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09.02.2018

Discodance, luci e proiezioni In scena la Rivista «millennial»

Al centro il sindaco Mario Faccioli con l’industriale Giovanni Rana e gli attori della compagnia Aurora alla fine della Rivista FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORASilvia Bertucco e Mariano Melchiori in scenaGian Melchiori interpreta il sindaco e Giancarlo BellesiniIl pubblico si diverte in sala Alida Ferrarini
Al centro il sindaco Mario Faccioli con l’industriale Giovanni Rana e gli attori della compagnia Aurora alla fine della Rivista FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORASilvia Bertucco e Mariano Melchiori in scenaGian Melchiori interpreta il sindaco e Giancarlo BellesiniIl pubblico si diverte in sala Alida Ferrarini

Maria Vittoria Adami La trepidante attesa di chi siede sulle poltrone del teatro, un tempo il Verdi, oggi l’Alida Ferrarini, è ormai storia villafranchese. Una storia lunga 61 anni da quel primo tentativo di don Egidio Bajetta di fondare una compagnia teatrale per i giovani, l’Aurora, che da allora mette in scena la Rivista di carnevale alla quale i villafranchesi, quasi per un’appassionata dichiarazione di appartenenza, non rinunciano. In scena da mercoledì e in replica fino a martedì grasso con «Muti+Mati», per la regia di Gianni Piazzi, l’Aurora ha sbancato: i biglietti dello spettacolo sono stati venduti tutti nella prima ora di apertura delle casse sabato. E c’è una cosa che la Rivista sa fare: sorprendere. Perché se da un lato è una tradizione, dall’altro cambia di anno in anno, e per il 2018 ha colpito i primi spettatori per la multimedialità: in un vortice di balletti, video, musica e luci, la compagnia teatrale ha saputo sfruttare le potenzialità del nuovo Ferrarini. Ne è risultata un’edizione «millennial» con effetti speciali guidati da sette computer collegati a proiettori e impianto di luci e suoni a fare da sfondo (o quasi rubando la parte) ai balletti moderni messi in scena dai giovanissimi. L’Aurora sfoggia, infatti, da un paio d’anni un corpo di ballo preparato e decisamente «millennial»: la più piccola ha 13 anni. «Largo ai giovani perché toccherà a loro portare avanti la Rivista», dice Mariano Melchiori, 65 anni compiuti nelle serate di prova che hanno preceduto lo spettacolo, ma vera anima della Rivista che i villafranchesi non sono disposti a perdere. È lui il protagonista democristiano, di fede e di indole, che si candida alle comunali ingaggiando battaglie politiche con la suocera bolscevica, Silvia Bertucco (grandissimo ritorno in Aurora), e con la moglie, Alessia Antinori, che felicemente porta a casa i fidanzati dei figli: del Ghana e dell’Eritrea. La Rivista fa i conti con la contemporaneità anche per questo. L’accoglienza dei profughi e la società globale sono affrontate con balli colorati e multietnici. Ma il canovaccio viaggia quest’anno su due binari. L’altro, il più atteso, è quello che rimanda al titolo: la stampa locale (in scena Giancarlo Bellesini e Monica Piazzi) è alle prese con il sindaco Mario Faccioli (Gian Melchiori che da dieci anni veste i panni del sindaco con mazza da baseball e simpatie littorie). Lui non parla con giornalisti e consiglieri comunali. Nessuno riesce a smuoverlo, neanche i capi di Stato di tutto il mondo. Parlerà? Il finale è a sorpresa e ai cittadini non resta che assistere. Conosceranno anche una bella Villafranca, indagata dalla telecamera che indugia in centro e per i negozi, e pure Amir, il falco navaho di Faccioli. Tra il pubblico, con parte della giunta, c’era il vero sindaco che non poteva che divertirsi: in locandina è ritratto sulla copertina del Time. Quasi un tributo per la fine dei due mandati e l’ultima Rivista da sindaco. Un tributo cui ha assistito un ospite a sorpresa. Era stato invitato e lui è venuto: l’industriale Giovanni Rana, in prima fila e poi sul palco per una foto di gruppo. E ha assistito alla sua prima Rivista anche il coparroco don Daniele Cottini. •

Maria Vittoria Adami
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