciapiedi e vie interne malgrado i Comuni abbiamo esaurito le scorte di sale: solo a Legnago, negli ultimi sei giorni, ne sono stati sparsi 600 quintali ed altri 900 sono stati scaricati ieri mattina nei depositi comunali per fronteggiare le prossime nevicate.
In questo calvario da bollino rosso la «maglia nera» della viabilità spetta sicuramente alla provinciale 500, trasformata in una pista di pattinaggio da una lastra di ghiaccio spessa alcuni centimetri. Almeno nel tratto racchiuso tra il centro di Minerbe, San Vito e l'innesto con la regionale 10, dove i passaggi di spargisale e frangighiaccio da parte della Provincia - ente a cui spetta garantire la sicurezza della trafficata arteria con interventi di prevenzione e di pulizia - hanno lasciato alquanto a desiderare fino alla tarda mattinata di ieri. Tanto che solo la prudenza degli autisti e la velocità ridotta hanno evitato che un pullman dell'Atv, diretto a Legnago carico di studenti prelevati poco prima a Roveredo, Pressana, Caselle e Minerbe, finisse la sua corsa in mezzo ad un campo laterale.
Sul confine tra Legnago e Minerbe, un camion ha perso infatti il controllo a causa del fondo ghiacciato e si è fermato a pochi centimetri del bus che in quel momento era in colonna e che fortunatamente non è stato sbalzato fuoristrada. Un dramma sfiorato, che in pochi minuti ha formato però lunghissime code bloccando la circolazione per due ore e mezza. Al punto che, vista la malparata, i passeggeri del pullman sono scesi facendo ritorno all'ultima fermata, chi a piedi e chi accompagnato in auto dai vigili urbani di Minerbe. I quali, per limitare i disagi e scongiurare incidenti, sono intervenuti subito sulla provinciale 500 mentre gli operai dello stesso municipio provvedevano a spargere il sale per sbloccare il traffico. Un'operazione che il Comune di Minerbe, proprio per ovviare ai ritardi della Provincia, aveva già effettuato con i propri mezzi su un tratto della 500 lunedì pomeriggio. Inoltrando però, seduta stante, un fax di protesta ai Palazzi Scaligeri.
I malumori non sono mancati neppure a Legnago sebbene il Comune abbia attivato la squadra emergenza già alle tre di notte con sette lame e 10 uomini in azione accanto a quattro spargisale, che hanno spruzzato negli snodi principali i 30 quintali di antighiaccio rimasti in magazzino. L'ondata di freddo ha inoltre provocato gravi inconvenienti anche ad alcuni inquilini delle case Ater di Casette, che da domenica sono senza acqua a causa delle tubature congelate. Lo stesso inconveniente è capitato anche al piano terra del municipio dove le impiegate del protocollo hanno lavorato con il cappotto addosso: nell'ufficio c'erano appena 7 gradi.
Ieri, la situazione non era delle migliori neppure a Cologna dove si sono levate le proteste delle famiglie degli studenti per le lastre di ghiaccio e la poltiglia scivolosa ancora presenti nella zona scolastica. A risentire maggiormente dei ritardi nelle operazioni di sgombero sono state però, anche in questo caso, le strade provinciali quasi interamente ricoperte di ghiaccio fino alle 11 quando sono state ripulite dopo insistenti telefonate da parte dell'ufficio tecnico.

Hanno collaborato
Francesco Scuderi e Paola Bosaro

Famiglia sfrattata dal fuoco
Natale fuori casa per i Pavan

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Francesco Scuderi



Minerbe. Natale fuori casa per la famiglia Pavan di Minerbe, vittima dell'incendio che domenica ha distrutto il tetto della loro villetta di via Trieste. Serviranno dei mesi, infatti, prima che Lorenzo, la moglie e la loro figlia riescano a tornare nell'abitazione dove vivevano da tre anni e mezzo circa.
Ieri mattina i vigili del fuoco sono tornati per effettuare un sopralluogo e riscontrare i danni: il loro esame non ha dato margini alla speranza, tanto che il sindaco Carlo Guarise ha firmato un'ordinanza urgente che dichiara l'inagibilità dell'intero immobile. Troppi i danni riscontrati e troppi i pericoli per decidere di lasciar rientrare la famiglia. Finché la casa non tornerà agibile la famiglia sarà ospite dalla madre di Pavan, che vive proprio di fronte alla villetta del figlio.
Per riottenere i permessi d'agibilità dovrà essere fatto un progetto di restauro dell'abitazione, in particolare del tetto che durante l'operazione di soccorso è stato quasi completamente scoperchiato dai pompieri per permettere di spegnere le fiamme. Per non peggiore la situazione della casa sono stati tesi dei teloni che impediranno infiltrazioni dovute al maltempo che incombe da giorni nella Bassa.
All'interno della casa le zone più colpite sono state le camere da letto del piano superiore, anche se l'acqua degli idranti ha lasciato il segno anche in diverse stanze al piano inferiore. Per domare completamente le fiamme, sviluppatesi verso le 15 dio domenica, i vigili del fuoco sono giunti con due autobotti da Legnago e Bovolone e con un'autoscala da Verona: l'operazione ha richiesto oltre sei ore di lavoro senza sosta.
A mettere in difficoltà i pompieri è stato soprattutto il tetto autoventilato, studiato secondo le moderne tecnologie che permettono un notevole risparmio energetico in cambio di un maggiore isolamento termico e quindi maggior calore all'interno dell'abitazione. Purtroppo questo ha permesso anche alle fiamme di autoalimentarsi continuamente per ore, nonostante gli sforzi dei soccorsi.
I riscontri di ieri hanno anche confermato che la causa delle fiamme sia da attribuirsi ad un difetto o ad un errore di costruzione della canna fumaria del camino del soggiorno: il suo surriscaldamento e la vicinanza delle travi in legno a cui si è aggiunto il tetto autoventilato hanno dato vita all'incendio.

«L'Ulss 22 va riorganizzata, così è assurda»

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Camilla Ferro



L'Ulss 22 è un pozzo senza fondo: ci finiscono i soldi, tanti, della Regione, dei Comuni, dei cittadini e non bastano mai. Non bastano per far fronte, oltre che alla riorganizzazione della rete ospedaliera, soprattutto alle emergenze sociali: i costi per l'assistenza ai disabili e agli anziani, per i Ceod e le Comunità alloggio, per le case di riposo e le residenze socio-sanitarie sono in continuo aumento. Da sempre. Il direttore generale Alessandro Dall'Ora ha annunciato che, per farsi bastare i denari che ha a disposizione, ricorrerà ad una riorganizzazione dei servizi. Significa: taglierà le spese. Lo farà soprattutto a danno delle fasce deboli della popolazione, quelle che da sempre, quando la coperta è troppo corta, soffrono il freddo.
I DISABILI. Il braccio di ferro tra la direzione dell'Ulss 22 e le famiglie dei ragazzi con portatori di handicap va avanti da mesi, senza arrivare ad un punto di incontro. Dall'Ora dice: «Devo rivedere il sistema di pagamento delle rette per ogni utente inserito nelle strutture, devo arrivare ad applicare la retta unica e con questa pagare alla stessa maniera, secondo quote fisse, le cooperative che gestiscono i centri». Le famiglie replicano: «Così, pareggiando il costo per ogni ragazzo senza considerare la peculiarità di ogni centro, le attività diversificate che si praticano, i progetti studiati ad personam, si livellerà tutto verso il basso, si distruggerà la qualità dell'assistenza portandola a target minimi». Di più: «I nostri figli che ora vanno con gioia al Ceod perchè imparano cose e svolgono attività che li stimolano e li migliorano, con la ricetta Dall'Ora saranno parcheggiati intere giornate a fare la metà di quello che ora fanno: torneranno indietro, con un colpo di spugna verrà cancellato ciò che con tanti anni di fatica e battaglie abbiamo ottenuto. Perchè?».
Dall'Ora ha le sue ragioni, i genitori le loro. A questo punto è solo a un livello più alto che va affrontata la questione: in Regione ci sono due assessorati che si occupano di sanità e di politiche sociali, quello di Sandri e quello di Valdegamberi. La «palla» passa a loro perchè loro, in quanto amministratori sovraprovinciali che danno le regole, devono rispondere alla gente che da mesi chiede aiuto. Valdegamberi continua a dire che «noi del sociale la nostra parte l'abbiamo sempre fatta sopperendo alle mancanze della sanità: ci siamo fatti carico dei buchi non coperti dal servizio nazionale per gli anziani, i disabili, la psichiatria e se il palco sta in piedi è solo grazie al nostro impegno al volontariato».
L'ANOMALIA. Tocca a Sandri, ultimo anello della catena, a dare spiegazioni. E sorprende la sua analisi perchè, attraverso un esame ad ampio spettro, spiega perchè le «cose» nella 22 «faticano a girare». «Fondamentalmente perchè», sottolinea,«è una Ulss anamola, la più anomala del Veneto: si estende su 120 chilometri e al suo interno ospita ben 7 presidi ospedalieri, due dei quali privati (Peschiera e Negrar) che da soli rappresentano la metà della presenza di strutture convenzionate dell'intera Regione». «Detto questo», prosegue l'assessore, «per aggiustare ciò che non funziona nella sanità veneta e nello specifico nell'azienda sanitaria di Bussolengo credo sia necessario procedere ad una riorganizzazione delle Ulss: la 22, così com'è disegnata, è una contraddizione in termini, da Peschiera arriva ad Affi e Malcesine, un'area amplissima di difficile gestione soprattutto per i servizi al territorio. Chi nella nuova legislatura guiderà la sanità dovrà partire da qui, da una profonda ristrutturazione delle Ulss, prima tra tutte quelle di Bussolengo».
LA PROPOSTA. Altro progetto: «I servizi sociali, al cui fondo coopera il sanitario, non hanno ottenuto benefici dalla separazione dei due assessorati: credo che l'impegno principale del prossimo governo veneto sarà quello di tornare ad un accorpamento in modo da avere una visione d'insieme di materie, sempre più complementari: dove non arriverà un assessorato subentrerà l'altro, riuscendo, ne sono sicuro, a dare risposte migliori ai cittadini. La gestione dei servizi ai disabili, ad esempio, ne trarrebbe sicuramente dei vantaggi». Sandri si sbilancia: «Cercherò il direttore della 22 Dall'Ora per approfondire il problema dei Ceod e delle comunità alloggio, lo sensibilizzerò sull'emergenza che stanno vivendo le famiglie. Siamo qui per risolvere, quando si può, i problemi». A Bussolengo sono tanti per colpa, pare, della geografia: a causa sua anche la riorganizzazione degli ospedali è bloccata. «Finchè non avrò finito di sistemare il Magalini per il quale abbiamo appena ottenuto 40 milioni di finanziamento e per il quale serviranno 3 anni di lavori», conclude Sandri, «l'ospedale di Isola della Scala non lo chiudo. Inutile girarci intorno: una Ulss lunga 120 chilometri sarà sempre un problema ovunque si aprano o si chiudano nosocomi. Idem per i servizi sociali: troppa dispersione e quindi troppe spese».
Camilla Ferro

Nuovo incrocio in via Pastoria
Traffico al riparo dai pullman

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Stefano Nicoli



L'apertura dei cantieri, rispetto ai tempi annunciati, si è prolungata oltre ogni aspettativa moltiplicando nel frattempo le proteste di automobilisti e residenti. Ma, seppur con un paio d'anni di ritardo inframezzati da petizioni e lungaggini burocratiche, l'attesa è finita: l'incrocio tra via Padana Inferiore est e via Pastoria, all'altezza del deposito dei pullman inaugurato nel 2006 a San Vito, sarà messo in sicurezza. Così come prevedevano gli impegni presi a suo tempo con il Comune dall'Aptv, proprietaria del terminal costato 4 milioni di euro e locato all'Atv, l'Azienda controllata con Amt che gestisce il servizio di trasporto pubblico sul territorio provinciale.
Nei giorni scorsi sono partiti, infatti, i lavori per la realizzazione dello svincolo, che entro la fine di febbraio consentirà di allargare di quasi 15 metri l'attuale carreggiata con la creazione di una terza corsia centrale destinata ad agevolare le manovre di entrata e di uscita delle decine di bus custoditi nel vicino deposito. Un intervento da 300mila euro sollecitato a più riprese da frontisti e pendolari, che metterà al riparo la circolazione, tra l'altro sempre più intensa, in uno dei punti neri della viabilità comunale dove i veicoli sfrecciano a tutta velocità incuranti del limite dei 70 chilometri orari in vigore. «Non appena mi sono insediato», sottolinea Massimo Bettarello, presidente di Aptv, «ho fatto il possibile per accelerare la sistemazione dell'incrocio di via Pastoria, che necessitava di essere adeguato al nuovo carico di traffico per scongiurare ingorghi e rischi di incidenti, specie di sera e in caso di nebbia. E, al termine di un tribolato iter tecnico, sono entrate finalmente in azione le ruspe, che hanno già provveduto a bonificare i terreni della scarpata e a pareggiare il dislivello».
Oltre all'ampliamento della sede stradale il progetto, coperto da un'assicurazione decennale, include anche il potenziamento dell'illuminazione con la posa di lampioni a basso consumo e l'aggiunta di una speciale segnaletica luminosa orizzontale per facilitare l'immagazzinamento dei veicoli. I cantieri - che permetteranno a breve di assecondare una delle richieste messe nero su bianco da residenti e passanti nella raccolta di firme protocollata nell'estate del 2008 - non si chiuderanno qui. « Per l'occasione», annuncia Bettarello, «verranno predisposti, su richiesta dell'amministrazione, anche gli spazi e gli allacciamenti per ospitare un tratto della pista ciclabile in fase di costruzione tra la rotonda di Porto e San Vito».

Due mostre inaugureranno il nuovo Sistema museale

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Stefano Nicoli



Un toccante filo artistico tra Italia e Afghanistan sulla scia della missione di pace «Praesidium», che ha visto impegnato ad Herat il contingente italiano. Ed un omaggio a Cleto Munari, uno dei maggiori esponenti del design e dell'architettura d'avanguardia, presente con le sue creazioni in 120 musei del mondo. Saranno due mostre di caratura internazionale a tenere a battesimo, tra oggi e domani, «Legnago musei»: la rete museale divenuta operativa a novembre in città con la fusione, sotto la direzione di Andrea Ferrarese, del Fioroni e del Centro ambientale archeologico.
E sarà proprio quest'ultimo ad ospitare, stasera alle 18, la prima delle due inaugurazioni inserite nell'eccezionale evento ideato dalla delegata alla cultura, Ester Bonfante con l'architetto ed ufficiale degli alpini Alessandro Carone, curatore di entrambe le esposizioni. Madrine della serata la contessa Yolanda Borromeo e la giornalista Alessandra Vaccari. «Herat ora nona, il coraggio del futuro» - così è intitolata la mostra interdisciplinare, che ruota attorno ad un'imponente installazione dello scultore ed accademico pontificio Ernesto Lamagna - si articolerà in tre sezioni. La prima si apre con 12 burka blu montati su manichini antropomorfi sagomati dal maestro Lamagna a simboleggiare le donne afgane e la loro condizione d'altri tempi. La seconda si snoda, invece, su 12 tele «aquiloni» prodotte dai docenti e dagli studenti dell'Università di Herat durante il ciclo di lezioni tenuto da Lamagna nel Paese asiatico su idea di Carone; mentre la terza raccoglie fotografie sulle missioni di pace in Afghanistan degli alpini del 5° e dell'8° reggimento della Brigata Julia. Al centro dell'ambientazione alcune lettere originali in arabo di quelle genti.
Il secondo taglio del nastro è previsto invece, domani alle 18, al museo Fioroni dove si potrà visitare la mostra «Après Paolo Veronese». In questo caso a catturare l'attenzione sarà una collezione di 12 vasi in vetro di Murano, acquistabile sborsando 45mila euro, realizzati dalla «Cleto Munari Design associati» su disegno dello stesso allievo di Carlo Scarpa e di 10 tra i più famosi designers ed architetti del mondo. I quali hanno rivisitato il vaso di Murano più celebre del '500, che venne riproposto nel '900 prendendo il nome di «Vaso Veronese» in omaggio al grande pittore che lo rappresentò nella sua «Annunciazione» del 1578. Accanto ai prestigiosi vetri firmati, che fanno già parte della collezione di celebrità del calibro di Sharon Stone e Bill Gates, saranno esposte sei caraffe in argento della serie «Tuby's» disegnate da Carone per Munari.

Discarica di amianto: in parità il faccia a faccia di Venezia

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Francesco Scuderi



Roverchiara. Primo faccia a faccia ufficiale tra chi vuole costruire la discarica di amianto di Roverchiara e chi invece è contrario. Il faccia a faccia è stato «ospitato» ieri a Venezia per l'ennesima tappa di quell'iter procedurale che potrebbe portare alla costruzione dell'impianto in via Fossa, al confine con Angiari prosegue. È stata la commissione regionale per la Valutazione d'impatto ambientale (Via) presieduta da Antonio Mantovani - la stessa che ha compiuto un sopralluogo nel sito di Roverchiara a metà settembre - a voler ascoltare le parti coinvolte: da un lato i contrari, cappeggiati dai membri del comitato civico «No amianto a Roverchiara» e dal sindaco Gino Lorenzetti; dall'altro gli esperti dello studio «Conte e Pegorar» di Treviso incaricati dalla «Nec new ecology» di realizzare il progetto protocollato in municipio alla fine del 2008. «In 30 minuti», affermano Luigi Fontana e Moreno Ferrarini, coordinatori del comitato, «abbiamo riaffermato le nostre perplessità tecniche e ricordato il valore naturalistico dell'area». Dall'altra parte Stefano Conte, il geologo dello studio progettista, ha invece ribadito la validità del progetto. Durante il sopralluogo di settembre Conte aveva spiegato che «il materiale raccolto sarà cemianto-amianto che non ha rilascio per la falda», e che «l'impianto sarà utilizzato per 6-7 anni con un traffico tra i cinque e i venti camion al giorno».
La commissione regionale Via dovrà ora decidere se rilasciare o meno l'autorizzazione integrativa ambientale. «Non sappiamo ancora entro quanto tempo», spiega il sindaco Gino Lorenzetti. «È possibile che tutto resti fermo fino a marzo, quando si terranno le elezioni regionali». Nel febbraio di quest'anno la Provincia si era già espressa contraria alla discarica, sia attraverso la sua commissione di Via che tramite un ordine del giorno votato in consiglio provinciale. Pareri che non saranno in alcun modo vincolanti sulla decisiona che verrà presa a Venezia. É chiaro però che, soprattutto il giudizio dei tecnici scelti dai Palazzi scaligeri, dovrà essere tenuto in considerazione. A questo si aggiunge poi la variante urbanistica al Prg messa in atto dal Comune nel 2003 e che classifica la zona di via Fossa come area di tutela ambientale.

A San Vito è entrato in funzione l'autovelox a orario continuato

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Stefano Nicoli



Questa volta, la tregua è finita davvero per chi sfreccia a tutta velocità per il centro di San Vito trasformando ogni giorno via Padana inferiore est in uno dei punti neri della viabilità comunale. Questa settimana, dopo una serie di rinvii legati a cavilli burocratici e a problemi tecnici, è entrato in funzione, nel tratto di regionale 10 che taglia in due la frazione, l'autovelox fisso acquistato la scorsa estate dal Comune con una spesa di 115mila euro.
E per i guidatori dal piede pesante, che indugeranno sull'acceleratore ignorando il limite dei 50 chilometri orari in vigore, scatteranno d'ora in avanti multe salatissime con una tolleranza di cinque chilometri: si va dai 38 euro per chi supererà il tetto consentito di 10 chilometri fino ai 2.000 per chi lo oltrepasserà di 60 e che, oltre a dover aprire il portafoglio, subirà anche la sospensione della patente da sei mesi ad un anno. A prescindere dalla presenza nei paraggi dei vigili urbani. «Traffiphot» - così si chiama il nuovo misuratore di velocità autorizzato dalla società Veneto Strade in prossimità dell'incrocio con via Custoza e fornito dalla «Project Automation» di Monza - rileverà in modalità automatica, e con un'unica unità di ripresa, le infrazioni commesse su entrambi i sensi di marcia. «E questo avverrà», spiega Carlo Lodola, comandante della polizia locale, «24 ore su 24, anche di sera, quando in base ad una recente normativa l'importo delle sanzioni aumenterà di un terzo (dalle 22 alle 7), ed in condizioni di scarsa visibilità. L'apparecchio, che sarà gestito direttamente dal comando tramite un apposito software, ci assicurerà inoltre una statistica aggiornata sul transito, suddivisa per quattro classi di veicoli».
L'obiettivo del Comune, almeno all'apparenza, non è comunque quello di fare cassa. «L'autovelox», assicura il sindaco Roberto Rettondini, «risponde ad una precisa richiesta avanzata dal comitato sorto a suo tempo a San Vito per limitare i pericoli causati dal passaggio giornaliero di 25mila veicoli in attesa della variante. Perciò, ha una finalità più preventiva che repressiva, a tutela della sicurezza di chi deve convivere con una strada maledetta teatro di molti incidenti anche mortali».

Il «pattuglione» anti-lucciole
arruola anche gli assessori

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Stefano Nicoli



Legnago. Il Comune torna ad alzare il tiro contro le prostitute che, non appena fa buio, trasformano i marciapiedi racchiusi tra via Cadorna, via Lungo Bussè e l'area industriale di San Pietro in un quartiere a luci rosse. E per cercare di contrastare efficacemente un fenomeno, che persiste da anni e che continua a suscitare proteste tra i residenti, ha istituito un terzo turno di sorveglianza, spedendo in strada ogni sera una pattuglia di vigili urbani.
Con l'impegno, da parte degli stessi amministratori, a salire personalmente sulla macchina di servizio con tanto di lampeggiante acceso per affiancare gli agenti nei controlli notturni attivati la scorsa settimana, dalle 20.30 a mezzanotte inoltrata. Cosa che, al pari dell'assessore Nicola Negri e del consigliere Nicola Scapini, ha già fatto per due occasioni il capogruppo della Lega nord Michele Menini, delegato giovedì scorso dal sindaco Roberto Rettondini ad occuparsi anche della Polizia locale. Un incarico che il neo «sceriffo» del Carroccio, d'intesa con il segretario del suo partito, l'assessore Maurizio De Lorenzi, ha messo subito a frutto di fronte anche ai risultati deludenti dell'ordinanza anti-prostituzione rispolverata nel 2008 con multe inasprite a 400 euro per i clienti delle lucciole.
«Questo servizio, che proseguirà in forma sperimentale per tutte le festività», precisa Menini, «non mira a fare cassa bensì ad allontanare definitivamente, proprio grazie ai continui passaggi della polizia locale che si è resa disponibile a sobbarcarsi un altro turno malgrado l'organico all'osso, le 15-20 prostitute presenti in media ogni sera tra il centro e San Pietro». Il giro di vite non è rivolto, però, a scoraggiare solo la presenza delle «belle di notte», che si è già ridotta dopo le prime uscite. «La pattuglia», aggiunge Menini, «garantirà il controllo dell'intero territorio ed in particolare dei punti più a rischio come il parco, Casette e le zone arginali. Inoltre, sempre per rendere più vivibile la città, verrano monitorati locali fracassoni, phone center e kebab».

Traduttore simultaneo per i pazienti stranieri

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Stefano Nicoli



Farsi visitare la pancia anzichè la schiena dolorante, rischiare di dover ripetere una radiografia o di sottoporsi ad un accertamento sbagliato solo per il fatto di non riuscire a spiegarsi col medico di turno? D'ora in avanti simili inconvenienti, legati a difficoltà linguistiche e a problemi di comunicazione, non dovrebbero succedere alle centinaia di pazienti stranieri che affollano ogni giorno l'ospedale di Legnago e quello di Bovolone. E questo grazie ad un interprete telefonico, che mediante un semplice impianto composto da due telefoni cordless, consente di risolvere le difficoltà con un colloquio a tre in tempo reale. Facendo sì che tra il personale e gli utenti di altri Paesi non si creino incomprensioni. Con il rischio di perdere tempo prezioso per la cura del malato.
Dopo una sperimentazione di alcuni mesi, che ha permesso di verificare l'utilità del servizio di mediazione linguistica via cavo garantito 24 ore su 24 dalla società «Colloquia multimedia» di Milano, l'Ulss 21 ha perfezionato il sistema di traduzione simultanea in grado di far comprendere al medico le richieste ed i problemi dell'assistito straniero all'istante. Sistema che, a fronte di una spesa mensile di 2.200 euro, l'Ulss 21, la prima ad introdurre l'interpretariato telefonico nel Veneto, ha ristretto a cinque lingue - le più utilizzate nella fase sperimentale - rispetto alle dieci introdotte in partenza: inglese, romeno, cinese, arabo ed albanese. Sulla scorta dell'esperienza fatta, degli interpreti di francese, spagnolo, srilankese, russo e tedesco l'Azienda sanitaria della Bassa ha ritenuto invece di non aver bisogno in futuro nei quattro reparti dove ha abbattuto le barriere linguistiche: il Pronto soccorso, la Pediatria e l'Ostetricia-Ginecologia del «Mater salutis» ed il punto di primo intervento del «San Biagio».
«Di fronte ad un'utenza sempre più multietnica», sottolinea Daniela Carraro, direttore generale dell'Ulss 21, «si è riscontrata la necessità di stabilizzare un servizio di cui si può usufruire anche in movimento all'interno dell'ospedale. E a confermarci l'esigenza di sottoscrivere un contratto annuale sono stati i circa 10 pazienti stranieri, perlopiù arabi e cinesi, che nella sperimentazione hanno beneficiato in media ogni mese del traduttore, con chiamate oscillanti dai 76 ai 350 secondi».

Ordinanza sul crocifisso a scuola?
Altolà del Prefetto: non è regolare

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San Bonifacio. Altolà del Prefetto di Verona al sindaco di San Bonifacio, in provincia di Verona, dopo l'ordinanza che sancisce una multa di 500 euro alle scuole, materne, elementari e medie, che non espongono in ogni aula il crocifisso. Il prefetto, Perla Stancari, ha scritto al sindaco una lettera in cui fa presente che l'ordinanza non e' in riga con regole e competenze specifiche del suo mandato. Il prefetto non ha sospeso l'ordinanza ma ha chiesto che il sindaco decida di intervenire. Antonio Casu, sindaco di San Bonifacio, aveva emesso il provvedimento in risposta polemica alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che, in seguito al ricorso di una famiglia della provincia di Padova, aveva dichiarato illegittima la presenza del crocifisso nella scuola. L'Aduc aveva presentato un ricorso al Prefetto nelle scorse settimane, in cui, indipendentemente dal merito della sentenza di Strasburgo, si evidenziava come le ordinanze «costituiscono una chiara violazione della legge su cui dicono di basarsi». Il cosiddetto 'pacchetto sicurezza', spiega l'associazione dei consumatori, consente al sindaco di adottare provvedimenti anche contingibili e urgenti, ma solo per «prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana». L'ordine di esposizione o di non rimozione di un simbolo religioso da un edificio non si può ritenere a tutela dell'incolumità pubblica e della sicurezza urbana. «Di conseguenza - spiega l'Aduc in una nota - tali ordinanze sarebbero viziate da incompetenza». Secondo il prefetto Stancari, non ci sarebbero gli estremi per giudicare la presenza o meno dei crocifissi nelle scuole un 'grave pericolo' per i residenti di San Bonifacio, tantomeno per la loro incolumità e sicurezza. Lo Stato italiano, ha ricordato il prefetto al sindaco Casu, è già intervenuto sulla vicenda, presentando appello contro la sentenza della Corte europea di Strasburgo.

Crocifisso nelle aule «Pronto a discutere con chi non lo vuole»

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Gianfranco Riolfi



«Nelle scuole del nostro Comune c'è un crocifisso in ogni aula, ho fatto fare un controllo e sembra sia tutto a posto. Se a qualche maestra non andasse bene, venga pure a trovarmi che ne parliamo». Sull'esposizione istituzionale del simbolo religioso il sindaco di San Pietro, Gabriele Maestrelli, non usa il pugno di ferro, ma invita al dialogo eventuali contrari, pur considerando il simbolo cristiano uno degli elementi identificanti della nostra cultura.
L'ultimo controllo sull'affissione del crocifisso nelle aule e negli edifici comunali è dei primi di novembre, all'indomani del pronunciamento della Corte Europea sulla non obbligatorietà dell'esposizione; ma già nel 2004 il gruppo leghista, allora di minoranza, con un'interpellanza aveva chiesto e ottenuto dall'amministrazione Accordini una prima verifica. «L'ultima ricognizione ha confermato che il crocifisso c'è dappertutto», spiega il primo cittadino. «Nel 2004 mancava solo in una scuola, ma fu subito affisso senza problemi.Aspetto religioso a parte, il simbolo è parte della cultura e della storia del nostro popolo e come tale va rispettato. Penso che nemmeno nei locali pubblici e nelle scuole di Baghdad e Teheran, manchino i simboli della loro identità religiosa». Identità che oggi va rispettata per quanto ha contribuito a costruire nella società italiana.
«La violenza è stata, e per qualcuno è tuttora, alla base di molte religioni, non esclusa quella cattolica», sottolinea Maestrelli. «In duemila anni di storia del cristianesimo, ci sono stati errori ma anche condanne per le violenze del passato. Ma si ricordi che la cultura cristiana ha contributo in modo determinante a costruire la società d'oggi: l'esposizione del crocifisso oltre che questione religiosa è anche sinonimo di cultura».
Sanzioni per chi lo rifiuta? «Non prenderemo le posizioni estreme di qualche amministrazione, dove la multe sono arrivate a 500 euro», dice il sindaco. «Non multeremo le nostre maestre. Ho anzi invitato le insegnanti che avessero titubanze a venirmi a trovare, per ascoltare le loro ragioni ed esporre le mie».

Fiamme gialle
in municipio
per controllare
i «furbetti»

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Francesco Scuderi



Cerea. Comune di Cerea e Guardia di finanza alleate per scovare i furbetti dei contributi. Giovedì scorso, infatti, in municipio è stato sottoscritto dal sindaco Paolo Marconcini, dall'assessore ai Servizi sociali Emanuela Carmagnani e dal comandante della compagnia di Legnago delle Fiamme gialle Antonio Specchia il protocollo d'intesa per ottimizzare le verifiche sui redditi delle persone che richiedono un sostegno. Quest'anno il Comune ha erogato direttamente, a vario titolo, 80mila euro per l'assistenza sociale ed ha inoltre gestito quelli che Regione e Provincia destinano a contributi per libri e scuolabus: soldi che potrebbero essere andati a chi non ha i requisiti richiesti. Da qui l'esigenza di «procedure di controllo sostanziale, individuale ed a campione sulle situazioni reddituali e patrimoniali di soggetti beneficiari di prestazioni agevolate o comunque di benefici comunali», come recita il primo articolo della convenzione.
Sarà lo stesso municipio a fornire alla Guardia di finanza i nominativi dei beneficiari e, se richiesto, anche tutta la documentazione e l'assistenza necessarie. Da parte loro le Fiamme gialle assumeranno l'impegno di verificare i requisiti di coloro che ottengono i contributi. Le violazioni individuate saranno poi comunicate al Comune. «Un metodo che da un lato rassicura l'opinione pubblica sul fatto che vengono effettuati i necessari controlli amministrativi e che le famiglie aiutate ne hanno effettivamente diritto», spiega il sindaco Marconcini. «Dall'altro tutela gli interessi dell'amministrazione pubblica, garantendo una buona gestione delle risorse comunali». «L'obiettivo del protocollo», ha aggiunto l'assessore Carmagnani, «è quello di funzionare da deterrente più che da strumento punitivo. In questo periodo di crisi le domande di contributi sono tante e le risorse non sempre sufficienti. L'auspicio è che questo accordo induca coloro, che si trovano ad affrontare problemi momentanei a causa del lavoro, ma in possesso comunque di risorse proprie per fare fronte alla situazione, a non precipitarsi come ora a chiedere aiuto al Comune, evitando così un danno nei confronti di chi effettivamente non ha le possibilità».
«Quello con Cerea», ha sottolineato il capitano Antonio Specchia, «è il secondo protocollo d'intesa che la Compagnia di Legnago stipula con un ente pubblico locale, dopo l'accordo analogo raggiunto nel 2006 con Legnago. Ma altri sono in cantiere e verranno siglati a breve. Un impegno che non deve stupire: la Guardia di finmanza ha tra i suoi compiti istituzionali la tutela del bilancio pubblico, intendendo in tal senso anche quello degli enti locali, sia dal lato delle entrate che da quello delle uscite. Per questa ragione, l'attività del Corpo si concentra anche sulla prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di impiego delle risorse pubbliche fatte dai Comuni. I controlli sulle prestazioni sociali agevolate sono necessari, quanto doverosi».

Addio alle commesse estere In sei mesi un quarto in meno

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Stefano Nicoli



Per le aziende mobiliere veronesi, concentrate al 90 per cento nella Bassa, la crisi si fa sempre più nera. E, se non verranno individuate al più presto strategie congiunte per recuperare reddittività e competitività, risalire la china sarà sempre più difficile. A confermare questo quadro a tinte fosche è sufficiente il dato sull'export, elaborato dalla Camera di commercio scaligera e discusso nel convegno su «La crisi e poi?» organizzato da Apindustria nella sede del mandamento di Legnago che raggruppa 130 aziende del comparto con 2.200 addetti: nel primo semestre di quest'anno le esportazioni di mobili, fabbricati perlopiù nei Comuni della pianura, sono diminuite del 21,3 per cento e Verona è precipitata al 19 posto sulle prime 20 province italiane per valore di export malgrado sia fra quelle con la più alta concentrazione di aziende.
Una sofferenza che pesa, in valore assoluto, soprattutto sui mercati statunitensi con una contrazione del 59,3 ed una perdita di quasi 87 milioni di euro, seguiti da quelli tedeschi, spagnoli ed inglesi. Le migliori performance sono state invece registrate in Venezuela, Svizzera, Austria e Polonia. «Non abbiamo mai attraversato», assicura Luigi Bicego, titolare della Padana Legno e presidente della categoria in Apindustria, «un periodo così critico. Il declino del nostro settore, dove paghiamo lo scotto di una forte frammentazione con poche realtà strutturate e 3 imprese artigiane su 4, è iniziato 10 anni fa. Ma il colpo di grazia l'abbiamo avuto soprattutto negli ultimi 14 mesi per tutta una serie di concause, dalla stretta sul credito al consumo operata dalle banche al cambiamento dei gusti alle grosse difficoltà a rinnovarci, aggravate dalla crisi internazionale».
Arrivati a questo punto, Apindustria ha messo a punto un progetto di rilancio abbinato alla diffusione del «Classic design». «Ossia», precisa Bicego, «ad una proposta di arredo innovativo, che reinterpretra in chiave moderna il mobile classico ispirato agli stili del passato. A partire dalle finiture visto che è sempre più richiesto il laccato colorato a scapito delle lucidature tradizionali». Il piano anti-crisi è poi completato da tre progetti. «Per sostenere il comparto», annuncia Morene Pettene, responsabile del mandamento legnaghese, «punteremo, innazitutto, sulla creazione di inspiration point, sportelli sparsi sul territorio per erogare alle imprese una consulenza strategica specializzata». La seconda proposta prevede invece la partecipazione in rete al prossimo salone del mobile di Milano con un unico spazio espositivo, mentre il terzo progetto riguarda l'allestimento a Verona di un tempory store, una sorta di negozio con apertura limitata, in occasione di fiere ed altri eventi di rilievo. Il tutto completato dal lancio di un magazine per garantire visibilità alle aziende su scala internazionale.

In arrivo cinque
milioni di euro
per sprecare
meno acqua

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Piero Taddei



Difendere il territorio dagli allagamenti e distribuire meglio l'acqua destinata all'irrigazione riducendone i consumi. Come ha spiegato ieri nella sede del Genio civile di Verona l'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta, sono queste le linee ispiratrici dell'investimento di 14 milioni e 685 mila euro approvato dalla giunta di Palazzo Balbi per interventi di bonifica delle acque e ammodernamenti irrigui in favore di comunità montane e consorzi di bonifica di tutto il Veneto.
Almeno cinque milioni arriveranno nel veronese: le Comunità montane del Baldo e della Lessinia riceveranno rispettivamente 150 mila e 850 mila euro, il consorzio Agro veronese Tartaro Tione un milione e 300 mila; identica cifra lo Zerpano Adige Guà di San Bonifacio, mentre il Valli Grandi e Medio Veronese di Legnago riceverà una somma di poco superiore: un milione e 450 mila euro.
«Le risorse», ha spiegato ancora l'assessore Conta, «sono state destinate sulla base di urgenze e situazioni che hanno determinato emergenze, con la finalità di tutelare e valorizzare il territorio attraverso un uso razionale del patrimonio», in un'ottica di sostenibilità ambientale. «Gli interventi irrigui sono volti a tutelare la stabilità delle produzioni agricole e a garantire inutili dispersioni della risorsa idrica, che alla luce del cambiamento climatico va preservata rendendo più efficienti le reti distributive e riducendone gli sprechi», ha aggiunto Conta. Intorno al tavolo c'erano i presidenti dello Zerpano, Fabio Sgreva, del Valli Grandi, Antonio Tomezzoli, dell'Agro Veronese, Flavio Leso, e il responsabile di area tecnica della Comunità montana della Lessinia, Giuseppe Laiti. Sgreva ha fatto sapere che con i soldi lo Zerpano darà il via al primo stralcio lavori di un innovativo progetto volto ad integrare l'irrigazione su 4.000 ettari di valli veronesi comprese tra Montorio e Chiampo. Tra l'altro, il progetto prevede il recupero di acque reflue di depuratori, che prima di essere immesse nelle condotte saranno filtrate; di bacini d'accumulo ricavati da cave dismesse, il maggiore utilizzo di acque superficiali, in primis quelle del fiume Fibbio, per arrivare a minori attingimenti da pozzi potabili. In sostanza, il progetto dal costo complessivo di cinque milioni, recupererà 600 litri al secondo di acque reflue e rinuncerà a 2-300 litri al secondo di preziosa acqua di falda.
Con il finanziamento spettante, la Comunità della Lessinia costruirà un secondo gruppo di pozzi per portare in quota acqua prelevata da una profondità di 1.300 metri. Beneficiate dai lavori saranno le zone dei comuni di Conca dei Parpari, Boscochiesanuova e Roverè. Attualmente l'acqua necessaria alla montagna viene pompata nella misura di 105 litri al secondo dalla Val d'Adige, con costi energetici dispendiosi, sopratutto per quanto riguarda l'acqua potabile. La Comunità attuerà anche altri interventi volti a diversificare l'agricoltura di media collina: viti e ulivi sono pressoché improduttivi senza irrigazione.
Il Valli Grandi devolverà in difesa idraulica il milione e 450 mila euro di pertinenza. Previsti interventi sui fiumi Menago e Canossa, le cui sponde sono messe a rischio dalle nutrie e da innalzamenti e abbassamenti repentini delle acque. L'Agro veronese Tartaro Tione metterà invece al sicuro le sponde del canale irriguo Verona–Villafranca, denominato 36G.
Presidenti dei consorzi e responsabile tecnico della Comunità montana hanno espresso ringraziamenti per la sensibilità regionale verso la tutela del territorio. Conta, da parte sua, si è complimentato con Sgreva, Tomezzoli e Leso per la loro rielezione, avvenuta domenica scorsa, nelle assemblee dei superconsorzi Veronese e Alta Pianura Veneta. Quindi ha elogiato la Coldiretti per i risultati ottenuti in tutto il Veneto. Infine si è detto soddisfatto per l'affluenza alle urne, «nonostante il ponte dell'Immacolata».

Alda Merini rivive in quindici «inediti» dettati al telefono

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Daniela Andreis



C'è un percorso virtuoso che fa incontrare le persone. Talvolta rimane invisibile, altre invece si imbocca e da lì non c'è più, felicemente, ritorno. Una di queste vie ha fatto incontrare il legnaghese Giorgio Ferrarin con la poetessa veronese Marisa Tumicelli e il pittore toscano Marcello Scuffi. Nessun incontro è casuale, ma questo ha dato origine ad una pubblicazione di un libro-catalogo, un'opera unica, in cui sono presenti 15 poesie inedite che la grande poetessa Alda Merini ha dettato a Marisa Tumicelli e le opere pittoriche di Scuffi ispirate dalle composizioni. Il libro è stato edito dalla libreria Ferrarin, luogo nel quale domenica, ci sarà un incontro raro che metterà in luce cosa possano le passioni e i talenti e come si possano viverli. Dalle 17.30 nello spazio eventi della libreria di via Massari 10 a Legnago saranno lette le poesie che Alda Merini - scomparsa l'1 novembre di quest'anno - dettava di persona o al telefono alla sua amica Marisa. La lettura, curara dal circolo di lettura «Abc», sarà accompagnata da un percorso di tele di Scuffi e dalle musiche per liuto del maestro Maurizio Apolloni.
La mostra, poi, rimarrà aperta nello spazio eventi di Ferrarin, fino al 24 gennaio, con ingresso gratuito.
«Volevo semplicemente far incontrare», dice Giorgio Ferrarin, il «mecenate» dell'evento e del libro, «delle persone a me care, dare loro l'occasione di espriremere quello che possono e vogliono, e dare un'occasione anche a me, alla mia passione per l'arte e per Scuffi in particolare, rendedogli omaggio. Ho portato le poesie al pittore ed è nata quest'opera».
Lo spazio eventi Ferrarin da tempo si dedica a questi incontri in cui autori, pittori, persone appassionate, scuole, trovano un luogo - forse unico a Legnago - dove conoscere da vicino la bellezza. Anche quella che altrimenti scivolerebbe lontano da questa parte della provincia.
Stavolta vale la pena sentire le poesie che Merini dettava alla sua amica Marisa Tumicelli, di Villafranca: le due si sono conosciute ad un incontro di poesia nella città scaligera e da allora non hanno più smesso di sentirsi e frequentarsi. Merini prendeva la cornetta e parlava e dettava, era questo il suo modo per «usare la parola», come amava dire, un dono che non voleva trascurare per nessun motivo al mondo. Per Tumicelli, la poetessa milanese è stata «maestra d'amore», un filo di senso intenso e vivo. Lo stesso che unì un altro veronese, anzi un legnaghese, ovvero il pittore Gianni Casari con Merini e il cui sodalizio umano prima ancora che professionale significò la pubblicazione di due «librini», per Michelangelo Camilliti e per Lietocolle.
«Quella di domenica è una giornata imperdibile», riprende Ferrarin, «e non per la libreria o il mio nome, ma perché l'incontro di questi artisti è importante e unico». Impegnato anche nell'editoria, il libraio Ferrarin cura soprattutto edizioni d'arte. Che stavolta triplica.

Resti di porta
Mantova coperti
per salvarli
dal disfacimento

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Stefano Nicoli



Legnago. Le modalità e i tempi della riqualificazione del primo tratto di Corso della Vittoria verranno definiti non appena arriverà il benestare della Soprintendenza. Così come regna ancora qualche incertezza sull'intenzione dell'amministrazione di riaprire completamente al traffico il boulevard del centro storico, da piazza Garibaldi a viale dei Tigli. L'unica cosa certa, al momento, è che nel nuovo programma triennale delle opere pubbliche - adottato dalla Giunta con un investimento di poco più di 16 milioni di euro ripartiti in 17 cantieri - è stata inserita, per una spesa di 175mila euro, la copertura dei resti della seicentesca Porta Mantova, riportati alla luce nel 2004 ed afflitti da un degrado inarrestabile.
«Coerenti con una nostra annosa battaglia», annuncia Paolo Longhi, assessore ai Lavori pubblici, «riteniamo opportuno preservare dalle gelate, che ne hanno compromesso la conservazione, i reperti archeologici, corrosi e sbriciolati in più punti malgrado i continui interventi protettivi. Con l'obiettivo, vincoli permettendo, di rendere nuovamente percorribile la porzione occupata dalla buca per dar sfogo alla viabilità». La chiusura di Porta Mantova è comunque solo la «chicca» inserita per il 2010 nell'agenda stilata da Lega e Pdl, che prevede l'accensione di un solo mutuo: quello per realizzare il nuovo campo da calcio di San Pietro finanziato per buona parte dei 510mila euro necessari dalla Regione. Il tutto percorrendo un doppio binario. «Se da un lato», precisa Longhi, «non verranno trascurate le grandi opere come la costruzione della nuova caserma dei carabinieri in via Mantova per 4,5 milioni di euro e l'ampliamento del cimitero di Vigo-Vangadizza per 1,4, dall'altro privilegeremo la manutenzione degli edifici esistenti per i quali è previsto un incremento medio di spesa del 30 per cento rispetto alle ultime previsioni di bilancio». A questo proposito verrà sistemato il Palazzo di giustizia con un impegno di 250mila euro e saranno sostituiti tutti i serramenti delle medie «Cavalselle» di Porto per ulteriori 350mila euro.
«Ampio spazio nel calendario dei prossimi lavori», aggiunge l'assessore Longhi, «sarà riservato, inoltre, al riordino di strade ed aree pubbliche con uno stanziamento raddoppiato rispetto al 2009. A partire da San Pietro dove, nell'ambito del nuovo polo direzionale di Corte Moratello, verranno riqualificati via Verona ed il quartiere circostante per 730mila euro. Altri 365mila sono stati stanziati invece per il rifacimento di piazza Costituzione a Porto mentre l'abbattimento delle barriere architettoniche assorbirà 200mila euro». A chiudere il libro d'intenti della Giunta, accanto alla pista ciclo-pedonale tra Porto e Canove (400mila euro), ci sono due progetti per l' ampliamento della zona produttiva di San Pietro per un totale di 6,6 milioni euro.

Il nuovo Pat va in scena al teatro Comunale

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Riccardo Mirandola



Nogara. Il Piano di assetto territoriale di Nogara è finalmente una realtà. Dopo quattro anni di lavoro gli urbanisti della cooperativa «Caire» di Reggio Emilia hanno illustrato in consiglio comunale quali saranno le linee guida per lo sviluppo del paese per i prossimi 15 anni. Ed oggi alle alle 21 nel teatro comunale il sindaco e gli amministratori lo presenteranno ai cittadini. Il Pat è stato adottato con il solo voto favorevole della maggioranza del sindaco Oliviero Olivieri, mentre tutte minoranze hanno preferito abbandonare l'aula per protestare sulla mancata consegna delle tavole a colori e di parte della documentazione.
Punti salienti del nuovo strumento urbanistico saranno la viabilità, le aree residenziali, quelle produttive e il centro logistico di Guglia. Per la viabilità in particolare il comune punta alla realizzazione della bretella che colleghi il futuro casello dell'autostrada Nogara mare con la statale 12 a nord del paese togliendo cosi gran parte del traffico dal centro. Saranno inoltre previste nuove rotonde nei punti di maggior traffico e nuove piste ciclabili che andranno a collegarsi con quelle già esistenti. L'espansione residenziale è prevista in varie zone del territorio fino a portare gli abitanti dagli attuali 8900 fino ai 12.500 abitanti. In particolare è prevista la trasformazione dei terreni di proprietà dell'Ulss 21 e adiacenti all'ex ospedale Stellini in zone residenziali. Le aree produttive invece avranno la loro naturale collocazione a nord del territorio comunale adiacente alla statale 12 dove già esiste una lottizzazione in fase di realizzazione di circa 400 mila metri quadrati già interamente acquistata da nuove aziende. Il Pat prevede anche la valorizzazione ambientale della valle del Tartaro con la creazione di un parco naturale che vada a formare un polmone verde tra il paese e la frazione di Montalto. Per finanziare l'acquisto dei terreni della valle il comune ha pensato di proporre a chi dovrà realizzare nuove lottizzazioni l'acquisto di terreni nell'alveo del Tartaro da cedere poi al comune in cambio di indici di edificabilità maggiori. La discussione tra maggioranza e minoranze si è centrata sulla mancata consegna delle tavole a colori da parte dell'ufficio tecnico. «Con le tavole in bianco e nero non riusciamo a capire cosa preveda il documento», ha accusato Paolo Andreoli supportato da tutti gli altri consiglieri di opposizione. «Chiediamo che ci vengano date le tavole e poi discutere del Pat in un'altra seduta». La proposta è stata seccamente scartata dal sindaco Olivieri che ha ribadito la regolarità delle documentazioni consegnate alle minoranze. «Le tavole erano consultabili all'ufficio tecnico», ha spiegato Olivieri. «Se i consiglieri le volevano vedere erano a loro disposizione». La procedura prevede ora 30 giorni per il deposito delle osservazioni sul nuovo piano regolatore e poi una conferenza di servizi con la sua approvazione definitiva.

Il Fratta malato può guarire Servono soldi che non ci sono

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Paola Bosaro



Il Fratta ammalato può guarire, ma servono oltre 500 mila euro per la cura. Una somma che per ora non c'è. L'annuncio è stato dato da Fabio Strazzabosco, dirigente del Servizio sistema idrico integrato della Regione a margine dell'incontro sui risultati dello studio sul fiume più inquinato del Veneto condotto dal Consorzio Leb in collaborazione con l'Aato Chiampo, la «Sentinella dei fiumi», la Coldiretti, due imprese di costruzione e la Regione appunto. Un'affermazione che sembra scoraggiare anche i più volonterosi anche se l'ultima pubblicazione curata da Erich Roberto Trevisiol, docente di difesa delle acque all'università di Venezia, sia tutt'altro che pessimista. È un'analisi approfondita del bacino del Fratta-Gorzone, degli apporti idrici, del rischio idraulico, delle caratteristiche dei territori attraversati, oltre che naturalmente della qualità delle acque. L'indagine non è fine a se stessa, ma mira a partire dalle criticità per arrivare a proporre un piano di risanamento complessivo del fiume per un futuro rilancio paesaggistico e ricreativo-turistico.
La pericolosità idraulica del fiume è determinata dalla crescente urbanizzazione lungo il suo corso. Ma per quanto concerne l'aspetto biologico, negli ultimi anni si è assistito a un progressivo miglioramento della qualità delle acque, grazie soprattutto agli interventi effettuati negli impianti di depurazione delle industrie conciarie. E alla contestuale crisi che ha provocato la chiusura di molte fabbriche. Tuttavia l'Arpav classifica ancora lo stato ambientale del Fratta–Gorzone come «scadente» a Zimella, Cologna e Bevilacqua, «sufficiente» a Merlara, Sant'Urbano e Stanghella, e di nuovo «scadente» ad Anguillara e Cavarzere. L'allarme maggiore arriva dalla consistente presenza di cromo totale (non esavalente) riscontrata dall'Arpav in tutte le stazioni esaminate, nella maggior parte dei casi con valori al di sopra della soglia di contaminazione del suolo per siti ad uso commerciale ed industriale: a Zimella addirittura di dieci volte superiore al massimo consentito. Tra gli altri metalli pesanti presenti in concentrazioni significative c'è lo zinco ed il mercurio. I valori riscontrati superano in tutte le stazioni di monitoraggio i 10 ng/Kg, soglia limite per i suoli ad uso di verde pubblico, privato e residenziale.
Le proposte per migliorare la salute del fiume sono molteplici. Nello studio si suggerisce la messa a dimora di siepi ripariali e fasce tampone boscate ai margini del corso d'acqua. La maggiore disponibilità di alberi potrebbe indurre a realizzare le cosiddette «filiere legno-energia», che produrrebbero guadagno a costi sostenibili ed ecocompatibili. Al termine dello studio si auspica l'adozione di piani regionali come hanno fatto il Piemonte e la Lombardia. Ma per ora la Regione preferisce procedere per accordi di programma visto che quello firmato nel 2005 da Regione, Arica e Ministero dell'Ambiente per il disinquinamento del Fartta-Gorzaone sta dando buoni risultati.

Rubato e restituito il cippo ma la statua sarà trasferita

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Stefano Nicoli



Il basamento sul quale doveva essere collocata è stato trafugato da ignoti nella notte tra sabato e domenica. E così don Romeo Cecchetto, parroco di Vangadizza, non benedirà questo pomeriggio la statua della «Madonna dei poeti incompresi», che doveva essere scoperta lungo la pista ciclabile del Bussé. Malgrado il piedistallo, ricavato da un tronco d'albero e perciò di modestissimo valore, sia ricomparso come per incanto ieri mattina. Forse per un ravvedimento tardivo dei ladri. I quali, dopo che la notizia dello strano furto è circolata durante le messe ed il rosario festivi, l'hanno riportato al suo posto. Timorosi, con tutta probabilità, più delle pene dell'inferno che dei rigori della legge.
Comunque stiano le cose, l'inaugurazione della scultura mariana, che era stata annunciata anche nel bollettino parrocchiale, è stata annullata. E tutto per uno scherzo di cattivo gusto, che ha consigliato agli amici di Luigino Nicolini - un infermiere della frazione con la passione per le rime, morto senza fare in tempo ad erigere la stele con la sacra effigie in uno spiazzo situato a pochi metri dalla sua casa di via Mazzanta - di individuare una sistemazione meno isolata e a prova di vandali per coronare il desiderio caro al poeta della frazione. «Questo brutto episodio», conferma il consigliere comunale Lucio Martinelli, uno dei promotori dell'iniziativa, «ci ha suggerito di rinviare la benedizione in attesa di posizionare la Madonnina in una zona centrale, vicino alla chiesa. Non possiamo correre il rischio che in futuro sparisca anche la scultura benedetta senza per questo fare un torto a Nicolini, che vedrà ugualmente coronato il suo sogno, comune a tanti poeti locali».
Dietro al «giallo» del basamento, don Romeo non intravede tuttavia un gesto sacrilego: «È senz'altro un contrattempo spiacevole che invita a trovare un'ubicazione protetta. Ritengo, però, che si tratti di una burla o di una bravata non diretta ad offendere il simbolo religioso anche perchè la statua non c'era ancora».

Marconcini sotto una raffica di dimissioni

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Più che una pioggia di dimissioni, quello che si sta abbattendo su Cerea è uno tsunami. Il segretario locale della Lega nord Maurizio Boggian ha infatti deciso di dimettersi dall'incarico di vicepresidente de «La Fabbrica», la società partecipata creata dal Comune e alla quale è affidata la gestione dell'Area Exp. Quella di Boggian è solo l'ultima di una lunga serie di dimissioni che, soprattutto nell'ultimo periodo, hanno colpito i principali organi pubblici e politici nominati in parte fin dall'inizio del proprio mandato dall'attuale amministrazione. «Da settembre di quest'anno», spiega Boggian, «mi trovo ad essere disoccupato. Sono stato informato dall'Inps che percependo l'indennità per l'incarico ne La Fabbrica di circa 200 euro al mese non potevo presentare la richiesta per il sussidio di disoccupazione, che invece è di circa 700 euro mensili. I termini per presentare la domanda scadevano, e siccome non si vive di sola aria sono stato costretto a questa scelta».
Le motivazioni personali di Boggian convincono solo in parte Paolo Fazion, capogruppo d'opposizione della civica «La Coccinella». «Il bilancio economico 2009 de La Fabbrica sarà un disastro a causa di scelte sbagliate e di una gestione fallimentare dell'ente», spiega. «Al di là dei motivi personali, la Lega sta cercando di smarcarsi da un'amministrazione in cui oramai non si riconosce più». Già nel 2008 il bilancio dell'ente si era chiuso con un passivo di oltre 20mila euro, e nel 2009 è destinato ad aumentare. «L'assunzione a tempo indeterminato del personale», continua Fazion, «ha ingessato il bilancio e tutte queste dimissioni dimostrano che a suo tempo il consiglio d'amministrazione non è stato fatto sulla base di competenze ma per appartenenza politica».
Il nuovo vicepresidente de La Fabbrica sarà Ezio Bellè, artigiano di Asparetto, candidato con il Carroccio alle elezioni del 2007 e primo dei non eletti in consiglio comunale. «Questa nomina», afferma il sindaco Paolo Marconcini, «dimostra che con la Lega non ci sono problemi: si cerca solo di strumentalizzare la vicenda. È vero: i conti sono in rosso. Ma l'ente è nato per creare opportunità e servizi ai commercianti ed ai cittadini, non per generare utili. In due anni, il numero e la qualità degli eventi è aumentato in maniera significativa riscuotendo successo tra il pubblico e i commercianti».
Le prime dimissioni dal consiglio d'amministrazione de «La Fabbrica» sono state nell'aprile 2008 quelle di Enrico Zanetti, ex presidente del circolo di Forza Italia, oggi al centro di una sospetta truffa di almeno 200mila euro. A dicembre dello stesso anno anche Claudio Murari, allora presidente de «La fabbrica», si dimise per «motivi personali», seguito ad aprile di quest'anno dal direttore Luca Barbieri. A queste si sono poi aggiunte le dimissioni del capogruppo consiliare del Carroccio, Matteo Spigolon, da delegato alla Sicurezza e la rinuncia all'incarico di assessore al Bilancio di Stefano Saggioro. F.S.

Arrestato il pirata della strada
che ha ucciso anziano di Bonavigo

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Padova. È stato arrestato per omicidio colposo, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza il pirata della strada accusato di essere fuggito la notte scorsa dopo aver causato un incidente mortale a Montagnana, nel padovano. Si tratta di Roberto Paccagnella, 29 anni, operaio. In seguito allo scontro tra l’Audi A3 guidata da Paccagnella e la Volkswagen Golf alla cui guida si trovava Luigi Lanzarotto, 77 anni, di Bonavigoquest’ultimo è deceduto. Ferita anche la moglie dell’anziano, estratto dalle lamiere dell’auto ormai privo di vita dai vigili del fuoco. Le condizioni della donna portata precauzionalmente all’ospedale di Montagnana non sono gravi. Paccagnella dopo lo scontro è fuggito a casa dei genitori, che vivono poco distanti dal luogo dell’incidente. I carabinieri lo hanno arrestato e sottoposto immediatamente all’alcool test che ha fatto segnare un’ora dopo l’incidente il valore di 2,44 milligrammi per litro, quasi cinque volte la soglia massima consentita dalla legge per mettersi alla guida.

La rotonda del supermercato Un «neo» per la circolazione

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Pare avere tutte le carte in regola, eppure è piccola e poco visibile. La nuova rotonda di via Stradone Sabbion, conosciuta come «rotonda del supermercato Lidl», è oggetto di critiche fin dalla sua apertura, a luglio di quest'anno. Gli automobilisti e i camionisti che la percorrono giornalmente hanno evidenziato più volte la sua «pericolosità». Perfino il sindaco, il giorno successivo all'incidente mortale accaduto a fine giugno in un'altra rotonda, quella di San Michele, aveva definito quella del supermercato una rotatoria «mal concepita».
Molti cittadini hanno segnalato che ha un diametro ridotto, che rende assai difficili le manovre dei camion e la contemporanea presenza di più veicoli. Altri hanno rilevato l'infelice posizionamento dell'infrastruttura: per coloro che transitano sulla direttrice nord-sud, cioè da Cologna a Sabbion, il rondò «appare» all'improvviso, dopo una leggera curva a destra, disorientando nel zig zag i conducenti. Un cittadino, Giuseppe Calzavara, ha reso pubbliche le sue osservazioni sulla rotonda, dicendo che «una persona poco attenta, o tradita da insufficiente visibilità, può non accorgersi dell'esistenza della rotatoria e tirare dritto, ritrovandosi contromano, con la possibilità di causare un grave incidente». A dire il vero, di incidenti gravi non ne sono successi, ma solo sfregamenti del cordolo con le ruote delle auto. Ma anche il comandante della polizia locale dell'Adige-Guà, Giovanni Reginato, trova carenze strutturali nel rondò: «anche se le misure rispettano il codice della strada, la posizione leggermente spostata rispetto la provinciale è stata fatta apposta, per obbligare i conducenti di veicoli ad alzare il piede dall'acceleratore». All'inizio aveva anche problemi di visibilità, ma recentemente i cordoli sono stati colorati di giallo e nero e vi sono i cartelli delineatori di curva che la evidenziano maggiormente.
Il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune avverte che, nelle previsioni del Pat, via Stradone Sabbion dovrà diventare una strada cittadina e senza traffico pesante. A quel punto, le dimensioni del rondò potrebbero anche essere accettabili. Per la Cologna del futuro infatti, sarà la circonvallazione est ad assorbire tutto il flusso di camion da e per Legnago. P.B.

Chiude l'albergo di Garibaldi La città perde il bar «Paglia»

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Stefano Nicoli



Cosa ne sarà in futuro dello storico bar «Paglia» è ancora un mistero anche se da mesi corre con insistenza in città la voce che sarà riconvertito in un megastore d'abbigliamento. In attesa di conoscere cosa farà la società, che ha acquistato la licenza e l'arredamento del locale dove nel 1867 dormì Giuseppe Garibaldi, per il momento c'è una sola certezza: allo scoccare del 31 dicembre, dopo aver servito le ultime amareggiate - lo spritz che da decenni è diventato l'aperitivo cult di chi si siede ai tavolini del bar di piazza Garibaldi - ai clienti agghindati per il veglione di San Silvestro, la famiglia Italiano abbasserà per sempre le saracinesche dopo quasi 24 anni di attività. E a Capodanno gli habituè delle sale completamente riammodernate nel 1994, quando furono distrutte da un incendio, dovranno cercarsi un'alternativa per fare colazione.
Con l'uscita dal bancone dei fratelli Pietro e Antonino Italiano - Matteo, il terzo fratello con il quale nel 1986 rilevarono l'esercizio più antico della città è scomparso nel 2005 a 52 anni - si chiude un'altra importante pagina di quella che ai primi dell'Ottocento era una locanda attrezzata per rifocillare i viandanti e per lo stallo - da qui il nome - dei cavalli. «È stata una decisione sofferta e meditata a lungo», confida Pietro Italiano, «ma dopo tanti anni di sacrifici, che ci hanno privato di Natali, Pasque, sabati e domeniche con i nostri cari, abbiamo pensato, complici la crisi ed un'offerta adeguata, che fosse arrivato il momento di passare la mano. Ed in questa scelta ha pesato sicuramente la morte di nostro fratello con la quale è venuto meno l'entusiasmo che ci aveva accomunati all'inizio di quest'avventura».
Dopo la chiusura del cinema Italia per i legnaghesi si avvicina dunque la perdita di un altro pezzo della loro storia. E fra meno di un mese il ricordo del «Paglia», dove negli ultimi vent'anni si sono accomodati personaggi dello spettacolo e politici del calibro di Spadolini, Prodi e Bossi, sarà affidato alle foto ingiallite dal tempo. Come quella scattata il 2 giugno 1882 per lo scoprimento della lapide dedicata a Garibaldi. Oltre che dalla stanza da letto originale dove riposò l'eroe dei due mondi, che è conservata al museo Fioroni. I più nostalgici potranno, inoltre, fotocopiarsi una vecchia fattura da 31,70 lire vergata a penna nel 1907 da Federico Cappellato, che gestì il locale quando era ancora un albergo prima di cederlo alla famiglia Frattini ancora proprietaria dei locali. Quei muri che ricostruì dopo il bombardamento del 1945 e dove nel dopoguerra creò una sala per le carte e il biliardo accanto ad una rinomata pasticceria. Il pianobar lo introdussero invece negli anni Ottanta i fratelli Italiano con l'indimenticato «Africano», una mattonella di gelato al cioccolato prodotta fino a dieci anni fa.

Camera con vista sul leone per Montagnoli sposo padano

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Lui arriverà su una carrozza trainata da una cavallo, che non sarà verde ma bianco. Sarà emozionato come uno sposo, ma anche perché a fargli gli auguri forse arriverà il «senatùr» Umberto Bossi in persona. Al suo fianco, come testimone, il sindaco di Verona Flavio Tosi. Il coro delle nozze porta un nome che più veneto non si può, i «Da Dio mandà», che in veronese è quasi un modo di mandare in malora. Ma non in questo caso. I buoni auspici arriveranno dai voli acrobatici di alcuni aeroplani che la coppia ha voluto per dare un tocco da gran festa al matrimonio. Infine, per completare una cerimonia a cui manca solo il sigillo celtico, la casa dei novelli sposini si affaccerà davanti ad un grosso leone bianco alato. Sarà lui a fare compagnia a Elisa Fragnan, promessa sposa del sindaco Alessandro Montagnoli che oggi, alle 10.30, nella parrocchiale di San Battista dell'Addolorata di Oppeano, si sposa.
Il deputato leghista, infatti, già il 9 dicembre sarà a Roma per votare la Finanziaria e quando Elisa aprirà le finestre non potrà fare a meno di pensare al suo Alessandro che ha voluto quel leone spendendo 40 mila euro per il monumento «serenissimo».
Del resto anche lei, Elisa, 33 anni, comproprietaria di un centro esteitico di Cerea, da buona stakanovista, tornerà a lavorare non appena tolto l'abito bianco. Il viaggio di nozze, in Messico, è rimandato a cavallo della fine dell'anno.
Al matrimonio, Montagnoli e Fragnan, fidanzati da cinque anni, hanno invitato tanti di quei leader del Carroccio da sembrare un convegno politico. Flavio Tosi, amico di Montagnoli, abbiamo detto, ma anche tutti i parlamentari veneti con i quali Montagnoli condivide parte della settimana lavorativa a Roma.
La funzione religiosa, sarà officiata dall'ex parroco, don Francesco Todeschini. Oltre ai giovani «Da Dio mandè», canterà anche una soprano, parente della sposa, che interpreterà brani classici, come l'Ave Maria di Schubert.
Alle «nozze padane» sono stati invitati anche i ragazzi del consiglio junior i quali porteranno gli auguri agli sposini. Ma, come dicevamo, dopo la cerimonia in grande stile, entrambi torneranno al lavoro. «Sia io che Elisa dovremmo lavorare: già dal 9 e per un paio di settimane, sarò impegnato a Roma per votare la legge finanziaria», dice Montagnoli, «inoltre dobbiamo essere qui a Santo Stefano». Quel giorno infatti si sposerà anche l'assessore esterno all'Edilizia privata, urbanistica, lavori pubblici e energie rinnovabili - ma soprattutto scapolo d'oro - Enrico Massagrande. Z.M.

«Condomìni
a numero
chiuso per gli
extracomunitari»

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Zone ad alta densità di extracomunitari? La soluzione per Alessandro Montagnoli - sindaco di Oppeano nonchè parlamentare della Lega - è semplice: numero chiuso nei quartieri e nei singoli. L'idea è stata lanciata ieri nel corso di una conferenza stampa congiunta con il comandante dei carabinieri di Legnago Francesco Provvidenza, quello della stazione di Oppeano Giuseppe Vicari e quello della polizia locale Nicola Bonfante convocata per annunciare i risultati della prima operazione di controllo in zone abitate esclusivamente o quasi da immigrati. I risultati, per la verità, sono stati modesti (vedi articolo a fianco), ma hanno dato il pretesto al primo cittadino di lanciare la sua idea. «Ho dato mandato ad alcuni legali di studiare una proposta, che poi io trasformerò in ordinanza, perché sia possibile limitare il numero di stranieri in ogni singola area o condominio». E per far capire quanto stia facendo sul serio, Montagnoli è pronto a cercare l'avallo istituzionale più alto possibile: «Una volta steso il documento», avverte, «lo sottoporremo al vaglio del ministero degli Interni per il via libera». Magari perché possa essere poi adottato dagli altri sindaci leghisti, sulla falsa riga di quanto già accaduto su altre questioni che la Lega giudica vitali per il suo modo di amministrare.
L'ennesimo rigurgito razzista? «Macchè! È un modo per favorire l'integrazione», ribatte sicuro e convinto il sindaco di Oppeano. «Lo so che non posso fare discriminazioni per cultura, sesso, religione o razza: ma se il motivo è quello di favorire i rapporti tra gli stranieri ed i residenti locali una delibera del genere è fattibile senza rischi di ricorsi». La parola lasciapassare? Eccola: ghetto. «Si tratta di eliminare quei piccoli ghetti che ormai si sono creati in tutte le comunità», spiega paziente Montagnoli. «In paese ne abbiamo tre, nelle quali la situazione è divenuta assai difficile. Gli stranieri che vivono da noi devono aprirsi al territorio nel quale abitano: se si ammucchiano tutti nello stesso posto diventano un problema. Anzi, tanti problemi: si va da quelli igienico-sanitari a quelli di convivenza».
In fondo, però, quello che sta a cuore al primo cittadino - nonché parlamentare - leghista è una cosa soprattutto. Là dove ci sono troppi stranieri il problema principale è quello dellas icurezza», ammette Montagnoli. «Ecco perché l'idea è quella di seguire le linee guida del pacchetto sicurezza firmato da Maroni. Soprattutto dove si fa cenno alle condizioni igienico sanitarie ed alle nuove regole per acquisire la residenza. Del resto è anche una questione di ordine pubblico, come dimostra l'operazione di questa mattina (ieri per chi legge, ndr)». Il fatto che si stia parlando della scoperta di ben due clandestini su una trentina di controllati non smuove le certezze del sindaco deputato: «È solo l'inizio». BRU.FA.

Primarie e manifesti anonimi infiammano il clima elettorale

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Il clima preelettorale nogarese si infiamma tra certezze (poche) e misteri (tanti). Così, mentre il Pd locale ribadisce che non ci saranno le primarie per scegliere il candidato sindaco, ufficializzando di fatto la corsa bis di Oliviero Olivieri, in paese spuntano «strani» manifesti firmati «Forza Nogara» che sembrano anticipare candidature alternative a quelle - comunque per ora solo presunte - che circolano in paese. Manifesti senza firma es enza i riferimenti previsti dalla legge - manca sia il nome della tipografia che li ha stampati che il referente politico - ma che sono riconducibili all'area brancheriana del Pdl che fa riferimento a Sergio Scarmagnani. Dopo essere apparsi qualche giorno prima sulla vetrina del circolo «Mariano Rumor» di via Dalla Chiesa - che fino a due settimane fa era la sede del «Circolo delle libertà» - i poster sono stati affissi dall'apposito ufficio comunale. «La tassa prevista è stata regolarmente versata»: questo l'unico commento fatto. Ad alimentare ancora di più il mistero sulla vicenda arriva la secca smentita di Scarmagnani: «Non sono stato io a farli stampare». Così come smentiscono gli altri esponenti del Pdl Pasini ed Andreoli, i quali puntano però il dito su Scarmagnani: «Non sono suoi? E come mai sono attaccati sulla vetrina del suo Circolo?».
Sull'altro fronte - quello della maggioranza - il direttivo locale del Pd ha deciso a larghissima maggioranza (14 voti contro 2) di non fare le primarie, sconfessando l'operato del consigliere comunale Federico Silvestrini che aveva lanciato una raccolta di firma in proposito, mettendo in discussione la candidatura del sindaco uscente. Una decisione che suona come una resa dei conti interna con la corrente che fa capo a Renzo Signorini. «La richiesta di Silvestrini e dei presunti seguaci», spiega il Pd in un comunicato, «è da considerarsi del tutto strumentale a screditare ulteriormente l'amministrazione e in particolare la figura del sindaco. Silvestrini non ha nessuna delega ad utilizzare il nome e il simbolo del Pd e il circolo è compatto e determinato a proseguire l'impegno preso con il sindaco e con la lista Insieme». «In pochi giorni ho raccolto almeno 200 firme», ribatte silvestrini. «Non mi fermerò. Con la logica del nemico interno si vuole scaricare su altri le proprie inadeguatezze e difficoltà.
Aria pesante anche nel Pdl con la spaccatura sempre più netta tra gli ex di Alleanza nazionale e il resto del partito: spaccatura che non ha permesso di individuare un candidato da contrapporre a Simone Falco della Lega e a Olivieri.RI.MI.

Isola della Scala primo comune
del Veneto per qualità della vita

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Isola della Scala. Secondo una ricerca pubblicata questa settimana su Panorama, oggi in Italia si vive meglio nei piccoli comuni: Isola della Scala è il primo municipio del Veneto e si trova al decimo posto sui cento nella classifica nazionale. Gli indicatori usati per selezionare i comuni sono: benessere economico, istruzione, partecipazione alla vita politica, rapporti sociali, in/sicurezza, ambiente, attività personali e salute. Il presidente della Provincia, e sindaco di Isola della Scala, Giovanni Miozzi si è detto molto soddisfatto: «Sono molto contento del riconoscimento che è stato dato a Isola della Scala. Abbiamo lavorato tanto e con passione e oggi abbiamo raccolto un risultato che ci fa onore e che sicuramente sarà motivo di vanto anche per i miei concittadini. Continueremo a lavorare con impegno, mettendo come sempre al centro del nostro operato le persone».

La «bella» va
ad «Anno zero»
Nessun invito
per il sindaco

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Bovolone. Se Bovolone si divide tra la «bella» e la «bestia», Michele Santoro non ha dubbi: meglio Beatrice Mantovani. E non è l'unico. L'ex delegata alle pari opportunità cacciata dal sindaco Riccardo Fagnani - anche se lei dice di essersi dimessa di sua iniziativa - sarà una delle protagoniste di una delle prossime puntate di «Anno zero» su RaiDue. L'invito gli è arrivato dalla redazione romana della trasmissione sull'onda della bagarre mediatica nata dopo il suo braccio di ferro con il sindaco leghista. La cosa curiosa, però, è che Fagnani non sarà della partita visto che - almeno fino a ieri sera - nessuno l'aveva contattato per chiedergli di partecipare. «È vero», ammette il primo cittadino. «Nessuno ha ancora chiesto di me. Ho sentito che lei è stata contattata e che molto probabilmente parteciperà». Altro non vuol dire, in attesa di guardare la trasmissione che sarà.
La «bella», intanto, si gode la celebrità trovata. E sfoglia i tanti petali della margherita degli inviti televisivi che gli stanno piovendo addosso da «trasmissioni politiche e non politiche». «Non solo», spiega Mantovani. «Per il mio comportamento ho anche ricevuto solidarità da tanti bovolonesi ad anche da alcuni politici nazionali, uomini e donne. Niente nomi: non è il caso». Ma ad Anno zero ci andrà o no? «Sto valutando». Ma chi le è vicino non ha dubbi sul fatto che abbia già accettato: troppo ghiotta l'occasione di prendersi una rivincita su chi l'ha cacciata dall'amministrazione e che ora si prepara a cacciarla dalla Lega.
Televisioni a parte, l'ultima polemica sulla vicenda viene innescata da Marina Crisafulli, del Pdl, ex assessore alle pari opportinità che volle fermamente l'istituzione della commissione ed oggi una delle tre donne presenti in consiglio con Mantovani e Angiolina Pasini. «Sono raccaricata e perplessa del silenzio della commissione pari opportunità», spiega. «L'unica donna della maggioranza viene cacciata e da lì non è arrivato nessun intervento per chiedere cosa stava accadendo. Il risultato è che oggi le deleghe strappate alla Mantovani sono nelle mani del sindaco che, quindi, ha tutti i titoli per poter far parte della commissione pari opportunità». Sesso a parte. R.L.

Pollicino
corre anche
nel 2010

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Stefano Nicoli



Legnago. Il «Pollicino» non terminerà le sue corse a fine dicembre lasciando a piedi i quasi 84mila passeggeri che lo scorso anno sono saliti in città sui bus dell'Atv. Il servizio di trasporto urbano, che dal 1988 mette in comunicazione il centro con le frazioni di Legnago e viceversa, resterà infatti in funzione anche per tutto il 2010. E, per di più, con tutta una serie di migliorie - dall'installazione di tabelloni luminosi per segnalare alle fermate gli orari e le frequenze dei viaggi alla distribuzione di biglietti gratuiti alle fasce disagiate della popolazione - pensate per incentivare l'utilizzo dei collegamenti che coprono una rete urbana di oltre 16 chilometri. E quindi per favorire un incremento dei 947 abbonamenti staccati nel 2008 dai legnaghesi che hanno percoso a bordo dei pulmini quasi 155mila chilometri in 12 mesi.
Dopo aver recuperato lo scorso luglio i fondi necessari a scongiurare che il «Pollicino» si fermasse di punto in bianco al capolinea, l'amministrazione è riuscita a reperire nelle pieghe del nuovo bilancio in fase di definizione le risorse per assicurare il servizio per un altro anno. Vale a dire 350mila euro, 200mila dei quali saranno coperti da contributo regionale e gli altri finanziati dal Comune limando gli altri capitoli di spesa. «Negli incontri organizzati per la stesura del documento contabile», spiega Paolo Longhi, assessore ai Trasporti, «la Giunta, sulla scorta degli accordi intercorsi nel frattempo con i dirigenti di Atv, ha inserito tra gli interventi prioritari per il 2010 il mantenimento del trasporto urbano di cui beneficiano soprattutto anziani, studenti ed altri soggetti deboli». Fino al nuovo bando il numero delle corse e le due linee finora in vigore non subiranno modifiche sostanziali.
Tuttavia, è intenzione dell'amministrazione «rilanciare il servizio affinchè ne traggano beneficio più utenti possibile e perchè non risulti anti-economico visto che attualmente rientrano, tra biglietti ed abbonamenti, poco meno di 39mila euro. «Con i 350mila euro stanziati in bilancio», anticipa Longhi, «promuoveremo, in via sperimentale, il Pollicino con corse gratuite in particolare per i pensionati. Inoltre, verrà migliorato il sistema di comunicazione con la posa di display luminosi».

Mantovani vuole il referendum e rischia la tessera della Lega

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Roberto Massagrande



Bovolone. Un referendum per via Umberto I: pedonale o a senso unico con più parcheggi? Spiazza tutti, maggioranza e anche opposizione, Beatrice Mantovani, che lancia una proposta, ormai dai banchi dell'opposizione, di cui non hanno mai parlato né i leghisti - che hanno in progetto di pedonalizzarla - né il Pdl che la vorrebbe a senso unico con più posti auto davanti alle vetrine. La Lega ha lasciato cadere la proposta della consigliera. Ma non solo. Il segretario della Lega Nord, nonchè assessore esterno Fabrizio Ferrari le ha prospettato una «cacciata» da tutte le sezioni del partito. «Non sarà possibile per la Mantovani iscriversi in altre sezioni della Lega: noi non daremo il nostro consenso. Venerdì ha votato contro le nostre proposte e non esiste nella Lega un militante non sia allineato».
A parte il confronto sull'isola pedonale in via Umberto I, c'è stato poi poco dibattito sui temi scottanti del giorno, tutti oggetto di un cumulo di interpellanze e mozioni. Tra questi il tema del crocifisso e il cambio di rotta sul gemellaggio con Stadecken Elsheim. Così ha voluto il sindaco Riccado Fagnani, infatti, il quale, in qualità di presidente del consiglio comunale, ha applicato il regolamento in modo molto rigido, stroncando sul nascere interventi giudicati non pertinenti con l'ordine del giorno, arrivando per la prima volta a contingentare i tempi degli interventi. E così lo scambio di idee ha lasciato spazio a «buu» di disapprovazione, ammonizioni, acclamazioni, minacce di espulsione e di ricorso al Prefetto per chi tra il pubblico si lasciava scappare qualche commento a voce alta. Alla fine c'è scappato anche l'abbandono dell'aula, per protesta, del conigliere Ferdinando Sortino che ha contestato la conduzione dei lavori effettuata dal sindaco.
Il sindaco Fagnani, del resto, non ha fatto nulla per ingraziarsi il pubblico: si è preso qualche voce di disapprovazione. Le opposizioni, che ora hanno tra le loro fila anche la Mantovani, qualche applauso. Gli equilibri in consiglio sono cambiati a cinque mesi dal voto.
Alla fine, la seduta è stata tolta da un sindaco visibilmente innervosito: la lettura delle interpellanze e delle risposte, alcune in sospeso da settembre, è stata chiusa.
La conclusione della seduta pochi minuti prima di mezzanotte eviterà anche il pagamento degli straordinari a funzionari e alle forze dell'ordine. I conti sono tali che si risparmia su tutte le voci di spesa. Come sull'organizzazione dei soggiorni per gli anziani, ad esempio. L'amministrazione ha aderito al Consorzio intercomunale di Verona, per questo servizio, rompendo la convenzione con una cooperativa locale e contando di spendere 2700 euro in meno. Molte le perplessità esposte in consiglio su questo nuovo accordo. Su una cosa, in mezzo a tanta bagarre, si sono trovati tutti d'accordo venerdì sera: è urgente l'adozione di un regolamento comunale che renda goverabile il consiglio.

Multe evase, arriva il condono per recuperare 100mila euro

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Stefano Nicoli



Legnago. Il Comune non si è dimenticato dei vecchi trasgressori che non hanno ancora pagato le multe elevate in città fino al 31 dicembre 2004. E che, ignorando le contravvenzioni rimediate per aver violato il codice della strada, hanno privato finora le casse municipali di un introito superiore ai 400mila euro. Tuttavia, pur di recuperare almeno una parte dei mancati incassi, è disposto ad accontentarsi del 50 per cento delle somme iscritte a ruolo e tuttora pendenti.
Per i multati dalla memoria corta è infatti in arrivo un condono che, sulla scorta di quanto consentito da una legge varata la scorso agosto, consentirà loro di regolarizzare in forma agevolata i pagamenti in sospeso. «Il che significa», ha spiegato l'assessore alle Finanze Annamaria Torelli nell'ultimo consiglio comunale dove è stato licenziato il provvedimento con l'astensione di centrosinistra e Nuova città, «poter consentire ai trasgressori di definire le loro posizioni evitando di pagare il raddoppio della sanzione oltre alle maggiorazioni semestrali e alla misura intera dell'aggio di riscossione». Per poter beneficiare della «sanatoria», gli interessati, che riceveranno una comunicazione a casa, dovranno però saldare le sanzioni scordate in un cassetto in un'unica rata entro il 30 luglio 2010. Trascorsa questa data verrà ripristinata la procedura normale e scatterà quindi l'esecuzione forzata ad opera del concessionario, che provvederà al fermo amministrativo e ad eventuali pignoramenti. Il vantaggio sarà dunque duplice: da un lato i contravventori potranno mettersi in regola con un risparmio non indifferente; dall'altro, il Comune di Legnago conta di incamerare almeno la metà dei 200mila euro previsti in caso di adesione completa. «Riteniamo che questo sia l'unico modo», ha concluso Torelli, «per ridurre l'esposizione dell'ente. È infatti documentato che la percentuale di recupero dei crediti è inversamente proporzionale all'età degli stessi e si riduce drasticamente nel tempo».

Bovolone, l'assessore: «Non sono stata
buttata fuori, ho dato io le dimissioni»

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Giancarlo Beltrame



Bovolone. Doveva essere la serata dei fuochi d'artificio. Invece fa meno rumore di un raudo, uno di quei piccoli e pestiferi petardi i cui botti cominciano a sentirsi in queste serate che avvicinano alle feste natalizie. E con un petardino, perdipiù con le polveri bagnate, finisce il tanto atteso scontro tra la Bella e la Bestia, come erano stati ribattezzati il sindaco Riccardo Fagnani e la consigliera comunale Beatrice Mantovani, l'ex miss che aveva fatto scoppiare un caso dopo che le erano state ritirate dal primo cittadino le deleghe agli Affari legali e alle Pari opportunità.
Eccola la Bella, imbronciata e un po' meno bella perché il broncio le toglie un filino di avvenenza. È seduta tra i banchi dell'opposizione. Di fronte a lei, al centro del consesso, la Bestia. Che poi bestia non è. Gli manca perfino la sovrabbondanza di peli che il ruolo tradizionalmente richiederebbe. Infatti ha la testa più lucida del Consiglio.
E forse è colpa del cranio rasato se un po' assume toni da ducetto (tanto che nei manifesti della campagna elettorale, dove non stringe la mano a Flavio Tosi, compare con le mani sui fianchi e la mascella in fuori in una tipica posa mussoliniana) e un po' si crede l'arbitro Pierluigi Collina minacciando a destra e a manca- soprattutto a manca- ammonizioni ed espulsioni a raffica.
La partita, pardon, il Consiglio inizia puntuale alle 19.30. Le formazioni in campo sono quasi al completo. Tra i detentori del titolo manca solo l'assessore al Bilancio Tiziano Ferrari, per un grave infortunio dovuto all'influenza suina, mentre tra gli sfidanti non scende in campo Marina Crisafulli. Si comincia subito con un divieto. «È vietato l'uso di telecamere e registratori», proclama il sindaco-arbitro, citando una non meglio specificata circolare del ministero dell'Interno. Dagli spalti il pubblico reagisce con sonori «buuuh» di dissenso e Fagnani minaccia: «Se questo comportamento non cessa, non mi sottrarrò dal chiedere alle forze dell'ordine di intervenire!». Vietando la registrazione anche alla stampa, forse non si rende conto di violare l'articolo 21 della Costituzione, che al secondo comma recita «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Nemmeno preventive.
Comunque, concluso l'appello, fuori ordine del giorno, informa di aver revocato già il 10 novembre le deleghe alla consigliera Mantovani, che il 19 gli ha comunicato l'uscita dal gruppo della maggioranza per rimanere in Consiglio come indipendente. Nel frattempo la Bella se ne sta come una brava allieva nell'ultimo banco con la manina alzata. Così a lungo che quasi le viene un crampo. Solo quando vede che Fagnani continua imperterrito, con flebile voce si fa sentire. «Mi scusi, non l'ho vista», le risponde dal suo scranno il primo cittadino, che subito si premura di darle conto che si è informato in Prefettura. «Lei non avrebbe titolo per intervenire», la ammonisce, poi, però, con magnanimità un po' troppo esibita, aggiunge: «Altresì il sottoscritto le concede tre minuti per parlare».
E qui scoppiettano un altro po' di raudi. Protesta l'ex sindaco Luigi Lovato, si aggiunge l'ex sindaco Osvaldo Richelli, il consigliere Ferdinando Sciortino chiede la lettura dell'articolo che impedirebbe la discussione. Gli viene letto il 43 del Dl 260/2000 e lui, forse un po' distratto, si scorda di ricordare il secondo comma del 38 del medesimo Dl che consente la discussione. A questo punto entra con decisione sull'avversario Costantino Turrini. «La ammonisco», sventola il cartellino giallo Fagnani in versione Collina, «e dopo la seconda ammonizione...». Un boato di proteste dal pubblico copre le sue parole. «Basta!», sbotta a questo punto Fagnani in versione ducetto, «siamo succubi di un'operazione mediatica!».
La partita può finalmente riprendere. La Bella estrae dalla cartella due fogli e veloce come un treno, ciuff ciuff, legge tutto d'un fiato la sua versione dei fatti. Nonostante corra come un Jair dei tempi d'oro, non ce la fa proprio ad arrivare in fondo in tre minuti. Ce ne mette sei. Ma nessuno la interrompe.
Cosa dice? Nulla di nuovo. Ribadisce di non essere stata cacciata ma di essersi dimessa. Che si sente sempre leghista e che se n'è andata solo dalla sezione di Bovolone. Che l'intervista tv l'aveva data a giugno ed è stata tirata fuori strumentalmente solo a novembre. Di non vergognarsi per aver fatto la modella, mentre lui, Fagnani, e la sua maggioranza sono «al top del maschilismo». Forse, però, è più importante ciò che non dice, lasciando intendere accordi segreti «con altre parti politiche» di cui lei era all'oscuro. Conclude citando gli articoli 1, 21 e 51 della Costituzione. E va alla cattedra a consegnare il compito.
Assiso sul trono, Fagnani prende nota e impassibile fischia la ripresa del gioco. D'altra parte l'aveva scritto a chiare lettere nei suoi manifesti elettorali: «Inflessibile con chi crea problemi, senza giustificazioni o buonismo».
E anche i raudi adesso si tacciono.

Lega e Pdl
non retrocedono.
Nuove indennità
solo rinviate

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Stefano Nicoli



La delibera con la quale, a metà ottobre, la Giunta aveva determinato le nuove indennità degli amministratori, ritoccando gli importi dal 25 al 75 per cento, resta per il momento congelata. E, fintantochè non sarà applicata, il sindaco continuerà ad intascare 2.788,87 euro lordi al mese come ha puntualizzato nell'ultimo consiglio comunale. Tuttavia, Lega e Pdl non hanno alcuna intenzione di innestare la retromarcia e di ritirare l'atto con il quale hanno adeguato i loro stipendi «in base a quanto prevede la normativa vigente, che non consente più gli aumenti dicrezionali applicati nelle passate legislature».
Tant'è che l'assemblea, al termine di un match al fulmicotone svoltosi in un'aula sorvegliata a vista da vigili e carabinieri, ha respinto l'ordine del giorno d'urgenza presentato dall'opposizione - e condiviso anche dall'ex leghista Lucio Martinelli tornato a condannare «la scelta inopportuna» dei suoi ex compagni di partito - «per invitare il sindaco e la Giunta a ritirare la delibera, che suona come uno schiaffo per la povera gente specie nel caso dei compensi degli assessori innalzati del 75 per cento». Con l'impegno «a destinare le risorse così risparmiate a borse lavoro, contributi per la tassa rifiuti o ad incentivi ecologici per il piano casa». La maggioranza. «stanca di verdersi gettare fango addosso», è passata poi al contrattacco facendo i conti in tasca all'ex sindaco Silvio Gandini, che è stato preso di mira dai giovani del Pdl con volantini e striscioni affissi in municipio «per condannare l'atteggiamento contradditorio ed il falso moralismo della sinistra». «Non ci stiamo», ha tuonato Michele Menini, capogruppo della Lega, «a farci dare lezioni da chi predica bene e razzola male: Gandini non solo è arrivato a prendere 4.456, 67 euro al mese ma per un certo periodo, e fino a quando la normativa glielo ha permesso, ha accumulato anche gli introiti per le cariche ricoperte nel Cisiag e nel Cogefo per un totale, compreso l'Anci, di circa 7mila euro lordi al mese». «Come se non bastasse», ha aggiunto, «ha conservato ora l'incarico nell'Aato, che gli assicura 1.140 euro mensili». «E pensare», ha alzato il tiro Rettondini, «che i poveri, sfruttati ora per tornaconto politico, ci sono sempre stati: evidentemente la crisi vale solo per me e i miei assessori».
La replica dell'ex sindaco non è tardata: «Non ho nulla da nascondere ma i conti del bottegaio vanno fatti bene senza tralasciare che al Cisiag e al Cogefo le indennità sono state ridotte all'osso e che ho conservato gli incarichi anche quando non erano più remunerati come era successo prima del biennio 2005-'06». «La verità», ha concluso Gandini, «è che ho finito il mandato percependo, dopo i due tagli del 10 per cento applicati per legge nel 2006 e per il fondo pro indigenti nel 2009, 2.400 euro netti al mese rispetto ai 2.900 che guadagno come preside».

«Troppo vanitosa!», e il sindaco leghista
toglie l'assessorato all'ex Miss università

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Bovolone. Bella, e fino a qui tutto bene, ma troppo vanitosa e incapace di rispettare le linee guida dell’amministrazione comunale leghista. Sarebbe finita per questi motivi la carriera di assessore alle Pari Opportunità e agli Affari Comunali, a Bovolone, di Beatrice Mantovani, 28 ex miss università, unica donna nella giunta guidata da Riccardo Fagnani nel paese della bassa veronese. Secondo il sindaco, alla base della decisione di togliere le deleghe a Mantovani, ci sarebbe «un’incrinatura nel rapporto di fiducia».

In particolare il primo cittadino, come sottolinea il Corriere Veneto, si sarebbe risentito perché la giovane non avrebbe rispettato un impegno, firmato una volta eletta, di concordare ogni iniziativa con il sindaco. La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso della pazienza della maggioranza sarebbe stata un’apparizione dell’assessore su un televisione locale: nel servizio contestato l’ex miss e ora ex assessore avrebbe dissertato su bellezza e intelligenza. «Una cosa da non fare - ha detto il sindaco ai giornalisti - in un periodo in cui si parla di veline in politica».

«Non sono stato io». Ma resta in carcere

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«Non sono stato io. E quella fotografia lo dimostra». La differenza tra il carcere e la libertà per Giorgio Caneva passa da pagina 2 dell'edizione trevigiana del «Gazzettino». La stessa che ieri ha lanciato nei confronti del ragazzo di Minerbe - già accusato di aver ferito due giovani durante un concerto a Conegliano - un'altra terribile accusa: «Li ha accoltellati per scommessa». Una versione che avrebbe trovato pochi riscontri durante l'interrogatorio di garanzia che il giudice Umberto Donà ha condotto ieri nel carcere di Santa Bona di Treviso. Alla fine del quale, però, la versione del ragazzo non dev'essere stata molto convincente visto che il suo arresto è stato confermato «per il pericolo di reiterazione del reato». Giorgio Caneva, insomma, è stato giudicato un soggetto pericoloso: a confermarlo ci sarebbero il coltello e il tirapugni trovati nell'auto con la quale lui, il fratello Alberto ed il loro amico Mattia Frigo - entrambi denunciati per possesso ingiustificato di armi bianche - sono andati al concerto. Armi che secondo gli inquirenti dimostrano la loro «inclinazione abituale verso comportamenti violenti in luoghi pubblici».
«Eppure quella fotografia dimostra che la versione di Giorgio è corretta», spiega Roberto Pelloso, legale del ragazzo. «Il suo volto, nell'angolo in alto a destra, è assolutamente riconoscibile. Ed il posto nel quale stava ballando con alcune ragazze conosciute quella sera è lontano una trentina di metri da dove sono stati accoltellati Eleonora Friso e l'altro giovane». La tesi di Caneva è chiara: «Non mi sono mai mosso da lì per tutta la serata. E se avevo del sangue sui pantaloni è solo perché mi ero ferito cadendo. Le ragazze che erano con me potranno confermarlo». La fotografia, però, dimostra anche che il gruppo di amici coinvolti nei fatti, erano assieme: a fianco di Giorgio, infatti, si riconoscono chiaramente sia il fratello che Mattia Frigo.
Cosa è dunque accaduto sabato notte? I magistrati, per ora, non sembrano avere dubbi nel ritenere corrette le ricostruzioni di chi ha indicato Caneva come l'autore del ferimento. Sarebbe stato lui, visibilmente ubriaco, ad avvicinarsi ad Eleonora Friso ed a colpirla con un coltello che non è ancora stato trovato. Per poi fare la stessa cosa con un 16enne veneziano. Ferite lievi per quest'ultimo, mentre la ragazza ha dovuto subire un intervento chirurgico d'urgenza che le ha salvato la vita: la lama ha sfiorato l'aorta e avrebbe provocato la morte per dissanguamento se solo i soccorsi fossero arrivati pochi minuti più tardi.
Una parola definitiva sui fatti potrebbe arrivare dalle analisi che spiegheranno di chi era il sangue sui pantaloni di Caneva e dal ritrovamento del coltello le ricerche del quale sono proseguite ancora ieri nel locale posto sotto sequestro e nella stessa casa del giovane perquisita dagli agenti.

Accoltellamento in discoteca
Il veronese respinge le accuse

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Ha rigettato ogni accusa davanti al gip di Treviso il giovane di Minerbe, Giorgio Caneva, fermato dalla polizia poco dopo il ferimento sabato notte in un locale di Conegliano (Treviso), nel corso di un concerto punk rock, di una ragazza di Padova e, in modo più lieve, di un minorenne veneziano. Giorgio Caneva, 19 anni, oggi avrebbe ribadito la sua estraneità all’episodio dell’accoltellamento dei due, dicendo di essere rimasto vittima di uno scambio di persona.

Il giovane ha detto che si era recato nel locale assieme ad alcuni conoscenti, ma di non aver nulla a che fare con il fatto di sangue. Nelle indagini sono state denunciate altre due persone, amici del fermato, per possesso ingiustificato di armi bianche, trovate nell’auto assieme a un certo quantitativo di lattine di birra, che avevano usato per recarsi in discoteca. Il gip si è riservato di decidere se scarcerare o meno l’indagato, che al momento del fermo era ubriaco. La giovane ferita è tuttora ricoverata nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Conegliano e sarà sentita dalla Polizia non appena le condizioni di salute lo consentiranno.

Gli investigatori starebbero intanto valutando anche il contenuto delle dichiarazioni fatte da altri clienti del locale in cui si è verificata l’aggressione, soprattutto per capire se ci sono elementi utili che possano portare a chiarire le ragioni degli accoltellamenti. Al momento non sarebbe privilegiata alcuna ipotesi. Neanche l’arma usata per ferire i due è stata trovata.

La spedizione
punitiva finisce
con sei arresti

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Daniela Andreis



Ronco. Giustizia fai da te. Anzi, un vero e proprio gruppo punitivo di sei ragazzi che si forma ed agisce per vendicare un amico picchiato in una rissa avvenuta davanti ad un bar. Tutti e sei sono finiti in manette, arrestati dai carabinieri di Ronco con l'accusa di violazione di domicilio, danneggiamento, porto abusivo d'armi e tentata rissa. I giovani hanno confessato, una volta nelle mani dei militari dell'Arma. La loro identificazione è stata possibile nella serata stessa perché, durante la nottata di caccia all'uomo che avevano organizzato, hanno commesso un errore.
Ma andiamo con ordine. Tutto è iniziato venerdì sera davanti al bar «Pop corn» di Ronco. Per motivi ancora da chiarire ma che potrebbero essere legati a sostanze stupefacenti, due ragazzi, Saverio Leuzzi, 30 anni e uno di origine nordafricano, litigano. Quest'ultimo, a conclusione della rissa, sferra un calcio sul naso a Leuzzi e scappa. Un gesto che fa il presto il giro del locale e tra alcuni ragazzi del posto che decidono di trovare il marocchino e di vendicare il loro amico. Partono in sei - Jonathan Leuzzi, fratello di quello che era stato picchiato, Andrea Zendron, Stefano Zanuso, entrambi diciannovenni, Mirco Meneghello, 28 anni e Alessandro Carbognin, 23 anni - armati di una mazza da baseball e di una pistola che per fortuna è ad aria compressa. Il gruppo gira per Ronco a lungo ma non riesce a trovare il magrebino per le vie del paese. A quel punto - forse dopo aver chiesto in giro - vanno a casa di un connazionale dove credono potrebbe essersi rifugiato. Rompono il vetro della porta d'ingresso di S.A., 25 anni. Ma è la persona sbagliata: lì il nordafricano non c'è, ma le urla e il trambusto che escono dall'abitazione attirano l'attenzione dei vicini di casa che, spaventati, chiamano i carabinieri. Intanto il «commando» scappa. Alcune persone forniscono particolari sul gruppo dei sei e una pattuglia di Ronco si mette alla sua ricerca. Quattro di loro vengono trovati in piazza Garibaldi, in centro a Ronco, a bordo di una macchina sulla quale hanno, nel frattempo, fatto salire il giovane italiano picchiato con un calcio: difatti ha segni di percosse e sangue al volto, che è gonfio. Poco dopo vengono rintracciati anche gli altri due del gruppo.
I sei giovani vengono sentiti e confessano tutto, anche dove hanno nascosto le loro «armi»: dietro un muretto di cemento vicino al ponte dell'Adige di Albaredo ci sono la mazza da baseball e la pistola ad aria compressa che si erano portati dietro. I giovani vengono arrestati per violazione di domicilio, danneggiamento, porto abusivo di armi e tentata rissa.
Sabato mattina scorso sono comparsi davanti al giudice Marzio Bruno Guidorizzi per il processo per direttissima il quale ha convalidato gli arresti dei sei ragazzi, rilasciandoli e dispondendo per Saverio Leuzzi l'obbligo di presentarsi a firmare in caserma a Ronco. Su richiesta del difensore dei giovani di Ronco, il dibattimento è stato fissato per il 3 marzo 2010.
Secondo le forze dell'ordine, alla base della formazione del gruppo punitivo non ci sarebbero motivi razziali ma la volontà, altrettanto pericolosa, di farsi giustizia da soli.

La cittadella della sicurezza
sarà all'ombra del «Sandrini»

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Stefano Nicoli



Legnago. Un polo logistico per il distretto di protezione civile «Verona 5» dove gestire le emergenze e custodire mezzi ed attrezzature a disposizione di 17 Comuni della Bassa. Il progetto della nuova struttura, che sorgerà il prossimo anno a Casette nei pressi dello stadio «Sandrini» e che servirà un bacino di 140mila abitanti, è stato approvato dalla Giunta di Legnago, comune capofila del distretto denominato «Delle Valli» di cui fanno parte anche Angiari, Bovolone, Casaleone, Castagnaro, Cerea, Concamarise, Isola Rizza, Oppeano, Palù, Ronco all'Adige, Roverchiara, San Giovanni Lupatoto, San Pietro di Morubio, Sanguinetto, Villabartolomea e Zevio.
Il passaggio tecnico - che spiana la strada alla realizzazione di un fabbricato di 280 metri quadrati destinato per circa un terzo a magazzino e per la restante superficie a sala riunioni, sala operativa, spogliatoi, servizi igienici e pensilina per il ricovero dei veicoli- è stato formalizzato dopo il via libera arrivato dagli amministratori dei 17 centri nell'assemblea convocata lo scorso ottobre in sala consiliare. «Per poter contare su una gestione adeguata e su una macchina operativa efficiente e coordinata in caso di calamità naturali ed altri situazioni di emergenza pubblica», sottolinea Loris Bisighin, vicesindaco ed assessore alla Protezione civile, «è indispensabile concentrare le risorse in un'unica postazione provvista degli spazi e degli accorgimenti idonei per agevolare le operazioni dei volontari. Da qui perciò l'impegno, sostenuto dal nucleo di protezione civile Ana Basso Veronese con il quale siamo convenzionati, a riunire in un'unica sede i mezzi e la strumentazione in dotazione alla squadra alpina di Minerbe e agli altri Comuni affiliati». La futura sede della protezione civile distrettuale richiederà un investimento di 250mila euro: 100mila coperti dall'amministrazione legnaghese con gli oneri di urbanizzazione e l'importo residuo finanziato dalla Regione tramite un bando di gara, che è stato pubblicato lo scorso agosto e che vede «Verona 5» ai piani alti della graduatoria.
«Ci auguriamo», aggiunge Bisighin, «di poter accedere a questo contributo in quanto nel nostro distretto, che sta prendendo forma e che è in procinto di dotarsi di un regolamento, manca ora un punto di riferimento organizzato. D'altronde la normativa in materia ci impedisce di usufruire di fabbricati esistenti poichè la struttura deve essere antisismica ed ubicata in una zona strategica, comoda alla grande vibilità e dotata di un parcheggio per almeno 150 auto». La nuova cittadella della sicurezza non faciliterà solamente l'attività alla squadra capeggiata da Luigi Bicego. «Ma consentirà anche», conclude Bisighin, «di razionalizzare gli acquisti evitando così doppioni e che il materiale diventi obsoleto».

Fagnani azzera le quote rosa in maggioranza

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Bovolone. Quota rosa azzerata nella giunta di Bovolone. Beatrice Mantovani, l'unica donna eletta tra i 13 consiglieri della maggioranza, si è vista infatti revocare dal sindaco Riccardo Fagnani le deleghe alle pari opportunità ed agli affari legali ricevute solo qualche mese fa. «È venuto meno il rapporto di fiducia necessario», ha spiegato il primo cittadino senza però entrare nel dettaglio. La stessa Mantovani ha deciso di non commentare ma ha annunciato dichiarazioni pubbliche nel corso della prossima seduta del consiglio comunale previsto per venerdì prossimo. Di certo, però, può dirsi concluso il rapporto tra l'ex Miss Università (la fascia gli fu assegnata nel 2003 all'ateneo di Verona) ed il Carroccio: subito dopo aver appreso del ritiro delle deleghe, infatti, ha rassegnato le dimissioni dalla Lega mantenendo però il posto in consiglio e quindi quello di membro della commissione pari opportunità appena rinnovata. Va anche ricordato che Mantovani è stata la seconda più votata tra i leghisti alle amministrative di giugno, anche grazie alla notorietà regalatale da diversi concorsi di bellezza e da alcune apparizioni in programmi televisivi.
In realtà il rapporto tra Mantovani e la Lega era compromesso da qualche mese. Negli ultimi tempi aveva infatti manifestato più di una volta dubbi sulla linea del direttivo locale del Carroccio: ma sempre all'interno del partito, mai con esternazioni pubbliche. «Se lo avesse fatto il provvedimento di espulsione per lei era già pronto», fanno sapere dalla Lega: ma non ce n'è stato bisogno. Anche se lo scontro sembra solo agli inizi: «Sarò ben contendo di entrare nel merito di questa vicenda se Beatrice Mantovani intende parlarne in seduta pubblica», ha spiegato Fabbrizio Ferrari, assessore esterno della giunta Fagnani e segretario locale della Lega, in riferimento alle spiegazioni che l'ex delegata ha preannunciato per venerdì in consiglio.
Per una porta che si chiude un'altra però potrebbe aprirsi per Mantovani. «Esprimiamo solidarietà e le offriamo la possibilità di unirsi al nostro gruppo nei tempi che vorrà, viste le posizioni di serietà e apertura verso altre parti politiche che l'hanno contraddistinta»: questa l'offerta arrivatale dal capogruppo del Pdl Costantino Turrini. «Riconosco in questo provvedimento del sindaco un atteggiamento poco consono nei confronti delle opposizioni e, scopro adesso, anche nei confronti di componenti della sua stessa maggioranza e, cosa ancora più grave, verso i cittadini che si lamentano per come sono stati trattati».
La vicenda è un film già visto a Bovolone. Basti pensare a quando l'allora sindaco Osvaldo Richelli ritirò le deleghe all'assessore Donato D'Amore aprendo la crepa nella maggioranza che sfociò nel commissariamento. Non andò meglio all'assessore Maria Soave che nel 1999 si vide espellere dalla giunta dall'allora sindaco Luigi Lovato, nè a Marina Crisafulli che nel 2003 subì la stessa sorte ad opera di Giorgio Mantovani. RO.MA.

L'Arpav ha trovato l'atrazina Vietato bere l'acqua dei pozzi

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Lino Fontana



Allarme atrazina nei pozzi di Sorgà. A seguito di prelievi effettuati dall'Arpav in alcuni punti del capoluogo, infatti, è stata riscontrata la presenza della pericolosa sostanza in un pozzo privato. «La concentrazione di atrazina e desetilatrazina», hanno scritto i tecnici dell'Ulss 21, «era eccedente il limite previsto da un decreto legislativo del 2001 per le acque destinate al consumo umano». Così al sindaco Giambattista Bazzani nopn è restato altro da fare che firmare ieri mattina un'ordinanza valida per tutto il territorio comunale con la quale vieta alla popolazione di usare l'acqua prelevata da pozzi privati superficiali (fino a 30 metri di profondità) per uso alimentare. Non solo: il primo cittadino invita anche a servirsi dell'acqua erogata dall'acquedotto o imbottigliata «finchè non sarà definita con estattezza l'effetttiva estensione dell'inquinamento della falda acquifera». Resta invece possibile usare l'acqua prelevata dai pozzi privati per altri scopi: per irrigare i campi, per la pulizia personale, per il lavaggio di stoviglie e biancheria.
«L'atrazina è stata rilevata in un pozzo privato profondo appena una ventina di metri», osserva il vicesindaco Mario Sgrenzaroli. «ma per precauzione l'ordinanza vieta l'uso di acqua prelevata fino a 30 metri di profondità. Restano comunque da verificare anche le falde più profonde per essere più tranquilli. Cosa che chiederemo all'Arpav». Intanto il Comune è stato invitato a convocare una conferenza dei servizi per fare il punto della situazione. «Secondo noi, poiché si ha notizia che anche in altri Comuni della zona è stata rilevata la presenza atrazina nei pozzi privati», aggiunge il vicesindaco, «sarebbe opportuno che la conferenza dei servizi fosse convocata a livello intercomunale per pianificare in modo omogeneo i provvedimenti da prendere».
Secondo l'ufficio tecnico comunale il numero di cittadini interessati è molto basso, trattandosi di pozzi al servizio di abitazioni molto datate, che per lo più si trovano in aperta campagna e che prelevano acqua a piccole profondità (da 18 a 20 metri): «Anche se questo non ci esime certo dal prendere tutte le precauzioni del caso», osserva il vicesindaco.
Lino Fontana

Il distretto di 121mila abitanti avrà Cologna come «capitale»

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Paola Bosaro



Non più soltanto capitale del mandorlato ma fulcro di tutto il sistema di protezione civile dell'Est veronese. Dopo un lavoro durato quasi un triennio, Cologna è riuscita a raggruppare attorno a sé un insieme di amministrazioni comunali e di gruppi di volontari, diventando comune capofila del «Distretto VR4» di protezione civile e antincendio boschivo della Provincia scaligera. Del Distretto fanno parte 20 comuni per un totale di 431 chilometri quadrati e 121mila abitanti. Oltre a Cologna ci sono Albaredo, Arcole, Belfiore, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant'Anna, Caldiero, Colognola, Lavagno, Minerbe, Monteforte, Pressana, Roveredo, San Bonifacio, San Martino Buon Albergo, Soave, Terrazzo, Veronella e Zimella. Ad inizio mese i sindaci del Distretto si sono riuniti in assemblea nel Palazzo del Capitaniato per approvare il regolamento e nominare presidente e vicepresidente del Comitato dei sindaci. Con votazione a scrutinio segreto Silvano Seghetto è stato eletto presidente, mentre il sindaco di Monteforte Carlo Tessari è stato nominato vicepresidente. I due resteranno in carica per 3 anni o comunque fino alla scadenza dei rispettivi mandati. Alla riunione ha partecipato, senza diritto di voto, anche il rappresentante dei volontari Aldo Tregnago, delegato del gruppo di San Martino.
Il Comitato dei sindaci ha il compito di «definire le politiche del Distretto, promuovendo iniziative volte a migliorare l'organizzazione e la cultura della protezione civile sul territorio». Gli obiettivi generali del Distretto, così come elencati nel regolamento, sono: la realizzazione di programmi formativi, esercitazioni, manifestazioni, la partecipazione alla colonna mobile regionale, l'integrazione delle attività mediante convenzioni fra i vari comuni, la pianificazione unitaria nell'ambito delle problematiche del Distretto, il finanziamento di mezzi e dotazioni e la loro razionalizzazione sul territorio. Appena eletto, il presidente Seghetto ha messo in evidenza il principio di mutuo soccorso che dovrà guidare l'attività del neonato dipartimento di protezione civile del Colognese.
«Quando vi siano delle necessità o delle emergenze», ha detto il sindaco di Cologna, «i comuni saranno tenuti a mettere a disposizione i mezzi e le attrezzature, oltre al personale di volontariato, fatte salve le priorità di intervento in sede locale». Per arrivare ad un coordinamento efficiente ed efficace, Seghetto ha invitato l'assemblea a censire tutti i gruppi del territorio e a comunicare il livello di preparazione di ciascuno. Si dovranno poi registrare tutte le sedi, i magazzini, gli automezzi e le attrezzature in dotazione ai vari gruppi e conoscere a fondo le problematiche ed il contesto in cui si andrà ad operare, soprattutto dal punto di vista del rischio idrogeologico.
Sono stati poi approvati all'unanimità i progetti presentati da una decina di comuni per l'ammodernamento dell'equipaggiamento dei propri volontari. Il VR4 inoltre presenterà domanda di contributo regionale per la realizzazione di una maglia radio digitale che consenta il collegamento diretto dei 20 comuni. L'apparecchiatura costa 57.500 euro.
Nelle prossime settimane il regolamento del Distretto dovrà essere ratificato da tutti e 20 i consigli comunali delle amministrazioni aderenti per diventare esecutivo.

Niente «bionde» per i dottori. Campagna antifumo in corsia

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Stefano Nicoli



Legnago. La guerra alle «bionde» più pericolose parte dalle corsie dell'ospedale. Saranno, infatti, i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari e gli altri dipendenti dell'Ulss 21 con la passione per le sigarette i primi a dover dare il buon esempio smettendo di fumare. Sempre che siano disposti a disintossicarsi e a mettere in pratica le regole d'oro contro il tabagismo che propinano ai loro pazienti per convincerli a liberarsi di un vizio nocivo per la salute. Ma non saranno gli unici. A sfatare il luogo comune che chi predica bene spesso razzola poi male saranno chiamati nei prossimi mesi anche i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli studenti della sede staccata del «Mater salutis» della facoltà di Scienze infermieristiche dell'università di Verona.
Almeno è quello che si augura il direttore generale dell'Ulss 21 Daniela Carraro, che ha coinvolto i camici bianchi e tutto il personale del polo sanitario della Bassa in una compagna sperimentale anti-fumo condotta - unica Ulss del Veneto - in tandem con l'Azienda ospedaliera di Padova. Un test circondato da grande interesse che, tra Legnago, Nogara, Bovolone e Zevio, dovrebbe interessare circa il 20 per cento dei dipendenti: stando ad una stima calcolata sulle percentuali stabilite da studi nazionali sarebbero, infatti, circa 350 i fumatori presenti tra i quasi 1.700 addetti dell'Ulss 21. E di questi è verosimile, per i vertici aziendali, che un'ottantina accetti di essere aiutato a dare un taglio alle «bionde».
Ma in cosa consiste il progetto su base volontaria volto a contrastare la dipedenza di nicotina, di cui l'avvocato Carraro èin procinto di fare il punto con il collega di Padova e l'assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri? «Si tratta», spiega il direttore generale, «di uno specifico programma di disassuefazione dal fumo per operatori sanitari e socio-sanitari rivolto a tutti i collaboratori del comparto, sia interni che esterni, che viene gestito dall'ambulatorio anti-fumo del Servizio dipendenze (Serd) di Zevio. Per contrastare questa brutta abitudine, che costituisce un grosso problema quanto ad impatto sociale e costi sanitari, riteniamo infatti strategici l'esempio e la testimonianza diretta soprattutto dei medici poichè rappresentano un punto di riferimento per i cittadini».
Il piano anti-sigaretta è articolato in tre momenti: una prima fase di accoglienza e diagnosi; una seconda di trattamento e prevenzione della ricaduta; ed una terza di monitoraggio del trattamento e di sostegno post-cura. I fumatori che aderiranno alla sperimentazione potranno contare eventualmente sull'ausilio della Vareniclina: un farmaco anti-fumo non finanziato dalla Regione, che verrà distribuito gratuitamente durante il programma in collaborazione con la casa farmaceutica Pfizer. «Questo medicinale», conclude il dg, «agisce a livello cerebrale in modo simile alla nicotina ed è in grado di ridurre il desiderio di sigarette».

È caccia ai sei complici per recuperare i soldi

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Legnago. «Non lasceremo nulla di intentato e ci attiveremo per recuperare quanto più possibile dei 560mila euro sottratti alle casse del Comune». Lo aveva annunciato il sindaco Roberto Rettondini all'indomani dell'arresto di Claudio Ziviani, l'ex economo di palazzo de' Stefani finito 10 giorni fa ai domiciliari con l'accusa di truffa, falso in atto pubblico e peculato. Detto e fatto. Mentre la giustizia sta facendo il suo corso, ieri mattina sono partite dal municipio sei raccomandate attraverso le quali l'amministrazione conta di recuperare, almeno in parte, i circa 200mila euro che l'ex capo unità avrebbe prelevato indebitamente dai conti comunali avvalendosi della complicità di altrettante persone, tutte esterne al municipio e tutte