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07.11.2018

Virus West Nile, lotta a zanzare in anticipo

L’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto durante il suo intervento a Venezia
L’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto durante il suo intervento a Venezia

Come un temporale d’estate, il virus della West Nile, in agosto, ha fatto irruzione nel Villafranchese che ha registrato, a Rosegaferro e poi ad Alpo, alcuni dei primi casi di infezione da zanzara culex pipiens. Nonostante l’estate sia finita, l’attenzione resta alta e ancora dalla Regione si invitano i Comuni alla prevenzione. L’appello è stato lanciato anche ieri da Venezia dal tavolo scientifico internazionale che ha coinvolto ministero della salute, Regioni e Ulss interessate dal fenomeno (Veneto ed Emilia Romagna le più colpite) e anche istituzioni portoghesi e romene, aree che-con Balcani, Grecia e Corsica-hanno registrato un picco di influenza da West Nile. All’incontro, presieduto dall’assessore regionale alla sanità Luca Coletto, sono state tirate le somme sulla situazione attuale ed è stata lanciata la nuova campagna di prevenzione: considerata l’eccezionalità della stagione 2018, segnata da caldo precoce e prolungato, che fa supporre un elevato numero di uova di zanzara pronte a schiudersi a primavera, si anticiperanno i tempi per la predisposizione dei Piani di disinfestazione. Questi ultimi saranno inviati ai Comuni dalle Ulss entro gennaio e i trattamenti larvicidi inizieranno a marzo. Subito dopo l’annuncio dello stanziamento regionale di 500mila euro per disinfestazioni straordinarie, da spalmare su 100 Comuni, Villafranca, città classificata in fascia 1 dall’Ulss per il progetto di disinfestazione regionale, aveva iniziato già ad agosto le procedure trattando giardini e parchi pubblici con adulticidi e iniettando larvicidi nei tombini e nelle caditoie. Il caso di Rosegaferro, infatti, aveva tenuto col fiato sospeso il paese, perché la forma influenzale contratta da un anziano, poi guarito, aveva avuto un decorso molto lungo. Su 257 casi regionali-64 nella grave forma neuroinvasiva e 18 decessi-a Verona si sono registrati 51 infezioni: 37 sotto forma influenzale leggera e 14 in cui si è sviluppata una malattia neuroinvasiva, come meningite o encefalite. Due sono stati i decessi. I dati di questo fenomeno sono stati illustrati a Venezia da Coletto con esperti del mondo scientifico e con il dg della sanità regionale Domenico Mantoan, il direttore del dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità Giovanni Rezza, il responsabile del Laboratorio di microbiologia di Padova (centro di riferimento regionale), Giorgio Palù, il Direttore dell’Irccs per le malattie tropicali dell’ospedale di Negrar, Zeno Bisoffi. I dati rappresentano un fenomeno oggi da studiare, per come si è manifestato per la prima volta in maniera così estesa, tanto da essere al centro di una programmazione preventiva per l’estate 2019. «L’esperienza di Veneto ed Emilia Romagna», spiega Rezza, «è stata esemplare, per organizzazione e intensità d’azione. Ora è importante sia diffusa a tutte le Regioni, perché non possiamo escludere una ulteriore diffusione nel 2019 e vanno messe in atto tutte le misure di monitoraggio e prevenzione». A questo penserà un tavolo tecnico nazionale, condotto dalle due Regioni, che elaborerà nuove linee guida per aggiornare lo specifico Piano per tutta Italia. Un coordinamento interregionale sarà formato da un tavolo tecnico in seno alla commissione Salute, che riunirà tutti gli assessori regionali alla sanità, e sarà presieduto dalla dirigente della Prevenzione del Veneto, Francesca Russo. «Stiamo già programmando le azioni per il prossimo anno», aggiunge l’assessore Coletto, «che potranno contare su un finanziamento base di 1,5 milioni di euro da dedicare al monitoraggio e alle iniziative di prevenzione, ma la questione va ben oltre la nostra Regione, per cui sarebbe opportuno valutare un intervento di sostegno nazionale. Nel 2019 faremo una campagna larvicida a marzo, mirando a ridurre al minimo la schiusa delle larve. In estate, invece, ci saranno due campagne adulticide, i cui tempi saranno decisi dai tecnici sulla base dell’andamento della stagione e delle indicazioni che arriveranno dalle trappole disseminate in tutte le aree a rischio». «La campagna di monitoraggio», conclude Coletto, «che si doveva chiudere a ottobre, invece, è stata prolungata a tutto novembre, visto il clima caldo e umido». •

Maria Vittoria Adami
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