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domenica, 23 settembre 2018

Miriam cento su cento in cucina

Miriam Peroli in cucina all’Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione Miriam con la targa del concorso gastronomico al Barbarigo di Venezia

Cento su cento agli esami, il massimo dei voti per Miriam Peroli di Vigasio studentessa all’Ipsar Luigi Carnacina di Bardolino, l’Istituto professionale per i servizi alberghieri e della ristorazione, sezione associata di Valeggio sul Mincio. La gioia di Miriam, affetta dalla nascita da sindrome di Down, è incontenibile al termine del suo percorso di studi superiori di secondo grado, dove ha scelto il ramo cucina, perché la scuola offriva percorsi diversi quali reception, maitre di sala o pasticceria. Miriam ha 20 anni e non avrà un diploma di maturità perché essendo disabile cogni-intellettivo avrà un attestato che metterà in risalto le sue capacità nell’ambito professionale e comunque spendibile nel mondo del lavoro, in quanto è stato steso per lei un Pei (Progetto educativo individualizzato) e il Psp (Piano di studi personalizzato) pur essendo in linea con il programma ministeriale gli è stato proposto in maniera semplificata e adatta alle sue capacità. Miriam durante i cinque anni di questo suo percorso scolastico è stata seguita, in modo eccellente, in classe dall’insegnante di sostegno Benedetta Maio, nei laboratori dall’operatrice socio-sanitaria Paola Zago coordinate dalla psicopedagogista Maria Perina Neri, quest’ultima proposta quale esperto di famiglia perché la stessa ha seguito Miriam anche nel percorso scolastico superiore di primo grado (medie). Pur presentandosi all’esame finale con un programma semplificato, ma che comunque rispecchiava quello ministeriale, Miriam ha avuto una valutazione di 100 punti su 100 con i complimenti della commissione per la buona esposizione orale e per la tesina proposta che spaziava da un percorso alimentare corretto all’esposizione e spiegazione di una ricetta di cucina (risotto con i funghi), da Gabriele Dannunzio alla lingua inglese. «C’è chi ritiene che la professione di docente sia un reiterato e monotono susseguirsi di classi, studenti, colleghi e scartoffie», afferma la professoressa Maio. «In realtà è qualcosa di molto di più. È una storia d’amore complessa, fatta di incontri, di vita da scoprire, di percorsi da rivedere e da correggere, di esperienze che lasciano segni profondi. Ed è di una di queste esperienze che desidero essere testimone: l’ incontro con Miriam Peroli e con la sua spensierata gioia di vivere. •