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21.04.2018

Preghiere e vino Così si salvarono dalla furia nazista

Colonna di soldati tedeschi negli ultimi giorni di guerra
Colonna di soldati tedeschi negli ultimi giorni di guerra

Il 25 aprile, anniversario della Liberazione, per Gargagnago è una data che assume un ulteriore significato: si fa memoria della «rappresaglia» non riuscita e del possibile feroce bombardamento che invece non ci fu, risparmiando la frazione ambrosiana. A conclusione della ritirata, le truppe naziste avevano infatti l’idea di radere al suolo l’intero borgo. I cancelli di Villa Serego-Alighieri, come raramente accade, apriranno al pubblico per adempiere il voto fatto alla Madonna per lo scampato pericolo: il programma prevede alle 15.30 la processione votiva dalla chiesa parrocchiale con il simulacro della Vergine. Il corteo sosterà al monumento dei caduti e davanti al cimitero, poi la celebrazione della messa per tutti i Caduti delle guerre al Parco dei Conti Serego-Alighieri, con la partecipazione degli ex parroci e suore passate in paese,oltre a quelli originari. Con una processione gli abitanti del paese, le autorità civili e militari, i chierichetti e i confratelli entrano dal cancello con la statua antica della Madonna della Misericordia, patrona della frazione, nei giardini della villa, precisamente a fianco della vasca detta «el fosson», luogo del «miracolo». Di fianco all’artistico altare portatile posto nel parco, viene intronizzata, sopra una botte che conteneva del tritolo che avrebbe dovuto «far saltare» il paese, la statua della Vergine «taumaturga» . Altri paesi infatti saltarono in aria come Corrubio, Avesa e Parona. Per l’occasione riportiamo l’inizio, rimasto inedito per lungo tempo, del «Diario» di Leonardo, fratello del conte Dante, padre dell’attuale conte Alvise Serego-Alighieri che oggi abita la villa: «I tedeschi sono ormai in rotta, incalzati sempre più da vicino dalle forze alleate che preparano la loro avanzata con massicci bombardamenti lungo la strada e la ferrovia del Brennero». Anche Gargagnago, narra Leonardo, «è minacciata dal nemico, si vive nel terrore e nella paura che i tedeschi mettano in atto, ritirandosi, la loro rappresaglia facendo scoppiare il deposito di tritolo accatastato presso la nostra villa. Continuano ad arrivare truppe che presidiano sulle colline circostanti le trincee, in previsione di scontri con gli anglo-americani, qui intorno». «Le truppe», continua Leonardo, «sono ben equipaggiate, non vogliono rimanere; cercano viveri, sono allo sbando e tuttavia non hanno ancora ricevuto nessun notizia di ritiro dai vari Comandi tedeschi. Anzi, ricevono l’ordine di far esplodere tutti i depositi bellici sparsi in Valpolicella. Continua il passaggio sempre più confuso dei soldati germanici dispersi dei loro reggimenti che a piedi e in bicicletta, senza copertone, chiedono la strada per Trento; sono molto demoralizzati, dicono che la guerra non passerà di qui, perché l’esercito nazista non esiste più». «Tutto il giorno», scrive nel diario il contessino, «i caccia inglesi mitragliano e ispezionano dall’alto». È LUNGO IL RACCONTO, ma di grande interesse. Il conte Dante per la sera del 25 organizza una cena per i tedeschi e con l’aiuto del buon Recioto riesce a convincere il loro colonnello a non far saltare il tritolo, impegnandosi da parte sua a non farlo cadere in mano degli alleati. Così, mentre ufficiale e soldati tedeschi cadono nell’oblio, grazie al buon vino, alcuni contadini del conte, alacremente, si danno da fare per scaricare le casse di tritolo nel fossato vicino, che si può ancora ammirare, e in un’altra vasca dietro il muro dei Lavelli (via Lavelli). Alle 23 si sente come una scossa di terremoto e una grande esplosione che rompe diversi vetri della villa Serego: hanno fatto saltare la polveriera di Corrubbio. Intanto in paese la gente si riunisce in chiesa a pregare e si affida con un voto alla Madonna della Misericordia, da sempre venerata a Gargagnago. Durante la notte, la situazione nei paesi circostanti precipita e sembra il finimondo. Al mattino la gente è ancora radunata in chiesa con il parroco don Francesco Venturini e continua a pregare la Madonna. Dopo varie vicissitudini i tedeschi se ne vanno e a Gargagnago ritorna una pace insolita. La guerra è finita. A ricordo dello scampato pericolo furono costruiti due capitelli dedicati alla Madonna. Il primo fu eretto nel 1947 e inaugurato dall’allora vicario foraneo, nonché arciprete di Sant’Ambrogio don Ettore Toffaloni: si trova all’incrocio della Pigna ed è dedicato alla Mater Misericordiae. Sul paliotto marmoreo del manufatto sacro, è scolpita una frase che spiega in sintesi il doloroso epilogo e scampato pericolo. L’altro capitello si trova sulla stradina che porta dalla Villa Serego-Alighieri a Bure ed è dedicato alla Regina Pacis. Il voto prevedeva però la costruzione di tre capitelli agli ingressi del paese. L’ultimo capitello è stato aggiunto solamente più di un decennio fa, precisamente il 12 settembre 2004, quando la Chiesa festeggia il Santo Nome di Maria ed è stato inaugurato dall’allora parroco don Mario Venturelli e posto in località Conca d’Oro. •

Mirco Franceschetti
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