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03.08.2018

Il bunker della guerra fredda libero dai rovi che lo coprivano

L’accesso al bunker costruito negli anni della guerra fredda a Lugagnano FOTO PECORA
L’accesso al bunker costruito negli anni della guerra fredda a Lugagnano FOTO PECORA

Il bunker di via Trentino a Lugagnano torna ad essere visibile. Per volere dell’amministrazione e della Grande Mela è stata tolta la siepe che lo circondava e lo nascondeva. Ora il progetto è quello di far conoscere questa struttura risalente, secondo quanto riferito al Comune dal Demanio dello Stato, al periodo della guerra fredda: nell’area verrà apposta una cartellonistica che fornirà tutte le informazioni a riguardo. Per anni, il bunker, situato vicino ad un distributore di benzina, era rimasto invisibile, perché coperto dalla vegetazione. Nessuno, passando da via Trentino, avrebbe potuto accorgersi della sua esistenza. Solo sbirciando fra i rami di una folta siepe di pini qualche curioso passante avrebbe potuto notare la struttura in cemento e la porta di ingresso, chiusa da tempo. Nel 2016, dopo aver acquisito gratuitamente il bunker dal Demanio, il Comune ha deciso di metterlo in vendita. La struttura, che sorge su un terreno di 591 metri quadrati, è stata acquistata dall’immobiliare Cinquerre spa, proprietaria della Grande Mela, per 86 mila e 200 euro; il Comune ha poi versato il 25 per cento di questa cifra, pari a 21 mila e 550 euro, all’agenzia del Demanio. Secondo le informazioni di cui dispone ad oggi l’amministrazione, il bunker risale alla guerra fredda, periodo caratterizzato dalla contrapposizione politica ed ideologica fra Usa e Urss e dalla divisione del mondo nei due blocchi su cui le due superpotenze esercitavano le loro sfere di influenza. In quegli anni, il timore di attacchi nucleari aveva portato alla costruzione, in molti Paesi, di rifugi antiatomici che avrebbero dovuto fungere da riparo in caso di attacco nucleare. In realtà, quello di Lugagnano non ha le caratteristiche di un bunker antiatomico, e non è chiaro quale dovesse essere la sua funzione. «Il Demanio ci ha riferito che il bunker risale al periodo della guerra fredda», spiega il sindaco Gianluigi Mazzi, «ma sarebbe interessante capire perché è stato realizzato proprio in quel posto e a cosa dovesse servire». Mentre l’amministrazione sostiene che il bunker sia stato costruito negli anni Cinquanta e, quindi, nel primo periodo della guerra fredda, in paese ci sono testimonianze di persone anziane che fanno risalire la struttura all’epoca della seconda guerra mondiale. Per quanto riguarda invece la funzione che poteva avere il bunker, un’ipotesi viene suggerita da Luigi Tacconi del Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale, che spiega: «La forma a triangolo del bunker fa pensare che potesse essere una postazione della difesa antiaerea territoriale. Forse dentro c’erano mezzi di avvistamento, per segnalare l’arrivo degli aerei da nord, e un deposito di armi». Attualmente il bunker è inaccessibile per motivi di sicurezza, perché dentro sono crollate alcune parti. Grazie alle informazioni di cui dispone il sindaco Mazzi è però possibile ricostruire come è disposto all’interno. Una volta varcata la porta di ingresso c’è una scalinata che scende di una decina di metri. Sulla sinistra si apre un corridoio che quasi subito dà accesso, sulla destra, ad uno spazio diviso in due stanze. Proseguendo dritto nel corridoio si arriva invece ad un’ampia sala, dove all’epoca c’era la botola che serviva come uscita di emergenza. Nel territorio del Comune di Sona ci sono altri tre bunker: uno a Lugagnano, poco distante da lì, nella corte San Francesco del Marano, uno in località Canove di Sona e uno in località Spolverina, a San Giorgio in Salici. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Federica Valbusa
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