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02.08.2015

Una via al ciclista pioniere Barlottini «La merita un campione come lui»

A destra, Assuero Barlottini con Bepi Pancera
A destra, Assuero Barlottini con Bepi Pancera

«Ricordatevi che prima di essere corridori dovete essere uomini». Questo è stato uno dei più grandi insegnamenti che Assuero Barlottini ha dato ai ciclisti veronesi. D'ora in poi, la via che a Lugagnano conduce agli impianti sportivi sarà dedicata a lui, in ricordo non solo del corridore ma anche dell'uomo che è stato. La cerimonia ufficiale di intitolazione, in sala consiliare, si è tenuta durante una pausa del consiglio comunale. Tutto è partito dalla necessità di risolvere un problema di omonimia: sia a Sona che a Lugagnano esisteva infatti una via Marconi. Poiché la strada del capoluogo era la più datata, si è deciso di cambiare nome a quella della frazione. Da qui è sorta l'idea di intitolarla a Barlottini, personaggio di rilievo per la storia locale e non solo. Nacque nel 1890 a Quaderni di Villafranca e, ancora bambino, si trasferì con la famiglia a Lugagnano, dove visse fino alla morte, nel 1969. Cominciò a gareggiare nel 1909. Nel 1913 e nel 1914 fu fra i pionieri del Giro d'Italia, poi la grande guerra ne troncò la carriera agonistica. Tornò a correre nel 1930, nella categoria veterani, stabilendo il record italiano dell'ora nel 1932 e poi, di nuovo, nel 1935. Iniziò ad allenare nel 1923. I campioni da lui seguiti furono molti. Nel 1961 fu insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Repubblica per meriti sportivi.«Assuero Barlottini», ha affermato il sindaco di Sona Gianluigi Mazzi, «viene ricordato non solo per il suo valore sportivo, ma anche per il suo valore umano». In sala erano presenti i familiari del corridore, tra cui le figlie Mara, Italia e Marta. C'erano inoltre il presidente del comitato provinciale ciclisti Gianluca Liber e l'ex presidente Giuseppe Degani, oltre che il giornalista Renzo Puliero e gli ex campioni di ciclismo Severino Andreoli e Pietro Guerra. Seduti in prima fila, c'erano i giovani della società ciclistica Barlottini. Presente anche il ciclista Edoardo Zardini. Barlottini è stato ricordato anche dai nipoti. Giampaolo, che si sta allenando per partecipare al Quintuple Ultratriathlon a León in Messico, ha detto: «Ero sulla ciclabile di Boscomantico e mi sono fermato alla fontana a riempire la borraccia. Un signore che era davanti a me con il suo nipotino, incuriosito dalla mia bici a cronometro, mi ha chiesto dove stessi andando e come mi chiamassi». Giampaolo si è presentato con il cognome materno: «Ho risposto: "Barlottini di Lugagnano". A quel punto, la persona che avevo davanti si è commossa e ha detto al nipote: "Il nonno di questo signore mi ha messo in bicicletta sessant'anni fa"». L'altro aneddoto, raccontato da Massimo: «Eravamo in bicicletta A un certo punto il nonno mi disse: "Dai che facciamo una corsa". Io all'inizio ero trattenuto perché sapevo che non stava bene. Lui però non mollava e quindi io, con la forza dei miei otto anni, ho cominciato a correre per vincere. Però ha vinto il nonno».o

Federica Valbusa
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