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11.04.2017

Un olio extravergine che vale tre foglie

Gli studenti dello Stefani Bentegodi impegnati nella raccolta delle olive
Gli studenti dello Stefani Bentegodi impegnati nella raccolta delle olive

L’ olio veronese di San Pietro è secondo solo al pugliese di Locorotondo. Lo certifica la rivista del buon nutrirsi Gambero Rosso, che nel numero di aprile, in edicola, propone una classifica a livello nazionale degli oli d’oliva prodotti da tutte le scuole di agraria, iscritte al concorso Diploma d’Argento promosso dall’ associazione Pandolea in collaborazione con la Rete degli Istituti Agrari Italiani.

L’olio degli studenti del Bentegodi- Stefani di San Floriano ha ottenuto il secondo posto con tre foglie, il massimo riconoscimento, in virtù del punteggio eccezionale di 91 centesimi, subito dietro al Caramia- Gigante di Locorotondo (93 centesimi) e davanti al Parolini di Bassano del Grappa (90).

La premiazione delle tre scuole di agraria è programmata per domani nel corso del Sol/ Vinitaly. Il professore Luigi Trespidi è responsabile del Progetto Olivo e ha seguito gli allievi dell’Istituto Agrario nella cura e nella raccolta delle olive degli impianti specializzati dati in concessione gratuita con entusiasmo dal Comune di San Pietro in Cariano, per interessamento del delegato Giuseppe Poiesi, che ha scelto di affidare alla scuola i propri oliveti.

«Ritengo davvero un enorme risultato la classificazione a tale livello, soprattutto pensando alla limitata superficie olivicola del Veneto rispetto a quella del Centro e Sud Italia», sottolinea il professor Trespidi, «e ritengo ancora più importante questa affermazione, perché le varietà che hanno costituito la miscela di cultivar raccolte, usate per produrre l’olio extra vergine di oliva premiato, sono quelle tipiche degli oli certificati del Veronese: Dop Garda (Frantoio e Leccino) e Dop Veneto Valpolicella (Grignano e Favarol), a testimonianza della profonda vocazione di tutta la zona collinare e pedemontana della provincia di Verona a produrre una qualità di olio ottenuto direttamente dalla molitura delle olive, senza aggiunta o miscela di null’altro». Il risultato, ottenuto da una istituzione pubblica, potrebbe fare da traino a tutta l’olivicoltura veronese e veneta. «Il piazzamento», aggiunge Trespidi, «è stato il modo migliore per festeggiare la concessione da parte della Regione Veneto alla nostra sede di San Pietro in Cariano, con indirizzo Tecnico Agrario, anche dell’articolazione Produzioni e trasformazioni, che affiancherà Viticoltura ed enologia, per promuovere e studiare le possibilità di sviluppo e trasformazione di tante altre produzioni di eccellenza, già affermate nella nostra provincia».

Per gli assaggiatori del Gambero Rosso l’olio prodotto a San Floriano è: «Squisito, fruttato, leggero, figlio del territorio di produzione, con le sensazioni di pomodoro datterino a dominare il profilo olfattivo, seguito dalla mandorla. Al palato è coerente, preciso ed elegante». L’abbinamento migliore? «Con il baccalà mantecato».

Lo Stefani- Bentegodi è polo unico nell’indirizzo di agraria, di estrema importanza per tutta la provincia di Verona. Opera in collaborazione con gli enti locali e con le filiere produttive della zona. «È missione dell’istituto recuperare la coltivazione dell’olivo, così fondamentale per tutti noi», spiega Trespidi, «perché contribuisce ad aumentare e conservare la biodiversità, in un momento in cui si pensa esclusivamente a mettere a dimora nuovi vigneti, a scapito di altre colture con minor impatto ambientale».

All’ Istituto agrario di San Floriano quindi: «Vogliamo mettere in risalto una coltivazione che caratterizza le nostre colline e che può avere delle concrete possibilità di reddito per gli agricoltori veronesi, anche in alternativa alla vite, se si rende edotto il consumatore finale sull’ importanza di avere in tavola un olio extravergine di oliva di elevata qualità».

Da cento chili di uva si possono ottenere in media 70 litri di vino, da cento chili di olive è invece difficile superare i 15 litri di olio; per raccogliere cento chili di uva, inoltre, occorre un’ora di manodopera, mentre per raccoglierne altrettanti di olive, ne servono otto.

«Solo questa considerazione», conclude il professor Trespidi, «dovrebbe fare meditare chi acquista olio extra vergine di oliva a prezzi irrisori».

Gianfranco Riolfi
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