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04.12.2017

«Sono vicesindaco anche a scuola: nella ricreazione»

Stefania Zaffani
Stefania Zaffani

Vicesindaco: a Vigasio, siete polentoni? «Cioè, sfaccendati? Tutt’ altro. La polenta cresce nei pentoloni». E brava Stefania Zaffani. Mai rappresentazione fu più pertinente. Sarà un’insegnante, ma stavolta il giudizio non spetta a lei. Difatti, all’interno della Fiera, sebbene l’organizzazione sia privata, la riconoscenza è pubblica. I commensali provengono da ogni dove per mangiare i 100 piatti con l’antichissimo, semplicissimo e gustosissimo impasto d’acqua e farina di cereali. Se, bonariamente, insistessi con gli appellativi? «Ci sarebbero i voti presi dalla nostra amministrazione». Nel 2015, vi deste daffare. Brevemente: Stefania Zaffani, 327; Diego Campedelli, 265; Corrado Merlini, 217. Preferenze, s’intende. «Fui nominata vicesindaco perché ricevetti più consensi degli altri. Così, non ci furono divergenze nella maggioranza». Buongiorno, Eddi Tosi, che tempismo! Sindaco: davvero, non ci fu uno - che fosse uno - insoddisfatto? «Designata la giunta, non dovetti aggiungere altre spiegazioni. La distribuzione delle deleghe coincise con l’ordine degli eletti. I meriti erano evidenti. E l’ordine delle urne corrispose all’ordine che avevo ipotizzato nella mia testa». Alle volte, il caso. Fa la differenza tra un sindaco tranquillo e un sindaco tormentato. «Già, ebbi fortuna». Ci fosse stato il quarto incomodo? «Avrei indicato comunque il vicesindaco e gli assessori di oggi». Tosi succederà a Tosi? «Sì, probabilmente». Zaffani a Zaffani? «Si, certamente». Zaffani a Tosi? «Avrebbe il mio sostegno». Zaffani: si candiderebbe sindaco? «L’io dell’amministratore direbbe: sì. La ragionevolezza della mamma direbbe: no. Io, ho 50 anni; mia figlia, sei anni». Ci fosse ancora, suo padre sarebbe senz’altro orgoglioso del Tricolore. «Se fossi sindaco, dovrei rinunciare alla mia vita domestica». Indossando la fascia di rappresentanza, si è mai compiaciuta della propria promozione, seppure contingente, a sindaco? «No. Nemmeno alla commemorazione dei caduti in guerra. Eppure, mio nonno fu ferito in combattimento. Svolsi, svolgo e svolgerò diligentemente il mio compito – non il compitino, a cui fa ironicamente riferimento lei - di vicesindaco, cioè di sostituto del sindaco». È il senso del dovere. «Papà diede l’esempio a me e ai miei tre fratelli. Lavorando, lavorando e lavorando. Gestiva un’officina, che abbiamo ancora». Uno dei precetti di suo padre? «Risolvere i problemi dei clienti, quindi, per traslazione, dei cittadini». Solitamente, una contraddizione in termini nella pubblica amministrazione. «Durante la ricreazione, controllo le numerose telefonate che giungono quotidianamente dal Comune». Un altro dettame? «Dialogare con franchezza». Altrimenti Zaffani ingannerebbe se stessa, la popolazione, ma, soprattutto, gli studenti. «A proposito: quattordici anni alla scuola elementare di Vigasio prima di attraversare il cortile e proseguire per altri quattro anni alla media. Infine, agli istituti superiori di Villafranca, dove mi trovo tutt’ora. Altri dieci anni». Provvedete all’educazione civica delle giovanissime generazioni, visitando con i più meritevoli i palazzi presidenziali e governativi a Roma, ma il Consiglio comunale dei ragazzi di Vigasio, ultimamente, cos’ha deliberato? «Nel 2016, un corso di cucina per imparare a preparare primo, secondo e dolce». Macchè vicesindaco. Vogliono essere proclamati Junior MasterChef! «Nel 2017, le feste di Carnevale e di fine anno scolastico. Serali». Addirittura. «I ragazzi, in compenso, parteciperanno ad uno dei prossimi Consigli comunali degli adulti». Meglio. Chissà quanti ex colleghi votarono Zaffani. «Tra i docenti, generalmente, prevale il centrosinistra anziché il centrodestra. Siccome la mia lista era di centrodestra, gli ex colleghi non mi diedero alcuna preferenza. Qualcuno si confidò con me. Gli stessi che, successivamente, mi chiesero aiuto per le iniziative didattiche». Le negò? «Le sostenni. Metteremo a disposizione quattordici aule in più in seguito all’insediamento di un’azienda a Vigasio». Allora, fu votata dai genitori degli ex alunni. «Non ho mai approfittato del mio ruolo di insegnante, onde evitare sia malumori che malintesi. Anzi, non ho mai preteso un voto da nessuno». Che mi sia talmente distratto a lezione da non accorgermi di lei? La signora delle preferenze. «Sembro una persona arrogante, invece sono modesta». Ha mai distribuito propaganda elettorale porta a porta? «Soltanto ai parenti e ai conoscenti. Gli Zaffani sono molto noti a Vigasio. Assieme al resto della lista, promuovo l’attività nelle assemblee pubbliche. Sono un amministratore, non un politico». Cioè? «Un amministratore è spontaneo. Un politico è calcolatore, perciò programma il proprio passaggio, strada dopo strada, indirizzo dopo indirizzo». Vicesinda-co oppure vicesinda-ca? «Vicesinda-co. Rispetta la grammatica». Lei è stata anche assessore di Daniela Contri, che era sinda-co o sinda-ca? «Sinda-co. C’era chi l’apostrofava sinda-ca». L’avesse fatto apposta: dopo Tosi, si presenta in municipio proprio Contri. Buongiorno, ex sinda-ca! «Chi si rivolgeva al sindaco in modo dispregiativo non condivideva qualche sua decisione o atto». Mi scuso, ovviamente, se l’avessi eventualmente e involontariamente offesa. Tosi: il raduno di famiglia con Contri è improvvisato? «Siamo un gruppo». Se, poi, il caso mette ordine al fisiologico disordine…

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