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12.10.2017

Soldi in più dati ai dipendenti
Eredi dei morti devono ridarli

La casa di riposo Morelli Bugna a Villafranca FOTO PECORA
La casa di riposo Morelli Bugna a Villafranca FOTO PECORA

L’amministrazione della Morelli Bugna ha chiesto ai propri dipendenti di restituire 200mila euro. Sono soldi che, secondo le interpretazioni della magistratura contabile, sono stati pagati in eccesso ai lavoratori che effettuano i turni. Quote di stipendio la cui restituzione sarà a carico anche dei morti. Il recupero avviato dalla casa di riposo di Villafranca, come dalle altre che stanno facendo lo stesso nel Veronese, riguarda anche gli eredi di coloro che hanno abbandonato non solo il lavoro ma anche la vita terrena.

Il recupero riguarda le festività non domenicali lavorate dalle persone che effettuano i turni e costituisce una delle prime iniziative attuate in tal senso da case di riposo del Veronese, in applicazione di quanto richiesto dalla Corte dei Conti in seguito ad alcune sentenze.

Per quanto riguarda la struttura di Villafranca, ad aver ricevuto le lettere dall’amministrazione sono state persone che in parte sono ancora sul libro paga del centro servizi Morelli Bugna ed in parte, di persone non sono più alle sue dipendenze. Alcuni perché sono andati a lavorare altrove. Altri perché sono in pensione. Altri ancora perché invece si sono trasferiti nel mondo dei più. Casi, questi ultimi, che il responsabile del personale della Morelli Bugna Mauro Zoppi ammette essere presenti anche a Villafranca, oltre che difficili da gestire. «Per i defunti», spiega, «ci sono problemi legati alle quote dei pagamenti che sono state destinate ai contributi previdenziali, cosa che peraltro si verifica anche per i pensionati, ed, in alcuni casi, ci si trova a non sapere come poter recuperare i soldi, perché legati a stipendi che erano stati pagati a persone di cui poi nessuno ha accettato l’eredità».

Il tema, già di per sé complicato, nelle sue manifestazioni più estreme diventa insomma addirittura quasi grottesco. Secondo quanto riferisce Zoppi, le richieste di rimborso inviate dall’Ipab di Villafranca sono un centinaio. «Mediamente i lavoratori devono restituire qualche centinaio di euro, perché qui sin da quando sono emersi i primi problemi legati alla questione delle festività non domenicali abbiamo deciso di modificare i sistemi di pagamento, adeguandoci a quanto veniva via via confermato dalle sentenze», spiega.

Diversamente da quanto è stato fatto da altre realtà, alcune delle quali hanno continuato sino all’ultimo a pagare le indennità festive ed a garantire giorni di recupero ed adesso devono farsi restituire anche 7.000 euro a persona, a Villafranca, già a partire dal 2004, hanno iniziato a cambiare linea, per poi mutare completamente registro dal 2008. «In ogni caso ora, considerate anche le sollecitazioni arrivate in tal senso da Corte dei Conti e Regione, non è più possibile evitare di avviare il recupero, anche se lo stiamo facendo cercando di creare meno disagi possibili ai dipendenti», conclude il dirigente.

Lo spettro per l’amministrazione è quello di dover rispondere di danno erariale. Il problema, per i lavoratori, è quello di dover mettere mano al portafoglio; pagando, secondo i sindacati, per errori non loro. Alla Morelli Bugna sono stati fatti incontri per spiegare la situazione ed è stato proposto di recuperare le somme togliendole dal premio di produttività e dagli straordinari lavorati o, eventualmente, di prevedere una detrazione dilazionata dalla busta paga.

La vicenda che ora sta mettendo in subbuglio i dipendenti delle strutture per anziani nella nostra provincia parte ancora dal 2000. In quell’anno è entrato in vigore quello il contratto di lavoro degli enti locali applicato anche nelle Ipab.

Secondo alcuni pronunciamenti della magistratura, il lavoro fatto nei giorni di festa non domenicali non avrebbe dovuto essere oggetto di indennità festive e riposi compensativi. Cosa che invece le Ipab solitamente facevano. Per Cgil, Cisl e Uil, questa situazione è figlia di una confusione interpretativa e, mentre i lavoratori giornalieri non lavorano quando ci sono giorni di festa durante la settimana, ai turnisti delle Ipab, a differenza di quanto avviene nella sanità e negli altri comparti pubblici, la festività non viene riconosciuta. L’Istituto assistenza anziani di Verona aveva avviato pratiche di recupero a carico di 789 dipendenti per un milione 858mila euro.

La stessa cosa l’avevano fatta anche le Ipab di Arcole, dove a 50 lavoratori è stato chiesto di restituire 270.000 euro, e Cerea, dove il recupero è di 90.000 euro e riguarda un centinaio di turnisti.

Luca Fiorin
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