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20.01.2018

Discarica a Ca’ Balestra La sentenza: «Non si fa»

Ca’ Balestra fotografata da un drone dopo l’incendio del 2015
Ca’ Balestra fotografata da un drone dopo l’incendio del 2015

Alessandro Foroni Per il Consiglio di Stato, il piano rifiuti della Regione Veneto, che non consente la realizzazione di discariche in zone delicate come quelle della ricarica degli acquiferi, è valido a tutti gli effetti. L’importante decisione è stata presa con la sentenza n. 61/18 (emessa il 15 giugno 2017 ma pubblicata solamente il 5 gennaio scorso), che ribalta la precedente sentenza 802/16 del Tribunale amministrativo regionale (Tar) Veneto. Nel 2016 il Tar aveva infatti accolto il ricorso di Adige Ambiente, parzialmente annullando il piano rifiuti approvato ad aprile 2015 dalla Regione Veneto e riaprendo la possibilità di realizzare discariche in zone geologicamente fragili. Tra le tante zone interessate a livello provinciale, anche quella di Ca’ Balestra, al confine tra Valeggio sul Mincio e Villafranca, per il cui sito è stato presentato qualche anno fa il progetto per una discarica di rifiuti speciali, ancora fermo alla commissione di Valutazione impatto ambientale (Via). «Ora non ci resta che aspettare», dichiara soddisfatta Tatiana Facincani, portavoce del Comitato Anti Discarica Ca’ Balestra, che ha scoperto l’avvenuta pubblicazione della sentenza monitorando i siti istituzionali, «e sollecitare nuovamente l'ultimo atto: la bocciatura definitiva del progetto di discarica a Cà Balestra da parte della commissione Via. Ci conforta nella battaglia che portiamo avanti da anni il fatto che il massimo organo di tutela della giustizia nell’amministrazione pubblica abbia riconosciuto, oltre alla legittimità del provvedimento regionale, la fondatezza delle indicazioni a difesa dei territori, dall’attenzione per gli acquiferi alla necessaria distanza dalle zone aeroportuali». Nel ricorso presentato nel 2015 Adige Ambiente aveva contestato le nuove norme del piano rifiuti per una serie di motivi. Tra questi il fatto che fossero state approvate in regime di prorogatio, cioè nel periodo intercorrente fra la scadenza naturale del mandato regionale e le elezioni del 31 maggio 2015 e che la Regione fosse andata oltre le proprie competenze nei confronti di altri enti come le Province e l’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile). Il Consiglio di Stato (Cds) ha invece riconosciuto la fondatezza del ricorso della Regione Veneto, che aveva impugnato la sentenza del Tar, ribadendo che «l’approvazione del piano rifiuti è un atto doveroso sia in base alla legislazione nazionale sia in base alla legislazione europea», visto che l’Unione europea aveva aperto una procedura d’infrazione verso l'Italia perché in ritardo nell’approntare i piani sui rifiuti. Nella sentenza si evidenzia che «il divieto di collocare discariche nella fascia di ricarica degli acquiferi appare ragionevolmente dettato dalla evidente esigenza di evitare ogni possibile contaminazione delle falde sotterranee che sono destinate a fornire acqua potabile», anche come conseguenza di eventi eccezionali. Inoltre, secondo il Cds, la Regione ha la potestà di «stabilire regole generali di divieto di localizzazione per categorie di aree astrattamente individuate per le loro caratteristiche generali», mentre alle Province tocca l’individuazione in sede locale delle zone non idonee. «La sentenza», rileva Fabrizio Gagliardi, portavoce di El Morar, «riafferma la bontà di alcuni paletti predisposti dal piano rifiuti. Attendiamo il no definitivo all’impianto». •

Alessandro Foroni
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