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28.06.2013

Si è spenta Alida Ferrarini
indimenticabile soprano

Il soprano Alida Ferrarini con Luciano Pavarotti
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Villafranca. Semplice e senza troppe arie. I villafranchesi storici sapevano riconoscerla a passeggio per strada col marito, Franco Giacomelli. Talvolta suscitava un colpo di gomito tra i passanti, che sussurravano «Quella signora è Alida Ferrarini». Voce indimenticabile della lirica internazionale, aveva solcato i palcoscenici di Tokyo, New York e Parigi, ma a Villafranca aveva mosso i primi passi. Qui era nata 67 anni fa e qui ha vissuto, celebre soprano nei panni di semplice cittadina, silenziosa e lontana dai clamori, mai spinta dall'ambizione di far sapere a tutti chi era. È così che l'ha ricordata ieri la città, apprendendo la notizia che la sera prima Alida Ferrarini aveva lasciato per sempre Villafranca, portata via da una grave malattia. Dalla sua casa in corso Vittorio Emanuele facevano la spola gli allievi di musica. Qui aveva cresciuto il figlio Luca, nato 30 anni fa, oggi artista teatrale e di musical. «Ci manca il fiato», spiega Jones Musitelli, cugina di Alida. «Non era solo una famosa cantante, ma una mamma dolcissima di una semplicità infinita. Modesta, nonostante fosse conosciuta in tutto il mondo». «Umile e semplice», aggiunge una parente, Ines Boscarini. «A Villafranca non ha mai attirato l'attenzione su di sé». «Dovresti darti più arie», le dicevano in molti. Ma Alida Ferrarini ha preferito vivere così. «È sempre stata se stessa. Sapeva di valere ma non ne ha fatto mai un vanto», racconta Amalia Musitelli, fotografa villafranchese di 81 anni. I ricordi più datati di Alida li conserva lei: «Ero lì quando sua madre era in attesa. L'ho tenuta in braccio. L'ho coccolata come una figlia e così fece colui che divenne poi mio marito». Amalia era nipote di Iole Sperotti, mamma di Alida che sposò Remo Ferrarini, anch'egli fotografo. «Alida fu la quarta dei figli e venne dopo tanti anni dagli altri, Miriam, Ottorino e Aldo. Era coccolata da tutti noi», continua Amalia mostrando commossa la sua foto di matrimonio: davanti a lei e al marito Sergio Musitelli, sulla gradinata del duomo, c'era una bambina vestita di pizzo bianco. Era la damigella degli sposi: Alida Ferrarini. «In famiglia erano tutti musicisti. Il padre suonava il violino. Le disse che sarebbe diventata una brava cantante e la indirizzò verso la musica. Eravamo tutti orgogliosi di lei. Remo teneva da parte tutti i ritagli di giornale che ne parlavano e me li mostrava. Ne ricordo uno che titolava: Alida Ferrarini regina del canto», conclude Amalia con la voce rotta dalla commozione. Dopo gli studi al conservatorio F.E. Dall'Abaco di Verona, Alida debuttò nel ruolo di Mimì nel 1974, per la Boheme al teatro Donizetti di Bergamo. L'anno dopo era in Arena. Cantò alla Scala per la prima volta con Pavarotti e proprio di lui regalò al giornalista Morello Pecchioli i suoi migliori ricordi, quando l'artista morì nel 2007. «È il tenore col quale ho cantato di più in assoluto», raccontò Alida. «Era al mio fianco quando debuttai alla Scala nel 1978. Fui chiamata all' ultimo minuto a sostituire Mirella Freni. Immaginatevi come mi sentivo: era la mia prima volta alla Scala, con un grandissimo tenore accanto e per di più senza prove. Luciano fu grande. Mi aiutò in tutti i modi, mi incoraggiò. Alla fine mi spinse più volte avanti, come se i battimani fossero tutti per me». Ora è lo stesso Pecchioli a ricordare Alida: «Aveva una voce fantastica: è la cantante che mi ha avvicinato alla lirica. Sapeva entusiasmarmi e fu apprezzata nel mondo: in una scena di Match point, di Woody Allen, si sente un brano cantato proprio da lei».  Villafranca, per due volte, ha cercato di renderle onore. Negli anni Novanta la città le consegnò la medaglia d'oro che si donava ai cittadini illustri. Qualche anno fa fu ospitata sul palco di «Par no desmentegar Villafranca». «Nella semplicità dello spettacolo volle partecipare», conclude Pecchioli. «E si preparò moltissimo. Era umile e modesta, cosciente dei suoi limiti, voleva essere perfetta».

Maria Vittoria Adami
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