mercoledì, 17 marzo 2010

CAMBIA PAESE

Trattativa aperta con la Curia per acquistare l'ex cinema

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Garda. Il Comune lancia una trattativa con la Curia per l'acquisto dell'area dell'ex cinema. È la novità di rilievo emersa dopo la mobilitazione dei cittadini e le tante voci e polemiche circolate in questo periodo in paese, sulla possibile vendita dell'area a privati.
«Il sindaco ha firmato un documento concordato con la giunta e che abbiamo inviato alla Curia», spiega il vicesindaco Antonio Pasotti, «con cui viene dichiarato che se la cifra per la vendita dell'area, si attesta sul milione 800 mila o due milioni, il Comune è disponibile ad acquistarla. Alla luce di voci tra le più disparate, con la lettera chiediamo chiarezza alla Curia, poiché l'amministrazione era rimasta alla notizia che per l'acquisizione ci volessero 4-5 milioni, cifra a cui non avremmo potuto far fronte».
Per tutto febbraio infatti, sono circolate varie ipotesi sulle intenzioni della curia per il futuro dell'area, considerata dai gardesani, patrimonio sociale del paese. Sono scesi in campo i cittadini, che con una petizione al vescovo, chiedono di bloccare la vendita a privati, perché l'area resti di interesse pubblico. Petizione sottoscritta da più di 200 cittadini.
Con la stessa finalità sono intervenuti pubblicamente anche il dirigente socialista Angelo Cresco e il rappresentante di minoranza Fabrizio Comencini. Quest'ultimo ha presentato una interpellanza consiliare, in cui chiede il ritiro della delibera emessa dalla giunta in dicembre, che attesta la risoluzione consensuale della convenzione con la parrocchia, per l'usufrutto dell'area da parte del Comune fino al 2016, per un importo di 250 mila euro. Deliberazione contestata da Comencini, il quale afferma, che una delibera di giunta non può sciogliere una convenzione deliberata dal Consiglio. Ed ora, è sceso in campo anche Giuseppe Lorenzini, ex presidente Ugav, con una lettera indirizzata al sindaco Davide Bendinelli. «Come gardesano», spiega Lorenzini, «con esperienza amministrativa (è stato assessore al turismo e ai servizi sociali) e anche a nome dei cittadini che hanno sottoscritto la petizione, ho sentito il dovere di scrivere al nostro sindaco, invitandolo a fare ogni sforzo per acquistare l'ex cinema parrocchiale e l'area adiacente, alle stesse condizioni che la curia ha ottenuto dai privati interessati all'acquisto…». «Ho proposto di fare un'offerta scritta intorno ai due milioni, per vedere se con questo importo era possibile aprire una trattativa prima che fosse troppo tardi… Sarà poi la Curia a rispondere se l'offerta sia congrua o meno. È evidente che quell'area è di fondamentale importanza per gli abitanti del centro storico e per i servizi di interesse pubblico che potranno essere realizzati. Sono certo infatti», conclude Lorenzini, «che la popolazione e le future generazioni, saranno grate agli amministratori per questo atto di lungimiranza».
Mediazione che ha portato i suoi frutti. Ora il sindaco ha inviato la lettera di proposta. La palla passa quindi alla Curia, che dovrà valutare se accettare, o se invece procedere con un'operazione di riconversione edilizia che i cittadini hanno definito «speculativa».

Sigillo turistico dalla Regione: negozi aperti in tutti i festivi

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Pastrengo. Il centro storico di Pastrengo è stato riconosciuto dalla Regione, zona d'interesse artistico in quanto «città murata del Veneto». E così i commercianti locali, potranno tenere aperti gli esercizi nei giorni festivi e domenicali per tutti i mesi dell'anno.
La novità è arrivata di fatto con un anno di ritardo, poiché il riconoscimento a Pastrengo è stato sancito dalla giunta regionale il 10 febbraio 2009, (delibera 272). È stata comunicata nel corso dell'assemblea dei soci di Confcommercio, al ristorante «La Carica», gestito dal presidente dell'associazione del comprensorio Garda-Baldo, Claudio Rama.
Il presidente di zona di Confcommercio, è più che soddisfatto e non risparmia un inciso finale.
«Un riconoscimento importante che dà lustro a Pastrengo, fornisce nuove opportunità di offerta turistica e consente agli imprenditori commerciali di tenere aperto anche la domenica, con un servizio connesso alla vocazione turistica. La possibilità di derogare all'obbligo di chiusura infatti, deve a nostro avviso essere sempre riconducibile all'effettiva valenza turistica di un territorio».
Valenza turistica reclamata appunto anche dal comune di Affi. Il centro vicino infatti, con Pastrengo, Costermano e Cavaion, da anni si batte con richieste formali e congiunte indirizzate alla Regione, per ottenere il titolo di «paese turistico». «Qualifica già ottenuta da Costermano e ora anche da Pastrengo», precisa il primo cittadino di Affi, Roberto Bonometti.
«Rimangono esclusi così solo Affi e Cavaion, che sono i due paesi più turistici a ridosso del lago e con dei centri che hanno forti tracce storico-artistiche». Il parametro principale richiesto dalla Regione per ottenere il riconoscimento di paese turistico, è di 1500 posti letto sul territorio comunale. «Pastrengo», scrive Confcommercio in una nota, «rispetta i parametri con una capacità di più di 200 posti letto (222 per l'esattezza); soddisfa dunque i quattro indicatori minimi previsti dalla deliberazione della giunta provinciale del settembre 2005, per l'individuazione del centro storico come zona di interesse artistico, con adeguato numero di immobili o aree soggette a vincoli di interesse artistico e storico, come altri elementi utili a dimostrare la qualifica di città d'arte».
Elementi che non sembrano comunque mancare neppure a Cavaion ed Affi. «Mi compiaccio con Pastrengo», premette Bonometti, «sono davvero contento per loro. Ciò vuol dire che la nostra battaglia ha portato i suoi frutti. Quindi ora spero che prima o poi, tocchi anche a noi ottenere il riconoscimento. Dedico senza polemiche questo successo a Confcommercio e Confesercenti», precisa il sindaco di rimando. «Io ho sempre saputo che ci volessero 1500 posti letto per il titolo di paese turistico. Costermano li ha raggiunti, ma non so se per le città d'arte il parametro sia diverso. Anche Affi però ha circa 600 posti letto, ci mancano le mura, ma con la base Nato e la nostra bellissima contrada di Incaffi, con vista lago bellissima e splendidi palazzi storici, contiamo di ottenere il titolo».
«Prenderò consiglio da Paolo Arena (presidente provinciale di Confcommercio)», conclude in punta di fioretto Bonometti, «per individuare una zona di Affi, idonea alla creazione di un campeggio e cercare di raggiungere così i 1500 posti letto che ci vengono richiesti per il riconoscimento di paese turistico».

Fotonotizie
  • 1
Zoom Foto
Garda, park pericolosi

Posti auto a ridosso della carreggiata, che azzerano completamente lo spazio per pedoni, ciclisti e per chi scende dalla propria auto: è la situazione sulla Gardesana, a fianco del lungolago di Garda. Un anno fa è morto qui un uomo investito da un'automobilista. Ora, col traffico, il pericolo cresce. In zona i posti auto non mancano, perché non fare un marciapiede?

Piano a misura d'uomo per rilanciare il Baldo

Zoom Foto

Barbara Bertasi



La speranza di tutti è che questo non resti un sogno nel cassetto. Mantenere e ripristinare prati, pascoli e spazi aperti, migliorare lo stato delle foreste, conservare gli habitat di specie delicate come Gallo Cedrone e Francolino di Monte; e ancora: monitorare e gestire i flussi turistici in modo sostenibile.
Pur prefiggendosi come primo obiettivo la conservazione di habitat e specie vegetali e animali, il nuovo «Piano di gestione del Baldo» riconosce l'uomo come elemento fondamentale per tutelare gli stessi ambienti che Rete Natura 2000 (il nome dell'insieme dei Siti di interesse comunitario e delle Zone di protezione speciale istituite dall'Unione europea con le direttive Habitat e Uccelli) vuole salvaguardare poiché pure lo spopolamento, per la natura, è un rischio.
È incentivando le pratiche tradizionali come pascolo, sfalcio, sistemazione dei muretti a secco che si vogliono mantenere e gestire questi preziosi ambienti. Ciò è emerso nell'ultima riunione alla Comunità montana del Baldo in vista della consegna, entro fine mese, dei Piani di gestione per le Zps «Monte Baldo Ovest» e «Monte Baldo Est». Presenti diversi «portatori di interessi» che hanno fatto il punto dell'iter, a un anno dall'inizio, nel febbraio 2009.
Il gruppo di lavoro incaricato dalla Comunità di stendere il Piano ha presentato i capitoli 5 e 6: «Misure di conservazione» e «Schede delle azioni», lavoro finale frutto della concertazione con i vari soggetti pubblici e privati che ha permesso di conoscere e calcolare i vari aspetti gestionali. Il documento tecnico definitivo sarà consegnato entro fine mese proprio alla Comunità cui spetta l'adozione.
Alessio Bertolli, il geobotanico del gruppo incaricato, ha illustrato questi capitoli conclusivi dedicati a quanto appunto serve per mantenere e migliorare lo stato di conservazione di habitat e specie baldensi.
In una sala gremita c'erano rappresentanti di varie associazioni locali che hanno accolto il piano positivamente, di enti regionali, come Servizi forestali e Veneto agricoltura, vari soggetti pubblici interessati.
Tra questi figurano la Provincia, con l'assessore alle politiche montane Giuliano Zigiotto, e Comuni con, tra gli altri, i vicesindaci di Malcesine e Rivoli, Giuseppe Lombardi e Andrea Zambotto, l'assessore di Brenzone Simone Consolini, il sindaco di Ferrara Paolo Rossi, quello di Caprino e presidente della Comunità, Stefano Sandri, il quale ha introdotto i lavori.
Il concetto di un giusto equilibrio tra presenza umana e tutela dell'ambiente è piaciuto a tutti, poiché esso si trova in linea con il più generale tentativo di arginare l'erosione demografica, economica e sociale che sta colpendo il nostro arco alpino.
Sandri, ringraziati i tecnici, ha notato: «Il Piano è uno strumento importante per rilanciare il territorio del Baldo poiché le azioni di conservazione hanno sempre risvolti economici indiretti positivi». Veneto agricoltura ha rammentato che va però sciolto il nodo del finanziamento necessario ad attuare le misure, poiché lo stesso Piano di sviluppo rurale (regionale) non è stato pensato per sostenere le specifiche finalità previste nei piani di gestione.
L'appello è che i politici approvino piani di finanziamento e che questi progetti non restino bellissimi elaborati chiusi in un cassetto. «Noi ci adopereremo per ottenerli anche per dare opportunità economiche alle aziende agricole del territorio», ha chiuso Sandri.

C'è il via libera del ministro per il museo nell'ex base Nato

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Tanta storia ha avuto nel passato e altrettanta potrebbe averne nel futuro. Il bunker antiatomico costruito negli anni Cinquanta nel ventre del monte Moscal ad Affi, sarebbe l'unico sito di questo genere e dimensioni, a essere trasformato in museo in Italia. E forse anche in Europa.
A suggellare il progetto il Ministero della Difesa italiano, cui è stata ceduta l'ex base militare dalla Nato nel 2007. Sabato il ministro Ignazio La Russa, ha visitato l'ex base Nato, luogo di comando delle forze alleate del sud Europa, con un ruolo strategico nello scacchiere mondiale negli anni della contrapposizione fra di due blocchi, Unione Sovietica e Alleanza Atlantica. Il ministro ha avvallato il finanziamento dell'assessore regionale Massimo Giorgetti, il quale, con un emendamento al bilancio regionale, ha stanziato centomila euro l'anno per il 2010-2011-2012, per la valorizzazione turistica-culturale del rifugio antiatomico «West Star», «Stella d'occidente», per dare l'idea del peso internazionale che esso aveva nel periodo della guerra fredda.
«È una grande soddisfazione il fatto che il ministro sia venuto e abbia accolto la nostra proposta», sottolinea Giorgetti. «Ora si tratta di verificare, tecnicamente e amministrativamente, quali interventi servano per tenere in vita questa struttura, dalla grandissima potenzialità sia economica che turistica. Abbiamo tre anni per provare a costruire un progetto».
L'idea del museo è piaciuta a La Russa, il quale si è detto interessato però, «non tanto ad un museo della guerra fredda, ma più che altro a un museo della guerra mancata, a testimonianza del terribile rischio corso dall'umanità».
«Anch'io», sottolinea Giorgetti, «sono qui per la prima volta e mi è sembrato di entrare in un film. Sono stupefatto dalle attrezzature e dall'impiantistica. Nessuno poteva pensare che sotto il Moscal, ci fosse una cittadella, pronta a ospitare 500 persone in caso di attacco nucleare, un altro paese di 13 mila metri quadrati dentro il monte». L'assessore regionale quindi conclude. «Ora viene la parte difficile: trovare una soluzione amministrativa e gestionale. Potrebbe essere mista, pubblico-privata, con la partecipazione di partner che possano poi gestire il sito».
Con La Russa e Giorgetti hanno partecipato alla visita, militari e quattro sindaci: oltre a Roberto Bonometti di Affi (la sua seconda visita alla struttura), anche i primi cittadini dei comuni di Cavaion, Costermano e Caprino. Bonometti, da due anni, aspetta risposte sul futuro del sito che ha fatto la storia del suo paese e dice: «L'interessamento della Regione e del Ministro, fanno pensare che ci sia la volontà di trovare una soluzione al cosa fare di questa struttura. La Russa ha confermato l'idea di creare un museo. A noi va bene qualsiasi intervento che possa dare sviluppo turistico al territorio. Continuo intanto a chiedere, che si dia la possibilità a tutti i cittadini del comprensorio di poter visitare l'ex base».
Anche Lorenzo Sartori, sindaco di Cavaion, dice: «Vedo oggi per la prima volta tutto questo, e sarebbe un peccato che fosse abbandonato. Condivido l'idea di un museo. La struttura è incredibile, un impianto molto sofisticato per quel periodo».
Stessa opinione dal sindaco di Costermano, Fiorenzo Lorenzini. «I 300 mila euro stanziati da Giorgetti sono indispensabili per mantenere in vita la base e avviare così il progetto di un museo che porterebbe molto indotto turistico anche al nostro paese»

La quercia monumento verde
è minacciata dai capannoni

Zoom Foto

Bartolo Fracaroli



Rivoli. Figura anche nei quattro volumi editi in Italia, nel Veneto e a Verona, sugli alberi monumentali, storici e di grandi dimensioni del nostro territorio ed è sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale, ma nessuno se ne cura. È su di una piccolissima proprietà, 113 metri quadrati appena dell'associazione «Pro montibus et silvis». Ed è «fasciata», letteralmente, da altre proprietà.
Sulla provinciale Affi-Caprino, località Casa Menon detta Casalmenini, in Comune di Rivoli ma a tre chilometri da Caprino, spicca a levante, un globo verde immenso dal tronco possente, alto su di una scarpata di ciottoli morenici, scalzata da due lati dai caterpillar che asportano le ghiaie fossili del ghiacciaio atesino. È una pianta pensile su cinque metri di pareti instabili. Ai piedi ha anonimi capannoni.
Spiega la studiosa di storia Virginia Cristini, autrice di varie ricerche pubblicate sulla pedemontana del Baldo e guida naturalistico-ambientale della Ctg: «La stanno soffocando con due grandi capannoni artigianali, rischia di morire, eppure è citata sia negli atti comunali che negli archivi parrocchiali come una simil quercia da sughero, rarissima da noi, che già Luigi Ottaviani, l'ispettore forestale dei servizi regionali, giudicava degna di protezione».
Si tratta, sotto il profilo scientifico, di un rarissimo ibrido di quercia cerro e quercia da sughero: «Quercus crenata»; ed è ancora sana e svettante dopo 250 anni di vita, unica in tutta la piana, già segnalata dal botanico Agostino Goiran nel 1899. Ora come ora, le ruspe gli hanno scalzato la base, le sue radici penzolano nel vuoto, è in precario equilibrio statico e soffre di carenza idrica in un suolo già di per sé drenante.
È comunque anche l'unica «quercia pseudosuber» della piana caprinese (ce ne sono esemplari isolati a villa Carlotti tra Garda e San Vigilio, a Villanova di San Zeno di Montagna, a malga Zilon e a Prà Bestemà sul Baldo).
Alcuni cittadini si sono rivolti al comando stazione della forestale di Caprino, a quello del Coordimanento Provinciale Cfs di Verona, al Comune di Caprino confinante e alla stazione dei Carabinieri. Il piano regolatore comunale di Rivoli detta comunque: «I monumenti botanici sono tutelati in quanto elementi caratterizzanti il paesaggio e non possono essere abbattuti salvo inderogabili esigenze di pubblica utilità».
«Gia tre anni fa, all'inaugurazione di Malga Natura a Valfredda di Dentro, dove facciamo, con apprezzabili risultati, educazione ambientale, abbiamo pregato le autorità di intervenire per salvarla dal continuo erodere meccanico delle suo apparato radicale (nelle querce è esteso il doppio della chioma,nuda)», espone Paolo Cugildi, il bidello naturalista che tanto ha fatto per la tutela ecologica della biodiversità del Baldo.
E spiega: «È indubitabile che ora si è ecceduto invadendo il terreno della Pro Montibus. Mi risulta che si sarebbe anche andati con gli scavi e le movimentazioni di terreno ben oltre quanto era stato concordato con il Corpo Forestale dello Stato». Si tratta comunque di un fatto increscioso d'assoluta indifferenza ai valori ambientali del territorio, già ampiamente deprivato delle testimonianze più importanti del patrimonio arboreo.
Attacca Raffaello Boni, pluripremiato fotografo e documentarista del monte Baldo, responsabile locale di LegambienteL «La nostra associazione Il Tasso, interessata del problema della grande quercia, ha accertato negli uffici comunali di Rivoli che l'area ha il vincolo idrogeologico e l'albero è specificamente tutelato dal Prg come "monumento vegetale". Abbiamo quindi concordato con gli uffici competenti un sopralluogo per verificare il rispetto di questa salvaguardia». Ma la grande quercia, intanto, sta soffocando.

L'energia pulita farà bene alle casse

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Affi. Nel corso dell'assemblea pubblica indetta dall'amministrazione, per illustrare il lavoro svolto in quattro anni, l'assessore Gianmarco Sacchiero, ha presentato il piano energetico che il Comune si è impegnato a realizzare con l'adesione al «Patto dei sindaci», il progetto della Comunità Europea.
«Il bilancio del Comune, nei prossimi anni, non si baserà sulle entrate degli oneri di urbanizzazione delle lottizzazioni, ma dai ricavi della produzione di energia pulita», dice il sindaco Roberto Bonometti. «L'adesione al patto dei sindaci, comporta l'impegno dell'amministrazione», spiega l'assessore, «a ridurre sul territorio comunale del 20 per cento le emissioni di anidride carbonica entro il 2020. Si dovrà quindi monitorare le emissioni, cosa non facile, e incrementare del 20 l'uso di energie rinnovabili e incrementare del 20, l'efficienza energetica».
«Il patto prevede anche», continua Sacchiero, «la sensibilizzazione alla popolazione con iniziative di informazione a largo raggio. L'obiettivo primario che ci viene chiesto, è di redigere un "piano energetico", da inviare a Bruxelles per l'approvazione». «Abbiamo quindi redatto una bozza di piano, per vedere con quali strumenti raggiungere l'obiettivo. E anche partecipato ad un incontro in Provincia, ente che si è dichiarato disponibile a sostenere i Comuni che aderiscano al patto». Le fasi del progetto: «Dobbiamo reperire i dati di consumo, e questa è la parte più complessa», dice Sacchiero, «programmare gli interventi, realizzarli e monitorarne il funzionamento».
Gli ambiti di intervento. «I più rilevanti sono la realizzazione dell'impianto eolico sul Monte Mesa (progetto congiunto in seconda fase con il Comune di Rivoli) e la centrale fotovoltaica che abbiamo progettato e che sarà realizzata entro l'anno all'interno della grande rotonda alla fine della superstrada Affi-Castelnuovo. Oggi Affi, consuma annualmente 800 mila kilowattora per l'attività pubblica. La centrale fotovoltaica produrrà circa 1 milione 100 mila kwh. Quindi avremo un avanzo di oltre 200 mila kwh, per coprire il fabbisogno pubblico dei nuovi quartieri residenziali, previsti dal piano regolatore».
Quindi l'impianto eolico. «Ci fornirà un introito annuo, che servirà a portare avanti le politiche per il risparmio energetico. Saranno installati dall'Agsm di Verona, 2 aereogeneratori da 2 megawatt l'ora l'uno; tantissima energia pulita».
La riduzione dell'emissione di anidride carbonica. «Per i nuovi quartieri che sorgeranno, cerchiamo di sensibilizzare la popolazione a seguire una tipologia costruttiva a basso consumo di energia. E vorremmo implementare nell'abitato esistente, dove possibile, interventi anche minimi, ma che possono ridurre di molto il consumo di energia e acqua. Interventi che godranno di incentivi, ricavati dall'impianto eolico e fotovoltaico. Da quest'ultimo ricaveremo circa 120 mila euro l'anno».
Quindi, le iniziative di formazione dei cittadini, «aspettifondamentali, poiché oggi c'è un consumo distratto nella vita quotidiana delle risorse. Entro maggio», conclude Sacchiero, «vorremmo avere il piano energetico definitivo da presentare al "Solar- Expo" di Verona».

Depuratore, ultimi lavori al via

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Peschiera. Sei milioni e 700mila euro: è l'importo per il terzo e ultimo lotto dei lavori al depuratore consortile di Peschiera. Il prossimo 23 marzo nella sede dell'impianto ci sarà l'apertura delle buste delle 12 ditte che hanno partecipato al bando per l'assegnazione dei lavori dell'ultima fase.
«Complessivamente i tre stralci sono costati circa 16 milioni di euro, equamente suddivisi e finanziati attraverso le rispettive Autorità d'ambito territoriali (Aato) dalle Regioni Veneto e Lombardia», spiega Alberto Tomei presidente di Azienda Gardesana Servizi, società di gestione del sistema idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione) dei Comuni della sponda veronese del Garda e del suo entroterra. «Abbiamo iniziato nel 2006. Ags divide al 50 per cento con la consorella bresciana Garda Uno sia la proprietà che la gestione dell'impianto di Peschiera». «Con i primi due lotti», ha aggiunto Tomei in visita ieri al depuratore insieme al Consiglio di amministrazione di Ags e a quello dell'Aato veronese, «è stata aumentata, di fatto raddoppiata, la capacità idraulica del depuratore con la costruzione di una sesta linea fanghi e la realizzazione di sue strutture per nuovi "trattamenti primari", quelli applicati all'inizio del processo di lavorazione dei liquami. Quest'ultimo lotto, il secondo, è stato ultimato quest'anno ed è già in funzione. Il 23 marzo daremo finalmente inizio all'iter procedurale per arrivare all'assegnazione lavori del terzo e ultimo stralcio: il cantiere dovrebbe partire entro la fine del 2010».
«Con questo intervento», precisa il direttore di Ags Alberto Ardieli, «sarà realizzato un impianto di defosfatazione, filtrazione e disinfezione delle acque di scarico, cioè quelle risultanti dalla lavorazione dei liquami e che vanno nel Mincio. Il nuovo impianto ci permetterà cioè di eliminare parametri molto importanti: il fosforo, responsabile della proliferazione delle alghe; le cosiddette sostanze sospese, restituendo limpidezza all'acqua di scarico. Infine una sezione a raggi Uv igienizzerà e sterilizzerà queste acque tanto che possiamo dire che scaricheremo in Mincio acque di una qualità superiore a quelle presenti. Una diluizione decisamente in meglio».
«Mi pare si possa dire che i lavori fatti hanno dato buoni risultati», hanno commentato Enrico Pizzetti e Manuela Chioato del cda della società, «il riferimento è al territorio, con gli interventi alle reti idriche, acquedotto e fognature, dei vari Comuni; e qui al depuratore, con un potenziamento della portata idraulica e una gestione superiore ad ogni previsione e che inciderà positivamente anche sull'ecosistema del fiume Mincio e dei laghi di Mantova». La giornata di ieri è stata anche l'occasione per il primo incontro ufficiale dei due consigli di amministrazione, quello appena rieletto di Ags e dell'Aato veronese. Al riguardo il presidente di Ags Tomei ha sottolineato: «I traguardi raggiunti sono anche la conseguenza della grande sinergia in atto da tempo tra noi e l'Autorità territoriale di riferimento. Una collaborazione che è pronta a proseguire con rinnovato impegno».

La villa romana continua a stupire

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone. Continua a stupire il sito archeologico della villa romana ritrovata, alcuni anni fa, al cimitero di Castelletto di Brenzone.
Durante i lavori di scavo per l'ampliamento del cimitero, sul retro della chiesetta di San Zen de l'Oselèt, dove erano stati riportati alla luce resti perfettamente conservati di una villa romana, in questi giorni è stato ritrovato anche un pavimento a mosaico.
Ma, quel che più impressiona, è che è stato svelato anche un sistema di «riscaldamento a terra» del tutto simile ai più moderni impianti oggi in uso nelle case più tecnologiche. Inoltre, sono stati ritrovati anche alcuni oggetti antichi, tra cui una fibula femminile, con tanto di meccanismo funzionante, di scarso valore economico ma di sorprendente valore storico.
Negli anni scorsi l'amministrazione comunale guidata dall'allora sindaco Giacomo Simonelli, grazie a contributi della Soprintendenza, a fondi regionali e comunali, aveva messo in sicurezza il sito che, negli ultimi mesi, è stato ricoperto in modo da proteggerlo dalle intemperie.
I lavori proseguono e, con le novità di queste ultime settimane, l'amministrazione di Rinaldo Sartori, a breve dovrà prendere una decisione su cosa fare a Castelletto.
Il sito archelogico, infatti, si sta rivelando ancora più importante, ricco e sorprendente di quanto già fosse chiaro all'epoca del suo ritrovamento, nel 2005.
Vista l'estensione della villa romana e degli altri reperti, il sito rischia di divenire incompatibile con la struttura cimiteriale in cui oggi è inserito.
«È stato riportato alla luce un ambiente con mosaico geometrico a tessere bianche e nere e "sospensurae subpavimentali", cioè un impianto di riscaldamento», illustra Brunella Bruno, della Soprintendenza ai beni archeologici del Veneto.
«Il tutto molto raffinato e con una buona tecnica costruttiva. È stato trovato pure il frammento di un oggetto metallico, una fibula femminile, che ci aiuterà a comprendere in maniera più circostanziata e a datare l'occupazione avvenuta in epoca alto-medievale».
Poi la responsabile della Soprintendenza lancia un vero e proprio appello: «Il mosaico necessita di un intervento di restauro urgente. Interrarlo di nuovo in queste condizioni si potrebbe rischiare di non ritrovarlo mai più. Non abbiamo però fondi sufficienti per un restauro e anche l'area della villa, alle spalle della chiesa, avrebbe bisogno di opere di consolidamento: le pietre dei muri si stanno staccando e crollano sui piani pavimentali». Conclusione: chi può si faccia avanti al più presto per salvare «uno dei siti archeologici più importanti dell'intera regione Veneto».
Soddisfatto, anche se un po' preoccupato per come dovrà affrontare da un lato l'aspetto culturale e, dall'altro, quello economico e logistico, il sindaco di Brenzone, Rinaldo Sartori spiega: «Stiamo collaborando con la Soprintendenza per cercare di fare il meglio per questo sito importantissimo. La Villa di Castelletto è l'unica romana finora ritrovata lungo le sponde orientali del Garda, sicuramente confrontabile per estensione e articolazione delle strutture, con i complessi abitativi privati nella fascia spondale bresciana, quali le ville trovate a Sirmione, Toscolano e Desenzano».
«Vogliamo», conclude, «aprire al pubblico il complesso e dare evidenza agli interventi eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza. O il 17 o il 24 aprile, nell'ambito della Dodicesima settimana della cultura, faremo una giornata di porte aperte alla presenza di rappresentanti del ministero per i Beni culturali».
Inoltre, il sindaco vorrebbe organizzare «percorsi didattici collaborando con gli alunni dell'istituto tecnico per il turismo di Castelletto che, facendo esperienza professionale, potrebbero aiutarci a organizzare visite guidate».

Il Comune vuole la caserma dei vigili del fuoco

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Castelnuovo si candida a diventare sede del distaccamento del basso Garda dei vigili del fuoco.
Il consiglio comunale ha infatti approvato all'unanimità la richiesta, inviata al comando provinciale dei vigili del fuoco e, tramite questo, al ministero dell'Interno, per l'istituzione del distaccamento di volontari.
«È un'iniziativa che nasce dalla considerazione che non abbiamo distaccamenti ragionevolmente prossimi. Quello più vicino é Bardolino che però non può coprire da solo, in particolare nel periodo estivo, l'area del Garda e del suo entroterra», ha detto il sindaco Maurizio Bernardi. «Sappiamo che lo stesso comando provinciale dei vigili del fuoco sente l'esigenza di avere in quest'area un'altra sede che noi saremo ben lieti di ospitare».
«Dietro questa idea», ha aggiunto il consigliere Alessandro Deamoli illustrando il progetto, «c'è un disegno più ampio e che comprende la Protezione civile: nello stesso consiglio abbiamo infatti rinnovato di un anno, portandola al 31 dicembre 2010, la convenzione con la nostra squadra di volontari e aumentato da 10mila a 14mila euro il contributo annuo. La nuova convenzione è stata prevista solo per un anno per consentire al 1° gennaio 2011 di redigerne una nuova con la presa in carico e la gestione del magazzino di 1.200 metri quadrati per la Protezione civile che sorgerà tra qualche mese nella zona industriale».
«La nostra intenzione», ha proseguito Bernardi, «è realizzare questo magazzino in maniera modulare, così da essere pronti, quando avremo le autorizzazioni, ad aggiungere i moduli necessari alla costruzione del distaccamento dei Vigili del fuoco».
La proposta è ora al vaglio del comando provinciale dei vigili del fuoco mentre gli amministratori castelnuovesi si stanno o organizzando per incontrare i colleghi dei Comuni limitrofi che potrebbero essere direttamente interessati al progetto.
«Un distaccamento, infatti, nasce grazie all'impegno di più parti: a Castelnuovo», ha precisato Deamoli, «spetterebbe il compito di istituire la sede principale e il magazzino; il comando provinciale metterà a disposizione i mezzi e le divise per un gruppo di volontari che dovrebbe essere di circa 20 persone per coprire la reperibilità 24 ore su 24».
Difficile prevedere i tempi dell'iter burocratico necessario a completare il progetto.
«Il fatto è che serve l'autorizzazione del ministero degli Interni e questo richiederà certamente tempo», continua Deamoli. «Da parte nostra l'impegno e l'auspicio è quello di fare al meglio tutto quanto necessario per realizzare il distaccamento nel più breve tempo possibile».
L'istituzione del distaccamento dei Vigili del fuoco così come la convenzione con la Protezione civile sono state votate all'unanimità.
«Come opposizione, condividiamo queste iniziative che crediamo portino sicurezza e siano segni di programmazione sul territorio», ha detto il consigliere di Ivano Residori. «Auspichiamo tempi brevi per il distaccamento con l'augurio di trovare l'adesione di altri Comuni. E alla nostra Protezione civile», ha aggiunto, «va il plauso per la caparbietà e la capacità di spendersi sul territorio che li ha portati a creare una forma di cultura e di crescita della nostra comunità».

«Il futuro dell'edilizia su lago?
In mano al Consiglio di Stato»

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Torri. «Se anche il Consiglio di Stato darà ragione alla linea dell'amministrazione comunale di Torri, il lago oltre che il resto del Veneto, saranno tutelati dal punto di vista ambientale. Se, malauguratamente, dovesse pronunciarsi in maniera differente, l'intero territorio regionale e il Garda in particolare saranno oggetto di speculazione edilizia selvaggia. Con tutte le conseguenze nefaste del caso». A parlare è Giorgio Passionelli, sindaco di Torri.
A pochi giorni da quando Cooperativa Azzurra di Verona ha promosso un ricorso al Consiglio di Stato per il residence turistico- alberghiero di località Le Sorte, la giunta si è riunita e ha dato mandato al sindaco di resistere al ricorso dando mandato ai legali per difendere la posizione del comune.
La cooperativa che ha sede in via Licata, in città, era stata autorizzata a costruire un residence turistico- alberghiero sulla collina di Torri. La stessa società, però, finora non ha voluto ratificare la convenzione col comune perché, nel 2007, quest'ultimo aveva imposto alcuni vincoli per garantirsi che «venga rispettata la destinazione d'uso alberghiero».
La Cooperativa aveva pubblicizzato su internet «unità abitative in contesto esclusivo», aggiungendo: «sarà realizzata una struttura recettiva alberghiera costituita da più unità abitative... possiamo procedere alla prenotazione al valore di 3.800 euro al metro quadro... Da questo valore risulta evidente che il margine di rivalutazione immobiliare si prospetta di sicuro interesse, anche sotto l'aspetto dell' investimento». In comune era sorto più di qualche dubbio sulle intenzioni di Azzurra. È sorto il sospetto che Azzurra «abbia la volontà di vendere come seconde case le costruende unità immobiliari annesse al corpo principale dell'albergo».
Di qui era partito un esposto alla Procura della Repubblica da parte del capo ufficio tecnico comunale, Valentino Peroni, e il consiglio comunale aveva votato con delibera un «vincolo di inalienabilità delle unità immobiliari». Quel vincolo, dice Passionelli, «è stato ratificato dalla giunta regionale con due delibere, e una nota della direzione regionale del turismo. Impone che, una volta costruito, l'edificio rimanga un residence turistico- alberghiero e non vengano vendute seconde case a privati».
Il Tar Veneto aveva sposato in pieno questa linea respingendo il ricorso di Azzurra, sentenza di novembre 2009. Ma la Cooperativa, che ha in ballo un affare da 12 milioni e 486 mila euro, ha proposto ricorso al Consiglio di Stato.

Moto contro bicicletta, muore il centauro

Zoom Foto

Bussolengo. La moto a terra vicino al guard-rail, venti metri più indietro un telo bianco con sotto un corpo senza; accanto, una bicicletta danneggiata e, un centinaio di metri ancora più indietro, i primi segni della frenata. Sono le drammatiche immagini dell'ennesimo, terribile, incidente mortale che è accaduto ieri pomeriggio, intorno alle 16, alle porte di Bussolengo, in località Monte Galetto; una strada che in pochi mesi è diventata teatro di due scontri mortali.
L'ultimo è costata la vita ad Alessandro Medves, 32 anni, di Bussolengo. L'incidente è accaduto in un tratto di strada rettilineo, al culmine di una salitella. La strada è quella che da San Vito al Mantico passa sotto il cavalcavia della Tangenziale e si immette nell'abitato di Bussolengo dalla parte dell'ospedale Orlandi. La moto con Alessandro arrivava da San Vito; l'uomo, con il padre, era stato a far visita a un parente.
Alla fine, il genitore era ripartito in auto e Alessandro era salito sulla sua Yamaha bianca: «Vado a fare un giro», ha detto prima di partire.
Dopo pochi minuti è avvenuto lo schianto. La dinamica di quello che è accaduto è stata ricostruita dalla Polstrada di Bardolino, intervenuta sul posto con il comandante. Ma ci sono ancora alcuni punti da chiarire sul comportamento tenuto dai mezzi coinvolti. Gli agenti della Polstrada di Bardolino invitano perciò chiunque abbia assistito alla scena a contattarli per fornire particolari che possono risultare decisivi. In particolare al momento dello schianto, in località Monte Galetto stava transitando un nutrito gruppo di ciclisti che potrebbero aver visto l'incidente.
Secondo quanto accertato fino ad ora, ma le indagini sono ancora in corso, la moto, al culmine della salita, in prossimità dell'Euro Serra, ha centrato una mountain-bike blu condotta da un cinquantatreenne di Bussolengo. L'impatto è avvenuto all'altezza della ruota posteriore della bici. I primi accertamenti hanno evidenziato che la bicicletta stava percorrendo la stessa strada, ma stava per immettersi lungo la pista ciclabile che corre parallela.
Nell'impatto il ciclista ha riportato fratture a una gamba e contusioni in varie parti del corpo. La sorte peggiore è toccata al motociclista. Dopo essere stato sbalzato di sella Alessandro è finito probabilmente contro un muretto in cemento che separa la strada da un campo.
L'impatto è stato violentissimo. I medici e i volontari arrivati con l'ambulanza di Verona emergenza hanno fatto un disperato tentativo per rianimarlo, ma l'uomo è morto praticamente sul colpo.
Il ciclista è stato invece trasportato all'ospedale di Bussolengo e affidato alle cure dei medici.
La strada, con la collaborazione dei vigili di Bussolengo, è stata subito chiusa al traffico per consentire le operazioni di soccorso e i rilievi.
In località Monte Galetto sono anche arrivati il papà, la sorella e il cognato dell'uomo. Impietriti dal dolore hanno seguito le operazioni della Polstrada fino a quando le pompe funebri hanno trasportato il corpo di Alessandro, su disposizione del sostituto procuratore di turno, all'istituto di medicina legale del Policlinico di Borgo Roma. Toccherà al magistrato disporre eventuali accertamenti e dare, nei prossimi giorni, il nulla osta per la sepoltura.
In località Monte Galetto si è ripetuto il triste pellegrinaggio degli amici e dei familiari della vittima.
La famiglia Medves è molto conosciuta a Bussolengo e San Vito: il papà di Alessandro, fino a qualche tempo fa, gestiva un bar nella zona. Alessandro si era sposato tre anni fa e lavorava come meccanico alla concessionaria Opel.

Ampliamenti per le case anche in aree protette

Zoom Foto

Camilla Madinelli



Rivoli. I vincoli ambientali e forestali a Rivoli non sono più un problema per il Piano Casa, anche se rimane alta l'attenzione e permangono i controlli da parte del Comune e gli enti superiori chiamati a vigilare sul territorio.
Il Consiglio comunale ha modificato infatti la delibera di novembre sulla legge regionale «14/2009», meglio nota come «Piano Casa»: l'obiettivo è consentire anche a chi si ritrovi con l'abitazione o uno stabile all'interno di determinate zone vincolate di approfittare della possibilità di ampliare l'esistente, in percentuali variabili tra il 20 e 40 per cento.
L'amministrazione ha agito sulle aree Sic (sito d'importanza comunitaria), Zps (zone a protezione speciale) e soggette a vincolo forestale e idrogeologico, che toccano una buona parte del territorio comunale, per esempio a sud del capoluogo e a Gaium. Con la modifica, votata all'unanimità, anche queste aree sono state inserite tra le porzioni in cui è possibile applicare il Piano Casa.
Saranno necessari comunque permessi e verifiche da parte di tutta una serie di enti preposti, dal Corpo forestale alla Regione fino alla Sovraintendenza, come ha spiegato il vice sindaco Andrea Zambotto.
Inoltre, per le aree Sic e Zps sono previste una serie di opere di mitigazione, cioè misure compensative dell'intervento affinché si inserisca bene nel paesaggio.
«Ci siamo mossi nell'ambito di ciò che è previsto dalla normativa regionale», puntualizza Zambotto, «rivolgendoci direttamente all'apposito ufficio istituito in Regione per questo Piano».
Tutto ciò significa, a detta del consigliere di minoranza Armando Luchesa, «tempi lunghi e costi non irrisori, che solo i veramente interessati decideranno di sostenere». Secondo Luchesa e l'intera opposizione è giusta l'impostazione seguita dalla maggioranza: «Ci sono talmente tanti vincoli che gravano su Rivoli», precisa, «che il paese rischia di rimanere congelato».
Non sarà così, a detta del sindaco Campagnari: «Avevamo promesso di agevolare i cittadini il più possibile e manteniamo le promesse», dichiara.
«Dopo una serie di richieste da parte di chi si sentiva escluso dalle possibilità offerte dal Piano Casa, ci siamo accorti che era necessario e giusto agire in questo senso. Qualche mese fa questa legge era vista come linfa vitale per il settore dell'edilizia, ora quest'idea pare non corrispondere più di tanto alla realtà, visto che l'adesione a livello regionale si attesta attorno al 20 per cento. Questo comunque non cambia le cose per Rivoli, dove vogliamo dare a ogni cittadino, nel limite del possibile, le medesime opportunità».
Per dare una risposta immediata alle famiglie il Consiglio ha deciso di votare l'immediata eseguibilità della delibera.

«Pasti sicuri ma siamo pronti al confronto con le famiglie»

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone. La ditta che fornisce i pasti alla scuola primaria di Brenzone chiede un incontro all'amministrazione e alle mamme per "valutare proposte e consigli sul menù e sul servizio in generale".
A renderlo noto è il direttore immagine e relazioni esterne della Camst, dottoressa Antonella Pasquariello.
Dopo le due giornate di «sciopero del cibo», lunedi e mercoledi scorsi, messe in atto da circa 110 bambini sui 116 presenti alla scuola di Scalette e le accuse sulla «qualità del cibo» e la «inappropriatezza del menù» da parte delle mamme, oltre ai rilievi mossi dall'assessore ai servizi sociali, Carlo Devoti, la cooperativa, che ha sede a Bologna, leader nel settore della ristorazione in Italia, non ci sta.
E replica alle accuse precisando, secondo quanto risulta al direttore della cucina che prepara i pasti nella sede di Sona, Marco Marcolini, come stiano le cose nell'alto Garda.
«Anzitutto», precisano dalla Camst, «esprimiamo grande sorpresa per la inaspettata protesta di Brenzone. Il menù della scuola è vidimato dalla Ulss 22 come previsto dal contratto e viene servito ad altre scuole della provincia con un'utenza di circa 3 mila pasti a settimana, con piena soddisfazione da parte dei bambini».
Per quanto riguarda gli incontri avuti con le mamme e con il Comune, dalla cooperativa fanno sapere come «dall'inizio dell'anno scolastico», Camst abbia «avuto due incontri: il primoil 19 ottobre 2009 per la presentazione del menù, ed il secondo il 17 febbraio 2010, durante il quale è stata segnalata l'insoddisfazione degli utenti. In modo però poco dettagliato e senza nessun preciso riferimento a questa o quella preparazione o pietanza visto che l'assessore ha dedicato circa 5-10 minuti a tale incontro. Unica segnalazione rilevata è stata quella relativa alla qualità dell'insalata che, peraltro, si è provveduto a sostituire due giorni dopo».
Inoltre, da Bologna precisano che «alla Camst opera un sistema di gestione della qualità certificato secondo alla norma Uni En Iso 9001/2000, che ha l'obiettivo di rilevare e gestire anche eventuali reclami. A oggi non risulta a Camst esistano eventuali reclami. Il servizio viene monitorato quotidianamente, e il personale che effettua la distribuzione dei pasti viene intervistato quasi giornalmente per rilevare l'andamento del servizio, che sembra funzioni».
Infine, una precisazione sul servizio svolto per la scuola di Brenzone: «I pasti serviti alla scuola di Scalette sono preparati dalla cucina di Sona, che è in grado di produrre fino a 4 mila pasti al giorno ed è stata pensata, progettata e costruita due anni fa secondo principi di alta tecnologia, di risparmio energetico e di ecocompatibilità. Per la realizzazione di questo servizio si seguono tutte le indicazioni contenute nel capitolato di gara d'appalto che, in particolare, riguarda la scelta delle materie prime, le procedure igienico sanitarie da seguire per la preparazione dei pasti e la distribuzione degli stessi».
Poi l'«apertura» finale con cui la ditta «suggerisce un incontro con genitori, insegnanti e con l'amministrazione comunale al fine di valutare proposte e consigli sul menù e sul servizio in generale». Vedremo se dall'incontro, che certamente sarà fissato a breve dall'amministrazione comunale, tornerà il sereno all'ora di pranzo per i 116 bambini della scuola di Brenzone.

Il sindaco sulla droga al bar «Tenere più alta la guardia»

Zoom Foto

Paolo Mozzo



Peschiera. Il sindaco è preoccupato. Dopo l'operazione della squadra mobile contro la diffusione di droga, con epicentro Peschiera, parla «di un gran lavoro ancora da fare sul piano della prevenzione». Guarda alla prossima conferenza dei 37 sindaci dell'Ulss 22 dove «bisognerà fare il punto, andare oltre quella che forse è, talvolta, un'eccessiva "agilità" nel confrontarsi con il problema».
Due chili di cocaina sequestrati, otto ordinanze di custodia cautelare in cella, quattro provvedimenti di obbligo di firma per altrettanti gestori di bar e uno di arresto domiciliare. Polvere bianca come pietanza per preparare la «cena per quattro».
«Certo, Peschiera sorge su una direttrice geografica, ha un'economia appetibile», commenta il sindaco, senza nascondere l'amarezza. «Ma tutto questo spiega solo fino a un certo punto. Di sicuro c'è la collaborazione con gli esercenti. In molti già mi hanno chiamato, indignati, per chiamarsi fuori questa brutta aura che aleggia dopo l'operazione di polizia. Un danno d'immagine causato da pochi ma che colpisce, purtroppo, tutti. Spero che la magistratura faccia fino in fondo il proprio lavoro; il conto per chi ha sbagliato non deve dissolversi in una bolla di sapone».
Il timore di Chincarini è anche per l'estate, con migliaia di turisti in arrivo. «Alcuni olandesi», spiega, «hanno un rapporto con certe droghe diverso dal nostro. E sulla scia di qualcuno possono arrivare personaggi poco raccomandabili». Non sono parole di un «tour operator» ma di un sindaco, piuttosto inquieto. E preoccupato.
Il «caso isolato» delle presenze malavitose; ora l'inchiesta sulla droga all'ora dell'aperitivo. Per Chincarini, alle radici, c'è qualcosa di più dei semplici fatti criminosi. «Non è soltanto una questione di controllo del territorio. Questo già si fa, ed è ottimo. Del resto nessuno pensava che avremmo eliminato la prostituzione dalle nostre zone, ma è accaduto. E il segnale di resistenza che è stato dato dalla cittadinanza, oltre che dagli operatori commerciali, senz'altro ha limitato, in generale, la diffusione dei fenomeni di devianza».
Eppure, di quando in quando, qualche bubbone esplode. «La vicinanza con realtà confinanti di un'altra Regione che hanno fatto del divertimento fino all'alba una sorta di undicesimo comandamento di certo non ha giovato... Certo, anche da noi ci sono locali aperti fino a tardi. Ma in un contesto di maggiore controllo».
Chincarini guarda alla collaborazione con i colleghi sindaci, con i Sert dell'Ulss 22, all'opera delle forze dell'ordine, «alla prevenzione da perfezionare nelle scuole e nelle parrocchie, in posti dove i giovani passano». «Elementi indispensabili», dice il sindaco, «ma non sufficienti senza un recupero della cultura più profonda dei nostri luoghi».
Sfiora la sociologia, Chincarini, ma fotografa una parte della sua città senza giri di parole: «I nostri genitori hanno costruito l'economia, quindi anche il benessere, della nostra Peschiera. Purtroppo non sempre tutti i figli sono all'altezza dei padri, qualcuno può contare di appoggiarsi, senza criterio, sulla ricchezza costata il sudore di altri».
Forse questo è il guaio. Che possono risolvere in parte poliziotti e magistrati. Ma non solo solo loro.

Spaccio di coca sul lago di Garda
Mega blitz della polizia, 13 arresti

Zoom Foto

Verona. E' di otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, un arresto ai domiciliari e 4 obblighi di firma, il bilancio dell'operazione della Squadra Mobile di Verona, che in queste ultime ore ha sgominato un'organizzazione italo albanese dedita allo spaccio di droga, in particolare cocaina, nella zona del lago di Garda. Il traffico era destinato soprattutto a un mercato di giovani. Gli otto in carcere sono albanesi che si rifornivano della coca a Bergamo e Milano e la portavano a Verona. Ai domiciliari è invece il 33enne Domenico Dileo di Vibo Valentia ma residente a Verona, con l'ipotesi di spaccio al dettaglio. Tra i quattro obbligati alla firma ci sono invece tre  titolari di bar, due di Peschiera e uno di Pozzolengo, indiziati di favoreggiamento poiché le dosi di stupefacente venivano cedute nei loro locali.

L'operazione antidroga è denominata «Benacus» ed è rivolta ai componenti del gruppo criminale di spacciatori di cocaina, soprattutto tra le fasce più giovani. L'operazione ha visto l'impiego di circa 100 uomini. 
All’operazione, che si è avvalsa del coordinamento del Servizio centrale operativo di Roma, hanno preso parte anche uomini delle squadre mobili di Brescia, Mantova e del commissariato di Desenzano del Garda. Arresti e perquisizioni - è stato spiegato in Questura - hanno permesso di smantellare un vasto sodalizio criminale che spacciava droga, soprattutto cocaina, tra le fasce più giovani nella zona del basso Lago di Garda. Durante tutti i mesi d’indagine, per ottenere i riscontri necessari, gli agenti hanno fermato più di 50 semplici assuntori di droga, quasi sempre di età inferiore ai 30 anni.

Frecce Tricolori, a rischio l'esibizione di quest'estate

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. Frecce tricolori sì, Frecce tricolori no. Continua il mistero collegato all'esibizione della pattuglia acrobatica più famosa del mondo prevista sui cieli del paese. Nel settembre scorso il sindaco Ivan De Beni era stato chiaro: «Si tratta di una manifestazione di grande impatto e richiamo che, seguendo il calendario turistico del nostro paese, deve essere inserita nei tempi cosiddetti morti della stagione: non certo nei mesi centrali dell'estate, quando registriamo di solito il tutto esaurito. Al comitato organizzatore abbiamo proposto due date: domenica 9 maggio oppure, in seconda battuta, il 5 settembre, con chiara preferenza per la prima ipotesi. È inoltre necessario che l'intera operazione sia sostenuta e coperta da sponsor privati insieme al Comune, impegnato solo a fornire la logistica. Tutte situazioni che vanno approfondite per tempo».
Appunto. A distanza di sei mesi, invece, nulla di nuovo si è concretizzato, lasciando l'intera operazione nel limbo con l'inevitabile mancanza di progettazione, anche un adeguato lancio promozionale dell'eventuale manifestazione sarebbe ora difficile. Nulla infatti è stato pubblicizzato alla Bit, la borsa del turismo a Milano, dove il lago di Garda e la Regione Veneto erano presenti con uno stand, e ancora meno a Monaco, nella più importante fiera del tempo libero.
In pratica l'attuale amministrazione comunale è caduta negli stessi identici errori di due anni fa, quando l'evento venne deciso quasi all'ultimo secondo, con una data subita più che concordata e senza avere il tempo di programmare la giusta cassa di risonanza alla manifestazione acrobatica.
Ma di chi è la colpa? A chi va addebitata la mancanza di una visione di marketing commerciale? Difficile trovare la risposta, più facile raccogliere gli umori e le diverse sensazioni che non schiariscono le nubi presenti sulla manifestazione. «Il calendario degli appuntamenti delle Frecce tricolori non è ancora noto, dovrebbe esserlo ai primi di marzo», afferma Giorgio Aloisi, responsabile del comitato organizzatore. «Proprio in questi giorni», specifica, «ho telefonato a Roma allo Stato maggiore dell'Aeronautica e mi hanno assicurato che è imminente la pubblicazione delle date. Sì, abbiamo indicato il 9 maggio per il Garda, ma sinceramente non posso assicurare che il giorno verrà confermato. Potrebbe anche essere posticipato».
Ma al di là della data dell'esibizione, il problema principe rimane quello della raccolta dei soldi necessari per lo svolgimento della manifestazione. E al momento le previsioni non sembrano delle più rosee. «Onestamente non vedo da parte del Comune quell' impegno che avevamo riscontrato due anni fa. Allora l'assessore Gabriele Zorzi si era dannato l'anima per aiutarci a sensibilizzare gli sponsor privati ad aderire e sostenere l'iniziativa», conclude Aloisi, ad oggi alquanto scettico sulla fattibilità dell'intera operazione. E il Comune? «La manifestazione deve, tolta la logistica, essere a costo zero per l'amministrazione. Lo abbiamo sempre detto», sostiene il consigliere con delega al turismo Fabio Pasqualini. E allora? La sensazione è che la prossima settimana sarà decisiva per capire se le Frecce tricolori torneranno a volare sul cielo di Bardolino.

Riaperti i termini del bando per i posti barca nel porto

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Malcesine. L'amministrazione di Malcesine riapre il bando per i posti barca dentro al porto vecchio. È la soluzione messa in atto dall'assessore al demanio idrico lacuale, Carlo Chincarini, a poche settimane di distanza dalla polemica e dalla bagarre politica che si erano scatenate nel centro rivierasco più a nord della provincia scaligera sia con la Lega Nord che con la Regione.
Mesi fa la Lega Nord di Malcesine, alle elezioni «alleata» della attuale maggioranza, aveva stampato e diffuso circa 2 mila cartoline con una fotografia di porti del lago in cui quello di Malcesine veniva definito «il più triste del Garda».
Inoltre veniva contestata la presenza di alcune barche di noleggiatori che, gli esponenti del Carroccio, non ritenevano essere in ordine con le autorizzazioni e «fuori posto» nella «tipicità dell'antico porto».
A mettere ulteriore carico alla polemica ci aveva pensato poi una delibera della Regione che aveva definito «non conforme» a due delibere regionali il bando per i posti barca del porto, attivato dalla amministrazione comunale «prima che tutte le procedure» venissero espletate dagli altri Comuni rivieraschi.
Nel documento approvato il 29 dicembre 2009 portato in giunta dall'assessore alla mobilità, Renato Chisso, c'era scritto che «in attuazione a quanto disposto dalla delibera di giunta 3012 del 21 ottobre 2008 (che manteneva in capo alla Regione le funzioni di controllo amministrativo sull'esercizio delle deleghe conferite sui porti) si valuta la procedura intrapresa dal Comune di Malcesine di pubblicazione di un bando per l'assegnazione degli spazi acquei e a terra ubicati nelle aree portuali di propria competenza non conforme alle prescrizioni di cui alla stessa delibera, e a quella numero 880 del 7 aprile 2009». Ora la decisione dell'assessore Carlo Chincarini di riaprire i termini del bando per i posti dentro al porto. Il bando scadrà così il 25 marzo, come in tutti gli altri paesi rivieraschi della sponda scaligera.
«Il Comune», sostiene l'assessore di Malcesine, «uniformandosi agli altri centri interessati ha riaperto i termini del precedente bando, peraltro rimasto identico nella forma e nella sostanza, avendo seguito scrupolosamente ogni direttiva impartita dalla Regione e avendo ottemperato a tutte le prescrizioni previste dalle comuni linee guida per l'assegnazione e la gestione degli spazi acquei ed a terra nelle zone portuali dei Comuni della sponda veronese del Lago di Garda».
Secondo l'assessore insomma, il Comune riaprirebbe oggi i termini solo «al fine di consentire la contestuale pubblicazione dei bandi anche agli altri Comuni che ancora non avevano espletato alcuna procedura». Inoltre, ribadisce che «la procedura già intrapresa dal Comune di Malcesine è stata conforme alle prescrizioni di cui alle delibere di giunta regionale numero 3012 del 2008 e 880 del 2009».
Il contrario esatto di quanto sostenuto dalla Regione e di quanto contenuto nella delibera della stessa giunta regionale del 29 dicembre 2009. In ogni caso si chiude così la polemica sul porto con la possibilità, per i cittadini, di presentare entro 25 marzo domande per i posti barca.

Il sindaco: «Sermana? Mai autorizzato residenze stabili»

Zoom Foto

Giorgia Cozzolino



Peschiera. Il sindaco di Peschiera Umberto Chincarini non ci sta e, per bocca del suo avvocato Giuseppe Poggi, replica al presidente di Legambiente Verona, Lorenzo Albi, in merito alle ultime decisioni della procura veronese sull'inchiesta delle lottizzazioni Sermana e Bassana.
Albi ricordava infatti che l'intero impianto d'accuse che ha coinvolto 14 persone, tra cui il primo cittadino e altri quattro amministratori del Comune di Peschiera, era partito da un esposto del 2006 dell'associazione ambientalista che evidenziava come le costruzioni della Sermana srl che dovevano avere vocazione alberghiera erano state vendute a privati in modo parcellizzato come abitazioni residenziali.
Nella nota, si stigmatizza la «continua fuga di notizie nonostante il doveroso riserbo nelle indagini giudiziarie che hanno portato gli stessi indagati a scoprire dai giornali dell'esistenza di provvedimenti nei loro confronti» e soprattutto si precisano alcuni punti.
In primo luogo, si sostiene che «il complesso immobiliare è stato edificato regolarmente, in base a titoli abilitativi perfettamente validi e l'unica cosa che la procura contesta è il successivo cambio di destinazione d'uso da turistico a residenziale unitamente alla vendita di singole unità del complesso stesso».
E precisa: «Indipendentemente dal cambio di destinazione d'uso, ammesso e non concesso che veramente sia stato svolto, l'immobile poteva e può esistere sul territorio sopra il quale è stato realizzato. Il termine di lottizzazione abusiva utilizzato si riferisce quindi solo al cambio di destinazione d'uso e non alla sua edificazione».
Si sottolinea poi con forza che «il Comune, il sindaco e le amministrazioni che si sono succedute negli anni non hanno mai inteso consentire che il complesso immobiliare venisse utilizzato per residenze abitative stabili, essendo tale complesso destinato ad uso turistico, in cui dovrebbe rientrare anche il concetto di seconda casa di vacanza, il classico alloggio estivo per periodi più o meno limitati (turisti non sono solo quelli che vanno in albergo...o no?).»
Il sindaco smentisce poi quanto sostenuto da Albi che nel Comune di Peschiera «non esistano più aree edificabili a uso residenziale con la necessità di cambiare la destinazione di immobili realizzati in altre aree. E francamente una simile tesi sarebbe assurda». Chincarini però su una cosa concorda con Legambiente e dice: «È vero invece, come pure sostiene Albi che la normativa regionale in materia lascia spazio a varie interpretazioni, che la materia è complessa, di difficile comprensione e sarebbe certamente auspicabile maggiore chiarezza in proposito a livello normativo».
Fino a qui la nota del sindaco attraverso il suo legale. Chincarini, lo ricordiamo, il 23 marzo prossimo è atteso all'udienza preliminare per rispondere dell'accusa di abuso in atti d'ufficio. E quella sarà l'occasione per il vero approfondimento.

Giorgia Cozzolino

Nascevano nei tunnel sul lago le super-armi segrete di Hitler

Zoom Foto

Giancarla Gallo



Nelle gallerie del Garda veronese, vennero prodotte parti delle armi segrete di Hitler. Lo ha scoperto Mauro Quattrina, regista, storico e ricercatore. Sulla riva gardesana del lago videro la luce i razzi «V-1» e «V-2» e pezzi degli aerei a reazione come il Messerschmitt 262, (ne è stata trovata una foto della costruzione dei piani di coda in galleria), e delle «V-3», «V.4» e i Me 163. I pezzi imballati venivano mandati col treno in Germania, a Dora.
Le maestranze tedesche e gli IMI, Internati Militari Italiani, nome ufficiale dato dalle autorità tedesche ai soldati italiani catturati, rastrellati e deportati nei territori del Terzo Reich nei giorni successivi all'Armistizio dell'8 settembre 1943, montavano, incredibilmente, anche pezzi italiani su velivoli tedeschi. «Abbiamo trovato dei motori Daimler Benz, per esempio degli aerei Me 109 col marchio FIAT», spiega Quattrina, il quale dopo il successo del documentario sulla vita di Ferdinando Valletti (salvatosi a Mauthausen perché giocò a calcio come riserva per le SS), torna dietro alla macchina da presa per realizzare due documentari, collegati: «Schiavi di Hitler, fratelli d'Italia?» e «Le armi segrete di Hitler, dalle Peenemunde al lago di Garda».
«I tedeschi e la Repubblica di Salò, per salvaguardare le industrie quasi totalmente belliche dai bombardamenti alleati, ne decentrarono diverse. Un'azienda specializzata come la Caproni fu portata nelle sedi di Torbole, nella galleria Adige-Garda, a Rovereto e ad Arco. Aveva 6.600 dipendenti. Quindi lavorazioni di prodotti di alta precisione e aeronautico coinvolsero perfino la ditta Gala di Verona con 80 operai. Nelle varie fabbriche in galleria vennero costruite parti delle cellule per gli aerei a reazioni, come palette, pompe e gruppo rotore dell'impianto di alimentazione di motori Walter Hkw 109.509°, poi palette, turbine delle pompe di adduzione, palette direzionali in grafite per la V-2 , poi maschere di foratura, saldatura. Insomma una vera e propria fornitura di materiale di alta qualità e specializzazione».
Il tutto nelle gallerie, chiuse all'ingresso e con intorno piccole costruzioni di servizio, che si aprivano dopo Malcesine verso nord; la stessa sede su cui insiste ora la strada Gardesana. Le lavorazioni venivano eseeguite anche in quella che poi sarebbe divenuta la condotta Mori-Torbole, allora uno scavo non ancora del tutto completato.
Tra le scoperte che il documentario, due dvd realizzati in collaborazione con l'associazione Storia Viva di Verona e in presentazione a ottobre a Verona e a Lodi, include ci sono anche spezzoni dell'ingresso delle truppe Usa a Castelnuovo del Garda e a Peschiera, dove (come già prima avevano fatto i tedeschi) fu necessario «limare» con piccole cariche esplosive Porta Verona, da cui i grossi «tank» americani non riuscivano a passare.
«Fra le novità più importanti», continua il regista, «abbiamo anche scoperto come nel famoso bombardamento, in cui Volargne fu rasa al suolo, non solo furono centrati vagoni carichi di esplosivo ma saltarono in aria i vagoni con i macchinari destinati alla Caproni di Torbole. Ciò getta una nuova luce sul bombardamento non solo di Volargne, che possiamo dire non più frutto della casualità».
Il regista lancia intanto un appello ai veronesi che fossero stati testimoni all'epoca, o ai loro parenti alla ricerca di altre voci e documenti. Contatti: 339/4818709; o storiavivaitalia@libero.it

Il traliccio di una radio per dare
il segnale ai cellulari sul Baldo

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone. Ulteriore passo in avanti per la copertura di Prada col segnale per i telefoni cellulari. In un incontro nel municipio di Brenzone il primo cittadino, Rinaldo Sartori, assieme alla collega di San Zeno, Graziella Finotti, e all'assessore provinciale al turismo, Ruggero Pozzani, ha incontrato tre fra tecnici e dirigenti della Vodafone di Padova e Bologna. La società telefonica ha riconfermato la disponibilità a farsi carico del problema, nonostante le limitate risorse a disposizione per gli investimenti.
Due soluzioni sembrano possibili. «L'impianto di trasmissione del segnale, a bassissimo impatto ambientale», hanno proseguito dal municipio, «potrebbe essere posizionato alla stazione di partenza della funivia. Oppure», e questa seconda ipotesi sembrerebbe la pià accreditata, «si potrebbe sfruttare un traliccio già esistente a Prada Bassa, in località "Grola" di proprietà di Radio Studio Più». L'emittente che trasmette da Desenzano infatti, che è poi una delle radio più note di tutto il nord Italia aveva «ottenuto, nel 2006, un'autorizzazione dal Comune di Brenzone a patto di consentire anche l'eventuale impianto di un ripetitore a un gestore di telefonia», hanno precisato in Comune.
La precedente amministrazione, insomma, si era cautelata e, grazie a questa clausola, Vodafone potrebbe ora fruire di un sito già dotato di corrente elettrica e sottoservizi, senza quindi ulteriori esborsi o lungaggini burocratiche, su cui installare il proprio ripetitore. Il Comune di Brenzone potrebbe quindi richiedere la disponibilità all'emittente radiofonica bresciana ma, la decisione, sarà presa solo dopo il definitivo sopralluogo tecnico.
I due sindaci sono stati chiarissimi: «Prada», ha detto Sartori, «non è solo una frazione di montagna, ma è una importante parte del territorio comunale dove esiste una comunità che vive e lavora. E che ha diritto di avere un servizio indispensabile come quello offerto dai telefoni cellulari». Oltre a questo, ci sono anche altri due aspetti della vicenda per cui «l'attuale situazione non è più accettabile» Ovvero: i «problemi di sicurezza» legati alla «impossibilità di comunicare in caso di pericolo per escursionisti e appassionati della montagna»; e un «gravissimo handicap turistico, per una parte di territorio dei Comuni di Brenzone e San Zeno». Su quest'ultimo aspetto ha insistito molto anche Ruggero Pozzani. «A Prada», ha detto, «l'assenza di segnale per i cellulari fa sì che anche chi ha la seconda casa non vada a trascorrere i fine settimana o le vacanze perchè, oggi, non ci si può più permettere di restare neppure per un weekend senza telefonino. Ciò è tanto più assurdo poi, visti gli imminenti investimenti per gli impianti di risalita, che comporteranno una spesa di 8 o 9 milioni di euro».
Il tecnico del comune di Brenzone, Alessandro Isotta, si sta da tempo rapportando coi tecnici della Vodafone. Giorni fa li ha accompagnati in Prada per valutare alcune soluzioni tecniche. Il maltempo ha però impedito il sopralluogo. Le misurazioni tecniche però «saranno fatte entro due settimane», ha assicurato Sartori.
«La tempistica con cui si potrebbe arrivare alla copertura di Prada col segnale gsm per i cellulari potrebbe essere di quattro mesi», si ammette intanto in municipio. «Ci impegniamo», ha concluso il sindaco, Rinaldo Sartori, «a esaminare e approvare subito in Comune l'eventuale richiesta di concessione edilizia di Vodafone per l'impianto».
Se così sarà, l'assessore provinciale Pozzani ha già detto che si interesserà «personalmente per ridurre al minimo i tempi necessari per l'autorizzazione della Sovrintendenza». Il silenzio- assenso potrebbe infatti scattare solo dopo 60 o 90: solo tempo sprecato nella battaglia per la sicurezza.

Gerardo Musuraca

I «Papane» chiudono bottega Dall'Ottocento tra viti e bulloni

Zoom Foto

Luca Belligoli



Oggi a mezzogiorno chiuderà definitivamente i battenti un negozio storico di Bussolengo: la ferramenta Toffaletti di via Mazzini, conosciuta anche come la «botega dei Papane».
È dalla seconda metà dell'Ottocento che la famiglia Toffaletti gestisce questa attività in paese: «Il negozio ha cambiato tre volte sede», spiega Angela Toffaletti titolare della ferramenta assieme al fratello Luigi, «all'inizio si trovava nei pressi della vecchia tipografia Capitini, a metà di quello che allora era Corso Carlo Alberto e prima ancora via Grande e ora è via Mazzini. Poi il negozio si è trasferito dall'altro lato della strada e infine nei primi anni Sessanta nella sede attuale dove c'era l'officina dei nostri zii Benigno e Giuseppe Tortella, fabbri ferrai».
Con la chiusura del negozio dei «Papane» se ne va un altro pezzo della Bussolengo legata alla tradizione e alla memoria delle famiglie originarie. L'ultima chiusura di un locale storico è stata due anni fa quando ha cessato l'attività l'osteria «Dei sete cantoni da Rico Cuco» di via Foro Boario. «Il negozio lo ha aperto nostro nonno Carlo che si era trasferito qui dall'Alpo di Villafranca», ricordano i titolari, «poi è subentrato nostro padre Leone che è morto a soli 45 anni, quando noi eravamo molto piccoli. Dobbiamo tutto a nostra zia Elisa "Lisetta" che per diversi anni ha curato l'attività commerciale e ci ha sostenuto nei momenti difficili, prima di passare il testimone a noi».
Il soprannome «Papane», che contraddistingue i Toffaletti ha origine incerta ma la versione più attendibile la danno i due futuri pensionati: «Ci è stato raccontato che nostro nonno aveva assunto un mezzadro per coltivare dei campi di sua proprietà dalle parti di San Vito al Mantico. A tutti quelli che chiedevano come si trovasse a lavorare per Tofalletti pare che rispondesse: "da papa". Questa espressione ripetuta molte volte e magari un po' storpiata si è mutata in "Papane"». Dalla ferramenta Toffaletti sono passate generazioni di agricoltori, imbianchini, falegnami, muratori, idraulici e altre schiere di artigiani, ma anche di patiti del bricolage. «Negli anni la clientela è cambiata e anche il nostro lavoro», spiegano, «non si chiudeva mai, nemmeno alla domenica. Si doveva sempre essere a disposizione. Quando è stato introdotta la chiusura settimanale è stata una grande conquista».
E aggiungono: «Il settore merceologico della ferramenta è vastissimo e va dalla minuteria metallica agli attrezzi da lavoro e poi ancora colle, vernici, corde, catene, chiavi, serrature, prodotti per l'idraulica ma anche casalinghi e migliaia di prodotti diversi. In tutti questi anni abbiamo conservato ogni cosa, anche la merce invenduta che è uscita di produzione e i relativi cataloghi. Il nostro si può definire un negozio-museo».
E proseguono: «Nonostante la concorrenza dei centri commerciali (nel giro di quattro chilometri ce ne sono due) siamo riusciti a sopravvivere grazie alla varietà dell'offerta e al rapporto diretto con i clienti che, per buona metà, arriva da fuori Comune. Ora però andiamo in pensione e chiudiamo per ragioni d'età. Abbiamo lavorato abbastanza. Non c'è stato nessuno che ci ha chiesto di rilevare l'attività e noi non abbiamo eredi che vogliano continuare. Questi sono momenti difficili per dedicarsi al commercio. Quando abbiamo iniziato noi, quasi 50 anni fa, si pagava l'Ige (l'equivalente dell'Iva) al 3 per cento. A pensarci ora sembra un sogno. Al giorno d'oggi le spese fisse sono alte e il potere d'acquisto va sempre più giù. Se poi il negozio si trova nel centro storico, come il nostro, in una zona chiusa al traffico è ancora più difficile».
Un addio definitivo? «Il negozio ci mancherà senz'altro, è una parte di noi. Intanto ci prendiamo un anno sabbatico poi si vedrà». E lo sguardo di Angela e Luigi si posa sul ritratto della zia «Lisetta» appeso a lato del banco.

Luca Belligoli

Agli stranieri senza più lavoro
400 euro per tornare in patria

Zoom Foto

Lino Cattabianchi



Pescantina. Gli stranieri regolari in Italia che hanno perso il lavoro possono tornare in patria con l'aiuto del Comune di Pescantina. Fallito il sogno di una vita migliore nel Belpaese, c'è chi può ottenere sostegno nel rientro a casa. Infatti gli uffici sociali del Comune aderiscono al programma per l'assistenza al ritorno volontario e la reintegrazione nel paese di origine che si attua in collaborazione con l'Unione Europea, il dipartimento per le libertà civili e l'Oim (Organizzazione internazionale per le Migrazioni).
«L'amministrazione comunale», spiega l'assessore alle Politiche sociali, Manuel Fornaser, «opera per l'integrazione sociale dei cittadini stranieri ma sostiene anche l'opzione del rimpatrio volontario assistito, sulla base della volontarietà del migrante. Un ritorno che deve necessariamente avvenire in condizione di sicurezza, di rispetto della dignità della persona e attraverso un percorso di integrazione lavorativa e sociale nei paesi di origine». In pratica, l'immigrato che ha un permesso di soggiorno in fase di scadenza e non riesce a trovare un'occupazione può rivolgersi ai servizi sociali del Comune per iniziare una procedura che prevede la realizzazione di un progetto di rientro assistito in patria.
Il fondo europeo mette a disposizione la copertura delle spese di accompagnamento e viaggio, l'erogazione di una indennità di prima sistemazione pari a 400 euro, da corrispondere a tutti i beneficiari del ritorno volontario prima della partenza, vale a dire per ciascun componente del nucleo familiare. Inoltre l'immigrato in grado di formalizzare con i servizi un programma di rientro, come ad esempio reperire un alloggio e iniziare in patria un'attività lavorativa, potrà ottenere immediatamente dal programma europeo altri 1.500 euro a fondo perduto.
All'arrivo in patria dovrà rinunciare al permesso di soggiorno.
«È questa una iniziativa che riteniamo utile far conoscere», continua l'assessore, «viste le numerose persone extracomunitarie che ogni giorno entrano negli uffici dei Servizi sociali. Arrivano e chiedono lavoro e pensando che il Comune lo possa trovare. Purtroppo non è così: noi recepiamo le richieste di lavoro ma non abbiamo le offerte. Molte famiglie di extracomunitari si rivolgono ai nostri uffici anche perché non riescono a pagare l'affitto, le bollette della luce e del gas: molte volte sono famiglie con bambini. Nel limite del possibile si cerca di dare piccoli sostegni che però non sono per niente risolutivi».
E prosegue: «In questi mesi assieme ai miei collaboratori abbiamo fatto varie ipotesi su come gestire questa emergenza ma senza trovare dei risultati definitivi. Una possibilità può arrivare dal rimpatrio o da uno spostamento della famiglia in difficoltà in un paese che possa offrire più lavoro e magari dove si possa vivere una vita meno costosa della nostra».
Conclude Fornaser: «Il settore dei servizi sociali può dare in alcuni casi sostegno e assistenza, ma solo per arrivare a una soluzione pratica che guidi l'assistito verso l'autonomia completa. Molte volte questo messaggio non viene recepito e si pone come prima richiesta quella di trovare il lavoro. Sarebbe opportuno che tutti i cittadini extracomunitari che non hanno un lavoro e non riescono a mantenere la famiglia, prendessero in considerazione questo programma per il rimpatrio che l'unione Europea mette a disposizione. Può essere una scelta difficile, soprattutto per le famiglie residenti da molti anni a Pescantina, ma in alcuni casi indispensabile per provare a risolvere in maniera definitiva queste difficoltà».
Il Comune di Pescantina, con questa iniziativa si pone quindi all'avanguardia tra le amministrazioni veronesi. Il primo a muoversi in tal senso è stato nei mesi scorsi il sindaco di Bovolone, Riccardo Fagnani che ha firmato una singolare ordinanza.
Il primo cittadino leghista ha fatto da apripista all'iniziativa che vede l'impegno economico del Comune nell'aiutare chi, in Italia con regolare permesso di soggiorno, desidera tornare nel paese d'origine dopo aver perso il posto di lavoro, rischiando di fatto di non vedere rinnovato il permesso di soggiorno.

Laura, l'ex «tronista» ora ha voglia di cantare

Zoom Foto

Anna Martellato



Bussolengo. La famosa Tina, tronista delle troniste? «Una gran donna». Gianni Sperti? «No comment». Un'amicizia speciale? «Tra tutte le persone del mondo dello spettacolo che ho conosciuto, quella con Federico Mastrostefano: in bocca al lupo per l'Isola dei Famosi, sono sicura, vincerà». Rimpianti? «Uno: quello di non essermi potuta spiegare con Maria de Filippi. C'è stata un'incomprensione tra noi».
Laura Lella, punto e a capo. Dopo aver calcato per cinque mesi le scene di «Uomini e donne», cavallo di battaglia della fascia pomeridiana di Canale 5 condotto da Maria De Filippi, la giovane (ex) tronista veronese torna a casa, lasciando tra le polemiche la trasmissione. A Bussolengo, con la mamma, che fa la pittrice, il papà che è sottufficiale dell'Esercito in pensione e consigliere comunale a Verona, il fratello, gli amici. Compirà 24 anni il 20 aprile. Dopo essere stata seduta sul trono di «Uomini e donne» però non ha intenzione di starsene in panchina. Non per molto, almeno.
Biondissima, in forma, ma soprattutto con tanti progetti, e non solo sogni, nel cassetto, Laura arriva puntuale alla palestra Vis, pronta per scaldare i muscoli. «Il mondo dello spettacolo è meraviglioso. Ho conosciuto tanti personaggi, tra cui le veline di Striscia la Notizia: persone simpatiche e umili. Mi sono divertita. Anche se ho sofferto la solitudine». Eccola, Laura, ambiziosa e solare, frizzante, e non potrebbe essere altrimenti dopo tutte le serate passate ad animare la discoteca Le Disque come vocalist. Una ragazza testarda, che a 17 anni già sfilava in passerella, e che a 23 diventa tronista acquisendo popolarità a livello nazionale, e che sembra spacchi il mondo.
Ma non è così. Laura Lella fa vedere per un attimo il suo lato fragile, che è anche forse il più nobile. «Mi alzavo la mattina, colazione, autista, Cinecittà, trucco-parrucco, e poi via in studio, per un'ora e un quarto di riprese. Ho sofferto un po' la solitudine: pensavo sempre al programma, e a nient'altro. L'unico momento in cui staccavo era la sera, a cena in albergo: cicorie con aglio e olio, bicchiere di vino e una bistecca». Triste? Nient'affatto.
Laura un modo positivo per guardare le cose lo trova sempre. «Ho pensato molto alla mia vita, a cosa voglio veramente fare: cantare». Per questo uscirà presto un suo singolo, ma lei non rivela di più. Parla invece volentieri della sua esperienza negli studi Mediaset a Roma, durata ben cinque mesi, durante i quali doveva trovare l'uomo della sua vita in mezzo a uno stuolo di pretendenti. Sembrava fosse un certo Federico. Tira e molla per mesi. E quando sembrava non lo volesse più, si è dichiarata. «Sono una persona molto riflessiva. Questa forse è stata una mia pecca, dovevo dire a Maria (de Filippi, ndr), quello che sentivo. Non ci siamo capite, forse si aspettava altro da me. Se fosse qui le spiegherei come sono andate le cose, raccontandole tutto, dall'inizio alla fine».
Le piaceva, questo Federico: lo ha ammesso davanti alle telecamere prima di alzarsi per l'ultima volta da quel trono e lasciare la trasmissione. «Non ci sentiamo più. Una volta uscita dal programma ho spalancato gli occhi. Non ha rispetto per la sua famiglia e nemmeno per se stesso». Amata o meno, in questi mesi sotto i riflettori Laura non ha avuto vita facile. Bersagliata dal pubblico in sala, tra screzi e critiche, non si è data per vinta.
«Il pubblico da casa mi ha capito. Quello in sala no: mi ha sempre odiato. I primi giorni questo mi ha turbata, poi però mi sono fatta scivolare addosso tutto. Ciò che mi ha amareggiato? Non essere riuscita a farmi conoscere». Chiusa una porta, se ne apre un'altra. «Ora ricomincio da Verona, dal canto. Sto prendendo anche lezioni di danza, dovrò girare il video del mio singolo. E forse prenderò anche una casa a Roma, con mio fratello Angelo», che per lei è davvero un Angelo, ma custode.
«La cosa più bella che mi ha lasciato l'esperienza sono gli amici. Il mio fan club su Facebook ne conta tanti, ma con alcuni davvero è nata un'amicizia reale: ci sentiamo anche 10 volte al giorno». Oggi, Laura, non è più sola.

Eliminata la tassa-punizione per i locali chiusi in inverno

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. L'amministrazione comunale tende la mano ai commercianti. Nell'ultimo Consiglio comunale è stato deciso di togliere la maggiorazione del 20 per cento del canone d'occupazione del suolo pubblico per quelle attività che non rimangono aperte per almeno dieci mesi all'anno.
La norma era stata introdotta nel 2008 dall'amministrazione Meschi con l'intento di non vedere i centri storici desolatamente chiusi nei mesi invernali. Una mossa che però non ha prodotto gli effetti sperati. «La finalità non era quella di bastonare i commercianti ma solo di garantire ai residenti, nel periodo invernale, una degna vita in paese con l'apertura di un minimo di esercizi», ha tenuto a ribadire Giovanni Pozzani, ex assessore alle attività produttive ora capogruppo di minoranza de «La Forza del fare». «Purtroppo non abbiamo ottenuto i frutti sperati come d'altronde abbiamo potuto notare anche quest'anno. Siamo quindi favorevoli a togliere la maggiorazione con la speranza che la nuova amministrazione comunale riesca a sviluppare un piano di programmazione delle aperture e chiusure nel periodi morti dell'anno», ha concluso Pozzani.
Contrario all'eliminazione del balzello il consigliere della Lega Nord Pierangelo Zorzi. «Da una indagine svolta dal gruppo "Progetto sostenibile" era emerso, che i commercianti non erano contrari al dover pagare qualcosa in più per il solo fatto di rimanere chiusi per due mesi all'anno. Vero che il provvedimento non ha dato i risultati sperati, però va detto che chi tiene aperto, nell'interesse soprattutto dei residenti, dovrebbe avere dei lievi vantaggi rispetto agli altri».
«La maggiorazione del 20 per cento», ha ribattuto il vicesindaco Lauro Sabaini, «non è un incentivo a chi tiene aperto ma una punizione per chi chiude. Riteniamo che debbano essere altre le strade da perseguire per arrivare ad avere aperti più negozio e bar nel periodo di dicembre ,gennaio e febbraio. Occorrono incentivi, non punizioni e per questo ci attiveremo per aprire un dialogo con le categorie interessate».
«È la neonata fondazione "Bardolino Top" il luogo in cui l'amministrazione siederà intorno a un tavolo, assieme a tutte le categorie produttive del nostro territorio, per confrontasi e programmare», ha ribadito il sindaco Ivan De Beni. «L'obiettivo da raggiungere è il dialogo con le categorie e una programmazione delle aperture e delle chiusure. Inoltre puntiamo, per la prossima stagione invernale, a stilare un programma di manifestazioni per incentivare le aperture dei locali».
L'eliminazione del balzello porterà in ogni caso a un mancato introito nelle casse comunali di 6mila euro.

«Stop al traffico? Il Comune ne ha fatto una presa in giro»

Zoom Foto

Giancarla Gallo



L'ex sindaco di Dolcè, Filiberto Semenzin, contesta il modo in cui si è aderito al blocco del traffico contro l'inquinamento. «Si prendono in giro le istituzioni», dice. Con ordinanza del 17 febbraio il sindaco Luca Manzelli ha stabilito il divieto di circolazione per tutti i veicoli dalle ore 15 alle ore 18 (tre ore) in alcune vie del Comune di Dolcè, il tutto nell'ottica di adesione alla giornata provinciale dell'ambiente fissata per il 21 febbraio.
«Al di là dello strumento del blocco traffico per migliorare la qualità dell'aria, iniziativa sulla cui efficacia personalmente nutro qualche dubbio», spiega Semenzin, «è l'indicazione delle vie individuate frazione per frazione e il divieto di tre ore, che mi lasciano molto perplesso in quanto testimoniano l'assoluta presa in giro delle istituzioni su un tema, quello della qualità dell'aria, rispetto al quale credo le questioni vadano affrontate con interventi strutturali ben più efficaci. Nell'ordinanza si legge che viene chiusa alla circolazione Via Forni a Volargne: al di là del fatto che si tratti di una semplice traversa secondaria di Via XXI novembre, faccio notare che la stessa è già parzialmente inibita al traffico per la presenza di un cantiere edile, così come Via Pedemonte a Ossenigo, interessata anch'essa da un cantiere, guardacaso, avente lo scopo di un suo allargamento per consentire l'accesso degli autoveicoli. Via Battello a Ceraino porta al fiume Adige; il piazzale della chiesa di Peri, così come Via Vecchia Postale, verranno chiuse proprio domenica 21 in concomitanza con la ben famosa festa del carnevale di Peri. A cosa serviva quindi questo ulteriore provvedimento non riesco a capirlo».
«Mi domando», continua ancora Semenzin, «se sia davvero serio aderire, da parte dell'amministrazione in questo modo, a una iniziativa che interessa 89 Comuni della provincia e che l' assessore provinciale all'ecologia Luca Coletto salutava, dicendo "i risultati si ottengono tutti insieme..." . Se vi è solo la necessità di mettersi a posto la coscienza e basta, mi pare molto mortificante per le nostre istituzioni e per i nostri concittadini. Credo che il tema della qualità dell'aria sia un argomento ben più serio di come è stato affrontato con superficialità a Dolcè. Nel passato, ricordo, l'organizzazione della giornata degli alberi con le scuole e della messa a dimora di nuove piante per ogni nuovo nato: piccoli esempi di una coscenza civica e di una sensibilità alle problematiche dell'ambiente che proprio relativamente alla qualità dell'aria possono dare una pur minima, ma comunque positiva, risposta. L'energia e il riscaldamento pare siano responsabili al 60 per cento dello smog ; credo che su questi due temi vadano focalizzate le attenzioni e le iniziative delle istituzioni e dell'ente pubblico locale per incentivare l'uso di energia alternativa e di strumento per far crescere la cultura e la sensibilità sulla qualità dell'aria e della vita delle persone».

Il gelso ha già quattro secoli e gira il mondo come una star

Zoom Foto

Sergio Bazerla



Ha circa quattrocento anni di età, e li dimostra. Eppure attira ancora l'interesse di moltissimi turisti. È «el moraron» di Colà. Una pianta di gelso davvero enorme, collocata da quattro secoli nella grande Corte al Volto , di fronte a Piazza Pozzo.
Un albero davvero enorme, con un fusto ramificato in tre direttrici, da anni puntellato affinchè non si spezzi. È infatti totalmente adagiata sul terreno, protesa verso Est. Un vero e proprio capolavoro della natura che non passa certo inosservato, anche se collocato all'interno della corte, ma data la sua mole e la sua particolare struttura è sicuramente una rarità.
Corte al Volto è una proprietà attigua all'antico castello di Colà di proprietà della famiglia dei nobili Da Sacco. Il vecchio volto, ora murato, che consentiva l'accesso alla corte rurale, vero e proprio accessorio agricolo dell'antico maniero, porta alla sommità ancora lo stemma araldico della famiglia nobile colatina.
«Abito in questa corte da oltre trenta anni», spiega Emiliano Castellani, «e questa pianta l'ho sempre vista così. Una meraviglia della natura, unica nel suo genere, soprattutto perchè è diramata in tre braccia enormi, rasenti il suolo. Una vera rarità. È censita come pianta di interesse botanico presso il Corpo Forestale dello Stato. Per poterla potare e sfoltire abbiamo bisogno del loro preventivo permesso. È un vero e proprio monumento nazionale».
Il gelso dei Conti da Sacco è ben visibile anche in una antica foto dei primi del Novecento. È la foto-manifesto che da oltre cinquanta anni raffigura il manifesto dell'antica sagra del 5 di Agosto. E' stata scattata con mezzi rudimentali , ai primordi dell'arte fotografica, e raffigura i braccianti nei vestiti tipici dell'epoca, con in mano o in spalla gli attrezzi tipici della mietitura, proprio di fronto all'antica Corte al Volto. Sullo sfondo la chioma verde ed immensa del «moraron».
«Colà è orgogliosissima del suo "moraron"», afferma ancora Castellani, «perchè rappresenta la vita contadina tipica di questo paese. Rappresenta inoltre la storia e quindi l'aggancio vero alla antica fiera del 5 di agosto.
In estate, quando il semaforo, collocato di fronte al cancello è rosso, per consentire il transito della auto provenianti da Lazise, a senso unico, c'è l'assalto al gelso per scattare le foto. La sosta in corte è d'obbligo. L'immagine di questa pianta è immortalata in tutto il mondo. E non scherzo. Ho ricevuto foto scattate dai turisti da ogni parte d'Europa e del mondo».
«El moraron» ha suscitato, qualche tempo fa, anche l'interesse di alcuni studiosi. Lo hanno misurato, controllato, visionato, immortalato in migliaia di fotogrammi. Sono stati alcuni docenti della università di Firenze che hanno analizzato questa pianta-fenomeno. È la quarta d'Italia per grandezza ed ampiezza. È anche il regno serale di tantissimi volatili che di notte, fra primavera ed autunno, trovano rifugio fra le sue fronde sovrabbondanti di foglie verdissime e freschissime.
Un tempo, quando i bachi da seta erano una sorta di tesoro per il mondo contadino, era la fonte di una quantità infinita di «foglia» per l'alimentazione dei voraci «vermi» che poi si trasformavano in tanti bozzoli per la filatura della seta. Oggi è diventata il simbolo della bellezza agreste per migliaia di turisti che giungono a Colà a godersi l'acqua calda delle terme a Villa dei Cedri, proprio di fronte.

Sergio Bazerla

Il lago piace e non conosce la crisi

Zoom Foto

Quattro anni di lavoro e cinquecentomila questionari analizzati. Da questa attività è nata la prima analisi qualitativa territoriale della sponda veronese del lago di Garda. A volerla, l'assessorato al turismo della Provincia di Verona, che ha presentato la pubblicazione ieri mattina ai Palazzi Scaligeri.
Il dato di partenza è confortante: il Garda veronese non conosce crisi e ha chiuso il 2009 con 10.234.038 presenze e l'80 per cento di strutture ricettive occupate. Inoltre, il lago fidelizza: in media un turista ci torna 11 volte. Un record. La base dell'offerta, apprezzata, è data dall'insieme di cinque fattori: pulizia, accoglienza, natura, sicurezza e tranquillità. Poiché l'identikit del turista che sceglie il lago disegna una persona interessata all'enogastronomia, alla cultura, alla storia e che chiede strutture di alto livello, gli operatori del Garda devono vedersela, in termini di concorrenza, soprattutto con i colleghi della Toscana. Ciò emerge in particolare dalle indicazioni date da chi ha compitato la voce relativa alle prossime destinazioni turistiche.
L'analisi delle priorità indicate dagli intervistati consente inoltre di evidenziare quali siano gli elementi su cui puntare, o da migliorare, sia in termini di fruibilità del territorio che in termini di offerta di valore aggiunto. L'amante del lago di solito è dinamico e nel 58 per cento dei casi visita durante le ferie altre località del lago oltre alle città d'arte. La viabilità, la segnaletica, i parcheggi sono dunque elementi distintivi. Gli elementi di valore aggiunto risultano essere: divertimento, storia e tradizioni, manifestazioni, sport. Importanti sono anche i prezzi: una linea di tendenza espressa da quanti pensano di andare prossimamente al mare è data dalla ricerca di luoghi di divertimento a prezzi bassi. Un elemento sul quale il Garda potrebbe dunque lavorare, se servisse a consolidare le presenze. «Questo strumento di lavoro, che presenta un'analisi scientifica dei fattori di attrattiva del lago», ha affermato l'assessore al turismo Ruggero Pozzani, «servirà a stilare le linee guida per una migliore collaborazione tra pubblico e privato; invieremo copia del materiale in questi giorni a tutti gli operatori del settore turistico». All'incontro era presente anche Loris Danielli, amministratore unico di Provincia di Verona Turismo srl, il quale ha dichiarato: «I risultati di questa analisi sono frutto della volontà di mettere al centro della programmazione e delle strategie di intervento i turisti stessi e le loro esigenze. Lo studio della domanda è fondamentale per fidelizzare il turista e sviluppare strategie condivise». Spesso il turista che sceglie il lago di Garda arriva da Germania, Paesi Bassi, Gran Bretagna. È alla ricerca di italianità. «Sembra quindi opportuno», suggerisce l'introduzione dello studio, «far ritrovare al turista del Garda maggiori connotazioni di italianità in termini enogastronomici, storici, artistici, archiettonici eccetera, in modo da ridurre il bisogno del turista di cercare italianità altrove». Punto di forza del Garda in questo senso diventa allora l'enogastronomia, con la valorizzazione delle tipicità locali. «Sarà proprio questo specifico», si sottolinea, «che il turista si porterà a casa nel ricordo, favorendo un passaparola virtuoso, fondamentale per la promozione». FR.MAZ.

Sermana, Legambiente è parte civile: «È il fallimento della pianificazione»

Zoom Foto

Giorgia Cozzolino



Peschiera. «Non è una soddisfazione, ma una preoccupazione: questo fenomeno, purtroppo, sta crescendo». Commenta così Lorenzo Albi, presidente di Legambiente Verona la notizia che si allarga l'inchiesta sulle lottizzazioni di Peschiera della Sermana e Bassana, costruzioni che dovevano avere vocazione alberghiera e che invece sono state vendute come abitazioni residenziali.
L'indagine aperta dalla procura veronese, proprio a seguito dell'esposto nel 2006 di Legambiente che rendeva nota la presunta speculazione edilizia, vede ora coinvolte 14 persone (una nel frattempo è deceduta) tra queste il sindaco di Peschiera Umberto Chincarini, per il quale l'accusa è passata da omissione ad abuso in atti d'ufficio, altri quattro amministratori comunali, quattro notai tra cui un veronese e alcuni dirigenti e consiglieri della società di Brescia la Sermana srl. Per tutti loro il prossimo 23 marzo si aprirà l'udienza preliminare con il giudice Laura Donati, il primo passo di quello che potrebbe essere un processo destinato a far riflettere sulla validità delle leggi in materia urbanistica.
Proprio su questo punto infatti insiste Lorenzo Albi che dice: «Al di là di quello che potrà essere deciso in sede giudiziaria, quanto è emerso dimostra il fallimento del sistema pianificatorio. Infatti, laddove si esauriscono le aree destinate al residenziale, si vanno a trovare altre soluzioni per espanderle in barba agli strumenti urbanistici. L'aspetto più preoccupante è che questi insediamenti restano, che l'affare immobiliare è stato fatto e che lo scempio rimane».
E prosegue: «È evidente che serve un intervento sanzionatorio che dica no a questo sistema. La legge 11 poteva essere un buon strumento, ma poi è stata introdotta la possibilità di togliere vincoli e di derogare alla legge delegando tutto al Piano degli interventi». Albi conclude: «Serve una pianificazione più rigorosa e la responsabilità diretta o indiretta di quanto è accaduto a Peschiera, ma anche in altri Comuni veronesi, è della Regione che permette si perpetuino simili abusi attraverso principi interpretabili».
Michele Bertucco, presidente regionale di Legambiente, annuncia: «Il 23 marzo l'associazione si costituirà parte civile anche in sostituzione degli enti pubblici che decidessero di non costituirsi». E avverte: «La nostra battaglia per la tutela del territorio gardesano non si ferma qui. Altre speculazioni edilizie sono state segnalate alla magistratura veronese e continueremo anche in futuro a vigilare per impedire la completa cementificazione del Benaco». Luca Tirapelle, avvocato di Legambiente, precisa: «L'udienza del 23 marzo apre di fatto il processo. L'ipotesi accusatoria della procura scaligera ha infatti già avuto l'imprimatur della Corte di cassazione che se ne è occupata per il sequestro degli immobili avallando di fatto l'impianto di accuse».
Il legale fa notare però che se non si arriverà a una condanna in primo grado entro il 2013 le accuse cadranno in prescrizione. Sono molte quindi le partite aperte in questa vicenda che vede da un lato la necessità di chiarire le responsabilità di amministratori e imprenditori e dall'altra sottolinea l'importanza di rivedere la normativa della pianificazione urbanistica in modo più chiaro. Una revisione che impedisca, in modo perentorio, il formarsi di zone d'ombra legislative dentro le quali si possano trovare spazi per speculazioni e scempi al territorio che la legge dovrebbe tutelare.

«Mettiamoci la faccia»
debutta all'ufficio anagrafe

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Castelnuovo. Castelnuovo è il primo Comune veronese ad aderire a «Mettiamoci la faccia», sperimentazione lanciata lo scorso anno dal ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta per rilevare il gradimento per il servizio ricevuto.
A partire da oggi i castelnuovesi lo potranno esprimere attraverso il piccolo terminale installato a fianco dell'ingresso dello sportello anagrafe: una volta espletata la pratica, riceveranno un foglio con un codice a barre che deve essere fatto passare sotto l'apposito lettore; il passaggio farà apparire sul video i cosiddetti "emoticons" cioé le tre faccine di colore giallo, rosso e verde che, attraverso la funzione touch – screen, servono per indicare una valutazione neutra, negativa o positiva. Il giudizio positivo viene registrato senza altro intervento; in caso di giudizio negativo si apre una schermata successiva che invita a indicare la ragione dell'insoddisfazione tra quattro possibilità: tempo di attesa, necessità di ritornare, professionalità dell'impiegata/o, risposta negativa.
«Abbiamo scelto di aderire al progetto non solo perché come amministrazione ci sentiamo pronti a "metterci la faccia", ma anche perché riteniamo che questo sia uno strumento utile a dialogare con i cittadini e, attraverso le loro indicazioni, migliorare, laddove ce ne fosse bisogno, i servizi che eroghiamo», spiega Nadia Nicolis, consigliere delegato a comunicazioni, turismo e servizi al cittadino. «In Europa molte amministrazioni si sono dotate di sistemi per la rilevazione continua della soddisfazione dei cittadini. L'Italia lo fa attraverso questo progetto che ha la particolarità, grazie all'utilizzo degli emoticons, di essere semplice e di raccogliere dati sintetici immediati sulla percezione dei servizi e individuare aree di miglioramento».
Ogni foglio darà diritto ad un'unica votazione. «Tra l'altro questi fogli hanno uno spazio libero in cui è possibile inserire comunicazioni. Abbiamo deciso di iniziare con comunicazioni relative al settore ecologia, in particolare contro l'abbandono dei rifiuti e per incentivare la raccolta differenziata».
Il servizio parte limitatamente all'area amministrativa e in particolare ai servizi demografici. «Stiamo già lavorando per estendere il "Mettiamoci la faccia" ad altri procedimenti. È importante dire che il giudizio può essere espresso anche sul sito del Comune: in quel caso basterà digitare, nell'apposita sezione, il numero del codice a barre che si trova sul foglietto ricevuto e sul video del computer di casa appariranno le tre faccine, su cui occorrerà cliccare con il mouse». «Sempre sul sito», conclude Nicolis, «si potranno controllare i risultati di questo progetto».

Resti romani tra gli scavi ma i parcheggi non si fermano

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. La conferma arriva dalla Soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto. Nell'area alle spalle dell'ex chiesa della Disciplina, dove sono in corso lavori per la costruzione di una ottantina di box auto sotterranei, «è stato individuato un complesso di strutture abitative romane d'interesse archeologico». Il ritrovamento fa seguito a quello segnalato lo scorso agosto dalla stessa ditta proprietaria, in parte, dell'area: la Rio San Severo srl dei fratelli Gianfrancesco e Carlo Mantovani.
In quella occasione furono ritrovati una moneta e alcuni frammenti sempre risalenti al periodo romano. Il tutto fu catalogato e portato via, sul posto non rimase nulla d'interesse anche perché si trattava solo di un'appendice di una possibile villa che si estende in un altro appezzamento, a fianco delle scuole medie. Con la ripresa dei lavori, in autunno, si è arrivati alla scoperta di altri reperti, com'è emerso in consiglio comunale grazie all'interrogazione avanzata dal rappresentante della Lega Nord Pierangelo Zorzi.
A dir il vero nell'occasione il sindaco Ivan De Beni non è stato prodigo d'informazioni limitandosi a leggere, in risposta all'interrogazione, la relazione predisposta dagli uffici comunali competenti in materia. Nello specifico, il consigliere di minoranza della Lega Nord chiedeva se durante i lavori erano stati ritrovati manufatti archeologici per poi addentrarsi in aspetti più tecnici, a partire dalla corretta dizione riportata nell'oggetto del permesso di costruire rilasciato alla ditta Rio San Severo srl. Ma non solo. Pierangelo Zorzi ha avanzato anche richieste di delucidazioni in merito alla costruzione dell'ottantina di autorimesse sotterranee, che risultano libere da qualsiasi vincolo residenziale. In due parole autorimesse in vendita a libero mercato a chiunque e non solo a chi vive in paese.
«L'area interessata dall'intervento ricade parte in centro storico zona A del Prg e parte in zona di completamento C1, pertanto la dizione riportata nell'oggetto del permesso di costruire appare corretta», ha risposto il sindaco Ivan De Beni, che in merito alla liceità della costruzione dei garage sotterranei si è appellato alle varianti parziali degli ultimi anni per i centri storici, che consentono «la realizzazione di autorimesse interrate nelle aree scoperte di pertinenza degli edifici».
Quanto ai ritrovamenti, la Soprintendenza ha autorizzato «la rimozione delle strutture di età romana rinvenute nella proprietà Mantovani Rio San Severo», a patto che «la demolizione della struttura avvenga con il controllo di operatori specializzati in scavo archeologico e che le paratie e le opere di sostegno del parcheggio siano precedute da adeguati interventi di protezione delle strutture archeologiche individuate».

Cooperativa Azzurra ricorre al Consiglio di Stato

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Torri. La Cooperativa Azzurra ricorre al Consiglio di Stato contro il Comune di Torri, la Regione Veneto e Federalberghi per il residence turistico- alberghiero di località Le Sorte ad Albisano. C'è un ulteriore strascico giudiziario per l'annoso contenzioso tra l'amministrazione del sindaco Giorgio Passionelli e la cooperativa che ha sede in via Licata a Verona, al cui vertice siede il geometra Dario Perlini. Dopo la bocciatura da parte del Tar Veneto con la sentenza notificata a novembre 2009, la Azzurra non si è rassegnata ed ha deciso di opporsi anche al pronunciamento del tribunale amministrativo. Così, pochi giorni fa, ha notificato in municipio l'ulteriore ricorso, stavolta a Roma. La sentenza del Tar aveva infatti inferto un colpo durissimo ad una modalità di fare edilizia che, per i margini interpretativi della legge regionale 33 del 2002, sta assumendo, sia a Torri che in altri paesi del Garda, una piega che nulla ha a che fare con il rispetto della originaria destinazione d'uso per cui vengono richiesti e concessi i permessi a edificare. Il Tar aveva dato ragione alla linea del Comune volta ad impedire che «con l'autorizzazione a realizzare complessi alberghieri fosse poi possibile invece anche vendere, come seconde case, le unità abitative annesse al corpo principale dell'albergo», come aveva illustrato il sindaco Passionelli. La querelle era approdata in Procura quando il responsabile dell'ufficio tecnico del municipio Valentino Peroni si era accorto di alcune pubblicità relative alla vendita del costruendo residence e le aveva segnalate ai giudici.
La Azzurra, autorizzata a costruire un residence turistico-alberghiero, aveva promosso una pubblicità sul proprio sito internet con cui metteva a disposizione «informazioni e prenotazioni» per «unità abitative in contesto esclusivo». Nel giugno del 2008 si dava notizia che «sarà realizzata una struttura ricettiva alberghiera costituita da più unità abitative, realizzate in più fabbricati, con zone attrezzate, verde, parcheggio e piscine» e che «in questa fase possiamo procedere alla prenotazione al valore di 3.800 euro al metro quadro, anche con possibilità di finanziamento». «Alla data del 30 giugno 2008», concludevano dalla Cooperativa sul sito internet, «abbiamo prenotato circa il 51% delle unità abitative». Il valore complessivo dell'affare si aggira attorno ai 12 milioni e 486mila euro per la Azzurra.
Il motivo del contendere col Comune di Torri era stato un vincolo imposto dalla amministrazione e poi ratificato dalla Regione con una nota del dirigente regionale del turismo (la numero 533 del 30 gennaio 2007) e con due delibere di giunta regionale (la 1904 e la 1905 del 8 luglio 2008). Quel vincolo «impone che, una volta costruito, l'edificio rimanga davvero un residence turistico- alberghiero e non possa divenire un residence con vendita di seconde case a privati», aveva illustrato Passionelli. Il vincolo era stato inserito nello schema di convenzione urbanistica poi non firmata dalla Cooperativa, ed escludeva la «alienabilità in multiproprietà delle singole unità abitative costituenti il villaggio- albergo». Il Tar Veneto aveva sposato in pieno questa linea e aveva respinto il ricorso della Azzurra. Ma la Cooperativa non è d'accordo e ha fatto ricorso al Consiglio di Stato.

Rocca, tre milioni per sistemarla

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. Più che una notizia è una vera bomba. Sarà forse per la vicinanza delle elezioni regionali o più semplicemente per l'abilità dell'assessore regionale Giancarlo Conta, sta di fatto che d'incanto sono stati trovati 3 milioni di euro per la sistemazione del pendio della Rocca che sovrasta Garda e Bardolino. La necessità di risolvere un problema di potenziale dissesto ambientale, che potrebbe implodere con gravi conseguenze per l'incolumità dei passanti e in secondo luogo per l'industria del turismo, sembra abbia trovato terreno fertile al ministero dell'ambiente. Regista dell'intera operazione l'assessore di Palazzo Balbi a Venezia Giancarlo Conta che ha illustrato, in municipio a Bardolino alla presenza del sindaco di Peschiera Umberto Chincarini, di Lazise Renzo Franceschini, del vice sindaco di Brenzone Aldo Veronesi accompagnato dall'assessore Simone Consolini, le varie fasi dell'operazione.
A fare gli onori di casa il primo cittadino di Bardolino Ivan De Beni, insieme al vice sindaco Lauro Sabaini e all'assessore Fabio Sala. Tutti sono rimasti senza parole quando Conta ha dichiarato che all'interno del capitolo di 1 miliardo e 200 milioni di euro a disposizione del ministero dell'ambiente per fronteggiare i dissesti ambientali, sono stati inseriti anche i 3 milioni di euro necessari per mettere in sicurezza la Rocca.
«Nella lista regionale degli interventi urgenti abbiamo messo al nono posto la Rocca», spiega Conta, «e a Roma, nell'ambito degli accordi tra Stato e Regione, questo progetto assieme ad altri dodici sempre del Veneto è stato accolto e verrà finanziato. I tempi? Quelli burocratici e legati all'incardinamento della pratica che avrà come soggetto attuatore il Comune di Bardolino. Il Comune è stato bravo a far fruttare i 50mila euro di finanziamento regionale per commissionare uno studio sullo stato generale della Rocca e individuare le principali criticità redigendo l'elenco degli interventi necessari per la messa in sicurezza dell'area», riprende Conta. «Mi è stato assicurato da Roma che per il Veneto sono stati finanziati i primi dodici interventi in graduatoria a fronte di un elenco molto più lungo. Ripeto quello della Rocca è il nono».

L'investitore di Degani ritratta. E il giudice rinvia il processo

Zoom Foto

Sergio Bazerla



Lazise. Incredulità e costernazione dei parenti di Fulvio Degani per il colpo di scena compiuto in tribunale da Mohamed El Sayed all'udienza preliminare davanti al gup Rita Caccamo. Un'azione che ferisce ancora di più i loro animi, dopo il comportamento tenuto dall'investitore immediatemente dopo l'incidente accaduto a Pastrengo il 18 settembre 2009 dove perse la vita il loro congiunto.
El Sayed ha scritto una lettera al giudice dichiarando, contrariamente a quanto ammesso alcuni giorni dopo l'incidente nella casema dei carabinieri di Lazise, di non esser lui l'investitore della Yamaha Majestic sulla quale viaggiava Fulvio Degani, ribaltando quindi ogni certezza sui fatti di quel giorno della scorsa estate. La tragedia sconvolse tutta la popolazione, in particolare il fatto che il «pirata della strada» non aveva prestato soccorso alla vittima.
La morte di Fulvio ha sconvolto completamente anche la vita della moglie Lisetta e dei due figli che da poco avevano iniziato a collaborare con il padre nella gestione dell'officina meccanica e dell'attiguo negozio di biciclette. Con la sua scomparsa Degani ha lasciato la famiglia in difficoltà: era lui, infatti, il perno dell'attività di piazzetta Beccherie. Un negozio ereditato dal padre Mario che ha sempre lavorato nel settore.
«Non riusciamo a capire questo stravolgimento delle dichiarazioni a suo tempo raccolte dagli investigatori dopo l'incidente occorso a mio fratello», spiega Giorgio Degani, «che ha fatto rinviare l'udienza ai primi di marzo. Una azione che mira a scombianre le carte e che ci affligge ancora di più. Ora», continua Giorgio, «ci vediamo stravolto tutto l'iter istruttorio Ma non è quello che ci rattrista di più: a colpirci al cuore è l'azione di irresponsabilità. Constatiamo che la morte non vale nulla e così facendo nostro fratello Fulvio muore ancora una volta. Una barbarie». «Non ho parole per questa ritrattazione», dichiara sommessamente la moglie Lisetta, «perchè mi aspetto di tutto. Confido unicamente nella giustizia, non tanto per noi ma per la memoria di mio marito».
Intanto, nel punto della morte di Fulvio sulla provinciale 5, a Pastrengo, poco prima del sottopasso dell'Autobrennero, dove gli amici hanno voluto collocare un cippo marmoreo con la sua foto, continua il pellegrinaggio di persone. Non mancano mai fiori freschi e ceri accesi. Talvolta, i vandali asportano questi segni di pietà e affetto che tanta gente serba per chi è stato strappato alla vita in maniera così tragica e cinica.

Il sogno a portata di mano: la nascita del parco delle stelle

Zoom Foto

Ferrara di Monte Baldo. Dal Monte Baldo accendiamo le stelle. L'osservatorio del Baldo Angelo Gelodi, a Novezzina, è stato inserito nei siti protetti dalla legge regionale del 7 agosto 2009, «per il contenimento dell'inquinamento luminoso, il risparmio energetico nell'illuminazione per esterni e per la tutela dell'ambiente e dell'attività svolta dagli osservatori astronomici». Il testo, che proprio in questi giorni dovrebbe trovare riscontro cartografico, segue quello del 1997: «Quello lasciava però margini d'incertezza non definendo con precisione cosa s'intendesse per impianto a norma; le sanzioni comminabili per quelli illegali e non precisando a quale titolo i siti protetti, come gli osservatori, interagissero con i comuni vicini», dice Flavio Castellani, direttore tecnico del Gelodi, membro del Circolo astrofili veronesi, che gestisce la struttura. «Finalmente, nell'anno dell'astronomia, è stato approvato questo nuovo testo che pone il Veneto all'avanguardia nella tutela ambientale e al risparmio energetico».
«La legge pone rilevanza proprio al ruolo di alcuni osservatori che si occupano di ricerca scientifica e a taluni siti ottimi per l'osservazione astronomica, come il Baldo». Gli osservatori non professionali sono protetti da una fascia di rispetto di 10 chilometri. «Fino al 1997 erano citati quelli di Madonna di Dossobuono e Settimo e tra i siti le località Bocca di Selva e Pozza Morta a Boscochiesanuova, ora pure l'osservatorio del Baldo, attivo dal 2005». «Il testo prevede che ai comuni inclusi nel loro raggio diano indicazioni per conformare alle disposizioni di legge le sorgenti di luce; segnalino quelle non regolari».
Sebbene si attenda a giorni la cartografia, nel caso del Gelodi i comuni coinvolti sono Ferrara, Caprino, Brentino Belluno, San Zeno di Montagna: «La zona del Baldo», ricorda Castellani, «ha i numeri per dettare la buona pratica in tal campo. È un'area quasi priva di inquinamento luminoso e non dubitiamo che le amministrazioni siano sensibili ai risparmi energetici. È anche possibile pensare che aree come questa, particolarmente belle, possano divenire siti osservativi o parchi delle stelle»,
L'Osservatorio, tramite il Cav, farà al più presto avere copia della legge a tutti i comuni della fascia di rispetto. B.B.

Regione e Provincia alleate per i restauri di San Valentino

Zoom Foto

Lino Cattabianchi



Bussolengo. Il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, e l'assessore Massimo Giorgetti hanno risposto alla richiesta di aiuto lanciata da don Giorgio Costa per il completamento dei restauri nella chiesa di San Valentino.
Un sopralluogo è stato effettuato da Giorgetti, che è assessore regionale uscente ai lavori pubblici e all'edilizia di culto, con Giovanni Amantia, consigliere comunale del Pdl, il giorno prima dell'inaugurazione della 299a Fiera. Erano presenti, oltre al parroco, l'architetto Nicola Cacciatori, direttore dei lavori, che ha elencato le opere ancora da eseguire per portare a termine il restauro della chiesa secondo le indicazioni della Soprintendenza di Verona.
«Sono rimasto incantato dalla bellezza di questa chiesa con affreschi di valore inestimabile», ha commentato Giorgetti. «La tutela del patrimonio storico artistico rappresenta una risorsa cardine per il Veneto e il mio assessorato si è sempre mosso per preservarlo. Sarà mia premura attuare tutte le operazioni per rendere possibile un finanziamento regionale per questa chiesa che meriterebbe oltretutto di essere anche più conosciuta e visitata dai fedeli».
Il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi, che ha partecipato domenica scorsa alla cerimonia di inaugurazione della Fiera di San Valentino, nell'occasione ha visitato il cantiere di restauro della chiesa.
«Il patrimonio monumentale veronese è straordinario e importante», ha detto il presidente Miozzi. «In mezzo a tante opere d'arte, un posto di prim'ordine lo occupa di sicuro la chiesa di San Valentino a Bussolengo. La chiesa è emblema del paese ma anche simbolo culturale riconosciuto già dai manoscritti del '300. Accolgo l'accorato appello del parroco di Santa Maria Maggiore e mi affianco all'assessore regionale Massimo Giorgetti, che ha già assicurato l'interessamento della Regione del Veneto. Ne parlerò quanto prima con l'assessore provinciale alla cultura per comprendere come agire. Mi piacerebbe che per la prossima festa di San Valentino, i cittadini di Bussolengo e di tutta Verona potessero ammirare la parrocchia nel suo massimo splendore».
Conclude Amantia, che ha sollecitato l'attenzione di Regione e Provincia: «La chiesa di San Valentino Maggiore è il monumento più famoso e antico di Bussolengo e molte persone, oltre essere devote al santo, hanno voluto questa chiesa per suggellare i momenti più importanti della propria vita. Sta a noi tutelarla per le generazioni future».

San Valentino,
la fiera
che continua
a stupire

Zoom Foto

Luca Belligoli



Bussolengo. Si è chiusa con un buon bilancio la 299a fiera di San Valentino che sarà ricordata come la fiera dell'agnellino «Valentino» nato proprio il giorno dedicato al santo patrono nel serraglio della fattoria didattica allestita in piazza XXVI Aprile.
Complice il bel tempo, nel fine settimana il paese è stato invaso da migliaia di persone. L'eccezionale afflusso ha provocato lunghe code lungo la direttrice Verona-Lago. I parcheggi sono andati a ruba. Nella centralissima via Mazzini è stato molto apprezzato il mercato dei prodotti alimentari e artigianali tipici. È piaciuto anche l'esordio della fattoria didattica in piazza XXVI Aprile realizzata in collaborazione tra Comune e l'Associazione provinciale allevatori. In via Borghetto c'è stata la novità della mostra di macchine d'epoca.
Mentre in piazza XXVI Aprile sono tornate, dopo due anni, le macchine agricole d'epoca con il rombante sottofondo sonoro degli sbuffanti motori dei trattori Landini «testa calda». La parte più antica della fiera, il mercato del bestiame, ora relegato in via Foro Boario, solo il giorno di san Valentino, ha segnato, dopo anni, il ritorno dei bovini. Sei vitellini che hanno trovato posto accanto ai cavalli, da sella e da tiro, e gli asini.
Per tre giorni sul perimetro di piazzale Vittorio Veneto, oltre cinquecento banchi di ambulanti hanno animato il grande mercato della fiera. La mostra campionaria, ospitata in una tensostruttura nel Parco Sampò, è stata molto frequentata.
Il picco massimo di presenze è stato raggiunto domenica pomeriggio. Tutta via De Gasperi, Largo Pertini, via Don Calabria e parte di via Borghetto sono state occupate da macchine e attrezzature per l'agricoltura e piazza Nuova dell'esposizione di autoveicoli.
Il cartellone degli spettacoli è stato aperto, giovedì, nel Palatenda montato in piazzale Vittorio Veneto, dal concerto tenuto dalla banda, diretta dal maestro Luciano Brutti.
In questa occasione è anche stato consegnato il riconoscimento «Bussolengo Premia» al gruppo Scout Bussolengo 1. Venerdì il Palatenda ha fatto il pieno con lo spettacolo del comico Baz al secolo Marco Bazzoni.
Sabato tutto esaurito anche per il concerto della cantante Alessandra Amoroso, il nuovo fenomeno della musica leggera italiana, uscita dalla scuola di «Amici», la trasmissioni televisiva condotta da Maria De Filippi. Altro bagno di folla per lo spettacolo dei 50 + 1, kermesse canora, a ingresso gratuito, che ha visto sfilare sul palco e cantare a pieni polmoni, tra gli altri, la promettente quattordicenne Emili Ragno e l'assessore Marco Soave. Hanno completato il cartellone degli spettacoli: lunedì Helios dal gruppo di danza Deep Impact guidato dalla coreografa bussolenghese Olivia Lucchini.
Martedì, ultimo di carnevale, gran finale, a ingresso gratuito, con l'orchestra spettacolo di Gusy Mercury. E ora appuntamento al prossimo anno per la trecentesima edizione della fiera.


Pulizia «fai da te» in tangenziale

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Castelnuovo. Volontari di protezione civile al lavoro per una pulizia fai da tè. In attesa che un accordo sancisca a chi spetta rimuovere i rifiuti che vengono abbandonati sulla tangenziale di raccordo tra la rotatoria di Cavalcaselle - collegamento con la superstrada per Affi - e l'area del casello di Peschiera, il Comune di Castelnuovo é infatti intervenuto provvedendo alla pulizia di tutte le piazzole del tratto di tangenziale di sua competenza.
Anche perché, per la parte di tangenziale che ricade in territorio di Peschiera, è quest'ultimo Comune a provvedere direttamente. Castelnuovo invece non è disposto a farlo, perché convinto che la competenza spetti all'ente proprietario o gestore della strada; ma questi enti a loro volta sostengono l'esatto contrario, ovvero che il Comune attraversato dalla strada non può chiamarsi fuori dalla questione pulizia. Una sorta di confusione alimentata dalla stessa legislazione, con i Tribunali amministrativi regionali che negli anni sull'argomento hanno dato interpretazioni ed emesso sentenze differenti.
«Sono fiducioso che questa fumosa situazione troverà presto una soluzione», dice Roberto Oliosi, assessore all'ambiente di Castelnuovo. «Stiamo infatti lavorando per raggiungere un accordo in questo senso. Nel frattempo, però, visto che siamo anche noi consapevoli e dispiaciuti dello stato delle cose abbiamo pensato di effettuare una pulizia che ripristinasse il decoro lungo i quattro chilometri di strada che ci competono».
L'intervento è stato effettuato grazie ai 18 volontari della squadra di Protezione civile e il supporto logistico della polizia locale, che ha vegliato sull'incolumità degli operatori vista la pericolosità della strada.
Il programma predisposto prevedeva due ore di lavoro. Ma in realtà ne sono servite ben quattro, dalle 14.30 alle 18.30, per ripulire le aree di sosta e i fossati retrostanti dalla miriade di immondizie.
«Immondizie», riprende l'assessore, «che vista la diversità delle tipologie merceologiche, sono state gettate sia da famiglie che da singoli automobilisti. Nel senso che abbiamo trovato pannoloni per bambini ma anche un sacco contenente l'imbottitura di un materasso. Tant'è che per la pulizia nei fossati abbiamo dovuto far arrivare anche un piccolo escavatore, cosa anche questa che non era stata prevista. Alla fine avremo raccolto almeno 70, 80 sacchi di rifiuti, che sono stati poi portati in discarica con il camioncino. Mi pare che sia stato fatto un ottimo lavoro il cui risultato, è ovvio, potrà durare solo se ci sarà collaborazione e direi anche più civiltà da parte delle persone che transitano».
«Voglio comunque ringraziare i nostri volontari della Protezione civile», sottolinea l'assessore all'ambiente, «per il grande supporto anche in tutte queste attività straordinarie».
Attività che si affiancano al percorso intrapreso dall'amministrazione castelnuovese «per arrivare ad un accordo con l'ente gestore della strada che al momento è ancora Anas. Ma una volta che questa avrà ultimato i lavori, e dovrebbe essere questione di qualche mese, la gestione della tangenziale passerà a Veneto Strade. La nostra proposta è quella di dividere l'onere delle operazioni di pulizia: per la precisione, l'ente gestore potrebbe provvedere alla raccolta e noi allo smaltimento, mettendo a disposizione gli ecocentri comunali».
«Un'ipotesi questa», conclude Oliosi, «che aveva raccolto consensi, pur se informali, e sulla quale noi continueremo a lavorare».

Il Borgo del Sole si trasforma Sarà complesso residenziale

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Cavaion. Con tutta probabilità prima delle elezioni del 28 e 29 marzo il Borgo del Sole, diventerà un complesso residenziale. Il cambio di destinazione d'usa sarà infatti uno degli ultimi provvedimenti che verranno firmati dal presidente uscente della Regione Veneto, Giancarlo Galan. Intorno al 20 marzo, una settimana prima delle elezioni regionali, dovrebbe essere posta la firma del presidente della giunta regionale, al decreto con cui si renderà esecutivo l'accordo di programma tra Regione, Comune di Cavaion e Sviluppi Immobiliari srl.
L' accordo prevede la trasformazione della destinazione d'uso da turistico-alberghiero in residenziale del complesso edilizio Borgo del Sole, quasi ultimato in località Fontane, a Cavaion.
In cambio la società privata costruirà, per una spesa di due milioni e mezzo di euro, la nuova caserma dei carabinieri su terreno di proprietà del Comune di Cavaion, in viale della Rimembranza, e realizzerà opere di sistemazione dell'area archeologica San Michele, sul colle del paese. È questa la sostanza della bozza di accordo di programma emersa dalla Conferenza di servizi nominata ad hoc dalla Regione all' inizio di gennaio e che in quattro incontri (l'8 e il 28 gennaio, il 4 e l'11 febbraio) ha trovato la formula che mette d'accordo tutti gli enti interessati: Regione Veneto, Comune di Cavaion, carabinieri, direzione beni culturali, Ulss 22, genio civile e Sviluppi immobiliari.
«Nella prima conferenza», spiega il sindaco Lorenzo Sartori, «la Regione ha verificato l'interesse pubblico regionale per le opere che verranno realizzate. La nuova caserma dei carabinieri diverrà presidio di tre comuni, oltre Cavaion anche di Affi e Costermano, ed è quindi di interesse sovracomunale». Nelle bozze di accordo precedenti la Sviluppi immobiliari si era impegnata al recupero dell'area archeologica rinvenuta sulla lottizzazione in località Fontane, dove, in fase di costruzione, era emerso un complesso rurale romano.
«Ora la società non interverrà più su quell'area, dove ha già finanziato gli scavi di ritrovamento, perché la Soprintendenza ai beni archeologici ha ritenuto più opportuno investire sul sito più importante di San Michele, che necessita di interventi urgenti di consolidamento per essere poi aperto al pubblico. Sull'area in località Fontane, interverremo noi come comune in futuro», sottolinea Lorenzo Sartori. Prosegue: «Nelle conferenze di servizio sucessive è stata così preparata la documentazione per stilare la bozza di accordo definitivo, che è esposto sia in Comune che in Provincia dal 12 febbraio. Vi rimarrà per 30 giorni fino al 13 marzo, quando scadrà il termine per la presentazione delle osservazioni».
«Di fatto segue un iter come per le varianti», spiega Sartori, «il provvedimento poi andrà all'esame della commissione di valutazione tecnica regionale (Vtr)».
«La giunta regionale quindi dovrà approvare lo schema di accordo con i progetti delle due opere e la variante di trasformazione d'uso dell'area. Infine, a metà marzo, il consiglio comunale di Cavaion autorizzerà il sindaco alla sottoscrizione dell'accordo; subito dopo si svolgerà la conferenza dei servizi decisoria, con l'esame delle osservazioni e alla fine ci sarà il decreto del presidente regionale (tra il 19-20 marzo appunto)».
«Il cambio di destinazione d'uso della lottizzazione così entrerà a regime subito con l'approvazione della commissione Vtr e non più con l'approvazione del Pat, come invece era previsto in origine», conclude Sartori, che si dice soddisfatto per le opere di interesse pubblico che verranno realizzate dal privato.

Rifiuti, basta
«porta a porta».
Si passa alle
isole ecologiche

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone. «La raccolta differenziata dei rifiuti a Brenzone passerà gradualmente dall'attuale porta a porta alle isole ecologiche». A dare l'annuncio in Consiglio comunale è stato giorni fa il sindaco Rinaldo Sartori che ora chiarisce i contorni dell'iniziativa apparentemente in controtendenza rispetto a ciò che accade in tutti gli altri paesi rivieraschi. «Con il porta a porta», ha esordito il primo cittadino, «si è raggiunta una soglia di differenziazione dei rifiuti attorno al 65%». I residenti parrebbero quindi abbastanza «virtuosi» rispetto a un problema che, dalle casse comunali, sottrae ogni anno diverse centinaia di migliaia di euro. Ma c'è un però.
«Specialmente durante l'estate e particolarmente nei centri storici delle frazioni», ha proseguito il sindaco, «per molte ore al mattino o alla sera si vedono sacchetti dei rifiuti dinanzi alle porte di casa, lungo le strade, talora trascinati in giro dal vento o da gatti in cerca di cibo: uno spettacolo indecoroso, specie per un paese come il nostro, che ha vincoli sia dal punto di vista paesaggistico che monumentale e storico». Di qui l'idea di «partire, entro autunno 2010, con la creazione di isole ecologiche di piccole o medie dimensioni, dislocate nei centri delle frazioni, tutte videosorvegliate e dotate di apposita chiave per l'utilizzo».
A Magugnano, mesi fa, c'erano stati molti rimbrotti per le immondizie delle grandi utenze, cioè bar, ristoranti e hotel, «abbandonate nei pressi delle abitazioni di privati, in attesa di essere raccolte». «È così quasi tutti i giorni», fanno sapere ancora dal municipio dove «erano arrivate le lettere di protesta». «Faremo isole ecologiche prevalentemente interrate», ha proseguito Sartori, «per un progetto complessivo di 475mila euro. Grazie alla Regione, ci è stato assegnato un contributo di 400mila euro, che copre grandissima parte dell'intervento».
La prima isola sarà creata, forse già prima dell'estate, proprio a Magugnano, dove c'è la situazione più delicata. «Il centro ecologico sarà creato su un terreno di proprietà comunale a ridosso della gardesana a circa metà paese, e servirà per tutto il centro storico. Faremo isole ecologiche interrate e quindi scarsamente visibili, per avere un impatto ambientale limitato», hanno proseguito dal Comune. Stessa storia sui lungolaghi, dove il vicesindaco Aldo Veronesi ha già annunciato che «entro l'estate arriveranno particolari cassonetti per la differenziata, da piazzare in posti poco visibili. Così anche i turisti ci aiuteranno a mantenere pulito il paese e le spiagge».
Subito qualche dubbio come quello, dichiarato dal capogruppo di minoranza Giacomo Simonelli, di «abbassare la percentuale di differenziazione dei rifiuti, con conseguente aumento dei costi in discarica». «I cittadini», ha replicato il sindaco, «sono ormai abituati a differenziare e spero che continuino a fare il loro dovere con senso civico. Inoltre, con le isole ecologiche potrebbe diminuire il costo del trasporto dell'immondizia: infatti, sui costi incide molto di più il trasporto che il conferimento in discarica».

Arianna,
la sfida
di tornare
alla vita

Zoom Foto

Camilla Madinelli



Bussolengo. Dal lunedì al venerdì la giornata inizia alle 5 del mattino e finisce la sera alle 20. In mezzo tutto ciò che può servire per tornare a una vita normale. Alla settimana significano 4 ore di fisioterapia, 4 di ippoterapia, 2 in piscina e 2 di logopedia. Sabato e domenica i ritmi si allentano, ma si aggiunge la pet therapy. Mai un lamento, mai una lacrima. Solo tanta forza di volontà e il desiderio di rimettersi in piedi; poi, forse, arriverà la voce e le parole torneranno a fluire, intercalate magari al gergo dei ragazzi.
Arianna Bertolini compirà 20 anni il 23 marzo. La sua vita è cambiata per sempre il 24 marzo 2007, quando in seguito a un incidente stradale riporta un grave trauma cranico. I medici prospettano il peggio alla mamma Sabrina Savoia, 42 anni, un altro figlio di 15 anni e separata dal 2002. «Mi ripetevano che non ce l'avrebbe fatta, che al massimo sarebbe rimasta un vegetale, che non avrebbe più mangiato», dice. Non è stato così. Arianna reagisce a stimoli e comandi, soprattutto in presenza della mamma, e pian piano torna a mangiare. «Le piacciono pizza e piadine», dice la signora Sabrina, «non disdegna il budino e un piatto di pastasciutta al posto della minestra».
Ad Arianna la carrozzina va stretta: continua a muoversi, si alza e, se sorretta dalla mamma, azzarda qualche passo. I movimenti sono scoordinati, ma ci sono. Lei capisce tutto. Altro che vegetale. Da quel terribile 24 marzo di tre anni fa la signora Sabrina non ha mai smesso di starle accanto e spronarla. Anche la sua vita non è più quella di prima, sia per la prova che il destino le ha messo davanti sia per le difficoltà economiche sempre più incalzanti per permettere ad Arianna tutte le cure necessarie alla sua lenta ripresa. «Ci sentiamo abbandonati», dice, «e come noi tante famiglie che magari non hanno il coraggio o la forza di denunciare i loro bisogni inascoltati. Non c'è assistenza, non ci sono soldi».
Quello che l'Ulss 22 mette a disposizione per Arianna a domicilio, infatti, non basta. «Tre sedute a settimana di fisioterapia, di tre quarti d'ora ciascuna, e due ore di logopedia sono acqua fresca», continua la mamma. «Per recuperare bene servono tutti i giorni almeno tre ore di fisioterapia e un'ora di logopedia. Ma non ci sono risorse e i tagli sui servizi per i malati sono continui. Da agosto cerco d'incontrare il direttore: niente da fare».
La famiglia è andata avanti da sola, ma non è facile. Arianna riceve circa 700 euro al mese di pensione e accompagnatoria, solo per le ore di fisioterapia se ne vanno circa 500 euro a settimana. Le sedute in piscina costano 45 euro ciascuna, quelle con il cavallo 20 euro. Senza contare la clinica specializzata a Valens, in Svizzera, circa 12mila euro per quattro settimane intensive. Provata per la prima volta nell'estate 2009, ha dato subito buoni risultati, al punto da ritornarci poche settimane fa. «Incontro pazienti da tutta Italia, siamo gli unici a cui l'azienda sanitaria non concede i rimborsi per la cura all'estero», afferma. «Ma come rinunciare a qualcosa che fa così bene? Conosco altre persone in Veneto che li hanno ottenuti, a noi solo un rifiuto motivato dal fatto che esistono altri centri dove mia figlia può curarsi. Eppure nessuno è venuto a casa per controllare le sue reali condizioni e capire quello di cui ha bisogno; la fisiatra stessa dell'Ulss a suo tempo era d'accordo per le cure all'estero».
La signora Sabrina può contare sull'aiuto dei genitori, nonni affettuosi e sempre presenti, su volontari e amiche della figlia. Ma non basta. Ha dato fondo a tutti i risparmi e non sa più cosa fare. Il 31 dicembre le è scaduto il periodo di congedo familiare, non ha più un lavoro dopo due anni passati tra ospedali, cliniche, palestre e uffici dove ha urlato a gran voce bisogni concreti e speranze negate. «È una battaglia, ho litigato con tutti per ottenere attrezzatura a domicilio e attenzione: nulla è stato facile, ma è per il bene di Arianna e niente mi può fermare».
L'Ulss 22 le ha fornito un computer con i sensori per rendere possibile la comunicazione con il mondo esterno. Manca però il software per farlo funzionare. «Troppo costoso». Potrebbe essere il regalo per il ventesimo compleanno, tra poco più di un mese.

Anche i «Nobel della Pace» al Carnevale Montebaldino

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Caprino. Giostre, gran sfilata di carri e tante squisitezze per il 163° Storico Carnevale Montebaldino durante il quale, lo ricordiamo, è assolutamente vietato usare bombolette di schiumogeni e imbrattanti, giochi con fuochi artificiali ed esplosivi, oggetti che possano far male alle persone o danneggiare le cose. Attenzione pure a dove si parcheggia: la viabilità è stata modificata per far largo a maschere, mascherine, chioschi e banchetti. Per rendere sicura la gettonata kermesse, organizzata dalla Pro loco con la collaborazione del Comune, il comandante della polizia locale Gianfranco Fasano ha emesso due ordinanze.
Iniziata sabato con l'elezione del Re del Baldo (riconfermato Giovanni Bolomini), culmina oggi per l'Ultimo di Carnevale: alle 15 scatterà la sfilata tra le vie del centro che si ci chiuderà in piazza Stringa verso le 16,30 con la «gran gnocolata» e «polenta e renga». Si potrà poi salutare il 163° Carnevale Montebaldino brindando al ristorante San Marco davanti a un piatto di pasta e a un bicchiere di vino, l'appuntamento è per le 19,45 telefonando allo 045 7242005.
Loretta Zaninelli, presidente della Pro loco locale e del Coordinamento carnevali della Provincia di Verona, che conta 80 comitati carnevaleschi non solo veronesi, annuncia che i carri allegorici saranno numerosi e le maschere tantissime. «Arriveranno da tutta la provincia con il Papà del Gnoco, simbolo del carnevale veronese, e pure da Mantova e da Mirandola di Modena». Aprirà la passerella il 163° Re del Baldo con la sua storica corte: la Regina, il Re Gioio degli Spiantati di Cà Ferrara maschera storica del Carnevale Montebaldino, il Duca de Gaon e l'Arabo de Boi. «Tra i nostri carri segnaliamo quello dei Puffi del Circolo Noi o dei Bacani, un gruppo spontaneo di ragazzi che vestiranno panni contadini e si presenteranno all'ultimo momento facendo una sorpresa. Di certo attendiamo alcune novità, come i Nobel della Pace di Pozzo Moretto, il Pinocchio dei Signori dell'Alpo, il carro intitolato Alla Faccia della Crisi, qua se magna e se regala sorisi di Rosegaferro».
Insomma una botta di vita e di positività che piace un po' a tutti: «Il Carnevale è stato ben accolto dai commercianti che ringraziamo per averci appoggiato, così come ha fatto l'amministrazione», conclude Zaninelli confidando anche nell'arrivo del sole.

«I negozi devono restare aperti anche la domenica»

Zoom Foto

Affi. Carla De Beni, consigliere provinciale della Lega, affiancata dal suo capogruppo Fabio Venturi e dal capogruppo del Pdl Alberto Bozza, ha presentato una mozione per chiedere «l'apertura domenicale e festiva in deroga alla legge vigente ai negozi dei centri commerciali di Affi e dei paesi dell'entroterra gardesano, in un periodo di grave crisi economica».
I tre esponenti di maggioranza invitano il consiglio provinciale a impegnare il presidente e la giunta «a farsi portavoce presso l'assessore regionale al commercio Vendemiano Sartor a concedere una deroga e permettere così l'apertura dei negozi nei paesi di Affi, Cavaion, Pastrengo, Rivoli, Caprino, Costermano, vista la possibilità di assumere circa 90 persone da marzo ad ottobre, solo nei centri commerciali di Affi».
Carla De Beni fa un lungo excursus sulla legge che ha portato alla chiusura domenicale e festiva di negozi e centri commerciali dell'entroterra gardesano. Quindi precisa: «La chiusura ha comportato un danno enorme per tutti i singoli esercenti e per i lavoratori stagionali che venivano assunti proprio per le aperture festive. Sono stati persi nel solo centro commerciale Grand'Affi, che rappresenta un quarto delle attività di Affi, circa 130 posti di lavoro e il 30% dei clienti che, tradotto, significa 820mila clienti e una percentuale degli introiti tra il 25% per le strutture di grandi dimensioni e il 50% per i negozi più piccoli». «È assurdo che in un momento di crisi economica», sottolinea il consigliere leghista, «dove fabbriche storiche del nostro territorio quali Giacomelli, Maistri, Minotti, Fromm, Baumann rischiano la chiusura e anche tutto il comparto lapideo è in grande sofferenza, non si possa considerare la possibilità di sospendere l'applicazione di una legge che impedisce di lavorare a chi ha la possibilità di farlo». De Beni prosegue: «Le aperture festive e domenicali, permetterebbero di far assumere per il periodo marzo-ottobre 2010, circa 90 persone, quindi 90 stipendi per otto mesi all'anno. E se l'economia riprende quota si può arrivare a raggiungere le famose 130 persone che erano occupate solo al Grand'Affi all'entrata in vigore della legge».
E conclude: «In un sistema liberale, è l'imprenditore che decide se tenere aperto o chiuso, è lui che rischia. Il poter tenere aperto quindi, deve essere un'opportunità, tanto più in un momento di difficoltà economica come questa». A.S.

Cresce il villaggio della solidarietà

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Albarè Alto, collina della solidarietà e della famiglia, scrigno di valori umani e religiosi. Sta diventando realtà, nel piccolo paradiso di Villa Torri-Giuliari, dove la Comunità dei Salesiana opera dagli anni Quaranta, da sempre riferimento per il vasto comprensorio Verona Nord- Baldo Garda, il «Villaggio Mamma Margherita (VmM)».
Si tratta di un progetto da tempo nel cuore della Famiglia Salesiana, senza precedenti nella nostra zona per il servizio che darà alla famiglia e alla gioventù disagiata di ogni età, su cui l'Ispettoria salesiana del Nordest (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige) di Mestre, ha deciso di investire molto.
Se oggi i servizi a disposizione della popolazione sono la Comunità terapeutica dei giovani, che dal 1987 aiuta ragazzi in situazioni di dipendenza a reinserirsi nella società, e la Comunità di tipo familiare (Casa-famiglia), per minori dai 5 ai 13 anni, in settembre sarà operativa anche la Comunità alloggio.
È un servizio educativo per adolescenti dai 14 ai 18 anni che vi saranno ospitati non potendo trovare in famiglia alcun riferimento educativo. Abiteranno nella Casa Gualberto e nel Torrione, dietro Casa Betania, residenza delle suore Figlie di Maria Ausiliatrice.
È inoltre attivo un gruppo di volontari, «Centroconvoi», che cerca di dare una risposta alle diverse povertà sul territorio rappresentate, ad esempio, da persone senza casa, emigrati e famiglie con genitori disoccupati. Altri lavori sono però in programma anche se l'impegno per completare tutte le opere sarà di milioni di euro.
«Ma i Salesiani», sorride don Alberto Guglielmi, direttore della Casa Salesiana, «com'è loro tradizione, sono certi che la Provvidenza non mancherà e che enti, istituzioni e società saranno disponibili a farsi coinvolgere in questa grande impresa di servizio sociale al territorio». Importantissima è, infatti, la ristrutturazione della villa Torri-Giuliari. Dopo la messa in sicurezza delle murature, il rifacimento del tetto e il restauro degli affreschi esterni, grazie a contributi di Regione e Cariverona, vanno sistemati gli interni. Qui dovrebbe trovare maggior spazio il Centro di accoglienza e spiritualità secondo la già specifica impronta della Casa Salesiana.
È infatti luogo d'incontro e formazione per gruppi giovanili e familiari, ritrovo per persone motivate a operare per l'umanizzazione della vita. Iniziative che si attuano attualmente nella barchessa dove gruppi parrocchiali, scout e associazioni sono ospitati per weekend e settimane formative con una frequenza che s'attesta sulle 14mila presenze annue.
Il VmM sarà dunque un Centro di pastorale di spiritualità e ascolto che curerà la formazione delle famiglie, di giovani e giovani coppie sempre con particolare attenzione al disagio ed alla sua prevenzione. «Questo in una realtà già pienamente coinvolta nel recupero di situazioni "esplose", supportata dall'esperienza di persone che, da molti anni, lavorano facendo riferimento alle strutture pubbliche, come i servizi sociali dei Comuni e dell'Ulss 22», evidenzia il direttore. Il VmM ha motivazioni profonde: «Il Veronese, come tutto il Nordest, attraversa una stagione di forte sfaldamento della cultura della famiglia, d'incapacità educativa e conseguente difficoltà», dice. «È una situazione di crisi che richiede un lavoro di cura e prevenzione proprio attraverso iniziative di formazione delle famiglie giovani. Perciò la Famiglia Salesiana, interpellata su tale emergenza educativa, fortemente avvertita dalla Chiesa e dalla società, ha deciso di continuare ad offrire il proprio patrimonio pedagogico».
Lo farà proponendosi come «famiglia». Il nucleo animatore del progetto, la Comunità dei Salesiani, si avvarrà infatti del rodato lavoro di équipe delle figlie di Maria Ausiliatrice, dei Salesiani cooperatori ed ex allievi, educatori volontari e amici di Don Bosco. «Villaggio Mamma Margherita», tre parole chiave: «Villaggio», spiega il sacerdote, «per la composizione in più fabbricati convergenti verso la stessa finalità del servizio. "Mamma Margherita"», prosegue, «ricorda la mamma di don Bosco che condivise sempre il servizio educativo del figlio, mettendo la vita a disposizione dei ragazzi più disagiati e diventando madre di tutti».
È proprio quest'aria di famiglia che già ora si respira forte ad Albarè. Nella Casa-famiglia, aperta dal 2005 nella ridente villetta del parco, dove in collaborazione con l'Ulss 22 sono accolti oggi 5 bimbi, seguiti da don Paolo Bolognani. E nella Comunità dei giovani, che ne ospita ora 27. Oltre ai vari incontri con gli educatori e ai momenti comunitari, lavorano in campagna e nell'annessa tipografia.

Vodafone si fa avanti per dare il segnale ai cellulari sul Baldo

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone. Procedono i contatti con Vodafone per portare a Prada il segnale per i telefoni cellulari. Ultimo atto: una missiva di sollecito alla compagnia telefonica firmata dal sindaco di Brenzone, Rinaldo Sartori, dalla collega di San Zeno, Graziella Finotti, e dall'assessore al turismo e allo sport della Provincia, Ruggero Pozzani. Il fatto che gran parte di Prada e, più in generale, del monte Baldo sia ancora «scoperta» dal segnale è una grana nota da anni, ed anche la precedente amministrazione di Brenzone si era interessata al problema, investendone la Prefettura.
La risposta alla missiva congiunta di due sindaci e dell'assessore provinciale al turismo, inviata l'11 febbraio, non si è comunque fatta attendere. «Vodafone ha fissato un sopralluogo congiunto che faremo in Prada, tra pochi giorni», ha annuncia Sartori. «Da parte nostra riteniamo che questo possa e debba essere quello definitivo per poi procedere con l'impianto di quanto necessario a coprire Prada alta e bassa. Così, infatti, non si può più andare avanti».
Dai Palazzi scaligeri, mesi fa ormai, era partito un sollecito da parte del prefetto vicario, Elio Faillaci, alle principali compagnie telefoniche con la richiesta di valutare la possibilità di «interventi urgenti» in quella zona. Sia a Rinaldo Sartori che a Graziella Finotti era stata depositata in municipio una vera e propria petizione popolare con oltre 330 firme, con cui i cittadini chiedevano di mettere fine urgentemente a quello che si rivela essere, oltre che un problema di sicurezza, anche un grave handicap lavorativo e turistico.
Sul punto infatti era intervento, in accordo coi sindaci, anche l'assessore Pozzani, che aveva inoltrato più volte solleciti a Vodafone. L'ultimo proprio pochi giorni fa, distinto dalla missiva dei sindaci.
La compagnia telefonica, grazie al suo centro di riferimento regionale di Padova, aveva dato disponibilità e garanzie di copertura con interventi dall'impatto ambientale minimo. Con il semplice posizionamento in punti strategici di ripetitori in grado di «comunicare» con altri già presenti, sia sulla sponda veronese che su quella lombarda, il problema potrebbe essere risolto con pochissime spese, era stato detto in municipio a Brenzone.
A ridare impulso alla questione, dopo 2 mesi di stallo, è stata la tragedia che si è consumata, ai primi di febbraio sul Baldo nel versante di Malcesine. Due ragazzi di 20 e 17 anni infatti, Matteo Barzoi e Luca Carletto, sono rimasti travolti e uccisi da una slavina mentre il terzo, Maicol Benedetti di 16 anni, si è salvato proprio grazie al fatto che il suo telefonino riceveva segnale, e il giovane aveva quindi potuto chiedere e ottenere soccorsi tempestivi.
«Se fosse accaduto in Prada», ha detto in questi giorni Rinaldo Sartori, che lo ha scritto anche nella missiva di sollecito a Vodafone, «probabilmente anche quel ragazzo sarebbe morto, e avrebbe ulteriormente aggravato una tragedia già immensa».
Dell'importanza din una comunicazione «sicura» via telefono anche sul Baldo sono convinti tutti gli amministratori dell'alto Garda che, secondo quanto confermano dall'ufficio tecnico di Brenzone, sono «intenzionati a sistemare il problema dei ripetitori sul Baldo da subito, e comunque prima della stagione turistica 2010».
Che succederebbe, infatti, se un escursionista si perdesse tra i sentieri del Baldo, come altre volte è accaduto anche d'estate, o qualcuno in difficoltà per un malore o per un incidente, avesse bisogno dell'intervento del Soccorso Alpino o del 118 e il suo cellulare fosse «muto»? Il fatto che i cellulari, nel 2010, siano ancora «muti» sul monte che si affaccia sul Garda, insomma, è oggi considerato inaccettabile.

Abbattuti gli autovelox. Ora scattano le multe

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Caprino. Un paio di «dissuasori di velocità» sono stati messi fuori uso a Caprino. A compiere gli atti vandalici, nella notte tra sabato e domenica, sono stati i soliti ignoti. Sono state divelte alla base due delle cinque nuovissime colonnine azzurre - si chiamano speed check - poste dall'amministrazione per multare chi preme troppo sull'acceleratore. Le hanno trovate a terra sulla provinciale 8 del Baldo, oltre il centro di Pazzon, e all'entrata di Ceredello.
Sono stati però messi fuori uso per poco, poiché il Comune li ha già fatti ripristinare. Non è la prima volta che ciò accade: un paio di mesi fa era stato abbattuto quello a Vilmezzano, sempre sulla sp 8. Gli unici rimasti finora intonsi sono i «speed check» su via Gardesana, a Pesina, e in località Boschi, in zona industriale, che è difficile da raggiungere data l'altezza. I dissuasori non sono concepiti come «trappole» essendo segnalati e preceduti, a Ceredello e Pesina, da altri sistemi di dissuasione, pannelli luminosi che ricordano al guidatore di rallentare senza però indicare i chilometri, come prevede la legge.
A trovarli a terra sono stati gli agenti della polizia locale, il cui comandante, Gianfranco Fasano, spiega: «Li usiamo secondo le necessità e il traffico veicolare e furono posti un anno fa dall'amministrazione, come chiesto anche da cittadini, in tratti pericolosi. Non hanno lo scopo di fare cassa in quanto ben visibili come prescrive la normativa», assicura, «ma di garantire la sicurezza facendo rallentare la velocità». Scopo raggiunto: «Da quando sono stati montati abbiamo avuto buoni risultati nel senso che la velocità è stata notevolmente ridotta. Le multe sono diminuite e non ci sono stati incidenti». Buon risultato soprattutto sulla «sp8»: «Il tratto della Caprino-Spiazzi era infatti usato da alcuni per vere gare di velocità».
A volerli era stato l'assessore alla sicurezza e alla viabilità, Fabio Beltrame: «Si sono finora dimostrati buoni deterrenti e solo poche volte sono stati usati ai fini sanzionatori. Tuttavia», fa sapere, «queste azioni vandaliche ci fanno propendere per un uso più repressivo del sistema, che sarà da subito costantemente attivato. Abbiamo intanto ricevuto segnalazioni di cittadini sui possibili responsabili di questi gesti e le abbiamo subito comunicate alle forze dell'ordine affinché svolgono indagini». Così, mentre si cerca di individuare gli autori, la polizia locale rammenta che, per l'alta velocità, la punizione varia secondo il limite superato.

Firme e lettere al vescovo contro la vendita del cinema

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Garda. Cittadini mobilitati contro la vendita e la trasformazione dell'ex cinema parrocchiale. Alcuni di loro hanno inviato lettere al vescovo Giuseppe Zenti, con cui spiegano il proprio disagio nei confronti dell'ipotesi di una trasformazione commerciale di un'area considerata da sempre luogo sociale dei gardesani.
Il consigliere di minoranza Fabrizio Comencini ha depositato un'interpellanza urgente in comune. È iniziata anche una raccolta di firme per fermare l'operazione. È sceso in campo pure Angelo Cresco. Tutti chiedono che sia il comune ad acquistare l'ex cinema per trasformarlo in centro servizi.
La storia del cinema la racconta Cresco, oggi membro della direzione nazionale del partito socialista. «Ho appreso con grande tristezza della sua alienazione. Il terreno venne donato dalla contessina Albertini nel '54-'55 alla parrocchia, con la volontà che venisse costruito un luogo di socializzazione per bambini e ragazzi. Noi tutti a Garda lo abbiamo sempre chiamato oratorio, perché è stato il campo giochi per tutti noi». «In seguito fu costruito il cinema, frequentato da generazioni di gardesani e non. Oggi vedo cancellare le radici di quella scelta fatta a favore della comunità per costruire una ventina di appartamenti. Questo è reso possibile dalle modifiche al Prg fatte su misura oltre 11 anni fa. L'attuale sindaco, Davide Bendinelli, quattro anni fa ha inviato una lettera alla parrocchia, chiedendo che aprisse una trattativa con l'amministrazione, ipotizzando una permuta o l'acquisto dell'area da parte del comune. Ora non capisco questo cambio di direzione». Cresco prosegue: «Credo che comune e parrocchia possano concordare una linea che metta quell'area a disposizione dei cittadini, vi si potrebbe realizzare un parcheggio interrato a due piani, un ritrovo per ragazzi e dei mini appartamenti per anziani e giovani coppie».
Alcuni passaggi delle lettere al vescovo: «Sono rimasto molto deluso dalla trattativa quasi segreta che la parrocchia, senza mettere al corrente nemmeno il consiglio pastorale, ha fatto con dei privati… L'intera comunità, a suo tempo, ha contribuito economicamente in maniera significativa alla costruzione del cinema come bene di tutti... Ora ci verranno tolti 200 posti auto e non verrà fatta nessuna opera a favore della gente. Perché il comune non vuole assumersi l' onere di comprare l'area? Chiedo trasparenza alla parrocchia su questa delicata fase, quindi chiedo a Lei di esserci vicino e di interrompere questa operazione, rimettendo in piedi la trattativa direttamente con il nostro comune».
Il sindaco Davide Bendinelli replica: «Il bene è di proprietà della curia e la destinazione urbanistica (alberghiera, commerciale, residenziale e artigianale non molesta), è stata stabilita nel Prg dal mio predecessore Giorgio Comencini. Nel 2005, noi abbiamo adottato una variante per modificare la destinazione da residenziale a servizi pubblici e privati. La parrocchia ha contestato la variante, affermando che la sua approvazione avrebbe comportato un deprezzamento dell'area e ha minacciato ricorso al Tar, con richiesta risarcimento danni causati dal cambio di destinazione d'uso».
«La scelta di dimettere il bene», dice Bendinelli, «è stata solo della curia, che avrebbe potuto presentare il progetto in comune e ritirare il permesso a costruire senza autorizzazione di giunta o consiglio. Nonostante questo, la mia amministrazione ha chiesto alla curia e alla parrocchia di intervenire ristrutturando la chiesa di Santo Stefano di proprietà comunale. Verrà quindi discussa in consiglio l'approvazione di un piano di recupero che contenga la realizzazione di questo intervento a favore del comune».

Assistenza
oncologica:
intesa tra l'Ulss
e i volontari

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. Una battaglia vinta. A distanza di sette anni dalla sua nascita l'Amo, associazione malati oncologici, dell'area Baldo Garda è stata ufficialmente riconosciuta dall'Ulss 22. Il suggello è arrivato con la firma della convenzione tra il direttore generale dell'Ulss, Alessandro Dall'Ora e l'avvocato Carlo Fratta Pasini, neo presidente dell'Amo. All'incontro a Villa Spinola di Bussolengo erano presenti Carla De Beni, vicepresidente dell'associazione di volontariato, il dottor Gaetano Benati, responsabile dell'equipe medica dell'Amo, il sindaco di Bardolino Ivan De Beni e il professor Gianfranco Maffezzoli.
«Questa convenzione riconosce l'attività altamente meritoria dell'Amo che in tutti questi anni ha messo gratuitamente a disposizione delle famiglie, con malati oncologici in casa, il proprio bagaglio d'esperienza. Questo atto legittima a lavorare insieme, superando qualsiasi ipotesi di prevaricazione. L'Amo è un modello di riferimento per tutti e mancanza grave della nostra Azienda è di non averla riconosciuta prima», ha sostenuto il direttore generale Dall'Ora, illustrando come la convenzione, rinnovabile di anno in anno, non pesi sulle casse dell'Ulss 22.
E in effetti l'Amo Baldo Garda è un'associazione che trova risorse in proprio grazie a una rete di volontari e al senso di appartenenza nato attorno a quello che fu sette anni fa il testamento morale della signora Miki De Beni, mamma dell'attuale sindaco di Bardolino. «Negli ultimi mesi di vita mia madre si definì una persona, pur nella malattia, tutto sommato fortunata: poteva contare sull'aiuto per le pulizie e le faccende di casa, per i pranzi sempre pronti, per la fisioterapista, l'infermiera e le medicine a disposizione. Lei non osava pensare come potessero affrontare tali momenti quelle persone che nella sua stessa malattia non potevano magari ricevere anche uno solo di questi aiuti»", ricordava Ivan De Beni nel marzo del 2003 in un teatro corallo di Bardolino gremito di gente.
Affermazioni che a distanza di anni rappresentano ancora la pietra miliare di un'associazione che da statuto si prefigge lo scopo di organizzare senza fini di lucro i servizi necessari per svolgere assistenza domiciliare nei confronti di pazienti affetti da malattie oncologiche in fase avanzata, e per i bisogni delle loro famiglie con particolare riguardo per quelle indigenti. Quel testamento fu raccolto anche e soprattutto da Gaetano Benati, medico di famiglia, e dal professore Gianfranco Maffezzoli che giorno dopo giorno hanno lavorato per creare una struttura e organizzazione all'avanguardia che si fonda sempre sulla figura del medico di famiglia. È lui che condivide un piano assistenziale con il medico responsabile dell'èquipe di cura Amo, con i familiari e, quando possibile, con l'ammalato. Tutti gli operatori dell'Amo hanno una formazione specifica in cure palliative mentre caratteristica dell'assistenza offerta è la rapidità di attivazione (entro 24 ore), la stabilità degli operatori dell'èquipe, la continuità di cura e la reperibilità. L'Amo, finora, ha assistito gratuitamente 150 malati.

La fiera di
San Valentino
eletta «capitale
dell'amore»

Zoom Foto

Giorgia Cozzolino



Bussolengo capitale dell'amore, ma non solo. «Una fiera di qualità e con il cuore». La definisce così Marco Soave, assessore alle Manifestazioni e alla Cultura, la tradizionale fiera di San Valentino che quest'anno apre i battenti con l'edizione numero 299.
E la grande attesa per il traguardo dei tre secoli si sente nell'aria tanto che il sindaco Alviano Mazzi annuncia che «non appena terminerà questa edizione, cominceremo a lavorare alla prossima con tante nuove idee». L'entusiasmo è quindi alle stelle perché la fiera di quest'anno pare avere tutta l'intenzione di essere uno stuzzicante aperitivo della prossima che segnerà un traguardo storico per il paese.
Le premesse per il successo ci sono tutte. Come spiega il primo cittadino, più di 5mila persone hanno preso parte all'edizione numero 38 della Gran Marcia di San Valentino e il tutto esaurito si è registrato anche all'appuntamento con lo scrittore alpinista Mauro Corona, all'interno del 27° concorso letterario nazionale «Una pagine d'amore», che ha dato il là ai numerosi appuntamenti che affollano il calendario della fiera. «Non solo», precisa Mazzi, «l'incontro con Corona ha rappresentato anche un importante legame con la nostra fiera sottolineando l'importanza di conoscere il territorio e la natura che, purtroppo, non si insegna più nelle scuole».
Territorio e tradizione sono infatti il binomio «motore» di tutte le attività che gravitano attorno alla fiera di San Valentino. L'assessore Soave lo sottolinea con forza e dice: «Manca un anno al grande evento e come amministore e come cittadino di Bussolengo sono orgoglioso che, anche in questo momento di difficoltà, la fiera di San Valentino si propone come uno dei momenti più importanti del territorio».
Sono circa 400 gli espositori alla fiera, tra chi mette in mostra macchinari agricoli, chi invece i prodotti della terra, fino alle aziende del biologico e dei mercatini a chilometri zero che affolleranno l'area pedonale, e sono attesi almeno centomila visitatori.
Tanti infatti ne hanno contato i vigili urbani alla manifestazione dello scorso anno e, se il tempo sarà clemente, è possibile che il record sarà infranto grazie ai visitatori del grande luna park, della fiera campionaria e di tutti gli spettacoli in cartellone.
E gli artisti proposti sono di grande richiamo: si va dalla serata di cabaret con Baz 4.0, il comico di Colorado, venerdì 12, al concerto della star di «Amici», Alessandra Amoroso, sabato 13, per proseguire il 14 con l'esibizione dei «50 +1» (e tra i cantanti anche lo stesso assessore Soave), lo spettacolo di danza «Helios» dei Deep Impact il 15, fino a chiudere con il ballo liscio di Giusy Mercury il 16 e «In pista per amore» il 17 all'hotel Tower con l'associazione Arcobaleno.
Non mancano poi tutta una serie di iniziative collaterali non meno importanti che richiamano numerosi cittadini e visitatori, a partire dal teatro dei bambini di domani pomeriggio al palatenda e il concerto, in serata, del corpo bandistico Città di Bussolengo che farà da apripista alla consegna della quattordicesima edizione di Bussolengo Premia con la consegna della statua di San Valentino, realizzata dall'artista Licia Massella al gruppo scout locale. A coronare il tutto la mostra delle 500 e auto d'epoca, il 13 e il 14, e l'esposizione dei trattori d'epoca e la fattoria didattica.

L'ex municipio
è sul patibolo
«Se necessario
lo venderemo»

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. Primo obiettivo: il risanamento. Non ha dubbi l'assessore al bilancio Marcello Lucchese, il quale mira a liberare il Comune dal cappio del patto di stabilità. «Dobbiamo assolutamente cercare di tornare finanziariamente autonomi, in modo da poter programmare le nostre strategie in futuro» senza vincoli. «Ciò comporta la necessità di fare dei sacrifici anche se poi le imposte e tasse per l'anno in corso rimangono invariate rispetto al 2009», ha sostenuto in Consiglio comunale in sede di bilancio di previsione.
Invariate quindi le aliquote Ici e l'addizionale comunale Irpef (0,4 per cento), la Cosap e la tariffa di igiene ambientale. Le entrate correnti ammontano a 6 milioni 907mila euro e di queste la fetta più importante è rappresentata da entrate di natura tributaria (57 per cento) pari a 3 milioni 903 mila euro che comprendono voci come l'Ici (stimata in 3milioni 350 mila euro), l'addizionale Irpef, dell'energia elettrica e l'imposta sulla pubblicità. Si stimano in 852mila euro i trasferimenti previsti dallo Stato e dalla regione. Le entrate extratributarie, legate a sanzioni amministrative, canoni e concessioni, occupazioni aree pubbliche dovrebbero essere pari a 2milioni 150mila euro.
Nell'elenco delle spese il bilancio è diviso per funzioni e servizi. Nel primo caso si prevedono 2milioni 394mila euro di uscite per il funzionamento degli organi istituzionali, la segreteria, la gestione finanziaria, la gestione dei tributi, gli uffici tecnici e tutti i dipendenti comunali. A quasi 420 mila euro arriva la spesa per i servizi di polizia locale. Poco meno di un milione è destinato alla funzione per l'istruzione pubblica. Il settore destinato allo sport e alle attività ricreative costa 185 mila euro per la gestione degli impianti sportivi e delle manifestazioni sportive. Quasi mezzo milione di euro sono investiti nel campo turistico mentre per viabilità e trasporti la cifra ammonta a 693mila euro.
Nel lungo elenco delle uscite spiccano gli 836mila euro a favore del sociale, che al pari della cultura registra un aumento del 16 per cento di spesa rispetto agli anni precedenti.
«L'elemento più importante della parte straordinaria del bilancio è rappresentata dalla voce alienazione beni per 5 milioni di euro», ha spiegato l'assessore Lucchese. «Attualmente il bene che abbiamo individuato, che ha questo valore, è l'ex municipio di piazza Matteotti. Ciò non toglie però che se nel corso dell'esercizio 2010 si riusciranno ad avere delle entrate straordinarie tali da ridurre il fabbisogno finanziario, si potrà serenamente procedere alla vendita di un immobile che ha un valore inferiore. Nulla vieta che in corso d'anno si possa, fatta una verifica della situazione finanziaria, procedere alla vendita o all'alienazione di un edificio che vale molto meno, magari 2 milioni di euro, e quindi un immobile diverso dall'attuale ex municipio. E' evidente quindi che, se ad un certo punto le entrate straordinarie ce lo permetteranno, potremmo anche scegliere di vendere l'ex biblioteca o il centro nautico o altri immobili di proprietà sempre del Comune al posto dell'ex municipio».
«Ma perché abbiamo inserito un'alienazione di beni per 5 milioni di euro? La risposta è semplice. Il nodo della questione è legato al fatto che abbiamo ereditato debiti per circa tre milioni e mezzo di euro, e questi debiti sono il risultato di una serie di scelte amministrative precedenti. Se fosse venuto chiunque altro al nostro posto ad amministrare si sarebbe trovato di fronte a questa situazione: le scelte erano già tracciate, non c'era altra possibilità per venire fuori da questo imbuto nel quale ci siamo infilati. La prova? Va rammentato che l'amministrazione Meschi a fine anno aveva proceduto alla vendita dei garage del Gritti, aveva fatto la cessione di una serie di diritti di superficie, tutti interventi di natura straordinaria per "fare cassa": incassare per evitare di sforare nuovamente il patto di stabilità e di portare il bilancio comunale a una situazione ancora più critica».

Tragedia sul Baldo, ora Maicol  
è sotto choc e non smette mai di piangere

Zoom Foto

Camilla Ferro



Malcesine. Gli occhi scuri di Maicol hanno visto la morte. Era lì, prima terribile «sospetto» quando gli amici di una vita non rispondevano più ai suoi richiami disperati, poi cruda realtà quando qualcuno gli ha detto che Luca e Matteo non ce l'avevano fatta, che lui era vivo «per miracolo». A Maicol fa male essere diventato «un miracolo»: il dolore per la morte che ha scelto gli altri due e risparmiato lui è troppo grande per apprezzare di essere ancora al mondo. Tutti e tre dovevano essere trattati allo stesso modo, salvati. È questo, adesso, il suo grande tormento: essere da solo a raccontare la tragedia, essere il sopravvissuto del Baldo, essere l'unico che la montagna buona - irritata dalla spavalderia dei ragazzi - non s'è portata via.
Ora a Maicol, sedici anni appena, tocca parlare. I suoi occhi scuri hanno visto tutta quella neve da amica diventare assassina: prima li ha fatti divertire attirandoli là dove sapeva di poterli inghiottire, poi li ha annegati nel suo mare bianco e ghiacciato. Tutti e tre, dovevano scendere tutti e tre così come in tre erano saliti, invece è tornato a casa solo lui, il «miracolato», quello che «il destino», sospira papà Massimo, «ha risparmiato anche se dentro l'ha ucciso, gli ha distrutto il cuore».
Maicol sta male, confessa il genitore, non «parla con nessuno, chiuso in camera non vuole vedere gente, solo qualche amico, è sotto choc. Matteo e Luca sono rimasti lassù, sotto quella gigantesca onda di neve e lui è qui, grazie a Dio è vivo, ma ha visto la morte negli occhi e anche adesso che è a casa al sicuro se la sente addosso». La nera Signora l'ha toccato, sfiorato, avvolto nel suo abbraccio: un minuto prima sciava felice con gli amici, un minuto dopo, emerso dalla valanga, li chiamava disperato ma più passavano i minuti e più in cuor suo capiva che era accaduta una tragedia. Per un'ora, con tutto il fiato che aveva, non ha smesso di urlare i nomi di Luca e Matteo, "dai ragazzi rispondete, venite fuori, dove siete?". Il dubbio pian piano è diventato certezza.
A Massimo Benedetti si spezza la voce. «La sofferenza di mio figlio non finirà mai», racconta, «perchè quei tre erano uniti da un rapporto speciale: insieme erano una forza, sempre felici, sempre sorridenti, ragazzi in gamba, sani, perbene. Un pezzo di Maicol se n'è andato per sempre», dice Benedetti, «io mio figlio lo conosco e so che non sarà più come prima. Sono distrutto, siamo tutti distrutti e non so davvero da che parte girarmi per rimettere insieme i pezzi, per aiutare Maicol a superare il trauma, per andare dai genitori di Luca e Matteo, che conosco bene, a piangere questi ragazzi meravigliosi: il loro dolore è il mio, potevano essere tre le famiglie distrutte, il Signore ha risparmiato la mia ma il male che ho dentro è forte, fortissimo». «Matteo e Luca li ho visti crescere», ricorda, «ho sempre fatto l'allenatore di calcio a Malcesine e i giovani di qui li ho avuti tutti in squadra: Matteo e Luca erano di casa, un po' figli miei e non posso accettare ciò che è successo».
«Maicol non smette di piangere», dice il padre, «ieri sono venuti i carabinieri, non ho assistito al colloquio quindi non so che cosa abbia detto. Con me non parla. Spero torni in fretta mia moglie, è di Cuba, era partita per stare un po' con la sua famiglia e sta facendo di tutto per trovare un volo che la porti a casa in fretta, dovrebbe essere qui a giorni. Con lei sono certo che Maicol si confiderà, le mamme sono insostituibili nei momenti difficili, Maicol ha bisogno di sbloccarsi, di superare lo choc e tra le braccia della mamma riuscirà a buttare fuori il grande dolore. Avrà bisogno di sostegno psicologico», spiega Massimo, «i medici che l'hanno curato all'ospedale si sono raccomandati di farlo aiutare da specialisti per elaborare il lutto». Ancora: «Adesso la mia priorità è Maicol, è stargli vicino e sostenerlo in questa tragedia. Ripeto, erano tre ragazzi splendidi, pieni di voglia di vivere ma due non ci sono più mentre il mio, grazie a Dio, è vivo: sono disperato per Matteo e Luca e sono in debito non so con chi per aver salvato Maicol, mi trovo sospeso tra sentimenti fortemente contrastanti e non so gestirli, non so cosa davvero fare, mi pare un incubo».
Massimo Benedetti ieri pomeriggio è stato dagli amici Carletto e Barzoi. «Li abbraccerò forte», ha spiegato, «e piangerò con loro, a lungo, in silenzio. Che si deve fare quando muore un figlio? Che si dice a dei genitori straziati dal dolore, inconsolabili, sordi alle parole perchè non ci sono parole in grado di allegerire una tragedia tanto grande? Che vado a dire, io, a queste persone che in un attimo hanno perso tutto, tutto il bello della vita? Li stringerò senza parlare e poi me ne tornerò a casa con la disperazione nel cuore e un sorriso per Maicol».

Rifiuti porta a porta da marzo ma in centro resta il cassonetto

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Dal 1 marzo a Garda inizierà la raccolta dei rifiuti con il sistema del «porta a porta». L'amministrazione ha così indetto tre assemblee pubbliche in sala congressi alle ore 20,30, per illustrare modalità della raccolta e sensibilizzare i cittadini alla collaborazione. I primi due incontri, domani e il 17 febbraio, sono rivolti alla popolazione, mentre quello del 22 è specifico per le attività commerciali.
Il sindaco Davide Bendinelli, ha inviato a tutte le famiglie una lettera di invito, in cui spiega: «I dati sulla raccolta differenziata evidenziano come nel nostro Comune non abbiamo ancora raggiunto gli obiettivi fissati dalla normativa. Il continuo incremento della produzione di rifiuti, dovuto anche all'improprio e incontrollato apporto di rifiuti dai cittadini di Comuni limitrofi, obbliga l'amministrazione a cercare nuove soluzioni, per garantire un incremento della percentuale di differenziazione e il contenimento dei costi di smaltimento in discarica».
«Quindi abbiamo scelto di organizzare», continua Bendinelli, «con la sola esclusione del centro storico di Garda (tra la strada gardesana nel tratto corso Italia-via Verona e il lago), la raccolta dei rifiuti con il porta a porta e la conseguente rimozione di tutti i cassonetti stradali, a eccezione delle campane del vetro. Le utenze domestiche e commerciali del centro storico, continueranno a conferire i rifiuti nei punti di raccolta di via San Francesco e via San Giovanni…. Ci auguriamo che la popolazione percepisca questa diversa modalità di raccolta, più come una salaguardia dell'ambiente che come un dovere o un noioso obbligo. Convinti della collaborazione di tutti, ci metteremo al passo con gli altri comuni…».
L'assessore all'ecologia Federico Manzalini, sottolinea le motivazioni dell'amministrazione: «Vogliamo ottenere maggior tutela e rispetto dell'ambiente, cercando un aumento della differenziata, che purtroppo nel mese di novembre a Garda si è fermata al 37,70 per cento mentre nei paesi vicini che applicano il porta a porta, arriva al 60-70. Ciò porterà ad una diminuzione della Tarsu nei prossimi anni. Anche se abbiamo tenuto la tassa ferma negli ultimi tre anni, se non si riesce a diminuire la quantità di rifiuti da portare in discarica, i costi sono destinati a salire».
«Così togliamo anche dalla strada tutti i cassonetti, oggetto di continui vandalismi e di problemi di igiene e decoro. Diversamente avremmo dovuto cambiarli tutti, con alti costi. Abbiamo aspettato ad avviare il porta a porta, perché volevamo essere vicini ai tempi all'apertura dell'ecocentro, previsto prima di Pasqua. Il centro sarà aperto tutti i giorni e i proprietari di seconde case, esercenti e cittadini, potranno conferire tutti i rifiuti differenziati che desiderano».
Quindi precisa la scelta di suddividere i sistemi di raccolta dal centro storico e fuori. «La scelta del sistema misto è dovuta al fatto che la raccolta porta a porta in centro è difficile e avere i sacchetti fuori dalle abitazioni d'estate non è decoroso per il turismo. In centro storico da Pasqua a ottobre, i cassonetti verranno comunque svuotati tutti i giorni ed è in progetto per l'anno prossimo l'interramento delle due isole di via San Francesco e San Giovanni», conclude Manzalini.

Treni carichi di gas, frazione a rischio

Zoom Foto

Giorgia Cozzolino



Domegliara. Dopo la tragedia sfiorata nella stazione di Porta Nuova, che ha rimandato alla mente l'esplosione avvenuta sui binari di Viareggio il 29 giugno scorso dove hanno perso la vita 32 persone, l'allarme sicurezza si allarga a macchia d'olio.
Sono gli stessi ferrovieri, quelli che tutti i giorni mettono la propria vita sui treni e lungo le tratte percorse da convogli carichi di materiale potenzialmente esplosivo o nocivo, a fare la mappa dei luoghi più pericolosi della provincia.
E tra questi, oltre al ben noto interporto Quadrante Europa, dove ogni giorno transitano quintali di liquidi e gas più o meno letali, c'è anche una piccola frazione del Comune di Sant'Ambrogio di Valpolicella: Domegliara.
Con i suoi 3.500 abitanti, il paesino è in realtà al centro di importanti scambi commerciali e industriali lungo la direttrice Modena-Brennero e non a caso è sede di numerose aziende che lavorano il marmo, il legno e i metalli.Da questa piccola stazione, transitano ogni giorno dai 25 ai 30 treni carichi di merci pericolose. Una parte di queste cisterne è diretta a un importante deposito gas propano liquido (Gpl), gestito dalla società Areagas srl. Il tutto a poche centinaia di metri dalle abitazioni e da aziende dove si taglia il marmo, il legno o si fanno profilati di metallo. «Insomma, le scintille in questa zona si sprecano e basterebbe una minima perdita lungo il tragitto di una delle cisterne cariche di gas per far saltare tutto in aria».
A sostenerlo è un ferroviere che tutti i giorni attraversa la zona ed è consapevole dei rischi che corre. E dice: «Praticamente la stazione di Domegliara è un porto nella nebbia, è una brutta situazione e tutto va bene fino a quando non succederà una tragedia».
Precisa infatti: «Il problema non è tanto il deposito di gas, all'interno del quale ci sono sicuramente regole ferree di sicurezza, ma i carri che vanno e vengono da quell'area che, tra le altre cose, devono attraversare anche la galleria tra Domegliara e Dolcè, e sui cui controlli e accertamenti io non metterei le mani sul fuoco», aggiunge, «infatti con la privatizzazione, la responsabilità della manutenzione ricade sulle società che gestiscono il noleggio del mezzo per cui tutto si limita all'autocertificazione delle revisioni».
Anche Claudio Capozucca, segretario regionale di Fit Cisl, conferma questa procedura e dice: «Su tutto ciò che è rotabile, i controlli li fa Rfi (una società del gruppo Ferrovie dello Stato), ma su ciò che attiene l'integrità delle cisterne la competenza è delle società private. Ci sono ormai 42 imprese ferroviarie di trasporto che si autocertificano per cui le Ferrovie hanno perso la filiera del controllo. C'è un'agenzia di controllo, cui siamo spesso noi ferrovieri a fare le segnalazioni».
Capozucca però non punta il dito sui trasportatori ferroviari, anzi fornisce un dato ancor più allarmante: «Non è giusto pensare solo al gas che viaggia su rotaia, ma anche a tutti i mezzi su gomma che viaggiano sulle strade, spesso guidati da autisti stranieri, con patente straniera e con cisterne immatricolate all'estero. Infatti su dieci cisterne nel territorio italiano, nove viaggiano sulle strade dove ci sono ancora meno controlli che sui binari».
Ma precisa: «Il problema di Domegliara su cui ci siamo battuti come sindacato, purtroppo inutilmente, è il presidio costante di un capostazione preparato alle misure di emergenza». Il sindacalista precisa infatti che nel corso dell'ultima trattativa aziendale, la Cisl ha sottoposto a Rfi il Piano d'emergenza che prevede il presidio per 168 ore settimanali mentre Rfi ha autonomamente ridotto la presenza a 40 ore settimanali, dal lunedì al venerdì, «senza ammettere replica», dice Capozucca.
Intanto nella presidiatissima Areagas, munita di un importante servizio di videosorveglianza, i responsabili sono tranquilli. Fabrizio Galeotti, direttore generale responsabile tecnico gestore, spiega che l'azienda controlla i mezzi in entrata e in uscita e risponde a tutte le procedure previste dalla cosiddetta «legge Seveso», ovvero la 334 del 1999. e di ottemperare a tutte le disposizioni del Piano di emergenza della Provincia, depositato in prefettura.
Un maggiore controllo per evitare altre tragedie come quella di Viareggio, dovrebbe quindi ricadere sulle imprese di trasporto ferroviario le cui garanzie di sicurezza, attualmente, si basano quasi esclusivamente su certificazioni pagate dalle aziende stesse.

Ecco come sarà il nuovo ponte di Peri

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Dolcè. Finalmente nero su bianco. E' pronto il progetto preliminare del ponte sull'Adige, tra Rivalta di Brentino Belluno e Peri di Dolcé, promesso dalla Provincia, che in primavera lo aveva commissionato per 61mila e 552 euro a una società esterna sulla base di un accordo di programma con i due Comuni. È il primo passo per realizzare un'infrastruttura da ben 13 milioni di euro che andrà a sostituire l'attuale ponte, ormai obsoleto, che da decenni andava sistemato o rifatto. Quello a venire ricorderà, anche se solo per la tipologia costruttiva, quello di Brooklyn: una sola campata sospesa sull'acqua che nemmeno sfiorerà il letto del fiume.
Il progetto è stato presentato in municipio a Rivalta dall'assessore provinciale alla programmazione territoriale Samuele Campedelli, con la dirigente dell'area e i rappresentanti dei due Comuni. C'erano per Brentino Belluno il sindaco Virgilio Asileppi e, per Dolcé, il vicesindaco Massimiliano Adamoli e l'assessore Adelino Melchiorri. Il preliminare permetterà di ragionare concretamente sulla fattibilità tecnica dell'opera ed è propedeutico alla richiesta di finanziamenti che, una volta ottenuti, permetteranno di redigere i progetti definitivo e esecutivo e, quindi, di partire.
Intanto Campedelli, disponibile a coordinare le iniziative e i vari enti per raggiungere lo scopo, ha comunicato che la Provincia ha già inserito l'opera tra quelle ad «alta valenzainfra strutturale», oltre che nell'elenco delle priorità trasmesso alla Regione. «L'assessore regionale ai lavori pubblici Massimo Giorgetti», precisa Campedelli, «ha dimostrato interesse ad affiancarci nel reperimento dei finanziamenti, assicurando un contatto diretto col ministro per le infrastrutture e trasporto, Altero Matteoli. È infatti evidente», procede, «che, per realizzare un'opera dal costo previsto di13 milioni di euro Provincia e Comuni dovranno fare squadra per reperire risorse che nessuno, singolarmente, può mettere a disposizione».
Ricordando come l'incontro abbia seguito un lavoro intrapreso durante la precedente amministrazione, precisa: «Considero quest'opera di assoluta importanza per la vallata dell'Adige, visto che l'attuale è inadeguata al traffico della zona che la nuova infrastruttura migliorerà anche sulla statale 12. Siamo inoltre sensibili alle problematiche economiche del territorio, cui il nuovo ponte darà notevole impulso». Asileppi si dice «molto soddisfatto». «Siamo alla tappa intermedia di un lungo percorso iniziato anni fa col presidente Elio Mosele. L'opera è promossa anche dal Comune di Avio che riconosce in questa posizione lo scavalcamento più vicino del traffico da nord a sud e da sud a nord».

Il Comune rende l'ex cinema e spunta un piano di recupero

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Garda. La Curia torna ad avere la piena disponibilità dell'ex cinema parrocchiale, una delle tante sale cinematografiche che un tempo ogni paese offriva ai propri cittadini e che negli anni Settanta e Ottanta fecero la storia di intere generazioni di giovani. E ora il futuro della struttura prevede un piano di recupero, che include anche una possibile vendita dell'intera area.
Quel cinema, dove gli adolescenti si scambiavano i primi baci, è chiuso da anni, con l'edificio decadente trasformato in magazzino. Al suo interno oggi si trova il ricovero della collezione dei pezzi destinati al museo del lago di Garda, che la prossima settimana verranno trasferiti nella sede del palazzetto delle esposizioni nel cortile del municipio, dove si sta allestendo il museo.
La deliberazione emessa in dicembre dalla giunta municipale, apre così la strada alla Curia per la vendita dell'ex cinema, situato alla fine di via San Francesco, che si affaccia su piazza del municipio.
Sull'area dove si trova l'immobile, da anni il Comune, grazie a una convenzione-usufrutto con la parrocchia, utilizzava sia l'ex cinema come magazzino, che il parcheggio del cortile, per la sosta con permessi delle auto dei commercianti-esercenti del centro storico. La giunta quindi ha deliberato: «la risoluzione consensuale della convenzione», che portava la data di scadenza del 31 marzo 2016, e per cui con rogito, il Comune aveva versato alla parrocchia, a titolo di diritto reale di usufrutto, la somma di 250 mila euro.
«Viste le seguenti note della parrocchia, giunte il 22 giugno 2009, con cui si fa presente la volontà della parrocchia su indicazione e intesa con la Curia Vescovile di Verona, di promuovere il recupero urbanistico ed edilizio dell'area ex cinema con i sovrastanti fabbricati, della superficie di 1.655 metri quadrati». «E in considerazione dei rapporti con il Comune», continua la delibera, «e le opzioni già fatte dallo stesso, si conferma l'intenzione di proporre una soluzione che sia rispettosa della vigente normativa, ma che prefiguri un assetto complessivo dell'area, tenuto conto della particolare ubicazione della stessa».
Quindi ora dopo tanti anni di abbandono dell'immobile, ora la curia parrebbe in procinto di vendere la proprietà. Il piano regolatore infatti, a partire dal 1996, spiegano in Comune, prevede per quell'area in centro storico, la destinazione commerciale e residenziale dei 4 mila metri cubi del fabbricato ex cinema. In pratica la possibilità di abbattere l'edificio e ricostruire i quattromila metri cubi distribuiti su tre piani, con probabili negozi al piano terra e appartamenti nei due piani superiori.
Con questi presupposti la parrocchia ha così formalizzato in Comune, «la disponibilità a presentare un piano di recupero», con l'impegno a garantire un percorso pubblico di collegamento tra via San Francesco e via Santo Stefano via XX Settembre; riprendere, con opportuni interventi la facciata della chiesa di Santo Stefano; realizzare al piano interrato tutti i necessari parcheggi pertinenziali; definire i reciproci rapporti con il Comune, in considerazione dei diritti esistenti sull'area».
Il Comune ha quindi accolto le indicazioni del piano di recupero, ed essendo proprietario della bellissima chiesetta di Santo Stefano, che si affaccia sul cortile dell'ex cinema, ha aggiunto nella deliberazione che «oltre alla facciata, dovrà essere sistemata anche la copertura della chiesa, attraverso progetti approvati dalla Soprintendenza ai beni paesaggistici e monumentali».
Quindi la giunta ha concluso dicendo che «si approva la risoluzione consensuale anticipata della convenzione, riottenendo al momento dell'estinzione dell'usufrutto, il valore del godimento del diritto non goduto, nonché disponendo la sospensione del pagamento della rata di 62.500 euro prevista per l'anno 2010».

Fiera di San Valentino tra varietà e tradizione

Zoom Foto

Luca Belligoli



Si apre sabato la tradizionale Fiera di San Valentino che sfiora i tre secoli di vita festeggiando l'edizione numero 299.
Una festa che riscuote sempre maggiore successo e notorietà, ma che sta mutando la sua natura originaria. Infatti, il mercato del bestiame che diede l'avvio della fiera nel 1711, occupa sempre minor spazio all'interno della manifestazione. «Siamo rimasti in pochi e tra qualche anno non ci sarà più nessuno», dice Adriano Montresor, allevatore di cavalli di Povegliano, «io da più di vent'anni frequento la Fiera di san Valentino e noi che ci occupiamo di bestiame siamo sempre in meno. I bovini sono spariti dagli anni Ottanta. Qualche anno fa si vendevano bene gli asini ma ora non più. Inoltre tra complicazioni burocratiche e adempimenti veterinari non se ne può più. Per muovere un cavallo dalla stalla al mercato si spendono cento euro solo tra certificati e scartoffie». Sulla stessa lunghezza d'onda Sergio Zanon allevatore equino di San Martino di Lupari: «Allevo e commercio cavalli di razza francese Cantois e Breton. Sono animali da tiro ma soprattutto da carne», spiega, «Il consumo di carne di cavallo è in crescita, ma sono stati chiusi tutti i mercati tranne quello di Montichiari. L'unica occasione che ho sono le fiere e quella di san Valentino è una delle poche dove c'è ancora uno spazio dedicato al bestiame».
Domenica 14 febbraio, quindi, alle 11 in piazza XXVI Aprile sarà il momento dell' inaugurazione della manifestazione con il taglio del nastro e la visita delle autorità alle esposizioni di macchine e attrezzature agricole, alla mostra campionaria nella grande tensostruttura allestita nel parco Sampò e al mercato dei prodotti tipici e biologici in via Mazzini mentre in foro Boario si svolgerà il secolare mercato del bestiame.
Si apre invece sabato 6, alle 14, il luna park nel parco Sampò, mentre alle 15 nel teatro parrocchiale è in programma la festa con tutte le principali maschere della provincia.
Gli spettacoli nel Palatenda allestito in piazzale Vittorio Veneto inizieranno giovedì 11 alle 16.30 con lo show «Tutti in fiera»che avrà come protagonisti i bambini delle scuole elementari. Alle 21, il concerto del corpo bandistico Città di Bussolengo e consegna del riconoscimento «Bussolengo Premia». Venerdì 12 spettacolo comico di Baz 4.0, comico rivelazione della trasmissione televisiva di Italia Uno Colorado Caffè mentre sabato 13 concerto di Alessandra Amoroso che sta facendo scintille con il suo nuovo album «Senza Nuvole». Invece da sabato 13 a lunedì 15 in via Borghetto ci sarà una mostra di automobili d'epoca. Lunedì 15 alle 21 spettacolo del gruppo danza Deep Impact. Martedì 16, ultimo di carnevale, gran finale con l'orchestra di Giusy Mercury.


Luca Belligoli

Consiglio
comunale
a metà

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Peschiera. E' durato poco meno di un'ora il consiglio comunale: il tempo per approvare i primi tre punti all'ordine del giorno dopo di che tutti i componenti della maggioranza, a turno, hanno prima ribadito sostegno e stima nei confronti del sindaco Umberto Chincarini in relazione alle vicende dell'inchiesta sulla Sermana; poi hanno recitato giaculatorie nei confronti della stampa accusata di operare in modo iniquo e fazioso nei confronti dell'impegno e dell'attività dell'amministrazione.
Alle lamentele è seguita la decisione annunciata dal capogruppo Walter Montresor di lasciare l'aula per protesta: è venuto così a mancare il numero legale per proseguire la discussione sui restanti quattro punti all'ordine del giorno, relativi ad altrettante interrogazioni presentate dalle minoranze.
Questo pare essere, al momento, l'unico risultato certo ottenuto della scelta, affatto nuova, dell'amministrazione Chincarini di scagliarsi contro il nostro giornale: nulla, infatti, poteva impedire alla maggioranza di esprimere le stesse opinioni dopo il voto sulle interrogazioni.
La prima all'ordine del giorno riguardava la «Mozione contro la violenza alle donne» con cui il consigliere Barbara Vacchiano chiede al sindaco che «nel 2010, per ottemperare agli impegno presi nel 2008, venga dato adeguato risalto al 25 Novembre (Giornata internazionale contro la violenza alle donne, ndr) ed anche quali sono le iniziative rivolte alla tutela delle donne all'interno del progetto di rete delle realtà sociali in atto, in collaborazione con l'Ulss 22».
Al punto successivo l'interrogazione «sull'attività della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Verona». Il documento, firmato dal consigliere Daniele Reversi, ricorda che «con delibera di Giunta 250 del 29 ottobre 2009 è stato prorogato il comando all'architetto Anna Federica Grazi presso la Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici di Verona». «Considerato», prosegue, «che la stessa professionista risulta ancora dipendente del Comune di Peschiera; alla luce delle risposte scritte pervenute dalla Soprintendenza, a firma del Soprintendente su istruttoria sottoscritta dalla stessa architetto Anna Federica Grazi, in riferimento agli ampliamenti in deroga degli alberghi Nuvola e Fortuna (diversamente da quanto successo in passato per altri progetti di rilievo per i quali la Soprintendenza non si è pronunciata)», l'interrogazione chiede «quali siano nel dettaglio i motivi che obbligano una persona dipendente del Comune a lavorare presso la Soprintendenza. Si chiede inoltre se non sia da ritenersi in conflitto la posizione della medesima professionista, dipendente a tutti gli effetti del nostro Comune e chiamata allo stesso tempo ad esprimersi per conto della Soprintendenza su progetti urbanistici e di edilizia che vengono presentati nel nostro Comune, e se non sia opportuno che il Comune di Peschiera chieda alla Soprintendenza la nomina di una persona diversa per i procedimenti riguardanti il nostro territorio. Si chiede infine di essere ragguagliati rispetto al fabbisogno del personale».
La terza interrogazione, a firma Giacomo Tomezzoli, riguardava la recente elezione del presidente dell'associazione Pro Loco per cui si domanda al sindaco di «relazionare durante il prossimo Consiglio comunale rispetto alla presenza o meno di incompatibilità. Le chiediamo inoltre di assumere l'impegno per conto dell'intera Giunta che i fondi pubblici non saranno erogati alla pro-loco, così come ad altre associazioni, se vi siano forniture o prestazioni d'opera riconosciute a soci delle medesime».
Infine l'ultima interrogazione, ancora proposta da Barbara Vacchiano che come «doverosa azione di trasparenza» propone a tutti i consiglieri comunali di sottoporsi «volontariamente ad analisi, concordate con il Sert, atte a dimostrare la loro estraneità all'uso di stupefacenti, dando risalto ai risultati dei test».

Ospedale, i sindaci a Venezia

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Una lettera firmata da sei sindaci, dal presidente dei disabili e da quello di trecento albergatori e alcuni «osservatori» in trasferta lunedì a Venezia per assistere ai lavori della quinta commissione.
Sono queste le reazioni del territorio alla mancata approvazione, per due volte consecutive nelle giunte regionali del 19 e del 26 gennaio, della delibera correttiva della legge 192 approvata il 29 dicembre.
Il documento «sbagliato», portato in giunta e fatto approvare dall'assessore regionale alla sanità Sandri, infatti, diminuisce i posti letto dell'ospedale di Malcesine da 80 a 24.
«L'errore materiale», secondo la definizione dell'assessore, doveva essere corretto da una delibera successiva. Delibera che però «per due volte in giunta non è passata perchè aveva trovato sempre l'opposizione di esponenti del Pdl.
«Martedì 26 gennaio dopo una discussione», aveva riferito Sandri, «Giorgetti e la collega Donazzan avevano fatto mancare il numero legale in giunta, mandando a monte la possibilità di votazione sulla delibera correttiva». E via allo scontro politico tra Lega e Pdl con dichiarazioni e accuse al vetriolo.
«Tra tre giorni, lunedì, andremo a Venezia a Palazzo Ferro- Fini come osservatori per verificare che venga mantenuta la parola dataci mercoledì dall'assessore Giancarlo Conta a margine di un convegno», ha detto ieri il presidente dei disabili Roberto Bassi.
Lunedì all'ordine del giorno della quinta commissione ci sarà la discussione della delibera 192 del 29 dicembre, quella «sbagliata» che affosserebbe l'ospedale strappandogli 56 posti letto. I sindaci di Malcesine, Brenzone, Torri, Garda, San Zeno e Costermano, oltre allo stesso Bassi e al presidente dell'Ugav, hanno mandato ieri al presidente della quinta Raffaele Bazzoni e a ciascuno dei membri una lettera per chiedere di «rimediare agli errori della delibera, come era stato tentato di fare in giunta regionale».
«A Torri», ha specificato Bassi, «Conta ha dato la sua parola a fare le modifiche suggerite già da Sandri. Noi andremo a Venezia per verificare che ci sia il rispetto della parola data».
Dello stesso parere sia il sindaco di Brenzone Rinaldo Sartori che l'assessore ai servizi sociali di Malcesine Livio Concini. «Siamo in perfetta sintonia coi disabili, al cui fianco siamo schierati a difesa dell'ospedale e di tutti i suoi posti letto», hanno confermato. «Lunedì ci saranno anche nostri rappresentanti come osservatori a Venezia».
Intanto, il sindaco di Torri Giorgio Passionelli in accordo con i colleghi ha organizzato per sabato, in occasione dell' inaugurazione della nuova ambulanza all'ospedale, una riunione tra i sindaci,
Roberto Bassi e il presidente Bazzoni per parlare dell'argomento. Infine, anche i consiglieri regionali Franco Bonfante (Pd) e Vittorino Cenci (Lega) sono da giorni attivi sul fronte di Malcesine.

Venezia dà 660mila euro per costruire la scuola

Zoom Foto

Gettate le fondamenta per la scuola dell'infanzia con nido integrato. La giunta della Regione, con delibera dell'assessore ai lavori pubblici e allo sport Massimo Giorgetti, ha stanziato 660mila euro per la materna di Brentino Belluno.
È una risposta all'istanza con cui il Comune, il 12 ottobre, chiedeva un contributo straordinario per costruirla ex novo, essendo quella esistente in condizioni tali da non renderne economici l'acquisto e il recupero e non ampliabile dati i vincoli architettonici ed ambientali. «È nostro compito assicurare a ragazzi ed insegnanti luoghi decorosi e confortevoli dove frequentare le lezioni», commenta Giorgetti. «Credo sia fondamentale che le classi dove si studia, le palestre dove si fa attività sportiva e le aree attrezzate per la ricreazione siano accoglienti, moderne, dignitose e sicure».
Il finanziamento è stato concesso sulla base di un progetto che prevede anche la realizzazione di un microasilo comunale, che porta l'importo globale della spesa a 1 milione e 420mila€. «Finalmente, grazie a questo dono», commenta il sindaco Virgilio Asileppi, «i nostri bimbi avranno una materna di qualità come quelle di comuni più blasonati del nostro. I 660mila», precisa, «si aggiungono ai 180mila stanziati dall'assessore al sociale Stefano Valdegamberi, perciò siamo a quota 750mila. Ne mancano 500mila, ma il progetto esecutivo è pronto quindi entro due mesi inizieremo l'iter amministrativo per la gara d'appalto. È vero», ammette, «che, nel nostro comune stiamo facendo cose al di sopra della nostra portata, ma siamo fiduciosi».
Del resto non si può indugiare troppo: «Disponiamo di una sola materna, che funziona in un edificio ottocentesco della Congregazione delle Suore della Carità, che la proprietà ha deciso di alienare. Brentino Belluno conta 1400 residenti, le giovani coppie sono in aumento, distiamo 20 chilometri da Rivoli e Dolcé, siamo dunque obbligati a costruire urgentemente una materna e asilo comunali che sorgeranno a Rivalta in un'area a servizi adiacente alla primaria e agli impianti sportivi. Realizzeremo così, bandendo ogni campanilismo, un polo scolastico educativo unitario in posizione baricentrica».
Lo stabile sarà ad un piano, con minimo impatto ambientale, su 3.600 metri quadri, tale da contenere un'eventuale futura sezione di materna, poiché il plesso sinora considerato ne prevede 2 sezioni per 50 alunni e un micro-asilo per 25 lattanti-svezzanti.
La materna sarà suddivisa in più spazi come sala d'accoglienza e attesa, servizi, cucina, spazio centrale per attività ricreative con possibilità di sezionamento per la mensa. Ci saranno aule per 25 allievi ciascuna con rispettivi servizi igienici. Il micro-asilo sarà in due blocchi, per 15 divezzi e 10 lattanti. Lo spazio esterno avrà una zona pavimentata protetta di circa 140 metri quadri ed i restanti 2500 saranno a verde.
«La scuola è concepita secondo i moderni criteri del risparmio energetico», dice Asileppi. «Saranno utilizzati pannelli solari per produrre acqua calda e integrare il riscaldamento, associato all'impianto geotermico utilizzabile per il condizionamento estivo. Per l'energia elettrica è previsto un impianto fotovoltaico, mentre una vasca interrata permetterà di sfruttare le acque piovane per l'autonomia degli scarichi e l'irrigazione».

Domenica sulle piste per imparare fascino e segreti dello snowboard

Zoom Foto

|Tornano le lezioni di snowboard in quota, grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale e l'associazione Monte Baldo Snowboarding di Malcesine.
Dopo il successo di pubblico e di gradimento ottenuto domenica 17 gennaio, prosegue l'iniziativa della associazione sportiva per avvicinare appassionati, sciatori "classici" e giovani alla pratica della tavola da neve.
«La prima giornata della edizione 2010 dedicata a questo appuntamento che si svolge ormai da cinque anni», ha spiegato l'assessore allo sport di Malcesine, Rocco Testa, «ha portato in quota ben 140 tra seguaci e neofiti della "tavola da neve", e si è confermata un successo».
E così domenica, dalle 10 alle 15, gli appassionati e i neofiti di questo sport potranno fare il bis e gustarsi l'ultima giornata interamente dedicata a loro.
Per i soci della Associazione, i maestri di snowboard, gli scarponi, le tavole e quant'altro necessario saranno messi a disposizione gratuitamente grazie alla collaborazione con il negozio «100- One» di Rovereto, sponsor dell'evento.
"L'appuntamento", assicurano dal Baldo, "si svolge sulla pista Paperino, che è quella dei bambini, ha scarsa pendenza e difficoltà praticamente nulla: è alla portata di tutti, anche di chi per la prima volta vuol provare a mettere sotto i piedi una tavola da neve".
Il tutto accompagnato da musica a volumi elevati, con tanto di deejay sulla pista da sci.G.M.

L'identikit del turista sul lago: giovane, sportivo e con famiglia

Zoom Foto

Stefano Joppi



Conoscere per capire, ma soprattutto per agire. Questo la molla che ha spinto l'assessorato provinciale al turismo a sfornare un'analisi dettagliata, la prima, sulla qualità del territorio gardesano posta in relazione con i flussi turistici.
«Se vogliamo essere protagonisti dell'attuale scenario turistico dobbiamo conoscere le regole del gioco e capire come si muove il mercato, per anticipare anziché subire le dinamiche di un settore competitivo come quello turistico», sottolinea l'assessore Ruggero Pozzani nel presentare in Provincia, uno studio pilota sul comprensorio gardesano, i cui primi dati erano stati anticipati poco prima di Natale. «Nei prossimi mesi verranno presentati altri dati e analisi sempre relativi al Garda per poi passare a studi particolareggiati sui flussi turistici anche di altri comprensori della Provincia di Verona», ribadisce Pozzani.
«Si tratta di un indagine molto articolata, perché i dati sono frutto di un'indagine continuativa, condotta dal 2004 a oggi su un campione di oltre 500mila presenze», aggiunge Ivan Castelletti presidente della Sesta Commissione provinciale.
Dallo studio si scopre innanzitutto che a livello di presenze il 73 per cento del totale si concentra nella stagione estiva (giugno, luglio, agosto, settembre) con irrilevante se non a pari zero la quota di vacanzieri nei mesi invernali. Nel tracciare l'identikit del turista che arriva sul Benaco emerge come l'età media sia di 35 anni con una interessante fascia d'età (dai neonati ai 14 anni) a dimostrare l'alto numero di famiglie (43 per cento) che scelgono le sponde del Garda.
Vacanzieri molto attivi che amano praticare lo sport (57 per cento), s'interessano alla musica (48) e amano l'enogastromia (29). Tra le curiosità da segnalare come la Riviera degli Olivi si caratterizzi per la concentrazione di dirigenti e come nello specifico per un turista su quattro il lago non rappresenti l'unica destinazione della sua vacanza. Una situazione che nasce dalla logistica favorevole della «regione del Benaco» come ponte nodale tra nord e sud Europa. In pratica il Garda rientra nei tour turistici e spesso accade che l'ospite utilizzi il lago solo come una meta di pernottamento per escursioni o per semplice sosta logistica. Necessario quindi approfittare della sosta per informare il turista, nel mondo più convincente, di tutto il patrimonio turistico che perde dedicando al Garda solo il tempo di poche ore. Da valutare quindi lo sviluppo di cataloghi tematici sulle attrattive del territorio da distribuire alle strutture ricettive. Altro dato da sviscerare il fatto che 4 turisti su 5 organizzano la vacanza sul Garda in modo autonomo, a dimostrazione dell'elevato tasso di «vecchi clienti», già venuti in ferie sulla sponda veronese del lago. Forse anche per questo non si limita a frequentare la località di soggiorno ma visita i paesi limitrofi non disdegnando il giro del lago (32 per cento).
Per quanto riguarda la partecipazione ad eventi dall'analisi comportamentale del turista risulta che solo il 14 per cento partecipa a eventi durante il soggiorno sulla Riviera degli Olivi. Un dato basso se si pensa che la musica è l'hobby per il 48 per cento dei turisti. Quale il motivo? Le risposte, si legge nello studio commissionato dalla Provincia, possono essere molteplici e cosi sintetizzate: non c'è il tempo, vista l'offerta che dispone il Garda, di partecipare agli eventi; o non c'è una corretta informazione o non ci sono eventi interessanti.
«Una analisi che ci permette di comprendere al meglio i flussi turistici e di conseguenza mettere in atto strategie e azioni concrete a livello territoriale. Vengono esaminati molti fattori: viene eseguita un analisi descrittiva, comportamentale, qualitativa, motivazionale e promozionale del turismo», conferma Castelletti. «Senza trascurare un analisi dei servizi del territorio del lago: la viabilità, la sicurezza, l'ambiente, le manifestazioni, i divertimenti, la cultura, l'enogastronomia, la possibilità di fare sport; tutti aspetti», conclude il Presidente della commissione, «che incidono sulle scelte del turista che viene qui in vacanza».
Stefano Joppi

L'ampliamento
di due hotel
infiamma l'opposizione

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Peschiera. Il consiglio comunale ha approvato, con i voti della maggioranza e del consigliere Flavio Amicabile, il bilancio di previsione per il 2010 di poco più di 14 milioni di euro. Il bilancio è stato illustrato dal consigliere incaricato Paolo Adami, che ha sottolineato: «Abbiamo inserito la somma di 1.275.465 euro che il ministero dell'Economia e delle finanze ci ha riconosciuto come minor gettito dell'Ici relativo al 2008: questo perché il nostro Comune ha anticipato, rispetto allo Stato, la detrazione Ici prime case. Non sappiamo come e quando questa somma ci verrà erogata: abbiamo comunque ritenuto di inserirla». Con lo stesso punto il Consiglio ha approvato l'elenco delle opere per il 2010 e per il triennio 2010 - 2012. Tra gli interventi in elenco quest'anno la realizzazione di quattro parcheggi multipiano: a Porta Brescia, in località Campo sportivo, al piazzale del porto con riqualificazione dello stesso, in piazza Ferdinando di Savoia (piazza d'Armi) come da prescrizioni della Soprintendenza regionale; interventi alla viabilità e percorsi pedonali; realizzazione di un impianto fotovoltaico in località Campo sportivo; nuovo parcheggio e ampliamento all'edificio scolastico di località Porto Vecchio; museo dell'acqua in caserma La Rocca; rifacimento e miglioramenti dei porti. Nel piano triennale rientrano il sottopasso ferroviario di collegamento tra Porto Vecchio e il parcheggio di Campo sportivo; realizzazione di un centro giovanile e circolo anziani, di una fattoria agricolo/ittica didattica e di un teatro comunale polifunzionale; rotatoria fra il piazzale del porto e piazzale Betteloni; rifacimento della pavimentazione centro di San Benedetto; nuovi campi da calcetto e piastre sportive.
Motivando il suo voto contrario, Daniele Reversi ha lamentato l'impossibilità di presentare nei termini previsti emendamenti perché «la riunione dei capigruppo è avvenuta troppo tardi. Ci viene chiesto di approvare un bilancio che è l'esecuzione di un progetto di governo dal quale siamo stati radicalmente esclusi dato che sono state ignorate le nostre richieste». Reversi ha criticato la scelta del non ricorso al credito, «un'operazione che ci ha già fatto perdere un edificio nella piazza principale del paese», e l'elenco delle opere pubbliche «per la cui realizzazione non si comprende la strategia finanziaria che l'amministrazione intende adottare e che contiene, per l'ennesima volta, il parcheggio multipiano in piazza d'Armi».
Giacomo Tomezzoli ha sottolineato l'assenza di ogni riferimento al periodo di crisi e «l'auspicio che i soldi siano dedicati anche alle politiche per la famiglia. Per le opere pubbliche siamo di fronte al solito elenco interminabile, senza che ci siano forniti chiarimenti circa le modalità per finanziare interventi che non possono essere realizzati con le normali disponibilità». «La mia è una scelta politica e non tecnica», ha detto Barbara Vacchiano sottolineando il dissenso rispetto all'impegno a favore di turismo e cultura, «in previsione di un'espansione così importante delle strutture alberghiere che non finiscono con il cambio di destinazione d'uso dell'ex scuola elementare Dante Alighieri». Un riferimento alle due deroghe per ampliamenti a strutture alberghiere votate nello stesso consiglio: 9.533 metri cubi per l'albergo Fortuna che passa da 42 ad 82 stanze a fronte di un'entrata per il Comune di 430.000 euro, extra oneri, e a 100 alberi da piantumare secondo la delibera comunale della compensazione ambientale; 3.780 metri cubi per l'albergo sito in viale della Stazione che passa da 13 a 26 stanze e che porterà nelle casse del Comune 60 mila euro extra oneri e 36 alberi per il patrimonio arboreo.
Critiche le opposizioni anche su questi progetti - redatti entrambi dall'architetto Alfredo Pasquetto - in particolare sul metodo per l'approvazione che, ha dichiarato Reversi, «non sembrano legati a una programmazione urbanistica bensì al risultato di una concertazione tra poche persone che, approfittando della deroga, intervengono senza alcun limite nel concedere ai privati cambio di destinazione d'uso, aumenti di volume, di altezze e riduzioni di distanze». Tomezzoli: «Tali ampliamenti non sono possibili se non attraverso una deroga straordinaria votata dal Consiglio perché eccedono non di poco i parametri urbanistici di zona. Lo dice la stessa commissione. Strano che la Soprintenenza, per altre cose più importanti, silente negli anni scorsi, si sia premurata di fornire nulla osta scritto».G.B.

Un Consiglio
della rinascita
per la Comunità
del Baldo

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Caprino. Convocato per il 4 febbraio il Consiglio della Comunità montana del Baldo, alle 18 nella sede di Palazzo Malaspina Nichesola in località Platano di Caprino. All'ordine del giorno la verifica delle condizioni di eleggibilità e la convalida degli eletti alla carica di consigliere della Comunità in rappresentanza dei Comuni di Brentino Belluno, Brenzone Caprino, Costermano, Ferrara di Monte Baldo, Rivoli, San Zeno di Montagna e Torri. Non sono invece da convalidare le cariche dei tre consiglieri rappresentanti di Malcesine dove, nel 2009, non si sono svolte le elezioni amministrative come negli altri comuni, per cui restano quanti precedentemente nominati: Corrado Chincarini, Mattia Rizzardi oltre a Ferdinando Sbizzera, il quale ha sottoscritto la convocazione, in qualità di consigliere anziano.
L'accordo è stato raggiunto in una riunione dei sindaci, cui hanno partecipato tutti, eccetto quello di Brenzone, Rinaldo Sartori, trattenuto da impegni professionali. L'ultimo Consiglio comunitario era stato il 26 maggio 2008. Poi, il 25 novembre, la Regione aveva nominato il commissario straordinario Laura Foscolo, approdata a Caprino a seguito della soppressione dell'ente da parte del Governo. Infatti il decreto del 19 novembre 2008 del presidente del consiglio dei ministri sopprimeva le Comunità che, secondo lo Stato, non godevano di taluni requisiti richiesti dalla Finanziaria stessa, riguardanti in particolare l'altitudine. Foscolo approdò dunque a Caprino, dove ha garantito l'ordinaria amministrazione dell'ente e messo in atto le procedure per la possibile liquidazione: riparto delle entrate derivanti dalla proprietà e delle uscite dei debiti nei confronti di terzi. Tuttavia, il 24 luglio 2009, la Corte Costituzionale, accogliendo un ricorso fatto dalla stessa Regione contro la Finanziaria 2008, dichiarava illegittimo il decreto del presidente del consiglio dei ministri riattivando di fatto le Comunità montane prima soppresse.
Da allora la Regione dava disposizioni per la ricostituzione degli organi amministrativi e, dopo varie riunioni, si è giunti ad un accordo politico tra i sindaci. Tanto che al secondo punto all'ordine del giorno per il 4 febbraio, ci sono la presentazione del documento programmatico, il dibattito sulle dichiarazioni rese dal o dai candidati alla carica di presidente della Comunità montana del Baldo e quindi l'approvazione del medesimo documento e la successiva elezione del presidente e della giunta. Qualora la seduta del 4 febbraio risultasse infruttuosa, ne verranno indette altre due, l'11 e il 18.
Commenta Virgilio Asileppi, sindaco di Brentino Belluno: «Abbiamo raggiunto una soluzione unitaria e deciso di convocare l'assemblea del Consiglio per il 4 febbraio in cui saranno nominati gli organi di questo ente. Ci siamo infatti incontrati e abbiamo convenuto valesse la pena rilanciare questa Comunità, ormai agonizzante, cercando di coinvolgere il maggior numero possibile di sindaci. Alla Comunità montana del Baldo, ente sovracomunale, spetta di rappresentare un momento di coesione politica in una fase in cui proprio la politica appare sempre più delegata ai vertici. È necessario che gli enti territoriali comprendano come, per la nostra zona, questa Comunità sia il solo sistema per risolvere problemi intercomunali».

Sì a trenta milioni di opere in tre anni

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



«Un bilancio di previsione per il 2010 tranquillo e sereno perché abbiamo rispettato molto bene il patto di stabilità del 2009 che ci consente di guardare con fiducia al 2010 e anche al 2011 malgrado i vincoli sempre più stetti imposti da questo strumento con cui lo Stato chiede ai Comuni risultati economici sempre più difficili da ottenere».
Il sindaco Maurizio Bernardi commenta così un risultato «frutto anche di una precisa azione sulle entrate straordinarie: in particolare sulla ricerca di risorse economiche alternative, soprattutto da investimenti sulle energie rinnovabili, che coprono i tagli dei finanziamenti centrali».
Con il bilancio il Consiglio comunale ha approvato anche il piano triennale delle opere pubbliche: tra le più significative, con numerosi interventi in termini di viabilità e piste ciclabili, figurano per il 2010 la nuova scuola d'infanzia di Sandrà, il Parco sportivo di Cavalcaselle, il Parco pubblico dei Tavoli, la sede e il deposito della protezione civile, gli impianti di energie rinnovabili. Nel 2011 la scuola primaria di Cavalcaselle, il recupero della Torre viscontea e l'area circostante e il recupero dei centri storici a eccezione di quello del capoluogo e della piazza Castellani a Sandrà in programma nel 2012 insieme al Parco dei Ronchi e le Terme comunali nella zona lago. Complessivamente il Piano prevede investimenti per circa 30 milioni di euro: 13milioni e 627mila euro la somma per il 2010; 10milioni e 153mila per il 2011 e 6milioni e 850mila per il 2012.
E proprio questo importo è stato criticato dalle opposizioni consiliari che hanno abbandonato l'aula a inizio della seduta subito dopo l'intervento del capogruppo Alessandro Salvelli. Questi ha letto il documento in cui si sottolinea la «non condivisione della gestione» dello stesso Consiglio e la «totale mancanza di coinvolgimento per cui l'opposizione non diventerà mai minoranza costruttiva di fronte a tale arroganza». Quattro i punti criticati in particolare: l'alienazione di aree e edifici comunali perché «priva il patrimonio comunale di potenzialità economiche future. Una scelta che porterà sul nostro territorio altri 25.000 metri cubi oggi non computati nel Pati»; la programmazione triennale «di oltre 30 milioni di euro di investimenti in conto capitale ipotizzata senza alcun coinvolgimento della minoranza» e «la perplessità sugli investimenti, anche sperimentali, dell'energia alternativa che incidono per quasi 8 milioni»; la trasformazione della «Associazione arte e cultura», che gestiva il Dimteatrocomunale di Sandrà, in «Associazione Dimteatroaperto» come esempio di una gestione unilaterale della cosa pubblica; i «650mila metri cubi di edificazione residenziale» frutto dei 19 accordi collegati al Piano di assetto del territorio, una proposta «speculare a quella delle passate varianti di Prg».
«Spiace che i consiglieri abbiano lasciato l'aula senza ascoltare le risposte», replica Bernardi che respinge «con forza» le accuse di mancato coinvolgimento: «Come sempre prima del Consiglio è stata fatata la conferenza capigruppo e sono stati esposti tutti i punti e da parte del capogruppo della minoranza c'era stato sostanziale accordo. Non una parola su quanto hanno poi fatto: lanciano strali per qualsiasi cosa e si espongono con dichiarazioni anche pubbliche molto discutibili e senza averci prima mai interpellati anche per cose che necessiterebbero di un semplice chiarimento. Se questa è la loro scelta va bene, verranno smentiti dai fatti».
«Parlare poi di sperimentale in termini di fotovoltaico mi pare ridicolo: e il fotovoltaico rappresenta i quattro quinti di questi investimenti per cui il Comune non spenderà un euro. Noi siamo obbligati, per legge, a inserire nel Piano triennale ogni opera pubblica ma queste saranno finanziate dai costruttori degli impianti, dunque sono autofinanziati».
Sui 650mila metri di cubatura residenziale è intervenuto l'assessore all'urbanistica Fausto Scappini, invitando le opposizioni a «documentare questa cifra: controllata la lista degli accordi mi pare che arriviamo a circa 302mila metri cubi più altri 30mila dell'accordo con Fap Investiment se andrà in porto. E in questo totale ci sono 105mila metri cubi "nuovi di zecca"; gli altri sostituiscono interventi previsti da prima di questa amministrazione: destinazioni diverse e non nuove».
Infine l'assessore alla cultura Ilaria Tomezzoli ha spiegato la scelta di sciogliere l'Associazione Arte e cultura perché fatta da due soci, Comune e privato, senza previsione di assemblea né rappresentanza delle minoranze. «Quella che nascerà sarà invece un'associazione di gente che ha lavorato in questi anni sul territorio e nel teatro e ha proposto il progetto al Comune. Prevederà l'assemblea annuale e sarà aperta a tutti e, dunque, crediamo che così verrà scongiurato il pericolo di una gestione unilaterale della cosa pubblica».

Miozzi bacchetta Reggiani: «Pensi a rispettare l'accordo»

Zoom Foto

Giorgia Cozzolino



È in arrivo una sonora tirata d'orecchi per il sindaco di Pescantina, Alessandro Reggiani a causa delle sue ultime affermazioni sull'annosa vicenda della discarica Ca' Filissine, sotto sequestro dal 29 agosto del 2006.
Questo, almeno, a giudicare dalle parole del presidente della Provincia Giovanni Miozzi che, nonostante i modi sempre pacati e tranquilli, lascia intendere di non accettare il «voltafaccia» di Reggiani in merito alla posizione assunta per la risoluzione del problema discarica.
Il mese scorso, infatti, seppur tra mille difficoltà e sul filo di lana, Reggiani firmò il protocollo d'intesa con Regione, Provincia e Daneco, società che gestisce la discarica, al fine di svincolare il denaro necessario per smaltire il percolato che ha portato al sequestro della discarica per motivi di sicurezza. Un'operazione di «cura» che ne consentirebbe, secondo il tribunale, la riapertura.
Tra gli obblighi del Comune, previsti dal protocollo, vi è il compito di reintegrare i tre milioni di euro che la Provincia svincola dal fondo «post mortem» necessari a bonificare la discarica, con soldi di bilancio o provenienti dalla tariffa di conferimento. Nei giorni scorsi però Reggiani pare averci ripensato annunciando di aver dato l'incarico agli uffici comunali di predisporre una proposta di delibera per «decidere la chiusura definitiva di Ca' Filissine» e trasformare il Comune di Pescantina da gestore a controllore della discarica, liberandosi quindi della sua responsabilità diretta.
Ma per Miozzi si tratta di una affermazione «fuori dalla realtà» e dice: «Reggiani non può liberarsi della concessione della discarica, non spetta a lui, e in ogni caso il Comune rimarrebbe comunque responsabile della salubrità del sito». E prosegue: «Abbiamo fatto un accordo che permette di tenere in sicurezza il livello di percolato, non accetto quindi ora questa presa di posizione e soprattutto non che si dica che la Provincia non fa nulla perché, sono testimone che l'assessore Luca Coletto e il prefetto Perla Stancari si sono adoperati in ogni modo, hanno lavorato anche il 31 dicembre».
Per Miozzi «se ci sono dei punti da migliorare nell'accordo, se ne discute, ma se Reggiani non intende rispettare l'accordo a farne le spese sarà la salute dei cittadini di Pescantina». Continua: «Reggiani sostiene poi che la giunta comunale, leggendo le motivazioni del tribunale, in merito alla richiesta di dissequestro, è giunta alla conclusione che non si intravvedono possibilità di riapertura, ma in realtà, se c'è una volontà seria di attuare un altrettanto serio progetto, si troverà la via d'uscita».
Miozzi conferma la disponibilità della Provincia a mettere a punto tale progetto di bonifica, ma precisa: «Il compito della Provincia è quello di controllo, non di gestione e la procura fa bene a mantenere il sequestro della discarica fino a quando non ci sarà un programma preciso».
Il primo cittadino di Pescantina aveva però sottolineato che il Comune si trova nella classica situazione del «cane che si morde la coda» precisando che «la magistratura prescrive che, prima di riproporre istanza di dissequestro, il Comune torni a chiedere alla Provincia l'autorizzazione all'esercizio».
Ma anche a tal proposito arriva la replica punto per punto del presidente Miozzi che dice: «L'autorizzazione saremo ben lieti di darla al Comune quando l'amministrazione risponderà a tutte le prescrizioni del tribunale».
Il «rovesciamento di fronte» da parte di Reggiani che, prima, firma il protocollo per arrivare alla bonifica e al dissequestro della discarica e, poi, annuncia una delibera per la chiusura della stessa accusando Provincia e Regione di «non volersi prendere la responsabilità di sistemare il problema ambientale», risiederebbe tutto nel gravoso esborso economico che ricadrà sulle spalle del Comune, che dovrà poi ricostituire il fondo «post mortem» svincolato per l'emergenza.
Ma a tal proposito Miozzi non si fa scrupoli e risponde: «Quando sul proprio territorio si decide di avere un certo tipo di attività bisogna saper accettare il fatto che accanto agli utili che produce ci sono anche dei rischi. In ogni caso noi non molliamo, siamo qui pronti a dare il nostro sostegno, ma ciascuno deve rispettare gli accordi presi».

Giorgia Cozzolino

Salva la scuola haitiana
di Cavaillon

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Cavaion. Anche se una conferma inequivocabile non c'è, pare comunque che il paese di Cavaillon ad Haiti, sia scampato alla devastazione del terremoto. E con esso anche l'edificio scolastico, realizzato col contributo del paese di Cavaion veronese.
Sono le ultime informazioni, giunte ieri via email al sindaco Lorenzo Sartori, dal paese gemello di Cavaillon in Francia. Nella mail, il referente francese scrive: «Non abbiamo molto di nuovo da Haiti: il telefono non funziona più… A Cavaillon non vi è danno perché la città si trova a 200 chilometri da Port-au-Prince. Si è sentito solo un leggero tremore… vi informeremo appena avremo altre notizie».
Poche righe ma rassicuranti, anche se la lettera contiene informazioni forse drammatiche per due amici haitiani che erano in contatto con il paese gemello francese. Ernst Ais e Max Elibert, sfortunatamente, al momento del terremoto si trovavano proprio a Port-au-Prince. Nella mail così si fa riferimento al loro destino: «Ernst Ais, non è stato ferito, mentre di Max Elibert non si hanno notizie…». Lettera firmata da Patrick Woog, referente dell'associazione francese che si è costituita proprio per curare lo scambio culturale e di amicizia con Cavaillon ad Haiti, essendo stata l'isola caraibica colonia francese. Cavaillon in Francia in questi anni così si è trasformata in «ponte» tra i tre paesi gemelli.
«Dal poco che si è riusciti a sapere, pare che il nostro paese gemello haitiano non abbia subito danni e nemmeno la scuola, ma certezze assolute non ve ne sono», spiega il sindaco Lorenzo Sartori, che cinque anni fa, aveva avviato questo rapporto di amicizia tra i tre paesi omonimi. Dalla visita a Cavaion veronese di padre François Jorcelyn Musalier, che aveva portato in omaggio proprio un souvenir in legno con scolpita l'isola di Haiti, era scaturita infatti una raccolta fondi da destinare alla costruzione di una scuola nella città haitiana. Erano stati così raccolti 12 mila dollari, che erano serviti appunto alla costruzione dell'edificio scolastico.
«In questi ultimi due-tre anni, a causa dei disordini sociali per la rivolta civile di Haiti, abbiamo purtroppo perso i contatti diretti con Cavaillon ad Haiti. Abbiamo però mantenuto il rapporto con l'associazione di Cavaillon in Francia, che ha sempre tenuto vivo lo scambio di amicizia con Cavaillon ad Haiti. E'a loro quindi che ci siamo rivolti per avere notizie che dall'isola caraibica non riusciamo ad avere». «E non ci siamo persi d'animo», sottolinea Sartori, «la nostra associazione "Cavaion nel mondo" si è mobilitata per organizzare aiuti. Aveva già accantonato una disponibilità economica per Cavaillon ad Haiti, e ora insieme stiamo organizzando una sottoscrizione per una nuova raccolta fondi». «Le prime notizie ricevute comunque, ci rincuorano: almeno il nostro paese gemello non è stato devastato dal sisma. Quando si sarà stabilizzata la situazione poi, cercheremo di organizzare un incontro con l'associazione francese e il paese haitiano, per capire come si possa intervenire e portare aiuto congiunto alla popolazione di Haiti», conlude Sartori.

«Carnealon»
scacciacrisi
Già 80
i gruppi iscritti

Zoom Foto

Elisabetta Tosi



Domegliara. Un Carnevale che unisce le persone sotto la bandiera del divertimento sano, dello spettacolo e della festa: se sarà eletto per il terzo anno consecutivo, il duca della Valbusa uscente Sergio Quintarelli farà di questo pensiero il principio guida del suo governo. «Vorrei riprendere il concetto di don Danilo Rudy, famoso parroco di Domegliara della fine degli anni '60, che rilanciò il Carnealon all'insegna della concordia», spiega. «A questo deve servire il Carnevale: a far lavorare le persone a un progetto comune».
Riposti nelle scatole alberi di Natale, addobbi e presepi, i cittadini di Domegliara si preparano a esporre insegne e stendardi del ducato della Valbusa, e ad affrontare le elezioni per la nuova coppia ducale che si terranno il 30 e 31 gennaio nei bar del paese. Per i membri del Comitato organizzatore del Carnealon, questi sono giorni d'intenso lavoro: da preparare non c'è solo la grande festa in maschera per i bambini al Palatenda di Pescantina il 13 febbraio (l'anno scorso attirò ben 450 persone), o la sfilata del 14 febbraio a Domegliara.
Le regole dell'amicizia e della collaborazione tra comitati impongono che bisogna partecipare anche alle elezioni delle diverse maschere del Baccanal del Gnoco e dei numerosi carnevali provinciali, presiedere alle feste d'incoronazione delle nuove maschere, incontrare i responsabili dei comitati per accordi sulla presenza alle sfilate, ecc. Con la recente consegna dell'Ambrogino d'Oro, la massima onorificenza che il Comune di Sant'Ambrogio attribuisce ogni anno ai suoi cittadini più meritevoli, il Comitato di Domegliara sente ancor di più la responsabilità di essere un esempio di disponibilità ed efficienza.
Ma se è vero che per la prima volta un'amministrazione comunale ha premiato un comitato di Carnevale, è altrettanto vero che il paese di Domegliara il suo comitato lo premia tutti gli anni, non facendogli mai mancare il sostegno anche economico di cui ha bisogno. «Nonostante la crisi, il Carnevale marcia alla grande», conferma Marco Arcali, da sempre deputato a svolgere il ruolo di ministro degli esteri del ducato, nelle vesti della storica maschera del marchese di Montindon. «Direi che siamo alle soglie di un Carnevale ancora più sfarzoso. Per la sfilata si sono già prenotati più di 80 gruppi mascherati, molti dei quali vengono da fuori Verona, e perfino dall'estero. Almeno una decina anche i carri allegorici». Sempre in prima fila, come da tradizione e da ultradecennale amicizia, il Baccanal del Gnoco.
Oltre che dai cittadini di Domegliara, quest'anno i seggi deputati a raccogliere i voti per le elezioni dei nuovi duchi della Valbusa verranno affollati anche dagli appassionati delle auto e moto d'epoca: «Ringrazio Giovanni Bertasi, responsabile delle relazioni esterne del Club Auto e Moto d'epoca di Domegliara, per aver voluto organizzare il raduno dei propri iscritti proprio nei giorni delle elezioni», dice Arcali. «In questo modo le elezioni, che già si preannunciano con un'affluenza molto alta, vedranno coinvolti ancora più partecipanti».
Oltre ai duchi in carica Sergio Quintarelli e Tiziana Momi, i candidati alla corona ducale di quest'anno sono Eligio Bellorti e Emilia Passarini, Roberto Lavagnoli e Michela Menghini, Glauco Colombo e Rita Serenella Penna. I vincitori, come sempre, verranno incoronati nel corso della «Notte delle stelle», esclusiva cena a base di polenta e baccalà, in programma sempre a Domegliara il 6 febbraio.

Lezioni di snowboard sul Baldo con musica e deejay in pista

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Malcesine. Due domeniche di snowboard gratuito in quota, grazie alla collaborazione tra amministrazione comunale e l'associazione Monte Baldo Snowboarding di Malcesine.
A dare l'annuncio dei due appuntamenti, previsti rispettivamente per oggi e per il 31 gennaio, è l'assessore allo sport del Comune più a nord della riviera veronese, Rocco Testa.
«L'amministrazione comunale è molto soddisfatta della collaborazione e del supporto che ci viene offerto dalla associazione guidata dal presidente, Rocco Fiorello», ha detto Testa, il quale è tra i fautori e sostenitori più convinti della «due giorni» di Malcesine. «Un numero sempre crescente di ragazzi si sta avvicinando infatti a questo sport di montagna che, tra l'altro, promuove il nostro territorio e richiama centinaia di persone sul Baldo. Basti ricordare che, solo l'associazione, conta oltre 200 iscritti. Ma oltre allo sport», conclude Testa, «questo è anche un appuntamento positivo per il nostro paese perchè genera un notevole indotto per le attività ricettive della montagna».
La manifestazione, che si svolge ormai da cinque anni, richiama gente anche dal Trentino.
In evidenza anche un altro elemento non di peso secondario, visto il costo delle attrezzature: gli appassionati della tavola da neve, sia oggi che il 31 gennaio, metteranno a disposizione gratuitamente alcuni maestri di snowboard per i neofiti. E sempre gratuitamente, per i soci, saranno disponibili anche scarponi, tavole e quant'altro necessario grazie alla collaborazione con il negozio 100- One di Rovereto, che fa da sponsor agli «snowboardisti».
«Domenica dalle 10 alle 15», ha concluso nella lettera di presentazione del doppio evento il segretario della associazione, Matteo Gazzi, «daremo la possibilità di un affiancamento didattico di maestri e dei nostri associati più bravi. Per chi non è socio ci sarà la possibilità di tesserarsi e usufruire anche della copertura assicurativa».
«La manifestazione comunque», rassicurano dal Baldo, «si svolge sulla pista Paperino, quella dei bambini, ha scarsa pendenza e difficoltà praticamente nulla». Il tutto accompagnato da musica «sparata» a volumi degni di una festa, con tanto di deejay sul campo di neve.
La Monte Baldo Snowboarding è la stessa associazione che, nel periodo estivo, riesce a portare in paese centinaia e centinaia di persone che rimangono letteralmente a bocca aperta e naso all'insù per ammirare le straordinarie performance motociclistiche di free style. In pratica, in piazza Statuto molti campioni di questa disciplina si esibiscono saltando con le loro moto anche per una decina di metri di altezza e lasciando davvero strabiliati gli spettatori.
In attesa di ammirare le performance estive sulle due ruote motorizzate però, ora l'appuntamento sportivo è tutto sulla neve, caduta abbondante proprio in questi ultimi giorni sul Baldo.

Sermana, chiesto il giudizio
per il sindaco
e quattro notai

Zoom Foto

Giampaolo Chavan



Ci sono anche quattro notai indagati per le lottizzazioni abusive, chiamate Sermana 1 e 2 e Bassana nel territorio del comune di Peschiera.
È la novità che emerge a pochi giorni dalla firma del pm Valeria Ardito sulla richiesta di rinvio a giudizio per amministratori tra i quali il sindaco di Peschiera, Umberto Chincarini, tecnici e imprenditori coinvolti nell'inchiesta della procura di Verona.
Diventano così 13 gli indagati per quello che Legambiente ha definito «uno scempio edilizio», costruito a Peschiera. Ora di quella lottizzazione abusiva dovranno rispondere anche quattro notai con studi tra Verona, Bolzano e Brescia. I difensori dei professionisti hanno già fatto sapere che si tratta di un'accusa infondata e lo dimostreranno nell'udienza preliminare che è prevista nelle prossime settimane anche se non si conosce ancora la data precisa. Secondo gli inquirenti, avrebbero fatto firmare il rogito per il passaggio dell'immobile dalla «Sermana srl» ai proprietari senza prima verificare se l'area era destinata a residenze o ad uso alberghiero. L'ipotesi della procura, quindi, ruota intorno all'illiceità delle costruzioni, realizzate dall'impresa edile di Brescia. In pratica l'oggetto del contendere riguarda la destinazione d'uso degli immobili. I complessi sono stati frazionati in modo tale, a parere della procura, che le singole unità abitative perdevano «l'originaria destinazione d'uso alberghiera per far assumere quella residenziale», violando così il piano regolatore del Comune. Nel mirino degli inquirenti, sono finite più di 450 appartamenti, oltre a quelli ancora in costruzione nella lottizzazione Bassana a tutt'oggi sotto sequestro dal 2008. Gli immobili alla Sermana, sono stati assegnati, invece, in custodia giudiziale ai proprietari, in attesa della sentenza.
Oltre a Chincarini, dovranno presentarsi davanti al giudice dell'udienza preliminare i soci della Sermana Emilio Franchi, 63 anni, Giovanni Gelfi, 52, Alberto Silvioli, 57, i dipendenti del Comune di Peschiera Ottorino Bampini, 59, Massimo Cristini, 38, Marcello Ghini, 44, il dirigente della polizia municipale Valentino Maimeri, 48 e l'assessore all'urbanistica e pianificazione del territorio, Walter Montresor, 43. Per Chincarini e gli altri dipendenti le accuse parlano di omissione in atti d'ufficio per non essere corsi ai ripari una volta saputo delle lottizzazioni abusive e per non aver denunciato all'autorità giudiziaria gli illeciti.

Crisi? Non a
Gardaland
Oltre 3 milioni
gli ospiti

Zoom Foto

Nonostante la crisi, si è conclusa positivamente la stagione 2009 di Gardaland, grazie soprattutto ad offerte rivolte a famiglie, giovani e gruppi. Proprietà del gruppo inglese Merlin Entertainments, secondo polo al mondo nel settore dei Parchi Divertimento, l'importante realtà italiana ha registrato, nel 2009, oltre 3.250.000 presenze rispetto ai 3 milioni del 2008.
I primi mesi dell'anno gli ingressi avevano mostrato solo una minima flessione rispetto ai dati del 2008, segno che, nonostante i problemi economici, le famiglie non rinunciano ad una giornata da trascorrere insieme. Il mese di luglio, invece, ha segnato un incremento del 4% rispetto all'anno precedente, grazie alla speciale promozione serale (il Parco era aperto sino alle 23) che ha consentito l'accesso a condizioni davvero molto favorevoli. Nella prima metà del mese di agosto una conveniente promozione ha permesso di acquistare biglietti serali, validi a partire dalle 19, a soli 15 euro, ponendo così il Parco nella condizione di divenire valida alternativa di entertainment per il pubblico giovane.
Gardaland Magic Halloween ha concluso un buon periodo di affluenza con numeri da record in occasione del gran finale del 31 ottobre con Gardaland Magic Halloween Finally Ceremony; buona performance anche per l'apertura invernale caratterizzata dall'importante operazione con 20th Century Fox Home Entertainment che prevedeva la tematizzazione del Parco in perfetto stile glaciale.
Gardaland Hotel Resort ha registrato un aumento del 6,2% di room-night rispetto al 2008. Particolare favore ha incontrato l'iniziativa «bimbi gratis tutto l'anno» (tutti i bambini fino ai 10 anni d'età hanno potuto soggiornare gratis all'hotel del Parco) e convenienti pacchetti tematizzati dedicati alle famiglie e proposti in occasioni speciali come l'inizio dell'estate, Halloween e Natale. Grande soddisfazione anche per il Sea life Aquarium che ha registrato il 30% in più di visitatori.
Inoltre sono stati registrati 50.000 milanesi in più rispetto al 2008, che hanno scelto di visitare il parco acquatico di Milano, Gardaland Waterpark, grazie all'implementazione dell'area bimbi.
Già si pensa alla stagione 2010 che aprirà i battenti a Gardaland il primo aprile con un'attrazione per le famiglie ed una per i teenagers. Altre novità saranno presentate in un innovativo listino prezzi, modulabile rispetto alle diverse esigenze dei visitatori. Formulato per favorire ancor più la scelta di una giornata di svago il listino prevede, per tutto l'anno, l'offerta di biglietti scontati per famiglie di 3, 4 e 5 persone, biglietti combinati per la visita a Gardaland e a Sea life Aquarium e abbonamenti stagionali dedicati alle famiglie e non solo. Vantaggiose opportunità saranno inoltre garantite a coloro che acquisteranno il biglietto direttamente sul sito www.gardaland.it, a chi soggiorna in hotel o prenota un soggiorno attraverso il tour operator del Parco, Incoming Gardaland.

La posta arriva a singhiozzo.
Protestano centro e frazioni

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Torri. «Il postino suona sempre due volte» sosteneva Tay Garnett nel film americano del 1946 che vedeva protagonisti Lana Turner, John Garfield, Cecil Kellaway, Christopher Lloyd e Hume Cronyn. Ma, dal 1946, i tempi evidentemente sono molto cambiati al punto che, ormai, il postino non suona affatto.
Questo, almeno, è quanto sta accadendo a Torri dal 1 gennaio scorso. Da quando cioè due portalettere sono andati in pensione e sono stati sostituiti da due giovani «con contratto trimestrale, senza conoscenza dei luoghi né affiancamento per iniziare questo tipo di lavoro», fanno sapere da Torri.
Insomma: un disservizio le cui conseguenze più gravi non le stanno patendo solo i cittadini del capoluogo ma anche delle frazioni. A Pai, ad esempio, circa 250 anime dal 2 gennaio non ricevono con regolarità la corrispondenza. E, se per alcuni ciò significa «solo» notevole disagio, per altri invece si tratta di problemi veri e propri, che divengono di rilievo e possono generare conseguenze o strascichi anche giudiziari. Le proteste, in questi giorni, stanno raggiungendo il limite della lite.
«Ho protestato sia per telefono che attraverso fax, col responsabile del personale di Poste Italiane di Caprino, da cui dipende l'ufficio di Torri dopo essermi informata sul perchè non ricevevo da giorni la corrispondenza», ha illustrato Germana Aloisi, una signora di Pai che, tra l'altro, ha stipulato l'abbonamento a «L'Arena» e non ha ricevuto per giorni il quotidiano.
«Ma oltre a questo disagio», ha sottolineato, «ciò che importa è che in molti non ricevono bollette, la lettera per pagare il bollo dell'auto o della televisione, e questo può creare seri problemi alla gente, che può risultare inadempiente ed essere multata».
Non solo, in giacenza all'ufficio postale ci sarebbero anche atti giudiziari, contravvenzioni e altra corrispondenza con scadenza, che invece dovrebbe essere consegnata al più presto e non rimanere accatastata.
«Ho ricevuto in un sol colpo la posta di otto giorni», sbotta Angelo Peretti, «solo dopo che mia moglie ha protestato, e parecchio, sia a Torri che a Caprino. Mi risulta che anche altri che hanno protestato da un paio di giorni abbiano ripreso ad avere la corrispondenza regolare, ma così non è per tutti gli altri: un vero paradosso».
Più che un paradosso, un vero disservizio risolto «all'italiana» e che, se le condizioni non muteranno, difficilmente potrà essere eliminato davvero.
Dei due giovani portalettere, infatti, già uno ha dato forfait e verrà sostituito per pochi giorni da una ragazza. Poi dovrebbe essere fatto un ulteriore contratto trimestrale, a quanto pare di capire dall'ufficio postale, ma non assunzioni.
Del problema si è occupato anche il consigliere comunale Massimo Monese. «Il 9 gennaio», puntualizza, «ho inviato una formale protesta su carta intestata del comune all'ufficio di Caprino per sollecitare una immediata risoluzione. In comune arrivano continuamente proteste, in questi giorni, non solo per i disservizi a Pai, ma anche per varie zone d
el capoluogo».
L'incolpevole direttore dell'ufficio di Torri, Claudio Dean, finora non ha potuto fare altro che allargare le braccia, dare ragione ai cittadini, registrare le proteste e inoltrarle all'ufficio di Caprino, su cui ricade la competenza territoriale.
«Ma fra tre mesi», hanno concluso da Pai, «ammesso che nel frattempo la situazione si normalizzi, saremo alla stessa stregua di oggi perchè chi arriva si fermerà per poco, e poi sarà sostituito di nuovo da gente con analoghi contratti, nessuna esperienza nè conoscenza del territorio».

Il gioiello dell'Osservatorio è una collezione di meteoriti

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Ferrara di Monte Baldo. L'Osservatorio del Baldo, del Comune di Ferrara a Novezzina, ospita una nuova collezione di meteoriti, patrimonio utile a scopo didattico che permette a scuole e a gruppi di visitare la struttura venendo così a contatto sempre più diretto con l'Universo. Si può accedere su appuntamento, o in serate specifiche, contattando il Circolo astrofili veronesi (Cav) che gestisce il complesso per conto dell'amministrazione (045574345).
«Ogni giorno circa 3mila tonnellate di materiale cosmico cadono sulla Terra», premette il direttore tecnico Flavio Castellani e socio del Cav. «Se il pulviscolo non riesce ad attraversare la barriera dell'atmosfera, contro cui s'infrange a velocità di decine di chilometri il secondo, producendo effimere tracce nel cielo notturno, talvolta il meteorite ha dimensioni sufficienti per superare il violentissimo choc e cadere fino al suolo».
Questi corpi celesti hanno sempre avuto gran fascino: «In alcune tombe egizie sono stati rinvenuti persino meteoriti "imbalsamati", avvolti in bende», dice. «E il ferro meteorico fu certamente usato dagli antichi perché più facile da ricavare rispetto a quello delle miniere che richiede il lungo processo di estrazione da altri minerali come limonite o ematite». Lo esplicitano i nomi dati al ferro dagli Egiziani per i quali era il «metallo dal cielo» e dai Greci che lo chiamavano «Sideros», nome adottato dai Romani «Siderea», che significa stella. «Ma rivestono anche un gran interesse scientifico, essendo testimonianza di corpi extra terrestri su cui possono fornire preziose informazioni rivelando quando e come s'è formato il sistema solare e le fasi di aggregazione di pianeti e corpi minori».
Un'istituzione come l'Osservatorio del Baldo non poteva che averne una collezione. Questa è formata da pezzi di soci del Cav, acquistati o donati o prestati anche da altri, e da una donazione del Rotary di Villafranca. «Tra i più interessanti c'è uno splendido meteorite ferroso di Muonionalusta (Svezia), tagliato in sezione per apprezzarne l'intricata struttura di cristalli metallici, formata dal lento raffreddamento del ferro nei nuclei di asteroidi di milioni di anni fa». C'è poi una Condrite Ordinaria di ben 7 chili, trovata nel Nord Africa da Giorgio Tomelleri, del Cav, che da oltre 10 anni trascorre lunghi periodi nei deserti a caccia di questi oggetti: «Le Condriti sono il tipo più "comune", generalmente rimaste immutate da quando, 4,56 miliardi d'anni fa (poco dopo la formazione del Sole), si formarono», spiega Castellani.
«Il nome deriva dal fatto che contengono condri, inclusioni sferiche formatesi al tempo della nebulosa solare. La collezione annovera anche un frammento di 1,25 grammi di Shergottite, la "Dar Al Gani 670", rarissimo meteorite marziano, trovato sempre da Tomelleri nel Sahara nel 1999, di proprietà ora di un altro socio». Ora si punta ad inserirne altri.
Come spiega Tomelleri il deserto è l'ambiente di ricerca ideale: «La vegetazione manca quasi totalmente, l'umidità scarsa permette ai meteoriti di non ossidarsi e la pavimentazione di piccoli ciottoli, le rende più facilmente visibili». Ma non è facile trovarle: «Il deserto va scandagliato con gli occhi per chilometri e chilometri, si distinguono dalla maggioranza delle pietre perché più scure a causa della crosta di fusione, formatasi in seguito al surriscaldamento nel passaggio in atmosfera».
A Tomelleri, che ha già trovato meteoriti marziani, manca un tassello: «Quello lunare, uguale alle rocce terrestri e distinguibile solo con sofisticati esami di laboratorio».

Casa di riposo e cultura nel nome di Montresor

Zoom Foto

Lino Cattabianchi



Sono in pieno svolgimento i lavori per la preparazione dell'area su cui sorgerà la nuova casa di riposo di Bussolengo. Il lotto prescelto, all'inizio del Parco Sampò e in collegamento diretto con l'altro polo di San Valentino, sarà protetto dal traffico con lo spostamento di un tratto di via Paolo Veronese. «Questa operazione», esordisce il sindaco Alviano Mazzi, «ha l'obiettivo di assicurare, una volta realizzata l'opera, uno spazio idoneo per il benessere degli anziani ospiti della futura struttura. Inoltre, il parco che sorgerà nell'ex area Sampò consentirà di aumentare ulteriormente la qualità della vita».
Il progetto, redatto dallo studio Montresor e Arduini di Bussolengo, ammonta a un importo complessivo di sei milioni e 187 mila euro, di cui 4.619.407,30 per lavori a base d'asta e 104.550,63 euro per oneri relativi alla sicurezza.
Il finanziamento proviene per 1.645.000 euro dal lascito testamentario del regista Beni Montresor; per 4.142.000 euro dall'alienazione di immobili di proprietà comunale e da altri fondi di bilancio. Inoltre 400 mila euro derivano da un contributo della Fondazione Cariverona.
L'inizio dei lavori è previsto dopo la fiera di San Valentino, sotto la direzione dei lavori della società Tellus engineering srl, con sede legale a Cagliari, nella persona dell'ingegner Enrico Montaldo, risultata affidataria a seguito di espletamento di gara.
La realizzazione di quest'opera ha comportato lo spostamento di un tratto della via Paolo Veronese, verso est, all'altezza di via Verdi.
Questi lavori sono già stati affidati alla ditta TecnosTrade srl, con sede legale a Villafranca, per un corrispettivo di euro 305.178,44, di cui 6.250 di oneri per la sicurezza e 298.928,44 per lavori.
«Quest'ultima somma», precisa il sindaco, «deriva dall'applicazione del ribasso unico del 16,675 per cento sull'elenco prezzi posto a base di gara. Il termine di ultimazione dell'opera è fissato in giorni 730».
Nel momento in cui l'Ipab sarà trasferita nella nuova sede, secondo quanto già indicato dai responsabili dell'Ulss 22, nell'edificio dismesso, di fronte all'ospedale Orlandi, dovrebbe trovare posto il reparto di psichiatria attualmente a Caprino.
Nella vicina area di piazzale Vittorio Veneto sono in corso i lavori di riqualificazione delle strutture del'ex mercato delle pesche che ospiteranno il polo culturale del paese. La consegna del primo lotto dei lavori, che comprende la realizzazione della nuova biblioteca comunale, della ludoteca e dell'archivio storico, è prevista per il mese di aprile. «Il secondo lotto, che contiamo di finanziare nel 2010», conclude il primo cittadino Alviano Mazzi, «prevede la costruzione di un teatro con la capienza di 400 posti e di una sala prove per i giovani. La realizzazione di strutture nell'ambito culturale era e rimane un punto importante del nostro programma, perché siamo consapevoli che investire in cultura costa, ma non investire costa molto di più».


Lino Cattabianchi

Nata un'alleanza istituzionale per il recupero della «Diana»

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone. Un'alleanza fra tre partner istituzionali per fare conoscere a tutti la «Diana» e riuscire ad avere i finanziamenti necessari al suo recupero e al successivo restauro.
Ha il sapore di un inizio di «collaborazione ufficiale» l'incontro a Palazzo Barbieri, tra il sindaco di Verona, Flavio Tosi e quello di Brenzone, Rinaldo Sartori.
Oltre a loro c'erano l'esperto di subacquea, Gianni Calafà, e i rappresentanti della Soprintendenza di Verona e del Veneto, Fabrizio Magani, Anna Malavolta e Giuliana Cavalieri Manasse.
La costituzione di questa «task force» segue il lavoro che era stato cominciato nel 2008 dall'allora sindaco, e oggi consigliere di minoranza, a Brenzone Giacomo Simonelli e del suo assessore ai lavori pubblici, Davide Benedetti, e alla cultura, Dina Veronesi, per cercare di riportare sulla terraferma la «Diana».
Nel 2008 un team di sub guidati da Lorenzo Del Veneziano, autore di servizi speciali tra cui quello sull'«Andrea Doria», era sceso a oltre 90 metri di profondità e aveva scattato foto ed effettuato riprese, per documentare l'integrità di quello che «è tutt'altro che un relitto», e anzi «ha un valore storico inestimabile», come ha confermato Calafà.
«Vogliamo riprendere il discorso con la Soprintendenza», ha illustrato il sindaco di Brenzone, «da dove lo hanno lasciato i nostri predecessori e, per fare questo, abbiamo bisogno dell'aiuto della Sovrintendenza e del sindaco Tosi che, già nel 2008, aveva offerto disponibilità».
Tosi, nel 2008, era salito in barca durante le operazioni dei sub e aveva interagito tanto con gli amministratori di Brenzone, che col responsabile tecnico scientifico e subacqueo professionista dei Beni Archeologici del Veneto, Francesco Dossola.
Risultato: Tosi, la cui mamma era originaria di una frazione di Brenzone ed è quindi molto legato al territorio lacustre, aveva dato disponibilità per conto del comune di Verona a intervenire nella valorizzazione e nella progettazione del recupero della «Diana».
«La proprietà della imbarcazione», ha illustrato il Sovrintendente ai Beni storico- artistici e archeologici del Veneto, Fabrizio Magani, «è della Sovrintendenza, cioè dello Stato. Faremo una convenzione col comune di Brenzone, "delegandolo" a intraprendere le iniziative utili alla valorizzazione del relitto oltre che, in una fase successiva, a quelle del recupero».
Operazione, quest'ultima, tutt'altro che agevole dato che, da una stima approssimativa dei costi, «potrebbero servire circa 1 milione, 1 milione e mezzo di euro». Oltre a questo, bisognerà capire chi possa essere il più indicato a eseguire l'operazione, e poi chi farà l'intervento di restauro.
Sulla «Diana» Calafà sta lavorando dal 2003 e avrebbe in mente di fare un volume fotografico. Una iniziativa, quest'ultima, che però la Sovrintendenza vede in subordine rispetto a una valorizzazione e ad una divulgazione di notizie fatta con una mostra da allestire a Brenzone.
Per essere concreti, il sindaco di Verona ha proposto una mediazione.
«Metto a disposizione i miei uffici», ha detto Tosi, «per formulare richieste di contributi di tipo europeo e, per il volume, mi farò carico di coinvolgere anche la Fondazione Cariverona, molto sensibile da sempre su argomenti come questo».
Insomma: entro l'estate 2010 a Castelletto potrebbe essere allestita una mostra fotografica sulla «Diana» e, nel frattempo, dovrebbero procedere le richieste per trovare i fondi che sono necessari per avviare il recupero.

Ultimo appello
per la Rocca
«Aiutateci a
renderla sicura»

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. «Non c'è tempo da perdere, ma soprattutto guai a sottovalutare il rischio». Le parole sono del sindaco Ivan De Beni preoccupato, e non poco, per le condizioni geologiche della Rocca di Garda.
Già alla vigilia di Natale il primo cittadino aveva inoltrato al dipartimento di Protezione civile di Roma e per conoscenza al prefetto di Verona, alla Provincia e alla Regione, tutta la documentazione relativa ai costi d'intervento per la messa in sicurezza dell'area che sovrasta Garda e Bardolino.
Si tratta di uno studio, presentato ancora nei mesi scorsi alle autorità competenti, redatto da un gruppo di geologi che ha verificato lo stato generale della Rocca e ha individuato le principali criticità in atto o quelle potenziali dello sperone. C'è inoltre il relativo elenco degli interventi ritenuti necessari per la messa in protezione dell'area che scende a confine con la strada Gardesana. Un documento che quantifica in due milioni e 354 mila euro la spesa necessaria a garantire la «definitiva messa in sicurezza della Rocca», si legge.
L'intervento andrà suddiviso in tre stralci, dove la priorità è data dal grado di pericolosità, ma non è sostenibile economicamente «per due piccoli Comuni come Garda e Bardolino», afferma De Beni. Proprio per questo motivo, con una successiva lettera spedita subito dopo l'epifania, il sindaco ha pensato di sollecitare ulteriormente gli enti già interessati, oltre a Veneto Strade e al ministero dell'Ambiente, affinché intervengano con urgenza per dare seguito ai lavori di messa in sicurezza della Rocca.
«Sono da evitare tragedie annunciate», sottolinea l'amministratore, «e nella migliore delle ipotesi è da evitare la possibilità di mettere in ginocchio l'economia turistica della zona con chiusure di strade, case, strutture ricettive e quant'altro causa un dissesto non curato».
Nella mente del primo cittadino ricorrono gli ultimi fatti di cronaca avvenuti sul territorio nazionale (Messina, Amalfi) con la morte d'incolpevoli cittadini e il monito - accusa del commissario alla protezione civile Guido Bertolaso, direttore del dipartimento della Protezione civile, sulle troppe negligenze delle amministrazioni comunali.
Conscio delle proprie responsabilità e in attesa di notizie positive dai palazzi romani e veneziani - ovvero di finanziamenti - il sindaco De Beni ha così deciso di partire con una serie di monitoraggi sulla parte della Rocca che ricade nell'ambito di Bardolino. A incaricarsi dell'operazione lo studio Nucci&Associati che ha stilato la relazione generale sulla stato della Rocca. «Dalla settimana prossima inizieremo l'attività di rilievo periodico e alla fine dei sopralluoghi verranno messi in atto quegli accorgimenti necessari a segnalare (sensori-specchietti) eventuali assestamenti geologici dell'area. Successivamente si vedrà, in base alle risorse a disposizione, di passare alla fase di messa in sicurezza definitiva, che per la zona sovrastante alla chiesa di San Pietro potrebbe concretizzarsi con la costruzione di un vallo», spiega il geologo Enrico Nucci.
Per far fronte alle spese l'amministrazione comunale pescherà intanto dal fondo dei 50mila euro giunti dalla Regione grazie all'interessamento dell'assessore all'Ambiente Giancarlo Conta.

Da giugno
i Comuni
gestiranno
gli ormeggi

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Non si cambiano le regole durante la partita, soprattutto nei tempi supplementari. Ha un termine infatti il rimpallo di anni per il trasferimento della gestione dei porti dalla Regione ai comuni della sponda veronese del lago.
La Giunta regionale, martedì, ha deliberato di concedere un'ultima proroga, spostando di cinque mesi e cioè al 31 maggio 2010, la scadenza per il passaggio al nuovo regime di gestione. Nel frattempo andranno indetti i bandi di assegnazione dei posti barca nei porti degli otto comuni rivieraschi.
La Giunta di Palazzo Balbi ha inoltre valutato il bando indetto dal comune di Malcesine, (scadenza per l'assegnazione dei posti barca il 10 dicembre scorso) come «non conforme alle prescrizioni della delibera regionale» e quindi da annullare. Ha deliberato che «i Comuni che non hanno ancora proceduto all'approvazione definitiva delle linee guida e del Piano porti, debbono farlo entro il termine di maggio».
Infine verrà costituito un «tavolo tecnico di lavoro», composto da responsabili dei comuni e dirigenti regionali, per monitorare il primo anno di nuova gestione e a supporto dei comuni. Venezia da ottobre 2008 aveva completato il processo di trasferimento delle funzioni i comuni del Garda, delegando gestione e pianificazione delle zone portuali. Le amministrazioni locali, a loro volta, dovevano trovare una regolamentazione uniforme per l'assegnazione delle concessioni di spazi acquei per l'ormeggio nei porti, delle concessioni a terra e delle boe di ormeggio. Alla Regione rimangono le funzioni di coordinamento e controllo. La Giunta regionale aveva stabilito criteri uniformi per l'uso dei porti. I comuni dovevano adottare le linee guida e il Piano porti unitario, approvato da ogni comune, contenente i singoli piani porti dei paesi.
Con delibera 880 del 7 aprile 2009, la Giunta ha approvato il Piano porti unitario, introducendo prescrizioni. Solo dopo l'ulteriore approvazione del piano generale con le prescrizioni, l'iter poteva considerarsi concluso e i comuni avrebbero potuto procedere alla pubblicazione dei bandi. Era stato così fissato un periodo transitorio fino al 21 ottobre 2008, prorogato al 31 dicembre 2009. Ora l'ulteriore e ultima proroga al 31 maggio 2010.
«Le amministrazioni hanno subito ritardi causa elezioni di giugno», sottolinea il provvedimento regionale, «determinando l'impossibilità di procedere ai bandi entro fine anno, con ll comportamento differenziato di Malcesine». E poiché «c'era chi correva avanti e chi era indietro nell'approvazione dei piani porti», il 12 novembre 2009 hanno inviato richiesta a Venezia di «emanare disposizioni che consentano ad ogni comune di predisporre il bando per gli ormeggi dei propri porti in modo autonomo, senza dipendere dall'approvazione delle linee guida da parte di tutti». Venezia ha posto dei paletti: «Sì alla proroga, no all'autonomia, per evitare disparità di trattamento degli utenti».

L'istituto Negri cerca la cura per il lago

Zoom Foto

Peschiera. Comune di Peschiera del Garda, Rotary e Lions, Azienda Gardesana Servizi e Consorzio Garda Uno, le società di gestione del servizio idrico integrato (acquedotto, fognature e depurazione) delle sponde rispettivamente veronese e bresciana del lago di Garda, hanno unito le forze e finanziato con 20mila euro una borsa di studio per una ricerca «Salubrità ambientale del sistema Sarca - lago di Garda - Mincio - laghi di Mantova». Il progetto scientifico sarà attivato in collaborazione con l'Istituto Mario Negri di Milano e mira a effettuare un'indagine conoscitiva e un'analisi delle caratteristiche del territorio gardesano per individuarne eventuali criticità e valutarne l'indice di salubrità per la popolazione.
L'iniziativa e l'accordo raggiunto è stato illustrato nel corso di una serata organizzata a Peschiera dal Rotary club di Peschiera e del Garda veronese. All'evento hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco della cittadina arilicense Umberto Chincarini, il presidente di Ags Alberto Tomei, esponenti dei club Rotary e Lions dell'area gardesana bresciana e di Mantova. Ospite d'onore il professor Silvio Garattini, fondatore e direttore dell'Istituto «Mario Negri» che ha colto l'occasione per sottolineare il valore di una simile ricerca che indagherà sul legame tra ambiente e salute dell'uomo.
«L'ambiente e la genetica sono le due forze che lavorano insieme e determinano la qualità di vita di ciascuno di noi», ha spiegato il farmacologo. «L'ambiente dunque è un elemento fondamentale e contrariamente a quanto si può pensare non è mai stato studiato a fondo. Su questo tema ci sono molte impressioni e leggende metropolitane ma pochi studi. La ricerca si fa con la testa e con le strutture: abbiamo la più moderna delle strutture e siamo molto lieti di metterla a disposizione di un lavoro che si concluderà con dati reali, trasparenti verso il territorio e che potranno contribuire al suo eventuale miglioramento e promozione, visto che si tratta di un'area a vocazione turistica».
Garattini ha altresì sottolineato il ruolo della ricerca ricordando che: «Occorrono 500mila euro per formare un ricercatore che spesso finiamo per "regalare" a Paesi stranieri che poi competono con noi proprio sulla base dei lavori di questi ricercatori. Un circolo vizioso che dove cambiare». Dal presidente del «Mario Negri» il plauso all'iniziativa perché riunisce molte realtà istituzionali per un unico progetto. Una considerazione condivisa sia dal sindaco Chincarini, il quale ha ricordato come solo pochi anni fa «sarebbe stato impossibile sognare di vedere allo stesso tavolo esponenti dell'economia, della politica e del turismo veronesi, bresciani e mantovani» che da Lorenzo Tessari, presidente del Rotary di Peschiera e del Garda veronese.
«Quello che siamo riusciti a promuovere è un progetto che avrà una ricaduta concreta sul territorio. E' il risultato di un lavoro di squadra che ci auguriamo possa continuare nel tempo».G.B.

Verso i rifugi del Baldo sulla strada senza neve

Zoom Foto

Barbara Bertasi



San Zeno di Montagna. Il rifugio «Fiori del Baldo» incassa la sua vittoria: lo sgombero della neve dalla strada di Naole, dalle località Cason a Due Pozze.
Il sindaco, Graziella Finotti, ha garantito che farà eseguire quest'operazione e ne ha già data prova il 5 dicembre, facendola pulire la via alla vigilia del ponte dell'Immacolata, proprio all'indomani della prima nevicata. Così Moreno Oliboni, gestore e proprietario con i genitori di questa struttura, a 1850 metri di quota sul Baldo, ha vinto la sua battaglia. Una battaglia che va avanti da anni, sempre a suon di lettere ogni volta protocollate in Comune, ma senza esito pratico.
L'ultima risale al 23 settembre, ed è sulla falsariga di quella spedita nel novembre 2007 e nell'ottobre 2008, quando ancora non si prevedeva l'inverno nevoso che seguì. «Già da alcuni anni», scriveva, «in caso di neve, il Comune fa sgomberare la strada comunale di Naole fino alla località Cason poiché vi risiede stabilmente una famiglia. Voglio precisare», incalzava, «che anche al Rifugio Fiori del Baldo, oltre ad esistere un'attività commerciale aperta tutto l'anno, risiedono stabilmente i miei genitori. Chiedo quindi gentilmente che la strada sia sgomberata perlomeno fino alla località Due Pozze».
Ricordava quindi che, oltre a beneficiare dello sgombero i rifugi, il suo e quelli di Malga Prada (quota 1500) e Chierego (quota 1911), ne avrebbe tratto vantaggio qualche turista, che meglio potrebbe approfittare delle strutture ricettive del paese nel periodo invernale.
Un sogno sarebbe stato lo sgombero più avanti: «Ma va bene così», dice, «anche per prevenire pericoli».
Precisa il sindaco Finotti: «Ho ritenuto accettabili le richieste del signor Oliboni. Condivido infatti l'idea che sia positivo tenere aperta la strada che conduce alla località Due Pozze, dove si trova anche una baita gestita dall'associazione Sci Nordico di S. Zeno di Montagna. Ciò permette ai turisti che amano la montagna di arrivare in quota per godere le bellezze del Baldo e praticare sport invernali, come passeggiate e uso di ciaspole, non essendovi qui piste da sci. Sarà un'opportunità in più», prosegue, «tenendo conto che difficilmente quest'anno, per motivi tecnici, gli impianti funiviari saranno aperti, essendo previste nuove strutture da realizzarsi nel prossimo futuro».
La pulizia sarà fatta fino alle Due Pozze spargendo sale: «Oltre sussiste invece un divieto di transito. Tuttavia», prosegue, «anche da Prada (a quota 1000) fino alle Due Pozze è sin da ora obbligatorio viaggiare con le catene poiché la strada può essere pericolosa a causa del ghiaccio».
L'intervento non è economicamente quantificabile: «I costi dipenderanno dalla quantità di neve che cadrà nelle prossime settimane», ragguaglia Gabriella Finotti ricordando che finora s'è provveduto allo sgombero il 5 dicembre, quando la situazione era stata anche monitorata dai volontari della protezione civile comunale. I Fiori del Baldo accoglie ospiti nei fine settimana e sarà aperto nelle festività natalizie (info. : 04568624 77).

Lavori per sistemare parchi gioco e giardini

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Garda. La «Befana» porta in regalo la sistemazione di parchi gioco e giardini pubblici a Garda. Dopo tanti rinvii e polemiche sorte attorno alla riqualificazione dei parchi pubblici, ora l'inizio lavori sembra assicurato. Parola dell'assessore ai lavori pubblici Mario Bendinelli e dei colleghi Federico Manzalini e Paolo Salier.
«Potevamo già partire con i lavori», spiegano, «ma preferiamo far passare le festività. Dopo il 6 gennaio però inizierà sicuramente la sistemazione dei tre parchi promessi di Poiano, via Galilei e Bimbi felici». «Il ritardo», spiegano gli assessori, «nonostante la gara d'appalto si sia svolta in settembre, è dovuto al fatto che ci sono giunte delle segnalazioni da famiglie del quartiere Le Giare, che hanno chiesto una diversa sistemazione delle zone verdi. Cioè», spiega Mario Bendinelli, «si doveva rifare il campetto da calcio sulla strada per Poiano, ma gli abitanti hanno pensato che fosse troppo a ridosso delle case. Abbiamo così tenuto degli incontri con i cittadini, dove abbiamo concordato il rifacimento del campetto già esistente situato poco più sotto, nella strada laterale delle Giare. Il campetto da calcio per ragazzi fino a 12-13 anni quindi, verrà realizzato in questa seconda area, con la posa di erba sintetica e recinzione. Si ridurrà la superficie attuale e verrà portato alle misure regolamentari per il calcio a 5 fino a 7, mentre in quello sopra di Poiano, verrà creata una zona ludica con giochi per bambini piccoli».
Legati a doppio filo sono anche gli altri due parchi di via Galilei (quello dove si trova il Circolo Anziani e attiguo alle scuole) e di «Bimbi Felici» (in zona vicina al cimitero). Sul perché non siano partiti i lavori di sistemazione per questi due parchi, nell'attesa di concordare la riqualificazione delle aree verdi del quartiere le Giare, gli assessori dicono: «L'appalto è stato assegnato il 17 settembre alla ditta Limonta sport italia spa di Bergamo, la quale aveva 45 giorni per iniziare i lavori di posa dei tappeti erbosi sintetici nei campi giochi di tutti e tre i parchi. I lavori infatti, rientrano tutti in un unico appalto e poichè si era pensato di partire da quello di Poiano che era il più degradato, abbiamo preferito aspettare l'accordo, per poi iniziare in blocco con tutti e tre i parchi. I lavori così sono slittati di un paio di mesi, ma adesso è certo che inizieranno in gennaio».
In via Galilei, verrà rifatto il campo di calcio attuale in terra battuta, con erba sintetica ( durata oltre 30 anni) e rifatta la recinzione. Nei giardini dei Bimbi Felici verrà riseminato il prato. Tutti i parchi saranno poi corredati da giochi e panche sistemate o nuove. Spesa complessiva 150 mila euro.

Ca' Filissine, rientra l'allarme Percolato, già spesi 8 milioni

Zoom Foto

Lino Cattabianchi



Pescantina. Risolto a tempo record il problema dell'asportazione e dello smaltimento del percolato per la discarica di Ca' Filissine. L'attività della ditta Depuracque sviluppo srl, in conseguenza di un'ordinanza del sindaco, è già ripresa. «Con una collaborazione intensa tra il prefetto Perla Stancari, l'assessore all'ecologia della Provincia, Luca Coletto, e il Comune», spiega il sindaco di Pescantina, Alessandro Reggiani, «siamo riusciti a far fronte alla situazione. Come sindaco ho emesso un'ordinanza per far riprendere l'attività di asportazione del percolato alla ditta Depuracque. Nel frattempo ho avuto ampie garanzie da parte della Provincia che la parte dei fondi stabiliti per il post mortem arriverà in tempo utile.
«Devo dire che tutti e tre i soggetti istituzionali di questa azione sono rimasti molto sorpresi per l'atteggiamento dimostrato in questo frangente dalla Depuracque sviluppo che aveva, del resto, già avuto ampie garanzie sulla tempestività dei pagamenti da parte degli Enti stessi. Ricordo che gli interlocutori per il problema di Ca' Filissine sono istituzioni, non privati: e quindi ci sono tutte le garanzie di solvibilità. Certo, come Comune stiamo valutando l'ipotesi di evitare di essere tenuti sotto scacco da parte di una società».
Il problema dell'asportazione e del trattamento del percolato è centrale in questa fase di chiusura della discarica, che dura dal 29 agosto 2006. A fronte della cessazione di ogni introito, sul Comune viene a gravare un onere di circa 200 mila euro al mese. Ribadisce Reggiani: «Per coprire gli oltre otto milioni di euro spesi dal 2006 per il percolato, sono state utilizzate dapprima le somme a disposizione della tariffa. Poi il Comune ha utilizzato i tre milioni di euro che giacevano nelle casse per il dopo-discarica. Sono cifre da capogiro che rischiano di compromettere il bilancio del Comune, se questo viene lasciato solo. Il problema dello smaltimento del percolato non è solo di Pescantina ma di tutta la provincia».
In questa direzione è andato il recente protocollo firmato tra Regione, Provincia, Comune e Daneco spa (la società di gestione di Ca' Filissine) che concede al Comune di Pescantina di accedere ai fondi accantonati per il post-mortem della discarica, per altri te milioni di euro, allo scopo di affrontare il problema ambientale.
Commenta l'assessore all'ecologia della Provincia, Luca Coletto: «Ci siamo trovati di fronte a questa emergenza, dovuta al fatto che la ditta interessata aveva dichiarato di non voler più procedere all'asportazione del percolato della discarica di Ca' Filissine, senza copertura finanziaria. Con il lavoro di tutti e il coordinamento della Prefettura, che ha tenuto i contatti minuto per minuto, siamo riusciti a ripartire. È un esempio di buon lavoro istituzionale il cui merito va attribuito senza ombra di dubbio al prefetto Perla Stancari e alla sua incessante azione e sollecitudine verso i problemi del territorio. La collaborazione tra Provincia, Comune di Pescantina e Prefettura è finalizzata alla messa in sicurezza dell'impianto di Ca' Filissine il più velocemente possibile e alla sua restituzione al territorio in piena sicurezza ed efficienza».

La Regione stanzia i fondi per gli allagamenti a Belluno

Zoom Foto

Barbara Bertasi



La Regione, con delibera dell'assessore alle politiche ambientali Giancarlo Conta, va in soccorso di Brentino Belluno e assegna un contributo straordinario di 100mila euro al Comune per far fronte alle spese per i lavori già sostenuti e da sostenere in conseguenza dei dissesti idrogeologici verificatisi il 24 e il 25 dicembre.
E pure la giunta provinciale, ieri, ha deliberato un contributo di 10mila euro che si sommerà a quello concesso dalla Regione. La somma è ricavata da fondi a disposizione della giunta, in particolare dell'assessorato alle politiche montane, protezione civile e dissesti idrogeologici retto da Giuliano Zigiotto: «Abbiamo ritenuto importante stanziare un contributo urgente che servirà a far fronte ad alcune prime esigenze», dice. « E' solo una parte di quanto il Comune ha bisogno nell'immediatezza, ma siamo lieti di poterlo dare». Anche il consigliere provinciale Ivan Castelletti si era attivato in questo senso interessandosi direttamente l'assessore.
Sul fronte regionale, Conta, il quale ha la specifica competenza alla Difesa del suolo, spiega che il provvedimento è stato approvato ieri dalla giunta d'urgenza: «Dispone inoltre che, in seguito, la direzione foreste ed economia montana, usando normali risorse di bilancio regionale, avvii, tramite il Servizio forestale regionale di Verona, i primi e più urgenti lavori di sistemazione dell'alveo del Rio Secco e che, d'intesa con la direzione difesa del suolo e il Genio civile di Verona, individui gli interventi strutturali necessari a mettere in sicurezza l'area, interventi la cui progettazione e realizzazione sarà attivata con successivi ed appositi provvedimenti. Spetterà poi alla Protezione civile regionale», precisa, «di competenza dell'assessore Elena Donazzan, avviare le procedure per la dichiarazione dello Stato di crisi, chiesto dal sindaco Virgilio Asileppi». Ora al Comune spetta rendicontare le spese entro il 31 dicembre.
«Siamo molto soddisfatti del contributo, che concretizza in un'eccezionale manifestazione di solidarietà, a dispetto di quanto si dice di solito degli enti pubblici...», commenta Asileppi. «Ci servirà per pagare le prime spese sostenute. Abbiamo fatto valutazioni che tengono conto delle opere eseguite dall'impresa Campostrini di Avio, che sta ancora lavorando per mettere in sicurezza il fondo del Rio Secco, dalla Coati di Rivalta, che ha fatto movimentazione terra nelle zone anguste, dalla Savoia di Bardolino, che ha estratto fanghi dagli scantinati. Servirà poi a rimborsare i gruppi di protezione civile, gli artigiani che hanno ripristinato gli impianti d'illuminazione pubblica e di riscaldamento a gpl».
Non solo: «Dovrebbe servirci a sistemare le vie d'accesso alla zona invasa dalla frana, il cui asfalto è stato divelto dai cingolati delle ruspe, e alla bonifica del Rio Molini per velocizzare l'uscita dell'acqua». Ciò nella contingenza: «La Regione ha assicurato la redazione di un progetto a lungo respiro, a cura del Servizio forestale, per mettere in sicurezza la valle con un lavoro imponente. Anna Paola Perazzolo, responsabile dei cantieri del Baldo, ci ha riferito che sarà fatta un'ispezione a terra degli alvei dagli sbocchi alle sorgenti».
La stessa Perazzolo: «Fatto il rilievo fotografico in elicottero, farò un'ispezione percorrendo la valle per capire il danno reale e la quantità di materiale potenzialmente instabile. Appena avremo a disposizione le risorse, seguiranno progettazione ed esecuzione dei lavori». Poi ricorda quanto fatto nel 2006: «Eseguimmo una manutenzione idraulica, prevista da un'ordinanza regionale. Liberammo l'alveo dai materiali depositatisi negli anni nel tratto che attraversa il paese e realizzammo platee di fondo, riparammo i danni rilevati sull'opera preesistente, risalente agli anni Settanta: lavori hanno contribuito a limitare i danni».

La sfida sugli impianti di Prada «Non serve fare le barricate»

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



La Monte Baldo- Garda replica ai sindaci di Brenzone e San Zeno in merito alla gestione della funivia di Prada. È infatti confronto aperto sulla gestione della bidonvia e della seggiovia di proprietà, al 50 per cento ciascuno, dei Comuni di Brenzone e San Zeno, con la gestione dalla società consortile a responsabilità limitata «Monte Baldo - Garda».
Sia Rinaldo Sartori, primo cittadino di Brenzone, che Graziella Finotti, sua omologa di San Zeno, avevano detto di volere la «rescissione del contratto di gestione per avere una gestione diretta degli impianti di Prada». La gestione diretta, oltre che la proprietà degli impianti, per i sindaci sarebbe una «esigenza imprescindibile» sia per «poter sostituire "in toto" l'impianto», visto che la «scadenza della vita tecnica sarà ad agosto 2010, non prorogabile» che per «poter contare sull'aiuto e i finanziamenti che vorremmo ottenere dalla collaborazione con la Funivia di Malcesine, una volta che la Monte Baldo- Garda si sia fatta da parte», aveva confermato Sartori. Il costo complessivo dei nuovi impianti sarebbe di 8-9 milioni di euro, un compromesso fra tre diverse soluzioni possibili. Da mesi è in atto uno scambio epistolare, dai toni anche accesi, tra la «Costabella srl», società proprietaria dell'impianto su mandato dei Comuni di Brenzone e San Zeno, e la «Monte Baldo- Garda», che lo gestisce.
Finora però, come confermato dai due sindaci, «passi avanti non ne sono stati fatti» e, da Brenzone, Sartori ha garantito che «se la situazione non si sblocca si arriverà a un vero scontro legale». L'ultimo atto è stata la lettera di Gianfranco Bortolussi, presidente della «Prada Costabella srl» che, per conto dei sindaci, a metà dicembre aveva intimato alla Monte Baldo- Garda di «prendere una decisione definitiva» in pochi giorni, altrimenti «ci si riterrà liberi di intraprendere le azioni possibili in difesa dei diritti di questa Società pubblica e dei Comuni proprietari». A rispondere per le rime è ora la Monte Baldo- Garda.
«Rifare l'impianto con un adeguato progetto e trovare i finanziamenti sono operazioni che richiedono nervi saldi e ricerca di intese», ha fatto sapere il presidente, Ennio Peretti. «Lo sforzo maggiore sembra invece concentrarsi sulla attuale forma di gestione... la convenzione, chissà perché, divenuta fonte di tutti i mali del mondo... di miopie che dedicano più attenzione alle divisioni di fazione che a un grande disegno. Minacce e pressing appaiono quasi celare la disperata ricerca di esorcizzare l'incertezza dell'esito». E ancora: «Questo percorso non porta da nessuna parte, anzi rischia di essere controproducente. Salta fuori la questione della gestione diretta rispetto a quella a noi affidata, e ciò diviene il "centro" di ogni problema. Una tale opzione, pur non primaria, è legittima, ma entra in contrasto con la convenzione vigente, rinnovata questa estate dalla "Prada Costrabella srl", e quindi dai comuni detentori delle quote». Poi lo spiraglio: «Sulla convenzione, comunque, non ci siamo arroccati», conclude Peretti.
Per quanto riguarda l'accusa, da parte dei sindaci, di avere chiesto 20 mila euro per riaprire gli impianti nel periodo natalizio, e che sono rimasti chiusi, Peretti dice: «Avevamo inviato per tempo una lettera in cui chiedevamo di discutere il problema, ponendo la necessità di dialogare anche vista la cessazione anticipata della attività stagionale estiva del 2010. Solo ai primi di dicembre la risposta: ci si chiede se vogliamo o meno aprire durante le festività invernali, null'altro. "Monte Baldo- Garda" è un'impresa non un ente di carità: è sensibile alle istanze degli operatori ma non masochista: fa i conti anche in relazione allo scenario che ha davanti». Insomma: lo scontro pare destinato a crescere. Forse anche per alzare il prezzo di una eventuale uscita di scena da parte della Scarl, come voluto dai due comuni e dalla Prada Costabella srl.

Gerardo Musuraca

Alleati per rilanciare le pesche

Zoom Foto

Lino Cattabianchi



Rolando Andreoli, delegato all'agricoltura di Pescantina, è il nuovo presidente della società di gestione del Mercato ortofrutticolo intercomunale di Bussolengo e Pescantina. Con lui lavoreranno nei prossimi tre anni il vicepresidente Daniele Girelli e i consiglieri Leonello Vicenzi, Oriana Merci, Valentino Marconi.
«Assumo la presidenza in un momento difficile per l'agricoltura», esordisce Andreoli, che aveva già guidato il mercato, «con l'augurio di poter contribuire a rinsaldare i rapporti con i produttori e i commercianti in vista di una ripresa del comparto. La crisi può diventare un'occasione per riflettere, ma anche per prendere decisioni. Credo si debba insistere nella richiesta di un prodotto di qualità che ha già un punto consolidato nel marchio Principesca. Per questo, con il 2010 inizieranno gli incontri coi produttori per mettere a punto strategie di presenza sul mercato. Ritengo sia necessario incontrarsi, come già fatto in passato, con la grande distribuzione che rimane veicolo importante per la vendita dei prodotti».
Il mercato di via Molinara raccoglie circa 270 produttori che agiscono attraverso sei cooperative, e commercializza circa 60 mila quintali di pesche a stagione. Nel periodo invernale le strutture vengono usate per il mercatino dei produttori del venerdì, che attira un numero consistente di famiglie. «E' sempre mia intenzione», aggiunge il presidente, «organizzare dei convegni per la formazione dei peschicoltori. In programma ci sono almeno tre appuntamenti dedicati uno ai fitofarmaci, un secondo alla normativa sulla manodopera stagionale e un terzo ai problemi della commercializzazione. Rimane comunque un punto fermo la mostra pomologica che da qualche anno, in collaborazione con l'Istituto sperimentale di frutticoltura della Provincia di Giorgio Baroni e con Veneto Agricoltura, suscita un notevole interesse nei produttori per la conoscenza di nuove varietà.
«Inoltre, sul versante della promozione, studieremo con il consiglio di amministrazione quale via intraprendere per dare visibilità ai prodotti. Un altro adempimento a breve termine sarà la nomina del direttore che avverrà attraverso un bando nei primi mesi del 2010». La crisi del comparto peschicolo ha bisogno di risposte collegiali. «Per questo», puntualizza Andreoli, «lancio la proposta di una collaborazione stabile con i mercati alla produzione di Sommacampagna, Villafranca e Valeggio. Siamo alle prese con gli stessi problemi e credo che insieme potremmo dare più forza al comparto agricolo».

Lino Cattabianchi

Asileppi: «Nuove frane? Per ora no»

Zoom Foto

Barbara Bertasi



L'allarme appare rientrato a Belluno Veronese dove, nella notte di Natale, il rio Secco che nasce a Malga Cerbiolo e sfocia nell'Adige dopo aver attraversato il paese, è tracimato a causa delle intense piogge e dello scioglimento della neve in quota, trascinando in centro una colata detritica che ha invaso abitazioni e garage, coprendo con una montagna di sassi anche una corte. Anche ieri ruspe e camion hanno lavorato incessantemente per rimettere la situazione in ordine. Anche il rio Molini, a causa delle ingenti precipitazioni, era esondato devastando la Società agricola e troticultura Rio Molini di Cozzini Siro &C la cui famiglia, come una decina di altre, era stata fatta evacuare dall'amministrazione, col supporto dei vigili del fuoco e della protezione civile provinciale, guidata dal tecnico Armando Lorenzini.
Se il peggio sembra passato, resta la preoccupazione circa il rischio di trovarsi ancora sommersi dal fango nel caso di altre forti piogge. La soluzione potrebbe essere trovata grazie agli aiuti promessi dalla Regione: l'assessore all'ambiente, Giancarlo Conta, il giorno di Santo Stefano, ha effettuato un sopralluogo in elicottero per verificare la situazione. Il sorvolo ha confermato la pericolosità dell'area e la necessità di stanziare risorse urgenti per aiutare il Comune nelle spese e mettere in sicurezza l'abitato, tramite un provvedimento che Conta ha assicurato adotterà in giunta domani.
Ieri, in Valdadige, dopo giorni di pioggia battente, splendeva il sole: «Va molto meglio, il rio Secco ieri era praticamente asciutto mentre il rio Mulini continua a scaricare tre metri cubi di acqua al secondo», fa sapere il sindaco Virgilio Asileppi, sempre in prima linea. «Ieri ho tranquillizzato la gente riferendo che il sopralluogo fatto con gli esperti della Regione ci ha permesso di conoscere la situazione dandoci la certezza che non ci sono pericoli imminenti. Tuttavia la situazione resta da monitorare poiché i danni sono enormi, e servono interventi importanti. Perciò contiamo sull'aiuto della Regione. Voglio ringraziare la popolazione che s'è dimostrata tanto solidale».
Anche ieri, di buon mattino, tutto il paese era in movimento e c'era un gran via vai di trattori e ruspe. «Pare incredibile quanto hanno fatto in così breve tempo per riportare ordine in un centro che, due giorni fa, pareva distrutto».
E prosegue: «Nel primo pomeriggio siamo stati alla troticultura Cozzini dove il livello del rio è rientrato, anche se la corrente resta forte. La famiglia ci ha confermato che serviranno almeno 45 giorni per rimettere ordine nelle vasche dove l'elevarsi del livello ha implicato la perdita di molti pesci. Perciò abbiamo fatto fare una rapida pulitura del rio Molini affinché l'acqua defluisca più rapidamente».
Aggiunge il vicesindaco Alex Pasini: «Col supporto dei volontari del paese e delle ditte chiamate, abbiamo anche terminato di pulire le case e le cantine ancora piene di fango, concentrandoci su un terreno privato che era stato coperto da detriti e limo con gravi perdite per il proprietario». Anche lui, Ugo Chiamenti, era all'opera sul suo trattore per far ordine nella corte con Bruno Magagnotti: «Abbiamo avuto danni enormi», dice. «Il fango è arrivato in casa e in cantina e la corte non esisteva più, tanto che è stata usata per depositarvi il materiale rimosso dagli scavatori. Il cortile è stato pulito, ma tutti gli alberi da frutto, le vigne e la coltivazione di kiwi, sono andati distrutti». E oggi si lavora ancora: «Verranno aspirati i residui auspicando che la situazione torni alla normalità», chiude Pasini.

Barbara Bertasi

Ordigni spariti
sul Trimelone
ma la «bonifica»
è in ritardo

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Riparato il buco a lato della porta della casamatta sull'isola del Trimelone. A pochi giorni da quando al consigliere con la delega alla bonifica del Trimelone, Ivano Brighenti, era stata segnalata l'intrusione di sconosciuti sull'isola, l'amministrazione comunale ha posto rimedio. Gli operai del Comune hanno tappato, con una lastra in legno rigido infissa nelle pareti in muratura con la resina, la larga fessura tra muro e portone in ferro.
Nelle settimane precedenti ignoti pare avessero asportato del materiale bellico inerte accatastato in una delle casematte. Di qui l'allarme perchè «anche se il materiale bellico è inerte», aveva detto Brighenti, «può essere utilizzato per azioni dimostrative o per minacciare qualcuno». Il «rattoppo» al muro sarà fissato con malta e cemento. Sull'isola sono sbarcati anche una quindicina di Carabinieri delle stazioni di Malcesine, con i colleghi nautici delle motovedette di Torri, Bogliaco e Desenzano. «I Carabinieri sono intervenuti con le motovedette», dice Brighenti, «e abbiamo fatto un sopralluogo per capire cosa fosse successo».
L'impressione è che non si sappia esattamente quanto e quale materiale bellico sia sparito e che comunque il sito, su cui è ancora in vigore il divieto di sbarco, di attracco, di pesca, e di avvicinamento, debba essere messo in sicurezza al più presto. All'interno delle casematte sono infatti stoccati centinaia di bossoli di ordigni e di spolette di ogni genere che, nelle intenzioni dell'amministrazione comunale, dovrebbero essere utilizzate per un eventuale «museo della guerra da allestire una volta completata la bonifica».
Se però finora la superficie dell'isola è stata liberata dagli ordigni, non altrettanto si può dire dei fondali intorno. Solo i primi dieci metri di profondità sono stati bonificati nel 2008, mentre restano da fare i lavori di sminamento fino a 30 metri. Nel maggio scorso la Regione e il dipartimento della Protezione civile nazionale avevano stanziato, metà per ciascuno, 600 mila euro per questo scopo. Finora però, di quel denaro a Brenzone non hanno visto neppure un euro.
«Nelle scorse settimane», ha illustrato il primo cittadino di Brenzone, Rinaldo Sartori, «abbiamo avuto colloqui telefonici con Francesco Bianchini, il funzionario della Regione che si occupa della Protezione civile. Purtroppo ancora non è stato possibile incontrarlo, e anche l'appuntamento fissato per il 16 dicembre è stato rinviato per un problema improvviso in Regione». «A questo punto però», conclude il sindaco, «speriamo di poterci incontrare subito dopo l'Epifania, come proposto da Bianchini. Senza quei soldi noi siamo in estrema difficoltà e il Trimelone non è in sicurezza».

Si sciolgono
neve e piste
Il turismo
è in ginocchio

Zoom Foto

Vittorio Zambaldo



È finita in acqua e ghiaccio la montagna di neve caduta nei giorni scorsi in Lessinia e sul Baldo. L'incredibile rialzo delle temperatura nei giorni precedenti a Natale ha mandato in fumo il lavoro degli operatori delle stazioni invernali che puntavano a una grande stagione con le premesse di freddo e neve che c'erano state. «È un disastro. Mi batterò perché venga riconosciuto lo stato di calamità naturale, come del resto stanno facendo in stazione ben più attrezzate della nostra, in Trentino e sulle Dolomiti», annuncia Gianni Bonetti, direttore tecnico di Malga San Giorgio.
Chiusi gli impianti per colpa del meteo nei giorni di Natale e Santo Stefano, si punta a riaprire per oggi mendicando la poca neve rimasta sui cumuli di fiocchi «sparati» che erano stati precauzionalmente preparati. «Con un grosso lavoro riusciamo ad aprire la pista Valon per onorare gli impegni presi con i corsi della scuola sci», ammette Bonetti, «ma per il resto rimane tutto chiuso». La richiesta di stato di calamità nasce dal fatto che con questa situazione è messa in ginocchio l'economia dell'intera Lessinia centrale. «Non è solo un problema di impianti fermi», precisa Bonetti, «ma ci sono prenotazioni che saltano, alberghi che non lavorano, ristoranti che si trovano con le dispense strapiene. Abbiamo impiegato 15 mila metri cubi d'acqua per far neve nei giorni di freddo e ora ce la troviamo persa a rivoli sui pascoli»
Tanti non hanno rinunciato a salire, soprattutto famiglie con bambini alla ricerca del dosso in ombra dove lasciar scendere la slitta, ma il pericolo ora è il ghiaccio che ha trasformato in lastre di cristallo scivoloso la neve sciolta.
Fermi gli impianti anche sul Baldo: «La pioggia ha portato via quasi tutto. Restano delle chiazze di neve ma è impensabile sciare anche sulle piste più facili», avverte Marco Menotti, che segue la tracciatura per la stazione di Malcesine-Monte Baldo. «La temperatura è di nuovo scesa dopo le impennate verso l'alto dei giorni scorsi che hanno portato la pioggia. Speriamo in un'altra perturbazione prima di Capodanno che ci permetta di recuperare almeno metà delle vacanze natalizie», si augura.
Questo infatti dicono le previsioni, ma non è ancora chiaro se sarà una perturbazione fredda che porterà neve o un'altra scarica di libeccio con aria calda e pioggia.
Al parco divertimenti sulla neve di Lessiland, a Passo Fittanze, sono decisi a ritentare: «Con questo freddo mettiamo di nuovo in funzione i cannoni e contiamo di essere pronti fra un paio di giorni, se la pioggia non ci rovinerà ancora il lavoro. Sul sito della stazione (www.lessiland.it) i dati sono aggiornati e lo si può consultare prima di partire».

Giochi non a norma all'asilo? L'assessore: «È tutto a posto»

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Doveva essere solo una richiesta di aiuto economico. Ma la lettera inviata lo scorso 4 dicembre dal Comitato di gestione della scuola per l'infanzia di Cavalcaselle agli operatori economici della località, con la richiesta di contributo per l'acquisto di nuovi giochi per il parco della struttura, ha generato non poche polemiche. Meglio, le hanno generate le parole scritte sul documento: «la scuola dell'infanzia Don Giuseppe Manganotti di Cavalcaselle ha urgente necessità di porre a norma e in sicurezza in base alle nuove disposizioni di legge tutti i giochi del giardino utilizzati dai nostri più giovani concittadini».
«La gestione delle scuole dell'infanzia», precisa l'assessore alle scuole Rossella Ardielli, «è affidata al Comitato di gestione e non compete al Comune che interviene solo per il contributo alle rette e per le eventuali manutenzioni straordinarie. Al di là di questo, siamo sempre disponibili a sostenere i nostri plessi e le loro attività. Riguardo ai parchi gioco delle scuole dell'infanzia», continua, «sono certa che siano a norma di legge avendolo verificato personalmente subito dopo il mio incarico. Ecco perché penso che il Comitato di gestione della Manganotti abbia agito in assoluta buona fede facendo, forse, il solo errore di scegliere termini non appropriati». E sui Comitati di gestione l'assessore continua evidenziando «la grande qualità del lavoro svolto nei tre plessi del territorio, Castelnuovo Sandrà e Cavalcaselle. E trovo anche giusto che questi intervengano chiedendo aiuto alla comunità e agli operatori economici; come adulti abbiamo tutti il dovere di aiutare i nostri piccoli a crescere al meglio. Rimane il rammarico, ripeto, per una scelta di termini forse non troppo felice e che può aver prestato il fianco ad interpretazioni fuori luogo».
Di questo avviso è anche il presidente del Comitato di gestione che parla «della necessità di recuperare risorse per far fronte alle manutenzioni necessarie e a sostituire alcuni giochi. La lettera è stata inviata per questo, come tutti gli anni d'altronde». Sulla situazione dei giochi in dotazione Zuccotti conferma: «è vero: la manutenzione ordinaria spetta a noi, quella straordinaria al Comune. Noi oggi ci troviamo nella situazione di dover fare interventi importanti ma non tanto per carenze passate o di qualcuno in particolare quanto, piuttosto, perché le normative sono diverse. Abbiamo necessità di cambiare il gioco chiamato castello, di recintare le altalene e sostituire la sabbiatura con i materassi antitrauma. Occorre anche mettere in sicurezza alcuni davanzali esterni delle finestre: tutte cose di cui abbiamo messo a conoscenza, anche se solo a voce, l'assessore Ardielli ancora nel mese di giugno. Spiace che la lettera», conclude Zuccotti, «abbia causato così tanta confusione. Speriamo che questo non pregiudichi il poter ricever gli aiuti sperati».
Sul problema della messa in sicurezza dei davanzali interviene ancora Ardielli: «Qualunque problema relativo ad adeguamenti strutturali dell'edificio deve essere documentato e segnalato, ceto non solo a voce, all'ufficio competente: che non è il mio ma, sono certa, presterà la massima attenzione e darà risposta celere al problema».

È lite per gli impianti a Prada
I Comuni vogliono la gestione

Zoom Foto

Gerardo Musuraca



Brenzone e San Zeno di Montagna. «I Comuni di Brenzone e San Zeno rivogliono la gestione diretta dell'impianto funiviario di Prada. È un passaggio indispensabile per poter fare gli investimenti necessari a rilanciarla. Se la società Monte Baldo- Garda non ci restituirà la gestione di quanto di nostra proprietà, saremo costretti ad arrivare a uno scontro legale».
Le parole, durissime nei toni e nei contenuti, sono di Rinaldo Sartori. L'avvocato, che è sindaco di Brenzone, non usa mezzi termini poichè «finora non sono andati a buon fine i tentativi di accordo bonario per la restituzione degli impianti di Prada».
«Da mesi», proseguono da Brenzone, «è in corso uno scambio di lettere e sono stati fatti incontri con la Monte Baldo - Garda che, purtroppo, non sta affatto collaborando con i nostri due Comuni. Questo è un fatto gravissimo oltre che penalizzante dato che, entro gennaio del 2010, dovremo formulare progetti di investimento per la sostituzione integrale degli impianti di Prada».
Ma che succede sul Baldo nella gestione della funivia di proprietà al 50 per cento del Comune di Brenzone e, per l'altro 50, di San Zeno? I due Comuni avevano rinnovato il consiglio di amministrazione della Prada Costabella srl, mettendo al vertice, in modo condiviso, il presidente, Gianfranco Bortolussi. Gli impianti a fune, però, sono gestiti dalla Scarl (Società consortile a responsabilità limitata) Monte Baldo- Garda, in virtù di un contratto stipulato da precedenti amministrazioni comunali dei due paesi.
Però ora la linea dei due Comuni è cambiata: serve la collaborazione economica e gestionale della società che manda avanti la Funivia di Malcesine in modo di potere «ottenere i finanziamenti necessari alla sostituzione integrale degli impianti». Di qui la nomina di Bortolussi, già direttore della Funivia di Malcesine e «trait d'union» tra i due impianti verso la creazione di un unica società.
Ottenuta in estate, grazie all'assessore provinciale Gualtiero Mazzi, la proroga della «vita tecnica» dell'impianto di Prada fino ad agosto 2010, Brenzone e San Zeno si sono ritrovati a dover programmare la sostituzione integrale dell'impianto e a dover presentare, entro gennaio 2010, il progetto.
Per farlo serviranno non meno di 8 o 9 milioni di euro, impossibili da avere per i due centri senza l'appoggio di finanziamenti da parte di altri enti quali ad esempio la Camera di Commercio, la Provincia di Verona o la stessa Funivia di Malcesine.
«Da un primo studio affidato alla Società Wings di Rovereto», ha scritto pochi giorni fa il presidente Bortolussi, «sembrava che, avendo effettuato 5 anni fa una revisione generale, fosse possibile ottenere un prolungamento della vita tecnica con ulteriori interventi sulle parti da poco sostituite. Invece, è stato oggi confermato che i progetti di ricostruzione degli impianti, per l'ottenimento del nulla osta tecnico in conformità alla normativa vigente, devono essere redatti con il completo adeguamento alla normativa in vigore al momento della scadenza della vita tecnica. Ciò significa che gli impianti dovranno essere completamente rinnovati».
Di qui la decisione di «liberarsi» della Scarl Monte Baldo- Garda per mantenere, oltre alla proprietà degli impianti, anche la gestione diretta degli stessi. «E' indispensabile», ha proseguito Sartori, «poichè, da contatti avuti col presidente della Funivia di Malcesine, Giuseppe Venturini, "risulta non praticabile la via di ottenere finanziamenti e fare investimenti se non prima si sia, oltre che proprietari, anche gestori dell'impianto».
Sartori conclude: «Oltre a questa brutta grana, sto aspettando una mano concreta dal sottosegretario Aldo Brancher, dal sindaco di Garda, Davide Bendinelli, e dallo stesso Venturini che, al nostro assessore Paolo Formaggioni, hanno promesso aiuto dal punto di vista politico per trovare i finanziamenti per gli impianti di Prada. Finora solo l'assessore provinciale Ruggero Pozzani ci sta aiutando».

Superati i 10 milioni di turisti

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Il lago di Garda chiude il 2009 superando lo storico traguardo di 10 milioni di turisti e segnando il maggior incremento, rispetto al resto del territorio veronese, in termini sia di presenze che di arrivi. Ma questo importante risultato non basta a operatori e politici del settore, impegnati a trovare strumenti per garantire la tenuta a lungo termine del comparto e indirizzarne al meglio gli investimenti.
Ed è proprio in quest'ottica che si inserisce l'analisi pilota, inviata a tutti gli operatori della sponda veronese del lago di Garda, promossa dalla Provincia di Verona, in particolare dall'assessore al turismo Ruggero Pozzani. Un'analisi di cui sono stati illustrati i primi risultati in un incontro cui hanno preso parte, insieme a Pozzani e al presidente della Provincia Giovanni Miozzi, Giovanni Zenatello (presidente sezione Turismo di Confindustria Verona), Antonio Casotti (presidente Unione gardesana albergatori veronesi) e Paolo Antelio (vice presidente Confcommercio).
«La prima parte di questo studio ha preso in considerazione tre ambiti: descrittivo, che ci dice chi è il nostro turista, comportamentale, che spiega quali attività svolge durante il soggiorno, e qualitativo che dice se torna o perché non ritorna e qual è il grado complessivo di soddisfazione», siega Pozzani. «Seguirà una seconda fase in cui saranno valutati gli aspetti motivazionali, promozionali e fattoriali di prodotto».
«I risultati ottenuti sono già sicuramente molto positivi», prosegue Pozzani, «penso al voto complessivo di 7,4 dato dai turisti al comparto gardesano, al fatto che per l'86 per cento tornano sul Garda e che molti consigliano la vacanza ad altri movimentando un passaparola che si traduce in un risparmio di circa un miliardo di euro in promozione». E conclude: «Tutti elementi positivi che, però, non ci devono far dormire sugli allori: lo confermano i dati economici degli operatori che, a fronte di una grande tenuta dell'affluenza, ha visto la riduzione dei margini di guadagno. Ecco perché occorre conoscere meglio il nostro turista».
Una tesi condivisa sia dal presidente Ugav Pasotti che dal vice presidente Confcommercio Artelio e Zenatello ricorda: «Il turismo Veneto è circa il 6 per cento del Pil e l'obiettivo è portarlo al 10 per cento. A Verona è il 5 per cento del Pil e anche noi possiamo puntare ad incrementarlo. Questa analisi che ci permette di centrare due obiettivi: l'offerta e la promozione».

Giuditta Bolognesi

Nasce il liceo «Marie Curie» e debutterà con il linguistico

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Natale da ricordare per il liceo di Garda. Intitolazione, approvazione del liceo linguistico e trasformazione del tecnico di Bussolengo, sono le tre importanti novità che hanno fatto fare salti di gioia a docenti e preside dell'istituto scolastico Garda-Bussolengo, divenuto dall'anno scorso sede di dirigenza scolastica.
«Il 28 gennaio», annuncia la preside Anna Maria Silingardi, «faremo una giornata di celebrazione per l'intestazione dell'istituto, che ora, dopo tanti titoli cambiati, ha finalmente una sua identità e prende il nome della famosa scienziata Marie Curie». La direzione generale di Venezia del ministero dell'Istruzione ha infatti comunicato a dirigente scolastico, sindaco di garda, prefetto di Verona e Ufficio scolastico provinciale, il decreto in cui si conferma l'intitolazione a Marie Curie dell'Istituto superiore di Garda-Bussolengo.
«Per la giornata di ufficializzazione», precisa Silingardi, «inviteremo tutte le autorità e i professori illustreranno con delle relazioni, la vita e le opere della scienziata due volte premio nobel per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911».
Ed ora le altre importanti novità: «dopo tanti timori, in realtà la riforma della scuola in atto si è rivelata un'occasione per avere risposte alle esigenze del territorio», spiega. «Il 9 dicembre si è svolta una riunione d'ambito con Provincia, Usp, dirigenti scolastici e rappresentanti dei Comuni, in cui sono state definite le confluenze dei vecchi istituti nei nuovi previsti dalla riforma. Abbiamo avuto in quella sede l'approvazione per l'istituzione del liceo linguistico a Garda e la trasformazione del tecnico "Erika" di Bussolengo in tecnico finanza e marketing, con opzione per i commerci internazionali. La scuola salvaguarderà lo studio delle lingue come connotazione principale».
«La conferenza d'ambito ha inoltre confermato la possibilità di avviare a Bussolengo una prima classe di liceo scientifico, come succursale di quello di Garda», precisa la preside. Quindi il liceo linguistico a Garda. «È stato accolto con grande gioia e soddisfazione da tutti i docenti, che da 20 anni lo chiedevano, nella convinzione che in un territorio a così alta vocazione turistica non potesse mancare una scuola con questa finalità educativa». In pratica viene fatta confluire nel liceo linguistico l'attuale sezione di bilinguismo del liceo scientifico. Il nuovo liceo è stato approvato in conferenza d'ambito, ora si deve attendere il decreto regionale, ma è probabile il suo avvio con una prima classe già dall'anno prossimo.
«Sarà un liceo», sottolinea Silingardi, «votato allo studio delle lingue e della cultura dei Paesi stranieri, cioè oltre alla letteratura straniera, si studierà tutta la realtà culturale di quei Paesi: musica, cinema, teatro, architettura, pittura e quant'altro». «Il liceo di Garda è la realtà scolastica più elevata della zona», conclude la preside, «e sta cercando di aprirsi alla realtà esterna, facendo conoscere agli studenti la vita culturale del territorio, con momenti di incontro con la popolazione, al cui scopo sono indirizzate anche le conferenze pubbliche che abbiamo organizzato per il primo trimestre 2010».
Nel frattempo però sono subentrate due importanti sentenze del Consiglio di Stato, che rinviano almeno di un anno le trasformazioni di licei e scuole superiori previste dalla riforma Gelmini. Si potrebbero così spegnere gli entusiasmi per la riorganizzazione prevista anche negli ambiti di Garda e Bussolengo.

Annamaria Schiano

Infiltrazioni mafiose sul lago. Chincarini non ci sta e querela

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Peschiera. Non ci ha messo molto, il sindaco di Peschiera Umberto Chincarini a querelare per diffamazione Enzo Guidotto. Il quale, già consulente della Commissione parlamentare antimafia, partecipando ad un incontro in sala Lucchi, a Verona, promosso dall'Italia dei Valori sul tema mafia e affari a Verona aveva dichiarato: «La 'ndrangheta è ben radicata nel veronese da decenni. Elementi certi provano la presenza di esponenti dei clan crotonesi e della Locride, per non dire delle infiltrazioni camorristiche sul Garda. I recenti arresti di alcuni affiliati al clan dei Licciardi per usura ed estorsione avvenuti a Peschiera parlano chiaro. Dispiace che il sindaco Umberto Chincarini parli di un caso isolato. Forse prende queste posizioni perché ha qualcosa da nascondere».
«Dopo aver letto l'articolo ho fatto telefonare in Procura», spiega Chincarini. «Anche perché l'articolo era corredato dalla foto del solo procuratore della Repubblica di Verona Mario Giulio Schinaia. Alla persona che ha chiamato, è un sacerdote, é stato riferito che nel momento in cui questo signor Enzo Guidotto ha fatto queste dichiarazioni il procuratore Schinaia non era presente in aula perché già uscito. E, per quanto mi è stato riportato, è stato lo stesso Procuratore a consigliare la querela per diffamazione».
«Spero che il signor Guidotto possa rivelare le sue fonti e che queste chiedano scusa per rispetto non solo nei miei confronti ma anche per tutte quelle persone che da anni lavorano così tanto per l'economia di questo paese». Chincarini torna sull'ultima vicenda di cronaca, l'arresto di due persone di cui una residente a Peschiera sospettate di essere affiliate al clan dei Licciardi.
«Non credo affatto che nella nostra cittadina ci siano infiltrazioni di questo tipo di delinquenza organizzata. Lo dico anche perché dopo l'episodio ho avviato, come credo sia giusto e normale fare, una verifica con il comandante della Compagnia Carabinieri di Peschiera capitano Mario Marino. Questi mi ha confermato che in questo teritorio non esistono, fortunatamente, problemi di questo genere. E anzi», sottolinea il sindaco, «mi onoro di averli sempre tenuti lontano da Peschiera. Non esiste che faccia il monumento al carabiniere e poi mi metta insieme a gente di questo genere».
Le dichiarazioni dell'ex membro della commissione parlamentare antimafia sono state oggetto di un intervento dei consiglieri comunali di opposizione Bruno Dalla Pellegrina, Daniele Reversi, Giacomo Tomezzoli e Barbara Vacchiano i quali, in un documento, hanno espresso solidarietà a Chincarini e bollato le parole di Guidotto come «accuse generiche censurabili perché lesive della credibilità delle nostre istituzioni locali e della sua figura di sindaco». I consiglieri concludono chiedendo al sindaco di parlare, nel propssimo Consiglio comunale, della vicenda e «di quanto si sta facendo per contrastare eventuali fenomeni criminosi».
«Lo farò certamente. E apprezzo anche il gesto delle opposizioni», replica il primo cittadino, «perché così si supera la questione personale e si va a parlare di problemi che ci sono e che si sa che ci sono. Come le minacce delle cosiddette "Brigate azzurre". Anche per questo devo ringraziare i Carabinieri dell anostra Compagnia e Stazione: per l'attività che stanno compiendo di sorveglianza sia degli edifici comunali che della mia persona. Un surplus di lavoro che hanno affrontato con grande impegno».

Civiltà a scuola col diario della Polizia

Zoom Foto

Stefano Joppi



Mima, Mico e Poli sono le tre simpatiche mascotte protagoniste del diario scolastico realizzato dalla Polizia di Stato. La pubblicazione è stata presentata ieri mattina alla stampa e verrà illustrata alla popolazione, sempre nella sede della scuola allievi agenti della Polizia del centro arilicense, venerdì alle 20.30 alla presenza di don Luigi Merola, referente alla legalità del ministero dell'Istruzione, di Domenico Geracitano, l'ideatore del diario, e del sindaco Umberto Chincarini. Saranno presenti anche Alfonsa Ottaviani, preside dell'istituto comprensivo «Felice Chiarle», Ivana Petricca, direttore della scuola di polizia, e Annalisa Tiberio dell'ufficio provinciale scolastico di Verona.
Tutti insieme per divulgare la bontà di una idea partita otto anni fa da Desenzano e concretizzatasi negli ultimi tempi grazie alla collaborazione di più enti: dal ministero della Gioventù a quello dell'Interno, dalla Polizia di Stato alla Regione Lombardia. Un lavoro che ha portato alla stampa di un diario scolastico per gli alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado con lo scopo di diffondere il senso della legalità, giorno per giorno, tra quelli che saranno i futuri cittadini del domani. Una pubblicazione che, al momento, è arrivata sui banchi degli studenti di Peschiera, i primi in tutto il Veneto, e di altre alunni di diverse regioni d'Italia.
«Il nostro obiettivo è che diventi il diario di tutti gli studenti degli istituti scolastici sparsi nella nostra Provincia», ha auspicato il questore di Verona Vincenzo Stingone. «Questo è il "quaderno" della Polizia che con semplicità e grafica accattivante informa ed educa i più piccoli al rispetto del prossimo e aiuta a sviluppare la coscienza di legalità». Un modo semplice per entrare in punta di piedi nelle case degli alunni, di trasmettere ogni giorno messaggi chiari e lineari seguendo il cammino del gioco con le tre mascotte Mima, Mico, Poli. La prima è la confidente degli studenti in materia alimentare, Mico il compagno di sport, e Poli la mascotte che guida al corretto comportamento civile.
Il diario propone inoltre a bordo pagina disegni prodotti dai ragazzi di 12 scuole lombarde che hanno partecipato ai progetti sulle tre tematiche (alimentazione, sport, legalità) proposti in classe. Protagonisti del prossimo diario, edizione 2010/2011, saranno anche gli alunni dell'istituto comprensivo «Felice Chiarle» di Peschiera con l'elaborazioni di nuovi disegni, insieme con i compagni delle province di Catanzaro, Foggia, L'Aquila, Pistoia, Mantova, Cremona e Brescia.
«Crediamo molto in questa iniziativa innanzitutto per la sua valenza sociale e in secondo luogo per la capacità di creare sinergia tra il modo della scuola, la polizia e l'amministrazione comunale. E credetemi non è sempre cosi facile», afferma il sindaco Umberto Chincarini pronto a sottolineare come l'importanza del diario sia anche nel divulgare l'attività quotidiana svolta, nel silenzio e lontano dai riflettori, dagli agenti di polizia.

Tre milioni per «curare» Ca' Filissine

Zoom Foto

Francesca Mazzola



Pescantina. Trovati i soldi per continuare ad estrarre il percolato dalla discarica di Ca' Filissine. Tre milioni di euro. «Quanto basta», precisa il sindaco di Pescantina Alessandro Reggiani, «per procedere con il recupero e lo smaltimento del percolato per un po' di mesi». Tutto qui. La tensione nella sala verde dei Palazzi Scaligeri è palpabile. Quella di ieri mattina doveva essere la celebrazione dell'intesta tra enti, Regione, Provincia e Comune, sull'uscita dal tunnel dell'emergenza discarica. La risposta positiva e rapida all'invito del prefetto Perla Stancari al tavolo tecnico risolutivo. Ma se la firma del protocollo c'è stata, e di suo il protocollo costituisce comunque un passo avanti importante, le assenze della prima ora, il protrarsi di discussioni a porte chiuse e i ritardi hanno lasciato intendere come il percorso che porterà alla bonifica del terreno sia ancora nebuoloso e in salita.
L'assessore regionale Giancarlo Conta commenta: «Questa è una prima fase, di un anno. Il piano di utilizzo dei fondi per lo smaltimento del percolato speriamo sarà da stimolo per la Procura per intendere la buona volontà degli enti locali a risolvere la questione. Ci auguriamo si arrivi al dissequestro». Il presidente della Provincia, Giovanni Miozzi: «Condivido la necessità di un progetto serio. Qui abbiamo compiuto un primo passo verso la soluzione di un problema che si trascina da anni».
La discarica di Ca' Filissine, infatti, che raccoglieva i rifiuti urbani prodotti da Verona e dalla maggior parte dei comuni scaligeri, è stata posta sotto sequestro dall'autorità giudiziaria il 29 agosto 2006 e l'istanza di dissequestro presentata dal Comune di Pescantina il 27 novembre di quest'anno non ha ancora ottenuto la risposta formale del tribunale. La prima udienza tecnica del processo si è svolta il 2 dicembre e la prossima sarà in gennaio. Intanto si deve trovare il modo di mettere in sicurezza la discarica, il cui pozzetto di controllo M7 continua a segnalare presenza anomala di ammoniaca (indice di inquinamento della falda). Lo sblocco dei soldi è fondamentale ma non basta. Serve infatti un progetto solido di gestione della discarica fino alla possibilità di chiuderla e di bonificare. Per questo ci sono tre mesi di tempo, il compito spetta a Daneco, che gestice la discarica, e Comune di Pescantina, che ne è il proprietario. Secondo gli attori del protocollo, ottenuto l'ok di Provincia e Regione dovrebbe arrivare facilmente anche il dissequestro. Il più ottimista sembra l'assessore provinciale all'ecologia Luca Coletto: «Sono soddisfatto, l'accordo consentirà la messa in sicurezza dell'impianto».
LA POSIZIONE DI PESCANTINA. Secondo il Comune il dissequestro potrebbe arrivare anche subito. Reggiani è perentorio: «Abbiamo fatto tutto quanto ci è stato richiesto dalla magistratura». Ovvero: pozzi aggiuntivi per l'estrazione del percolato, copertura di una parte della discarica per riparare i rifiuti dall'acqua, nuovi pozzetti piezometrici per monitorare eventuali inquinanti, barriera idraulica che attraverso tre pozzi devia l'acqua di falda nelle fognature. «Se non possiamo portare nuovi rifiuti in discarica e rimodellarla chiudendo il catino», sottolinea Reggiani, «ci limitiamo a estrarre percolato senza risolvere il problema». Il costo dell'operazione, che sta svolgendo Depuracque, si aggira sui 250mila euro al mese. Inoltre c'è la questione della vecchia discarica sepolta sotto l'attiguo vigneto Ferrari. «Il pozzetto M18 è uno di quelli nuovi e così solo da pochi mesi si è capito che l'ammoniaca potrebbe arrivare dai rifiuti depositati là sotto. Questo elemento mancava alla magistratura».
I CONTI. Il protocollo d'intesa per la messa in sicurezza di Ca' Filissine sblocca tre milioni di proprietà della Daneco e vincolati dalla Provincia, come prevede la legge, per la gestione «post mortem» della discarica. Per farlo, in deroga alle norme, serve la firma di Regione e Provincia, oltre che di Comune e Daneco. «Un milione se ne è già andato da agosto ad oggi per estrarre e trattare il percolato», ricorda Reggiani. I soldi verranno sbloccati a rate trimestrali sulla base delle relazioni sullo stato di avanzamento dei lavori.
GLI OBBLIGHI. Il Comune ha tre mesi per produrre un piano finanziario per il reintegro dei tre milioni con «fondi di bilancio o proventi della tariffa di conferimento». Insomma, se Reggiani sperava in un ripiano o in un contributo della Regione, la risposta è picche.
PROSPETTIVE. È fondamentale per l'amministrazione locale riaprire la discarica anche per questioni economiche: il piano provinciale dei rifiuti prevede - dato post sequestro e tuttora valido - che Ca' Filissine accolga ancora 367.405 tonnellate di rifiuti: poco più di tre anni di conferimenti al ritmo di 350 tonnellate al giorno. La ripresa dell'attività con l'incasso delle tariffe consentirebbe di ripristinare il fondo post mortem. Ma c'è chi teme che i costi aggiuntivi sostenuti spingano a chiedere un ampliamento del sito. Legambiente in primis. Il segretario Michele Bertucco: «A tre anni dal sequestro non c'è ancora una soluzione certa, intanto sono i cittadini a dover pagare».

Sì al «Piano» che permette
di ampliare le seconde case

Zoom Foto

Stefano Joppi



Malcesine. Approvato con i soli voti del gruppo di maggioranza il Piano Casa. Nel corso della discussione il vice sindaco Giuseppe Lombardi ha sostenuto come la Regione non abbia posto particolari limitazioni stabilendo che le prime case possono ampliare il 20% del volume esistente, fino ad un massimo del 30% con l'esecuzione di interventi eco-compatibili.
«In merito alle seconde case la discrezionalità lasciata al Comune è molto ampia e per questo abbiamo ritenuto di confrontarci con i Comuni limitrofi per fare delle scelte più omogenee possibili in merito all'area del Garda. Ci siamo mossi cercando di contemperare una duplice esigenza: quella del rispetto del territorio e quella di incentivare la ripresa dell'edilizia. Tutto questo tenendo conto delle difficoltà d'interpretazione delle disposizioni regionali come, ad esempio, il concetto di prima casa. Il legislatore infatti non fa coincidere tale abitazione con quella di residenza, ma si esprime in termini di residenzialità. Questo significa che se un proprietario ci richiede un ampliamento del 20% di prima casa, anche se non vi risiede, siamo costretti a concederlo per evitare ricorsi onerosi ed insostenibili», ha sottolineato Lombardi non trovando però terreno fertile nei consiglieri di minoranza.
«La prima casa è quella dove il proprietario risiede», ha ribattuto Mauro Montana, «e non credo pertanto che ci siano dei problemi legali di distinzione tra prima e seconda casa. Se il problema è quello di effettuare dei controlli sulle residenza, penso sia sufficiente mandare la polizia locale. Non è possibile che uno straniero che possiede una casa a Malcesine possa semplicemente dichiarare che si tratti di prima casa ed avvantaggiarsi così degli aumenti di volume». Sulla stessa lunghezza d'onda Fabio Furioli «sbalordito per il timore dell'amministrazione di non voler limitare gli interventi solo alla prima casa». Anche Michele Lombardi si è dichiarato contrario all'aumento di volume alle seconde case in quanto «non è una necessità imposta da problematiche di interpretazione legislativa ma pura volontà politica della maggioranza».
Prese di posizione che non hanno cambiato le scelte dell'amministrazione. «Abbiamo deciso di applicare la possibilità di aumento di volume del 20% anche alle seconde case, limitando a 200 mc il massimo ampliamento per ogni edificio. Abbiamo escluso da questa limitazione gli edifici pubblici e il consorzio olivicoltori», ha risposto il vicesindaco Giuseppe Lombardi sottolineando che per quanto riguarda gli edifici alberghieri l'aumento di cubatura è limitato ad 800 metri cubi favorendo di fatto le strutture che hanno 50 posti letto con la possibilità di aggiungerne massimo altri otto.
«Per le strutture che non possano aumentare il volume in aderenza al fabbricato lasciamo la possibilità di deroga in altezza, ma da autorizzarsi volta per volta in Consiglio comunale. Per il settore extra-alberghiero si è scelto di concedere un massimo ampliamento di 200 metri cubi con l'aggiunta di ulteriori cento metri cubi per spazi ad uso comune. Rimane poi da dire che anche nel caso delle demolizioni integrali di fabbricati per il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, vale a dire di edifici costruiti prima del 1989, abbiamo adottato anche qui la limitazione dei 200 metri cubi», ha concluso Lombardi.[FIRMA]

Milioni per
frenare il Tasso
Lavori in corso
sul torrente

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Caprino. Prevenire è certamente meglio che correre ai ripari. Un milione e 800mila euro sono già stati stanziati per completare la messa in sicurezza di Caprino da possibili esondazioni del Torrente Tasso dalle località Platano a Ponte delle Acque.
Il progetto, sempre a cura del Genio civile regionale di Verona, è in fase di definizione esecutiva. Tuttavia, nel frattempo, proprio all'indomani dei recenti e gravissimi dissesti idrogeologici avvenuti a Ischia e Messina, il Genio Civile ha attuato alcuni interventi urgenti, costruendo argini provvisori in muratura in corrispondenza dei guadi di Boschi e Bogonza.
«L'opera generale, che sta per partire, trova intera copertura nell'ambito della finanziaria 2008», premette l'assessore a patrimonio e sicurezza Fabio Beltrame. «Va infatti a completare i lavori già eseguiti che hanno previsto la depensilizzazione (abbassamento di alveo ed argini) del Tasso da Affi al Ponte della Acque». Spiega ancora: «Stiamo ora definendo come mettere in sicurezza le successive aree limitrofe al capoluogo, in particolare quelle adiacenti il cimitero e gli impianti sportivi, densamente abitate, ma ancora ricadenti nell'area individuata "a rischio di esondazione" nel Piano d'assetto idrogeologico (Pai) del fiume Adige. Con i tecnici del Genio», precisa Beltrame.
Continua: «L'amministrazione sta valutando se procedere con la depensilizzazione fatta a valle in zone agricole o se, in presenza delle numerose costruzioni vicine al tracciato, siano preferibili altri sistemi». Si ipotizza infatti la possibilità di rinforzare gli argini esistenti, innalzandone in alcuni casi le sponde in muratura.
«Un intervento che potrebbe però risultare più invasivo dal punto di vista ambientale, poiché, in alcuni punti dove il torrente corre a ridosso del centro abitato, sorgerebbero muraglioni piuttosto alti, di un certo impatto, che non avremmo abbassando l'alveo e gli argini come è stato fatto a valle, la soluzione che noi fortemente auspichiamo». Ma saranno forse i costi del progetto a decidere la questione. Intanto intanto, in attesa di eseguire tali lavori, il Genio ha predisposto il rinforzo degli argini in corrispondenza dei due guadi a Boschi e Bagonza: «Da un'analisi effettuata con l'Autorità di Bacino, è risultato che qui, a seguito di eventi meteo straordinari, il Tasso in piena potrebbe sfondare, essendo punti critici, privi di barriere adeguate a contenere le acque». «L'intervento, individuato come urgente, punta a prevenire fuoriuscite che, in questa zone densamente abitate, provocherebbero veri disastri. Molti alloggi sono infatti a quote inferiori rispetto al piano di scorrimento e pertanto a forte rischio».
Nota il sindaco Stefano Sandri: «L'interesse di chi attraversa a piedi il guado è stato momentaneamente sacrificato per un prevalente interesse pubblico, che è la sicurezza della collettività. Del resto», prosegue, «tutti qui ricordano l'esondazione del 1992, quando, a causa di precipitazioni eccezionali, parte del paese restò allagata con gravi danni alle cose. I lavori che stanno per essere realizzati sono volti ad impedire che ciò possa ripetersi con possibili danni anche alle persone. Le immagini televisive delle recenti alluvioni nel Italia meridionale», rammenta, «insegnano che è necessario svolgere corrette azioni di prevenzione eseguendo gli interventi necessari e ponendo in essere opere adeguate per mitigare la forza delle acque».
Conclude Beltrame: «Di questi lavori si sono sempre interessati l'ingegner Claudio Moscardo e il geometra Gonzato, tecnici del Genio Civile, che ringraziamo per la disponibilità, la capacità e l'impegno dimostrati».

In arrivo cinque
milioni di euro
per sprecare
meno acqua

Zoom Foto

Piero Taddei



Difendere il territorio dagli allagamenti e distribuire meglio l'acqua destinata all'irrigazione riducendone i consumi. Come ha spiegato ieri nella sede del Genio civile di Verona l'assessore regionale all'ambiente Giancarlo Conta, sono queste le linee ispiratrici dell'investimento di 14 milioni e 685 mila euro approvato dalla giunta di Palazzo Balbi per interventi di bonifica delle acque e ammodernamenti irrigui in favore di comunità montane e consorzi di bonifica di tutto il Veneto.
Almeno cinque milioni arriveranno nel veronese: le Comunità montane del Baldo e della Lessinia riceveranno rispettivamente 150 mila e 850 mila euro, il consorzio Agro veronese Tartaro Tione un milione e 300 mila; identica cifra lo Zerpano Adige Guà di San Bonifacio, mentre il Valli Grandi e Medio Veronese di Legnago riceverà una somma di poco superiore: un milione e 450 mila euro.
«Le risorse», ha spiegato ancora l'assessore Conta, «sono state destinate sulla base di urgenze e situazioni che hanno determinato emergenze, con la finalità di tutelare e valorizzare il territorio attraverso un uso razionale del patrimonio», in un'ottica di sostenibilità ambientale. «Gli interventi irrigui sono volti a tutelare la stabilità delle produzioni agricole e a garantire inutili dispersioni della risorsa idrica, che alla luce del cambiamento climatico va preservata rendendo più efficienti le reti distributive e riducendone gli sprechi», ha aggiunto Conta. Intorno al tavolo c'erano i presidenti dello Zerpano, Fabio Sgreva, del Valli Grandi, Antonio Tomezzoli, dell'Agro Veronese, Flavio Leso, e il responsabile di area tecnica della Comunità montana della Lessinia, Giuseppe Laiti. Sgreva ha fatto sapere che con i soldi lo Zerpano darà il via al primo stralcio lavori di un innovativo progetto volto ad integrare l'irrigazione su 4.000 ettari di valli veronesi comprese tra Montorio e Chiampo. Tra l'altro, il progetto prevede il recupero di acque reflue di depuratori, che prima di essere immesse nelle condotte saranno filtrate; di bacini d'accumulo ricavati da cave dismesse, il maggiore utilizzo di acque superficiali, in primis quelle del fiume Fibbio, per arrivare a minori attingimenti da pozzi potabili. In sostanza, il progetto dal costo complessivo di cinque milioni, recupererà 600 litri al secondo di acque reflue e rinuncerà a 2-300 litri al secondo di preziosa acqua di falda.
Con il finanziamento spettante, la Comunità della Lessinia costruirà un secondo gruppo di pozzi per portare in quota acqua prelevata da una profondità di 1.300 metri. Beneficiate dai lavori saranno le zone dei comuni di Conca dei Parpari, Boscochiesanuova e Roverè. Attualmente l'acqua necessaria alla montagna viene pompata nella misura di 105 litri al secondo dalla Val d'Adige, con costi energetici dispendiosi, sopratutto per quanto riguarda l'acqua potabile. La Comunità attuerà anche altri interventi volti a diversificare l'agricoltura di media collina: viti e ulivi sono pressoché improduttivi senza irrigazione.
Il Valli Grandi devolverà in difesa idraulica il milione e 450 mila euro di pertinenza. Previsti interventi sui fiumi Menago e Canossa, le cui sponde sono messe a rischio dalle nutrie e da innalzamenti e abbassamenti repentini delle acque. L'Agro veronese Tartaro Tione metterà invece al sicuro le sponde del canale irriguo Verona–Villafranca, denominato 36G.
Presidenti dei consorzi e responsabile tecnico della Comunità montana hanno espresso ringraziamenti per la sensibilità regionale verso la tutela del territorio. Conta, da parte sua, si è complimentato con Sgreva, Tomezzoli e Leso per la loro rielezione, avvenuta domenica scorsa, nelle assemblee dei superconsorzi Veronese e Alta Pianura Veneta. Quindi ha elogiato la Coldiretti per i risultati ottenuti in tutto il Veneto. Infine si è detto soddisfatto per l'affluenza alle urne, «nonostante il ponte dell'Immacolata».

I Comuni di confine sorridono In arrivo 300mila euro l'anno

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Novantuno milioni di euro in tre anni, come dire circa 300 mila euro l'anno, per il triennio 2009, 2010 e 2011 ai cosiddetti Comuni di confine, e cioè quelli limitrofi alle Province autonome di Trento e Bolzano, alla Val d'Aosta e al Friuli. In tutto sono 99, e otto sono veronesi: Brentino Belluno, Bosco, Dolcé, Erbezzo, Ferrara di Monte Baldo, Sant'Anna d'Alfaedo, Selva di Progno e Malcesine. Li ha garantiti la settimana scorsa il capodipartimento del ministero affari regionali per conto del ministro Raffele Fitto e del presidente del consiglio Silvio Berlusconi all'Associazione comuni di confine, presieduta da Marco Scalvini, che ieri è venuto a Verona per annunciarlo.
L'Ascomi Conf conta 445 associati, tra cui paesi confinanti con Austria e Svizzera, e di altri di seconda fascia (che cioè confinano con i «comuni confinanti»). Anche per loro l'associazione ha chiesto un incontro col ministero per ottenere più fondi, avendo le medesime problematiche degli altri. I sindaci sono pronti a manifestare ad Arcore, davanti alla villa di Berlusconi, con camper e tende se non saranno ascoltati. Lo ha garantito Scalvini, e lo conferma il sindaco di Brentino Belluno, Virgilio Asileppi, unico rappresentante per la nostra provincia.
Questi soldi, che Asileppi assicura saranno messi nella legge Finanziaria, sono fondamentali. Finanzieranno soprattutto opere e iniziative a carattere sociale, come asili nido, scuole per l'infanzia, servizi per anziani, indispensabili in un territorio come quello montano che mostra più di altri il divario con in «vicini» ricchi delle province autonome.
«In ottobre ci siamo incontrati nel Bresciano, a Bagolino», spiega Asileppi, «e ci siamo resi conto, che, pur essendo tanti, rischiavamo di perderci per strada. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo ripreso questo percorso che deve proseguire a prescindere dalle appartenenze politiche. Parlando di bilancio», ricorda, «ho evidenziato che stiamo vivendo un periodo di forte crisi. Abbiamo moltissimi problemi, ma le Regioni paiono essersi dimenticate della montagna, a cui un tempo dedicavano più risorse. Ma la montagna non può essere abbandonata. Non deve ripetersi il fenomeno dell'immigrazione, né possiamo vivere in un perenne stato di frustrazione. Nelle Province autonome i servizi sociali sono assolutamente migliori dei nostri con erogazioni pubbliche pari al 95%. Da noi la situazione è drammatica. Senza contare che la nostra ricchezza se ne sta andando. Quale sindaco di un comune della Valdadige, che vive sulla vitivinicoltura, posso dire che ormai siamo "padroni" solo del 50 % del territorio, perché l'altra metà è stata acquistata da trentini: produciamo una ricchezza che è portata via e va ad arricchire un'area già ricca».
Così torna ai conti fatti a Roma: «La garanzia ci viene dal Dipartimento delle autonomia locali. Ci hanno indicato di mettere 250-300 mila euro nel bilancio di previsione che approveremo per il 2010. Invero per il 2009 c'è stato lo scivolamento di una anno, poiché non avevano disponibilità di cassa. Ma su questi soldi possiamo contare. Qui da noi abbiamo tante cose da fare, penso alla materna col nido, a una sala polifunzionale che nemmeno abbiamo».

Ad Affi
energia pulita
da 520 pannelli

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Affi. Il Comune di Affi prosegue nelle politiche energetiche ecosostenibili e si conferma tra i paesi capofila nella costruzione di impianti per la produzione di energia pulita. Una centrale fotovoltaica sarà realizzata entro il 2010 nell'ampia area interna alla rotonda che si trova alla fine della superstrada Cavalcaselle-Affi. La strada e la rotonda terminale sono in concessione a Veneto Strade, per questo l'ultimo atto del Comune è stato l'approvazione dell'accordo per l'utilizzo dell'area interna alla rotonda, allo scopo di «realizzare l'impianto fotovoltaico destinato alla produzione di energia pulita», come dice la delibera del Consiglio che ha approvato la convenzione. Il Comune pagherà 10mila euro all'anno di affitto alla società regionale per l'uso dell'area.
Il sindaco Bonometti e l'assessore ai lavori pubblici Sacchiero sottolineano la valenza dell'opera. «Nell'ambito della Settimana Europea dell'energia sostenibile, la Commissione Europea ha lanciato il Patto dei Sindaci al fine di coinvolgere le città europee nella sostenibilità energetica e ambientale. Il Comune di Affi», precisa il sindaco che ha ricevuto una targa premio da Bruxelles, «ha aderito a questo patto il 15 gennaio 2009 impegnandosi a ridurre entro il 2020 di oltre il 20% le emissioni di gas serra, attraverso politiche che aumentino del 20% il ricorso a fonti di energia rinnovabile e attuino programmi sul risparmio energetico».
«Questa centrale fotovoltaica», precisa Sacchiero, «è necessaria per raggiungere l'obiettivo. Fa parte di un piano energetico comunale da redigere su linee guida del ministero dell'Ambiente. Si parte dalla rilevazione delle emissioni di Co2 e si passa poi agli interventi. Ad Affi, oltre a questa centrale, è previsto anche l'impianto eolico sul Monte Mesa con due pale in accordo con L'Agsm che andrà a completare l'opera con quello in programma a Rivoli. Faremo campagna di informazione e cercheremo di incentivare la bio-edilizia a basso consumo energetico. In questo modo aderiamo al protocollo europeo 20.20.20, cioè 20% in meno di emissioni di Co2, 20% in più di produzione di energia pulita entro il 2020».
«Questo impianto», spiega il sindaco, «darà la possibilità al Comune di essere autosufficiente nel consumo pubblico di energia elettrica. Abbiamo già fatto lo studio di fattibilità: ora dovrà essere progettato e finanziato, contiamo di realizzarlo entro il 2010». Il Comune spende per l'energia pubblica circa centomila euro l'anno. «L'impianto ci farà risparmiare questi soldi e con la produzione di energia ci pagheremo la centrale per i prossimi 20 anni e ci porterà alla fine anche degli introiti. L'impianto, poi, può usufruire di contributi europei se realizzato entro il 2010. Il costo dell'opera è di 2 milioni e mezzo: l'energia prodotta sarà venduta a Enel e i 90mila euro di risparmio (100 mila del consumo attuale di elettricità, meno 10 mila di affitto dell'area) saranno investiti per opere al paese», conclude Bonometti.
Nel dettaglio la tecnologia fotovoltaica consente di trasformare la luce solare in energia elettrica. La centrale di Affi produrrà in 20 anni 12.908.385 KWk che corrispondono ad un valore economico di circa 7 milioni e mezzo di euro. Il progetto prevede la posa di 520 pannelli fotovoltaici su una superficie di 3.640 mq, con una capacità di produzione stimata intorno ai 666.000 KWh annui. A.S.

Un anno
di lavori
per la scuola

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. Non più cinque mesi, come era prevedibile, ma se tutto va bene per l'inizio del nuovo anno scolastico. Questi i tempi per consentire ai novanta alunni della primaria di Calmasino, trasferiti nelle medie del capoluogo, di rientrare nella nuova scuola che verrà costruita nell'area dove insiste il vecchio edificio, chiuso d'urgenza per rischio collasso strutturale. A chiedere pubblicamente scusa ai genitori per l'eccesso d'ottimismo, nel calcolare i tempi di realizzazione della struttura, l'assessore alle frazioni Loris Lonardi che insieme al sindaco Ivan De Beni ha presentato ai genitori e agli insegnanti la bozza del progetto di massima della nuova scuola che verrà realizzata in tre stralci.
Il primo, per un importo di un milione e 600 mila euro stanziati nell'ultimo Consiglio comunale con la variazione di bilancio, prevede la costruzione a fianco dell'attuale edificio di un corpo a piano unico con cinque aule, servizi igienici, un ampio corridoio e una stanza per gli insegnanti. L'ingresso sarà da via Margherita o dal parcheggio a fianco che verrà ridotto nei posti per lasciare spazio al nuovo complesso scolastico.
«L'intero edificio sarà autosufficiente a livello energetico grazie a un sistema ecosostenibile a basso impatto ambientale», ha spiegato Be Beni, confermando che il bando pubblico è già stato pubblicato all'albo pretorio. «Contiamo di partire col cantiere a cavallo di marzo e aprile per poi arrivare alla conclusione del primo stralcio per ottobre. Vi assicuro che la scuola di Calmasino è diventata la priorità amministrativa del nostro Comune e stiamo facendo il possibile per ridurre i tempi e consegnare un edificio all'avanguardia nel campo scolastico», ha detto il sindaco, che non ha escluso la possibilità di un cantiere aperto anche di notte per guadagnare tempo. «Vedremo se sarà possibile. Di certo non lasceremo nulla d'intentato».
I successivi due stralci saranno per la costruzione della mensa scolastica e di una palestra con funzione polivalente. Palestra che verrà costruita sullo stesso basamento dell'attuale scuola che verrà completamente demolita. «L'intervento prevede la realizzazione della sala per attività sportive di 340metri quadri e relativi spazi funzionali (spogliatoi, magazzino) con la realizzazione di un accesso secondario alla palestra, da via Verona, in corrispondenza del quale troverà sede un bar ad uso della palestra», ha spiegato Lonardi.
Una volta completata la nuova scuola tenderà a caratterizzarsi per il verde, grazie anche all'impiego di attrezzature ed allestimenti ludico-ricreativi dedicati al gioco all'aperto.
La scuola elementare (640mq), cioè il primo stralcio dei lavori, sarà strutturata per cinque sezioni (100 alunni) e si svilupperà su un unico livello,composto formalmente da due ali (ospitanti le aule), collegate da un corpo centrale (ospitante la zona di ingresso e la zona polifunzionale per le attività didattiche). L'area compresa tra le due ali ospitanti le aule sarà sistemata a verde con alberature e costituirà lo spazio gioco per le attività didattiche all'esterno. Nella parte sud del lotto, in corrispondenza della scuola esistente da demolire, è prevista la realizzazione del nuovo fabbricato a uso palestra.

Frazioni,
secondo flop
nelle urne

Zoom Foto

Stefano Joppi



Bardolino. Un flop. Solo la frazione di Cisano è riuscita ad eleggere il consiglio di frazione e superare il quorum del 30 per cento degli aventi al diritto al voto che risiedono nella frazione.
Per il resto, a Calmasino e Bardolino, è stato un autentico naufragio, con un'affluenza alle urne davvero bassa, ancora di più di quella del 2006 quando la consultazione avvenne sotto traccia, praticamente senza pubblicità.
Esattamente il contrario di quanto avvenuto in questa vigilia: perché oltre ai manifesti affissi nelle bacheche, alla lettera inviata alle famiglie, alla circolare divulgata tramite le scuole, alle riunioni pubbliche nelle tre frazioni, al messaggio continuo scorso sui display comunali posti a Borgo Cavour e in via Dante Alighieri, si era aggiunto anche il messaggio telefonico indirizzato a tutte le famiglie con l'invito ad andare a votare.
Tutto inutile soprattutto a Calmasino dove i problemi non mancano (scuola da costruire, viabilità in centro storico). Qui sono andati a votare davvero in pochi: solo 172 persone quando il quorum era di 365. Per l'esattezza 150 voti in meno a tre anni fa. A Bardolino non è andata decisamente meglio. Solo 402 i votanti, 119 in meno del 2006, con il quorum di 1111 che è apparso da subito un miraggio.
Alla fine solo la piccola Cisano ha dato lezione di partecipazione e interesse alla «res publica», esattamente come nel 2006, eleggendo il suo parlamentino composto da Gian Paolo Caldogno (90), Chiara Tomelin (57), Sergio Pasqualini (56), Valentino Peretti (40) e Celeste Peretti (24).
Nel dettaglio. A Bardolino i votanti, 402 votanti e un quorum fissato a, le preferenze sono state così distribuite: Annalisa Valetti 69; Giuseppe Conte 19; Manolo Bertasi 63; Pietro Facchinetti 29; Fabio Zanetti 7; Ennio Sezzi 23; Stefano Zoccatelli 93; Tiziano Tiziano 93; Roberto Marzari detto Tebo 102; Alessandro Pasetto 18; Francesco Gaggia 24; , Francesco Marchiori 80; Luigi Riccardo Silva 34; Francesco Dettori 65.
Calmasino: votanti 172 il quorum era di 365. Preferenze: Maurizio De Bianchi 15; Dania Dalle Vedove 34; Sergio Facchin 31; Federico Zanoni 54; Alberto Contolini 41; Maurizio Bianchi 4; Giovanni Eugenio Farina 9; Daniele Modena 13; Loreta Bonometti 21; Corrado Benati 28; Pierluigi Viola 6; Michele Sabaini 59. Piergiorgio Quarti si è ritirato alla vigilia della consultazione.
Cisano. Votanti 174 il quorum era di 166. Preferenze. Cristiano Peretti 23; Gian Paolo Caldogno 90; Sergio Pasqualini 56; Chiara Tomelin 57; Antonio Peretti detto Valentino 40; Celeste Peretti 24; Stefano Residori 22..
«Abbiamo fatto il possibile per divulgare questa opportunità di partecipazione alla vita comunale ma i risultati sono stati davvero deludenti», ammette con un certo sconforto il sindaco Ivan De Beni.
«Cercheremo di capire», aggiunge, «il perché ci sia stata cosi poca voglia di partecipazione. Ma soprattutto faremo un'analisi con tutti i consiglieri comunali per capire se possa esserci lo spazio per riproporre la possibilità di voto per Calmasino e Bardolino, magari in concomitanza con le elezioni regionali alle porte», afferma ancora il sindaco.


Borgo del Sole? Tutto in regola La commissione non si farà

Zoom Foto

Annamaria Schiano



Non si farà alcuna commissione d'inchiesta sul «Borgo del Sole». La maggioranza consiliare ha infatti rigettato la richiesta presentata con mozione dall'esponente dell'opposizione Loretta Duello. Il sindaco Lorenzo Sartori ha letto un lungo documento di replica all'interrogazione, in cui precisa che le attività del complesso turistico-ricettivo di località Fontane si stanno svolgendo regolarmente e con autorizzazioni emesse dal Comune.
«La regolarità delle locazioni a tempo determinato sono previste dal certificato di agibilità, rilasciato il 5 giugno, per un tempo previsto definito per legge da un minimo di 7 giorni a un massimo di 6 mesi. L'agibilità è stata rilasciata con la prescrizione che l'insediamento può essere esclusivamente di tipo turistico-ricettivo e non di tipo residenziale e che è vietata la vendita frazionata degli immobili».
Accertata dall'Ufficio tecnico anche la regolarità del complesso in merito alle richieste fatte da Duello, su norme di sicurezza, personale impiegato nella struttura e servizi a disabili. Sartori quindi, dopo le spiegazioni tecniche ha precisato: «Desidero esprimere un pensiero personale condiviso da tutta la maggioranza. Amministrare significa fare delle scelte che possono anche non essere condivise. Ritengo che la scelta fatta nello scorso Consiglio sia la migliore, perché ci permette di portare a casa, con un accordo di programma, la realizzazione di una nuova caserma dei carabinieri e la sistemazione del sito archeologico a costo zero».
«Ritengo che questo sia un vantaggio indiscutibile per il nostro paese, al quale sarebbe da incoscenti rinunciare in nome di astratti principi e cavilli burocratici che non portano da nessuna parte e ostacolano un necessario sviluppo». Il sindaco quindi ha puntato il dito contro Giancarlo Sabaini, ex sindaco e vicesindaco nel precedente mandato di Sartori, ora all'opposizione: «Merita particolare considerazione l'atteggiamento tenuto da una parte della nostra minoranza, tra i cui banchi siede un componente della passata amministrazione, che è stato uno dei maggiori fautori dell'intervento edilizio in questione. Mi chiedo infatti come si possa, in nome di una maggiore visibilità personale, gettare un'ombra di sospetto sull'attuale amministrazione, addirittura con la proposta di attivare una commissione consigliare di inchiesta. Tutta la documentazione», ha concluso, «è sempre stata e lo è tuttora, a disposizione di ogni consigliere e la procedura viene portata avanti alla luce del sole».
Levata di scudi della Duello e dell'altro gruppo di minoranza. «Quanto illustrato dal sindaco non trova riscontro con quanto riferitomi dai cittadini, alcuni dei quali direttamente interessati. Ribadisco quindi a nome mio e del mio gruppo politico, considerato che la decisione di questa amministrazione è quella di non nominare una commissione, che sosterrò sempre gli interessi dei cittadini, sia in questo Consiglio comunale, sia in altre sedi, che a questo punto ritengo più opportune».
Sabaini ha replicato che «tutte le delibere fatte nella passata amministrazione erano volte alla creazione di una struttura turistico-alberghiera». Corrado Mancini, dell'altro gruppo di minoranza, ha chiesto «perché si voglia trasformare il Borgo del Sole in residenziale se, come dice il sindaco, la struttura è regolare per l'esercizio turistico-ricettivo. In questo modo il messaggio che dà il Comune è che basta pagare che si ottiene tutto».

Lo sport e la politica sul podio per il Gran Galà del Garda

Zoom Foto

Roberto Ceruti



Emilio Fede, Ivana Spagna, Giordano Bruno Guerri e Flavio Tosi sono alcuni dei personaggi che saranno premiati alla quarta edizione del Gran Gala del Garda, venerdì 11 alle 19.30 al Gardaland Theatre di Castelnuovo.
Riconoscimenti anche al presidente della Camera di Commercio di Brescia Francesco Bettoni, al sindaco di Sirmione, Alessandro Mattinzoli, ai presidenti dei consorzi Funivia Malcesine-Monte Baldo, Giuseppe Venturini, e Tutela Lugana doc, Francesco Montresor, oltre al presidente di Ugav, Giuseppe Lorenzini, al campione del mondo d'immersione in apnea, Gianluca Genoni, e al fotografo Giorgio Aloisi.
I premi si riferiscono a iniziative legate al mondo del turismo. La serata abbinerà spettacolo e solidarietà, con la partecipazione di Lions club International, Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo) e Centro nazionale opere salesiane impegnati nell'operazione di solidarietà «Aggiungi un posto a tavola». L'obiettivo è di realizzare un refettorio per i ragazzi di strada e a rischio di esclusione sociale nel centro salesiano Don Bosco di Mekanissa ad Addis Abeba, in Etiopia. L'evento è patrocinato dai ministeri delle Politiche agricole e del Turismo, dall'associazione Benacus e dai consorzi di promozione turistica lacustri.
A illustrare l'iniziativa, in Provincia il presidente Giovanni Miozzi, gli assessori al Turismo, Ruggero Pozzani, e al Bilancio, Stefano Marcolini, l'organizzatore dell'evento, Enrico Bianchini, il presidente di Lago di Garda è, Giuseppe Greco, il vicepresidente di Lago di Garda-Riviera dei Limoni e dei Castelli, Orietta Papini Mizzaro, e Liù Villa del Lions club.
«Dieci milioni di presenze sulla costa veronese nell'ultimo anno sono motivo di soddisfazione», sottolinea Miozzi. «Segno che l'impegno viene premiato e che è stato fatto un lavoro di qualità». «Il Gala del Garda celebra una stagione record. Il mio ringraziamento a imprenditori e consorzi; e alla parte pubblica che ha saputo coinvolgere le giuste sinergie», conclude Pozzani.

C'è la prima casa-clima pioniera della bioedilizia

Zoom Foto

Camilla Madinelli



Politiche a favore dei cittadini che scelgono di seguire i dettami della bioedilizia per costruire o ristrutturare la propria abitazione oppure che optano per le fonti energetiche alternative. A margine del convegno «Risparmio energetico e fonti rinnovabili - Costruire secondo i criteri di risparmio energetico previsti dalla nuova normativa», il Comune conferma il suo appoggio ai cittadini che costruiscono con un occhio di riguardo all'ambiente.
«Esiste da tempo la possibilità di usufruire di uno sconto pari al 30 per cento sugli oneri secondari in caso di bioedilizia e fonti alternative d'energia», ricorda il sindaco Mirco Campagnari. «Stiamo comunque studiando altre soluzioni per incentivare rivolesi e imprenditori attivi sul territorio a scegliere soluzioni più adatte all'ambiente».
Il primo cittadino ha portato i suoi saluti a un folta platea di esperti e operatori della filiera dell'edilizia radunati nella palestra comunale per il seminario, organizzato dalla Confartigianato U.p.a. Verona - mandamento Baldo Garda. Numerosi i relatori, ma l'ospite d'eccezione è stato il professore altoatesino Peter Erlacher, docente universitario ed esperto in edilizia sostenibile. In una lunga e articolata esposizione su comfort termico e risparmio energetico, Erlacher ha mostrato edifici a basso consumo, illustrato le soluzione tecniche più adeguate per evitare le dispersioni di calore, spiegato quali sono i materiali ideali da usare per una casa perfettamente inserita nell'ambiente circostante, ecologica e al tempo stesso moderna e funzionale.
Una «casa clima», che si basa sui criteri ben stabiliti, non è sogno ma realtà anche a Rivoli. In località Cristane di Sotto, infatti, lo studio Campagnari & Raso di Caprino, specializzato nella progettazione di abitazioni ad alta resa energetica, ha realizzato una villetta bifamiliare che segue questo modello. Altre due case in «stile clima», annuncia il geometra Cristian Campagnari, arriveranno l'anno prossimo in località Pesina.
L'amministrazione rivolese guarda con soddisfazione a questi esempi di bioedilizia. Non per niente il sindaco ha voluto dare il buon esempio scegliendo un nuovo plesso scolastico, che riunirà in un unico edificio scuola dell'infanzia e primaria con l'aggiunta dell'asilo nido, progettato a basso impatto ambientale dallo studio di architetti associati «+39» di Sant'Ambrogio di Valpolicella.
La scuola, che sorgerà proprio di fronte alla palestra di via Venerque, avrà le migliori tecnologie in fatto di risparmio energetico, dai pannelli solari a una centrale termica a biomasse. «La ricetta vincente per il futuro è consumare meno energia possibile», conclude il sindaco.

C'è l'intesa per il centro commerciale

Zoom Foto

Giuditta Bolognesi



Una superficie commerciale dimezzata, da 8000 a 4000 metri quadrati; la volumetria totale che da 80mila metri cubi di commerciale si riduce a 30mila ma con destinazione residenziale; la corresponsione al Comune di 300mila euro, oltre agli oneri di urbanizzazione, che l'amministrazione userà per opere pubbliche.
Sono i termini dell'accordo sottoscritto dal Comune di Castelnuovo con la società «Mael» che ha rilevato la lottizzazione denominata «ex fallimento Chini»; accordo di cui il consiglio comunale ha approvato la convenzione, votata dalla maggioranza. Astenuti, invece, i cinque consiglieri di opposizione che sono ripetutamente intervenuti, in particolare Gianfranco Gugole e Andrea Parolini, per precisazioni sull'entità degli interventi commerciale e residenziale.
«La prima amministrazione Bernardi ha "ereditato" la lottizzazione ex fallimento Chini, che prevedeva la realizzazione di un Parco commerciale di 8000 metri quadrati di superficie di vendita per 80mila metri cubi di volumetria in un'area a fianco della strada regionale 11», ricorda l'assessore all'urbanistica Fausto Scappini. «Il progetto aveva ottenuto autorizzazioni e concessioni edilizie; mancava il parere favorevole del Comune. Ma per noi si era un intervento insostenibile per il territorio, in particolare per la viabilità: gli stessi studi della società proponente indicavano infatti che, nei periodi di punta, il Parco commerciale avrebbe portato sulla regionale 11 circa 7mila veicoli in più al giorno». «Un impatto eccessivo», sottolinea l'assessore, «che ha spinto l'amministrazione al un voto contrario nella conferenza dei servizi che ha approvato il Parco commerciale; e ul ricorso al Tar contro la decisione favorevole di Provincia e Regione».
La svolta arriva col subentro della società «Mael spa». «Abbiamo instaurato un rapporto diretto e costruttivo», riprende Scappini. «La società si é dimostrata disponibile a valutare alternative e ciò ha portato alla soluzione della vicenda tanto che il Comune, a fronte di quanto sottoscritto, rinuncerà al ricorso al Tar. Avere dimezzato la superficie di vendita del centro commerciale ridurrà le conseguenze negative sulla viabilità. Abbiamo previsto che l'accesso alla regionale 11 avvenga con una una rotatoria, fatta a spese dei privati. E la nuova destinazione a residenziale della volumetria, ridotta da 80mila metri cubi a un massimo di 30mila, ci sembra più consona al tipo di insediamenti esistente. Tutti elementi che ci fanno valutare come positivo per la comunità l'accordo raggiunto: non ci sarà un nuovo carico viabilistico penalizzante per la qualità di vita; e speriamo», conclude l'assessore, «che l'aver dimezzato il parco commerciale salvaguardi di più l'attività del piccolo commercio».

Il Garda
capofila
di «Eulakes»

Zoom Foto

Barbara Bertasi



Il lago di Garda è protagonista di un progetto europeo di salvaguardia della quantità e qualità delle acque, insieme ad altri tre altri grandi laghi: il Balaton in Ungheria, il Neusiedl in Austria e il Charzykowskie in Polonia. Il progetto, di cui è capofila la Comunità del Garda, si chiama "Eulakes" (buoni laghi). Stanzia circa tre milioni per migliorare i sistemi di monitoraggio, fare simulazioni dei cambiamenti climatici volti a valutare la vulnerabilità delle acque, definire una strategia d'intervento comune studiando i casi d'inquinamento specifici.
Eulakes s'è fatto largo, con 37 altri, tra 167 progetti «Intereg IV» presentati in aprile al Central Europe, apposito ufficio dell'Unione europea.
La conferma del finanziamento è appena giunta alla Comunità, illustrato ieri in sede a Gardone. Eulakes è il risultato di un lavoro iniziato un anno e mezzo fa, che vedrà protagonisti centri di ricerca, agenzie di protezione dell'ambiente europee e, per l'Italia, la fondazione Mach dell'Istituto San Michele all'Adige, di cui ieri era presente il professor Nico Salmaso, l'Appa (Agenzia per la prevenzione e protezione ambientale) di Trento, il Centro rilevamento ambientale di Sirmione di cui c'era Luca Fila, il Cnr (Consiglio Nazionale per le ricerche), con l'adesione di Arpav.
Ha dato il benvenuto il presidente Aventino Frau, intervenuto col vicepresidente e sindaco di Torri Giorgio Passionelli, il consulente Nicola Gallimaro e il segretario Pierlucio Ciresa. «Eulakes punta a dare un supporto al governo dei laghi, tenendo conto dei mutamenti climatici che si ritengono dovuti a pressioni antropiche che hanno determinato inquinamento e urbanizzazione delle coste», ha detto. Il confronto avviato sui problemi dei grandi laghi coinvolti (inquinamento, abbassamento di livelli, paesaggio) ha permesso di mettere a punto un progetto con varie attività. «Si utilizzeranno per la prima volta strumenti di ricerca e monitoraggio comuni. Ad esempio, tutti apllicheranno l'indice di funzionalità perilacuale sviluppato dall'Appa ai grandi laghi, per contribuire alla pianificazione territoriale, che le amministrazioni potranno fare in modo più consapevole poiché indica lo stato delle rive».
Una mappa di simulazione, e quindi previsione del cambiamento del clima, permetterà di conoscere i problemi ambientali che ne deriverebbero, mentre, evidenziando gli specifici casi d'inquinamento, si cercherà di concordare un approccio transnazionale al problema.
Ogni stato partner vede coinvolti propri centri di ricerca e agenzie, ma è la prima volta che l'Europa dà una simile attenzione al Garda, grazie alla Comunità del Garda, che funge da coordinamento. Alla Comunità spetteranno il ruolo di concertazione e la grande responsabilità amministrativa e di rendiconto di ogni intervento. Del resto la stessa domanda di finanziamento, inoltrata in aprile, è stata redatta in seguito a molteplici e obbligatorie fasi di confronto coi partner europei.
Per quanto riguarda i tre milioni di euro, il riparto finanziario è stato fatto tra i diversi Stati coinvolti ma gare d'appalto, concorsi e gestione generale avverranno sotto la grande responsabilità della Comunità del Garda, che potrà finalmente controllare e promuovere la realtà del lago di Garda come un unicum nella rete europea de