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26.02.2014

La Resistenza senza la politica: «Tanti volevano solo la pace»

Il partigiano Cesare Albertini, «Gallo», in divisa
Il partigiano Cesare Albertini, «Gallo», in divisa

«Gallo» sfila in corso Vittorio Emanuele II, con un nugolo di partigiani. Da poche ore a Villafranca è arrivato l'annuncio della Liberazione. «Gallo» è Cesare Albertini, comandante della brigata partigiana «Anita» e la sua immagine campeggia sulla copertina del volume «Partigiani di Pianura. Storia della Resistenza nel Sudovest veronese», scritto dal villafranchese Andrea Tumicelli, 32 anni, che sarà presentato alla libreria Terza pagina venerdì alle 19. Con lui ci sarà lo storico Stefano Biguzzi, presidente dell'istituto veronese per la storia della Resistenza.
Lo studio di Tumicelli restituisce alla storiografia sulla Resistenza di pianura (e villafranchese), dal 1943 al '45, una chiave di lettura lontana dalla retorica rivelandone la natura «antiguerra», più che antifascista, specchio di una popolazione che chiedeva un ritorno alla normalità e «una qualunque pace». «Villafranca, per la presenza dell'aeroporto militare, subì molti bombardamenti», spiega Tumicelli. «Veniva colpita una volta ogni tre giorni. La tensione era alta. La popolazione vedeva l'occupazione come rischio di deportazione e non nutriva, inerme sentimenti antifascisti, quanto, piuttosto, antiguerra. Ma la guerra era incarnata dai fascisti attorno ai quali andava fatta terra bruciata. Per questo i civili furono tolleranti con i partigiani. L'obiettivo era arrivare alla pace». La casualità sta alla base, dunque, della Resistenza nel Villafranchese, organizzata al momento, nella consapevolezza dello sfascio del Paese rappresentato dai giovani che cercavano scampo dai reparti tedeschi.
Il libro restituisce valore anche alla Resistenza di pianura, meno osannata di quella di montagna. Nel Villafranchese operarono, svolgendo funzioni di controllo del nemico e azioni di sabotaggio, le due brigate «Anita» e «Italia». La prima, comandata da Albertini e con il commissario politico Giuseppe Fadini, operava tra Villafranca, Castel d'Azzano, Vigasio e Trevenzuolo, con i battaglioni «Uragano», «Lampo» e «Tempesta». La seconda, comandata da Fiorenzo Olivieri, raggruppava i battaglioni «Tuono», «Fulmine» e «Burrasca», da Malavicina a Sommacampagna con fulcro a Valeggio e Quaderni.
Erano 49 in tutto i partigiani: «Pochissimi», spiega Tumicelli, «ma il numero era funzionale: troppe persone davano nell'occhio. Quelli in più andavano in montagna». La missione Rye, di controllo e informazione, (coordinata a Verona da Carlo Perucci, badogliano e cattolico, a confermare la molteplice natura della Resistenza) a Villafranca fu condotta da due sole persone: Fadini controllava l'aeroporto di Ganfardine, Marcello Turrina i depositi di armi a Monte Vento.
«Il volume è una ricerca accurata su un aspetto solo apparentemente marginale della Resistenza di Verona», spiega Biguzzi. «e rivela spunti interessanti e i limiti operativi e di organizzazione dei partigiani, ampliando la prospettiva al di là delle singole azioni da loro compiute».M.V.A.

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