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10.01.2019

Soltanto trattori sulle terre dell’Autodromo

Lo stand del Motorcity durante una Fiera nove anni fa a Verona FOTO MARCHIORI
Lo stand del Motorcity durante una Fiera nove anni fa a Verona FOTO MARCHIORI

Autodromo del Veneto: un sogno infranto. Sono passati giusto vent’anni da quando il Consiglio regionale-su proposta dei consiglieri veronesi Paolo Scaravelli, Alleanza Nazionale, e Tiziano Ziggiotto, Forza Italia, nell’ambito di una delle legislature in cui era presidente il forzista Giancarlo Galan-ha emanato la legge che prevedeva la realizzazione di una pista regionale per le automobili. Un’infrastruttura che avrebbe dovuto sorgere a cavallo fra i territori comunali di Vigasio e Trevenzuolo, ma che in realtà non è mai stata avviata. I progetti hanno però continuato ad avanzare, il circuito e le opere ad essa connesse sono entrate nella programmazione urbanistica del territorio e 4 milioni 580mila metri quadrati di terreno, due milioni 720mila nel territorio di Vigasio e un milione 860mila in quello di Trevenzuolo, sono stati acquistati da una società che era nata con il solo scopo di costruire quello che è poi stato chiamato Motorcity. L’Autodromo del Veneto, questo è il nome della società, a metà dell’anno scorso ha però deciso di mettersi in liquidazione volontaria a causa di difficoltà finanziarie. Di essa, peraltro, hanno ancora delle quote anche gli enti locali. Enti di cui almeno uno, il Comune di Vigasio, con la stessa Autodromo del Veneto ha in corso una controversia legale, basata sulla pretesa di pagamento di circa un milione di euro di Imu arretrato. Una situazione che sarà a giorni al centro di un incontro che senza dubbio il sindaco vigasiano Eddi Tosi si augura possa essere chiarificatore. Quella di cui stiamo parlando è una storia decisamente complicata. La storia di un progetto che avrebbe dovuto essere alimentato con investimenti fra un miliardo ed 1,5 miliardi di euro-di cui 70 milioni solo per l’acquisto dei terreni, a 15,5 euro al metro quadrato-e godere di 424mila euro di investimenti pubblici. Un progetto contestato dagli ambientalisti, secondo i quali avrebbe portato ad un «saccheggio ambientale», ma sostenuto da tutti gli enti territoriali. Un’opera faraonica, che è, comunque, rimasta sulla carta. Certo, almeno in teoria, non è ancora detta l’ultima parola. Lo ricorda il liquidatore, il commercialista di Reggio Emilia Giuseppe Cavalchi, quando spiega che «la procedura in atto è suscettibile di essere modificato in ogni momento». E lo confermano anche gli amministratori locali. Anche se a dire il vero sembrano crederci poco. «Considerato che alla liquidazione si è arrivati a causa di gravi difficoltà del socio di maggioranza, mi pare evidente che, con l’attuale proprietà, sia difficile che l’autodromo venga realizzato», afferma il sindaco di Trevenzuolo, Roberto Gazzani. La prima società finalizzata alla realizzazione della pista automobilistica, attorno alla quale avrebbero dovuto sorgere un’area commerciale, un parco divertimenti, due hotel e spazi scientifici ed espositivi, è datata 2001. Si trattava di una srl, in cui aveva un ruolo importante la finanziaria della Regione, Veneto Sviluppo. Poi la srl si è trasformata in spa, e nella sua ultima conformazione risulta partecipata per l’85 per cento, e per un valore di oltre 2,3 milioni di euro, da Motorcity holding srl. Società, quest’ultima, che per il 66,66 per cento è a sua volta in mano a Coopsette, cooperativa rossa di Reggio Emilia del settore edile che era un colosso, ma è anch’essa da mesi in liquidazione. Il 7,78 per cento di Autodromo del Veneto, che è pari ad un valore di 211mila euro, è in mano a Veneto Sviluppo, il 3,53 per cento a testa ce l’hanno Comuni di Vigasio e Trevenzuolo, per un valore totale di oltre 192mila euro, e lo 0,16 per cento, che vale poco più di 4mila euro, è della Fiduciaria Valverde. Veneto Sviluppo ed i due Comuni già nel 2017 hanno avviato le pratiche di uscita dalla società. Si tratta di un’azione conseguente all’entrata in vigore della cosiddetta legge Madia, che ha previsto l’obbligo di abbandono per le amministrazioni pubbliche delle partecipazioni non strategiche. Tali pratiche, però, ora risultano congelate a causa della liquidazione. «Oltre che della sorte delle quote, è mio dovere capire cosa potrà accadere in merito ai pagamenti Imu mancanti (dal 2015 la società ne versa solo una parte, ndr) e per questo la prossima settimana mi incontrerò con il liquidatore», anticipa il sindaco di Vigasio. Mentre il suo collega di Trevenzuolo sottolinea che «a questo punto, visto che il progetto dell’autodromo nasce da una legge regionale, è a Venezia che tocca dire cosa succederà delle aree che dovrebbero ospitare il Motorcity». Terreni per i quali, secondo Gazzani, si profila la regressione ad uso agricolo. Da quando sono diventati proprietà dell’Autodromo del Veneto (la compravendita è avvenuta a novembre 2006, con rogito formalizzato nel giugno 2007), i 458 ettari su cui doveva nascere la pista riservata ad auto velocissime sono stati invece coltivati usando dei ben più lenti trattori. «Quelle aree costituiscono un bene fondamentale per la società, ma la situazione è così complessa che non posso fare previsioni su come mi muoverò; quello che posso comunque dire è che sto cercando di capire come posso agire per tutelare l’interesse non solo dei soci, ma anche delle comunità e del territorio», dice il liquidatore. Al quale, salvo colpi di scena sulla cui probabilità egli evita accuratamente di esprimersi, tocca il compito di gestire al meglio la fine del sogno Motorcity. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luca Fiorin
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