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13.06.2018

Un milione sottratto alla Gsi Il Pm chiede 8 anni per Bovo

Otto anni di reclusione: è la «condanna esemplare» che il pm Gennaro Ottaviano ha chiesto ieri nei confronti di Marco Bovo, l’ex commercialista amministratore della Gsi Service, la società del Comune di Vigasio incaricata di gestire farmacia, mense e asili pubblici, biblioteca. Accusato di peculato, bancarotta, autoriciclaggio, false comunicazioni e falsificazione di bilancio ieri è comparso in udienza davanti al Gup Raffaele Ferraro dopo che il suo avvocato, Alberto Franchi, è riuscito a «dribblare» lo scorso marzo il giudizio immediato chiesto dalla Procura giocandosi invece la carta dell’abbreviato (in caso di condanna, sarà ridotta di un terzo). Bovo è arrivato in tribunale, direttamente dal carcere di Montorio dove è rinchiuso dal 25 ottobre, scortato dalla polizia penitenziaria: aspetto dimesso, testa bassa, decisamente «diverso» dal manager di successo che tanti ancora in paese ricordano. Per più di un’ora in camera di consiglio, davanti anche ai legali di parte civile (il Comune di Vigasio), ha ascoltato la requisitoria del pubblico ministero terminata con la richiesta di 8 anni di carcere (gli aumenti per la continuazione dei reati sono stati formulati in misura massima), una «sentenza» pesante che non ha concesso alcuno sconto alla condotta dell’imputato. Se per l’accusa infatti Bovo deve rispondere di tutti e 4 i capi di imputazione, la difesa ha invece chiesto al Gup l’assoluzione per il peculato e il riciclaggio, e il minimo previsto dal codice penale per la bancarotta fraudolenta e il falso in bilancio. La decisione del giudice Ferraro è stata rimandata all’udienza del prossimo 24 luglio. Ieri, l’imputato ha assistito nuovamente alla ricostruzione della vicenda che lo ha fatto finire in galera: come amministratore unico della srl, per sette anni dal 2009 al 2016, si sarebbe intascato 1 milione di euro prelevato direttamente dalle casse della società del Comune per pagarsi la villa, auto di grossa cilindrata, mobili e quadri preziosi, con un giro di soldi fatti uscire dalle casse della srl tramite assegni, prestiti, rimborsi. Insomma, un sistema faraginoso messo in piedi dall’ex commercialista che, evidentemente, pensava di poter in qualche modo riuscire a sistemare le carte fino a quando però, lo scorso luglio, non è più riuscito a far fronte alla situazione e s’è deciso a dimettersi chiedendo il fallimento della società (dichiarato in 14 aprile dal tribunale). Da quel momento, l’avvio della inchiesta e l’arrivo del fascicolo in Procura. Gli inquirenti hanno scoperto, nel modus operandi illecito di Bovo, ad esmepio, l’accensione di quattro prestiti rimborsati con fondi prelevati dai conti della Gestione Servizi Integrati. Insomma, una triste storia di ammanchi consumata quotidianamente: sembra che Bovo «ripulisse» addirittura le entrate quotidiane della farmacia comunale di piazza Luciani. Tanto che qualcuno ieri si augurava, nei corridoi dell’ex Mastino, che almeno «quei soldi che s’è preso finiscano tutti in medicine, quelle che la gente s’è pagata con fatica...». Tra un mese, la sentenza del gup. •

Camilla Ferro
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