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08.01.2019

Arrivano i senza tetto, mai così tanti

Un senza tetto imbacuccato per difendersi dal freddo
Un senza tetto imbacuccato per difendersi dal freddo

Stretti stretti, in queste notti in cui la colonnina di mercurio va sotto i meno 3-4 gradi. Imbacuccati con stracci e coperte di fortuna o qualche giaccone allungato da una mano generosa, dormono negli anfratti degli ex stabili della stazione, nascosti in angoli nei quali si addormentano senza la certezza che il freddo consenta loro di riaprire gli occhi l’indomani. Sono una decina i senzatetto a Villafranca. E la città fa per la prima volta i conti con loro. Non che siano mancati in passato. Ma era questione di qualche vagabondo solo, di passaggio. I senzatetto, infatti, non si fermano nei centri minori. Preferiscono le città perché sanno che lì ci sono strutture che li possono accogliere. Ma a Verona, in queste settimane, è tutto al completo. «E si fermano qui perché trovano situazioni più favorevoli», spiega l’assessore al sociale Nicola Terilli. Il Comune da qualche mese registra la presenza di queste persone, segnalata da volontari. «Ci sono un paio di romeni, c’è un uomo di Povegliano, alcuni in transito, e anche un villafranchese». Quest’ultimo, che vive di una pensione minima ed è seguito dai servizi sociali, è stato soccorso per il freddo durante le festività natalizie: dormiva con il sacco a pelo nella galleria del Metropol. «Per lui abbiamo disposto l’accoglienza dapprima in un albergo protetto e poi alla Piccola fraternità», continua Terilli. «Ci eravamo rivolti al Samaritano di Verona, ma era pieno. L’accoglienza abitativa per queste persone, dunque, sarà un fenomeno di cui prendere coscienza perché potrebbe aumentare: Villafranca sfiora i 34mila abitanti ed è un centro strategico sull’asse Verona-Mantova. La Regione ci indica come area ad alta densità abitativa. Il nostro tessuto associativo di volontariato tiene molto bene. Queste persone ricevono aiuti per il cibo dall’Emporio della solidarietà o alla mensa dei frati (cui il Comune ha appena erogato un contributo di 4.500 euro, ndr). Per il vestiario c’è sempre qualcuno che dà loro una mano. Ma non possono dormire in locali disagiati e freddi perché è rischioso». Insomma, Villafranca va via via conformandosi con le esigenze di una grande città, ma è dotata ancora di strumenti di un centro di media grandezza. Dovrà presto avere strutture come quelle sinora aperte appunto nei grossi contesti urbani, come il Samaritano a Verona che, oltre a occuparsi di emergenza abitativa tutto l’anno, in inverno si attiva con la Locanda aiutando chi vive sulle strade. «Occorrerà di certo fare nuove valutazioni tra istituzioni, gruppi assistenziali del territorio e il mondo del No-profit per trovare soluzioni che facciano fronte a questo fenomeno», conclude Terilli. Buone notizie, infine, per Janusz, il vagabondo polacco di 55 anni, di Kamienna Gora, un paese della Bassa Slesia, a pochi chilometri dal confine ceco e dalla città tedesca di Dresda, che quest’estate viveva in piazza Giovanni XXIII. Aveva scelto di fermarsi a Villafranca perché non era una grande città, ma aveva tutto ciò che gli serviva. Mangiava alla mensa dei frati, la mattina don Daniele Cottini gli consentiva di utilizzare un bagno delle opere parrocchiali del duomo. Dormiva sulle scale della chiesa o in qualche bussola dei bancomat. Passava le giornate sulle panchine del centro. E non aveva programmi: «Me ne andrò quando mi stufo. Forse verso Mantova», diceva. Ma l’inverno è arrivato e gli ha imposto una nuova destinazione. Don Daniele ha trovato un posto per lui in una comunità nell’entroterra gardesano dove si trova bene. Come del resto si era trovato bene qui. Janusz non aveva grandi pretese, si accontentava di poco e i villafranchesi vegliavano su di lui. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Vittoria Adami
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