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27.12.2017

I sindacati: «Ancora tanto da lavorare alla casa di riposo»

Mariella Falduto Dopo la chiusura della causa di risarcimento per i danni causati dall’ammanco alla casa di riposo Benedetto Albertin, che consente all’ente di recuperare quasi due milioni e mezzo di euro, Cgil, Cisl e Uil plaudono «agli ottimi risultati portati a casa dalla gestione commissariale regionale». «Riconosciamo un merito particolare al commissario Stefano Guerra», dicono Daniela Prencipe (Uil), Sante Olivato (Cgil) e Giuseppe Dotti (Cisl), «che ha dimostrato sin dall’inizio, anche attraverso importanti scelte operative e di gestione, di avere a cuore la vicenda della casa di riposo e del suo personale, e riteniamo che l’attuale commissaria Anna Celebron stia tracciando un segno di contiguità nell’impegno verso l’ente e i lavoratori. La transazione sui contenziosi e la rottamazione delle cartelle porteranno quel necessario respiro all’Ipab nella gestione economica, ma ancora molto lavoro va fatto soprattutto per garantirle una direzione costante che negli ultimi anni è mancata». «I lavoratori», continuano i responsabili sindacali, «conoscono le difficoltà che abbiamo incontrato, e che ancora non sono totalmente superate, per mettere in ordine la contrattazione, chiarire le corrette modalità operative di lavoro, superare i pregiudizi e contrasti che si sono acuiti in questi anni per colpa di atti di delinquenza accertati con giudizio, per i quali gli unici a rimetterci di tasca propria sono stati i lavoratori che non hanno più visto riconoscere gli scatti di anzianità, una questione ancora aperta. Finalmente dopo lunghi sforzi abbiamo concluso il contratto aziendale relativo a indennità, progressioni di anzianità, permessi retribuiti e non; siamo in attesa del benestare dell’organo di controllo contabile (studio Giallo) e che il commissario completi le verifiche e sciolga la riserva per consentire la distribuzione degli incentivi. Dopo tanti anni di confusione, questo consentirà ai dipendenti di vedere riconosciuti anche i trattamenti accessori e la produttività che erano stati sospesi. Per chi prende uno stipendio di meno di 1.300 euro al mese, è un buon supporto». «Nessuna delle amministrazioni comunali», continuano, «che sinora si sono succedute ha mai fatto nulla, al di là di sterili proclami di impegni o dichiarazioni di preoccupazione e solidarietà. Siamo lieti che l’attuale sindaco riconosca i meriti del personale dell’ente, e, coerentemente, dichiari, come già fatto in altre sedi, di voler conservare la forma pubblica della casa di riposo. Ne terremo conto al momento dell’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione». •

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