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13.01.2018

Morto dopo la caduta sulla bici La famiglia fa causa al Comune

Bruno Marchiotto
Bruno Marchiotto

Bruno Marchiotto, il settasettenne che il 23 ottobre scorso era uscito di strada in bicicletta percorrendo a Castel d’Azzano la pista ciclabile delle Risorgive subendo gravi conseguenze fisiche, è morto. E ora la famiglia ed i suoi avvocati sono pronti a partire con azioni legali. «Stiamo vedendo con che forma, ma sicuramente lo faremo», racconta infatti il figlio Ermes. Marchiotto, che era un cicloamatore esperto, in quel giorno di due mesi e mezzo fa, nel tratto della pista che passa per la località San Martino, per lasciare spazio ad un ciclista che proveniva dal verso opposto di cui non si è mai saputo il nome, è finito fuori strada ed è caduto malamente. L’uomo si è fratturato le vertebre del collo e, nonostante sia stato presto portato all’ospedale di Borgo Trento, nelle ore successive all’incidente ha subito un arresto cardiaco. «Da allora non si è più ripreso», continua il figlio. «È sempre rimasto a letto o su una carrozzina reclinabile, riuscendo al massimo ad essere ricoverato in terapia semi-intensiva». «A causa dello schiacciamento del midollo spinale ha avuto un crollo delle difese immunitarie e se una ventina di giorni fa è riuscito a superare una broncopolmonite virale questa volta un’infezione alle vie urinarie è bastata ad ucciderlo in un solo giorno», aggiunge Ermes Marchiotto. Riferendo che, secondo i medici, i traumi subiti con l’incidente costituiscono quantomeno una concausa della morte. La famiglia, quindi, ha già deciso di dare il via libera agli avvocati. «Non per soldi», spiega Ermes, «ma perché ci si deve rendere conto che la ciclabile ha dei problemi di sicurezza che devono essere risolti, per evitare che quello che è accaduto a mio papà succeda a qualcun altro, magari ad un bambino». «Dopo l’incidente avevamo scritto ai Comuni di Castel d’Azzano e San Giovanni Lupatoto e al Consorzio di bonifica Veronese, che, a vario titolo, hanno avuto un ruolo nella realizzazione della pista, ma ognuno declinava responsabilità», racconta uno dei legali dei Marchiotto, Alvise Turco. Il quale, poi, spiega che ulteriori iniziative erano rimaste in sospeso, in attesa dell’evolversi della situazione. «Ora», conclude, «stiamo valutando la situazione sia per quanto riguarda la realizzazione che la gestione della ciclabile e, anche, le responsabilità dell’altro ciclista, anche se anonimo». I funerali di Marchiotto, che è morto martedì mattina, dovevano svolgersi giovedì, ma sono stati rinviati perché la Procura non aveva rilasciato il nulla osta. Cosa che è avvenuta giovedì a mezzogiorno, per cui il rito è stato programmato per questa mattina alle 10 nella chiesa della frazione veronese di La Rizza, la località di cui Marchiotto era originario. • LU.FI.

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