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18.01.2019

Rischiò di essere uccisa e ora la sfrattano

Lenuta Petcu, la donna romena che vive in roulotte su un campo e che rischia lo sfratto
Lenuta Petcu, la donna romena che vive in roulotte su un campo e che rischia lo sfratto

Aveva rischiato di rimanere uccisa sei mesi fa, quando il suo compagno l’aveva colpita sulla testa con un candeliere di metallo. Ora quella stessa donna, che nemmeno ha un documento valido che ne attesti le generalità, dovrebbe lasciare la sua fatiscente abitazione: una vecchia roulotte priva di allacciamenti alle reti di acqua, elettricità e gas che si trova vicino ad un fossato, nella campagna di Buttapietra. Lì dentro ci vive da otto anni. Una vecchia e malandata roulotte posta in un’area agricola il cui proprietario, titolo che ha assunto tre mesi o poco più fa, ora vorrebbe poter coltivare liberamente. È una situazione che si può definire di marginalità solo usando un eufemismo quella che sta vivendo, sicuramente non da oggi, Lenuta Petcu. La cinquantaduenne - che afferma di essere di nazionalità rumena, ma che ammette anche di non avere da due anni dei documenti in corso di validità, abita in località Piombazzo. Lì, in una vecchia casa a ruote che da chissà quanto un tempo ha abbandonato il suo ruolo di dimora viaggiante, passa le sue giornate. «Ero giunta in Italia in vacanza per un paio di settimane e poi sono arrivata qui», fa capire, con un italiano stentato. Nella campagna di Buttapietra ci era venuta a stare perché ci abitava un italiano. Si tratta di un uomo che ora ha 55 anni e che è originario di Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Si chiama Giulio Curione e attualmente è in carcere. Nel campo di Buttapietra si era insediato addirittura più di vent’anni prima e, secondo alcune fonti, avrebbe detto no alla proposta di trasferirsi in alloggi più dignitosi. «Quel terreno era stato acquistato alla fine degli anni Ottanta dall’Ente nazionale protezione animali di Verona per farvi un rifugio per cani, e Curione avrebbe dovuto diventare il guardiano della struttura», racconta Romano Giovannoni, che ha assunto la guida dell’Enpa parecchio tempo dopo e che quella situazione l’ha ereditata. «Nonostante il progetto non sia stato realizzato, perché il terreno non era edificabile, l’uomo non se ne è più andato», continua Giovannoni. «Ho detto più volte, anche formalmente, a Giulio di lasciare la nostra proprietà, ma poi non me la sono mai sentita di intervenire in maniera drastica», conclude il presidente del sodalizio. Il resto è storia recente. Assieme al siciliano, che tutti conoscono semplicemente come Giulio e che qualche anno fa ha ottenuto dal Comune la residenza nella roulotte, era venuta a vivere in via Piombazzo anche Lenuta Petcu. Un’unione priva di qualsiasi formalizzazione. Un legame che lei ancora adesso sente vivo, visto che dalla roulotte non se ne vuole andare per timore che qualcuno vada a rubare cose del suo compagno, nonostante la loro vita insieme fosse fatta di difficoltà a sbarcare il lunario e violenze. Violenze come quella che nel luglio scorso ha fatto finire Giulio nella prigione in cui è attualmente in attesa del processo che è fissato per il 9 ottobre prossimo. L’8 luglio scorso, era un sabato sera, davanti alla roulotte erano arrivati, in seguito ad una chiamata, i carabinieri di Verona e San Giovanni Lupatoto. Qui avevano trovato la cinquantaduenne con il volto tumefatto e ricoperto da sangue rappreso, una ferita alla testa e tre costole rotte e l’uomo in forte stato di ubriachezza, ma pronto a tentare di aggredire i militari. Risultato: lui in carcere, in attesa di rispondere delle accuse di lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento dell’auto di servizio, e lei nella roulotte a sopravvivere a se stessa. Questa situazione ora rischia di cambiare addirittura in peggio. L’Enpa nell’ottobre scorso ha venduto il terreno ad un confinante, il geometra Elia Girardi, il quale da settimane sta dicendo a Lenuta Petcu che deve lasciare la roulotte, perché vuole il proprio terreno libero. Girardi non intende rilasciare dichiarazioni all’Arena, mentre la donna da giorni continua a rispondere «io non so dove andare». Nel parlare della sua condizione alterna le lacrime a momenti di ira ed a racconti che a volte è necessario interpretare, ma Lenuta Petcu fa chiaramente capire di non voler chiedere aiuto alle istituzioni, per paura che la caccino via. Adesso che della donna che è senza documenti, e che è una sorta di fantasma per le istituzioni, si inizia a parlare, si sente dire che attorno alla roulotte in cui viveva con Giulio siano state trovate delle armi e che ogni tanto si sentissero schiamazzi. Solo voci, per il momento. Non è ipotetica, invece, la necessità di trovare una soluzione a questa ingarbugliata vicenda. Una soluzione a cui, secondo il sindaco Sara Moretto, «si potrà arrivare solo se tutti saranno disponibili a fare la propria parte». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luca Fiorin
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