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31.12.2017

Fanghi Miteni in discarica, il paese teme i Pfas

Maria Vittoria Adami C’è preoccupazione a Sommacampagna per le voci che si sono diffuse in merito a un conferimento, nel 2014, di alcuni fanghi della Miteni nella discarica comunale Siberie di Sommacampagna. Il nome dell’impresa di Trissino (Vicenza), la Miteni, appunto, ha suscitato subito timori essendo legata al grave episodio di inquinamento - nella Bassa Veronese, nel Vicentino e nel Padovano - dell’acqua contenente sostanze perfluoro – alchiliche, ormai note con il nome di Pfas, trovate anche nel sangue dei residenti dei Comuni esposti al problema. Luisa Galeoto, consigliere comunale di minoranza del Movimento cinque stelle, ha scritto quindi all’amministrazione comunale chiedendo quanti conferimenti di fanghi siano stati fatti nel sito di stoccaggio di Caselle dal 2014 in poi e in quali date: «Vogliamo sapere quante volte sono arrivati carichi di fanghi e vedere le analisi della Miteni». Il gruppo di Trissino ha spiegato che i dati sui fanghi garantiscono che il materiale era conforme e non aveva all’interno Pfas. «Noi vogliamo vedere le analisi dei fanghi conferiti a Sommacampagna», continua Galeoto. «Il conferimento di fanghi alla discarica Siberie è dell’aprile 2014 e le analisi sono del settembre successivo. Come può l’amministrazione accettarle? Ma ciò che ci preoccupa», conclude Galeoto, «è che la discarica doveva essere un sito tranquillo e per rifiuti non putrescibili. Poi sono crollate le pareti, poi c’è stato il problema dell’argilla, infine quello della puzza. Ora i Pfas. È una condanna». L’amministrazione comunale risponde che la situazione è sotto controllo e che non ci sono anomalie: «Capisco che il nome della Miteni possa incutere turbamento», spiega Fabrizio Bertolaso, assessore all’ecologia, «ma le analisi dell’acqua vengono fatte puntualmente da Acque Veronesi. I controlli sull’eluato vengono fatti nei pozzi appositi a monte e a valle della discarica per verificare qualsiasi presenza di sostanze anomale, anche perché dal fondo della discarica non devono esserci perdite. E non si registrano anomalie. A quanto ci risulta, inoltre, i fanghi conferiti erano in regola e non contenevano Pfas e sono stati trasferiti secondo le modalità previste. Le falde sono controllate da più enti. Arpav incluso». Il Comune invita a non creare allarmismo non essendo la situazione locale per nulla paragonabile all’inquinamento dell’acqua da Pfas dell’Est e della Bassa. L’ente ha diffuso anche una nota, tramite il suo sito internet che conferma l’arrivo, nel 2014, di fanghi della Miteni e che i rifiuti campionati e analizzati, allora, erano conformi al conferimento. Il materiale, come tutto quello presente in discarica, è stato collocato nell’invaso che è isolato dall’ambiente circostante: «Tutte le analisi sul percolato della discarica sono state negli anni regolari e non hanno rivelato anomalie, come dai rapporti degli enti di controllo. La falda è costantemente monitorata da Arpav e nessun inquinamento è mai stato attribuito alla discarica. La falda da cui si preleva l’acqua potabile è monitorata da Acque Veronesi che non ha mai riscontrato presenza di Pfas». •

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