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13.01.2019

Aborto, la legge divide dopo 40 anni

Grande partecipazione di pubblico all’incontro sull’aborto nell’auditorium di Villafranca FOTOPECORA
Grande partecipazione di pubblico all’incontro sull’aborto nell’auditorium di Villafranca FOTOPECORA

A quarant’anni dalla sua entrata in vigore, la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza continua a dividere. E non poteva certo appianare posizioni contrapposte, la serata di venerdì sera all’auditorium di Villafranca dal titolo «Legge 194: abbiamo cambiato idea?», organizzata dalla lista civica Borgo Libero. Tuttavia ha suscitato interesse, tanto da riempire l’auditorium soprattutto di giovani che hanno anche incalzato gli ospiti con molte domande. L’iniziativa è stata suggerita dalla mozione 434, approvata dal Consiglio comunale di Verona in ottobre, il documento che impegna sindaco e giunta scaligeri a destinare fondi per progetti a sostegno delle donne con figli o in gravidanza e in difficoltà, come quelli diocesani Gemma e Chiara. La mozione, che definisce anche Verona «città a favore della vita», ha suscitato un acceso dibattito politico in Italia tra chi la chiama «mozione anti aborto» e chi, al contrario, «pro-vita». «Abbiamo ritenuto opportuno approfondire l’argomento e confrontarci con la cittadinanza», spiega Andrea Cordioli, consigliere comunale di minoranza di Borgo Libero, «vista anche la risonanza mediatica, per fornire ai giovani un humus culturale su tematiche attuali». Durante la serata sono intervenuti tecnici con visioni opposte sul tema coordinato dalla giornalista Giuditta Bolognesi. Maria Geneth, ginecologa e presidente dell’Associazione italiana educazione demografica, ha spiegato la funzione dei consultori e dell’Aied attivi a fianco delle donne e delle coppie. Medici, psicologi, assistenti sociali aiutano le prime anche indagando sui motivi che possono indurle alla decisione di abortire e sostengono le coppie nel momento in cui devono scegliere di avere o no figli, dando anche informazioni sui contraccettivi o su dove si effettua l’interruzione di gravidanza. Si è spiegata «per scienza, non per idee», la dottoressa Geneth, definendo la legge 194 «una buona legge». Al contrario si è espresso l’avvocato Abbondio Dal Bon, socio fondatore di Giuristi per la vita: «L’aborto è un omicidio di una persona vera e propria. È soppressione di una vita unica e irripetibile. La vita comincia dal concepimento e da lì va difesa. L’embrione è vita e va tutelato. Quindi si vada a un Cav, centro aiuto vita, non all’Aied». La discussione ha preso due direzioni. Da un lato c’è chi punta l’attenzione sulla donna che deve poter scegliere e va tutelata anche rimuovendo le condizioni che la spingono all’aborto. E questo lo devono garantire le istituzioni pubbliche. Dall’altro chi vede come unico soggetto da tutelare il nascituro. Sulla prima posizione si è espressa Anna Maria Bigon, Pd, avvocato ed ex sindaco di Povegliano: «La 194 è basata sulla tutela della vita, ma i servizi pubblici (scuole, nidi, sostegni, iniziative sull’affettività e la prevenzione per i giovani) vanno integrati perché ora mancano. Lo Stato deve fare in modo che la donna possa avere i figli nella consapevolezza di essere supportata da adeguati servizi». Della seconda posizione Andrea Bacciga, consigliere comunale di Battiti a Verona e promotore della mozione: «Il nostro documento non è in contrasto con la legge 194. Impegna nel prossimo bilancio comunale ad aiutare tutti i progetti e associazioni che aiutano donne in gravidanza che affrontano problemi di ordine economico o sociale, così quando nascerà il figlio saranno aiutata. È stata strumentalizzata dalla sinistra, facendola diventare anti-194 che tuttavia ritengo una legge ingiusta, perché non tutela il nascituro, e ipocrita perché dice di essere norma sociale per la tutela della maternità. Non sono contro le donne che abortiscono ma contro una legge che consente alle donne di abortire». •

Maria Vittoria Adami
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