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14.09.2017

Rovinati dal gioco d’azzardo
Lo Stato ordina un sondaggio

Giocatore davanti a uno schermo del videopoker
Giocatore davanti a uno schermo del videopoker

La mappatura nazionale del fenomeno del gioco d’azzardo passerà per Villafranca. Il Comune, l’unico scaligero insieme a Verona, è stato scelto tra 218 centri italiani per un’indagine a campione che coinvolgerà 12mila persone della Penisola-62 villafranchesi-nel progetto «Il gioco d’azzardo in Italia: ricerca, formazione e informazione», commissionato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli al Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto superiore di sanità.

L’indagine è coordinata da Roberta Pacifici, dell’Iss che ha sede a Roma e punta a definire i confini di un fenomeno allarmante, quanto sommerso e di difficile individuazione, per stimarne le reali dimensioni e l’impatto sulla salute pubblica.

Nei 218 Comuni, a un campione rappresentativo della società, composto da persone maggiorenni e residenti in Italia, verranno proposte interviste specifiche.

A Villafranca inizieranno nel mese in corso fino a gennaio e saranno svolte a domicilio, ma per chi lo volesse sarà messa a disposizione una sala comunale. Al termine della ricerca sarà redatto un rapporto entro marzo, pubblicato poi sul sito dell’Iss.

L’indagine è patrocinata dal Comune che ha fornito al Centro i dati demografici per l’esclusivo uso di pubblica utilità. I cittadini selezionati per l’intervista riceveranno una lettera di invito a partecipare al progetto e saranno intervistati da personale accreditato; a loro tutela, il nominativo dell’operatore sarà comunicato al comando di polizia municipale di Villafranca.

Sul fronte della ludopatia Verona è impegnata in particolar modo: l’Unità operativa di medicina delle dipendenze, coordinata dal dottor Fabio Lugoboni, dell’azienda ospedaliera integrata, è l’unica a partecipare, con tutte le Ulss venete e i servizi per le dipendenze, al progetto regionale contro il gioco d’azzardo patologico: un piano di misure di prevenzione e contrasto attivo, con specialisti, psicologi, terapeuti e consulente legale, per 30 pazienti in carico, che durerà fino al 2020. E l’indagine dell’Iss servirà. «Avere dati sul fenomeno sarà molto utile perché ne abbiamo di frammentari», spiega Lugoboni. Si percepisce il coinvolgimento di molte persone nella ludopatia, ma solo per i risultati derivanti dagli enormi incassi delle giocate, unico dato certo. «C’è una percezione sociale del problema», continua il medico, «ma c’è chi parla dello 0,8 per cento in Veneto, chi del 2-3 per cento della popolazione. Purtroppo sinora intercettano il fenomeno solo i Serd, ma pochi vi si rivolgono per il gioco. È molto importante, dunque, capire quanti sono i giocatori e qual è il livello patologico. La situazione è sfumata. Il gioco è legato non solo alle macchinette. Oggi diminuiscono i casinò, ma aumenta il gioco on-line e proliferano gratta e vinci e sale bingo».

I servizi territoriali per le tossicodipendenze si occupano del fenomeno dal 2000 e il Veneto è una delle quattro regioni italiane ad aver sottoscritto il Manifesto contro le ludopatie chiedendo al Governo di non favorire l’industria del gioco.

Azione, quest’ultima, non facile. Con una semplice ricerca via Google lo smartphone ti indica nell’immediato quante sale gioco vi siano nelle vicinanze e dove. Quelle pubblicizzate sono due a Villafranca, in zona industriale, ma ce ne sono altre e poi ci sono locali e bar che ospitano slot machine e giochi, spesso in una sala a parte. «I Comuni possono agire ponendo paletti a livello commerciale e urbanistico per sfavorire l’apertura di sale gioco», spiega il vicesindaco Nicola Terilli, delegato al sociale. «Ma poi queste misure vengono impugnate al Tar. Eppure c’è la necessità di fronteggiare un fenomeno difficile da individuare perché legato spesso ad altri disagi, come la perdita del lavoro o l’alcol. E davanti alla scommessa che evoca facili guadagni le famiglie si sfaldano e i giocatori rischiano di finire nella rete degli usurai».

Maria Vittoria Adami
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