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16.12.2017

Bellezze del territorio in due tesi di laurea

Il Monte Mamaor
Il Monte Mamaor

Alessandro Foroni Partire dalle bellezze del territorio sia per insegnare la storia medievale che per realizzare un museo della storia del territorio che ruoti attorno all’oasi selvatica di Monte Mamaor, estesa per più di 100 ettari. Questi i temi delle due tesi di argomento locale premiate recentemente dal Comune in sala consiliare per l’iniziativa dedicata ai più meritevoli tra i diplomati e i laureati dell’anno scolastico 2015-2016, con 25 ragazzi che si sono divisi 4.500 euro. «Quando ho pensato», rivela Chiara Adami, laureatasi alla Facoltà di lettere e filosofia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Brescia, «alla mia tesi, focalizzata su come trasmettere nella scuola secondaria la storia del medioevo e, nello specifico, quella di contrade, borghi e castelli, mi sono detto che non potevo che partire da Valeggio che di queste vestigia del passato è particolarmente ricca». Così Chiara Adami è entrata in contatto con il corpo insegnante dell’istituto comprensivo Graziella Murari e ha potuto confrontarsi sui metodi d’insegnamento e sui materiali usati. Tocca invece un tema da anni al centro dell’attenzione la seconda tesi d’interesse locale premiata (Mons maior. Progetto di un museo della storia del territorio tra memoria e paesaggio) che ha visto tra gli autori la valeggiana Elisa Piccoli, laureatasi in architettura nella sede mantovana del Politecnico di Milano. «Il Monte Mamaor, situato al crocevia tra Valeggio, Villafranca e Sommacampagna», sostiene Elisa Piccoli, che ha scritto la tesi assieme ai colleghi Francesco Varesano e Andrea Volpi, «è un luogo privilegiato sia dal punto di vista storico che paesaggistico. Il territorio limitrofo, dalla memoria antichissima, è stato il palcoscenico di molte vicende storiche. Inoltre ha assunto un’identità eco-sistemica di primaria importanza resa possibile dall’isolamento determinato dalla sua funzione militare. Dal 2001 l’area è stata dismessa per quell’utilizzo e ceduta al demanio e l’idea di realizzarvi un eco-museo della storia, al fine di mettere in relazione tutti i caratteri peculiari del Monte Mamaor e del territorio, non potrebbe che avere benefici effetti, anche a livello turistico». Verrebbero così trasformate sia la corte colonica ottocentesca, dove troverebbe spazio la biblioteca, sia gli altri edifici, ciascuno dedicato ad un’epoca storica, con le torrette che permetterebbero di spingere lo sguardo fino al lago e a Verona. Vi sarebbero anche una biglietteria-bookshop, con ristorante, ma i visitatori entrerebbero solo a piedi, per non modificare l’ambiente e per lasciar spazio anche ai ricercatori che volessero approfondire le particolarità dell’area. La tesi ha permesso anche d’evidenziare una straordinaria rete circostante di stepping stone (trampolini di lancio), oasi verdi utilizzate dalla fauna passante, da Monte Magrino a Monte Vento, che andrebbero riconnesse. •

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