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14.02.2018

Il coro non più gradito in chiesa apre le porte a cantanti disabili

Il coro del Santissimo Redentore diretto dal maestro Giovanni Giuseppe Biondani e oggi realtà apprezzata
Il coro del Santissimo Redentore diretto dal maestro Giovanni Giuseppe Biondani e oggi realtà apprezzata

Fino a qualche tempo fa era il coro della chiesa, ora è diventato un gruppo che non mette piede in chiesa per la messa e che, oltre al canto pratica l’inclusione sociale. Quella vera. È una vicenda decisamente particolare quella che sta vivendo la corale di Marchesino. Una realtà dalla lunga storia che nel nome si rifà all’intitolazione della parrocchia, il Santissimo Redentore, ma che di fatto in chiesa non ci canta più da mesi. Adesso ad animare le messe, su invito del parroco, ci va un coro di giovani, ma il cambiamento ha portato ad una trasformazione che non può che essere considerata in positivo. L’ensemble vocale, da quando è diventato giocoforza laico, non solo ha continuato ad esistere, ma ha anche aperto le porte alle persone diversamente abili. Diventando, davvero, un luogo di comunione. La storia della corale del Santissimo Redentore parte da lontano. «Dal 1977, l’anno in cui, per iniziativa dell’allora parroco don Giuseppe Bottacini, era stato deciso di far nascere nella da poco istituita parrocchia di Marchesino un gruppo vocale», racconta il maestro di allora, e di oggi, del coro, Giovanni Giuseppe Biondani. «All’inizio c’erano decine di coristi, e così si è andati avanti per alcuni anni, riuscendo a proporre anche iniziative particolari, come i concerti dedicati alla musica liturgica contemporanea», continua. Poi, nell’83, il gruppo ha vissuto una prima fase di stasi, che è durata un anno e che ha poi portato ad un cambio di maestro. Negli anni Novanta, quindi, la corale ha vissuto una seconda battuta di arresto, dalla quale ha comunque anche in quel caso saputo riprendersi. Nel ’98, infatti, il gruppo si è ricostituito e ha ricominciato a cantare nelle cerimonie religiose, tornando ad avere come guida Biondani. «Da allora l’attività non si è più fermata, ed è consistita anche in partecipazioni a rassegne ed iniziative varie, sinché l’anno scorso, proprio quando cadevano i quarant’anni dalla fondazione, la parrocchia non ha deciso di cambiare rotta», continua il direttore. Da parte sua, come dei coristi, non c’è voglia di commentare l’accaduto. Certo in paese qualcuno dice a mezza voce che alla base dell’allontanamento della corale dalle funzioni non ci sarebbero questioni musicali, bensì non meglio precisate discordanze legate ad alcune attività extra-religiose. In particolare la gestione della sagra. Nessuno, però, ufficialmente conferma queste voci. Nemmeno il parroco, don Claudio Cunego, il quale preferisce evitare di esprimersi. «Si tratta di una vicenda interna alla vita parrocchiale e che tale dovrebbe restare», spiega il sacerdote. Il quale, e questo va detto, è impegnato in una consistente azione di rinnovamento della parrocchia di Marchesino, che sta portando alla realizzazione di un nuovo centro comunitario, che è destinato a diventare uno spazio di aggregazione per l’intera località buttapietrina, e ad opere di sistemazione e miglioramento della chiesa che, essendo stata creata all’interno di un capannone, comincia ad essere oggetto di vari problemi strutturali. «Noi siamo convinti che ora la migliore cosa da fare sia quella di pensare alla nostra attività», taglia corto il direttore Biondani che non vuole nemmeno commentare il fatto che la corale del Santissimo Redentore non sia più chiamata da almeno un anno ad animare la messa. «Dopo un primo periodo di sbandamento», racconta, «i coristi hanno deciso di continuare a tenere in vita il coro, che ha ripreso dopo sei mesi a provare lo scorso settembre ed è anche stato avvicinato da una parrocchia importante, che ci ha chiesto di essere presenti in chiesa ogni domenica». Se davvero il coro di Marchesino deciderà di cantare lontano da casa non lo si sa («è un tema ancora da affrontare», spiega il maestro), però quello che è sicuro è che, non avendo più avuto uno spazio disponibile, prima ha provato a casa dello stesso Biondani e ora si sta preparando a farlo in una sala messa a disposizione dal Comune, avendo esso aderito all’associazione Buttapietra a 360 gradi. «Quella che per noi è la grande novità è però che abbiamo deciso di aprire le porte alla partecipazione di persone disabili di qualsiasi età», precisa il direttore. «Adesso i coristi sono una ventina, compresi cinque portatori di handicap, che partecipano all’attività in vari modi, alcuni anche accompagnando con la musica il canto», aggiunge il direttore Biondani. Facendo capire che, grazie a loro, il coro è diventato, e non stiamo parlando di questioni economiche, più ricco. Oggi, in ogni caso, il Santissimo Redentore è sicuramente in grado di proporre delle armonie fino a ieri inaspettate. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luca Fiorin
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