CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

13.08.2017

Profughi, notizia falsa ed è caos
Il sindaco: «Usate bene i social»

Un telefono cellulare con il profilo del social network Facebook
Un telefono cellulare con il profilo del social network Facebook

Su Facebook viene postata la notizia falsa dell’arrivo di profughi in una casa di via Brennero. Nei commenti esplode il dissenso, che si esprime anche attraverso esternazioni molto pesanti. Poi, tutto viene cancellato. Per questo episodio, il sindaco Gianluigi Mazzi interviene con una lettera aperta ai cittadini, per sollecitarli ad utilizzare i social con senso di responsabilità. L’accaduto risale a qualche giorno fa, quando sulla pagina del gruppo «Sei di Lugagnano se...» una signora pubblica un post nel quale fa riferimento a «voci» secondo cui una casa del paese abbandonata da anni verrà sistemata per ospitare profughi. Cominciano a piovere commenti contrariati: c’è chi parla del «business» che ci sarebbe dietro al fenomeno, chi rileva che ci sono anche italiani in difficoltà, chi ritiene che occorrerebbe una rivolta. Tutti quelli che commentano lo fanno con nome e cognome, quindi è immediatamente possibile risalire alle loro identità oltre che ai loro profili Facebook. Affermazioni particolarmente gravi arrivano da due persone, una delle quali è la stessa che ha scritto il post e che, dal profilo Facebook, sembrerebbe essere anche mamma; l’altra persona è un ragazzo di trent’anni, che sfodera una foto profilo con il cappello e a petto nudo. Nei commenti, lui sostiene che l’armeria del paese «farà tanti soldi», lei aggiunge che ne farà anche il distributore «con la benzina». L’allusione è evidentemente alla reazione violenta che, a loro parere, avrebbe la comunità nel caso in cui i profughi arrivassero. In fondo alle frasi mettono pure le emoticon delle risate, anche se non c’è proprio nulla da ridere: anzi, le loro sono esternazioni preoccupanti. Poi i due rincarano la dose, con affermazioni offensive e razziste: la signora afferma che le «toccherà piantare noccioline da lanciare alle simie», l’altro risponde «e tante piante di banane». Qualcuno si rende conto della piega che sta assumendo la discussione e interviene prendendo le distanze dalle affermazioni che legge: c’è chi scrive ad esempio che davanti a certi commenti rabbrividisce. Ma i più continuano ad esprimere la propria contrarietà rispetto al presunto arrivo di richiedenti asilo.

Intanto, il Comune viene sommerso dalle chiamate di cittadini che chiedono spiegazioni in merito a quanto hanno visto su Facebook. Vogliono sapere se è vero che quella casa ospiterà dei profughi, come hanno letto sulla pagina del gruppo «Sei di Lugagnano se...». Il sindaco Mazzi chiama l’ufficio della prefettura che si occupa dell’arrivo dei richiedenti asilo e, a seguito di una verifica, la notizia si rivela infondata: non c’è alcuna domanda per quella casa. Il primo cittadino chiede anche che il viceprefetto venga informato di quanto accaduto sul social network. Inoltre, decide di far sentire la propria voce alla cittadinanza, attraverso una lettera che inizia così: «Scrivere sui social delle notizie solo perché orecchiate da qualche parte, magari perché frutto di chiacchiere da bar o, addirittura, inventante e false può generare seri e gravi problemi alla comunità, sia per chi amministra, sia soprattutto per chi vive il territorio».

«Insulti pesantissimi, istigazione esplicita alla violenza, razzismo, notizie false create per procurare allarme», aggiunge Mazzi nella lettera, «sono azioni che comportano delle precise e gravi responsabilità sia penali che civili anche se manifestate attraverso frasi scritte sui social che non sono un mondo a parte dove tutto (il peggio) è permesso, questo deve essere ben chiaro».

E poi sottolinea: «Come sindaco mi vedo in dovere di condannare in modo netto e fermo questo scriteriato modo di comportarsi: chiedo a tutti maggiore senso di responsabilità sia nel diffondere le notizie (che si parli di profughi ma anche di altre questioni), sia nel commentare che nel vivere la comunità. Sono tempi difficili e non abbiamo bisogno di persone che seminano paure e violenza quando invece servono capacità di ragionare a mente fredda e di lavorare assieme».

Ad oggi, il post non è più visibile. Non si sa di preciso chi sia stato a rimuoverlo, se direttamente la signora che lo aveva pubblicato o lo stesso Facebook (che può cancellare i contenuti che vengono segnalati da qualcuno come inappropriati o offensivi). L’amministrazione comunale ha conservato uno screenshot della conversazione, che mostrerà alla prefettura e ai carabinieri. Intanto gli amministratori del gruppo (che è pubblico e ha mille e 800 membri) prendono le distanze da quanto successo: «Ci dissociamo da questa discussione», dice uno di loro che parla anche a nome degli altri, «poiché questo gruppo è stato creato per portare valore alla società e non distruggerla».

Federica Valbusa
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1