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29.12.2017

Due manichini sull’altare In chiesa il dramma migranti

Il villaggio palestinese riprodotto nel presepe realizzato da Giordano Gaiardoni nella parrocchia di San Giorgio in Salici FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORAIl manichino accanto all’altare con il permesso di soggiornoGiordano GaiardoniIn primo piano il manichino della bambina di coloreGiuseppe, Maria e il bambino Gesù nel presepePastori nel villaggio ambientato in Palestina
Il villaggio palestinese riprodotto nel presepe realizzato da Giordano Gaiardoni nella parrocchia di San Giorgio in Salici FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORAIl manichino accanto all’altare con il permesso di soggiornoGiordano GaiardoniIn primo piano il manichino della bambina di coloreGiuseppe, Maria e il bambino Gesù nel presepePastori nel villaggio ambientato in Palestina

Federica Valbusa Due manichini seminudi scuotono le coscienze, invitando i fedeli a riflettere sul senso profondo, e sempre attuale, del messaggio natalizio. Nei giorni scorsi, padre Giampaolo Mortaro li aveva posti ai due lati dell’altare della chiesa di San Giorgio in Salici. Poi, sono stati spostati vicino al presepe. Un manichino rappresenta un ragazzo che porta al collo un foglio con la scritta «permesso di soggiorno», l’altro manichino rappresenta una bambina di colore. Si chiamano Tommaso e Irene, due nomi scelti non a caso: il primo appartiene ad uno degli apostoli di Gesù e deriva da un termine aramaico che significa «gemello», mentre il secondo deriva da una parola greca che significa «pace». «I due manichini rappresentano la realtà dell’immigrazione e dell’emarginazione», spiega il parroco. Sono vestiti solo in parte, perché in questo modo chi li vede ne è maggiormente colpito. La loro presenza in chiesa è di forte impatto e veicola un messaggio particolare, a maggior ragione nel periodo natalizio. Le due figure infatti invitano a riflettere sull’importanza dell’accoglienza, proprio quella che, secondo il racconto del Vangelo, fu negata a Maria e Giuseppe, che dovettero far nascere il loro bambino in una mangiatoia. I due manichini fanno idealmente parte del grande presepe allestito da Giordano Gaiardoni, che da dieci anni a questa parte mette la sua creatività al servizio della chiesa di San Giorgio in Salici. Quest’anno, Giordano ha realizzato un’opera di tre metri e mezzo per quattro e mezzo. La natività è ambientata in un villaggio palestinese, dove ogni scena è costruita nei minimi dettagli. I diversi momenti della giornata sono resi attraverso un ciclo di luci. Di notte vengono proiettate le stelle e nel cielo appare anche la cometa, realizzata con un tubo e una lampadina. La sacra famiglia si vede in primo piano: di giorno il bambino Gesù viene illuminato da un faretto, mentre di notte è la culla stessa ad accendersi. Le diverse scene danno l’idea del movimento: ci sono ad esempio gli uccellini nell’atto di bere dalla fontana e il fornaio nell’atto di infornare il pane. Il tutto è realizzato con polistirolo e legno, dipinti con colori a tempera e acrilici. Giordano ha già delle idee per i prossimi anni: gli piacerebbe ad esempio realizzare una cascata e le statuine che si muovono. Giordano, che ha partecipato anche a mostre e rassegne, ha studiato al liceo artistico e ora è pensionato. Ha sempre avuto la passione del presepe, ma ha imparato a realizzarlo da autodidatta. Ha appreso l’arte del presepista guardando alcuni video su internet e anno dopo anno cerca sempre di migliorarsi. Il suo auspicio è che la presenza del presepe possa spingere le persone a frequentare la parrocchia: «Ho iniziato a fare il presepe», spiega, «con il pensiero che i bambini ma anche gli adulti sarebbero entrati in chiesa per vederlo». L’opera di quest’anno è frutto di un lavoro di due mesi, che ha richiesto un impegno di almeno cinque o sei ore al giorno. Il segreto per arrivare in fondo è essere costanti e determinati. «Bisogna anche essere umili», aggiunge Giordano, «e non pretendere che poi tutti quelli che lo vedono ti riempiano di complimenti». Il presepista di San Giorgio in Salici, comunque, di complimenti ne riceve moltissimi. Ogni anno, lascia i suoi compaesani a bocca aperta. Il presepe infatti è sempre più bello. Lo conferma anche padre Giampaolo, che dice: «Ogni anno è una sorpresa perché ogni anno Giordano inventa qualcosa di nuovo e dà un messaggio. Quest’anno ha rappresentato un villaggio palestinese, e questo messaggio di pace è quanto mai appropriato visto quello che sta succedendo tra palestinesi e israeliani». Due popoli fratelli, in lotta tra loro. •

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