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19.03.2017

Il «no» allo Sprar
diventa corale
e volano offese

Assemblea affollata, quella organizzata da «Isola da difendere»
Assemblea affollata, quella organizzata da «Isola da difendere»

Il Comune non aderirà allo Sprar, il sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati sollecitato dalla Prefettura. La decisione, che sarà resa definitiva in Consiglio comunale, è stata anticipata dal sindaco Stefano Canazza all’incontro pubblico organizzato dal gruppo «Isola da difendere» per dire «no» all’accoglienza.

Il paese ospita un centinaio profughi nell’ambito di due progetti, uno della cooperativa Spazio aperto, e uno, rivolto a 4 giovani del Gambia, gestito da Caritas, attraverso la cooperativa Il Samaritano e la parrocchia.

Dall’incontro sono emerse critiche contro l’accoglienza, contro una gestione imposta dallo Stato, contro il business di cooperative e privati e della chiesa. In una sala civica gremita, Canazza ha spiegato: «Ho la responsabilità di fare delle scelte. Se i numeri fossero contenuti, si potrebbe sognare l’integrazione, ma quando i numeri sono alti le difficoltà si moltiplicano. Ho stima del prefetto e mi piacerebbe un rapporto di condivisione di un problema, ma mi sento dare indicazioni imperative. Ci sono comuni della provincia che non hanno alcun profugo: c’è qualcosa che non quadra. Quella di non aderire allo Sprar è una scelta ponderata, voglio lavorare nell’interesse dei cittadini. Si punti ad accelerare i tempi per il riconoscimento delle persone e le verifiche del loro status e si risolva il problema dei ricorsi che consentono di rimanere qui per anni».

Prima del sindaco, erano intervenuti Giovanni Savioli, del gruppo organizzatore, che ha accusato la coop Spazio aperto di fare business e dichiarato che gli immigrati in paese «arrivano da zone dove non c’è guerra»; Cristina Giacomazzi di «Stop clandestini Bovolone» ha spiegato cosa prevede lo Sprar; Alberto Adami, del Comitato no profughi di Castel d’Azzano, ha raccontato come il paese si sia opposto alla requisizione dell’hotel Cristallo e Alessandro Rancani di Verona ai veronesi ha sottolineato la posizione del gruppo: «I migranti arrivano con l’obbiettivo di sostituire gli europei. È un dovere non aderire allo Sprar, perché apre ad un’immigrazione senza fine. Uno Stato dovrebbe preoccuparsi di tutelare i propri cittadini, i 35 euro per ogni profugo io li voglio per i nostri anziani e disoccupati (è stato applaudito, ndr). Bisogna opporsi al razzismo al contrario nei nostri confronti, è in gioco il nostro futuro e la nostra cultura. È necessario togliere i motivi per cui gli immigrati lasciano il loro paese, aiutandoli a casa loro». Ha poi criticato i mezzi di informazione, indicato tra i nemici più subdoli la chiesa ufficiale, auspicato rimpatri immediati, invitato ad attaccare i parrocchiani che «fanno apostolato al contrario», e i buonisti favorevoli all’immigrazione.

Tra i presenti c’era Marco Tinto, l’albergatore che ospita i profughi che, dopo aver detto «purtroppo io dovevo chiudere, queste persone mi hanno salvato», non è stato lasciato parlare, mentre è stato proposto di «isolare i cittadini venduti». Contro i toni assunti in chiusura è intervenuto Roberto Venturi, consigliere di Centro destra per Isola, contrario allo Sprar: «La violenza verbale può portare a violenza fisica». Poco dopo, l’intervento di Alessandro Chesini, consigliere del M5S che voleva spiegare i motivi della sua mozione di adesione allo Sprar, bocciata in Consiglio a gennaio, ma è stato interrotto ed apostrofato, volgarmente, come «buffone».

Mariella Falduto
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