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23.12.2017

Pescano un siluro da 90 chili Mezz’ora di battaglia al fiume

Alessandro Foroni Sono di enormi dimensioni (2,30 e 2,04 metri) i siluri pescati nel basso Mincio da due giovani veronesi ventunennni, Gianmarco Begnoni di Valeggio e Stefano Troiani di Nogarole Rocca. Per trarli a riva i due ragazzi, che solitamente praticano la pesca a spinning catch & release (dall’inglese catturare e rilasciare), hanno ingaggiato una dura lotta che è andata avanti per quasi mezz’ora. «Io e Stefano», dichiara Begnoni, che di mestiere fa il ciclista dilettante, «siamo scesi verso il Mincio intorno alle 17,30 con le nostre canne e questa volta puntavamo proprio il siluro, anche se la nostra pesca preferita è quella del bass (il persico trota). D’improvviso abbiamo sentito tirare e lì abbiamo capito che avremmo dovuto darci da fare. Per fortuna eravamo in due e ci siamo dati una mano perché nessuno dei due siluri, che abbiamo pescato a breve distanza uno dall’altro, voleva mollare. Anche sollevarli non è stato facile perché l’esemplare più grande pesava intorno ai 90-95 chilogrammi». A Gianmarco Begnoni la passione per la pesca gliel’ha trasmessa il padre Giuliano che se lo tirava dietro fin dai primi anni di vita. «Ricordo di aver messo gli stivali», sostiene il giovane, «per entrare in acqua già quando avevo sei anni e da lì la passione è solo cresciuta, affinandosi nella ricerca dei pesci predatori». È questa infatti una delle caratteristiche principali della pesca spinning, un tipo di pesca sportiva che punta proprio alla cattura di questa tipologia di pesci. Prende il suo nome dal movimento dell’esca artificiale (dall’inglese to spin, ruotare) che finisce per attirare il pesce. Sulla pratica del rilascio Gianmarco Begnoni precisa: «Potrà anche capitare che qualche volta mi tenga un pesce o due per mangiarlo visto che sul Mincio, tranne alcuni posti come la zona della centrale di Ponti e dell’Altomincio, l’acqua è buona, ma di solito non lo faccio. Sono felice infatti quando a distanza magari di anni mi capita di pescare e di riconoscere lo stesso pesce e lo vedo cresciuto di peso». Non tutti sono d’accordo con questo stile di pesca sportiva che termina con il rigettare in acqua i pesci, i quali potrebbero rivivere la terribile esperienza delle lacerazioni provocate dall’amo alla bocca, organo sensibile e che per loro ha una funzione simile alle nostre dita, ma per i due giovani i problemi del Mincio sono altri. «Quello che distrugge la buona pescosità del Mincio», afferma Stefano Troiani, che fa il cuoco in un noto ristorante di Verona, «è il bracconaggio che usa metodi di pesca che puntano alla quantità, con mezzi che vanno dalla corrente elettrica all’esplosivo e so che vi sono stati episodi di questo tipo verso Pozzolo di Marmirolo (Mn). Paradossalmente anche il siluro, che è una specie alloctona (proveniente da altre zone), non credo che sia da considerare quel mostro che viene spesso demonizzato. Non ha fatto sparire il pesce dal Mincio anche se qualora arrivasse nel Garda potrebbe mettere a rischio canneti e strutture dove costruisce cunicoli per acquattarsi». Secondo Gianmarco e Mattia sono sempre più i giovani attirati dalla pesca sportiva catch e release, con l’obiettivo magari d’entrare nel guinness dei primati, attualmente detenuto, nel caso dei siluri, da un pescatore francese, il 33enne Jean-Christophe Conéjéro che nel fiume Tarn ha catturato un pesce lungo 2,74 metri. Con esso ha superato un precedente record, risalente al febbraio 2015, quando nel Po, in provincia di Mantova, i fratelli Dino e Dario Ferrari, catturarono un siluro lungo 2,67 metri. •

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