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06.10.2017

Animali di risaie
Le statue costruite
con oggetti gettati

Alessandro Mutto, l’artista che ha realizzato le statue degli animali per la Fiera del riso FOTO PECORA
Alessandro Mutto, l’artista che ha realizzato le statue degli animali per la Fiera del riso FOTO PECORA

Che cosa si può fare con le arelle di canna di palude? Le ali di una falena. E con le canne di bambù? Le zampe di un’enorme bellissima zanzara, che ha ali ricavate per ironia da una zanzariera e per testa un mantice da camino. Vecchie grucce per abiti possono diventare le zampette di una lucciola, pezzi di parafanghi di bicicletta le unghie di una talpa che ha per naso una tortiera, e una vecchia borsa dell’acqua calda in alluminio può trasformarsi nella testa di una libellula che «vola» grazie a pezzi di rete da pollaio. È con oggetti della cultura contadina e materiali di riciclo come questi che la fantasia creativa e l’ingegnosa abilità tecnica dello scultore Alessandro Mutto hanno «costruito» per la Fiera del riso le originali sculture di animali della risaia e della campagna del territorio disseminate lungo il tragitto che collega l’area fieristica a piazza Martiri della libertà, attraverso via Marconi e piazzetta Nazario Sauro.

La sua carpa, il riccio, la zanzara, la talpa, la civetta, la rana, la libellula e otto lucciole hanno riscosso apprezzamenti unanimi e anche complimenti postati su facebook. Sono sculture che è impossibile non notare, tutti si fermano a guardarle e molti scattano una foto, che i bambini preferiscono vicino al riccio; le bestiole hanno incuriosito sia per le dimensioni che per la fattura e l’allestimento: la rana nel momento in cui spicca un salto verso la libellula, la grossa talpa che sbuca da un cumulo di terra, la gigantesca carpa che galleggia nelle acque del Piganzo è circondata da ninfee fatte con dischi di polistirolo ricoperti di vecchi cd rom e ancorate da cavi d’acciao. Non è mancato il vandalo che ha cercato di staccarne uno.

Gli oggetti riciclati in funzioni diverse da quella originaria sono stati utilizzati da Mutto assieme a materiali poveri, pezzi di ferro, legni, paglia, bottiglie dell’acqua, che lo scultore spiega di aver evitato di ripetere nelle sue realizzazioni. Tutte le sculture sono di polistirolo con uno scheletro di ferro, gli insetti hanno il corpo fatto con bottiglie di plastica azzurre, e in quelle delle lucciole è inserita una lampadina a basso voltaggio; sono state impiegate tavolette di legno per il muso del riccio, una balla di paglia per il corpo con manici di scopa per aculei, coppi per le zampe e uno, dipinto, per il naso; tavolette di legno anche per la testa e la coda della civetta che per il proprio corpo sfrutta un albero tondeggiante; la paglia dipinta è diventata il «pelo» del muso della talpa e pezzi di specchio le squame della carpa.

«Gli animali sono stati realizzati in pochi mesi durante l’estate», spiega lo scultore, «il lavoro più difficile è stata la ricerca e il recupero del materiale, visto il periodo con i negozi chiusi e tanta gente in ferie, amici e conoscenti che sapevo avrebbero avuto quello che cercavo; per la realizzazione sono stato aiutato dai familiari e per l’allestimento da Davide Mantovani».

«L’arte», aggiunge Mutto, «lancia messaggi al di là di quello che uno può vedere. Le sculture della fiera sono fatte con oggetti del mondo della campagna, sono mute, non parlano, ma nella loro semplicità queste opere lanciano un piccolo messaggio sugli oggetti che possono essere riutilizzati, sulle cose che possono avere una seconda vita». La fiera chiude i battenti domenica; dopo chissà quale collocazione troveranno le sculture.

Mariella Falduto
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