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30.12.2017

Maggioranza alle urne con o senza centrodestra

Riccardo Tacconi, Jessica Cordioli, Marco Dall’Oca e Adriano Cordioli
Riccardo Tacconi, Jessica Cordioli, Marco Dall’Oca e Adriano Cordioli

Maria Vittoria Adami Prove di equilibrio nel centrodestra a Villafranca. Dopo il fronte che emula il modello Verona - con Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia - ora la maggioranza uscente ufficializza la sua presenza alle prossime elezioni. Con le idee, a quanto dice, chiare: essere un gruppo di riferimento del centrodestra, ma soprattutto di amministratori di Villafranca che come tali conoscono città e frazioni e sanno quali sono le esigenze e priorità, a prescindere dalla maglia politica: «L’essere di centrodestra non deve essere un vincolo. Conta il programma elettorale per Villafranca. Un tavolo di centrodestra senza idee non esiste». E c’è un messaggio chiaro: «Per Villafranca si decide qui, non da Verona». Un riferimento a chi «ha apparecchiato la tavola prima del tempo», chiamando anche coordinatori provinciali, come han fatto Forza Italia e dintorni. La maggioranza si presenta come un fronte «unito e con nuovi innesti», lo ha definito ieri in conferenza stampa Marco Dall’Oca, capogruppo di Villafranca sei tu. Con lui al tavolo, i referenti delle altre liste di maggioranza: Adriano Cordioli (Pdl), Jessica Cordioli (Faccioli sindaco), Riccardo Tacconi (Giovani per Villafranca). Nel pubblico il presidente del consiglio Cristiano Tabarelli, il vicesindaco Nicola Terilli, gli assessori Roberto Dall’Oca, Gianni Faccioli e Maria Cordioli («Ma è idealmente qui anche Riccardo Maraia», dicono. Quest’ultimo è tra i papabili candidati a sindaco dell’altro fronte di centrodestra). E ancora i consiglieri Catalin Mustatea, Cesare Scattolini, Giancarlo Bertolotto, Rinaldo Campostrini e Laura Musitelli. E, fuori dal consiglio, l’ex assessore Rosetta Rizzini, il vicepresidente della casa di riposo Morelli Bugna, Cristiano Facincani, l’ex consigliere (amministrazioni Tovo-Pellegrini) Fiorenzo Nordera. Assente il Gruppo misto di Franco Pennacchia e Claudia Barbera che appartiene all’altro fronte di centrodestra. «Non siamo arrivati sfilacciati al termine di questo mandato, qualche uccellino è voltato via, ma siamo più uniti che mai», spiega Marco Dall’Oca. «Ora inizia un nuovo cammino nell’alveo del centrodestra ma con istanze civiche. Noi siamo qui, ci siamo sempre stati». La tavola, però, va sparecchiata e ripreparata: «Nessuno si siede dove ci sono le briciole sulla tovaglia», aggiunge ribadendo l’apertura a tutte le forze interessate. «Il nuovo siamo noi», aggiunge Adriano Cordioli. «Abbiamo ragazzi che in cinque anni hanno fatto un percorso amministrativo e ora siedono qui. Ma soprattutto, Villafranca decide per Villafranca: le peculiarità della città le conosciamo noi». E a ribadire l’autonomia dalla «politica alta», intesa come extra comunale e legata ai partiti («Siamo padroni del nostro destino»), i consiglieri anticipano che il candidato sindaco potrebbe essere annunciato anche prima del 4 marzo, giorno in cui l’Italia andrà alle urne. Villafranca oggi, dunque, si sveglia con due fronti di centrodestra. Entrambi si dicono inclusivi e pronti al dialogo. Per ora non si sono parlati, ma l’aria potrebbe cambiare: il centrodestra, per esperienze pregresse, sa che se due suoi blocchi viaggiano su binari opposti possono farsi danno. «Vogliamo dialogare con tutte le forze vive della città. L’appartenenza del centrodestra non è mettersi una maglia. Questa maggioranza nasce sul Pat e sul palazzetto non votati dalla precedente. Abbiamo idee e le porteremo avanti». Anche per conto proprio. «Includere non vuol dire che va bene tutto», conclude Adriano Cordioli. «Ci sono cose dalle quali partire: un programma elettorale nell’ottica di ciò che i villafranchesi ci chiedono». E i punti cardine saranno tassazione, scuole, anziani, viabilità. E anche i giovani, che ieri sono intervenuti: «Questa amministrazione ha portato avanti giovani di sostanza e contenuti», aggiunge Jessica Cordioli, 26 anni, la più giovane del consiglio con Martina Pasetto. «È stata un’esperienza di crescita e costruttiva, non siamo stati usati solo a fine elettorale. Ed è sbagliato al termine fare le valigie e andarsene, è doveroso mettersi in gioco», spiega Tacconi. •

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