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31.12.2019

Il nonno mai conosciuto lo porta in Germania

Una ricerca sul nonno mai conosciuto. L’ha eseguita Riccardo Cecchini di Sant’Ambrogio di Valpolicella, alpino e appassionato per le ricerche storiche. Da una ventina d’anni Cecchini organizza, durante la locale sagra di Pasqua, una mostra fotografica con immagini storiche dei concittadini e nei raduni degli alpini mostre fotografiche della Prima e Seconda Guerra mondiale, l’ultima nella baita di Fane. Stavolta però la ricerca ha riguardato la sua famiglia. C’è un nonno che non ha mai conosciuto: Luigi Piccinini, classe 1886, nato a Melara in provincia di Rovigo ed emigrato nel 1906 in Germania per cercare lavoro. Nel centro di Wangen, nella regione Baden-Württemberg, trovò lavoro come carpentiere, e (soprattutto) conobbe Caterina Ceradini, classe 1882, originaria di Sant’Ambrogio, che a fine ‘800 si trasferì nel Paese tedesco per lo stesso motivo: il lavoro. «Caterina, a quel tempo, probabilmente lavorava in filanda», racconta Cecchini nel suo studio a Sant’Ambrogio di Valpolicella mentre mostra il materiale storico, raccolto con la collaborazione del ricercatore storico e architetto Vittorio De Battisti. «I nonni si conobbero in Germania dove si sposarono nel 1907 ed ebbero due figlie», rammenta Cecchini. «Zia Anna, classe 1907, ed Amabile, mia madre, classe 1908». Tempi felici: le nozze, la famiglia, il lavoro. Il quadro s’interruppe bruscamente alla fine del 1914. «Mancavano pochi mesi all’inizio della prima Guerra mondiale», prosegue Cecchini, «mia nonna mi raccontò che Luigi decise di rientrare in Italia. Il nonno si sentiva tra l’incudine e il martello. Da un lato temeva di essere considerato un disertore dal Regno d’Italia, d’altro aveva timore di avere problemi nella stessa Germania, allora nemica dell’Italia. Non volle sentire ragioni nonostante il suo stesso datore di lavoro lo esortava a non lasciare la Germania». Ecco, allora, il ritorno a Sant’Ambrogio con tutta la famiglia. «Fu subito chiamato alle armi», prosegue Cecchini. Passarono i mesi fino alla tragica notizia: Luigi Piccinini, classe 1886, nato a Rovigo, era perito il 12 luglio 1916 sul monte Seluggio, altipiano vicentino. Il soldato, appena trentenne, lasciò la moglie e due figlie in tenera età. «Mia nonna mi raccontò che fu trafitto da una raffica di mitragliatrice nei pressi dei reticolati nemici come risulta dall’atto di morte redatto dal comandante della compagnia, il capitano Attilio Archino, e firmato dai testimoni caporale Antonio Bartolassi e dal soldato Vittorio Fasolo». Cecchini evidenzia il motivo che lo ha spinto a compiere la ricerca sul nonno. «In occasione del 4 novembre come ex alpino ho partecipato alle cerimonie in ricordo dei caduti della Prima Guerra mondiale. Qualche anno fa la curiosità mi ha spinto a chiedermi: come mai sui monumenti ai caduti non compare il nome di Luigi Piccinini?». A quel punto Cecchini ha iniziato la sua ricerca, durata un paio d’anni. «Sono partito da un dato di fatto. Mio nonno, non essendo di Sant’Ambrogio, era praticamente sconosciuto in paese. Tramite amici ho compiuto una ricerca in Germania, dopo appena qualche giorno mi sono giunte notizie fondamentali sulla sua permanenza nel Paese tedesco». Informazioni basilari che hanno permesso al nipote di individuare data e luogo di nascita attraverso i servizi demografici del Comune di Melara dove Luigi Piccinini è nato. Concludendo così la ricerca storica sul nonno mai conosciuto. •

Massimo Ugolini
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