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11.11.2017

Storia di uno sciatore d’Algeria
Il film proiettato agli studenti

Il regista Farid Bentoumi autore del film Good luck Algeria FOTO BRENZONI
Il regista Farid Bentoumi autore del film Good luck Algeria FOTO BRENZONI

I ragazzi del Calabrese-Levi incontrano il regista algerino Farid Bentoumi. Il cinema africano è arrivato anche all’Istituto di istruzione secondaria di San Pietro in Cariano, che offre diversi indirizzi liceali e tecnici. Nelle mattinate di sabato 4 e mercoledì 8 novembre, gli studenti delle prime e delle seconde, delle sedi di San Pietro e San Floriano, hanno partecipato alla proiezione del film Good luck Algeria, del regista Farid Bentoumi, che sabato, al termine del film, si è intrattenuto con loro.

L’ultimo appuntamento con il cinema d’Africa, per i ragazi della scuola carianese è fissato per oggi.

«Da anni partecipiamo al Festival del Cinema Africano di Verona, portando nella nostra scuola i film della rassegna», spiega il professor Flavio Daldosso. «Quest’anno abbiamo scelto di proiettare un lungometraggio che affronta con il tono leggero della commedia il confronto tra le culture, mettendo in luce un esempio positivo di integrazione».

La pellicola racconta, infatti, la storia vera del fratello del regista che nel 2006 ha partecipato alle Olimpiadi invernali di Torino sotto la bandiera dell’Algeria, pur non essendo uno sciatore professionista. Nell’incontro con i ragazzi del Calabrese-Levi, Bentoumi ha spiegato come è nato questo lungometraggio. «La sua idea iniziale», spiega una ragazza del secondo anno a indirizzo tecnico turistico, «era quella di creare un film che facesse riflettere sulle diversità di etnie e di pensiero tra i diversi paesi, visto il clima creatosi in Europa riguardo l’immigrazione. È stato molto determinato nel raccontare una storia vera e positiva, trattando il discorso della doppia nazionalità come una risorsa e non come un problema».

Ai ragazzi Bentoumi ha poi spiegato quali sono i motivi che l’hanno spinto a fare il regista. Studente di economia, ha deciso di iscriversi a una scuola di recitazione. Da attore gli chiedevano spesso di interpretare un arabo normale. «Ho riflettuto a lungo sul come avrei potuto interpretare l’arabo normale, se non mi ero mai sentito non-normale», ha spiegato agli studenti. Dal dubbio gli è nata quindi l’esigenza di scrivere sceneggiature, abbandonando la recitazione.

«Crediamo che sia importante per i nostri alunni prendere coscienza di un dialogo autentico tra persone di provenienze culturali diverse», sottolinea la coordinatrice del progetto intercultura, Mina Cavalli.

«Di fatto l’intercultura è il vissuto che i nostri alunni hanno anche sui banchi di scuola», aggiunge la dirigente scolastica Stefania Be, «e che caratterizzerà sempre di più la nostra realtà scolastica e sociale».

Gianfranco Riolfi
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