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22.02.2018

Nomadi nella zona industriale Dieci ditte contro il Comune

Le casette di via le Mase abitate dalle famiglie FOTO PECORA
Le casette di via le Mase abitate dalle famiglie FOTO PECORA

L’amministrazione vuole realizzare in via Liguria, nella zona industriale di Lugagnano, un’«area per sosta a lungo termine» in cui trasferire la famiglia di origini nomadi attualmente stanziata in via Le Mase, a ridosso dell’impianto sportivo della frazione. Dieci ditte della zona industriale contestano questa decisione e fanno ricorso al Tar per chiedere l’annullamento, previa sospensione, dei relativi provvedimenti approvati dall’amministrazione (due delibere di consiglio, una di luglio e una di novembre, concernenti rispettivamente l’adozione e l’approvazione di una variante urbanistica, e una delibera di giunta, concernente il progetto definitivo-esecutivo dei lavori di sistemazione dell’area di via Liguria). LA STORIA. La famiglia che la giunta vuole trasferire è arrivata a Lugagnano negli anni Settanta e si è poi allargata nel corso del tempo. Si compone attualmente di più nuclei familiari: si tratta cioè di più famiglie che fanno capo ad una stessa famiglia. Sono persone integrate nel contesto paesano: pagano le tasse, usufruiscono del servizio porta a porta, mandano i figli nelle scuole locali. La collocazione in via Le Mase è frutto di una decisione presa nel 1998 e, stando a quanto scritto nella delibera di giunta approvata allora, avrebbe dovuto essere provvisoria. L’amministrazione del sindaco Gianluigi Mazzi ritiene che tale area non sia più adeguata e che sia necessario trovare una soluzione diversa, cercando una collocazione che possa essere definitiva. «L’area che era stata prevista nel 1998», spiega il primo cittadino, «ad oggi risulta non essere più abbastanza capiente. Inoltre, si trova in mezzo al passaggio che conduce dagli spogliatoi al nuovo campo di calcio dell’impianto di via Barlottini». IL CAMPO SPORTIVO. Come aveva evidenziato il presidente dell’Ac Lugagnano Giovanni Forlin in un una comunicazione inviata al Comune lo scorso dicembre, tale passaggio viene percorso ogni giorno, esclusi il sabato e la domenica, da un centinaio di persone che si recano al campo per gli allenamenti. La giunta aveva dunque pensato di trasferire in via Liguria, nella zona industriale di Lugagnano, la famiglia di origini nomadi e aveva portato in consiglio comunale i provvedimenti finalizzati a questo obiettivo. La decisione del trasferimento aveva fin da subito suscitato il parere contrario delle ditte della zona industriale, che avevano inviato in Comune una lettera nella quale presentavano una serie di osservazioni, lettera a cui erano allegate le firme di 103 persone (di cui 52 residenti nel Comune). IN MUNICIPIO. Nel consiglio comunale di novembre, le minoranze avevano contestato la procedura seguita dall’amministrazione. Il consigliere Vittorio Caliari del Gruppo misto aveva anticipato che, nel caso in cui la delibera fosse stata approvata, le ditte avrebbero fatto ricorso e il consigliere Flavio Bonometti di Progetto Comune, rivolto agli imprenditori, aveva affermato: «Se la via del ricorso voi la attuate, la portate avanti, sappiate che le minoranze saranno con voi». Il ricorso poi c’è effettivamente stato. «I ricorrenti», si legge nel ricorso, «ritengono che l’operato del Comune di Sona sia abnorme in quanto utilizza illegittimamente ed in modo completamente distorto e sviato, delle disposizioni normative che hanno finalità ben diverse, distrae l’area dalle proprie finalità istituzionali (area destinata ad opere di urbanizzazione primaria) e che anziché valorizzare il patrimonio immobiliare del Comune lo svalorizza di almeno 8 volte il proprio valore. Inoltre, cosa assolutamente gravissima, maschera come zona F–servizi per attrezzature pubbliche e di pubblico interesse, una vera e propria area residenziale dato che in 2000 mq di terreno troveranno residenza almeno una ventina di famiglie nomadi, creando una vera e propria zona residenziale nel mezzo di un’ampia zona già satura di edifici commerciali e direzionali e con gravissime carenze di opere di urbanizzazione primaria (in particolare i parcheggi)». Nel ricorso, le ditte esprimono inoltre l’idea che l’amministrazione abbia agito per fini elettorali: «I ricorrenti ritengono che l’operazione abbia un mero scopo elettorale in vista delle imminenti elezioni amministrative del maggio 2018», si legge. LA CONTESTAZIONE. Come viene specificato nel ricorso, quello che le ditte contestano non è «il diritto dell’amministrazione di realizzare il campo nomadi», bensì «l’utilizzo improprio ed abnorme delle disposizioni di legge». IL SINDACO. Dal canto proprio, il sindaco Mazzi ribadisce la volontà di trovare per quei nuclei familiari una soluzione definitiva: «Dal 1998 ad oggi», afferma, «nessuno si è assunto la responsabilità di risolvere definitivamente una situazione che doveva essere provvisoria. Noi vogliamo collocare queste persone in un’area attrezzata, ordinata e controllata. Si troverebbe in questo modo anche una soluzione al problema dell’impianto sportivo, dato che la Federazione italiana gioco calcio prevede che gli spazi di movimento degli atleti siano recintati e liberi da qualsiasi impedimento. Questo oggi non avviene, visto che i ragazzi, per recarsi dagli spogliatoi al nuovo campo, attraversano l’area dove risiede la famiglia di origini nomadi. In merito alla soluzione che abbiamo pensato ci siamo confrontati sia con la Regione, sia con i carabinieri, sia con la famiglia stessa, che si è detta favorevole allo spostamento». LE PIAZZOLE. L’intenzione dell’amministrazione è quella di realizzare sette piazzole (su cui le famiglie collocheranno le loro case mobili), recinzioni, fognatura e sottoservizi. La spesa complessiva prevista per i lavori è di 64 mila e 100 euro. «Va sottolineato inoltre», aggiunge Mazzi, «che l’area di Via Liguria giace da anni in completo abbandono, con sporcizia e rifiuti lasciati dai trasportatori delle ditte presenti nella zona, trasportatori che spesso parcheggiano, bivaccano e defecano nello spazio dove oggi l’amministrazione vuole fare ordine. Quindi, rendendo quell’area accogliente ed abitata, si risolve la grave situazione igienico-sanitaria attualmente esistente e si risolve anche il problema dell’impianto sportivo». Conclude Mazzi: «Mi dispiace che questa polemica sia stata aizzata dalle opposizioni, che ne hanno fatto una questione politica. Il dispetto non lo fanno a noi ma alla comunità, perché il problema va risolto. Noi garantiamo che andremo a realizzare un impianto che avrà tutte le caratteristiche necessarie affinché vi sia rispetto degli spazi e delle norme, oltre che una gestione organizzata». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Federica Valbusa
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