mercoledì, 10 marzo 2010
EST VERONESE
CAMBIA PAESECasa di riposo sotto la lente dei giudici della Corte dei conti
Zeno Martini
Arcole. Compensi agli amministratori e disavanzo di bilancio dell'Ipab Opere riunite «Don Luigi Rossi» di Arcole sotto la lente della Conte dei conti, chiamata a intervenire dal sindaco e parlamentare della Lega nord, Giovanna Negro. E' la contromossa dell'amministrazione comunale, in risposta al ricorso presentato al Tribunale amministrativo del Veneto dal consiglio di amministrazione presieduto dall'ex presidente Lionello Vestena e dalla Regione Veneto.
Secondo l'amministrazione arcolese, la Corte dei conti dovrebbe indagare su un avanzo di bilancio inesistente causato da un errore contabile, sulle spese del personale maggiori di quelle previste, sui compensi agli amministratori non conformi allo statuto, su consulenze esterne e provvedimenti straordinari.
Una gestione con tanti punti di domanda secondo l'amministrazione monocolore del Carroccio, che ha portato il sindaco Negro lo scorso 17 novembre, a revocare l'incarico al precedente consiglio dell'Ipab e sulla quale adesso è stata chiamata ad esprimersi la Corte dei conti di Venezia.
I magistrati contabili hanno ricevuto nei giorni scorsi, un esposto, a firma del sindaco e parlamentare, nel quale chiede di far luce su alcuni aspetti della precedente gestione dell'ente. In particolare, si legge nell'esposto che, «l'esercizio 2007 presenta un avanzo di amministrazione di circa 67 mila euro che in realtà non c'è».
Sull'anno successivo poi, il 2008, le spese per il personale pagate sono state superiori rispetto a quelle previste: 3,1 milioni di euro rispetto ai 2 milioni e 970 mila messi a bilancio, in quanto «le fatture di dicembre venivano impegnate nel gennaio dell'anno seguente».
Ma la gestione del personale è stata impegnativa anche sul fronte sindacale. «Nel luglio 2009, il precedente presidente Vestena firmava un provvedimento d'urgenza con il quale disponeva 43 progressioni orizzontali», afferma il sindaco, «mentre l'Ispettorato del lavoro ha comminato all'ente sanzioni per 180 mila euro a causa del mancato rispetto della normativa in merito al riposo giornaliero».
È ancora aperta poi la vertenza sindacale per il calcolo delle ferie e un'altra vertenza fiscale per il pagamento dell'Irap di 245 mila euro. Un elenco di presunte negligenze del quale il sindaco ha ritenuto opportuno informare la Corte dei conti. Questa ha già inviato il fascicolo alla Procura della Repubblica per conoscenza.
«I riscontri effettuati nei primi mesi di lavoro dal nuovo consiglio di amministrazione dell'ente», dichiara il primo cittadino, «hanno confermato la fondatezza delle mie preoccupazioni e l'importanza della revoca tempestiva dell'incarico ai precedenti consiglieri. Sarà mio compito adesso andare a fondo nella gestione dell'Ipab degli ultimi anni, in modo che si faccia luce su vere e presunte responsabilità, in modo che il nostro comune possa tornare ad avere un ente virtuoso, che lavori per migliorare i servizi alle famiglie della nostra comunità».
Nel frattempo, si è già tenuta la prima udienza per il ricorso al Tribunale amministrativo del Veneto che sia la Regione Veneto, sia gli amministratori cacciati da Negro lo scorso novembre - Lionello Vestena, Alessandra Caloi, Giuseppe Scitta e Giuseppe Mirandola - hanno intentato contro il Comune di Arcole, per la delibera di revoca anzitempo dell'incaricato al Cda delle «Opere Riunite Rossi».
Una revoca illegittima, secondo i ricorrenti, in quanto l'unico ente competente a revocare tale incarico sarebbe la Regione, come conferma anche una precedente sentenza del Consiglio di Stato su un caso analogo. Nella prima udienza, l'avvocato difensore del Comune ha comunicato ai legali delle parti ricorrenti l'esposto inviato alla Corte dei conti dal sindaco Negro.
Il parco nell'ex cava non è un sogno
Zeno Martini
Belfiore. Il Comune di Belfiore ha ottenuto un finanziamento di 650 mila euro dall'assessorato alle politiche dell'ambiente della Regione Veneto, per acquistare Cava Moneta, proprietà di Bruno Fusaro.
Cava Moneta è una zona umida protetta di interesse regionale, che l'amministrazione locale vorrebbe trasformare in un parco naturalistico e in un'oasi protetta a scopo didattico. Un «gioiellino» che potrebbe diventare anche un volano per nuove forme di turismo.
Nelle vecchie cave di argilla dismesse in località Moneta, oggi diventate dei laghetti che si estendono su una superficie di circa 20 ettari, si è ricreata la vegetazione spontanea tipica delle zone umide e paludose, com'era il paese in origine, prima delle bonifiche.
Queste cave si sono popolate di varie specie di rettili, piccoli mammiferi, pesci, ma soprattutto di uccelli, alcuni dei quali protetti a livello europeo, che qui hanno trovato il loro habitat ideale per nidificare.
«Era ed è un'ambizione della mia giunta, come di quelle precedenti», spiega il sindaco, Gianfranco Carbognin, «dato che da vent'anni abbiamo posto sotto vincolo di protezione quest'area, diventata un'oasi naturalistica di straordinaria bellezza, poter creare un parco che possa essere fruito dalla popolazione non solo di Belfiore, attraverso percorsi di visita e didattici».
«Grazie al contributo che l'assessore regionale all'ambiente, Giancarlo Conta, ci ha concesso, questo progetto è più vicino», ammette con soddisfazione Carbognin. «Si tratta di un messaggio che vogliamo dare, di una amministrazione che non pensa solo ai servizi tradizionali per la cittadinanza, ma che guarda con un'ottica ambientale vera, senza faziosità di alcun tipo e che va nella direzione di un benessere autentico per l'essere umano, che non può prescindere dalla salvaguardia e dalla valorizzazione dell'ambiente in cui viviamo».
«Una volta acquistata l'area dal privato, dovremmo dare attuazione al progetto, con la realizzazione dei percorsi naturalistici e i servizi necessari ai visitatori», conclude il sindaco, «e per questo abbiamo già chiesto un ulteriore aiuto economico alla Regione, attraverso l'assessore regionale ai lavori pubblici Massimo Giorgetti».
I 650 mila euro che serviranno a comprare Cava Moneta, rientrano nel plafond di 2 milioni e 125 mila euro che l'assessore regionale all'ambiente, Giancarlo Conta, ha stanziato e destinato alla provincia di Verona per iniziative di sensibilizzazione e tutela del territorio.
«Promuovere e sostenere ogni tipo di iniziativa in grado di proteggere la natura e capace di tutelare l'ambiente dagli inquinamenti, è uno degli obiettivi chiave della Regione», chiarisce l'assessore regionale Conta. «Lo stanziamento di fondi regionali anche a sostegno di progetti di educazione ambientale rivolti alle associazioni e agli istituti scolastici, sta a testimoniare la nostra volontà.
«La sensibilizzazione dei cittadini, in modo particolare dei giovani, ai temi della tutela, della salvaguardia e della valorizzazione del territorio», termina l'assessore veronese, «rappresenta infatti un investimento prezioso per il futuro».
Tranciato il tubo del gas, due ore di paura
Giuseppe Corrà
Lavagno. Sfiorata la tragedia, giovedì pomeriggio a Lavagno, in via Fontana. Soltanto la fortuna ha evitato che si verificasse un autentico disastro in seguito a una fuga di metano avvenuta dopo un incidente stradale.
Alla fine, molta paura per i cittadini, cinque famiglie evacuate un paio d'ore dalle loro abitazioni per precauzione e alcune persone con sintomi da intossicazione da gas, per le quali non è stato però necessario ricorrere alle cure mediche.
Erano circa le 16 quando, secondo la ricostruzione dei carabinieri della stazione di San Martino Buon Albergo, prontamente intervenuti sul posto assieme alla polizia locale dell'Unionvalli, ai vigili del fuoco e ai sanitari di Verona Emergenza, il conducente di una Ford Fiesta, che si era messo al volante dopo aver bevuto un po' troppo, ha urtato con la vettura la conduttura del gas che alimenta l'abitazione, situata al numero civico 32 di via Fontana.
Dal tubo tranciato si è sprigionata una fuga di metano: un sibilo fortissimo che ha immediatamente richiamato l'attenzione dei passanti e delle persone che abitano nelle vicinanze. Mentre tutti si domandavano cosa stesse accadendo e cosa fosse quell'assordante rumore proveniente dalla via, il conducente della Ford Fiesta, dopo aver tentato più volte di riavviare la propria autovettura, alla fine è riuscito ad allontanarsi. Ma, grazie alle testimonianze raccolte, i carabinieri lo hanno rintracciato abbastanza in fretta a Vago, dove risiede.
La sua posizione è al vaglio degli inquirenti: di certo può dire di essere stato molto fortunato perchè solo per un caso i ripetuti tentativi di riavviare la propria automobile, invasa dal gas, non hanno innescato un'esplosione, che avrebbe potuto provocare danni ingenti e costargli la vita. «Dovrebbe andare ad accendere un grosso cero alla Madonna», hanno commentato alcuni testimoni dell'incidente.
Per poter mettere la zona in sicurezza e permettere l'intervento dei tecnici della Gritti Gas, che ha la sua sede operativa a Zevio, il traffico veicolare e pedonale è stato completamente bloccato. Via Fontana è stata isolata per un paio d'ore nel tratto che dalla rotonda delle Quattro strade porta quasi al bar La Fontana di Lavagno. Gli agenti hanno deviato i veicoli lungo via Croce Bianca o via Osteria, con inevitabili problemi e disagi visto che l'interruzione si è protratta fino all'ora di punta del pomeriggio-sera, che coincide con il rientro dal lavoro di tante persone, e la zona costituisce un importante snodo viabilistico verso la vallata di Mezzane e quella di Colognola-Illasi.
Le famiglie evacuate, perché le loro abitazioni si erano riempite di gas, hanno dovuto attendere più di due ore e mezza prima di poter rientrare e riprendere la propria vita normale dopo aver provveduto ad arieggiare le case. Alla fine non è accaduto nulla, ma lo spavento è stato grandissimo. Più a lungo hanno dovuto invece lavorare i tecnici della Gritti Gas per riparare il danno provocato dall'automobilista. Le operazioni di ripristino della conduttura si sono concluse quando ormai era già buio.
Ha tirato un grosso sospiro di sollievo anche Simone Albi, sindaco di Lavagno. «Ci è andata bene», sottolinea a riparazione conclusa, «perché non è successo nulla di irrimediabile. E questo, come primo cittadino del paese, è quel che più mi interessa. Un grande elogio lo devo fare a tutti coloro che sono intervenuti prontamente sul luogo dell'incidente, dando dimostrazione di professionalità ed efficienza. A loro i miei complimenti e anche un sincero ringraziamento: hanno davvero lavorato molto bene, evitando problemi maggiori».
Il Fracastoro è capitale della laparoscopia
Gianni Bertagnin
San Bonifacio. Alcuni dei più noti chirughi italiani saranno presenti oggi a San Bonifacio al convegno nazionale che occuperà l'intera giornata all'ospedale «Fracastoro».
L'incontro è organizzato dal dipartimento di chirurgia dell'Ulss 20, diretto dal dottor Francesco Orcalli, in collaborazione con la Società Triveneta di Chirurgia e l'Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani), sul tema: «La laparoscopia nelle urgenze addominali: esperienze a confronto».
Come è noto, la laparoscopia, cioè l'intervento chirurgico senza tagli ma eseguito attraverso delle sonde, ha avuto un'importante evoluzione negli ultimi 20 anni: oggi viene praticata non soltanto negli interventi «di routine», ma sempre più spesso anche in quelli d'urgenza, con indubbi vantaggi nel ridurre le complicanze e le giornate di degenza in ospedale e con una più rapida ripresa della vita lavorativa.
Sulla validità di questa tecnica e sulle modalità di esecuzione discuteranno al convegno, assieme al dottor Orcalli, notissimi chirurghi e cattedratici come D'Annibale di Roma, Melotti di Modena, Vincenti di Napoli, Sartori di Castelfranco, Novellino di Bergamo e Petri di Udine, Pederzoli di Verona, Martin di Bolzano, Elio e Castellano del Fracastoro, Favia di Padova e altri.
Per questa importante assise è stato scelto il Fracastoro perché la tecnica qui è entrata nella routine ormai da anni e nelle procedure più avanzate, tanto che la chirurgia di questo ospedale si propone come centro di riferimento.
Qui infatti da tempo vengono organizzati mensilmente dei corsi di aggiornamento e divulgazione di questa metodica e di varie altre tecniche, corsi frequentati da chirurghi provenienti da tutta Italia.
Nell'arco di 10 anni alla chirurgia del Fracastoro gli interventi sono quasi triplicati, passando da 900 a 2.200 all'anno gli interventi con ricovero, che diventano 3.700 con quelli ambulatoriali. Anche il «peso» degli interventi, cioè l'indice che ne segna la gravità , è notevolmente aumentato, passando da una valutazione technica di 0,78 a 1,39, che tra gli «addetti ai lavori» è uno degli indici più alti del Veneto.
Al convegno di oggi saranno presenti 150 chirurghi e 200 infermieri dei gruppi operatori: un tutto esaurito per le capacità dell'auditorium convegni del «Fracastoro», tanto che numerosissime richieste provenienti da varie regioni non hanno potuto essere esaudite.
Apriranno i lavori l'assessore regionale alla Sanità, Sandri, il direttore generale dell'Ulss 20, Giuseppina Bonavina e i rappresentanti degli enti organizzatori: vi sarà anche una tavola rotonda per l'esposizione delle esperienze di centri d'avanguardia e , nel pomeriggio, verranno puntualizzate le tecniche chirurgiche nel trattamento laparoscopico delle singole patologie.
Rifiuti, nel Comune virtuoso i cittadini fanno gli «spazzini»
Paola Dalli Cani
San Giovanni Ilarione. I ricicloni della Val d'Alpone abitano qui: sfiora il 60 per cento la percentuale di rifiuto che nel 2009 gli ilarionesi hanno differenziato. Il dato, assieme alla non applicazione dell'Iva sui rifiuti, non solo scongiura nuovi aumenti nella Tariffa di igiene ambientale ma anzi, in controtendenza, la fa scendere del 10 per cento per tutti.
E domani tutti saranno «armati» di scope, guanti, sacchetti per ripulire il paese in occasione della Giornata ecologica. Il Comune e le associazioni attendono i volontari domani alle 8 in piazza Aldo Moro per l'organizzazione dei gruppi di lavoro che saranno impegnati lungo le valli e in varie zone del capoluogo, delle frazioni e nelle contrade. Tutti al lavoro, dunque, fino a mezzogiorno con rientro e fine della manifestazione ancora in piazza Aldo Moro. (Chi avesse bisogno di ulteriori informazioni per aderire alla Giornata ecologica può contattare il numero 348.490.1236).
Tornando alla sensibilità ambientale degli ilarionesi, giusto l'altra sera in consiglio comunale è stato ufficializzato il dato relativo alla differenziata 2009: quel 59,65 per cento di rifiuto differenziato viene considerato un «buon risultato, ma si può fare di meglio», ha ammonito il sindaco Domenico Dal Cero. Per legge, infatti, entro la fine del 2011 la percentuale di differenziata dovrà essere almeno del 60 per cento per salire al 65 per cento entro la fine del 2012. San Giovanni Ilarione è sulla buona strada, soprattutto considerando che il risultato è stato raggiunto con il doppio cassonetto e le campane stradali e non con il porta a porta. Ma i tiepidi entusiasmi si spiegano con il timore di un rallentamento del trend e con le aree critiche che comunque restano.
«C'è il caso Castello, dove l'isola ecologica è costantemente interessata da scarichi abusivi da parte di non residenti. Credo che lì, l'installazione di una telecamera, sia inderogabile», ha annunciato Dal Cero ipotizzando di utilizzare anche a questo scopo quel che si risparmia per lo smaltimento dei rifiuti.
Rifiuti che per questo 2010 costeranno meno alla luce anche della mancata applicazione dell'Iva alla Tia, regime di tariffa che impone la copertura del 100 per 100 dei costi che quest'anno si abbassano appunto del 10 per cento prima applicato per l'Iva per tutte le utenze, ovvero le 1.953 domestiche e le 272 non domestiche.
«Applichiamo diversamente la riduzione cercando di aiutare le non domestiche. Sono inferiori per numero», ha proposto Luciano Marcazzan (Civica La Colonna), «ma con la Tia sostengono un peso enorme. Perché non pensare a sostenere le attività, soprattutto in periodo di crisi, riducendo ad esempio del 5 per cento le domestiche e del 15 le non domestiche? In termini assoluti per le famiglie il 10 per cento non vuol dire grandi cifre, ma il 15 per le ditte che pagano migliaia di euro ha tutt'altro impatto». Dalla maggioranza Claudio Lovato ha difeso il risparmio per le famiglie e il primo cittadino ha replicato di conoscere il disagio delle categorie produttive: «Ho incontrato il presidente dei commercianti, ma al momento credo sia opportuno ridurre del 10 per cento per tutti. Se poi la tendenza sarà confermata, potremo pensare a riduzioni più importanti».
Marcazzan, segnalando come la differenziata sia più o meno spinta a macchia di leopardo sul territorio, ha proposto di promuovere ulteriori campagne informative e di sensibilizzazione per migliorare ulteriormente il risultato e ridurre ancora di più i costi.
Sì ai primi scavi archeologici nel giacimento di tesori fossili
Paola Dalli Cani
Roncà. Via libera alla campagna di scavi archeologici nella Valle della Chiesa e sul Monte Duello: il ministero per i Beni e le attività culturali ha concesso l'autorizzazione agli scavi che era stata richiesta dal Comune. Nel giro di qualche mese, dunque, si apriranno i cantieri attraverso i quali ci si augura di «recuperare moltissime informazioni sugli organismi e l'antico ambiente dell'Orizzonte di Roncà e verificare l'esistenza di elementi per capire come mai così tanti organismi siano morti e si siano potuti conservare».
Sono le parole con cui Roberto Zorzin, conservatore della sezione Geologia e paleontologia del Museo civico di Storia naturale di Verona, accoglie la notizia del semaforo verde agli scavi. «Sono i primi scavi autorizzati nella storia della zona», aggiunge, «e proprio per questa ragione sono estremamente soddisfatto di esserne il referente scientifico.
Sarei ben felice se fosse possibile recuperare materiale in grado di ampliare il patrimonio di reperti disponibile oggi nei musei e di approfondire le conoscenze geopaleontologiche alla luce delle possibilità scientifiche di oggi». Roberto Zorzin ha avuto indirettamente un ruolo essenziale nell'esame della richiesta avanzata dal sindaco Roberto Turri: aver allegato alla domanda una dettagliata relazione tecnico-scientifica, aver anticipato l'organizzazione pratica degli scavi ma, soprattutto, il fatto che gli scavi comporteranno una sicurezza scientifica, cioè seguiranno regole e direttive molto precise, è stato determinante.
Le zone interessate dalla campagna di scavi sono la località Grumolo, sul Monte Duello, dove affiorarono i reperti del Prototherium veronense, il Dugongo che (pur presente in calco) è la star del museo dei fossili di Roncà.
Nell'area della Valle della Chiesa, invece, agli scavi sarà interessato un sito in località il Costo. Sono entrambi, come si legge nel progetto tecnico-scientifico degli scavi, «due dei più importanti giacimenti a molluschi e mammiferi marini del Bartoniano noti già alla fine del Settecento».
Lo scopo, in sostanza, è fare luce su ciò che avvenne nella zona tra i 40 e i 37 milioni di anni fa. A questo provvederà l'equipe tecnico-scientifica che è composta, oltre che da Roberto Zorzin (direttore di scavo), da Paolo Mietto (università di Padova), Carla Alberta Accorsi (Museo di paleobiologia e orto botanico dell'università di Modena e Reggio Emilia), Michele Mattioli (università di Urbino). Per quanto riguarda le risorse disponibili, il Comune ha messo a disposizione della campagna di scavi 5mila euro, cioè la metà della spesa complessiva stimata. «Abbiamo richiesto un contributo di pari entità alla Regione», conferma il sindaco, «per ora però non abbiamo avuto alcun riscontro. Sono fiducioso», aggiunge, «soprattutto alla luce del via libera del ministero del quale sono assolutamente soddisfatto. Nel frattempo, comunque, prosegue l'iter di verifica e accertamento legato alla promozione dell'allestimento di Roncà a vera e propria struttura museale». E conclude: «C'è già stato un sopralluogo da parte della Soprintendenza di Verona, e a fine marzo è prevista un'audizione nella sede della Soprintendenza stessa per completare l'iter».
Tornando, infine, agli scavi, nel giro di un mese e mezzo si dovrebbe procedere a un sopralluogo per individuare esattamente dove saranno predisposti i cantieri e per definire i relativi piani di sicurezza. Seguirà un incontro d'equipe tra chi si occuperà degli scavi nel corso del quale sarà redatto il piano di lavoro che sarà il vademecum per l'avvio e lo svolgimento degli scavi.
Paola Dalli Cani
Fumi inquinanti alla Ferroli? Istituito un tavolo tecnico
Gianni Bertagnin
San Bonifacio. Si è concluso con una decisione concordata all'unanimità il vertice convocato dal sindaco Antonio Casu l'altro pomeriggio, in municipio, sul problema delle emissioni della fonderia Ferroli. Come si ricorderà, l'anno scorso l'Arpav aveva riscontrato nei fumi del camino dell'azienda sambonifacese uno sforamento dei limiti di biossido di zolfo pari a 89,8 microgrammi per metro cubo contro gli 11 allora ammessi. In seguito la Provincia, su richiesta della Ferroli, aveva elevato questo limite fino a 100, in considerazione del fatto che le linee guida europee per la parametrazione dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia) per questo tipo di aziende consentirebbe un limite di 200 microgrammi. La successiva protesta del Comitato di quartiere Praissola e un' interrogazione di un consigliere comunale hanno indotto il sindaco a convocare l'incontro di lunedì, cui hanno preso parte un dirigente e due esperti dell'Arpav, due rappresentanti del Servizio prevenzione dell'igiene pubblica dell'Ulss 20, l'assessore provinciale Giuliano Zigiotto e il dirigente del settore ambiente della Provincia Carlo Poli, mentre il sindaco Casu era accompagnato dall'assessore all'ecologia Umberto Peruffo, dal dirigente dell'Ufficio tecnico Franco Volterra e dal funzionario Antonio Curti. La decisione concordata al termine dell'incontro è stata la creazione di un tavolo tecnico che possa valutare la situazione per riferire poi al sindaco l'eventuale pericolosità delle emissioni per la salute dei cittadini. Riferisce Casu: «Nell'incontro ho chiesto a Ulss 20, Arpav e Provincia di supportare il Comune con elementi utili per quanto riguarda gli aspetti sanitari delle emissioni, anche se sono sotto i limiti di legge, per prendere eventualmente provvedimenti. I parametri delle emissioni in atmosfera sono di competenza della Provincia», precisa il sindaco, «la quale li ha ampiamente rispettati stabilendo valori notevolmente al di sotto di quelli ammessi dalle linee guida che riguardano le procedure di buona tecnica: dal punto di vista normativo», sottolinea Casu, «siamo sicuri che tutto viene rispettato in maniera puntuale».
Dalla riunione di martedì cosa è uscito di concreto? Risponde Casu: «Una decisione sensata e realizzabile immediatamente: l'istituzione di un tavolo tecnico tra Provincia,Ulss 20 e Arpav, coordinato dall'ingegner Poli, per dare dei riferimenti tecnici in merito alle analisi che la Ferroli dovrà fornire per l'ottenimento dell'autorizzazione Aia. Quindi», prosegue il sindaco, «la Provincia acquisirà questi dati che poi saranno valutati in sede di Aia, dove è presente anche l'Ulss, la quale stabilirà se gli elementi forniti saranno sufficienti o necessiteranno di ulteriore approfondimento in sede di completamento della documentazione». Conclude Casu: «Nei prossimi giorni la Provincia riferirà per iscritto le decisioni che verranno prese al neoistituito tavolo tecnico e le richieste che verranno presentate alla Ferroli per arrivare ad ottenere una valutazione sanitaria».
L'assessore Zigiotto tiene a sottolineare l'esigenza dell'amministrazione comunale di poter disporre di valutazioni del danno reale che i fumi possono arrecare alla salute, indipendentemente dall'essere sotto i limiti di legge. E aggiunge: «Si tratta anche di accertare, tra l'altro, l'impatto delle emissioni della Ferroli sulle Pm 10 che vengono riscontrate alla centralina di via Fiume». Il vicesindaco Umberto Peruffo, assessore all'ecologia, così replica all'accusa di immobilismo rivoltagli: «A nemmeno un anno dal suo insediamento questa amministrazione è stata sempre molto attenta alla salute dei cittadini e all'impatto ambientale, a cominciare dal caso Agriflor. E ora», aggiunge, «si sta attivando anche per altre realtà, come la Zambon, l'azienda farmaceutica vicentina che si trova immediatamente al di là del confine della provincia di Verona, dalla quale di sabato e domenica escono odori acri che bruciano gli occhi, in particolare nella vicina frazione di Locara». Spiega che l'ipotesi che viene fatta è che questa azienda lavori di notte e nei fine settimana per usufruire delle tariffe differenziate del costo dell'energia elettrica dell'Enel. «Comunque», ha assicurato Peruffo, «stiamo predisponendo interventi coordinati tra le due Province per monitorare il fenomeno».
Bimba di 4 anni salva la famiglia dal rogo
Paola Dalli Cani
San Giovanni Ilarione. A quattro anni salva la sua famiglia dal rogo della casa. Grazie alla piccola Anmol Kaur l'incendio scoppiato all'alba di ieri a Castello di San Giovanni Ilarione non si è trasformato in tragedia. In quattro, infatti, occupavano fino alle 5.30 di lunedì la casetta di via Garibaldi 5: l'avevano acquistata, dodici anni fa, Sukhmander Singh e la moglie Ranjit Kaur, e lì sono nati e cresciuti il primogenito Lotte Hargopal Singh, di dieci anni, e Anmol.
È merito suo se la famiglia è riuscita a scappar fuori dalla casa, invasa dal fumo, prima che si sprigionasse l'incendio che l'ha praticamente distrutta. «Mi ero alzata attorno alle 2 per andare in bagno, e tutto era a posto», raccontava ieri mattina, visibilmente scossa, Ranjit Kaur. «Alle 5.30 Anmol mi ha svegliata strattonandomi e tossendo: ero intontita, non si vedeva nulla, c'era solo fumo. Ho svegliato mio marito e sono corsa da mio figlio: abbiamo fatto solo a tempo a scendere un piano di scale e ad uscire in strada che la casa ha preso fuoco». A quell'ora è scattata la prima telefonata ai vigili del fuoco.
Dopo mezz'ora la seconda: «La casa bruciava, il fuoco lambiva le case di fronte», racconta Luigi Gecchele, che con la moglie Gina Fattori Zini abita «muro a muro» con la famiglia indiana. Sul posto, per primi, sono arrivati i carabinieri della stazione di San Giovanni Ilarione, poi i pompieri provenienti da Legnago. Ci sono voluto oltre tre ore ai vigili del fuoco per avere ragione delle fiamme che hanno minacciato anche le abitazioni confinanti.
I tecnici dell'Enel, impegnati fin dal primo mattino, attorno alle 12.30 sono riusciti a ristabilire la rete elettrica riportando la normalità nel piccolo centro collinare. «Non voglio pensare a quello che poteva accadere: il fornello della cucina, al primo piano, funzionava con una bombola di gas. Ed è al primo piano che è scoppiato l'incendio», aggiunge la signora Gina. Stando a una prima ricostruzione, il rogo potrebbe essere stato causato dal surriscaldamento di un cavo elettrico che correva alle spalle di una stufa a pallets al primo piano dell'abitazione. Qualcuno ha gridato al miracolo pensando sia a quella bombola in cucina che alle due bombole stivate nello scantinato, unico vano rimasto accessibile.
L'abitazione, infatti, è stata dichiarata inagibile dai vigili del fuoco. Ieri mattina il capofamiglia era stato ospitato, coi bambini e la moglie, dal fratello che abita a qualche decina di metri da via Garibaldi. Sistemazione assolutamente provvisoria, «perché la parrocchia, attraverso il parroco don Angelo Sacchiero, ha messo a disposizione della famiglia un appartamento attualmente libero al primo piano della canonica». Il giovane parroco di Castello già ieri mattina era in ferramenta a fare una copia delle chiavi della nuova casa di Sukhmander, Ranjit e dei loro due figli. E così già ieri pomeriggio la famiglia ha potuto riavere un tetto sulla testa. Non vuole aggiungere nulla don Angelo, fa solo presente che «c'era un bisogno e la parrocchia poteva rispondere», ma la sua è anche la voce di altri.
Già prima di mezzogiorno le volontarie del Centro aiuto vita di San Giovanni Ilarione avevano portato nell'appartamento sopra la canonica generi alimentari, capi di vestiario e aiuti. Sì perché a salvarsi sono state solo le cose che la famiglia aveva lasciato nello scantinato. C'è da ricominciare da zero, o quasi, «e per Sukhmander è ancora più difficile. Tra un mese gli scadrà il contratto di lavoro, in una ditta di Vestenanova», dicevano ieri mattina, preoccupati, alcuni dei suoi vicini. Nell'aria c'era già l'idea di una gara di solidarietà e un sorriso, quello di Anmol che consola la mamma che piange e prende per mano Gina: «Vieni, nonna».
«Sepolture per gli stranieri?
Si faccia come per gli italiani»
Zeno Martini
Caldiero. È scoppiato un caso politico, guarda caso in piena campagna elettorale, tra le Lega nord di Caldiero e il Partito democratico provinciale, sulla petizione popolare con raccolta di firme, che gli aderenti del Carroccio termale stanno conducendo da qualche settimana sul regolamento di polizia mortuaria «in itinere».
In uno scorso Consiglio comunale, erano state presentate dalla maggioranza alcune modifiche al regolamento in essere, che sostanzialmente prevedono tre cambiamenti.
Il primo è l'abbassamento dei termini di concessione di loculi e tombe terragne da 50 anni e 30 anni. La seconda è l'istituzione del registro delle cremazioni.
Il terzo punto demanda alla giunta comunale di fissare con propria delibera degli spazi appositi di sepoltura per salme di altre religioni, diverse da quella cattolica e per comunità straniere. Una modifica questa, in linea con la legge nazionale, che da facoltà alle amministrazioni di prevedere tali spazi. Queste modifiche hanno sollevato le critiche delle opposizioni, al punto da convincere anche la maggioranza, prima a sospendere la seduta del Consiglio e poi a ritirare il punto all'ordine del giorno.
Dunque le modifiche al regolamento di polizia mortuaria non sono ancora state esaminate, né approvate dall'assemblea. Ma prima o poi torneranno all'ordine del giorno. Perciò, in via preventiva, i rappresentanti della Lega Nord di Caldiero hanno avviato la raccolta di firme, in cui chiedono al sindaco che non vengano riservati spazi appositi nel cimitero per musulmani o altre confessioni.
«Potremmo essere anche d'accordo nell'abbassare da 50 a 30 anni le concessioni se gli spazi del cimitero sono quelli che sono e le richieste sono maggiori delle disponibilità», rimarca Marco Bodini, consigliere comunale di opposizione di Progetto Caldiero e consigliere provinciale della Lega Nord, «ma allora è un controsenso riservare spazi appositi per altre religioni, dato che il cimitero non si può ampliare più di tanto».
«Che sia chiaro: noi non diciamo di non seppellire i musulmani o persone di altre religioni a Caldiero», sottolinea Bodini, «ma di seppellirli come tutti i cittadini, a fianco ai miei congiunti ai miei nonni, come già accade, non in un cimitero loro riservato, perché davanti alla morte non ci devono essere distinzioni».
Della stessa idea anche il capogruppo di opposizione de «Lo Sperone», Giancarlo De Robertis Lombardi, che per primo aveva sollevato la questione nella seduta di consiglio. «Non ci possono essere cancelletti e zone riservate in un cimitero, perché davanti alla morte siamo tutti uguali», chiarisce la sua posizione De Robertis, «è anche vero che mi pare strumentale la raccolta di firme della Lega su questo, come ha fatto con i crocifissi: scommetto che se ne dimenticherà appena passate le elezioni».
«A dire il vero è solo un atto di indirizzo che la giunta aveva dato e che stiamo ancora discutendo al nostro interno», fa sapere il sindaco, Giovanni Molinaroli, «siccome stiamo valutando la necessità di abbassare la durata delle concessioni da 50 a 30 anni, di conseguenza pensavamo di adeguare il regolamento di polizia mortuaria anche a nuove esigenze, come ad esempio per le cremazioni. Sugli spazi per gli immigrati non abbiamo deciso nulla». La raccolta di firme ha tuttavia scatenato come detto la reazione del Pd veronese alla «convention» di apertura della campagna elettorale di Roberto Uboldi, domenica sera. «Questo è razzismo», ha dichiarato davanti ai propri sostenitori Uboldi, «non ci saremmo mai aspettati di arrivare a tanto. In questa parte della provincia ci sono molti immigrati che lavorano, ai quali le Lega vorrebbe negare perfino il diritto della degna sepoltura. Ma dove siamo arrivati?».
«Di fronte agli scandali e agli eccessi della politica, molti elettori non si riconoscono più in nessun schieramento politico», ha aggiunto Pierluigi Castagnetti ospite d'onore della serata al Centro Monsignor Carraro. «In realtà noi vogliamo far vedere al sindaco come la pensano sulla questione i cittadini, ossia di non fare cimiteri riservati, ma di seppellirli come tutti gli altri», replica al Pd il consigliere Bodini.
Tre province si alleano nel segno del Carega
Vittorio Zambaldo
Selva di Progno. Quattro Comuni di tre province firmano giovedì alle 11, nel municipio di Recoaro Terme, la convenzione costitutiva dell'Associazione dei Comuni del Carega. Lo faranno i primi cittadini di Recoaro Francesco Angelo Perlotto e di Crespadoro (Vicenza), Alessandro Mecenero; di Vallarsa (Trento) Geremia Gios e di Selva di Progno Aldo Gugole. Avrebbe dovuto esserci anche Giuliana Tomasoni, sindaco di Ala, ma il Comune trentino è prossimo alla scadenza amministrativa, nella prossima primavera e il sindaco ha scelto, per correttezza, che sia il neoeletto a sottoscrivere l'eventuale adesione.
L'obiettivo della nuova associazione, che riunisce i Comuni confinanti con il massiccio del Carega, è di privilegiare la gestione associata dei servizi e la valorizzazione della zona montana attorno alle Piccole Dolomiti. Si comincerà cercando di promuovere la reciproca conoscenza, la tradizione culturale condivisa e valorizzando le bellezze naturali e le opportunità turistiche ed economiche dell'area.
«Concorderemo insieme i futuri sviluppi dell'associazione fra Comuni», precisa Gugole, «perché quella che firmeremo giovedì è ancora un'adesione preliminare d'intenti; non c'è un programma definitivo sulle azioni da attuare. Di sicuro c'è invece», aggiunge il primo cittadino di Selva di Progno, «che i quattro Comuni confinanti con il Carega condividono diverse problematiche che sono poi quelle di tutti i paesi di montagna. Cercheremo di essere uniti per avere anche più forza nell'affrontarle e più voce in capitolo su progetti che potrebbero essere condivisi a livello interregionale e interprovinciale».
Si guarda alle malghe da valorizzare, agli studi di carattere storico e sociale da approfondire, alla sentieristica da riscoprire e riproporre. I quattro Comuni sono toccati nella parte alta del loro territorio dalla conosciuta «Via Vesentina», un itinerario percorso da tempo immemorabile per la caccia prima, per la transumanza poi e anche per il contrabbando, quando il confine fra Veneto e Trentino era anche confine di Stato fra Impero e Repubblica Veneta e poi Regno d'Italia.
Ci sono anche diverse opere militari, dalle strade di arroccamento costruite in occasione della Grande guerra, alle trincee, alle caserme e ai presidi di dogana e di finanza che potrebbero rientrare in un progetto unitario di intervento per il loro recupero o per un itinerario che le colleghi.
Non mancano particolarità di tipo geologico, come il nome stesso di Piccole Dolomiti richiama, ma anche interessanti vie alpinistiche e percorsi attrezzati come le ferrate Biasin, Campalani e Pojesi, solo per restare sul versante Trentino che guarda al Veronese.
Se poi si dà spazio alle leggende, ai miti, alla cultura cimbra che si è diffusa da un versante all'altro del Carega, non mancherebbero occasioni e motivi perché questo nuovo soggetto abbia ragione di nascere e crescere. Se in Lessinia è consolidato da tre lustri il Film Festival nato con l'occhio dell'obiettivo puntato oltre che sulla vita, la storia e le tradizioni in montagna anche sulla presenza delle minoranze linguistiche, a Pian delle Fugazze fra Vicentino e Trentino sono nati gli «Incontri di confine» e «Tra le rocce e il cielo», occasione d'incontro fra scrittori di montagna e isole etniche.
Gastronomia e prodotti tipici, poi, sono gli ingredienti che insaporiscono questa associazione e imbandiscono un tavolo attorno al quale potrebbero nascere mille altre idee.
Una doppia soluzione per finire la «Porcilana»
Gianni Bertagnin
San Bonifacio. E' tornata a tener banco a San Bonifacio la strada Porcilana, con i suoi problemi. In particolare, i due più noti sono il suo completamento, ovvero i collegamenti con la strada regionale (ex statale 11) e con la Val d'Alpone da una parte e, dall'altra, la soluzione del nodo dei Masetti, cioè dell'incrocio di questa strada con le rampe dell'attuale Porcilana a ovest del ponte sull'Alpone.
Quest'ultima questione, come si ricorderà, aveva suscitato in passato accese polemiche per il prolungamento della rampa del ponte, prolungamento che, come una sorta di «muro di Berlino», si disse, avrebbe bloccato il passaggio dei residenti della località Masetti e anche dei trattori degli agricoltori che qui hanno i campi.
Le soluzioni proposte all'epoca erano state tutte contestate perchè penalizzanti per i residenti. Quella ora escogitata, proprio alla vigilia della realizzazione della famosa rampa del ponte, sembra risolvere ogni perplessità, perchè consente a tutti i flussi di traffico di entrare e uscire dalla Porcilana attraverso un sistema di svincoli che si svilupperà attorno all'attuale cavalcavia e supererà l'argine della rampa con un sottopasso. Il finanziamento del relativo progetto gode già del contributo di 500 mila euro da parte della Regione, come confermato recentemente dal sindaco Antonio Casu.
Per quanto invece riguarda il completamento verso Est della Porcilana fino alla vecchia statale 11, di cui si parla da anni e che ora arriva fino alla provinciale Padovana e alla circonvallazione, le acque si stanno nuovamente muovendo. La scorsa settimana, infatti, si è svolto in Provincia un incontro interlocutorio tra i sindaci di San Bonifacio, Monteforte e San Giovanni Ilarione per esaminare le richieste dei singoli Comuni sul tracciato che dovrà seguire l'ultimo tratto della Porcilana. Questo dovrà consentire il collegamento del traffico proveniente dalla strada provinciale dell'Alpone e quello della ex statale.
Ogni rappresentante durante l'incontro ha espresso i propri «desiderata» e ora gli uffici tecnici della Provincia faranno uno studio di fattibilità da sottoporre poi ai Comuni.
Il tracciato richiesto da San Bonifacio, nota Casu, non è quello, che era stato un tempo ventilato, attraverso l'abitato di Prova ma quello già previsto dal Piano regolatore. Questo raccordo, secondo le intenzioni sambonifacesi, partirà dalla rotonda «Danese» e si collegherà alla regionale passando accanto all'imbocco della strada della Selva, a Lobia, dove questa si innesta alla provinciale per Lonigo.
Adige, Comuni schierati e la Regione «patteggia»
Renzo Gastaldo
San Giovanni Lupatoto. Sull'escavazione dell'Adige i tre sindaci fanno fronte compatto e la Regione rivede la sua posizione , senza però cancellare totalmente il progetto.
È questo l'esito dell'incontro che le amministrazioni comunali di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio, con i sindaci Valerio Avesani, Fabrizio Zerman e Paolo Lorenzoni hanno avuto a Venezia qualche giorno fa. I tre comuni, davanti alla possibilità che il progetto del parco del Pontoncello venga bloccato per consentire i lavori previsti per la messa in sicurezza dell'Adige, hanno serrato le fila e sono riusciti a conseguire alcuni risultati.
Nel corso di un recente incontro in Regione, al quale ha partecipato anche l'assessore sanmartinese all'Ecologia Mauro Gaspari, si è raggiunto un accordo fra i tre primi cittadini e i responsabili della direzione Ambiente e direzione Parchi della Regione, che hanno approvato il progetto del parco del Pontoncello, e quelli della direzione Difesa del suolo, che invece hanno frenato l'opera al fine di permettere il riordino idraulico dell'Adige.
«Entro due mesi verrà organizzato un tavolo tecnico per studiare e progettare un intervento che permetta di mettere in sicurezza l'Adige, che è una questione evidentemente prioritaria, senza che però questo comprometta la realizzazione del parco», assicura il sindaco di San Martino Buon Albergo Valerio Avesani.
L'intervento sarà portato avanti dai privati in project financing e punta a migliorare il deflusso delle acque, al ripristino delle fasce golenali, all'incremento degli spazi tra gli argini e alla riduzione del rischio di erosione delle sponde, attraverso l'estrazione di ghiaia dal fiume.
«Questo tipo di progetto metterebbe però in discussione la realizzazione del parco del Pontoncello e la forestazione dell'area, su cui noi tre sindaci ci siamo sempre battuti», ricorda Avesani. «Nel corso dell'incontro abbiamo mantenuto ferma la nostra posizione, scongiurando questa ipotesi. Il tavolo tecnico dovrà occuparsi di trovare delle alternative che permettano la coesistenza dei due progetti».
Tra le varie possibilità c'è quella di ridurre l'asportazione della ghiaia, spostando il cantiere in una zona non destinata alla forestazione. «L'intervento ha imposto ai Comuni di rivedere la viabilità nella zona durante i lavori di regimazione. A questo proposito, però», spiega ancora Avesani, «abbiamo ottenuto che i mezzi transitino solamente in tangenziale, attraverso l'ingresso e l'uscita di Ca' del Bue, per evitare che passino dai centri abitati».
Fabrizio Zerman, sindaco di San Giovanni Lupatoto conferma la sua totale opposizione all'intervento di project financing.
E dice: «Noi restiamo fermamente contrari in quanto il progetto confligge con la realizzazione del parco di Pontoncello e la valorizzazione in questa chiave delle aree golenali che invece, secondo la proposta dei privati si vorrebbero scavare. Per questo ci batteremo perché lo scavo in Adige non venga fatto».
Cittadella dei servizi nell'ex ospedale
Gianni Bertagnin
San Bonifacio. La vicenda dell'ex ospedale di san Bonifacio va definita una volta per tutte. Lo chiede il sindaco Antonio Casu, che ha inviato ufficialmente al presidente uscente della Regione, Giancarlo Galan, la richiesta di convocazione di un tavolo istituzionale , cioè di una Conferenza dei servizi che sblocchi la situazione per risolvere, «contemperando tutte le esigenze», l'annoso problema dell'acquisto del vecchio ospedale «Zavarise Manani» e quella dell'acquisizione di nuove aree per l'ospedale Fracastoro, «facendo riferimento al protocollo d'intesa già firmato lo scorso anno tra il sindaco e il direttore dell'Ulss 20, Giuseppina Bonavina».
Come si ricorderà, quel protocollo, che portò all'ampliamento del parcheggio del nuovo ospedale, prevedeva anche l'acquisto della struttura e dell'area dell'ospedale dismesso per il valore di stima della Regione di 7, 1 milioni di euro, con pagamento in 40 anni senza interessi. La lettera del sindaco alla Regione punta alla definizione di un accordo di programma fra Ulss 20, Regione, Comune e privati proprietari, il quale preveda l'utilizzo delle aree confinanti con il Fracastoro per ampliare il plesso sanitario e un ampio parcheggio definitivo nella stessa area che l'Ulss ha acquisito provvisoriamente solo in affitto.
«Siamo disponibili a valutare un'operazione mista pubblico-privato», spiega il sindaco Casu, «che preveda la cessione di una quota, al massimo del 30 per cento, a realtà imprenditoriali. Ciò permetterà di coprire i costi di realizzazione dell'intera opera; un'operazione che conta sul ruolo fondamentale del consigliere regionale Tiziano Zigiotto».
Un'idea per riqualificare gli edifici e l'area del vecchio ospedale «Zavarise Manani» il sindaco Casu ce l'ha già. L'amministrazione è pronta a realizzare una Cittadella dei servizi, allo scopo di «concentrare in un unico luogo tutti gli uffici di riferimento del territorio allargato, quindi di pubblica utilità per i cittadini». Il progetto prospettato dovrebbe riunire in una sola area gli sportelli dell'Inps, della Camera di commercio, l'Ufficio provinciale del lavoro, l'ufficio delle Poste, banche, la Multiservizi e gli sportelli per le varie utenze. Inoltre, un centro di accoglienza per anziani autosufficienti (di fatto, la casa albergo), un doposcuola aperto ai bambini, con mensa, e all'esterno un parco giochi, aule, un parco botanico e luoghi di ritrovo.
Nelle vicinanze della nuova scuola materna Manzoni, la quale sorgerà, come illustrato dall'assessore Ismaele Niero in Consiglio comunale, a ridosso del vecchio ospedale, «sarà realizzato un plesso scolastico per le elementari e le medie inferiori». Un progetto del genere, si sottolinea, avrà «evidenti influenze anche sull'impatto ambientale del traffico veicolare». Nessuna decisione comunque è stata presa, ma l'ipotesi di un centro servizi è quella maggiormente caldeggiata dall'amministrazione.
«Chiarenzi», faccia a faccia sul futuro
Zevio. Relatori d'eccezione, domenica 28 febbraio, alle 10.30 a Zevio, per illustrare il futuro riabilitativo del Chiarenzi: l'assessore regionale uscente alla sanità, Sandro Sandri, il presidente della Quinta commissione Raffaele Bazzoni, entrambi in corsa per le regionali, e il direttore generale dell'Ulss 21, Daniela Carraro. Della partita anche il sindaco Paolo Lorenzoni, con l'assessore al sociale Diego Ruzza impegnato in prima persona nelle alterne vicende ospedaliere.
L'incontro, dai critici già bollato come «elettorale», dovrebbe rispondere una volta per tutte agli interrogativi, veri o presunti, sollevati dalla recente delibera con cui la giunta veneta ha messo dei paletti alla futura utilizzazione degli 80 posti letto di riabilitazione dell'ospedale. Saranno a gestione pubblica o a maggioranza pubblica? Altro importante nodo da sciogliere: per mettere a norma la parte della struttura del Chiarenzi adibita alla riabilitazione, si ristrutturerà l'esistente o si costruirà un nuovo edificio in altra sede? Intanto, il personale in corsia – medici, infermieri, fisioterapisti, logopedisti e personale generico – non dovrebbe più essere in apprensione per il posto di lavoro: Venezia, infatti, ha assicurato la stabilizzazione dei precari.
Ma dietro le quinte dell'incontro che vedrà protagonista Sandri, infuria la polemica tra il segretario della Lega nord, Nicola Falsirollo, e il sindaco Lorenzoni. Oggetto del contendere, la sede del summit «istituzionale» sul Chiarenzi: in ballottaggio fino all'ultimo tra l'ex municipio di piazza Santa Toscana e la sala Coghi dell'ospedale.
«Quale sede dell'evento, nei giorni scorsi avevo presentato domanda per disporre dell'ex municipio, libero fino a quel momento», spiega Falsirollo. «Successivamente, però, gli uffici del sindaco hanno negato telefonicamente l'accesso. Così, grazie alla disponibilità dell'Ulss, avevo optato per la sala Coghi».
Par di capire che, nella vicenda, il segretario del Carroccio - ai ferri corti con Lorenzoni da quando, un anno e mezzo fa, il sindaco gli revocò l'incarico di assessore all'urbanistica - intravveda il tentativo della maggioranza di cui faceva parte di portare sotto il suo ombrello l'incontro sull'ospedale con Sandri e Bazzoni.
Falsirollo, quindi, la mette giù dura: annuncia che, durante il prossimo Consiglio, sull'argomento presenterà una mozione e un'interrogazione. La prima incentrata sulla trasparenza dei criteri con cui la maggioranza concede le sale civiche, la seconda volta a far si che il sito Internet del Comune contempli le prenotazioni in tempo reale.
Il sindaco Lorenzoni si dichiara stupito: «Avevamo detto no all'uso dell'ex municipio semplicemente perché la domanda presentata dalla Lega, piuttosto raffazzonata, non indicava tema e nomi dei relatori. Così, non sapendo nulla di preciso sulle intenzioni di Falsirollo e ritenendo istituzionale l'incontro sul Chiarenzi, non abbiamo avuto dubbi sulla concessione dell'ex municipio che, per centralità e richiamo offerto dal mercato domenicale, ci era stato chiesto dallo stesso presidente della Quinta commissione».
Sembra dunque che Lorenzoni e Falsirollo ancora una volta non si siano capiti.P.T.
Farina è pronto a candidarsi ma non trova alleati politici
Piero Taddei
Palù. A pochi giorni dal termine per la presentazione in municipio delle liste (sabato 27 febbraio, ore 12) un nome nuovo agita le acque, peraltro sempre increspate, della politica di Palù. Quello di Francesco Farina, figlio di Giussy, l'ex presidente del Lanerossi Vicenza ai tempi d'oro di Paolo Rossi, e quindi del Milan prima di Berlusconi.
Francesco, da parte sua, fu giovanissimo presidente del Modena dal 1981 al 1994 e, sino a qualche anno fa, ha ricoperto il ruolo di direttore dell'Avepa, l'agenzia regionale per i pagamenti in agricoltura, che eroga aiuti e premi comunitari ad allevatori e coltivatori della terra.
Farina, che fa capo al centrodestra come l'amministrazione in scadenza, ha tentato un primo apparentamento con Stefania Caloini, in corsa per succedere al primo cittadino uscente Aldo Maestrello, di cui è stata vice per dieci anni.
Non essendo andato in porto l'accordo, il figlio di Giussy è ora impegnato a far convergere sulla sua candidatura la Lega nord, che già aveva annunciato di scendere in pista autonomamente candidando Simone Ariberti, e i civici del medico condotto del paese Enzo Bertacco, sindaco di Palù prima della defenestrazione da parte di Maestrello.
«Tantissimo rispetto per la proposta di Farina. Ma non vi abbiamo aderito per due motivi: perché Francesco è poco conosciuto in paese, nel senso che per la sua attività ha sempre avuto interessi altrove, e perché dopo dieci anni passati al servizio della cittadinanza francamente non me la sono sentita di accettare la sua proposta, e quindi di tornare a ricoprire il ruolo di assessore», spiega la Caloini, confermando quanto si sussurra in paese. «Puntavamo ad accordarci con la Lega, anche per la comune esperienza in maggioranza. Ma volendo il Caroccio la superiorità in giunta, abbiamo detto no perché ci è sembrata una mancanza di fiducia nei nostri confronti. Così correremo con una lista autonoma, che riteniamo rappresentativa e qualificata».
«Ponendosi come candidato super partes, Farina ci ha provato anche con noi, com'è logico accada nella normale dialettica politica.
«Ma la Lega rimane ferma sulla mia candidatura», fa sapere Ariberti, smentendo presunte retromarce del Carroccio sul suo nome e conseguenti dissidi interni al partito.
«Nell'unità della sezione, stiamo lavorando per mettere insieme una lista importante, allargata a quanti hanno a cuore il bene di Palù», annuncia Alessandro Montagnoli, il sindaco di Oppeano e deputato del Carroccio onnipresente sulle questioni politiche della Bassa. «Con l'amministrazione uscente non c'è mai stato feeling anche perché, ad esempio, è rimasta ferma, al punto dal far diventare Palù l'unico Comune escluso dal Piano d'area».
Farina concorda sulla tesi di Palù relegato a fanalino di coda: «In questi anni si è lavorato poco in favore del paese», spiega. «Per invertire la tendenza ci vorrebbe il concorso di tutte le forze sane in campo. I colloqui con il vicesindaco uscente non sono andati a buon fine perché la Caloini vuole fare il sindaco e non percepisce l'esigenza di rinnovamento. Quindi alle elezioni ripresenterà una minestra riscaldata di cui possiamo immaginare i risultati. Così ora sto creando di mettere insieme la restante parte del paese, convinto che in una piccola comunità come la nostra ciò che conta non siano i personalismi, ma il desiderio di far compiere a Palù un salto di qualità, a prescindere dall'appartenenza politica. Spiace non aver trovato unanimità su un obiettivo che dovrebbe trovare tutti d'accordo».
Bertacco, intanto, ancora non rivela se sarà o meno ai blocchi di partenza in prima persona, oppure se farà convergere suoi uomini nella lista di Farina. Certo è che qualche giorno fa è passato in municipio per acquisire i moduli necessari a presentare la lista.
Ricomincia con i manifesti la
battaglia contro Ca' del Bue
Renzo Gastaldo
Il Consiglio comunale ha confermato la sua totale opposizione all'inceneritore di Ca' del Bue e ha deciso di avviare un'altra serie di iniziative di «forte impatto mediatico», che saranno decise nei prossimi giorni dai capigruppo consiliari. Si comincerà con un manifesto, che sarà affisso anche in città, e che chiederà una seria riflessione sulla realizzazione dell'inceneritore. Si valuterà poi se ricorrere di nuovo agli striscioni ma sembra scontato che non ci sarà più la scritta «Tumori? No, grazie» che aveva scosso più di una sensibilità. Si richiameranno invece le decisioni assunte dalla Regione con le quali è stato votato di non realizzare i due inceneritori a Treviso senza però sospendere Ca' del Bue.
L'assemblea (riunita su richiesta delle minoranze) ha votato all'unanimità un documento che pone una serie di interrogativi partendo dal bando Agsm che vede l'inceneritore quale unica soluzione tecnologica per la chiusura del ciclo rifiuti (senza valutare ipotesi come il trattamento a freddo).
Il documento richiama anche le responsabilità di non aver acquisito tutte le conoscenza disponibili sia in materia di gestione dei rifiuti sia per i danni potenziali alla salute e all'ambiente connessi alla tecnica dell'incenerimento.
La riunione era cominciata con un muro contro muro fra minoranza e maggioranza. La prima aveva in sostanza accusato la seconda di aver fatto calare la tensione nella lotta a Ca' del Bue, attuando un tattica di dialogo che non ha portato risultati. L'ex sindaco Taioli ha detto: «Ci preoccupano le diossine e che si vada verso una gestione privata, orientata solo ai ricavi e a bruciare quanti più rifiuti possibile». Amabile Dal Sasso (Pd) si è chiesta se i cittadini lupatotini siano di serie B, visto che si bloccano inceneritori a Treviso ma non a Verona: «C'è sotto qualche patto scellerato? Con questi presupposti, serve ancora cercare l'unanimità? Mi sento presa in giro».
Aldo Marcolongo (Pd) ha ricordato i danni derivanti dalle emissioni dei camini degli inceneritori «che arrivano a svariati chilometri di distanza» ed ha affermato: «A Brescia le emissioni diossina sono dieci volte superiori a quelle dichiarate. Con l'inceneritore ci saranno ricadute sulla salute e sui valori degli immobili. Gli Usa hanno deciso di abbandonare l'incenerimento».
Il civico Stefano Filippi ha sostenuto la necessità di un maggior coinvolgimento della popolazione. Luigi Biondaro ha ribadito che la posizione di totale opposizione finora tenuta non ha portato frutti concreti e che occorre un chiarimento delle posizioni dei partiti.
A difesa dell'operato della maggioranza sono intervenuti il presidente del consiglio Daniele Turella («Forse qualcuno ha dimenticato gli incontri con i tecnici, gli striscioni, i tavoli istituzionali a cui abbiamo partecipato, la raccolta porta a porta avviata con successo, tutte cose che la passata amministrazione non aveva fatto»), il capogruppo Pdl Paolo Pasqualini («Il problema della salute esiste, non abbiamo fatto terrorismo mediatico»), Angelo Perbellini («Meglio lavorare insieme»), Bruno Chiavegato («Appoggiamo i contenuti delle lettera»), Graziella Bonafini («Battaglia da fare uniti») e Alberto Brunelli («La nostra azione non ha fatto partire l'inceneritore»).
Il sindaco Fabrizio Zerman ha concluso rivendicando appassionatamente le azioni messe in atto e confermando la totale opposizione all'inceneritore da parte sua e della maggioranza che guida.
Ca' Bianca, è battaglia. Querelato Migliorini
Piero Taddei
Zevio. Sempre più duro lo scontro tra maggioranza e minoranza sulla gestione della discarica per rifiuti speciali di Ca' Bianca: la giunta comunale ha autorizzato infatti il sindaco Paolo Lorenzoni a querelare per ingiuria e diffamazione Tiziano Migliorini, considerato l'alfiere di tante puntute battaglie su dimensionamento e resa, per le casse municipali, dell'impianto di smaltimento.
In una relazione letta pubblicamente in assemblea dal capogruppo di «Uniti cambiare si può», la compagine di Lorenzoni ha infatti ravvisato «affermazioni gravi e dal contenuto offensivo» nei suoi confronti. Da qui il via libera al sindaco d'ingaggiare un legale che predisponga querela e attività accusatoria in aula di tribunale.
«L'ordinamento riconosce il diritto di critica quale esercizio del democratico principio di libertà di manifestazione del pensiero, come pure il diritto di partecipare all'organizzazione politica e al ruolo di controllo della maggioranza, assicurato all'opposizione a garanzia del metodo democratico», premette la delibera di giunta, stabilendo 2.000 euro quale primo impegno di spesa per la causa.
«Tuttavia il diritto di critica ha limiti invalicabili costituiti dal rispetto di altri diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, attinenti alla salvaguardia della persona, sia come singolo sia come membro delle diverse formazioni sociali in cui si sviluppa la personalità di ognuno». «Tra questi», prosegue, «sono annoverati il diritto all'onore, alla reputazione e al decoro».
«In materia di discarica Migliorini ha svolto un ruolo utile», dice Lorenzoni. «Tuttavia non potevamo esimerci dal denunciarlo perché, come ha riconosciuto il nostro legale, le sue affermazioni sono andate oltre la normale dialettica politica. Un conto è dire certe cose per strada, un altro è depositarle in Consiglio. Anche perché nessuno può ergersi ad accusatore né, tantomeno, a giudice».
Il capogruppo di Uniti, candidato alle ultime provinciali come indipendente nelle liste dell'Udc, preferisce non rilasciare dichiarazioni. Parla invece Nicola Ranghiero, suo collega di partito sui banchi consiliari.
Il quale giudica «discutibile usare soldi dei cittadini per difendere la maggioranza, non l'immagine del Comune, da dichiarazioni documentate volte a vederci chiaro, e a vantaggio della collettività, nella gestione della discarica. Per la sua opera, Migliorini andrebbe semmai ringraziato».
A più riprese e con dovizia di particolari, il capogruppo di «Uniti» dapprima ha contestato l'aumento del peso specifico dei rifiuti smaltito in discarica rispetto alla stima iniziale che ne fissava la tariffa di smaltimento. Quindi ha messo sotto tiro il grado di redditività, per il Comune, dell'impianto, sostenendo che i gestori, la ditta Inerteco, tra il 2003 e il 2008 «potrebbero aver incassato quasi 11 milioni di euro lordi in più del previsto».
Interrogato da Migliorini in Consiglio, Lorenzoni ha rivelato che, contrariamente a quanto secondo il capogruppo di Uniti sarebbe previsto dai contratti, non esisterebbe deposito fideiussorio a garanzia della gestione dopo la dismissione della discarica.
Migliorini ha infine contestato il raddoppio di Ca' Bianca per «l'assenza dei presupposti», recentemente autorizzato dalla Regione per compensare le maggiori spese necessarie ad adeguare la discarica alle nuove e più severe norme sulla sicurezza degli impianti di smaltimento.
«Tutte cose vere quelle da noi addotte, a fronte di un atteggiamento remissivo da parte della maggioranza», la chiosa di Migliorini nel corso di un incontro pubblico che era stato organizzato un paio di settimane fa da «Uniti» per informare la popolazione sulla vicenda discarica.
Da parte sua, l'Inerteco ha ribadito d'aver dato tutto il dovuto al Comune.
Gli acrobati di periferia applauditi in piazza
Paola Dalli Cani
San Bonifacio. Dalle male parole al «salotto buono» del paese: nella domenica senza auto, a movimentare piazza Costituzione sono stati i «traceurs» sambonifacesi, cioè i ragazzi che praticano il Parkour.
«Fino a un po' di tempo fa allenarsi era un problema. Ti urlavano dietro che eri un disgraziato, che rompevi qualcosa e che ti facevi male e così non restava che scappare a gambe levate per evitare che la minaccia di far intervenire vigili o carabinieri diventasse una promessa. A un certo punto abbiamo smesso di scappare e abbiamo cominciato a parlare: il risultato è questo: essere stati invitati dal Comune ad animare la piazza e a farci conoscere».
Luca Verlato ha 21 anni, vistosi orecchini ai lobi delle orecchie, kefiah avvolta alla pirata sulla testa e l'imminente discussione della tesi che lo promuoverà dottore in web design. E' un po' il «publico relation» di Go-Parkour, il gruppo sambonifacese che riunisce da quattro anni una trentina di appassionati di quella che è una filosofia trasformata in disciplina sportiva.
A spiegare cos'è è lo stesso Verlato, o meglio «Ura», che assieme ai coetanei Francesco «Gasta» Gastaldello e Francesco «Cesco» Lussana, ha fondato il gruppo.
«Il Parkour esiste perché ha una utilità assoluta, quella cioè di spostarsi in maniera utile, efficace, sicura e veloce senza limiti. I salti mortali», anticipa Verlato, «impari a farli perché altrimenti ci sarebbe un limite».
Il ragionamento tutto sommato è semplice: non scegliere sempre e comunque le strade più battute ma misurarsi con l'imprevisto, con l'ostacolo. Per questo i traceurs trasformano gli elementi dell'arredo urbano e dell'urbanistica in attrezzi da allenamento.
Dietro c'è una vera e propria filosofia: «Questa disciplina ti insegna che gli ostacoli principali sono di testa perché è la parte razionale che ti blocca. Il Parkour è un percorso ed è la metafora della vita, un percorso lungo il quale trovi ogni sorta di ostacoli. Sta a te scegliere se superarli». La voce è quella di Samantha Borsati, «Sam», ventiduenne di Albaredo d'Adige. E' l'unica ragazza che domenica ha fatto allenamento e dimostrazione in piazza assieme a Gianmarco Oddo «Gian», 17 anni di Caldiero, Diego «Zenna» Zenari (17 anni di San Martino Buon Albergo), Marco «Bendy» Bendinelli (21 anni di Belfiore) ed i sambonifacesi, Andrea «Andry» Konuakoiu (15 anni), Umberto «Umbi» Urbani (14 anni) e Nicolò «Jax» Fedrigo (19 anni).
«Le ragazze sono in minoranza», riconosce Samantha, «perché c'è poca voglia di mettersi alla prova, perché non si conoscono o non si vogliono accettare i propri limiti. E' vero, fisicamente è più difficile, ma il Parkour non è una competizione: ognuno ha i suoi limiti e anche i suoi tempi».
Vederli saltare tra un new jersey stradale e l'altro, sventolare a mo' di bandiera su una impalcatura, saltare un tavolo, piombar giù da un muro, saltare a piè pari dentro una pila di pneumatici o fare la prova «olio cuore» dove capita, ringhiere o muretti che siano, fa restare di stucco: «Spettacolare lo è davvero, e infatti noi stessi siamo stati folgorati dai video che abbondano su Internet. Parti lanciatissimo», spiega «Ura», «ma capisci dopo poco che serve una accurata preparazione fisica.
«Il Parkour, allora, scopri che è un metodo per diventare forti fisicamente, per rafforzarsi guadagnando in velocità e fiato».
All'allenamento dedicano ore ed ore trasformando le città in palestre a cielo aperto: «E questa è la difficoltà. Andavamo nell'anfiteatro all'Abbazia di Villanova, la domenica mattina alle scuole Bonturi, alle Oasi e alla casa della Giovane, luogo prediletto per flessioni e trazioni. Ci mandavano via dicendo che sporcavamo, rompevamo e ci facevamo del male».
Ora li si vede bazzicare il sabato e la domenica in Praissola o nel parchetto all'incrocio tra via Trento e corso Venezia. Hanno smesso di scappare, hanno cominciato a raccontarsi.
In bici dall'Adige fino al Mincio
Renzo Gastaldo
San Giovanni Lupatoto. Nasce la pista ciclabile che solcherà la media pianura veronese e collegherà l'Adige al Mincio. Questa mattina, alle 10, in municipio a San Giovanni Lupatoto sarà infatti firmato un accordo di programma per realizzare un itinerario ciclo-pedonale lungo gli argini dei canali di proprietà dei Consorzi di bonifica riuniti di Verona.
L'accordo vedrà tra gli aderenti le amministrazioni comunali di San Giovanni Lupatoto, Zevio, Buttapietra, Castel d'Azzano, Mozzecane, Vigasio, Villafranca e Povegliano, la Provincia di Verona ed il Consorzio di bonifica Agro Veronese Tartaro Tione.
La progettazione e realizzazione della pista ciclabile è collegata alla presenza (occasionale ma fortunata) del canale raccoglitore, con il suo tracciato che taglia la media pianura veronese da ovest a est e che permette, grazie alle sommità arginali, un collegamento ciclistico ottimale tra l'Adige e il Tartaro Tione, con possibilità poi di proseguire e arrivare fino al Mincio, innestandosi su un'altra importante pista ciclabile, quella che va dal Garda a Mantova.
L'accordo prevede l'uso delle arginature del canale raccoglitore principale quale asse di collegamento dal nascente Parco naturale di Pontoncello, situato in riva all'Adige, a Povegliano attraversando, pertanto, anche il territorio dei Comuni di Zevio, Buttapietra, Castel d'Azzano, Vigasio e Mozzecane con possibilità di proseguire poi attraverso Povegliano e Villafranca, fino a Valeggio sul Mincio.
Dice Fabrizio Zerman, sindaco di San Giovanni Lupatoto: «L'idea è nata da Roberto Facci, presidente della nostra Consulta per l'ambiente. Facci, nel suo ruolo, ha tenuto i contatti con i consorzi anche per l'avvio del Parco di Pontoncello ed a lui è sovvenuta l'ipotesi realizzare il percorso ciclopedonale lungo gli argini del canale raccoglitore.
«Io ho condiviso immediatamente l'idea anche perché la ritengo praticabile con esborsi non stratosferici», spiega il sindaco lupatotino. «L'ipotesi è stata valutata positivamente in una recente incontro tenutosi a Legnago, nella sede del Consorzio Valli Grandi, presente il presidente Antonio Tomezzoli, che ha manifestato in via informale la sua disponibilità, fatte salve alcune prescrizioni operative. Da quel momento, come amministrazione comunale, abbiamo cominciato ad interessare i vari comuni toccati dal passaggio del corso del canale, che hanno tutti deciso di aderire all'accordo di programma. Accordo che adesso verrà firmato».
Il percorso coincide con la fascia delle risorgive, zona di pregio ambientale unica, che lo arricchisce di numerose attrattive, alcune già recuperate ad uso ambientale.
L'accordo è il primo passo verso la realizzazione del percorso ciclabile. Esso prevede anche l'impegno da parte delle amministrazioni comunali, una volta individuato l'asse principale, a realizzare una progettazione ulteriore che metta in collegamento i percorsi ciclo-pedonali e le aree di pregio naturalistico esistenti nei rispettivi territori ed a inserire gli interventi in progetto nel programma triennale delle opere pubbliche già nel 2010.
Resta il problema dei fondi necessari per realizzare nella pratica l'intervento. Aggiunge il sindaco Zerman: «Grazie all'accordo, il progetto avrà la paternità di molti comuni del Veronese. Confido che la Regione si dimostri sensibile dal punto di vista dei finanziamenti».
Il sindaco è
fra gli indagati
per il sagrato
della discordia
Fabiana Marcolini
Soave. Le ruggini erano datate (tutt'ora non sopite), ma tutto precipitò in occasione della sagra di Sant'Antonio Abate a Costeggiola, la sagra dei «Rufioi». Iniziò lì e oggetto della diatriba che si è trasformata in una denuncia, poi in un fascicolo con tre indagati tra cui il sindaco di Soave Lino Gambaretto e l'ex comandante della Municipale Lionello Magrinelli, e in una richiesta di archiviazione, è corte Alta, ovvero quella benedetta piazzola di proprietà di privati che rappresenta l'unico accesso al fabbricato della canonica pertinente alla Chiesa.
Una denuncia presentata dal signor Attilio Ferro che nell'atto stilato dal difensore, l'avvocato Nico Galante, ipotizzava quattro reati (il danneggiamento, la violenza privata, l'abuso d'ufficio e la diffamazione) che ruota non tanto attorno alla sagra in sè quanto all'autorizzazione concessa dal Comune (dapprima con decreto sindacale e poi con ordinanza) al presidente del comitato festeggiamenti di Costeggiola Siberio Santini (terzo indagato in questa vicenda) di accedere ai locali della parrocchia attraverso quello spiazzo in virtù del «diritto di accesso e di passo di cui gode il Comune».
Sta di fatto che all'epoca dei fatti, ovvero il gennaio 2008, il Comune non poteva vantare alcun diritto reale su corte Alta e tutto parte da qui. Per quel fascicolo il pm dell'epoca, Carlo Villani, chiese l'archiviazione, ieri il giudice per le indagini preliminari Monica Sarti (davanti al quale si sono trovati i difensori delle parti - Delaini e Biondaro per Gambaretto e Magrinelli, Zambaldo per Santini, Galante per Ferro) ha restituito gli atti al sostituto procuratore Pier Umberto Vallerin fissando un termine (due mesi) entro il quale dovrà essere sentito il responsabile dell'area amministrativa che stilò i due atti contestati (le ordinanze 851/08 e la 5/08) perchè basati su un presupposto errato: che quello spazio fosse di proprietà comunale.
In pratica dovrà chiarire il senso della frase «incriminata», cioè quel «considerato che il Comune di Soave - in qualità di proprietario della piazza adiacente la chiesa della frazione di Costeggiola - vanta il diritto di passo per l'unico accesso al fabbricato della canonica pertinente alla chiesa». Questo perchè come ha sottolineato l'avvocato Galante opponendosi all'archiviazione «la circostanza (proprietà della corte) è smentita dal responsabile dell'Area amministrativa e da quello dell'area tecnica che confermano come il Comune di Soave non vanta e non può vantare alcun diritto sulla corte di proprietà dei privati (tra cui Ferro)». E ha aggiunto, a sostegno di un'inesistente pretesa, che «colui che è proprietario non ha bisogno di un diritto di passo».
Tutto incominciò perchè la moglie del signor Ferro protestò per l'ingresso del camion e si parò davanti al mezzo pesante per impedire che proseguisse e scaricasse. In effetti per evitare che gli animi si scaldassero i materiali per il montaggio della struttura furono portati a mano ma seguì l'ordinanza con la quale veniva disposta la rimozione forzata di qualunque cosa impedisse l'accesso ai mezzi poichè il Comune «risulta essere proprietario della piazzola». Fu il sindaco stesso a denunciare la moglie del signor Ferro «per aver impedito illecitamente l'accesso ad un'area pubblica, ovvero di intersse pubblico». Ironia della sorte: tre giorni fa alla signora è stato notificato un decreto penale di condanna per quel comportamento. Ma quell'area non era pubblica e l'avvocato Galante ha preannunciato querele.
Un libro rilancia le visite ai «Basalti colonnari»
Paola Dalli Cani
San Giovanni Ilarione. Sulle orme di John Strange per scoprire la magnificenza dei Basalti colonnari: è disponibile nelle librerie e nelle edicole di San Giovanni Ilarione e Bolca «De' monti colonnari e d'altri fenomeni vulcanici dello Stato Veneto», la riproduzione anastatica del volume edito nel 1778 che la Pro loco ha curato con il sostegno della Comunità montana della Lessinia. Il volume, che racchiude anche undici splendide tavole dedicate ai siti vulcanici studiati dal naturalista inglese, è la riproduzione di un rarissimo volume diventato storico per i naturalisti.
Strange, che nel 1773 era stato nominato ambasciatore britannico presso la Repubblica di Venezia, con questo volume lasciò una testimonianza fondamentale dell'approccio moderno allo studio geomorfologico della Terra. Lo attestano le tavole realizzate dai pittori Antonio De Bittio e Antonio Biasini che riproducono anche luoghi veronesi come il Monte del Diavolo a San Giovanni Ilarione, Chiesa e Monte Purga di Bolca e un trittico di vedute dell'Alpone da Vestenanova. La Pro loco può dirsi soddisfatta della scelta visto che proprio la riedizione del volume ha risvegliato l'attenzione sui Basalti colonnari di San Giovanni Ilarione.
Il percorso geonaturalistico approntato qualche anno fa lungo i prismi a base esagonale che raccontano di un passato lontanissimo fatto di vulcani, è stato oggetto di numerose visite, fra cui quella didattica promossa dall'università di Verona: ad accompagnare gli studenti di lettere il loro docente, Luca Ciancio. Lui stesso, tra l'altro, è stato, assieme al collega ilarionese Mario Gecchele, che insegna invece alla facoltà di Scienze dell'educazione, l'esperto a cui la Pro loco ha affidato la presentazione del volume.
Se il rilievo dell'opera resta quello legato all'enorme contributo scientifico che rappresenta, è curioso notare come Strange, parlando di San Giovanni, scrivesse Illarione (formula che nella toponomastica contemporanea a volte ancora erroneamente si trova), ma anche il fatto che nel '700 i Basalti colonnari fossero stati «cannibalizzati» per usi edilizi. Strange non perse l'occasione per una tirata d'orecchi e raccomandò ai pittori che aveva al seguito di riprodurli invece immaginandoli «al naturale».
Quelle undici tavole sono state anche riprodotte al di fuori del volume in tiratura limitata. Visto il grande successo registrato dalla ripubblicazione del volume, la Pro loco guidata dal presidente Franco Cavazzola ha già annunciato l'intenzione di ripetere l'esperienza riportando alle stampe il contributo di Strange inserito nella monografia «Della valle vulcanico-marina di Roncà nel territorio veronese» scritto, sempre nel 1778, dall'abate Achille Fortis.
Rivalunga,
il Comune
ora spera
nella Regione
Piero Taddei
Zevio. Un contributo del Comune di Zevio di 30 mila euro consentirà alla Soprintendenza di ultimare, finalmente, gli scavi nel sito archeologico di Rivalunga, un chilometro a sud di Santa Maria, lungo la provinciale tra il Mulino dei Sassi e la rotonda per Volon, scoperto nel gennaio del 2008 in seguito a un considerevole intervento di bonifica agraria.
Grazie a un contributo finanziario dei proprietari del terreno, la Soprintendenza intervenne quasi subito per recuperare le 180 tombe emerse durante le operazioni di livellamento dei terreni, tutte risalenti tra la fine del II secolo avanti Cristo al I dopo Cristo. Le tombe avevano topologia a fossa o a «cassetta», composte cioè da lastre di materiale in cotto. Tuttavia, a fronte del loro consistente numero e della ricchezza dei corredi funebri, l'ammontare messo a disposizione dai privati non permise un'indagine esaustiva della necropoli. Così l'assenza di soldi interruppe per nove mesi i lavori per riportare alla luce la totalità dei sepolcri. Ne approfittarono ignoti saccheggiatori: nottetempo, furono violate una sessantina di tombe e trafugati i corredi più preziosi.
Nell'autunno del 2009 la Soprintendenza riprese l'attività di scavo in seguito all'attivazione di un finanziamento di somma urgenza, anche questo rivelatosi insufficente ad ultimare i recuperi. Quasi un calvario, dunque, le operazioni di scavo. Che ora dovrebbero finalmente concludersi grazie al contributo comunale.
«Mettiamo i soldi noi con la speranza che la Regione ci aiuti», fa sapere l'assessore alla cultura Michele Caneva, alludendo alle difficoltà delle cassa municipali. Caneva ha una seconda speranza: allestire in loco quantomeno un centro di documentazione sulle innumerevoli testimonianze emerse a Santa Maria relativamente al periodo intorno alla nascita di Cristo, quando la zona era abitata dai Galli cenomani. Con la denominazione gli studiosi indicano il terzo gruppo celtico transalpino sceso in Italia nel IV secolo avanti Cristo che s'insediò tra gli Insubri e i Veneti, nella zona di penetrazione etrusca, lungo il corso del Mincio, fra il lago di Garda e il Po, fino all'Adige a est.
A detta della Soprintendenza, la frazione di Zevio è da considerarsi in assoluto uno dei più importanti siti cimiteriali della tarda Età del ferro. Il terreno ghiaioso specie a ridosso dell'Adige ha restituito un'infinità di importanti reperti. Puntualmente, però, i ritrovamenti hanno dato la stura al malcontento di chi vorrebbe la creazione in zona di un museo.
La localizzazione? Per il Comune il sito migliore sarebbero i sotterranei del castello. Per Calogero Cani, lo scopritore di tutti gli antichi cimiteri di Santa Maria, e il suo gruppo d'appassionati di archeologia, invece, non può esserci sito migliore della frazione epicentro dei ritrovamenti, in cui Cani abita. La guerra di campanili sulla realizzazione del museo che fa fatica a avanzare anche per mancanza di fondi e difficoltà burocratiche, rimane aperta. Intanto, tranne qualche eccezione, la mole di reperti santamariesi rimane stoccata nei magazzini della Soprintendenza senza essere restaurata per la solita carenza di fondi.
Ottomila
in piazza
per il Carnevalon
Paola Dalli Cani
Monteforte. Il Carnevalon non conosce crisi: la sfilata notturna registra un 10 per cento di partecipanti in più e fa schizzare il totale delle presenze a ottomila persone.
Il fascino di colori, luci e scenografie gigantesche in movimento lo hanno voluto vivere in tanti, anche a dispetto dell'aumento del biglietto di ingresso (portato per i non residenti a 4 euro dopo anni in cui era congelato a 3 euro) e della temperatura polare della notte.
«Sono pienamente soddisfatto», dice Maurizio Bogoni, presidente della Pro loco, ufficializzando il dato dei presenti. «Ottomila persone, 2.100 dei quali figuranti in costume, è la conferma dell'ottimo lavoro portato avanti da anni attorno a questa manifestazione. Unica perplessità», aggiunge, «quella legata alla mobilitazione delle persone la domenica sera. Le abbiamo provate tutte, quest'anno scommettendo sugli artisti di X Factor, ma poco più di 200 spettatori ci hanno confermato che la domenica sera tende a non uscire di casa».
Sarà che si deve recuperare l'abbuffata di carri del sabato, il carnevale dei bambini la domenica pomeriggio o caricare le batterie per la lunga notte del Luni Pignataro, fatto sta che la domenica pare essere il giorno di riposo dei patiti del Carnevalon. Che oggi pomeriggio, per chiudere col botto, tornano in piazza dalle 14 per la festa, con sfilata, del martedì grasso. E stasera, dalle 21, ultima notte musicale con il ballo in maschera e la musica di Rsb al Palaflaminio.
In ventisette, tra carri e gruppi, si sono presentati al via sabato sera: l'ideale premio partecipazione se lo è aggiudicato Montecchia di Crosara, paese da dove provenivano ben otto carri.
Primato nel primato, di Montecchia erano anche i 250 componenti del Gruppo giovani, bellissime cicale che, con costumi coloratissimi e coreografie spettacolari, hanno accompagnato il carro alto otto metri sui dischi di Repino dj voice Sama. Il dj a bordo, in questo caso Memo, c'era anche sul carro dei papà dell'asilo di Montecchia che in 70 hanno fatto sfilare I coghi della Val d'Alpon. Sette di questi carri oggi non sfileranno a Monteforte, impegnati nella sfilata del martedì grasso nel loro paese. Tra le variazioni c'è anche quella della banda: quella di Gambellara cede il testimone, per oggi pomeriggio, alla Banda comunale Alpina di Monteforte.
Gessato per lui, abitino charleston per lei: così, i duecento ragazzi del gruppo Toni People-Capoline hanno accompagnato in piazza il loro carro antiproibizionista, mentre Rubian ha puntato su un mastodontico carro lungo 14 metri per raccontare La rivolta del dio Nettuno. Berico, Chicara, Tale, Mero, ex Re del Torbolin, hanno ritrovato corona e veste sul carro di Re Fichetton, il sire eletto a novembre: Mero, da sedicente imperatore, ha optato per una veste rosso fuoco sotto lo sguardo benevolo di Fichetton abbarbicato ai merli del suo castello.
Sui costumi, un trionfo di viola e oro bellissimi di giorno e di notte, hanno puntato i 62 figuranti al seguito del carro magico del bar Ginetta di Costalunga mentre I Vilani hanno messo sul carro ciclopica roulette, carte e dadi, cioè El casinon de la Val d'Alpon.
Sulle luci hanno scommesso i 130 ragazzi del gruppo Imperatur col loro carro dedicato ai Cartoni ani…matti, e il tema delle saghe infantili, in questo caso l'Era glaciale, è stato anche quello scelto dagli 80 componenti del gruppo dell'ex re Denoche di Brognoligo.
Sui costumi hanno puntato invece 85 Pì mati che bei, esordienti montefortiani col carro dei Tirolesi al potere. La scuola materna di Monteforte è approdata in piazza con Il mago di Oz, poco dopo le ragazze del Crazy domino di Brognoligo e Costalunga e poco prima che ci arrivassero sedici hippie montefortiani.
La Provincia striglia Zerman: «Il tuo Comune ha più di altri»
Renzo Gastaldo
San Giovanni Lupatoto. La Provincia rigetta le accuse del sindaco Fabrizio Zerman in tema di misure antinquinamento. In consiglio comunale il sindaco aveva chiesto a Regione e Provincia una visione complessiva e «misure infrastrutturali vere che esulino dalle demagogie come il blocco domenicale del traffico auto».
E la replica dalla Provincia non tarda ad arrivare. L'assessore Gualtiero Mazzi, che ha delega ai trasporti, spiega: «Il 18 gennaio scorso il sindaco Zerman ci ha chiesto di continuare il servizio della linea 21 fino a San Giovanni Lupatoto e, solo 10 giorni dopo, è andato sui giornali ad accusare la Provincia di non fare nulla per favorire il trasporto pubblico dei pendolari. Sbaglio o c'è qualcosa che non va? Le parole vengono proprio dal sindaco di un paese che gode di uno dei nuovi provvedimenti fatti da Atv».
Continua Mazzi: «Per un anno è stato realizzato ciò che molti cittadini di San Giovanni Lupatoto chiedevano, e cioè il prolungamento del bus urbano che prima si fermava a Palazzina. Si è trattato di un servizio sperimentale che la Provincia ha sostenuto con quasi 62mila euro, contro i 50mila del Comune. Ricordo che la Provincia deve promuovere il servizio pubblico di 98 Comuni e che ci sono paesi più piccoli di San Giovanni che investono anche maggiori risorse per favorire le linee Atv». Prosegue ancora l'assessore: «La Provincia ha quindi fatto molto per i residenti lupatotini visto che è stato deciso di prolungare il servizio sperimentale oltre la scadenza del settembre 2009 fino alla primavera 2010. Una decisione che noi sosteniamo con ulteriori 25mila euro, mentre al Comune ne spettano quasi 34mila. Non sono dunque poche le risorse che sono state destinate a favore di quei residenti. Mi auguro che la richiesta del servizio pubblico sia suffragata dai dati sull'incremento dell'utenza, passeggeri per i quali abbiamo fatto già due stanziamenti nel giro di un anno e mezzo. Non ci sono tanti altri Comuni scaligeri che possono dire altrettanto».
La frecciata di Zerman a Regione e Provincia era arrivata in occasione dell'approvazione del «Patto dei sindaci per l'energia», che il primo cittadino lupatotino aveva presentato per ridurre i consumi energetici. In quel contesto il sindaco aveva accusato la Provincia di «non fare una politica sui trasporti mirata a ridurre il traffico veicolare pendolare». Il patto dei sindaci prevede una complessa serie di interventi che impegnano il Comune per i prossimi anni su vari versanti. Si va dalll'incentivazione del trasporto pubblico, alla metanizzazione di auto, alle facilitazioni per gli abbonamenti ad Aptv, alla costruzione delle piste ciclabili e l'acquisto di bici elettriche, fino alla promozione di azioni pubblicitarie per la mobilità a piedi. In tema di consumi energetici si prevede di erogare incentivi per i motori elettrici e la riconversione caldaie industriali e private. Zerman aveva concluso sostenendo che «occorre però che tutte queste misure entrino in una programma complessivo guidato e coordinato dagli enti superiori, quali Regione e Provincia, e che, in questo modo, si entri una logica di interventi strutturali».
La ciclopista lungo l'Adige arriva a Perzacco
Zevio. Raddoppia il tratto di pista ciclabile dell'Adige, da poco realizzata sulla sommità del terrapieno sulla destra del fiume, tra Pontoncello e San Procolo, località quest'ultima all'altezza Santa Maria. Ruspe e rullo compressore proseguiranno i lavori per arrivare sino ai Casoni, alle porte di Perzacco, circa quattro chilometri più a valle. Così ha deciso la giunta municipale zeviana anticipando il secondo stralcio lavori di spianatura dell'argine, in un primo momento previsto per il prossimo anno.
Come spiega il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Samuele Campedelli, l'operazione è stata possibile rinunciando, per ora, alla stesura sul tratto di pista già realizzato del cosiddetto legante di finitura, della segnaletica e delle panchine. Con il risparmio di spesa si farà l'immediata prosecuzione dei lavori sino a Perzacco. Così nel 2011, quando il bilancio del Comune sbloccherà i 200 mila euro previsti per la seconda trance di lavori, questi soldi saranno esclusivamente utilizzati per il manto di finitura.
Il vicesindaco spiega che il cambio di programma è stato propiziato dagli apprezzamenti degli habitué dell'Adige per la piacevolezza del primo tratto di ciclopista, anche se non rifinita. Si tratta dei quattro chilometri che si raccordano con la ciclabile lupatotina.
Dopo tante attese, insomma, la ciclopista dell'Adige sta diventando una realtà. A dare una mano è intervenuto un contributo regionale di 80 mila euro. In prospettiva, la ciclabile dei due Comuni dovrebbe collegarsi con quella a nord della città che porta a Trento e, a sud, con la ciclabile fino a Rovigo, ferma ad Albaredo.
Anche in pieno inverno camminatori e ciclisti frequentano in gran numero il percorso arginale: «Una grande soddisfazione per noi amministratori vedere apprezzato il lavoro svolto», commenta Campedelli.
Le macchine hanno triturato, e tritureranno, circa dieci centimetri di sommità arginale, composta perlopiù da ghiaione, per ridurla in frammenti piccoli e quindi miscelarla a sottili granuli di cemento riciclato. Il tutto viene poi livellato e cosparso con il ghiaino, compattato con il rullo compressore. Intanto sbarre e divieti su tutti gli accessi all'argine, a protezione della ciclabile, sembra trovino disattenti motociclisti e cavallerizzi. Tanto che il vicesindaco ha disposto più serrati controlli da parte della polizia municipale.
Tra i soddisfatti c'è anche l'assessore Michele Caneva, che nella realizzazione vede un'ulteriore struttura sportiva a disposizione del suo assessorato: «La ciclopista darà la possibilità di fruire in bicicletta tutti gli impianti comunali: il circolo ippico che sorgerà in località mulino Rizzardi, il palazzetto dello sport, lo stadio comunale, il circolo del tennis, il tiro al piattello».P.T.
Centro islamico, si muove il ministero
Paola Dalli Cani
Roncà. I divieti di sosta lungo le strade attorno al centro culturale islamico di Roncà mobilitano il ministero dei Trasporti: è ai tecnici del Genio civile di Verona che il ministero ha chiesto un sopralluogo volto ad acquisire informazioni sull'area interessata dai divieti imposti con ordinanza dal sindaco Roberto Turri. Fa un passo avanti il ricorso gerarchico con cui Abdellah El Moudene, presidente dell'associazione Errahma, ha impugnato a fine ottobre l'ordinanza sindacale del 10 settembre. Con quella ordinanza il sindaco Turri aveva imposto il divieto di sosta permanente e con rimozione forzata lungo alcuni tratti di via Tessari, via San Zeno e via Chiesuola, quelle che si trovano nei pressi della ex scuola che dal 2000 è sede dell'associazione culturale islamica.
A quel provvedimento l'associazione si era opposta presentando ricorso gerarchico al ministero dei Trasporti e il Comune aveva risposto confermando l'efficacia dell'ordinanza. Ora toccherà ai tecnici del Genio civile verificare in loco le condizioni di sicurezza delle strade oggetto dei divieti.
Nel frattempo sul posto sono arrivati anche i funzionari del Servizio igiene e sanità pubblica dell'Ulss 20 a cui Turri ha chiesto di verificare la sussistenza dei requisiti igienico-sanitari della ex scuola che viene utilizzata anche come luogo di preghiera. Da sempre, infatti, il sindaco della Lega Nord sostiene che l'edificio non sia idoneo ad ospitare un numero considerevole di persone.
La relazione di sopralluogo, però, solleva un'unica eccezione: «Sotto il profilo igienico-sanitario lo stabile appare in buone condizioni igieniche, nei servizi igienici sono stati installati degli aspiratori ed i muri non presentano tracce di umidità e/o infiltrazioni d'acqua. Non è stato possibile», si legge però nella relazione, «verificare il sistema di scarico dei reflui ed i presenti (cioè i responsabili di Errahma, ndr) non sono stati in grado di dare spiegazioni esaurienti in merito». E in Comune i documenti relativi ad un condono edilizio richiesto dall'associazione non comprendono «descrizioni circa il sistema usato per lo smaltimento dei reflui. I presenti», si legge nel verbale dell'Ulss, «hanno solamente dichiarato che i servizi sono poco usati perché la gente non si trattiene per lunghi periodi».
La zona, però, non è servita da fognatura e dunque l'Ufficio tecnico del Comune ha diffidato l'associazione a produrre al Comune elaborati grafici che descrivano il sistema di smaltimento dei reflui. Così i responsabili dell'associazione hanno fatto, presentando un elaborato che attesta la presenza di una vasca biologica.
Sull'ordinanza di sospensione lavori, che il sindaco Turri ha emesso in seguito a un sopralluogo dell'Ufficio tecnico, nel corso del quale sono state riscontrate alcune opere ritenute abusive, Errahma, però, non vuole entrare. L'associazione si limita a dire di aver passato la palla all'avvocato Mirko Zambaldo che tutela l'associazione già dall'opposizione contro i divieti di sosta.
Secondo l'ordinanza, comunque, la tettoia di legno che dà su via Tessari e un ripostiglio sul lato Nord-Ovest, sarebbero stati eseguiti in difformità ai permessi di costruire rilasciati dal Comune. Un'uscita secondaria sul lato Est, due aperture sulla facciata del lato Nord ed alcune modifiche interne poi, sempre a leggere l'ordinanza, costituirebbero opere eseguite senza permesso di costruire.
Abdellah El Moudene, però, obbietta che l'uscita secondaria sarebbe stata realizzata nel 2002 mentre le altre modifiche sarebbero state realizzate dai precedenti proprietari visto che quando Errahma acquistò lo stabile, si trovava nelle medesime condizioni. Saranno i tecnici di ambo le parti a dire l'ultima parola sulla conformità urbanistico-edilizia dei lavori.
Comune impiega
8 persone che
sono in cassa
integrazione
Renzo Gastaldo
San Giovanni Lupatoto. L'amministrazione comunale ha firmato una convenzione con l'Ufficio provinciale del lavoro per impiegare temporaneamente alcuni lavoratori in mobilità provenienti da grandi aziende nazionali di telecomunicazioni e aziende veronesi del settore manifatturiero.
Luciano Novarini, assessore ai Servizi sociali spiega: «Sono otto i lavoratori, che peraltro in questi giorni hanno già cominciato a prestare servizio, e saranno per sei mesi a disposizione dell'amministrazione. Sette sono residenti a San Giovanni Lupatoto e uno è di Zevio. Alla scadenza, il periodo potrà essere rinnovato per ulteriori sei mesi a seconda delle esigenze dell'amministrazione comunale».
Per questa prestazione di lavoro le casse comunali non sosterranno nessun esborso, a prevederlo è una normativa che stabilisce che gli enti pubblici possono utilizzare senza alcuna spesa, in opere o servizi socialmente utili, lavoratori iscritti nelle liste di mobilità che percepiscono la relativa indennità. I cassintegrati non diventeranno quindi dipendenti comunali perché formalmente non si tratta di un rapporto di lavoro. Inoltre l'impiego del lavoratore cesserà comunque non appena terminerà il trattamento di mobilità.
La stessa norma prevede anche che il cassa integrato non possa rifiutarsi, salvo casi particolari, di lavorare per un ente pubblico durante il periodo in cui recepisce l'indennità per la disoccupazione.
La giunta che ha deliberato il provvedimento, ha stabilito che quattro persone saranno destinate alla manutenzione del verde pubblico, mentre le altre quattro si dedicheranno all'informatizzazione degli archivi dell'ufficio Edilizia privata in modo da agevolare in seguito quei residenti e quei tecnici che, per una qualsiasi ragione, abbiano necessità di recuperare del materiale, come dati e progetti, utile alla preparazione di determinate pratiche amministrative.
Continua Novarini: «La giunta ha voluto dimostrare così la propria vicinanza ai lavoratori oggi in difficoltà a seguito della crisi economica che non ha risparmiato neppure il nostro territorio. Abbiamo intenzione di adottare altri provvedimenti volti a sostenere le famiglie lupatotine non soltanto con il sostegno della Provincia, da cui l'Ufficio del lavoro dipende, ma anche della Regione».
Novarini dice che l'impiego dei lavoratori darà risposta non soltanto ad alcune necessità del Comune ma anche quelle dei lavoratori: «Uno di questi non più giovanissimo, era a casa disoccupato da più di sei mesi e stava raggiungendo i limiti dell'esaurimento nervoso», riferisce Novarini.
«Un altro caso è quello di un ex dipendente Telecom, felicissimo dell'opportunità che gli è stata data di ritornare nel modo del lavoro. Insomma la possibilità offerta dal Comune gli ha risolto un problema non da poco. Si tratta fra l'altro di risorse in genere motivate, che, dopo un colloquio con i nostri dirigenti, hanno accettato con entusiasmo il ruolo che gli è stato offerto. Un ruolo che in qualche modo li reinserisce nella vita e gli permette di incontrare persone e, forse, qualche nuova occasione di occupazione».
Un altro no al progetto per gli scavi nell'Adige
Piero Taddei
Zevio. Dopo il no di San Giovanni Lupatoto, anche il Consiglio comunale di Zevio ha bocciato il progetto di regimazione dell'Adige nel tratto Pontoncello-San Procolo, all'altezza di Santa Maria, sul quale la Commissione tecnica regionale ha espresso un primo sì che ha dato il via alla presentazione pubblica dell'iniziativa nell'ambito della Valutazione d'impatto ambientale, aprendo così alla possibilità di presentare osservazioni e opposizioni contro la movimentazione in alveo di 870 mila metri cubi di ghiaia, parte della quale da vendere per finanziare i lavori eseguiti con il metodo della «finanza di progetto».
A differenza di quello lupatotino, il no zeviano ha introdotto dei distinguo. Samuele Campedelli, vicesindaco e assessore all'ecologia, ha riassunto il pensiero della maggioranza, spiegando le difficoltà da parte del Comune nel valutare i rischi idraulici che indurrebbero a regimare: «Le escavazioni in Adige si possono fare qualora contribuiscano a risanare il corso del fiume evitando nuovi buchi sul territorio per recuperare ghiaia e sabbia».
Nulla da obiettare, poi, sulla formula del project financing: «Le ristrettezze economiche in cui versano tutti gli enti pubblici giustificano il ricorso a tale modalità».
In sostanza il consiglio ha detto no per l'accavallarsi della regimazione con altri due progetti: quello del nascente parco naturale di Pontoncello su 350 mila metri quadrati di golena; il progetto di forestazione finanziato da Venezia con 750 mila euro, parte dei quali i tre Comuni interessati - San Giovanni, San Martino e Zevio – li investiranno proprio tra gli argini di Pontoncello.
Prima il dirigente all'urbanistica Pierina Beltrame aveva riassunto le «interferenze» tra quanto previsto e il progetto di riordino idraulico: all'indice, in particolare, tempistica e inconciliabilità con la valorizzazione ambientale già in atto. Il progetto poi non indicherebbe modalità di cantierizzazione, quali e quanti mezzi opererebbero in golena, il loro impatto acustico, le polveri sollevate, l'aggravio di mezzi sul traffico della zona, la localizzazione delle aree necessarie allo stoccaggio dei materiali scavati. E' stato chiesto quindi uno studio sull'impatto paesaggistico del cantiere, l'adozione di controlli sui volumi di scavo, la regolare esecuzione delle opere complementari.
Tiziano Migliorini (Uniti cambiare si può) ha suggerito di verificare se la regimazione sia in linea con il Piano stralcio Pontoncello-Tombazosana a tutela dell'Adige, stilato dall'Autorità di bacino. Lapidario il suo collega di partito Giuseppe Maccachero: «Si possono formulare osservazioni, ma la regimazione non va fatta». Nicola Falsirollo (Lega) ha proposto di attendere dalla Regione giustificazioni che motivino la necessità dell'intervento in Adige.
Il Chiarenzi resterà pubblico
Salvi i posti letto a Malcesine
Giorgia Cozzolino
Zevio e Malcesine possono tirare un sospiro di sollievo, i due ospedali non corrono il rischio di veder drasticamente ridotti i posti letto o di passare nelle mani dei privati. Almeno non per ora.
Ieri infatti la quinta commissione della Regione si è riunita per valutare la delibera di giunta sull'assetto del settore riabilitazione negli istituti ospedalieri della provincia. Delibera che aveva sollevato un polverone per alcuni quesiti relativi al destino del Chiarenzi di Zevio, (se costruire una struttura ex novo oppure adeguare l'esistente), e per la sottrazione di 80 posti letto per la riabilitazione dal nosocomio di Malcesine, (posti «spalmati» sugli ospedali di Bussolengo e Villafranca).
Dopo le rassicurazioni dell'assessore Sandro Sandri, che sosteneva essere stato un «mero errore materiale», una diatriba in giunta che aveva portato al rinvio dell'approvazione da parte dell'esecutivo della delibera «correttiva», e le contestate dichiarazioni del governatore uscente, Giancarlo Galan che sosteneva la chiusura di Malcesine per assicurare gli standard qualitativi degli altri ospedali, la delibera «corretta» è finalmente approdata al tavolo della commissione che l'ha approvata.
Il consigliere del Partito democratico Franco Bonfante spiega soddisfatto: «Per il nosocomio di Zevio è stato recepito il principio guida della gestione pubblica o "a maggioranza pubblica" ed è inoltre stato tolto dal documento l'interrogativo sulla scelta di ristrutturare l'edificio esistente o costruirne uno ex novo».
E prosegue: «Inoltre è stata assicurata la stabilizzazione del personale precario ed è stato introdotto il concetto di inserire più posti di Rsa e specializzazioni di riabilitazione come avevamo richiesto». Per quanto riguarda Malcesine, Bonfante apprezza la chiarezza fatta dalla giunta scongiurando la chiusura dell'ospedale. «Temo però che si tratti solo di una tregua pre elettorale ma almeno si fissano dei paletti importanti», precisa Bonfante che si dice però soddisfatto anche perché la delibera recepisce la richiesta del Pd che i posti di riabilitazione di Marzana «diventino concreta realtà e non solo indicazione programmatica come è stato finora».
«Con questa decisione si apre finalmente uno spiraglio di luce, facendola finita con le gestioni sperimentali di questi ultimi anni», commenta Gustavo Franchetto dell'Italia dei valori sottolineando però la «mancanza di una vera programmazione ospedaliera, sia nel veronese che nel Veneto. Vedremo quanto tempo trascorrerà tra questa delibera e la vera operatività di questi ospedali».
«I ladri della tabaccheria?
Li ho riconosciuti
su L'Arena»
Alessandra Vaccari
Soave. Un altro furto in una tabaccheria. Questa volta la banda dei gratta e vinci ha colpito a Soave, nel negozio Arcobaleno di via Tiro a segno 8.
La titolare avrebbe riconosciuto tra i malviventi che sono entrati le stesse tre persone che l'altro giorno hanno commesso un altro furto ai danni di una tabaccheria a Sommacampagna. Il nostro giornale aveva pubblicato i fotogrammi delle telecamere del negozio. Dopo il colpo la donna ha riguardato L'Arena dell'altro giorno, ha visto la notizia e riconosciuto quei volti. A entrare in tabaccheria ieri sono state le stesse persone.
Erano quattro i malviventi, di cui uno che ha finto di essere armato soltanto allargando il giubbotto; sono stati dentro al negozio circa 15 minuti, hanno grattato anche i biglietti della fortuna, poi hanno finto di volere un paio di regali e anche di estrarre un taglierino, quindi si sono fatti consegnare tutti i blocchi nuovi di gratta e vinci, che valgono 300 euro l'uno.
«I malviventi non sono entrati insieme, prima ne sono entrati due e hanno preso dei gratta e vinci e si sono messi a grattare. Intanto un altro mi ha chiesto di vedere delle trousse di trucchi perché mi ha detto che doveva fare un regalo. Nel frattempo la mia collega è stata impegnata a mostrare a un altro di loro degli orecchini, perché diceva che doveva fare un regalo a una bambina», spiega la titolare Stefania Gaiga, «ma tutto questo non era che un diversivo, infatti una cliente s'è accorta che i due stavano rubando blocchi di gratta e vinci. E quando loro si sono accorti di essere stati scoperti, uno ha finto di tirare fuori un coltellino». Il racconto della titolare dimostra quanta tranquillità avessero: «Uno di loro ha aspettato che tutti gli altri tre se ne andassero via, ha coperto loro la fuga per evitare che dessimo l'allarme. Ha persino messo al Lotto e ha risposto a una telefonata al cellulare».
Poi è uscito e la titolare ha potuto chiamare i carabinieri. La donna ha riconosciuto con assoluta certezza tre di loro.
«Un mio amico mi aveva detto che il giorno prima sull'Arena erano stati pubblicati i fotogrammi del furto a Sommacampagna», continua Gaiga, «dopo il colpo ho ripreso in mano il giornale e non ho avuto dubbi. Tre delle quattro persone che sono entrate nel mio negozio sono le stesse del colpo di Sommacampagna. Purtroppo non ho le immagini perché il mio impianto è rotto.
Ma sono sicura. Tra l'altro quando li ho visti entrare avevo detto alla mia collega che quelli non mi piacevano per niente, ma c'era gente, io ho anche merceria, ho dovuto continuare a servire i clienti.
Negli ultimi tempi abbiamo tutti le antenne dritte perché ci sono rapine di questo genere ogni giorno in tutta la provincia. Non mi ero neanche accorta del gesto per intimorire la collega, cioè di aprire il giubbotto come se sotto vi fosse un'arma, perché uno dei complici mi ha tenuto impegnata apposta, hanno dimostrato di essere molto tranquilli e molto abili».
Sul colpo indagano i carabinieri di Soave e della compagnia di San Bonifacio.
In allegato il video del furto di Sommacampagna. Concesso dalla ditta Advanced Network System di Nicola Malagnini
Permesso di costruire? Sì in cambio di opere pubbliche
Renzo Gastaldo
San Giovanni Lupatoto. Sostanzialmente positiva la valutazione dei tecnici lupatotini che operano in campo immobiliare alla proposta dell'amministrazione di barattare l'edificabilità di alcune aree con la realizzazione di un'opera pubblica tra quelle previste dal piano triennale del comune. La riunione che il comune ha dedicato ai tecnici per spiegare nei dettagli l'iniziativa, ha fatto emergere un orientamento favorevole di geometri, architetti e ingegneri verso la proposta del comune. L'unico neo della soluzione proposta dal comune è, secondo i tecnici, che il termine per la presentazione delle ipotesi accordo è troppo stretto, essendo fissato per la fine di febbraio.
Dice l'architetto Giovanni Marcolongo, già sindaco per un breve periodo negli anni novanta: «La soluzione proposta è valida e da condividere. Va gestita attentamente perché lo scambio edificabiltà contro opere pubbliche potrebbe scatenare appetiti strani. Il meccanismo potrebbe funzionare, anche se purtroppo cade in un momento di mercato sfavorevole. A mio parere l'amministrazione comunale per far ripartire l'edilizia dovrebbe applicare le deroghe ai volumi previste per il piano casa anche nella zona industriale-commerciale, dove nell'immediato esiste maggiore potenzialità».
Il geometra Simone Castagnetti valuta positivamente l'idea del comune. «L'iniziativa è buona. Vanno allungati i tempi di risposta a disposizione dei privati, che in soli 30 giorni forse non ce la fanno se sono più d'uno e devono mettersi d'accordo per una risposta strutturata. Secondo me, un altro problema da valutare è la differenza del valore di partenza dell'immobile e del conseguente beneficio pubblico, in quanto c'è una differenza anche significativa tra chi propone una trasformazione per un terreno agricolo e chi intende riconvertire un vecchio capannone». Il geometra Roberto Caldana di Raldon è pure favorevole: «L'iniziativa è buona, perché introduce un criterio certo al posto della discrezionalità e premia chi ha voglia di fare e di proporre: vanno allungati i tempi di presentazione per consentire di accedere al meccanismo anche a coloro che non erano già pronti. Un appunto al comune? Poteva lanciare prima l' iniziativa». L'idea si basa su quanto disposto dalla nuova legge regionale, che prevede la possibilità di accordi tra pubblico e privato. L'amministrazione ha deciso di applicare questa nuova modalità basando la scelta su un criterio che privilegia i privati che proporranno all'amministrazione comunale degli accordi che prevedano benefici a vantaggio della collettività, sia che consistano in opere pubbliche sia che si tratti di denaro.
Le opere pubbliche da realizzare o da finanziare sono contenute in un bando che elenca gli interventi programmati nei prossimi tre anni. Si tratta soprattutto di piste ciclabili e opere per la messa in sicurezza delle strade. L'elenco comincia con la spesa di 110 mila euro per il rifacimento della pista ciclabile di piazza Umberto I, seguito dagli interventi per la messa in sicurezza degli attraversamenti pedonali killer (una trentina nel territorio, spesa 395 mila euro) dalla sistemazione dell'area antistante il palazzo municipale e per la realizzazione della pista ciclabile (200 mila euro) e da altri interventi.
Il comune ha deciso di procedere così anche perché il Piano di assetto del territorio definisce limiti di volumetria e di impiego del territorio agricolo (non si potranno trasformare più di 70 mila metri quadrati di aree agricole).
Impatto ambientale in regola. Il Tar «libera» Casamercato
Stefano Caniato
Lavagno. Casamercato, l'azienda oggi in liquidazione che nel dicembre del 2008, ad appena un anno e mezzo dall'apertura, aveva chiuso il punto vendita di Lavagno, dove lavoravano 150 dipendenti, ha vinto il ricorso contro la Provincia presentato al Tribunale amministrativo regionale del Veneto. La sentenza dei giudici amministrativi è stata resa pubblica una settimana fa.
Nel gennaio 2009 la giunta provinciale non aveva concesso a Casamercato la compatibilità ambientale del grande fabbricato destinato al commercio lungo la strada Porcilana. La Provincia aveva respinto lo studio sulla Valutazione di impatto ambientale della ditta sostenendo che i raccordi e i parcheggi previsti non sarebbero bastati a reggere il viavai della clientela, che le fasce colorate con cui era stato dipinto l'edificio non si adattavano al paesaggio e che c'erano delle scorie di acciaieria nel sottofondo stradale.
I giudici amministrativi - pur ritenendo legittimo il diritto, contestato da Casamercato, della giunta provinciale a pronunciarsi sulla Valutazione di impatto ambientale, sebbene la materia sia strettamente tecnica poiché i tecnici si limitano a dare un parere mentre è l'organo esecutivo a prendere le decisioni finali - non hanno comunque accolto le osservazioni della Provincia.
Il Tar del Veneto ha spiegato che era stata la giunta provinciale a sbagliare, avendo preteso da Casamercato un calcolo dei flussi di traffico riferito ai 30 mila metri quadrati al massimo disponibili quando invece bisognava limitarsi ai dati riferiti ai 15 mila metri quadrati, cioè all'ultima domanda di ampliamento presentata dall'azienda. La tinteggiatura eventualmente inopportuna non avrebbe potuto condizionare la Valutazione di impatto ambientale perché il colore poteva essere cambiato con facilità e le scorie di acciaieria non avrebbero provocato conseguenze permanenti al progetto della ditta.
Nel marzo del 2007 Casamercato era stata autorizzata ad usufruire di 1.500 dei 30 mila metri quadrati disponibili. In seguito, Casamercato, grazie all'accorpamento di altre attività esistenti, aveva chiesto di utilizzare prima 3 mila metri quadrati, estesi, nel giugno 2007, a 6 mila. Il raggiungimento dei 6 mila metri quadrati comportava però il rilascio del benestare provinciale relativo alla Valutazione di impatto ambientale, indispensabile per le estensioni commerciali comprese tra i 4 mila e gli 8 mila metri quadrati.
Nel frattempo, la ditta aveva iniziato a svolgere l'attività su 6 mila metri quadrati. Ciò aveva sollevato un contenzioso che lo stesso Tribunale amministrativo regionale aveva risolto concedendo il permesso soltanto su 3 mila dei 6 mila metri quadrati. Casamercato nello studio sulla Valutazione di impatto ambientale consegnato alla Provincia aveva allegato l'ulteriore ampliamento della superficie commerciale a 15 mila metri quadrati.
Il consigliere provinciale Vincenzo D'Arienzo ha più volte spiegato che «prima di favorire il riutilizzo dell'immobile adesso vuoto bisogna trovare una soluzione al problema del mancato rilascio da parte della Provincia del nulla osta sulla Valutazione di impatto ambientale dell'edificio. In pratica, lo stabile di Casamercato non doveva essere costruito in quel luogo». Ora, il Tribunale amministrativo regionale ha dato ragione a Casamercato, anche se ai 150 dipendenti rimasti senza posto importa più l'incontro di domani del sindaco Simone Albi con la commissione provinciale Lavoro che l'ha convocato. «Albi e l'allora minoranza, che attualmente governano Lavagno, avevano preteso le mie dimissioni, che non ho mai dato perché gli atti della nostra amministrazione erano legittimi, come hanno detto i giudici amministrativi», commenta l'ex assessore al Commercio Massimo Moro. Ma ormai nel gigantesco immobile non c'è più anima viva.
E' scontro sui consiglieri Ipab. Minoranza fuori dai giochi
Vittorio Zambaldo
Illasi. Ormai è guerra aperta fra maggioranza e minoranze nel Consiglio comunale di Illasi e anche le poche occasioni che si presentano per avviare un dialogo sembrano fatte apposta per innescare altre polemiche. L'ultima è scaturita dalla decisione di Alberto Centurioni di dimettersi dal consiglio di amministrazione dell'Ipab Baldo Sprea, l'ente che sovrintende alla casa di riposo e alla scuola materna del capoluogo. Per statuto, dei cinque membri che fanno parte del cda, due, di cui uno riservato alle minoranze, devono essere nominati dal Consiglio comunale.
Nell'ultima elezione della scorsa primavera, quando il Comune era ancora retto dal sindaco Giuseppe Trabucchi, la maggioranza elesse Centurioni come proprio rappresentante e la minoranza Silvio Mezzari. Poi con le elezioni si capovolsero i rapporti di forza: il gruppo che aveva sostenuto Trabucchi passò in minoranza e diventò sindaco Giuseppe Vezzari che aveva nominato come proprio rappresentante di minoranza Mezzari.
Ora da sindaco, Vezzari convoca il consiglio per eleggere il rappresentante di maggioranza dopo le dimissioni per problemi di lavoro di Centurioni: ma nominando un nuovo rappresentante di maggioranza, la coalizione che guida il Comune avrebbe due rappresentanti in seno al consiglio di amministrazione dell'Ipab e la minoranza nessuno.
Protestano sia il gruppo «Uniti per Illasi» sia «Illasi per passione», sentendosi defraudati del diritto di avere voce in capitolo: «È una delibera che grida vendetta per forma e contenuto, sostenuta da un parere nefasto del segretario comunale, che lede i diritti della minoranza e un pessimo esempio per il rispetto dei ruoli e delle regole della democrazia», attacca René Verza.
Gli risponde il vicesindaco Bruno Zambaldo spiegando che la maggioranza che aveva nominato Centurioni non c'è più, come del resto neanche la minoranza che a suo tempo aveva eletto Mezzari perché la nuova maggioranza (L'Intesa) nasce dalla coalizione dei gruppi «Incontro», «Lega nord» e «Insieme per Illasi» e ha pieno diritto di esprimere un proprio rappresentante.
«Allora correttezza vorrebbe che anche Mezzari, che non rappresenta più nessuno, perché non esiste più nessuno di quelli che lo hanno eletto, si dimettesse e si andasse a votare contestualmente i due nuovi rappresentanti», propone Michele Taioli di «Uniti per Illasi». Dallo stesso gruppo Renzo Castagna rimprovera alla presidente dell'Ipab, Maria Rita Calza, di aver chiesto per lettera al sindaco di procedere «urgentemente alla nomina del rappresentante effettivo di maggioranza».
«Non è suo compito dire questo che è un atto di indirizzo politico, ma solo chiedere la nomina del rappresentante comunale che si è dimesso. È gravissimo perché noi che come somma di voti nelle coalizioni di minoranza rappresentiamo la maggioranza degli elettori chi avremmo come nostro referente nel consiglio d'amministrazione dell'ente?».
Il sindaco Vezzari dopo qualche attimo di titubanza risponde che «Mezzari rappresenta le minoranze». Pronta la decisione di Castagna: «Allora lo sfiduciamo perché non lo abbiamo eletto». Il sindaco prende l'impegno di inserire nello Statuto comunale una norma che i rappresentanti eletti dal Consiglio comunale decadano nel momento in cui decade l'amministrazione, «perché anch'io mi sto tenendo il revisore dei conti nominato dal precedente sindaco».
L'emendamento presentato dalle minoranze perché il consigliere eletto sia il proprio e la mozione presentata da Castagna per la sfiducia nei confronti di Mezzari sono entrambi respinti dalla votazione della maggioranza, che elegge invece Giorgio Piccoli, dopo che tutti i rappresentanti di minoranza hanno abbandonato l'aula, eccetto Annamaria Castagnini, che propone senza successo la candidatura di Costanza Candelo.
«Che peso hanno le firme
contro Ca' del Bue?»
San Giovanni Lupatoto. Il Partito democratico lupatotino sollecita il sindaco Fabrizio Zerman nell'azione di contrasto all'inceneritore di Ca' del Bue e chiede conto dell'uso delle seimila firme raccolte contro l'impianto delle basse di San Michele.
Dice Corrado Franceschini, esponente del Pd lupatotino e responsabile provinciale enti locali del partito: «Gli aderenti al nostro partito e la gran parte dei cittadini di San Giovanni Lupatoto si domandano se nella vicenda di Ca' del Bue noi residenti lupatotini contiamo qualcosa. Ci si chiede anche se i nostri amministratori e il sindaco Zerman si impegnano a dovere in questa battaglia. Ci chiediamo dove siano andate a finire le oltre seimila firme raccolte nella primavera scorsa. L'impressione è che non si conti per niente e che sindaco e amministrazione non si impegnino».
Aggiunge Franceschini: «È bastato che il consigliere provinciale del Pd D'Arienzo evidenziasse la contraddizione dei sindaci del centrodestra di San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo e Zevio perché la questione si manifestasse: infatti questi in casa rassicurano i concittadini, mentre quando si trovano ai tavoli politici provinciali e regionali nicchiano, anzi danno la colpa dell'inceneritore alle precedenti amministrazioni, al parlamento europeo e non si sa a chi altro».
Il Pd chiede al sindaco Zerman un'azione più incisiva: «Zerman, che appartiene alla Lega Nord, si è sempre detto contro l'inceneritore», dice Franceschini. «Bene, chiediamo che passi ai fatti, che dica come la pensa e cosa intende fare di concreto e che si faccia portatore a livello politico regionale e provinciale nel suo partito, delle istanze di tutta la cittadinanza lupatotina».
L'esponente del Pd denuncia un uso burocratico delle firme raccolte. Prosegue Franceschini: «Noi del Partito democratico, che abbiamo contribuito a raccogliere le firme, domandiamo al sindaco Zerman dove sono andate a finire le testimonianze di seimila nostri compaesani che hanno chiesto di fermare questo ecomostro. Ca' del Bue minaccia la nostra salute e quella delle nostre future generazioni di chi abiterà sotto ai suoi camini. È necessario far capire tutto ciò ai politici che governano i nostri territori».
«Vogliamo inoltre ribadire che la salute delle persone non è né di destra né di sinistra. Ogni cittadino ha il diritto di vivere nella sua casa e nel suo quartiere in modo sicuro e sano».
Franceschini insiste su un uso attento e coerente delle firme raccolte. Quindi conclude: «Chiediamo ai partiti che amministrano San Giovanni Lupatoto di avere rispetto dei cittadini che hanno sottoscritto l'appello. Non vorremmo che loro avessero dimenticato quelle firme. È un vizio della vecchia politica quello di considerare i cittadini soprattutto elettori, dimenticando un po' alla volta gli impegni presi».
L'esigenza di esercitare una maggiore pressione sui livelli amministrativi e politici superiori, dalla Provincia alla Regione, era stata sottolineata dai consiglieri del Pd Aldo Marcolongo a Amabile Dal Sasso anche in consiglio comunale. Si era associato a questa raccomandazione anche il consigliere ed ex sindaco Remo Taioli. R.G.
Escavazioni
in Adige,
il Consiglio
vota contro
Renzo Gastaldo
San Giovanni Lupatoto. E' un no netto quello che è venuto dal Consiglio comunale di San Giovanni Lupatoto sul progetto di riordino idraulico dell'Adige per il tratto compreso tra il bosco di Pontoncello e l'abitato di Zevio.
Il progetto, proposto come project financing da privati, prevede che la sabbia e la ghiaia sulla riva sinistra del fiume (circa 870 mila metri cubi) vengano asportate. Una parte sarebbe venduta e l'altra ricollocata sulla riva destra, nei territori di San Giovanni Lupatoto e di Zevio.
Su questo progetto l'amministrazione comunale ha espresso un parere negativo che sarà inviato in Regione e trova fondamento in due principali motivazioni.
La prima è che realizzando l'intervento si sconvolgerebbe il parco naturale di Ponticello, le cui opere sono state appena avviate a cura dei tre comuni (San Giovanni, Zevio e San Martino Buon Albergo) e con l'approvazione e il finanziamento della Regione.
La seconda ragione è che sull'opportunità dell'intervento ci sono pareri diversi sia all'interno delle stessa Regione (un ufficio approva il parco e l'altro prevede di distruggerlo facendo la cava di ghiaia ) sia tra diversi enti (l'Autorità di bacino dell'Adige non ha ravvisato nel suo recente piano di interventi alcun pericolo di esondazione né tantomeno necessità di interventi di asportazione di ghiaia).
Il Consiglio comunale si è pronunciato praticamente all'unanimità sul contenuto di queste osservazioni (tre consiglieri si sono «bonariamente» astenuti chiedendo approfondimenti). Il sindaco Fabrizio Zerman ha ricordato che nell'ansa dell'Adige non ci sono mai stati problemi né pericoli di esondazione, anzi lì c'è casomai poca acqua.
«Il fiume non erode la riva tanto che è nato il bosco di Pontoncello. Concedere l'asportazione di ghiaia è un controsenso in quanto nello stesso posto una cava di ghiaia nel fiume qualche anno fa ha causato vasti danni e costose opere di sistemazione. La Regione ha approvato il parco e ora si vuole devastarne una parte. Il nostro è un no su tutto il fronte perché questo è un intervento unicamente mirato a cavare ghiaia», ha detto Zerman.
L'appoggio del Partito Democratico (no alla cava) è venuto dal consigliere Aldo Marcolongo che ha sottolineato le ricadute negative dell'intervento per la zona naturalistica di Ponticello e per il parco. Anche il consigliere Angelo Perbellini, appoggiando la posizione del sindaco, ha sottolineato l'incongruenza delle Regione che da una parte approva il parco e dall'altra approva la cava.
Il consigliere civico Gianmario Piccoli ha ricordato che l'area ricade in un sito di interesse comunitario con un parco e una previsione di forestazione.
Per il PdL Paolo Pasqualini ha annunciato la condivisione delle osservazioni segnalando come nel progetto le escavazioni di ghiaia prevalgano sulle opere di messa in sicurezza.
Il consigliere Remo Taioli ha segnalato la necessità che la posizione del Comune sia suffragata da una adeguata consulenza tecnica.
Il consigliere Stefano Filippi si è chiesto se davvero esiste un rischio.
Il consigliere Luigi Biondaro ha sottolineato la necessità di formulare un'opposizione vera. Ha detto Biondaro: «Alle parole devono seguire i fatti. Se davvero non si è d'accordo, sarebbe meglio rinviare la decisione acquisendo tutta la documentazione, avviando un ricorso contro i provvedimenti regionali e invitando tutti i candidarti alle elezioni regionali a San Giovanni per informarli e sensibilizzarli sull'iniziativa del comune».
L'ospedale
di don Verzè
avrà il casello
sulla tangenziale
Stefano Caniato
San Martino B.A. Il casello che sarà costruito sulla futura tangenziale a pagamento, a San Martino Buon Albergo, sarà funzionale al centro sanitario «Quo vadis» di don Luigi Verzè previsto sul colle di San Giacomo, a Lavagno. Entrambi i progetti - la sistemazione della viabilità sull'attuale tangenziale Sud e del «Quo vadis» - sono stati approvati in questi giorni dal Consiglio comunale di San Martino. Il Comune di Lavagno aveva dato il proprio benestare a don Verzè due settimane fa.
San Martino, che è già la capitale commerciale dell'Est veronese grazie alla presenza di quattro colossi della grande distribuzione alimentare, con la nuova stazione viaria diventerà uno dei più importanti crocevia del Veronese. «Il casello sulla tangenziale Sud, che si aggiungerà a quello esistente dell'autostrada a Verona Est, sarà aperto nella campagna di San Domenico e non, come inizialmente si era detto, in località Pignatte - Maglio», ha spiegato il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Franco De Santi rispondendo al consigliere di minoranza Umberto Toffalini, dubbioso al contempo sui lavori lungo la tangenziale Sud e sui fabbricati di don Verzè,
«La struttura scientifica e universitaria di don Verzè porterà lavoro per la popolazione e le attività economiche», ha continuato De Santi. «Don Verzè indosserà la cravatta, ma è altrettanto vero che opera a beneficio degli altri», ha aggiunto Giovanni Galvani, seppure in minoranza con Toffalini. Il prete manager originario di Illasi, presidente dell'ospedale San Raffaele di Milano, nel 2007 posò la prima pietra del centro medico assieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gli scavi a San Giacomo dovrebbero cominciare quest'anno.
Le rotonde e le strade da ricavare attorno al colle di Lavagno a servizio del «Quo vadis» saranno unite al casello sulla tangenziale Sud che, come detto, è incluso nel Sistema delle tangenziali venete, il collegamento a pagamento da Peschiera a Padova parallelo all'autostrada Milano - Venezia che sarà realizzato anche aggiungendo la terza corsia nel tratto della tangenziale Sud all'altezza del centro logistico dell'Eurospin, a San Martino.
Il tracciato da Peschiera a Padova sarà intervallato ogni 3,8 chilometri da un casello. Gli svincoli dell'Eurospin, oggi in costruzione, costituiscono la terza corsia della stessa tangenziale Sud. Dopo Verona Est, sarà prolungata fino a San Bonifacio. Tangenziale Sud e il centro sanitario di don Verzè saranno perciò strettamente connessi.
«L'ex presidente della Provincia Elio Mosele aveva proposto di spostare il Quo vadis verso la Porcilana, per salvaguardare il colle», hanno ricordato l'ex sindaco Mario Lonardi, ora in minoranza, Toffalini e il loro capogruppo Marco Braggion. «Può darsi che l'ubicazione non sia delle migliori, ma il Quo vadis porterà vantaggi con i propri specialisti d'elite», ha insistito Galvani.
Gli edifici di don Verzè saranno eretti su una superficie di 550 mila metri quadrati. «San Martino e Lavagno saranno conosciuti nel mondo poiché il San Raffaele è attivo in moltissimi Paesi», ha ribadito il sindaco Valerio Avesani che con il collega Simone Albi, il «Quo vadis», la Società autostradale e Veneto Strade ha firmato la convenzione sui 12 milioni - 8 di Veneto Strade e 4 della Società autostradale - per le strade e rondò a cavallo dei due Comuni. «Almeno vietate il traffico in via San Giacomo di Sopra, tra Casette di San Martino Buon Albergo e le Quattro strade di Lavagno, rendendo la via ciclopedonalbile», ha proposto Lonardi. «Sono d'accordo, già detto a Lavagno», ha concluso Avesani.
Casa di riposo,
ultimo cantiere
Paola Dalli Cani
Monteforte. Riapre il cantiere alla Casa di riposo di Monteforte: sono stati aggiudicati, e prenderanno il via a giorni, i lavori di completamento della struttura per anziani della Fondazione «Don Mozzatti d'Aprili». Va verso la conclusione l'opera progettata, per la prima volta, 25 anni fa e condotta in porto da quattro amministrazioni civiche.
Blocco cucine, centrale termica e piscina dovrebbero dunque essere realtà per la fine dell'anno: il progetto ha un costo di realizzazione di 1 milione e 900 mila euro ed è finanziato per 1 milione dalla Regione,mentre gli altri 900 mila euro sono spartiti tra Fondazione Cariverona e Fondazione «Don Mozzatti d'Aprili».
Ci è mancato poco, però, che i 450 mila euro della Fondazione Cariverona andassero perduti: «Le lungaggini, dovute per lo più alle dinamiche di concessione dei contributi pubblici, avevano messo a repentaglio l'assegnazione del contributo: ovviamente anche la Fondazione Cariverona ha le proprie esigenze di bilancio. Mi sono attivato», spiega il sindaco Carlo Tessari, «e spiegando la situazione ho trovato una grande disponibilità da parte dei vertici della Fondazione che non ha voluto far mancare a quest'opera la sua diretta partecipazione».
L'altra bella notizia è che il ribasso d'asta ottenuto con l'aggiudicazione dei lavori ha liberato 300 mila euro che si trasformeranno in opere aggiuntive sempre a favore della struttura per anziani.
Proprio questa ulteriore disponibilità economica renderà necessaria l'elaborazione di varianti progettuali che, per questa ragione, potrebbero far scattare in avanti i tempi di conclusione dei lavori.
Dovrebbe così essere definitivamente conclusa la nuova Casa di riposo che venne pensata, almeno come incarico per la progettazione, nel lontano 1985. Due anni dopo il progetto subì una prima trasformazione perché si ritenne opportuno che l'investimento economico garantisse al paese una struttura moderna: non più semplice casa di riposo, dunque, ma Residenza sanitaria assistita.
Negli anni accadde un po' di tutto, dagli esposti su presunte irregolarità nell'esecuzione dei lavori alle controversie sulle proprietà, passando per sospensioni e sanatorie.
I sette anni che ci vollero per il collaudo della struttura suscitarono anche l'interesse della Corte dei conti che decise di vederci chiaro. Fu onere del sindaco Antonio Bogoni sbrogliare la matassa, al successore Valerio Cremasco reperire i fondi e dare completamento alla struttura. Ed effettivamente nel 2002 gli anziani traslocarono dalla vecchia Casa di riposo, ricavata nella Barchessa e in un'ala del Palazzo Vescovile, alla nuova.
La ripresa dei lavori venne messa in agenda per l'anno dopo. I fondi, però, in parte li recuperò l'amministrazione successiva, quella di Antonio Carletto che nel 2005 si fece dire di sì ad un contributo da 450 mila euro dalla Fondazione Cariverona e due anni dopo portò a casa il milione concesso dallo Stato alla Regione. Anche la Fondazione «Don Mozzatti d'Aprili» mise in bilancio la quota di 450 mila euro.
A chiudere il capitolo l'attuale amministrazione del sindaco Carlo Tessari, che ha salvato il contributo della Fondazione Cariverona e che ora dà il via ai lavori. Curiosità: il progetto del 1985 stimava in 1 miliardo e 673 milioni di vecchie lire il costo dell'opera. Quando si pensò alla Rsa la spesa schizzò a 3 miliardi e 291 milioni. All'inaugurazione, nel 2002, la Regione sottolineò che nell'opera aveva concorso per 11 miliardi di lire.
Valsider, doppio «sì» sull'impatto ambientale
Piero Taddei
Vallese. Un doppio traguardo inseguito da tempo: la certificazione Uni En Iso 14001 e l'Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Risponde così, la Valsider di Vallese, alle critiche del Comune di Zevio, del comitato 894 di Campagnola e di Legambiente che da tempo contestano l'impatto ambientale del polo siderurgico. La Valsider è una delle tre grandi aziende che operano nella frazione di Oppeano al confine con Zevio e San Giovani.
La certificazione Uni en Iso 14001 è un riconoscimento internazionale, rilasciato da un organismo indipendente accreditato, previa verifica sull'impegno concreto dell'azienda nel minimizzare l'impatto di processi produttivi e servizi. L'Aia, invece, è un provvedimento della Provincia che garantisce la conformità a requisiti imposti da un decreto che recepisce la normativa Ue sull'esercizio degli impianti, obbligatorio per aziende di determinate dimensioni, ottenuto dopo parere consultivo del Comune, un'istruttoria tecnica dell'Arpav e sulla base di documentazione richiesta alla ditta, la quale si impegna a rispettare le normative ambientali e ad adottare le migliori tecnologie disponibili. L'Aia della Valsider è valida sei anni.
Sul finire del 2009 la certificazione Uni en Iso 14001 era stata ottenuta anche dalla Sider plating scaligera, un'altra azienda del polo siderurgico.
Soddisfatto il direttore di stabilimento della Valsider, l'ingegner Sergio Marcucci: «Le due certificazioni sono il punto d'arrivo della nostra azione a tutela dell'ambiente, avviata a fine 2007 investendo centinaia di migliaia di euro. L'attenzione più grande è stata rivolta al contenimento dei rumori in direzione Campagnola. Barriere e cabine fonoassorbenti sono state installate su numerose macchine operatrici, tra cui quelle da taglio e da scarfatura, la lavorazione con fiamma ossidrica necessaria ad eliminare la patina del ferro prima della laminazione. Altre barriere schermano tutta la parte retrostante lo stabilimento, quella che guarda verso Roversola. Per abbattere la rumorosità abbiamo rivisto anche vari processi produttivi, decidendo di attuarne alcuni solo con orario diurno. La propagazione dei suoni sarà minimizzata pure dai 1.200 pioppi piantati lungo tutto il confine dell'azienda».
L'ingegnere, poi, spiega che la Valsider ha pavimentato 13.000 metri quadrati di piazzali esterni. Scopo: ammortizzare il rullio di muletti e autotreni; convogliare le piogge in un depuratore che, a ciclo ultimato, ne dirotta parte sui sistemi di raffreddamento delle laminazioni, consentendo di economizzare acqua di falda.
Il geometra Mauro Evanagelisti dell'Ecoprogramm di Cerea, la ditta specializzata in igiene e sicurezza sul lavoro e in certificazioni, aggiunge come i numerosi monitoraggi eseguiti, nel 2009, in concerto con Arpav e enti pubblici, su terreno e falde acquifere a monte e a valle dell'azienda «hanno sempre escluso inquinamenti. Tutti i fumi emessi dalla Valsider ora sono aspirati e filtrati. E il monitoraggio è continuo su emissioni in atmosfera e acque. I rifiuti vengono stoccati su isole impermeabilizzate, divisi per tipologia».
«A fine 2010 contiamo di ottenere anche la certificazione 18001 sulla sicurezza degli ambienti di lavoro», annuncia Marcucci. Che prende la palla al balzo per ringraziare i residenti «per la pazienza dimostrata in questo periodo di transizione». L'ingegnere assicura ulteriori investimenti per contenere i rumori. E conclude: «Nonostante la crisi economica di cui la siderurgia è stata prima vittima, nel giro di qualche anno la Valsider ha raggiunto livelli di sicurezza e ambientali d'eccellenza. Ciò grazie alla politica del gruppo di cui facciamo parte, la Metinvest, attento agli impatti che un'azienda come la nostra può determinare».
«Prova a cantar» accende la grande sagra di San Biagio
Gianni Bertagnin
San Bonifacio. Si apre con una grande novità l'edizione numero 143 della sagra di San Biagio, che da oggi per una settimana richiamerà a Prova migliaia di persone soprattutto per la prima edizione del festival canoro «Prova a cantar», che sostituisce il tradizionale Festival di San Biagio, portando la competizione ad alti livelli, tanto che la presidenza della giuria è stata affidata a FilippoPerbellini. È una competizione riservata a bambini da 3 a 11 anni.
Ma le novità del San Biagio 2010 non finiscono qui: «Abbiamo completamente rinnovato le cucine», spiega il presidente del comitato organizzatore, Alessandro Lovato, «e computerizzate le casse, così da evitare i vecchi "tagliandi" e sveltire le code. Abbiamo arricchito i premi della lotteria e della pesca di beneficenza e potenziate le altre tradizionali attrattive della sagra». Lovato cita ad esempio la serata della paella e la corrida oltre agli intrattenimenti per i piccoli, le serate con musica dal vivo e naturalmente la sfilata carnevalesca finale con il «Sindaco della Gramegna», la maschera tradizionale di Prova.
Non mancheranno anche le serate più impegnate con interventi di esperti. Il programma, che si è aperto ieri con uno spettacolo delle scuole di danza, sarà inaugurato ufficialmente oggi 10.30, con le mostre d'arte e di lavori artigianali e dei gazebo delle associazioni locali. Alle 17.30 inizio della gara del Festival canoro, si prosegue mercoledì 3 febbraio al teatro tenda, alle 20.30, dibattito su «Cibo come piacere e non come necessità» e giovedì, dopo la cena delle associazioni, alle 21, il Gioco dei pegni con Claudia Pinali e alle 21.30, premiazione dei vincitori del concorso Fritole e dolci di Mariano Giarolo.
Venerdì, alle 20, la Gran Paellada, seguita dalla Corrida, giunta alla terza edizione. Sabato, alle 14.30, Festa del bambino con Paolo Somaggio e , alle 21, musica con il gruppo «Zero 45 Band». Infine, domenica 7, dalle 14. corteo carnevalesco con discorso finale del «Sindaco della Gramegna»; alle 21, ballo liscio con l'orchestra Musica viva.
Lunedì, alle 20, la cena delle famiglie con tombola, seguita dall'estrazione della lotteri. Tutte le sere, al teatro-tenda, è aperto lo stand gastronomico, mentre le famose specialità del noto quintetto di cuochi (Alessandro Ferro, Pompeo Bottegal, Giorgio Marcazzan, Lucio Benati e Giulio Biancon) dalla pastissada de caval, al baccalà, agli altri numerosi piatti consueti, saranno disponibili sempre al sabato e alla domenica.
La cantina di Monte Tondo star a Linea Verde su Raiuno
Soave. La cantina di Monte Tondo è stata scelta per il Soave dalla redazione di Linea Verde come azienda modello in grado di sposare qualità delle produzione vitivinicole e rispetto per l'ambiente. La cantina, che tra i numerosi riconoscimenti si è aggiudicata nella scorsa stagione col Foscarin Slavinus 2006 il Regional Trophy al Decanter World Wine Awards 2009 come miglior vino bianco, sarà infatti raccontata all'interno di una puntata del programma di Raiuno dedicato all'agricoltura e all'agroalimentare.
Le riprese avranno luogo all'inizio della prossima settimana e ai microfoni della conduttrice Eva Crosetta Gino Magnabosco racconterà la sua storia, quella di un vero e proprio «self made man», che partito con pochi ettari, è oggi alla guida di una affermata azienda in grado di essere autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a un impianto di pannelli fotovoltaici.
Soddisfazione per la cantina, che vede riconosciuti meriti e sforzi, ma anche per il Consorzio e l'intero Sistema del Soave che hanno saputo nel tempo crescere e svilupparsi basandosi sulla sostenibilità ambientale, facendo propria negli anni la viticoltura integrata, il recupero energetico e la produzione biologica.
La zona di produzione del vino bianco italiano per eccellenza - quasi 7.000 ettari vitati a Garganega, prevalentemente in collina, a est di Verona - dopo i progetti per la zonazione viticola, per la qualità e infine per la tracciabilità con l'imponente lavoro dei grandi Cru del Soave, si cimenta ora con una nuova, attualissima sfida: produrre al meglio col minor impatto ambientale possibile.
Il territorio quale strumento di lavoro e la tutela del paesaggio sono sempre del resto stati cavalli di battaglia dell'attività del Consorzio di Soave e qui, grazie anche a una significativa azione di collaborazione con le istituzioni locali, i frutti di tale impegno sono riscontrabili immediatamente a colpo d'occhio nell'armonica distribuzione urbanistica delle strutture, nella valorizzazione delle architetture precedenti, nel rispetto delle colture che da secoli insistono su questo territorio praticamente intatto. ma nello stesso tempo d'avanguardia. E di avanguardia enologica ha senso parlare quando si incontrano appunto realtà come la Cantina di Monte Tondo, che ha posto in essere un progetto pilota in grado di fare scuola all'interno della denominazione scaligera ma non solo.
«Avevo un sogno», afferma Magnabosco, «e ci ho sempre creduto fin da quando ho iniziato la mia avventura a metà degli anni '80. Oggi questo sogno, con dedizione e sacrificio, sta diventato realtà».
Parlare di Monte Tondo oggi - 30 ettari principalmente nella zona del Soave Classico e 200.000 bottiglie all'anno - significa parlare di 1.500 metri quadrati di tetto ricoperto di pannelli fotovoltaici, in grado di produrre energia pari a 85 Kw/h, che soddisfa ampiamente il fabbisogno energetico della cantina. L'azienda sa coniugare la qualità al rispetto dell'ambiente.
È guerra tra An e Lega nord per la conferma di Zuliani
Piero Taddei
È braccio di ferro sul definitivo assetto della giunta alla guida del neonato superconsorzio di bonifica Veronese (oltre 100 mila contribuenti ripartiti su 150 mila ettari) che a gennaio ha preso il posto di Valli Grandi e Medio Veronese, Adige Garda, Agro Veronese Tartaro Tione, tutti e tre operativi sulla destra del grande fiume di casa nostra. Sui nomi dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali agricole in seno all'esecutivo sembra non ci siano state particolari scaramucce: Antonio Tomezzoli e Angelo Venturelli, entrambi della Coldiretti, sono stati eletti presidente e vice. Mentre Unione provinciale agricoltori e Confederazione italiana agricoltori sono rappresentati da Cristian Marchesini e da Maurizio Zuliani.
Bene informati rivelano però un retroscena: Alleanza nazionale e Lega Nord sarebbero ai ferri corti sul nome del sindaco che, come stabilisce la nuova legge di bonifica, nell'esecutivo dovrebbe essere la voce di tutti i circa 30 primi cittadini facenti capo al Veronese.
Designato informalmente a ricoprire questo incarico sarebbe Cristiano Zuliani, primo cittadino di Concamarise, uomo di Bossi. Secondo le indiscrezioni, sarebbe stata una secca presa di posizione dell'assessore regionale Massimo Giorgetti, la sera dell'assemblea consortile che ha eletto il vertice del consorzio, a sparigliare le certe.
Se il sindaco di Concamarise, Cristiano Zuliani, non fa commenti e dirotta sul segretario provinciale del Carroccio, Matteo Bragantini, parla invece il direttore dell'Unione agricoltori.
Luigi Bassani dice di non voler invadere il terreno della politica, ma osserva: «Il nome del loro rappresentate, i sindaci l'avevano formulato in tempi non sospetti: prima delle elezioni consortili. Credo che ciò fosse una garanzia per gli interessi territoriali. Se ora tutto torna per aria, l'impressione è che la politica voglia entrare pesantemente su un terreno che non gli appartiene».
«Se cambierà qualcosa all'interno del Veronese, salteranno anche tutti gli accordi provinciali sulle nomine in enti come l'Areoporto e la Serenissima», minaccia Alessandro Montagnoli, il deputato della Lega e sindaco di Oppeano che si è speso molto nella corsa al vertice del superconsorzio. «L'unica forza che si è impegnata è stata la nostra», rivendica poi Montagnoli, prima di menare un fendente al presidente della Coldiretti Damiano Berzacola e a Giorgetti: «Entrambi perdenti, perché non hanno considerato gli equilibri sul territorio. Berzacola, oltretutto, aveva scommesso su un candidato diverso da Tomezzoli, spaccando la Coldiretti. Ma in assemblea ha prevalso il nostro accordo politico: ovvero rappresentanze delle più importanti organizzazioni agricole più un sindaco della Lega nord. Ora gli eletti devono andare avanti e rendere un buon servizio a mondo agricolo, utenza urbana e Comuni».
Berzacola converge sulla conclusione di Montagnoli. Ma liquida come «strumentale» la restante parte della dichiarazione del sindaco e deputato leghista: «Fino a prova contraria», afferma , «Tomezzoli è al vertice della Coldiretti di Oppeano ed è stato eletto presidente del consorzio Veronese con i voti della Coltivatori. Anziché pensare agli esercizi di equilibrio della politica, è più opportuno guardare alle cose concrete: tra due mesi le campagne avranno bisogno d'essere irrigate».
Senza scomporsi, l'assessore Massimo Giorgetti a sua volta fa capire che non farà passi indietro. «Non entro nel merito delle scelte fatte da ciascun partito. Ma sul tavolo provinciale degli accordi, come abitualmente accade in tutta la politica, c'è un pacchetto di nomine che va onorato per intero. Se ciò avverrà, non ci saranno problemi per il sindaco di Concamarise».
«Semplicemente», sottolinea Giorgetti, «il Pdl chiede reciprocità. E se Montagnoli non è al corrente di tutto ciò, ne parli con il suo coordinatore provinciale, che invece ne è perfettamente informato».
Rifiuti, scatta la prima notte di raccolta differenziata