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21.02.2018

Violenza contro le donne Ogni mese un nuovo caso

Un gruppo di donne con una parte della coperta FOTO PECORADue volontarie impegnate nella lavorazione a maglia
Un gruppo di donne con una parte della coperta FOTO PECORADue volontarie impegnate nella lavorazione a maglia

Sono arrivate a Villafranca pezze colorate persino dalla Danimarca, dalla Francia e dalla Romania, e da tutta Italia, come dall’Alto Garda all’Est Veronese, da scuole e circoli Noi e dalla casa circondariale di Montorio. Tante donne hanno imbracciato ferri e uncinetto per lavorare a maglia migliaia di quadrati per l’iniziativa Viva Vittoria, coordinata in città da Villafranca shopping, usando l’arma dell’amicizia e della creatività contro la violenza sulle donne. Ben tremila pezze-ma l’obiettivo è arrivare a quattromila-colorate, lavorate a jacquard o ricamate, tutte firmate dalle autrici, sono al quartier generale di corso Vittorio Emanuele II. Qui le signore che hanno lanciato in città Viva Vittoria (iniziativa nazionale nata a Brescia e passata per Verona l’anno scorso) provvedono a cucirle quattro a quattro con il filo rosso per formare delle copertine da un metro. Tutte saranno poi stese davanti al castello dall’8 all’11 marzo come una grande coperta e chi le vorrà potrà portarsi a casa la più bella lasciando un’offerta minima di 20 euro. Il ricavato sarà devoluto a enti che aiutano le donne maltrattate. I risultati dell’iniziativa sono stati illustrati giovedì scorso in consiglio comunale da Feliciano Meniconi, presidente di Villafranca shopping, l’associazione dei commercianti. L’intervento è stato fatto in occasione dell’approvazione, da parte del consiglio comunale, del protocollo per la segnalazione e la presa in carico urgente di donne vittime di violenza, passato all’unanimità. Il documento, licenziato a dicembre dalla Conferenza dei sindaci del distretto 4 dell’Ulss, sarà approvato entro fine mese da tutti i 37 consigli comunali coinvolti: «È uno strumento specifico che va utilizzato quando un operatore dei servizi sociali o dei consultori, un medico, un carabiniere o un agente delle forze di polizia si trova nella condizione di dover mettere in protezione una donna vittima di violenza, in situazione di urgenza, anche nella notte. Se ritiene che ci sia pericolo per lei e per eventuali bambini», ha spiegato Antonella Pietropoli, assistente sociale del Servizio del pronto intervento sociale del distretto. «Spesso chi lavora in questi ambiti si trova nella necessità di aiutare le persone, ma non sa dove portarle. C’è invece un elenco di strutture cui telefonare, dove si trova sempre un posto e non si paga perché il servizio è sostenuto in via solidaristica da tutti i Comuni. Una volta intervenuti, si valuta quali percorsi intraprendere». Il protocollo è la tappa finale di un percorso iniziato nel 2000, con l’apertura degli appartamenti protetti-tra cui quello del distretto 4 nel territorio di Sona-per sostenere le donne vittime di violenza, di pressione psicologica, di stalking o di maltrattamenti attraverso una rete composta dai 37 Comuni del distretto, servizi sociali, strutture sanitarie, carabinieri, polizia municipale e pronto soccorso degli ospedali. «Nel 2013 è iniziata la sperimentazione per testare le modalità di presa in carico e coinvolgere tutti i soggetti interessati abbozzando il protocollo operativo che di fatto dà indicazioni su cosa fare quando ci si trova di fronte a una donna vittima di violenza». Ha detto il vicesindaco, delegato al sociale, Nicola Terilli. «Ora queste donne non si chiudano nella paura, perché ci sono servizi e professionisti che danno loro una mano. E invito tutti a diffondere questo appello». Il protocollo nel distretto viene attivato anche una volta al mese. Un dato pesante. «Ora abbiamo l’occasione di mettere a regime e a disposizione di tutti questo strumento che va accompagnato, però, a una riflessione culturale sul rispetto della donna», conclude Paolo Giavoni, responsabile dell’Area dei servizi territoriali del distretto. •

Maria Vittoria Adami
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