CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

13.02.2018

Oggi addio a don Fasani Lascia l’ultima predica

Monsignor Giampietro Fasani l’estate scorsa riceve il defibrillatore al Circo Noi a conclusione di un torneo sportivoI fedeli in duomo ieri sera per la veglia funebre davanti al feretro del parroco FOTO PECORA
Monsignor Giampietro Fasani l’estate scorsa riceve il defibrillatore al Circo Noi a conclusione di un torneo sportivoI fedeli in duomo ieri sera per la veglia funebre davanti al feretro del parroco FOTO PECORA

L’ha chiamata una «possibile ultima predica» e comincia con un «Grazie». Don Giampietro Fasani, parroco del duomo di Villafranca, scomparso venerdì, a 65 anni, per malattia, ha voluto salutare così i suoi parrocchiani, gli amici e la famiglia. Con un’ultima predica, letta ieri sera da don Daniele Cottini, coparroco dell’unità pastorale di Villafranca, nell’affollata veglia in duomo dove un avvicendarsi di testimonianze hanno fatto emergere la figura poliedrica di monsignor Fasani, nato a Lugo di Grezzana, ordinato nel 1977, curato a Golosine e per sette anni parroco a San Giovanni Lupatoto, prima di arrivare in Vaticano, come economo della Conferenza episcopale italiana dal 2002 fino al 2011 quando fece il suo ingresso a Villafranca. Uomo di elevata statura e dalla grande capacità di adattarsi a ogni persona con la quale si approcciava, ha concluso il suo cammino con un grazie per aver fatto «la scoperta più bella»: trovare la vicinanza di chi ha pregato per lui, la solidarietà di chi ha voluto condividere il peso della malattia e la disponibilità di chi si è assunto responsabilità in sua vece. «Davvero la malattia porta frutto», ha scritto don Giampietro. «Gesù è stato con me, mi ha dato serenità ed equilibrio nel vivere questa fatica ed è riuscito a non far morire il sorriso sulla vita e la voglia di vivere in pienezza». Questo è l’aspetto che ha colpito chi l’ha conosciuto: quel suo non tirarsi indietro davanti agli impegni, pur con la sofferenza di una malattia grave e una cura altrettanto pesante. «Se la mia vita deve essere più breve di altre perché dovrei viverla meno bene? La vita è tutta bella e deve essere vissuta tutta», ha scritto monsignor Fasani. «E la sofferenza va vissuta cercando di dare continuità alla vita, non lasciandola fuori in un luogo a parte». La sua malattia ha avuto effetti dirompenti sulle persone. «Malattia e sofferenza hanno bisogno di luci piantate su valori grandi», ha concluso il prete. «Questa luce, con l’opportuno tempo di vederla, c’è ed è disponibile a guidare la nostra vita». Don Giampietro ha fatto un ringraziamento particolare ai sei fratelli e ai nipoti che gli sono rimasti vicino, sottolineando «la bellezza di una famiglia che si unisce nella fatica e celebra con gioia la bellezza della vita»: «Davvero anche una semplice famiglia diventa un mondo capace di incidere nel cammino di molti». E così è stato, come osserva anche don Daniele: «La straordinaria presenza della famiglia accanto al fratello, ininterrotta da gennaio, unita attorno ai valori cristiani, è un esempio di grande fede e generosità. Don Giampietro ha lasciato il segno e lo si legge nelle testimonianze della veglia: decine di interventi e una grande partecipazione corale hanno fatto un ritratto di lui nelle sue tante sfaccettature: impegnato nel sociale, per i ragazzi, nella catechesi, nella liturgia», conclude don Daniele che per il trigesimo leggerà il testamento spirituale di monsignor Fasani. E «GiPi», come lo chiamavano, ha inciso anche sui laici al suo fianco in questi anni a Villafranca: «Aveva un rapporto unico con le persone, con le quali sapeva approcciarsi a qualsiasi livello», racconta Roberto Zoppi, moderatore del consiglio pastorale del duomo che conosceva don Giampietro fin da giovane, «ai tempi delle partite a calcio con Telepace». «Con la sua preparazione a 360 gradi», continua, «ha aiutato tutti noi a crescere. Grande è stato il suo impegno a servizio della carità, perché ci fosse dialogo tra le associazioni, troppo spezzettate. E anche per le relazioni con il mondo civile, le istituzioni e la politica. Era ottimista, nonostante la sofferenza, ti aiutava a fare una lettura sapienziale di te». «Anche nella sofferenza non ha mai finito di dire la bellezza della vita», aggiunge commosso Stefano Pasqualetto, moderatore nel 2011 all’ingresso di don Giampietro. «Quando mi disse della sua malattia si aprì dal punto di vista umano, aveva le lacrime, ci siamo abbracciati. Sapeva capire la realtà, i suoi commenti lucidi non erano mai giudizi». Il funerale sarà celebrato oggi alle 15 in duomo. Il centro sarà chiuso al traffico e in corso Vittorio Emanuele II ci sarà un maxischermo con 500 sedie per assistere alla cerimonia. •

Maria Vittoria Adami
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1