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08.02.2018

L’antica corte senza padroni Perdute le tracce degli eredi

Corte Regia vista dal fiume Mincio. Il Comune cerca i proprietari di una parte del terreno Uno scorcio dell’antiche dimore a Borghetto FOTO PECORA
Corte Regia vista dal fiume Mincio. Il Comune cerca i proprietari di una parte del terreno Uno scorcio dell’antiche dimore a Borghetto FOTO PECORA

Una piccola porzione della Corte Regia, un luogo magico di origine longobarda nel pieno centro medievale di Borghetto, che comprende attualmente case e terreni. Questo è quanto possiedono due famiglie emigrate in Sudamerica negli anni cinquanta di cui si sono perse le tracce e a cui si riferisce un pubblico proclama esposto sull’albo pretorio del Comune di Valeggio. Secondo il codice di procedura civile infatti quando è difficile procedere alla notificazione nei modi ordinari per la difficoltà di identificazione si può utilizzare il pubblico proclama, mettendolo a disposizione sull’albo pretorio. Questo soprattutto quando si presume che gli intestatari catastali degli immobili da usucapire siano deceduti e non sia facile individuare gli eredi. Dei proprietari e usufruttuari di quei pochi metri di terreno, Bini Angela, Gaetano e Luisa e di Franchini Angela, non si sa più nulla e la pratica di usucapione da parte dell’attuale proprietario degli immobili circostanti, Gabriele Bertaiola, è partita nelle settimane scorse. Quando le due famiglie emigrarono da Borghetto questo era solo un paesino rurale che non offriva molte prospettive per il futuro. In quegli anni l’emigrazione italiana all’estero diventava, come spiega l’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) nel suo rapporto del 2012 su «La risorsa emigrazione», curato da Michele Colucci, «un fenomeno strutturale nella vicenda dell’Italia repubblicana, con un ingrossamento dei flussi di espatrio». Probabile che la loro destinazione sudamericana sia stata l’Argentina perché, rispetto ai decenni precedenti, il contesto socioeconomico brasiliano era meno favorevole in quanto era calata la forte richiesta di manodopera in ambito rurale e all’interno dei processi di modernizzazione e industrializzazione. «Nel secondo dopoguerra», dichiara lo storico locale Cesare Farinelli, «furono parecchi i valeggiani che partirono, alcuni per poi tornare, anche se l’emigrazione più grande fu a fine Ottocento quando tanti, per non fare la fame, andarono a cercare fortuna». Lo conferma Antonio Bettio, appassionato di tradizioni locali: «Qualche anno fa venne a cercarmi un ragazzo brasiliano che stava studiando in Spagna ed era un discendente di un Bettio partito da Valeggio nel 1896». Ora il pubblico proclama scadrà il prossimo 19 febbraio ed è difficile pensare che i vecchi proprietari di quel piccolo fondo, posto vicino a quel guado del fiume Mincio da dove passarono eserciti e pellegrini, possano farsi vivi. • A.F. © RIPRODUZIONE RISERVATA

A.F.
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