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20.01.2019

Aerei sicuri, via alla caccia alle lepri

Un momento della battuta, sullo sfondo le reti che separano le piste dell’aeroporto  FOTO PECORA
Un momento della battuta, sullo sfondo le reti che separano le piste dell’aeroporto FOTO PECORA

L’aroma del vin brulè arriva con loro, alle 6.30, sulle piste dell’aeroporto Catullo. Pentole con salamelle, panini con mortadella e salame, caffè sono alleati per non sentire il freddo pungente. Ma il clima si scalda anche stando insieme. Perché per i cacciatori dell’Ambito territoriale 3 Mincio l’appuntamento annuale allo scalo, per la cattura delle lepri, è anche un modo per ritrovare gli amici. Ieri mattina erano una cinquantina compresi il più piccolo, Michele, 10 anni, e le due «morose» Annalisa Pozza e Martina Castioni, 26 e 34 anni: «È divertente», dicono le due che si limitano però a collaborare alla cattura: «Niente caccia». Tutti scendono in campo, dis-armati di tutto punto. Per la cattura delle lepri bastano, infatti, una buona voce e due mani da far schioccare per stanare gli animali e indurli a correre verso i tre chilometri di reti posate al mattino presto sul sedime aeroportuale, nella zona militare coordinata dal Terzo stormo dell’aeronautica. Una volta intrappolate, le lepri vengono prese e messe in una gabbia e portate nelle zone di ripopolamento e cattura. Qui potranno riprodursi e in autunno saranno liberate nei territori di caccia. Il bottino di ieri è stato di 21 femmine e otto maschi, contati dal consigliere comunale della Lega Nicola Giuliani, cacciatore. L’operazione è legata a questioni di sicurezza per i voli aerei. «Le lepri sulla pista rischiano di essere risucchiate dai motori accesi dei velivoli con rischi enormi», spiega Diego Nosè, cacciatore da sempre. «Se una finisce nel motore può danneggiarlo seriamente». Talvolta l’imprevisto - oltre a rappresentare una morte orribile per l’animale - provoca notevoli disagi: è capitato che fosse cancellato un volo quando già l’aereo, pieno di passeggeri, era in procinto di partire perché il motore era andato in avaria. I cacciatori arrivano il mattino passando dalla base militare. Posano le reti. Poi iniziano a camminare in schiera emettendo suoni, azionando megafoni o sirene, per far uscire dalle tane le lepri che, fermate dalle reti, vengono poi messe in gabbia per essere rilasciate nelle zone di ripopolamento. Nella stagione invernale si effettuano circa una quindicina di catture nei nove Comuni dell’Atc Mincio, da Valeggio a Trevenzuolo, oltre a quella del Catullo. «È un’operazione che consente la conservazione della specie», continua Nosè, «perché gli animali si possono riprodurre in ambiti più grandi e con più esemplari. Così si impedisce il proliferare di malattie genetiche». Le lepri del territorio sono, infatti, sane e la specie si sta rinforzando: «Da cinque anni non ne importiamo più e siamo autosufficienti per le lepri da ripopolamento», spiega Fabio Rossignoli, presidente dell’Atc3 Mincio che conta 1.050 soci. «Le catture, oltre a garantire la sicurezza dell’aeroporto, servono per ripopolare le zone libere. Gli animali vengono portati nelle aree interdette alla caccia a partire da fine dicembre e ne facciamo il censimento». Le operazioni avvengono quando la caccia alla lepre è chiusa: la stagione è aperta da metà settembre a fine gennaio per beccacce e anatre, mentre per lepri e fagiani si termina rispettivamente a fine novembre e a fine dicembre. Un hobby mostruoso per gli animalisti, ma che i cacciatori difendono: «Svolgiamo un servizio per l’ambiente che ci costa sacrifici», racconta Ilario Miglioranza, cacciatore di lunga data. «Ci sono animali infestanti che proliferano danneggiando le campagne. Gli agricoltori ci chiamano di continuo». Oltre alle nutrie, infatti, che scavano cunicoli pericolosi per chi manovra i trattori, ci sono diversi animali che sono nefasti per l’agricoltura, dai colombi che mangiano la semina agli «storlini», specie protetta ma nociva per chi coltiva ciliegie e uva. •

Maria Vittoria Adami
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