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02.08.2017

Villa Zamboni è in restauro
I vandali danneggiano i muri

Le scritte su un muro fatte dai vandali che soino entrati in villa Zamboni FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORAPaola Ferrarin, l’architetto che dirige il restauro dell’affrescoUn soffitto della villa puntellato è pericoloso per chi entraUn accesso all’immobile pubblico coon il divieto d’ingresso
Le scritte su un muro fatte dai vandali che soino entrati in villa Zamboni FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORAPaola Ferrarin, l’architetto che dirige il restauro dell’affrescoUn soffitto della villa puntellato è pericoloso per chi entraUn accesso all’immobile pubblico coon il divieto d’ingresso

C’è chi s’impegna per restituire le bellezze artistiche della settecentesca Villa Zamboni alla cittadinanza e per progettare un futuro che la renda ancora pubblica e chi contribuisce ad aumentarne il degrado. Sono recenti infatti gli atti di vandalismo che hanno portato a danneggiamenti e scritte nell’edificio storico dov’è in corso un complesso lavoro di restauro dell’affresco della loggia.

I RISCHI. Le intrusioni comportano anche un serio problema di sicurezza per i ragazzi che sono entrati abusivamente in una struttura che è anche un cantiere. A segnalare il problema è stata l’architetto Paola Ferrarin che sta seguendo l’intervento di restauro dell’affresco come direttore dei lavori e che come presidente dell’associazione culturale La Quarta luna, assieme a Noi che...Villa Zamboni e Humus, auspica da tempo un completo recupero della villa.

PARLA L’ARCHITETTO. «C’è sicuramente l’inciviltà», evidenzia con rammarico Paola Ferrarin, «di chi non capisce il valore di questo immobile, donato tanti anni fa alla comunità valeggiana, ma le incursioni segnalavano anche un grave problema di sicurezza, per cui ho chiesto ufficialmente all’ufficio Lavori Pubblici che vengano chiusi gli accessi creati e sono prontamente intervenuti». Ora la villa è sbarrata e l’accesso pressoché impossibile.

LA CONDANNA. Quello che auspica la direttrice dei lavori di restauro è che vi sia una condanna decisa e che non si pensi neppure per un attimo di derubricare gli atti vandalici come «ragazzate». «Non si tratta di ragazzate», afferma decisamente l’architetto, «ma di fatti che dovrebbero provocare un forte sdegno nei valeggiani, più che la rottura di un finestrino o la rigatura di una macchina. Bisogna che tutti ricordiamo che Villa Zamboni è stata donata al Comune dal benefattore Giuseppe Zamboni, ancora negli anni trenta del novecento, perché fosse destinata alle fasce più giovani della popolazione. Tutti dovrebbero impegnarsi per riportarla ad un uso pubblico».

SECONDA FASE. Intanto è iniziata la seconda fase delle operazioni di restauro dell’affresco della loggia da parte della ditta specializzata Lithos che nei mesi scorsi aveva iniziato l’intervento, finanziato con la raccolta di fondi della cittadinanza. Dopo il pre consolidamento della superficie, in cui si segnalavano problemi di esfoliazione e di polverizzazione, la ditta veneziana ha ora iniziato un lavoro di pulizia e di consolidamento che, appena ottenuto il via libera della Sovrintendenza, porterà alla stuccatura delle fessurazioni e al ritocco. L’affresco verrà in questo modo riportato alla sua bellezza originaria.

LA FONDAZIONE. Altrettanto importante è la partita ancora in corso per creare una fondazione partecipata che conduca al riutilizzo pubblico di Villa Zamboni, partendo magari dal restauro del tetto e del giardino pensile. «Abbiamo raccolto più di un migliaio di firme», conferma Paola Ferrarin. «Sono di cittadini che ci hanno chiesto che Villa Zamboni rimanga un immobile pubblico. Per questo motivo abbiamo proposto al Comune un patto di sussidiarietà che vede sedersi al tavolo, oltre alle associazioni locali, enti importanti come la Mag (Società mutua per l’autogestione), punto di riferimento per imprese sociali e cooperative e un’associazione come Italia Nostra (che tutela il patrimonio ambientale e artistico del Paese, ndr). L’obiettivo è di far della villa una cittadella della cultura che guardi al nostro territorio ma anche verso orizzonti europei».

PERIODO LUNGO. L’iter proposto è innovativo e i tempi si sono allungati, ma ora è necessario stringere se si vuole evitare che il bene si degradi ulteriormente. «Stiamo valutando ogni aspetto», rimarca il sindaco, Angelo Tosoni, «di questo patto che è un fatto nuovo per la nostra comunità e nelle prossime settimane daremo una risposta. L’obiettivo del recupero di Villa Zamboni ci vede pienamente concordi anche perché siamo consapevoli che una struttura vuota è facile preda di sbandati».

Alessandro Foroni
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